Spesso, quando salgo su un treno, affondo la testa in un altro spazio, quasi fosse anche quello una piccola Città Invisibile.
à una Città Continua â penso, leggendo ancora e ancora, immedesimandomi ora nel Kublai Kan, ora in Marco Polo â che si rinnova e rivive nella curiosità degli sguardi e dei pensieri.
Cerco affannosamente un posto libero da corpi immersi in una bolla di sapone, scontrandomi con i loro occhi. Ognuno di loro ha dentro e dietro di sé una storia, di cui riesco a condividere qualche frammento in quel poco tempo che siamo adagiati nellâabbandono scomodo mascherato di velluto.
Penso di loro, pensano di me⦠che mi muovo silenziosa nel frastuono con la valigia rossa che fa le fusa quando la trascino. Sorrido dei loro sguardi stanchidistrattifeliciattenti, sorrido del silenzio che ci avvolge nel viaggio della tarda sera e sorrido della pagina del libro che divoro e che divora lâanima.
Effetto placebo.
Non so cosa ne abbia fatto del mio ritrattoastratto quellâuomo, non so dove siano finiti quei grandi occhi verdi della bambina dai riccioli biondi, né dove sia andato quel ragazzo che â dâimpatto e non senza un sorriso â ho scambiato per la giovane figura del cantante che ha raccontato la storia della Donna Cannoneâ¦
So, però, che tutto questo fa parte della Città Invisibile che si nasconde tra le mura della Città Continua. Una Leonia che rifà se stessa ogni giorno, accumulando, spazzando via, ricostruendo e, poi, di nuovo distruggere.
Ed è così: ho una città invisibile nel cuore e non lo sapevo⦠Non so se si chiami Leonia o Procopia o qualche altro nome che solo la mia mente sa. Ma so che è una città che custodisce gelosamente le macerie della mia storia andata e costruisce le mura leggere della storia futura. Come per spargerne frammenti in giro, da un cuore-aquilone ad un altro.