Un kit operativo con modello di PEI modificabile, schede di osservazione sistematica e strumenti per individuare barriere, facilitatori e obiettivi educativi. Una risorsa pensata per [...]
L'articolo PEI scuola primaria, un modello guidato in Word per osservare l’alunno e progettare gli interventi didattici sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Un kit operativo con modello di PEI modificabile, schede di osservazione sistematica e strumenti per individuare barriere, facilitatori e obiettivi educativi. Una risorsa pensata per aiutare i docenti a organizzare il lavoro e compilare il Piano educativo individualizzato con maggiore chiarezza.
La compilazione del Piano educativo individualizzato (PEI) è uno dei passaggi più importanti del lavoro dei docenti che si occupano di inclusione scolastica. Non si tratta soltanto di compilare un documento, ma di raccogliere osservazioni, individuare i bisogni dell’alunno, definire obiettivi realistici e programmare interventi educativi e didattici coerenti con il suo percorso.
Per supportare gli insegnanti in questo lavoro è disponibile un kit operativo per il PEI nella scuola primaria, composto da quattro documenti in formato Word, modificabili e adattabili alle caratteristiche dell’alunno e al contesto scolastico.
Il materiale è pensato per accompagnare i docenti dall’osservazione iniziale fino alla compilazione delle diverse sezioni del PEI, offrendo schede strutturate, indicazioni operative ed esempi da personalizzare.
Il materiale comprende quattro file Word, utilizzabili con Microsoft Word, LibreOffice e Pages.
La guida accompagna il docente nei principali passaggi del lavoro, dall’osservazione sistematica alla definizione degli obiettivi educativi e didattici.
Contiene indicazioni per formulare obiettivi verificabili, richiami ai riferimenti normativi e suggerimenti per evitare gli errori più frequenti nella compilazione del documento.
L’osservazione è fondamentale per comprendere le caratteristiche dell’alunno, le sue potenzialità, le difficoltà e i livelli di autonomia.
La scheda permette di raccogliere informazioni sulle quattro dimensioni del PEI, registrare la frequenza dei comportamenti osservati, annotare gli aiuti forniti e organizzare le osservazioni in una sintesi utile alla compilazione della Sezione 4.
L’inclusione non dipende soltanto dalle caratteristiche individuali dell’alunno, ma anche dall’ambiente nel quale si svolgono le attività scolastiche.
Per questo il kit comprende una scheda dedicata all’individuazione delle barriere e dei facilitatori nei contesti fisico, organizzativo e relazionale.
Lo strumento aiuta a raccogliere elementi utili per la progettazione degli interventi e per la compilazione delle Sezioni 6 e 7 del PEI.
Il kit comprende un modello organizzato sezione per sezione, secondo la struttura del modello nazionale.
Sono presenti istruzioni per la compilazione, 20 formulazioni di obiettivi, attività e strategie da adattare al singolo caso, oltre a un esempio di motivazione delle ore di sostegno.
Il documento non contiene dati personali di alunni e non sostituisce il lavoro collegiale del GLO: rappresenta una base operativa da personalizzare sulla base delle osservazioni, della documentazione disponibile e delle decisioni condivise dai soggetti coinvolti.
Il kit può essere utile soprattutto a:
La possibilità di modificare i documenti in Word consente di adattare le schede alle esigenze operative della classe, evitando di partire ogni volta da una pagina vuota.
Un PEI efficace deve essere costruito a partire dalla conoscenza dell’alunno e del suo contesto di vita scolastica. Le osservazioni aiutano a individuare i punti di forza, le difficoltà, le modalità di apprendimento e le condizioni che favoriscono la partecipazione.
Solo dopo aver raccolto queste informazioni è possibile formulare obiettivi coerenti, individuare strategie didattiche adeguate e stabilire modalità di verifica dei progressi.
Il kit è stato pensato proprio per rendere più ordinato questo percorso: osservare, documentare, progettare e verificare. Gli esempi proposti devono comunque essere adattati alla situazione concreta e condivisi nell’ambito della progettazione educativa prevista dalla normativa.
Il materiale è disponibile in formato digitale sulla piattaforma Payhip. Dopo l’acquisto è possibile scaricare un archivio ZIP contenente i quattro documenti Word.
Prezzo indicato nella pagina del prodotto al momento della consultazione: 6,32 euro, in promozione rispetto al prezzo ordinario di 7,90 euro. La disponibilità dello sconto può cambiare.
Per consultare la descrizione completa e acquistare il materiale, visita la pagina dedicata:
SCOPRI IL KIT PEI SCUOLA PRIMARIA E SCARICA I MODELLI WORD
Una risorsa operativa per organizzare il lavoro sul PEI, strutturare le osservazioni e predisporre una progettazione educativa più chiara, senza rinunciare alla personalizzazione necessaria per ogni alunno.
L'articolo PEI scuola primaria, un modello guidato in Word per osservare l’alunno e progettare gli interventi didattici sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Il PEI informatizzato si compila nella piattaforma ministeriale Gestione alunni con disabilità. La segreteria compone il GLO e assegna i permessi, i docenti scrivono le sezioni divise in funzioni, il dirigente approva e i firmatari sottoscrivono con firma elettronica avanzata. Il flusso, gli stati del documento e cosa preparare prima di entrare.
L'articolo PEI su SIDI, come si compila: chi lo apre, chi lo scrive, chi lo approva e chi lo firma sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Il PEI su SIDI si compila nella piattaforma ministeriale “Gestione alunni con disabilità”: la segreteria apre il PEI dell’alunno e compone il GLO assegnando a ciascuno i permessi, i docenti scrivono le sezioni del modello nazionale divise in funzioni (da F1 a F9), il dirigente scolastico approva e i membri del GLO designati firmano con firma elettronica avanzata. I docenti non entrano dal SIDI della segreteria: lavorano dall’Area riservata del Ministero, con il servizio “GLO – Gestione PEI – Alunni con disabilità”. Qui trovi chi fa cosa, come sono organizzate le funzioni, gli stati che il documento attraversa e cosa conviene preparare prima di aprire la piattaforma.
Punti chiave
- La segreteria compone il GLO in SIDI e decide chi può scrivere (Gestione), chi può solo leggere (Visualizzazione) e chi firma.
- Le sezioni del PEI sono raggruppate in funzioni: F1 Composizione GLO, F2 Osservazioni propedeutiche, F3 Valutazione Dimensioni, F4 Contesto, F5 Organizzazione del progetto, F6 PCTO e competenze, F9 Interventi sul percorso curricolare; F7 (verifica finale) e F8 (PEI provvisorio) si aprono solo in casi precisi.
- Il percorso è: In lavorazione, Da approvare, Approvato, In firma, Firmato. Mentre è “Da approvare” il PEI non si può modificare.
- Il verbale del GLO si allega solo in PDF.
- Il testo conviene prepararlo prima, con il team, sullo stesso schema delle sezioni.
È la versione digitale del modello nazionale di PEI. Il manuale ministeriale per le scuole spiega che la piattaforma consente di registrare il PEI «secondo le direttive emanate con il Decreto Interministeriale n. 182 del 29/12/2020 come emendate dal Decreto Interministeriale n. 153 del 1 agosto 2023» (Gestione Alunni con Disabilità – Utente Scuola, Guida rapida, versione 4.0, ottobre 2023, copia pubblicata dall’Ufficio scolastico di Bari). Le sezioni sono quindi le stesse del PEI che conosci: cambiano il modo di compilarle, di approvarle e di firmarle.
A novembre 2025 il Ministero ha diffuso una demo video di accompagnamento alla compilazione, raggiungibile da SIDI (sezione Documenti e manuali, Anagrafe Nazionale Alunni, “Guide operative”) e dal portale Inclusione e nuovo PEI. Lo ha comunicato alle scuole, fra gli altri, l’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia con la nota del 7 novembre 2025.
Molte scuole hanno adottato la procedura dal 2025/26 e la regolano con una propria circolare: tempi, chi carica il GLO e chi fa da referente li decide l’istituto. Prima di iniziare, chiedi alla segreteria o alla funzione strumentale per l’inclusione la circolare della tua scuola.
| Chi | Che cosa fa nella piattaforma |
|---|---|
| Segreteria (spesso con la funzione strumentale) | Apre il PEI dell’alunno, sceglie Provvisorio o Definitivo, compone il GLO nella funzione F1 e assegna a ogni componente il titolo, i permessi (Gestione o sola Visualizzazione) e l’eventuale designazione come firmatario |
| Docente di sostegno e docenti con permesso di Gestione | Compilano le sezioni, salvano anche una parte alla volta, allegano il verbale, inviano per l’approvazione |
| Docenti curricolari | Compilano, se la scuola glielo assegna, la parte sul percorso curricolare e sulle discipline (funzione F9) |
| Dirigente scolastico | Approva il PEI oppure chiede integrazioni; con il PEI approvato si procede all’invio in firma |
| Componenti del GLO designati firmatari | Ricevono una mail e firmano dall’Area riservata del Ministero |
Il manuale precisa che ai componenti del GLO viene reso disponibile, nell’Area riservata del portale del Ministero, il servizio “GLO – Gestione PEI – Alunni con disabilità”, con cui accedono ai PEI di pertinenza e operano «in base al tipo di autorizzazione posseduta». In pratica: se non vedi il PEI del tuo alunno, o lo vedi ma non puoi scrivere, il problema è nella composizione del GLO in F1 e va risolto dalla segreteria. Una circolare di istituto indica l’accesso con le proprie credenziali SPID o CIE e il percorso Servizi, Tutti i servizi, “GLO – Gestione PEI – Alunni con disabilità” (IC 1 “A. Canevaro” di Castiglione di Ravenna, circolare n. 127 del 13/10/2025).
La piattaforma non mostra il PEI come un unico documento da scrivere dall’alto in basso: lo divide in funzioni, ciascuna con alcune sezioni del modello. Si può lavorare su una funzione alla volta e salvare in qualsiasi momento.
| Funzione | Sezioni del modello nazionale | Cosa contiene |
|---|---|---|
| F1 – Composizione GLO | – | Componenti, titolo, permessi, firmatari |
| F2 – Osservazioni propedeutiche | 1, 2, 3 | Quadro informativo, elementi dal Profilo di Funzionamento con le Dimensioni da trattare, raccordo con il Progetto individuale |
| F3 – Valutazione Dimensioni | 4, 5 | Osservazioni sull’alunno e interventi: obiettivi, strumenti, strategie |
| F4 – Contesto | 6, 7 | Barriere e facilitatori, interventi sul contesto |
| F5 – Organizzazione progetto di inclusione | 9 | Organizzazione e uso delle risorse, attività extrascolastiche, ausili tecnici con codice ISO 9999 |
| F6 – PCTO e competenze | 8.4, 10 | PCTO dalla classe terza della secondaria di secondo grado, certificazione delle competenze |
| F9 – Interventi sul percorso curricolare | 8.1, 8.2, 8.3, 8.5 | Modalità di sostegno, verifiche (solo secondaria), progettazione disciplinare per ogni disciplina, criteri di valutazione del comportamento |
| F7 – Verifica finale | 11 | Si apre solo dopo aver registrato la verifica finale |
| F8 – PEI provvisorio | 12 | Solo nel PEI provvisorio |
Alla secondaria, nella parte sulla progettazione disciplinare, si indica anche la natura del percorso: ordinario, personalizzato con prove equipollenti (porta al diploma) o differenziato (porta all’attestato dei crediti formativi). È una scelta che il GLO deve aver discusso prima: vedi maturità e sostegno, prove equipollenti o differenziate.
Due funzioni utili, spesso ignorate. Con “Genera PEI” si parte dal PEI definitivo dell’anno precedente invece che da zero; con “Genera PEI Definitivo” si costruisce il definitivo a partire dal provvisorio, per le sezioni comuni ai due.
Ogni PEI ha uno stato, visibile nella pagina di gestione. Conoscerli evita la domanda più frequente, “perché non riesco più a modificarlo?”.
Il verbale del GLO si carica con il tasto “Verbali” nella pagina di gestione del PEI, e solo in formato PDF. Prima di inviare per l’approvazione, quindi, il verbale va chiuso, firmato secondo le regole della scuola e salvato in PDF. Un esempio di struttura è nel verbale di approvazione del PEI.
Le verifiche si registrano da una voce diversa, “Verifica PEI”, nel menu Certificazioni. Per ogni verifica si indicano data, tipologia (intermedia o finale), esito, note e numero del verbale; da quel momento il PEI passa nello stato “In verifica”.
Anche dopo le verifiche il PEI va riapprovato dal dirigente con “Invia per approvazione”. Il GLO di verifica intermedia si riunisce almeno una volta fra novembre e aprile, quello di verifica finale entro il 30 giugno (D.I. 182/2020, art. 4): cosa si discute nell’incontro intermedio è spiegato in PEI e verifica intermedia.
Una nota sulle ore di sostegno. Il manuale, che è del 2023, parla di “proposta del numero di ore di sostegno”. Il decreto-legge 170/2026 ha cambiato la norma: il PEI ora «definisce, con adeguata motivazione, il numero di ore di sostegno da assegnare alla classe». Qualunque sia l’etichetta del campo nella tua versione della piattaforma, scrivi la motivazione: come si fa è spiegato in motivazione delle ore di sostegno nel PEI.
La piattaforma è comoda per approvare e firmare, meno per scrivere in team: lavora una persona alla volta sulla stessa funzione e il testo si inserisce in aree di testo semplici. Conviene arrivare con il lavoro già fatto.
Una guida di istituto aggiunge due consigli pratici: salvare spesso, per non perdere il lavoro, e non modificare quanto scritto da altri; segnala anche orari in cui la piattaforma non è accessibile (Liceo statale “Rinaldo Corso” di Correggio, guida operativa per l’inserimento del PEI sul portale SIDI). Gli orari possono cambiare: se una sera la piattaforma non risponde, è la prima cosa da controllare.
Scrivi il PEI prima, poi copialo in SIDI
Il modello di PEI guidato per la scuola primaria in Word segue le sezioni del modello nazionale una per una, con le domande a cui rispondere in ogni sezione, e ha in più la scheda di osservazione dell’alunno e quella del contesto (barriere e facilitatori). Lo compili con il team, lo correggi prima del GLO e poi incolli il testo nelle funzioni della piattaforma. 7,90 euro + IVA.
No. Le funzioni di SIDI sono della segreteria. I componenti del GLO accedono dall’Area riservata del portale del Ministero con la propria identità digitale, al servizio “GLO – Gestione PEI – Alunni con disabilità”, e vedono solo i PEI per cui sono stati inseriti nel GLO.
Quasi sempre perché è nello stato “Da approvare”: in quello stato non è disponibile alle funzioni di gestione. Se serve una correzione, il dirigente può rimandarlo indietro con la richiesta di integrazioni. Può anche essere che il tuo permesso sia di sola Visualizzazione: va cambiato in F1 dalla segreteria.
I genitori fanno parte del GLO e possono essere designati come firmatari. Il manuale prevede che, prima dell’invio in firma, si possa togliere un firmatario, e cita proprio il caso dei familiari che non volessero sottoscrivere il PEI.
Sì, con la funzione “Genera PEI”, che crea il nuovo documento a partire dal PEI definitivo registrato l’anno precedente. Va comunque riletto sezione per sezione: osservazioni, obiettivi e ore cambiano.
No, si allega. Il tasto “Verbali” accetta solo file PDF, che vanno preparati fuori dalla piattaforma.
L'articolo PEI su SIDI, come si compila: chi lo apre, chi lo scrive, chi lo approva e chi lo firma sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Anno scolastico 2026/27, indicazioni per la predisposizione dei Piani didattici personalizzati: coinvolgimento delle famiglie, firme del Consiglio di classe, verifica delle strategie e tutela della [...]
L'articolo PDP alunni con BES, scadenza 30 novembre 2026: cosa devono fare i docenti sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Anno scolastico 2026/27, indicazioni per la predisposizione dei Piani didattici personalizzati: coinvolgimento delle famiglie, firme del Consiglio di classe, verifica delle strategie e tutela della privacy. Per gli alunni con DSA le Linee guida ministeriali indicano tempi che non superino il primo trimestre scolastico.
Con l’avvio dell’anno scolastico 2026/27, le scuole sono impegnate nella predisposizione dei Piani didattici personalizzati (PDP) per gli alunni con Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e, nei casi in cui sia ritenuto necessario, per gli studenti con altri Bisogni educativi speciali (BES).
Il PDP serve a definire le strategie didattiche, gli strumenti compensativi, le eventuali misure dispensative e le modalità di verifica e valutazione più adeguate alle esigenze dello studente. L’obiettivo è favorire l’apprendimento e garantire una maggiore continuità educativa, attraverso la collaborazione tra scuola e famiglia.
Per gli alunni con DSA, le Linee guida allegate al decreto ministeriale n. 5669 del 12 luglio 2011 prevedono che la scuola formalizzi gli interventi entro un periodo che non superi il primo trimestre scolastico.
Il riferimento normativo per gli alunni con DSA è il decreto ministeriale n. 5669 del 12 luglio 2011, che richiama la predisposizione della documentazione didattica entro il primo trimestre.
La data del 30 novembre 2026 può essere prevista come scadenza organizzativa da una singola istituzione scolastica, nell’ambito delle proprie disposizioni interne. Non va però confusa con una scadenza nazionale unica valida automaticamente per tutte le scuole.
Per gli altri alunni con BES, la predisposizione del PDP richiede una valutazione pedagogica e didattica della situazione concreta: il piano non scatta automaticamente per ogni difficoltà scolastica, ma viene adottato quando il Consiglio di classe o il team docente ritiene necessario formalizzare una personalizzazione del percorso.
La predisposizione del PDP coinvolge i docenti della classe, che devono individuare le misure più appropriate sulla base delle caratteristiche dell’alunno e delle difficoltà riscontrate nel percorso scolastico.
In particolare, occorre:
Le firme richieste e le modalità di approvazione devono essere verificate alla luce delle disposizioni della scuola e della normativa applicabile.
Il confronto con la famiglia è un passaggio importante nella predisposizione del PDP. Per questo motivo, può essere utile che il coordinatore di classe organizzi un incontro con i genitori prima dei Consigli di classe di novembre.
Il colloquio permette di raccogliere informazioni sui punti di forza dello studente, sulle difficoltà incontrate nello studio e sulle strategie che si sono dimostrate efficaci anche al di fuori dell’ambiente scolastico.
Quando opportuno e con il coinvolgimento della famiglia, il confronto può riguardare anche le indicazioni fornite dagli specialisti che seguono l’alunno.
L’obiettivo non è soltanto compilare un documento, ma concordare interventi didattici concretamente applicabili e verificabili nel corso dell’anno.
Particolare attenzione è richiesta per gli studenti delle classi quinte della scuola secondaria di secondo grado.
Le misure e gli strumenti previsti nel PDP devono essere individuati in modo coerente con le esigenze documentate dello studente e con la normativa relativa all’Esame di Stato.
È quindi importante che il Consiglio di classe definisca con chiarezza le modalità di verifica, gli strumenti utilizzabili e gli eventuali interventi personalizzati, evitando di introdurre misure non adeguatamente motivate o non coerenti con il percorso svolto.
La gestione del PDP durante l’anno deve permettere di documentare le strategie effettivamente utilizzate e la loro efficacia.
Il PDP non dovrebbe essere considerato un documento statico. Alla fine del primo quadrimestre è opportuno verificare l’efficacia delle strategie didattiche adottate e valutare se gli strumenti previsti rispondono realmente ai bisogni dello studente.
Se necessario, il Consiglio di classe o il team docente può aggiornare il piano, secondo le procedure previste dall’istituto, per renderlo più adeguato all’evoluzione del percorso scolastico.
La verifica consente di intervenire tempestivamente in caso di difficoltà persistenti e di consolidare le strategie che hanno favorito l’apprendimento e la partecipazione alle attività scolastiche.
Il Piano didattico personalizzato contiene informazioni relative al percorso educativo dello studente e, in alcuni casi, dati personali particolarmente delicati. La scuola deve quindi trattare il documento nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali, limitando l’accesso ai soggetti autorizzati e adottando adeguate misure di riservatezza.
La famiglia può rivolgersi alla scuola per conoscere le modalità di accesso e ottenere copia del documento secondo le procedure previste dall’istituzione scolastica e dalla normativa vigente.
La riservatezza è essenziale per tutelare lo studente e garantire che le informazioni siano utilizzate esclusivamente per le finalità connesse al percorso educativo.
Per l’anno scolastico 2026/27, docenti e coordinatori devono prestare attenzione ai tempi di predisposizione dei piani, al coinvolgimento delle famiglie e alla verifica periodica delle misure adottate.
Per gli alunni con DSA, il riferimento è il termine del primo trimestre previsto dalle Linee guida ministeriali. Eventuali scadenze più precise, come quella del 30 novembre, devono essere ricondotte alle disposizioni organizzative della singola scuola.
La finalità resta quella di garantire una personalizzazione didattica efficace, rispettosa dei bisogni dello studente e condivisa con la famiglia.
L'articolo PDP alunni con BES, scadenza 30 novembre 2026: cosa devono fare i docenti sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Alla scuola dell'infanzia la relazione intermedia di sostegno non prepara voti né giudizi: documenta i progressi rispetto agli obiettivi del PEI e porta al GLO le proposte per la seconda parte dell'anno. Le parti, un esempio svolto per un bambino con autismo di quattro anni e gli errori da evitare.
L'articolo Relazione intermedia di sostegno all’infanzia per un bambino con autismo: esempio svolto sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Alla scuola dell’infanzia la relazione intermedia di sostegno ha un compito diverso da quello della primaria: non prepara giudizi né scrutini, perché nella scuola dell’infanzia non ci sono. Serve a documentare i progressi del bambino rispetto agli obiettivi del PEI, a mostrare quali strategie funzionano nella giornata della sezione e a portare al GLO di verifica intermedia le proposte per la seconda parte dell’anno. Per un bambino con autismo il cuore della relazione sono le routine, la comunicazione e il gioco con i compagni, descritti con fatti osservati.
Sotto trovi le parti che deve avere, un esempio svolto su un caso di fantasia e gli errori più comuni.
Il decreto interministeriale 182/2020, all’articolo 10, dice che nella scuola dell’infanzia la progettazione riguarda “interventi educativi nei diversi campi di esperienza, con l’esplicitazione di strategie e strumenti utilizzati”. Nella relazione quindi:
Il GLO di verifica intermedia si riunisce “almeno una volta, da novembre ad aprile” (D.I. 182/2020, art. 4, comma 2), ed è lì che la relazione viene discussa.
Leo (nome di fantasia) ha quattro anni, è nel gruppo dei mezzani ed è al primo anno nella scuola.
Situazione di partenza
A settembre l’ingresso a scuola era accompagnato da pianto prolungato alla separazione dal genitore (20-30 minuti). Leo comunicava i bisogni portando l’adulto verso l’oggetto, giocava da solo con costruzioni e macchinine allineandole, e si allontanava dal cerchio dopo pochi istanti. Nei cambi di attività non annunciati (uscita in giardino, passaggio al pranzo) si sedeva a terra e rifiutava di spostarsi.
Obiettivi del PEI ed esiti a gennaio
| Dimensione e obiettivo del PEI | Esito a gennaio | Con quale aiuto |
|---|---|---|
| Relazione: accetta la separazione dal genitore all’ingresso entrando in sezione con l’insegnante | Raggiunto: il distacco dura 2-3 minuti e Leo entra tenendo la mano dell’insegnante di riferimento | Saluto sempre uguale, oggetto di casa nello zaino |
| Relazione: gioca accanto a un compagno con lo stesso materiale per 5 minuti | Raggiunto con un compagno; con il piccolo gruppo resta 2-3 minuti | Materiale doppio, adulto vicino |
| Comunicazione: chiede acqua, gioco e bagno con un’immagine o con la parola | Parzialmente raggiunto: usa le immagini per acqua e bagno in modo spontaneo; la parola “acqua” solo su richiesta | Tabella di immagini sul tavolo |
| Autonomia: segue la sequenza della routine del mattino (appendere giacca, lavare le mani, sedersi al tavolo) | Raggiunto con la sequenza illustrata vicino agli attaccapanni | Sequenza in immagini, un passo alla volta |
| Apprendimento: partecipa al cerchio per 5 minuti, guardando il materiale mostrato dall’insegnante | Parzialmente raggiunto: 3-4 minuti, più a lungo con canzoni accompagnate da gesti | Posto fisso nel cerchio, oggetto da tenere in mano |
La giornata in sezione (estratto)
Leo partecipa con il gruppo all’accoglienza, al giardino e al pranzo. Nel cerchio resta seduto per 3-4 minuti; nei laboratori di manipolazione e di pittura lavora volentieri accanto ai compagni. Il riposo pomeridiano è il momento più difficile: si addormenta solo con la luce bassa e la musica che usa anche a casa.
Proposte (estratto)
Confermare gli obiettivi di autonomia, aggiungendo la sequenza illustrata del pranzo. Comunicazione: passare dall’immagine alla parola per “acqua” e “bagno”, rinforzando ogni tentativo spontaneo. Relazione: allargare il gioco accanto da uno a due compagni, con un gioco strutturato a turni.
Ogni esito ha un dato: minuti, quante volte, con quale aiuto. È quello che permette al GLO di dire se l’obiettivo va confermato, alzato o cambiato.
Tutto l’anno del sostegno all’infanzia, già pronto in Word
Il kit per la scuola dell’infanzia contiene la relazione intermedia di questo esempio, il PEI compilato sezione per sezione sul modello A1, la relazione iniziale di osservazione, la relazione finale con il passaggio alla primaria e il verbale del GLO di verifica finale con le ore di sostegno motivate. Sono esempi da adattare al Profilo di Funzionamento e al PEI del bambino. Li ha preparati la redazione di docentidisostegno.it.
Scarica il kit per la scuola dell’infanzia: 12,90 euro + IVA su Payhip
Non c’è un modello nazionale: in genere la chiede la scuola, prima del GLO di verifica intermedia. Il GLO invece è previsto dal decreto 182/2020.
Il docente di sostegno, condividendola con le insegnanti di sezione: l’osservazione è di tutto il team, e i momenti della giornata li vedono tutte.
Contiene dati personali e relativi alla salute: resta nel fascicolo riservato e circola per i canali della scuola. Con la famiglia se ne discutono i contenuti nel GLO e nei colloqui.
Per il PEI di partenza c’è il nostro PEI per la scuola dell’infanzia, esempio compilato per un bambino con autismo. Se il bambino è più grande, l’esempio di relazione intermedia per un alunno con autismo alla primaria mostra lo stesso schema con le discipline; per la fine dell’anno c’è l’esempio di relazione finale di un bambino autistico.
L'articolo Relazione intermedia di sostegno all’infanzia per un bambino con autismo: esempio svolto sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Come si scrive la relazione intermedia del docente di sostegno per un alunno con disturbo dello spettro autistico alla primaria: le sei parti, un esempio svolto con la tabella obiettivi-esiti, e gli errori che la rendono inutile al GLO.
L'articolo Relazione intermedia di sostegno per un alunno con autismo alla primaria: esempio svolto sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>La relazione intermedia del docente di sostegno racconta il primo quadrimestre: da dove partiva l’alunno, a che punto è con ciascun obiettivo del PEI, quali strategie hanno funzionato e che cosa si propone per il resto dell’anno. Per un alunno con disturbo dello spettro autistico la parte che conta di più è la seconda: gli obiettivi del PEI, con l’esito a gennaio e l’aiuto con cui è stato raggiunto. È il materiale su cui il GLO di verifica intermedia decide se rivedere il PEI.
Non esiste un modello nazionale della relazione intermedia: forma e scadenza le decide la scuola. Sotto trovi la struttura che regge in qualsiasi istituto e un esempio svolto su un caso di fantasia.
La relazione intermedia si consegna in genere prima dello scrutinio del primo periodo o prima del GLO di verifica intermedia, che il decreto interministeriale 182/2020 colloca “almeno una volta, da novembre ad aprile” (art. 4, comma 2). Le Linee guida sul PEI precisano che in quell’incontro “potranno essere aggiornate le risultanze relative alle osservazioni svolte”.
In pratica la relazione serve a tre cose: documentare i progressi, motivare le eventuali modifiche al PEI e preparare la valutazione del quadrimestre, che per l’alunno con disabilità è correlata agli obiettivi del PEI.
Matteo (nome di fantasia) è in seconda primaria, al secondo anno con lo stesso team.
1. Situazione di partenza (estratto)
A settembre entrava in aula con l’aiuto dell’adulto, comunicava i bisogni con parole singole e indicando, partecipava alle attività di classe per periodi di 5-10 minuti e reagiva ai cambi di attività non annunciati con pianto o allontanamento.
2. Obiettivi del PEI ed esiti a metà anno
| Dimensione e obiettivo del PEI | Esito a gennaio | Con quale aiuto |
|---|---|---|
| Relazione: partecipa a un gioco strutturato a coppie con un compagno per 10 minuti | Raggiunto: due volte a settimana con il compagno tutor; con altri compagni circa 5 minuti | Regole del gioco in immagini; adulto a distanza |
| Comunicazione: chiede aiuto o una pausa con la parola “aiuto” o con la carta della pausa | Parzialmente raggiunto: usa la carta in modo spontaneo, la parola solo se sollecitato | Carta sul banco; promemoria verbale |
| Autonomia: passa da un’attività all’altra seguendo l’agenda visiva della mattina | Raggiunto: le crisi ai cambi passano da 3-4 a settimana (ottobre) a una ogni due settimane (gennaio) | Agenda visiva sul banco, avviso 2 minuti prima |
| Apprendimento: legge e scrive parole bisillabe piane; conta e confronta quantità entro 20 | Legge bisillabe piane; scrive sotto dettatura 6 parole su 10; quantità entro 20 raggiunto con materiale concreto | Lettere mobili, materiale strutturato |
Ogni riga ha un numero o una frequenza: “due volte a settimana”, “una ogni due settimane”, “6 parole su 10”. È ciò che permette al GLO di dire se un obiettivo va confermato, alzato o cambiato.
3. Strategie (estratto)
Funzionano: agenda visiva della mattina, avviso prima del cambio di attività, consegne brevi con un esempio già svolto. Da rivedere: in mensa il rumore porta Matteo ad allontanarsi dal tavolo; si propone di provare il primo turno o un tavolo vicino alla parete.
6. Proposte (estratto)
Confermare gli obiettivi di Relazione e Autonomia alzando l’esito atteso (gioco con due compagni; cambi di attività senza avviso individuale). Comunicazione: lavorare sulla richiesta spontanea di aiuto, prima con l’adulto, poi con il compagno tutor.
Vuoi la relazione completa in Word, insieme alle altre?
L’esempio di Matteo è uno dei sei file del kit del primo quadrimestre: tre relazioni intermedie già compilate (autismo in seconda, disabilità intellettiva lieve in quarta, ADHD in terza) con tabella obiettivi-esiti e banca di frasi, il verbale del GLO di verifica intermedia e la proposta per la valutazione con i giudizi sintetici. Sono esempi da adattare al Profilo di Funzionamento e al PEI del tuo alunno. Li ha preparati la redazione di docentidisostegno.it.
Gli esiti della tabella servono anche per i voti, o meglio per i giudizi: alla primaria i giudizi sintetici dell’alunno con disabilità sono correlati agli obiettivi del PEI, e come si passa dagli uni agli altri lo spieghiamo nella guida ai giudizi sintetici per l’alunno con PEI.
Se gli obiettivi del PEI vanno riscritti, gli esempi di PEI per alunno con autismo e di PEI per alunno con autismo non verbale mostrano come si formulano in modo verificabile, Dimensione per Dimensione. Per la relazione di fine anno c’è invece il nostro esempio di relazione finale per un allievo con disabilità.
Non c’è un modello nazionale: in genere la richiede la scuola, con una circolare del dirigente prima degli scrutini, che ne fissa anche forma e scadenza. Il GLO di verifica intermedia invece è previsto dal decreto 182/2020. Per la scuola dell’infanzia, dove non ci sono scrutini, c’è l’esempio di relazione intermedia per un bambino con autismo all’infanzia.
Il docente di sostegno, che la condivide con il team della classe. Gli esiti nelle discipline vanno concordati con i docenti curricolari, perché saranno la base dei giudizi.
Contiene dati personali e relativi alla salute: si conserva nel fascicolo riservato e circola per i canali della scuola. Con la famiglia se ne condividono i contenuti nel GLO e nei colloqui.
L'articolo Relazione intermedia di sostegno per un alunno con autismo alla primaria: esempio svolto sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Un progetto di inclusione funziona quando tutta la classe fa la stessa attività con ruoli diversi, e quando si sa in anticipo come verificarlo. Otto idee per la primaria, dal tutoraggio fra pari all'orto, con gli obiettivi collegati alle Dimensioni del PEI e la scheda per presentarle.
L'articolo Idee per un progetto di inclusione alla primaria: 8 progetti con obiettivi e verifica sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Un buon progetto di inclusione non è un’attività speciale per l’alunno con disabilità: è un’attività per tutta la classe, in cui ognuno ha un ruolo adatto a ciò che sa fare, e che serve anche agli obiettivi del PEI. Sotto trovi otto idee per la primaria, già pensate così: per ciascuna l’attività, gli obiettivi collegati alle Dimensioni del PEI e come verificare se ha funzionato. In fondo, la scheda per presentare il progetto al team o al collegio.
Ogni scuola, quando definisce il PTOF, predispone il Piano per l’inclusione, che serve tra l’altro a “progettare e programmare gli interventi di miglioramento della qualità dell’inclusione scolastica” (D.Lgs. 66/2017, art. 8). Il gruppo che supporta il collegio dei docenti nel definirlo e realizzarlo è il GLI, il Gruppo di lavoro per l’inclusione (legge 104/1992, art. 15).
In pratica un progetto di classe può nascere dal team e restare nella programmazione della classe, oppure, se coinvolge più classi o risorse della scuola, passare dal GLI e dal collegio. Nel secondo caso conviene presentarlo a inizio anno o comunque con qualche settimana di anticipo.
| # | Progetto | Dimensione del PEI su cui lavora di più | Durata indicativa |
|---|---|---|---|
| 1 | Tutoraggio fra pari a rotazione | Relazione e socializzazione | Tutto l’anno, 2 volte a settimana |
| 2 | La cucina della classe: ricette illustrate | Autonomia; apprendimento (numeri e misure) | 6-8 incontri |
| 3 | L’orto a scuola | Autonomia e orientamento | Da marzo a giugno |
| 4 | Giochi da tavolo cooperativi in ricreazione | Relazione; rispetto delle regole | Un quadrimestre |
| 5 | Il libro della classe con parole e immagini | Comunicazione e linguaggio | 2-3 mesi |
| 6 | Teatro con ruoli diversi | Comunicazione; relazione | Fino alla recita di fine anno |
| 7 | Percorsi motori per tutti | Autonomia (motricità); relazione | 8-10 lezioni di motoria |
| 8 | La bottega della classe | Apprendimento (denaro, calcolo); relazione | 4-6 incontri e una giornata finale |
Ogni settimana due o tre compagni diversi lavorano in coppia con l’alunno con PEI su un’attività precisa: leggere insieme, svolgere un esercizio, preparare il materiale. Il compagno tutor riceve un compito chiaro (“leggi tu la domanda, lui sceglie la risposta”), non un generico “aiutalo”. Rotazione obbligatoria: se il tutor è sempre lo stesso, diventa un assistente e non un compagno.
Verifica: il numero di compagni con cui l’alunno lavora volentieri a fine periodo, e il tempo che resta sul compito in coppia rispetto al lavoro da solo.
Una ricetta semplice e senza cottura (spremuta, macedonia, panino) diventa una sequenza di immagini numerate. La classe divisa in gruppi prepara la ricetta seguendo la sequenza; l’alunno con PEI ha un ruolo fisso, per esempio controllare che i passaggi siano rispettati spuntando le immagini. Si lavora su numeri, misure, ordine dei passaggi e autonomia. Prima di partire si raccolgono le informazioni su allergie e intolleranze di tutta la classe.
Verifica: quanti passaggi della sequenza l’alunno esegue senza aiuto, dalla prima all’ultima ricetta.
Bastano alcune cassette sul davanzale o un angolo del cortile. Ogni gruppo ha un compito a rotazione (annaffiare, misurare la crescita, registrare sul calendario). È un’attività con routine fisse e prevedibili, utile agli obiettivi di autonomia e di orientamento nel tempo, e porta scienze e matematica fuori dal quaderno.
Verifica: l’alunno svolge il suo compito nel giorno giusto seguendo il calendario, con quale aiuto.
La ricreazione è il momento in cui l’inclusione si vede davvero, perché non è guidata dall’adulto. Una scatola di giochi cooperativi, in cui si vince o si perde tutti insieme, toglie la competizione che spesso porta ai litigi. Si parte con l’adulto che spiega le regole a un piccolo gruppo, poi ci si ritira gradualmente.
Verifica: numero di partite giocate con compagni diversi; episodi di conflitto prima e dopo, se la relazione è un obiettivo del PEI.
La classe costruisce un libro sulle proprie giornate o su un racconto letto insieme, con frasi brevi e un’immagine per ogni frase, fotografie o disegni dei bambini. Diventa uno strumento di lettura per tutti e, per l’alunno con difficoltà di comunicazione, un supporto da usare anche a casa. Se si usano simboli scaricati da raccolte online, va controllata la loro licenza d’uso.
Verifica: quante pagine l’alunno legge o racconta, e con quale supporto.
Uno spettacolo breve in cui i ruoli non sono solo le parti recitate: c’è chi suona, chi cura i cartelli, chi fa i rumori di scena, chi presenta. L’alunno con PEI ha un ruolo vero e riconoscibile, provato più volte, non una comparsa. Funziona anche con chi non usa il linguaggio verbale, scegliendo un ruolo sonoro o visivo.
Verifica: l’alunno porta a termine il suo ruolo nelle prove e nella recita, con quale aiuto.
Un percorso a stazioni in palestra, in cui ogni stazione ha due o tre livelli di difficoltà e ognuno sceglie il proprio. Nessuno è escluso dal gioco finale perché le regole prevedono livelli diversi fin dall’inizio. Un esempio di progetto di attività motoria, raccontato da una docente in tirocinio, è Mettersi in gioco.
Verifica: stazioni completate e livello scelto all’inizio e alla fine del percorso.
Per alcune settimane la classe prepara oggetti o biglietti da “vendere” con monete finte, poi apre la bottega per un’altra classe. Si lavora sul valore del denaro, sul resto, sulla relazione con il cliente. L’alunno con PEI può fare il cassiere con un supporto visivo dei prezzi o il commesso che consegna la merce.
Verifica: operazioni di cassa svolte correttamente, con quale supporto.
Gli otto progetti già scritti in Word
Se vuoi partire subito, nel kit trovi questi otto progetti compilati, ciascuno con bisogni, obiettivi per la classe, obiettivi collegati alle Dimensioni del PEI, attività incontro per incontro e griglia di verifica con inizio e fine. In più la giornata del 3 dicembre come vetrina del progetto (programma, lettera alle famiglie, lista di controllo) e la scheda progetto vuota per il team o il GLI. Undici file Word da adattare, 12,90 euro + IVA.
Vedi il kit dei progetti di inclusione
Per osservare la classe prima di scegliere c’è anche la scheda di osservazione gratuita.
Un progetto di classe diventa utile anche per l’alunno con disabilità quando le sue attività sono scritte come obiettivi verificabili del PEI. Due esempi di riscrittura:
| Nel progetto | Nel PEI |
|---|---|
| Partecipa al tutoraggio fra pari | Lavora in coppia con un compagno su un compito di lettura per 10 minuti, con tre compagni diversi entro fine quadrimestre |
| Fa il cassiere nella bottega | Esegue il resto fino a 5 euro con le monete e la tabella dei prezzi, in 4 operazioni su 5 |
Per scegliere le Dimensioni su cui puntare torna utile la tabella di corrispondenza fra domini del Profilo di Funzionamento e Dimensioni del PEI.
Che lo porti al team o al GLI, un progetto si legge meglio se sta in una pagina:
Una guida passo passo su come si scrive un progetto, con la parte di programmazione, la trovi in come realizzare un progetto di inclusione scolastica.
Il 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità, e molte scuole la usano come occasione per un’attività aperta. Funziona meglio se è la vetrina di un progetto che dura da settimane, per esempio la bottega o lo spettacolo, invece di un evento isolato. Abbiamo raccolto cosa prevede la giornata in 3 dicembre, giornata internazionale delle persone con disabilità.
Se resta dentro la programmazione della classe e non chiede risorse aggiuntive, di solito basta la condivisione nel team. Se coinvolge più classi, orari diversi, uscite o costi, segue le procedure della scuola, che in genere passano dal collegio dei docenti.
Si può, ma non è un progetto di inclusione: è un intervento individuale, e il suo posto è il PEI. L’inclusione richiede che l’alunno faccia la stessa attività dei compagni, con un ruolo adatto a lui.
Si decide prima che cosa misurare, e si misura all’inizio e alla fine: tempo sul compito, numero di compagni coinvolti, passaggi svolti senza aiuto. Senza un dato iniziale, la verifica finale diventa un’impressione.
L'articolo Idee per un progetto di inclusione alla primaria: 8 progetti con obiettivi e verifica sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Dall'O.M. 3/2025 alla primaria si valuta con sei giudizi sintetici, e per l'alunno con disabilità la valutazione è correlata agli obiettivi del PEI. Come si traducono gli obiettivi personalizzati in un giudizio, un esempio per disciplina e un giudizio globale scritto bene.
L'articolo Giudizi sintetici per l’alunno con PEI alla primaria: come si collegano agli obiettivi sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Alla scuola primaria l’alunno con disabilità certificata riceve, come i compagni, un giudizio sintetico per ogni disciplina: ottimo, distinto, buono, discreto, sufficiente o non sufficiente. La differenza sta nel metro. Per lui la valutazione è correlata agli obiettivi individuati nel PEI, non a quelli della classe: lo stabilisce l’articolo 4 dell’ordinanza ministeriale 9 gennaio 2025, n. 3. Lo stesso “buono” quindi dice quanto l’alunno ha raggiunto gli obiettivi scritti per lui.
Per le scuole che dividono l’anno in quadrimestri lo scrutinio arriva fra gennaio e febbraio: i giudizi si preparano adesso, mentre si raccolgono gli esiti. Sotto trovi cosa dice la norma, una proposta per leggere i sei giudizi rispetto al PEI, un esempio compilato e come si scrive il giudizio globale.
Le regole sono tre, tutte in testi brevi:
Su un punto circolano informazioni sbagliate. Diversi siti scrivono che nel documento di valutazione dell’alunno con PEI sia obbligatorio riportare gli obiettivi del piano. L’ordinanza non lo dice: all’articolo 3, comma 3, prevede che le scuole “possono riportare nel documento di valutazione i principali obiettivi di apprendimento”. È una scelta della scuola, valida per tutti gli alunni.
Il docente di sostegno, infine, non valuta solo l’alunno che segue: “partecipa alla valutazione di tutte le alunne e gli alunni della classe” (D.Lgs. 62/2017, art. 2, comma 6).
Le descrizioni ufficiali dei giudizi stanno nell’Allegato A dell’ordinanza e guardano a tre cose: autonomia, continuità e complessità dei compiti. Il “sufficiente”, per esempio, è l’alunno che “svolge le attività principalmente sotto la guida e con il supporto del docente”. Per l’alunno con PEI le stesse tre dimensioni si possono leggere sugli obiettivi personalizzati. Questa è la nostra proposta, da condividere con il team e da allineare ai criteri della tua scuola:
| Giudizio | Rispetto agli obiettivi personalizzati del PEI |
|---|---|
| Ottimo | Raggiunge tutti gli obiettivi del periodo in autonomia e li applica anche in situazioni nuove |
| Distinto | Raggiunge tutti gli obiettivi del periodo in autonomia, con continuità, in situazioni note |
| Buono | Raggiunge gli obiettivi con aiuti minimi (promemoria, materiale di supporto) e con continuità |
| Discreto | Raggiunge la maggior parte degli obiettivi, con aiuti regolari, in modo non sempre costante |
| Sufficiente | Raggiunge alcuni obiettivi, principalmente con la guida e il supporto del docente |
| Non sufficiente | Non raggiunge gli obiettivi neppure con la guida del docente |
Sull’ultima riga vale una cautela. Se un alunno con PEI non raggiunge nessun obiettivo, prima di scrivere “non sufficiente” conviene chiedersi se gli obiettivi erano adeguati: spesso è il PEI che va rivisto, e la sede giusta è il GLO di verifica intermedia, che si riunisce almeno una volta fra novembre e aprile (D.I. 182/2020, art. 4, comma 2).
Giulia (nome di fantasia) è in quarta e segue la progettazione della classe con obiettivi personalizzati in italiano, matematica e storia, come nel nostro esempio di PEI per disabilità intellettiva lieve.
| Disciplina | Obiettivi del PEI nel periodo | Esito a gennaio | Giudizio proposto |
|---|---|---|---|
| Italiano | Legge un testo di 8-10 righe e risponde a 4 domande; scrive 4-5 frasi con una traccia | Comprensione raggiunta con testi noti (3-4 risposte su 4), con testi nuovi 2 su 4; scrive 3 frasi collegate | Discreto |
| Matematica | Moltiplicazioni a una cifra con la tavola pitagorica; problemi con una sola operazione | Moltiplicazioni raggiunte; problemi raggiunti per addizione e sottrazione | Buono |
| Storia | Ricava 3 informazioni da una linea del tempo semplificata | Raggiunto in autonomia sugli argomenti studiati | Distinto |
Ogni giudizio poggia su un esito documentato: quante risposte, con quale aiuto, su quali testi. È quello che permette di difenderlo in scrutinio e di spiegarlo alla famiglia.
Il primo quadrimestre del sostegno, già pronto in Word
Sei file per il periodo che va dal GLO di verifica intermedia allo scrutinio: tre relazioni intermedie già compilate (autismo in classe seconda, disabilità intellettiva lieve in quarta, ADHD in terza) con tabella obiettivi-esiti e banca di frasi, il verbale del GLO di verifica intermedia con le revisioni sezione per sezione, e il documento sulla valutazione con PEI, con i tre giudizi globali completi. Sono esempi su casi di fantasia, da adattare al Profilo di Funzionamento e al PEI del tuo alunno. Li ha preparati la redazione di docentidisostegno.it.
Oltre ai giudizi per disciplina, il documento di valutazione ha il giudizio globale. La nota 2867 lo definisce come la “descrizione dei processi formativi in termini di progressi nello sviluppo culturale, personale e sociale e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti conseguito”. Per l’alunno con PEI valgono le stesse regole della classe: si dice che cosa sa fare, come è cambiato e come partecipa. Non si scrive la diagnosi, che resta nel PEI e nel fascicolo riservato.
Un esempio, sempre per Giulia:
Giulia partecipa con interesse alle attività della classe, in particolare a quelle pratiche e di gruppo, ed è ben inserita fra i compagni. Ha fatto progressi nella comprensione di testi su argomenti noti e nel calcolo con la tavola pitagorica. Va sostenuta nella richiesta di aiuto quando non capisce una consegna.
Tre frasi: partecipazione, progressi concreti, un punto su cui lavorare. Niente aggettivi generici come “volenteroso” o “fragile”, che non dicono nulla a chi legge.
Alla primaria il comportamento si valuta “collegialmente dai docenti con un giudizio sintetico riportato nel documento di valutazione” (D.Lgs. 62/2017, art. 2, comma 5) e si riferisce alle competenze di cittadinanza. Per l’alunno con PEI ha senso tenere conto degli obiettivi della Dimensione della relazione e dei progressi documentati. Se il PEI lavora proprio su un comportamento, per esempio l’attesa del turno, il giudizio dovrebbe registrare i passi avanti invece di contare solo gli episodi.
Esempi di obiettivi della Dimensione della relazione, scritti in modo verificabile, li trovi nei nostri esempi di PEI per alunno con ADHD e di PEI per alunno con autismo.
Non è un obbligo dell’ordinanza: l’articolo 3, comma 3, dice che le scuole “possono” riportare i principali obiettivi di apprendimento. Molte scuole lo fanno per tutti gli alunni. Per l’alunno con PEI, se la scuola non li riporta, conviene comunque che siano chiari nel verbale dello scrutinio e nel PEI.
La valutazione è collegiale: la esprimono i docenti contitolari della classe, compreso il docente di sostegno. Di solito il docente di sostegno porta la proposta costruita con i docenti delle discipline, insieme agli esiti degli obiettivi.
Se segue la progettazione della classe senza personalizzazioni, si applicano gli stessi criteri di valutazione dei compagni (D.I. 182/2020, art. 10). Le misure di supporto previste dal PEI, come tempi più lunghi o verifiche in due tempi, restano.
L'articolo Giudizi sintetici per l’alunno con PEI alla primaria: come si collegano agli obiettivi sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>La relazione su un alunno con problemi di comportamento regge se descrive fatti datati, non giudizi. Qui le sei parti che deve avere, un esempio compilato su un caso di fantasia con la tabella A-B-C e come si riscrive una frase vaga in un fatto osservato.
L'articolo Relazione su alunno con problemi di comportamento: esempio compilato con tabella A-B-C sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Una relazione su un alunno con problemi di comportamento serve quando i comportamenti si ripetono e le strategie della classe non bastano più. Deve dire che cosa è successo, quando, quante volte e in quale contesto, che cosa il team ha già provato e con quale risultato, e che cosa si chiede: un incontro con la famiglia, un patto educativo, un confronto con il dirigente. Non deve contenere diagnosi, né giudizi sulla persona o sulla famiglia.
Sotto trovi le sei parti che la rendono utilizzabile, un esempio compilato su un caso di fantasia e una tabella per trasformare le frasi vaghe in fatti osservati.
La relazione si indirizza di solito al dirigente scolastico e al team docenti della classe. Il suo scopo è mettere per iscritto una situazione che fino a quel momento girava a voce, in modo che chi la legge possa decidere. In genere porta a una di queste tre strade: un incontro con la famiglia per concordare una linea comune, un patto con pochi obiettivi di comportamento verificabili, oppure, se le difficoltà persistono, la proposta alla famiglia di un confronto con il pediatra o con i servizi.
Se l’alunno ha già una diagnosi di disturbo oppositivo provocatorio, la relazione si inserisce in un percorso diverso, che passa da PEI o PDP: lo spieghiamo nel pezzo sull’alunno con disturbo oppositivo provocatorio.
Il caso è inventato: Luca, classe quarta di scuola primaria. Riportiamo le due parti che di solito si sbagliano, i comportamenti osservati e la tabella A-B-C.
Comportamenti osservati (estratto)
Rifiuto delle consegne: davanti alle attività di scrittura Luca risponde “non lo faccio” e chiude il quaderno. Osservato in media tre volte a settimana, quasi sempre nelle prime due ore.
Aggressività fisica: tre episodi (il 26 settembre, il 3 ottobre, il 14 ottobre), sempre durante la ricreazione in cortile: spinte e un calcio a un compagno. Nessun compagno ha riportato lesioni.
Osservazione A-B-C (estratto)
| Data e momento | Antecedente | Comportamento | Conseguenza |
|---|---|---|---|
| 26/09, ricreazione | Partita di calcio, la squadra di Luca subisce un gol | Spinge a terra il compagno che ha segnato | Allontanato dal gioco per 5 minuti; piange, poi chiede scusa |
| 01/10, ore 9, italiano | Consegna: un testo di 10 righe | Chiude il quaderno, appoggia la testa sul banco | La consegna scende a 4 righe con una traccia: ne scrive 3 |
| 16/10, ore 11:30, matematica | Correzione alla lavagna davanti alla classe | Esce dall’aula sbattendo la porta | Raggiunto dal collaboratore, rientra dopo 10 minuti |
Letta così, la tabella dice già qualcosa che il “è aggressivo” non direbbe mai: gli episodi arrivano dopo una sconfitta o una correzione in pubblico, e le consegne ridotte funzionano. Nella parte sulle strategie il team potrà scrivere che, da quando le correzioni si fanno in privato, le uscite dall’aula non si sono ripetute.
Ti serve la relazione completa, già scritta?
L’esempio di Luca è uno degli otto file Word del kit relazioni sull’alunno: comportamenti problematici con osservazione A-B-C, episodio critico alla secondaria, segnalazione di disagio al dirigente, difficoltà di apprendimento da comunicare alla famiglia, alunno straniero neoarrivato, alunno BES senza certificazione con proposta di PDP, relazione intermedia sulla classe, più una guida. Ogni relazione ha una banca di frasi da adattare e i campi da completare evidenziati. Sono esempi da adattare al tuo alunno, non moduli da firmare così come sono.
La differenza fra una relazione che aiuta e una che fa litigare sta quasi tutta nelle frasi. Qualche esempio di riscrittura:
| Da evitare | Da scrivere |
|---|---|
| È un bambino aggressivo | Il 3 ottobre, durante la ricreazione, ha spinto un compagno dopo aver perso a un gioco |
| Non vuole mai lavorare | Davanti alle consegne di scrittura rifiuta di iniziare, in media tre volte a settimana, soprattutto nelle prime due ore |
| La famiglia non collabora | Il diario dei comportamenti positivi è stato inviato ogni venerdì dal [data]; non sono arrivate risposte |
| Ha sicuramente un disturbo dell’attenzione | Nelle attività pratiche resta concentrato fino a 25 minuti; nelle attività di ascolto si distrae dopo pochi minuti |
| Disturba continuamente | Interrompe la spiegazione con domande non pertinenti, annotate 8 volte nella settimana dal [data] |
L’ultima colonna ha sempre una data, un contesto o una frequenza. Se non si ha il dato, prima si osserva e poi si scrive.
Nessuna diagnosi. Anche quando il sospetto è forte, il docente descrive comportamenti; l’eventuale ipotesi la formula uno specialista. Nella relazione al massimo si propone alla famiglia un confronto con il pediatra, senza anticipare nomi di disturbi.
Solo i dati che servono. Il regolamento europeo sulla protezione dei dati chiede che i dati personali siano “adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario” rispetto allo scopo (GDPR, art. 5, principio di minimizzazione). In pratica: niente nomi dei compagni coinvolti, niente notizie sulla vita familiare che non abbiano a che fare con il comportamento a scuola. La relazione si consegna per i canali della scuola, non su chat o email personali.
Nessun giudizio sul comportamento in senso valutativo. La relazione documenta. La valutazione del comportamento alla primaria è un’altra cosa: la esprimono collegialmente i docenti con un giudizio sintetico nel documento di valutazione (D.Lgs. 62/2017, art. 2, comma 5).
Per le altre relazioni che capita di scrivere durante l’anno, dalla relazione iniziale a quella sull’andamento didattico, c’è la nostra guida alla relazione scolastica sull’alunno.
Non c’è un numero fissato da una norma. Conviene scriverla quando i comportamenti si ripetono da qualche settimana e il team ha già provato almeno una o due strategie: così la parte sui risultati ha qualcosa da dire. Nell’esempio sono cinque settimane di osservazione.
Può firmarla il docente che ha osservato i fatti, ma quando la relazione chiede un incontro con la famiglia o un patto educativo è più forte se la firma il team della classe: dice che la lettura della situazione è condivisa.
Si compila il giorno stesso dell’episodio, finché il ricordo è preciso. Dopo un mese dalle strategie concordate, si riprende la tabella per vedere se gli episodi sono diminuiti: è il modo più semplice per verificare se il patto funziona.
L'articolo Relazione su alunno con problemi di comportamento: esempio compilato con tabella A-B-C sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>L'esame finale del TFA sostegno discute un elaborato teorico, la relazione di tirocinio e un prodotto multimediale. Cosa chiedono il decreto del 2011 e le linee guida INDIRE, le sei sezioni della relazione, esempi di scrittura e come si prepara il lavoro durante il tirocinio.
L'articolo Relazione finale di tirocinio TFA sostegno: come si scrive, sezione per sezione sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>La relazione finale di tirocinio è una delle tre parti dell’esame che chiude il TFA sostegno, insieme all’elaborato teorico e al prodotto multimediale: il decreto ministeriale del 30 settembre 2011 la descrive come «una raccolta di elaborazioni, riflessioni e documentazioni». Per chi frequenta l’XI ciclo, autorizzato con 30.241 posti dal decreto MUR 926 del 26 giugno 2026 con chiusura dei corsi entro il 30 giugno 2027, il tirocinio è in corso adesso. Ed è adesso che la relazione si prepara: scritta a maggio a memoria, viene peggio. Qui trovi le sezioni che chiedono INDIRE e gli atenei, cosa scrivere in ognuna ed esempi di paragrafi.
Punti chiave
- L’esame finale valuta con un colloquio tre lavori: elaborato teorico, relazione di tirocinio, prodotto multimediale TIC (D.M. 30 settembre 2011, art. 9).
- Per essere ammessi servono almeno 18/30 in tirocinio, laboratori e insegnamenti; tirocinio e laboratori hanno frequenza obbligatoria piena.
- Le linee guida INDIRE chiedono una relazione di almeno 15.000 battute, organizzata su sei punti chiave.
- Vale sempre lo schema del proprio ateneo: limiti di caratteri, sezioni e punteggi cambiano da corso a corso.
Il decreto ministeriale 30 settembre 2011, all’articolo 9, stabilisce che l’esame finale valuta, attraverso un colloquio, un elaborato di approfondimento teorico, una relazione sull’esperienza professionale di tirocinio e un prodotto multimediale per la didattica speciale con le tecnologie. L’esame è superato con almeno 18/30. Per accedervi, l’articolo 8 chiede di aver superato con almeno 18/30 le valutazioni di tirocinio diretto e indiretto, laboratori e insegnamenti.
Il decreto 926/2026 ricorda che per tirocinio e laboratori vige l’obbligo integrale di frequenza: le assenze tollerate (il 20%) riguardano solo gli insegnamenti.
Le linee guida INDIRE per il tirocinio, scritte per i percorsi dell’articolo 7 del decreto-legge 71/2024, danno il quadro più dettagliato pubblicato finora: 300 ore, cioè 12 CFU.
| Attività | Ore | Come |
|---|---|---|
| Tirocinio diretto | 150 | In classe con l’alunno con disabilità almeno 90; riunioni collegiali fino a 30; documentazione e relazione fino a 30 |
| Rielaborazione con il tutor accogliente | 25 | Nella scuola ospitante |
| Rielaborazione con il tutor coordinatore | 50 | Incontri calendarizzati |
| TIC | 75 | Laboratorio di tecnologie |
Il tirocinio diretto si articola in quattro fasi: osservativa (contesto, classe, alunno, documenti come PTOF e PEI), progettuale (progettare con il tutor), operativa (sperimentare in classe almeno un’attività) e metacognitiva (riflettere e scrivere la relazione). Nei corsi universitari la ripartizione delle ore è fissata dal bando di ateneo.
Le linee guida INDIRE indicano sei punti chiave. Molti atenei usano nomi diversi per le stesse cose: il modello dell’Università di Foggia, per esempio, divide la relazione in fasi di preparazione, osservazione attiva, attivazione e rielaborazione, con un punteggio per ciascuna.
| Punto chiave INDIRE | Fase usata da molti atenei | Cosa scrivere |
|---|---|---|
| Dati generali | Dati sul tirocinio | Scuola, grado, tutor, periodo, ore |
| Ingresso e osservazioni preliminari | Preparazione | Contesto, politiche inclusive dai documenti, organizzazione del sostegno |
| Osservazione diretta | Osservazione attiva | Strategie del docente di sostegno, l’alunno, le riunioni |
| Progettazione | Attivazione | Cosa hai progettato con il tutor e perché |
| Azione | Attivazione | Il tuo intervento in classe, anche con le tecnologie |
| Metacognizione | Rielaborazione | Competenze acquisite, coinvolgimento emotivo, ruolo, motivazioni |
La differenza fra una relazione generica e una che convince la commissione sta nei fatti osservati. Tre esempi su un caso di fantasia, scuola primaria.
Osservazione diretta. «Nelle prime due settimane ho osservato che la tutor non lavorava quasi mai seduta accanto a Leo, ma si spostava fra i banchi e si avvicinava a lui solo quando la consegna cambiava. Nelle mattine in cui restava vicina, Leo chiedeva aiuto sei-sette volte all’ora; quando si allontanava, si rivolgeva al compagno di banco e portava a termine più parti della scheda.»
Azione. «Ho condotto l’attività in due lezioni. Leo ha completato la sequenza da solo al secondo tentativo e ha spiegato al gruppo la fase dell’evaporazione indicando l’immagine. Non ha funzionato il tempo: dieci minuti erano pochi per due gruppi su cinque, e la prossima volta li raddoppierei.»
Metacognizione. «Sono arrivata convinta che il sostegno fosse soprattutto vicinanza all’alunno. Il tirocinio mi ha mostrato che la parte più efficace del lavoro della tutor era quella che non si vedeva: la progettazione con i colleghi e la cura del contesto.»
Nota bene: gli esempi mostrano il livello di dettaglio, non vanno copiati. La relazione deve raccontare il tuo tirocinio, e la commissione la discute con te.
Kit tirocinio ed esame finale TFA sostegno, in Word
Diario di bordo e registro delle ore, griglie di osservazione (contesto, docente di sostegno, alunno, GLO), relazione finale con lo schema sui sei punti chiave ed esempi per ogni sezione, schema ed esempio del prodotto multimediale TIC, scaletta dell’elaborato teorico con 12 temi e le domande più frequenti al colloquio. Riferimenti normativi verificati. Li ha preparati la redazione di docentidisostegno.it.
Quanto deve essere lunga la relazione? Dipende dal corso. Le linee guida INDIRE chiedono almeno 15.000 battute spazi inclusi; alcuni atenei fissano un limite per ogni sezione, altri un numero minimo di pagine.
Si può usare l’esperienza della propria scuola? Le linee guida INDIRE consentono il tirocinio nella scuola in cui si presta servizio, se è dello stesso grado e c’è un tutor con le competenze previste, in orario diverso da quello di servizio. Per i corsi universitari vale il bando di ateneo.
Cosa chiedono al colloquio? Di solito perché hai scelto il tema dell’elaborato, come hai usato in classe ciò che hai studiato, cosa cambieresti nell’attività sperimentata e perché hai scelto quegli strumenti per il prodotto multimediale.
L'articolo Relazione finale di tirocinio TFA sostegno: come si scrive, sezione per sezione sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Il decreto 182/2020 chiede che il PEI sia preceduto dall'osservazione sistematica dell'alunno e del contesto. Una scheda organizzata sulle quattro Dimensioni, con scala di frequenza e aiuto fornito, e come le osservazioni diventano punti di forza, obiettivi ed esiti attesi.
L'articolo Scheda di osservazione dell’alunno per il PEI alla primaria: cosa osservare e come usarla sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>Il PEI non si scrive partendo dalla diagnosi ma dall’osservazione: il decreto interministeriale 182/2020, all’articolo 8, stabilisce che la progettazione «è preceduta da attività di osservazione sistematica sull’alunno», per individuare i punti di forza su cui costruire gli interventi. Lo stesso articolo affida l’osservazione a tutti i docenti della classe, non al solo insegnante di sostegno. Qui trovi cosa osservare nelle quattro Dimensioni del PEI, come si osserva il contesto, una scheda pronta da usare in classe e come le osservazioni diventano la Sezione 4 e gli obiettivi della Sezione 5.
Punti chiave
- L’osservazione sistematica precede il PEI ed è compito di tutti i docenti della classe (D.I. 182/2020, art. 8).
- Si osserva sulle quattro Dimensioni: relazione e socializzazione, comunicazione e linguaggio, autonomia e orientamento, cognitiva e dell’apprendimento.
- Per ogni comportamento si annota la frequenza e l’aiuto necessario, in più momenti e contesti diversi.
- Si osserva anche il contesto: barriere e facilitatori sono la base delle Sezioni 6 e 7.
L’osservazione serve a una cosa precisa: capire cosa l’alunno sa già fare e in quali condizioni, per costruire gli obiettivi su quello. Il Profilo di Funzionamento descrive la persona; l’osservazione a scuola descrive come funziona in quella classe, con quei compagni, in quelle attività. Le Linee guida sul PEI allegate al decreto ministeriale 153/2023 la definiscono il punto di partenza dal quale organizzare gli interventi educativo-didattici.
Osservare in modo sistematico significa osservare più volte, in momenti e attività diverse, e annotare fatti. Una sola osservazione racconta una giornata. Dieci osservazioni in tre settimane, fatte da docenti diversi, raccontano un funzionamento. È anche il modo più semplice per coinvolgere i docenti curricolari, che vedono l’alunno in ore in cui il sostegno non c’è.
Il decreto 182/2020 descrive le quattro Dimensioni con precisione, e la scheda le segue una per una. Per la scuola primaria i comportamenti da osservare sono questi.
| Dimensione | Cosa comprende secondo il D.I. 182/2020 | Esempi di comportamenti da osservare |
|---|---|---|
| A. Relazione, interazione, socializzazione | Sfera affettivo-relazionale, rapporto con i pari e con gli adulti, motivazione all’apprendimento | Gioca in piccolo gruppo rispettando il turno; chiede aiuto all’adulto; gestisce la frustrazione; accetta i cambi di attività |
| B. Comunicazione e linguaggio | Comprensione e produzione del linguaggio verbale, linguaggi alternativi e non verbali | Esegue consegne di uno o due passaggi; esprime bisogni; racconta un’esperienza; usa la comunicazione aumentativa |
| C. Autonomia e orientamento | Autonomia personale e sociale, motricità globale e fine, funzioni sensoriali | Gestisce il materiale; si orienta negli spazi; usa forbici e matita; segue la routine |
| D. Cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento | Memoria, attenzione, organizzazione spazio-temporale, lettura, scrittura, calcolo | Resta sul compito per un tempo definito; ricorda istruzioni; legge e comprende un testo breve; risolve problemi con supporto |
Per approfondire la corrispondenza fra Dimensioni e domini del Profilo di Funzionamento c’è la nostra tabella delle dimensioni del PEI.
La scheda funziona se registra due informazioni per ogni comportamento: quanto spesso compare e con quale aiuto. Una scala a quattro livelli (mai, a volte, spesso, sempre) basta. L’aiuto distingue le situazioni che contano per la progettazione: un alunno che esegue una consegna «sempre, con aiuto visivo» ha bisogno di interventi diversi da uno che la esegue «a volte, con aiuto fisico».
Un esempio di come si presenta una riga compilata per la Dimensione B:
| Comportamento | Mai | A volte | Spesso | Sempre | Con quale aiuto / note |
|---|---|---|---|---|---|
| Comprende una consegna di due passaggi | X | Con immagini esegue entrambi i passaggi; solo a voce esegue il primo | |||
| Esprime bisogni e richieste | X | Usa parole singole e indica; in mensa chiede da solo |
Tre regole pratiche:
L’articolo 9 dello stesso decreto chiede osservazioni nel contesto scolastico, con l’indicazione delle barriere e dei facilitatori, a seguito dell’osservazione dell’alunno e della classe. Le Linee guida indicano tre punti di vista: contesto fisico, organizzativo e relazionale.
In pratica si osservano la posizione del banco, il rumore, la prevedibilità della giornata, la distribuzione delle ore di sostegno, i materiali accessibili, l’atteggiamento dei compagni e la relazione con i docenti curricolari. Le Linee guida avvertono che lo stesso elemento può essere facilitatore e barriera insieme. Il loro esempio è il materiale adattato molto diverso da quello dei compagni: aiuta a capire, ma l’alunno può rifiutarlo perché lo fa sentire diverso. È la parte del PEI su cui la scuola può intervenire subito, e la Sezione 7 nasce da qui.
Alla fine del periodo di osservazione, di solito due o tre settimane, i docenti compilano insieme una sintesi: per ogni Dimensione i punti di forza e le difficoltà osservate. Da lì il PEI si scrive quasi da solo.
La differenza la fa l’obiettivo scritto bene. «Migliorare l’attenzione» non si può verificare. «Resta sul compito per 10 minuti consecutivi durante il lavoro individuale, con un promemoria visivo, in 4 occasioni su 5» sì, e a gennaio dice al GLO se l’intervento funziona. Per vedere obiettivi scritti così in casi concreti ci sono i nostri esempi di PEI per alunno con ADHD e di PEI per alunno con autismo.
Scheda di osservazione e PEI primaria guidato, in Word
La scheda di osservazione sistematica sulle quattro Dimensioni con scala di frequenza, diario e sintesi per la Sezione 4; la scheda del contesto con barriere e facilitatori; il modello di PEI per la primaria sezione per sezione, con istruzioni, 20 formulazioni di obiettivi, attività e strategie e un modello di motivazione delle ore di sostegno. Riferimenti normativi verificati. Li ha preparati la redazione di docentidisostegno.it.
Con il decreto-legge 170/2026 sono cambiate le scadenze, come spieghiamo in PEI definitivo entro il 15 ottobre: cosa cambia. Per gli alunni di nuova iscrizione o nuova certificazione il PEI definitivo va approvato entro il 15 ottobre: l’osservazione va concentrata nelle prime settimane di scuola. Per gli alunni già iscritti il PEI è definitivo da giugno, con correttivi entro le prime due settimane di ottobre. In questo caso l’osservazione di inizio anno serve a verificare se gli obiettivi scritti a giugno sono ancora quelli giusti.
L’osservazione non si chiude con l’approvazione. Continuare a compilare il diario fino a gennaio dà alla verifica intermedia del PEI dati concreti invece di impressioni. Ricorda anche che dal decreto-legge 170 il PEI definisce le ore di sostegno con adeguata motivazione: le osservazioni sono la base più solida per quella motivazione.
Chi compila la scheda di osservazione? Tutti i docenti della classe, ognuno nelle proprie ore. Il docente di sostegno coordina e cura la sintesi.
Per quanto tempo si osserva prima di scrivere il PEI? Non c’è un tempo fissato dalla norma. Due o tre settimane con almeno due osservazioni a settimana per docente danno un quadro attendibile; per i nuovi iscritti va tenuta presente la scadenza del 15 ottobre.
La scheda si allega al PEI? Non è un allegato obbligatorio. Si conserva agli atti riservati insieme al diario, perché contiene dati personali, ed è utile in GLO e in sede di verifica.
L'articolo Scheda di osservazione dell’alunno per il PEI alla primaria: cosa osservare e come usarla sembra essere il primo su Docenti di Sostegno.
]]>