Su Bentigheddu è una grotta a sviluppo verticale profonda circa 45 metri
che si collega con Sa Ohe tra il 2° e 3° lago.
Dopo il terzo lago Sa Ohe prosegue con un lungo sifone che la collega con La grotta Su Bentu.
Dopo essere scesi con la corda sul greto del fiume che scorre in Sa Ohe in tempo di piene, e ponendosi con le spalle alla parete discesa in corda, si procede a destra per raggiungere l’uscita di Sa Ohe. Subito si risalgono due metri aiutati da una corda (non necessaria) posta su armo naturale. Poi numerose vaschette e due laghi di acqua cristallina che costringono a bagnarsi completamente. Utile almeno una muta in neoprene.
Grotta Di Sa Ohe
Grotta Di Sa Ohe n°104 (si pronuncia Sa Oche). Grotta con ampio ingresso che presenta al suo interno tre laghi e il sifone terminale che è in comunicazione con la vicina grotta di Su Bentu. Tra il 2° lago e il terzo lago c’è il collegamento con la grotta Su bentigheddu. In periodi di alta piovosità funziona da troppo pieno per il Sistema carsico Su Bentu-Su Gologone. Sviluppo spaziale 330 m . Sviluppo planimetrico 400 m . Dislivello negativo -64 m . Dislivello positivo 0 m . Dislivello totale 64 m . (Fonte: Catasto Speleologico Regionale della Sardegna).
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La successione di salti è continua, il salto da 34 metri entra in un ambiente quasi ipogeo, belli i contrasti tra luce ed ombra. Lo scorrimento presente, seppur minimo, rende la discesa assolutamente tranquilla, ed evita armi acrobatici come sull’ultimo 20 metri, dove in caso di forte portata, bisogna raggiungere l’armo esposto sulla dx (seppur assicurati), ed utilizzare i successivi due deviatori.
Unico neo l’uscita, per evitare di percorrere il greto del torrente per due ore, dopo l’ultimo saltino, prendiamo la traccia di sentiero (bolli azzurri), 150 metri dopo l’ultima calatina, difronte ad una frana lato sx. Sulla destra c’è un enorme massone con freccia. La traccia di sentiero risale ripidamente tutto il versante e si immette sul sentiero romano, che riporta al ponte romano di entrata.
Qui il file GPX della traccia di uscita: peschio_rosso.gpx
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Arriviamo all’ultimo salto, il 70mt, che iniziano le minacce di pioggia: si sente tuonare. Le previsioni sono azzeccate, siamo noi in ritardo sulla tabella di marcia.
La corda già dai primi metri struscia, non esageratamente, ma non lavora bene, non si vede oltre perchè la calata va a scampanare nel vuoto, quindi potrebbero esserci altri punti di attrito più marcati non visibili dall’alto.
Armiamo su cordini attorno ad un albero con ancoraggio débrayable.
Scendono i primi sei, mediamente per la discesa del 70 impiegano 3 minuti. Siamo rimasti in tre sull’armo, scende Emanuele.
Passano abbondantemente i tre minuti ma non si sente fischiare il libera, eppure la corda è sempre in tensione: possibile ci metta tanto? Cosa è successo?
Passa il tempo e la corda è sempre in tensione, Emanuele è ancora appeso.
Ci sono problemi di comunicazione, sia con le persone alla base che con Emanuele in parete. Provo a chiamare sul cellulare, a me prende, ma sotto no. Alla fine, dopo mezz’ora, riesco a parlare con Francesca: la corda è lesionata, dovremo calare Emanuele dall’alto.
Si sente il fischio di ‘corda’ e lo iniziamo a calare, poi fischio di ‘stop’. Poi ancora ‘stop’, infine silenzio, passa un’altra mezz’ora, ma la corda è sempre in tensione e non arriva alcun comando dal basso. Dopo scopriremo che ci hanno mandato altri segnali, ma non ci arrivano i suoni.
Infine arriva il libera.
Tocca a me calarmi. Intanto modifichiamo l’armo in maniera da invertire la corda di recupero con quella di discesa, per scendere sulla corda integra ed utilizzare quella lesionata come corda di recupero.
Qui parte il video, da cui si vede che, per evitare di lesionare anche la corda buona, cerco un buon ancoraggio dove frazionare ed evitare che la corda sfreghi, e, quasi per caso, lo trovo sopra di me!
]]>Nel video la ripresa in soggettiva della bellissima cascata da 45 metri, suddivisa da una marmitta pensile.
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Comune: Casape – San Gregorio da Sassola
Esplorazione: Gruppo Speleologico Monte Kailash – Andrea Pucci
La parte alta è stata scesa domenica 20/02/2022 da Emanuele Febbo e Andrea Pucci.
La parte bassa è stata scesa il 06/01/2022 da Emanuele Febbo, Andrea Pucci e Daniele Di Martino.
Caratteristiche: il fosso scende dal versante ovest di monte Guadagnolo (partenza quota 950m), in direzione di Casape, terminando a quota 550m. Il torrente si divide in due parti: la prima parte (da quota 950 a 683) intercetta delle sorgenti ed è quindi caratterizzata da scorrimento d’acqua, cascate (una tobogabile) e pozze ed una seconda parte (da quota 683 al termine), priva di scorrimento, in cui l’acqua scorre evidentemente in subalveo. L’alveo è pulito, indice che si attiva durante le precipitazioni.
Tutti gli armi sono su naturale eccetto due, singoli (uno eventualmente da doppiare). Salto massimo 28m.
Salti: inizio quota 950m
La forra inizia con lieve flusso d’acqua
4 dis.
3 armo nat. Sx
28 armo nat. Sx con terrazzino a 20 m comodo per presenza di più di una persona
fosso bloccato da detriti con passaggio a sx e calata da 4 su armo nat. Sx
3 piastrina anello e maglia rapida a dx
10 piastrina anello e maglia rapida a sx in basso. Alla base vasca evitabile.
Serie di salti in disarrampicata: 10, 5, 4, 5. Si intercetta un sentiero a quota 815m, in corrispondenza di Fonte Fiolo distante 100m circa sulla destra.
Confluenza torrente asciutto da dx.
5 toboga con vasca
5 armo nat. Dx albero alto. Con vasca.
Il percorso prosegue con buon flusso d’acqua e diversi salti disarrampicabili: 5, 4, 7, 3, 10.
Fine parte acquatica. L’acqua filtra nel terreno e la forra prosegue asciutta.
6 armo nat. Sx
2 dis.
3 dis.
15 armo nat. Sx alto
2 armo nat. Sx con possibilità di disarrampicare.
Incrocio con sentiero a quota 635m.
8 armo nat. Sx
6 dis.
15 armo nat. Dx
15 armo nat. Dx
3 dis.
8 armo nat. Sx
8 armo nat. Sx
11 armo nat. Sx
5 dis.
11 armo nat. Sx
Uscita comoda a destra su sentiero.
Fine quota 550m.
Durata discesa: 4 ore.
Indicazioni stradali: Possibilità di fare la navetta lasciando una vettura in prossimità dell’uscita dalla forra.
PARTENZA (N 41°54.456 – E 012°54.950)
Si prende la strada che collega Casape a Guadagnolo e si parcheggia la macchina direttamente sulla strada asfaltata, dopo circa 3 Km, poco prima di una doppia curva con edificio con terreno agricolo sulla destra.
C’è un rivolo d’acqua che esce in corrispondenza di questo edificio, attraversa la strada asfaltata e si infila nel boschetto a sinistra. Questo rivolo d’acqua alimenta la parte iniziale di Fosso Fiolo.
Da qui, seguendo a piedi il rigagnolo d’acqua, si entra dopo pochi metri all’interno dell’alveo della forra.
USCITA (N 41°55.176 – E 012°53.929)
Da piazza Brancaccio a San Gregorio da Sassola, seguire Via del Sole, strada inizialmente asfaltata poi sterrata, per circa 2 Km e proseguire su una stradina di campagna in discesa a destra, seguendola fino alla fine passando dapprima a lato di una grande azienda agricola e proseguire fino ad un altro terreno agricolo a destra con recinzione.
Con pioggia la strada si fa piena di fango ed è consigliabile percorrerla solo con fuoristrada.
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| Massiccio: | Monte Cairo |
| Centro urbano più vicino: | Belmonte Castello (FR) |
| Quota ingresso alveo: | 694 m |
| Quota uscita alveo: | 375 m |
| Tempo percorrenza: | 6 ore |

Ieri 29 Maggio, con Emanuele e Roberto, ripercorriamo questo percorso torrentistico dopo tanti anni trascorsi dall’ultima discesa. Non avendo ricordi precisi, un pò respiriamo aria di esplorazione. Anche lo stato degli armi alimenta questo spirito: dove non utilizziamo i naturali, abbiamo difficoltà a trovare le vecchie piastrine, a volte sepolte dai muschi e dai rampicanti che vi sono cresciuti sopra. A volte non le troviamo proprio. Altre volte (come sul C10), l’albero su cui ancora girano i cordini per l’attacco, è sradicato, e penzola minacciosamente sul salto.
In ultimo, rileviamo una discrepanza con la descrizione delle ultime calate descritte nel libro di Michele ‘I canyon del Lazio’.
La descrizione della successione completa dei salti, aggiornata, diventa:
Traccia GPX, comprensiva dell’avvicinamento e dell’uscita
(uscita bellissima in mezzo ad un’esplosione di colori dei fiori)
Abbiamo inoltre aggiunto un fix su clasto incastrato su un imprecisato salto precedente, dove era previsto l’armo su albero in alto a sx. E un altro salto evitabile infilandosi in una grotta a sx, che scende e sbuca alla base del salto.
In tutto abbiamo impiegato 6 ore, ma con gli armi sistemati, ora il tempo di percorrenza è diminuito.
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Scheda riassuntiva
| Centro urbano più vicino | Civitella di Licenza |
| Quota Ingresso alveo | 775m |
| Quota uscita alveo | 635 m |
| Sviluppo | 300 m |
| Verticale massima | 30 m |
| Numero calate | 7 |
| Roccia | Calcare |
| Difficoltà | 3 |
| Navetta | 42.0852806N 12.88255 |
| Esplorazione | del 7 giugno 2009 Andrea Pucci, Michele Angileri Si ha notizia di una precedente discesa ad opera di alpinisti di Tivoli, impegnati nella riparazione dell’acquedotto che percorre la prima parte della gola |
| Parcheggio | 42.0805667N 12.8830417E |
| Ingresso alveo | 42.0844750N 12.8787028E |
| Tempi: accesso | 10 minuti |
| Tempi: discesa | 2 ore |
Accesso
Discesa
Stagionalità
Video degli amici del Gruppo Speleologico Monte Kailash
Siamo nella valle del Turano, molto vicino ai Balzi di Grotti. Anche qui affiora il conglomerato dei Balzi, roccia particolarmente adatta alla genesi di forre. In fondo ad una valle boscosa il Fosso del Canalone trova le condizioni giuste per scavare uno stretto meandro che, a tratti, ha caratteristiche ipogee. Piccole cascate e vasche profonde si susseguono a ritmo serrato. Il Canalone, quindi, confluisce nel canyon del Rio Secco, dove troviamo ancora cascate, vasche, concrezioni e meandri.
Il Fosso del Canalone è pertanto il ramo sinistro orografico del Rio Secco. Rispetto al ramo destro risulta meno ripido, più inforrato e più acquatico.
Scheda riassuntiva
| Centro urbano più vicino | Magnalardo |
| Quota Ingresso alveo | 550 m |
| Quota uscita alveo | 420 m |
| Sviluppo | 1 km |
| Verticale massima | 17 m |
| Numero calate | 14 |
| Roccia | conglomerato |
| Difficoltà | 4 |
| Navetta | 42.3175083N 12.9081306E |
| Esplorazione |
del 4 novembre 2003 Andrea Pucci, Michele Angileri |
| Parcheggio | 42.3136861N 12.9157139E |
| Ingresso alveo | 42.3135583N 12.9252167E |
| Uscita alveo | 42.3180333N 12.9161222E |
| Tempi: accesso | 30 minuti |
| Tempi: discesa | 3 ore |
| Tempi: ritorno senza navetta | 45 minuti |

Accesso
Il punto di parcheggio è situato all’inizio di una sterrata che si stacca dalla strada che sale a Magnalardo dalla valle del Turano. Si percorre la sterrata fino al waypoint 42.3132778N 12.9227167E. Qui la si lascia e si scende lungo la linea di cresta per 25-30 m di dislivello attraverso una zona soggetta al taglio di bosco, Si obliqua quindi a destra, scendendo leggermente, fino a intercettare una traccia di sentiero a mezza costa che si dirige verso monte. La traccia conduce al greto del Canalone, sull’orlo della prima cascata.
Discesa
Ritorno
Per raggiungere l’auto di navetta si prosegue fungo il torrente, aggirando un paio di briglie. Tenendosi sul lato sinistro orografico si incontra una vecchia carrareccia che, in pochi minuti attraversa torrente e conduce alla strada di fondovalle del Turano. Se non si possiede auto di navetta si proceda così: non appena la forra si apre definitivamente, si lasci il torrente e si salga il ripido bosco sul lato sinistro orografico obliquando a destra, dirigendosi verso la strada per Magnalardo (42.3172389N 12.9137472). Una volta sulla strada basta percorrerla in salita, fino al punto di parcheggio.
Stagionalità
Il torrente va percorso in condizioni di scorrimento idrico, perché altrimenti le sue numerose vasche profonde diventano stagnanti e non è placevole attraversarle a nuoto. Lo scorrimento inizia dopo le abbondanti plogge autunnali e si mantiene normalmente fino a fine maggio. Prolungati periodi secchi possono far cessare lo scorrimento anche in inverno.
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Il torrente in quel tratto disegna un maestoso canyon incassato tra le pareti. I colatoi in realtà sono due, noi scenderemo il destro orografico, il sinistro, per quanto più aggettante, scarica troppo, ed il rischio di essere colpiti da qualche sasso è troppo alto. Il nostro è molto più pulito e la roccia apparentemente più compatta. Durante la discesa sarà comunque necessaria qualche operazione di disgaggio, di sassi ed anche di un albero spezzato in bilico sulla parte strapiombante.
Danilo ed io ci siamo accordati sulla modalità di discesa: scenderemo in tecnica speleo fino a quando non sarà possibile valutare visivamente la base della cascata. A quel punto proseguiremo in tecnica torrentistica, in corda singola con nodo a contrasto e cordino di recupero. Successivamente torneremo a recuperare la corda fissa.
Inizio a scendere frazionando la 100 metri su due alberi, fino a raggiungere il ciglio della parte strapiombante, la corda è comunque finita. Lì piazzo due fix, togliamo l’albero di traverso (Danilo ha una forza incredibile), e proseguiamo con la 100 in singola giuntata con nodo a contrasto con una 100 di servizio. Ma non è sufficiente: atterriamo su di una selva pensile, da attraversare con la corda in doppia per una calata di altri 30 metri, che ci fa atterrare sull’ansa dell’Orta.
Ammiriamo l’ambiente veramente selvaggio: siamo circondati dalle pareti del canyon, e camminiamo nell’acqua che forma laghetti dove si riverbera la luce circostante. È un momento idilliaco, e la frescura ci ripaga del caldo sofferto in parete, esposta a sud, e riscaldata dal sole fin dalle prime luci del mattino. Percorriamo il torrente fino al ponte (che per la cronaca è il ponte più alto del centro Italia), da lì si stacca un sentiero che guadagna la parete. È fatta, portiamo a casa una nuova apertura sulla Majella!
(Prima discesa effettuata il 26/06/2020 da parte di Andrea Pucci e Danilo Blanda)
Quota di accesso 528m
Quota d’uscita 338m
Scheda d’armo
30m su albero
30m su albero sx (intercetta traccia da sx)
40m su albero sx
100m due fix dx (frazionabile a -70m, ma il recupero della doppia è meno agevole)
30m su albero sx
Traccia GPX di avvicinamento
Waypoint di uscita 42.182738, 13.962171
Punto di abbandono del greto dell’Orta per prendere il sentiero sulla dx idrografica che sale fino al ponte (al bivio a sinistra al waypoint 42.183486 13.962656)
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