L'articolo Un amore dipinto da un pennello indiano sembra essere il primo su Io e Orticola.
]]>Il 14 febbraio è srà San Valentino, la rossissima ricorrenza tutta cuori dedicata all’amore e agli innamorati: festeggiata come ben sappiamo in gran parte del mondo ‘umano’, ci piace pensare che anche le piante, a modo loro, la sentano… o che, anche loro, provino amore… non solo il 14 febbraio!
Nelle nostre campagne pavesi capita spesso di vedere annosi glicini o bignonie_ Campsis radicans_ avvinghiarsi quasi a stritolare_ pardon, abbracciare calorosamente_ abeti rossi, ma può capitare di osservare effusioni amorose anche nei boschi della Brianza, dove luppoli o edere avvolgono robinie, ontani, querce… Talvolta in natura possiamo trovare delle relazioni ancora più strette… un amore davvero molto intenso!
Pensate che ci sono piante che vivono solo con altre specie, badate bene ‘con altre specie’ nel vero senso della parola. Questo è il caso della passionale Castilleja coccinea, comunemente chiamata ‘pennello indiano’. Il nome del genere deriva da un botanico del XVIII° secolo, Domingo Castillejo, di Cadice, in Spagna, mentre l’epiteto specifico significa scarlatto (rosso, come tutto a San Valentino!). Il nome comune di pennello si riferisce alla somiglianza del fiore a un pennello immerso nella pittura.
E’ una specie biennale_ il primo anno sviluppa una rosetta basale, l’anno successivo l’infiorescenza e poco dopo la maturazione dei semi si conclude il ciclo vitale della pianta; appartiene alla famiglia delle Orobanchaceae alta circa 30-40 cm, ed è nativa del Missouri dove la si trova nelle praterie, nelle radure rocciose, nei boschi umidi e aperti e negli argini delle regioni orientali, centrali e meridionali dello Stato (Steyermark).

Foto 1 – Castilleja coccigea nel suo habitat naturale
I suoi “fiori” grandi, a forma di ventaglio, di colore rosso-arancio non sono veri fori bensì bràttee (ricordate? Sono foglie più o meno modificate, alla cui ascella di solito si sviluppa un’infiorescenza; hanno di solito funzione protettiva nei confronti dei bocci fiorali) dai colori brillanti, trilobati, che appaiono, in primavera e all’inizio dell’estate, all’estremità degli steli e che circondano e nascondono i minuscoli fiori giallo-verdastri.

Foto 2 – Infiorescenza di Castilleja coccinea
Perché parliamo proprio di questa pianta? Perché Castilleja coccinea è una specie talmente fedele e gelosa della sua metà da non essere in grado di vivere senza: è una pianta semi-parassita_ diciamo molto innamorata_ in quanto le sue radici si attaccano e assorbono alcuni nutrienti e acqua dalle radici di altre piante. Quali sono queste altre piante? Ricordiamo generi di erbacee da fiore come Schizachyrium, belle graminacee, Penstemon dalle corolle nei toni del rosa più o meno acceso oppure ancora Sisyrinchium, con foglie filiformi e fiori stellati ma anche di specie più note e spontanee come la piantaggine lanceolata, Plantago lanceolata, la prunella comune, Prunella vulgaris o il trifoglio violetto, Trifolium pratense.
La Castilleja cresce al meglio se coltivata in un suolo con un’umidità media, ben drenato e in pieno sole. E’ difficile coltivarla da seme; sebbene le piante vengano messe in condizioni ottimali di crescita, spesso la disseminazione spontanea non è sufficiente per mantenere le piante in giardino a meno che ogni anno non si aggiungano nuove piante (o semine aggiuntive) fino a quando non se ne stabilisce un bel gruppo.
In realtà lo sviluppo della Castilleja più che una ‘crescita insieme a…’ sarebbe opportuno definirla una ‘crescita alla spese di…’ ma siccome siamo nel mondo vegetale e la sopravvivenza e la perpetuazione di ciascuna specie è molto importante per mantenere la biodiversità globale ci piace considerarla una forma di amore, di condivisione e non di un parassitismo come lo intende la razionale e algida scienza. Siete d’accordo?
A Orticola 2019 alcune piante in fiore di Castilleja coccinea sono state presentate da Plantula, un vivaio di ricerca, sperimentazione e prova di nuove specie, adattabili al territorio emiliano, ma non solo.
Piante nel pieno della loro fioritura, e molto belle oltre che rare: ciò è valso loro il primo premio della Giuria Botanica, nella categoria Pianta più significativa per rarità o bellezza della forma e sono state acquistate tutte subito il primo giorno, da un appassionato, per far felici dei colibrì.
Due sole piante_ perciò affrettatevi _le trovate dal vivaio Plantula ma potreste anche ordinarle e portare pazienza, quest’ultima dote di ogni appassionato, coltivatore, vivaista…
Sono però disponibili in numero maggiore due altre specie di Castilleja, entrambe perenni e rosso valentino: C. integra e C. linariifolia.
Plantula
via O. Bosi 28
40011 Anzola Dell’Emilia (Bo)
cell. 333.8499846
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]]>L'articolo Ma quante sono le epatiche? sembra essere il primo su Io e Orticola.
]]>di Luca Leporati
Vediamo una pianta, la fotografiamo, non vediamo l’ora di condividerla con gli amici ma è proprio in quel momento che ci assale un dubbio amletico: come la chiamo? Con il suo nome scientifico_ una denominazione ‘globale’, da tutti adottata_ oppure con il suo nome comune?
E se aveste immortalato un’epatica? Ma un’Hepatica o un’epatica? Il suono del nome con cui chiamiamo queste due distinte piante_ entrambe naturalmente esistenti _è uguale ma ciascuno identifica però specie molto diverse morfologicamente oltre che distanti dal punto di vista tassonomico-evolutivo.
Il primo termine, Hepatica, è il nome latino del genere con cui viene comunemente chiamata l’erba trinità o anemone fegatella o anemone epatica: il suo nome scientifico completo è Hepatica nobilis ed appartiene alla famiglia delle Ranunculaceae. Si tratta di una piccola erbacea perenne, di rado più alta di 20 cm, così chiamata per il colore violetto-rossiccio della pagina inferiore delle sue foglie la cui forma, tipicamente con 3 lobi, ricorda appunto il fegato.

Foto 1 – Hepatica nobilis fiorita in un bosco lombardo alla fine di febbraio 2020
Epatica_ senza l’h, ancorché maiuscola _è però anche il nome comune di alcune piante, parenti dei muschi, che non hanno tessuti conduttori_ come invece li hanno gli alberi e anche gran parte delle piante che conosciamo_ e neppure fioriscono!
Anche le epatiche_ quelle ‘vicine ai muschi’ _sono così chiamate perché la forma delle loro foglie ricorda quella del fegato. Queste possono avere un aspetto simile al muschio o con foglie appiattite al suolo, spesse pochi millimetri e larghe circa 1 cm. Sono alcune tra le piante più primitive: non hanno aperture specializzate che regolano il flusso d’aria nella pianta_ botanicamente, gli stomi _ e non sviluppano fiori, il che significa che si riproducono attraverso lo sviluppo e la diffusione di spore, proprio come le alghe.

Foto 2 – Un’epatica al Giardino Perego
Entrambe vegetano in ambienti di semi ombra ma le seconde corrono, talvolta radenti al suolo, in ambienti decisamente più umidi. Al Giardino Perego stanno sviluppandosi nell’aiuola che un tempo ospitava diversi generi di muschi; dotata oggi di ala gocciolante e complice la penombra sviluppata dagli alberi ed edifici circostanti, hanno trovato qui un luogo a loro congeniale.
In alcuni punti, magari nel matrix garden proprio del Giardino Perego, potremmo invece provare anche a mettere a dimora delle piante di Hepatica nobilis o anche di altre specie (H. acutiloba, H. henryi, H. transsilvanica, quest’ ultima è l’unica altra specie europea_ ) o loro varietà e cultivar, come H. nobilis ‘Mussel’s Plena’, con fiori azzurro-violetti doppi, la ‘Marmorata’, dalle foglie maculate di grigio-argento, oppure, della specie H. transsilvanica, la ‘Supernova’, con corolle color pervinca, oppure la ‘Lilacina’, dai petali rosa chiaro, quasi bianco: anche se la più conosciuta è H. nobilis ce ne sono moltissime a fiore singolo, semidoppio, doppio… con corolle viola, rosa, fucsia, bicolori… e fiori simili a ranuncoli, ninfee…roselline! I giapponesi sono abilissimi anche nel dare forma a nuove e multiformi epatiche.
Da poco le Hepatica sono state incluse nel genere Anemone: ai collezionisti segnaliamo dunque la rara Hepatica falconeri, probabilmente, dati i suoi caratteri (aspetto, foglie e fiori) l’anello mancante proprio tra questi due generi, Hepatica e Anemone.
Le epatiche, quelle parenti dei muschi, non sono solitamente in commercio perché colonizzano spontaneamente le zone più umide e ombrose dei giardini, però vi può capitare di trovarne qualche pianta nei vasi_ compresi proprio quelli di Hepatica _dei nostri vivaisti: la loro presenza è sinonimi del non utilizzo di diserbanti e concimi chimici
Post Scriptum: per tutti gli innamorati delle epatiche, quelle con l’h iniziale e che fioriscono, ci sarebbe poi Cymbalaria hepaticifolia, il ciombolino a foglie di epatica…ma questa è un’altra storia.
Le diverse specie e varietà di Hepatica le trovate daVivaio Central Park
via Vulpiate s.n.c.
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referente: Mario Mariani
mentre H. nobilis
Vivaio Zanelli
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e Cymbalaria hepaticifolia da
Barone di Nassa piante e giardini
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referente: Andrea Bassino
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]]>L'articolo L’agrume dalle foglie di mimosa sembra essere il primo su Io e Orticola.
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Foto 1 – Frutto di Eremocitrus glauca

Foto 2 – Foglie di Eremocitrus glauca

Foto 2 – Acacia retinodes ‘Glauca’ in fiore
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L'articolo L’agrume dalle foglie di mimosa sembra essere il primo su Io e Orticola.
]]>L'articolo La betulla arriva sempre per prima sembra essere il primo su Io e Orticola.
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Prima nel cambio d’abito_ pardon, di corteccia _la betulla è tra i primi alberi, a primavera, a fiorire e coprirsi di nuove foglie, che saranno poi tra le prime, in autunno, a tingersi d’oro.

Foto 1 – Corteccia di Betula pubescens in febbraio
Ma i primati non finiscono qui: è una specie pioniera, cioè capace di colonizzare, per prima, un substrato senza vegetazione, favorendo così la trasformazione dell’ambiente e agevolando altre specie vegetali. E ancora: in estate è la prima campanella d’allarme che ci avvisa dell’arrivo di un temporale, l’avete notato anche voi? Insieme ad altri alberi con chiome leggere e rami flessibili, come i salici piangenti, si ‘muove’ alle prime folate di vento. Il loro fruscio, un marcato ‘stormir di fronde’ di pascoliana memoria, è il segnale per una celere ritirata di tutte le piante più fragili e di tutti gli arredi in giardino o terrazzo.
Specialmente in questi mesi, però, le betulle mostrano la loro caratteristica più affascinante: le diverse colorazioni delle loro cortecce, tecnicamente ritidomi. Dal bianco puro al nocciola passando per diversi toni ramati_ come Betula albosinensis_ le betulle, sentinelle luminose ed eleganti, sono protagoniste dell’inverno, sia disposte singolarmente o abbinate ad erbacee e arbusti attraenti in inverno, meglio se di altezza contenuta così da mettere ancora di più in risalto i loro tronchi.

Foto 2 – Betula albosinensis, foto di Sten Porse
A volte sono molto lisci, altre volte molto rugosi, i loro tronchi possono dare luce e ornamento al giardino invernale, come nel caso di B. nigra dove le parti di corteccia che si sfogliano permangono più a lungo, a mezz’aria, o di Betula pendula, la ‘Signora delle foreste’, come viene chiamata la betulla pendente spontanea in Italia, la cui corteccia che con la crescita si sfalda in sottilissimi fogli, come di carta. E’ proprio a questa caratteristica che la betulla _genere Betula famiglia Betulaceae_ deve forse la sua etimologia, dalla radice indoeuropea ‘bher(e)g’, cioè proprio ‘bianco splendente’. E quale bianco è più luminoso ed emozionante di quello della corteccia di Betula utilis, in particolare B. utilis var. jacquemontii ‘Moonbeam’_ davvero un raggio di luna_ oppure di Betula ermanii ‘Grayswood Hill’? Quest’ultima è così chiamata per via della località del giardino in cui è stata rinvenuta, ha una corteccia bianco crema, ancora più chiara di quella della specie e con lenticelle_ le parti allungate, in rilievo_ quasi rosa. L’insieme è ancora più luminescente quando la corteccia si sfoglia in sottilissimi papiri.

Foto 3 – Betula utilis var. jacquemontii ‘Moonbeam’ , fonte foto www.ornamental-trees.co.uk

Foto 4 – Betula ermanii ‘Grayswood Hill’, fonte foto www.bluebellnursery.com
Ma oltre alle fascinose cortecce, di alcune sono particolari anche foglie e portamento: foglie porpora, come Betula pendula subsp. pendula ‘Purpurea’, variegate di bianco-crema sui margini, Betula nigra ‘Shiloh Splash’, grandissime_ pensate che una foglia di Betula maximowicziana è lunga, con i suoi 12 cm, il doppio della nostra specie spontanea_ o in miniatura, come quelle di B. ovalifolia. Quest’ultima ha un portamento più arbustivo ma alcune hanno una chioma piangente, come B. pendula ‘Youngii’.
Un consiglio: poiché e betulle non temono affatto il gelo, prediligono esposizioni molto luminose, ben soleggiate e con una buona disponibilità d’acqua climi freschi, è meglio evitare di piantarle in contesti caldi, asciutti o afosi.
Una collezione di betulle la trovate da
Central Park di Mario Mariani
via Vulpiate s.n.c.
28066 Galliate (No)
cell. 393.9464451
info@mariomariani.studio – mariomariani14@icloud.com
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e da
Floricoltura Fessia
Regione Rotonda 34
13881 Dorzano (Bi)
cell. 333.4939019 – 338.3721114
fessiafloricoltura@libero.it
www.fessiafabrizio.it
referente: Fabrizio Fessia
ma le trovate anche da
Donna di Piante
via Montalbano, 314
51100 Pistoia
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referente: Francesca Moscatelli
Soc. Agr. Eredi di C. Consonni snc
via C. Battisti 21
22036 Erba (Co)
cell. 338.6636473
consonnipiante@tin.it
referente: Beatrice Consonni

Foto 5 – Betula pubescens in autunno
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]]>L'articolo Toccata e fuga, tra borghi e giardini del paesaggio laziale sembra essere il primo su Io e Orticola.
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Si appressa l’inverno e il Natale, di solito un periodo di letture e di… regali. Per tutti coloro che amano i giardini e il paesaggio, acquistare e leggere, o anche regalare, buone letture è un vero piacere! Ed ecco una lettura che mi piace consigliare: il nuovo lavoro di Ida Tonini e Marta Salimei, Toccata e fuga, è finalmente in libreria. Dopo Adagio per giardini (blog.iodonna.it/io-e-orticola/2015/07/01/andar-per-giardini-a-roma/) e Andante tra le mura, ecco il terzo capitolo di questo girovagare tra le meraviglie del Lazio, che queste due brave autrici ci fanno scoprire come seguendo una melodia, facendoci trasportare dall’incanto, con tutti i sensi all’erta e la mente attenta solo al bello. Dopo aver riscoperto per noi gli angoli magici all’interno delle mura di Roma e, poi, la prima campagna romana fuori le mura, costellata di antiche rovine e imponenti architetture, questa volta ci portano più lontano, entro un ipotetico raggio che dal centro della Città Eterna non supera i sessanta chilometri, a conoscere luoghi meno noti e affascinati, tra borghi, castelli e abbazie, riserve naturali e piccoli musei_ senza dimenticare naturalmente i giardini_ in una vera e propria contemplazione di un paesaggio, che molto ha di antico e tanto ci parla del nostro presente.
Un paesaggio che ha segnato la nostra cultura, che ha incantato il mondo per secoli, e ispirato autori di ogni lingua ed epoca, e che ancora oggi, carico di scorci, architetture e simboli è in grado di stupire e appagare gli occhi e l’anima (e talvolta anche il palato, in piccole deliziose soste).
Nove capitoli che ripercorrono altrettanti tratti di territorio_ con Tonini e Salimei come guida potremmo passare un mese da sogno in Lazio_ tra emergenze più note fino a luoghi che pochi conoscono, tra i quali ciascuno di noi può scegliere ciò che più l’incuriosisce: grazie a questo ricco libricino, so che non voglio perdermi le Vie Cave di Capranica, il Museo del Silenzio nel Monastero delle Clarisse Eremite a Fara in Sabina, gli antichi borghi di Poli e Ciciliano nell’Alta Valle dell’Aniene ma, soprattutto, il Piccolo Roseto Chilanti a Magliano.
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Aghi di abete rosso
Ed ecco che torna a fagiolo (i proverbi e i modi di dire a base botanica sono tantissimi) un libro uscito quest’anno, la storia degli alberi e di come hanno cambiato il nostro modo di vivere, per i tipi de L’Ippocampo, con deliziose illust
razioni. Scrive Kevin Hobbs, autore assieme al collega David West con il quale hanno lavorato per anni presso le Hillier Nurseries, nell’Introduzione: “Pochi di noi, a parte il sapere quanto siamo debitori per l’aria che respiriamo, conoscono il ruolo che avevano le piante nella vita dei nostri antenati e che continuano ad avere oggi, dalla carta su cui queste parole sono stampate all’imprescindibile caffè del mattino, passando per i più svariati materiali legati al comfort domestico.” Come le automobili, alimentate a combustibile fossile che corrono su ruote di gomma, oppure la vernice che proveine da una resina prodotta da un insetto che si nutre sugli alberi, stesa con pennelli dal manico di legno che puliamo poi nell’acquaragia, anch’essa ricavata dalla linfa di un albero…

E allora, in tempi natalizi, lasciamo in pace i pini e partiamo dall’agrifoglio, caro agli antichi romani come simbolo di fertilità e vita eterna_ e quindi quanto mai simbolico, a Natale, con le sue bacche rosso vermiglio, come decorazione, dai rami veri alle inifinite decorazioni che lo rappresentano. E di nuovo, impariamo, con questo libro dal linguaccio dolce e facile, per tutti anche per i bambini, a conoscere l’agrifoglio (Ilex aquifolium), che NON è il pungitopo (Ruscus aculeatus) che è un arbusto, anch’esso spinoso e con le bacche rosse, ma NON è un albero!

Foglie e bacche di agrifoglio

Foglie e bacche di pungitopo
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]]>L'articolo il Plumbago, o gelsomino azzurro sembra essere il primo su Io e Orticola.
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E’ una pianta molto generosa: fiorisce da maggio-giugno fino ai primi freddi, è molto amata dalle farfalle e può essere coltivata in vari modi. Come rampicante raggiunge un’altezza di 1,5-2 metri, ma necessita di un sostegno e dovremo essere noi a ‘guidarla’, dal momento che i suoi lunghi tralci sono sprovvisti di parti che le consentano una forma di ancoraggio; si presta benissimo a ricoprire una scarpata o a ricadere su – e da – un muretto a secco e ad essere coltivata anche in vaso. E’ bellissima anche come arbusto, libera e senza sostegni, per creare una siepe leggerissima e morbida, dall’altezza contenuta.
Se nelle regioni marine e dal clima mite è normalmente coltivata all’aperto, nelle regioni a clima freddo, però, è bene ripararla in serra fredda prima dell’arrivo delle prime gelate – non dimenticatevi di bagnarla anche in inverno e non preoccupatevi se perderà tutte, o buona parte delle foglie; si può provare a coltivarla su una terrazza di città, anche nell’Italia settentrionale, contro un muro ben esposto a sud, ma le gelate invernali le potrebbero essere fatali, perciò, qualora non la ritiraste, proteggetene non solo la vegetazione ma anche – e soprattutto – il vaso, il ‘cuore’ della pianta, con uno o più strati di tessuto non tessuto e disponete sulla superficie del vaso uno strato di paglia, foglie secche o un altro materiale naturale che assolva questa funzione. Anche in questo caso non dimenticatevi di bagnarle in inverno, le ore centrali della giornata sono le migliori. Se coltivata all’aperto preferisce i terreni sciolti, ben drenati, sabbiosi e leggermente acidi, in posizioni molto luminose che godano per alcune ore della luce diretta del sole; se in una posizione troppo ombreggiata tende a fiorire poco e produrre tralci più lunghi e con foglie più rade. Per mantenerne più compatto il portamento è sufficiente una potatura autunnale, che favorirà anche una maggiore quantità di fiori l’estate successiva. Necessita di annaffiature molto regolari, quotidiane, nelle ore più fresche della giornata, soprattutto in luglio e agosto. Poiché teme il gelo, le piante giovani vanno piantate in luogo riparato dai venti invernali, e nelle zone a clima più rigido in inverno va riparata con tessuto non tessuto e quando finisce il rischio di gelate raccorciatene i tralci che, dopo una buona concimazione, riprenderanno a svilupparsi, pronti a fiorire fin da giugno. Può anche essere ritirata in casa o in serra fredda, facendo attenzione ad evitarle bruschi sbalzi di temperatura.
La varietà ‘Alba’ ha fiori candidi, la cultivar ‘Royal Cape’ ha fiori blu cobalto. La specie P. rosea, (sinonimo di Plumbago indica) ha fiori rosa ed è usata di rado e quindi di difficile reperibilità.

Anche nel mediterraneo è presente una specie spontanea di Plumbago: P. europaea. Comunemente chiamata piombaggine europea o caprinella, in Italia è l’unica specie spontanea di questo genere ed presente in tutte le regioni – ad eccezione di quelle settentrionali – dove vegeta, da 0 a 800 m s.l.m., nell’areale limitato alle coste mediterranee, in particolare nell’area dell’olivo, in luoghi erbosi aridi, ai bordi delle strade, negli incolti, sui muri o tra le macerie e persino nelle sabbie marittime.
E’ una pianta erbacea perenne che raggiunge solitamente un’altezza di 50 cm sia di altezza sia di larghezza anche se talvolta può raggiungere altezze superiori; i fiori, che sbocciano da giugno a ottobre, hanno una corolla azzurro-violacea. In giardino è una pianta da giardino secco che prospera in terreni poveri, preferibilmente rocciosi, e forma un ciuffo di foglie dal quale fanno capolino i lunghi steli che portano i fiori. Con l’arrivo delle prime gelate perderà per sua natura le foglie, non temete. Sempre a proposito di ‘gelate’ e ‘inverno’, il cacciatore di piante Gerard Weiner, titolare del pluripremiato vivaio del Luberon Pépinière Botanique de Vaugines che da diversi anni partecipa ad Orticola, ha rinvenuto questa specie anche in zone subalpine e ne indica una resistenza al gelo fino ai -15°C: proviamo a coltivarla!
Plumbago capensis, ‘Alba’ e ‘Royal Cap’ si può trovare da:
Pollicirosa di Rare Piante
via Vergine de’ Mei 2/, 51100 Pistoia (PT), 335.5242534
info@pollicirosa.com – www.pollicirosa.com – referente: Alberta Ballati
Donna di Piante
via Montalbano, 314, 51100 Pistoia, cell. 339.7844796
info@donnadipiante.com – www.donnadipiante.com – referente: Francesca Moscatelli
Pépinière BRAUN
1016 rte de St. Rémi, 13630 Eyragues (Francia), tel. 0033.4.86340486 | cell. 0033.6.10375018
pepbraun@aol.com – www.pepiniere-braun.com – referenti: Pierre e Pia Braun
Mentre P. europaea si può trovare da:
Pépinière Botanique de Vaugines
207 Chemin du Mt. Senis, 84160 Vaugines (Francia) cell. 0033.410681559
gerard.weiner@orange.fr – www.gerard-weiner.fr – referente: Gerard Weiner
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L'articolo il Plumbago, o gelsomino azzurro sembra essere il primo su Io e Orticola.
]]>L'articolo Emerocallidi, belle solo per un giorno, ma… molto a lungo! sembra essere il primo su Io e Orticola.
]]>La maggior parte delle specie è originaria dell’Estremo Oriente dove è stata coltivata per migliaia di anni anche per la bontà dei suoi fiori, boccioli e germogli, che in Cina e Giappone sono una vera prelibatezza. Anche da noi, però, chi lo sa ama coglierne i fiori quando sono completamente aperti e unirli all’insalata per dare insieme gusto e colore.

Hemerocallis fulva
In Italia sono diffuse allo stato spontaneo l’emerocallide fulva, o giglio turco (Hemerocallis fulva) e l’emerocallide gialla (Hemerocallis lilioasphodelus più noto come H. flava); i fiori della prima sono di un bell’arancio, con venature più chiare e un cuore che prima di diventare giallo vira quasi al ruggine, mentre i fiori della seconda mostrano un giallo vivace ed uniforme. Negli ultimi decenni, però, la sua grande diffusione come pianta da giardino ha portano alla creazione di numerosissimi ibridi, dai colori più disparati: dal rosso acceso al rosa e al lilla, dal bianco fino al porpora intenso. Ne esistono anche varietà a più colori o con i fiori doppi, con il bordo contrastante, arricciato o con striature e con i tepali più sottili, più larghi, contorti, arruffati o addirittura ricurvi all’indietro. Se le specie sono numerose_ circa una ventina, sia sempreverdi, semi-sempreverdi o anche a foglie caduche_ le varietà sono circa 15.000 e stanno conoscendo negli ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti, un momento di grande apprezzamento.

Hemerocallis flava
La fioritura continua da giugno a settembre: l’infiorescenza a racemo è composta da numerosissimi boccioli che si aprono in successione uno per volta a cominciare dal basso, su fusti lunghi fino a un metro che compaiono tra le belle foglie a nastro, arcuate, verde brillante, simili a grandi steli d’erba e lunghe 40-70 cm, che costituiscono ampi cespi che si sviluppano in un bellissimo portamento tondeggiante.
Sono piante molto generose e di grande adattabilità: oltre alla infinita varietà di colori e alla lunga fioritura le emerocallidi hanno anche il pregio di essere facili da coltivare e di adattarsi benissimo, nel tempo, ad assumere il ruolo di tappezzanti.
E’ una pianta che non ha bisogno di grandi cure e basta fare attenzione a poche sue necessità: preferisce il sole ma si adatta bene anche alla mezz’ombra purchè luminosa; per avere una fioritura abbondante basta garantirle almeno 6 ore di sole diretto, meglio se è quello del mattino; non ama i ristagni d’acqua e quindi preferisce un terreno ben drenato e anche moderatamente acido e ricco in materia organica. Tra le specie, alcune resistono anche a temperature invernali molto rigide mentre altre sono più delicate e pertanto vanno riparate in serra fredda durante l’inverno; è facilmente coltivabile sia in contenitore che in piena terra, ma anche in serra a seconda della varietà scelta: per questo è importante accertarne la rusticità al momento dell’acquisto. Due consigli importanti se si desidera il risultato migliore: fate attenzione alle lumache di cui è preda prediletta e eliminate i fiori appassiti per favorire la fioritura di quelli nuovi.
Le emerocallidi si adattano a molti usi; creano spettacolari gruppi colorati nelle bordure miste ma riescono a dare il meglio se usate come tappezzanti, in particolar modo attorno agli alberi e agli arbusti, dove sono in grado di escludere completamente altre specie che potrebbero competere, soprattutto se in inverno si lasciano sul posto le foglie morte a coprire il terreno. Vivacizzeranno i nostri giardini al mare, in campagna ma anche in montagna dove fioriranno più avanti, da luglio ad agosto.
Si tratta ormai di piante di facile reperibilità nei centri più forniti, anche se la più comune tra le varietà sul mercato è la ‘Stella de Oro’, dallo sviluppo compatto_ alta a maturità 40-50 cm_ regina per rifiorenza con ben 180 giorni di fioritura: in piena terra fiorisce da aprile fino ai primi freddi. Una varietà simile a H. fulva ma dal colore ancora più intenso è ‘Crimson Pirate’, registrata nel 1951 da Hans E. Sass, con fiori rossi dalla gola gialla portati da steli alti flessuosi. Qualora cercaste una colorazione curiosa potete provare H. ‘Frans Hals’, rifiorente, costituito nel 1955 da Wilmer B. Flory, che alterna tepali rosso mattone-ruggine venati di giallo (simili a H. fulva) a tepali più chiari, di colore giallo, bordati di arancio-rosso.

Hemerocallis ‘Crimson Pirate’

Hemerocallis ‘Frans Hals’
Qualora ne cercaste uno dai grandi fiori, vi segnaliamo Hemerocallis ‘Joan Senior’, a fiore bianco con centro giallo-verde, di ben 14 cm !
Un’interessantissima collezione di emerocallidi, comprendente sia specie sia varietà e cultivar storiche è custodita da:
Azienda Agricola I Campi
Loc. Perdiesi 09070 Milis (Or) – Tel. 0783 51531 – cell. 393-904-0081
info@vivaioicampi.it – www.vivaioicampi.it – referente: Italo Vacca
Per Hemerocallis fulva:
Cascina Bollate onlus
via Cristina Belgioioso 12, 20157 Milano (Mi), cell. 331.2906448
info@cascinabollate.org – www.cascinabollate.org – referenti: Andrea D’Ascola e Susanna Magistretti
Plantula
via O. Bosi 2, 40011 Anzola Dell’Emilia (Bo), cell. 333.8499846
plantula@plantula.bio – www.plantula.bio – referente: Alessandra Sandoni
da quest’ultimo si può trovare anche ‘Stella de Oro’ che è disponibile anche da:
Donna di Piante
via Montalbano, 314, 51100 Pistoia – cell. 339.7844796
info@donnadipiante.com – www.donnadipiante.com – referente: Francesca Moscatelli
Per Hemerocallis lilioasphodelus:
Barone di Nassa
viale Europa s.n., 10014 Caluso (To) – cell. 349.3526758
barone.di.nassa@gmail.com – www.baronedinassa.it – referente: Andrea Bassino
per altre varietà e cultivar, da coltivare direttamente dai rizomi da mettere a dimora in primavera:
Floriana Bulbose
via Silio Italico, 20, 00078 Monte Porzio Catone (Roma) – tel. 06.9447769
info@florianabulbose.com – www.florianabulbose.com – referente: Christian Shejbal
Raziel
via Sant’Antonio 14, 35018 San Martino di Lupari (Pd) – tel. 049.0990016
info@raziel.it – www.raziel.it – referente: Antonella Bonato
per piante già coltivate in vaso:
Vivaio Millefoglie
via Aosta 83/A, 10015 Ivrea (To) – cell. 333.7276955
info@vivaiomillefoglie.it – www.vivaiomillefoglie.it – referente: Filippo Alossa
Capecchi Giorgio Piante
via Vecchia Fiorentina 49, 51100 Masiano (Pt), tel. 0573.380564, cell. 348.3316702
info@capecchipiante.it – www.capecchipiante.it – referenti: Giorgio e Tommaso Capecchi
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]]>Per tutta la stagione calda produce in continuazione tantissimi fiori nelle varie tonalità dal giallo aranciato al rosso che si stagliano sulle foglie dalla caratteristica forma arrotondata a scudo, un po’ cerose, e dal verde intenso al grigio azzurrato, in combinazioni cromatiche di grande effetto a seconda della varietà che si possono scegliere, che sono molte e talmente tanto diverse tra loro che sono tutte da conoscere e provare.
Infatti, il comune nasturzio dei giardini, o cappuccina, appartiene al genere Tropaeolum che conta oltre 70 specie di piante erbacee introdotte in Europa, sin dall’epoca dei Conquistadores, dai climi temperati dell’America centrale e meridionale.
La specie più coltivata, generalmente come annuale, è Tropeolum majus: cresce come rampicante fino a 2,5 m, con fiori leggermente profumati gialli, arancio, talvolta tendenti al rosso, grandi circa 5 cm che compaiono continuamente fino a fine estate. Da questa specie sono stati ottenuti numerosi ibridi, con portamenti diversi: se le varietà di T. majus raggiungeranno i 2 m, le varietà ottenute da T. minus o i miscugli come ‘Tom Thumb Mix’ formano fitti cuscini non più alti di 25-30 cm. Nelle diverse varietà ibridate i fiori possono essere semplici o doppi, con colori che variano dal giallo all’arancio, dal rosa salmone al rosso e scarlatto, spesso macchiati o striati.
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T. minus in miscuglio ‘Tom Thumb Mix’
Un’altra bellissima specie coltivata come annuale è T. peregrinum, a portamento rampicante che arriva in breve a 4 m di altezza ed esibisce da luglio bellissimi fiori sfrangiati giallo vivo su foglie verde azzurre.
Se le specie annuali sono le più facili da trovare sul mercato, oggi sono le diverse specie perenni ad essere sempre più ricercate, come il T. speciosum, che si arrampica fino a 5 m. Con un trionfo di fiori dal colore rosso acceso da luglio a settembre, è la specie più adatta per zone umide e fresche, e dà il meglio di sé coltivato insieme a un’edera per accenderla di colore d’estate. D’inverno si ripara la base con paglia o foglie per vederlo rispuntare in primavera. Tropaeolum tuberosum è un popolare nasturzio semirustico, alto fino a 3 m, con una fioritura ritardata rispetto alle altre specie, ma con particolari fiori allungati, rossi e gialli sorretti da lunghi fusti rossi che contrastano con le bellissime foglie grigioverdi.

Tropeolum minus
La coltivazione di tutti i tropeoli non è difficile: crescono senza problemi in qualsiasi terra da giardino, preferendo comunque i terreni sabbiosi e ben drenati, eventualmente corretti con torba acida. Le specie annuali prediligono posizioni soleggiate, perché l’ombra è causa di scarsa fioritura, mentre quelle perenni crescono bene con una leggera ombreggiatura. Se il clima invernale è troppo rigido, la sopravvivenza delle specie perenni non è garantita, ed è bene ripararle alla base con foglie o pacciamatura.
Le specie annuali si moltiplicano facilmente da seme: spesso basta lasciar fare e loro spargeranno i semi tutt’intorno per germinare la primavera successiva.
Infine, il nasturzio ha bellissimi fiori, ma i suoi pregi non si fermano in giardino: la sua dote più affascinante é la sua versatilità in cucina perché della pianta si consuma ogni parte: foglie, fiori e bocci si consumano freschi in insalata; le foglie appena colte e tagliuzzate danno un gusto pepato a frittate e formaggi molli. I bocci dei fiori non ancora aperti possono essere mangiati o conservati come i capperi, sotto sale o sott’aceto. Un motivo in più per godere della bellezza e della bontà di questa pianta, generosissima con il nostro giardino e con la nostra cucina per tutta l’estate!
Dove trovarli:
Per scegliere le piante più adatte al vostro giardino, a seconda del portamento, o per avere i colori o le sfumature preferiti, si può ordinarle dal Catalogo Ingegnoli (www.ingegnoli.it) oppure in rete dal sito inglese di sementi Thompson&Morgan, (www.thompson-morgan.com) dove si trova una vasta scelta.
Se state cercando tropeoli annuali, quelli ‘commestibili’, uno storico vivaio specializzato in queste bellezze variopinte è Soc. Agr. Maian, via Castino 1,12050 Bosia (Cn), cell. 329.8406778, email rec59@live.it, referente Luciano Recupero
ma li potete trovare anche da:
Fratelli Gramaglia, via Borgodora, 10093 Collegno (To), cell. 334.3541450 email gramap@virgilio.it, responsabile: Claudio Gramaglia
Qualora cercaste le specie, e quelle tropicali, vi segnaliamo il vivaio del cacciatore di piante di Dino Pellizzaro non molto distante da Ventimiglia, 290 Chemin de Leouse 06220 Vallauris (Francia) tel. 0033.4.93641843 cell. 0033.6.62897315 email dino.pellizzaro@free.fr referente: Dino Pellizzaro
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]]>Tanti nomi per un solo fiore: ma come dice il nome,è un fiore che contiene tutti i colori dell’iride. L’iris infatti prende il nome da Iride, la divinità della mitologia greca, messaggera degli Dei, che servendosi dell’arcobaleno come passaggio, consentiva il “dialogo” tra Olimpo e Terra. E come l’arcobaleno il fiore dell’iris annovera tutti colori possibili, esclusi solo i rossi puri, e cioè tutta la gamma cromatica dal bianco puro al quasi nero.
Ma i significati e i simboli dell’iris sono anch’essi moltissimi: la composizione tripartita del suo fiore, tre petali – interni – rivolti verso l’alto e tre – esterni – verso il basso _ facile da stilizzare, ne ha sancito l’importanza come emblema della trinità e del potere: nell’antica Creta Minosse usava l’iris come simbolo del proprio potere, il giglio di Firenze e quello dei Re di Francia, altro non sono che iris, simbolo del potere, con le tre punte a significare fede, saggezza e valore. La confusione tra i nomi è cosa antichissima: già nell’Antico Testamento si parla spesso di un fiore erroneamente chiamato giglio, i “gigli dei campi”: ma in quei territori i gigli non esistevano allo stato spontaneo contrariamente alle Iris che sono ancora presenti in una delle tante specie. L’improprietà dell’uso del nome giglio ha i suoi casi più clamorosi se si pensa al giglio di Firenze o ai gigli della monarchia di Francia ambedue chiaramente iris. Infatti, si narra che Luigi VII, re di Francia dal 1137, uscito vittorioso da una battaglia, abbia voluto fare di questo fiore il suo emblema perché il campo di battaglia ne era pieno: il popolo, allora, lo soprannominò fleure-de-Louis (fiore di Luigi), ma a causa della pronuncia contratta diventò ben presto fleur-de-lys, cioè fiore di giglio.
Molti sono i nomi usati nel tempo a definire questo fiore meraviglioso: Ireos è un nome ormai non più in uso, e tende oggi a indicare il rizoma; iride è un nome ancora più antico e riprende direttamente la forma italiana del termine latino della mitologia e della classificazione linneiana. Giaggiòlo è il nome comune con cui è conosciuto in Toscana e in tutta l’Italia, e si riferisce alla varietà che cresceva spontanea nelle colline fiorentine, alterazione del termine antico ghiadiuolo, (piccola spada) derivato dal latino gladio a causa delle foglie ensiformi. Il termine torna nella forma gladiolo a definire un’altro genere di piante, anch’esse della famiglia delle Iridaceae, la stessa dell’Iris.
Allo stesso tempo infiniti sono anche i simboli ad esso legati: emblema dei Boy Scout, nel linguaggio dei fiori, dalla dea Iride, significa messaggio e buona novella, mentre in Giappone è uno dei fiori nazionali e nell’arte orientale l’iris è raffigurato su ricami, pitture, lacche, tappeti…

Iris florentina
Dal punto di vista botanico Iris è un genere ricchissimo: conta più di 300 specie, che si trovano spontanee in tutto l’emisfero settentrionale, dal Circolo Polare Artico al Tropico del Cancro, mentre non esistono invece in quello meridionale. Molte specie spontanee si trovano anche nelle regioni italiane: tipica la diffusione di questo fiore nella valle dell’Arno, classificato Iris florentina, dal colore bianco venato d’azzurro. Oggi questo fiore è praticamente scomparso, sostituito dall’Iris pallida _ originario della Dalmazia e dal tipico azzurro violaceo_ e da Iris germanica, viola scuro, che tappezza a maggio le colline toscane.

Iris pallida
Accanto alle specie botaniche esistono una infinità di varietà e di ibridi, che aumentano continuamente ad opera degli appassionati costitutori, che ne creano a decine ogni anno. Le iris possono avere radice rizomatosa o bulbosa. Le iris rizomatose vengono ulteriormente suddivise in tre sezioni: iris barbate, iris non barbate e iris crestate a seconda delle caratteristiche del fiore.
Ci sono iris adatte a vivere accanto all’acqua se non direttamente lungo il bordo degli stagni e dei fiumiciattoli come Iris pseudacorus, Iris laevigata ma soprattutto Iris kaempferi (oggi Iris ensata) Tra quelle bulbose, piccole ma precoci, tanto da prevenire la primavera con le loro sfumature nei toni del blu-violetto, ma anche giallo, bianco ghiaccio e borgogna sono da citare assolutamente le bellissime Iris reticulata. Non importanti per il fiore, invece, le Iris foetidissima sono belle d’inverno per il verde brillante delle foglie a spada, soprattutto se accostate a dei candidi bucaneve, ma sono spettacolari d’autunno quando si aprono i frutti e spuntano i semi arancione vivo.

Iris reticulata ‘Katharine Hodgkin’

Iris reticulata ‘Purple Gem’

Iris foetidissima
Vista la particolarità di questo fiore così particolare, sono molti gli appassionati che si sono dedicati alla sua coltivazione: Vita Sackville West, la scrittrice inglese ed esperta di giardinaggio che tenne una delle più longeve rubriche di giardinaggio della storia, per l’Observer dal 1946 al 1961, citava spesso nei suoi scritti anche Iris sibirica che amava molto, e al quale si dichiarava grata per la fioritura delicata e colorata che sapeva donare nonché per la facilità della sua coltivazione!
Della sua coltivazione… ne parleremo in una prossima puntata! Intanto, qui di seguito vi segnaliamo dove trovare, tra i nostri vivaisti, le tante e diverse iris.
Per trovare le iris barbate, alte, medie o nane vi segnaliamo
Il Principe Iris di G. Edoardo Nogaro
Cascina Oliva 9, 23873 Missaglia (Lc)- Tel. 039/92 40 331 – Cell. 338/88 73 004
principeiris@gmail.com – www.principeiris.it – referente: Edoardo Nogaro
Fiorichiari
Cascina Obiate via Dante Alighieri snc, 28060 San Pietro Mosezzo (No)- cell. 333.3450362
roseiris@fiorichiari.net – www.fiorichiari.net – referente: Daniela Pasero
Il Peccato Vegetale
via per Corte Giulini 17, 20865 Usmate Velate (Mb) – tel. 039.671507 – cell. 339.5788866
info@ilpeccatovegetale.com – www.ilpeccatovegetale.it – referenti: Roberta Marchesi e Enrico Riva
Soc. Agr. Zanelli Mauro
via F. Cavallotti 296, 25018, Montichiari (Bs),cell. 348.0902446
info@vivaiozanelli.com – www.vivaiozanelli.com – referente: Lidia Verzotti
Az. Agr. Baradel Roberto
via Galilei 2, 22074 Lomazzo (Co)- cell. 338.7979189
vivaiobaradel@alice.it – www.vivaiobaradel.com – referente: Roberto Baradel
i bulbi di Iris reticulata di diverse varietà, si possono trovare in autunno da:
Floriana Bulbose
via Silio Italico 20, 00078 Monte Porzio Catone (Roma) – tel. 06.9447769
info@florianabulbose.com – www.florianabulbose.com – referente: Christian Shejbal
Raziel
via Sant’Antonio 14, 35018 San Martino di Lupari (Pd) – tel. 049.0990016
info@raziel.it – www.raziel.it – referente: Antonella Bonato
Per le iris d’acqua vi segnaliamo la collezione, premiata nel 2018, di Arborea Farm, che conta anche diverse varietà e cultivar, oltre alla specie, di Iris pseudacorus
Arborea Farm
via Piave 96/A, 31036 Istrana (Tv)- cell. 349.6906369-cell. 346.2382537
info@arboreafarm.com – www.arboreafarm.com – referenti: Christian Piccaluga e Mauro Pizzolato
per specie adatte a luoghi ombrosi come Iris foetidissima, le potete trovare anche a:
Cascina Bollate
via Cristina Belgioioso 120, 20157 Milano (Mi) – cell. 331.2906448
info@cascinabollate.org – www.cascinabollate.org – referente: Susanna Magistretti
oppure, insieme a Iris florentina, Iris germanica e altre specie, varietà e cultivar delle diverse specie:
Capecchi Giorgio Piante
via Vecchia Fiorentina 49, 51100 Masiano (Pt) – tel. 0573.380564 – cell. 348.3316702,
info@capecchipiante.it – www.capecchipiante.it – referenti: Giorgio e Tommaso Capecchi
per zone soleggiate e senza ristagno idrico è ideale Iris pallida e la potete trovare da:
Vivaio Ciancavarè
Località Ciancavaré snc, 18027 Pontedassio (Im) – cell. 334.8815884
info@vivaiociancavare.it – www.vivaiociancavare.it – referente: Clèmence Marie Chupin
la bella Iris sibirica – e alcune sue varietà e cultivar – lo trovate da:
Barone di Nassa
viale Europa snc, 10014 Caluso (To) – cell. 349.3526758
barone.di.nassa@gmail.com – www.baronedinassa.it – referente: Andrea Bassino
qualora cercaste delle specie di iris perenni rustiche e insolite vi segnaliamo:
Vivaio Millefoglie
via Aosta 83/A , 10015 Ivrea (To) – cell. 333.7276955
info@vivaiomillefoglie.it – www.vivaiomillefoglie.it – referente: Filippo Alossa
Plantula
via O. Bosi 28, 40011 Anzola Dell’Emilia (Bo) – cell. 333.8499846
plantula@plantula.bio – www.plantula.bio – referente: Alessandra Sandoni
Podere Restelli
via Piave 9, 21057 Olgiate Olona (Va) – tel. 0331.649250
info@podererestelli.it – www.podererestelli.it – referente: Sofia Meda
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L'articolo Iris, ireos, iride, giaggiòlo sembra essere il primo su Io e Orticola.
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