
The post È nato il LUMINARIO DI STILE ®, con FLORISOFIA® appeared first on Anna Turcato.
]]>Da quanto tempo aspettavo questo momento! Quasi non ci credo che da oggi anche tu conoscerai questi nomi e questi strumenti.
Adesso ti racconto! Ma andiamo con ordine. Ecco tutta la storia che è una storia di rinascita, evoluzione e fioritura.
A Giugno 2022 io ho cominciato a presentarti la parola STILOSOFIA, sia nella newsletter che sui social.
Il 15 Settembre 2022 ho scritto questo articolo per raccontare la nascita ufficiale della STILOSOFIA, a cui era seguito il primo corso di STILOSOFIA.
Cosa era la STILOSOFIA per me?
Mi cito:
Una filosofia per accompagnarvi a fiorire.
La filosofia che permea ogni mia azione, ogni mia scelta, ogni mio contenuto professionale anche sui social network.
Quell’articolo e quel corso dovevano rappresentare un inizio, l’inizio di un percorso che avrebbe, nelle mie intenzioni, rivoluzionato le sorti della consulenza d’immagine perché avevo elaborato un metodo per conoscersi grazie alla moda.
Un metodo per indossare la propria personalità e professionalità in un maniera consapevole e competente.
Ti faccio un esempio pratico.
Immagina di avere un importante impegno a cui partecipare domani: come ti vestiresti?
Magari sceglieresti il tuo abito più bello o quello con cui ti senti più a tuo agio. Magari “andresti sul sicuro” e metteresti qualcosa che “funziona sempre anche se non ti convince”. Forse verresti colta dal panico del “non so cosa mettermi eppure ho l’armadio pieno”. Probabilmente ti sentiresti come una di queste donne.
In tutti i questi casi: cosa direbbe ogni capo di abbigliamento scelto e indossato da te?
Immagina adesso che la tua preferenza si orienti su un look come questo:

Che parole “pronunceresti” insieme alla camicetta di seta con fiocco e quali “emozioni” trasferiresti ai tuoi interlocutori grazie ai pantaloni palazzo?
Ti sei mai chiesta perché la seta è un materiale considerato più prezioso, per esempio, del cotone, della lana o del lino (e non sto parlando del “prezzo reale” ma di quello “percepito”)?
Come mai il fiocco sul davanti rende il capo più raffinato ed elegante?
Lo diresti che quello che comunichi tu oggi, indossando i pantaloni palazzo, è profondamente legato alla storia di questo capo, in voga tra le donne prima della seconda Guerra Mondiale?

Come mai, allora come ora, i pantaloni palazzo affermano “sicurezza”, “serietà”, “fermezza” e “stabilità”?
Infine lo sapevi che in tutto questo c’entra Elsa Schiaparelli? La stilista (una delle mie preferite nella storia e sicuramente una rivoluzionaria della moda) che, nello stesso periodo, lanciò anche la “gonna pantaloni”?

(Ps: vogliamo parlare della modernità? Ps2: la gonna pantalone ti sembra più scanzonata e leggera dei pantaloni a palazzo perché ispirata allo stile delle tenniste – che furono tra le prime donne a scoprire le gambe con la ragione dello sport e che, proprio nel periodo tra le due guerre, cominciarono a venire pagate – non quanto gli uomini ma almeno come gli uomini – per giocare sulla terra rossa. Ma questa è un’altra storia, una storia che sicuramente ti racconterò).
Tornando al look sopra: sai cosa significa e afferma la presenza della cintura rossa?
E hai idea di come cambierebbe la tua comunicazione se tu, sotto ai pantaloni palazzo, mettessi un paio di décolleté o dei mocassini? (e non sto parlando di comodità, né di bellezza ma solo e soltanto di comunicazione consapevole).
Ecco dentro alla STILOSOFIA ci sarebbero state le TUE risposte alle domande sopra.
La STILOSOFIA sarebbe stata la tua BUSSOLA di stile.

Attraverso la moda avresti compreso te stessa! E avresti capito come comunicarti con gioia e sicurezza.
Ma come fare? In cosa consisteva il metodo che avevo ideato?
Ero pronta a rivelarti tutto!
E poi? E poi nei miei piani c’era di registrare il nome STILOSOFIA, proprio come avevo già fatto con FIORETTE® e FIORISCO®, ma gli impegni erano sempre tanti e il tempo passava…fino a che, a fine Novembre 2022, è arrivato come uno tsunami di bellezza il mio Fiorellino e io sono diventata mamma di un neonato “da 0 a 100” in due giorni (con conseguente, inaspettato e meraviglioso stravolgimento di vita).
Però avevo sempre continuato (da Giugno 2022, come detto) ad usare quella parola per “etichettare” come afferenti alla mia filosofia i miei contenuti sui social e non solo.
La STILOSOFIA faceva parte del linguaggio del mio brand e ogni mio contenuto era STILOSOFIA (anche i “giochi” formativi su Instagram – quando Instagram aveva altre dinamiche ed ecco perché adesso c’è il Gruppo Margherita – per cui vi chiedevo, per esempio, di descrivermi il vostro abito da sposa o vi invitavo a dirmi che capo di abbigliamento rappresenta per voi il concetto di libertà, così da studiarvi e raccontarvi qualcosa di inedito sulla vostra personalità e sulle vostre possibilità di vestire la felicità – trovi molti esempi nelle mie stories in evidenza su Instagram).
Nel frattempo, praticamente ogni giorno, pensavo: “appena riesco registro il nome!”.
Fino a che…
Ad Agosto 2023 mi è arrivata una mail in cui era scritto che la parola STILOSOFIA era di qualcun’altra e io non la potevo più usare.
In quella mail, uno studio legale mi spiegava che, a Ottobre 2022, una mia collega aveva avviato le procedure per registrare il nome STILOSOFIA e che, ad Agosto 2023, le pratiche della registrazione erano state completate e, dunque, il nome, da quel momento, era suo e io non dovevo più menzionare quella parola.
Ricevere quella mail è stata una bella botta!
In più non potevo dirti nulla perché non sapevo cosa fare ed era una situazione complicata.
Avviare un procedimento legale? Sarebbe stata la parola dell’altra consulente contro la mia.
La collega sosteneva, infatti, che non aveva mai visto un mio contenuto e che, solo cercando la “sua” parola STILOSOFIA su Instagram, mi aveva trovata e aveva chiesto ai suoi avvocati di scrivermi.
Anche se io parlavo di STILOSOFIA da ben prima che lei avviasse le pratiche di registrazione. Tanto che, dopo essermi fatta seguire a mia volta dallo studio legale che mi ha aiutato nella registrazione di tutti i miei marchi, abbiamo ottenuto che per tutto quello che io avevo definito come STILOSOFIA sul blog, in newsletter e come # (hashtag) sui social, prima dell’avviso della registrazione da parte della collega, era mio diritto mantenere il nome/l’etichetta STILOSOFIA. Almeno avrei conservato tutti i contenuti pregressi!
La cosa più difficile per me? Il pensiero di lasciare andare una parola che come ti spiegavo qui, sentivo e sento ancora molto affine a me.
Una parola che mi era venuta in mente, passeggiando sulla spiaggia davanti a casa e pensando al mio professore di filosofia del liceo.
D’altronde il mio tono di voce e il mio vocabolario sono molto identificativi proprio per l’accordo dei miei temi con il mio sentire e il mio intendere la vita e il mio lavoro.
Ogni cosa che dico, scrivo e creo somiglia esattamente a ciò che penso e pratico tutti i giorni nella mia quotidianità come persona e come professionista che fa la style strategist, consulente d’immagine e formatrice dal 2012.
Ecco perché i miei “follower” riconoscono se una persona scrive e/o fa cose “alla Anna Turcato” e me lo segnalano sempre.
Come è finita con STILOSOFIA?
È finita che io avevo Fiorellino da crescere e, dopo tutte le verifiche con l’azienda che gestisce le mie questioni legali legate al copyright (e che, come ho scritto, mi ha seguita nella registrazione di FIORISCO®, FIORETTE® e di altre cose che verranno e che sto per raccontarti) ho deciso che non valeva la pena di incaponirmi in un contenzioso che rischiava di portarmi via solo tempo e denaro, trasformandosi magari in un nulla di fatto.
Così ho bussato alla porta della mia amica PollyAnna che mi ha detto: “che meraviglia, adesso puoi trovare un nome ancora migliore!”.

PollyAnna è sempre stata la mia maestra di vizio della felicità (e compagna fedele di nuovi progetti).
Ovviamente all’inizio, in realtà, avrei voluto mandarla a stendere, la cara PollyAnna, anche perché la perdita della parola STILOSOFIA mi ha davvero danneggiata dal punto di vista professionale, costringendomi a fermare un treno di idee che era già partito.
Mi ha condizionata anche nella produzione di contenuti in newsletter e sui social (se non potevo ascrivere i miei concetti alla mia filosofia, mi sembrava uno spreco divulgarli).
Insomma: avevo dovuto mettere in stand-by il progetto.
Ma poi PollyAnna mi ha convinta e aveva ragione: tanto che i nuovi nomi sono arrivati, sono diventati due e sono bellissimi!
Inoltre i nuovi nomi hanno portato con loro delle consapevolezze nuove perché lavorarci sopra mi ha aiutata a focalizzare meglio il metodo e a renderlo ancora più funzionale.
Ovviamente la nascita dei due nuovi nomi non è stata immediata e ha necessitato di un investimento di tempo (per inventarli) e denaro (per registrarli): ecco perché è così emozionante, e anche un po’ terrorizzante, per me svelarteli ora.
Nomi che ho già brevettato e che, da Marzo 2026, hanno la ®, così da essere al riparo da ogni possibile e spiacevole inconveniente.

Cosa non potevo lasciare andare della parola STILOSOFIA?
La parte di “sofia” e cioè il riferimento alla Σοφία che, in greco antico, significa conoscenza e sapienza.
Per FIORIRE ci vogliono conoscenza e sapienza: conoscenza di noi e di chi siamo.
Conoscenza e sapienza anche di come fare e di come agire (perché l’azione è importante quanto la teoria).
È la conoscenza la prima leva per poter svelare agli altri, ma soprattutto a noi stesse/i, le nostre possibilità di bellezza e crescita.
È conoscerci e conoscere che ci fa realizzare l’opportunità di raccontarci esattamente per come siamo, vestendo la nostra unicità.
Ecco perché è dal lontano 2015 che vi parlo di filosofia (qui paragonavo il mio lavoro alla maieutica di Socrate).
E poi sento molto mio il riferimento alla lingua greca perché, come spiegavo anche qui, io sono una classichina e studiare il greco ha influenzato e continua a influenzare, ogni giorno, il mio modo di approcciare al mondo.
Tradurre i testi greci ti insegna a guardare le cose da un’altra prospettiva e a interpretare la realtà attraverso uno studio attento dei contesti e delle sfumature (quel mare che guarda il protagonista del testo, lo guarda con la tristezza di lasciare il posto in cui si trova o con la gioia di andare verso il futuro? Capire questo ti aiuterà a comprendere cosa significa l’aggettivo μελαγχολικός –melancholikós– attribuito alla parola mare e a scegliere tra “triste e sentimentale” – entrambi presenti nel dizionario – per la traduzione corretta – ecco mi è venuta voglia di tornare a studiare il greco).
In FLORISOFIA® alla conoscenza ho aggiunto la fioritura e, così, il nome è ancora più nostro.
Noi che, da lungo tempo, abbiamo deciso di non mimetizzarci come fanno i cactus (anche questo articolo è del 2015) ma di FIORIRE.
(e adesso che la “fioritura” personale è un concetto di moda è ancora più giusto rimarcare quello che, da tanto, fa parte del nostro linguaggio).
E poi: hai notato la differenza?
Quando avevo presentato la STILOSOFIA la avevo definita:
Una filosofia per accompagnarvi a fiorire.
FLORISOFIA® è, invece:
Io ci sono sempre, sono sempre lì con voi a “fare maieutica” (a proposito di filosofia), pronta ad accompagnarvi a “tirare fuori” la vostra essenza, come faccio dal 2012 anche attraverso gli strumenti che sto presentando in questa lettera, ma il focus si sposta da me a voi, DA ME A TE!
Perché tu potrai, insieme a me, trovare la tua di FLORISOFIA®, quella che accompagnerà proprio te a vestire la TUA felicità.
È come nella filosofia. Platone aveva la sua filosofia, Immanuel Kant ne aveva un’altra, Arthur Schopenhauer (il mio filosofo preferito alle superiori) studia la filosofia di entrambi e si fa ispirare per poi creare una nuova filosofia: la sua.
Non ti preoccupare non voglio esporti un trattato sul filosofo tedesco (che scrisse anche l‘“Arte di essere felici”) ma semplicemente farti un paragone.
Tu, infatti, potresti essere colpita dall’evoluzione di stile di Kate Middleton perché senti che la sua forza garbata è ciò che ti piacerebbe trasmettere.

Ma potresti anche trovare degli spunti interessanti nel look del potere di Melania Trump, magari affascinata dalla foggia rigorosa dei suoi completi in cui ritrovi comunque qualcosa di te.

Grazie allo studio della FLORISOFIA® di entrambe le donne e all’osservazione consapevole dei tuoi desideri e di come si intonano alle loro parole di stile, riuscirai a trovare la tua di FLORISOFIA®.
Io ti accompagnerò in questo “svelamento”!
D’altronde l’ho sempre fatto!
È da tanto che io e te facciamo FLORISOFIA®, da prima di avere questo nome a definire le nostre pratiche.
Per esempio, ti ricordi di quando abbiamo parlato qui su Instagram dei “brutti” look di Cate Blanchett?

(Avevo approfondito qui con il Gruppo Margherita nelle nostre mail private in occasione dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, adesso puoi leggere anche tu le mie considerazioni segrete).
Outfit che su di lei diventano meravigliosi perché si accordano, appunto, alla sua FLORISOFIA® e, dunque, al suo modo di vestire la sua unicità.
Un’unicità che non è sempre uguale a sé stessa ma funziona perché ha un filo rosso che unisce tutte le scelte di stile con coerenza e forza. Un filo rosso che è di fatto la FLORISOFIA® e che, seguendolo, porta verso la fioritura.
Leggerezza + struttura.

Particolarità (che trascende ciò che è bello e ciò che è brutto) + linearità.

Parole accordate insieme tra loro in una musica perfettamente bilanciata.
Parole che fanno parte del suo stile e che richiamano l’essenza dell’attrice e il suo modo di essere più profondo.
E le medesime parole sono state indossate da Cate Blanchett anche con le mise recentemente scelte per calcare il red carpet del Festival di Cannes.
Di nuovo: linee pulite che vengono accostate ad un dettaglio “esagerato” e parlante.

Combinazioni di stile che su un’altra donna sarebbero potute diventare meno armoniose ed apparire tutt’altro che affascinanti. Su di lei non solo funzionano ma risultano memorabili.

Questo succede perché Cate Blanchett indossa la sua FLORISOFIA®.
E, come nella filosofia, non c’è un giusto o uno sbagliato assoluto, è tutta una questione di identificare la linea di pensiero e di comprendere se fa per noi.
D’altronde un tulipano non è più giusto di una rosa o di un mughetto.
Dunque, quando vi racconto la storia di stile di star, vip, principesse etc è sempre e solo per solleticare i vostri occhi e i vostri pensieri e indirizzarvi verso la vostra FLORISOFIA®.
Accompagnandovi ad applicare il coolhunting alla vostra vita!
Proprio come ho fatto qui, parlando dei look indossati dalle protagoniste del Diavolo veste Prada 2.

Tu potresti non aver visto nemmeno un secondo del film (e neanche essere intenzionata a vederlo) ma osservando questa immagine:

o quest’altra immagine:

potresti capire qualcosa di te e delle tue parole di stile, attraverso il riconoscimento delle parole di stile (della FLORISOFIA®) delle diverse protagoniste del film.
Così come tu potresti essere colpita o meno (e magari pure infastidita) da questo look a pois (indossato recentemente da Demi Moore a Cannes).

O ancora potrebbe affascinarti il colore di questo completo (scelto da Kate Middleton durante la sua visita in Italia di qualche giorno fa), oppure potresti trovarlo non così tanto interessante.

Faccio la consulente d’immagine dal 2012 e non so dirti quante volte, confrontandomi con voi, ho capito che “riconoscere il proprio stile” non è cosa così scontata.
Spesso, e anche a ragione poiché “conteniamo moltitudini”, non sappiamo definirci, però sappiamo definire quello che ci piace.
Vale pure per i capi d’abbigliamento e le ispirazioni a tema immagine: sappiamo cosa “ci fa battere il cuore”, anche se, magari, pensiamo di non poterlo indossare.
Quali sono i motivi delle tue preferenze?
Che parole dicono i capi di abbigliamento, le forme, i colori, gli stili che ti colpiscono? Come potresti portare quelle parole nei tuoi look quotidiani? Come si accordano alle tue?
Ti sei mai fatta queste domande?
La filosofia nasce sempre dalle domande, perché se non impariamo a farci le domande giuste non arriveremo mai alle risposte che davvero ci aiuteranno a evolvere e, appunto, a fiorire chi siamo.
Potresti dirmi: ok bene: tutto molto affascinante ma nella pratica?
Se devo andare ad un impegno di lavoro come nel tuo esempio sopra, cara Anna, come faccio concretamente? Come connetto tutti i puntini e le ispirazioni?
Hai ragione!
Perché la filosofia non è solo teoria, ma anche un “modo di vivere“, una ricerca del fondamento delle cose, giorno dopo giorno, azione dopo azione.
Conoscere è importante ma, come ho scritto anche sopra, poi bisogna agire e per iniziare ad agire ci vogliono GLI STRUMENTI GIUSTI.
Ed è qui che cambia tutto ed è qui che, tornando alla nostra cara amica PollyAnna e alla dolorosa mail in cui mi veniva annunciato che non avrei più potuto usare il termine STILOSOFIA, ho capito mi è stato fatto un favore, perché così:
La lampadina si è accesa nel mio cervello mentre parlavo con Chiara Gandolfi, che si occupa di naming (e di tante altre cose).
Mentre cercavo “il nuovo nome”, ho fatto con lei un paio di ore di consulenza a Marzo del 2024 (pensa da quanto vado avanti con questa storia che ti sto raccontando). Chiara, ad un certo punto, mentre parlavamo, mi ha detto: “Anna ma tu ti sei resa conto che tra le tue parole ed espressioni torna e ritorna la LUCE?”
“È proprio vero! La fu STILOSOFIA serve a fare luce”, mi sono detta allora, “e il mio obiettivo, nella maieutica che applico ogni giorno con clienti, corsisti e con chi si rivolge a me per vestire con sicurezza e conoscenza i propri panni, è di illuminare verità e sensazioni che sono già presenti ma che, per via del fatto che rimangono in ombra, non vengono riconosciute”.
D’altronde, perché i fiori sboccino ci vuole la LUCE!
Che illumina e che, grazie al suo calore, aiuta a dischiudersi in tutte le possibilità di forme e colori.
“E io come la faccio la luce?”, mi sono chiesta: “come illumino chi si rivolge a me ma anche, in generale, chi mi legge e mi ascolta”?. “Attraverso le parole della moda!“, mi sono risposta.
Per mettere in atto la FLORISOFIA® , cioè la conoscenza di come noi possiamo fiorire, ci vuole il LUMINARIO DI STILE®!
Da quanto volevo presentartelo e che gioia poterlo finalmente fare!
È uno strumento ma anche un metodo per potersi indossare (nella vita di tutti i giorni e anche sul lavoro) in un modo consapevole e competente.
Cosa ti aiuta a fare il LUMINARIO DI STILE?
E come lo fa? PARTENDO DALLE “PAROLE DI STILE”.
Come una sorta di vocabolario (da qui l’assonanza con il nome luminario) che ci aiuta prima a capire e poi a vestire.
Mi spiego meglio.
Ogni elemento di stile e di immagine porta con sé parole ed espressioni sulla base di due cose:
1) la sua storia e la sua evoluzione;
2) le sue caratteristiche.
Osserva, per esempio, il confronto sotto:

Ci sono dei motivi precisi per cui se tu indossassi il primo vestito (che: 1- ha una linea ad A, 2- ha una fantasia a quadri, 3- è colorato di blu, bianco e nero) appariresti più rigorosa e trasmetteresti meno vicinanza rispetto a se mettessi il secondo abito (floreale, con colori primaverili e complementari su base rosa e con una foggia più fluida).
C’è anche una ragione per cui, se l’abito a quadri fosse a “quadretti vichy” la percezione e la comunicazione cambierebbero.

E questa ragione risiede nel fatto che, come ti spiegavo qui, il Vichy “nasce” come disegno utilizzato nei contesti vacanzieri e domestici.
Allo stesso modo: come mai il primo look sotto appare meno formale del secondo?

La risposta risiede nei capi di abbigliamento che compongono entrambi gli outfit.
Felpa + giacca over + borsa a tracolla + jeans + sneakers, da una parte.
Giacca modello Chanel + blusa + pantaloni fitted e alla caviglia + décolleté (sempre modello Chanel) + borsa tenuta in mano (spoiler: se tieni la borsa in mano racconti, a livello percettivo, che tu “non hai bisogno di avere le mani libere”, ci avevi mai pensato?).
Ognuno di questi elementi può parlare di te: tu lo sai cosa dice? E sai cosa racconteresti se lo indossassi?
Allo stesso modo, c’è una spiegazione se con la giacca in pelle ti senti bene o se, magari, questo capo di abbigliamento non fa per te e se, nella “mezza stagione”, per esempio, preferisci mettere un trench.
Due capi che, in realtà, hanno qualcosa in comune a partire dalla loro storia: sia il trench, come spiego qui, che la giacca in pelle nascono, infatti, come “giacche per l’azione”. Entrambe vengono create e studiate con l’obiettivo di proteggere il corpo, anche in condizioni estreme (in volo, come i primi piloti d’aereo che usavano proprio la giacca in pelle per mettersi al sicuro dall’aria sul mezzo; durante le spedizioni di coloro che scoprivano territori inesplorati indossando il trench, come racconto qui).
Ci tengo a ripeterlo: non c’è un giusto o uno sbagliato!
Neanche indossare le sneakers con il completo elegante!

Perché se tu, consultando il LUMINARIO DI STILE®, scoprissi che, indossando le sneakers, racconterai fin dalla prima impressione, tra le altre cose, che:
sei una persona che sa sorprendere: non ti fai eccessivamente notare ma è impossibile dimenticarti, una volta che ti hanno conosciuta/o.
e ti rivedessi in questa descrizione: perché dovresti rinunciare a indossare ciò che ti rappresenta?
Inoltre: è tutta una questione di equilibrio!
I diversi elementi che compongono il tuo look, messi insieme, possono creare la tua personale ricetta di stile, la tua FLORISOFIA®, corrispondendo ai diversi lati della tua personalità.
Bisogna, prima, però, sapere cosa dice ogni elemento.
Anche alla libertà di scegliere con sicurezza.
È una competenza molto utile sapere cosa dico di me, della mia essenza, dei miei valori, del mio modo di essere nella vita e nel lavoro, della mia professionalità e anche dei miei desideri per il futuro se indosso un paio di jeans o una gonna a pieghe, un paio di pantaloni a palazzo o un abito a corolla, una t-shirt a righe o un top in pizzo, una sciarpa verde salvia o un paio di orecchini chandelier, una collana rosso amaranto o un turbante, dei mocassini o delle sling-back.
Perché, come detto, conoscere semplifica e migliora la scelta.
D’altronde già con la STILOSOFIA ti dicevo che avremmo trovato il tuo VOCABOLARIO di stile personale.

Adesso il VOCABOLARIO ha un nome che è, appunto, LUMINARIO DI STILE®!
Nel LUMINARIO DI STILE®, proprio come nel vocabolario, ci saranno TUTTE LE PAROLE ma anche tantissime ispirazioni.
Ci saranno COLORI e SFUMATURE, STILI, FORME, MATERIALI, TESSUTI, MODELLI, DETTAGLI, ACCESSORI, ELEMENTI DI BEAUTY e moltissimo altro.
Per esempio, attraverso il LUMINARIO DI STILE®, ti svelerò tutto sui tipi di orecchini, collane, bracciali che esistono così che tu possa capire quali si accordano alla tua essenza.
Ma non solo!
Tu lo sai, per esempio, cosa dice la cintura, quando la indossi? Ti piacerebbe che te lo svelassi?
E il cappello? Esistono tantissimi tipi di copricapo e ognuno ti accompagnerà ad esprimere qualcosa di diverso.

(Ps: quanto manca Diane Keaton, maestra assoluta di accessori, non vedo l’ora di parlarti della sua FLORISOFIA®!)
Ti spiegherò tutto attraverso il LUMINARIO DI STILE®!
E il bello è che i vocaboli del LUMINARIO DI STILE® sono tantissimi. Sono tutti quelli che indossiamo e riguardo ai quali, insieme, prenderemo sempre più conoscenza e consapevolezza.
Per agire!
Per fare luce su quello che ogni elemento di stile dice e poi, una volta compreso, per portare chiarore su quali parole si intoneranno a te a tutto tondo e ti faranno fiorire!
Parole che potrai SEMPRE riuscire a indossare nella tua quotidianità, qualsiasi siano le tue esigenze pratiche, proprio perché ne intercetterai l’essenza.
LO FAREMO INSIEME!
E sarà proprio la moda a guidarci nell’introspezione e nello svelamento.
Sarà la moda a illuminarci nel comprenderci!
Senza etichette ma con bagliori di consapevolezza.
Perché, magari, come ho scritto precedentemente, tu non sapresti definirti (e indicare, a prescindere, le TUE parole) ma sapresti dire se ti attirano di più i tessuti “disegnati” o le tinte unite e quali hai in maggioranza nel tuo guardaroba.
E saresti in grado di indicare quale ti colpisce di più tra le fantasie che vedi sotto (senza pensare se la metteresti o meno, qui parliamo “di pancia” e “di attrazione” che poi, una volta “fatta luce”, si capisce come indossarla questa luce):

O ancora se, magari, preferisci l’animalier.

Così come sono certa che sei in grado di riconoscere se (a parità di colore), “di pancia”, ti colpiscono più i pois o le righe presenti nel confronto sotto.

Il LUMINARIO DI STILE® avrà il compito di accompagnarti a fare luce sui motivi!
Il LUMINARIO DI STILE® ti accompagnerà a fare luce sulla tua essenza!
Con l’obiettivo che poi questa essenza tu possa vestirla con fierezza nella tua vita personale e professionale. Giorno dopo giorno.
E saranno gli elementi di moda e le ispirazioni di stile, presenti nel LUMINARIO DI STILE®, a farti capire chi sei, sulla base di come risuoneranno dentro di te.
QUESTA È LA CHIAVE!
Ti basterà consultare il LUMINARIO DI STILE® sia per capire cosa dicono le tue scelte di stile che per tradurre in scelte di stile le tue parole.
Il LUMINARIO DI STILE®, infatti, ti aiuterà in due modi perché, scoprendo cosa dice ogni “voce” di stile, tu potrai:
Per esempio: quale definizione senti più affine a te tra queste due?
Insieme ai pois danzerai al ritmo della vita in modo sempre raffinato e un po’ scanzonato: tu non ti prendi troppo sul serio ma sai lavorare molto seriamente perché “tutto torni”.
Oppure:
Con le righe spiegherai che sai quello vuoi e che hai le idee chiare su come metterlo in pratica in modo originale, dall’inizio alla fine. Le atmosfere che ti sono più congeniali? Quelle in cui puoi combinare genio e follia.
Non fa per te nessuna delle due? Ripeto: non c’è un giusto e uno sbagliato, c’è solo una possibilità di consapevolezza.
Ti somigliano entrambe? Ci può stare perché dentro di noi ci sono tante sfaccettature, si tratta “solo” di prenderne consapevolezza per poterle indossare tutte con fierezza e gioia.
È così che si fiorisce, abbinando tra loro le diverse sfumature di noi e infatti…
Immagina, per esempio, di poter consultare il LUMINARIO DI STILE® e di andare alla voce jeans.
Poni di decidere di indossare i jeans perché, grazie al LUMINARIO DI STILE®, realizzi che questo capo di abbigliamento esprime “struttura, libertà e praticità” e nella tua essenza e comunicazione ci sono queste parole che ti accompagneranno ad esprimerti al meglio in una determinata occasione.
Immagina, poi, di voler spiegare anche, fin dai primi secondi di conoscenza, che tu sai fare le cose in modo sofisticato, curato e prezioso…ecco che allora potrai abbinare i jeans con un “vocabolo” del LUMINARIO DI STILE® che trasferisca questi concetti, in accordo con la tua FLORISOFIA®.
Come, per esempio, una camicetta in pizzo che parlerà pure della tua capacità di aprirti all’altro.

Starà a te decidere quali combinazioni fare e riuscirai ad essere sicura nella scelta perché avrai dalla tua, come strumenti, proprio il LUMINARIO DI STILE® e la FLORISOFIA®.
Per esempio: quella sarà il TUO abbinamento con i jeans tra quelli che vedi sotto?

Grazie al metodo che ho elaborato non avrai dubbi! E non perché ognuna delle foto sopra rappresenta “un tipo di stile” o “un’etichetta” ma perché saprai decodificare ogni immagine e ogni dettaglio di stile e, infine, trovare il TUO codice.
Il LUMINARIO DI STILE® non ti spiegherà, infatti, in quale categoria (standardizzata) rientri ma ti guiderà a CREARE LA FORMULA DI STILE PIÙ ADATTA A TE.
Come quando, per comporre una musica, si scelgono le note giuste.
Per esempio:

Giacca doppio petto: prendersi spazio e allo stesso tempo proteggere il proprio valore.
Camicia bianca: pulizia, elevazione e superiorità.
Jeans: praticità, durevolezza ma anche freschezza.
Scarpe rosse (poi ci sarebbe da approfondire il tipo di scarpe e nel LUMINARIO DI STILE® lo faremo) e rossetto rosso: fierezza e sicurezza.
Borsa argento (poi ci sarebbe da approfondire il tipo di borsa e nel LUMINARIO DI STILE® lo faremo): originalità e visione verso il futuro.
Orecchini con le perle: classicità senza data di scadenza e raffinatezza.
Orologio dorato: per te il tempo è prezioso.
Et voilà!
Vale anche AL MASCHILE:

Con l’aggiunta del gilet e degli occhiali Rayban di cui parleremo.
(sì perché il LUMINARIO DI STILE® e la FLORISOFIA® possono essere usati anche dagli uomini!)
Ovviamente bisognerà capire quanto e come ogni elemento si accorda a te, ma saranno il LUMINARIO DI STILE® e la FLORISOFIA® a guidarti, come ho scritto, a illuminare e indossare tutte le sfumature.
Ci sono tanti abbinamenti possibili che possono creare il TUO equilibrio e la TUA ricetta.
Camicia in pizzo: preziosità, delicatezza ma anche saper fare.
Pantaloni cropped: informalità, originalità, vicinanza, velocità (come quella delle tenniste sul campo, ne parleremo eccome se ne parleremo…).
Sneakers: comodità, facilità di approccio, capacità di far arrivare le proprie idee silenziosamente ma efficacemente.
Ed ecco come Kate Middleton si esprime, senza dover aprire bocca:

Sono certa che a te che sei qui, che mi leggi in newsletter e che, magari, mi segui anche sui social, i concetti e le idee che ti sto esponendo risuoneranno perché te ne parlo da anni.
Da anni, insieme, facciamo ICONOLOGIA DELLA MODA E DEL VESTIRE QUOTIDIANO (e non a caso l’iconologia e cioè la disciplina che “mira a interpretare e comprendere il significato profondo, simbolico e allegorico delle immagini, andando oltre la loro semplice descrizione” è proprio la materia in cui, come ti raccontavo qui, mi sono laureata (con una tesi sui significati del copricapo nella moda tra le due guerre mondiali).
L’ultima volta, su Instagram, l’ho fatto qui raccontando del plissé.

ADESSO, finalmente, ABBIAMO di nuovo UN NOME, abbiamo una definizione!
Avere una definizione è importante, perché se è vero, come scriveva Shakespeare, che “una rosa profumerebbe lo stesso anche se la chiamassimo con un altro nome”, è altrettanto vero che il nome aiuta la comprensione e la diffusione.
La definizione agevola anche me perché, adesso che questo progetto è partito (o meglio ri-partito), posso andare nel profondo ed espandere e divulgare le “pagine” del LUMINARIO DI STILE®.
Forse abbiamo anche una immagine! Dico forse perché sono ancora incerta su quale sarà l’immagine visiva del LUMINARIO DI STILE®.
OPZIONE 1

Questa è OPZIONE 2

Ecco l’OPZIONE 3

OPZIONE 4

Ti va di darmi il tuo parere? Puoi farlo, rispondendo a questo sondaggio, ma anche scrivendomi le tue impressioni.
Tu per me sei molto importante perché sei tu il motore, e anche il senso, di ogni mia attività.
Come ho scritto, non vedevo letteralmente l’ora di raccontarti tutto questo.
Senza etichette ma con due strumenti importantissimi in mano e cioè una bussola e una torcia.
Certo è molto più comoda l’idea di poter rientrare in una categoria (cromatica, fisica o di stile) ma io ti posso assicurare, in virtù della mia esperienza pluridecennale con voi, che LE ETICHETTE NON BASTANO.
Infatti, anche avendo in armadio tutti i colori della tua stagione cromatica (ammesso che tu possa essere “limitata” ad una stagione) e gli elementi di stile adatti alla tua forma del corpo e/o al tuo “archetipo”, potresti correre il rischio di non sorriderti quando ti guardi allo specchio.
Potresti correre il rischio di non riconoscerti a tutto tondo e di non fare luce sulla tua unicità.
E te lo posso assicurare perché mi è successo di sentirlo tantissime volte da parte di clienti che si sono rivolte/i a me dopo aver individuato “la loro categoria” e dopo che questo non era servito/non era bastato per risolvere i loro problemi e dubbi su immagine e stile.
Certo è utilissimo prendere consapevolezza delle nostre caratteristiche fisiche (e quindi dei colori che illuminano le nostre armonie cromatiche e di quali sono gli alleati che conferiscono ancora più grazia alle armonie del nostro corpo) e continueremo a fare anche questo insieme, ma c’è di più!
Infatti, è quando la nostra FLORISOFIA® guida ogni nostra scelta di stile che riusciamo a davvero a indossare i NOSTRI panni e a portare avanti i NOSTRI desideri di FIORITURA.
È solo grazie alla FLORISOFIA® che, guardandoci in quello specchio, possiamo dire: “sì questa sono proprio io!”.
Lo sa anche Kate Middleton che, come spiegavo pure qui, ha deciso consapevolmente di usare sfumature diverse da quelle fredde e luminose che si intonano alla sua armonia cromatica per presentarsi, invece, con colori caldi e maggiormente accoglienti più in linea con la sua essenza e i suoi desideri comunicativi.
Sì anche quando usa l’azzurro! Come nel caso della tonalità che ti ho fatto vedere all’inizio di questa “lettera” e che è, appunto, un azzurro con una punta di giallo dentro (e quindi più caldo).
Una tinta vicina al blu avio e al blu Savoia e che aveva l’intento di avvicinare la Principessa ai colori del Bel Paese (il blu avio è legata all’aeronautica militare italiana e alle uniformi degli aviatori italiani durante la Prima Guerra Mondiale, il blu Savoia, nonostante la fine della monarchia nel 1946 e la nascita della Repubblica, è stato mantenuto per tradizione sportiva come colore identificativo dell’Italia).
Una sfumatura con cui la Principessa è riuscita a trasferire una sensazione di serenità e accoglienza.

Senza dimenticare, però, un tocco di originalità atta a ricordare la novità che i Principi del Galles rappresentano che è stata rivelata dal dettaglio sul retro della giacca indossata dalla donna.
Anche questo fa parte della sua FLORISOFIA®.
Allo stesso modo, nel suo secondo giorno di visita in Italia, Catherine ha indossato uno dei “must” del suo guardaroba e cioè la giacca che vedi nella foto sotto, che la Principessa aveva già messo in molte occasioni, che è di un brand italiano e che ha, come racconto anche qui, la caratteristica di avere le tasche “a forma di sorriso”.

Il beige non è uno dei colori più “donanti” su Kate Middleton? Questo passa in secondo piano se si considera, come spiego anche qui, quanto questa giacca (anche per via del suo colore) sia intonata alla sua FLORISOFIA®.
Perché la FLORISOFIA® batte tutto!
E, se il beige fa notare maggiormente i naturali segni del tempo sul viso della Principessa, va benissimo perché la proietta ancora meglio nel suo futuro ruolo di Regina (che necessità una buona dose di maturità).
(Che poi, quando insieme “consulteremo” il LUMINARIO DI STILE®, ti spiegherò il senso della cintura animalier e della gonna plissettata bianca nel look sopra…ne parleremo!)
Grazie al LUMINARIO DI STILE® noi ci facciamo riconoscere e diventiamo riconoscibili e, quindi, maggiormente memorabili (proprio come Kate!)
È così che non ci limitiamo, è così che espandiamo (e, appunto, illuminiamo) le nostre infinite possibilità.
Oggi e domani!
Perché un’altra cosa bella del LUMINARIO DI STILE® è che ti consente sempre di calibrare la TUA ricetta di stile, facendo evolvere la tua FLORISOFIA® nel tempo, al tuo ritmo e secondo le tue esperienze.
A proposito di domani…
Quindi adesso cosa succederà?
Dove potrai leggere/ascoltare di FLORISOFIA®?
Dove potrai trovare i vocaboli del LUMINARIO DI STILE®?
Ti svelerò tutto nella prossima lettera anche perché ci sono tantissime novità che devo raccontarti e che spero faranno parte del nostro futuro insieme.
Adesso che sono LIBERA di sbloccare un sacco di cose e non mi sento più come se avessi le mani legate, POSSO FARLO!
Prima, però, dovevo raccontarti di FLORISOFIA® e del LUMINARIO DI STILE®, così da aggiungere questo tassello alla nostra storia e questo pezzetto di tragitto al nostro viaggio .
Un viaggio che sarà sempre più inclusivo (perché il LUMINARIO lo possono usare veramente TUTTE e TUTTI).
Un viaggio in cui la parola “metodo” avrà sempre più importanza.
Ci leggiamo prestissimo e, intanto, mi piacerebbe avere un tuo parere su quello che ti ho raccontato.
Che ne pensi? Cosa sono riuscita a trasmetterti?
Tua,
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]]>The post Il Diavolo veste Arte (e quiet luxury) appeared first on Anna Turcato.
]]>Ero laureata da un anno, avevo trovato impiego come buyer in un’azienda della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e compravo beauy per mestiere.
Mi sentivo già un po’ disincantata. Ma continuavo a conservare i miei sogni.
Sogni che includevano anche il lavorare nella moda, cosa che in realtà ho finito per fare ma in modo diverso da come mi immaginavo da ragazzina. Ricordo che, per un periodo, sognavo di fare la vestiarista e cioè colei che veste le modelle di sfilata tra un passaggio e l’altro sulla passerella. Magari a Londra (ho sempre desiderato vivere lì o comunque in una città non convenzionale – e sono finita a Venezia).
E poi le riviste fashion! Sarebbe stato meraviglioso lavorarci! Moda e scrittura messe insieme: the dream!
D’altronde: “un milione di ragazze ucciderebbe per questo lavoro!” dice Miranda Priestly ad Andrea Sachs, riguardo alla possibilità di farle da assistente a Runaway.

Una battuta che viene ripresa anche nel “Diavolo veste Prada 2”, solo che a pronunciarla è un ragazzone seduto ad una scrivania troppo stretta.
Sicuramente, alla prima visione del “Diavolo veste Prada”, mi ero abbastanza rivista in Andy perché, anche se io non lavoravo per il magazine più glamour d’America e del mondo (Runaway, per chi non lo sapesse, voleva rappresentare Vogue e Miranda Priestly si ispirava ad Anne Wintour), pure io mi ritrovavo a dover fronteggiare delle dinamiche di ufficio e di potere simili a quelle messe in scena nella pellicola.
Senza i vestiti d’alta moda da prendere in prestito, però.

E senza cappotti buttati sulla mia scrivania.
È proprio il cambio di gestione del suo cappotto, da parte di Miranda, mostrato nel “Il Diavolo veste Prada 2” in una scena (che non ti spoilero perché il momento vale la visione), a raccontare l’essenza del film.
Un Diavolo (Miranda) che veste ancora i marchi di lusso, come Prada, ma questo lusso non viene più esibito.

Gli abiti e gli accessori che accompagnano la sua immagine sono bellissimi ma, spesso, sono “quieti”, silenziosi, non urlano il loro prezzo di cartellino, non manifestano in modo immediato in quale negozio sulla Fifth Avenue a New York (o in via Montenapoleone a Milano o in via Condotti a Roma etc) possono essere acquistati.

Tanto che Miranda Priestley, nel “Diavolo Veste Prada 2” indossa molti capi del brand, certo non economico, Sa Su Phi: un marchio milanese recente e poco noto, fondato da Susanna Cucco e Sara Ferrero.

Gli abiti della nuova Miranda, spesso, sono quieti anche nelle forme, con la presenza di alcuni capi inaspettatamente morbidi e accoglienti.

Senza mai rinunciare ad un paio di scarpe rosse, però eh.

Fogge più strutturate e decise quelle scelte dalla nuova Andy: la donna ha raggiunto una maggiore consapevolezza, anche nel vestirsi.

(in amore no, ma quella è un’altra storia ed è anche il vero punto debole del “Diavolo veste Prada 2”, in cui gli sceneggiatori hanno dovuto “ficcare” a tutti i costi la storia d’amore, come se una donna non potesse mai davvero bastare a sé stessa).

Il suo stile è affascinante, quasi una divisa.

Senza esibizioni e senza dover per forza riconoscere la marca degli abiti indossati.
E cogliendo, semmai, una ispirazione artistica.

Un sacrilegio per la Emily del “Diavolo Veste Prada 1” che anche nel sequel, non a caso, rimane l’ultimo baluardo del fashion così come lo conoscevamo e cioè ricerca di sfoggiare uno status symbol.
Esibendo il brand DIOR letteralmente sul petto.

Emily che, nel nuovo film, ha una affinità in più e cioè quella con “le nuove ricche” come Lauren Sanchez, coniugata Bezos, che, non a caso, è stata co-host dell’ultimo MET Gala (finanziato dal marito).
Se nel primo “Diavolo veste Prada” i marchi erano la cosa più importante, adesso rimangono sullo sfondo (tranne Dior che era sponsor della pellicola) di una società che è cambiata.
È cambiato il mondo dell’editoria (e il film lo spiega chiaramente).
Le case di moda vacillano, a partire dalla “testa”. I soldi non girano più. C’è un turn-over di fashion designer continuo perché cambia la mano che disegna, cambia lo stile proposto ma comunque si continua a non vendere (“e se non fosse il designer il problema?”) e il glamour non può più confermarsi così tanto glamour.
Di tagli al budget si parla moltissimo nella pellicola (spoiler, se non hai ancora visto il film: ad un certo punto Miranda Priestley si trova a volare in “classe economica”: sacrilegio”!).
La moda contemporanea deve “abbassare la cresta”, come tocca fare alla stessa Miranda, e deve venire a compromessi che non avrebbe mai immaginato prima. Un po’ come il fatto di accettare che sia Jeff Bezos, con tutte le sue criticità valoriali, a pagare per la realizzazione MET Gala (e che l’uomo si possa, per questo motivo, sentire in diritto di mettere il veto alla partecipazione all’evento da parte dell’attore che interpreta un ruolo a lui ispirato nel “Diavolo Veste Prada 2” – un omaggio che non deve essergli molto piaciuto).
E intanto Zohran Mamdani, il sindaco di New York, dopo aver rifiutato di partecipare al Met Gala, organizzava la mostra Work of Art – Turning the lens on the workers that power fashion con una serie di ritratti, firmati dalla fotografa Kara McCurdy, delle persone che fanno l’industria della moda. Figure come le sarte, gli addetti alla vendita, persino i corrieri che sono poco glamour ma assolutamente necessarie perché la macchina del fashion continui a funzionare e non si inceppi.
In realtà la vera Miranda Priestley e cioè Anne Wintour non credo adesso viaggi in economy e il suo stile non è, come non è mai stato, portatore del “lusso quieto”.
Anne Wintour veste chi è, tramite una sorta di divisa:

Con una netta predilezione per l’accostamento di fantasie differenti tra loro (una preferenza che dice molto di lei):

Una divisa che, la donna, non ha abbandonato nemmeno in occasione della (lunga e a tratti invadente) promozione della pellicola, in cui è stata inclusa e coinvolta.

Anche in modi inaspettati (sì quella è Anne Wintour che sorride).

Anne Wintour ha dimostrato “fedeltà alla linea” anche in occasione dell’ultimo MET gala, optando per un outfit ispirato ad una mise indossata da lei stessa qualche anno prima (modificando solo colore e fantasia).

Se quest’anno il MET Gala è apparso appannato, nonostante il tema potenzialmente molto interessante, ed è stato molto criticato anche proprio per il legame con i Bezos, il MET Gala del 2006 viene ricordato come una delle edizioni più iconiche e significative.
Il tema di quell’anno era “AngloMania: Tradition and Transgression in British Fashion” in correlazione con la mostra presentata nel museo (dallo stesso titolo), in cui erano stati esposti abiti storici inglesi e creazioni contemporanee di designer britannici come Alexander McQueen, John Galliano e Vivienne Westwood.
Anglomania, d’altronde, era stato il nome scelto Vienne Westwood nel 1993 per la sua sfilata presentata a Parigi nel Marzo 1993 .
Una sfilata che ha segnato la storia della moda per il suo approccio provocatorio, anche nella fusione tra sartoria maschile brittanica e forme femminili esagerate.

Tartan come se piovesse, volumetrie e accostamenti inediti e corsetti indossati sopra agli abiti.
Momento Cult della sfilata quando Naomi Campbell cadde in passerella, a causa di altissime scarpe platform “Super Elevated Ghillie” in pelle azzurra.

Il gran finale era stato lasciato a Kate Moss che chiuse lo show, indossando un abito da sposa decorato in tessuto scozzese

E completi scozzesi erano stati indossati anche al MET Gala 2006 da Alexander Mc Queen e Sarah Jessica Parker (allora già Carrie) in questa foto iconica.

Insomma, a quei tempi, Punk e Glamour convivevano.

E da questo matrimonio nascevano anche i soldi: tutto perfetto!
D’altronde, adesso ci sembra tutto perfetto quello che accadeva nei primi anni del 2000, guardiamo con nostalgia a quei tempi e le tendenze, della moda ma non solo, lo raccontano (mica è un caso che il sequel del Diavolo Veste Prada sia uscito proprio adesso, così come non è un caso che stia per il uscire il prequel de “La rivincita delle bionde” del 2001.).
Le cose sono cambiate anche rispetto agli esordi del MET Gala.
Ti racconto brevemente la storia della manifestazione.
Inizia tutto con una cena elegante. Nel 1948, la giornalista di moda Eleonor Lambert ha l’idea di organizzare una cena di mezzanotte, a Dicembre, per raccogliere dei fondi per sovvenzionare il nuovo Costume Institute (Eleonor Lambert fu anche colei che si inventò la “New York Fashion Week” e tante altre cose, con l’idea di dare lustro alla moda americana).

Il gala al MET era una occasione importante ma senza la risonanza mediatica di oggi.
Le cose cambiano quando al MET arriva nel 1972 Diana Vreeland, decisamente una rivoluzionaria della moda, come consulente per le mostre di moda (dopo essere stata fashion editor di Harper Bazaar prima e di Vogue poi).

La donna comprese subito le potenzialità dell’evento e decise di offrigli grande risonanza, invitando, oltre ai mecenati, anche le star di cui era grande amica e frequentatrice.
L’evento avrebbe avuto un dress code (proprio come oggi) in tono con il tema della mostra!
Il primo MET GALA come lo conosciamo oggi risale al 1973 ed era in accordo con la mostra “Il mondo di Balenciaga”.
Dal 1995 lo scettro di “regina” del MET Gala è passato ad Anne Wintour che ha spostato l’appuntamento da Dicembre al primo lunedì di Maggio.
Nel 1996 partecipò all’occasione persino Lady Diana.
Fu proprio con questo look che la Principessa iniziò a raccontare il suo nuovo percorso di vita e di stile, lontana dalla casa reale inglese (percorso che, purtroppo, durò poco).

Sono certa che lady Diana, sempre un po’ sopra le righe, sarebbe piaciuta molto a Diana Vreeland.
Diana Vreeland che viene citata anche nel “Diavolo Veste Prada 2 “quando Nigel, sospirando, ricorda i bei tempi in cui “era stato in Africa con Avedon 4 settimane per un servizio” (e c’erano i soldi per poterlo fare).
Diana Vreeland aveva mandato lo stesso Avedon (fotografo che lei amava molto come pure David Bailey) in Giappone nel 1966, insieme alla modella Veruschka, per creare degli scatti perfetti
Il gruppo di lavorò viaggiò per cinque settimane in Giappone, portando con sé quindici bauli di pellicce e sfidando il freddo delle Alpi giapponesi.
Un viaggio che si era allungato, rispetto a quanto previsto, perché non si riusciva a trovare il compagno di foto perfetto per la modella che era molto più alta rispetto alla media degli uomini giapponesi del tempo.
Alla fine venne trovato un lottatore di sumo, bellissimo, altissimo e longilineo, che diventò, insieme a Veruschka, protagonista di questi scatti meravigliosi.

D’altronde, Diana Vreeland sosteneva che: “gli occhi, quando aprono le pagine di una rivista, devono viaggiare!”

E fu proprio questo servizio il motivo per cui Diana Vreeland venne licenziata da Vogue.
La “missione” era stata costossima per la rivista: 1 milione di dollari (equivalente a circa 7,5 milioni di dollari odierni).
Perry Ruston, allora presidente di Condé Nast, che era stanco delle sue spese folli, mise alla porta la signora Vreeland il 7 maggio 1971 (ma grazie a questo lei arrivò al MET, come abbiamo capito, e ci arrivò ad “appena” settant’anni).
La dinamica per cui gli uomini decidono della vita professionale delle donne. Anche di donne potenti come Miranda Priestly che, nel “Diavolo Veste Prada 2” mostra la sua fragilità solo quando teme che il proprietario della rivista che dirige le possa “tagliare la testa e il posto di lavoro”. Fino a che il capo…non faccio ulteriori spoiler ma, se hai visto il film, sai come poi le cose cambieranno (e anche questo la dice lunga sul futuro, vero o immaginato/sperato).
Nel 1983 la mostra al MET, con relativo gala organizzato da Diana Vreeland, fu dedicata a Yves Saint Laurent (con tanto di polemiche per via del fatto che veniva presentata una esibizione dedicata ad uno stilista che aveva un negozio a pochi metri di distanza dal museo).

Ma Diana Vreeland, che era molto amica di Yves Saint Laurent, fu irremovibile: d’altronde per tutta la durata della sua carriera lei aveva saputo riconoscere la meraviglia e l’unicità anche dove non la vedeva ancora nessuno (anzi soprattutto dove non la vedeva ancora nessuno).

E proprio Yves Saint Laurent è stato ampiamente citato anche sul palco dell’ultima edizione MET gala. .
Il Dress code della serata era “Fashion is Art” (un tema in connessione con la mostra appena iniziata al Metropolitan Museum of Art, dal titolo “Constume Art”).

“Come mai proprio adesso questo titolo e questo tema?” mi sono chiesta, inforcando i miei occhiali da cool hunter.
Anche perché ho notato che, pure, nel “Diavolo Veste Prada 2” sono continui i riferimenti all’arte.
Di arte si parla e l’arte fa spesso da sfondo a scene importanti.
Certo le opere d’arte ci sono sempre state nelle case dei ricchi ma nel 2006 per il Diavolo era più importante vestire Prada che possedere, per esempio, un Kandinskij.
Mmm sarebbe stato bellissimo se qualche partecipante al Met Gala si fosse ispirato a Kandinskij e al suo uso musicale dei colori (ma questa è un’altra storia e ne parliamo qui).
Come? Perché l’arte può nobilitare la moda!
D’altronde la moda ha sempre aspirato a diventare arte.
La moda, un tempo, era considerata solo semplice manifattura, alla stregua di tutto quello che si fa, appunto, con le mani.
Fino a che non arrivò Charles Worth, nella metà dell’Ottocento, che, convinto che la moda fosse arte, affermava “se Manet firma i suoi quadri allora anche io posso firmare i miei vestiti”. Inventando, così, le etichette (come racconto anche qui).

Ci pensò Elsa Schiaparelli, un’altra rivoluzionaria della moda, a cambiare il rapporto tra moda e arte.
Lei, che secondo me fu la prima consulente d’immagine, dialogava da pari a pari con gli artisti e collaborò con figure come Jean Cocteau per creare degli abiti da mettere in collezione.

Abiti surrealisti!

Come quelli che ideò insieme a Salvador Dalì, suo amico e “collaboratore”.

Con cui riprese molti dei “topos” cari all’artista catalano. Come l’aragosta, che Dalì usava nelle sue opere,

e che con Schiaparelli mise sui vestiti.

Creando, in questo modo, un rapporto paritario tra moda e arte che mai prima c’era stato.

Lo stilista, infatti, cambiò ancora le carte in tavola e mise per la prima volta l’arte al servizio della moda.
Come nel caso dell’abito Mondrian del 1965, in cui la tela d’artista diventa la fantasia dell’abito.

O con la collezione POP del 1966, ispirata alla “Pop Art”.

O, ancora, come quando la scultrice Claude Lalanne, nel 1969, realizzò per Yves Saint Laurent dei bustini dorati che erano in linea con la sua produzione ma che rappresentavano anche “qualcosa di altro” e di creato appositamente per lo stilista, seguendo una sua suggestione.

Una vera e propria “opera d’arte” a cui è stato reso omaggio al MET Gala .

Infine, impossibile non nominare le colombe di Braque e Picasso, ispiratrici delle collezioni Saint Laurent della fine degli anni ’80.

E che, anche, abbiamo in qualche modo rivisto al MET Gala.

Tutto torna! Soprattutto il rapporto tra la moda e l’arte.
Moda che, nel rivendicare il mantello dell’arte in questo momento storico, pare voglia comunicare due cose: 1) l’eterna voglia di essere presa sul serio senza perdere la capacità di giocare; 2) il desiderio di uscire dalle polemiche e dai numeri, elevandosi.
Che la soluzione sia affidarsi proprio all’arte per cambiare prospettiva? Che sia una soluzione per togliere il sistema moda dall’impasse in cui si trova?
Forse i tre designer più in auge del momento (Matthieu Blazy da Chanel, Jonathan Anderson da Dior e Daniel Roseberry da Schiaparelli – peccato che siano tutti uomini) potrebbero essere d’accordo.
D’altronde, alla mostra al MET è esposta anche questa t-shirt disegnata da Anderson quando lavorava per LOEWE.

Forse sarebbe d’accordo pure Rama Duwaji.

La moglie del sindaco di New York, che di lavoro fa l’artista, rappresenta proprio quella generazione Z che, nel “Diavolo Veste Prada 2”, è impersonata dalla nuova assistente di Miranda Priestley.

La donna non ha alcun timore reverenziale nel correggere la capa quando usa termini “cringe”, o proprio offensivi, e sa anche prendersi le sue pause e i suoi spazi (cosa per noi che abbiamo iniziato a lavorare come Andy nel 2006 è assolutamente impossibile da considerare, come viene affermato nel film).
Il “bagno nell’arte”, però, deve essere fatto bene, con consapevolezza e intenzione e non come “posa”.
Ne ho apprezzato l’onestà intellettuale. Che è il motivo per cui tante persone che erano state fan del primo film nel 2006 non hanno amato questa “seconda parte”.
Però non siamo più nel 2006 e la moda ce lo sta dicendo chiaro e tondo: “guarda cosa è stato, prendi il buono, ispirati pure ma, poi, prendi atto di ciò che è, per poter fissare lo sguardo dritto verso quello che sarà”.
Vuoi riuscirci? Fai come Miranda ma anche come Andrea.
Ecco un esempio: ricordi l’iconico look di Andy con collane sovrapposte?
Ps: hai notato la C di Chanel messa in bella mostra? D’altronde era il 2006.
Ecco come diventa adesso! Sempre con collane sovrapposte ma leggero, pulito e senza marchi esibiti. D’altronde siamo nel 2026.

Let’s minimal! Lascia andare la zavorra e punta all’essenza! Lo dice anche l’arte che, negli ultimi tempi, sta puntando, a sua volta, sul minimalismo in cui il focus rimane il concetto senza orpelli.
Lo dicono, appunto, le tendenze come la passione ritornata in auge per Carolyn Bessette e per il suo stile pulito e senza fronzoli (anche complice la serie dedicata alla sua storia di vita e di amore)

Senza perdere l’umorismo però, anche nel vestirti:

Tutto quello che ho scritto è un indizio che ti rivela quello che arriverà!
Perché, come si dice in inglese, per spiegare una cosa “mostrarla è meglio di dirla” (“show, dont’ tell)
Non perderti, dunque, le prossime lettere che ti invierò e in cui ti svelerò nelle importantissime novità.
A partire dalla missiva che ti arriverà giovedì 14 Maggio e in cui ti racconterò, per la prima volta, di un progetto luminoso che finalmente può uscire dal cassetto in cui, in passato, lo avevo dovuto rimettere e che, spero, ci accompagnerà nel nostro futuro.
Intanto dimmi: cosa ti incuriosirebbe approfondire?
Ti faccio qualche esempio:
Come vedi sono tantissimi gli argomenti di cui potremmo parlare e che potremmo approfondire e lo faremo eccome se lo faremo!
È iniziata una nuova pagina!
È iniziato un nuovo viaggio! Anche se tu ancora non lo sai (ma lo saprai presto – a meno che tu non faccia parte del Gruppo Margherita e allora lo sai già e sai anche che ti aspetto!).
A prestissimo, tua

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]]>The post Cloud Dancer: chi è, cosa dice, come abbinarlo. Segno per segno. appeared first on Anna Turcato.
]]>D’altronde è ufficialmente iniziato il 2026 e noi qui abbiamo una tradizione da rispettare!
La nostra tradizione è che, da più di dieci anni a questa parte, io preparo per voi un post di inizio d’anno dedicato al “Color of the Year”, un articolo che è anche il mio personalissimo modo per augurarvi “buon anno!”
Così dopo Classic Blue , Illuminating Yellow e Ultimate Gray, Very Peri (2022), Viva Magenta (2023), Peach Fuzz (2024) e Mocha Mousse l’azienda americana PANTONE (che dal 2000 stabilisce “il colore dell’anno”) ha decretato che la sfumatura cromatica regina del 2026 sarà CLOUD DANCER!
Eccolo!
Conosciamolo meglio!
Cloud Dancer è un bianco morbido ed equilibrato.
Non è una tonalità brillante ma risulta, invece, un po’ desaturata: al suo interno c’è un po’ di grigio, come puoi notare.

Dentro a CLOUD DANCER, inoltre, c’è una punta di giallo ma diffida da chi ti dice che è un colore caldo perché nella sua composizione, come detto, c’è davvero molto equilibrio, anche per quanto riguarda il calore.
Osserva qui:

Sulla linea cromatica è vicino al giallo ma anche al verde, in maniera equidistante, ed ecco perché Cloud Dancer si presterà a tantissimi abbinamenti (ne parliamo tra poche righe).
Il bianco conduce in alto e, in questo modo, permette di osservare meglio tutto quello che succede e di sviluppare uno spirito introspettivo e analitico.
Il bianco ci guida a fare una sorta di reset di ciò che è stato e ci accompagna a “respirare nuova aria fresca” e, con un pizzico di audacia, ci sa portare a guardare le situazioni da un’altra prospettiva.
Cosa meglio potremmo desiderare per il prossimo anno?
Ecco perché il bianco è percepito come un colore prezioso.
D’altronde, non a caso, il bianco da sempre, è associato a ruoli e a personalità con una certa levatura.
Te ne parlavo anche qui.
In tempi antichi, infatti, chi si occupava di lavori umili non avrebbe mai potuto indossare un capo immacolato che si sarebbe sporcato facilmente.
E poi c’era un tema di usura: sul bianco i segni dell’utilizzo si notano molto di più e, quindi, indossare abiti bianchi significava che ci si poteva cambiare con una certa frequenza (anche perché, una volta, quella di lavarsi non era un’usanza così diffusa e, anzi, l’acqua veniva considerata pericolosa perché portatrice di germi e malattie).
Inoltre, il bianco ci suggerisce di poter riempire una pagina non ancora iniziata del nostro percorso, incentivando così la possibilità di fare una pausa per riuscire a focalizzare l’essenziale.
Ed è esattamente in questo modo che il CLOUD DANCER si abbina al MOCHA MOUSSE (la tinta identificata da Pantone come regina dello scorso anno): nella voglia (che diventa una necessità) del mondo (percepita dagli esperti di PANTONE) di abbracciare e illuminare le priorità.
Tutto questo c’è in CLOUD DANCER ma con una nota più morbida e meno drastica, come se il passaggio verso l’alto, verso le nuvole in cui danzare, fosse da fare non con un taglio netto ma con un atteggiamento pacato e garbato.
Proprio per il suo aspetto un po’ “ecumenico”, CLOUD DANCER non ha raccolto il favore di molti che lo hanno trovato “di poco carattere”. Ma sarà davvero così?
In realtà CLOUD DANCER proprio per la sua moderazione sa adattarsi un po’ ovunque e sa anche modularsi, pur senza perdere la sua nota di luminoso sostegno.
Si tratta di una tonalità che “sta bene con tutto” senza, però, smettere di fare la differenza, anche grazie alla sua capacità di trasformarsi.
L’ideale per aprirci al nuovo anno, con sobrietà e visione verso le infinite possibilità del futuro.
Indossando il Cloud Dancer ti farai portatrice di tutti i valori che questa tinta porta con sé e, fin dai primi secondi di incontro, le parole che rivolgerai ai tuoi interlocutori saranno ammantante di una grazia speciale e luminosa e si coloreranno di una nota leggera, elegante e anche elevata.
Il tuo aspetto e, di conseguenza il tuo messaggio, appariranno più preziosi e autorevoli e risulterai maggiormente convincente, e anche ispirante, specialmente se tratterai argomenti come “cambiamento e rinnovamento” (l’ideale se, per esempio, hai un lavoro creativo e/o fai la coach o magari ti occupi di carriere professionali – ecco perché è così interessante identificare come vogliamo colorare il nostro personal brand).
Con addosso un capo e/o un accessorio Cloud Dancer, le tue intenzioni saranno percepite come più pure, capaci di distinzione e di portare verso una nuova prospettiva.
Il Cloud Dancer ti attrae in modo particolare? Forse hai proprio bisogno di “danzare tra le nuvole” e, guardando in basso, riconoscere quello che vuoi portare con te nel tuo domani e cosa, invece, puoi lasciar andare, inaugurando una nuova pagina bianca.
Il Cloud Dancer ti somiglierà se sei una persona che arriva a passo felpato ma poi, con le sue idee, cambia tutto e “accende la luce”.
Questo colore non ti convince? Lo trovi un po’ insipido, noioso e forse pure troppo neutro? Ci sta! Come detto, l’azienda PANTONE si è volutamente orientata su un colore abbastanza imparziale proprio perché voleva augurare al mondo un futuro meno urlato, diviso (e divisivo).
Ma, ripeto, ci sta che Cloud Dancer non faccia per te che, magari, sei una donna che prende di petto le situazioni e che, a pensieri decisi, fa corrispondere azioni altrettante decise.
Qualora ti venisse voglia di indossarlo, potresti accompagnarlo ad una tinta più intensa e carica.
L’importante è capire, l’importante è conoscere, per poi conoscersi.
Così ci possiamo indossare a pieno, così ci possiamo sorridere allo specchio, così possiamo fiorire.
Per via del il suo equilibrio, questa particolare sfumatura potrà intonarsi a diversi tipi di incarnato.
Per favore non ascoltare chi asserisce che possono indossare il Cloud Dancer solo le persone che appartengono a una determinata categoria cromatica.
Innanzitutto, come amo ribadire, NOI POSSIAMO INDOSSARE TUTTI I COLORI CHE DESIDERIAMO. Specialmente se ci corrispondono.
Una volta stabilito come vogliamo vestire la nostra felicità, non faremo altro che, eventualmente, aggiustare con consapevolezza l’armonia cromatica, proprio come in una ricetta (aggiungendo gli ingredienti proprio giusti per noi).
Anche perché, come ho già spiegato, CLOUD DANCER sa trasformarsi con grazia e luminosità.
Guardalo, per esempio, abbinato ad un colore freddo:

E osservalo, invece, accostato ad un colore caldo:

La vedi la differenza? Il CLOUD DANCER cambia, accordandosi alla tinta a cui è abbinato. Vicino al colore freddo, appare più freddo. Accanto al colore caldo, risulta più caldo.
In entrambi i casi porta una luce radiosa. Modulandosi pur rimanendo sé stesso.
Per queste ragioni, se pensiamo che Cloud Dancer possa essere più caldo e/o più chiaro rispetto alle nostre cromie, basterà abbinarci una tinta più scura. Se riteniamo questo colore “troppo desaturato/delicato” per noi, potremo accordarlo ad una tinta particolarmente satura. Se, invece, questa sfumatura ci risulta “molto calda”, la combineremo con una tonalità fredda.
Et voilà!
Il vero segreto, come spiego qui, è conoscere come sono fatti i colori e di conseguenza metterli in relazione tra loro e con noi.
È questo il magico potere degli abbinamenti!
Facciamo il nostro solito gioco?
Per divertirci ancora di più, come da tradizione, a ogni abbinamento attribuirò un segno zodiacale con un augurio per il 2026.
Sono molto curiosa di sapere quali saranno le combinazioni che più attireranno la tua attenzione e si accorderanno a te.

Questo è l’anno in cui tirare fuori quella carica che sentivi un po’ persa. Abbina il bianco CLOUD DANCER al rosso,così da illuminare la tua energia vitale.
Porta le tue intenzioni anche sul lavoro in un look come quello che vedi sopra. In cui una sfumatura di rosso decisa e satura trova sostegno proprio nella luce pacata del bianco (e no non è una combinazione che fa Natale). Riprendi la stessa armonia cromatica anche nel make-up per un effetto davvero chic.
Dettaglio di stile: gli orecchini fioriti per ricordarti che è sempre fiorire l’obiettivo finale.

Tu sei una donna sensuale e capace di grazia e accoglienza. Ti auguro nel 2026 di ricordare questo tuo tratto prezioso con determinazione.
Abbina il CLOUD DANCER ad un raffinato bordeaux (che in comune con il bianco ha una nota di desaturazione) per un insieme molto sofisticato e sorprendentemente (ma una volta che si conoscono i colori, si capisce che è scienza e non sorpresa) armonioso. Opta per un tessuto volumetrico e seducente come il velluto da abbinare a eleganti collant operati.
Dettaglio di stile: i sandali con i collant. Per tenere sempre a mente la meraviglia dell’inaspettato.

Tu sei una donna creativa e nel 2026 spero che la creatività continuerà ad essere la tua arma più vincente. Accorda il CLOUD DANCER ad un giallo caldo per illuminare la tua capacità di uscire dagli schemi.
Scegli capi comodi e morbidi per sentirti a tuo agio nello sperimentare.
Dettaglio di stile: la borsa nera che appare diversa rispetto al resto del look ma questo è proprio il suo bello! D’altronde tu lo sai molto bene. Non sempre le cose devono essere “uguali” per accordarsi tra loro e l’originalità è proprio saper riconoscere l’unicità.

Tu sai entrare in relazione nel profondo con gli altri. Nel 2026 ti auguro ti connetterti anche con te stessa e con i tuoi desideri.
Abbina il CLOUD DANCER ad un rosa antico per una nota retrò che si accordi all’importanza che tu sai dare al tuo passato.
Adesso, però, è ora di guardare al futuro e, per riuscirci, cosa meglio di una bella e morbida eco-pelliccia che ti avvolga e ti offra anche volume? Sarà il tuo dettaglio di stile.
Tutti gli astrologi sono d’accordo: del 2026 sarai regina! E tu, d’altronde, nei panni della regina ti ci vedi molto bene.
Accorda il bianco CLOUD DANCER al verde per trasmettere tutta la confidenza che ti meriti.
Due sono i capi bianchi su cui ti consiglio di puntare. Un cappotto lungo che ti avvolga, come un manto, con tutta la sua raffinata luce e un cappello a larga tesa. In mancanza della corona sarà un’alternativa perfetta per mettere i tuoi desideri fioriti in primo piano. Te lo auguro!

Tu sei una persona concreta e solida. Ecco perché ti suggerisco di abbinare il CLOUD DANCER con il marrone: ok danzare tra le nuvole ma tu hai sempre bisogno di vedere dove metti i piedi (e, se possibile, di contare tutti i passi che stai facendo).
Il marrone, però, può diventare anche bronzo ed è così che voglio rappresentare il mio buon auspicio per te. Per un nuovo anno in cui capirai come combinare praticità e voglia di brillare.
Dettaglio di stile, a questo proposito, la borsa con le perle. Raffinata e insolita.

Tu sai sempre tenere fisso il centro, mettendo insieme gli opposti e trovando comunque un bilanciamento che porta tranquillità
Per il 2026 ti auguro tanta preziosa serenità. Perché nell’ultimo periodo storico lo abbiamo capito molto bene: non c’è nulla che abbia il valore della serenità.
Indossa questo principio con eleganza, come sai fare tu, abbinando il CLOUD DANCER all’azzurro. E non dimenticare i dettagli di stile come un cappello che incornici il tuo volto e i tuoi pensieri, anche quelli più elevati, almeno tanto quanto le tue scarpe con il tacco (il CLOUD DANCER ti guiderà).

Ti aspettavi il nero? Tu che sei sempre un po’ dark e sei perfettamente in contatto con la tua parte più misteriosa…
Beh la combinazione di bianco e nero è un grande classico ma forse è fin troppo banale per una come te. Abbina il bianco CLOUD DANCER ad un viola scuro e ti intonerai perfettamente al tuo magnetismo.
E poi: metti insieme due tipi di viola! Uno più caldo e uno più freddo: il bianco saprà intonarsi ad entrambi e il risultato sarà un look che non passerà di certo inosservato. Come auguro succeda a te nel 2026, mettendo insieme gli opposti e scoprendo che si può fare anche con una morbidezza che, spero, riuscirai a dedicare in primo luogo a te stessa (tu che con te sei piuttosto intrasigente).

Ecco il mio segno (il mio ascendente è Scorpione). Se anche tu sei nata nel mio stesso periodo e ti è capitato di ascoltare qualche previsione astrologica, avrai sicuramente scoperto che finalmente, dopo tanti anni di pesantezza, possiamo tornare a sperare!
Ecco per il 2026 il mio augurio per te è di rimettere al centro il tuo ottimismo. Ritrova la voglia e la capacità di credere e di sperare in un futuro migliore. Abbina il CLOUD DANCER all’arancione e andrai spedita verso i tuoi desideri, con sobrietà e intensità insieme.
Dettaglio di stile: l’abbinamento tra le scarpette arancioni e i jeans bianchi. Una mise semplice ma squisita che tutti ti copieranno. E con cui potrai andare in capo al mondo! D’altronde, ci auguro anche di tornare a viaggiare.

Tu sei diffidente, anche nei confronti della felicità. Attenzione: una certa misura nelle azioni e nelle relazioni è davvero auspicabile, specialmente in un periodo storico spesso travolto da urla e commenti a sproposito.
Il garbo è la tua cifra stilista.Ti auguro di mantenerla nel 2026 ma con un significativo cambiamento.
Rimani chi sei ma prova anche a concederti qualcosa di nuovo e inedito. Parti dal tuo stile e indossa, per esempio, quel grigio che tanto ami, perché ti consente di mantenere un sano distacco, abbinandolo al bianco e di bianco colora un accessorio come i collant. Iniziare a fare qualche “passo di danza” diventerà più facile.

Tu arrivi dove gli altri nemmeno avrebbero immaginato e lo fai con visione d’insieme e con la voglia di andare incontro a chi sei e a chi vuoi diventare. Per il 2026 ti auguro di seguire a pieno questa tua inclinazione e di indossarla con fierezza.
Abbina CLOUD DANCER ad un colore visionario come il blu elettrico per una mise d’impatto. Inoltre, anche a te consiglio di puntare su dei collant bianchi (un accessorio ideale per sperimentare con il CLOUD DANCER) e di renderli davvero protagonisti, accordandoli ad una minigonna in un look che ricorda i rivoluzionari anni ’60.
Dettaglio di stile la borsa animalier perché tu sei “sempre sul pezzo” e sempre istintiva.

Il tuo primo bisogno è quello di vestire le tue azioni quotidiane. Questo non significa, però, che tu non sia anche in grado di perderti nei tuoi sogni più arditi e che “volano in altro”. Intonati al tuo modo di essere, abbinando il CLOUD DANCER ad un verde blu e completa l’insieme con elementi dorati che saranno il tuo dettaglio di stile e luce.
Ti sentirai affascinante come una sirena, anche svolgendo le incombenze di ogni giorno. Ecco, dunque, il mio augurio per te: di riconoscere la magia e il tesoro che sta anche nelle piccole cose.
TI SEI RIVISTA NEL TUO SEGNO?
Che ne dici dell’ultima combinazione che ti ho proposto con il bianco e il verde ottanio?
È un accordo davvero riuscito proprio perché si tratta di due colori ben equilibrati e che ti si intoneranno qualsiasi siano le tue caratteristiche cromatiche, conferendo anche una nota davvero interessante alla tua comunicazione.
A questo proposito:
A prescindere dal segno zodiacale, quella di CLOUD DANCER e TEAL (e cioè con tutta la gamma di blu-verdi che in inglese, come spiego qui, viene definita in modo comprensivo, appunto, TEAL), sarà davvero un’unione vincente.
Osserva il look sotto in cui Cloud Dancer dialoga con il blu petrolio: un outfit adatto per qualsiasi impegno di lavoro. Dal primo colloquio alle occasioni in cui relazionarsi in pubblico (di cui scrivo qui).

Dettaglio di stile: il bracciale che tintinna e che farà sentire la tua presenza (e il tuo messaggio) anche a distanza (capace anche di suggerire un buon auspicio economico).
E poi nota l’accordo del Cloud Dancer (della giacca) con il bianco ottico (della maglia a collo alto): un insieme super bilanciato che si intonerà, appunto, a tutte/i.
Nel percorso per Imparare a leggere le tendenze lo abbiamo capito bene: in questo momento storico è necessario affermare con sicurezza quali sono le cause in cui crediamo, sposandole a pieno.
E la scelta del total look (super in tendenza, appunto) rimanda esattamente a questo.
Il CLOUD DANCER, proprio perché è una tonalità poco invadente, si presterà molto bene a creare degli abbinamenti “totali” che risulteranno decisi e aggraziati allo stesso tempo.
Sia con i pantaloni…

…che con le gonne.

Quale combinazione “tutto bianco” senti più nelle tue corde? E se ti dicessi che lo stesso abitino bianco (che vedi sopra) potrebbe stare bene anche con il rosso e con il nero?
Vorresti scoprire come?
E vorresti capire dove trovare (e magari acquistare) tutti i capi e gli accessori che vedi negli outfit sopra (e che hai visto in questo articolo)?
Puoi scoprire tutto nell’ultimo numero della mia rivista di look e consigli “LA FIORITA” dedicato proprio al CLOUD DANCER, QUI

Troverai tantissimi altri spunti per indossare il CLOUD DANCER…come questo, per esempio:

(e sì i jeans bianchi si possono mettere anche nella stagione fredda)
Look attraverso i quali ti mostrerò (e dimostrerò) che, se pure in armadio non possiamo avere un numero infinito di capi, di sicuro abbiamo infinite possibilità per indossare i vestiti e gli accessori del nostro guardaroba.
Inoltre in questo numero de “LA FIORITA”, troverai moltissime altre ispirazioni.
Per esempio, ti piacerebbe sapere come indossare l’abito sottoveste bianco nella tua quotidianità…

…e farlo anche d’Inverno?
Io e Carrie qui te lo sveleremo!
Puoi comprare il numero singolo de “LA FIORITA ” a tema CLOUD DANCER qui.
Ma puoi anche decidere di abbonarti per un anno alla mia rivista di look “LA FIORITA” e farlo da qui: in questo caso il primo numero che ti arriverà sarà proprio quello dedicato al CLOUD DANCER.

Dentro ad ogni numero troverai consigli, ispirazioni e look che ti aiuteranno a fare uno shopping consapevole e mirato (come detto, ogni look presente ne “La Fiorita” è cliccabile e potrai scoprire dove trovare ogni capo che lo compone) ma anche tante idee per rinnovare il tuo guardaroba attraverso abbinamenti a cui non avevi mai pensato e che somigliano a te e alla tua felicità.
Se userai il codice CLOUDDANCER al momento dell’acquisto, avrai diritto ad uno sconto del 35% sull’abbonamento.
Il codice è valido sia da qui per acquistare l’abbonamento per un anno (a partire dalla data in cui ti abbonerai) alla “FIORITA”.
Ma lo puoi usare anche da qui per aggiungere all’abbonamento alla “FIORITA” la partecipazione per un anno al GRUPPO MARGHERITA (che è il gruppo con la carta platino, come spiego qui).
Sarebbe bellissimo averti a bordo e fiorire insieme, giorno dopo giorno.
In entrambi i casi il codice sconto CLOUDDANCER dura fino al 15/01/2026.
E ti piacerebbe saperne di più insieme a me?

Non perderti questo video corso che potrai seguire quando vorrai! Non vedo l’ora di accompagnarti a illuminare i tuoi look di tutti i giorni con sicurezza e gioia.
Ti spiegherò bene come sono composte le diverse sfumature dei colori, come riconoscerli, come abbinarli e come creare combinazioni cromatiche nuove, originali e anche “tecniche” in un modo gioioso e che ti faccia sentire sicura di te e ti accompagni a illuminarti e a FIORIRE!
In questo video corso ti parlerò anche di storia perché dietro ad ogni colore c’è un mondo super affascinante di aneddoti, curiosità e racconti che non vedo l’ora di condividere con te.
Apprenderemo insieme un nuovo approccio cromatico e capiremo, attraverso tantissimi esempi pratici, come “dipingere i colori del tuo look” con originalità e sicurezza nella tua vita di tutti i giorni. Anche ispirandoci all’arte!
Ti aspetto qui!
Questo video corso credo che potrà esserti utile per capire come “parlare” attraverso la tua immagine e come spiegarti in modo consapevole grazie alle sfumature con cui deciderai di colorare i tuoi vestiti. Sia nella tua vita privata che professionale!
Ti farò pure entrare nel mio guardaroba!

Il codice CLOUDDANCER, che ti da diritto ad uno sconto del 35% sul prezzo di acquisto, vale anche su questi due video corsi.
Lo puoi usare da QUI.
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Occhio perché, anche in questo caso, il codice sconto è valido fino al 15/01/2026.
Scrivimi per una consulenza in cui scopriremo quali petali andranno a comporre la TUA FIORETTE®!
Unica, proprio come te e come loro!

Cosa è la FIORETTE®?
La palette da borsetta, studiata e brevettata da me per te, con le TUE sfumature e i TUOI abbinamenti che ti farà da guida alla mattina per decidere come vestirti e anche in occasione degli acquisti: lo shopping diventerà facilissimo e più creativo!
Ti spiego bene di cosa si tratta qui e qui. Il mio lavoro, come sai, non è mai standardizzato e i miei suggerimenti non vanno “a categoria” ma il mio servizio è sempre personalizzato con l’obiettivo di aiutarti a riconoscerti nei TUOI panni e di vestire la moda con la TUA personalità con sicurezza e il sorriso (proprio come quello delle #fiorite che vedi nella foto sopra).
Quali saranno i colori dei tuoi petali e come ti consiglierò di abbinarli tra loro in un modo unico che somigli proprio a te?
Sono curiosa di scoprirlo insieme! Scrivimi!
Perché è questo che vorrei: esserti utile nelle tue scelte di fioritura quotidiane.
Come sempre: ascoltati e osserva con gli occhi e con il cuore tutto quello che ti colpisce per andare incontro a te stessa.
Tu non sei un colore unico ma, conservi dentro di te tantissime sfumature che ti rendono speciale e diversa da chiunque altro.
In ogni caso, spero di averti ispirata e di averti trasmesso un messaggio ben preciso: tu puoi!
Come dico sempre: “la vita è troppo breve per indossare panni che non sono i nostri“.
La moda non è vessatoria ma luminosa e anche divertente!
L’importante è imparare ad usarla come uno strumento per corrisponderci.
Ecco perché non mi stancherò mai di ripetere che: una consulente (o un consulente) d’immagine ha il ruolo di accompagnarci a vestire i nostri desideri e non il compito di darci limiti e restrizioni.
Fatti ispirare dai colori e apriti alle tue infinite possibilità.
Il Cloud Dancer ti accompagnerà a trovare l’elevazione necessaria per vederle tutte e per indossare quelle che più ti fanno sorridere.
Io sono qui, pronta a confrontarmi con te sulle tue sperimentazioni!
Tua,

The post Cloud Dancer: chi è, cosa dice, come abbinarlo. Segno per segno. appeared first on Anna Turcato.
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]]>
…che aveva conquistato il suo lui con una sfilata osé.

E che, nell’occasione di rendere pubblico il fidanzamento, si era vestita abbinata all’anello ricevuto in dono (e al dito).

















Catherine Middleton da poco, e cioè da quando Carlo III d’Inghilterra è stato incoronato Re e, di conseguenza, suo marito William è diventato l’erede al trono, è la nuova Principessa del Galles (prima di lei Diana).























Ne basta anche solo uno ma “ben assestato” (come i colpi di Jannick Sinner che, di lì a poco, la Principessa avrebbe premiato indossando questa mise).












Una donna e una regina matura.











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]]>In quale ti rivedi?
Paola ha avuto un invito di lavoro importante.
Finalmente è stata chiamata a parlare su quel palco, da anni desidera calcarlo. Convocata in qualità di esperta riguardo alla materia di cui si occupa da una vita: un obiettivo che si realizza.

Paola è una gran professionista, lei questo lo sa.
Ha studiato, si è preparata, ha fatto esperienza. È giusto che sia diventata un riferimento nel suo settore.
Saprebbe benissimo cosa dire all’evento, ha persino già chiara la scaletta del suo possibile intervento.
Eppure, subito dopo aver letto la mail con l’invito, ha pensato: “no io non ce la posso fare!”.
Come mai questa reazione?
Si è sentita a disagio e ha pensato di poter perdere questa occasione perché non ha idea di cosa indossare.
Ci saranno tantissime persone a quell’evento, verra trasmesso in streaming e sarà pure registrato, ci saranno video, la sua presentazione verrà mostrata sui social, lei verrà ripresa, fotografata…
Tutti gli occhi saranno puntati su di lei e sulla sua immagine, immagine che arriverà inevitabilmente prima delle sue parole.
“Che cavolo mi metto?”.
Paola apre il suo armadio e guarda dentro: ci sono tanti abiti e tanti accessori ma quali saranno quelli giusti? Quale combinazione la farà sembrare più credibile? Quale le starà meglio in foto e in video?
Con quali abiti e con quali accessori parlerà di lei a tutto tondo?
Soprattutto: quale immagine si accorderà con forza e coerenza a ciò che dirà?
“Potrei comprare qualcosa, ma cosa? Senza idee chiare finirei sicuramente per prendere un abbaglio, magari mi farei convincere dalla commessa e spenderei soldi per nulla. Mi è già successo in altre occasioni simili: acquistare qualcosa apposta, metterlo e poi sentirmi fuori luogo e “sbagliata”: diversa da me e da quella che potrei essere.
“E poi, come mi pettino, come mi trucco? Oh mamma: e le scarpe…che scarpe scelgo? Con i tacchi mi sento più fiera ma se poi mi inciampo e cado davanti a tutti?”
“Potrei indossare il completo dell’ultima volta, senza infamia e senza lode…ma che noia!”
“Mmmm…Forse dico che non vado! Anche se così perderei un’ ottima opportunità per affermarmi e per attestare il mio valore.”
“Se solo mi sentissi così solida, consapevole e confidente riguardo all’abbigliamento come mi sento rispetto alla mia competenza.”
“Se solo riuscissi a comunicare questa competenza attraverso il mio stile e a farlo con direzione, strategia e gioia insieme.”
“Sai cosa sarebbe meraviglioso? Trasmettere i miei valori e il mio punto di vista professionale con la mia immagine su quel palco, prima di aprire bocca. Affermando in anticipo il mio pensiero e la mia unicità, in un accordo melodioso quanto una musica.”
Sarà possibile?
Martina ogni mattina si alza e si dice: “devo fare più reel!”.
Ma come era bello quando Instagram era un posto di foto, di frasi e di parole che si potevano scrivere e da cui chi ti leggeva poteva farsi ispirare.
Adesso, invece, per avere qualche possibilità di essere notati, tocca fare i video, i video parlati, i video in cui ti si vede.
Martina non ha mai avuto problemi a mostrare la sua immagine sui social in foto ma i video sono un’altra cosa.
Un conto è la bella fotografia, statica e ben preparata…altro il reel che è peggio della “story” perché non è temporaneo ma dura per sempre.
E poi nei video ci si muove, non si può fare quella posa (di cui Martina è grande esperta) che slancia le gambe e snellisce il punto vita.
In video è come se si notassero di più le imperfezioni, si vedessero tutti i difetti, si amplificasse quello che, secondo Martina, non va della sua immagine.
Filtrarsi e piallarsi la faccia? Non è un’opzione che Martina considera. Le vengono in mente quelle influencer che, quando le incontri dal vivo, sembrano persone diverse perché non possono portarsi i filtri del telefono in borsetta. Non sarebbe una pratica sana né per lei né che per chi la segue sui social.
Mostrarsi per quello che è? Ci ha provato ma la sua immagine, quelle volte che si è ripresa e ha pubblicato, le è parsa poco autentica e manchevole in coerenza, naturalezza ed armonia.
C’è sempre qualcosa che non funziona con il suo abbigliamento, come non ci fosse una linea coerente con la sua personalità e professionalità.
Martina sa che la sua immagine attuale non è memorabile e nemmeno incisiva e sa anche che questo non aiuta “le views e l’engagement”.
E, dunque, rimanda e si sente stupida nel farlo perché che cavolo ci vuole ad accendere una video-camera e a dire qualcosa.
Guarda con invidia a chi si propone liberamente in video e senza farsi tutte le sue paranoie (e magari senza nemmeno avere nulla di interessante da dire).
Martina sente di stare perdendo del tempo e delle occasioni.
Se solo si sentisse sicura di cosa mettersi e di come sistemarsi, forse si sentirebbe più confidente anche nel presentarsi in video esponendo quelle idee e quei contenuti a cui tiene ma che, a volte, non sa come esprimere.
Ecco: se riuscisse a focalizzare le sue parole potrebbe dirle e anche vestirle, sarebbe magnifico!
“Ok ci pensiamo domani” si dice…e intanto le visualizzazioni calano.
Carlotta domani ha un colloquio di lavoro.
È un colloquio a cui tiene molto e per una posizione che le piacerebbe tanto.
Carlotta sente che sarebbe la persona perfetta per quel ruolo. Ha tutte le competenze e l’esperienza giusta.
Spesso “la sindrome dell’impostore” la assale ma vuole essere positiva e fiduciosa questa volta.
Si ricorda di cosa è successo l’ultima volta che le si era presentata un’occasione simile.
Carlotta si era trovata in dubbio su cosa mettersi, fino ad un secondo prima di indossare davvero qualcosa.
Aveva passato i giorni precedenti a fare prove di look, aveva persino fatto acquisti ma nulla la convinceva davvero.
Complice anche il suo fisico che, dopo i 40, è cambiato.
Come aveva scelto di vestirsi alla fine? Aveva optato per una delle combinazioni più confort presenti nel suo armadio: un outfit un po’ anonimo e che lei ritiene abbastanza professionale.
E poi era successo.
Mentre aspettava in sala d’attesa l’aveva notata: una donna che, chiaramente, era lì per il suo stesso motivo.

Le era sembrata più bella, meglio vestita…i suoi colori erano luminosi, la foggia degli abiti le si addiceva e appariva sicura. Più sicura di lei senza dubbio, si era detta Carlotta.
“Come facevano le altre a riuscire nell’impresa di indossarsi così bene? Perché per lei era tanto difficile?” si chiedeva invariabilmente.
Cosa era successo, dunque, durante il suo ultimo colloquio di lavoro? Che per tutto l’appuntamento lei si era sentita a disagio per il suo look e, per questo motivo, era apparsa meno decisa e anche meno credibile.
Dal suo stile, la sua incertezza si era trasferita anche alle sue parole.
Non aveva ottenuto il lavoro ovviamente…forse il posto era andato a quell’altra donna in sala d’attesa.
Se solo Carlotta fosse riuscita a capire come evitare che la storia si ripetesse l’indomani.
Se solo avesse trovato il SUO stile da colloquio? Quello in grado di farla sentire decisa invece di impacciata.
Lo stile adatto a sbaragliare la sua insicurezza e ad accompagnarla a rendere fin da subito manifesti, sia agli altri che a lei stessa, i suoi talenti e meriti, “a colpi consapevoli” di colori, forme, dettagli e accessori.
Una speranza o un miraggio?
Marzia ama fare le cose con le mani. Il momento della sua giornata che più le piace è quando si siede al suo tavolo di lavoro e la luce del mattino inizia a filtrare dalle finestre del suo studio.

Marzia è una creativa, possiede un buon grado di costanza e una grande precisione.
Di quello che realizza Marzia è fiera e convinta, conosce il valore delle sue opere e del suo lavoro, sa quanto impegno ci mette e tiene molto all’attenzione che lei tributa ad ogni dettaglio e finitura (cosa non affatto scontata nel mondo dell’artigianato).
Marzia ha aperto i canali social con il fine di promuoversi. Certo ci sono i mercatini ma come privarsi della possibilità di arrivare, potenzialmente, a chiunque nel mondo?
Lei, poi, non è una semplice hobbista. Ha creato un suo marchio e desidera che tutti lo possano conoscere!
Così, con buona lena, ha fatto le foto alle sue creazioni e le ha pubblicate…ma manca qualcosa.
“Vendono più le storie dei prodotti!”, quante volte Marzia si è indignata sentendo affermazioni come questa.
“Sul serio le persone preferiscono acquistare prodotti fatti male da chi sa raccontarli bene sui social, piuttosto che comprare cose di ottima qualità, ma senza la presentazione di coloro che li hanno creati? I prodotti parlano da soli!”
Però è vero: capita anche a lei con alcuni profili su Instagram. Trova interessante conoscere la storia della figura che c’è dietro allo schermo e se questa storia la colpisce positivamente e le suggerisce stima, le emozioni favorevoli si “trasferiscono” anche alle cose che questa persona propone che diventano, di conseguenza, più interessanti e con buone vibrazioni.
Un po’ come quando ti consiglia qualcosa un’amica: ti fidi di più rispetto al suggerimento di una completa estranea.
E poi si tratta anche di giustizia! I suoi prodotti meritano di essere conosciuti molto più della tanta fuffa che si trova in giro.
Ok Marzia ha deciso: vorrebbe provare a “metterci la faccia e l’immagine”. Ma come?
Ci ha già provato a farsi vedere online ma si sente sempre a disagio. Soprattutto non riesce a trovare il giusto bilanciamento tra “gli affari suoi” e la “vendita del prodotto”.
Potrebbe diventare la sua immagine uno strumento al servizio del suo brand?
Sarebbe magnifico riuscire a rappresentare una coesione di valori e ispirazioni visive tra lei e il suo marchio.
Se solo riuscisse a fare questo…
Ma Marzia non ha più pallida idea di come agire e, quindi, si ferma. E intanto tutto ciò che realizza perde chance di visibilità e di acquisto.
Giulia ha deciso: è tempo di rifare il suo sito web!
È felice, quasi entusiasta della sua scelta. Sa cosa vuole metterci dentro al sito, sa cosa vuole dire a chi atterrerà sulla sua piattaforma, alla ricerca di una professionista come lei.

Una professionista che lavora sul campo da tantissimi anni e che ha le idee ben chiare di come si debba fare il suo lavoro, oltre le mode del momento e andando nel concreto ad aiutare chi si rivolge a lei.
Anche solo qualche anno fa non era obbligatorio mettere la propria immagine sul sito, adesso sì.
Inoltre il lavoro di Giulia, in qualche modo, ha a che fare con la percezione di sé e del proprio corpo e, dunque, questo tema assume molte sfumature.
Se potesse Giulia scomparirebbe, eppure deve esserci.
Un bel dilemma!
Nelle fotografie lei non si piace mai, se non in quelle che scatta suo marito: d’altronde lui la guarda con gli occhi dell’amore…
E poi lei si vestirebbe, ormai, solo in leggings: tanto sotto al camice non si notano!
Però lo sa, chi cerca la/il professionista a cui affidarsi, apprezza di poterla/lo vedere in faccia, prima di contattarla/o.
Guardare negli occhi, pure se virtualmente, ispira fiducia e fa venire più voglia di affidarsi.
Giulia ha provato a farsi fare degli scatti dal compagno ma il risultato è stato deludente. Il suo viso era smunto, i vestiti che aveva scelto le sembravano banali, la sua postura appariva rigida…insomma Giulia aveva pensato: “io, se la vedessi su un sito, questa professionista non la sceglierei mai!”.
E poi quei capelli…”Qui potrei farmi aiutare prima di scattare, ma ogni volta che mi sono fatta truccare e fare la piega da un parrucchiere per qualche occasione importante, poi non mi riconoscevo. Io non voglio sembrare un’altra, i clienti mi devono riconoscere e scegliere per quella che sono. Non c’è cosa peggiore di formarsi una buona prima impressione su una base artefatta. Rischi di far partire malissimo il rapporto”.
“Desidero vestire me stessa, donna e professionista nelle immagini del sito. Mi piacerebbe indossare e trasmettere il mio valore. Vorrei farmi scegliere. Ma non so proprio come procedere, anche perché la me stessa che adesso indosso mi sembra spesso un po’ inadeguata.”
Se solo Giulia avesse una guida che le indicasse come trasmettere le sue parole professionali attraverso le percezioni espresse dalla sua immagine e dalle sue scelte di stile.
Un po’ come le ricette che lei propone ai suoi pazienti in cui i vari elementi si bilanciano e si accordano in virtù delle loro caratteristiche, creando un insieme benefico e “su misura”.
Sarebbe bello trovare uno stile che la rappresenta sia sul sito che nella vita di tutti i giorni.
Magari pure comodo…sarà possibile?
Laura va al lavoro ogni giorno. Ogni giorno Laura va in crisi mentre si prepara per la sua giornata.
Tutte le mattine non sa come vestirsi e finisce che mette sempre le solite cose: quelle pratiche, quelle che passano inosservate il giusto, quelle che, in fondo, non la rappresentano e che, forse, nemmeno le piacciono.
Questo succede qualsiasi sia il tipo di appuntamento professionale che l’aspetta.

Scrivere report alla scrivania, andare in riunione con la capa, presentarsi in fiera, lavorare da casa e fare mille call…fino ad occasioni speciali come la cena aziendale…ecco non c’è situazione che non la metta in crisi dal punto di vista dello stile.
Sì Laura ne ha la percezione netta: se fosse più confidente della sua immagine riuscirebbe anche a porsi in modo migliore e maggiormente determinato.
Magari si sentirebbe forte abbastanza per chiedere quell’aumento.
A volte si immagina entrare in ufficio, con passo spavaldo, pronta a reclamare quello che le spetta di diritto dopo tanti anni di onorato servizio, ma, mentre si visualizza, lo sguardo le cade su quel maglioncino azzurrino e su quei pantaloni neri (ne ha circa 200 in armadio tutti uguali) che mette sempre e si dice da sola: “ma dove vuoi andare?”.
Così desiste.
Laura passa dalle giornate in cui si guarda e non si piace, ad altre in cui, per darsi un tono, si mette il tailleur pantalone che un tempo era la sua divisa professionale (e senza il quale le sembrava di non poter essere presa sul serio), ad altre ancora (rare) in cui prova a portare in ufficio qualcuno dei capi e degli accessori che più ama nel suo guardaroba ma, anche in quelle occasioni, qualcosa non funziona.
Soprattutto Laura si sente a disagio per i commenti che non tardano ad arrivare da parte dei colleghi e delle colleghe.
Commenti che passano da “come stai bene oggi!” (parole che la mettono comunque in difficoltà) a “che coraggio hai avuto ad indossare una collana in quel colore!”.
Possibile che non ci sia una soluzione per vestire la sua professionalità ogni giorno e per farlo con naturalezza, fierezza e anche un po’ di divertimento?
Se solo Laura sapesse come fare, magari smetterebbe di andare in ansia ogni mattina.
La risposta è sì? Allora ti chiedo:
Se Paola, per esempio, sapesse quali capi e quali accessori si intonano esattamente al messaggio che vuole trasmettere su quel palco?
Paola è consapevole delle cose che vuole dire, sa quali concetti vuole trasmettere e conosce l’approccio con cui vuole farlo; è anche conscia dell’unicità del suo metodo di lavoro.
Non sarebbe fonte di sicurezza e fiducia indossare i suoi valori professionali, in un accordo tra abbigliamento, cervello e voce?
La donna potrebbe, per esempio, optare per una gonna dalla foggia morbida e strutturata allo stesso tempo che “suoni” come il suo “tono di voce” e il suo stile comunicativo, abbinata ad una camicia dotata di un fiocco importante (un tipo di dettaglio simbolo negli anni ’80, insieme ai foulard come spiego qui, del power dressing femminile) e colorata di un giallo intenso a suggerire, fin dai primi secondi della sua apparizione sul palco, quella capacità che Paola sempre conserva di guardare le cose da un’altra prospettiva, proponendo soluzioni inaspettate ma efficaci.
Oltre al giallo, Paola potrebbe vestire un equilibrato blu e un elevato bianco, in una combinazione in grado di accompagnare chi ci guarda a fare un salto di qualità nell’ascolto attivo dei concetti che stiamo proponendo.
Immancabile un blazer: il capo con cui Paola si sente sempre a posto e che le conferisce autorevolezza.
Ai piedi un paio di scarpe solide, comode ma raffinate: di sicuro, indossandole, non inciamperebbe.
Accessori coordinati per suggerire armonia, precisione e attenzione ad ogni dettaglio. E, al polso, al posto di un bracciale, Paola potrebbe sfoggiare un orologio. L’elemento di stile giusto per spiegare che lei non perde mai il senso e il valore del tempo, rendendo anche manifesto il suo piglio propositivo.
Et voilà!

E se Martina riuscisse a creare una serie di “DIVISE”, per fare i suoi video con colori, fogge e stili che parlano proprio di lei e che superano ogni imperfezione, in virtù della loro sinfonia?
“Divise” studiate e, allo stesso tempo, autentiche perché corrispondenti alle caratteristiche di Martina.
Una sinfonia che suoni la melodia e la professionalità di Martina e che diventi la “base” ideale su cui appoggiare (e anche sorreggere) i suoi contenuti.
E se Carlotta trovasse il SUO look da colloquio? Il tipo di outfit con cui presentarsi e attraverso cui parlare, ancora prima di aprire bocca?
Decisa e splendente come merita e come le spetta.
Un outfit composto da abiti e da accessori capaci di fare da risonanza alle parole e alla professionalità di Carlotta, infondendo al suo aspetto ma anche alla sua dimensione lavorativa uno spessore di cura e attenzione.
E se Marzia identificasse esattamente lo stile di abbigliamento con cui rappresentare visivamente il suo brand e che faccia da contraltare e portavoce alle sue creazioni. Rendendo sé stessa un “amplificatore” di quello che fa e non viceversa?
Marzia potrebbe, per esempio, richiamare con il suo abbigliamento i suoi oggetti e le diverse tipologie e “collezioni” che crea e idea, riuscendo a farlo nei colori, nelle forme e nelle intenzioni.
Tipo così:

E se Giulia capisse esattamente come presentarsi nelle foto e trovasse gli elementi di stile e abbigliamento in grado di intonarsi ai testi del suo sito?
Tra cui le sfumature cromatiche che più trasmettono le sue qualità professionali, sfumature che potrebbero trovarsi nel suo sito e che lei potrebbe indossare per una maggiore coerenza visiva.

E se Giulia identificasse anche quali capi si intonano a lei e sono in pendant con il suo messaggio come professionista, così da rinforzarlo con ancora maggiore definizione? Per esempio quella camicia ereditata dalla nonna che lei ama particolarmente: si accorderebbe in modo molto interessante alla parte di testi in cui la donna consiglia di guardare al passato e alla tradizione per imparare a mangiare meglio.
E se Laura trovasse finalmente la quadra tra il maglioncino azzurro e la collana colorata?
Due lati di lei che possono coesistere con consapevolezza e che possono accompagnarla ad affermare la sua competenza e anche i suoi desideri lavorativi, attraverso le sue scelte di stile.
Suggerendo sia determinazione che precisione: un’immagine dove ogni dettaglio è curato e soprattutto scelto con attenzione e auto-determinazione (proprio le caratteristiche che è necessario “far uscire” per chiedere l’aumento).

Inoltre Laura potrebbe imparare a pianificare i suoi look in anticipo, così da mettere insieme e indossare tutte le sue sfaccettature professionali (e non solo) con strategia e intenzione.

Pronta per ogni situazione!
IMPARIAMO A FARE TUTTE QUESTE COSE!
Facciamolo insieme!
Qui.
Metteremo le basi per vestire la tua professionalità!
Identificheremo come rendere la tua immagine e il tuo stile degli strumenti utili al tuo percorso di lavoro.
Ti insegnerò come usare le diverse leve della comunicazione per vestire chi sei e chi vuoi essere, nei tuoi vari contesti lavorativi.
Pianificheremo tutta una serie di azioni per avere le idee chiare su come indossare i tuoi desideri professionali.
Hai studiato, ti sei preparata, sei una professionista in gamba: è tempo di imparare a rendere la tua immagine uno strumento per affermarti e parlare di te.
Il tuo stile può collaborare alla tua fioritura nel lavoro!
Sarà un viaggio che faremo insieme a Giugno!
Durante il percorso ci incontreremo, dal vivo e online, in due lezioni di 3,5 ore (per un totale di 7 ore) dedicate al rapporto tra immagine, lavoro e personal brand con esempi concreti, spiegazioni e indicazioni pratiche.
Lezioni che saranno registrate e che potrai vedere e rivedere, anche se non riuscirai a partecipare fisicamente agli incontri.
In ogni caso la protagonista di tutto il percorso sarai sempre TU!
Tu che, durante tutta la durata del percorso, potrai mandarmi domande, immagini e look per verifica, analisi e commento.
Io sarò sempre pronta a risponderti e a darti suggerimenti che potrai mettere in pratica nella tua vita lavorativa quotidiana.
In più, durante il nostro viaggio, ti arriveranno dei documenti esplicativi da cui potrai trarre ispirazione e che potrai conservare e leggere (e rileggere) ogni volta che vorrai.
Preparerò per te anche dei “compiti”, al fine di accompagnarti a focalizzare meglio. Così ti sarà più facile metterti alla prova ed entrare in azione.
I miei percorsi, infatti, non sono mai solo teorici ma c’è sempre una buona quota di pratica. Non ha alcun senso che i concetti rimangano sterili informazioni: è necessario capire come agire nel concreto giorno dopo giorno, identificando come realizzare dei look intonati e fare delle scelte luminose.
Solo in questo modo la formazione è davvero utile.
Non può più succedere che la tua immagine diventi un limite per i tuoi desideri sia personali che professionali.
Anche perché con tutto l’impegno che ci metti (potremmo dire “il mazzo che ti fai”) vuoi davvero che la fatidica domanda “non so cosa mettermi” e/o i tuoi dubbi su immagine e stile diventino motivo di ansia e un impedimento alla tua crescita professionale?
E se invece fosse il contrario?
Se fosse la tua immagine a farti sentire più forte?
E se la tua immagine e il tuo stile ti aiutassero a farti scegliere esattamente per la professionista che sei, accompagnandoti a svelare il tuo valore con coerenza e fin dalla prima impressione?
Il tuo stile può diventare una leva di business e può risuonare con la tua professionalità in un accordo melodioso e portatore di unicità.
Lavoriamoci adesso per arrivare pronte a Settembre!
Eh sì c’è un motivo per cui ti sto proponendo questo viaggio proprio adesso: è il momento giusto per iniziare a ragionare sul tuo stile al lavoro, così da poter indossare con fierezza la tua fioritura professionale già in Autunno.
Udite udite: compresa nel percorso ci sarà anche una call privata con me di un’ora!
Un incontro che praticamente vale tutto il prezzo dell’intero percorso: un’occasione davvero unica.
Il motivo per cui ho pensato un percorso così strutturato è che desidero accompagnarti nel tuo futuro con concretezza.
Offrendoti l’opportunità di metterti al centro e di pensare a te e ai tuoi obiettivi. Te lo meriti!
Non ha alcun senso che tu ti metta sempre all’ultimo posto, specialmente quando si tratta della tua evoluzione professionale.
Ecco perché ho scelto di proporti questo percorso ad un prezzo super conveniente e pure rateizzabile (senza costi aggiuntivi).
Desidero essere parte attiva del tuo percorso di crescita personale e professionale.
Io faccio il tifo per te e ti sostengo!
E voglio fare in modo che tu ti senta il più tranquilla possibile nel dedicarti del tempo e dello spazio.
Attenzione, però, perché si tratta di un’offerta limitata!
Leggi tutto qui!
Ti aspetto per lavorare insieme su di te e sul tuo stile al lavoro!
Sarebbe una vera gioia e un grande onore.
Scrivimelo: sarebbe molto interessante per me saperlo. Perché al centro del mio lavoro ci sei tu e ci tengo davvero tanto a conoscerti meglio.
Tua,

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