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Immaginiamo due bottiglie di olio extravergine d’oliva sullo stesso scaffale.
La prima presenta un’etichetta elegante, alcuni richiami alla natura e parole ormai molto diffuse: “verde”, “genuino”, “rispettoso dell’ambiente”.
La seconda racconta qualcosa di più preciso: olive coltivate in un territorio riconoscibile, irrigazione gestita per ridurre gli sprechi, recupero dei sottoprodotti, packaging alleggerito e collaborazione con produttori locali.
Quale delle due appare più credibile?
Probabilmente la seconda. Non perché utilizzi più volte la parola “sostenibile”, ma perché permette al consumatore di comprendere cosa c’è realmente dietro il prodotto.
Questa è la differenza tra usare la sostenibilità come decorazione e trasformarla in una leva di marketing.
Un’azienda agricola decide di cambiare il proprio sistema di irrigazione. L’obiettivo iniziale non è scrivere un nuovo post sui social, ma utilizzare l’acqua con maggiore efficienza, contenere i costi e rispondere alle difficoltà di stagioni sempre più complesse.
Un’altra impresa alimentare riduce il peso delle confezioni. Un frantoio trova un nuovo impiego per un sottoprodotto della lavorazione. Un produttore sceglie di collaborare con aziende vicine anziché acquistare alcune materie prime da fornitori lontani.
Queste decisioni non nascono necessariamente negli uffici di marketing. Nascono nei campi, nei laboratori, nei magazzini e negli stabilimenti.
Il marketing agroalimentare sostenibile comincia proprio qui: da una scelta reale che può essere osservata, spiegata e, quando possibile, misurata.
La comunicazione arriva dopo. Il suo compito non è costruire un’immagine artificiale dell’impresa, ma aiutare il pubblico a riconoscere il valore di ciò che l’impresa sta già facendo.
Chi lavora quotidianamente in agricoltura conosce il valore di un terreno fertile, di una gestione razionale dell’acqua o di una lavorazione eseguita nel momento giusto.
Per un consumatore, però, questi elementi possono rimanere invisibili.
Il produttore potrebbe limitarsi a dire: “Abbiamo installato un impianto di irrigazione a goccia”.
È un’informazione corretta, ma ancora molto tecnica.
Potrebbe invece spiegare: “Portiamo l’acqua vicino alle radici, utilizzandola soltanto dove serve”.
La pratica non è cambiata, ma ora diventa comprensibile.
Il racconto potrebbe compiere un passo ulteriore: “In un territorio in cui l’acqua è una risorsa sempre più preziosa, abbiamo scelto di distribuirla in modo più preciso, proteggendo le colture e riducendo gli sprechi”.
A questo punto non stiamo più parlando soltanto di un impianto irriguo. Stiamo raccontando una scelta, una responsabilità e una visione dell’agricoltura.
È questo il lavoro del marketing: trasformare un dato tecnico in un significato rilevante per le persone.
Ogni cambiamento aziendale parte quasi sempre da un problema.
Può essere l’aumento dei costi energetici, la scarsità d’acqua, la perdita di fertilità del suolo, la quantità eccessiva di imballaggi oppure la difficoltà di trovare una destinazione utile per i residui di lavorazione.
Per un certo periodo l’azienda continua a lavorare come ha sempre fatto. Poi arriva un momento in cui il vecchio metodo non è più sufficiente.
Nasce così una decisione.
L’imprenditore investe in un nuovo impianto, modifica una fase della produzione, cerca un partner, sperimenta una soluzione o accetta di mettere in discussione una consuetudine consolidata.
Non sempre il cambiamento è semplice. Può richiedere tempo, denaro, formazione e diversi tentativi. Ed è proprio questa parte del percorso a rendere il racconto autentico.
Una storia sostenibile non deve necessariamente presentare un’azienda perfetta. Deve mostrare un’impresa che ha riconosciuto un problema e ha deciso di affrontarlo.
Molte aziende temono che raccontare le difficoltà possa indebolire il proprio marchio. Per questo preferiscono utilizzare dichiarazioni generiche: “rispettiamo la natura”, “amiamo il territorio”, “produciamo in modo sostenibile”.
Sono frasi rassicuranti, ma potrebbero essere pronunciate da qualunque impresa.
La fiducia nasce più facilmente quando il racconto diventa specifico.
Un produttore può spiegare che non ha ancora raggiunto tutti i suoi obiettivi, ma che ha già ridotto alcuni consumi. Può mostrare come è cambiato il packaging oppure raccontare perché ha scelto di investire nella fertilità del suolo.
Può anche dichiarare quale sarà il prossimo passo.
Questa apparente imperfezione rende l’impresa più umana e credibile. Il consumatore comprende che la sostenibilità non è un’etichetta ottenuta una volta per tutte, ma un percorso fatto di decisioni progressive.
Nel marketing agroalimentare il territorio compare ovunque.
Lo vediamo nelle fotografie dei campi, nei muretti a secco, negli ulivi, nei vigneti e nei paesaggi rurali scelti per le etichette e i siti aziendali.
Ma il territorio non dovrebbe essere soltanto una bella scenografia.
Immaginiamo un piccolo produttore che racconta il proprio legame con una zona agricola. Le immagini sono suggestive, ma tutte le materie prime arrivano da lontano, le collaborazioni locali sono quasi inesistenti e il paesaggio viene utilizzato soltanto per rendere più attraente la confezione.
Il territorio è presente nella comunicazione, ma non nel modello aziendale.
Un’altra impresa, invece, recupera una cultivar locale, collabora con produttori vicini, conserva una lavorazione tradizionale e contribuisce a mantenere competenze professionali nell’area.
In questo caso il territorio non è semplicemente rappresentato: entra concretamente nel prodotto.
La differenza è fondamentale. Il consumatore non acquista soltanto un alimento “proveniente da un luogo”, ma sostiene un sistema di relazioni che permette a quel luogo di continuare a produrre valore.
Una confezione arriva nelle mani del consumatore prima ancora che il prodotto venga assaggiato.
Il materiale, il peso, le dimensioni, le informazioni e persino la facilità con cui i diversi componenti possono essere separati comunicano qualcosa.
Un’azienda potrebbe scegliere una confezione più leggera. A prima vista sembra una modifica poco interessante. In realtà, dietro quella scelta può esserci un percorso fatto di prove, verifiche sulla conservazione e confronti con i fornitori.
Se tutto questo non viene raccontato, il consumatore vedrà soltanto una confezione diversa.
Se invece l’impresa spiega che ha ridotto il materiale senza compromettere la protezione del prodotto, quella piccola modifica diventa la prova di un impegno concreto.
Non servono necessariamente grandi dichiarazioni. A volte basta una frase chiara sull’etichetta, accompagnata da un QR code che permette di approfondire il percorso.
Il packaging smette così di essere un semplice contenitore e diventa una parte della storia.
Esiste però un confine delicato.
La comunicazione può rendere visibili le scelte dell’azienda, ma non deve superarle.
Quando le parole diventano più ambiziose delle azioni, nasce il rischio del greenwashing. Il colore verde, le immagini naturali e le dichiarazioni ambientali costruiscono un’aspettativa che l’impresa potrebbe non essere in grado di dimostrare.
Il problema non riguarda soltanto una singola affermazione.
Se il consumatore scopre una contraddizione, può iniziare a dubitare anche dell’origine delle materie prime, della qualità del prodotto e dell’affidabilità generale del marchio.
Per questo, in molti casi, è preferibile raccontare un risultato limitato ma verificabile anziché promettere un impatto straordinario.
Dire “abbiamo ridotto il peso della nostra confezione” è più credibile di “salviamo il pianeta”.
La prima frase descrive un’azione. La seconda pretende di appropriarsi di un valore enorme senza spiegare come.
Arriviamo nuovamente davanti allo scaffale.
Il consumatore osserva il prodotto, legge l’etichetta e comprende che l’azienda ha adottato alcune pratiche responsabili. Ma questo sarà sufficiente per convincerlo ad acquistare?
Non sempre.
Un prodotto agroalimentare deve continuare a promettere gusto, qualità, piacere, sicurezza e identità. La sostenibilità può rafforzare questi elementi, ma difficilmente può sostituirli.
Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra un prodotto buono e un prodotto sostenibile.
La comunicazione più efficace non presenta la responsabilità ambientale come un sacrificio imposto al cliente. La integra nella proposta complessiva: un alimento desiderabile, realizzato bene e prodotto attraverso scelte più attente.
La sostenibilità diventa così una ragione in più per scegliere, non l’unica ragione disponibile.
Immaginiamo che il consumatore decida di approfondire.
Visita il sito dell’azienda, inquadra il QR code, guarda un video girato nei luoghi di produzione e segue il marchio sui social.
Ogni passaggio dovrebbe aggiungere un nuovo dettaglio alla stessa storia.
Sull’etichetta trova il messaggio essenziale. Sul sito scopre le motivazioni della scelta. Nel video vede i luoghi e le persone. Sui social segue i progressi, gli interventi e i nuovi obiettivi.
Non è necessario ripetere ovunque le stesse parole. È necessario mantenere la stessa identità.
Se la confezione parla di artigianalità, il sito non può sembrare anonimo. Se il marchio celebra il territorio, i contenuti devono mostrare relazioni reali con quel territorio. Se l’azienda dichiara di ridurre gli sprechi, dovrebbe poter spiegare come lo sta facendo.
La coerenza trasforma una serie di contenuti in una reputazione.
Torniamo per l’ultima volta alle due bottiglie di olio.
Una costa leggermente più dell’altra. Se il consumatore non conosce le differenze, vedrà soltanto un prezzo più alto.
Se invece ha compreso il lavoro necessario per coltivare, trasformare, confezionare e distribuire quel prodotto, il confronto cambia.
Il prezzo non viene più valutato isolatamente. Viene collegato alla qualità, all’origine, alla gestione delle risorse, alle persone coinvolte e alla trasparenza della filiera.
La sostenibilità non autorizza automaticamente un’impresa ad aumentare il prezzo. Può però contribuire a renderlo comprensibile e difendibile.
Il punto non è convincere il cliente a spendere di più per senso di colpa. È aiutarlo a capire perché quel prodotto vale di più.
Alla fine, il marketing agroalimentare sostenibile non comincia da una parola da inserire in etichetta.
Comincia da una domanda: quale impatto vogliamo produrre attraverso il nostro modo di lavorare?
La risposta può nascere da una scelta apparentemente piccola: utilizzare meglio l’acqua, ridurre un materiale, recuperare un sottoprodotto, proteggere il suolo o costruire una relazione più equa con i fornitori.
Quella scelta diventa una pratica. La pratica produce un risultato. Il risultato, se viene spiegato con chiarezza, diventa una storia.
Ed è proprio questa storia a creare valore.
Perché nel settore agroalimentare il marketing sostenibile più efficace non è quello che pronuncia più spesso la parola “sostenibilità”.
È quello che riesce a renderla visibile, comprensibile e credibile.
Posso aiutarti a trasformare pratiche produttive, territorio e identità aziendale in un racconto concreto, capace di distinguere il tuo prodotto e rafforzarne il valore percepito.
Richiedi una prima consulenza gratuita e scopri come comunicare la sostenibilità della tua impresa agroalimentare senza ricorrere a slogan generici.
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Nell’attuale scenario delle imprese agroalimentari, caratterizzato da un’intensa concorrenza globale, mutevoli preferenze dei consumatori e crescente sensibilità verso la provenienza dei prodotti, il marketing si è evoluto da semplice strumento promozionale a un motore fondamentale per il successo aziendale. Le aziende agroalimentari, da quelle a conduzione familiare alle grandi multinazionali, si stanno rendendo conto sempre di più dell’importanza cruciale del marketing nell’indirizzare le loro strategie, comunicare efficacemente con il pubblico e affrontare le sfide che il mercato moderno presenta.
Negli anni passati, molte aziende agroalimentari si sono concentrate principalmente sulla produzione di cibo di alta qualità, con l’idea che la bontà intrinseca dei loro prodotti avrebbe attratto i consumatori. Tuttavia, questo approccio non è più sufficiente. Oggi, i consumatori sono più esigenti e informati che mai. Vogliono sapere non solo cosa mangiano, ma anche da dove proviene il cibo, come è stato coltivato o allevato e quale impatto ha sull’ambiente e sulla comunità circostante. In questo contesto, il marketing si è trasformato da un semplice strumento di promozione a un mezzo per trasmettere storie, valori e impegni che risuonino con il pubblico.
Nel panorama in continua evoluzione delle aziende agroalimentari, il marketing ha assunto un ruolo di primaria importanza, trasformandosi da semplice strumento promozionale a leva strategica fondamentale per il successo. Mentre l’attenzione dei consumatori si sposta verso la provenienza dei prodotti, la sostenibilità e l’esperienza d’acquisto, le aziende del settore devono adattarsi a queste nuove dinamiche per rimanere competitive. In questo contesto, il marketing emerge come l’elemento chiave per comunicare, differenziare e innovare. Vediamo come il marketing applicato alle aziende agroalimentari sia diventato indispensabile e come possa determinare il destino di un’azienda nel mercato odierno.
Quando si parla di marketing per le aziende agroalimentari, non si tratta solo di promuovere i prodotti. È molto di più. Il marketing moderno si concentra sull’intero ciclo di vita del prodotto, dall’approvvigionamento delle materie prime alla tavola del consumatore. Questo richiede una comprensione approfondita delle esigenze dei clienti, delle tendenze di mercato e delle dinamiche di produzione. Le aziende non possono più permettersi di pensare solo alla fase di vendita, ma devono considerare come la produzione, la distribuzione e la promozione lavorino insieme per creare un’esperienza completa e soddisfacente per il cliente.

Il consumatore contemporaneo è più consapevole che mai. Si preoccupa della provenienza dei prodotti, dell’impatto ambientale e della salute. Non si accontenta più di meri ingredienti; vuole conoscere la storia dietro il cibo che consuma. Le aziende agroalimentari devono rispondere a queste preoccupazioni, e qui il marketing entra in gioco. Comunicare in modo efficace le pratiche di produzione sostenibili, le politiche di allevamento etico e le misure di sicurezza alimentare diventa cruciale per guadagnare la fiducia del consumatore.
Le aziende possono utilizzare i canali di comunicazione per raccontare le storie dietro i loro prodotti: le fattorie familiari che coltivano prodotti biologici, le cooperative di agricoltori che promuovono la giusta distribuzione delle risorse e le aziende che adottano tecnologie all’avanguardia per garantire la freschezza dei loro prodotti. Queste storie non solo mostrano l’impegno dell’azienda verso la qualità, ma creano anche un legame emotivo con il consumatore, trasformando l’atto di mangiare in un’esperienza più significativa.
In un mercato affollato, la differenziazione è la chiave per emergere. Il marketing offre alle aziende agroalimentari l’opportunità di distinguersi attraverso l’identità del brand e l’offerta di valore unico. Ad esempio, una piccola azienda agricola potrebbe focalizzarsi su prodotti artigianali di alta qualità, mentre un’azienda più grande potrebbe promuovere la convenienza e l’accessibilità dei loro prodotti.
La creazione di un’identità di marca forte e riconoscibile può essere sostenuta da strategie di marketing creative. Campagne pubblicitarie ben pensate, esperienze di degustazione coinvolgenti, eventi di promozione e partnership con chef locali possono tutti contribuire a rendere un marchio memorabile e desiderabile. Il marketing non si limita alla promozione del prodotto, ma si estende alla costruzione di un’immagine che il consumatore identifica e a cui si affeziona.

Nell’era digitale, il marketing agroalimentare è fortemente influenzato dalla presenza online. I consumatori cercano informazioni sui prodotti, leggono recensioni, partecipano a discussioni su forum e seguono le aziende sui social media. La comunicazione digitale consente alle aziende di stabilire un collegamento diretto con i propri clienti, ascoltare il feedback e rispondere alle domande.
I siti web aziendali e i profili sui social media fungono da vetrine virtuali per i prodotti, consentendo alle aziende di condividere non solo dettagli sui prodotti stessi, ma anche le storie dietro di essi. Le immagini di campi rigogliosi, allevamenti felici e cucine fumanti possono trasmettere un senso di autenticità che risuona con i consumatori. Inoltre, le aziende possono utilizzare i social media per coinvolgere attivamente il pubblico, organizzando sondaggi, contest e trasmissioni in diretta per creare una connessione più profonda e autentica.
Il mondo del marketing è in costante evoluzione, e questo è particolarmente vero nel settore agroalimentare. Nuove tendenze emergono, nuove tecnologie si diffondono e le preferenze dei consumatori cambiano. Le aziende che rimangono rigide e non si adattano rischiano di rimanere indietro.
L’innovazione nel marketing agroalimentare può assumere molte forme. Dalla promozione di nuovi prodotti derivati da ingredienti tradizionali a eventi di degustazione interattivi che coinvolgono i consumatori, l’unicità sta nell’abilità di adattare le strategie di marketing alle esigenze in evoluzione del pubblico. Ad esempio, molte aziende stanno esplorando l’uso di realtà aumentata e virtuale per creare esperienze di degustazione immersive, consentendo ai consumatori di esplorare le fattorie e le catene di produzione direttamente dal loro smartphone.
In un mondo dove il cibo va oltre il nutrimento e diventa una dichiarazione di valori, il marketing per le aziende agroalimentari è diventato più che una necessità: è un imperativo. La capacità di comunicare, differenziare e adattarsi determinerà quale azienda avrà successo e quale sarà destinata a scivolare nell’oblio. Mentre il settore agroalimentare continua a evolversi, il marketing si conferma come l’arma più potente per trasformare le sfide in opportunità e i prodotti in esperienze che i consumatori ricorderanno e ameranno. Le aziende che abbracciano il marketing come parte integrante della loro strategia hanno la possibilità di coltivare relazioni durature con i clienti e di prosperare in un mercato in continua evoluzione.
Se sei interessato a scoprire come il marketing può trasformare la tua azienda agroalimentare e portarla al successo, non esitare a contattarci per prenotare una consulenza gratuita online. I nostri esperti in marketing agroalimentare saranno lieti di discutere con te le tue sfide, obiettivi e opportunità. Insieme, possiamo sviluppare una strategia di marketing su misura che si adatti alle tue esigenze specifiche e ti guidi verso nuovi orizzonti di crescita e successo.
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L’integrazione fra le attività di marketing online e offline sono sempre più importanti per il successo della tua attività di comunicazione.
Online e offline sono due canali destinati a incrociarsi sempre più spesso, verso una strategia omni-channel: da una parte la ricerca online del consumatore pre-acquisto, dall’altra il bisogno del consumatore stesso di personalizzare la sua esperienza di acquisto di persona, in uno store.
Usare i canali online per promuoversi, proporre e pubblicizzare i prodotti da vendere nel negozio è una leva che può esserti d’aiuto.
Se, ad esempio, nella prossima settimana ci sarà la degustazione dei prodotti tipici pugliesi nel tuo negozio, annunciala sui social media, sul tuo sito e con la newsletter, iniziando a creare attesa per l’evento. Durante il suo svolgimento, puoi pubblicare foto e lanciare promozioni “ad hoc” da riscattare in negozio.
Un’aspetto di rilievo da tenere in considerazione nella tua attività di comunicazione online che può aiutare ad incrementare le tue vendite è l’inserimento di una “call to action”.
La call to action (CTA) è la ciliegina sulla torta che ti spinge a dire sì e a premere il pulsante. In parole semplici una CTA è un invito a compiere un’azione: con poche parole cattura la tua attenzione e ti spinge a compiere una precisa azione prestabilita.
Una volta chiarito cosa è una CTA, ora analizziamo gli elementi essenziali per crearne una.
Una CTA deve contenere un testo che deve attirare l’attenzione del lettore. Deve essere scritto con un carattere evidente e le parole da usare, massimo 5, devono indurre il lettore a compiere un’azione immediata. Le parole da scrivere dovrebbero includere verbi all’imperativo di facile comprensione come:
Questo renderà più semplice e immediato per il visitatore capire il messaggio che si intende comunicare.
Cerca di rendere più chiaro possibile il beneficio che il visitatore avrà quando avrà compiuto l’azione che gli chiedi di fare. Se chiedi i suoi dati personali e la sua mail, devi essere molto chiaro nel descrivere cosa lui riceverà in cambio (buono sconto, invito ad un evento, iscrizione a newsletter, richiesta di preventivo, ecc.).
Chiaramente fai in modo che riceva quello che gli hai promesso di dare, dopo il clic.
E’ sempre consigliabile sperimentare più soluzioni, attraverso A/B test; questo permetterà di studiare le prestazioni della tua campagna e adattarle di conseguenza al fine di riuscire ad ottenere i migliori risultati possibili.
Ecco alcuni esempi di campagne in cui è indispensabile inserire una call to action, per migliorare le performance:
Una cosa importante ma che spesso viene trascurata o addirittura dimenticata, é che per ogni annuncio, passaggio, pubblicità, banner, sponsorizzazione, ads su internet ecc…ecc… debba esserci una “call to action.”
Grazie per aver letto questo articolo spero possa essere utile per migliorare i risultati delle tue prossime attività di marketing
Scrivi nei commenti di questo articolo o sul gruppo Facebook di “Marketing Agroalimentare” l’obiettivo della tua prossima campagna. Ti guiderò passo passo a individuare la Call to Action più efficace per te.
Il blog di AgroMarketing vuole dare un supporto a tutte le aziende nel settore agroalimentare per individuare e mettere in atto le giuste strategie di marketing per aumentare le vendite.
insieme potremo trovare la soluzione migliore per la tua azienda.
Scrivici nel nostro modulo di contatto , risponderemo con piacere ad ogni tuo quesito.
P.S.: Guarda il video qui sotto di Montemagno dove vengono analizzate 10 strategie utilizzate da aziende che utilizzano la CTA nel loro sito.
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I social media sono oramai entrati nella nostra vita quotidiana. Vengono usati per diversi scopi, molti dei quali legati al tempo libero e al divertimento. Molto spesso, nella nostra time line, troviamo foto di gattini, video divertenti, foto della squadra del cuore o della ultima festa trascorsa con gli amici.
Lo scopo fondamentale dei social è sempre stato quello di condividere notizie, che a vario titolo possano interessare la nostra cerchia di amici.
Da alcuni anni, il mondo del business ha intuito che questo poteva diventare un utile strumento di comunicazione e sopratutto di interazione con i propri clienti e che sicuramente avrebbe aiutato i processi di divulgazione del brand e di acquisizione di nuovi clienti.
Come spesso accade, i primi ad entrare in maniera attiva in questo mondo e a coglierne le opportunità, sono state le grandi aziende che non hanno esitato nell’investire in questo ambito, anche solo per testarne i risultati.
Trascorsi ormai già un po di anni, senza il minimo dubbio, si può affermare che i loro investimenti sono stati ben riposti e che il ritorno dell’investimento è stato più che adeguato rispetto ad altri sistemi più noti ( volantini, pagine gialle, inserzioni su riveste ).
In ambito Agroalimentare, negli ultimi anni, l’uso dei social, specialmente nel settore vino, è cresciuto in maniera esponenziale. E’ partito prima da aziende produttrici più grandi e pian piano sta entrando anche nelle PMI che iniziano ad avere fiducia in questi nuovi strumenti.
Indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda e da quanto tempo è presente sul mercato, al giorno d’oggi la presenza sui social è diventata una degli strumenti più utilizzati per farsi conoscere e per promuovere i propri prodotti e le proprie idee.
Tra i principali vantaggi che le aziende possono ottenere dall’utilizzo delle piattaforme social figurano: incremento della visibilità (90%), aumento del traffico al sito (77%), fidelizzazione dei clienti (69%), sviluppo di analisi di mercato (68%) e generazione di lead (65%).

Come è facile intuire, i social media possono essere un valido amplificatore di tutte quelle che sono le attività e iniziative che svolge l’azienda. Permette di far conoscere i tuoi prodotti mantenendo attiva una linea di comunicazione con quelli che sono o che saranno i tuoi clienti.

I principali social utilizzati nel 2016 sono Facebook 33%, Google+ al 14%, Twitter e Istagram al 12%. Nel grafico qui accanto puoi guardare l’elenco completo.
Nella fase iniziale, ti consiglio di utilizzare un solo social e concentrare tutte le tue attività di comunicazione su un solo canale. Hai bisogno di dedicare un pò di tempo per utilizzare e sfruttare tutte le potenzialità che il social scelto ti può dare.
Aspetto assolutamente importante nella comunicazione sui social è la focalizzazione. Per focalizzazione intendo l’individuazione di una nicchia specifica di mercato, al cui interno, i bisogni del consumatore, possono essere soddisfatti dall’azienda.
I contenuti devono essere chiari, di facile comprensione (sopratutto se si parla ad un pubblico non esperto) e devono soddisfare le esigenze che i clienti hanno.

Come vedi nell’esempio presentato sopra, il post ha lo scopo di consigliare l’utilizzo dell’olio Monini classico. In altri post consigliano altri tipi di olio, con lo scopo di educare il consumatore a utilizzare il giusto olio nella ricetta consigliata. Questo viene fatto per dare un valore esclusivo all’olio in modo da ottenere il miglior risultato con la ricetta consigliata utilizzando il giusto sapore di olio.
L’utilizzo dei social ti permette di interagire in maniera diretta con il consumatore e questo ti offre l’opportunità di rispondere a tutte le richieste di chi è interessato al tuo prodotto. Qui sotto puoi vedere un caso di interazione perfettamente gestito.

Chi deve comunicare sui social?
Uno dei massimi esperti di comunicazione, Marco Montemagno, in questo video pone l’attenzione su chi deve comunicare sui social. Il dubbio che spesso si ha e se deve comunicare la persona o l’azienda. Qui, questo dubbio viene chiarito!
Lo staff di AgroMarketing.it è a tua disposizione per chiarire qualunque dubbio. Se hai bisogno di una consulnza più approfodita o un supporto specifico per la tua azienda contattaci qui.
Buon lavoro
Francesco
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Le aziende agroalimentari hanno ormai raggiunto standard di altissima qualità, hanno migliorato nel tempo tutti i processi interni, elevato la qualità dei loro prodotti e organizzato secondo le necessità stoccaggio e consegna. Nonostante lo sforzo di essere presenti sia nel mercato interno italiano che in quello estero, le difficoltà che le aziende agroalimentari incontrano sono collegate alla concorrenza sempre più agguerrita. In un mercato ormai saturo dove i clienti consumatori finali fanno fatica ad orientarsi, acquistando molto spesso senza una profonda valutazione del prodotto e di tutte le caratteristiche nutrizionali e organolettiche.
Questo è il principale sintomo che l’azienda nel tempo non ha dedicato attenzione per costruire un brand che potesse comunicare al consumatore il proprio valore.
Oggi fortunatamente è possibile costruire un brand senza avere a disposizione grandi budget, come era necessario un po’ di tempo fa. Grazie alle nuove tecnologie e a tutti gli strumenti oggi disponibili, è possibile, a fronte di investimenti non eccessivi in marketing e comunicazione, creare un brand che renda vincente l’azienda sul mercato.
Perché una giusta strategia di branding può essere utile alla tua azienda?
Brand è un termine inglese che significa marca, da Wikipedia:
“La marca è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.”
Un aspetto a cui fare molta attenzione è quello di non confondere il brand con il marchio. Il marchio non è altro che Il modo per identificare l’azienda dal punto di vista giuridico.
La marca, o brand, è l’identificazione attraverso grafica, simbologia, nome, che permette ad un prodotto o servizio di essere riconosciuto in mezzo agli altri e che ha al suo interno un forte valore funzionale e simbolico.
Il brand si crea ed esiste quando viene riconosciuto dall’utente finale, non può essere fine a se stesso. Il brand racchiude in sé una serie di valori: gli aspetti che rendono identificabile un’impresa, il suo posizionamento, le aspettative dei clienti, la notorietà del brand.
Il brand è nella testa dei consumatori, il suo posizionamento è nella mente dei consumatori.
L’obiettivo prioritario per impostare una campagna di brandig deve essere quello di acquisire una posizione di leadership nella testa del cliente. Per ottenere questo risultato, bisogna differenziarsi uscendo dalla mischia e lavorare per costruire un nuovo mercato che risponde a domande finora inascoltate dei potenziali clienti.
Lavorare per fare in modo che il proprio brand sia riconoscibile non è sicuramente una cosa facile. Questo richiede molta attenzione nello studio del mercato e nel posizionamento della concorrenza.
La differenziazione la puoi ottenere utilizzando alcune strategie. Le più importanti e che funzionano meglio sono: creare una nuova categoria e restringere la nicchia.
Questa è sicuramente la migliore strategia che può permetterti di battere la concorrenza permettendoti di ottenere i maggiori benefici e poterli mantenere nel tempo.
Elementi fondamentali per la creazione di una nuova categoria sono lo studio del mercato e un’attenta analisi della concorrenza. Questo ti darà la possibilità di individuare il giusto posizionamento che metterà il prodotto in una condizione di estremo vantaggio rispetto alla concorrenza.
Per citare alcuni esempi di sucesso: Nutella la prima cioccolata spalmabile; Hipp biologico che produce solo cibo per bambini; Kamut farina derivata dalla macinazione del grano Khorasan e molti altri casi di successo che avremo modo di analizzare nei prossimi articoli.
L’esempio più diretto per identificare la strategia che porta a restringere la nicchia è proprio questo blog. In questo blog si parla di marketing e vendite ma questo è un ambito molto ampio e generalista. Questo blog restringe la nicchia solo a chi è interessato a queste tematiche implementandole nel settore dell’industria agroalimentare.
Il fine principale di tale strategia è quello di interagire con un target ben identificato e di proporre a questo target argomenti e prodotti specifici per la soluzione di problematiche inerenti la propria attività.
Oltre alla diversificazione, aspetto altrettanto importante per rendere un brand efficace deve essere la facile identificabilità.
Il brand deve essere identificabile e facilmente distinguibile in qualunque contesto, a partire dagli scaffali dove deve essere venduto fino ad arrivare a tutti gli strumenti di comunicazione, come il suo pack, il suo logo e i suoi colori che devono essere sempre in linea con l’identità aziendale.

Come ad esempio il vasetto di Nutella. Il brand name deriva da Nut (in inglese nocciola) e il suffisso diminutivo -ella. E’ caratterizzato dalla “N” nera e il resto del nome è di colore rosso per evocare “calore ed energia”. Quella nell’immagine è la comunicazione utilizzata sul sito internet di Nutella in linea con il posizionamento del prodotto.
Ps. Spero che questo primo post ti sia piaciuto, aspetto i tuoi commenti sarò felice di risponderti.
PPS. Ringrazio Brandpositioninitalia.com per la quantità e la qualità di materiale che mette a disposizione.
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