J’ai commencé ce blog pour tester une nouvelle méthode de communication, qui dérive en fait de l’ancien système d’ annotation des phases d’une recherche fait par les chercheurs: le journal, qui devint plus tard la revue scientifique.
Honnêtement, je ne m’attendais pas de nombreux commentaires ou observations à ma recherche en cours : le sujet est trop spécifique pour construire une communauté de personnes intéressées. Cependant, je m’attendais au moins quelques expressions d’intérêt, qui – au moins pour l’instant – ne sont pas arrivées. Sur ce fait, il faut méditer un peu , surtout – je pense – parce que le blog “semble ” bon pour publier une étude graduellement, mais il ne facilite pas la lecture progressive. En fait, un visiteur occasionnel est catapulté dans un “billet” qui ne possède pas la connexion logique avec le post suivant, mais avec le précédent. Cela interfère, a mon avis, avec la façon dont nous lisons une recherche linéaire et séquentielle, qui nécessairement doit avancer d’une hypothèse à des démonstrations et enfin à une thèse.
Cependant, il ya eu un intérêt, bienvenue et précieuse. Le groupe dirigé par Marion Lamé pour corriger l’orthographie, la grammaire et le vocabulaire de mes billets en français. Honnêtement je suis surprise par tant de générosité, tant d’efforts, qui me permettront de corriger non seulement ce que j’ai posté ici, mais aussi le futur article scientifique. Marion m’a dit que collaborer à la correction d’un texte scientifique a été un travail intéressant: je ne doute pas. Pour moi, ca est utile pour corriger mes erreurs et réconfortant pour comprendre comment le réseau peut être réellement puissant pour partager, aider et grandir culturellement.
Merci donc de tout mon cœur à mon chère amie Marion Lamé et à:
Claire Desplat
Guillaume Rouvière
Hélène De Pooter
Marjorie Burghart
Nicolas Duny
Pascal Lemaire
Pierre Mbid Diouf
Rafik Zidour
Sylvain Gharbi
Merci beaucoup . Si jamais vous désirerez goûter une authentique “pasta al pesto”, des moules farcies et pizza “maison” , vous êtes tous cordialement invités chez moi à La Spezia ou aux Cinque Terre!
]]>Ho iniziato e riempito questo blog per sperimentare un nuovo metodo di comunicazione (il blog, appunto) che riprende in realtà il più antico sistema di annotazione delle fasi di una ricerca da parte degli studiosi, il diario o journal, poi divenuto rivista scientifica.
Onestamente non mi aspettavo molti commenti e osservazioni alla ricerca in corso: il tema è troppo specifico e settoriale perché si potesse costituire una comunità di persone interessate. Tuttavia mi aspettavo almeno qualche manifestazione di interesse, che invece – almeno per ora – non è arrivata. Su questo fatto devo ragionare un po’, soprattutto – credo – sul fatto che il blog “sembra” adatto a pubblicare in maniera progressiva gli avanzamenti di uno studio, ma di fatto non agevola la lettura progressiva dello stesso a meno che una persona non lo segua con costanza fin dall’inizio. Un visitatore casuale infatti si trova catapultato in un post che non ha il corretto legame consequenziale con il post seguente (che temporalmente lo precede), ma con quello che viene prima. Questo urta con il nostro modo di leggere, lineare e consequenziale, soprattutto una ricerca scientifica che procede necessariamente in maniera consequenziale per ipotesi, dimostrazioni, tesi.
Tuttavia una partecipazione vi è stata: gradita e preziosissima. Quella del gruppo guidato da Marion Lamé per correggere l’ortografia, la grammatica e il lessico dei miei post in francese. Sono onestamente stupita di tanta generosità, di tanto impegno, che mi consentirà, mano a mano, di correggere non solo quello che ho pubblicato in rete ma anche quello che diventerà un articolo scientifico con tutti i crismi. Marion mi ha detto che collaborare alla correzione di un testo scientifico è stato un lavoro interessante: non ne dubito. Per me è stato utile capire i miei errori ed è stato confortante comprendere quanto effettivamente la rete sia potente per condividere, aiutare, crescere.
Di conseguenza ringrazio con tutto il cuore, oltre all’amica carissima Marion Lamé:
Claire Desplat
Guillaume Rouvière
Hélène De Pooter
Marjorie Burghart
Nicolas Duny
Pascal Lemaire
Pierre Mbid Diouf
Rafik Zidour
Sylvain Gharbi
Grazie davvero. Se mai avrete vogli di pasta al pesto, muscoli ripieni e pizza fatta in casa, siete tutti caldamente invitati a farmi visita!!
]]>L’analyse sur Marseille a révélé:
Les changements résumées ici expliquent en partie la raison pour laquelle les savants du passé, qui ont travaillé sur la Provence médiévale et sur Marseille , n’ont pas réussi à localiser avec précision les événements et ont souvent incompris des passages importants de l’histoire institutionnelle de la ville et de la région. L’origine de l’erreur peut être reconnu, toutefois, également dans des préjugés historiographiques: par exemple, supposer à tort le style pisan comme originaire de Pise et de la Toscane (hypothèse habilement réfutée par Charles Higounet), ou ne pas considérer que le processus de construction d’une ville autonome – non seulement à Marseille, mais aussi dans plusieurs autres villes du Midi – eut phases et phénomènes tout à fait comparables à ceux qui se produisèrent dans les communes italiennes, y compris donc la définition d’une “datation” de la ville dans la pratique documentaire. Enfin, dans la solution proposée par Bénoit d’une utilisation généralisée de l’indiction génoise on voit la conviction érronée d’ une plus grande influence de la ville ligurienne par rapport à la ville toscane dans les affaires et dans la vie provençale du Moyen Age.
Compte tenu de ce qui j’ai écrit, je crois plutôt que il faut relire la documentation de Marseille avec des yeux nouveaux, datant avec prudence, mais aussi avec une plus grande prise de conscience, les nombreux parchemins “incontrôlables”, c’est à dire sans indication chronologique vérifiable, surtout si ceux-ci sont de la période 1165-1223. Précisément le temps qui a vu la naissance du consulat, de la Confrérie du Saint-Esprit et enfin du Podestat: il faut donc exminer les relations entre les événements locaux, méditerranéens et européens avec les changements institutionnels et les poussées profondes de la vie sociale et économique, dans une relation étroite entre l’événement et la mentalité qui doit être examiné dans son ensemble.
]]>Il nostro lungo excursus sulla misura del tempo nelle pergamene provenzali e marsigliesi ha gettato una luce nuova sul modo in cui questa era percepita dai protagonisti dell’epoca ed utilizzata per contestualizzare le attività economiche, patrimoniali e istituzionali.
L’importanza e la diffusione dello stile pisano in Provenza, già ipotizzata da Charles Higounet, è stata certamente confermata: è stato infatti evidenziato come questo stile abbia avuto un’indubbia rilevanza nell’XI secolo non solo negli atti redatti per ordine del monastero di S. Vittore, ma anche in quelli del conte di Provenza e dell’arcivescovo di Arles. Questo a mio avviso dovrebbe indurre gli studiosi del Midi medievale a intraprendere con coraggio una rivisitazione dell’abbondante documentazione locale tra X e XIII secolo, per evidenziare luogo per luogo, ente per ente, usi peculiari e variazioni, passaggi e influenze.
Per quanto riguarda Marsiglia l’analisi ha fatto emergere:
Le variazioni qui riassunte spiegano in parte la ragione per la quale gli studiosi, che nel passato si sono occupati della Provenza e di Marsiglia medievali, non siano riusciti a collocare con precisione eventi e vicende e abbiano anzi spesso frainteso passaggi rilevanti della storia istituzionale della città e della contea. All’origine del fratintendimento vi si possono riconoscere però anche alcuni pregiudizi storiografici: ad esempio il presupporre erroneamente lo stile pisano come originario di Pisa e della Toscana (ipotesi abilmente confutata da Charles Higounet); oppure il non considerare che il processo di costruzione dell’autonomia cittadina, che si determinò non solo a Marsiglia, ma anche in diverse altre città del Midi, presentò fasi e fenomeni assolutamente comparabili con quelli verificatisi nei comuni italiani, compresa quindi la definizione di una misura del tempo cittadina applicata nella pratica documentaria; infine, nella soluzione ipotizzata da Bénoit di un uso diffuso dell’indizione genovese – da scartare con decisione – si riconosce la convinzione di una maggiore infuenza della città ligure rispetto alla toscana nel commercio e nella vita provenzali del Medioevo.
A fronte di quanto esposto credo invece che si debba riprendere con coraggio la documentazione marsigliese e rileggerla con occhi nuovi, datando con prudenza, ma anche con maggiore consapevolezza, le numerosissime pergamene «non verificabili», ossia prive di indicazioni cronologiche dirimenti, specialmente se queste sono da collocarsi nel periodo 1165-1223. Dato che si tratta proprio del lasso di tempo che vide l’emergere del consolato, il nascere della confraternita dello Spirito Santo e infine l’affermarsi del comune podestarile, non si tratterà solo di correggere di pochi mesi la data di una vendita o di un testamento, ma di rivedere le relazioni tra accadimenti di scala europea e mediterranea, mutamenti istituzionali cittadini e spinte profonde di carattere sociale ed economico, in una relazione stretta tra evento e mentalità che deve essere esaminata nel suo insieme.
]]>
Bien que nous ne pouvons pas encore prouver que la décision de changer le système de datation à Marseille fut le résultat d’une décision du podestat-vicomte Geoffroi Reforciat, cependant nous devons remarquer que ce changement dans la rédaction des actes arriva pendant une année extrêmement agitée pour les institutions de Marseille, où à nouveau combattirent les uns contre les autres la ville (la commune), le monastère de Saint-Victor et l’évêque. Le changement de datation fut adopté sans hésitation dans la pratique documentaire par tous les notaires publics de Marseille. On passa ensuite par une mesure du temps à un autre en douceur, sans problèmes. Le changement ne devrait pas avoir été particulièrement malvenue, en effet; il est probable qu’il fut au contraire immédiatement perçu comme plus fonctionnel pour les activités commerciales. Le valeur identitaire du système de datation était donc nettement moins important par raport à la fonctionnalité.
[1] 1224 gennaio 25, Raimondus Berengarius IV, comte et marquis de Provence, confirma à Geoffroy Reforciat, l’achat de Hyères et de Brégançon fait en 1222 par Carlevarius de Ozano (Archives Municipales de Marseille, AA 36 e Bénoit, op. cit., n. 73, p. 171); le 28 Janvier les seigneurs de Fos et Hyères approuvent la vente (Archives Municipales de Marseille, AA15-7).
[2] Bourrilly, op. cit., p. 83. Le père Raimond-Geoffroi avait peu d’intérêt à la seigneurie de la ville: il vivait dans le domaine de Trets en favorisabt la stratégie de la Confrérie du Saint-Esprit dans l’acquisition de la seigneurie de la ville.
[3] Bourrilly, op. cit., pp. 100-101.
[4] Pauvrement attesté comme notaire: il est seul dans un document daté 21 mai 1229 (Archivio di Stato di Genova, Archivio segreto, Materie politiche, mazzo 3; Portal, op. cit., V). Cependant, il peut avoir été en 1214 vicaire du vicomte Giraud-Adhémar (Archives départementales des Bouches-du-Rhône 6 G 438, Livre Jaune, f. 10v.).
[5] Archives départementales des Bouches-du-Rhône 6 G 10 (55 e 56); Guérard, op. cit., n. 1120.
[6] Jean Louis Alphonse Huillard-Bréholles (éd.), Historia diplomatica Friderici Secundi, II, Parisiis, Plon, 1852, pp. 299-303
[7] Archives départementales des Bouches-du-Rhôn, 6 G 10 (51-1)
[8] Ricavus avait peut-être été recteur de la Confrérie en 1215 (Bourrilly, op. cit., pièces justificatives, n. XIX) et plus tard a été maire de le podestat en 1225 et 1226 (Bourrilly, op. cit., pp. 100-101).
[9] Comme cela s’est produit à la fin du XIIe siècle avec le vicomte Roncelin.
[10] Il est malheureusement juste le document où il est attesté pour la première fois en Février 1223 et qui n’est pas facile à lire.
[11] Antoine de Ruffi, Histoire de la ville de Marseille contenant tout ce qui s’est passé de plus mémorable depuis sa fondation, 2ème édition, Marseille, Henri Martel, 1696, t. I, p. 106.
[12] Bourrilly p. 86
Anche se non possiamo per ora dimostrare che la decisione di mutare l’uso cronologico a Marsiglia sia dovuta proprio a una decisione del podestà-visconte Geoffroi-Reforciat, certamente dobbiamo rimarcare come questo mutamento nella redazione degli atti si avvanuto in un anno estremamente instabile per le istituzioni marsigliesi, che vide nuovamente in lotta fra loro il comune, il monastero di S. Vittore e il vescovo. Il mutamento venne adottato senza esitazioni nella pratica documentaria da tutti i notai pubblici marsigliesi. Si passò quindi da una misura del tempo, percepita come identificatrice della città, a un’altra senza particolari resistenze: quindi il mutamento non dovrebbe essere stato particolarmente sgradito, anzi è probabile che sia stato avvertito immediatamente come più funzionale alle attività commerciali. La valenza identitaria del sistema di datazione era quindi decisamente meno rilevante della sua efficacia.
[1] 1224 gennaio 25, Raimondo Berengario IV, conte e marchese di Provenza, confermò a Geoffroy Reforciat, l’acquisto d’Hyères e di Brégançon fatto nel 1222 da da Carlevario de Ozano (Archives Municipales de Marseille, AA 36 e Bénoit, op. cit., n. 73, p. 171); il 28 gennaio seguente i signori di Fos e Hyères approvano la vendita (Archives Municipales de Marseille, AA15-7).
[2] Bourrilly, op. cit., p. 83. Il padre Raimond-Geoffroi era stato poco interessato alla signoria sulla città: ritirandosi nel dominio di Trets aveva infatti assecondato la strategia della Confraternita del Santo Spirito di acquisizione della signoria cittadina.
[3] Bourrilly, op. cit., pp. 100-101.
[4] Scarsamente attestato come notaio. Lo ritrovo solo in un documento del 21 maggio 1229 (Archivio di Stato di Genova, Archivio segreto, Materie politiche, mazzo 3; Portal, op. cit., V). Potrebbe tuttavia essere stato nel 1214 anche vicario del visconte Giraud-Adhémar (Archives départementales des Bouches-du-Rhône 6 G 438, Livre Jaune, f. 10v.).
[5] Archives départementales des Bouches-du-Rhône 6 G 10 (55 e 56); Guérard, op. cit., n. 1120.
[6] Jean Louis Alphonse Huillard-Bréholles (éd.), Historia diplomatica Friderici Secundi, II, Parisiis, Plon, 1852, pp. 299-303
[7] Archives départementales des Bouches-du-Rhôn, 6 G 10 (51-1)
[8] Ricavus forse era stato rettore della Confraternita nel 1215 (Bourrilly, op. cit., pièces justificatives, n. XIX) e fu in seguito sindaco del comune podestarile nel 1225 et 1226 (Bourrilly, op. cit., pp. 100-101).
[9] Come era già accaduto alla fine del XII secolo col visconte Roncelin.
[10] Si tratta putroppo proprio del documento che lo attesterebbe per la prima volta nel febbraio 1223, ma che – come detto in nota *** – non è di agevole datazione.
[11] Antoine de Ruffi, Histoire de la ville de Marseille contenant tout ce qui s’est passé de plus mémorable depuis sa fondation, 2ème édition, Marseille, Henri Martel, 1696, t. I, p. 106.
[12] Bourrilly p. 86
A Gênes le podestat et les consuls entraient en fonction le jour de la purification, Février 2 [2]. Le second mandat du podestat Spinus de Soresina, au cours de laquelle Marchisius dit que Carlevarius Ozano etait toujours en charge, fut donc du 2 Février 1223 au 1 Février 1224, mais nous ne savons pas exactement quand arriva l’incident diplomatique avec Gênes ou qand la mission de Marchisius fut réalisé, et donc nous ne pouvons pas placer avec précision la fin du mandat de Carlevarius [3].
Le problème est la première attestation du successeur, Geoffroy Reforciat, de 14 Février 1223, donnée par un document rédigé en style pisan, confirmé en Juillet 1224 par un acte en style florentin [4].
Est il possible que le passage de pouvoir eut lieu juste en Février 1223? Dans le document de 14 Février 1223 – une copie authentique d’une copie authentique – il ya des éléments internes qui indiquent comme possible un erreur d’écriture de la date, qui pourrait alors être Février 1224 [5]. Nous ne pouvons aujourd’hui résoudre le problème avec certitude, mais certaines indications nous disent que l’hiver de 1223 fut assez troublé pour Marseille et pourrait effectivement avoir conduit à une conjoncture institutionnelle importante et donc aussi à un changement dans le système de datation de la ville. Compte tenu de la vitesse et de la netteté de la transition entre le style de Pise et style de Florence, acceptée et mise en œuvre immédiatement par tous les notaires publics à Marseille, nous devons en fait considérer que cela fut dûe à une décision de nature institutionnelle.
[1] Michel Balard, «Guglielmo di Bulgaro», Dizionario Biografico degli Italiani 15 (1972), http://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-di-bulgaro_%28Dizionario-Biografico%29/.
[2] Je remercie Marta Calleri pour les informations.
[3] L’incertitude sur la date est plus que légitime: le récit du deuxième gouvernement de Spinus Soresina par Marchisio pourrait concerner la conclusion d’un incident diplomatique qui etait commencé au cours de la première législature, donc en 1222.
[4] Guérard, op. cit., n. 924; dans le tableau id. XIII02014 (répété deux fois).
[5] L’erreur porrait être dans l’indiction qui pourrait être XIIe et non XIe et donc placer le document à Février 1224; le contenu concerne l’accord entre la ville et le monastère de Saint-Victor sur l’héritage de Roncelin, qui etait encore contesté dans une bulle d’Honorius III en Juillet 1223 (Archives départementales des Bouches-du-Rhône, 1 H 108 – 530bis). Cependant dans le document on voit agir comme maire Petrus Betrandus, alors qu’en Janvier 1224 sont dénommés “maires” Augerius de Mari et Isarnus Calveri (Archives Municipales de Marseille, AA 15-7) . En substance, le contenu du document pourrait suggérer la datation en 1224, alors que la formule de la datatio et le nom du maire font penser à 1223.
]]>Dobbiamo proprio a Marchisio il racconto della fine del governo di Carlevario, che tuttavia contrasta con quanto attesta un coevo documento marsigliese.
Diamo prima il racconto dell’annalista, partecipe in prima persona degli eventi: un mercante genovese, Rainaldo Arcanto, che viaggiava per commissione del seid di Tunisi alla volta della Spagna, era stato costretto a modificare la rotta e a riparare con la nave in avaria nel porto di Marsiglia. Qui, dopo alcuni giorni, era stato imprigionato per ordine del podestà – Carlevario di Ozano appunto -, mentre la merce veniva posta sotto sequestro. Il podestà di Genova Spino da Soresina mandò inviati a Marsiglia – tra cui lo stesso Marchisio -, ma la missione fallì per l’intransigenza del podestà, il quale non solo si rifiutò di consegnare Rainaldo, ma impedì perfino ai marinai della nave sequestrata di uscire dal territorio del comune per tornare via terra in patria. Per rappresaglia due vascelli di Ventimiglia, spintisi sino a Tunisi, si impadronirono della nave dell’inviato marsigliese presso il seid, alla fonda in quel porto; ma ancora la faccenda non si risolse. Nel frattempo Carlevario di Ozano, che secondo Marchisio aveva finito il tempo del suo lungo mandato, ebbe la malaugurata idea di passare per Albenga, dove cadde nelle mani dei Genovesi. Pur liberato grazie l’intervento diplomatico di Milano, Marsiglia decise comunque di sanare le discordie con Genova non solo liberando Rainaldo, ma anche risarcendolo del danno[1].
A Genova il podestà e i consoli di giustizia entravano in carica il giorno della Purificazione, ovvero il 2 febbraio. Il secondo mandato del podestà di Spino de Soresina, nel corso del quale Marchisio indica come ancora in carica Carlevario di Ozano, si svolse quindi dal 2 febbraio 1223 al 1° febbraio 1224[2], ma non sappiamo tuttavia quando avvenne con precisione l’incidente diplomatico né la missione genovese a cui partecipò lo stesso Marchisio, né quando si debba quindi collocare la fine del mandato di Carlevario[3]. Il problema è dato dalla prima attestazione del successore, Geoffroi Reforciat, che si collocherebbe al 14 febbraio 1223, grazie a un documento redatto in stile pisano, confermato nel luglio 1224 da un atto in stile fiorentino[4].
È possibile che il passaggio di consegne sia avvenuto proprio nel febbraio 1223? Nel documento del 14 febbraio 1223 – per altro copia autentica di copia autentica – ci sono elementi interni che farebbero pensare a un possibile errore di trascrizione nella data, che potrebbe quindi ascriversi al febbraio 1224[5]. Pur non potendo allo stato attuale dirimere con certezza la questione, alcuni indizi fanno pensare che l’inverno del 1223 sia stato abbastanza travagliato per Marsiglia e che abbia effettivamente potuto portare a una congiuntura istituzionale di un certo rilievo e quindi anche a un mutamento nel sistema di datazione adottato nella documentazione. Data la rapidità e la nitidezza del passaggio tra stile pisano e stile fiorentino, accettato e applicato immediatamente da tutti i notai pubblici di Marsiglia, dobbiamo infatti legittimamente ritenere che questo sia stato dovuto a una decisione di carattere istituzionale.
[1] Sull’episodio si legga Michel Balard, «Guglielmo di Bulgaro», Dizionario Biografico degli Italiani 15 (1972), http://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-di-bulgaro_%28Dizionario-Biografico%29/.
[2] Ringrazio Marta Calleri dell’informazione.
[3] L’incertezza sulla data in questo caso è più che lecita: trattando Marchisio del secondo mandato di Spino da Soresina l’annalista potrebbe aver collocato in questo frangente solo la conclusione di un incidente avvenuto però nel corso del primo mandato e quindi nel 1222.
[4] Guérard, op. cit., n. 924; nella tabella in appendice id. XIII02014 (ripetuto due volte).
[5] L’errore potrebbe stare nell’indizione: che potrebbe essere XII invece che XII e quindi portare la datazione al febbraio 1224. Nel documento si vede tuttavia agire come sindaco Pietro Betrando, mentre nel gennaio 1224 sono indicati come sindaci Augerio de Mari e Isarno Calveri (Archives Municipales de Marseille, AA 15-7): anche se non è certo, pare che a Marsiglia, in peridodo podestarile, i sindaci fossero eletti e avessero incarico annuale (Bourrilly, op. cit, p. 89). D’altro canto il documento attesta l’avvenuto accordo tra il Comune e il monastero di S. Vittore sull’eredità di Roncelin, che però appare ancora contrastata in una bolla di Onorio III del luglio 1223 (Archives départementales des Bouches-du-Rhône, 1 H 108 – 530bis). In sostanza l’oggetto del documento farebbe propendere per la datazione al 1224, mentre la formula della datatio e il nominativo del sindaco farebbero propendere per il 1223.
[1] Sull’episodio si legga Michel Balard, «Guglielmo di Bulgaro», Dizionario Biografico degli Italiani 15 (1972), http://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-di-bulgaro_%28Dizionario-Biografico%29/.