In natura tutto è coerente e in equilibrio: un magnifico, magistrale, perfettamente accordato insieme di forze che interagiscono in armonia per comporre lo stupefacente ambiente in cui viviamo.
E il medesimo equilibrio è dentro di noi: il creato riproduce dal grande al piccolo, su scale differenti ma con gli stessi meccanismi, quei disegni frattali di pura simmetria che possiamo vedere negli spicchi di un’arancia divisa a metà, così come nella corteccia degli alberi, o semplicemente sulla pelle delle nostre mani.
La natura non fa niente a caso né tantomeno per caso: questo è ciò che ci hanno fatto credere, dalla teoria del Big Bang a quella della cosiddetta “evoluzione”. Piuttosto, è esattamente il contrario: lo schema si ripete ovunque, in un’organizzazione della stessa energia vitale che trova modi differenti per concretizzarsi in organismi i quali, come un’orchestra che suona una sinfonia, vivono in diversi ruoli e con altrettanti compiti questa esperienza terrena per dare vita, insieme, allo spettacolo in cui siamo immersi.
Equilibrio vuol dire assenza di ansia, di fretta, di frenesia: è uno stato di quiete in cui le forze fisiche si esplicano solo dove e quando è necessario per il mantenimento della vita stessa, sia nel procacciarsi il nutrimento, sia nel conservare la giusta forma fisica.
Tutto ha un centro. Tutto ha un ordine. Tutto ha una direzione univoca nel moto su questo piano ove l’energia si organizza in materia per consentire alle anime in transito di fare la propria esperienza terrena nella forma che compete loro in quel preciso momento.
Equilibrio: equo. Quindi giusto. Non pende da una parte o dall’altra, ma trova il suo centro. Esattamente ciò che il sistema non vuole permetterci non dico di raggiungere, ma anche solo di pensare: è per questo che tutto è organizzato in modo che la vita umana sia una continua corsa verso una meta irraggiungibile, e si dipinge anche il contesto in cui questa corsa avviene, cioè il creato, come un qualcosa di casuale, caotico, frenetico, velocissimo, incasinato a livelli tali che né i sensi né la ragione lo possano neanche minimamente prefigurare.
Ancora una volta, il nemico peggiore si nasconde dentro di noi. Finché si avrà cieca fiducia in un universo allo sbaraglio, anche le nostre vite lo saranno: si vivrà in totale dissonanza con la vera essenza di ciò che ci circonda. E la dissonanza, si sa, porta alla cacofonia: lo dice la parola stessa, cosa no buona.
Ma Il segreto per sconfiggere questo nemico non è poi così misterioso: sta nei nostri sensi. Non è percepibile alcuna rotazione, così come non è percepibile nessun moto. Viviamo in un ambiente di assoluta quiete, perché siamo nati per stare in quiete. Per stare in equilibrio. Per stare nel nostro centro.
Non è una semplice questione di “qui” ed ora: è una questione di “risintonizzarsi” con l’armonia pacifica, tranquilla, perfettamente accordata in cui si esplica quel piano terreno che è stato creato apposta per noi.
È da questa sintonia che possono nascere l’equilibrio, l’assonanza, la risonanza. È da questa sintonia che può nascere l’assenza di ansia e di paure.
Ed un uomo in equilibrio, senza paura, è un uomo dotato di un potere immenso.
Forse, un uomo così è addirittura un supereroe.
Preso da qui e liberamente adattato
https://t.me/Lanonaelica
Solo quando gli esseri umani si accorgeranno di essere sotto una ipnosi di massa collettiva e inizieranno a “svegliarsi” potremo liberarci da questa schiavitù e le cose potranno cambiare.
“… Come hanno potuto?
Semplice: Ipnosi di massa
E purtroppo coloro che non imparano dalla storia sono condannati a ripeterla.
E lo dico per essere chiara, tutto questo non ha a che fare col farsi iniettare il siero o meno, quella è una decisione personale, ed ognuno è giusto che ognuno scelga per se.
Non siamo tutti uguali, non abbiamo corpi tutti uguali, non abbiamo le stesse età e quindi ognuno è giusto che scelga per se.
No, Imparare dalla storia ha a che fare con risvegliarsi dall’ipnosi di massa, vaccinati o non vaccinati, col portare unione là dove c’è separazione, rispetto e pari diritti dove c’è odio e discriminazione, libertà dove c’è ingiustizia e oppressione, libera scelta dove c’è violenza psicologica e ricatto.
E sempre il prof. Dermet ci ricorda che nella storia i regimi che hanno usato l’ipnosi di massa per imprigionare le persone e calpestare i diritti umani, sono sempre perseguitate una volta che le masse si svegliano ed escono dallo stato di ipnosi.
In altri paesi lo stanno facendo, e noi [in Italia], cosa vogliamo fare?”

“La nostra vita non è nostra.
Da grembo a tomba, siamo legati ad altri. Passati e presenti.
E da ogni crimine ed ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro.”
“Tutti i confini sono convenzioni.
In attesa di essere superati.
Si può superare qualunque convenzione, solo se prima si riuscirà a concepire di poterlo fare.
In momenti come questo, sento chiaramente battere il tuo cuore, come sento il mio.
E so che la separazione è un’illusione.
La mia vita si estende ben oltre i limiti di me stesso.”
“Ieri la mia vita andava in una direzione. Oggi va verso un’altra.
Ieri credevo che non avrei mai fatto quello che ho fatto oggi.
Queste forze che spesso ricreano Tempo e Spazio, che possono modellare e alterare chi immaginiamo di essere, cominciano molto prima che nasciamo e continuano dopo che spiriamo.”
“- Qualunque azione compiate non ammonterà mai a qualcosa di più di una singola goccia in un oceano sconfinato!”
“- Ma cos’è l’oceano, se non una moltitudine di singole gocce?”
“Essere vuol dire essere percepiti. Pertanto conoscere se stessi è possibile solo attraverso gli occhi degli altri.”
“Devi fare, tutto quello che non puoi non fare”
damente colpito da un quadro: un “Fedayin” Palestinese dal viso fiero e forte, dall’ampio petto nudo, con gli occhi ardenti di purezza e di giustizia, in piedi con fierezza e collera, con le mani legate dietro alla schiena, con delle luci che si riflettevano sul suo viso e sul petto. Era circondato da soldati Israeliani, in piedi nell’ombra attorno a lui, con le loro armi puntate con paura contro di lui, avevano un aspetto meschino.
Tutto era paradossale in questo quadro: egli era prigioniero, ma vittorioso; essi si credevano trionfanti, ma sembravano sconfitti; egli era il giudice ed essi i condannati.
Squadrai a lungo l’uomo: era il volto di Gesù che io avevo visto al mio balcone guardare con collera verso il Sud minacciando Israele. Era anche lo stesso viso che avevo visto due giorni prima vicino a quello di Gesù, identico al Suo. Immediatamente, sentii la voce del Maestro: “È così che stavo in piedi, anch’Io, di fronte al sommo sacerdote quando, sfidandomi, mi chiese se Io fossi veramente il Messia, il Figlio di Dio. Avendogli risposto in modo affermativo, con forza e fermezza, come in questo quadro, egli è diventato rosso di rabbia con tutti i suoi e Mi hanno condannato a morte”.
Tratto da qui: “La Chiave dell’Apocalisse“
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Da “qualcosa” sei diventato cacciatore, da cacciatore sei diventato contadino, poi da contadino sei diventato cittadino, e ora? … da cittadino sei diventato “(di)pendente”…
Tratto da “SPS – L’utile dell’evoluzione: chi/cosa si evolve?”
“Come puoi sostenere che esista l’evoluzione del genere umano? Su cosa ti basi? Personalmente, ti senti cambiato da quando sei in Vita? Certo che no, perché “ti dicono” che l’evoluzione avviene lentamente.
Ossia, che non te ne puoi accorgere e che servono così tanti anni, da rendere la tua attuale presenza come un qualcosa di “passeggero e fine a se stesso” (inutile, forse?).
Mentre tu “passi, qua, così” dovrebbe avvenire – tra le righe della tua organicità – qualcosa che ti rende “migliore rispetto a prima” (altrimenti, che evoluzione sarebbe).
Orbene, così come per la fede religiosa e per quella scientifica… ti viene richiesto di limitarti a “credere che sia così”, continuando a vivere nello status quo (l’unico ambito che rimane inalterato e che, dunque, l’evoluzione non tocca. A meno che, l’evoluzione non sia… l’evoluzione dello status quo, in qualcosa di sempre più coerente e totale).
L’evoluzione della “stasi” (un ossimoro)? Lo “status quo” è… una palude? No: È una “industria che (ri)genera utile”… L’abitudine che ti “porta via”:
Un “piano edilizio” (progetto, costruzione, edificio) disteso su quello, più antico, della superficie terrestre.
Vivere in casa, al coperto, comporta che il tuo fisico sia protetto – ad esempio – dai dolori reumatici che, differente(mente), avresti assorbito vivendo “ai quattro venti”. Ma com’è che, allo stesso modo, le mani ti dolgono, le dita ti fanno male e si rattrappiscono… dopo decine di anni al “riparo” nella tua abitazione?
Non ti sembra che, in un certo senso, quello che “aggredisce” il fisico, nel vivere nella natura, avvenga ugualmente anche abitando nella costruzione in cemento armato, che è la “firma” dell’evoluzione sociale d’insieme del genere umano?
Chi ha deciso che l’abitazione “moderna” debba essere come quella che ti “ospita”? Tu, in un simile processo, che parte hai? Qualche tuo avo è mai stato, forse, interpellato in merito ad una simile progettazione? O, meglio, i tuoi avi non erano in grado di costruire da sé, in legno/pietra/terra, le proprie abitazioni? E tu, oggi, che sai fare a tal pro?
Non trovi che tu abbia smarrito/dimenticato qualcosa, invece che di “esserti evoluto”, che in termini di “assonanza”, significa che dovresti avere aggiunto qualcosa?
L’arte del saper fare/costruire è, dunque, qualcosa che l’evoluzione giudica superfluo? Evolvere significa, allora, (di)pendere da qualcosa d’esterno rispetto a te stesso?
Chi/cosa s’è evoluto?
E chi/cosa ha, diametralmente “perso qualcosa”?
Anche solo prendendo in causa i “termini del linguaggio che utilizzi”, a livello frattale sono conservate verità lampanti relative a ciò che ti è successo mentre ti “evolvevi”…
Hai perso “qualche pezzo”. Non c’è che dire. E se tra questi “pezzi” ci fosse anche della memoria, dei (ri)cordi, della consapevolezza….
Per leggere l’articolo completo su Sacro Profano Sacro clicca qui.
]]>Gli serviamo vivi, perchè altrimenti saremmo tutti morti, o più semplicemente non esisteremmo “qua così“.
“Gli esseri umani sono stati addomesticati come bestiame per millenni, da predatori-parassiti, spietati e insidiosi, che camminano tra noi molto comodamente. La loro natura predatoria è stata ampiamente ammorbidita e camuffata da secoli di nostra invidiosa tolleranza e dalla nostra codarda accettazione….”
Tratto da “La via degli psicopatici. Se la conosci… la eviti“.
Siamo sempre li, chiamali come vuoi, Predatori, Nucleo Primo, Dominio, Classe dominante, ecc … sono sempre loro.
Quasi tutte le nostre grandi idee istituzionali sono state pervertite, corrotte e radicalmente trasformate in ambienti che favoriscono grandemente le tattiche e modalità degli psicopatici.
L’economia, l’arte del governo, l’ istruzione, i servizi sociali, la salute, ora sono poco più che facciate di quelle idee originali, ora ricolme di trappole di pensiero, sfruttamento e frustrazione di un potenziale che è all’opera esclusivamente per arricchire e dare il potere ai predatori, che su di essi hanno il controllo.
Ora, grazie a molti ricercatori che si sono dedicati al tema, questi predatori vengono alla luce e sono descritti come “psicopatici di successo”: sono costituiti da quel 5% di umanità, che con successo ha potuto evitare la diagnosi clinica e non è stata colta in attività criminose o immorali e quindi è stata istituzionalizzata.
“I modi” degli psicopatici sono semplicistici e facili da osservare quando finalmente impariamo a distinguere il ramo dell’albero e impariamo che molte cose che ci vengono date dal nostro sistema sociale, critico ed economico, sono di fatto dei reperti evolutivi, che derivano dalle influenze che gli psicopatici hanno avuto per millenni, sulle nostre culture e società.
Ci hanno detto, come fossimo bestiame domestico, che abbiamo bisogno dei loro recinti (controlli) e della loro supervisione (sorveglianza) per proteggerci dai lupi (terroristi) che arriverebbero a decimare noi e i nostri figli e ci hanno detto che il mondo è un luogo terribile e ostile e che la vita è piena di avversari: una profezia che si autorealizza, quando le società e le culture sono governate da psicopatici.
Queste loro misure in realtà esistono per renderci difensivi, terrorizzati e facilmente influenzabili e alla fine questa paura ci rende infantili intellettualmente, ci divide e ci rende gregge come il bestiame, per un controllo ed uno sfruttamento sistematici ancora più completi.
Lo psicopatico, cognitivamente funziona con ciò che il Premio Nobel per l’Economia Daniel Kahneman, ha definito “Sistema 1”, ovvero pensiero veloce. Questo è un modello cognitivo messo in opera nell’infanzia, i cui processi si trovano ampiamente nel sistema limbico, che si basa sulla memoria ed è controllato emozionalmente.
Questo tipo di pensiero, veloce e primitivo, quando viene amplificato attraverso prove ed esperienze di errori, è ideale per funzionare in contesti caotici e fondati sul conflitto, come sui campi di battaglia o nei videogames.
“Il Sistema 2”, pensare o pensare lentamente, invece, è razionale, sollecito e logico, è sia analitico che costruttivo . Gli serve tempo. Il processo cognitivo “Sistema 2”, avviene ampiamente a livello corticale, nelle aree della funzione cerebrale superiore, che quando completamente evolute utilizzano quelle funzioni cognitive superiori, che si acquisiscono solo quando si cercano relazioni reciprocamente benefiche con gli altri e l’ambiente. Questo tipo di pensiero empatico, avanzato e lento, è l’ideale per gestire relazioni, creatività e complessità.
Il “Sistema 1” o il “pensiero intuitivo (piu’ probabilmente una presunzione) utilizza formule, ricette, scenari e copioni per le azioni che sono memorizzate e in parte ricordate da esperienze passate oppure vengono imitate attraverso le osservazioni delle “azioni di successo” degli altri, in simili circostanze.
Come fa rilevare Kahneman, questo modo è ricco di impulso , errore e pregiudizio. I suoi SOLI e veri vantaggi sono per risposte di riflesso veloci, in conflitto e competizione, basate su contesti di sopravvivenza, dove è essenziale essere immediati.
Non identifichiamo gli psicopatici solo dai loro modi senza empatia, coscienza, perchè sono spietati, manipolativi, narcisistici e opportunistici, ma anche perchè mancano totalmente di applicare il “sistema 2” di pensiero. Significa che hanno una grave inabilità a gestire la complessità, il benessere degli altri o qualsiasi altro effetto legato alle loro azioni, che sia oltre un obiettivo immediato e autoreferenziale.
Per capire come gli psicopatici hanno influenzato morfologicamente gli organi della società e la cultura, dobbiamo essere consapevoli di quei processi di pensiero che ho elencato sopra. Non è scienza d’avanguardia arrivare alla conclusione che se gli psicopatici vogliono avere vantaggio continuo e prevalere, devono trasformare ogni tipo di interazione e gestione umana, in un conflitto o in una competizione. Si, creare tali sistemi così avverarsi è semplice, ma questi sistemi sono estremamente non intelligenti, inefficienti e funzionano su strutture e processi fallati, i cui veri costi, purtroppo, sono sulle spalle del resto di noi e del pianeta e raramente dello psicopatico.
Tutti noi prima o poi, probabilmente spesso, siamo stati personalmente vittime di uno psicopatico. Dovendoci confrontare con uno di loro, viene di riflesso assumere il “sistema 1” , la posizione difensiva e competitiva, ma nel far questo, la nostra empatia e senso di giustizia ci sono di svantaggio contro la battaglia dello psicopatico, affinata con vie traverse, opportunistica e spietata.
È persino più semplice per lo psicopatico seminare, nutrire e avvantaggiarsi della divisione tra famiglia, amici, comunità, comitati, culture e persino paesi.
La grande questione antica e perenne, diventa quindi: “in un conflitto o competizione preferiresti avere uno psicopatico al tuo fianco o contro di te?”.
In tali situazioni naturalmente non sono i possibili “guadagni” a breve termine, c’è invece una inevitabile distruzione e un contesto di conflitto perpetuo, sia dentro che fuori.
Conflitto/ competizione è la linfa vitale dello psicopatico. Il contagio psicologico finale può essere sradicato solo attraverso la chiarezza, la comprensione e l’evitare i ciclici processi tra psicopatia/ sociopatia e competizione come dinamica umana.
Dobbiamo scegliere invece una via diversa , sviluppando consapevolmente mutua empatia e una conseguente maturazione del “sistema di pensiero 2” , ovvero della creatività e del pensiero complesso che gradualmente avanzano quando si fa questa scelta.
Gli psicopatici e i loro costrutti (multinazionali, partiti politici) hanno bisogno di essere identificati, evitati e isolati in modo tale da non avere più ulteriori influenze distruttive su luoghi di controllo o dove si operano decisioni importanti.
La competizione genera pochi vincitori e molti perdenti e una gerarchia insidiosa di sfruttamento. Gli organi della società, che sono stati pervertiti al punto da riflettere i modi psicopatici e loro obbiettivi, vanno sradicati insieme alla competizione e va usata invece la nostra intelligenza superiore acquisita, per concentrarci su un beneficio reciproco, che abbia alla basa una vera sinergia con l’ambiente e la creatività.
Per comprendere pienamente l’effetto dello psicopatico, dobbiamo renderci conto della natura infantile e stupida del suo pensiero e comportamento, e della sua incapacità di un’impresa creativa, cose che lo tengono in uno stato infantile dipendente.
Costui può solo prendere oppure, vuole che gli si dia cosa vuole e necessita, ecco perché si concentra così tanto sulle sue capacità infantili di manipolare gli altri per soddisfare i suoi bisogni. Costui fa tutto ciò in modo amplificato e sofisticato, grazie ad anni di tentativi ed errori, in cui ha spinto i pulsanti emozionali della gente, usato tattiche emotive di seduzione, il rifiuto e la minaccia in tutte le sue varianti.
Sfortunatamente gli attributi di controllo dello psicopatico, sono di successo in un contesto competitivo come quello politico ed economico, in cui intere popolazioni sono state soppresse nel loro sviluppo, sia intellettualmente che empaticamente, dalla culla alla tomba, applicando la competizione.
La più parte di noi, per poter competere, è stata costretta a cercare di applicare un “sistema 1” seriamente difettoso, in tutti gli aspetti della nostra vita. Come risultato, abbiamo abbandonato i nostri potenziali cognitivi complessi e fertili.
L’educazione scolastica, è ora stata distorta, poichè la sua funzione principale è quella di prepararci all’impiego in contesti molto competitivi e sotto la direzione degli psicopatici . Quindi, per default, la pedagogia si concentra sul “sistema 1” semplicistico , basato sul modello cognitivo della memoria limbica e sulle tattiche competitive dello psicopatico. In più esso si basa, anche se non lo si dice espressamente, sull’assunto che la vita lavorativa sia prendere istruzioni dalle autorità in forma di ricette, formule, copioni e scenari, ricordandoli in dettaglio e poi seguendoli il modo accurato, per ottenere il risultato che l’istruttore ha richiesto.
Il prezzo che paghiamo per una educazione basata quasi esclusivamente sul “sistema 1 di pensiero” è quello di aver , seriamente sottosviluppato Ie nostre potenzialità cognitive, al punto che la più parte di noi non è in grado di concettualizzare o costruire matrici proprie di comprensione su qualsiasi tema e non è quindi in grado di andare a creare delle mappe integrate della realtà.
Al contrario, ci fidiamo di supposte autorità come quelle dei media mainstream, dei politici, delle fonti accreditate perché ci informino sui loro valori e la loro visione del mondo e ciò che loro pensano che noi dovremmo considerare importante nella vita. E queste autorità nella più parte dei casi, sono controllate dagli psicopatici
by Duncan Mac Martin
fonte: http://www.sott.net/article/298624-The-way-of-the-psychopath
traduzione Cristina Bassi, per The Living Spirits
“Esiste un concetto fondamentale in antropologia culturale mai abbastanza considerato: il concetto di “ovvio“.
Ovvio è tutto ciò che diamo per scontato, per cui a causa di tale immediata accettazione, ci risulta completamente invisibile, ovvero cade al di là della nostra consapevolezza.
Ovvio è dunque ciò a cui diamo il nostro incondizionato consenso, senza che ce ne rendiamo conto e senza che ci sia stata alcuna elaborazione critica della coscienza. Vien da sè che di fronte all’ovvio siamo del tutto ciechi. Quindi, qual’è la cosa più nascosta al mondo? Quella che abbiamo sotto gli occhi.
La constatazione successiva di tale emblematico fenomeno è la seguente: alla base dell’ovvio agisce, puntualmente e con una regolarità sistematica, una qualche forma di potere autoritario, che pone in essere l’ovvio e lo sostiene.”
Tratto da “400 anni di inganni”. Recensione di Leopoldo Antinozzi
… perciò … Abbiate Dubbio!
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“La vera abbondanza è quando otteniamo tutto ciò che ci serve sapendo che siamo noi stessi a generarla, ma senza la paura di non saper vivere, senza esserne dipendenti, senza esserne subordinati o succubi, senza possederla, perchè anche la possessione è chiusura, protezione.
Paradossalmente otteniamo l’abbondanza quando non la cerchiamo, perchè il non cercarla significa sentirla dentro e quindi espanderla, mentre il cercarla significa sentire mancanza e quindi non espanderla.
Pubblicato lunedì 22 ottobre 2012 su “A ver a te – Apri al maestro che è in te”
Nel mio blog, ho descritto l’abbondanza come “la consapevolezza della propria ricchezza interiore che si espande all’esterno”, quindi, secondo me, non è cercarla all’esterno di noi, ma trovarla al nostro interno, rendersene consapevoli che è già in noi tanto da poterla espandere all’esterno.
Invece molto spesso l’idea che abbiamo di essa è di avere abbondanza di soldi e vivere liberi e felici.
Pensiamoci un attimo: chi è in noi che ci fa desiderare un’abbondanza economica? Non certo la consapevolezza di essere già ricchi interiormente, anzi denota propria una “mancanza” che sentiamo in noi.
Pensiamo che avere un bel conto in banca, un buono stipendio o pensione e una casa tutta nostra sia abbondanza; si che lo è, ma se noi dipendiamo da questo non è libertà, ma protezione, se questa proviene dalla paura di vivere non è libertà, perchè la paura comunque rimane, magari di perdere tutto e la paura non è libertà, ma chiusura e questa abbondanza è solo provvisoria.
La vera abbondanza è quando otteniamo tutto ciò che ci serve sapendo che siamo noi stessi a generarla, ma senza la paura di non saper vivere, senza esserne dipendenti, senza esserne subordinati o succubi, senza possederla, perchè anche la possessione è chiusura, protezione.
Paradossalmente otteniamo l’abbondanza quando non la cerchiamo, perchè il non cercarla significa sentirla dentro e quindi espanderla, mentre il cercarla significa sentire mancanza e quindi non espanderla.
La paura della sopravvivenza ci fa desiderare questo, il senso di protezione vuole l’abbondanza, ma la protezione non è libertà, è “sopravvivere” e non “vivere”. Finchè confondiamo la protezione con la libertà, noi invece di espandere l’abbondanza espandiamo paura, chiusura, blocco, isolamento, perchè la protezione è costruirsi una corazza, costruirsi una prigione, una fortezza interiore ed esteriore che ci fa sentire protetti, ma ci chiude in una prigione; è rafforzare il proprio io”, la propria personalità a discapito della propria anima.
Ho già descritto questo anche in un altro mio articolo (“libertà o sicurezza?”), ma ci ritorno, perchè ritengo importante comprendere bene questo.
Espandere le energie non è chiudersi, e quindi non è proteggersi, la protezione non ci apre, per un po’ ci fa stare tranquilli, ma poi iniziamo a sentire un soffocamento dell’anima che vuole espandersi ed inizia una lotta tra la personalità che vuole protezione, sicurezza e l’anima che vuole libertà ed espansione. Passare dalla sopravvivenza al vivere vero e proprio.
Il discorso della montagna di Gesù è molto esplicativo:
“Perciò io vi dico: non prendetevi pensiero del domani, di ciò che mangerete, né di come coprirete il vostro corpo. Non è la vita più del cibo e il corpo più degli indumenti? Guardate gli uccelli dell’aria, essi non seminano, né mietono, né raccolgono, eppure il vostro padre celeste li nutre. Non siete voi da più di essi? Chi di voi, preoccupandosi, più aggiungere un centimetro alla propria statura? E perchè vi date pensiero dei vostri vestiti? Guardate i gigli del campo come essi crescono; essi non s’affannano, né tessono eppure io vi dico che neppure Salomone, nel suo splendore, era vestito come uno di essi. Perciò, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi è e domani è gettata nel forno, non vestirà egli molto di più voi, uomini di poca fede?
Non preoccupatevi dicendo: che cosa mangeremo o di cosa vestiremo, poiché il padre celeste sa che voi avete bisogno di queste cose.
Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno aggiunte. Non pensate al domani, poiché il domani penserà a se stesso. Ad ogni giorno basta la sua pena.”
Noi cerchiamo sempre una protezione per paura e questa paura ci chiude a noi stessi e quindi di conseguenza agli altri, ci blocca il flusso energetico, non espande i nostri potenziali.
Ci piace vivere in una fortezza sia fisica che psicologica, e ci stiamo bene, ci sentiamo protetti.
Almeno finchè non iniziamo a sentirla come una prigione, ma questa prigione non ha chiavi, siamo liberi, se vogliamo, in ogni momento, liberi di andarcene, ma noi non vogliamo andarcene, perchè abbiamo paura, vogliamo solo abbellire questa nostra prigione e niente più.
Però l’anima conosce tutto questo e ci sprona sempre più a cercare e volere ad ogni costo la nostra vera libertà.
Chi ci trattiene? Chi ci impedisce di essere liberi? La nostra personalità che ha paura e forte del suo passato, delle sue esperienze passate crede di aver ragione, crede di riuscire a risolvere i suoi problemi con lo sforzo, con la mente, spingendo e concentrandosi a trovare le soluzioni.
E così continua nel vecchio modo.
Noi siamo divini, chi risolve veramente i nostri problemi è l’anima (altro mio articolo “L’intelligenza dell’anima”), però noi non ci crediamo, siamo abituati a risolverli nell’altro modo e non gli diamo fiducia.
Diamo potere al denaro ma esso è solo un mezzo di cui l’anima si può servire, il vero potere è dell’anima, i potenziali da cui attingere sono dell’anima.
Parliamo di “fluire”, di “lasciarsi andare”, del “non importa” di Tobias, però non lo facciamo mai, non molliamo mai la presa.
La vera libertà? Sceglila, ma veramente non solo con la mente eppoi ritorni ad occuparti dei tuoi problemi quotidiani, scegli di non risolverli così, scegli di farli risolvere alla tua anima, alla tua “gnost”, scegli di fidarti.
Ritengo 3 punti importanti nel nostro cammino: la consapevolezza, la fiducia e il sentire.
La prima è importante per comprendere la vita in modo più ampio e non ristretto alla sola personalità, questa permette di sfociare nella fiducia e quindi nel lascarsi andare, nel non voler più controllare nella vecchia maniera, nel non voler controllare in senso generico, e infine il sentire che è quando inizi a sentire la tua stessa divinità.
Una volta sentita la propria divinità, credo non occorra più né la consapevolezza, né la fiducia che sono, secondo me, solo le strade per arrivare al sentire la propria divinità, ma finchè non la sentiamo ancora, è importante avere la consapevolezza e successivamente una fiducia sempre più ampia tanto da farci mollare la presa, il controllo.
Questo sappiamo che non è facile, anzi è molto difficile, però finchè non scegliamo di lasciarci andare, di lasciare che la propria divinità prenda lei le redini della nostra vita, le energie non fluiscono, i potenziali rimangono bloccati e l’abbondanza non scorre.
Finchè ci immergiamo nella nostra personalità umana, gli diamo energia e chiudiamo le porte al divino in noi. Poi chiediamo l’aiuto divino, ma è come invitarlo e allo stesso tempo tenergli la porta chiusa. Così attendiamo un po’ e non arriva niente, ci chiudiamo nella sfiducia e continuiamo a rimboccarci le maniche e voler risolvere le nostre situazioni nel solito modo.
Aprire questa porta e tenerla aperta è mollare la personalità, è scegliere la nostra divinità, mollare i problemi quotidiani, mollare il credere di risolverli nel vecchio modo, con la mente, con le soluzioni di cui ci siamo serviti fino ad ora.
Questa sarà la vera libertà, potremmo anche dire una libertà da noi stessi, intesa come identificazione in un “io”, intesa come crederci solo umani.
Spostiamo la nostra consapevolezza dalla propria personalità alla propria divinità, dal sentirsi “io” al sentirsi “anima”, accogliamo la nostra anima nella nostra umanità, ospitiamola in noi, facciamo entrare il divino e permettiamo di “sentirci” divini.
L’abbondanza avviene nella piena libertà di se stessi, libertà dalle paure, dai sensi di colpa, dai giudizi e dubbi ecc. e dalla consapevolezza di chi siamo veramente.
Sblocchiamo il sentirci in colpa, il non meritarci l’abbondanza, smettiamo col non sentirci capaci, smettiamo col giudicarci ed avere dubbi su noi stessi; abbiamo sentito l’umanità sulla nostra pelle, abbiamo sentito tutto ciò che c’era da sentire, abbiamo la saggezza, abbiamo tutto, facciamo il passo, molliamo la presa, apriamoci davvero al divino, lasciamo che entri davvero in noi, già lo è, ma lo teniamo a distanza, ci abbiamo messo un muro tra noi, tra il sentirci “personalità” e il sentirci “anima”.
E’ solo una questione di identità, di consapevolezza. Noi siamo limitati non perchè lo siamo veramente, ma perchè ci “sentiamo” limitati.
L’altro lato del velo è solo spostare questa consapevolezza dalla personalità alla divinità in noi, ma questo dipende da noi, nessuno può farlo o sceglierlo per noi.
Scegliamolo in modo consapevole, con estrema fiducia fino a “sentire” la nostra propria divinità e viverla.
Sia lode al dubbio!Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano
e anche se innumerabile era l’armata salpando,
le navi che tornarono
le si potè contare.
Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell’infinito mare.
Oh bello lo scuoter del capo
su verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l’ammalato senza speranza!
Ma d’ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori
non credono più!
Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
Quante vittime costò!
Com’era difficile accorgersi
che fosse così e non diverso!
Con un respiro di sollievo un giorno
un uomo nel libro del sapere lo scrisse.
Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
ne vivranno e in quello vedranno un’eterna sapienza
e spezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,
che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
gravemente cancella quella tesi.
Intronato dagli ordini, passato alla visita
d’idoneità da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d’oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie
un libro redatto da Iddio in persona,
erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l’uomo
che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.
Ma sgobba madido di sudore anche l’uomo
che la propria casa si costruisce.
Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.
Se occorre, tanto peggio per i fatti.
La pazienza che han con se stessi
è sconfinata. Gli argomenti
li odono con gli orecchi della spia.
Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione. Le teste
le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall’acqua i passeggeri dl navi che affondano.
Sotto l’ascia dell’assassino
si chiedono se anch’egli non sia un uomo.
Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto.
La loro attività consiste nell’oscillare.
Il loro motto preferito è: l’istruttoria continua.
Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliare ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta!
Ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.
Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!
— Bertolt Brecht
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Credo ormai che di “democratico” nel “Partito Democratico”, governato dal buffo dittatore “diversamente umano“, sia rimasta solo la parola nel suo nome. Null’altro.
Nome e uomini scelti e programmati per realizzare, in seno (e in-sieme) alla Unione Europea, il Piano di Rinascita Democratica della Loggia P2 a livello Nazionale, Europeo e chissà … Mondiale?.
Lì, in quel testo, sono descritte e definite nel minimo dettaglio anche le ultime barbarie che questi lestofanti, proprio in questi giorni (Agosto 2014), stanno tentando (ma pare ce la stiano facendo) di “combinare” con la riforma del Senato, come ben spiegato in “Abolizione del senato: e’ piu’ eversiva la P2 o il Renzismo?” e in “Patto del Nazareno e Senato dei nominati: piduisti a loro insaputa“. Tutto avviene sotto gli occhi di tutti, e tutti (tranne alcuni), distratti dalle vacanze e problemi futili, li lasciano fare.
Ricapitoliamo: Il Partito democratico, aiutato e assieme all’Unione Europea, sta piano piano realizzando il Piano della P2.
Semplificando ulteriormente si ottiene la formula “magica”:
Più chiaro di così.
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