I principali fattori di rischio per lo sviluppo di sono tumori del colon-retto:
Tuttavia, più di un paziente su quattro ha una storia familiare per il tumore del colon-retto, e nel 5% dei casi vi è una riconosciuta predisposizione ereditaria. Questo significa che vi sono dei pazienti che sviluppano tumore del colon-retto perché portatori di una mutazione genetica.
Spesso si tratta di pazienti in età inferiore a 40 anni, che non rientrano quindi nella popolazione a cui si rivolge lo screening. Individuare questi pazienti è molto importante sia per prendere le misure necessarie al trattamento del tumore, sia per prevenire o diagnosticare precocemente con screening, esami diagnostici e test di genetica molecolare, l’insorgenza della stessa malattia anche nei familiari stretti, che potrebbero essere portatori della medesima mutazione.

Nella maggior parte dei casi, iltumore del colon-retto ha origine da lesioni benigne chiamate polipi adenomatosi che nel tempo si trasformano prima assumendo un quadro di displasia di basso grado, poi di displasia di alto grado ed infine di vero e proprio tumore. È in questo periodo di tempo che si inseriscono efficacemente gli esami di screening per il tumore del colon-retto: la diagnosi precoce, infatti, permette di eliminare precocemente i polipi prima che abbiano acquisito caratteristiche pericolose di malignità.
Lo screening si basa sulla ricerca del sangue occulto nelle feci ogni 2 anni, a partire dai 50 anni di età. Se il test risulta positivo, diventa obbligatorio sottoporsi a una colonscopia che confermi o escluda la presenza di un tumore o di polipi (lesioni precancerose) quale causa della positività del test.
Su base individuale, le persone di età superiore a 50 anni possono decidere di sottoporsi direttamente a colonscopia di screening, che ha una maggiore sensibilità nel diagnosticare le lesioni precancerose e permette, contestualmente, di trattare tali lesioni.
Per le persone con familiarità per il cancro colorettale, secondo le linee-guida internazionali vigenti, è raccomandato anticipare a 40 anni l’esecuzione della prima colonscopia. Purtroppo questa raccomandazione è spesso trascurata.
Chi ha familiari stretti di primo grado (padre, madre, fratello o sorella) a cui è stata diagnosticata la malattia, ha un maggiore rischio di sviluppare un tumore del colon-retto. Pertanto, in caso di sospetto di essere portatore di un rischio maggiore, è raccomandato rivolgersi al medico per una valutazione clinica. In caso lo specialista ritenga necessario un ulteriore approfondimento, è possibile sottoporsi ai test genetici-molecolari e stabilire il programma di prevenzione più adeguato. I difetti genetici trasmissibili ereditariamente e responsabili del tumore del colon-retto sono oggi in buona parte identificabili con appropriati test di laboratorio di genetica molecolare.
L’indicazione al counseling genetico viene definita secondo i due criteri di Bethesda, ossia:
In base a questi criteri, si valuta l’indicazione ai test molecolari. I test oggi disponibili e codificati in questo settore di patologia sono:
I dati recenti mettono in luce un aumento annuo dello 0,4% in persone con meno di 50 anni. Purtroppo sono colpite anche persone con meno di 30 anni Grazie alle campagne di screening la diagnosi precoce ha fatto registrare una diminuzione della mortalità. Quindi, pur aumentando il numero dei casi, diminuisce il numero dei morti; a conferma dell’importanza di sottoporsi agli accertamenti necessari per fare una DIAGNOSI PRECOCE o, addirittura (in alcuni casi) a PREVENIRE la formazione del tumore.
Puoi richiedere un appuntamento gratuito della durata di 20 minuti per conoscere la validità dei test e per avere consigli in base alla tua anamnesi, o “storia clinica”; è la prima tappa del percorso diagnostico.
OncoNext® è la divisione di Eurofins Genoma dedicata all’oncologia.

I test Onconext® rilevano mutazioni germinali e mutazioni somatiche mediante l’analisi di sangue o di campioni di tessuti raccolti tramite biopsia. Appartengono a questa divisione i test: OncoNext® Risk, per la ricerca di mutazioni germinali predisponenti allo sviluppo di tumori, OncoNext® Liquid per la ricerca di mutazioni somatiche nel DNA tumorale libero circolante presente nel sangue periferico, OncoNext® Tissue per la ricerca di mutazioni somatiche in tessuti tumorali.
La carbossiterapia è una tecnica, ampiamente diffusa in medicina, che consiste nella somministrazione per via sottocutanea di una certa quantità di anidride carbonica allo stato gassoso.
I disturbi che possono essere trattati – o alleviati – mediante l’uso di questa tecnica sono molteplici e comprendono sia vere e proprie patologie che inestetismi di vario tipo (cellulite, segni del tempo, ecc.).
La carbossiterapia è molto apprezzata per i risultati che si possono ottenere con il suo impiego, soprattutto da chi non desidera ricorrere ad interventi chirurgici veri e propri.
La carbossiterapia viene sfruttata in molteplici rami della medicina, quali:
Più nel dettaglio, la carbossiterapia si rivela utile nel trattamento di:
Inoltre, la carbossiterapia può essere impiegata in ambito ginecologico come coadiuvante nei trattamenti antietà dei genitali femminili.

La carbossiterapia è utile nel trattamento di tutti quei disturbi caratterizzati da alterazioni della microcircolazione, sulla quale, proprio l’anidride carbonica è in grado di esercitare effetti benefici.
Difatti, in seguito alla sua somministrazione per via sottocutanea, l’anidride carbonica sembra essere in grado di incrementare il flusso ematico locale mediante:
Gli effetti dell’anidride carbonica, tuttavia, non finiscono qui. Questo gas, infatti, agisce anche a livello del tessuto adiposo, dove può:
L’anidride carbonica viene allontanata dall’organismo mediante i meccanismi endogeni di eliminazione che vengono utilizzati anche in condizioni fisiologiche.

La somministrazione dell’anidride carbonica nel tessuto sottocutaneo avviene mediante aghi sottilissimi (monouso e sterili), che sono collegati tramite tubi sterili a un apposito apparecchio che eroga il gas. Quest’apparecchio è dotato di un serbatoio, all’interno del quale è contenuta l’anidride carbonica sterile, e di un flussimetro che ne regola la fuoriuscita. La velocità con la quale l’anidride carbonica fuoriesce e la quantità di gas iniettato devono essere stabilite dal medico.
La durata di una singola seduta può variare dai 15 ai 30 minuti, in funzione del tipo di disturbo che si deve trattare e della sua gravità. Per ottenere risultati apprezzabili, tuttavia, una singola seduta di carbossiterapia non è sufficiente, ma è necessario eseguire cicli terapeutici composti da diverse sedute.
Un ciclo terapeutico può essere costituito da un minimo di 2-6 sedute fino a un massimo di 15-20 sedute. L’intervallo fra una seduta e l’altra, così come il numero di sedute da eseguire dipendono sia dal tipo di patologia/inestetismo che si deve trattare, sia dalla risposta del paziente allo stesso trattamento.
Al termine della seduta, generalmente, è possibile riprendere tutte le normali attività quotidiane. Ad ogni modo, sarà compito del medico fornire indicazioni adeguate in merito.
Prima di sottoporsi a una seduta di carbossiterapia, pertanto, è necessario eseguire una visita preliminare dal medico al fine di escludere la presenza di eventuali controindicazioni o potenziali rischi per il paziente.

Medico Chirurgo
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Perfezionato in:
Diplomato in Medicina Estetica presso la Scuola Inter.le F.B.F. Diret. Prof: C.A. Bartoletti
Quando si desidera rimodellare la palpebra superiore o inferiore senza bisturi.
Immediato ritorno alla vita sociale
Terminata la seduta il paziente può immediatamente riprendere le sue attività, senza alcuna restrizione tenendo in considerazione che la zona trattata mostrerà un arrossamento o delle crosticine.

Chi di noi non ha desiderato almeno una volta di rinfrescare le palpebre ma si è fermato perché il classico approccio prevedeva la inquietante presenza del bisturi, dei punti e di una buona dose di dolore?
Oggi, grazie alla Blefaroplastica non chirurgica con Plexr & Felc, non si deve praticare anestesia con aghi non si devono utilizzare farmaci non si devono applicare cerotti o punti di sutura e non serve più il bisturi!
Che sia una palpebra cadente una fastidiosa cheratosi o una imbarazzante cisti grazie a Plexr & Felc la loro eliminazione è questione di pochi minuti!
L’intervento di Blefaroplastica non chirurgica con Plexr & Felc non pretende di sostituirsi con una sola applicazione agli interventi di blefaroplastica chirurgica permette di ottimizzare in modo indolore, senza punti o anestesia, la luminosità dello sguardo di una persona eliminando quell’eccesso di pelle della palpebra superiore che affligge molte persone.
Con un numero di sedute ulteriori, in rapporto all’importanza del tessuto da eliminare, si potrà raggiungere un risultato molto simile al classico intervento di blefaroplastica.
Il trattamento è estremamente personalizzato con la possibilità di seguire (nei limiti realistici ovviamente) il desiderio del Paziente sulla forma che si vuole dare alla palpebra Il rimodellamento è perfettamente sotto il controllo sia del medico che del paziente!
La versatilità di FELC & PLEXR nella blefaroplastica non chirurgica è davvero incredibile.
La pelle in eccesso viene trattata vaporizzando tutto il tessuto lavorando sia a occhio chiuso, semiaperto e aperto per evidenziare le pliche di pelle da eliminare simulando il movimento che la palpebra esegue durante la vita di tutti i giorni.
Nelle foto sopra, un caso classico: La nostra paziente viene ritratta prima dell’intervento, subito dopo e al controllo dopo un anno.
Il risultato è sempre assolutamente naturale e non presenterà mai un aspetto artefatto che, per quanto raramente, è possibile con la bleferoplastica chirurgica.
Con la tecnica Blefaroplastica non chirurgica con Plexr & Felc il vostro sguardo acquisirà freschezza e luminosità mantenendo la propria naturale forma.
Essendo la tecnica di Blefaroplastica non chirurgica con Plexr & Felc graduale e non demolitiva come la via chirurgica permette di evitare risultati eccessivi o non desiderati.
A differenza della via chirurgica dove spesso lo sguardo della persona cambia e non necessariamente in meglio, con la tecnica FELC & PLEXR il risultato può essere raggiunto con un controllo altrimenti impensabile.
Qui sopra il risultato subito dopo l’intervento su una palpebra notevolmente ptosica, brillantemente risolta senza intervento chirurgico.
E in qualunque momento dopo mesi o anni quello stesso risultato può essere rinfrescato o ulteriormente migliorato.
Considerando che il costo è decisamente inferiore alla tradizionale via chirurgica, che non vi sono rischi, e che il miglioramento è graduale e non espone il paziente a un risultato eccessivo con il quale convivere per anni, la tecnica BLEFARO NON CHIRURGICA FELC & PLEXR risulta assolutamente vincente.

In generale l’insorgenza delle rughe è legata principalmente all’età ma anche a fattori genetici, ambientali ed alla prolungata esposizione al sole.
Le rughe iniziano a manifestarsi mediamente nella donna dopo i 30 anni di età; nell’uomo tra i 25 e i 30. Non mancano tuttavia casi di rughe precoci dovute all’eccessiva esposizione solare e all’inquinamento.
Il calore generato dal trattamento laser a livello del derma determina una modificazione del collagene che diventa più spesso e quindi ridona sostegno e tono alla pelle, inoltre l’innalzamento termico determina un forte stimolo per i fibroblasti a produrre nuovo collagene.
Il risultato sarà una pelle più tonica, levigata e luminosa.

