LA RIPARTIZIONE dei rischi delle operazioni varate ieri dalla Bce, infatti, è la miglior prova che non è ancor tempo di solidarietà tra gli Stati dell’Eurozona. È finita così: solo il 20% dei rischi ricadrà sulla Bce e, quindi, sarà condiviso dai paesi membri. L’80% ricadrà invece sulle banche centrali nazionali. Tecnicamente, notano operatori e analisti, la ripartizione dei rischi non dovrebbe avere alcun impatto sull’efficacia delle misure di stimolo. Politicamente, invece, la dice lunga sul fatto che la guerra tra colombe (che incassano il quantitative easing) e falchi (fermi oppositori della condivisione dei rischi tra tutti i Paesi) non è finita. L’Europa non si è fatta e Draghi ha sparato tutti i colpi a disposizione. E la solidarietà rimane lettera morta sui trattati. Ora tocca alla politica.
Pubblicato su Qn venerdì 23 gennaio 2015
]]>GHIOTTONERIE per numerologi e qabbalisti: l’emendamento di Gotor è stato respinto dall’assemblea del Pd. Con Renzi si sono schierati in 71, 1 si è astenuto e i 29 firmatari del documento non hanno partecipato al voto. Sommando 71, 1 e 29 il risultato dà 101. Coincidenze, ovvio. Centouno è numero palindromo: lo si può leggere da sinistra a destra o da destra a sinistra, il che, in tempi di patti del Nazareno, ha un certo fascino. A leggere le cifre in inglese suona come One O One traducibile come sfida Uno a Uno. Centouno è anche un ‘numero primo’ (divisibile solo per 1 e per se stesso) ed è la somma di cinque ‘numeri primi’ consecutivi: 13, 17, 19, 23 e 29. Quest’anno eleggiamo un presidente per la tredicesima volta (contando due Napolitano), 17 è il giorno in cui Cofferati ha strappato la tessera Pd, 23 furono gli scrutini che si resero necessari per portare Leone al Colle e 29 è il giorno di gennaio nel quale si comincia a votare per il Quirinale. E il 19? Una risata, secondo la smorfia napoletana. Quale miglior metro del fatto che le coincidenze, in fondo, basta cercarle? Come gli equilibri in politica. Un aiuto, poi, lo può dare il computer a patto di sapere che l’informatica si basa sui codici binari, cioè su sequenze infinite di 1 e di 0. E qui il gioco si fa davvero duro: il 101 nel sistema binario corrisponde, infatti, all’usuale cifra 5 del sistema decimale. Il 5 è un numero da sempre speciale, cambino i tempi e i popoli, e con un carico simbolico tale da poter moltiplicare il gioco del Quirinale all’infinito non solo perché 5 sono le stelle di Grillo: se, per esempio, si moltiplica 101 per 5 si ottiene 505 che corrisponde alla maggioranza assoluta dei voti necessari a eleggere il presidente della Repubblica dalla quarta votazione. Mica è un caso la politica. Basta consultare banalmente Wikipedia per trovare altre conferme se si vuole prendere per buono, per esempio, che al chilometro 101 (ancora lui) della strada tra il Cairo e Suez passava il confine tra Egitto e Israele al termine della Guerra del Kippur. E che in quel luogo fu siglato l’armistizio tra avversari storici. Il che dimostra, numeri alla mano, che Renzi e Berlusconi riusciranno a trovare un’intesa su legge elettorale e Capo dello Stato e il patto del Nazareno 2.0 continuerà a caratterizzare la legislatura. Fino al prossimo lancio di dadi.
Pubblicato su Qn mercoledì 22 gennaio 2015
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GLI ESAMI di novembre sulla manovra sono stati spostati a marzo, non superati. L’allentamento dei vincoli del fiscal compact concede al governo spazi di manovra maggiori e fino a poco tempo fa impensabili, ma Renzi, per poterli utilizzare, dovrà riuscire a completare le riforme già incardinate: dal lavoro alla giustizia, dalla semplificazione amministrativa e fiscale all’uscita dal bicameralismo. Riforme che hanno bisogno di una maggioranza iper sensibile agli equilibri che andranno a formarsi per eleggere il nuovo capo dello Stato. Queste e non altre sono le carte servite da Bruxelles ed è la stessa mano di sempre, senza sconti per i bari ma neppure per faciloni, sprovveduti e Paesi obbligati a correre con gambe legate dai lacci interni della poca crescita e dell’alto debito e dai lacci esterni dei trattati sottoscritti. Questi ultimi oggi resi meno stringenti dal deteriorarsi del quadro economico europeo, e dalle azioni della Bce, più che da incisive svolte politiche. Quanto a crescita e debito, invece, se sulla ripresa del Pil non mancano i segnali positivi e sono alte le aspettative sugli effetti del Jobs Act, non si può dire altrettanto per un debito pubblico che ha ricominciato a crescere e ha toccato, dati di ieri di Bankitalia, i 2.160,1 miliardi di euro, 2,6 miliardi in più da ottobre e poco al di sotto del record assoluto di 2.168 miliardi toccato a giugno.
Pubblicato su Qn mercoledì 15 gennaio 2015
]]>COME curare una convalescenza da indigestione non con un ricostituente, ma abbondando in Currywurst e Berliner Kalbsleber: wurstel piccanti e fegato di vitello con cipolle e mele rosolati nel burro e distese su purè di patate. Buone per certi palati, indubbiamente pesanti. Messa così la poco velata minaccia di Juncker rischia di avere un solo fondo di verità: fare ingoiare alla terza economia dell’Eurozona, l’Italia, l’ennesimo piatto di rigore avrebbe come conseguenza spiacevole di portare acqua al mulino dell’euroscetticismo non a torto dilagante. Bacchettare a oltranza la Francia potrebbe avere conseguenze ancora più spiacevoli funzionando l’Ue a due pistoni, quello tedesco e quello francese, dentro a un motore da tempo batte in testa, grippa, va in panne.
TUTTO questo, insieme al fuoco greco che sta tornando a bruciare il vecchio Continente, sta portando chi opera sui mercati a riprendere le misure alla febbre dell’euro sapendo che la moneta unica potrebbe sopravvivere ancora alla Grecia ma non a uno choc italiano o francese. Malattie quelle europee che nella cartella clinica dell’economia globale vanno ad aggravare, per esempio, le ischemie indotte dal crollo del prezzo del petrolio in paesi quali Russia e Venezuela. Conseguenze ben più spiacevoli delle minacce di Juncker.
Pubblicato su Qn di giovedì 11 dicembre 2014
]]>Pubblicato su Qn venerdì 5 settembre 2014
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