L'articolo La gestione dei rifiuti aziendali: strategie per un futuro più sostenibile e competitivo sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>Questo articolo fornisce una guida pratica per migliorare la gestione dei rifiuti aziendali, ridurre l'impatto ambientale e ottimizzare le risorse. Per saperne di più sucosa bisogna sapere sul recupero e lo smaltimento dei rifiuti, consulta il nostro approfondimento dedicato.
In un mondo in cui la sostenibilità è sempre più centrale, le aziende sono chiamate a ripensare il modo in cui gestiscono i loro rifiuti. Trasformare uno scarto in una risorsa non è solo una scelta etica, ma una vera e propria opportunità di business.
Adottare strategie innovative per la gestione dei rifiuti è dunque un passo fondamentale per aumentare la competitività e allinearsi alle aspettative del mercato.
La riduzione dei rifiuti è il primo obiettivo di una gestione sostenibile. Questo non significa solo produrre meno scarti, ma anche ripensare i processi aziendali in ottica di efficienza e circolarità.
Un’azienda che riduce i propri rifiuti non solo diminuisce i costi, ma contribuisce in modo significativo alla tutela dell’ambiente, rafforzando la propria immagine come leader sostenibile.
La gestione dei rifiuti è regolata da normative rigorose, che variano in base al tipo di attività e ai materiali trattati. In Italia, il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006) stabilisce obblighi precisi per le aziende, imponendo:
Non rispettare queste disposizioni può comportare sanzioni economiche rilevanti e danni alla reputazione. Allinearsi alle normative, invece, offre la possibilità di ottimizzare i processi e ridurre i rischi.
La gestione dei rifiuti è spesso vista come una voce di costo inevitabile. Tuttavia, con un approccio strategico, è possibile trasformarla in una leva per il risparmio e l’efficienza.
L’ottimizzazione dei costi non deve avvenire a scapito della qualità o della sostenibilità, ma anzi rafforzando queste due dimensioni attraverso soluzioni integrate.
Nel mondo della gestione dei rifiuti, recupero e smaltimento rappresentano due approcci distinti, ciascuno con vantaggi e limiti. Saperli distinguere è fondamentale per prendere decisioni consapevoli.
Il recupero consente di dare nuova vita ai materiali, trasformandoli in risorse utili per altri processi. I benefici principali includono:
In alcuni casi, lo smaltimento resta l’unica opzione possibile, ad esempio per rifiuti pericolosi o materiali non recuperabili. Tuttavia, questa scelta comporta:
Analizzare con attenzione la natura dei rifiuti e le alternative disponibili è il primo passo per selezionare la soluzione migliore.
L’economia circolare sta trasformando il modo in cui le aziende approcciano i rifiuti. Questo modello prevede il passaggio da un’economia lineare, basata sull’usa e getta, a una circolare, in cui ogni risorsa viene riutilizzata il più a lungo possibile.
Adottare un approccio circolare aiuta le imprese a essere più resilienti, riducendo la dipendenza dalle materie prime e dai combustibili fossili.
La gestione dei rifiuti non è solo un obbligo, ma un’opportunità per creare valore. Ridurre gli sprechi, valorizzare i materiali e scegliere soluzioni innovative sono i pilastri di un approccio responsabile. Le aziende che adottano strategie sostenibili non solo tutelano l’ambiente, ma si posizionano come protagoniste di un mercato sempre più orientato verso il futuro.
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]]>L'articolo Perché è importante una buona gestione dei rifiuti sanitari? sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>La corretta gestione e l'ottimale smaltimento dei rifiuti sanitari presenti in ospedali, case di cura, RSA, laboratori, studi medici ed ambulatori veterinari è fondamentale per scongiurare il rischio di infezioni e di contaminazioni a carico dell'uomo e dell'ambiente. Per questo, quando si decide, ad esempio, di arredare uno studio medico con forniture ospedaliere, è fondamentale pensare anche a questo aspetto.
Più nel dettaglio, la buona gestione di questi rifiuti evita possibili rischi di tipo biologico e chimico. Il rischio biologico è riconducibile alla presenza nei rifiuti sanitari di microrganismi potenzialmente infettivi, mentre il rischio chimico riguarda i danni, immediati o differiti nel tempo, conseguenti all'inalazione o al contatto diretto con cute e mucose dei rifiuti. Tutti questi rischi sono ridotti o azzerati se questi rifiuti vengono correttamente manipolati e smaltiti.
Ecco una breve guida per meglio capire che cosa sono i rifiuti sanitari e per conoscere le diverse tipologie di contenitori oggigiorno disponibili per gestire in sicurezza questi rifiuti, a tutto vantaggio del personale addetto alla gestione stessa, della salute pubblica e della tutela dell'ambiente.
I rifiuti sanitari comprendono una consistente varietà di rifiuti generati dalle strutture sanitarie. Si tratta di rifiuti infettivi (contaminati da fluidi corporei o infettati dai pazienti) e di rifiuti taglienti (come bisturi, lame, siringhe ed aghi). Altre tipologie di rifiuti sanitari sono i rifiuti farmaceutici (medicinali scaduti o contaminati, vaccini non usati), i rifiuti radioattivi (prodotti contaminati da radionuclidi), i rifiuti patologici (tra cui tessuti, organi e fluidi) e i rifiuti citotossici (come i farmaci antitumorali).
Tra i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, rientrano le garze, i guanti, le cannule, i drenaggi, i cateteri, le mascherine, i rifiuti contaminati da feci e urine infette e i taglienti come aghi, lame e siringhe.
Sono rifiuti sanitari pericolosi a rischio non infettivo i rifiuti a rischio chimico provenienti dai laboratori di analisi o di diagnosi: è il caso delle soluzioni acquose di lavaggio, delle miscele di solventi e dei reagenti scaduti.
Infine, le strutture sanitarie producono anche rifiuti che non rappresentano un rischio per le persone e per l'ambiente: assimilabili ai rifiuti urbani, i rifiuti sanitari generali non pericolosi sono i rifiuti derivanti dalla preparazione dei pasti e dalla pulizia dei locali, dei giardini e dei parchi, oltre al materiale riciclabile non infetto (in carta, vetro e plastica), agli indumenti e ai teli monouso e ai pannoloni non contaminati.
Una lungimirante gestione dei rifiuti sanitari non può prescindere dalla scelta di contenitori di qualità, garanzia di resistenza nel tempo e del rispetto dei più rigorosi standard igienici.
Irrinunciabili, a tal fine, sono i contenitori per aghi e taglienti e i contenitori per rifiuti sanitari. Robusti, stabili e a prova di perforazione, i contenitori per lo smaltimento delle siringhe e di altri strumenti taglienti ed appuntiti sono in grado di soddisfare le più disparate necessità grazie alla disponibilità di diverse capacità e di modelli muniti di sportellino o coperchio.
I contenitori per rifiuti sanitari (singoli, doppi o tripli) in lamiera d'acciaio, in acciaio inossidabile, in alluminio o in HDPE sono garanzia di una gestione ottimale dei rifiuti. Il tutto con un occhio di riguardo per la praticità: le ruote piroettanti scorrevoli e i pedali di apertura agevolano la movimentazione e il riempimento del contenitore, mentre le superfici interne ed esterne lisce si rivelano facili da pulire.
Per una corretta gestione dei rifiuti l’ideale è affidarsi a rivenditori specializzati nelle forniture ospedaliere, che garantiscano affidabilità e durata nel tempo!
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]]>Per far sì che i rifiuti prodotti dall’uomo non rechino danno all’ecosistema è necessario che vengano recuperati in tempo e gestiti nelle modalità corrette.
I servizi di recupero rifiuti per essere efficaci e di qualità devono essere erogati da ditte competenti in materia, ovvero istruite attraverso iter formativi approfonditi che permettono al personale di agire sempre nel rispetto delle leggi in materia e soddisfacendo le esigenze del cliente. In linea generali tali aziende offrono sempre un preventivo iniziale, così da dare un’anteprima della spesa che il cliente dovrà sostenere per portare a termine lo smaltimento. Se il preventivo viene accettato la ditta si movimenta per il ritiro dei rifiuti, attraverso camion o altri mezzi pesanti. Nel caso in cui un cliente abbia attivo un cantiere, può richiedere anche il noleggio di un cassone, così da riempirlo al momento del bisogno (verrà svuotato dall’azienda noleggiante).
Lo smaltimento dei rifiuti da parte di un utente, sfruttando un mezzo privato per il trasporto, è possibile solo se la persona è in possesso delle autorizzazioni necessarie (presentate all’albo competente) e del FIR, ovvero un documento che contiene tutte le informazioni sui rifiuti, sul produttore e sul trasportatore. In caso contrario si potrebbe incorrere in sanzioni molto alte. Questo è un altro dei motivi per cui è sempre bene richiedere l’intervento di un’azienda esperta nello smaltimento di rifiuti, certamente provvista dei documenti richiesti o capace di procurarli in tempo.
Per capire se un rifiuto è o meno speciale è necessario prestare attenzione al Testo Unico dell’Ambiente all’Art. 184 del Decreto Legislativo 152/06, nel quale vengono ritenuti scarti speciali tutti quei rifiuti derivanti da attività agricole, agroindustriali, di costruzione, demolizione e scavo. Non da meno i resti delle lavorazioni industriali e quelli derivanti da attività sanitarie. Al fine di tutelare l’ambiente, tali rifiuti vengono trattati tramite tecniche e processi specifici e a seconda della loro natura possono essere oggetto di analisi. L’obbligo di effettuare analisi chimiche infatti nasce per i rifiuti “CER”, ritenuti di pericolosità dubbia e che pertanto devono essere controllati tramite appositi esami di laboratorio.
Per lo smaltimento di rifiuti come computer, pile, batteria ed elettrodomestici è possibile optare per lo sfruttamento delle apposite isole ecologiche, ovvero di punti di raccolta (genericamente isolati rispetto al centro della città) in cui avviene il ritiro dei materiali citati. Chi si ritrova in luoghi sprovvisti di tali servizi o semplicemente non ha un veicolo per trasportare gli oggetti da cestinare, può sempre richiedere l’intervento di una ditta specializzata.
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]]>L'articolo Riciclo della carta: il bilancio del 2020 in Italia sembra essere il primo su BioNotizie.com.
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La raccolta differenziata nell’arco di quest’anno ha subito un calo pari al 3,2% rispetto al 2019. Questo mutamento ha impattato inevitabilmente sugli impianti di smaltimento carta e cartone, in quanto non erano in grado di soddisfare la domanda di carta da macero sul mercato. A seguire vi è stato un aumento dei prezzi, con una leggera ripresa durante il mese di settembre.
Il primo semestre del 2020 ha inoltre registrato un rallentamento di piena operatività dei processi di riciclo, evidenziando un rallentamento del 10%, a causa della pandemia provocata dal Covid-19.
Gli impianti che si occupano di trattare i rifiuti di carta e cartone sono circa 600, tra cui GV Macero, disposti su tutto il territorio nazionale, i quali hanno posto l’accento sull’aumento in percentuale dell’imballaggio presente all’interno del circuito domestico della raccolta differenziata, cresciuta dal 40% al 44% a causa dello sfruttamento massivo del servizio e-commerce.
Il Covid-19 ha avuto un impatto negativo sul settore relativo al riciclaggio della carta e del cartone, che già da un paio d’anni attraversava un periodo non semplice, nonostante mai come in nelle fasi più critiche della pandemia la carta si sia rivelata un materiale indispensabile per il trasporto del cibo e delle forniture mediche. L’unico modo per evitare un blocco dell’industria del riciclo è sostenere le attività di riciclaggio con gli aiuti delle istituzioni europee e delle autorità nazionali, soprattutto quelle che a seguito dell’emergenza sanitaria hanno subito un’interruzione o hanno problemi di trasporto, non riuscendo a far arrivare i maceri alle cartiere, bloccandole perché si ritrovano senza materia prima su cui agire.
In Italia inoltre, nonostante vi sia stato negli anni un aumento del fenomeno di digitalizzazione, il consumo della carta non accenna a diminuire. La causa sarebbe rintracciabile nella burocrazia, che impone al compilazione di quantità cospicue di documenti da conservare ed esibire, ma non solo: negli anni si sta affermando il commercio online, il quale ha contribuito alla moltiplicazione di imballaggi per contenere la merce da consegnare al cliente finale. Anche in questo caso il Coronavirus ci ha messo lo zampino: durante il lockdown gli acquisti online sono incrementati, del + 29% tra gennaio e settembre 2020 secondo il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica (Comieco). Cresce di pari passo però anche l’attenzione all’ambiente da parte dei consumati: più dell’80% predilige un imballaggio ecosostenibile. Comieco fornisce ai cittadini spiegazioni su come smaltire correttamente le scatole che giungono nelle loro case, le quali verranno utilizzate per creare nuove confezioni.
Pilastro della bioeconomia, l’industria che si occupa dello smaltimento di carta e cartone appare fondamentale per salvaguardare il pianeta e le sue risorse, dando nuova vita a materiali che altrimenti andrebbero distrutti. Recuperando una tonnellata di materiale cellulosico, si riescono a salvare 3 alberialti una ventina di metri, inoltre produrre carta riciclata richiede il 60% in meno di energia e l’80% in meno di acqua rispetto alla carta vergine. La normativa punta a realizzare impianti sempre più liberi da fonti fossili, in linea con l’idea di economia circolare, migliorando la qualità della raccolta differenziata e favorendo nuove forme di riciclo grazie all’investimento nelle tecnologie. Lo scopo di mettere in atto tali disposizioni è quello di fronteggiare al meglio le sfide degli anni a venire, una su tutte l’incremento esponenziale dell’e-commerce che, se non monitorato, potrà causare danni irreversibili all’ambiente. Estremamente importante è educare i cittadini alla raccolta differenziata, anche se i dati mostrano che in Italia il senso civico è alto sotto questo punto di vista.
L’aver surclassato a risorsa i materiali di carta e cartone risultanti dal sistema di riciclaggio, smettendo di definirli utilizzando la parola rifiuto, permette di creare un nuovo mercato in cui reintrodurre tali prodotti, in grado di competere a pieno titolo con le materie prime vergini, diminuendo il consumo di risorse naturali. Ciò è possibile solo grazie alla qualità della raccolta: meno contaminanti ci saranno in fase di riciclo, più sarà alta, attribuendo alla materia a cui viene data nuova vita lo stesso valore di quella vergine.
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]]>L'articolo Raccolta differenziata: quanto ne sai realmente? sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>Tanto per chiarire fin da subito, nella gestione dei rifiuti la raccolta differenziata indica un sistema di raccolta dei rifiuti che prevede una prima differenziazione in base al tipo di rifiuto da parte dei cittadini diversificandola dalla raccolta totalmente indifferenziata.
La raccolta differenziata fu imposta implicitamente a tutto il territorio della CEE relativamente ad una direttiva: la 75/442 del 1975
La raccolta differenziata rappresenta un tema “caldo” in Italia già da molti anni. Imposta su tutto il territorio già da una direttiva del lontano 1975, attualmente la regolamentazione è stata rivista ed aggiornata per razionalizzare tutte le fasi propedeutiche al riciclo dei materiali, una metodologia fondamentale per risparmiare tantissimo denaro ogni anno in materie prime ed energia ed anche per risolvere l’annoso problema delle discariche.
Per avere un quadro quantomeno esemplificativo della situazione, basti pensare che produrre due tonnellate di carta riciclata si risparmiano ben 30 alberi e sono necessari ben 800mila litri d’acqua e 10000 kWh in meno rispetto alla produzione di carta non riciclata. Non sono soltanto numeri, sebbene già si per sé altissimi, ma risorse fondamentali che possono essere utilizzate altrove in maniera proficua.
E se questo esempio non bastasse, eccone un altro. Per produrre vetro da materia prima è necessario utilizzare silice, carbonato di calcio e soda con una temperatura di fusione che si aggira intorno ai 1500° C. Per produrre una stessa quantità di vetro usando però una parte di materiale riciclato, si riducono le emissioni dannose nell’atmosfera, è necessario solo un terzo dell’energia utilizzata poiché il punto di fusione è decisamente più basso e il fabbisogno della stessa materia prima è dimezzato.
Oltre alla raccolta differenziata per carta, plastica, vetro, alluminio ed acciaio, è bene ricordare che anche i rifiuti umidi, ai quali spesso si pensa come assolutamente inutili, hanno in realtà un enorme potenziale ovverosia quello di trasformarsi in compost, materia importantissima per l’agricoltura biologica, naturale e biodinamica.
Visti gli indubbi vantaggi che il riciclaggio porta con sé, la raccolta differenziata deve essere svolta nel miglior modo possibile, essendo questa il primo e fondamentale step per avviare l’intero processo. Per aiutare i consumatori nel compito, talvolta complesso, di determinare a quale tipologia appartengano determinati materiali da gettare, i simboli della raccolta differenziata chiariscono e definiscono il destino di ogni oggetto. Una volta compresi quali sono i simboli ufficialmente riconosciuti e a quale raccolta ci rimandano, dare una mano al riciclo diventerà finalmente un gioco da ragazzi.
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]]>L'articolo Stonethica: la pietra composta al 99% da scarti di lavorazione del marmo sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>Quello degli scarti di lavorazione del marmo è un problema sempre più stringente: l’attività estrattiva raggiunge numeri elevatissimi in tutto il mondo. A confermarlo è il ventottesimo rapporto annuale pubblicato da MarmoNews, per cui sono 300 milioni le tonnellate di marmo estratte nel solo 2015. Tale documento pone particolare accento sulla questione del riutilizzo degli scarti di lavorazione della pietra naturale definendola
“prioritaria, sostanzialmente dovunque, ed in primo luogo nelle economie mature, più sensibili ad una ragionevole politica ambientale”
Eppure gli sfridi lapidei possono risultare una risorsa. Ce lo insegna Stonethica, un’azienda che sorge a Pietrasanta, in quella striscia di pianura fra mare e Apuane dove è racchiusa una fitta rete di realtà specializzate nel commercio e nella lavorazione del marmo estratto, fin dai tempi antichissimi, dalle vicine cave di Torano, Fantiscritti e Colonnata.
Il suo nome denota già la sua particolarità: una ricerca sui materiali capace di diventare il cuore di una filosofia “green” applicata a un innovativo ciclo di produzione lapidea.
Il sistema di riutilizzo messo a punto da Stonethica attinge agli sfridi lapidei come base per una nuova generazione di pietra naturale. I sottili listelli di marmo di risulta, che fino a poco tempo fa erano considerati una scoria da smaltire si trasformano in risorsa e sono assemblati grazie a una resina naturale atossica. Da pietra, nasce pietra a km 0, composta al 99% da scarti.



Prendono così forma delle lastre caratterizzate da trame materiche che esprimono il ciclo di produzione Stonethica in sei varianti di prodotto:
L’aspetto è lo stesso del marmo lucido, levigato e spazzolato.
La sostenibilità di questo innovativo prodotto, che riutilizza circa l’80% del materiale di partenza, è riconosciuta anche da importanti istituti di certificazione: l’impiego di Stonethica nei propri progetti contribuisce all’ottenimento di crediti per le certificazioni LEED® (Leadership in Energy and Environmental Design) e BREEAM® (Building Research Establishment Environmental Assessment Method).
Grazie alle loro sfumature e ai motivi geometrici nati dall’accostamento e dalla sovrapposizione dei materiali di partenza, i prodotti di Stonethica si dimostrano particolarmente adatti alla personalizzazione degli interni abitativi o di lavoro. Sono ideali per pavimenti e rivestimenti, ma anche per top di cucine e bagni ed elementi d’arredo, o per la messa a punto di singolari espressioni decorative in grado di unire un’elevata resa estetica a una costante attenzione per l’ecosostenibilità.



Dalle tonalità polverose della Pietra del Cardoso, per esempio, gli spazi possono trarre una profondità sinonimo del tratto distintivo di uno stile, mentre quelle dorate del Calacatta possono assumere un’elegante lucentezza.
La rete di distribuzione dei prodotti Stonethica al momento, conta diverse realtà in Europa, Nord America e Australia. Il costante impegno dell’azienda nella propria espansione è segno della volontà di diffondere, insieme ai propri materiali, una filosofia del riciclo interamente sviluppata in Toscana.
Fonte: Stonethica: la pietra composta al 99% da scarti di lavorazione del marmo
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]]>L'articolo Upcycling per l’arredamento ecologico sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>L’upcycling è una strategia ecosostenibile per dare nuova vita utile ai rifiuti. Da lattine, residui di plastica, anche cellulari obsoleti si possono ricavare oggetti per un arredamento ecologico. Un giovane team britannico ha fondato una startup chiamata Pentatonic, con l’obiettivo di attivare un’economia di tipo circolare, in cui i prodotti abbiano una seconda vita dopo la loro dismissione.
I fondatori della start up Pentatonic, Jamie Hall e Johann Boedecker, hanno escogitato un brevetto per impiegare un’infinità di tipologie di rifiuti con l’upcycle in un particolare processo di stampaggio a iniezione per trasformarli in arredi ecologici e raccontano così la loro esperienza:
“Selezioniamo i rifiuti in base alle loro proprietà e possibilità di applicazione, a seconda di quale prodotto, finitura o prestazione stiamo cercando. Quindi applichiamo questa tecnologia utilizzando un numero di passaggi precisi”.

Dal PET delle bottiglie nascono filati sintetici, dal polipropilene dei tappi arrivano le strutture portante di tavoli e sedie, dallo schermo degli smartphone un cristallo antigraffio con cui creare bicchieri e ripiani. I prodotti che la startup propone sono al 100% riciclabili non contenendo alcun tipo di colla, resine, vernici tossiche; inoltre il progetto di design è curato sotto il profilo tecnologico e formale da esperti.
Quel che si può ottenere sono materie prime come i filati ricavati dal PET delle bottiglie di plastica, o addirittura piccoli e durevoli oggetti come bicchieri e ripiani cerati con i cristalli degli schermi degli smartphone. Gli elementi di questo arredamento ecologico vengono inoltre progettati per essere semplici da costruire (assemblabili da chiunque senza bisogno di alcun utensile), modulari e intercambiabili. Ogni componente è corredato da un numero di identificazione univoco in cui si deducono: la posizione del componente rispetto all’oggetto assemblato, data di fabbricazione, tipo di rifiuti utilizzati e la loro provenienza.

Un esempio? Per realizzare una sedia occorrono almeno 96 bottiglie d’acqua vuote, 43 flaconi di detersivo, una suola di scarpa e 28 lattine di alluminio; sembra tanto materiale da procurarsi ma se si considera quanti rifiuti finiscono in discarica possiamo pensare a quanto si potrebbe contribuire a non riempirle ulteriormente!
Jamie Hall afferma che “attraverso Pentatonic stiamo cercando di trasformare radicalmente la cultura del consumo. Il nostro è un modello circolare: acquistiamo i nostri prodotti dai nostri consumatori per riciclarli in nuovi prodotti”.
La tecnica produttiva si basa su un procedimento che consente l’approvvigionamento di materia prima seconda direttamente nelle vicinanze dell’impianto, così da avere anche la qualifica di prodotto a basso impatto anche in tal senso. Dalla fonte ufficiale del Telegraph si legge che la società ha ricevuto 4,3 milioni di sterline di finanziamento che saranno investiti per operazioni finanziarie sui prodotti innovativi sia nel Regno Unito che in Europa.
La prima collezione di mobili da upcycle ha debuttato formalmente al London Design Festival del 2017.
Fonte: Upcycling per l’arredamento ecologico
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]]>L'articolo PortaleRifutiSpeciali | Il trasporto di materie in grado di polimerizzare sembra essere il primo su BioNotizie.com.
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Con l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti sui trasporti di merci pericolose (ADR, RID, IMDG) si introduce nella classe 4.1 una nuova tipologia di materie pericolose, ovvero le materie in grado di polimerizzare. Se sei interessato alle novità introdotte dai regolamenti ADR/RID/IMDG, scarica gratuitamente l’ebook dedicato.
Introduzione e classificazione
Con questa nuova tipologia di merce pericolosa, viene introdotto il concetto di temperatura di polimerizzazione auto-accelerata (TPAA), ovvero la temperatura più bassa alla quale una materia può cominciare a polimerizzare nell’imballaggio, IBC o cisterna così come viene consegnato al trasporto. Si ottiene applicando le medesime procedure di prova di quelle usate per determinare la TDAA delle materie auto-reattive, conformemente alla sezione 28 della seconda parte del Manuale delle prove e dei criteri.
Per materie che polimerizzano, si intendono le materie che, senza stabilizzazione, sono suscettibili di subire una forte reazione esotermica causando la formazione di molecole più grandi o causando la formazione di polimeri nelle condizioni normali di trasporto.
Tali materie sono considerate come materie suscettibili di polimerizzare di classe 4.1 quando:
a) la loro temperatura di polimerizzazione auto-accelerata (TPAA) è al massimo 75°C nelle condizioni (con o senza stabilizzazione chimica nella forma in cui sono consegnate al trasporto) o nell’imballaggio, IBC o cisterna nel quale la materia o la miscela devono essere trasportate;
b) quando hanno un calore di reazione superiore a 300 J/g; e
c) quando non soddisfano nessun altro criterio d’inclusione nelle classi da 1 a 8.
Una miscela che soddisfa i criteri di una materia che polimerizza deve essere classificata come materia che polimerizza della classe 4.1.
Le materie che polimerizzano sono soggette alla regolazione della temperatura durante il trasporto se la loro TPAA:
Queste materie vengono classificate con i codici di classificazione PM (materie che polimerizzano), PM1 (non necessitanti una regolazione della temperatura) e PM2 (necessitanti una regolazione della temperatura). Tutte e quattro le rubriche sono associate al gruppo di imballaggio III. Lista delle rubriche:
1. UN 3531 MATERIA SOLIDA CHE POLIMERIZZA, STABILIZZATA, N.A.S.
2. UN 3532 MATERIA LIQUIDA CHE POLIMERIZZA, STABILIZZATA, N.A.S.
3. UN 3533 MATERIA SOLIDA CHE POLIMERIZZA, CON REGOLAZIONE DELLA TEMPERATURA, N.A.S.
4. UN 3534 MATERIA LIQUIDA CHE POLIMERIZZA, CON REGOLAZIONE DELLA TEMPERATURA, N.A.S.
Ulteriori dettagli sulle proprietà delle merci vengono offerti dal nuovo Codice IMDG, emendamento 38-16. Per UN 3531 e UN 3532 viene riportato che queste merci polimerizzano ad elevata temperatura o in un incendio, bruciando vigorosamente. Si tratta di merci insolubili in acqua, che a contatto con alcali o acidi possono causare polimerizzazioni pericolose. I prodotti della combustione o dell’auto-combustione accelerata possono essere tossica se inalata.
Nel caso di UN 3533 e UN 3534, si legge che queste merci polimerizzano a temperatura più alte della TPAA o in un incendio. Si tratta di merci insolubili in acqua, che a contatto con alcali o acidi possono causare polimerizzazioni pericolose. I prodotti della combustione o dell’auto-combustione accelerata possono essere tossica se inalata. Le temperature di controllo e di emergenza possono essere reperite nel documento di trasporto come richiesto dal 5.4.1.5.5 IMDG. Le temperature devono essere verificate regolarmente.
La nuova disposizione speciale 386 si applica alle quattro nuove rubriche introdotte, nella quale vengono specificate le condizioni per la stabilizzazione delle materie e per la regolazione della temperatura.
Imballaggi e cisterne
A condizione che siano rispettate le disposizioni generali relative all’imballaggio, è possibile utilizzare imballaggi semplici, imballaggi combinati, imballaggi compositi, IBC di metallo, di plastica rigida e compositi in conformità alle istruzioni di imballaggio P001, P002 per il trasporto in colli e IBC03 e IBC07 per il trasporto in IBC. Queste istruzioni prevedono inoltre delle nuove disposizioni speciali (PP92, PP93, B18, B19) per le quali gli imballaggi e IBC devono essere progettati e fabbricati in modo da lasciare uscire il gas o vapore per evitare l’accumulo della pressione che potrebbe provocare la rottura degli imballaggi in caso di perdita di stabilizzazione.
Infine per le materie che polimerizzano è autorizzato il trasporto ADR/RID sia per mezzo di cisterna mobile che per cisterne fisse. E’ importante notare che per il trasporto in cisterne fisse, le materie che polimerizzano sono sottoposte a disposizioni particolari. L’uso alternativo delle cisterne per altre materie e gruppi di materie è autorizzato soltanto se questo è specificato nel certificato di approvazione del tipo. Nel caso di trasporto regolato dal Codice IMDG, sono ammesse solo cisterne mobili T7.
Esenzioni
Dal punto di vista delle esenzioni, per i numeri ONU in oggetto è possibile solamente avvalersi dell’esenzione per unità di trasporto (1.1.3.6): le merci UN 3533 e UN 3534 ricadono nella categoria di trasporto 1 (20 Kg o 20 L), mentre le merci UN 3531 e UN 3532 sono state attribuite alla categoria di trasporto 2 (333 Kg o 333 L).
Disposizioni speciali
Oltre quanto descritto sulle condizioni di trasporto, carico, scarico e movimentazione (capitolo 7 ADR), per il trasporto in colli e le prescrizioni supplementari, si applicano le disposizioni relative alla chiusura dei colli (V1) e al controllo della temperatura (V8 e S4). Relativamente alle operazioni di carico, scarico e movimentazione, viene fissata in 20000 Kg la quantità massima per unità di trasporto (CV15), è necessario ispezionare le unità di trasporto prima del carico (CV21) e i colli devono essere caricati in modo tale che la circolazione libera dell’aria all’interno dello spazio riservato al carico assicuri una temperatura uniforme di carico. Il carico deve essere ripartito in carichi massimi di 5000 Kg, separati da spazi d’aria di almeno 0.05 m (CV 22).
Etichettatura e documentazione
A parte quanto prescritto dalla disposizione speciale 274, ovvero le designazioni ufficiali di trasporto generiche e “non altrimenti specificate”, devono essere completate con il nome tecnico della merce, per quanto riguarda l’etichettatura di colli e IBC, placcatura dei mezzi, pannelli arancioni e la documentazione non ci sono particolari disposizioni e si rimanda quindi a quanto disciplinato dai regolamenti ADR/RID/IMDG.
Trasporto ferroviario (RID)
Nel caso di trasporto per via ferroviaria (RID), esso è ammesso solamente per i numeri ONU 3531 e UN 3532.
Si ricorda che nel caso di trasporto combinato ADR/RID si deve seguire quanto prescritto in 1.1.4.4 RID.
Trasporto marittimo (Codice IMDG)
Nel caso di trasporto marittimo, oltre a quanto previsto dal Codice IMDG 38-16, le nuove rubriche sono state associate alla categoria di stivaggio D. Nello stivaggio è necessario proteggere la merce da fonti di calore (SW1) e, per i soli numeri ONU 3533 e 3534, trasportati con il controllo di temperatura (SW3). Infine, i codici di segregazione definiscono che le merci devono essere stivate “separato da” acidi (SG35) e “separato da” alcali (SG36).
Si ricorda che nel caso di trasporto intermodale ADR/IMDG è necessario attenersi alle disposizione del 1.1.4.2 e 5.4.1.1.7 ADR e al 5.4.2 ADR per il trasporto in container. Nel caso di trasporti comportanti un percorso IMDG/RID si faccia riferimento a 1.1.4.2 RID.
Fonte: PortaleRifutiSpeciali | Il trasporto di materie in grado di polimerizzare
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Il riciclo dei materiale è senza alcun dubbio un’esigenza sempre più pressante nella nostra società contemporanea. Ormai infatti abbiamo compreso che molti materiali che ogni giorno siamo soliti utilizzare possono comportare un aumento eccessivo dell’inquinamento del pianeta in cui viviamo e che solo se correttamente recuperati e trattati possono essere considerati invece amici dell’ambiente. Non solo, recuperare e trattare in modo appropriato questi materiali permette anche di evitare ogni forma di spreco: diventa infatti in questo modo possibile recuperare anche tutti gli scarti della lavorazione, quegli scarti che altrimenti sarebbero stati gettati direttamente nel cassonetto dei rifiuti e che possono in questo modo tornare a nuova vita.
Il riciclo è ormai possibile per ogni tipologia di materiale, ma ci sentiamo in dovere di sottolineare l’importanza in modo particolare del recupero e della rigenerazione materie plastiche. La plastica è un materiale eccezionale, che è perfetto per la produzione in serie di prodotti identici gli uni agli altri, privi di qualsivoglia differenza e di qualsivoglia errore, di prodotti che possono anche essere di piccolissime dimensioni. La plastica però è purtroppo un materiale altamente inquinante, che merita quindi di essere recuperato e rigenerato.
Il recupero e la rigenerazione materie plastiche è un modo per diventare davvero sostenibili e responsabili nei confronti dell’ambiente in cui viviamo, ma è anche un modo per le aziende di riuscire a diventare giorno dopo giorno sempre più concorrenziali sul mercato: ogni azione di recupero, permette anche di ottenere un eccellente risparmio, quel risparmio che le aziende oggi incessantemente ricercano al fine di riuscire a rientrare nelle spese, ma anche al fine di riuscire a garantire dei prodotti più economici e a scovare quindi anche un numero sempre maggiore di clienti.
Le materie plastiche possono essere rigenerate tramite un processo di fusione e di iniezione in appositi stampi. In pratica la plastica recuperata viene fusa in appositi macchinari di ultima generazione e viene poi iniettata in stampi chiusi, solitamente a compressione. La plastica fusa viene poi lasciata raffreddare direttamente all’interno dello stampo. Solo quando risulta del tutto solidificata, può essere estratta. In questo modo la plastica che sarebbe finita direttamente nel cassonetto della spazzatura può diventare un prodotto finito e di alta qualità.
Ovviamente affinché tutto questo sia possibile è assolutamente necessario fare affidamento su una realtà specializzata nella rigenerazione della plastica e nel suo stampaggio, una realtà capace di garantirvi degli stampi personalizzati in base alle vostre esigenze e ai vostri progetti. In questo modo avrete l’opportunità di ottenere proprio l’oggetto che desideravate, in tempi stretti e secondo le quantità di cui avete bisogno.
Tra le realtà italiane che possono garantirvi il raggiungimento di questo obiettivo, dobbiamo ricordare EMME.CI. specializzata infatti proprio nello stampaggio ad iniezione delle materie plastiche e nella costruzione di stampi di altissima qualità, una realtà che vi offre un rapporto tra qualità e prezzo semplicemente incredibile e che risulta davvero affidabile. Il bello di questa realtà è che mette sempre il suo cliente al primo posto, garantendogli quindi di essere seguito in modo professionale in ogni fase, dalla nascita di un’idea alla sua progettazione, dalla decisione di utilizzare anche la plastica di scarto alla messa a punto di uno stampo personalizzato, sino ovviamente alla realizzazione di oggetti pezzi finiti e pronti per essere immessi sul mercato.
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]]>L’artista americano Matthew Mazzotta ha progettato una scultura nella forma di un’abitazione. E come molte opere d’arte contemporanea la Cloud House (letteralmente Casa Nuvola) trasmette un messaggio legato all’improtanza del riutilizzo dell’acqua.
Al di là di una bizzarra scultura che rappresenta una nuvola collocata sul tetto, l’opera consiste in una semplice struttura che richiama quella della casa con tetto a doppia falda. Ma è proprio la nuvola che incuriosisce e fa interrogare sulla sua funzione. Non si tratta solo di un vezzo dell’artista, ma è lì per trasmettere un messaggio di sostenibilità.
L’opera infatti rappresenta il ciclo dell’acqua. La nuvola è una vasca per la raccolta delle acque piovane che si avvale dell’arte per farsi notare e farci riflettere sulla Natura ed il cibo che mangiamo e l’importanza del riutilizzo dell’acqua. Come le nuvole vere, la nuvola sulla Cloud House rilascia l’acqua accumulata perché venga utilizzata per innaffiare gli ortaggi che crescono intorno alla casa, così che i visitatori possano godere dei prodotti ortofrutticoli innaffiati grazie alla raccolta e riciclo dell’acqua.
La Cloud House si trova a Springfield nei pressi del Missouri, nella località del Montana, e nasce da una proposta fatta dalla comunità locale nel 2015.
L’artista Mazzotta, durante il suo primo soggiorno in Montana raccolse le proposte degli abitanti locali e dopo diverse bozze pensò a questo tipo di scultura multifunzionale che accomuna arte e tecnologia: la Cloud House infatti è stata realizzata con materiali riciclati, e il suo obbiettivo è sensibilizzare verso il tema della dipendenza degli essere umani dai sistemi naturali, come il ciclo dell’acqua.

L’opera fa riflettere su quanto sia fragile la nostra dipendenza dal sistema che consente di far crescere il cibo che mangiamo. Parte dell’acqua raccolta dalla nuvola viene usata per avere pioggia a richiesta. Ad attivare la pioggia sono le sedie a dondolo dell’abitazione: quando vengono fatte oscillare sedendosi. Il suono dato dalla pioggia che batte sulla lamiera -dice chi ha potuto ascoltarlo- ha qualcosa di estremamente poetico che richiama una sorta di nesso tra uomo e mondo naturale.
Un’opera che si pone come una parentesi quasi surreale e carica di fascino che spinge a riflettere sull’utilizzo delle risorse naturali da parte dell’uomo e sui processi di produzione agro-alimentare.
Fonte: Una scultura per riflettere sull’importanza del riutilizzo dell’acqua
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Le avete viste impiegate per la realizzazione di staccionate, lavori forestali, gradini da esterno e per molti tipi di lavori articoli o di giardinaggio. Si tratta di traversine ferroviarie dismesse, rivisitate e riutilizzate per via della loro robustezza e per il loro interessante aspetto rustico. Se anche voi siete alla ricerca di queste traversine, prestate attenzione, perchè se non trattate, sono molto tossiche.
Le traversine ferroviarie sono gli assi di legno che le Ferrovie dello Stato utilizzava per poggiare i binari che venivano imbullonati per fornire stabilità. Le traversine sono state impregnate con olio di catrame che contiene sostanze cancerogene come il creosoto.
Si tratta di una sostanza derivata dal petrolio che serviva a rendere “impermeabile” agli agenti atmosferici il legno delle traversine che altrimenti sarebbero deperite nel giro di pochi anni. Studi sulla tossicità del creosoto ne hanno accertato il potenziale cancerogeno evidenziando un aumento di incidenza di tumori e carcinomi della pelle e tumori ai polmoni. Si pensi che un tempo veniva proprio usato in medicina per il suo potere antisettico, anticatarrale e antipiretico.
Da parecchi anni, Ferrovie dello Stato sta sostituendo le traversine in legno con dei modelli in cemento. Ogni anno sostituiscono circa 125000 traversine ferroviarie. A ciò si aggiungono circa 80000 traversine delle ferrovie private.
Fino pochi anni fa le traversine venivano per la maggior parte rivendute a privati. Ora non è però più possibile acquistare o utilizzare le traversine ferroviarie. L’unico modo per averle è quello di rivolgersi a ditte specializzate nella bonifica a norma di legge, che rilasciano un certificato per ogni traversina venduta. Potete trovare su google le aziende che vendono le traversine bonificate. I prezzi sono vari a seconda del tipo di lavorazione eseguito sulle traversine.
Le traversine al creosoto rappresentano una seria minaccia alla salute e devono essere eliminate e sostituite per il bene di chi le ha. Va anche ricordato che vi è un obbligo al loro smaltimento, peraltro, come rifiuti speciali pericolosi. Per chi le volesse bruciare, oltre a commettere gravissimo illecito, libererebbe tutta la tossicità che poi si disperderebbe nell’aria.
Va ancora ricordato che trattandosi di rifiuti speciali pericolosi la normativa applicabile alla loro detenzione, trasporto e smaltimento è di carattere penale.
Fonte: Traversine ferroviarie: Dove comprarle bonificate e come smaltirle
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Dopo una prolungata assenza sull’argomento, oggi torniamo a parlare di RAEE.
Viviamo in un mondo tecnologico, fatto di dispositivi elettronici che ci aiutano in ogni fase della giornata ed in ogni attività. Ipotizzare di vivere senza l’ausilio di questi dispositivi è ovviamente un’utopia, ne siamo assuefatti.
Affinché il nostro idillio tecnologico sia duraturo nel tempo però è necessario che tutte le materie prime per la produzione di nuovi dispositivi siano sempre disponibili ed a prezzi accessibili.
Come ben sappiamo, un normale dispositivo tecnologico è in genere composto, in varie percentuali dai seguenti materiali:
Mi si perdoni se ho dimenticato qualche elemento, ma questi sono quelli a più elevata percentuale che ritroviamo all’interno dei nostri dispositivi e che giustificano tutto ciò che andremo ad illustrare nel corso di questo articolo.
L’estrazione di materie prime sappiamo bene essere un costo per la nostra società, e sappiamo anche abbastanza bene che l’estrazione di queste sostanze non può essere considerata infinita poiché le nostre risorse sono limitate. Alcune sostanze però sono ancor più limitate ed altre richiedono interventi ecologicamente dannosi per la loro estrazione (ad esempio le terre rare).
Affinché quindi il costo dei beni tecnologici prodotti sia sempre accessibile al grande pubblico, è necessario che le aziende produttrici siano in grado di approvvigionarsi di queste sostanze a costi ridotti. Tali costi devono ovviamente tener conto della produzione (estrazione) e trasporto.
Tutta questa premessa è utile per poter introdurre l’argomento di cui vorrei parlare ossia, la necessità di spingere il riciclaggio dei RAEE su scala più ampia.
Qualche giorno fa sul sito www.repubblica.it è apparso un interessante articolo che va in leggera controtendenza a tutti i report che sono stati sbandierati ultimamente in tema di riciclaggio dei RAEE.
A quanto pare in Europa il riciclo dei RAEE sta fallendo.
“Solo un terzo dei RAEE in Europa viene correttamente riciclato, mentre un gran numero di cellulari, computer e televisori prende la strada dello scambio o dello smaltimento illegale”
La notizia vien fuori da uno studio condotto dalle Nazioni Unite insieme all’Interpol.
Si rinvia il lettore alla lettura dell’articolo che fornisce buoni spunti per ulteriori ricerche e per comprendere alcuni aspetti, a mio parere fondamentali, che hanno condotto ad una tale affermazione.
Innanzitutto, lo studio afferma che al contrario di quello che si pensi i RAEE non vengono gestiti illegalmente inviandoli in africa o in altri paesi in via di sviluppo, ma la gestione illegale avviene proprio vicino casa nostra, ovvero all’interno del proprio quartiere i RAEE vengono gestiti fuori norma con danni all’ambiente ed all’economia.
Non potendo parlare per gli altri paesi europei, possiamo invece fare il punto sulla questione italiana.
La crisi economica che ha condizionato il nostro paese, ha fatto migrare l’interesse di alcune figure particolari del mondo dei rifiuti, quali sono i cosiddetti “rottamai”, verso il mondo dei RAEE.
Il problema di fondo è che loro non sono specialisti del settore e pochi comprendono cosa contengano di fatto i RAEE al loro interno (in termini di materiali nocivi per l’ambiente). Ci si è quindi limitati a smontare manualmente i RAEE estraendo le componenti che secondo loro avevano più valore, disinteressandosi di fatto di tutto ciò che rimaneva. Questa frazione residua, in alcuni casi veniva gestita secondo i normali canoni della gestione rifiuti e quindi avviati a trattamento in altri impianti specializzati, in altri casi invece purtroppo, se la gestione era già abbastanza fumosa e poco lecita, veniva abbandonata o avviata alla discarica.
Tale pratica quindi ha escluso dai conteggi ufficiali della gestione dei RAEE una buona percentuale di flussi.
Prendiamo alcuni numeri. Secondo lo studio di cui sopra, nel 2012 in Europa solo 3.3 milioni di tonnellate di RAEE sarebbero state gestite legalmente e quindi riciclate su un totale di 9.5 milioni di tonnellate di RAEE. Di questi 3,3 milioni di tonnellate, solo 1,3 sarebbero state avviate all’esportazione. Quindi vuole dire che la fetta maggiore dell’intera torta rappresentante i RAEE sul mercato è stata gestita illegalmente.
Tutto ciò denota da un lato un mancato controllo da parte delle forze dell’ordine circa il trasporto di rifiuti, dall’altra una cattiva informazione al pubblico su come smaltire correttamente i RAEE senza danneggiare l’ambiente. Occorre però tener presente anche un altro aspetto di non poco conto. I RAEE come sappiamo possono essere di origine domestica e professionale. Il loro viaggio dal produttore del rifiuto all’impianto di trattamento è ovviamente diverso e ciò comporta possibilità di esonero dalla legalità molto diverse.
Proviamo a sintetizzare:
I RAEE domestici dovrebbero viaggiare dalla sede dell’utente domestico al centro di raccolta comunale. Qui i RAEE vengono poi convogliati verso l’impianto di trattamento. Il più delle volte quest’ultima tratta è seguita da uno dei consorzi obbligatori ai quali i produttori di AEE aderiscono. Ciò significa che i rifiuti sono tracciati e non vi è possibilità di infiltrazioni da parte di operatori poco onesti (almeno in teoria).
I RAEE professionali sono generati all’interno di aziende, unità amministrative e simili. Nonostante il D.Lgs. 49/2014 assimili le AEE dual use a AEE domestiche, spesso i RAEE generati da contesti al di fuori di quelli domestici sono gestiti come rifiuti speciali. Normalmente il tragitto che compiono i RAEE professionali prevedono la presa in carico da parte di un operatore professionale autorizzato ed il conferimento presso un impianto di trattamento autorizzato. In questo caso i rifiuti sono tracciati grazie all’ausilio dei formulari di identificazione rifiuti.
Accade però sempre più spesso che questa strada virtuosa non venga seguita, che i RAEE vengano raccolti da operatori non autorizzati ma in grado di pagare all’utente che cede i RAEE una somma di denaro, ovviamente “a nero”. Ovviamente questa pratica vale per i RAEE che hanno un valore per le componenti presenti al loro interno ed il risultato è che i cosiddetti RAEE non pericolosi (perlopiù PC-case, quadri elettrici ecc..) vengano ritirati lasciando al produttore di rifiuti quelli di minor valore e che hanno costo per la loro gestione.
Ciò comporta quindi un mancato tracciamento dei RAEE i quali escono fuori sia dal controllo da parte dei consorzi obbligatori sia degli impianti di trattamento autorizzati.
Il risultato è quello che viene esibito nello studio con il quale abbiamo aperto il nostro articolo ossia un gran flusso di RAEE che non sono tracciati e sono gestiti illegalmente. La gestione illecita ovviamente impedisce ai materiali di essere trattati e riciclati correttamente e non alimentano la filiera virtuosa che invece dovrebbe essere punto cardine dell’intero sistema del ciclo di vita della apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Con queste premesse appare chiaro che il tasso di riciclaggio dei RAEE potrebbe essere in realtà più alto di quello che abbiamo oggi e che tutto il virtuosismo che tanto viene decantato dai report del centro di coordinamento RAEE con le sue percentuali sulla raccolta e le soglie raggiunte dalle varie regioni appaiono ora alquanto scialbe e prive si significato.
Il problema legato al riciclaggio dei RAEE, almeno in Italia potrebbe essere risolto abbastanza facilmente applicando alcune semplici regole.
Innanzitutto occorrono più controlli presso i produttori di rifiuti. Molto spesso ci si dimentica che i RAEE sono rifiuti al pari di tutti gli altri quali possono essere gli imballaggi, gli oli ecc…; in secondo luogo è necessario che i controlli si spingano verso il trasporto su strada e quindi occorre che i preposti al controllo sappiano di fatto cosa devono controllare per evitare il traffico di queste apparecchiature che molto spesso sono spacciate per apparecchiature usate anziché rifiuti elettronici. Infine occorre intensificare il controllo presso gli impianti di trattamento, da quelli autorizzati a quelli, ed in special modo, non autorizzati di cui si è a conoscenza ma di cui molto spesso ci si dimentica. Queste prime regole permettono di evitare che i RAEE professionali prendano strade diverse da quelle che dovrebbero invece percorrere e darebbero un impulso di non poco conto al mondo economico della gestione rifiuti dati i materiali che sono contenuti all’interno dei RAEE. Ma solo questo non basta. Occorre risolvere un altro problema di non poco conto e che riguarda i RAEE domestici.
L’Italia è dotata di strumenti normativi che molto spesso vengono emanati ma poi lasciati a metà e quindi in balia delle onde. Per quanto riguarda i RAEE il “dito deve essere puntato” verso il DM 65 del 8 Marzo 2010 che avrebbe dovuto incrementare il tasso di raccolta dei RAEE domestici ma che di fatto ha sortito pochi effetti. In alcuni articoli pubblicati sul blog www.ambienterifiuti.wordpress.com, è possibile leggere le principali critiche mosse da chi scrive nei confronti di questo decreto che se nelle intenzioni era lodevole, nei fatti ha creato confusione.
Innanzitutto c’è da considerare l’aspetto riguardante la gestione dei rifiuti. Il DM 65, che ricordiamo essere stato in parte modificato dal D.lgs 49/2014, ha di fatto assimilato i distributori di apparecchiature elettriche ed elettroniche a dei gestori dei rifiuti i quali seppur in maniera semplificata devono essere iscritti in categoria 3-bis dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, devono autorizzare i propri mezzi per il trasporto dei RAEE, devono essere dotati di luoghi idonei allo stoccaggio dei RAEE e devono essere in grado di compilare una documentazione che quanto più confusionaria non poteva essere. A tutto ciò occorre aggiungere i costi legati a questa gestione poiché l’iscrizione all’Albo non è gratuita e deve essere rinnovata ogni anno. Anche se i costi sono di fatto ridotti essi incidono ad ogni modo su ogni distributore coinvolto dalla gestione dell’”uno contro uno”.
Aver emanato una norma di questo genere ed aver poi ignorato il fatto che i soggetti coinvolti esigevano delle risposte chiare ai loro dubbi denota una mancanza di attenzione da parte del governo verso aspetti che sono invece importanti. I distributori di AEE, sentendosi abbandonati, e non essendoci di fatto controlli in merito hanno deciso (ovviamente non tutti) di ignorare la questione andando avanti così come hanno sempre fatto. Per chi conosce il decreto di cui si sta parlando, viene facile comprendere come una leva che avrebbe dovuto incentivare gli utenti a consegnare i propri RAEE presso i punti vendita dai quali acquistavano nuove apparecchiature ha di fatto fallito. Gli unici che probabilmente hanno conseguito qualche risultato, seppur sporadico e molto spesso al di fuori dei dettami normativi, sono i grandi centri di distribuzione.
Dov’è il neo di tutto questa faccenda? Ovviamente nell’aver voluto far diventare dei rivenditori di apparecchiature elettriche dei gestori di rifiuti quando di fatto non lo sono. La soluzione poteva essere molto più semplice ed in parte il tiro è stato corretto con l’introduzione del D.Lgs. 49/2014 con il quale però ancora una volta si è dimostrata l’incompetenza del legislatore nel saper gestire la situazione. Con il decreto appena introdotto (dal 2014) il legislatore ha affiancato all’Uno contro Uno il cosiddetto Uno contro Zero con il quale gli utenti possono consegnare presso i distributori di AEE i propri RAEE di piccolissime dimensioni (dimensione esterna non superiore ai 25 cm), senza l’obbligo di acquistare un nuova apparecchiature.
L’Uno contro Zero è obbligatorio per i distributori che hanno superficie di vendita superiore ai 400 mq, mentre per tutti gli altri è facolativo.
Ancora una volta quindi il legislatore dimostra di non aver compreso quali siano le strade più semplici da percorrere per raggiungere un obiettivo. Ciò dimostra ancora una volta come in Italia purtroppo si seguano strade complesse per “non” raggiungere facili obiettivi.
Ci si chiede, o almeno lo scrivente lo fa, se non fosse stato più semplice ridurre la questione dei RAEE ai minimi termini introducendo ad esempio una sola modalità di gestione dei RAEE per i distributori sulla falsa riga dell’ “Uno contro Zero” che permettesse ai possessori di RAEE domestici di conferire presso i distributori i propri RAEE in ragione di uno contro zero con l’eccezione dei RAEE più voluminosi (quali televisori, frigoriferi ecc…) che ovviamente possono rappresentare un costo ed un disagio per il piccolo distributore. Di fianco a questa modalità di conferimento, avrebbe dovuto essere eliminata la necessità di iscrizione all’albo gestori ambientali, e si sarebbe dovuto obbligare il centro di coordinamento RAEE a ritirare gratuitamente, da tutti i distributori che ne avessero fatto richiesta, i RAEE raccolti.
La soluzione non sembra fantascientifica, certo richiede qualche piccolo ritocco, ma non è scopo di questo articolo redigere una proposta di legge.
Purtroppo invece si ha ora in vigore sia l’Uno contro Uno con tutti gli obblighi derivanti che l’Uno contro Zero che è di fatto una modalità di gestione RAEE lasciata a metà poiché la norma non spiega come i RAEE debbano essere trasportati presso i centri di raccolta o presso gli impianti di trattamento. Difatti per l’Uno contro Zero non è previsto l’obbligo di iscrizione dei distributori all’albo gestori ambientali né tantomeno la tenuta di uno schedario di carico e scarico, ma non è nemmeno illustrato come questi RAEE debbano viaggiare: si dovrebbe utilizzare il classico formulario di identificazione rifiuti? Quindi occorrono trasportatori autorizzati e con licenza di trasporto conto terzi. Oppure si deve viaggiare con l’ausilio dei documenti di trasporto semplificati? Chiaramente la confusione ancora una volta regna sovrana.
A tutto ciò dobbiamo poi ancora aggiungere la carenza di centri di raccolta comunali funzionanti su tutto il territorio italiano. Più nel meridione che nel settentrione, queste strutture non esistono o se esistono sono mal funzionanti, ma cosa ancora peggiore è la cattiva cultura ambientale che noi tutti abbiamo in materia di gestione dei rifiuti. La comunicazione che il governo dovrebbe fare nei nostri confronti dovrebbe essere più pressante così da condizionare le nostre menti a ragionare in termini ambientali. In fondo la pubblicità è nata per questo e sappiamo bene che funziona dato che riesce a creare bisogni indotti, perché mai non utilizzare una pratica tanto discussa per poter creare una cultura ambientale indotta ma funzionante?
Come può ben intuire il lettore, le modalità con le quali tracciare i RAEE ed assicurare che essi vengano effettivamente riciclati esistono, non occorre andare fuori dal nostro pianeta per cercarle, occorre solo l’utilizzo della logica, della buona volontà, e la voglia di assicurare al nostro futuro un pianeta migliore che sia in grado di ottenere materie prime dai nostri scarti. E’ tempo di iniziare a pensare seriamente che i nostri rifiuti siano una risorsa per il nostro futuro e non che i rifiuti siano tali e che vadano ignorati.
Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la Gestione dei Rifiuti
Ing. Vito la Forgia –v.laforgia@ambiente-rifiuti.com
Fonte: PortaleRifutiSpeciali | Spingere il riciclaggio dei RAEE ha i suoi vantaggi
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]]>L'articolo Il biglietto da visita in carta riciclata: vantaggi sembra essere il primo su BioNotizie.com.
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Il servizio di stampa biglietti da visita non è mai entrato in crisi, neppure con l’avvento del digitale e delle sue numerosissime risorse portate in dote. La business card resta uno degli strumenti più diretti per mantenere i contatti con clienti e partner ed è una soluzione pratica adatta a ogni tipologia di professionista.
Dietro alla realizzazione del biglietto da visita, però, deve esserci una fase di ideazione ben strutturata, che tenga conto delle esigenze informative dell’articolo e dell’approccio comunicativo più adatto: il biglietto da visita può essere considerato un’estensione dell’azienda e, in quanto tale, deve saperne rappresentare i valori e l’identità.
Negli ultimi tempi, l’attenzione crescente rivolta alle tematiche ambientali è diventata un tema sensibile e ad ampia portata e non sono poche le realtà imprenditoriali che hanno scelto di darsi un profilo ecosostenibile, sia per proporsi come modelli virtuosi nel sistema-società e sia per opportunistiche occasioni di marketing e immagine. La carta riciclata per la realizzazione di biglietti da visita è una soluzione che ha preso piede da diverso tempo e che sempre più spesso è scelta da piccole e grandi aziende, per una serie di ragioni.
Il vero punto di forza dei bigliettini in carta riciclata sta nella capacità di trasmettere all’esterno un messaggio di sensibilità e attenzione nei confronti dell’ambiente. Il pubblico dimostra di saper apprezzare quelle realtà che dimostrano di avere a cuore le questioni di natura ecologica; la business card in carta riciclata denota un approccio accorto e lungimirante, aspetti sempre degni di nota.
Dal punto di vista grafico, la carta riciclata offre suggestioni sia al tatto che alla vista. Particolarmente indicata per articoli dalle suggestioni vintage, tale tipologia di carta è molto versatile e apprezzabile, soprattutto se sorregge un concept di brand chiaro e coerente, oltre che graficamente d’impatto.
Il tutto, senza trascurare le opportunità di risparmio che la carta green consente: si tratta, infatti, di una tipologia di materiale meno costoso dei più classici formati plastificati, più leggero e pratico da portare con sé.
La soluzione della carta riciclata per la realizzazione di biglietti da visita – ma anche di flyer, brochure, ecc. – deve essere inserita in un contesto comunicativo più ampio e coerente e alle promesse di un coinvolgimento attivo nella questione ambientale deve corrispondere una riprova dei fatti: l’azienda deve dimostrare un reale impegno ambientale, gestire i propri rifiuti in modo efficiente e virtuoso, offrire servizi e prodotti che non presentano costi ecologici significativi per l’ecosistema. ?
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]]>L'articolo Toner rigenerati per stampanti: cosa sono e perchè usarli sembra essere il primo su BioNotizie.com.
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Il principale svantaggio dei toner per stampanti è rappresentato dall’alto costo richiesto per la loro sostituzione. I toner originali, infatti, presentano un prezzo di mercato molto alto, nettamente superiore rispetto a quello per la cartucce utilizzate dalle stampanti inkjet, sebbene abbiano un’autonomia di durata di gran lunga maggiore.
L’alternativa principale ai toner originali prodotti dai vari marchi leader del settore sono i toner rigenerati, ovvero vecchi serbatoi che, concluso il proprio ciclo di vita, affrontano un complesso e specifico processo di recupero che permette di reintrodurli sul mercato.
I toner rigenerati offrono garanzie di prestazioni equiparabili alle versioni originali e prodotte ex novo ma a un prezzo di vendita significativamente inferiore. Tale soluzione, inoltre, si configura come ideale sotto il profilo ambientale, poiché permettono di prolungare l’utilizzo di materiali di complessa conformazione chimica e, in quanto tali, difficili da smaltire.
A differenza di quanto accade con i toner compatibili, che sono prodotti cloni delle originali provenienti dal mercato orientale e che non rispettano le norme dettate dall’Unione Europea, i toner compatibili sono lavorati all’interno dei confini comunitari e, prima di essere commercializzati, devono superare i test di controllo. In tal modo, essi giungono sul mercato corredati di certificazione UE che ne attesta la qualità e della relativa scheda di sicurezza, che ne specifica la conformazione chimica e il non rischio per la salute dell’utilizzatore. I toner rigenerati seguono i principi guida dettati dall’UE in temi di riciclo, riutilizzo e di non spreco.
I toner rigenerati affrontano un elaborato processo di recupero, eseguito nel pieno rispetto delle norme vigenti. Semplificando, la prima fase è quella del recupero dei vuoti, cui segue quella della sostituzione di tutti i componenti monouso quali il tamburo, il chip e la lama di pulizia (oltre che di eventuali parti danneggiate). La terza fase è quella della ricarica, in cui viene introdotta nuova polvere di toner, prodotta anch’essa nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. L’ultima fase è quella della commercializzazione, in cui il toner raggiunge gli store corredata di tutte le necessarie certificazioni richieste.
I toner compatibili per stampanti, oltre a configurarsi come la migliore soluzione in rapporto qualità-prezzo per la gestione della stampante, rappresenta anche un modello virtuoso di consumo, un’alternativa efficace e positivamente impattante in un segmento di consumo, quello dei serbatoi di inchiostro, che ha forti ripercussioni sull’ambiente in termini di impatto e delle relative e complesse pratiche di smaltimento.
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I bevitori più accaniti ne comprano a chili, per avere a casa e al lavoro la qualità del caffè del bar a costi molto ridotti su lungo periodo. Ma se le capsule compatibiliper le macchinette del caffè stanno facendo la felicità degli amanti del caffè grazie alla loro qulità unita all’incredibile varietà di gusti ed aromi e ai prezzi adatti a tutte le tasche, meno contente sono sicuramente quelle aree adibite allo smaltimento delle cialde per il caffè. Queste, infatti, sono spesso composte da materiali difficilmente smaltibili, e il packaging tanto colorato e bello ai nostri occhi potrebbe costituire un serio danno per alcune specie animali che potrebbero ingerirle o rimanere ferite a causa di esse.
Proprio però le forme gradevoli e dai colori sgargianti delle confezioni possono costituire un punto di forza non indifferente di queste capsule, che possono essere infatti riutilizzate in molti modi onde evitare di favorire il degrado ambientale e dare un tocco variopinto ed originale alla propria casa o al proprio outfit. Ma in che modo si possono riutilizzare queste cialde?
L’impiego di questo materiale in modo creativo si è ormai largamente diffuso nelle case di molte persone: questo anche grazie a programmi che, come Paint your life su RealTime ed altri simili in giro per l’etere, diffondevano le esperienze e le idee di alcune creative per poter evitare di gettare tutto nell’immondizia e di dare a quelle tazzine di caffè una seconda vita.
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Uno dei principali problemi del nostro paese è senza dubbio lo smaltimento dei rifuti, che soprattutto in alcune zone delle Campania e nelle grandi città è una vera e propria emergenza, vista la mancanza di siti di stocaggio e il ritardo nell’applicare la raccolta differenziata.
Uno dei rifiuti più difficili da smaltire sono le pile usate, che sono un materiale inquinante poichè all’interno presentano dei metalli pesanti come: il piombo, il cromo, il cadmio, il rame e lo zinco e pertanto necessitano della compilazione rigorosa del registro di carico e scarico dei rifuti.
Il principale problema dello smaltimento delle pile è la massiccia presenza di mercurio, che se gettato in modo errato può inquinare irrimediabilmente l’ambiente e l’acqua, infatti un solo grammo di mercurio può inquinare fino a 1000 litri d’ acqua.
Dal 1 gennaio del 1999 su delibera del D.LGS 188 c’è l’obbligo in Italia di recuperare le pile e gli accumulatori, che non si basano solo sull’ utilizzo del piombo ma anche su tutti gli altri metalli composti, come dichiarato dalla direttiva europea su i rifiuti della comunità europea del 2006.
In Europa il trattamento e il riciclaggio delle pile risulta essere ancora indietro, infatti per quel che riguarda nello specifico l’Italia la maggior parte delle pile viene smaltita in inceneritori o nelle discariche mentre in alcune nazioni, soprattutto nel Nord Europa sono presenti dei sistemi nazionali di riciclo delle batterie a base di piombo, che attraverso uno specifico processo viene estratto e riutilizzato.
In Italia la raccolta viene effettuata dal Combat ( Consorzio Obbligatorio per le Batterie al Piombo Esauste e Rifuti Piombosi), ente istituito dal governo nel 1988.
Le pile da smaltire sono divise in due grandi gruppi: la batterie primarie e quelle secondarie.
Tra le batterie primarie, cioè quelle che sono considerate non ricaricabili, abbiamo quelle costituite da:
Zinco-Carbone: che si trovano in apparecchi a basso consumo
Alcanino-Manganese: per quei prodotti che necessitano di un notevole fabbisogno energetico
Zinco-Aria: per apparecchi di uso specifico
Litio: utilizzate negli orologi o nelle calcolatrici
Ossido d’ Argento
Le batterie secondarie sono quelle ricaricabili costituite da:
Piombo: che si trova nelle batterie per alimentare automobili e camion
Nichel-Cadmio: per prodotti ad elevato consumo energetico
Nichel-Idruro metallico: meno nocive rispetto alle precedenti e sono quelle inserite all’interno di giocattoli e video camere
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In natura, il ciclo che regola la vita degli esseri viventi presenti sul nostro pianeta, non implica il concetto di rifiuto, in quanto tutto ciò che viene scartato da alcuni tipi di organismi viventi va poi a rappresentare una risorsa vitale per altri tipi di esseri viventi. Tuttavia le attività gestite dall’uomo, che si basano fondamentalmente sulla produzione in massa di beni di consumo utilizzando materie prime e energie dell’ambiente, producono una successiva ed eccessiva produzione di rifiuti che devono successivamente poi essere smaltiti in qualche modo e che troppo spesso finiscono direttamente nell’ambiente stesso, inquinandolo criticamente.
Il rifiuto, per come è definito, rappresenta semplicemente uno scarto che non entra a far parte del ciclo naturale di vita di altri esseri o nella produzione di altra materia o energia, e che quindi se lasciato ingestito va a rappresentare un serio e grave problema per il pianeta sul quale viviamo. Una questione problematica questa, che progressivamente sta subendo degli importanti interventi da parte dell’uomo, grazie ai quali i rifiuti vengono sempre più spesso, tramite combustione, trasformati in un nuovo tipo di energia e vanno quindi a rappresentare una preziosa ed importante risorsa che tuttavia non viene ad oggi sfruttata a causa dell’alto tasso di inquinamento dovuto alla combustione dei materiali di scarto.
Qualsiasi merce, prodotto o servizio al termine del suo ciclo di vita è destinato, prima o poi, a diventare un materiale di scarto. Chi possiede o lavora in un’azienda questo lo sa molto bene, in quanto tutti i titolari di aziende sono tenuti a trattare i rifiuti nel modo più consono ed adeguato, anche tenendo un registro carico scarico rifiuti per registrare tutte le attività inerenti ai rifiuti prodotti dalla propria impresa.
Occorre dire, tuttavia, che la trasformazione dei prodotti e delle merci in rifiuti dipende in gran parte dalla volontà e dall’impegno dei consumatori degli stessi, in quanto molto spesso gli oggetti vengono cestinati prima ancora che ce ne sia bisogno, e sempre troppo spesso le persone non si preoccupano di gestire adeguatamente i rifiuti che producono, bensì si limitano a depositarli e a nasconderli senza pensare a quanti sprechi di energia e di materie prime, e che fonte di inquinamento per l’ambiente essi stiano provocando sotto terre e nelle falde acquifere, non curanti delle enormi conseguenze che i propri scarti hanno sull’ambiente e, di conseguenza, sulla propria salute.
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]]>L'articolo Sanzioni per errata compilazione del registro di carico e scarico rifiuti sembra essere il primo su BioNotizie.com.
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Il registro carico scarico rifiuti è un documento sul quale devono essere apportati tutti i carichi e gli scarichi dei rifiuti. Questo importante registro deve essere redatto con cura e precisione e deve essere tenuto presso le sedi di produzione, recupero e smaltimento rifiuti e stoccaggio e presso le attività di raccolta e trasporto. L’errata compilazione del registro comporta il pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie che variano in base alla tipologia di rifiuti che si trattano.
I rifiuti sono classificati in base all’origine e alle loro caratteristiche, si suddividono in: rifiuti urbani, speciali, pericolosi e non pericolosi. Nell’elenco che segue sono presenti i rifiuti urbani.
Rifiuti di varia natura che si trovano nelle aree denominate pubbliche o lungo le strade.
Rifiuti domestici.
Rifiuti vegetali, che sono stati prodotti in zone verdi come parchi, giardini, cimiteri.
Sono considerati invece rifiuti urbani pericolosi quelli che contengono una massiccia dose di sostanze dannose, ad esempio le medicine scadute e le batterie, che non devono essere gettate nei normali contenitori dell’immondizia ma all’interno di appositi contenitori, che è facilmente reperire nelle vicinanze delle farmacie e delle strutture ospedaliere.
I rifiuti speciali invece sono quelli che nascono da lavorazioni industriali, attività commerciali, attività sanitarie, apparecchi non funzionanti, mezzi a motore, rimorchi ecc. Infine sono considerati pericolosi quelli che a causa di particolari lavorazioni hanno al loro interno sostanze che sono molto dannose e inquinanti, ad esempio i rifiuti prodotti dalle industrie metallurgiche, fotografiche, chimiche, petrolchimiche, tessili, gli oli esauriti ed i solventi. Queste sostanze devono essere accuratamente trattate in modo da diminuire notevolmente la loro pericolosità.
Come è stato già detto in precedenza coloro che non compilano correttamente il registro carico e scarico rifiuti sono puniti con una sanzione amministrativa da 2.600,00 euro a 15.500,00. Nel caso in cui la scorretta compilazione riguardi un registro di rifiuti pericolosi, la multa aumenta e va da 15.500,00 a 93.000,00 euro; inoltre è prevista la sospensione dal lavoro del soggetto responsabile del compito da un mese a un anno. Per le imprese di piccole dimensioni, che hanno un numero di lavoratori inferiore ai 15, le pene pecuniarie sono inferiori, vanno dai 1.040, 00 a 6.200,00 euro nel caso di rifiuti di natura non pericolosa e da 2.070,00 a 12.400,00 euro per quelli invece pericolosi.
Data la nuova normativa vigente in materia di rifiuti, molte delle ditte che si occupano dello smaltimento hanno deciso di offrire un servizio dedicato ai propri clienti, proprio per aiutarli e guidarli nella corretta compilazione di questo registro.
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]]>L'articolo Pneumatici fuori uso: lo smaltimento sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>Per tutti gli automobilisti arriva il momento di sostituire le gomme ed inevitabilmente si pone il problema dello smaltimento di quelle vecchie, soprattutto quando le nuove le si acquista sul web.
Gli pneumatici sono fatti di un materiale che non può essere semplicemente smaltito buttandolo nel cassonetto dell’immondizia, ma richiede un trattamento mirato perché possa essere correttamente smaltito e riciclato.
Dal 1° novembre 2011 il Dl n.82 ha disposto che lo stesso smaltimento degli pneumatici debba essere pagato anticipatamente al momento dell’acquisto.
Forse non tutti sono a conoscenza di questa legge, ma serve proprio per evitare che il possessore se ne liberi in modo improprio pagando al momento della restituzione e inquinando l’ambiente pesantemente.

Il contribuito versato al momento dell’acquisto degli pneumatici prende il nome di PFU (Pneumatici Fuori Uso).
Questa dicitura è molto importante perché indica che al momento del cambio le gomme non sono più utilizzabili, neppure per una rigenerazione, cioè per creare un prodotto di seconda mano.
La vita del pneumatico finisce perché non può più essere recuperato, ma può diventare invece un rifiuto riciclabile in tanti modi diversi e tutti particolarmente utili.
Si stima che ogni anno solo in Italia si producano intorno alle 400 tonnellate di pneumatici non più utilizzabili e questo significa che, senza un intervento verso la riconversione del materiale, si finirebbe per creare gravi danni all’ambiente e per decine di anni. Il pneumatico fuori uso infatti può impiegarci anche più di 100 anni per decomporsi a contatto con gli agenti atmosferici e con il terreno, ma rimane comunque un materiale non biodegradabile.
La riconsegna degli pneumatici per lo smaltimento è dunque completamente gratuita e può avvenire presso qualsiasi gommista. Neppure il gommista ha alcun onere nel consegnare gli pneumatici esausti.
I gommisti infatti, proprio a seguito della legge del 2011, hanno l’obbligo di convenzionarsi con i consorzi preposti al ritiro presso ogni esercizio e tra questi ricordiamo per esempio Argo, EcoPneUS, AIRP.
Gli stessi hanno anche delle sedi dove poter riconsegnare i vostri pneumatici ormai inutilizzabili.
L’attenzione all’ambiente in riferimento al corretto smaltimento degli pneumatici si lega direttamente all’uso di gomme che a ridotto impatto ambientale.
Si tratta degli pneumatici ecologici o ricostruiti che hanno una seconda vita e possono essere nuovamente riutilizzati.
Si chiamano anche “rigenerati” perché si va a sostituire il battistrada usurato con nuovo materiale, sempre riconducibile a quello riciclato che garantisce tenuta di strada e stabilità della guida come fossero nuovi.
Viene sostituto soltanto il battistrada perché “l’anima” del pneumatico rimane pressoché intatta.
Il trattamento con il quale gli pneumatici vengono rigenerati e/o ricostruiti si chiama “vulcanizzazione”, che indica la fusione tra la base del vecchio pneumatico e il nuovo battistrada.
Le gomme per auto possono essere rigenerate una volta soltanto, al contrario di quelle per i mezzi pesanti che invece possono arrivare anche a 3 volte.
La sicurezza alla guida è garantita da una norma che riporta la sigla Ece Onu 108 per le auto, mentre cambia l’ultimo numero in 109 per i mezzi pesanti.
Gli pneumatici rigenerati sono un prodotto di recente commercializzazione e stanno conquistando un’importante fetta di mercato, come si può leggere in questo articolo, che parla di quanto siano più convenienti rispetto a quelli nuovi e quale grande contributo possono portare alla tutela dell’ambiente, ritardando il momento dello smaltimento.
La convenienza e la preferenza per pneumatici eco sostenibili si può trovare anche da rivenditori di gomme online come Tirendo che porta avanti un’importante campagna di sensibilizzazione su questo tema.

Il riciclo degli pneumatici fuori uso trova innumerevoli impieghi nei campi più disparati e può essere rivolto principalmente a due grandi aree: il ricavo di nuovo materiale e quello di energia.
Per quanto riguarda la trasformazione in nuovo materiale le gomme subiscono un processo di lavorazione che le riduce in granuli.
Questa particolare trasformazione le rende riutilizzabili per il manto stradale e la composizione di nuovo asfalto, oppure per le zolle di erba sintetica nei campi di calcio, ma anche per creare materiale isolante che si applica nella costruzione di ponti, dighe, fino ai componenti per l’arredo urbano come mattonelle per gli ipovedenti, strutture nei parchi gioco, e anche per insonorizzare gli ambienti o costruire barriere acustiche a ridosso di strade ad alta frequentazione.
Tra gli innumerevoli riutilizzi degli pneumatici c’è anche quello di trasformarle in vernici o ricreare gli strati adesivi.
Per la produzione di energia gli pneumatici sono altamente calorifici, al pari del carbone, ed è per questo che vengono impegnati nel fabbisogno energetico di centrali di energia elettrica, ma anche nei cementifici.
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]]>L'articolo IPrintDifferent, stampa volantini in carta riciclata sembra essere il primo su BioNotizie.com.
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Uno dei metodi di stampa ultimamente più utilizzati e diffusi è senza dubbio quella digitale: più semplice, più veloce e soprattutto più economica. Forse però in pochi sanno che questa stampa può essere anche più ecocompatibile!
Con IPrintDifferent è possibile la stampa di volantini, biglietti da visita, segnalibri, cartoline e libri con un occhio di riguardo per l’ambiente.
Infatti questa aziende offre la possibilità, ai propri utenti, di realizzare questi prodotti utilizzando carta 100% riciclata, garantendo al consumatore finale l’impiego di carte ottenute dalla lavorazione del legno proveniente da foreste gestite in maniera tale da rispettare le necessità e i diritti sociali, economici ed ambientali delle generazioni del presente e di quelle del futuro.
Forse in pochi sanno che il concetto di riciclo della carta nasce ben prima della coscienza ecologica, e da fattori prettamente economici: negli Stati Uniti si cominciò a riciclare la carta durante la Prima e la Seconda Guerra mondiale nel contesto dell’economia appunto di guerra e quindi per problematiche di approvvigionamento di materie prime e risparmio delle risorse.
Il fatto che gli Stati Uniti abbiano iniziato da così lunga data a riciclare la carta, ha fatto in modo che raggiungessero risultati ottimi nel campo: il 75% di quella immessa sul mercato viene riciclata (i dati italiani, relativi però al solo recupero di carta per imballaggio, sono comunque ottimi, attorno al 90%).
L’impiego di carta riciclata consente un grande risparmio in termini di sprechi, non solo per quanto riguarda il consumo delle risorse ambientali e naturali, in quanto comporta un risparmio del legname da utilizzare; ma anche in termini energetici, dal momento che la carta riciclata, che non presenta più la consistenza adatta ad essere riutilizzata, può essere usata come combustibile per generare energia.
La produzione dì carta riciclata richiede alcune specifiche fasi, successive ovviamente alla raccolta, che sono:
Dopo quest’ultima fase del lavaggio si ottiene una “nuova” polpa di cellulosa raffinata, che sarà pronta a “rinascere” come carta riciclata.
Un’alternativa alla produzione e utilizzo di carta riciclata è la produzione di carta ecocompatibile realizzata secondo il protocollo FSC di gestione forestale.
La ecocompatibilità si basa su 10 Principi e 56 Criteri di buona gestione forestale definiti e mantenuti aggiornati da FSC con la partecipazione delle parti interessate.
I parametri sono sia di natura strettamente ecologica, sia sociale ed economica. Una cosa è certa: la stampa ecologica è una splendida realtà in cui economia ed ecologia si integrano perfettamente!
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]]>L'articolo Plastica? No grazie! sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>La produzione di plastica annuale è in continuo aumento e la quantità di rifiuti che viene realmente riciclata è meno del 5 %.
Ogni anno finiscono in mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica che avvelenando l’ecosistema e distruggono la flora e la fauna.
Ma cosa possiamo fare per iniziare in prima persona a ridurre l’uso della plastica?
Ecco alcuni piccoli accorgimenti per utilizzarne di meno e ridurre così l’impatto ambientale.

1. Addio buste e sacchetti. Soltanto in Europa produciamo circa 100 miliardi di sacchetti di plastica ogni anno. Un numero impressionante che si potrebbe drasticamente ridurre. Gli shopper di plastica sono inquinanti e del tutto inutili, soprattutto adesso che persino i supermercati mettono a disposizione ogni genere di sporta riutilizzabile. A fronte di un piccolissimo “investimento” la durata nel tempo è assicurata: nel lungo periodo la spesa sarà presto ammortizzata.
2. Basta alle bottiglie di plastica. L’Italia è il primo Paese in Europa per il consumo di acqua in bottiglia di plastica. Utilizzare dei depuratori domestici e delle caraffe con il filtro, per utilizzare l’acqua del rubinetto anziché le bottiglie di plastica, è un’abitudine buona, salutare, che fa anche risparmiare. Alcune città hanno messo a disposizione distributori di acqua potabile dove è possibile riempire le proprie bottiglie di vetro.
3. Party con gli amici? Utilizza prodotti biodegradabili! Grigliate, compleanni, ricorrenze, o semplicemente una pizza per stare tutti insieme: quanti piatti e posate di plastica vengono utilizzati e successivamente gettati via (magari nemmeno nel cestino della plastica)? Perché non utilizzare allora prodotti in PLA o in amido di mais a zero impatto ambientale? Piatti, posate e bicchieri monouso biodegradabili che sono totalmente eco-firendly e si decompongono in meno di 4 settimane!
4. La routine quotidiana: basta usa e getta. Compratevi un buon rasoio e un bello spazzolino con testine intercambiabili e dimenticate il proliferare di plastica nel cestino sotto al lavandino. Il mattino vi sorriderà con oggetti più duraturi, di qualità e persino più pratici.
5. Cosmetica di plastica? La tua faccia non ne ha bisogno. Non parliamo di plastica facciale o di chirurgia estetica ma della vostra crema per la pelle: polietilene e polipropilene sono ingredienti presenti in molti prodotti cosmetici, dalle creme ai dentifrici. E anche quelli finiscono in mare. Prendendovi cura di voi stessi sapendo di contribuire ad un mondo più pulito vi farà guardare allo specchio in maniera più soddisfatta.
Questi sono solo alcuni, piccoli accorgimenti che sono di facile esecuzione e contribuiscono sensibilmente alla riduzione dei rifiuti plastici che ogni anno vengono prodotti nel mondo. Non costa niente: basta farci l’abitudine.
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]]>L'articolo Riciclare la plastica: un aiuto viene dai detersivi sfusi sembra essere il primo su BioNotizie.com.
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]]>L'articolo Spreco di carta: volantini e tecniche di stampa green sembra essere il primo su BioNotizie.com.
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La volontà di impegnarsi nella direzione della tutela ambientale è sempre più diffusa e sentita: le problematiche legate all’inquinamento e a un uso poco ragionato delle risorse naturali sono, infatti, affare di tutti. L’acqua sul nostro Pianeta non è infinita, così come non lo sono gli alberi, sempre più vessati da deforestazione e cambiamenti climatici. Le ultime cifre diffuse da Greenpeace sono a dir poco allarmanti: le cartiere consumano un terzo degli alberi abbattuti ogni anno sulla Terra. Questo perché continuiamo a voler usare carta “nuova”: circa 300 milioni di tonnellate annui nel mondo, si stima, con un dettaglio sull’Italia di 200 kg di carta a persona!
Perché non cercare di contenere questo assurdo spreco con un uso più ponderato della carta e con le nuove tecniche di stampa che garantiscono ottimi risultati anche sulla riciclata? 17 alberi vi ringrazieranno ogni 1000kg di giornali che vengono riutilizzati! Ecco perché numerose aziende del settore della stampa volantini, depliant, biglietti da visita, segnalibri, brossure, roll up e molto altro, che ovviamente usano la carta come supporto primario, si stanno strutturando per una produzione eco-compatibile. Un esempio è la tipografia online iPrintdifferent.com, che mette a disposizione dell’utente un’intera sezione di prodotti ecologici, cioè volantini e altre referenze in carta riciclata.
I detrattori sostengono che la carta ottenuta tramite il processo di riciclo/riuso sia meno bianca, più ruvida e porosa, e che renda meno chiari i caratteri stampati. Questo forse succedeva agli albori della stampa ecologica, mentre ora la qualità è altissima. Inoltre, molti preferiscono la sensazione più naturale e consistente del cartoncino riciclato, che si presta a moltissimi usi: ad esempio, i volantini di un negozio di prodotti bio sarebbero molto più credibili in materiale recycled.
“Ci sembra doveroso fornire un’alternativa eco-friendly ai nostri clienti – spiega il CEO di iPrintdifferent.com, Andrea Canale – usare carta riciclata al 100% per i nostri volantini, significa garantire la stessa qualità del prodotto normale, ma su un supporto eco-sostenibile. Chi pensa che un prodotto su carta riciclata abbia una resa peggiore, si sbaglia: grazie alle nuove tecniche di produzione e stampa, la differenza è solo nello stile ma il risultato è eccellente”.
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]]>L'articolo Raccolta differenziata: ecco come funziona precisamente! sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>Uno dei problemi più gravi, causa di male informazione, è quello relativo a rifiuti di carta, plastica, vetro, alluminio e organici vengono buttati tutti all’interno dello stesso identico contenitore.
Purtroppo ancora oggi non tutti sanno che a differenza dell’organico, che è in grado di biodegradarsi in tempi molto ristretti, tutti gli altri tipi di prodotti presentano tempi di degradazione decisamente molto lunghi: ecco perché in questi ultimi mesi in ogni città italiana si sta insistendo molto sulla raccolta differenziata dei rifiuti.
La raccolta differenziata consiste nel separare adeguatamente le differenti tipologie di rifiuti al fine di orientare ciascun rifiuto al trattamento più idoneo, come ad esempio il riciclo, il compostaggio, lo stoccaggio in discarica o l’incenerimento. E’ ovvio che il principale obiettivo è quello di riciclare le materie prime per realizzare nuovi prodotti ottenendo una notevole diminuzione dell’utilizzo delle fonti energetiche e delle materie prime sempre più in esaurimento.
Considerando che per produrre circa una tonnellata di carta riciclata, c’è bisogno all’incirca di 5000 Kwh e 400.000 litri di acqua in meno rispetto la produzione di carta nuova. In seguito alla raccolta e al corretto smaltimento dei rifiuti, è possibile risparmiare un numero notevole di materie prime e di energia per produrre nuovi prodotti, che siano di carta, plastica, vetro o alluminio.
Insomma, eseguire una corretta raccolta differenziata dei rifiuti significa aiutare il nostro pianeta e tutto l’ecosistema che oggi sembra quasi esausto, significa recuperare preziose materie prime, risparmiare energia elettrica e reimpiegare i rifiuti in un nuovo ciclo produttivo infinito! Oltre a questo, per salvaguardare al meglio il nostro pianeta e soprattutto per risolvere l’incombente problema legato alla gestione dei rifiuti serve che ognuno, nel suo piccolo, riesca a fare più attenzione minimizzando la produzione dei rifiuti e cercando di recuperare in modo creativo quello che non serve più!
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]]>L'articolo Espresso compatibili: i fondi amici della casa! sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>Il caffè però non ci viene in aiuto solo quando si avverte il bisogno di una pausa dagli impegni quotidiani. Dopo averne gustato una tazzina fumante preparata con le espresso compatibili, i fondi della nostra bevanda preferita possono esserci molto utili anche nei lavori domestici e nella cura della casa in generale.
Agli amanti del giardinaggio farà piacere sapere che i fondi di caffè sono ottimi correttori di acidità del terreno per piante, alberi e fiori appartenenti alla categoria delle acidofile (mimosa, ortensia, gardenia, rododendro, magnolia, hamamelis, erica, azalea, acero, abete, faggio, betulla, castagno, felce, giglio, calla). I fondi contribuiscono a mantenere il livello ottimale di acidità del terreno entro 6,5 di Ph. Se poi alla polvere vengono aggiunti aghi di pino il potere rinvigorente del composto sarà ancora più efficace.
Un altro modo per riciclare i fondi di caffè è di versarli in una ciotolina e riporli in frigo o gettarli nel fondo del bidone della spazzatura per eliminare i cattivi odori. L’aroma acido del caffè può essere anche un ottimo deterrente per tenere lontani i gatti dalle piante, spolverandone una manciata abbondante sulla terra dei vasi.
Un altro interessante trucco bio per la pulizia della casa consiste anche nel miscelare fondi di caffè e acqua tiepida in un flacone spray e utilizzarlo per la pulizia dei vetri. Anche la detersione di pentole, teglie e tegami sarà agevolata se al detersivo che impieghiamo abitualmente aggiungeremo i fondi di caffè. La miscela che otterremo, per il suo potere leggermente abrasivo, farà risplendere i nostri utensili.
Infine, se il terrazzo è invaso dalle formiche, basta gettarvi sopra una bella quantità di fondi avanzati. Che dire infine del profumo del caffè preparato con le espresso compatibili? Non è un ottimo deodorante per ambienti?
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]]>L'articolo Come smaltire l’olio esausto della frittura sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>A tutti noi sarà capitato almeno una volta di friggere delle patatine o del pesce, per poi trovarci in casa con la pentola in mano, senza sapere come e dove buttare quell’olio. Finisce che lo si butta nel lavandino, nel wc, nel terreno o addirittura, nei casi di ignoranza estrema, nel bidone dei rifiuti. Ovviamente tutto sbagliato. Lo stesso discorso vale anche per l’olio motore e per qualsiasi altro olio esausto che deve essere smaltito.
Iniziamo a dire che l’olio esausto non è biodegradabile e non è organico, se disperso in acqua forma una patina di 3-4 centimetri che impedisce ai raggi solari di penetrare causando importanti danni all’ambiente. Se anche un solo barattolo di olio esausto dovesse finire in una falda di acqua potabile, renderebbe l’acqua non più potabile, danneggiando inoltre i meccanismi dei depuratori. Se ti è balenata l’idea di rovesciarlo nel tuo orto o nel tuo giardino, sappi che l’olio esausto impoverisce il terreno, rendendolo meno fertile.
Smaltire correttamente l’olio esausto è quindi davvero molto importante. Dimenticatevi di rovesciarlo nel lavandino, nel wc, nel terreno, nell’orto, nel bidore rsu o in qualsiasi altro posto abbiate pensato di considerare.
Per smaltire correttamente l’olio esausto c’è solo un modo, portarlo nell’isola ecologica del tuo comune. Certo, non è che ogni volta che fate un fritto dovete prendere la macchina per andare in discarica. Basterà tenere un flacone di plastica da 5 o 10 litri sul balcone, terrazzo o dove vi torna più comodo, e riempirlo di volta in volta con l’olio esausto da smaltire.
Vi tornerà comodo tenere a portata anche un piccolo imbuto che vi aiuterà a non far cadere a terra neanche una goccia. Una volta colmo, potrete mettere il tappo e portare il vostro flacone all’isola ecologica.
Un consiglio? Tieni un paio di fogli di carta assorbente sotto al flacone e metti una bella etichetta con scritto “OLIO ESAUSTO – DISCARICA”, non si sa mai…
photo credit: VancityAllie via photopin cc
Lecobottega Blog
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]]>L'articolo Cenere del camino: i 5 usi alternativi che non ti aspetti sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>Il camino, che sogno. Lo scoppiettio, il bel calduccio, le coccole davanti alle fiamme. Il camino è in grado di creare un’atmosfera unica, che ci riporta un po’ al passato, in tempi in cui non esisteva la televisione e c’era la nonna sulla poltrona a rammendare con ago e filo qualche vecchio calzino o a preparare una tazza di tè fumante.
La cenere è il residuo solido della combustione del legno. La composizione chimica, come il suo colore, varia a seconda del particolare tipo di combustibile da cui ha origine e della temperatura di combustione, ma in genere è composta da sostanze fortemente ossidate e con temperature di fusione e vaporizzazione molto alte, come i composti ionici dei metalli (in particolare carbonati e ossidi) e povera di composti degli elementi leggeri, ed è priva di acqua.
Una volta bruciata la legna, spento il fuoco, del camino non rimane nient’altro che la cenere. Se siete abituati a prendere la palettina ed a buttarla nella spazzatura, sappiate che, molto probabilmente vi potrebbe invece tornare utile per il vostro orto e per le vostre pulizie, proprio come faceva nonna.
1) Lisciva: La cenere può essere utilizzata per la produzione di un detersivo naturale, quindi non inquinante, che si chiama Lasciva. Questo detersivo naturale può essere usato per il bucato, per lavare i piatti e per tanti altri utilizzi. La sua preparazione è semplice, e può essere fatta anche in casa.
LEGGI ANCHE: Lisciva: il detersivo fai da te che pulisce senza inquinare
2) Compost: E’ possibile utilizzare la cenere nella produzione del compost o nel letame, alle dosi indicative di 3-4 kg/m3 di materiale. La cenere difatti assorbe l’umidità in eccesso, migliorando l’aerazione della massa in fermentazione; neutralizza l’acidità provocata dalle fermentazioni; i microrganismi possono utilizzare i minerali nel loro metabolismo, inserendoli così nella sostanza organica. I minerali organicati risultano così molto più biodisponibili per le piante. Sugli appezzamenti dove si distribuisce il compost arricchito di ceneri solitamente non si vanno a distribuire altre ceneri. Evitare la somministrazione su piante acidofile, che non amano il calcio, come azalee, rododendri, camelie, eriche, ortensie, orchidee, mirtilli;
3) Sapone: Con la cenere è possibile realizzare in casa anche il sapone. Aggiungere acqua e dell’olio extravergine d’oliva. Si ottiene una lisciva molto concentrata che, unita all’olio, permetterà il verificarsi della reazione di saponificazione;
4) Anti-ghiaccio: Con i primi freddi e con le gelate notturne, si rischia di trovare l’indomani mattina, il nostro vialetto ghiacciato con il grave rischio di rovinose cadute. Per sciogliere la neve o il ghiaccio, in alternativa al classico sale grosso, è possibile usare la cenere. Cospargere con la cenere, come se steste utilizzando il sale. Vedrete che aiuterà a sciogliere neve e ghiaccio;
5) Melassa d’uva: La cenere si può utilizzare anche per preparare la melassa d’uva. Per 10 kg di uva nera serviranno 2 cucchiai di cenere. Potrete preparare in casa la vostra melassa d’uva durante il periodo della vendemmia, per avere a disposizione degli acini sempre freschi, da cui ottenere un succo concentrato. La cenere verrà filtrata durante le preparazione. La melassa d’uva è ricca di ferro e viene consigliata in caso di anemia;
photo credit: comedy_nose via photopin cc
Lecobottega Blog
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]]>L'articolo 19 Idee creative per riciclare i bancali in legno sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>Utilizzare questi pallets è anche una soluzione d’arredo economica, ecologica e davvero creativa. I bancali si prestano infatti molto bene ad essere modellati e trasformati all’occorrenza in tavolini, mensole o sedie.
I mobili così realizzati si contraddistingueranno dalla massa per il loro aspetto vintage e spartano, ma con una vena di design industriale.
Riciclare i pallets non è solo utile ed alla moda, ma è anche divertimento a basso costo. Basta saper maneggiare attrezzi come una sega circolare, una sparachiodi ed un’avvitatore per passare dei pomeriggio interi a costruire quel che più vi ispira. Sarà anche un modo per risparmiare qualche soldo nei grandi magazzini.
Basta chiacchiere, ora vi mostriamo una raccolta delle migliori opere dal riciclo di bancali.
Cestino per la raccolta differenziata dal riciclo di bancali in legno
Cuccia per cane o gatto realizzata dal riciclo di bancali in legno.
Semplice divano realizzato dal riciclo di bancali in legno.
Semplice divano realizzato dal riciclo di bancali in legno.
Divano angolare realizzato dal riciclo di bancali in legno. Anche la copertura è fatta in casa. Basta utilizzare della gommapiuma.
Bel divano realizzato dal riciclo di bancali in legno.
Fioriera realizzata dal riciclo di bancali in legno.
Bel lettino per bimbo con rotelle, realizzato dal riciclo di bancali in legno
Letto realizzato dal riciclo di bancali in legno
Mensole per il salotto realizzate dal riciclo di bancali in legno
Mensola porta-vino realizzata dal riciclo di bancali in legno
Bel sistema per riporre le pentole in cucina in maniera ordinata.
Semplice ma utile scarpiera realizzata dal riciclo di bancali in legno
Bella scrivania da ufficio realizzata dal riciclo di bancali in legno. Il vetro dona al tavolo un’aspetto elegante.
scrivania studio per ragazzo, ideale per la cameretta, realizzata dal riciclo di bancali in legno. Anche qui la realizzazione è piuttosto semplice. Basta montare 4 gambe ed il gioco è fatto.
Tavolino da caffè, da accostare al divano, realizzato dal riciclo di bancali in legno
Tavolino porta oggetti e riviste realizzato dal riciclo di bancali in legno.
credit www.designrulz.com
Lecobottega Blog
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]]>L'articolo Riciclo: nasce il network per il caffè in capsula “sostenibile” sembra essere il primo su BioNotizie.com.
]]>Si tratta di “Espressiv”, il network made in Tuscany presentato a Firenze: a circa 300 invitati sono state mostrate le innovazioni del progetto, a partire dalla formula di riciclo della plastica che è un case history a livello globale: insieme alle capsule nuove, verrà ricapitata a ogni cliente una busta codificata con un codice a barre che il corriere ritirerà – piena di capsule usate – alla consegna successiva. Da una serie di controlli si potrà verificare l’effettivo “riciclo” compiuto dagli iscritti: a quelli che non avranno riconsegnato almeno il 90% delle capsule, non verranno effettuate nuove consegne. Inoltre, su ogni capsula viene indicato il quantitativo esatto di caffeina presente in ogni unità.
“Ero stufo di vedere persone diventare allergiche al caffè dopo averne bevuto diverse tazzine in capsula – spiega Andrea Marcucci, titolare di Espressiv e ideatore del concept insieme a Roberta Banchelli – e volevo fare qualcosa di diverso rispetto alle dinamiche della produzione industriale, che spesso abitua i palati a sapori standardizzati. Il mio obiettivo è far riscoprire al consumatore il gusto vero del caffè, senza modifiche alla composizione della materia prima: in fondo, non si può pretendere che dalla chimica venga fuori tutto”.
La necessità di creare un network di questo tipo è emersa dopo il caso di Comuni “virtuosi” sul fronte del riciclo (come Capannori, nel lucchese) dove le capsule non possono essere smaltite né come materiale plastico né come organico, perché questi si trovano uniti insieme. La plastica, pur essendo biodegradabile, non rientra infatti nei 180 giorni previsti per poter considerare organico il rifiuto. Per questo, Espressiv ha deciso di costituire una rete ponendo una condizione essenziale: per continuare ad essere forniti di caffè, le capsule esauste dovranno essere restituite.
Dall’etica all’estetica, inoltre: nell’occasione Espressiv presenterà un progetto legato all’arte: l’idea è quella di personalizzare le confezioni delle capsule con opere d’arte appositamente commissionate ad artisti di fama internazionale, nonché con una mostra annuale dedicata al tema dell’eticità attraverso il mondo del arte.
Caffe sul Web
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Come utilizzare semi, buccia e foglie del sedano: 5 idee per ririclarlo
Il sedano è una delle verdure più utilizzate in cucina, grazie alla sua estrema duttilità e alla varietà dei suoi usi per sfiziose ricette. Può essere impiegato per una fresca insalata contro la calura estiva, così come si presta benissimo come ingrediente d’eccezione all’interno di gustosi minestroni e …
via StileNaturale:
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Il sedano è una delle verdure più utilizzate in cucina, grazie alla sua estrema duttilità e alla varietà dei suoi usi per sfiziose ricette. Può essere impiegato per una fresca insalata contro la calura estiva, così come si presta benissimo come ingrediente d’eccezione all’interno di gustosi minestroni e varie zuppe. Oltre a presentare diverse proprietà gastronomiche tuttavia, il sedano si arricchisce anche di altre funzioni estremamente variegate e particolari in moltissimi ambiti diversi tra loro. Ecco alcuni dei benefici meno noti. SEMI DI SEDANO PER L’INFUSOPer la preparazione di un infuso caldo da bere prima di andare a letto o per un momento di relax, bastano 1.5-2 grammi di semi di sedano in una tazza di medie dimensioni. Un ottimo metodo per ricavare al meglio tutte le proprietà e i benefici del sedano con una preparazione rapida, semplice e adatta anche a color che ricercano delle bevande diverse dal solito. FOGLIE DI SEDANO PER IL SUGOMalgrado siano in molti a scartare le foglie di sedano, anche queste parti possono rivelarsi particolarmente utili, ad esempio per la preparazione di un sugo delizioso. E’ sufficiente porre nel mixer le foglie accompagnate da noci, olio, un goccio di limone e pinoli per ottenere un condimento d’eccezione sia per piatti di pasta che per altri secondi. E’ possibile inoltre variare gli ingredienti combinati – ad esempio con aglio, pepe bianco – per ottenere una variante dal gusto sempre differente, così da abbinarla al meglio in ogni occasione.BUCCIA DI SEDANO PER IL DADO VEGETALESe è vero che le foglie non vengono sempre utilizzate, la buccia a maggior ragione raramente viene impiegata in qualche procedimento. Anziché gettarla via, con la buccia del sedano e di altre verdure come carote e patate unite ad un pizzico di sale, si può creare un dado da cucina vegetale senza additivi e conservanti. Basterà lasciarlo riposare un giorno appena in un’apposita formina quadrata e potrete utilizzarlo nelle vostre minestre, aggiungendo così tutte le migliori proprietà nutritive delle verdure utilizzate.COCKTAIL DI SEDANOIl fatto che sia utile per primi, secondi e altre pietanze non toglie il fatto che il sedano possa essere anche impiegato per creare degli aperitivi gustosi e conviviali. Con quelli che normalmente vengono considerati “scarti”, come le foglie e le parti che si rimuovono solitamente, si può creare un cocktail al sedano: sarà sufficiente radunare 100-150 grammi delle parti suddette, frullarlo con l’aggiunta di succo di limone (o d’arancia),versare dello spumante secco o del rum e mescolare il tutto ultimando con zucchero o zenzero.OLIO DI SEDANOAlcune varianti gastronomiche sono date da diverse combinazioni di ingredienti preesistenti, e spesso presentano soluzioni inaspettatamente piacevoli. Se un elemento comune come l’olio, presente in ogni tavola, viene fatto bollire a 60-65°, si può ottenere un ottimo olio con il sapore forte del sedano, aggiungendo semplicemente del sale a piacere e mescolandolo per bene una volta raffreddato. Si otterrà un condimento inusuale, da abbinare per vecchie ricette, ma con nuovi sapori. Pier Luigi Mucciolo
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Non è una novità quella secondo cui il problema del riciclo, sia diventato per qualcuno una fonte di business. E non ci si riferisce a chi gestisce in maniera più o meno lecita le discariche, quanto invece a chi ha saputo trovare una ricchezza, in quello che per altri viene visto come un problema: il rifiuto. L’esempio più lampante è quello che viene dal mondo degli pneumatici, dove abbiamo assistito ad un vero e proprio boom delle aziende che riciclano vecchie gomme andate in disuso, sostituendo il vecchio battistrada e fabbricando pneumatici nuovi di zecca. Alcune tra le più grandi marche di produzione di pneumatici si stanno infatti spendendo per la causa ecologica, e oltre alla vendita, ovviamente, degli pneumatici ricostruiti (o rigenerati), che potete trovare in vendita online qui, stanno sperimentando sempre più frequentemente nuove mescole, addirittura vegetali, per ridurre o far scomparire del tutto l’impatto inquinante sull’ambiente.Pneumatici a parte è un po’ tutto quello che gira intorno al riciclo dei rifiuti che può essere trasformato in una professione in un momento in cui i lavori scarseggiano: come? Attraverso l’apertura di una “stazione ecologica”, ovvero un’azienda presso la quale privati o pubbliche amministrazioni possono depositare i propri rifiuti, che poi verranno avviati al riciclo Attraverso le stazioni ecologiche è possibile riciclare i materiali più disparati, dalla carta ed il cartone, all’alluminio, al vetro, alla plastica, dai prodotti chimici agli oli esausti, fino anche ai rifiuti ingombranti ed ai rottami derivanti da demolizioni.Ovviamente lo stoccaggio di un materiale che è comunque un rifiuto non può essere effettuato ovunque. Esiste dunque un regolamento che definisce in maniera chiara quelle che devono essere le caratteristiche logistiche di una stazione ecologica. Caratteristiche come la semplice accessibilità tramite strade urbane per chi proviene dal centro abitato, il rispetto del Piano Ambientale Idrogeologico locale, che ad esempio serve a prevenire che gli accumuli di rifiuti possano andare ad inquinare la falda acquifera sottostante; sempre in questa ottica è anche obbligatorio dotare la stazione ecologica di una pavimentazione isolante e che sia in grado di reggere i grandi carichi derivanti dalla presenza di camion ed autocarri atti al carico – scarico dei rifiuti da riciclare.
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RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI
La raccolta differenziata dei rifiuti è quel processo per cui si dividono le varie tipologie di rifiuto solido urbano (RSU) per poi indirizzarli alle diverse modalità di smaltimento. E’ un processo sempre più necessario per l’ecologia e il rispetto della natura ma anche per la vivibilità delle nostre città. Le …
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La raccolta differenziata dei rifiuti è quel processo per cui si dividono le varie tipologie di rifiuto solido urbano (RSU) per poi indirizzarli alle diverse modalità di smaltimento. E’ un processo sempre più necessario per l’ecologia e il rispetto della natura ma anche per la vivibilità delle nostre città. Le immagini dei rifiuti di Napoli hanno fatto il giro del mondo.
I paesi che per primi introdussero la raccolta differenziata furono i paesi del nord Europa già dagli anni settanta. Ma in Italia solo negli ultimi dieci anni si è cercato di implementare seriamente la raccolta differenziata e con risultati non omogenei sul territorio.
La raccolta differenziata chiama in causa principalmente la coscienza dei cittadini che si devono impegnare in prima persona a differenziare i rifiuti già nelle loro case per ottenere buoni risultati di raccolta.
I sistemi di raccolta differenziata sono sostanzialmente 2:
– RACCOLTA IN STRADA con i diversi cassonetti di colore differente. Ultimemente sono stoti creati in molti paesi gli ecopunti per razionalizzare la raccolta in strada.
– RACCOLTA PORTA A PORTA Non sono i cittadini a portare i rifiuti nei cassonetti, ma sono gli incaricati del servizio che passano a domicilio a ritirarli. Per facilitare le operazioni, vengono spesso forniti alle famiglie bidoni o bidoncini. Generalmente utilizzata nelle città permette un notevole aumento dei risultati ma anche dei costi.
Se si vuole ridurre il volume delle discariche diminuendo il riciclaggio, la raccolta differenziata è l’unica soluzione per selezionare i tipi di rifiuti e reintrodurli nel ciclo produttivo.
Oggi la raccolta differenziata sta diventando un’esigenza sempre più impellente che deve però essere affiancata da sistemi di smaltimento (discarica, compostaggio, inceneritore,ecc…) efficienti altrimenti è priva di senso e si trasforma in maggiori costi per la società.
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Ecologia e natura attraverso idee di sviluppo sostenibile.
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]]>Trattiamo oggi brevemente un prodotto termoplastico ed uno dei processi industriali della sua lavorazione.

Il PVC (sigla del cloruro di polivinile, conosciuto anche come polivinilcloruro) è tra i polimeri del cloruro di vinile in assoluto il più importante appartenente alla categoria ottenuta da monomeri vinilici ed è una delle materie plastiche più diffuse ed utilizzate al mondo, specie per la realizzazione di profili PVC.

Al suo stato puro si tratta di un materiale rigido però può essere lavorato in miscela con prodotti che ne cambiano di molto le caratteristiche rendendolo duttile, malleabile e flessibile (basti pensare alle guaine morbide in PVC). Garantisce la realizzazione di prodotti estremamente stabili a temperature ambiente e quindi molto sicuro nel campo delle applicazioni tecnologiche. Ciò nonostante è ad alto indice di pericolosità se bruciato o anche solo se viene scaldato ad alte temperature a causa della presenza di cloro (può liberarsi come diossina). Alcuni estrusi pvc possono essere i seguenti:
Ne deriva che il campo di applicazione è pressoché infinito, anche perchè il PVC può essere riciclato e quindi in un’ottica di Green Sustainability potrebbe risultare uno di quesi materiali che, per mezzo del riciclo, può abbattere l’impatto ambientale che la sua produzione ha determinato Estrusione Plastica Con estrusione si fa riferimento ad un processo industriale di trasformazione della plastica. Per mezzo dell’estrusione si procede quindi alla deformazione della materia plastica (ad esempio del cloruro di polivinile o polivinilcloruro meglio conosciuto con l’acronimo commerciale di PVC) maturando la possibilità di produrre pezzi dalla sezione costante e di lunghezza variabile (come ad esempio tubi, lastre, barre, profilati, guaine da adibirsi ai più svariati utilizzi). Ne deriva quindi che l’estrusione della plastica rappresenta un processo industriale fondamentale dell’attuale economia di consumo. Basta guardarsi intorno per capire quanto questo sia vero e quanto i profili in PVC (profili estrusi in pvc) siano presenti nella nostra quotidianità.
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]]>Quale cornice migliore per incontrare i produttori e più in generale i professionisti del settore lighting e parlare di recupero e riciclo di questa categoria di prodotti. Come sempre innovazione tecnologica e proposte inedite e originali saranno i protagonisti indiscussi dei sei giorni di Fiera e FuoriSalone, un appuntamento a cui Ecolamp vuole contribuire quest’anno con un argomento in più: la raccolta differenziata e il recupero di materiali dai prodotti dell’illuminazione, il settore RAEE (Rifiuti di apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) in cui il consorzio è specializzato.
Ecolamp, infatti, mette a disposizione dei propri aderenti soluzioni logistiche efficienti per il recupero e lo smaltimento delle apparecchiature di illuminazione a fine vita, secondo una logica di ottimizzazione dei costi e rispetto dell’ambiente. Inoltre, sin dal 2009 Ecolamp offre servizi di raccolta volontari dedicati ai professionisti e ideati dal consorzio per andare incontro alle esigenze e alle necessità del settore. Extralamp è il servizio di ritiro gratuito a domicilio dedicato agli installatori con quantitativi superiori a 100 kg, a cui al momento sono iscritti oltre tremila professionisti; Collection Point e Grandi Centri sono invece punti di raccolta convenzionati che, con una presenza capillare di oltre 80 siti in tutt’Italia, permettono la consegna diretta di qualsiasi quantitativo di lampade a fine vita. Nel 2012, oltre il 64per cento (circa 1.050 tonnellate) del totale delle sorgenti luminose recuperate dal Consorzio proviene dai servizi volontari dedicati ai professionisti.
“Nel corso di Euroluce saremo a disposizione di produttori e professionisti del mondo dell’illuminazione certi di poter rispondere alle richieste di ciascuno in qualità di leader del settore e sistema collettivo di riferimento per la raccolta delle fonti di illuminazione esauste – dichiara Fabrizio D’Amico, Direttore Generale di Ecolamp – Siamo lieti di poter incontrare un pubblico attento come quello del Salone del Mobile e diffondere anche in questo contesto una corretta cultura del riciclo” conclude D’Amico.
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]]>Una splendida idea è quella di realizzare un originale cestino porta rifiuti solo con vecchie riviste.
Prendiamo tutte le riviste più grandi che riusciamo a trovare e strappiamo le pagine doppie che si trovano nella parte centrale e che sono anche le più lunghe. Muniamoci di spago e colla vinilica.
Con ogni foglio di giornale preparate delle lunghe striscioline, ripiegando ogni foglio più volte su se stesso. Si devono ottenere delle strisce piatte di almeno 5 cm e piuttosto rigide. Incollate le striscioline in modo da renderle compatte ed inamidate. Incrociate adesso le strisce, poggiandole su un piano, una sull’altra creando una trama ed ottenendo un quadrato. Per la base con uno spago piuttosto lungo, arrotoliamolo attorno ad ogni strisciolina del quadrato, in modo che si crei un perimetro di spago che darà stabilità al cestino. Alla fine legate le estremità dello spago con un nodo.
Per i lati, occorre intrecciare le stesse striscioline che sporgono dalla base, unendo tra loro quelle dei lati attigui. Destra con sinistra e sinistra con destra, piegandone una sull’altra. Fino ad esaurimento delle strisce.
A fine lavoro è consigliabile cospargere l’opera con un composto di colla e acqua da tutti i lati per renderla più stabile e rigida.

Idea utilissima e bellissima è quella di riutilizzare i vecchi asciugamani sdruciti trasformandoli in un morbido tappetino per il bagno. Occorrerà solo una griglia semirigida di spago di 50 cm x 30 che troveremo in qualsiasi ferramenta. Tagliate adesso l’asciugamano in sottili strisce piuttosto lunghe. Annodate adesso ogni striscia in un quadratino della griglia. Basta fare un nodo per ogni striscia e più strisce annoderemo più morbido e fitto verrà il nostro tappeto. Certo, come potete immaginare, il lavoro e’ piuttosto lungo e ripetitivo e richiede un’enorme pazienza. Ma è molto semplice e l’effetto è davvero straordinario.
Le vecchie bottiglie di plastica possono trasformarsi in una scopa da giardino. Bastano 4 o 5 bottiglie di plastica a cui va tolta con un coltello la parte superiore. Quella del tappo per intenderci. Poi bisognerà praticare lungo la bottiglia dei tagli in verticale, con le forbici, formando una frangia di striscioline. Avremo così ottenuto delle setole rustiche per la pulizia del giardino.
Incastrate adesso le 4 0 5 bottiglie così modificate l’una dentro l’altra, anche piegandole, se necessario.
Fissatele poi tutte insieme utilizzando la parte superiore di un’altra bottiglia ed incastrandole al suo interno. Usare poi del fil di ferro per bucarle e legarle insieme da parte a parte. Alla fine basta inserire il palo di legno all’interno del collo della bottiglia che sporgerà verso l’alto. Limate o tagliate il palo affinchè sia della misura giusta e fissatelo meglio con l’aiuto di due chiodi.
Avrete ottenuto una comodissima scopa rustica!
Maggiori informazioni riguardo l’arte del riciclo creativo
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]]>Yes.life: il web magazine della sostenibilità ambientale e della vita sostenibile e divertente

Eccoci arrivati al secondo appuntamento con il riciclo creativo, dopo aver visto i 5 modi per riutilizzare la caffettiera, oggi parliamo di tappi!! Quando si dice tappo si apre un mondo, ogni bottiglia, ogni bevanda ha il suo: forme diverse, colori più disparati, materiali versateli e grandezze variabili! Un oggetto così piccolo che finisce velocemente nelle nostre pattumiere può diventare invece una grande fonte di ispirazione per la nostra fantasia nel riciclo creativo.
I tappi a corona, quelli delle birre ad esempio, possono diventare dei simpatici bottoni per ravvivare e dare un tocco eco-chic ad un vecchio golf! L’idea è di una creativa argentina: Noelia. Dopo aver appiattito accuratamente i tappi con un martello, ha fatto quattro fori con un grosso chiodo e ha smussato accuratamente i buchi. Una volta finito questo lavoro, li ha dipinti di colori vivaci, ma se vi piace lo stile un po’ vissuto potete lasciarli anche così come appaiono. Questi bottoni possono venire usati anche come elementi decorativi e potete utilizzarli in seguito nei vostri progetti creativi.
Bottiglie di plastica con annessi tappi! Di questo tipo li troviamo già anche colorati e in alcuni casi non servirà neppure decorarli! Specialmente prima delle vacanze ci troviamo alla disperata ricerca di un porta-pillole per le emergenze: mal d’auto, per il mal di testa o per le nostre necessità. I tappi ci vengono in aiuto come un’aspirina nei momenti peggiori! Quello che vi occorre sono dei tappi di plastica con circonferenza di 3,3 cm e altezza 1,3cm, un pezzo di plastica tagliato dalla bottiglia, le cui dimensioni devono essere 10.5 cm x 2 cm. Prendete la colla e stendetela sulla parte che andrà internamente al tappo che posizionerete in basso, mentre con l’altro chiudete il vostro piccolo cofanetto. Adesso potete dare spazio alla creatività per decorarli, potete usare perline, fiocchi, nastri, stoffa. Ecco qua il tutorial dettagliato.
Armatevi di colla e di una base semirigida e realizzate il vostro tappeto per esterno con tappi di plastica e per interno con tappi di sughero! Se avete una piscina o una doccia all’aperto ecco una splendida idea, un tappetino fatto con usando i tappi delle bottiglie di plastica che ormai ci invadono la casa. Seguite questa guida e sbizzarrite la vostra fantasia alla ricerca di diverse fantasie e colori. Se invece siete alla ricerca di un tappetino per il bagno o di uno sfizioso per arricchire la vostra zona living vi servono 175 tappi di sughero (magari fatevi aiutare nella raccolta..175 bottiglie di spumante sono pesanti da buttar giù J). Ecco le spiegazioni su Craftynest!
Questa è un’idea simpatica per riportare in tavola i tappi di sughero! Simpatici segnaposto per tutte le occasioni, basterà praticare una fessura lungo il tappo e inserirvi il cartoncino con il nome del commensale, semplice e veloce si può fare anche con i bambini rendendo speciali le loro festicciole!
Carina e originale la tenda di tappi di bottiglia! Si possono usare sia quelli in sughero che quelli a corona e se vi piace il look pop anche quelli colorati in plastica! Ottimo sfogo di creatività per creare zone riparate da sguardi indiscreti con un tocco moderno. Questi tendaggi sono ottimi anche come scaccia mosche! Ecco qua uno dei tanti tutorial che si trovano in rete!
Sonia Scommegna
Se vuoi approfondire questo argomento segui il link: Riciclo creativo: 5 modi per riutilizzare i tappi delle bottiglie
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Altre informazioni inerenti Riciclo creativo: 5 modi per riutilizzare i tappi delle bottiglie:
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La straordinaria diffusione della plastica nella nostra vita quotidiana deriva sicuramente dalla capacità di questo materiale di ammorbidirsi con il calore e di adattarsi ad uno stampo nel quale, indurendosi, assume la forma definitiva degli oggetti. Ma com’è fatta la plastica, e perchè è importante riciclarla? Inizieremo con un po’ di storia, per poi addentrarci nelle varie tipologie di plastica e nel modo in cui è meglio riciclarle, fino ad arrivare a consigli pratici su come fare la raccolta differenziata di PET e PVC. Concluderemo con una serie di curiosità sul mondo del riciclo della plastica. Scarica la guida in formato pdf!
Tutte le plastiche sono costituite da macromolecole dette polimeri che sono catene di molecole più piccole, i monomeri. Le materie plastiche sono sostanze artificiali prodotte utilizzando soprattutto petrolio, ma anche gas naturale o carbone e, da qualche anno, pur se in quantitativi limitati, mais e patate. Esistono molti tipi di plastica, diverse tra loro per caratteristiche e destinazione d’uso ma tutte ampiamente utilizzate perché resistenti, leggere e facilmente utilizzabili per prodotti in grandi serie e per la conservazione dei cibi. Le materie plastiche più diffuse sul mercato dei prodotti di consumo sono: – Il PE, polietilene. A seconda del processo di lavorazione, si presenta sotto forma di sacchetti, bottiglie per latte, flaconi per detergenti, tappi, giocattoli, pellicole e altri imballi. – Il PP, polipropilene. E’ utilizzato per usi diversi: dagli oggetti per l’arredamento ai contenitori per alimenti, dai flaconi per detersivi e prodotti per l’igiene personale, alle moquette, ai mobili da giardino. – Il PVC, cloruro di polivinile. E’ impiegato per la produzione di blister per confezionare prodotti vari, di film, e tubi. È presente anche nelle porte, nelle finestre o nelle pavimentazioni e persino nei teloni per campi da tennis. – Il PET, polietilentereftalato. Oltre che esser trasformato in fibre sintetiche e nastri per cassette, è utilizzato soprattutto per le bottiglie per le bibite e l’acqua minerale. Questa materia plastica consente di produrre bottiglie molto leggere ed infrangibili. – Il PS, polistirene. Conosciuto come polistirolo, si trasforma in vaschette per alimenti, posate e piatti. Quando viene espanso serve per produrre imballaggi di protezione e per isolamento termico delle pareti nelle abitazioni.
L’industria delle plastiche si è sviluppata a partire dal 1907 quando il chimico belga Leo Baekeland realizzò la bakelite. Utilizzando prodotti sintetici (fenolo e formaldeide), lo scienziato aveva creato la prima vera plastica. Ma è nel 1931 che ha inizio la produzione di PVC e, dopo la scoperta del Polietilene, è la volta del Polipropilene. Ad inventarlo fu un italiano, Giulio Natta, che nel 1963, per questa scoperta, fu premiato con il Premio Nobel. La plastica è poi entrata nella vita quotidiana come sinonimo di modernità, praticità, consumo. Una vera e propria rivoluzione dell’universo domestico. Dall’arredamento alle componenti elettroniche fino alla produzione di oggetti di ogni genere con forme sempre più fantasiose, la plastica incide ormai sensibilmente sul nostro vivere quotidiano ed è entrata a far parte della nostra estetica grazie alla sua versatilità in termini di linea e colore. Un materiale che ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione del nostro gusto rispetto alla forma e al design, considerando che, in certi casi, è entrato a far parte dei pezzi pregiati dei musei di arte moderna. Vediamo ora il successo e le problematiche del PET, ed il riciclo della plastica…
Lanciate una quindicina d’anni fa, le bottiglie di PET hanno conquistato in pochissimo tempo l’industria delle bevande, i commercianti e i consumatori. La leadership secolare del vetro ha dovuto subire così un drastico ridimensionamento. Le bottiglie di plastica dominano ormai quasi totalmente il mercato delle acque minerali e delle bevande, s’impongono sempre più sul fronte dei succhi di frutta e cominciano ad invadere il settore della birra. Soltanto per l’imbottigliamento di vino e superalcolici gli esempi di utilizzo del PET sono, in Italia e all’estero, ancora limitati ma in evoluzione. Oggi, 8 bevande su 10 vengono vendute in bottiglie di plastica. Il PET è inoltre diventato familiare per diversi altri prodotti come l’olio o l’aceto, cosmetici e detergenti. Ma perché ili PET ha questo successo? Semplice. È molto più leggero del vetro, più ecologico del PVC e più pratico delle lattine di metallo. Inoltre la produzione di articoli in PET riciclato (R-PET) da bottiglie post-consumo richiede il 60% di energia in meno rispetto all’impiego di PET vergine. Ma bisogna non dobbiamo dimenticare le problematiche ambientali che ci impongono di ridurre draticamente l’uso di plastica ed in particolar modo del PET. Il riciclo della plasticaLe ragioni per cui è importante fare la raccolta degli imballaggi di plastica sono moltissime. Questi materiali non sono biodegradabili e alcune tipologie contenenti cloro producono diossina quando bruciate. Dal recupero e dal riciclo delle materie plastiche viceversa è possibile ottenere nuovi contenitori e moltissimi oggetti utili per il nostro quotidiano. Bottiglie e flaconi di PET e PE, per esempio, possono ridiventare fibre tessili e nuovi flaconi, risparmiando così materie prime ed energia. Gli imballaggi di plastica, inoltre, grazie all’attività di Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica), possono essere riciclati e tornare a nuova vita, ad esclusione di quelli destinati ad uso strettamente alimentare e quindi contaminati. Con il PET riciclato, ad esempio, si ottengono così fibre per imbottiture, maglioni, “pile”, moquette, interni per auto, lastre per imballaggi vari. Dal PVC, invece, si ricavano tubi, scarichi per l’acqua piovana e altri prodotti utili soprattutto nel settore dell’edilizia. Nuovi contenitori per detergenti, tappi, film per i sacchi della spazzatura, pellicole per imballaggi, sono invece ottenuti dal riciclo del PE. Se invece i diversi tipi di plastica vengono selezionati e rilavorati insieme, si ottiene una plastica riciclata eterogenea, quella impiegata per produrre panchine, arredi per esterni, recinzioni, e cartelli stradali. Oggi, inoltre, è possibile differenziare anche gli imballaggi per alimenti e finalmente piatti e posate di plastica. Inizialmente la raccolta differenziata di imballaggi di plastica, era attiva solo per le bottiglie e i flaconi, ma oggi per assicurare l’omogeneità dei materiali recuperati, si sta progressivamente allargando anche per altri oggetti. A spingere in questa direzione sono soprattutto le aziende municipalizzate che gestiscono i rifiuti urbani. Anche altri imballaggi in plastica, dunque, come quelli utilizzati per gli alimenti, sacchetti, scatole, vaschette e pellicole sono sempre più destinati al riciclaggio. Vediamo ora cosa differenziare e cosa invece non va buttato nel sacco della plastica…
– non raccogliere pennarelli, squadrette, o giocattoli come il frisbee o le palle. – il polistirolo è riciclabile, ma non sempre è differenziabile. È opportuno infatti controllare le norme che regolano la raccolta differenziata nel proprio Comune per sapere se può essere riciclato.
– bottiglie di plastica per acqua e bibite – flaconi per detersivi e detergenti – flaconi di shampoo – contenitori per cosmetici – sacchetti per la spesa – pellicole – vaschette
Fino a poco meno di un anno fa’ i bicchieri i piatti e le posate di plastica non andavano differenziati. Pur essendo dello stesso materiale del vasetto dello yogurt, non potevano essere messi nel sacco della plastica in quanto non rientravano nella categoria “imballaggi”. La normativa europea e italiana, infatti, prevede l’obbligatorietà del riciclaggio soltanto per quei prodotti destinati a contenere e proteggere specifiche merci per i quali i produttori e gli utilizzatori sono chiamati a pagare il contributo ambientale Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi). Per piatti e bicchieri di plastica il contributo Conai non era richiesto. Ma attenzione, la normativa è finalmente cambiata, cosicché posate, piatti e bicchieri usa e getta possono essere differenziati con la plastica!
Riciclare non basta se non si conoscono le semplici regole per preparare al meglio i rifiuti. Ecco le 4 regole da ricordare quando si fa la raccolta differenziata delle bottiglie di plastica PET. 1) Eliminare le etichette Le etichette di carta devono essere tolte completamente dalle bottiglie, perché complicano sensibilmente il processo di riciclo, rendendolo di fatto meno economico ed ecologico. Le etichette in plastica sottile possono essere lasciate al loro posto, purché siano anch’esse in PET per esser riciclate tranquillamente insieme alle bottiglie. 2) Schiacciarle nel modo giusto Bisogna sempre schiacciare le bottiglie prima di buttarle nel bidone apposito. Il modo giusto è farlo appiattendole in senso longitudinale, ripiegando la base sul corpo. Schiacciarle dal basso verso l’alto accartocciandole, infatti, è un procedimento che complica il processo di recupero e riciclo meccanico. 3) Occhio ai tappi Per non rendere vano lo schiacciamento, i tappi devono essere sempre lasciati sulla bottiglia in modo da non far ritornare l’aria dentro il corpo. L’alternativa più ecologica è quella di riciclarli separatamente, essendo fatti di un materiale differente rispetto al PET. Per questo sono attive alcune iniziative locali legate alle associazioni Onlus che si incaricano di riciclare soltanto tappi. 4) Metterle nel bidone giusto Anche se può sembrare una banalità, bisogna sempre ricordare di gettare la plastica nelle campane destinate alla raccolta differenziata della plastica. Molte bottiglie ancora non arrivano nei bidoni per il riciclo della plastica, soprattutto quelle che vengono consumate fuori casa. Ogni bottiglia può fare la differenza! Vediamo il viaggio della pastica riciclata e qualche curiosità…
Una volta che il PET viene correttamente riciclato, il CoRePla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio, il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi il Plastica) lo raccoglie e lo vende alle imprese riciclatrici che lo sottopongono ad un processo di lavaggio con acqua a 90° e soda per eliminare i residui del contenuto, la colla delle etichette e le altre impurità, fino a produrre scaglie o granuli di R-PET. Altre industrie trasformatrici di materie plastiche, trasformano l’R-PET in nuovi oggetti. In questo modo il ciclo ricomincia.
Lo sapevate che… – Con 20 bottiglie si confeziona 1 maglione di pile. – Il 75% del materiale utilizzato per fabbricare una maglietta può essere dato da bottiglie di bevande gassate riciclate. – Oggi il 90% dei contenitori di prodotti liquidi per la pulizia della casa e per l’igiene personale sono in plastica. – Nei rifiuti urbani e assimilati figurano ogni anno circa 5 milioni di tonnellate di materie plastiche, il 40% delle quali è costituito da imballaggi. – La Svizzera è leader mondiale nel riciclaggio di bottiglie di plastica. Oltre l’80% dei contenitori PET ritorna sul mercato per una seconda vita. Il successo è dovuto alla sensibilità ecologica della popolazione ma anche al sistema di gestione dei rifiuti e, ovviamente, alle tecnologie di riciclaggio molte delle quali made in Italy. -Anche in Italia esistono impianti di riciclaggio in grado di separare automaticamente le varie tipologie di plastica, distinguendo il peso specifico e il colore. -Attraverso strumenti a raggi X si possono riconoscere i materiali e separarli. Il codice Unicode, infatti identifica il codice all’interno della sigla sugli oggetti, ovvero il numero nel logo composto da tre frecce in posizione circolare. Alberto Maria Vedova Se vuoi approfondire questo argomento segui il link: Uso, riuso e riciclo della plastica: la guida completaArgomenti trattati: 21030 | YesLife: Scienza e Tecnologia – Mobilità Sostenibile – Moda e Bellezza – Design e Architettura – Viaggi e Natura – Eco Cultura e Società – Prodotti e Consumi Eco Altre informazioni inerenti Uso, riuso e riciclo della plastica: la guida completa: Yes.life: il web magazine della sostenibilità ambientale e della vita sostenibile e divertente Yes.life è il web magazine della vita sostenibile, ecologica,solidale,green,e divertente
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Siete bravi con la raccolta differenziata? Se non lo siete, attrezzatevi: non solo per la salvaguardia dell'ambiente, ma anche perché molti materiali, se correttamente separati e conservati, sono uno strumento utile in moltissimi modi, anche in quelli che non vi aspettereste!
Prendete il polistirolo: se lo differenziate, alcuni scienziati troveranno il modo di trasformarlo in energia ricavandone una miscela di biodiesel, mentre altre aziende lo ricicleranno creando nuovi oggetti. Se invece decidete di conservarlo, a voi il compito di usare la fantasia, con il riciclo creativo: la soluzione più ecosostenibile, perché anche il riciclaggio industriale comporta un costo e un inquinamento, legati ai processi e alle tecnologie che richiede.
Pensate alle classiche vaschette di polistirolo del supermercato: è sufficiente lavarle per mandare via gli eventuali odori (l’ideale con acqua e aceto), e poi potrete realizzare una bella attività con i vostri bimbi, per esempio armandovi di pennelli e tempera e dipingendole a vostro gusto, trasformandole in divertenti scatole porta-oggetti per le loro stanzette.

Oppure, se li decorate da voi, possono diventare dei simpatici vassoi per confezionare i biscotti e dolcetti che avete fatto per i vostri amici, o dei graziosi sottobicchieri ecologici per le cene in famiglia, o delle decorazioni natalizie (il polistirolo si taglia con un semplice taglierino, e si presta anche ad essere decorato con ago e filo!).
Un altro uso per cui vale la pena di conservare il polistirolo è l’imballaggio di oggetti fragili da spedire: basta spezzettarlo, e il gioco è fatto.

Sul web, poi, troverete moltissimi spunti suggeriti da chi, come voi, ha a cuore l’ambiente e non si risparmia con la fantasia. Buon divertimento!
Marina Piconese
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]]>Articolo pubblicato per gentile concessione di YesLife.it Your enjoyable, sustainable life. Dalle energie rinnovabili ai prodotti ecologici, parlando non solo di natura ma anche di biotecnologie al servizio della sostenibilità ambientale.

Immaginate quanta carta e cartone finiscono in discarica dopo l’uso: tutti alberi abbattutti, trasformati con l’utilizzo di energie, altro materiale, processi inquinanti, che poi diventano cartoni destinati ad essere usati una sola volta o, nella peggiore delle ipotesi, volantini pubblicitari che finiscono a terra. Ma con una corretta raccolta differenziata ed un uso sapiente ed ancora più creativo di quello che li vuole trasformati in fogli di carta riciclata, questo materiale può diventare molto di più. Il cartone in fondo è un materiale resistente e una volta recuperato può diventare un oggetto durevole, destinato ad accompagnarci nel tempo: un pezzo d’arredo, ad esempio. Si, proprio un pezzo d’arredo, ricavato da materiale riciclato, e lavorato sapientemente fino a diventare un oggetto di design! Come ad esempio la poltrona ONDA, ricavata da cartone a doppia onda riciclato: ha una forma sinuosa ed elegante, non si direbbe davvero che un tempo fu uno scatolone! Stessa filosofia e design opposto per la poltrona CUBE, che come gli altri pezzi coniuga design e sostenibilità per una scelta responsabile ma anche di gusto! Si, di gusto, come il tavolino e la libreria che vedete sotto: sono semplicimente geniali!!!
Abbiamo immaginato questi sistemi d’arredo in uno show-room, in un ufficio creativo, in un incubatore di idee… ma anche nelle nostre abitazioni, a dare un tocco di personalità in più! Ma dove trovarli? Questi in particolare li produce un’azienda che dà ampio spazio alla creatività, si chiama Pregia, e li troverete su www.iorisparmioenergia.com un negozio completamente votato all’ecosostenibilità, al riciclo, ed al risparmio energetico, proprio come piace a noi! Bene, siamo andati a provarli ed abbiamo fatto un paio di domande: abbiamo potuto appurare che l’arredamento realizzato da intagli di cartone riciclato permette di realizzare componenti in materiale eco-compatibile e di facile riciclaggio. Un materiale che ha raggiunto livelli di robustezza e di durata nel tempo paragonabili ai materiali migliori attualmente in commercio. Infatti, ci spiegano i responsabili di IoRisparmioEnergia, il cartone, prima di essere intagliato per l’assemblaggio, può essere trattato con sostanze ecologiche che lo rendono idrorepellente e ignifugo. Renzo Zanetti Amministratore di IoRisparmioEnergia, è molto contento dell’arredamento riciclato che propone insieme a Pregia: “ci aiuterà a sensibilizzare maggiormente i nostri clienti nei riguardi dell’arredamento eco-compatibile e sull’utilizzo consapevole dei materiali. E’ il momento giusto per ridurre il più possibile il consumo dei derivati dal petrolio, come a esempio la plastica, ed iniziare a sfruttare concretamente anche i processi di riciclaggio della carta. Il risparmio, il design utile e l’eco-sostenibilità sono valori comuni di questa partnership”. Sante parole Renzo! E se volete dare un’occhiata al negozio online, su IoRisparmioEnergia potete inoltre trovare tantissime soluzioni che contribuiscono all’efficienza ed al risparmio energetico, come kit depuratori per poter bere tranquillamente l’acqua del rubinetto con un bel risparmio di tempo, fatica, co2, denaro; kit fotovoltaici semplici da installare in autonomia per autoprodurre energia; e molti altri prodotti assolutamente interessanti! Se vuoi approfondire questo argomento segui il link: Arredamento riciclato: da carta e cartone a tavolini, librerie e poltrone! Una veste grafica semplice e “verdeggiante” per affrontare quotidianamente le tematiche che, affrontate o meno, avranno il potere di cambiare il mondo di domani. Argomenti trattati: 21030 | YesLife: Scienza e Tecnologia – Mobilità Sostenibile – Moda e Bellezza – Design e Architettura – Viaggi e Natura – Eco Cultura e Società – Prodotti e Consumi Eco Altre informazioni inerenti Arredamento riciclato: da carta e cartone a tavolini, librerie e poltrone!: , , , Yes.life: il web magazine della sostenibilità ambientale e della vita sostenibile e divertente, Yes.life è il web magazine della vita sostenibile, ecologica,solidale,green,e divertente
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Ogni anno vengono venduti in Italia circa 30 milioni di pneumatici per autovettura, 2 milioni per autocarro, 3 milioni per mezzi a 2 ruote e 200.000 per mezzi industriali ed agricoli, cui corrisponde, in linea di massima, l’uscita dall’uso di altrettante quantità di pneumatici a fine vita. Questi i dati forniti da Ecopneus – la società senza scopo di lucro per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale dei Pneumatici Fuori Uso (PFU), creata dai principali produttori di pneumatici operanti in Italia in base all’art. 228 del Decreto Legislativo 152/2006 – che stima siano circa 380.000 le tonnellate di pneumatici che diventano fuori uso ogni anno nel nostro Paese: una risorsa dalle enormi potenzialità di riutilizzo (bitume, energia, insonorizzazioni, etc.), il cui esito, fino al 2006, era prevalentemente la discarica. Oggi, invece, grazie all’articolo 228 del decreto Legislativo 152/2006 non è più possibile portare copertoni in discarica – pneumatici che sarebbero stati ‘smaltiti’ per combustione -, ma è obbligo smaltirli tramite appositi macchinari per dare vita a nuovi materiali, impiegati soprattutto in campo edile e di ingegneria civile, o utilizzati come combustibile per produrre energia elettrica o nei forni dei cementifici. C’è da sapere che per costruire un pneumatico di un’autovettura, occorrono 7 kg di gomma per la cui produzione sono necessari 27 litri di petrolio, mentre per un pneumatico industriale, 60/70 kg di gomma, l’impiego è di circa 100 litri. BIOWORLD ALTRESCARPE ricicla materiali per produrre scarpe artigianali con la suola di gomma; anche Timberland ha lanciato la scarpa con suola di GOMMA RICICLATA della linea Earthkeepers2.0 , appositamente progettate per non essere buttate, ma smontate per recuperare le materie prime e riciclate esse stesse. La TIRE ART è un filone artistico che ricicla i copertoni per fare opere d’arte, sculture urbane. L’interesse verso i pneumatici è ormai un dato di fatto: interessante la durata di questo materiale, praticamente infinita, il loro reperimento per usi domestici è semplice e gratuita. In giardino Altalene Sedute da giardino In casa Giulia Landini
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Andate a fare una passeggiata nel bosco, rimescolate il manto di foglie morte e avvertirete subito un odore gradevole: man mano che andrete in profondità, foglie, rami, resti d’animali ed insetti, perdono progressivamente la loro forma ed i colori originali. È qui, a pochi centimetri di profondità, troverete un terriccio soffice, di colore scuro che profuma di “bosco”, ricco di Humus. Piante e foglie morte, frutti caduti al suolo, spoglie e deiezioni d’animali, tutte le sostanze organiche che si accumulano nel sottobosco, diventano il nutrimento del super-organismo formato dagli esseri viventi che popolano il terreno. Le grandi molecole organiche presenti nei vegetali (amidi, zuccheri, cellulosa, resine, oli..) diventano cibo per i batteri e per altri microrganismi che dalla degradazione di queste molecole, a base di carbonio, traggono energia. Su quello che resta dell’originaria materia organica e sugli stessi batteri e funghi, si avventa una miriade di organismi di maggiori dimensioni quali insetti, artropodi, anellidi che, oltre a finire di mangiare le briciole, scavano e rimescolano quello che ormai è diventato un soffice terriccio bruno su cui l’ossigeno dell’aria e l’acqua apportano le ultime trasformazioni chimico-fisiche. Dopo qualche mese, tutto si è trasformato in una cosa nuova, il COMPOST, ovvero un terriccio fine ricco di organismi viventi e di sostanze nutritive, nelle condizioni fisiche e chimiche ottimali per essere facilmente assorbite dalle radici delle piante. COME PARTIRE
I 6 PASSI PER UN BUON COMPOSTAGGIO DOMESTICO 2 – Avanzi verdi e marroni: quali rifiuti per produrre compost? E quali no? 3 – La triturazione degli avanzi 4 – L’acqua 5 – Calore 6 – Gli starter QUALCOSA VA STORTO? Giulia Landini
La foto è tratta dal sito koraorganics
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]]>Con estrusione della plastica si identifica un determinato procedimento di produzione industriale che serve a deformare la plastica (ci riferiamo alla materia prima e quindi plastica in granuli di piccole dimensioni) affinché, attraverso il riscaldamento dei granuli a specifiche temperature, i granuli possano fondersi insieme, essere eventualmente addizionati di addittivi specifici, essere eventualmente colorati ed infine si possa conferire loro una forma prima del raffreddamento e del consolidamento.
La particolarità dell’estrusione delle materie plastiche consta nel fatto che l’estruso (vale a dire il prodotto dell’estrusione, alias profilo o profilato, alias trafilato in quanto con il termine trafilatura si intende proprio l’estrusione) è caratterizzato da lunghezza variabile (determinata dalle esigenze della specifica applicazione) e da sezione fissa e costante.
Vediamo come ciò sia possibile esaminando il disegno:
I granuli di plastica vengono caricati nella tramoggia di carico (2) e la vite (1) ruotando provvede a spingerli verso la filiera (3) che provvede a sagomare la plastica che nel frattempo è stata scaldata dal cilindro in cui ha sede la vite, per ottenere poi il prodotto estruso (4). A questo punto si provvede a raffreddare il prodotto estruso ed a tagliarlo della lunghezza necessaria.
Le filiere (3) sono dei cilindri in acciaio pieno in cui si ricava un “foro”. Questo foro può non è detto che sia di forma rotonda ed è quello che conferisce la sagomatura del profilato estruso.
Esistono differenti metodi di estrusione:
Tramite estrusione è possibile lavorare ad esempio i seguenti materiali:
E’ importante sottolineare che si affacciano sul mercato le bio-plastiche, bio-polimeri e bio-materiali che possono essere utilizzati anch’essi in estrusione (pensate ad alcuni stick per cani realizzati in amido di mais ad esempio) e quindi un nuovo mondo, molto più pulito e GREEN ci aspetta nel prossimo futuro.
Articolo realizzato da Booster Web Marketing per Sbamet.it
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Il compostaggio è una tecnica che offre così tanti vantaggi da far dimenticare alcuni piccoli inconvenienti. Con il compostaggio si può chiudere il cerchio, cioè si può rendere il proprio giardino autosufficiente, avendo un ecosistema in miniatura in cui nulla va disperso.
I vantaggi del compostaggio sono molti e si dividono in vantaggi sociali, economici e pratici. Il compostaggio permette di ridurre il volume dei nostri rifiuti, e quindi di ridurre il volume delle discariche e l’inquinamento ambientale che ne deriva (emissione di gas e inquinamento di falde acquifere). I vantaggi economici sono presto calcolati: ogni anno spendiamo soldi per comprare terriccio e concimi per le nostre piante, con il compostaggio possiamo evitare di acquistare tutto questo. Inoltre, siccome il mare è fatto di tante piccole gocce, se ognuno di noi riduce la quantità di rifiuti da smaltire, alla lunga si ridurranno pure le tasse per lo smaltimento dei rifiuti.
Ulteriori vantaggi: il compost è un fertilizzante usato in natura da millenni e i nutrienti non vengono dilavati facilmente dalla pioggia (insomma concime bilanciato a lenta cessione), migliora la struttura del terreno (senza bisogno di grandi sbancamenti di terra), apporta microrganismi buoni al terreno. Le piante, infatti, non traggono giovamento solo dai nutrienti presenti nel suolo ma pure dalle interazioni con muffe e batteri presenti nel suolo (è stato scoperto che le radici di alcune piante rilasciano zuccheri e sali minerali nel terreno per “allevare” microrganismi che le aiutano ad assimilare le sostanze nutritive).
In natura, la sostanza organica “inutile” (foglie secche, rami morti, feci, carcasse di animali) è decomposta e messa così a disposizione di altri organismi, soprattutto le piante che sono alla base di tutte le catene alimentari.
Non tutto il materiale è decomposto con la stessa rapidità. I residui a lenta decomposizione costituiscono l’humus, una sostanza molto complessa, le cui proprietà principali sono quelle di mantenere costante l’acidità del terreno, legare i sali minerali e i nutrienti (rilasciandoli lentamente), trattenere umidità e mantenere porosità nel terreno. (vedi scheda sul terreno).
Il compostaggio è una tecnica che imita la natura e che permette di ottenere humus (compost) in poco tempo e senza spesa. Il 30% dei nostri rifiuti è costituito da sostanza organica “inutile” che può rapidamente essere trasformata in un terriccio ricco di nutrienti, insomma ne vale la pena!
Il lavoro maggiore di trasformare i nostri rifiuti in cibo sopraffino per le piante lo fanno i microrganismi. In una zolletta di terra sono presenti miliardi di organismi divisi in: batteri, funghi, muffe, lieviti, vermi e insetti (tranquilli questi ultimi due sono per lo più microscopici). Questi microrganismi, per sopravvivere, mangiano i rifiuti e i loro scarti sono l’humus!!!!
C’è un però, i nostri micro-spazzini hanno bisogno di ossigeno e acqua, quindi ci tocca un po’ di fatica. In breve, bisogna rimescolare ogni tanto il cumulo di rifiuti (che non è una massa maleodorante) e inumidirlo.
Il composter può essere fatto in casa: basta prendere una rete metallica e farne un cilindro o un cestone per l’immondizia, rivestire il cilindro con tessuto non tessuto o un sacco di juta o tessuto che permetta la traspirazione e coprire con un coperchio impermeabile.
Il metodo meno costoso è quello del cumulo, se si ha dello spazio a disposizione. Con questo metodo è sufficiente ammucchiare in un angolo del giardino o dell’orto gli avanzi e il gioco è fatto al resto provvederà la natura (tranne che ai rivoltamenti e all’umidificazione).
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Avete della farina scaduta in dispensa? Prima di gettarla nel cestino, dovete assolutamente scoprire quante cose si possono fare con questo semplice ingrediente. Antiparassitario naturale Un rimedio per le allergie al lattice La colla di farina Maria Giovanna Tarullo
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Se siete degli amanti e cultori della pasta madre, saprete certamente che, se rinfrescata costantemente, il suo volume aumenta. Tanto che, certe volte, si è costretti a buttarne una parte: ma c’è una bella notizia! Si può riciclare la pasta madre in eccesso facendo degli ottimi grissini. Vediamo come.
Procedimento Coprite e fate lievitare ancora 1 ora direttamente sulla spianatoia. Adesso torcete le strisce su se stesse per ottenere la classica forma a spirale, infine rullateli su se stessi; adagiate i grissini su una teglia con carta forno. Non vi aspettate la classica consistenza ‘vuota’ del grissino da supermercato: questi sono grissini di pane, pieni e non troppo morbidi, gustosi e squisitamente appena fatti! Giulia Landini
Come fare il pane con il lievito madre e la pasta madre. In 7 mosse, dalla farina al forno Farine forti e farine deboli: quali scegliere per il pane fatto in casa? Intolleranza al glutine: come fare la pasta madre senza glutine Gli spacciatori di pasta madre, chi sono? Come fare il pane con il metodo della piegatura |
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Spingere il consumatore a riflettere prima di acquistare allo scopo di aiutarlo a sviluppare un pensiero critico verso le scelte quotidiane, comprendendo così se si necessita realmente di quel prodotto. Questo significa “pensare e vivere sostenibile” per il team dell’e-commerce GREENSHOPVIDEO, una realtà del tutto insolita all’interno del mondo degli store virtuali poichè l’obiettivo non è quello di vendere ad ogni costo, ma riuscire a fornire un’adeguata informazione e permettere al cliente di approcciarsi con dei valori sostenibili. Da qui la decisione di comunicare attraverso dei video realizzati al fine di fornire notizie dettagliate sull’utilizzo e le funzionalità dei prodotti che vengono proposti al pubblico affinchè possano stabilire se soddisfi le loro necessità. Greenshopvideo offre una vasta gamma di articoli interamente riciclati: dalle borse create con le camere d’aria delle biciclette alle lampade led a ricarica solare, spazio anche ai giocattoli ad energia solare ed al monouso in MaterBi e PLA. Il team di Greenshopvideo ha deciso di aderire ad un nuovo modo di fare economia prendendo parte al progetto “Arcipelago Scec“, un patto stretto fra persone, imprese commerciali, artigiane, agricole, professionisti ed enti locali, al fine di promuovere localmente lo scambio di beni e servizi accettando in cambio una percentuale del prezzo in Buoni. La percentuale accettata da Greenshopvideo è del 10% su tutti i prodotti. Quella dello Scec non è l’unica novità dello store virtuale, un’iniziativa altamente sostenibile è quella dell’Imballo Zero. Anzichè realizzare delle scatole e degli imballaggi personalizzati ha preso vita la decisione di accordarsi con delle aziende del territorio per recuperare alcune delle loro scatole, quelle migliori, quelle che vengono usate a loro volta non per contenere ma come riempimento. In questo modo il cliente quando acquisterà su Greenshopvideo.com sarà sicuro che anche la scatola per la spedizione impatta positivamente sull’ambiente. Associato all’Imballo Zero, sul territorio di Napoli e Caserta vengono effettuate anche le Spedizioni Zero che prevedono l’utilizzo esclusivo di biciclette a pedalata assistita per la consegna del prodotto. Così da non produrre alcun tipo di emissione di CO2. Greenshopvideo ha scelto per Stile Naturale tre prodotti da presentare ai lettori : BATTERIA DI SCORTA AD ENERGIA SOLARE La batteria di scorta solare consente di caricare i cellulari o piccoli apparecchi elettronici ovunque. L’accumulatore di 1800 mAh offre una riserva di energia che permette di caricare completamente la batteria del tuo cellulare. Maria Giovanna Tarullo
Publiredazionale
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