Advertise with Googlier.com Davide Zambon – Copywriter https://davidezambon.it Tutte le parole che possono servire. Mon, 17 Nov 2025 16:26:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.34 Ghostwriter con l’AI: sì o no? https://davidezambon.it/ghostwriter-ai/ https://davidezambon.it/ghostwriter-ai/#respond Mon, 17 Nov 2025 16:26:39 +0000 https://davidezambon.it/?p=1682 C'è un meme che gira con una certa frequenza tra i freelance.  È tratto da un western sui generis, e ci sono due uomini al capestro: attorno al collo hanno già il cappio, attendono solo che il boia li faccia precipitare dentro la botola che ne decreterà la morte. Uno dei due è nel panico

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C’è un meme che gira con una certa frequenza tra i freelance. 

È tratto da un western sui generis, e ci sono due uomini al capestro: attorno al collo hanno già il cappio, attendono solo che il boia li faccia precipitare dentro la botola che ne decreterà la morte. Uno dei due è nel panico più totale, la faccia disperata; il secondo è tranquillissimo e chiede all’altro: “prima volta?”

Il tizio tranquillo è un traduttore; quello impanicato un copywriter. Il primo ha già vissuto cosa si prova a sentire la propria professione (e il proprio reddito) messo in crisi dai software; con l’avvento dell’intelligenza artificiale, è il turno dei copywriter a dover temere per la propria vita professionale.

E dato che la storia si ripete, forse ti starai chiedendo: e chi scrive libri per gli altri, in tutto questo, che fine farà?

E i ghostwriter?

L’AI che scrive al posto nostro – e tuo

Si fa, di scrivere un libro con l’AI, e si fa sempre di più. E sono sempre di più i professionisti che tagliano tempi e costi producendo manoscritti con l’AI. Non solo: a questi si aggiungono quelli che ti vogliono convincere che con l’AI il tuo libro lo puoi scrivere da solo.

(Basta il loro corso, ti diranno… pensa te).

Tuttavia, serve fare una distinzione: scrivere un libro – di qualunque genere – non richiede soltanto di mettere su pagine le scene della storia (o le informazioni, se si tratta di un saggio o di un metodo);

un libro non è la compilazione di fatti e di informazioni, ma è una voce che parla.

E questa voce, ohimè, la puoi avere soltanto tu (o il tuo ghostwriter).

Per me, questa voce è quello che distingue la vera scrittura da un posizionamento narrativo, da un’azione di marketing, da un’altra roba che non è di certo il libro per il quale vorresti ti ricordassero – quello che ti auguri possa lasciare un piccolo segno in chi ti legge.

Per un ghostwriter, l’AI non è né il boia né un salvatore: è uno specchio difettato, che restituisce la voce di chi scrive con distorsioni che rendono “non tua” la scrittura – come se ci fosse sempre un riflesso sbagliato, un velo di polvere, una forma o un colore che non tornano. Il gioco della scrittura contemporanea si fa tutta su quella distorsione, e su come la scrittura umana ne rimarrà sempre priva.

Ma se scrivo un libro, l’AI me la devo proprio dimenticare?

No, anzi. Ma la devi mettere al posto giusto: quello di uno strumento molto utile per:

  • supportarti con le fonti e le ricerche
  • aiutarti a gestire le informazioni, l’indice, le parti
  • aiutarti a gestire il lavoro, a tenere traccia delle parti
  • darti una mano a riorganizzare quello che hai già scritto
  • fare controlli su coerenza e correttezza del testo

Eventualmente, ci può anche ragionare quando non sai come sviluppare una parte, risolvere uno snodo, chiarire un passaggio.

Ma la scrittura, il tono di voce, il rifinire, la seconda lettura… queste devono rimanere tuo appannaggio. Cose tue.

E in ogni caso, non ti fidare ciecamente di quello che l’intelligenza artificiale “ti fa fare”; è sempre meglio un controllo in più, fidati.

Cosa rimane assolutamente non delegabile – umano

Ti parlo del mio lavoro.

Quando inizio un nuovo libro, la prima cosa che faccio è ascoltare il cliente. Empatia, intuizione, ascolto attento, la mente che vola già alle possibilità; intelligenza e conoscenza per scegliere da subito potenziali strade, approfondire, guidare chi mi sta parlando – chi ha la storia da raccontare – a capirsi meglio. A capire meglio la storia.

C’è tutto un mondo non detto, quando due persone si confrontano, che ha la capacità di rivelare il tono giusto, l’accento, la sfumatura. E sono queste le cose che rendono la scrittura umana – e quindi capace di parlare agli altri esseri umani.

E c’è poi una questione che non è tecnica, ma etica. Ad oggi, ogni cosa può essere generata, simulata, contraffatta: la sola cosa che ci appartiene è la combinazione storia + modo in cui la raccontiamo + responsabilità che mettiamo nel raccontarla.

L’AI può replicare ogni cosa – strutture, tono, forse anche le sfumature – ma non quel leggero velo che è la responsabilità di quello che diciamo. Come lo diciamo + perché lo diciamo + quanto siamo disposti a esporci: questo rimane esclusivamente nostro.

E mio, se scriverò il tuo libro.

Si lavora in tre

Quando scriviamo un libro in tre, in realtà stiamo facendo un lavoro a sei mani:

  • tu metti l’idea
  • io la interpreto, la scrivo, la rifinisco
  • l’AI ci aiuta come strumento per l’organizzazione e le fonti, e per tener traccia di cose che potrebbero sfuggirci

Moltiplicare le parole, moltiplicare il senso

Alla fine non è una questione di sopravvivenza — noi ghostwriter, noi scrittori (sì, anche tu) non siamo al capestro. È soltanto una questione di scelta: vogliamo essere ricordati per un libro che moltiplica parole, o per uno che moltiplica la profondità?

L’AI si accontenta di moltiplicare le parole. Scrivere da soli – o con un ghostwriter – moltiplica la profondità del libro.

Iniziamo a buttare giù le idee – insieme?

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6 domande a un ghostwriter https://davidezambon.it/6-domande-a-un-ghostwriter/ https://davidezambon.it/6-domande-a-un-ghostwriter/#respond Mon, 03 Feb 2025 15:25:33 +0000 https://davidezambon.it/?p=1676 Immagina la scena. È una lunga tavolata nel cuore di una sera di collina; una decina di ospiti sono seduti tra le candele; una brezza proviene leggera attraverso il bosco; i piatti sono stati ripuliti con particolare cura, qualche bottiglia deve ancora cadere. Non conosco nessuno se non la coppia dei padroni di casa e

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Immagina la scena. È una lunga tavolata nel cuore di una sera di collina; una decina di ospiti sono seduti tra le candele; una brezza proviene leggera attraverso il bosco; i piatti sono stati ripuliti con particolare cura, qualche bottiglia deve ancora cadere. Non conosco nessuno se non la coppia dei padroni di casa e la mia compagna, che siede al mio fianco. Ad un certo punto, qualcuno chiede che lavoro faccio; “sono un ghostwriter”, rispondo.

L’interesse è provocato, è inevitabile: le dinamiche del lavoro del ghostwriter sono poco conosciute; un alone di mistero circonda non solo la figura professionale, ma anche le relazioni che questa intrattiene con i clienti – gli “autori”; e c’è sempre chi tira fuori la triste fine di Ewan McGregor nel film di Roman Polanski.

Ecco le risposte alle più tipiche domande che mi vengono poste in queste occasioni.

Non ti dà fastidio che il libro che hai scritto non porterà la tua firma?

A questa domanda rispondo sempre senza tentennamenti: no. Il motivo è dei più semplici: le storie che mi viene chiesto di raccontare non sono le mie, sono quelle dei miei clienti. Io ho le mie, di storie, e le racconto nei miei libri.

Tanto più che non è detto che le storie altrui mi piacciano. La domanda successiva quindi è sempre la stessa.

Come fai a scrivere di qualcosa che non ti interessa?

Il ghostwriting è un lavoro, ci sono dei momenti di assoluta magia, di consonanza tra arte e tecnica e scopo, e dei momenti di innegabile e torturante routine. 

Alle volte è una magia carica di significato; alle volte semplicemente scrivi, mosso dalla caffeina e dal contatore delle parole.

A me però quello che davvero interessa è l’atto della scrittura – il mettere le parole in fila, la ricerca del tono, del flusso della storia, delle frasi. Che questa mia “arte” sia applicata ad un’adrenalinica storia d’azione, a una pensosa autobiografia o a un saggio sulla storia degli aspirapolvere, poco importa – entro certo limiti.

Ma scrivi proprio di tutto?

Quasi. E sono abituato ad essere nello stesso tempo un barbuto scrittore accademico e una scrittrice di chick-lit.

Il ghostwriting è l’applicazione delle scrittura al compito che ti viene richiesto; questo richiede quindi un duplice livello di studio – quello degli elementi specifici della storia e quello delle regole e delle convenzioni di un certo genere.

Detto questo, nessuno ti obbliga a scrivere di tutto. Ci sono ghostwriter richiesti perché esperti un genere, e ghostwriter apprezzati per altre qualità (non necessariamente legate alle scrittura), come la capacità di immedesimazione, l’empatia con il cliente o la velocità di esecuzione.

Personalmente dichiaro di scrivere di tutto, ma ho anche dei no-no (finanza e politica, fate e angeli), dei temi che valuto di volta in volta (gialli e thriller, che in genere rifiuto al netto che non mi interessi l’ambientazione o una particolare declinazione della storia); e degli evidenti favoriti (autobiografie romanzate).

Non vorresti ricevere riconoscimento per le frasi che scrivi?

Assolutamente no. La scrittura è inesauribile, le combinazioni delle frasi sono (grazie a dio) infinite. 

Il ghostwriting è ricerca del tono e delle frasi giuste per quella storia, e la penna del professionista è al servizio di quelli.

Quando invece torno ad essere scrittore e a lavorare sulle mie storie, allora sì: sono geloso di ogni mia invenzione, di ogni mia frase.

E se il libro fa flop?

Mi dispiace, ma non dipende da me. Il successo editoriale non è necessariamente (non è più?) legato alla qualità del libro. Azioni di marketing, contingenze del mercato, improvvise mode, #booktokers e altri fenomeni del web, la storia giusta al momento giusto, l’allineamento degli astri: i fattori che lo decretano sono infiniti, e imperscrutabile resta il favore del lettore. E anche se ognuna delle caselle di cui sopra è spuntata, il successo di un libro chiede all’autore – quello che firma il libro – un investimento di energie enorme.

(Per ogni evenienza, questo concetto è un punto ben chiaro del contratto che mi lega al cliente.)

Mi dici un libro famoso che hai scritto?

Ahah, ottimo tentativo. Ma non crollerò neanche dopo il quarto negroni. 

Prossima domanda?

(In ogni caso, la clausola di riservatezza presente in ogni contratto mi impedisce di rispondere.)

Non credi che il ghostwriting sia una truffa?

Non lo credo, ma mi è stato chiesto alla fine di una presentazione del mio primo libro, quando si è passati a parlare del mio lavoro.

Se inviti delle persone in casa e ricevi dei complimenti sul tuo bagno, nessuno si aspetta che tu ti sia occupato di tubature e piastrelle.

Quindi? Mi scrivi una riga e mi racconti il tuo libro?

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Scrivere un libro con un ghostwriter quando hai poco tempo per farlo https://davidezambon.it/come-scrivere-libro-se-non-hai-tempo/ https://davidezambon.it/come-scrivere-libro-se-non-hai-tempo/#respond Sat, 01 Jul 2023 17:55:25 +0000 https://davidezambon.it/?p=1644 Una telefonata. Ciao, mi ha dato il tuo numero XY [un marketer al quale ho scritto qualche anno fa un bel manuale pratico di funnel marketing]. Ho un problema. Devo scrivere un libro. Ho un contratto con una casa editrice, ho bruciato la prima scadenza senza fare nulla, e ora mi hanno dato un

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Una telefonata.

Ciao, mi ha dato il tuo numero XY [un marketer al quale ho scritto qualche anno fa un bel manuale pratico di funnel marketing]. Ho un problema. Devo scrivere un libro. Ho un contratto con una casa editrice, ho bruciato la prima scadenza senza fare nulla, e ora mi hanno dato un ultimatum di un mese. Non ho scritto una parola, sono bloccata. Mi puoi aiutare?

Questa persona ha un bel seguito su Instagram (non nel ramo influencer: è più che altro un’estensione della sua platea professionale) e una piattaforma per webinar e lezioni. Il libro dovrebbe essere l’incarnazione del suo metodo per il “mercato reale” (passami il termine).

Si scopre poi che la casa editrice è una di quelle “vere” e per nulla piccole, e che la promessa – tra le altre cose – è quella di una bella distribuzione nazionale.

Sarebbe un peccato perdere questa opportunità, per lei. Ma a complicare le cose, c’è un dettaglio: la telefonata arriva a metà luglio, la deadline si trova ai primi di settembre.

Ci proviamo?

Come scrivere un libro in tempo zero (se lo fa il ghostwriter)

Firmato il contratto, queste sono le cose che le ho chiesto:

  • l’indice del libro (fortunatamente, già concordato con la casa editrice),
  • tutto il materiale possibile e immaginabile,
  • qualcosa che mi permettesse di capire il suo tono.

Gli ultimi punti si sovrapponevano nella mole di video della sua piattaforma, e nella quantità enorme e quotidiana di stories pubblicate.

Fase uno: la full immersion

Questa parte la svolge il camaleonte che è in me. I video che mi vengono dati diventano lo sfondo contro il quale cambio pelle: assumo i toni della cliente, mi immedesimo non solo in lei, ma anche nella sua platea – fortunatamente per me, una platea tutto sommato uniforme.

Fase due: prendere le redini del lavoro

A questo punto, parto. Metto la ciccia (il testo grezzo dei capitoli) attorno all’ossatura del libro (l’indice). Man mano che scrivo, chiedo alla cliente di mandarmi dei vocali di verifica o di integrazione.

Perché i vocali? Perché per queste cose WhatsApp non è solo veloce, ma è anche cliente-in-panico-friendly: ecco che, oltre ai vocali, mi arrivano anche foto di pagine di libri dai quali prendere le informazioni più tecniche, indirizzi di articoli da “saccheggiare”, link ai video specifici dei suoi corsi (fondamentali, questi ultimi, perché mi permettono di verificare di essere sul binario giusto in ogni momento).

Fase tre: la libertà

Scherzo, ovviamente, ma l’idea è questa: quando la cliente non mi vede, infilo nella struttura del libro quelle che io chiamo malizie del mestiere. In pratica, creo i connettivi tra un capitolo e l’altro, costruisco delle scene dialogate che fungono da integrazione, spargo all’interno dei singoli capitoli dei rimandi leggeri, che rendono fanno da contrappeso piacevole alle parti più seriose.

Piena approvazione, con in più il “gasamento” della cliente, che ora si sente più motivata ancora.

Fase quattro: la consegna

Il mio lavoro finisce qui, dopo aver scritto quasi 40.000 parole. In questo caso, non c’è bisogno d’altro: quello che posso fare io per contribuire alla scrittura del libro, l’ho fatto. Ho potuto rispettare la richiesta dei tempi strettissimi anche perché conscio del fatto che la casa editrice avrebbe messo un editor alle calcagna della cliente, e il testo sarebbe stato comunque in parte modificato, rivisto e soprattutto corretto di eventuali refusi.

Il risultato

La cosa che mi ha reso fiero di questo lavoro, è la riuscita. Il libro è servito anche per motivare la cliente, che alla fine – l’ultima settimana – si è scapicollata per mettere insieme l’apparato grafico, le tabelle, e controllare i dettagli più tecnici. Ha potuto farlo anche perché, a prendersi cura delle ultime parti da scrivere, c’ero io.

Il libro è felicemente arrivato alle mani dell’editor, e io l’ho perso di vista manoscritto e cliente.

Una seconda telefonata, qualche mese dopo.

“Non ci credo: hanno messo il libro in preordine su Amazon, e si è esaurito in un giorno. Il libro è finito al primo posto della sua categoria, dopo dieci giorni è ufficialmente uscito nelle librerie… e oggi mi chiamano che è esaurito, e che stanno avviando la prima ristampa.”

Ma c’è una cosa ancora più bella: la quantità di follower che taggano la cliente sulle foto del libro, scrivendo cose tipo “ma parli proprio a me”, “ma sembra che mi conosci da una vita”, e via così.

Spettacolare.

Il camaleonte intanto è tornato del suo colore neutro, ed è pronto a dismetterlo ancora per il prossimo lavoro.

Il prossimo libro è il tuo?

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Quanto costa scrivere un libro con un ghostwriter? https://davidezambon.it/quanto-costa-scrivere-un-libro-con-un-ghostwriter/ https://davidezambon.it/quanto-costa-scrivere-un-libro-con-un-ghostwriter/#respond Wed, 21 Jun 2023 21:13:15 +0000 https://davidezambon.it/?p=1638 La prima risposta alla domanda del titolo, è quella che non vuoi sentirti dire: dipende. La seconda, quella vera, te la posso dare solo quando mi hai raccontato il libro che vuoi scrivere. Il costo del ghostwriter Lo so, perché ci sono passato anch'io - ci passiamo tutti. C'è un momento per il sogno; c'è

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La prima risposta alla domanda del titolo, è quella che non vuoi sentirti dire:

dipende.

La seconda, quella vera, te la posso dare solo quando mi hai raccontato il libro che vuoi scrivere.

Il costo del ghostwriter

Lo so, perché ci sono passato anch’io – ci passiamo tutti. C’è un momento per il sogno; c’è il momento in cui, parlando con il ghostwriter che hai (quasi) scelto, quel libro te lo senti già tra le mani (o te lo vedi sugli scaffali delle librerie); c’è il momento in cui io – il ghostwriter al quale hai scritto – tento di costruire quell’empatia che per me è la prima parola del primo capitolo di un lavoro fatto bene.

Eppure, mentre parliamo di scrittori che ci ispirano e di idee per strutturare la trama e di un personaggio secondario, il pensiero che ti assilla è uno: quanto mi costerà scrivere questo libro?

Il fatto è che non c’è una risposta univoca… il che spiega perché alle molte mail che ricevo e che sinteticamente mi dicono “voglio scrivere un libro, mi aiuti, quanto costa?”, non posso rispondere subito.

È per questo che, per il primo-primissimo contatto, ho stilato una breve lista di domande alle quali dovresti rispondere. Fallo subito, nella mail o nel messaggio che mi invii per prendere contatto, e potrò dirti farti un preventivo in pochissimo tempo!

Quanto costa la scrittura

Ci sono ghostwriter che lavorano secondo unità di misura: tot euro a parola, tot euro a pagina (o meglio, a cartella editoriale). Le aggiunte costano tot, le riscritture un altro tot.

Non è un modo sbagliato di lavorare, semplicemente non fa per me. Anche solo per il fatto che ci sono parole che volano veloci fuori dalla penna, e parole che richiedono tantissimo tempo per essere scritte giuste.

Ci sono poi ghostwriter che lavorano a progetto, come me.

Il tuo libro, dall’inizio alla fine: dal momento in cui buttiamo giù l’indice o la struttura, al manoscritto nelle tue mani, ed eventualmente al file impaginato per l’autoproduzione. Un’unica cifra, chiara da subito, quattro pagamenti – anticipo, due rate intermedie, saldo alla consegna – e fine. Il tuo libro è scritto.

Semplice e diretto, e il tutto ovviamente sotto contratto.

E adesso, le domande alle quali ti chiedo di rispondere.

Le domande che mi rendono il lavoro più facile

1 – Cos’è il tuo libro?

Questa è la base. È narrativa o saggistica? Nel primo caso: si tratta di un romanzo, di una biografia/memoria, di una autobiografia? Quanto c’è di reale, quanto di inventato? Nel secondo caso: si tratta di un lavoro scientifico, di un’opera divulgativa, oppure di un manuale tecnico (sì, li metto nella categoria dei saggi).

2 – Di che genere tratta?

Questa si risponde da sola. Ovviamente, dato che siamo in un mondo sfumato, non è necessario che il tuo libro afferisca ad una e una soltanto delle categorie prestabilite – giallo, thriller, romanzo rosa, fantasy… – ma una breve descrizione mi sarà più che utile. Ad esempio

Vorrei raccontare la mia infanzia, ma sotto forma romanzo storico.

Benissimo. ma vale anche

Vorrei raccontare la mia infanzia come un giallo ambientato in un futuro distopico popolato dalle classiche “razze” del fantasy.

Anche l’argomento è un’ottima informazione. Tra le altre cose, mi permette di dirti subito se posso scrivere il tuo libro, perché ci sono tematiche che non mi sono affini, o che non sono a mio agio a trattare (spoiler: sono davvero poche).

3 – A chi ti ispiri?

A questa domanda si può anche non rispondere, ma mi aiuta a capire che stile ti aspetti abbia il tuo libro. Non tanto come “copia di artista famoso”, ma come punto di partenza per il modo in cui dovrò scrivere.

Flusso di coscienza o narratore esterno? Frasi breve e lapidarie, oppure mega descrizioni prolisse? Linguaggio da lord inglese, da scaricatore di porto, o da cantante trap?

4 – Cos’hai di pronto?

Domanda cruciale. Hai tutta la storia in testa, o soltanto l’idea portante (il concetto, se vuoi, o la morale)? Hai già scritto delle parti? Hai preso appunti? Hai materiale di ispirazione (film, foto di luoghi, disegni)?

Quando inizierò a scrivere il tuo libro, e anche se ci sarà una prima, lunga intervista, ogni cosa mi sarà utile.

Non solo: dal momento in cui definiremo il contratto a quando inizieremo davvero a lavorare, il tuo impegno sarà quello di mettere insieme quello che io chiamo “il faldone”. Non ti preoccupare: ti spiegherò tutto a tempo debito.

4a – E se ho già scritto tutto io?

Può darsi che il libro abbia bisogno di una sistemazione, specie se all’orizzonte c’è il manoscritto che manderai alle case editrici. Potrebbe servire un tono di voce più corretto, una maggiore coerenza interna, un controllo delle singole scene, dialoghi più scoppiettanti, più ordine nel flusso.

Lo faccio, ma è un lavoro di editing, più che di ghostwriting (anche se potrò aggiungere cose).

5 – Quando lo vuoi?

Nel mio lavoro, si vive tra due estremi, ed io me li sono sentiti rivolgere entrambi

  • ho questa idea in testa da trent’anni, mese più o mese meno, non mi cambia nulla?
  • ho un contratto già firmato, non ho scritto niente, e l’editore vuole la bozza tra un mese esatto.

Tra queste frasi, ovviamente, ci sono tutte le sfumature: lo vuoi pronto perché sia possibile stamparlo entro Natale; vorresti presentarlo in una certa occasione; preferisci che iniziamo dopo l’estate; possiamo prenderci qualche mese in più per revisionarlo con calma.

L’importante, è dirmelo subito. Scrivere un libro con poco tempo a disposizione è fattibile, ma richiede che io mi “faccia spazio” intorno.

6 – Cosa ne farai?

La distinzione è tra

  • lo pubblico da solo/con Amazon,
  • cercherò una casa editrice,

ma ancora più in soldoni è

  • è un libro per me,
  • vorrei venderlo e portarci a casa qualcosa.

La differenza è puramente tecnica. Se il tuo libro interesserà ad una casa editrice, questa potrebbe affidarlo ad un editor, con il quale lavorerai per aggiustarlo secondo una certa linea editoriale; oppure eseguirà la propria correzione delle bozze.

Cambia, insomma, il modo e la precisione del manoscritto finale che ti consegnerò.

In più, se lo vuoi pubblicare con Amazon – o semplicemente farne stampare cento copie da una tipografia – ti servirà un file impaginato secondo certi parametri: e anche questo lo possiamo mettere a contratto.

E questo è quanto: il costo di un ghostwriter è…

A questo punto, potrò farti un vero e proprio preventivo. Ci metterò pochissimo.

Riassumendo: se sei qui perché vuoi che un ghostwriter scriva il tuo libro, e stai per contattarmi; e se il primo parametro che consideri è il costo – tutti abbiamo un certo budget disponibile – nella mail aggiungi queste informazioni:

  • di che tipologia di libro si tratta
  • il genere e l’argomento
  • a chi ti ispiri (se ti ispiri)
  • quando e cosa hai di già pronto
  • tempistiche desiderate
  • Autopubblicazione o casa editrice?

Aspetto di leggerti in mail!

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Voglio scrivere la mia storia: farlo con un ghostwriter https://davidezambon.it/voglio-scrivere-la-mia-storia-ghostwriter/ https://davidezambon.it/voglio-scrivere-la-mia-storia-ghostwriter/#respond Wed, 08 Mar 2023 08:51:21 +0000 https://davidezambon.it/?p=1633 Arriva un momento in cui non puoi non dirtelo: voglio scrivere la mia storia. In alternativa, a dirtelo possono essere le persone che ti circondano: dovresti scrivere un libro, con la tua vita! La sostanza non cambia. Vediamo come si fa. PS In questo articolo, con l'espressione "la mia storia" intendo una vicenda autobiografica. Se invece

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Arriva un momento in cui non puoi non dirtelo: voglio scrivere la mia storia.

In alternativa, a dirtelo possono essere le persone che ti circondano: dovresti scrivere un libro, con la tua vita!

La sostanza non cambia. Vediamo come si fa.

PS In questo articolo, con l’espressione “la mia storia” intendo una vicenda autobiografica. Se invece stai cercando delle informazioni su come si scrive una storia inventata, ti serve un altro contenuto.

Prima domanda: voglio scrivere la mia storia, ma ne vale davvero la pena?

La mia risposta, qui, è semplice: sì, vale sempre la pena di raccontare la propria vita. Credo fermamente che ogni storia meriti di essere messa su carta (o su foglio digitale).

Questa affermazione è giustificata dal fatto che tutte le storie sono diverse. O, se non lo sono – perché in fondo le vicende umane rispondono a categorie e sviluppi alle volte decisamente prevedibili – lo sono le sfumature, lo sono le scelte che abbiamo fatto, le strane deviazioni che il caso, la fortuna o la sfortuna hanno preso.

Alle volte ad essere interessanti sono gli eventi che ci hanno portati dove siamo. Altre volte gli anni rocamboleschi della gioventù, oppure un’improvvisa rinascita dopo una crisi di mezza età. Altre ancora, le sventure che ci sono toccate in sorte, o il modo in cui reagiamo a una malattia. Possiamo aver assistito ad eventi che hanno definito un’epoca, oppure gli stessi possono aver fatto da sfondo alla nostra vita.

La nostra storia può essere composta di alti e bassi, di momenti disperati e di improvvisi slanci d’orgoglio. Può essere monito, motivazione, avvertenza – per noi, certo, ma anche per chi la legge.

Può semplicemente essere bella da sentire, come una favola della buonanotte, un aneddoto irresistibile, oppure uno di quei racconti che dalla prima riga all’ultima pagina ti tengono in equilibrio sul bordo della sedia, e proprio non riesci a smettere di leggere.

Ti racconto questa cosa. All’incirca un anno fa, mi è arrivata la mail di una persona che mi aveva scoperto tramite questo sito. Era una richiesta di valutazione: “questa è la mia storia, vale la pena secondo te di raccontarla in un libro?”

Era domenica mattina, e non avevo intenzione di aprire la mail – tantomeno di iniziare a pensare a un nuovo ghostwriting. Beh: mi è bastato leggere le prime parole, per ritrovarmi letteralmente risucchiato nella storia di questa persona. Un vortice di eventi immersi in emozioni, in cadute terrificanti e improvvise rinascite (mai perfette, mai complete però). Quasi millecinquecento parole di mail, e non sono riuscito a mettere giù il telefono finché non sono arrivato all’ultimo “cosa ne pensa?”

C’erano cose fuori dall’ordinario? Non proprio. Eppure c’erano le emozioni, c’era il modo con cui questa persona le aveva vissute, e c’erano le sfighe e poi dei colpi di coda insperati.

Incredibile. È questo che intendo con “sul bordo della sedia”, ed è questo che intendo con anche la tua storia merita di essere raccontata (ma solo nel modo giusto).

Seconda domanda: perché scrivere la mia storia?

Quando un cliente si avvicina a me con l’idea di scrivere un libro, la prima cosa che tento di capire è il motivo che lo spinge a impegnarsi (e impegnarmi) nella scrittura. Credo di aver individuato quattro motivi principali per i quali scrivere un libro autobiografico:

  • tenere traccia della propria vita, per sé stessi: come un diario, ma scritto in differita e con strumenti diversi, cioè con una scrittura più pulita, precisa, o piacevole;
  • come sopra, ma per i posteri – i figli, i parenti, gli amici… ma anche degli sconosciuti, come potrebbero essere gli acquirenti di un libro distribuito nelle librerie o autoprodotto;
  • trasmettere una morale: (quasi) ogni vicenda può essere condensata in una morale, un insegnamento, qualcosa che abbiamo imparato;
  • intrattenere, e non c’è nulla di male in questo.

Terza domanda: e se quello che voglio raccontare non è forte abbastanza?

A questo punto, puoi proseguire sulla strada uno, oppure sulla strada due:

  • la strada uno insiste con la mia prima credenza: ogni storia vale la pena di essere raccontata (vale la pena di ripeterlo, e anche di evidenziarlo). Prendi la penna e un foglio, vinci l’ingombrante presenza della pagina bianca e scrivi.

Tuttavia, è possibile che non tutti gli elementi di una storia, cioè di una vita, abbiano la stessa intensità. E per elementi intanto la tua vicenda, le singole scene, i personaggi che hanno partecipato alla tua storia, e la tua scrittura. Quindi, a questo punto, la seconda strada dice che

  • con un’ottima scrittura, è possibile raccontare qualunque cosa in modo originale, divertente, sconvolgente, emotivo – aggiungi l’aggettivo che ritieni più importante.

Hai letto bene: qualunque cosa.

Anche la storia più “noiosa” può essere trasformata in oro (narrativo) da una scrittura che sappia come si lavora con il linguaggio, che traduca gli eventi in un ritmo trascinante quando serve, che utilizzi in modo corretto e/o originale i registri diversi, che inventi, che trattenga, che emozioni.

A questo punto, arriviamo al succo del discorso.

Quarta e ultima domanda: posso arrangiarmi a scrivere la mia storia

No!

Cioè: sì, puoi. Ma se non hai l’abitudine alla scrittura, se non hai macinato chilometri di parole sul foglio, se non sei a conoscenza dei meccanismi della narrazione, di come si tiene l’attenzione (e l’interesse) del lettore, di come ci si fa capire… il mio consiglio è quello di rivolgerti a un ghostwriter. E “lettore” lo sei anche tu, una volta che la tua storia è su carta.

So cosa stai pensando: il ghost non mi conosce, non sa le sfumature delle emozioni che ho provato io, non ha idea degli ambienti che ho frequentato, non ha conosciuto le stesse persone che ho conosciuto io, figuriamoci le sensazioni, il feeling…

Di questo, ne parliamo nel prossimo articolo… ma una cosa posso anticipartela: la scrittura della tua storia con un ghostwriter è un lavoro a quattro mani. O meglio: a due teste e a due mani.

A presto.

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Il ghostwriter per influencer https://davidezambon.it/il-ghostwriter-per-influencer/ https://davidezambon.it/il-ghostwriter-per-influencer/#respond Mon, 05 Sep 2022 10:15:10 +0000 https://davidezambon.it/?p=1623 Se sei qui e ora, la storia la conosci. Hai aperto un canale/pagina/profilo social - magari per caso, almeno all'inizio. Poi ci hai preso gusto, hai trovato la tua voce, hai radunato una bella platea, sei cresciuto, sono iniziate le collaborazioni. Stai monetizzando, come si dice ora. Ad un certo punto è arrivata una casa

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Se sei qui e ora, la storia la conosci.

Hai aperto un canale/pagina/profilo social – magari per caso, almeno all’inizio. Poi ci hai preso gusto, hai trovato la tua voce, hai radunato una bella platea, sei cresciuto, sono iniziate le collaborazioni. Stai monetizzando, come si dice ora.

Ad un certo punto è arrivata una casa editrice e ti ha detto: perché non scrivi un libro per noi?

Il contratto è arrivato al volo nella tua mail, l’hai firmato, e poi?

Non so se è una declinazione lecita del mestiere di ghostwriter, ma dato che ho accumulato già alcune esperienze di questo tipo, tanto vale parlartene.

[Nota bene: se hai deciso tu di scrivere un libro derivato dalla tua carriera online, alcuni parametri cambiano, ma il grosso di questo articolo resta valido.]

Far scrivere un libro a un influencer: i perché dell’editoria

Non facciamo gli ingenui. Se le case editrici ti chiedono di scrivere un libro, è perché hanno fatto i loro conti, e sanno che molto probabilmente

  • potranno accedere a una buona fetta dei tuoi follower, e vendere già al lancio un discreto numero di copie
  • potranno rischiare di intercettare il “caso letterario” (Giulia de Lellis docet)
  • potranno sfruttare la pubblicità che tu farai loro, compresa probabilmente quella in forma di pre-lancio che farai nei mesi di scrittura del libro.

Insomma, i buoni motivi loro li hanno.

E tu?

Scrivere un libro da influencer: perché farlo?

Rispondo nel più classico dei modi: perché no?

Avere il tuo libro sugli scaffali delle librerie è ancora una soddisfazione, e dà anche un certo lustro. Tanto più che in genere la tua committente (la casa editrice) sfrutterà il tiro che l’uscita del libro ha sui social per pompare un po’ vetrine, interviste e presentazioni. Insomma: saranno i proverbiali quindici minuti di fama, ma saranno spesi bene.

Detto questo, veniamo al succo: come scrivere un buon libro da influencer?

L’influencer di fronte alla pagina bianca: rischi e opportunità

Il più prossimo dei rischi te lo racconto con una storia.

L. ha un profilo Instagram piuttosto seguito, pubblica tantissimo, ed è arrivata ad affiancare una piattaforma di corsi online alla sua attività di consulente. Viene contattata da una casa editrice specializzata, e l’accordo è presto trovato. Viene subito definito l’indice del libro, ben 8 capitoli. Nel contratto, c’è la presentazione di un primo capitolo di prova a febbraio, la consegna di tutto il materiale (testi e immagini) per fine maggio, un paio di mesi di editing e l’uscita de libro a settembre.

A fine giugno L. non ha ancora scritto una riga, ma ha la casella di posta intasata di “novità sul libro?” da parte della responsabile della casa editrice.

Quando mi ha chiamato, L. mi ha detto: pensavo che non avrei avuto problemi, sono i miei argomenti, ne parlo tutti i giorni sui social, e invece ogni volta che mi metto alla scrivania per scrivere, non so da dove partire.

Sì, ce l’abbiamo fatta in un mese.

Parentesi: i libri che ho scritto per gli influencer

No, niente nomi.

Solo per dire che non c’è limite alle tipologie di libro che possono essere ricavate da un profilo social seguito da un buon numero di follower.

Fai contenuti di puro entertainment, divertenti, dissacranti o semplicemente ironici? Ovvio: ti verrà proposto di scrivere un volumetto umoristico.

Sei un coach, curi il benessere fisico, psichico ed emotivo dei tuoi seguaci? Ti verrà chiesto di editare una versione compressa del tuo metodo e delle tue tecniche. Tra l’altro, questa proposta è ottima se, oltre ai social, hai una community o meglio ancora un’academy con la quale vendi corsi.

Sei un guru del marketing o dell’imprenditoria? Come sopra, ma il metodo sarà ovviamente sul busine$$.

Travel, outdoor, #vanlife? Settore amplissimo. Ci sono guide per fare la stessa cosa, storie di “come ci sono arrivato”, itinerari e risorse varie.

Cambio vita? Sarà la storia del tuo cambio vita – in questo momento, poi, è un argomento succosissimo e di gran moda. Dentro un grande contenitore comune – insoddisfazione, percorso mentale, salto nel vuoto e rinascita – ogni storia ha le sue sfumature, e lavorarci, almeno per me, è sempre un piacere.

A proposito: anche io ho fatto un notevole cambio vita, e sono nomade digitale. Se cerchi qualcuno che lavori con te da remoto, scrivimi.

Continuiamo. Fitness e/o nutrizione? Doppia scelta: metodo per perdere peso, tonificarsi, ritrovare la forma, diventare grossi, oppure motivazionale. O anche una combinazione delle due.

Infine, indipendentemente dalla categoria alla quale appartiene il tuo lavoro online, è possibile che ti venga chiesto di scrivere il libro della tua storia. Di tutte queste varianti, questa è la più ostica, perché l’effetto banalità è dietro l’angolo: vedi il prossimo paragrafo.

Social e libri: i cinque errori ingenui

1 Lo scopo del libro

Fondamentale: datti subito una direzione o, se te l’ha imposta la casa editrice, seguila. Il rischio di fare un brodo di tutto quello che ti viene in mente è tangibile, e rischia di trasformare – ad esempio – un agile e piacevole libricino in un pippotto senza fine. Ricorda soprattutto che il lettore esige una meta, una morale o un risultato, indipendentemente che tu gli stia spiegando come dimagrire mangiando 2500 calorie al giorno, come camperizzare il furgone di tuo papà idraulico (ora in pensione), o come hai ritrovato l’autostima e ripreso controllo della tua vita.

A corollario, il punto 2:

2 Quello che ci metti dentro

Non mi stancherò mai di dirlo (neanche dopo aver battuto come un maglio con il punto 3). Il lavoro di scrittura di un libro è molto simile a quello di un barman. Le parti vanno bilanciate, ma c’è molto spazio per la sperimentazione e la sorpresa – purché tu sappia gestirle.

Mi è capitato di scrivere il libro di un imprenditore molto attivo sui social, un vero e proprio metodo in 10 punti su come concertare gli strumenti digitali di un’azienda. Un libro la cui praticità non mi ha impedito di inserire delle cospicue fette di vita e ricordi dell’autore.

Il risultato? Un cocktail divertente, sfizioso, ma che raggiunge l’obiettivo: portarti ad una piacevole ebrezza (per rimanere in metafora).

Mettici troppo ghiaccio, e chi vuole bere bene ti classificherà come un pivello. O un furbacchione.

3 La coerenza

È una delle armi più importanti nella lotta per scrivere un buon libro. Ci sono diversi libri di influencer che peccano proprio di coerenza: anche nomi famosi, anche casi letterari.

Un consiglio spassionato. Se lavori con l’editor della casa editrice, o se ti affidi ad un ghostwriter, tieni d’occhio l’elemento coerenza: valoriale, lessicale, tonale – ne parleremo a tempo debito.

Inoltre, tieni conto che la coerenza si applica a tutto e tutti, e qualsiasi libro beneficia di una tenuta solida.

4 I tempi

E niente, questa è la cosa del contratto – se l’hai firmato e non riesci a stare dentro ai tempi concordati, preparati a fastidi più o meno grandi.

Ma anche se non parliamo di contrattualistica, ricorda che un libro ricavato dai social, per essere dato al mondo, ha dei momenti più buoni di altri, dati dalla combinazione di anno, stagionalità, società, dimensione ed engagement della tua platea.

Non sbagliare momento solo perché non riesci a chiudere il terzo capitolo.

5 Se scrivi da solo

Quando lavori per una casa editrice, hai un paracadute. E come forse sai, un paracadute in realtà è composto da due dispositivi differenti:

  • il primo, quello principale, sono le spalle coperte. Hai un organismo alle spalle che sa cosa vuole (il tuo libro), sa come deve essere (perché deve inserirsi in una cerca collana), sa cosa vogliono i suoi lettori, sa la lunghezza che deve avere il testo, il tono della scrittura, tutto. Sa anche la copertina. Non lavori alla cieca, solitario e, se lo fai, ci sarà comunque alla fine un editor a mettere ordine al tutto.
  • il secondo, quello d’emergenza, è la deadline. Ti impedisce di perderti, ti costringe a scrivere, ti permette di superare il foglio bianco… spingendotici dentro, come si faceva per insegnare ai bambini a nuotare. Certo, è possibile che per te la deadline sia inefficace, ma in genere le case editrici sanno come ridurti a ragione.

Se hai deciso da solo di scrivere il tuo libro, dovrai lavorare senza paracadute, al netto che tu non lavori con un ghostwriter, un coach o un editor.

A proposito degli editor

Solo una parola: fidati. Sanno il loro lavoro, soprattutto nell’ambito di questo tipo di operazioni librarie.

Quando si parla di scrittura creativa – vedi alla voce romanzo – esiste la possibilità che l’editor non sia quello giusto, che abbia idee e metodi che lo scrittore non è in grado di accogliere, che si creino attriti e risse.

Ma nel caso di un libro tratto dai social, non ti preoccupare: sanno il fatto loro.

In fase di editing, accogli i suoi interventi. Preoccupati solo di verificare a bontà di informazioni: è tutto quello che devi fare in quel momento. Dato che non è il tuo lavoro, molto spesso, una volta finito di scrivere la bozza, sarai esausto, e non avrai molta voglia di mettere in discussione ogni riga. Lascia lavorare l’editor.

E ricorrere ad un ghostwriter?

Cadresti in genere molto bene. Non solo perché il ghostwriter ti permette di schivare con eleganza i cinque errori nominati sopra, ma anche perché potresti affidare in blocco o quasi il lavoro a una persona in grado di arrangiarsi, e la tua produzione di content non ne risentirebbe per cose tipo ragazzi ieri sera sono stato sveglio fino alle quattro per trovare un certo aggettivo, ce l’avevo sulla punta della lingua ma non veniva proprio, e adesso non mi reggo in piedi, scusate, oggi il vlog non riesce a caricarlo.

Come lavoro con ai libri di influencer

Al di là di un check formale al tuo contratto (quante parole dobbiamo scrivere? l’indice è già definito? in che modo dobbiamo strutturare i capitoli? e via dicendo), il mio lavoro è sempre lo stesso. Confronto con te, bozza, integrazione, revisione finale per coerenza.

Il processo prevede solamente una fase in più: quella che io chiamo fase mimetica.

Semplicemente, come una intelligenza artificiale – ma preferirei il paragone con un anemone di mare – filtro i tuoi canali social e imparo il tuo modo di esprimerti. Tono di voce, sfumature, scelta delle parole, frasi ricorrenti: segno tutto e, come un camaleonte, inizio a scrivere come te.

La frase più comune che mi rivolgono i clienti

Sembro proprio io che parlo.

Iniziamo?

Le tempistiche per un libro di questo tipo sono più brevi rispetto a quelle di altri lavori di ghostwriting, ma ti consiglio di contattarmi subito, anche solo per una chiacchierata conoscitiva. Posso indicarti le mosse giuste per iniziare a usare quel foglio bianco.

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Unisci i puntini, #3 https://davidezambon.it/unisci-i-puntini-3/ https://davidezambon.it/unisci-i-puntini-3/#respond Tue, 09 Aug 2022 14:50:58 +0000 https://davidezambon.it/?p=1618 Sul Quinta di Copertina speciale estivo, l'"inserto libri" di Senza Filtro, c'è come al solito un mio breve pezzo che, spoilero, ti stupirà per una (non troppo, da parte mia) inusuale delicatezza. Il collegamento questa volta è tra "La via del bosco", di Long Litt Woon, e "Il mio anno di riposo e oblio", di Ottessa

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Sul Quinta di Copertina speciale estivo, l'”inserto libri” di Senza Filtro, c’è come al solito un mio breve pezzo che, spoilero, ti stupirà per una (non troppo, da parte mia) inusuale delicatezza.

Il collegamento questa volta è tra “La via del bosco”, di Long Litt Woon, e “Il mio anno di riposo e oblio”, di Ottessa Moshfegh.

Il primo racconta la scoperta della micologia come cura per il dolore lasciato dalla morte della persona più importante. Il secondo è un cinico “esperimento” di isolamento e anestesia tentato da una ragazza senza nome.

Sono entrambi casi di scrittura al femminile – elemento nel quale spesso non sono a mio agio – ma che in un modo o nell’altro mi hanno “tirato” ad esser letti fino in fondo.

(La rivista online si trova qui, la richiesta di mail non ha secondi fini).

PS Ne metto qui una traduzione (veloce, non pulita) in inglese

A means to an end

Two women.

The first of them slowly walks through Norwegian woods, seemingly aimless, breathing the resin filled mist while swinging a wicker basket sometimes full of mushrooms. The second voluntarily seals herself in her New York flat, gobbling sleeping pills and meds, a strict pizza diet.

Unlike the second, the first woman didn’t gave herself time constraints, and her meandering goes on. For the second, the deadline is given one year later.

The first one looks at the world with that willing-to-be-surprised simplicity typical of a certain Eastern world. The second is a steamroller of iper-rational cynism, unable to find a reason of tenderness non only in herself, but also in others. And speaking about others: the first one let new people compose a kind and careful galaxy, while the second one never misses an opportunity to frustrate her only friend’s outbursts of affection

The first is a mature woman, she was born in Malaysia but moved to Norway while still a student. The second one, twenty-six, is the most WASP girl recent literature has been able to conjure.

The first has the name and the story of the author. Of the second, we’ll never know the name.

So, Davide, you’ll say, what do these two people have in common, and these two books?

Simply everything, and that is the fact that both of them have something to heal, that literary abyss that looks at you in turn, a huge void left by her husband who died suddenly (the first woman) or by a family and a formation and a society that have lost their values. And each of them has chosen (or had the good fortune to have stumbled upon) the healing method that their body and mind have deemed as the most congenial. Both followed it all the way, both canceled themselves out, both came out healed.

Can you syndicate one of the two choices? In my opinion, no, because everyone heals the best they can. The important thing is trying.

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Scrivere il tuo libro con un ghostwriter: perché, come, quando https://davidezambon.it/scrivere-il-tuo-libro-con-un-ghostwriter-perche-come-quando/ https://davidezambon.it/scrivere-il-tuo-libro-con-un-ghostwriter-perche-come-quando/#respond Sun, 03 Oct 2021 20:53:16 +0000 https://davidezambon.it/?p=1596 Prima o poi, arriva a tutti. La sensazione, l’idea, il desiderio di voler scrivere un libro. Quando non addirittura di doverlo fare. Metti che sia un momento di relax serale, e i pensieri ti portano a ripercorrere la tua vita con quella sottile vena di nostalgia. Oppure, ti è appena successo qualcosa di estremamente positivo,

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Prima o poi, arriva a tutti.

La sensazione, l’idea, il desiderio di voler scrivere un libro. Quando non addirittura di doverlo fare.

Metti che sia un momento di relax serale, e i pensieri ti portano a ripercorrere la tua vita con quella sottile vena di nostalgia. Oppure, ti è appena successo qualcosa di estremamente positivo, terribilmente negativo, illuminante o life-changing, e ti rendi che altri potrebbero imparare qualcosa dalla tua storia, o meglio ancora risparmiarsi catastrofici errori. O ancora, hai appena finito di raccontare un aneddoto e i presenti, ridendo come matti e asciugandosi le lacrime dagli occhi, ti dicono Dovresti proprio scrivere un libro, tu.

Oppure – più classico ancora: stai facendo tutt’altro, e la trama di un romanzo ti si piazza davanti, così netta da sembrare già scritta.

È comunque giusto così: un libro – cioè, una storia – ce l’hanno tutti. E tutti prima o poi accarezzano l’idea di metterla su carta: non importa se per farla leggere “e basta”, per far divertire, per guadagnarci qualcosa, per mettere in puntini sulla i di una versione della verità, per fare branding di sé stessi, per, per…

I motivi, sono diversi.

E quando dico che tutti hanno una storia, lo intendo proprio: anche chi di sé dice: ma io non ho niente da raccontare.

[Sì: nell’ultima frase ci sono due due-punti consecutivi. Arriveremo anche a quello.]

Appunti per scrivere un libro (senza ghostwriter)

Scrivere un libro, raccontare una storia

Le storie hanno infinite forme. E se non ne hanno davvero così tante, ci sono infiniti modi di viverle. E quindi di raccontarle.

Il fatto è che, così come sensazione, idea o desiderio arrivano a tutti, una percentuale di persone compresa tra il 92 e il 98 per cento (a seconda di quale studio statistico hai letto) si dirà subito dopo:

  • Vorrei scrivere un libro, ma non ho tempo
  • Vorrei scrivere un libro, ma non so da dove cominciare
  • Vorrei scrivere un libro, ma non so scrivere
  • Vorrei scrivere un libro, ma non ne sono capace
  • Vorrei scrivere un libro, ma non so come si fa

Benissimo. Perché è a questo punto che si apre una porticina in fondo alla stanza – non l’avevi notata, prima – dalla quale entra il ghostwriter.

Il ghostwriter è quello che si sostituisce a quelle mezze frasi in rosso.

Chi è il ghostwriter

Il ghostwriter è colui che ti aiuta a scrivere il tuo libro.

Si può dire che sia uno scrittore? Certo. Ma a definirlo davvero è la sua invisibilità: il ghostwriter è uno scrittore invisibile.

Il ghostwriter ti dà una mano a scrivere il tuo libro – o lo scrive del tutto – e ti consegna un manoscritto pronto per essere proposto ad una casa editrice, o per essere autoprodotto in una delle diverse modalità di self publishing.

Sulla copertina, oltre al titolo del libro, campeggerà il tuo nome. Fine. E del ghostwriter, più nessuna traccia: e nessuno saprà.

[Al netto che tu non propenda per avere un co-autore, rivelando quindi anche il nome del ghostwriter, cioè il mio.]

Cosa significa lavorare con un ghostwriter

Lavorare con un ghostwriter significa che puoi concentrarti sul racconto della tua storia, senza preoccuparti della complessa, complicata, faticosa arte della scrittura.

Questa è la risposta al perché scrivere un libro con un ghostwriter.

La scrittura – è il momento giusto per dirlo – è la parte più difficile. In realtà sarebbe meglio dire che è una delle più difficili tra le parti difficili del fare un libro ma, per adesso, semplifichiamo. Perché scrivere è un lavoro lungo, pignolo, alle volte anche estremamente fastidioso.

Se non sei a tuo agio nel “fare la scrittura”, lascia da subito perdere, e affidati a un ghostwriter.

Tolta la scrittura, quello che ti rimane è la tua storia. La tua visione.

Ecco: la visione del tuo libro dovresti averla.

Come sarà la lettura? E lo stile, come sarà lo stile? Ma anche: come sarà tenerlo in mano? Sarà un tomo pesante, nel quale perdersi, o una stilettata veloce, meno di cento pagine taglienti come la lama del killer che l’investigatore sta cercando di agguantare?

E soprattutto, cosa proverà il lettore, leggendolo la sera, accoccolato comodamente nel suo divano? Dovrà trattenere le risate per non svegliare i familiari che già dormono? Sarà costretto a stare seduto sul bordo della sedia per l’adrenalina dell’azione? Piangerà come una fontana, dovendo abbandonare la lettura ogni poche pagine per cercare il conforto di una cucchiaiata di gelato? Tiferà per te? Odierà il tuo ex così come hai fatto tu?

Perfetto.

Hai l’idea. Hai la visione del tuo libro. Hai me, il tuo ghostwriter.

Come funziona il rapporto con il ghostwriter?

Per scrivere un libro con un ghostwriter ci vuole comunque una visione

Come lavorare con un ghostwriter

C’è un metodo di lavoro piuttosto preciso, eppure super flessibile. O almeno, il mio lo è (e ti direi di diffidare dai professionisti della scrittura che non fanno altro che metterti paletti attorno). Te lo accenno qui, ma sto per dedicare un articolo approfondito ai modi in cui possiamo lavorare insieme al tuo libro.

Prima fase: l’incontro

Sì, in qualche modo dobbiamo incontrarci. Meglio se di persona – continuano a ripetermelo i miei clienti.

Vedersi, guardarsi in faccia, parlarsi – tu che mi racconti il tuo progetto, io che ti ascolto e ti faccio domande (sono dettate dalla curiosità, per ora, e non dalla professione) – serve ad accendere quella empatia che ti convincerà ad affidarmi il tuo libro.

Il rapporto tra te e il tuo ghostwriter deve essere prima di tutto un rapporto di fiducia.

Alle volte, può bastare una telefonata, e uno scambio di mail. Soprattutto se c’è la distanza geografica. O se la materia della tua storia è particolarmente densa, o terribile. O se sei timido, e preferisci evitare il confronto. O, soprattutto, se preferisci mantenere un vero anonimato nei miei confronti.

In ogni caso, raccontami cosa vuoi dire al lettore, quanto (e se) hai scritto fino adesso, qual è la tua visione. Accennami ad alcune scene chiave.

Ti dirò subito se possiamo lavorare insieme.

Spoiler: in genere sì, possiamo lavorare insieme, al netto che tu non voglia scrivere generi e argomenti con i quali non lavoro.

Seconda fase: il materiale (e la firma del contratto)

A questo punto, firmato entrambi il contratto che ti proporrò, il lavoro inizierà. Emozionato?

Prima di tutto, devi consegnarmi tutto quello che hai. Capitoli finiti, capitoli scritti a metà, appunti. Materiale che hai già ricercato.

Non hai scritto niente? Nessun problema: mi accontenterò delle tue parole, e delle emozioni che mi trasmetterai.

Dopodiché – materiale o meno – ti intervisterò. Mi spiegherai per filo e per segno la trama del tuo libro, mi descriverai i personaggi, mi racconterai le scene chiave.

Io prenderò tutto in consegna, e sparirò… per una o due settimane. Passate le quali, comincerò (o cominceremo) a lavorare.

Terza parte: la scrittura del tuo libro

Che tu abbia già scritto cinquecento pagine, o che mi abbia dato soltanto venti pagine di appunti, il nostro sarà un rapporto piuttosto vivace. Funzionerà così:

Io scrivo. Ad un certo punto, non mi sarà chiaro il motivo per cui un personaggio sta per fare una certa cosa. Allora ti chiederò: mi mandi un vocale e mi spieghi perché X sta per fare questa cosa? Ah, già che ci sei, mi dici come sono vestiti lui e lei? Mi mandi una foto di un locale simile a quello nel quale stanno litigando?

Vocale… o mail, o colpo di telefono. È il metodo di lavoro flessibile, no?

E così via. Ti chiederò dettagli. Ti proporrò integrazioni. Ti suggerirò varianti, deviazioni dalla trama, flashback.

Inventerò dialoghi, e soprattutto descriverò luoghi e situazioni.

A seconda degli accordi che abbiamo preso, ti mostrerò il lavoro man mano, oppure ti consegnerò la bozza del lavoro finito.

Quarta parte: la revisione

A bozza finita, è il momento di rileggere il tutto con occhio critico. E lo faremo entrambi:

  • tu, per vedere se “ti piace”, e per verificare che ci sia tutto
  • io, per verificare che tutto scorra, e che non manchino dettagli o scene importanti

Ci confronteremo, capiremo cosa non va e cosa c’è da sistemare, e io farò la revisione finale.

Quinta fase: l’editing e la correzione delle bozze

Niente di che. È una fase tecnica, che posso fare io o che possiamo affidare a una terza persona.

Se hai già contatti con una casa editrice e l’editing sarà fatto da un loro collaboratore, questa fase non sarà necessaria. Se invece devi proporre il manoscritto “a sconosciuti”, ti consiglio di farla, e pure attentamente.

Ghostwriter per ebook

L’ebook è di gran moda, nel senso che tutti lo vogliono. E che tutti lo possono fare (anche se i recenti strumenti messi a disposizione dall’Internet permettono a tutti di fare anche un libro cartaceo).

In più, è stata passata la credenza che con gli ebook su Amazon si fanno i soldi. È vero? Non è vero?

Non è questa la sede per discuterne.

Fatto sta che tra un ebook e un libro tradizionale, dal punto di vista della scrittura, non c’è assolutamente differenza. Neanche dal punto di vista della qualità del contenuto. Quindi sì: se cerchi un ghostwriter per un ebook, l’hai appena trovato.

Contratto con ghostwriter

Sì, firmeremo entrambi un contratto. Il contratto di ghostwriting ha tre punti particolarmente ficcanti:

  • Anonimato
  • Tempistiche
  • Modalità di lavoro

Il primo dice che sulla copertina ci sarà soltanto il tuo nome, e che i diritti del manoscritto sono e saranno tutti tuoi. Il secondo, ti dice quando avrai il tuo libro in mano. Il terzo, definisce le modalità di lavoro che abbiamo visto poco fa (fermo restando la grande flessibilità).

Il contratto parlerà infine di pagamento.

E lo stile del mio libro (anche se non lo scrivo io)?

Rispondo a questa domanda tra quelle frequenti, in basso. Così parliamo anche di quei doppi-due-punti.

Ma una cosa è certa: lo stile lo decidi tu. O meglio, io ne assorbo i tratti salienti (da quello che hai scritto, o da come ti sento parlare), lo rendo coerente, e lo uso.

Il tono della scrittura, le voci dei personaggi, i monologhi interiori: posso assicurarti che il manoscritto finito ti sorprenderà.

Cosa succede dopo che ho scritto il mio libro con un ghostwriter?

Dopo che il ghostwriter ha scritto il tuo libro, succedono tre cose:

La prima: il ghostwriter scompare in una nuvola di piombo (i vecchi inchiostri lo contenevano), e non lo vedrai mai più. Al massimo, vi scambierete qualche mail sotto Natale. Forse (vedi oltre).

La seconda: ti troverai un manoscritto in mano (o nella casella di posta elettronica). Il manoscritto sarà in formato digitale – meglio specificarlo – e sarà dignitosamente pronto ad affrontare i selezionatori di una casa editrice, o il meccanismo di self publishing.

La terza: dovrai iniziare – se non l’hai già fatto mentre io scrivevo, chino sul mio portatile, cosa che sarebbe preferibile – a fare marketing librario. Se invece pubblichi con casa editrice,

PS C’è anche una quarta fase, opzionale ma auspicabile: iniziare a pensare al prossimo libro.

Detto questo, vuoi scrivere un libro con un ghostwriter?

Qui trovi i miei contatti. Scrivimi.

Domande a un ghostwriter

I ruoli si invertono: 4 domande che avresti voluto fare a un ghostwriter

Perché non scrivi i tuoi, di libri, se sei uno scrittore?

L’ho fatto, e continuo a farlo. Il mio primo libro si chiama Attraverso – come ho attraversato l’Islanda a piedi durante l’estete più piovosa degli ultimi trent’anni. Al momento sto lavorando ad un romanzo lungo “sulla vita” (questo ti basti).

Inoltre sono anche copywriter, e ho una fitta produzione di altri testi professionali.

Nell’eterna lotta tra ghostwriter VS copywriter, io sono entrambi: il che mi permette di scivolare dentro e fuori numerosi stili di scrittura, come fossi un camaleonte con la penna in mano.

Credo sia la qualità migliore della mia scrittura.

Dove trovo il tuo portfolio di ghostwriter?

Sappi che non potrò mostrarti un portfolio di lavori, per ovvi motivi. Lavoro sotto contratto di anonimato (firmarlo dà il via alla nostra collaborazione).

Ti dimostrerò ugualmente la mia scrittura. Alle volte facendoti leggere i miei lavori di altro genere (articoli, estratti dal mio libro, bozzetti), altre riscrivendo qualcosa che hai già scritto.

Non ti dà fastidio scrivere un libro, e vedere sulla copertina il nome di un’altra persona?

Per niente. Prima di tutto, perché il solo venire a contatto con le storie dei miei clienti è un regalo bellissimo. E poi, perché l’essere veicolo delle tue parole è di per sé una soddisfazione enorme.

Perché costi così tanto?

Perché scrivere – e poi revisionare, e riscrivere, e correggere, ed editare e infine revisionare – è un lavoro molto lungo. E perché nel corso del lavoro, stai certo che non potrai darmi tutte le informazioni necessarie a scrivere il libro, e diverse cose dovrò cercarmele e studiarle.

E poi perché al lavoro di ghostwriting sono arrivato dopo quindici anni di pratica con la scrittura.

Quindici anni.

Puoi aiutarmi a fare marketing librario?

No, ma posso introdurti a persone che lo fanno.

Il marketing librario è un lavoro a sé stante, con dinamiche, capacità, e soprattutto reti di relazioni che io (quello chino sul portatile) non ho il tempo di coltivare.

Se vuoi lanciarti nel self publishing – io l’ho fatto, e lo straconsiglio, ma non è l’unica strada – posso aiutarti con l’impaginazione professionale del tuo libro, o indirizzarti nello studio e nella scelta della copertina.

Non è che il ghostwriter scrive con uno stile che non mi rispetta?

No. Tutt’altro: il bravo ghostwriter è quello che sa riconoscere il tuo stile, “piegarlo” ad una scrittura pulita e corretta, e dargli quel guizzo in più che lo renderà riconoscibile.

È per questo che i doppi-due punti, per quanto “sbagliati” possano essere per la lingua italiana, nei miei libri ci sono. Nei tuoi non ci saranno (ma magari ci sarà qualche altro trucco personale… chi lo sa?)

 

Le foto in questo articolo sono di Yan Krukov@pexels, Min An@pexels, Daria Shevtsova@pexels. La copertina è un montaggio di foto di Tima Miroshnichenko@pexels e Dziana Hasanbekava@pexels

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Un analista Seo entra in un bar a Roma, bar Roma, Roma bar caffetteria, caffetteria a Roma.

Scusami, la battuta è la classica, ma per un SEO copywriter è sempre irresistibile.

Scrivere nel web per il web? Google dice no, grazie.

Il motore di ricerca Google nasce nel 1998, e l’algoritmo ne ha fatta di strada negli anni. Alcuni aggiornamenti infatti hanno rimescolato in maniera piuttosto massiva le carte in gioco richiedendo ai SEO Copywriter uno sforzo di aggiornamento costante.

Nonostante questo non ti sarà difficile trovare nel web testi scritti come negli anni ’90! Ti propongo quindi un breve excursus per comprendere come non scrivere un testo SEO nel 2021.

Nel 2003 infatti l’aggiornamento chiamato Florida ha ufficialmente messo fine al keyword stuffing, penalizzando i testi che presentavano un’innaturale over optimization. Imbottire il testo di parole chiave? No, no e ancora no, ti prego!

Il motivo?

Se cerchi un copywriter a Padova sei nel posto giusto. Io, come tuo copywriter a Padova posso aiutarti a strutturare i testi del tuo sito. Un buon copywriter a Padova infatti sa ottimizzare la scrittura per raggiungere i tuoi scopi. Sono Silvia, copywrtier a Padova, chiamami!

Ecco… ammetto che un brivido di freddo mi sia corso lungo la schiena mentre scrivevo queste tre righe. Chi mai parlerebbe in questo modo nella realtà? Il ragionamento di Google è proprio quello che faresti tu: è una macchina che sta scrivendo il testo o, per lo meno, una persona decisamente noiosa.

Scrivere per Google (e per i quality rater)

Ma non faccio in tempo a prendere fiato per raccogliere le keyword cadute a terra che l’anno seguente, con l’Austin update, vengono bannati i meta tag furbetti e i testi invisibili. La parola chiave ripetuta all’infinito scritta di bianco su sfondo bianco? Fine. E io che, di quelle cadute, ne avevo tenute un po’ da parte!

E arriviamo nel 2011 con l’aggiornamento Panda, il quale fa precipitare tutti i siti e le pagine web con i cosiddetti thin content (le pagine con lsolo due righe di testo) e le content farm (tantissime pagine, ognuna per una diversa parola chiave a coda lunga, ma con lo stesso contenuto). Ed è un bagno di sangue di lotta contro le preposizioni.

Improvvisamente “copywriter a Padova”, “Padova copywriter”, “copywriter in Padova” e chi più ne ha più ne metta significano… esattamente la stessa cosa!

E veniamo infine alla rivoluzione del 2013 di Hummingbird, il più rilevante aggiornamento di Google con il quale l’algoritmo ha modificato drasticamente proprio il metodo di ricerca stringendo un fruttuoso accordo con la semantica. Via libera allora a tutti i sinonimi e le correlate per troppo tenute in gabbia, recluse dietro il potere accentratore delle keyword.

Un piccolo passo per Google, un grande passo per l’umanità (almeno per quella parte che deve ricercare informazioni). 

Il motivo?

Se cerchi un copywriter a Padova sei nel posto giusto. Come webwriter professionista posso aiutarti a strutturare i testi del tuo sito, studiare assieme un piano editoriale efficace, ottimizzare il messaggio in linguaggio SEO oriented per la realizzazione dei tuoi obiettivi. Mi trovi a Padova ma lavoro anche come scrittrice da remoto.

Noti niente? Lasciamo stare (almeno per il momento) il fatto che non scriverei mai neanche un testo del genere: è per farti notare la differenza. Copywriter, webwriter, scrittrice. Sono tutti sinonimi che Google riconduce allo stesso concetto.

Ma c’è di più… con questo aggiornamento Google dichiara di attribuire un forte valore anche ad altri fattori che sono:

  • La struttura
  • L’organizzazione del sito e dei contenuti
  • Le immagini
  • last but not least, il contenuto

E qui il gioco si complica… se speravi che ti dicessi che la scrittura SEO è “solo scrittura”, mi spiace infrangere i tuoi sogni. La scrittura SEO è tante cose, e tutte assieme: programmazione tecnica, ricerca e aggiornamento costante, studio delle parole chiave e solo infine stesura del testo.

Cosa non fare: indossare camice di flanella e giacche con le spalline e continuare a scrivere come fossimo ancora negli anni ’90!

Scrittura SEO per… le persone

Se è vero quindi che la struttura e i contenuti del sito devono essere semplici, lineari e mappati e le immagini devono essere ottimizzate e utilizzate con i corretti diritti… cosa si potrà mai dire per il contenuto?

È evidente come Google attribuisca valore a tutto ciò che serve a migliorare l’esperienza dell’utente:

  • Contenuti di qualità, prediligendo testi ricchi di informazioni, ben strutturati e coerenti con il topic;
  • Contenuti freschi, favorendo argomenti nuovi o comunque aggiornati e curati;
  • Contenuti originali, mettendo al bando i testi copiati o rimaneggiati.

Non sono le stesse caratteristiche che ti farebbero dire che vale la pena di leggere proprio quel contenuto?

L’ultima entusiasmante novità di Google? La valutazione umana del contenuto. Già dal 2004 infatti il web è presidiato dai quality rater, persone (sì, in carne ed ossa) che valutano manualmente i risultati restituiti dal motore di ricerca, assegnando a questi un punteggio di qualità. Il quality rater è una sorta di sentinella del web che si preoccupa che tu – autore di content – non ricada negli errori del passato.

Cosa facciano questi quality rater non è certo un taboo (il documento con le linee guida ufficiali è disponibile online) e nella sostanza si occupano di valutare la competenza, l’autorevolezza e l’affidabilità di una pagina web.

Cosa non fare: [si può fare di meglio]

Web writer: il filo sottile tra web e persone

È evidente quindi come nelle sue valutazioni Google stia cercando sempre di più di assomigliare all’essere umano.

I dati più preziosi per i motori di ricerca sono quelli derivati proprio dagli accessi degli utenti:

  • numero di accessi,
  • click through rate,
  • tempo per click,
  • frequenza di rimbalzo,
  • numero di condivisioni,
  • comportamento dell’utente on site,
  • backlink.

Come fare per far sì che tutti questi dati siano valutati positivamente? Serve una strategia.

Scrivere per Google (e per le sue app)

Non basta (purtroppo) scrivere bene per il lettore. Ha senso quindi parlare di SEO copywriter e web copywriter perché tra la scrittura e il lettore di mezzo c’è… il mezzo! Scusa il gioco di parole, ma ovviamente un autore che scrive per il web deve necessariamente confrontarsi con la peculiarità del mezzo che veicolerà il messaggio.

Prendiamo due esempi opposti:

1. Attenzione verso la persona – se il titolo di un articolo fosse solo “are you talking to me?” probabilmente Google penserebbe (almeno nella prima fase dell’indicizzazione) che il testo riguardi una difficoltà di ascolto, e non certo la famosa frase di De Niro che tutti conosciamo. Potrebbe quindi penalizzare il contenuto nei risultati di ricerca.

2. Attenzione verso il web – puoi rendere il sito velocissimo, ma se i contenuti non saranno buoni non avrai risolto il problema dell’indice di rimbalzo.

Cosa non fare: lo so che te lo dicevano anche a scuola, ma una cosa alla quale non puoi proprio sottrarti è lo studio. Le regole tecniche della SEO e della costruzione dei siti, i dettami della grammatica, le norme legali, la web analisi, i canoni dei diversi linguaggi e i principi di marketing sono solo alcune delle materie di studio…e poi non dimenticare la creatività!

Robert DeNiro Scrive SEO

Come scrivere bene in ottica SEO: 6 regole (più una d’oro)

L’obiettivo quindi che ogni copywriter deve avere in mente è quello di scrivere per le persone, ma in maniera che sia anche Google-friendly.

Ecco alcune regole da applicare subito:

  • I contenuti devono essere naturali (ben vengano parole chiave, ma soprattutto correlate, sinonimi senza forzare la mano).
  • Lo studio dev’essere fatto su quello che è il vero intento di ricerca del lettore e su che tipo di risposta si aspetti di trovare nel testo.
  • I titoli e le meta descrizioni devono essere accattivanti.
  • Tieni sempre a mente i lettori nella stesura del testo.
  • Tieni presente che Google indicizza e classifica, ma è l’utente che compie le azioni!
  • Non ha senso tentare di ragionare come Google quando è proprio Google che vuole ragionare come te.

E veniamo infine alla regola delle regole: un bravo web copywriter deve saper vendere con le parole. Deve riuscire a farti toccare con mano i prodotti di un e-commerce che non puoi toccare, assaporare pietanze che non puoi assaggiare mentre leggi un articolo di food&travel, e odorare profumi che non puoi sentire in una guida sulla passione per il giardinaggio. Deve, in una parola: emozionare.

Se sei in prima pagina ma il tuo testo non vende non avrà avuto alcun senso aver fatto lo sforzo per arrivarci.

L’obiettivo di un web copywriter è la vendita. Non importa che sia evidente e diretta – stai scrivendo una landing page di vendita – o che tu stia lavorando al primo step del tuo funnel – ad esempio scrivendo una guida all’acquisto che vuole solo indirizzare l’utente ad un problema. La SEO, in altre parole, dev’essere letta come una funzione del marketing.

Il SEO copywriter non è (solo) colui che scrive per posizionare un testo in prima pagina, ma colui che scrive per vendere. Dopo aver attirato il lettore sul sito è necessario che questo legga il contenuto e sia portato a cliccare per, infine, convertire.

L’ultimo consiglio che ti do è quindi:

Cosa non fare: non rivolgerti ad un professionista per studiare assieme la strategia dei tuoi contenuti.

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Tre parole per la SEO, tre parole contro: prontuario per i miei clienti https://davidezambon.it/tre-parole-seo-prontuario-clienti/ https://davidezambon.it/tre-parole-seo-prontuario-clienti/#respond Wed, 17 Jun 2020 12:28:36 +0000 https://davidezambon.it/?p=1504 Prendo spunto da una mail allarmata che ho ricevuto qualche giorno fa, per buttare giù un piccolo prontuario SEO: quali sono i presupposti per posizionare il proprio sito web senza spargimento di sangue. Introduzione: la domanda scottante La storia è semplice. Con uno sviluppatore realizziamo per una grande azienda un sito vetrina d’impatto. L’obiettivo è classico: il

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Prendo spunto da una mail allarmata che ho ricevuto qualche giorno fa, per buttare giù un piccolo prontuario SEO: quali sono i presupposti per posizionare il proprio sito web senza spargimento di sangue.

Introduzione: la domanda scottante

La storia è semplice. Con uno sviluppatore realizziamo per una grande azienda un sito vetrina d’impatto. L’obiettivo è classico: il biglietto da visita digitale, da mostrare ai potenziali clienti. I punti di forza sono uno storytelling originale, che per una volta prende molto alla lontana il core business del committente, e il portfolio dei progetti.

Non ci sono richieste dal punto di vista SEO e, d’altro canto, non c’è sufficiente “ciccia” testuale perché il sito si faccia strada da solo nella SERP di Google. Se ne parlerà dopo la messa online, quando si proverà a definire un piano editoriale per blog e piattaforme social.

A qualche mese dalla famigerata messa online, la mail di cui sopra: il nostro sito non è posizionato. È urgente sistemare la cosa.

Perché fare SEO? Bignami della SEO ad una velocità supersonica

Fare SEO significa ottimizzare i contenuti del proprio sito/blog in modo che i crawler, i software curiosoni di Google (e in realtà anche dei motori di ricerca minori), capiscano di cosa parlano, li indicizzino, e il motore possa poi proporli come risultato in risposta a una query – la domanda che l’utente ha fatto al motore di ricerca.

Ora come ora, e parlando del solo Google, essere tra i primi risultati è di capitale importanza. Con l’attitudine mobile first (prima gli smartphone), le speranze che tutti mettono nel proprio e-commerce, e la nuova frontiera della voice research, questa priorità è se possibile ancora più stringente.

Prima parola contro la SEO: urgente

Nell’eterna lotta per il posizionamento, “urgente” è una parola che non esiste. La SEO è un’attività

  • a medio e lungo termine
  • che non si esaurisce (al massimo cambia in intensità)

Un esempio. Le diverse scuole di pensiero dei blogger americani (sì, esistono diverse scuole di pensiero di blogger americani) sono piuttosto concordi nel ritenere che per vedere un’apprezzabile impennata della performance di un blog in una nicchia media (quindi: keyword posizionate, aumento dei tempi di permanenza sulla pagina, buona CTR e via dicendo) è necessario pubblicare almeno una sessantina di contenuti corposi, ottimizzati e verticali, nell’arco di sei, otto mesi.

Confermo: funziona così.

Prima parola a favore della SEO: pazienza

È evidente quindi che per fare SEO efficace serve una buona dose di pazienza. Le cose (in genere) funzionano, ma le tempistiche e le modalità di successo sono alle volte difficili da prevedere (meno da interpretare: vedi dopo).

È da evitare come la peste il classico comportamento isterico e salterino che contagia chi vuole posizionarsi ma non conosce i meccanismi sottesi. Cioè:

Pubblico un articolo > guardo le analytics ogni dieci minuti per due giorni > non è successo niente > mi prende il panico > metto in dubbio le keyword scelte, i contenuti, chi pago per scriverli

Seconda parola contro la SEO: a caso

SEO non è ingegneria

Fare SEO non si improvvisa: un po’ come tutto quello che riguarda il marketing e la comunicazione digitale.

Fare SEO è anche una filiera: ci sono compiti definiti e ordinati, e una gamma di operazioni da fare su base quotidiana, settimanale e mensile.

Chiaro: se oggi non guardi le analytics perché la call non finiva mai, ma lo fai domani, non muore nessuno. MA.

Quindi, è evidente che per fare SEO bene, bisogna avere le braccia – pardon: le teste per fare il lavoro. E queste teste devono comunicare tra loro, avendo sempre chiari gli obiettivi (che, en passant, vanno assolutamente definiti prima di iniziare a fare il lavoro sul posizionamento: meglio se in chiave SMART).

Seconda parola a favore della SEO: professionalità

Fare SEO significa allocare risorse per un lavoro che si muove su tre fronti (se non quattro):

1 – la ricerca delle parole chiave.

Non è una banalità. L’errore più grosso che si possa fare in questa fase è convincersi di sapere quali siano le parole chiave per le quali è bene posizionarsi. Così: per scienza infusa. O perché “faccio questo lavoro da trent’anni, lo so come pensano i miei clienti”.

Non è così. Fare keyword research significa immedesimarsi in chi fa la ricerca, più usare strumenti per l’analisi dei dati, più una spiccata capacità di osservazione e interpretazione, più un bel po’ di spionaggio industriale a danno delle strategie SEO dei competitor.

Tip. Una keyword non è solo una keyword: per essere efficace, l’ottimizzazione SEO (quella che facciamo sui contenuti che pubblichiamo, e su alcuni parametri tecnici delle pagine e del sito intero) deve tenere conto anche dell’intento di ricerca: cioè il perché, e quindi il come, l’utente chiede proprio quella cosa a Google.

2 – la produzione dei contenuti e la SEO on page

Seo tecnica e onpage farsi trovareQuesta si spiega da sé, e richiederebbe un approfondimento di pagine e pagine. Fattostà che i contenuti vanno prodotti, certo, ma vanno anche ottimizzati secondo linee guida piuttosto precise. Il tutto, scendendo a compromesso con il fatto che scriviamo comunque per il lettore, e non solo per Google (o perlomeno non solo).

Tip: puoi anche dover considerare il fatto per certi settori si avvicina sempre di più la necessità di ottimizzare i contenuti per la voice search: è un altro paio di maniche.

3 – l’analisi degli analytics

Monitorare i dati, nella SEO, è fondamentale. Altrimenti è come guidare di notte. Con i fari spenti. Bendati. In retro. Con il lunotto posteriore oscurato dai bagagli delle vacanze. E il navigatore che non prende.

Solo sorbendosi grafici e percentuali è possibile capire cosa funziona, dove sta andando il nostro sito, dove abbiamo sbagliato, dove rischiamo di far danni o dove li abbiamo già fatti, ma possiamo porvi rimedio.

4 – l’attività di backlink

SEO backlink

… che richiede in genere una ulteriore figura specializzata, orientata più verso il mondo del giornalismo e delle pubbliche relazioni che quello del blogging (o della SEO stessa). Ma per ora, non ce ne curiamo.

Terza parola contro la SEO: risparmio

Qui non si sbaglia.

Non investi, non ottieni.

Non c’è verso (al netto di non muoversi in una micronicchia davvero specialistica, nella quale ci sei solamente tu) di ottenere risultati pubblicando con discontinuità, non ottimizzando le pagine, senza avere idea delle keyword o, peggio ancora, facendo keyword stuffing come si poteva fare (e si faceva: oh se si faceva) agli albori dei motori di ricerca. Senza imparare Google Analytics e Search Console, senza monitorare l’andamento del posizionamento, senza farsi domande sul perché c’è stato quel picco, perché abbiamo perso dieci keyword in prima pagina, e via dicendo.

Quindi?

Terza parola a favore della SEO: investimento

Investire nella SEOLa cosa bella è che la SEO può benissimo funzionare per gradi: l’importante è farla bene.

Hai possibilità di investire 100? Bene: keyword research approfondita a intervalli regolari, piano editoriale trimestrale, produzione di due o più contenuti alla settimana (Gary Vaynerchuk insegna, ma anche i sunnominati blogger americani non sono da meno), monitoraggio e aggiustamento costanti. Tool a pagamento per l’analisi di keyword, autorità, backlink, SEO tecnica per un totale di 1k al mese. Campagne PPC per dare una spinta ad alcuni contenuti, social per ottenere condivisioni, una persona per fare attività di backlinking 12 ore al giorno. Et voilà: sei ai primi posti della SERP (e magari ti becchi pure qualche posizione 0).

Puoi investire solamente 10? Nessun problema: individua alcune keyword a coda media e lunga dalla competizione bassa, conquistale, cura link interni e SEO tecnica con attenzione maniacale, e gradualmente muoviti verso keyword più consistenti. Aggiorna i contenuti ogni tre/sei mesi, elimina le zombie pages, migliora la velocità di caricamento del sito. Oppure verticalizza ancora di più i contenuti.

Concludendo velocemente

… e rispondendo alla domanda: perché fare SEO (e come)?

  • La SEO è un’attività a medio e lungo termine, ma è anche un investimento estremamente redditizio (una volta avviata, la SEO lavora per te 24/7)
  • Se vuoi ottenere qualcosa dal tuo sito, la SEO va necessariamente fatta
  • Ti serve (almeno) un professionista che si faccia carico della tecnica, dell’analitica, e della produzione dei contenuti – quest’ultima parte, possibilmente non da solo – e di tutte le malizie pratiche di questa specializzazione
  • Ci vuole pazienza nei confronti delle tempistiche, e fiducia in chi ti fa la SEO

Buon lavoro.

SEO fondamentale

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