L'ultimo granello della sua clessidra cadrà forse mercoledì sera, nell'immediato post-partita di Champions contro il Marsiglia. Nel frattempo, però, Claudio Ranieri trova un inatteso alleato. A schierarsi dalla parte del tecnico dell'Inter è, infatti, José Mourinho: "Voglio un gran bene all'Inter, al Chelsea e ai loro tifosi - ha detto -, però preferisco che appoggino le loro squadre e i loro allenatori piuttosto che invocare il mio nome".
La parola chiave è "tempo". Tempo che sta per scadere se dovesse andare male anche a Marsiglia, ma anche tempo, anzi, tempi troppo stretti per un cambio in corsa immediato. Tempo che non c'è più, come ricordato Mourinho ("Io non sono più all'Inter", ha detto), ma anche giorni e mesi che mancano a giugno, il tempo, appunto, di una nuova rifondazione che comincerà dall'allenatore. Claudio Ranieri resta aggrappato alle ore manco fosse un "dead man walking" e prova a prendere per vera la fiducia della società . A tempo anche questa, ovviamente. Il suo domani è una clessidra che si consuma e va di pari passo alla lista dei candidati alla corona nerazzurra: da Figo e Baresi, ovvero la soluzione interna meno traumatica possibile, a Walter Zenga, fedelissimo interista sempre troppo trascurato dalle parti di Corso Vittorio Emanuele, fino ai pezzi grossi, che sono poi Pep Guardiola e Fabio Capello, gli uomini che Massimo Moratti insegue da anni.Dichiarazioni d'amore, passato nerazzurro completamente dimenticato e ventinove minuti per spazzare via gli ultimi dubbi dei suoi nuovi tifosi. L'uomo del giorno è Sulley Muntari, centrocampista ghanese che il Milan ha prelevato in prestito dall'Inter risolvendo l'emergenza a centrocampo e consegnando al tifo rossonero un ulteriore spunto per infierire sull'altra sponda del Naviglio a suon di sfottò. Un 'regalo' di Moratti che va a rimpinguare una lunga serie di giocatori che hanno fatto la felicità economica e sportiva di Galliani e soci.
"Sono nel club più forte e importante del mondo, sono venuto al Milan perché voglio vincere e coronare il mio sogno". Si era presentato così Sulley Muntari a Milanello. Nessun accenno al passato, l'esperienza all'Inter mai toccata e sguardo fisso al presente con la speranza che diventi futuro. Una corsa contro lo scetticismo generale che ha subìto un'impennata al Manuzzi di Cesena. Gol sfiorato dopo pochi minuti e rete del vantaggio poco prima della mezz'ora. Centro! E via con gli sfottò milanisti per l'ennesimo regalo della dirigenza nerazzurra ai cugini rossoneri. Una lista che parte da lontano, con Seedorf e Simic, bidoni all'Inter e campioni d'Europa nel 2003 da protagonisti a Manchester con la maglia del Milan. Tanto quanto Pirlo che cambiando sponda del Naviglio è diventato quello che oggi tutti ammiriamo. Un cruccio per l'Inter che qualche pacco lo ha pure rifilato ai cugini ma che, numeri alla mano, dagli scambi in famiglia ci ha quasi sempre rimesso. Coco, Brncic, Helveg o Guly solo per dirne alcuni non hanno lasciato traccia alla Pinetina, tanto che per un po' Moratti si era ripromesso di non fare più affari con Galliani. Fino a Muntari appunto, voluto fortemente da Allegri (che però non lo ha messo in lista Champions) e pezza ideale per fermare l'emorragia da infortuni che ha colpito la mediana rossonera.
All'Inter sta girando tutto storto e la rete di Muntari all'esordio con la maglia del Milan poche ore dopo la debacle interna contro il Bologna ha solo dato un giro di vite a degli sfottò che già erano nell'aria. "Nemmeno questa ci è andata bene" avranno pensato i tifosi nerazzurri, "ci manca solo che Coutinho diventi Pallone d'Oro all'Espanyol". Sarcasmo misto a rassegnazione insomma. Ma nemmeno al Milan, pensandoci bene, possono alzare troppo a lungo la cresta. In fondo anche i rossoneri quest'anno hanno regalato Andrea Pirlo all'armata di Conte. L'uomo chiave per il gioco bianconero, l'arma decisiva nella sfida a distanza con la Juventus. Insomma, scagli la pietra chi è senza peccato.
]]>Mazzarri tiene alta la guardia alla vigilia della gara di Champions col Chelsea: "Sento dire che siamo favoriti. Se lo pensiamo davvero ci troveremo in difficoltà . E' motivo di orgoglio sentir dire certe cose ma siamo consapevoli che ci saranno tante insidie - ha detto il tecnico del Napoli - Non conta che il Chelsea non stia andando benissimo in campionato. La pressione c'è ma sono fiducioso. Dobbiamo dare il massimo e alla fine tireremo le somme".
L'avventura di Milos Krasic alla Juventus sembra ormai giunta ai titoli di coda. Secondo il quotidiano russo Sport Express, il centrocampista serbo si trasferirà in prestito allo Zenit fino al termine della stagione. "E' un buon calciatore e conosce già il campionato russo: se ne può parlare", ha dichiarato Luciano Spalletti, allenatore del club di San Pietroburgo che mercoledì ha battuto il Benfica per 3-2 nell'andata degli ottavi di Champions.
Krasic, da tempo, non rientra più nei piani di Antonio Conte che ormai non lo porta nemmeno più in panchina. Non è detto, però, che la Juventus sia disposta a lasciar partire il giocatore con la formula del prestito anche se in Russia sono certi che l'affare sia stato già definito e che il trasferimento sia ormai imminente. "E' un ottimo giocatore - ha detto di lui, mercoledì, l'a.d. Marotta -. Forse non si sposa tanto bene con quelle che sono le indicazioni tattiche di Conte, ma questo non significa che sia un giocatore dalle prestazioni insufficienti. Se non viene convocato, è perché il gruppo è quasi tutto a disposizione perciò alcuni giocatori vengono un po' penalizzati. Krasic in questo momento non è convocato e assieme valuteremo cosa fare".Sembra ormai deciso il futuro di Maurizio Isla. Il centrocampista dell'Udinese (fuori per un lungo infortunio) lascerà i bianconeri a fine stagione e si accaserà con l'Inter. Ed è lo stesso giocatore a confermare le voci di un addio: "Ne avevo già parlato con Gino Pozzo e lui aveva deciso di lasciarmi partire a giugno - dice a La Tercera -. L'ideale sarebbe stato lasciare l'Udinese dopo aver fatto un campionato perfetto".
Il cileno, operato a Roma a Villa Stuart dal
professor Mariani al crociato del ginocchio destro, sarà disponibile non
prima di agosto e questo potrebbe favorire i contatti tra le due
società .
Da tempo, infatti, i nerazzurri sono sul giocatore per dare una sterzata giovane al centrocampo. Da parte su Isla ha
voluto ribadire non solo la stima per la società , ma anche che forse è
arrivato il momento per fare il salto di qualità in una squadra di
livello internazionale com'è l'Inter. Per questo non è
affatto afflitto per l'infortunio subito: "Credo paradossalmente che sia
un bene che mi sia capitato questo infortunio a 23 anni e non più in lÃ
nella carriera". Sul giocatore cileno non c'è comunque solo l'Inter.
Isla piace anche in Inghilterra anche se i contatti più avviati sono quelli con l'Inter che da tempo ha più di un'opzione.
]]>Niente Fabio Capello alla guida dell'Anzhi: il nuovo allenatore del club di Makhachkala è Guus Hiddink. Il tecnico olandese ha sottoscritto un contratto di 18 mesi con la società del Daghestan. Guadagnerà 10 milioni netti l'anno. Hiddink si trova già a Belek, in Turchia, dove l'Anzhi sta preparando i playoff del campionato russo. L'ex manager del Chelsea prende il posto del dimissionario Krasnozhan e ricoprirà anche l'incarico di vice-presidente.
Capello, in pole position fino a pochi giorni fa, ha tentennato per non avere problemi con la Football Association, che in queste ore sta transando il suo contratto in scadenza in estate. I russi, quindi, si sono tuffati sull'ex ct della Turchia, che lo scorso novembre ha fallito l'assalto all'Europeo. E' stato lo stesso Hiddink ad occuparsi in prima persona dei dettagli della trattativa.
L'ultima esperienza di Guus sulla panchina di un club risale al 2009, quando fu chiamato da Abramovich alla guida dei Blues (dopo la cacciata di Scolari). Lo stesso Chelsea avrebbe ripensato a lui per rimpiazzare Villas Boas dopo una prima parte di stagione disastrosa. Adesso, però, la conclusione della storia è delineata: Capello rimane sul mercato, allettato dai soliti appetiti (Inter). Hiddink va in Russia, dove cercherà di costruire assieme a Eto'o e Roberto Carlos una squadra capace di competere in poco tempo ai massimi livelli europei.
]]>Il volto più credibile per la panchina dellâInter del futuro è quello di Laurent Blanc, persona stimatissima da Massimo Moratti, ex giocatore dellâInter ai tempi di Lippi, leader in campo prima di diventare ottimo allenatore prima nel Bordeaux e poi nella nazionale francese. Alla fine di questa stagione sarà libero, ha comunicato alla Federazione francese che non rinnoverà il contratto dopo gli Europei. Lâopinione pubblica francese ha la certezza assoluta che Blanc sarà sulla panchina di una grande squadra europea, facile lâequazione che porta al risultato Inter. La suggestione italiana è Mazzarri.
In questo momento non ci sono segnali di rottura imminente con De Laurentiis,
ma il tecnico di San Vincenzo scalpita, si sente pronto per una nuova
grande avventura e in passato ha confessato a qualche amico che la
scommessa della rifondazione dellâInter potrebbe anche intrigarlo.
Qualcuno ha fatto e fa credere a Moratti di poter convincere Guardiola,
ma il catalano per poter insegnare il suo calcio avrebbe bisogno di
tantissimo tempo, difficile prevedere una rifondazione veloce. Restano
la altre idee, Capello ha la controindicazione del mercato pesante che richiede sempre, Hiddink sembra più tentato dalle prospettive russe che ha davanti a sé subito o tra un poâ, Bielsa aveva detto no un anno fa per accettare lâAthletic Bilbao e difficilmente potrebbe tornare a essere un obiettivo.
La notizia è ufficiale: il premier Mario Monti ha detto no a un appoggio alla candidatura per i Giochi di Roma 2020. Troppi i rischi economici: "Il governo non ritiene che sarebbe responsabile nelle attuali condizioni dell'Italia assumere un impegno di garanzia", ha detto.  La lettera con le garanzie richieste dal Cio avrebbe dovuto essere presentata entro mercoledì 15 febbraio. Restano quindi in corsa ufficialmente Doha, Istanbul, Madrid e Tokyo.
"Siamo arrivati alla conclusione unanime che il governo non ritiene
che sarebbe responsabile nelle attuali condizioni dell'Italia assumere
un impegno di garanzia - ha detto Monti nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi
- Abbiamo esaminato il progetto con grande attenzione, sia nelle sue
parti generali sia nella molto approfondita analisi economica che lo ha
accompagnato. Desideriamo esprimere grande condivisione delle linee di
questo progetto e abbiamo veramente ammirato in Consiglio dei Ministri i
vari motivi di interesse di questo progetto. L'Italia può e deve avere
mete ambiziose - ha aggiunto il premier - Il nostro Governo è
concentrato anche sulla crescita, non solo sul rigore, ma in questo
momento non pensiamo che sarebbe coerente impegnare l'Italia in questo
tipo di garanzia che potrebbe mettere a rischio denari dei
contribuenti". "E' stata una decisione molto sofferta, ma abbiamo
approvato tutti la decisione che ci è stata delineata dal nostro
presidente", ha dichiarato il ministro degli Affari Regionali e dello
Sport Piero Gnudi.
"Monti ci ha detto no", ha detto il presidente del Coni Gianni Petrucci
esprimendo tutta la sua amarezza per il mancato appoggio del governo
alla candidatura di Roma 2020. "Lo sport italiano sarà sempre uno
sport importante però la ferita rimane - ha dichiarato nel corso di una
conferenza stampa al Salone d'Onore del Coni -Â Era un progetto con conti
ben fatti, rimane un sogno che è svanvito, rimane una candidatura
credibile. Non abbiamo fatto nulla di strano e di diverso da quello che
il governo ci aveva chiesto. Era un tema perfetto ma il voto non è stato degno, è questo il dispiacere dello sport italiano".Â
Mario Pescante, presidente del comitato promotore di Roma 2020: "C'è tanta amarezza per una grandissima occasione persa. Il progetto era serio anche da un punto di vista economico ma è stata una decisione molto ponderata che dobbiamo accettare. Il nostro progetto per Roma 2020 era molto serio ma il governo è stato irremovibile sui conti. Peccato era un'occasione unica anche per dire ai giovani che abbiamo ambizioni importanti - ha detto ancora - Per un'eventuale candidatura per il 2024 bisognerà tenere conto anche dell'Africa, inoltre se nel 2020 i Giochi non dovessero essere assegnati all'Europa, nel 2024 Parigi tornerà in corsa per il centenario. Questo vuol dire che per dieci anni non si parlerà più di Giochi olimpici in Italia".Â
Si sarebbe invece detto a favore di Roma 2020 l'ex premier Silvio Berlusconi. "Sono una grande occasione di sviluppo che il Paese perde. Ed è un peccato pensare che possano essere state bocciate perché il governo ritiene che si tratti viceversa di un costo che l'Italia non può permettersi. Con me ancora alla guida dell'esecutivo la decisione sarebbe stata di appoggio alla candidatura di Roma 2020", sono state le sue parole riportate da chi avrebbe avuto modo di parlargli.
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