Advertise with Googlier.com Torrentismo Canyoning – Il blog di Andrea Pucci http://andreapucci.satellitar.it Il diario personale dove registro i miei hobby ed interessi. Sun, 27 Apr 2025 09:44:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.11 http://andreapucci.satellitar.it/wp-content/uploads/2018/09/cropped-girasole-512-32x32.png Torrentismo Canyoning – Il blog di Andrea Pucci http://andreapucci.satellitar.it 32 32 Traversata Su Bentigheddu – Sa Ohe http://andreapucci.satellitar.it/?p=556 http://andreapucci.satellitar.it/?p=556#respond Sun, 27 Apr 2025 09:40:01 +0000 https://www.satellitar.it/andreapucci/htdocs/?p=556 Ho in programma di effettuare la traversata Su Bentigheddu – Sa Ohe

Su Bentigheddu è una grotta a sviluppo verticale profonda circa 45 metri

che si collega con Sa Ohe tra il 2° e 3° lago.

Dopo il terzo lago Sa Ohe prosegue con un lungo sifone che la collega con La grotta Su Bentu.

Dopo essere scesi con la corda sul greto del fiume che scorre in Sa Ohe in tempo di piene, e ponendosi con le spalle alla parete discesa in corda, si procede a destra per raggiungere l’uscita di Sa Ohe. Subito si risalgono due metri aiutati da una corda (non necessaria) posta su armo naturale. Poi numerose vaschette e due laghi di acqua cristallina che costringono a bagnarsi completamente. Utile almeno una muta in neoprene.

Grotta Di Sa Ohe

Grotta Di Sa Ohe n°104 (si pronuncia Sa Oche). Grotta con ampio ingresso che presenta al suo interno tre laghi e il sifone terminale che è in comunicazione con la vicina grotta di Su Bentu. Tra il 2° lago e il terzo lago c’è il collegamento con la grotta Su bentigheddu. In periodi di alta piovosità funziona da troppo pieno per il Sistema carsico Su Bentu-Su Gologone. Sviluppo spaziale 330 m . Sviluppo planimetrico 400 m . Dislivello negativo -64 m . Dislivello positivo 0 m . Dislivello totale 64 m . (Fonte: Catasto Speleologico Regionale della Sardegna).

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Peschio Rosso http://andreapucci.satellitar.it/?p=533 http://andreapucci.satellitar.it/?p=533#respond Sat, 11 Jun 2022 16:11:28 +0000 http://andreapucci.satellitar.it/?p=533 Sabato 4 Giugno organizziamo con Roberto ed Emanuele l’uscita al Peschio Rosso. E’ la prima volta che la percorriamo per tutti e tre, e l’aspettativa viene confermata: è una gola molto bella, continua, un bell’incassamento, che scende lungo il confine tra il Molise e la Campania, nella parte ovest del Matese.

La successione di salti è continua, il salto da 34 metri entra in un ambiente quasi ipogeo, belli i contrasti tra luce ed ombra. Lo scorrimento presente, seppur minimo, rende la discesa assolutamente tranquilla, ed evita armi acrobatici come sull’ultimo 20 metri, dove in caso di forte portata, bisogna raggiungere l’armo esposto sulla dx (seppur assicurati), ed utilizzare i successivi due deviatori.

 

Unico neo l’uscita, per evitare di percorrere il greto del torrente per due ore, dopo l’ultimo saltino, prendiamo la traccia di sentiero (bolli azzurri), 150 metri dopo l’ultima calatina, difronte ad una frana lato sx. Sulla destra c’è un enorme massone con freccia. La traccia di sentiero risale ripidamente tutto il versante e si immette sul sentiero romano, che riporta al ponte romano di entrata.

Qui il file GPX della traccia di uscita: peschio_rosso.gpx

 

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Lesione della corda al Fosso Dannote http://andreapucci.satellitar.it/?p=524 http://andreapucci.satellitar.it/?p=524#respond Mon, 30 May 2022 13:26:12 +0000 http://andreapucci.satellitar.it/?p=524 Sabato 28 maggio decidiamo di scendere il Fosso Dannote, ai balzi di Grotti (Rieti), siamo tanti, siamo in 10, anche se poi ci riduciamo a 9 in quanto Renato ci saluta quando, durante la discesa,  intercettiamo il sentiero per la chiesetta.

Arriviamo all’ultimo salto, il 70mt, che iniziano le minacce di pioggia: si sente tuonare. Le previsioni sono azzeccate, siamo noi in ritardo sulla tabella di marcia.

La corda già dai primi metri struscia, non esageratamente, ma non lavora bene, non si vede oltre perchè la calata va a scampanare nel vuoto, quindi potrebbero esserci altri punti di attrito più marcati non visibili dall’alto.

Armiamo su cordini attorno ad un albero con ancoraggio débrayable.

Scendono i primi sei, mediamente per la discesa del 70 impiegano 3 minuti. Siamo rimasti in tre sull’armo, scende Emanuele.

Passano abbondantemente i tre minuti ma non si sente fischiare il libera, eppure la corda è sempre in tensione: possibile ci metta tanto? Cosa è successo?

Passa il tempo e la corda è sempre in tensione, Emanuele è ancora appeso.

Ci sono problemi di comunicazione, sia con le persone alla base che con Emanuele in parete. Provo a chiamare sul cellulare, a me prende, ma sotto no. Alla fine, dopo mezz’ora, riesco a parlare con Francesca: la corda è lesionata, dovremo calare Emanuele dall’alto.

Si sente il fischio di ‘corda’ e lo iniziamo a calare, poi fischio di ‘stop’. Poi ancora ‘stop’, infine silenzio, passa un’altra mezz’ora, ma la corda è sempre in tensione e non arriva alcun comando dal basso. Dopo scopriremo che ci hanno mandato altri segnali, ma non ci arrivano i suoni.

Infine arriva il libera.

Tocca a me calarmi. Intanto modifichiamo l’armo in maniera da invertire la corda di recupero con quella di discesa, per scendere sulla corda integra ed utilizzare quella lesionata come corda di recupero.

Qui parte il video, da cui si vede che, per evitare di lesionare anche la corda buona, cerco un buon ancoraggio dove frazionare ed evitare che la corda sfreghi, e, quasi per caso, lo trovo sopra di me!

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Foce San Michele http://andreapucci.satellitar.it/?p=520 http://andreapucci.satellitar.it/?p=520#respond Tue, 24 May 2022 14:37:38 +0000 http://andreapucci.satellitar.it/?p=520 Domenica siamo un bel gruppetto di sette persone, andiamo a visitare l’eremo rupestre di San Michele a Foce, sulle Mainarde, in Molise.
In discesa decidiamo di percorrere la via dell’acqua, scendendo la Foce di San Michele.

Nel video la ripresa in soggettiva della bellissima cascata da 45 metri, suddivisa da una marmitta pensile.

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Rio Vetus http://andreapucci.satellitar.it/?p=514 http://andreapucci.satellitar.it/?p=514#respond Mon, 25 Apr 2022 09:24:48 +0000 http://andreapucci.satellitar.it/?p=514 La storia di un torrente a volte è strettamente legata con la vita dell’uomo, seppur considerando che l’antropocene è solo la brevissima ultima parte dell’evoluzione geologica della nostra terra. Oggi parliamo del rio vetus, un torrente attorno al quale da qualche migliaio di anni è stato edificato il paese di Arpino e attorno a cui si è svolta la vita dei suoi abitanti. La presenza dell’acqua è elemento importante per l’approvvigionamento, e per svolgere tutta una serie di lavorazioni, che andavano dalla concia della lana alla sua colorazione.
Sebbene agnostico, devo riconoscere che gli abitanti di Arpino portano dentro di se il dna del loro vecchio illustre compaesano, Cicerone, maestro di vita morale, colui che, per Dante, insieme ad altri autori pagani, mostrava la disposizione intellettuale e morale a giungere all’idea di Dio attraverso il faticoso itinerario che porta a quella sorta di rivelazione minore dei cui segni è piena la natura.
Il nostro amico Carlo Scappaticci, compaesano di Cicerone, è un attento e poliedrico conoscitore e divulgatore di questi segni naturali nel territorio arpinate, riconoscendo implicitamente (senza voler mettere in mezzo Dio, come Dante) che la cultura e la storia umana di un luogo, è costituita e valorizzata anche dagli elementi del territorio in cui si sviluppa.
Il rio Vetus non è un semplice torrente, è il luogo dove per migliaia di anni si è svolta la vita dei cittadini, è il luogo attorno al quale si è sviluppato il paese. E per tale motivo, mentre i torrentisti moderni lo scendono, capita di incrociare lo sguardo della signora che guarda incuriosita dal balcone di casa.
E per lo stesso motivo capita di armare su un chiodo ed un anello seicentesco, l’artefatto più antico dal quale mi sia capitato di scendere da quando indosso un imbraco. Che utilizzavano per sbarrare con delle travi l’accesso ad una cascata, impedendo che vi cadessero gli animali.
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Fosso Fiolo http://andreapucci.satellitar.it/?p=504 http://andreapucci.satellitar.it/?p=504#respond Thu, 24 Feb 2022 16:43:21 +0000 http://andreapucci.satellitar.it/?p=504

Comune: Casape – San Gregorio da Sassola

Esplorazione: Gruppo Speleologico Monte Kailash – Andrea Pucci

La parte alta è stata scesa domenica 20/02/2022 da Emanuele Febbo e Andrea Pucci.

La parte bassa è stata scesa il 06/01/2022 da Emanuele Febbo, Andrea Pucci e Daniele Di Martino.

Caratteristiche: il fosso scende dal versante ovest di monte Guadagnolo (partenza quota 950m), in direzione di Casape, terminando a quota 550m. Il torrente si divide in due parti: la prima parte (da quota 950 a 683) intercetta delle sorgenti ed è quindi caratterizzata da scorrimento d’acqua, cascate (una tobogabile) e pozze ed una seconda parte (da quota 683 al termine), priva di scorrimento, in cui l’acqua scorre evidentemente in subalveo. L’alveo è pulito, indice che si attiva durante le precipitazioni.

Tutti gli armi sono su naturale eccetto due, singoli (uno eventualmente da doppiare). Salto massimo 28m.

Salti: inizio quota 950m

La forra inizia con lieve flusso d’acqua

4 dis.

3 armo nat. Sx

28 armo nat. Sx con terrazzino a 20 m comodo per presenza di più di una persona

fosso bloccato da detriti con passaggio a sx e calata da 4 su armo nat. Sx

3 piastrina anello e maglia rapida a dx

10 piastrina anello e maglia rapida a sx in basso. Alla base vasca evitabile.

Serie di salti in disarrampicata: 10, 5, 4, 5. Si intercetta un sentiero a quota 815m, in corrispondenza di Fonte Fiolo distante 100m circa sulla destra.

Confluenza torrente asciutto da dx.

5 toboga con vasca

5 armo nat. Dx albero alto. Con vasca.

Il percorso prosegue con buon flusso d’acqua e diversi salti disarrampicabili: 5, 4, 7, 3, 10.

Fine parte acquatica. L’acqua filtra nel terreno e la forra prosegue asciutta.

6 armo nat. Sx

2 dis.

3 dis.

15 armo nat. Sx alto

2 armo nat. Sx con possibilità di disarrampicare.

Incrocio con sentiero a quota 635m.

8 armo nat. Sx

6 dis.

15 armo nat. Dx

15 armo nat. Dx

3 dis.

8 armo nat. Sx

8 armo nat. Sx

11 armo nat. Sx

5 dis.

11 armo nat. Sx

Uscita comoda a destra su sentiero.

Fine quota 550m.

Durata discesa: 4 ore.

Indicazioni stradali: Possibilità di fare la navetta lasciando una vettura in prossimità dell’uscita dalla forra.

PARTENZA (N 41°54.456 – E 012°54.950)

Si prende la strada che collega Casape a Guadagnolo e si parcheggia la macchina direttamente sulla strada asfaltata, dopo circa 3 Km, poco prima di una doppia curva con edificio con terreno agricolo sulla destra.

C’è un rivolo d’acqua che esce in corrispondenza di questo edificio, attraversa la strada asfaltata e si infila nel boschetto a sinistra. Questo rivolo d’acqua alimenta la parte iniziale di Fosso Fiolo.

Da qui, seguendo a piedi il rigagnolo d’acqua, si entra dopo pochi metri all’interno dell’alveo della forra.

USCITA (N 41°55.176 – E 012°53.929)

Da piazza Brancaccio a San Gregorio da Sassola, seguire Via del Sole, strada inizialmente asfaltata poi sterrata, per circa 2 Km e proseguire su una stradina di campagna in discesa a destra, seguendola fino alla fine passando dapprima a lato di una grande azienda agricola e proseguire fino ad un altro terreno agricolo a destra con recinzione.

Con pioggia la strada si fa piena di fango ed è consigliabile percorrerla solo con fuoristrada.

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Fosso di Terelle http://andreapucci.satellitar.it/?p=484 http://andreapucci.satellitar.it/?p=484#comments Sun, 30 May 2021 14:34:37 +0000 http://andreapucci.satellitar.it/?p=484

Massiccio: Monte Cairo
Centro urbano più vicino: Belmonte Castello (FR)
Quota ingresso alveo: 694 m
Quota uscita alveo: 375 m
Tempo percorrenza: 6 ore

 


Ieri 29 Maggio, con Emanuele e Roberto, ripercorriamo questo percorso torrentistico dopo tanti anni trascorsi dall’ultima discesa. Non avendo ricordi precisi, un pò respiriamo aria di esplorazione. Anche lo stato degli armi alimenta questo spirito: dove non utilizziamo i naturali, abbiamo difficoltà a trovare le vecchie piastrine, a volte sepolte dai muschi e dai rampicanti che vi sono cresciuti sopra. A volte non le troviamo proprio. Altre volte (come sul C10), l’albero su cui ancora girano i cordini per l’attacco, è sradicato, e penzola minacciosamente sul salto.

In ultimo, rileviamo una discrepanza con la descrizione delle ultime calate descritte nel libro di Michele ‘I canyon del Lazio’.

La descrizione della successione completa dei salti, aggiornata, diventa:

  • C6 albero sx esposto
  • C3 albero
  • T2 + T2 + T3 albero
  • C4 albero dx
  • C4 albero dx
  • C9 spit sx
  • C7 albero dx
  • C3 albero
  • C5 albero sx
  • C3 clessidra cx
  • C10 albero dx
  • C4 albero
  • C9V + C9 albero a dx: abbiamo piazzato 2 fix nuovi a sx, ben visibili, in alto, la direzione di calata evita facilmente la vasca pensile
  • C10 albero dx: ora l’armo non è più sull’albero, crollato, ma su piastrina sul ciglio a sx
  • C12V (cascata da 12 su vasca) + T8M (scivolo da 8 con masso incastrato) su vasca, 2 spit avanzati a sx: dei due spit ne abbiamo trovato uno, molto esposto, doppiato su fix da noi piazzato, più arretrato, con cordino a mo’ di mancorrente
  • C8 albero sx: abbiamo armato su albero, più avanti, traversando a dx
  • C38 spit sx: non è un 38 metri, ma è meno, forse 33 metri: la corda da 70m in doppia risulta sufficiente ed avanza anche qualche metro sui due capi.

Traccia GPX, comprensiva dell’avvicinamento e dell’uscita
(uscita bellissima in mezzo ad un’esplosione di colori dei fiori)

Abbiamo inoltre aggiunto un fix su clasto incastrato su un imprecisato salto precedente, dove era previsto l’armo su albero in alto a sx. E un altro salto evitabile infilandosi in una grotta a sx, che scende e sbuca alla base del salto.

 

In tutto abbiamo impiegato 6 ore, ma con gli armi sistemati, ora il tempo di percorrenza è diminuito.

 

 

 

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Fosso Santo Chirico http://andreapucci.satellitar.it/?p=442 http://andreapucci.satellitar.it/?p=442#respond Sat, 14 Nov 2020 14:42:40 +0000 http://andreapucci.satellitar.it/?p=442 Il ripido versante orientale del Monti Lucretill si presenta ammantato di boschi lussureggianti, Interrotti qua e là da pareti rocciose dove nidificano le aquile, le ultime sopravvissute in questa parte d’Italia. I borghi medievali, puliti e silenziosi, appaiono come blanche isole in mezzo a un mare verde. Gli orti stanno in basso, vicini al fondovalle ricco d’acqua che sgorga copiosa dalle sorgenti carsiche, Poco più in alto gli uliveti salgono sul fianco delle colline, per arrestarsi al limitare del bosco.
In questo paesaggio tipicamente sabino si apre la ripida gola del Fosso Santo Chirico. Le sue alte cascate muschiose, alimentate da sorgenti perenni, sembrano appartenere a un magnifico giardino all’italiana.

Scheda riassuntiva

Centro urbano più vicino Civitella di Licenza
Quota Ingresso alveo 775m
Quota uscita alveo 635 m
Sviluppo 300 m
Verticale massima 30 m
Numero calate 7
Roccia Calcare
Difficoltà 3
Navetta 42.0852806N 12.88255
Esplorazione del  7 giugno 2009
Andrea Pucci, Michele Angileri
Si ha notizia di una precedente discesa ad opera di alpinisti di Tivoli, impegnati nella riparazione dell’acquedotto che percorre la prima parte della gola
Parcheggio 42.0805667N 12.8830417E
Ingresso alveo 42.0844750N 12.8787028E
Tempi: accesso 10 minuti
Tempi: discesa 2 ore

Accesso

Da Licenza si sale verso la frazione di Civitella. A circa 2 km da Licenza, ad un’ampia curva della strada si prende a destra una sterrata segnalata da cartelli turistici indicanti alcuni luoghi del Parco del Monti Lucretili.
La sterrata percorre una zona di villini e abitazioni. Mantenendosi a mezza costa, la sterrata attraversa la valle del Fosso Marricella, quindi prosegue sul versante opposto e, dopo 1 km, attraversa il Fosso Santo Chirico. Qui si lascia l’auto per la navetta.
Si prosegue lungo la sterrata, che sale lentamente e lungamente. Dopo 3,5 km si Incontra un bivio, e qui si parcheggia. A piedi si prende a destra, e dopo 300 m si giunge ad una casa di campagna. Si passa di fianco alla casa (proprietà privata) e si prosegue oltre lungo una carrareccia che scende fino al Fosso Santo Chirico (Q775). La carrareccia termina alla captazione idrica sul fondo del Fosso.
Dalla captazione si percorre una traccia che supera un roveto e permette di accedere al greto. Si percorre quindi il greto, giungendo in breve all’inizio della sequenza di cascate.

Discesa

Il torrente depone molto travertino, che crea dighe e vaschette e ricopre le cascate. La nevicata del 2012 ha fatto crollare molti alberi di traverso al torrente, e questo crea qualche difficoltà di progressione, soprattutto nella parte finale.
Le prime 3 cascate sono affiancate dal tubo dell’acquedotto: in caso di necessità è possibile uscire dalla gola seguendo i sentieri realizzati per l’acquedotto.
  • c3 albero arretrato sx
  • c30 albero.
  • c20 albero alto dx
  • c26 albero arretrato dx
  • c10 albero alto dx (corda 25 m). Si atterra in un ambiente ampio, ingombro di massi di frana. Per superare la frana si usa la corda in due punti.
  • c2 + c5 albero cx
  • c5 albero dx. In breve si giunge alla strada (Q635)

Stagionalità

Il torrente è alimentato da una sorgente perenne. Ritengo che la portata non subisca grosse variazioni nel corso dell’anno. La discesa puo dunque essere fatta in qualunque stagione.

Video degli amici del Gruppo Speleologico Monte Kailash

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Fosso del Canalone http://andreapucci.satellitar.it/?p=410 http://andreapucci.satellitar.it/?p=410#respond Fri, 30 Oct 2020 18:21:27 +0000 http://andreapucci.satellitar.it/?p=410 fosso del canalone

Siamo nella valle del Turano, molto vicino ai Balzi di Grotti. Anche qui affiora il conglomerato dei Balzi, roccia particolarmente adatta alla genesi di forre. In fondo ad una valle boscosa il Fosso del Canalone trova le condizioni giuste per scavare uno stretto meandro che, a tratti, ha caratteristiche ipogee. Piccole cascate e vasche profonde si susseguono a ritmo serrato. Il Canalone, quindi, confluisce nel canyon del Rio Secco, dove troviamo ancora cascate, vasche, concrezioni e meandri.

 

Il Fosso del Canalone è pertanto il ramo sinistro orografico del Rio Secco. Rispetto al ramo destro risulta meno ripido, più inforrato e più acquatico.

 

 

 

 

 

 

Scheda riassuntiva

Centro urbano più vicino Magnalardo
Quota Ingresso alveo 550 m
Quota uscita alveo 420 m
Sviluppo 1 km
Verticale massima 17 m
Numero calate 14
Roccia conglomerato
Difficoltà 4
Navetta 42.3175083N 12.9081306E
Esplorazione

del 4 novembre 2003

Andrea Pucci, Michele Angileri

Parcheggio 42.3136861N 12.9157139E
Ingresso alveo 42.3135583N 12.9252167E
Uscita alveo 42.3180333N 12.9161222E
Tempi: accesso 30 minuti
Tempi: discesa 3 ore
Tempi: ritorno senza navetta 45 minuti

Accesso

Il punto di parcheggio è situato all’inizio di una sterrata che si stacca dalla strada che sale a Magnalardo dalla valle del Turano. Si percorre la sterrata fino al waypoint 42.3132778N 12.9227167E. Qui la si lascia e si scende lungo la linea di cresta per 25-30 m di dislivello attraverso una zona soggetta al taglio di bosco, Si obliqua quindi a destra, scendendo leggermente, fino a intercettare una traccia di sentiero a mezza costa che si dirige verso monte. La traccia conduce al greto del Canalone, sull’orlo della prima cascata.

 

 

 

 

Discesa

  • c3 albero. Il torrente è incassato tra sponde basse. Vi sono numerose piccole pozze.
  • c2 albero avanzato dx. Improvvisamente il torrente si getta in una forra stretta e semibuia. In alto c’è un masso incastrato tra le pareti
  • c5VV albero alto arretrato dx
  • d4. TV. V. TAV
  • c2 spit dx
  • c3 spit sx. T2V.
  • c7V spit sx. T4V.
  • c4 spit sx Confluenza con il Rio Secco. V.
  • c3 da chiodare. Con un T6V si scende dentro una sorta di grottone, dalle caratteristiche ipogee. Segue un corridoio le cui pareti sono riccamente concrezionate, perché dalle pareti cola acqua sorgiva. 
  • d1V. La forra si apre. Un sentiero attraversa il torrente. Si cammina per un po’
  • c3. albero arretrato. Il torrente si inforra di nuovo
  • c2 albero alto sx. V.
  • d2V. tuffo. VV.
  • T5. albero arretrato dx: è un toboga stretto tra le pareti. d2v. La forra si apre. Un sentiero attraversa il torrente. Si cammina per un po V.. iI torrente si inforra di nuovo.
  • d1. d2V. d1V.. V. si giunge cosi alla cascata finale, una c17 divisa in due da un’ampia marmitta pensile.
  • c4V + c10. Può essere discesa in tiro unico ancorando a corda a uno spit dx + cordino lungo (corda 17 mj. Alcuni anni la vasca pensile é profonda e la c4 é superabile in tutto, mentre in altri anni la vasca può riempirsi di ghiaia. La c10 pub essere armata su 2 spit situati in alto, sull’orlo anteriore della vasca.
    Alla base della cascata il torrente prosegue informato per un brevissima tratto, quindi si apre definitivamente

Ritorno

Per raggiungere l’auto di navetta si prosegue fungo il torrente, aggirando un paio di briglie. Tenendosi sul lato sinistro orografico si incontra una vecchia carrareccia che, in pochi minuti attraversa torrente e conduce alla strada di fondovalle del Turano. Se non si possiede auto di navetta si proceda così: non appena la forra si apre definitivamente, si lasci il torrente e si salga il ripido bosco sul lato sinistro orografico obliquando a destra, dirigendosi verso la strada per Magnalardo (42.3172389N 12.9137472). Una volta sulla strada basta percorrerla in salita, fino al punto di parcheggio.

Stagionalità

Il torrente va percorso in condizioni di scorrimento idrico, perché altrimenti le sue numerose vasche profonde diventano stagnanti e non è placevole attraversarle a nuoto. Lo scorrimento inizia dopo le abbondanti plogge autunnali e si mantiene normalmente fino a fine maggio. Prolungati periodi secchi possono far cessare lo scorrimento anche in inverno.

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Colatoio sull’Orta (Majella – Salle) http://andreapucci.satellitar.it/?p=350 http://andreapucci.satellitar.it/?p=350#respond Mon, 29 Jun 2020 11:12:35 +0000 http://andreapucci.satellitar.it/?p=350 Il giorno è arrivato, siamo sulla Majella. Ci attrezziamo, Danilo ed io, a scendere un colatoio, dell’altezza successivamente stimata di 160 metri, che confluisce nel torrente Orta, in corrispondenza di un’ansa del torrente, proprio di fronte al paese di Salle.

Il torrente in quel tratto disegna un maestoso canyon incassato tra le pareti. I colatoi in realtà sono due, noi scenderemo il destro orografico, il sinistro, per quanto più aggettante, scarica troppo, ed il rischio di essere colpiti da qualche sasso è troppo alto. Il nostro è molto più pulito e la roccia apparentemente più compatta. Durante la discesa sarà comunque necessaria qualche operazione di disgaggio, di sassi ed anche di un albero spezzato in bilico sulla parte strapiombante.

Danilo ed io ci siamo accordati sulla modalità di discesa: scenderemo in tecnica speleo fino a quando non sarà possibile valutare visivamente la base della cascata. A quel punto proseguiremo in tecnica torrentistica, in corda singola con nodo a contrasto e cordino di recupero. Successivamente torneremo a recuperare la corda fissa.

Inizio a scendere frazionando la 100 metri su due alberi, fino a raggiungere il ciglio della parte strapiombante, la corda è comunque finita. Lì piazzo due fix, togliamo l’albero di traverso (Danilo ha una forza incredibile), e proseguiamo con la 100 in singola giuntata con nodo a contrasto con una 100 di servizio. Ma non è sufficiente: atterriamo su di una selva pensile, da attraversare con la corda in doppia per una calata di altri 30 metri, che ci fa atterrare sull’ansa dell’Orta.

Ammiriamo l’ambiente veramente selvaggio: siamo circondati dalle pareti del canyon, e camminiamo nell’acqua che forma laghetti dove si riverbera la luce circostante. È un momento idilliaco, e la frescura ci ripaga del caldo sofferto in parete, esposta a sud, e riscaldata dal sole fin dalle prime luci del mattino. Percorriamo il torrente fino al ponte (che per la cronaca è il ponte più alto del centro Italia), da lì si stacca un sentiero che guadagna la parete. È fatta, portiamo a casa una nuova apertura sulla Majella!

               

(Prima discesa effettuata il 26/06/2020 da parte di Andrea Pucci e Danilo Blanda)

       

Quota di accesso 528m
Quota d’uscita 338m

Scheda d’armo

30m su albero
30m su albero sx (intercetta traccia da sx)
40m su albero sx
100m due fix dx (frazionabile a -70m, ma il recupero della doppia è meno agevole)
30m su albero sx

Traccia GPX di avvicinamento

Waypoint di uscita 42.182738, 13.962171

Punto di abbandono del greto dell’Orta per prendere il sentiero sulla dx idrografica che sale fino al ponte (al bivio a sinistra al waypoint 42.183486 13.962656)

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