È chiaro per tutti: gli obblighi di legge di aggiornamenti e certificazioni e le necessità di formazione interna del personale sono un investimento sia di tempo che di denaro: per certi aspetti sono obbligatorie, come i corsi sicurezza sul lavoro e le patenti; altri necessari, come le formazioni tecniche per aumentare le competenze dei lavoratori o le formazioni per sviluppare le cosiddette competenze trasversali (comunicazione, collaborazione, mediazione, gestione del gruppo e della leadership, etc…).
Investire tempo e denaro non piace a nessuno se non se ne trae un beneficio in cambio e quindi è bene sfruttare al meglio questi investimenti inevitabili e necessari.
Intanto non fare le cose tanto per averle fatte, non considerare mai la formazione come un costo ma sempre come un investimento.
La formazione deve avere un effetto sui lavoratori e sul lavoro altrimenti non vale la pena farla.
💡 La chiave di tutto è una progettazione basata sulle esigenze specifiche del cliente e dei partecipanti senza sacrificare nè l’uno nè l’altro.
Un buon formatore parte dall’ascolto dei bisogni del committente e dell’aula per sviluppare il percorso di formazione.
Incontri brevi ripetuti nel tempo sono prefribili a formazioni molte ore; anche alternare la formazione a ditanza e quella in presenza può essere un’ttima strategia a seconda dei casi.
Perchè susciti interesse e promuova un cambiamento, la formazione deve essere sempre percepita come rilevante da ogni singolo partecipante ma non solo:
Oltre ai contenuti vi è sempre un’aspetto di relazione che lega i partecipanti, un’occasione per confrontarsi e conoscersi in un ambiente protetto, tutelati dall’aula e dal formatore, in un contesto di disinteressata collaborazione.
La formazione continua è quindi una necessità e un’opportunità al tempo stesso, l’imprenditore e il professionista che ne colgono il senso e riescono a sfruttarla al meglio cumulano nel tempo sapere, efficacia ed efficienza facando di più con meno fatica e meno stress.
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]]>Le posture incongrue e la movimentazione dei carichi sono uno dei rischi specifici evidenziati dalla normativa sulla sicurezza (DL 81/80) e da molte linee guida degli organi di vigilanza.
Il danno può essere valutato sia in un incidente, come uno strappo o una lesione, che come malattia professionale in quanto una postura scorretta prolungata nel tempo può portare a problematiche croniche di difficile recupero; è forse il rischio specifico più comune tra le attività a basso rischio e quindi dovrebbe essere tenuta in grande considerazione.
Quindi: Come fare una corretta formazione e prevenzione di questa classe di rischi?
Non c’è ovviamente una sola risposta possibile ma più o meno penso che un corretto modo di organizzare la didattica possa seguire in questo modo:
Ovviamente dipende dalle specifiche dei compiti di lavoro, il modulo introduttivo potrebbe essere di 2/3 ore a cui aggiungere eventuali addestramenti specifici se si vuole dedicare maggiore attenzione agli aspetti pratici di ogni mansione (magazzinieri, commessi, personale di sala etc…)
Un formatore in sicurezza che abbaia una esperienza certificata nel mondo della formazione sportiva delle conoscenze anatomiche/mediche sufficientemente approfondite.
Non è una richiesta espressa dalla normativa ma l’insegnamento della postura e del movimento corretto deve essere fatto da chi ha esperienza in questo tipo di educazione ed è in grado di far capire l’importanza e il valore di una postura corretta e un’attenzione ai movimenti più appropriati.
Non bastano un paio d’ore di slide con la spiegazione del NIOSH e dell’OCRA?
“NO – Due ore seduti a guardare slide che spiegano come si fa la movimentazione corretta di un peso NON sono un buon modo di insegnare questi temi; soprattutto ad un gruppo di lavoratori che pensano solo a riprendere quanto prima a fare quello che stavano facendo.”
Una buona aula sulla movimentazione dei carichi deve prevedere molta esercitazione pratica: i partecipanti devono poter sperimentare attivamente ed osservare altri compiere i loro movimenti abituali.
Tutti dovrebbero arrivare a comprendere il sistema anatomico e posturale nei suoi elementi principali ed essere in grado di interiorizzare dei movimenti più efficienti ed efficaci migliorando la postura nel tempo.
Come raggiungere questo obiettivo?
Intanto immaginare almeno due incontri distinti di un ora, se in una giornata di formazione di 8 ore potrebbero essere un incontro come apertura e uno a metà pomeriggio, se no, meglio, due occasioni distinte.
Lo spazio adatto è un’area vuota, protetta, senza impedimenti; oppure uno spazio all’aperto (possibilmente isolato), l’importante è che sia possibile muoversi con agio e poter camminare il linea retta; evitare quindi aule piene di tavoli e sedie o spazi eccessivamente ristretti. il corpo ha bisogno di spazio per esprimersi.
la tenuta da lavoro è solitamente più che adeguata, se si lavora in un ambito di uffici è meglio avere partecipanti in abiti comodi e non in giacca e cravatta anche se non è strettamente obbligatorio.
Si può cominciare con un piccolo riscaldamento generico
l parte centrale di questo incontro deve essere sviluppata intorno ai principi della posturologia, mostrando tavole anatomiche della colonna vertebrale e facendo sperimentare le diverse posture e i diversi allineamenti del baricentro
Un altro ottimo esercizio è quello sulla camminata facendo osservare ai partecipanti i vari modi che hanno di usare i muscoli per raggiungere il medesimo obiettivo (andare da un punto all’altro)
Contenuti principali:
Per un dettaglio approfondito sui contenuti si può fare riferimento a questa pubblicazione online
Nella fase di riscaldamento ripassare i principi di postura visti nel primo incontro
Il focus di questa parte della formazione è di sperimentare i compiti di movimentazione carichi e capire come, dove possibile migliorarli.
Se ci sono dei protocolli scritti su come effettuare il lavoro si possono rivedere, se no può essere una buona idea scriverli insieme ai lavoratori facendoli concordare sul modo migliore di fare le cose.
La formazione a distanza rende le cose più difficili e meno impattanti ma comunque possibili.
Bisogna però che ogni partecipante possa muoversi liberamente, e senza imbarazzo per sguardi altrui, davanti alla telecamera.
Possibilmente con qualche peso da spostare per fare delle prove.
Anche se la parte di sperimentazione fisica dovrebbe rimanere preponderante è possibile intervallare gli esercizi pratici con slide teoriche su anatomia e teoria del bilanciamento, etc…
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]]>Un sistema di gestione della sicurezza serve a semplificare e garantire un più semplice gestione e analisi della sicurezza sul luogo di lavoro.
Concretamente può assumere varie forme, generalmente è costituito da tre elementi:
Un sistema di gestione della sicurezza sul lavoro correttamente implementato deve garantire:
Tutti (ma proprio tutti) devono farne parte, per fare un esempio: se c’è un visitatore è bene che possa trovare da solo le uscite di emergenza.
Esistono molti strumenti per gestire problematiche relative alla sicurezza, la maggior parte sono molto semplici (come ad esempio il cartello – uscita di emergenza), è importante conoscerli.
è importante tenere traccia di cosa si è fatto di volta in volta e questo porta alla produzione di molti documenti; avere un sistema di archiviazione (sia esso cartaceo o digitale) che consenta di aggiornare e reperire le informazioni quando serve è la chiave per valorizzare qualunque sistema di sicurezza si stia sostenendo.
Oltre alla classica archiviazione cartacea è possibile utilizzare il sistema
Ecco cosa ho capito dopo 4 anni di lavoro come formatore e consulente sulla sicurezza sul lavoro:
La sicurezza è davvero rilevante e può facilmente diventare un elemento professionalizzante per chi ci si avvicina e ne capisce il senso.
La sicurezza è abitudine a pensare in modo intelligente e responsabile, che non vuol dire smettere di fare cose che si ritengono pericolose, ma semplicemente essere abituati a valutare rischio e conseguenze e soprattutto saper prendere tutte le misure precauzionale per evitare brutti incidenti.
A livello individuale abbiamo capito (dopo svariati millenni) che una regolare pulizia e igiene di base sono un’ottimo strumento per prevenire malattie e disagio sociale, allo stesso modo la sicurezza diffondersi come una sana abitudine.
C’è però una differenza sostanziale, la sicurezza ha un livello di complessità maggiore e chi la prende in carico è forzato a un esercizio di valutazione e analisi dei problemi costante; inoltre, chi riflette sulla sicurezza, considerando anche la normativa si abitua a trovare un ragionevole compromesso tra quelle che sono le richieste di legge, le soluzioni possibili e le attività che bisogna svolgere.
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