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          Quando un paese si martella le gonadi per compiacere chi gli ha venduto il martello----- GAS PER TAFFAZZI      Cache   Translate Page      


C’è chi martella chi se lo merita

Francia, specchio dei tempi e dello scontro di classe le cui nuove forme le cosiddette sinistre radicali non vogliono capire: quelle della guerra sociale, culturale e geopolitica dei popoli, pressochè tutti proletarizzati dal globalismo neoliberista, contro le élites. Lotta insurrezionale che presenta affinità stretta con quella del 1789, per la sovranità del popolo (lavoratore, operaio, contadino, intellettuale) contro la sovranità del sovrano e dei ceti alle sue fortune legati e dai suoi poteri beneficiati e che, ammaestrata dalla rivolte soprattutto contadine e dalle insubordinazioni dei barbari nel fine-impero, si accoppia al monopolio della forza. Sovranità e monopolio di cui i gruppi dell’accumulazione e della predazione, della menzogna e della cospirazione, sono tornati padroni, dopo che rivoluzioni e rafforzamento in varie forme della volontà, coscienza, conoscenza, forza, dei dominati se l’erano conquistata, o, quanto meno, l’avevano condivisa. Vedi, da noi, le costituzioni, dallo Statuto Albertino a quella antifascista del 1948. Vedi la cubana, quella di Thomas Sankara nel Burkina Faso e la venezuelana, la migliore in assoluto.



Lo strumento di corruzione psicologica impiegato dai gruppi di potere, oggi contestati in varie forme, è la criminalizzazione del termine sovranità, spesso deformato e, nelle intenzioni, vilipeso, in “sovranismo”. Poi si arriva alla separazione tra manifestanti buoni e cattivi, a volte sfruttando l’inserimento di provocatori di regime. Nel caso francese, tra i fermati non si sono trovati i famigerati Black Block, ma solo infermiere, camionisti, contadini e altra gente ridotta allo stremo dagli assiomi della globalizzazione. Di fronte hanno l’uomo di Goldman Sachs, cioè della cima della Piramide. Quello che avevamo noi, in sinergia con le mafie, con tutti i governi degli ultimi trent’anni, prima dell’attuale, non il migliore sognato, ma il meno peggio di tutti (almeno per la parte 5 Stelle). Come dice il collega Marco Cedolin, in Francia abbiamo un popolo di populisti antimondialisti contro il regime neoliberista; da noi siamo un passo avanti: abbiamo una canea euro-mediatica contro un governo populista. Ci siamo portati avanti col lavoro con il voto, anziché con la sollevazione di popolo. Quella era venuta prima, anche se più soft di quella dei fratelli francesi.


Souvranité, parolaccia o salvezza?
Il tema che affronto in questo articolo sta al cuore della questione. Per cui, senza se e senza ma, lunga vita ai Gilè Gialli e alla loro parola d’ordine: “Libertè, egalitè e souvranitè”.


Conoscendo qualche lingua, molti paesi europei, avendo vissuto in alcuni (Germania, Olanda, Regno Unito, Irlanda) credo di permettermi di valutare il sistema mediatico italiano il più sgarruppato dal punto di vista sociale, il più corrotto da conflitti d’interesse, e quello più degradato da coloro che ne condizionano la narrazione. Se ne ha dimostrazione quotidiana. Come vi spiegate che la quasi totalità della stampa-radio-televisione sosteneva con passione più o meno fervida i precedenti governi, quelli della tratta degli schiavi, dell’austerità, dei trattati capestro EU, della devastazione ambientale, del precariato, e oggi si abbatte con furia degna di miglior causa sull’attuale, che qualche latrato, o guaito, contro quei delitti lo emette? Come vi spiegate gli spazi chilometrici dati ai gabbiotti di lamiera, ai quattro mattoni in nero e alla piscina gonfiabile di papà Di Maio, non inquisito, e gli spazi ristretti come un golfino di pessima lana regalati a papà Renzi plurinquisito?

Come vi spiegate che su alcuni accadimenti, per loro natura meritevoli di dibattito e pluralismo di analisi, tipo il caso Giulio Regeni, la stessa, neanche più quasi, totalità esprima un giudizio uniforme e del tutto apodittico? Non è sintomatico che coloro che contro i pentastellati (e il finto nemico Salvini) mettono in campo pressioni, gazzettieri, minacce di obliterazione del paese, siano gli stessi che in questi termini affrontano ogni opposizione all’eurogangsterismo, compresa la rivolta dei Gilet Gialli il cui urlo è souvranité? Non vi dice nulla, a vantaggio e onore dei gialli nel Gialloverde, che l’apparato padronale italiano abbia fatto ricorso ad un’adunata, mai vista prima, di tutti i vertici a Torino, per attivare catapulte di ferro e fuoco sui 5Stelle e non solo per il Tav? E nella scia di questo gesto volutamente drammatico, l’ancor più drammatico grido di dolore dei più grossi cementific tori italiani, Condotte, CMC, Tecnis, Astaldi, Grandi Lavori e altri, che proprio nel momento della messa in discussione di appena una grande opera o due lamentano di trovarsi all’orlo del default e del rischio di decine di migliaia di licenziamenti. Puzza di ricatto, o no?

Treni e catorci di riserva



A fianco di questa locomotiva globale, che ha invertito la marcia di Guccini e si sta lanciando contro chiunque non le fornisca carbone, corre (si fa per dire) in analoga direzione un nostro trabiccolo locale. Succede che, con l’atomino dell’estrema “sinistra radicale” in costante bilico tra scissione dello stesso, ricomposizione, o epifania di una nuova, inedita, micro-unità da un lato e, dall’altro, una destra confindustriale, sedicente centrosinistra, da questo pulviscolo sorga il taumaturgo, il messia rosso da lunga pezza atteso.

Potrebbe chiamarsi Giggino o’ sindaco, oppure Robertino o’ presidente. Il primo amoreggiava con i 5 Stelle, ma s’è ricreduto. Il secondo è la mina vagante dentro i 5 Stelle, fa il presidente della Camera, ma anche il ministro degli Esteri quando rompe con l’Egitto, ma anche il catalizzatore di nano particelle. Un po’ Pizzarotti, un po’ forse Scilipoti. Ha ottenuto il master dalla cattedra “Come ti sposto i popoli” dei luminari Boldrini e Bonino. Si è laureato a pieni voti e lode con una tesi “Per un globalismo dalla faccia umana, fondato sul lancio del cuore verso il Global Compact Migrazioni e il guanto di sfida in faccia al presidente egiziano Al Sisi”.

Grida e sussurri

C’è stato in questi giorni un susseguirsi e un sovrapporsi frenetico di avvenimenti di grande portata per tutti, ma parzialmente oscurati da episodi come il totalmente inconsistente festino G20 a Buenos Aires, riuscito a rilegittimare uno psicopatico assassino seriale in dishdash con tanti pozzi di petrolio, o la captatio benevolentiae dei suoi militi nazisti e degli armaioli Usa che Poroshenko ha messo in atto nello stretto di Kerch. La Merkel, con il gasdotto North Stream, che sta per unire Russia e Germania attraverso il Baltico, è stata messa per l’ennesima volta sul banco degli imputati di filo-russismo. Per quanto la poveretta abbia sostenuto l’aggressività Usa e Nato mettendole a disposizione tutto il suo paese, ella cerca almeno di parare qualche ulteriore abbandono di elettori grazie a un’energia a basso costo. Che è quella del gas russo e non di quello liquefatto e da scisti statunitense che le imporrebbe altro che gli aumenti di Macron.


Poi, quatta quatta, come una talpa che fa capolino dalla tana, è sbucata la notizia dell’EastMed Pipeline, il gasdotto che dovrebbe collegare i giacimenti del Mediterraneo Orientale alla solita bistrattata Puglia, passando per Cipro e Grecia. Si affiancherebbe al TAP, quello dall’Azerbaijan amerikano al Salento, che già aveva compensato il blocco del South Stream, dalla Russia all’Italia e all’Europa centrale, blocco ordinato al cliente bulgaro. I quattro paesi coinvolti lo stavano negoziando in gran segreto da un paio d’anni, ma Israele, giorni fa, ha infranto il pissi pissi bau bau, annunciandolo all’universo mondo. Per Italia, Grecia e Cipro, l’EastMed, come già il TAP, è la classica mazzata di Taffazzi sulle parti molli, da non più indurirsi. 



Fornendo, secondo il costruttore IGI Poseidon, appena 10 miliardi di metricubi di gas, molto meno del meno costoso gas russo in arrivo da più vicino, il TAP è già una formidabile fregatura. Figuriamoci l’EastMed, che sarebbe il più lungo e profondo del mondo e, date queste caratteristiche, più il rischioso passaggio sui fondomare vulcanici tra Cipro e Grecia, sarebbe anche di gran lunga il più costoso, pur fornendo la stessa modesta quantità del TAP o STC. Ma, ovviamente, non sono i costi il problema. La questione è al cento per cento politica e, lì, dollari o euro non contano, anche perché escano dalle tasche dei Gilet Gialli e di tutti noi.

EastMed, i suoi padrini, le sue vittime

Da chi partono da questi meravigliosi progetti che promettono di fare dell’Italia, sismica soprattutto là dove passa la rete di tutti questi gasdotti, impianti di depressurazione, liquefazione, stoccaggi, per un gas che non ci serve ma che viene venduto all’estero dalle compagnie? Domanda oziosa: l’input è ovviamente degli Usa, il progetto è dell’UE e del suo “Connecting Europe Facility Program”. Ed è l’UE che ci mette gran parte dei soldi, nostri. Vuoi che non ci dia addosso sui deficit da impiegare per la pappa dei bambini di 5 milioni di poveri assoluti, anziché far fare soldi a Snam e Shell con la vendita del gas a Vienna e Amsterdam?

Si ciancia di monopolio russo del gas europeo, una specie di garrota sul cranio del continente. Non è vero. La Russia fornisce all’Europa tra il 30 e il 40% del suo fabbisogno. E lo fornisce ai prezzi più bassi di tutti gli altri fornitori. Ma i gas di Tap e EastMed daranno utili solo una volta che quello russo, e magari quello arabo, saranno ridotti ai minimi termini e le nostre tasse ai massimi. A proposito di solidarietà europea, della quale abbiamo già conosciuto i benefici nella distribuzione delle vittime della tratta, edificante il confronto tra la Germania che avrà il ricco gas a basso prezzo del North Stream, checché gli Usa si agitino, l’Italia quello costoso da lontano per il quale fungerà da inquinatissimo hub per i potenti del Nord. La Merkel ne gode quanto della cancellazione della Grecia dai registri d’Europa. Controllare l’energia, per parafrasare Kissinger che, umanamente, parlava di cibo, significa controllare gli altri. In ispecie, il Sud Europa. Merkel e Macron, cioè per l’UE “Italia delenda est”, finchè ci sono questi “cialtroni” a governarla.



Pensate che la vicenda EastMed finisca qui? Gli israeliani pescano da un gigantesco giacimento che si estende dalle coste libiche fino alla Turchia. Qualcosa pertiene alla Turchia, grazie alla sua occupazione di Cipro Nord (ricordate la nave ENI presa a schiaffi dai turchi?), qualcosa a Cipro, parecchia alla Palestina davanti a Gaza e la massima parte all’Egitto dove opera l’ENI. Ed ecco che vi si accende una lampadina quando tutte queste cose le mettete accanto al furibondo rilancio della campagna Regeni contro l’Egitto. E un assordante sbattere di sciabole alle porte della Russia. Un Egitto potenzialmente massimo concorrente di Israele e una Russia troppo pacifica, ma resistente, con troppo buon gas a buon prezzo, ecco le pompe di carburante da abbattere.

Perché Giulio Regeni?

Riassumiamo. Giulio Regeni, dopo aver frequentato studi di intelligence negli Usa, si arruola alla Cambridge University e, intanto lavora per due anni per Oxford Analytica, multinazionale potentissima, 4000 dipendenti in tutto il mondo, specializzata in spionaggio, specie industriale, diretta da personaggi con tratti gangsteristici come John Negroponte, inventore degli Squadroni della Morte in Nicaragua e Iraq e altri grandi bonzi dello spionaggio. Arriva in Egitto con visto turistico per sviare dal suo ruolo di ricercatore in rapporto con l’Università Americana e alla ricerca di contatti con oppositori. Trova un sindacalista che ritiene di opposizione. Ma Mohamed Abdallah è un agente dei servizi e registra una conversazione del tutto compromettente. Abdallah gli chiede soldi per la moglie ammalata di cancro, per sondarne la solidarietà umana. Regeni rifiuta e gli promette invece 10mila dollari (da quale fonte?) in cambio di un non meglio precisato “progetto”. Subito dopo, il 25 gennaio 2016, il giovane ricercatore sparisce. Ne vien ritrovato la salma, con i segni della tortura lungo uno stradone, il 3 febbraio, lo stesso giorno in cui la ministra Guidi e una serie di industriali italiani si incontrano con il presidente Al Sisi per chiuder contratti miliardari, anche relativi ai giacimenti di idrocarburi. L’università di Cambridge si avvolge nella sua tunica e tace.



A chi è convenuta questa zeppa tra i piedi dell’Egitto, risollevatosi a furor di popolo dalla tirannia integralista dei terroristi Fratelli musulmani, e del suo partner privilegiato Italia? Uno Stato dai servizi segreti più temuti della regione araba si fa scoprire con le mani nel sacco non avendo saputo disfarsi di un ingombrante cadavere? O piuttosto dei mandanti, visto che il loro delegato è stato bruciato dal controspionaggio nemico, hanno rimediato il risultato della missione – demolire il nemico dei loro amici Fratelli Musulmani - gettandolo tra i piedi di Al Sisi, concorrente importuno sia per la Libia, con Haftar, amico dei russi, sia per il gas, con Israele. Via libera a EastMed, per la soddisfazione del taffazzismo italiota e delle quinte colonne tipo "manifesto".


Fico, fatti una domanda e datti una risposta

Roberto Fico, che hai deciso per lo Stato italiano di rompere i rapporti tra la Camera dei Deputati italiana e quella egiziana, costringendo a rincorrerti il vero ministro degli Esteri, Moavero Milanesi, non vuoi farti una domanda e darti una risposta? Ci sono sul tavolo almeno due ipotesi, una però più fondata dell’altra. Allora, un minimo di cautela, prima di tagliare ad Al Sisi il filo delle Moire no? La tratta dei migranti che si va ad organizzare globalmente a Marrakesh con il Global Compact e la menomazione dei diritti e interessi italiani con il gioco del gas, imposto dai vampiri, tra chi è vicino e ci costa poco e chi è lontano e ci costa un botto, sono un giusto prezzo per remare contro un movimento che difende la nostra sovranità?

Quanto alla decisione della Procura di Roma di inquisire funzionari dello Stato egiziano e di pretendere un processo “entro sei mesi”, sulla base esclusivamente di illazioni scaturite da una campagna di stampa forsennata, con in testa “il manifesto”, beh, si chiama colonialismo. E quando si tratta di quella Procura, il pensiero corre a Virginia Raggi. E alla sentenza che “Mafiacapitale” non è mafia.

          Opinión Invitada / Opinión Invitada / Nuevo Gobierno y el Estado Social      Cache   Translate Page      
En tiempos de recelo en los que los Gobiernos que encabezan una marcada agenda social son acusados de populistas, autoritarios y paternalistas, hay quienes auguran que México de la mano de Andrés Manuel López Obrador se aproxima a convertirse en la próxima Venezuela, Cuba o Nicaragua. Si...
          AMERICA/NICARAGUA - I Vescovi: “Dio è stato negato, le lacrime del popolo sono le lacrime di Dio, il dialogo è l’unica via di uscita”      Cache   Translate Page      
Managua - "Le lacrime del nostro popolo sono le lacrime di Dio. Lui cammina con noi in mezzo al dolore e condivide la nostra sofferenza”: è la certezza espressa dalla Conferenza Episcopale del Nicaragua nel messaggio di Avvento, pervenuto all’Agenzia Fides. "Nella morte, nella scomparsa di qualsiasi essere umano, nella detenzione, nell'ingiusta prigionia, nell'esilio forzato delle famiglie, nella manipolazione della coscienza, soprattutto attraverso alcuni media e reti sociali che spesso promuovono false notizie e nella divisione del popolo, Dio stesso è stato negato" scrivono i Vescovi. In questo panorama la Chiesa continua comunque ad avere fiducia nel Signore, in quanto “Dio ha l’ultima parola sulla vita e la storia dei popoli e anche sulla nostra patria”.
I Vescovi quindi mettono in risalto tre considerazioni: i gesti di solidarietà, di amore e di perdono sono la chiave per affrontare la violenza che genera solo circuiti di morte; la situazione attuale ha messo allo scoperto la realtà della nazione; “il dialogo, come via di uscita pacifica, continua ad essere necessario”.
Tutti i nicaraguensi sono stati colpiti dalla crisi sociale, e “questa triste realtà ci permette di rompere il velo dell'indifferenza per assumerci la responsabilità che ci spetta come figli di questa nazione. Nessuno resti inoperoso davanti al dolore di coloro che, pur essendo avversari, non smettono di essere fratelli". In mezzo all’ingiustizia – proseguono -, i nostri occhi devono rimanere fissi su Gesù Cristo. “La ricerca di soluzioni pacifiche per la situazione nicaraguense deve passare per un’autentica conversione a Lui. E’ un’ora decisiva per chi professa la fede cristiana, Siamo chiamati a rompere con gli egoismi personali per vivere come il Maestro”.
Il testo prosegue ricordando che, secondo gli insegnamenti della Chiesa, “la pace è un dono di Dio che dobbiamo chiedere insistentemente”, però è anche un impegno da assumere con coraggio. I nicaraguensi già soffrono nella loro carne le sofferenze della lotta fratricida, che ha aperto ferite che non sono state curate e che producono odio e violenza. Per questo i Vescovi esortano "a non lasciarsi sedurre da soluzioni immediate” perché il nuovo Nicaragua ha bisogno di “leader non violenti che raggiungano, con l’aiuto di Dio, traguardi di libertà e di giustizia”.
Dal momento che lo scopo fondamentale della Chiesa è la gloria di Dio attraverso la salvezza integrale dell’essere umano, i Vescovi ritengono loro dovere proporre, alla luce della dottrina sociale, alcune linee direttive alla ricerca di percorsi alternativi.
In primo luogo “Oggi più che mai dobbiamo tornare alle nostre radici nicaraguensi e soprattutto alle radici cristiane… di fronte alle campagne di discredito e disonore di esponenti della Chiesa, dobbiamo rispondere con maggiore preghiera, penitenza e testimonianza di vita". Quindi ricordano che i nicaraguensi sono noti per il loro spirito di solidarietà e di ospitalità, e in questi momenti è necessario esercitare le opere di misericordia.
Il Nicaragua migliore a cui tutti aneliamo deve cercare il bene comune, la giustizia e la pace, e mai gli interessi economici o politici di pochi: questa ottica darà uno scossone alla situazione e consentirà di unire le forze di tutti i figli del Nicaragua, senza esclusioni.
La situazione attuale ha radici profonde nel peccato strutturale o sociale, per questo i Vescovi chiamano “tutti alla conversione”.
Il mondo attuale ha bisogno della testimonianza di profeti disarmati. In questa prospettiva sottolineano che “il dialogo deve essere orientato ad aprire nuove prospettive” e questo richiede “coraggio, audacia, rispetto per l’altro e soprattutto un grande amore per la patria”. “Pertanto un buon politico è colui che, tenendo in considerazione gli interessi di tutti, cerca l’opportunità di dialogare con spirito aperto. Un buon politico sceglie sempre di generare processi più che di occupare spazi”.
Infine i Vescovi riconoscono che nel dialogo con lo Stato e con la società, “la Chiesa non ha soluzioni per tutte le situazioni particolari. Però, insieme con le diverse forze sociali, noi Vescovi siamo disposti ad accompagnare le proposte che meglio rispondono alla dignità della persona umana e al bene comune. Con il dialogo c’è futuro, senza il dialogo ogni sforzo è destinato a fallire. Affermiamo convinti che il dialogo è la via di uscita pacifica a questa crisi socio-politica”.

          New U.S. Sanctions Regime Targeting Nicaragua      Cache   Translate Page      
• On November 27, 2018, the Trump administration issued an executive order establishing a new sanctions regime against Nicaragua. • This occurs as the Trump Administration has articulated an approach to Latin America in which it has grouped...
By: Akin Gump Strauss Hauer & Feld LLP
          US announces new Nicaragua sanctions      Cache   Translate Page      
On November 27, 2018, President Donald Trump issued Executive Order 13851 (EO 13851), creating a new US sanctions authority targeting the government of Nicaragua and individuals and entities engaged in Nicaragua in human rights abuses, threatening...
By: Dentons
          United States Issues Nicaragua Sanctions and Designates Two Senior Government Officials      Cache   Translate Page      
On November 27, 2018, President Donald Trump signed an Executive Order (EO) entitled "Blocking Property of Certain Persons Contributing to the Situation in Nicaragua."1 The EO authorizes the imposition of blocking sanctions on any individual or...
By: White & Case LLP
          Pioneering pattern recognition      Cache   Translate Page      

Dec. 4, 2018 

University Distinguished Professor Anil Jain named Fellow by The World Academy of Sciences 

Anil Jain of Michigan State University has been named a Fellow of The World Academy of Sciences (TWAS) for a lifetime of perspectives and publications that have inspired students and researchers worldwide. He was one of 46 new fellows elected at the 28th TWAS general meeting in Trieste, Italy, Nov. 27-29.University Distinguished Professor Anil Jain has been named a Fellow of The World Academy of Sciences for inspiring students and researchers worldwide. 

A University Distinguished Professor of Computer Science and Engineering, Jain is being honored for his pioneering contributions to pattern recognition resulting in novel solutions for a rapidly evolving biometrics industry. 

TWAS was founded 35 years ago to increase representation by women and researchers from the world's science- and technology-lagging countries. Jain said it is not typical to have a person from a developed nation be elected a fellow by the worldwide organization. 

Jain was nominated for the honor by Tieniu Tan of the Chinese Academy of Sciences (CAS), where he is a professor of computer vision and pattern recognition, CAS deputy secretary-general and director general of the CAS Bureau of International Cooperation. 

Tan called Jain an internationally renowned scholar and educator. “For the past 40 years, he has actively promoted the research topics of pattern recognition, computer vision and biometrics in developing nations through lectures, exchange programs, technical assistance and student and postdoc training. 

“Very few people get elected every year from North America,” he added. “He most certainly deserves the recognition.” 

Co-nominator Sankar Pal, distinguished scientist and former director of the Indian Statistical Institute in Kolkata, India, said Jain’s high quality pioneering research has had an enormous impact on statistical pattern recognition and computer vision. 

“It is evident from a Google scholar h-index of 179, with total citation 185,000,” Pal said. “His IEEE-PAMI publications have made him a role model scientist to many of us and to young researchers in machine learning. All these extra-ordinary achievements made his election to TWAS Foreign Fellowship successful. I am happy to be a part of this endeavor.”

Jain is known around the world for his expertise in biometric recognition, computer vision, and fingerprint-matching technology.

“It has been my honor to work on projects in countries including India, China, and Indonesia," Jain said. “I advised the world’s largest biometrics project, Aadhaar, in India that has enrolled more than 1 billion residents utilizing fingerprints and iris images for de-duplication in India’s social welfare system.” 

Jain also worked on a prototype fingerprint system to recognize infants and toddlers for vaccination tracking in Benin and India. The World Food Program is utilizing the prototype child ID system in field trials in Somalia in an effort to eliminate fraud in food distribution to children.

Anil Jain advised the world's largest biometrics project, Aadhaar, in India that has enrolled more than 1 billion residents utilizing fingerprints and iris images for India's medical system.

He holds one of 17 inaugural appointments to the U.S. Forensic Science Standards Board, a newly developed organization dedicated to identifying and fostering standards and guidelines for the nation’s forensic science community. 

Jain has previously served as a member of the Defense Science Board and the National Academies panels on Whither Biometrics and Improvised Explosive Devices. 

His list of honors is extensive. In 2016, he was elected to the United States National Academy of Engineering (among engineering’s highest honors) and as a Foreign Fellow of the Indian National Academy of Engineering. In 2015, he was named a fellow of the National Academy of Inventors for innovative discovery and technology, significant impact on society, and support and enhancement of innovation.

Jain is also a fellow of the Institute of Electrical & Electronics Engineers (IEEE); Association of Computing Machinery (ACM); American Association for the Advancement of Science (AAAS); International Society for Optics and Photonics Society (SPIE); and International Association of Pattern Recognition (IAPR).

He is a recipient of the Guggenheim Fellowship, Humboldt Research Award, Fulbright Scholarship, King-Sun Fu Prize, and W. Wallace McDowell Award. 

Jain is regularly invited to speak at national and internal forums, including the Third Annual ID4AFRICA Conference in Namibia in 2017; the 103rd Indian Science Congress, Information & Communication Science and Technology in India in 2016; the Royal Society meeting on United Kingdom forensics in London, 2015, and the keynote address at the Microsoft Computing in the 21st Century Conference in Beijing, 2014.

TWAS
TWAS is a global science academy based in Trieste, Italy. It was founded in 1983 by a distinguished group of scientists from the developing world who shared a belief that building strength in science and engineering could build the knowledge and skill to address the challenges of hunger, disease and poverty. 

The newest 46 fellows increase the academy's total to 1,267 Fellows from 104 countries – the most countries represented since TWAS’s creation. The academy elected its first fellows ever from Bolivia, the Lao People's Democratic Republic, Libya, Nicaragua, and Zambia. In addition, members were elected from Iraq, Sudan, Turkey, and Uzbekistan. Thirteen of the new fellows are women, who now account for 13 percent of the total membership.


          George H.W. Bush - The Death of a War Criminal      Cache   Translate Page      

How the Mainstream Media Turn Villains into Saints



It is sickening the way the press eulogise dead war criminals and US Presidents in particular.  I can remember the BBC gushing over Ronald Reagan when he died and making a tribute programme to the man who unleashed the Contras in Nicaragua and supported the death squads in El Salvador. Ronald Reagan was seen as a beacon of hope for democracy even whilst he did his best to impoverish the poorest Americans.  But this is how our opinion makers work.
George Bush was the man who headed the CIA, a criminal organisation which subverted democratically elected governments in Latin America and brought the regimes of Pinochet and Videla to power in Chile, replete with their torture chambers and mass disappearances.  Bush represented all that was most vile in American politics and the fact that the Clintons are gushing all over his memory should teach us that when it comes to US politics there is no essential difference between Republicans and Democrats.

George Bush was the son of Senator Prescott Bush, a businessman and banker who made much of his fortune trading with Nazi Germany even after war was declared.  But as one of America's leading families, almost akin to  royalty, he escaped prosecution for aiding the enemy at a time of war despite financing Fritz Thyssen one of the largest steel and coal barons who organised finance for Hitler.
People won't remember the shooting down of an Iranian civil airliner Flight 655 by the USS Vincennes of the US Navy. 290 people, including 66 children, were murdered. George H W Bush was not the kind quirky, friendly soul that is made out today.  George H.W. Bush in 1988 responded to the mass murder by saying: "I will never apologize for the United States of America. I don't care what the facts are." was his Trumpian response. 
The USS Vincennes
Below is an article by Mehdi Hassan on Bush’s legacy.

Tony Greenstein

December 1 2018, 4:38 p.m.

President George H.W. Bush addresses the nation from the Oval Office on Jan. 16, 1991, after U.S. forces began military action against Iraq, code-named Operation Desert Storm. Photo: Charles Tasnadi/AP
The tributes to former President George H.W. Bush, who died on Friday aged 94, have been pouring in from all sides of the political spectrum. He was a man “of the highest character,” said his eldest son and fellow former president, George W. Bush. “He loved America and served with character, class, and integrity,” tweeted former U.S. Attorney and #Resistance icon Preet Bharara. According to another former president, Barack Obama, Bush’s life was “a testament to the notion that public service is a noble, joyous calling. And he did tremendous good along the journey.” Apple boss Tim Cook said: “We have lost a great American.”

In the age of Donald Trump, it isn’t difficult for hagiographers of the late Bush Sr. to paint a picture of him as a great patriot and pragmatist; a president who governed with “class” and “integrity.” It is true that the former president refused to vote for Trump in 2016, calling him a “blowhard,” and that he eschewed the white nationalist, “alt-right,” conspiratorial politics that has come to define the modern Republican Party. He helped end the Cold War without, as Obama said, “firing a shot.” He spent his life serving his country — from the military to Congress to the United Nations to the CIA to the White House. And, by all accounts, he was also a beloved grandfather and great-grandfather to his 17 grandkids and eight great-grandkids.

Yes I know this was written for his son but it is equally applicable  to the father
Nevertheless, he was a public, not a private, figure — one of only 44 men to have ever served as president of the United States. We cannot, therefore, allow his actual record in office to be beautified in such a brazen way. “When a political leader dies, it is irresponsible in the extreme to demand that only praise be permitted but not criticisms,” as my colleague Glenn Greenwald has argued, because it leads to “false history and a propagandistic whitewashing of bad acts.” The inconvenient truth is that the presidency of George Herbert Walker Bush had far more in common with the recognizably belligerent, corrupt, and right-wing Republican figures who came after him — his son George W. and the current orange-faced incumbent — than much of the political and media classes might have you believe.
Consider:
He ran a racist election campaign. The name of Willie Horton should forever be associated with Bush’s 1988 presidential bid. Horton, who was serving a life sentence for murder in Massachusetts — where Bush’s Democratic opponent, Michael Dukakis, was governor —  had fled a weekend furlough program and raped a Maryland woman. A notorious television ad called “Weekend Passes,released by a political action committee with ties to the Bush campaign, made clear to viewers that Horton was black and his victim was white.
As Bush campaign director Lee Atwater bragged, “By the time we’re finished, they’re going to wonder whether Willie Horton is Dukakis’s running mate.” Bush himself was quick to dismissaccusations of racism as “absolutely ridiculous,” yet it was clear at the time — even to right-wing Republican operatives such as Roger Stone, now a close ally of Trump — that the ad had crossed a line. “You and George Bush will wear that to your grave,” Stone complained to Atwater. “It’s a racist ad. … You’re going to regret it.”
Stone was right about Atwater, who on his deathbed apologizedfor using Horton against Dukakis. But Bush never did.
He made a dishonest case for war. Thirteen years before George W. Bush liedabout weapons of mass destruction to justify his invasion and occupation of Iraq, his father made his own set of false claims to justify the aerial bombardment of that same country. The first Gulf War, as an investigation by journalist Joshua Keating concluded, “was sold on a mountain of war propaganda.”
For a start, Bush told the American public that Iraq had invaded Kuwait without provocation or warning.” What he omitted to mention was that the U.S. ambassador to Iraq, April Glaspie, had given an effective green light to Saddam Hussein, telling him in July 1990, a week before his invasion, “[W]e have no opinion on the Arab-Arab conflicts, like your border disagreement with Kuwait.”
Then there is the fabrication of intelligence. Bush deployed U.S. troops to the Gulf in August 1990 and claimed that he was doing so in order “to assist the Saudi Arabian Government in the defense of its homeland.” As Scott Peterson wrote in the Christian Science Monitor in 2002, “Citing top-secret satellite images, Pentagon officials estimated … that up to 250,000 Iraqi troops and 1,500 tanks stood on the border, threatening the key U.S. oil supplier.”
Yet when reporter Jean Heller of the St. Petersburg Times acquired her own commercial satellite images of the Saudi border, she found no signs of Iraqi forces; only an empty desert. “It was a pretty serious fib,” Heller told Peterson, adding: “That [Iraqi buildup] was the whole justification for Bush sending troops in there, and it just didn’t exist.”

President George H. W. Bush talks with Secretary of State James Baker III and Secretary of Defense Dick Cheney during a meeting of the cabinet in the White House on Jan. 17, 1991 to discuss the Persian Gulf War. Photo: Ron Edmonds/AP

He committed war crimes. Under Bush Sr., the U.S. dropped a whopping 88,500 tons of bombs on Iraq and Iraqi-occupied Kuwait, many of which resulted in horrific civilian casualties. In February 1991, for example, a U.S. airstrike on an air-raid shelter in the Amiriyah neighborhood of Baghdad killed at least 408 Iraqi civilians. According to Human Rights Watch, the Pentagon knew the Amiriyah facility had been used as a civil defense shelter during the Iran-Iraq war and yet had attacked without warning. It was, concluded HRW, “a serious violation of the laws of war.”

U.S. bombs also destroyedessential Iraqi civilian infrastructure — from electricity-generating and water-treatment facilities to food-processing plants and flour mills. This was no accident. As Barton Gellman of the Washington Post reportedin June 1991: “Some targets, especially late in the war, were bombed primarily to create postwar leverage over Iraq, not to influence the course of the conflict itself. Planners now say their intent was to destroy or damage valuable facilities that Baghdad could not repair without foreign assistance. … Because of these goals, damage to civilian structures and interests, invariably described by briefers during the war as ‘collateral’ and unintended, was sometimes neither.”
Got that? The Bush administration deliberately targeted civilian infrastructure for “leverage” over Saddam Hussein. How is this not terrorism? As a Harvard public health team concludedin June 1991, less than four months after the end of the war, the destruction of Iraqi infrastructure had resulted in acute malnutrition and “epidemic” levels of cholera and typhoid.
By January 1992, Beth Osborne Daponte, a demographer with the U.S. Census Bureau, was estimating that Bush’s Gulf War had caused the deaths of 158,000 Iraqis, including 13,000 immediate civilian deaths and 70,000 deaths from the damage done to electricity and sewage treatment plants. Daponte’s numbers contradicted the Bush administration’s, and she was threatened by her superiors with dismissal for releasing “false information. (Sound familiar?)
He refused to cooperate with a special counsel. The Iran-Contra affair, in which the United States traded missiles for Americans hostages in Iran, and used the proceeds of those arms sales to fund Contra rebels in Nicaragua, did much to undermine the presidency of Ronald Reagan. Yet his vice president’s involvement in that controversial affair has garnered far less attention. “The criminal investigation of Bush was regrettably incomplete,”wrote Special Counsel Lawrence Walsh, a former deputy attorney general in the Eisenhower administration, in his final report on the Iran-Contra affair in August 1993.
Why? Because Bush, who was “fully aware of the Iran arms sale,” according to the special counsel, failed to hand over a diary “containing contemporaneous notes relevant to Iran/contra” and refused to be interviewed in the later stages of the investigation. In the final days of his presidency, Bush even issued pardonsto six defendants in the Iran-Contra affair, including former Defense Secretary Caspar Weinberger — on the eve of Weinberger’s trial for perjury and obstruction of justice. “The Weinberger pardon,” Walsh pointedly noted, “marked the first time a president ever pardoned someone in whose trial he might have been called as a witness, because the president was knowledgeable of factual events underlying the case.” An angry Walsh accused Bush of “misconduct” and helping to complete “the Iran-contra cover-up.”
Sounds like a Trumpian case of obstruction of justice, doesn’t it?

 A U.S. marshal, left, looking for a suspect, shows a mug shot to a man found allegedly using drugs in a crackhouse, according to police, in Washington, D.C., on July 18, 1989. The police raid was part of President George H.W. Bush’s war on drugs. Photo: J. Scott Applewhite/AP
He escalated the racist war on drugs. In September 1989, in a televised address to the nation from the Oval Office, Bush held up a bag of crack cocaine, which he said had been “seized a few days ago in a park across the street from the White House . … It could easily have been heroin or PCP.”

Yet a Washington Post investigation later that month revealed that federal agents had “lured” the drug dealer to Lafayette Park so that they could make an “undercover crack buy in a park better known for its location across Pennsylvania Avenue from the White House than for illegal drug activity” (the dealer didn’t know where the White House was and even asked the agents for directions). Bush cynically used this prop — the bag of crack — to call for a $1.5 billion increase in spending on the drug war, declaiming: “We need more prisons, more jails, more courts, more prosecutors.
The result? “Millions of Americans were incarcerated, hundreds of billions of dollars wasted, and hundreds of thousands of human beings allowed to die of AIDS — all in the name of a ‘war on drugs’ that did nothing to reduce drug abuse,” pointed out Ethan Nadelmann, founder of the Drug Policy Alliance, in 2014. Bush, he argued, “put ideology and politics above science and health.” Today, even leading Republicans, such as Chris Christie and Rand Paul, agree that the war on drugs, ramped up by Bush during his four years in the White House, has been a dismal and racist failure.
He groped women. Since the start of the #MeToo movement, in late 2017, at least eight different womenhave come forward with claims that the former president groped them, in most cases while they were posing for photos with him. One of them, Roslyn Corrigan, told Time magazine that Bush had touched her inappropriately in 2003, when she was just 16. “I was a child,” she said. The former president was 79. Bush’s spokesperson offered this defenseof his boss in October 2017: “At age 93, President Bush has been confined to a wheelchair for roughly five years, so his arm falls on the lower waist of people with whom he takes pictures.” Yet, as Time noted, “Bush was standing upright in 2003 when he met Corrigan.”
Facts matter. The 41st president of the United States was not the last Republican moderate or a throwback to an imagined age of conservative decency and civility; he engaged in race baiting, obstruction of justice, and war crimes. He had much more in common with the two Republican presidents who came after him than his current crop of fans would like us to believe.

          New Records on FamilySearch from November 2018      Cache   Translate Page      
The following announcement was written by FamilySearch: FamilySearch expanded its free online archives in November 2018 with almost 90 million new indexed family history records and almost 300,000 digital images from around the world. New historical records were added from Benin, Chile, Costa Rica, The Dominican Republic, England, Germany, Honduras, Ireland, Lesotho, Liberia, Nicaragua, Peru, […]
          ¿Ya te buscaste en el diccionario de la diversidad sexual? - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

Una persona transgénero que se coronó como Miss España, Ángela Ponce, concursará en el certamen de Miss Universo, provocando gran revuelo entre la opinión pública, sufriendo mensajes de rechazo, pero también de respeto y admiración.

En Nicaragua el tema de las personas transgénero también está presente.

En el contexto de la crisis sociopolítica en Nicaragua, de las personas detenidas por participar en las protestas en contra del gobierno de Nicaragua, hay 5 trasnsgénero, según cifras de organismos locales de derechos humanos.

Ángela Ponce, Miss España, es la primer persona transgénero que participa en un concurso de Miss Universo.

Una de estas personas transgénero es Victoria Obando, líder entre la comunidad nicaragüense de la diversidad sexual, quien guarda prisión en el penal para hombres de Tipitapa, lugar donde sus familiares han denunciado que es víctima de discriminación y violencia.

Para la Organización de Estados Americanos (OEA), las personas lesbianas, gays, bisexuales, trans, intersex y queer (LGBTIQ) han estado históricamente sometidas a discriminación por su orientación sexual, identidad y expresión de género y diversidad corporal.

Pero ¿A quién se le considera una persona transgénero? Aquí te brindamos el ABC de los conceptos de la diversidad sexual, y para eso debemos empezar definiendo el concepto más primitivo de la sexualidad humana, en este caso el sexo biológico.

Sexo biológico: Hace referencia a aspectos físicos objetivamente visibles al ojo humano, en dependencia de si la persona nace hombre o mujer, y de ahí que podamos notar que el bebé tenga pene o vagina. A lo interno, el sexo biológico se refiere a la constitución de cromosomas y hormonas, propias de cada género humano.

Ahora toca definir Género: Es una construcción social y cultural binaria, comúnmente asociada al sexo biológico. Es lo que la sociedad espera en cuanto a los roles de varones y mujeres.

Aquí es donde cabe la definición de Heterosexualidad: Es la capacidad de una persona de sentir atracción física y/o erótica afectiva por personas del género opuesto al suyo. Hombres atraídos física y afectivamente por lo femenino y mujeres atraídas por lo masculino, así como la capacidad de mantener relaciones íntimas y sexuales entre hombres y mujeres.

Partiendo de eso, podemos empezar a hablar de Identidad de género: Es la vivencia del género tal y como cada persona la siente, por lo que puede corresponder o no con el sexo biológico.

Entonces llega el momento de hablar de Expresión de género: Se vincula a la forma en que mostramos nuestro género al mundo, a través de nuestro nombre, de cómo nos vestimos, nos comportamos, interactuamos, etcétera.

En este punto es cuando las personas se atreven, sea en secreto o de forma abierta, a definir su orientación sexual.

Orientación sexual: Está relacionada con las personas que nos atraen y con las que deseamos tener una relación de pareja o de forma ocasional. Las más comunes son gay, lesbiana, heterosexual y bisexual.

Un joven de la India con la bandera de la diversidad sexual, participa en una marcha para exigir el matrimonio igualitario en su país. AFP/ END

Aquí ya podemos ir notando algunas marcadas diferencias y es cuando la diversidad sale a flote.

Aunque usted no lo crea, entre tantas expresiones de la sexualidad, también existe la persona asexual.

Asexual: Se define como aquella que carece de interés sexual o que no siente atracción por las diferentes formas de la sexualidad, es decir que no posee una inclinación sexual. Una persona asexual no experimenta atracción sexual ni por hombres ni por mujeres.

Son personas que podrían acceder a tener relaciones sexuales por otros motivos (cuando quieren tener un hijo o para satisfacer a otra persona, por ejemplo).

Un ejemplo de persona asexual es Tim Gunn, de Estados Unidos. Un asesor de modas y conductor de televisión. Hace unos años confesó haber dejado su vida sexual a un lado.

Tim Gunn, de Estados Unidos, es un asesor de modas y conductor de televisión, que hace unos años confesó que era asexual.

Bisexualidad: Es la capacidad de una persona de sentir atracción erótica o afectiva, por personas del género opuesto al suyo y a la vez por personas de su mismo género, así como la capacidad de mantener relaciones íntimas y sexuales con ambos.

La actriz y cantante Lady Gaga, de Estados Unidos, ha expresado abiertamente que ha mantenido relaciones sexuales con hombres y también con mujeres. Incluso, confesó que su canción Póker Face trata de su atracción hacia las mujeres.

Lady Gaga se ha declarado abiertamente bisexual. AFP/ END

Gay: Es el hombre que se siente atraído erótica y afectivamente hacia otros hombres. Es una expresión alterativa a la palabra "homosexual".

El actor Jim Parsons, de la serie "The Big Bang Theory" se casó en mayo del 2017 con el diseñador gráfico Todd Spiewak, tras 14 años de vivir juntos.

Jim Parsons, la estrella de la serie "The Big Bang Theory" se casó en mayo del 2017 con el diseñador gráfico Todd Spiewak, tras 14 años de vivir juntos. AFP/ END

Lesbiana: Mujer que siente atracción sexual, física, emocional y sentimental, únicamente hacia las mujeres. El Lesbianismo es la homosexualidad femenina, es decir mujeres que experimentan amor romántico o atracción sexual  por otras mujeres. La palabra lesbiana procede de la isla de Lesbos, en Grecia.

Ellen DeGeneres, de Estados Unidos, actriz, comediante y presentadora de televisión, asumió su lesbianismo desde muy joven y tras varias relaciones con mujeres, en 2008 se casó con la actriz Portia de Rossi.

Ellen DeGeneres, de Estados Unidos, actriz, comediante, junto a su esposa, la actriz Portia de Rossi. AFP/ END

Trans: Son personas trans aquellas que renuncian al género como algo alineado con los genitales, el cuerpo o el rol social, ubicándose en el terreno de la diversidad sexual. Las dos acepciones más conocidas son mujeres trans y hombres trans, se refieren a quienes se asocian al género femenino o masculino contrario a su sexo biológico.

Una mujer trans nace hombre biológico y un hombre trans nace mujer biológica. Más popularmente se les conoce como mujeres atrapadas en cuerpos de hombres, o bien, hombres atrapados en cuerpos de mujeres.

Se usa la palabra trans porque estas personas a lo largo de su vida se enfrentan a difíciles procesos de “transición” o “transformación”, que van moldeando su carácter y personalidad transgénero. De lo trans surge la persona transgénero.

Transgénero: Las personas transgénero se sienten y se conciben a sí mismas como pertenecientes al género opuesto social y culturalmente que se asigna a su sexo de nacimiento y quienes, por lo general, no solo optan por una reasignación hormonal, sino que en ocasiones solicitan una intervención quirúrgica de sus órganos sexuales (internos y externos), para adecuar su apariencia física y corporalidad a su realidad psíquica, espiritual y social. Una vez realizado el cambio, se convierten en transexuales.

Angela Ponce, Miss España. La modelo española transexual representará a su país en el certamen Miss Universo, en diciembre de 2018. A los 16 años empezó a tratarse con hormonas y a los 24 se sometió a una cirugía de reconstrucción genital para obtener una vagina.

Caitlyn Jenner, de Estados Unidos, también es un transgénero. Antes fue conocido como Bruce Jenner, marido de Kris Kardashian y figura paterna del clan Kardashian-Jenner.

En 2015 reconoció que nunca se sintió cómodo siendo hombre. Aún se desconocen detalles si empezará con tratamiento hormonal o pasará a someterse a cirugías para una reconstrucción de vagina.

Caitlyn Jenner, de Estados Unidos. Antes fue conocido como Bruce Jenner, el patriarca del famoso clan Kardashian. AFP/ END

Intersexual: Son las personas que nacen con una combinación de características biológicas masculinas y femeninas, que incluye cromosomas o genitales, y por eso puede dificultar a los médicos la tarea de asignarle un sexo, ya sea masculino o femenino. También es conocido como hermafrodita.

Los especialistas recomiendan esperar a que las personas obtengan una madurez psíquica para después decidir con cuál género se sienten mejor.

Hanne Gaby Odiele, de Bélgica. La modelo belga nació con una variación intersexual conocida como Síndrome de Insensibilidad a los Andrógenos (SIA), en el cual una mujer tiene cromosomas XY, que típicamente son encontrados en los hombres. Fue sometida a dos cirugías, primero para extirpar los testículos internos y luego a una vaginoplastia (reconstrucción de vagina).

Hanne Gaby Odiele, de Bélgica. La modelo belga es intersexual. Ella nació con una variación conocida como Síndrome de Insensibilidad a los Andrógenos (SIA), en el cual una mujer tiene cromosomas XY, que típicamente son más comúnmente encontrados en los hombres. AFP/ END

Travesti: Las personas travestis, en términos generales, son aquellas que gustan presentarse de manera transitoria o duradera, con una apariencia opuesta a la del género que socialmente se le asigna a su sexo de nacimiento, mediante la utilización de prendas de vestir, actitudes y comportamientos.

Conchita Wurst, de Australia, ganó el concurso de Eurovisión en 2014 vestida de mujer y con barba. Se convirtió en portavoz de la igualdad con independencia de la orientación sexual de cada persona.

El travesti Conchita Wurst, de Australia, ganó el concurso de Eurovisión en 2014 vestida de mujer y con barba. AFP/ END

Pansexualidad: Se define como la atracción sexual hacia personas concretas, independientemente de su género. Este grupo de personas plantea que cualquiera puede enamorarse de cualquier persona por su esencia y personalidad, sin importar si es hombre o mujer.

LGBTIQ: Son las siglas para referirse a las personas Lesbianas, Gays, Bisexuales, Trans, Intersexuales y Queer.

La expresión sexual más difícil de definir es la Queer, pues aún existe la discusión de que por su filosofía de vida, estas personas no deberían incluirse en la lista de la diversidad sexual.

Una persona queer, en términos generales, rechaza clasificar a las personas por su orientación sexual o identidad de género. Lo queer representa el fin de las etiquetas.

Una zona del barrio tokiota de Shinjuku concentra el mayor número de bares y restaurantes que atienden a la comunidad gay. Intentan romper los prejuicios hacia los homosexuales en Japón, un país en el que no está reconocido el matrimonio entre personas del mismo sexo. EFE/ END

”¿Por qué habría que definirse por un gusto en la sexualidad? ¿Por qué si a una mujer le atrae un hombre tendría que definirse como heterosexual? ¿O si a una mujer le gusta alguien de su mismo sexo tendría que calificarse como lesbiana?”, se pregunta Andrea García Becerra, antropóloga, magister en estudios de género y docente de la Universidad Javeriana en Bogotá.

Así, teniendo en cuenta que lo queer cuestiona al movimiento LGBTI, algunos especialistas consideran que resulta contradictorio agregarlas a dicha lista. Sin embargo, la letra Q ya tiene su lugar en la lista.

“Lo queer no puede ser entendido como una categoría más de esa sigla porque está en contra de estas: busca no encasillarse ni definirse, sino vivir en una fluidez constante”, reitera García Becerra, la antropóloga colombiana.


          Los mejores tips de belleza de las reinas - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

Para mantenerte bien no necesitás utilizar los productos más costosos, ni recurrir a los procedimientos más complicados, mucho menos a los que resultan megadolorosos, pues en belleza, en la mayoría de casos menos es más. 

No podemos perder de vista que la mayoría de mujeres solo deben prestar atención a unos pocos secretos básicos de belleza que pueden ayudarle a lucir y a sentirse bien,  sin gastar mucho tiempo o dinero. 

El concepto de concurso de belleza que la mayoría manejamos está vinculado con el hecho de que se hicieron solo para mujeres que consideramos extraordinariamente hermosas, sin embargo, la realidad es que, aunque la mayoría de las aspirantes tienen un atractivo natural, es usual que recurran al maquillaje, el peinado y otros trucos para optimizar sus atributos.

Para conocer un poco más sobre esos secretos, me di a la tarea de preguntarle a varias de nuestras beldades más hermosas y recordadas por haber portado la corona de Miss Nicaragua o Miss Teen para que nos compartan esos truquitos a los que recurren. 

Adriana Paniagua Miss Nicaragua 2018

“Un tip esencial es  utilizar delineador de lápiz para hacer lucir un maquillaje más natural y a la vez dramático, luciendo radiante siempre, adicional desmaquillarse en la noche, y en la mañana usar bloqueador para proteger tu piel”. Berenice QuezadA Miss Nicaragua 2017“Lo más importante para tener un rostro divino es hidratarte. Retirar el maquillaje antes de hacer ejercicio o antes de dormir,  por más que estés cansada. En mi caso me realizo mis limpiezas de rostro, me encantan, al igual utilizo cremas hidratantes y tomo vitamina C”.

Cristiana Frixione Miss Nicaragua 2006

Sugiero tomar mucha agua, eso hará a tu piel lucir siempre fresca y dormir lo suficiente para recuperarte. Eso te hará brillar”.
*Estilista y colaborador 


          Centroamérica cuenta en Guadalajara - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

Acerca de la creación, publicación y gestión cultural en la región hablaron autores consagrados y emergentes  en el espacio Nombrar a Centroamérica porque Centroamérica Cuenta, organizado en la Feria Internacional del Libro (FIL Guadalajara) en coordinación con este festival.

A través de una nota de prensa la organización señaló que este es el tercer año que la FIL Guadalajara desarrolla este espacio en coordinación con Centroamérica Cuenta, para dialogar sobre diversos temas alrededor de la realidad y cultura centroamericana.

Por su parte, Sergio Ramírez, Premio Cervantes 2017 y presidente del Festival Centroamérica Cuenta, agradeció el “apoyo reiterado de la FIL para realizar este proyecto centroamericano. La literatura centroamericana sigue siendo una especie de tierra incógnita, a pesar de ser una literatura rica y diversa”. 

Este año junto a Ramírez participaron Gioconda Belli, escritora y miembro del consejo consultivo de Centroamérica Cuenta; Claudia Neira directora del festival y los autores Catalina Murillo de Costa Rica; Alejandro Córdova de El Salvador; Rodrigo Fuentes y Vania Vargas de Guatemala; Marcel Jaentschke y Fátima Villalta de Nicaragua.

Premiación

En la FIL también se entregó el VI premio Centroamericano Carátula de Cuento Breve al salvadoreño Alejandro Córdova, quien recibió una escultura del poeta Ernesto Cardenal y tendrá una residencia de escritor de un mes en Monterrey, Nuevo León, como huésped de la UANL.

La presencia de Centroamérica Cuenta dentro de la FIL contribuye a la consolidación de un foro para la internacionalización de los escritores de la región. Actualmente el Festival que proyecta y difunde la narrativa de la región para hacer de la literatura regional una “marca país” se prepara para su sexta edición del 13 al 17 de mayo 2019 a realizarse en San José, el marco de la Feria Internacional del Libro Costa Rica.

El Festival Centroamérica Cuenta se celebra desde 2013 y a la fecha ha convocado a casi 500 escritores, periodistas y editores de España, América Latina, Estados Unidos, Francia, Alemania, Italia y los Países Bajos. 

Este festival literario es convocado por la Fundación Luisa Mercado, revista literaria Carátula y Ministerio de Cultura y Juventud de Costa Rica. 

El consejo consultivo está conformado por reconocidos escritores, periodistas y artistas de Hispanoamérica: Sergio Ramírez (presidente), Nicaragua; Héctor Abad Faciolince, Colombia; Gioconda Belli, Nicaragua; Horacio Castellanos Moya, El Salvador; Gabriela Poma, entre otros.


          Lo más nuevo de Samsung está en Claro - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

Claro, empresa líder en tecnología e innovación, junto a Samsung Electronics Co. Ltd., traen para sus clientes, el poderoso Samsung  Galaxy Note 9, el cual se encuentra entre los modelos más nuevos en gama premium. 

Este equipo móvil, disponible en todos los Centros de Atención al Cliente, puede ser adquirido con planes pospago desde US$61.32, cuenta con Facebook y WhatsApp sin consumir tus datos, llamadas a la red Claro ilimitada y Claro Música, durante la vigencia del contrato.

El Galaxy Note 9 tiene una pantalla de  6.4 pulgadas, con una resolución de 2,960x1,440 PX,  con un almacenamiento de 128GB, además posee ranura microSD hasta 512GB,  batería  de 4,000mAh y una cámara trasera doble de 12 MP con estabilización de imagen óptica y su cámara frontal de 8 MP.

El sistema del Samsung Note 9 es Android Oreo y tiene carga rápida e inalámbrica, también posee las funciones de desbloqueo más actuales  con Intelligent Scan, escáner de iris, reconocimiento facial, patrón, PIN, contraseña y es resistente al agua con hasta 1.5 metros de profundidad por hasta 30 minutos.

“Claro Nicaragua trae para los nicaragüenses el nuevo Galaxy Note 9,  acompañado de los mejores planes pospago con todo incluido; además de contar con un teléfono eficiente y con lo último en tecnología”, comentó Gilda Tinoco, gerente de Comunicación Corporativa de Claro. 

Este teléfono es capaz de poner datos sobre la marcha y reproduce videos en streaming y descarga archivos sin interrupciones con su compatibilidad con Gigabit LTE y wifi, y gracias a su antena 4x4 MIMO, el  Galaxy Note 9 permite aprovechar las increíbles velocidades de la red, de hasta 1,2 Gbps.

También incluye su lápiz SPen y más funciones de Bluetooth que le permiten funcionar como control remoto.


          María, prototipo de las madres nicaragüenses - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

El arte cristiano representa de una manera sublime y tierna diversas imágenes de María con el niño Jesús siendo cargado en sus brazos (Mateo 2,11), este tipo de trabajo artístico contrasta con la imagen desgarradora y conmovedora de la tradición del evangelio de Juan que presenta a María viendo agonizar a su hijo al pie de la cruz (Juan 19, 25-27). 

El papel de María en la historia de la salvación y en los relatos evangélicos es de trascendental importancia para la fe cristiana. Lamentablemente en la tradición protestante evangélica se ha desvalorizado la figura de María. En parte se debe al sesgo anticatólico y al limitado conocimiento de los estudios marianos de parte de los sectores religiosos protestantes evangélicos. 

La figura histórica de María como madre del Señor nos ofrece a católicos y protestantes claves importantes para la comprensión de la fe y de nuestra realidad. María representa a la mujer sencilla, pobre y de pueblo y, sobre todo, a la madre que lucha y sufre por el bienestar de sus hijos.  

María es símbolo de todas las madres que sufren cuando se les arrebata injustamente la vida de sus hijos. El dolor de esas madres es el dolor de María. En los evangelios, el dolor de María comienza desde el anuncio del nacimiento de su hijo Jesús. El nacimiento de Jesús implicaba la llegada del mesías anunciado en las tradiciones proféticas y los salmos, por lo tanto significa el final de los gobiernos injustos. 

Este anuncio produjo una persecución brutal y la matanza de los niños menores de 2 años, María para proteger a su hijo de la muerte se enfrentó a la persecución y al exilio (Mateo 2,13-15), pero eso no importaba porque María estaba alegre, llena de gracia y la presencia del Señor estaba con ella (Lucas 1,28).

María estuvo presente en diferentes etapas de la vida de su hijo, lo llevo al templo a circuncidarse (Lucas 2,22), estuvo presente en la presentación de su examen público de bar torah (hijo de la ley) ante los doctores de la ley en el episodio del templo (Lucas 2,47). Sin embargo, no se imaginaba el dolor que le causaría la muerte de su hijo en manos del poder político. Jesús fue apresado, torturado y asesinado de la manera más cruel, Cicerón se refiere a este tipo de muerte como el más cruel de los suplicios.

Aunque no lo imaginaba, si intuía como madre que el dolor sería muy grande, ya había sido anunciado por el profeta Simeón cuando le dijo: ¡y a ti misma una espada te atravesará el alma! (Lucas 2,35) y la escritura dice que María “guardaba todas esas cosas en su corazón” (Lucas 2,51). 

Cuando Jesús alcanzó su mayoría de edad inició su ministerio y predicación del acercamiento del Reino de Dios. María sabe muy bien que hacerlo implicaba un alto peligro para su vida, ya que el reino de Dios en la mentalidad hebrea implicada la construcción de una nueva sociedad en paz, justicia y equidad y el final de los gobiernos injustos. María era muy consciente que la muerte de su hijo es una posibilidad, por eso decide buscar a Jesús en compañía de sus hermanos para que regrese a casa y no se exponga a la muerte.

El problema está en que María no logra convencer a su hijo, puesto que sus convicciones y compromiso con el evangelio y el reino de Dios exigen entrega total y una urgencia que no puede esperar. En este momento me quiebro y pienso en la historia de muchas madres nicaragüenses que vieron irse a sus hijos as llenos de mucho entusiasmo, ideales y convicciones pero que no lograron ver regresar a sus hijos as con vida.

María se lleva la triste noticia de que su hijo está preso siendo torturado y que hay una sentencia de muerte en su contra. No le queda otra cosa a María que estar ahí con Jesús al pie de la cruz viendo agonizar a su hijo en compañía del amigo y discípulo más amado de Jesús.

Solamente puedo decir que la muerte no es el fin, en realidad las ideas nunca mueren. En este momento de Navidad que se acerca ruego al Dios de la vida que la imagen de María como madre del Señor nos una y nos mueva a acompañar y dar consuelo a las madres que perdieron a sus hijos as y a las madres que han sido separadas injustamente de sus hijos as en este momento de crisis en Nicaragua. Que la alegría y la fe de María en Dios nos den esperanza y cantemos con ella el Magníficat: “Santo es su nombre y su misericordia alcanza de generación en generación a los que le temen. Desplegó la fuerza de su brazo, dispersó a los de corazón altanero. Derribó a los potentados de sus tronos y exaltó a los humildes. A los hambrientos colmó de bienes y despidió a los ricos con las manos vacías”. (Lucas 1,50-53).

Educador, teólogo e ingeniero de sistemas. 
Miembro del Movimiento de Juventudes Cristianas por la Paz.


          Nicaragua: journalistes et médias d'opposition dénoncent les attaques du pouvoir      Cache   Translate Page      
Journalistes et médias d'opposition au Nicaragua dénoncent les arrestations, le harcèlement et les menaces du pouvoir qui se fait de plus en plus pressant pour "réduire la liberté d'expression", selon les organisations de défense des droits de l'homme et de la liberté de la presse. La présidente du centre nicaraguayen des droits de l'homme (Cenidh), Vilma Núñez, a annoncé qu'elle dénoncerait mardi à Washington, auprès de M. Edizon Lanza, le rapporteur pour la liberté d'expression de la Commission interaméricaine des droits de l'homme, "l'agression que subissent actuellement les médias indépendants" du Nicaragua.
          George H.W. Bush: Dynastic death of a major destabilizer in the world      Cache   Translate Page      
It's time for a little Reading! By Myles Hoenig There are very few dynastic families in America that have served the wealthiest 1 percent at the expense of literally millions worldwide better than the Bush family. With George H. W.'s passing we can expect to see a long list of pundits, progressive and reactionary, fawning over the life and times of Bush, much like they did over Ronald Reagan. One can expect these same people will be singing the praises of Henry Kissinger when he too departs this world before answering for his crimes against humanity. The Bush family made its fortune in oil and war. Grandfather Prescott Bush was heavily involved in the re-arming and financing of the Nazi party in Germany, and was even charged with trading with the enemy. His son George, who has now just died, made his fortune in the oil industry and propelled himself into all kinds of behind the scenes adventures, wheeling and dealing, as head of the Republican National Committee and the CIA. He is best known for some colossal failures, if you don't count the promotion of his son George W. into the political limelight. Although his economic platform was lackluster, he is remembered for his role in the Savings and Loan disaster of the 80's and the beginning of the destruction of public education with his No Child Left Behind, to be followed by further deterioration under Obama's Race to the Top. However, it is his foreign policy in which he shined for the war industry. His invasion of Iraq in 1991 and the subsequent destabilization of the entire region remains with us today, with President Clinton setting the stage for Bush #43 for the second invasion of Iraq and Obama's continuation of the occupation and destabilization. Bush was also known for the destabilization of the Americas, with his NAFTA agreement, later ratified under President Clinton. This treaty has caused enormous instability and a major factor in today's immigration crisis, as much of Latin America has been overtaken by corporate interests, destroying local economies in the region and setting the stage for military coups, as Obama presided over the most recent one in Honduras, for which its victims are the major driving force of the asylum seekers heading towards the US border today. Bush certainly didn't begin the corporate takeover of Central America, but definitely exacerbated the situation. Ironically, there is a familial connection between the Bushes and William Walker, who led a mercenary army in a military conquest of Nicaragua in the 1850s. George H.W. Bush will be credited for having a steady hand in dealing with the collapse of the Soviet Union as well as how he organized the Coalition of the Willing, or as it was also called, the Coalition of the Bribed, in its invasion of Iraq, but a positive spin will be put on everything he had done as president.
          Puerto Rico, Honduras y Nicaragua vulnerables al cambio climático      Cache   Translate Page      
Puerto Rico sufrió los embates del huracán María. | Foto: EFE Birmania, Haití, Filipinas, Bangladesh, Pakistán y Vietnam también figuran...
          Presidente de Nicaragua ataca a obispos: Tienen “mentalidad terrorista y criminal”      Cache   Translate Page      
REDACCIÓN CENTRAL, 04 Dic. 18 (ACI Prensa).- El presidente de Nicaragua, Daniel Ortega, volvió a atacar a los obispos de la Iglesia Católica y los tildó de tener una “mentalidad terrorista y criminal”.
          Spolucestování aneb cestovatelská seznamka:: Re: Panama, Kostarika , Nicaragua - duben , květen 2019      Cache   Translate Page      

Ahoj. Plánujeme taky tuto cestu,domlouváme se 2– 3 holky vašeho věku.Možná bez Nikaragui---ta podle syna naší známé nebezpečná. Reaguji na váš příspěvek,který jsem dneska objevila. Zdraví


          Exportaciones al ALBA representan el 0.83% del total - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

Los ingresos por las exportaciones a Venezuela, Cuba y Bolivia representan el 0.83% del valor de las ventas totales del país al exterior.

La exportación de bienes nicaragüenses a esas tres naciones generaron US$18.6 millones en el período de enero a octubre de este año, según el Centro de Trámites de las Exportaciones (Cetrex).

Venezuela importó productos nicaragüenses por el orden de los US$17.8 millones, Cuba por US$200,000 y Bolivia por US$620,000.

Mientras tanto, los ingresos que generaron las exportaciones a EE. UU. en ese mismo lapso fueron de US$903.4 millones, representando el 40% del valor de las exportaciones totales de Nicaragua, confirmando que es el principal socio comercial de este país centroamericano.

END

Al juntar las divisas que le generan a Nicaragua los tres países de la Alianza Bolivariana de las Américas (ALBA), por comercio, equivalen el 2.07% del total percibido por las exportaciones a EE. UU.

Las exportaciones totales de Nicaragua, sin incluir zonas francas, ascendieron a US$2,261.9 millones en los primeros 10 meses del año.

En riesgo

Azucena Castillo, diputada liberal y exgerente de la Asociación de Productores y Exportadores de Nicaragua (APEN), opinó que el Gobierno debe hacer todo lo posible por preservar el mercado estadounidense y no ponerlo en riesgo.

Castillo explicó que EE. UU. es un mercado natural con el que Nicaragua tiene un tratado de libre comercio, el DR-Cafta.

Sin embargo, advirtió que “todas las negociaciones que se hicieron con EE. UU. a través del DR-Cafta podrían estar en peligro”, desde el momento en que ese país ha catalogado a Nicaragua como una amenaza.

“Ese mercado, que ahorita representa el 40% de las exportaciones contra menos del 1% (que representan Venezuela, Cuba y Bolivia), podría salir afectado por esa orden ejecutiva del presidente (Donald Trump)” contra el Gobierno de Nicaragua, indicó.

Esa orden ejecutiva, es la emitida el 27 de noviembre por el presidente estadounidense, quien catalogó la situación de Nicaragua comENDo “una extraordinaria e inusual amenaza para la seguridad nacional y la política exterior de Estados Unidos”.

Castillo, quien también fue ministra de Fomento, Industria y Comercio en el año 2005, cuando se negociaba el DR-Cafta, dijo que “con las exportaciones no se debería jugar” porque “son la columna vertebral de la economía de un país”.

De las exportaciones “dependen la inversión, la generación de divisas, la creación de empleos; con una apertura comercial, el pueblo se beneficia de tener los mejores productos, calidad de productos, precios competitivos, pero no nos podemos cerrar como país, porque ni China es autosostenible”, comentó la experta en mercados internacionales.

Los destinos

Según el Banco Central de Nicaragua (BCN), entre enero y septiembre de este año Nicaragua le vendió a EE. UU. oro, café, carne, azúcar, queso, pescado, langosta, camarón, frijol, maní, puros y tabaco.

En ese mismo período, a Venezuela exportó carne y azúcar, entre otros productos que no especifican las estadísticas oficiales.

EE. UU. es el principal socio comercial de Nicaragua, seguido por el mercado centroamericano, que en el período de enero a septiembre de este año le generó US$468.3 millones.

De Costa Rica, Nicaragua recibió divisas por el orden de los US$106.6 millones, en concepto de exportaciones; de El Salvador, US$203.7 millones; de Guatemala, US$93.2 millones; y de Honduras, US$64.8 millones.


          Estudiantes ven injusto cortar el 6% a la UCA - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

Laxmi Peralta, de 21 años, es una estudiante activa de la Universidad Centroamericana (UCA), donde cursa el quinto año de Arquitectura con una beca arancelaria del 100% que recibió en 2015. Es parte de los miles de beneficiados con el 6% del presupuesto estatal que recibe este centro jesuita.

En 2017, según el último reporte de la UCA, de 9,189 estudiantes, un total de 4,858 reciben subvenciones parciales o completas otorgadas con el presupuesto estatal para las universidades, que la progubernamental Unión Nacional de Estudiantes de Nicaragua (UNEN) solicitó este lunes que le quiten.

Peralta expresó su agradecimiento a los nicaragüenses que con sus impuestos han contribuido a formarla profesionalmente durante los últimos cinco años, pero se mostró alarmada por la amenaza que hizo este lunes Luis Andino, presidente de UNEN, al solicitar a la Asamblea Nacional que excluya a la UCA de la partida del 6%.

“Sería un grave error” quitarle el 6% a la UCA, afirmó la estudiante de Arquitectura, porque “afectarían a los alumnos activos y a los que quisieran entrar y no tienen la posibilidad de pagar una universidad privada”.

“Hay alumnos que vienen de los departamentos y dicen que en las universidades que hay ahí no imparten Arquitectura; entonces buscan Managua”, comentó Laxmi Peralta.

Ella cursa una de las carreras más caras de la UCA y admite que si no hubiera tenido una beca, sus padres habrían tenido que pagar entre US$1,200 y US$1,500 anuales, lo que para muchas familias es difícil.

Las autoridades de la UCA han demandado respeto a los derechos humanos y civiles de los nicaragüenses, en especial de los estudiantes universitarios, tras la represión gubernamental a las protestas iniciadas en abril; y el rector José Alberto Idiáquez participó en el diálogo nacional como parte de la sociedad civil.

Fondos públicos

Walter Cornavaca, de 24 años, es otro beneficiado por el 6% que logró graduarse porque fue becado con el 100% de aranceles en la UCA. Relata que cuando culminó la secundaria, su familia pasaba por una crisis económica y tuvo que optar a las subvenciones otorgadas por la universidad con fondos del 6% del Presupuesto General de la República.

“Mis padres estaban mal, económicamente hablando, porque pasaban una crisis financiera fuerte; entonces, obtener esa beca nos ayudó a que la crisis fuera más llevadera, pues yo tendría la oportunidad de estudiar”, recuerda el hoy licenciado en Administración de Empresas.

Cornavaca también recibió durante los años de estudio un estipendio de C$800 por excelencia académica, que le ayudaba a sustentar gastos de pasajes y papelería solicitada por los profesores.

Organizaciones estudiantiles de diversas partes del país se pronunciaron a favor de que se mantenga el 6% para la UCA. Óscar Sánchez/END

Actualmente, diez universidades públicas y privadas de Nicaragua reciben presupuesto estatal gracias a la Ley 89 o Ley de Autonomía de las Instituciones de Educación Superior, la cual establece que el 6% del PGR será entregado a las casas de estudio superior que la ley establezca.

El Presupuesto General de la República es financiado con dinero de la recaudación de impuestos, donaciones y préstamos internacionales.

Viola la ley

Organizaciones estudiantiles de Carazo, Managua y Matagalpa expresaron este martes su rechazo a la solicitud de UNEN de quitar la partida del 6% a la UCA, porque la consideran “una violación al derecho a la educación superior” que todo joven tiene.

Además, la califican de flagrante violación a la Ley 89, en la cual se especifica que ninguna institución de educación superior se encuentra subordinada a las decisiones del Gobierno.

El Comité de Estudiantes Autoconvocados de la Universidad Americana (CEA-UAM) denunció que la acción sugerida por UNEN es “un acto de represión contra aquellos que han alzado su voz exigiendo justicia y democracia”.

El Movimiento por la Autonomía Universitaria de la Facultad Regional Multidisciplinaria (Farem-Carazo) extendió su solidaridad con la UCA, afirmando que desconocen a los dirigentes de  UNEN por su afinidad con el Gobierno y que el 6% que recibe la UCA “no es un regalo, sino un derecho de los estudiantes.


          Toruño denuncia “ataque desmedido” a Radio Darío - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

Radio Darío continuará operando “pese al asedio, la intimidación constante y los ataques desmedidos” de las autoridades gubernamentales, afirmó este martes su director y propietario, Aníbal Toruño.

La policía retuvo e interrogó durante varias horas a cuatro trabajadores después del operativo violento realizado el lunes, provocando que la emisora saliera del aire. Los agentes también se llevaron equipos, aseguró Toruño.

El radiodifusor dijo que mientras los policías allanaban el lugar sin orden judicial ni resolución administrativa del Instituto Nicaragüense de Telecomunicaciones y Correos (Telcor), el personal de la radio permaneció retenido y los alrededores del inmueble estuvieron rodeados por miembros de la Dirección de Operaciones Especiales (DOEP).

Toruño relató que los agentes que ingresaron al edificio, requisaron los teléfonos celulares de los colaboradores que estaban de turno, y revisaron una de las dos computadoras que poseen.

Aseguró que el operativo del lunes, además de las pérdidas de equipos, provocó daños sicológicos al personal. El ordenador que inspeccionaron no aparece.

“Estamos impactados, afectados con todo lo que nos pasó anoche (el lunes). El operativo que se montó fue desmedido, abarcó toda una manzana. Secuestraron equipos, requisaron teléfonos celulares y se los llevaron; ha sido un momento sumamente difícil, a los colaboradores los amenazaron con llevarlos a prisión si continúan trabajando para la radio”, denunció Toruño.

Para el empresario radial, los responsables del operativo “sabían muy bien lo que hacían”, ya que buscaron información en los ordenadores del área de prensa y esposaron a determinados colabores.

“Cuatro trabajadores fueron enchachados (esposados) y llevados a una camioneta, los tuvieron así por una hora. Nos señalaron de golpistas, pero nosotros estamos defendiendo la democracia y la libertad de informar”, manifestó.

Violencia

Francisco Torres, uno de los periodistas que presenció el allanamiento, afirmó que entre las 4:00 p.m. y 5:00 p.m. del lunes, cuando los trabajadores de la empresa comenzaron a salir de su jornada laboral, fueron retenidos, requisados e interrogados por policías.

Torres describió que los uniformados entraron intempestivamente a las instalaciones de las radios (Darío y Sky), sacaron de la cabina a los locutores de turno, esposaron a Henry Blanco y Ausberto Solís, luego a Rudy Ramos y Sergio Hernández; los montaron en una patrulla y los encarcelaron. Los cuatro fueron liberados después de las 10:00 p.m. del mismo lunes.

“Uno a uno nos iban interrogando, nos quitaron celulares y cédula, repetían el discurso de que estamos trabajando en una radio golpista, terrorista, que saben que el jefe (Aníbal Toruño) financió los tranques”, expresó Torres.

Una trabajadora de la radio, que pidió ocultar su identidad por temor a represalias, afirmó que con este tipo de acciones, la Policía está sembrando el terror entre la población. 

Condena

Este martes, el Centro Nicaragüense de Derechos Humanos (Cenidh) repudió la agresión contra Radio Darío y dejó claro que la acción forma parte de una estrategia del Estado contra los medios, para violentar la libertad de expresión.

El obispo de la Diócesis de León, monseñor César Bosco Vivas, también lamentó lo ocurrido. “Tendríamos que vigilarnos todos para no pasarnos de la raya, ni por violencia física para callar a nadie, ni por violencia de expresiones que quizás no son el mejor abono para la paz, en la situación tan delicada en que vive Nicaragua actualmente”, dijo el obispo.

La Oficina de la Alta Comisionada de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos (Oacnudh) se pronunció condenando los ataque a Radio Darío, Radio Mi Voz y el Canal 100% Noticias.

“Frente a las reiteradas denuncias de amenazas y actos intimidatorios contra periodistas y trabajadores de 100% Noticias, Radio Darío, Radio Mi Voz y otras voces disidentes, Oacnudh urge al Estado a cesar estas persecuciones y respetar la libertad de expresión”, declaró el organismo en su cuenta de Twitter.

La Asociación Internacional de Radiodifusión (AIR), que representa a más de 17,000 medios de radio y televisión en todo el continente, expresó su condena y rechazo al allanamiento de Radio Darío en la ciudad de León.

“La AIR exige al Gobierno, el respeto a las emisiones de Radio Darío y la devolución de la totalidad de los equipos que le fueron ilegítimamente confiscados, así como el cese de todos los sistemáticos hostigamientos y actos de violencia contra periodistas y medios de comunicación”, señala el comunicado de AIR.

En abril de este año, cuando iniciaron las protestas contra el Gobierno, Radio Darío fue quemada elementos afines al Frente Sandinista, según denunció Toruño entonces.

El pasado 23 de noviembre, dos empleados de la emisora fueron detenidos por la policía cuando hacían un trabajo publicitario en las calles de la ciudad de León. Además, dijo Toruño, los empleados son vigilados constantemente, aun cuando están en sus hogares.


          Armados asaltan al periodista Miguel Mendoza - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

El cronista deportivo Miguel Mendoza fue víctima este martes de un asalto a mano armada cometido por cinco sujetos que lo esperaban en la salida de su vivienda, en residencial San Andrés. 

Mendoza denunció en la estación 10 de Policía, en Ciudad Sandino, que el hecho ocurrió a eso de las 5:30 a.m., cuando salía en compañía de su esposa, la también periodista Margin Pozo.

Uno de los delincuentes le colocó una pistola en la espalda, le pidió las llaves de la camioneta. También se les llevaron los teléfonos celulares y una computadora laptop que Mendoza andaba en una mochila.

Al momento del atraco, los delincuentes andaban sin capuchas y, según Mendoza, aparentaban unos 30 años de edad.

Según las víctimas, el asalto fue rápido y solo uno de los delincuentes habló para pedir las llaves de la camioneta. 

Los asaltantes se movilizaban en un vehículo tipo sedán plateado, sin placas. El cronista no fue golpeado ni su esposa, pero sí fueron amenazados con pistolas.

Al momento del robo, la hija pequeña del periodista se encontraba dentro de la casa.

Hace tres meses, la casa del periodista fue asaltada y se los delincuentes llevaron varias cosas. 

Prohibición

En agosto pasado, las autoridades prohibieron a Mendoza entrar al Estadio Nacional de Beisbol Dennis Martínez, como parte de las represalias a quien apoyaron las protestas antigubernamentales.

Desde que inició la crisis sociopolítica en abril, este cronista deportivo ha mantenido una posición crítica al Gobierno. En consecuencia, la administración del estadio, a través de una carta, lo acusó de “lanzar noticias falsas e infundadas acusaciones contra el personal y las instalaciones del Estadio Nacional Dennis Martínez, promoviendo serias y peligrosas afectaciones a los trabajadores e instalaciones de este”.

Las noticias y críticas a que hace referencia esa carta, estaban relacionadas a que el estadio sirvió de cuartel a grupos paramilitares que reprimieron las protestas, algo muy cuestionado por varios cronistas deportivos, incluido Mendoza.


          Brenes: No pretendemos una confrontación con el Gobierno - El Nuevo Diario      Cache   Translate Page      

El cardenal Leopoldo Brenes, arzobispo de Managua y presidente de la Conferencia Episcopal de  Nicaragua (CEN), dijo este martes que la Iglesia “no pretende tener una confrontación con el Gobierno” y llamó a vivir el tiempo litúrgico de adviento con la esperanza en que el Señor lleve a cada persona por el camino de la verdad, la justicia, la libertad y el amor. 

El presidente de la República, Daniel Ortega, vinculó nuevamente a los obispos como parte de lo que él llama “las fuerzas golpistas”, que según el mandatario, trataron de ejecutar un golpe de Estado, aprovechando las protestas antigubernamentales iniciadas en abril pasado.

“Nosotros no tenemos ninguna confrontación ni pretendemos tener una confrontación con el Gobierno”, sostuvo Brenes a El Nuevo Diario, recalcando que “como iglesia y como pastores somos hombres de esperanza. El mensaje (de los obispos) no es un mensaje confrontativo, no va un mensaje dirigido directamente al Gobierno, hemos dado un mensaje dirigido a nuestros fieles, hombres y mujeres de buena voluntad”.

El 1 de diciembre la CEN emitió un mensaje de adviento exhortando de nuevo al diálogo nacional para solucionar la actual crisis política en el país.

“Es un mensaje que invita a la reflexión, no es un mensaje para leerlo solo un momentito, hay que meditarlo, hay que pedirle luces al Espíritu Santo, esa ha sido la intención, lo hicimos en adviento, porque es un tiempo de esperanza, un tiempo de espera gozoso, conmemorar el nacimiento del Señor significa manifestarle la confianza plena, él es nuestro camino”, enfatizó Brenes.

“Nunca hemos llamado a la violencia”

Por su parte, monseñor Silvio Báez, obispo auxiliar de Managua, enfatizó que los obispos siempre han estado a favor de la paz  y promoviendo el entendimiento a través del diálogo. 

“Nunca hemos llamado a la violencia, nunca hemos estado promoviendo ningún tipo de actividad ilegal. Nuestra posición ha sido clara y es la misma, seguimos siendo promotores del entendimiento y del diálogo y de una salida pacífica a la crisis nacional”, expresó Báez.

“Como hombres de fe vivimos nuestra vocación, muy unidos a Cristo e iluminados por el Evangelio, aparte de eso, la gente nos conoce y eso es lo mejor”, añadió.

Respecto a los señalamientos del presidente Ortega, monseñor Boanerges Carballo, vicario de pastoral de la Arquidiócesis de Managua, sostuvo que  “los obispos en sus mensajes también nos dicen, que aún en circunstancias adversas, las críticas, las campañas de difamación deben ser vividas desde la fe, respondiendo con oración, respondiendo con coherencia de fe”. 

“Estos momentos difíciles que vivimos”, dijo Carballo, “no son momentos para llenarnos de odio, sino para orar, para perdonar, para doblar rodillas, para que puedan haber de verdad nuevos tiempos para Nicaragua”.     

Monseñor Leopoldo Brenes. Archivo/END

“Es cierto que todos somos protagonistas de una situación de la coyuntura política, pero hay que entender cuál es la misión de la Iglesia, los obispos lo dicen, recientemente sacaron un mensaje y lo dicen literalmente. Esta reflexión es desde la fe y solo desde la fe se entiende el llamado a vivir y a descubrir los caminos hacia nuevos horizontes, con esperanza y con actitudes positivas”, añadió Carballo.  


          “Latino Youth” – A Series of Beautiful Portraits in Oil by Lola Stanton      Cache   Translate Page      

Nicaraguan-born painter Lola Stanton is known for her fantastic florals, still life paintings, and portraits—and she infuses all of them with themes and elements that express her Latina heritage. In her recent series of portraits entitled “Latino Youth,” for example, Lola used the gorgeous architecture and scenery of Central America to frame her subjects and […]

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          Exitoso evento solidario con Nicaragua en Los Angeles con Katia Cardenal      Cache   Translate Page      
La Alianza de Autoconvocados del Sur de California* realizó el pasado sábado un concierto titulado "Mi Canción es tu voz", Con Artistas Nicaragüenses como Katia Cardenal, Josefina Cardenal, Uriel y los Vandálicos. “El propósito de esta actividad fue de recaudar fondos para las familias de nuestros presos políticos".
          La “traición” de Dilon Zeledón, exmiembro de UNEN, y ahora preso político      Cache   Translate Page      
En el momento en que Dilon Zeledón escuchó que los miembros de la Unión Nacional de Estudiantes de Nicaragua (UNEN), de Matagalpa, apoyarían al Gobierno de Daniel Ortega, después de tres días de protestas en los que ya habían muerto más de veinte personas, se levantó de su silla y dijo: “¡No estoy de acuerdo! Nosotros nos debemos a los estudiantes. ¿Cómo vamos a dejarlos?”
          Válasz erre: Újra Twitter-en!      Cache   Translate Page      
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          New U.S. Sanctions Regime Targeting Nicaragua      Cache   Translate Page      
Akin Gump Strauss Hauer & Feld LLP
          Con éxito avanza el ciclo agrícola en Nicaragua      Cache   Translate Page      
Está garantizado el abastecimiento de alimentos en todo el país, arroja monitoreo del Ministerio Agropecuario
          Ratifican apoyo a Nicaragua en el V Encuentro de Solidaridad con Cuba en Japón      Cache   Translate Page      
El programa contó con la presencia del embajador de Nicaragua en ese país, Rodrigo Coronel Kinloch
          Nicaragua recibe apoyo absoluto en Conferencia Anual de Solidaridad Latinoamericana Adelante 2018!      Cache   Translate Page      
Más de quinientos asistentes ofrecieron una ovación cerrada para mostrar su respaldo al Gobierno de Reconciliación y Unidad Nacional y a nuestro proceso de cultura de Paz y reconciliación
          Promueven en Nicaragua crianza y educación con ternura      Cache   Translate Page      
Con este objetivo se llevó a cabo un curso de formación en el que participaron técnicos del Mifan y el Mined
          En Nicaragua triunfó el amor que enterró el odio      Cache   Translate Page      
Todo lo hacemos como cristianos porque creemos en el mensaje de Cristo Jesús, resaltó Rosario
          Terroristas presas reciben visitas de familiares y productos de primera necesidad      Cache   Translate Page      
El Gobierno de Nicaragua garantiza y respeta los derechos humanos de todas las personas, incluidos los golpistas privados de libertad
          Activa participación de Nicaragua en Grupo de Latinoamérica y el Caribe en COP-24      Cache   Translate Page      
El Dr. Paul Oquist brindó información valiosa en materia de financiamiento de préstamos
          Trámites de pasaportes en Nicaragua: ¿En qué horarios podés venir?      Cache   Translate Page      
Sin importar los feriados, Migración y Extranjería atenderá a la población
          Analizan resultados del Proyecto Producción de Arroz Secano en Nicaragua      Cache   Translate Page      
Durante el encuentro entre el INTA y una Misión Técnica de Taiwán, se expusieron ideas en aras de fortalecer el sistema de producción del grano
          Declaraciones de la compañera Rosario Murillo, Vice Presidenta de Nicaragua (4/12/2018) (Texto íntegro)      Cache   Translate Page      
Nuestra Nicaragua cada vez más llena de Fé y de Esperanza, nuestra Nicaragua llena de Dignidad
          Finalizan estudios en Nicaragua niños con capacidades diferentes      Cache   Translate Page      
La escuela de Educación Especial Melania Morales está también en pleno proceso de matrículas para el próximo curso
          Una navidad latinoamericana en Londres      Cache   Translate Page      
Participa Nicaragua en servicio navideño en la iglesia católica de Saint James, en Londres
          Nicaragua participa en el 160 período de sesiones del Consejo de la FAO      Cache   Translate Page      
El número de personas hambrientas y malnutridas en el planeta reflejan un alarmante crecimiento
          Condenan desde Costa Rica injerencia de EE.UU. en Nicaragua      Cache   Translate Page      
Comité Costarricense de Solidaridad emite una declaración al respecto
          2019: año para afianzar la gran victoria de la paz y el cariño en Nicaragua      Cache   Translate Page      
Rosario aseguró que será un año para seguir cultivando y cosechando triunfos de nuestro pueblo
          Declaraciones de Rosario Murillo, Vicepresidenta de Nicaragua después de la Clausura del XVI Congreso de la UNEN (03/12/2018) (Texto íntegro)      Cache   Translate Page      
Somos un Pueblo que es una Potencia de Dignidad, de Fortaleza, afirmó Rosario
          Presidente-Comandante Daniel Ortega y Compañera Rosario Murillo Vicepresidenta de Nicaragua en la Clausura del XVI Congreso de la UNEN (03/11/2018) (Texto íntegro)      Cache   Translate Page      
Nunca debemos renunciar a superar los desafíos, a superar dificultades, dijo Daniel
          Seguridad en Nicaragua garantiza incremento del turismo extranjero      Cache   Translate Page      
Las actividades religiosas de esta temporada decembrina son un potencial turístico
          Nicaragua cerrará el año con tres arboretum a nivel municipal      Cache   Translate Page      
Benefician al medioambiente y contribuyen a mejorar la calidad de vida de las familias
          Nicaragua está más preparada para dar primera respuesta a emergencias      Cache   Translate Page      
China-Taiwán donó cien mil dólares para apoyar la adquisición de medios técnicos para los bomberos
          ¿Renace con AMLO el sueño de la integración soberana de América Latina y el Caribe?      Cache   Translate Page      
Por Javier Tolcachier | ALAI

En un ambiente signado por la esperanza de millones de mexicanos, asumió la presidencia de México Andrés Manuel López Obrador.

Esperanza impulsada por la promesa histórica de una cuarta revolución que mejore las condiciones de vida de las mayorías, que acabe con la violencia y la degradación institucional en la que sucesivos gobiernos neoliberales, atados al yugo estadounidense, han dejado al país.

Su mandato pretende inspirarse en figuras señeras de la historia política del país, como lo indica la nueva imagen institucional del Gobierno. En ella están Miguel Hidalgo y José María Morelos, próceres en la lucha contra el imperio español; Benito Juárez, hijo de indígenas zapotecas y presidente liberal de la Reforma; Francisco Madero, referencia política de la Revolución de 1910 contra la dictadura porfirista y el general Lázaro Cárdenas del Río, quien impulsó la reforma agraria, nacionalizó el petróleo y dio asilo a miles de perseguidos luego de la guerra civil española.

Sin duda, una herencia de inclusión y derechos sociales, de soberanía y dignidad. Un legado de unidad nacional y transformación valiente que intentará sobreponerse a un horizonte plagado de obstáculos.

Silvio Rodríguez, invitado a la finca de AMLO en Palenque a modo de musa inspiradora, trasmitió el desafío del flamante gobierno con un poema de su connacional cubano Nicolás Guillén. Para hacer esta muralla, tráiganme todas las manos, los negros sus manos negras, los blancos sus blancas manos…, recitó el trovador, en clara alusión a una orientación de resistencia a los muros racistas y fascistas.

Mientras tanto, en la porteña Buenos Aires, otra muralla de gendarmes y vallas blindaban la reunión G20 de jerarcas mundiales y otras especies menores. Allí, como no podía ser de otro modo, el presidente saliente Peña Nieto ejecutaba su último gran acto de entrega neoliberal, la firma del nuevo tratado comercial T-Mec (USMCA por sus siglas en inglés) entre México, Canadá y Estados Unidos, apenas una renovación forzada del viejo NAFTA.

La esperanza de retomar la senda virtuosa

La presencia de varios presidentes y líderes de izquierda como Evo Morales Ayma, Nicolás Maduro, Miguel Díaz Canel o Manuel Zelaya, simbolizaron la esperanza con la que revolucionarios y el progresismo latinoamericano miran hoy hacia su propio Norte. Un horizonte de anhelos necesario luego de la dura derrota ante el fascismo en Brasil.

¿Marca la presidencia de AMLO la posible recuperación del sueño de soberanía de América Latina y el Caribe? ¿Es el posible inicio de una nueva “oleada” – al decir de García Lineras – de gobiernos alineados con sus pueblos y no con los amos del capital? ¿Podrá el nuevo gobierno mexicano tender puentes, marcar nuevamente los trazos de una integración regional hoy desdibujada por el imperialismo?

Aunque sea demasiado pronto para afirmarlo con certeza, para elucidar parcialmente estos interrogantes bien vale dar una mirada al panorama regional que se avecina, para entender los retos que tendrá que afrontar América Latina y el Caribe en su sinuosa marcha hacia la emancipación.

Lo previsto y lo imprevisto

En la arena de la institucionalidad democrática, en pocos días se llevarán a cabo elecciones municipales en Venezuela, en las que además del PSUV y sus partidos aliados, algunos partidos opositores o locales podrían obtener un buen resultado. Más allá de eso, el gobierno bolivariano continuará en el intento de volver a la mesa de negociación con la oposición, para distensar una guerra económica que no da tregua. Es evidente que el panorama sigue siendo complicado dado que Estados Unidos ha fortalecido su retaguardia en la región, contando ahora con una derecha militarista y macartista en el poder en el vecino Brasil.

Como contrapeso a la consolidación del esquema golpista en Brasil, el éxito en la gestión de gobierno de López Obrador y la posibilidad de concertar un ambiente de menor agresividad a través de una política exterior dialoguista, serán un gran aporte.

Si bien la paz regional es el primario, las fuerzas progresistas latinoamericanas deberán apoyar también con compromiso a la revolución bolivariana en sus esfuerzos por reconducir la situación económica del país. A la estrategia de sometimiento neocolonial le resulta casi tan útil el derrocamiento del gobierno de Nicolás Maduro, como culparlo de las penurias económicas del país, difamando a Venezuela como un experimento fallido de modelos socialistas para anular la imagen de que hay alternativas a la barbarie capitalista.

Dicho esquema de propaganda no será tan fácil en Bolivia, país que junto a Paraguay proyectan el mayor crecimiento económico para este año, alrededor de un 4,3% según la CEPAL. En su último informe “Estudio Económico de América Latina y el Caribe 2018”, la Comisión destacó las políticas del gobierno de Evo Morales basadas en la inversión pública y el consumo interno, señalando además entre otros factores positivos su bajo nivel de emisión de deuda en relación a otros países de la región.  

Pese a ello, los sectores conservadores no cejarán en arremeter en las primarias y generales de este año contra una nueva reelección del binomio Morales-García Lineras. Las estratagemas de manipulación de la oposición serán todas las conocidas y acaso más, ya que la situación objetiva habla a favor del actual gobierno.

Una parada difícil tendrá el FMLN en El Salvador para continuar en el gobierno y obtener mayoría parlamentaria el 3 de febrero. En apariencia, las mejores posibilidades de triunfo las tienen por ahora el ex alcalde de San Salvador Nayib Bukele, expulsado del FMLN en 2017 en puja contra el candidato del partido derechista ARENA, Carlos Calleja. Esto constituiría un nuevo revés para la izquierda en la región y por supuesto para los bloques de integración regional soberana.

En Centroamérica estará también en juego el poder ejecutivo de Panamá (en Mayo) y Guatemala (en Junio). Aunque no es posible aún realizar vaticinio alguno, la mayor parte de los contendientes pertenecen a partidos del establishment y a la derecha, lo cual no permite alentar optimismo sobre cambios positivos.

Además de todo esto, en la vecindad subregional es previsible lo imprevisible. La debilidad del gobierno de Hernández en Honduras, el desmejoramiento social en Costa Rica, la agresión estadounidense contra Nicaragua, el tema migratorio y la contienda entre China y los EEUU por prevalecer, hacen de Centroamérica un polvorín inestable en el que podría haber variaciones no inscritas en calendario.

Lo mismo podría suceder en Haití, si las manifestaciones y la impopularidad de Moise continuaran subiendo de tono.

Otro momento clave ocurrirá en octubre, cuando – además de las elecciones en Bolivia ya mencionadas- se elija un nuevo gobierno en Uruguay y Argentina. En el país charrúa, también se perfilan dificultades para la continuidad del Frente Amplio, luego de tres ciclos consecutivos en el poder.

En Argentina, el desprestigio del actual gobierno neoliberal de Macri es muy grande, pero la alternancia hacia un gobierno popular de raigambre peronista no está asegurada. Los medios monopólicos y el gobierno de Estados Unidos jugarán allí muy fuerte, dividiendo y ensuciando la imagen pública de la oposición. Sólo un potente movimiento popular unificado logrará contrarrestar allí la catástrofe de una nueva victoria del poder concentrado.

Dentro de la inestabilidad regional se inscriben también la enorme fragilidad del sistema político peruano, apenas mitigado por un Vizcarra navegando entre rocas afiladas y la pérdida de legitimidad institucional del gobierno de Lenin Moreno en Ecuador, ocultada por los medios hegemónicos. Si la situación económica desmejora por el ajuste iniciado, acabaría por encenderse la chispa de la indignación, lo cual según la historia de este lugar podría incendiar la pradera velozmente.

¿Qué sucederá con la integración regional?

Los pueblos del mundo se ven hoy confrontados con la falta de salidas que ofrece el capitalismo, la incertidumbre futura y la inseguridad generalizada. En el trasfondo subjetivo las personas sufren la asfixia de la globalización cultural, la extrañeza que producen los cambios veloces y la angustia de un modelo de sociedad que promueve la ruptura de lazos, la competencia individualista y el consumo irracional.

A ello se suma en América Latina la desmoralización insuflada por las “cruzadas anticorrupción” – impulsadas por Estados Unidos para eliminar a la competencia política y por ende económica.

En vez de optar por el único camino posible, una revolución humanista de los valores y la organización social, la emergencia de un nuevo sentido común que permita redistribución de riqueza y emancipación colectiva, un gran sector, acaso el más vulnerable, opta por la regresión, adhiriendo a modo de tabla de salvación a morales conservadoras, fundamentalismos religiosos y personajes autoritarios. Todo ello sumamente funcional al poder establecido.

La derechización social cuestiona la decadencia sistémica, la opresión globalizadora y de algún modo también los fundamentos racionalistas de las sociedades surgidas a partir de las revoluciones del siglo XVIII.

En ese clima adverso, los lentos avances conseguidos en la integración y la soberanía en los últimos años se ven barridos hoy por una ola mundial y regional de fragmentación. En su caída del pedestal de la unipolaridad, los EEUU aspiran a arrasar con toda resistencia en bloque para rehacer al menos en parte su dominancia sobre las naciones al Sur del Río bravo.

Los gobiernos progresistas de los países latinoamericanos, comenzando con el nuevo faro mexicano, tendrán que vérselas en todos los casos con fuerzas de choque internas que consumirán la mayor parte de sus energías disponibles, dificultando que parte de esta energía fluya hacia proyectos de integración compartidos.

Aun así, ya se deja entrever la recomposición de lazos de pertenencia a un amplio campo popular en el que incubará un futuro más promisorio, lazos en los que los movimientos sociales de base y sobre todo, las nuevas generaciones y las mujeres deberán tomar la palabra.

El fuego de la unidad solidaria y soberana de los pueblos no se apaga. En la hora en que la adversidad política institucional la convierte en rescoldo, corresponde su cuidado, hasta que nuevamente vuelva a ser potente llama.

Fuente: ALAI


          Comment on New US Gov. Sanctions Hit Nicaragua’s VP Murillo & “Magnistky Nica” Appears Next by Carlyle MacDuff      Cache   Translate Page      
Even Donald Trump can get something right!
          Comment on Nicaragua Canal Project Dealt New Blow by Duncan Craig      Cache   Translate Page      
George is absolutely correct. Read Andre Gunder Franks "Re-Orient" which won the Booker Prize. Getting back to the canal, it was never intended to be built, but was an operation of the Chinese government. Look what transpired shortly after the 'groundbreaking' of the Nicaraguan canal. Panama withdrew its recognition of Taiwan, and entered into favored nation agreements with mainland China. Then Wang Jiang became hard to find and his offices closed. The Nicaraguan canal ceased. These events didn't occur on a geopolitical vacuum.
          Comment on Nicaragua: Cruelty at the Drop of a Hat by Carlyle MacDuff      Cache   Translate Page      
Someone ought to draw the parallel between Romania and Nicaragua and explain in detail to Ortega and Murillo what happened to their opposite pair in Romania. Justice can be swift and they have certainly earned it
          Comment on Ortega Intensifies Persecution of Nicaraguan Farmers Movement by Carlyle MacDuff      Cache   Translate Page      
Ortega like the Castros is following the policies pursued by Stalin.
          Comment on Nicaraguan Gov. Attempts to Silence Popular News Channel by Carlyle MacDuff      Cache   Translate Page      
Free press, uncensored information and freedom of speech are the enemies of communism. Communist states seek total control of all media and compliance with their dictates. Fidel Castro laid it out quite clearly when he said of the Czechs when they revolted against communist oppression: "certain measures were taken such as the establishment of a bourgeois form of freedom of the press. This means the counterrevolution and the exploiters, the very enemies of socialism, were granted the right to speak and write freely against socialism." I have always been pleased the Fidel and Raul Castro witnessed the implosion of the USSR and thirteen countries including Czechoslovakia gaining their freedom. Communist dictators and communist would-be dictators detest free speech as it reflects the actual views of the people. They seek to impose total control and to exert power over every aspect of society. In Cuba they have succeeded and it and its Stalinist form of communism acts as a role model for Ortega, Maduro et al.
          Condenan a exfiscal de El Salvador por revelar grabaciones de un cura      Cache   Translate Page      

La Prensa

San Salvador, El Salvador.

El exfiscal general de El Salvador Luis Martínez fue condenado a cinco años de prisión tras ser declarado culpable por el delito de divulgación de material reservado, en un caso que afectó al sacerdote Antonio Rodríguez.

Un tribunal capitalino "encontró culpable al exfiscal general Luis Martínez y le impuso una pena de cinco años de prisión y el pago de 125,000 dólares a favor de la víctima, el señor Antonio Rodríguez", explicó a la AFP un portavoz del Centro Judicial Isidro Menéndez.

Martínez, quien se encuentra en prisión por otros dos proceso penales, fue demandado en agosto de 2016 por Rodríguez, conocido como padre Toño, por divulgar conversaciones personales suyas en torno a una investigación realizada en 2014.

Lea más: EEUU prorroga la misión militar en la frontera con MéxicoEl sentenciado habría utilizado el sistema de intervención telefónica cuando fungía como fiscal general entre 2012 y 2015.

"Hoy tenemos un país con más justicia, nadie nos dijo que sería fácil enfrentar un proceso como víctima", dijo a la prensa el sacerdote Rodríguez luego de que el tribunal diera a conocer el fallo condenatorio.

El exfiscal general afronta otros dos procesos penales por delitos de fraude procesal y corrupción mientras dirigió la Fiscalía General de la República (FGR).

Lea más: Condenan a 372 años de cárcel a narco guatemalteco por matanza de policíasEl actual fiscal general, Douglas Meléndez, dijo en su momento que Martínez recibió "dineros, favores, viajes, vehículos entre otras cosas" a cambio de efectuar actos ilegales.

De acuerdo con la Fiscalía, Martínez favoreció al expresidente Mauricio Funes (2009-2014), también acusado de actos de corrupción.

La FGR sostuvo que el expresidente, actualmente asilado en Nicaragua, habría pagado a Martínez para evitar que lo investigara por corrupción.


          El #CENIDH denuncia que ya hay 600 #PresosPoliticos en #Nicaragua      Cache   Translate Page      


Mambí en A/ El Centro Nicaragüense de Derechos Humanos (CENIDH) denuncia que ya hay 600 Presos Políticos víctimas de la represión de la dictadura comunista de Daniel Ortega en Nicaragua. 61 de los 600 presos políticos, han sido condenados por jueces sandinistas (comunistas). Las condenas, como en los delitos siempre hay anomalías, según refieren defensores de derechos humanos.





          La Prensa, Nicaragua, Miércoles 05 de diciembre de 2018      Cache   Translate Page      
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          El Nuevo Diario, Nicaragua, Miércoles 05 de diciembre de 2018      Cache   Translate Page      
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          Supervisión de Auditoría en Procesos y control de inventarios      Cache   Translate Page      
Walmart - Estado de México - Walmart de México y Centroamérica, una empresa líder donde puedes crecer, es una de las cadenas comerciales más importantes de México y Centroamérica. Tiene presencia en 6 países (México, Guatemala, Costa Rica, Honduras, El Salvador y Nicaragua) y cuenta con tiendas de autoservic...
          Nicaragua : nouvelle attaque verbale d’Ortega contre les évêques      Cache   Translate Page      
Nicaragua : nouvelle attaque verbale d’Ortega contre les évêques
Daniel Ortega, président du Nicaragua, a de nouveau attaqué les évêques du pays lors d’une assemblée de la Unión Nacional de Estudiantes de Nicaragua qui s’est tenue lundi 3 décembre. Ortega a notamment déclaré : « Je sais de manière très claire qui était derrière les barrages, qui encourageait ces crimes, ce sont ceux là même […]
          NOTICIAS PM/ Aprehenden a un joven por violencia de género en el norte de la Capital      Cache   Translate Page      
A las 07:20 de la mañana de hoy, personal de la Comisaría Octava se hizo presente en la Avenida Los Terebintos, a unos 100 Mts. de la intersección con la Avenida Choya, y aprehendió a un joven de 23 años de edad, quien habría agredido físicamente a su pareja, una joven mujer de 23 años.
Se invitó a la damnificada, a denunciar penalmente el hecho en el Precinto Judicial Nº 8, mientras que el aprehendido quedó alojado en la dependencia policial a disposición de la Fiscalía de Instrucción en turno.

Aprehenden a dos jóvenes sospechados de dañar un automóvil en la Capital
En la mañana de hoy, a las 07:30, personal de la Comisaría Séptima se constituyó en el Pasaje José Dulce, del barrio Marcos Avellaneda, donde procedieron a la aprehensión de dos jóvenes de apellidos Brizuela (18) y Peregrino (19), quienes habrían lanzado piedras y causado daños materiales en una de las ventanillas de un automóvil Renault 19, de color bordó, propiedad de un hombre de 63 años de edad.
Finalmente, los aprehendidos quedaron alojados en la seccional a disposición de la Fiscalía de Instrucción en turno, desde donde se impartieron las medidas a adoptar, en tanto que el damnificado fue invitado a denunciar penalmente el hecho en la Unidad Judicial Nº 7.

Siniestro vial en El Alto Fariñango
A las 07:35 de la mañana de hoy, en la Avenida Gob. Arnoldo Castillo, a la altura de la rotonda que la une con la Avenida Ramón Recalde, se registró un siniestro vial, protagonizado por un automóvil Volkswagen Gol Trend azul, dominio AC-106-KA, conducido por Raúl Guillermo Lobo (34), quien por razones que son materia de investigación perdió el control del rodado y terminó chocando con un poste de alumbrado público.
A raíz del siniestro, solo se registraron daños materiales, por lo que en el lugar trabajó personal de la Comisaría Séptima para labrar las actuaciones de rigor.

Aprehenden a un joven tras dañar un móvil policial en el norte de la Capital
A las 12:00 del mediodía de hoy, mientras personal del Grupo de Intervención Rápida (GIR norte) realizaba recorridos preventivos por la esquina de las calles Nicaragua y Alpatauca, aprehendió a un joven de apellido Lencina (23), quien habría arrojado piedras contra la unidad móvil policial, ocasionando daños materiales en una de las ventanillas, por lo que fue trasladado y alojado en la Comisaría Séptima, que por jurisdicción corresponde, a disposición de la Fiscalía de Instrucción en turno, mientras que los efectivos radicaron la denuncia penal correspondiente en la Unidad Judicial Nº 7.

Arrestan a un hombre en el norte de la Capital
A las 16:20 de la tarde de hoy, mientras personal de la Comisaría Séptima realizaba recorridos preventivos por la Avenida Gobernador Arnoldo Castillo, en inmediaciones al Portal de la Ciudad, arrestaron a un hombre de 33 años de edad, de apellido Varela, quien habría sido sorprendido merodeando en actitud sospechosa, y al momento de ser identificado, se negó a brindar sus datos personales.
Como carecía de la documentación personal para acreditar su identidad, esta persona fue trasladada a la dependencia policial donde quedó alojada por término de Ley.

Aprehenden a un hombre y secuestran una motocicleta en el sur de la Capital
En la tarde de hoy, a las 19:35, por requerimiento del Comando Radioeléctrico, personal de la Comisaría Segunda se constituyó en la Plazoleta “Carlos Gardel”, ubicada en la esquina de las calles Santa Fé y Ayacucho, donde requerían la presencia policial.
En el lugar, los policías aprehendieron a un hombre de apellido Quiroga, de 33 años de edad, quien a bordo de una motocicleta Yamaha YBR 125 cc., de color negro, habría intentado arrebatarle un bolso, a una mujer de 41 años, provocándole un corte en la mano derecha, por lo que se solicitó la presencia de facultativos médicos del SAME, quienes la asistieron en el lugar.
Finalmente, la motocicleta fue secuestrada, el ahora aprehendido quedó alojado en la seccional, a disposición de la Fiscalía de Instrucción Nº 1, a cargo del Dr. Víctor Ariel Figueroa, desde donde se impartieron las medidas a adoptar, y se invitó a la damnificada a denunciar penalmente el hecho en la Unidad Judicial Nº 2.

Aprehenden a un hombre sospechado de un ilícito
A las 20:30 de la noche de hoy, por requerimiento del Comando Radioeléctrico, efectivos de la Comisaría Tercera llegaron hasta una estación de servicio ubicada en la Avenida Presidente Castillo al 2.900, donde procedieron a la aprehensión de un hombre de apellido López, de 33 años de edad, quien momentos antes habría intentado sustraer una mochila, propiedad de un joven de 25 años.
El aprehendido, quedó alojado en la seccional a disposición de la Fiscalía de Instrucción en turno, desde donde se impartieron las medidas a cumplimentar, y el damnificado fue invitado a radicar la denuncia penal correspondiente en la Unidad Judicial Nº 3.


          Un juez declara culpable a un exdiputado por protestar contra Ortega en Nicaragua      Cache   Translate Page      
Managua, 5 dic (EFE).- Un juez de Nicaragua declaró culpable del delito de "crimen organizado" al exdiputado opositor Nardo Sequeira por liderar una manifestación contra el presidente Daniel Ortega, un caso por el que el Ministerio Público ha pedido una pena de 8 años de cárcel, informó hoy el Gobierno nicaragüense.
          Comment on Seeded Multigrain Sandwich Bread by Spencer      Cache   Translate Page      
Hi! I’ve never actually replied or left a comment online like this before but, I’m excited to do so. I’m living in Nicaragua and new to this bread making thing. I couldn’t find poppy seeds or pumpkin seeds but went ahead and so glad I did! I’ve made it three times now and the second and third time added in the dried cranberries. Absolutely delicious! I love this recipe and the whole idea of making bread. I added a little rolled oats along with the sesame and flax seeds to the top of the loaf before baking to give it that multigrain look. Thanks for sharing this recipe! I look forward to enjoying this again and again and will look for more from you as well. Thanks again! Spence
          Security Guard Next-Door Charged in US Tourist's Murder      Cache   Translate Page      
Despite her brother's best hopes , a woman's body discovered at the back of an Airbnb property in Costa Rica has been identified as Florida's Carla Stefaniak, whom a security guard is now suspected of killing. Nicaraguan Bismarck Espinosa Martinez, a 32-year-old security guard who'd been staying in the apartment next-door...
          Puerto Rico, Honduras y Nicaragua, entre los más vulnerables de la región al cambio climático      Cache   Translate Page      
Puerto Rico, Honduras y Nicaragua se situaron en el período 2017-2018 entre los diez territorios más vulnerables al cambio climático, según un informe de la ONG Germanwatch presentado en el marco de la Cumbre del Clima (COP24) de Katowice (Polonia). El Índice...

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          Putin: Rusia se verá obligada a responder si EE.UU. deja tratado nuclear - Voz de América      Cache   Translate Page      

Voz de América

Putin: Rusia se verá obligada a responder si EE.UU. deja tratado nuclear
Voz de América
El presidente ruso, Vladimir Putin, dijo el miércoles que si Estados Unidos pone fin al Tratado de Fuerzas Nucleares de Alcance Intermedio (INF) que mantiene los misiles fuera de Europa y data de 1987, su gobierno se verá obligado a responder.
Rusia rechaza acusaciones de EE.UU. sobre incumplimiento de tratado nuclearEl Comercio
Putin desafiante: si EEUU construye misiles, Moscú hará lo mismoTelemundo
Putin: Si EE.UU. cree que debe tener armas prohibidas por el tratado INF, Rusia también las tendráRT en Español
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          Partagas Black Label Magnifico      Cache   Translate Page      
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          Partagas Black Label Piramide      Cache   Translate Page      
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          Rocky Patel Sun Grown Torpedo      Cache   Translate Page      
-- Featuring a five-year-old Ecuadorian sun grown wrapper around seven year old Dominican and Nicaraguan filler tobaccos, the Rocky Patel Sun Grown Robusto delivers smooth complexity as only Rocky can. This full-bodied line was blended for the seasoned aficionado who can handle its lingering body, deeply rich taste and full finish. For those who enjoy the complexity and finesse of Rocky's Vintage series, think of the Sun Grown as the next level.
          Oliva Serie G Churchill Maduro      Cache   Translate Page      
-- The Oliva Serie G is an ideal medium bodied smoke that has received rave reviews from our customers since its introduction. The Oliva Serie G Maduro uses an aged Connecticut Broadleaf Maduro wrapper. All Oliva Serie G cigars feature a Cuban-seed Habano binder, as well as a Nicaraguan Habano filler, and each cigar is finished with a Cuban box-press to ensure a clean draw and straight burn. In addition to being a customer favorite at BCP, the Serie G has received numerous high industry ratings, including an impressive 92 from Cigar Aficionado. The Oliva Serie G Churchill Maduro provides sweet and hearty, medium bodied taste in a traditional 7x50 Churchill vitola.
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          Oliva Serie G Special G Cameroon      Cache   Translate Page      
-- The Oliva Serie G is an ideal medium bodied smoke that has received rave reviews from our customers since its introduction. The Oliva Serie G Cameroon cigar wears a delicious African Cameroon wrapper that is aged with dashes of oil, to ensure the flavor is encapsulated during the aging process. All Oliva Serie G cigars feature a Cuban-seed Habano binder, as well as a Nicaraguan Habano filler, and each cigar is finished with a Cuban box-press to ensure a clean draw and straight burn. In addition to being a customer favorite at BCP, the Serie G has received numerous high industry ratings, including an impressive 92 from Cigar Aficionado. The Oliva Serie G Special G Cameroon brings sweet, medium bodied taste to a compact 3 3/4 x 48 vitola.
          Oliva Serie G Double Robusto Cameroon      Cache   Translate Page      
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          Oliva Serie G Perfecto Maduro      Cache   Translate Page      
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          Oliva Serie G Torpedo Maduro      Cache   Translate Page      
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          Oliva Serie O Double Toro Maduro      Cache   Translate Page      
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          Oliva Serie O Churchill Maduro      Cache   Translate Page      
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          Oliva Serie G Belicoso Maduro      Cache   Translate Page      
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          Oliva Serie G Belicoso Cameroon      Cache   Translate Page      
-- The Oliva Serie G is an ideal medium bodied smoke that has received rave reviews from our customers since its introduction. The Oliva Serie G Cameroon cigar wears a delicious African Cameroon wrapper that is aged with dashes of oil, to ensure the flavor is encapsulated during the aging process. All Oliva Serie G cigars feature a Cuban-seed Habano binder, as well as a Nicaraguan Habano filler, and each cigar is finished with a Cuban box-press to ensure a clean draw and straight burn. In addition to being a customer favorite at BCP, the Serie G has received numerous high industry ratings, including an impressive 92 from Cigar Aficionado. The Oliva Serie G Cameroon Belicoso offers a sweet, medium bodied taste in a masterfully crafted 5 x 52 Belicoso vitola.
          Oliva Serie O #4 Sungrown      Cache   Translate Page      
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          Oliva Serie O Toro Sungrown      Cache   Translate Page      
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          Vortrag zu Frauenrechts-Projekt in Nicaragua      Cache   Translate Page      

Gladys Holmes Perez kämpft in Nicaragua für Frauenrechte. Eigentlich sollte sie im Eine-Welt-Laden Neustadt von ihrer Arbeit berichten, doch ihr wurde die Ausreise verweigert. Ein Ersatz ist gefunden.


          #ProtestasEnColombia | Fighting for public education in Latin America      Cache   Translate Page      

The public university strike in Colombia has reached its 7 week mark as will continue until further notice. This mobilisation throws the crisis of public education in the country into the spotlight. Español

It's calculated that Colombia has a historic deficit of more than 1000 million dollars, and that’s only the tip of the iceberg.

The country also has a long history of failing to invest in public education, as elites prefer a private education system that perpetuates classism and the privileges that allow them to maintain their position on top. This is their way of putting an end to social mobility. 

This recent student strike is no indulgence, but a response to the historic amount of debt accumulated by universities over more than 25 years.

But now, the mobilisation of students and other young people is jeopardising the government of conservative Iván Duque, who only recently celebrated the first 100 days of his presidency. 

The recent events in Colombia are no exception: student protests have constituted the most common form of political mobilisation in Latin America throughout recent history in the most unequal region of the world.

Students are conscious that public education is a fundamental pillar of social development that must ensure equality of opportunity to all within a democratic society. 

That’s why we analyse some keys to understanding the role of student mobilisations in Latin America. 

Student protests have a long history

Students have always been active subjects of political mobilisations, taking to the streets to exert pressure on governments when the time has come to create public policies and invest in education.

Up against dictatorships, injustices and inequality, student protests have been from the very beginning an opposition movement across Latin America.

Up against dictatorships, injustices and inequality, student protests have been from the very beginning an opposition movement across Latin America.

Students have become actors in the fight for democracy, human rights and freedom through their demands and their fight to guarantee access to public education throughout the region. 

During the last decades of the 20th and the first of the 21st centuries, many victories and defeats in the student struggle have been witnessed.

Progress however in countries such as Argentina, Uruguay, Chile and Mexico have been achieved and consolidated as part of the Latin American democratic transformation.

In other countries such as Brazil, student pressure forced universities to open up to minorities and to provide opportunities to those coming from disadvantaged social backgrounds. 

Student mobilisations to remember

The massacre of Tlatelolco in 1968 and the Night of the Pencils in Argentina in 1976 were emblematic moments in a long history of bloody repression of student movements that have affected the majority of countries of the region.

This repression has left scars after brutal murders, disappearances, kidnappings and violent reactions to protests have taken place, to which hundreds of students have fallen victim over the past decades.

More recently, student protests in Chile have changed the direction of the  policies of the nation by driving reforms in both the academic culture of and the governance of universities, seeing to the needs of an improved level of financing and management.

Memories of torture, disappearances, and persecution of student movements during the dictatorship remain alive, and in many cases, they have managed to put a stop to any attempts by the government to repress current movements with force.

With the help of paramilitary forces, the repression of protests in Nicaragua has left hundreds dead among the young people organising themselves to oppose the current government.

This hasn’t been the case everywhere however, as we’ve seen this year in Nicaragua. The Ortega regime has violently represed hundreds of students and leaders of protests that the country has been experiencing since April of this year.

With the help of paramilitary forces, the repression of protests there has left hundreds dead among the young people organising themselves to oppose the current government, forcing many of them into exile.

In Colombia, the student strike continues

Various organisations in Colombia have denounced governmental repression against the students currently on strike for the past 7 weeks.

They indicate that oppression has taken place resulting in injuries and arbitrary detentions on the part of a police force that has been known to abuse its power and authority. 

However, the government appears to have reacted, and the last mobilisations on the 28th of November that took place with the support of many sectors of the working population who were demanding an increase in VAT, took place passively whilst the police remained at the margins. 

The leaders of these mobilisations hope to negotiate with president Duque and to obtain real solutions to the finance crisis faced by the universities.

Their demands are focused on achieving an increase in the budget for public education, and structural reforms to the public education model of the country. 

But the government claims this is an issue that simply cannot be resolved from one day to another, given the debt is so historic.

Duque has been shielding himself from the protests and doesn’t appear to want to negotiate to reach an agreement and put an end to the strike.

Students are aware of the fact that without quality public education that’s accessible to all citizens, a true democracy cannot exist.

We are dealing with a phenomenon that has occurred throughout history and throughout Latin America, given that students are aware of the fact that without quality public education that’s accessible to all citizens, a true democracy cannot exist. 

On this occasion, it is hoped that the force and determination of this new wave of student protests in Colombia can negotiate with the new government, despite the fact that the new administration mostly comprises of politicians trained in private universities, just like their parents, and grandparents, and their great grandparents. The fight goes on. 

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Colombia
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          Reporteros sin Fronteras alerta que la prensa independiente en Nicaragua podría extinguirse      Cache   Translate Page      

Detenciones arbitrarias, actos de violencia, amenazas de muerte, espionaje: este fin de año esta marcado por una nueva serie de ataques graves contra la prensa nicaragüense independiente. Reporteros sin Fronteras (RSF) denuncia la tendencia autoritaria del gobierno de Daniel Ortega y alerta sobre el riesgo de que la libertad de prensa se extinga de manera […]

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          Clausuran Curso de Chino Mandarín 2018      Cache   Translate Page      

En la Sala Auditorio de Hispamer de la Universidad Nacional Autónoma de Nicaragua (UNAN-Managua), se llevó a cabo este 4 de diciembre, el acto de clausura del Programa de Chino Mandarín 2018 que se impartió a más de 100 estudiantes de las Universidades UNAN-Managua, UNI y la Academia Nacional de Idiomas de INATEC. El evento […]

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          Nicaragua Human-Rights Activist: ‘My People Need to Have Hope’      Cache   Translate Page      
By Joan Frawley Desmond | Almost four decades after the Sandinista revolution toppled Nicaraguan strongman Anastasio Somoza, the Central American nation is now engulfed in another crisis, threatening...
          What is the bill for us taxpayers?      Cache   Translate Page      
Patrick Martin has a great article at WSWS on the passing of War Criminal George HW Bush but what I want to highlight from it is one of the comments:


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Just as a matter of record I wonder how much the George H.W. Bush funeral spectacle is costing the taxpayers. We cannot afford Medicare for all but we can afford to squander unlimited taxpayer dollars to parade around and ultimately drop in a hole in the ground the putrid corpse of the man who put Clarence Thomas on the U.S. Supreme Court.



  • That's a solid point.  How much taxpayer money is going to be wasted on these ceremonial events for a bastard who should have died years ago?

    A national day of mourning?  What are we?  A third world nation?  Day of mourning for a War Criminal who was awful to Americans and even worse to those around the world.

    I'm not mourning and I'm not going to join in the pretense that Bush did anything worthy of applause.

    This is C.I.'s "Iraq snapshot " for Monday:


    Monday, December 3, 2018.  As the Iraq War continues, a War Criminal passes away.


    Over the weekend, War Criminal George HW Bush went off to spend the rest of his days with Satan.  While the corporate media -- and some appalling liars in the Democratic Party -- tried to spit polish the War Criminal, even non-stop swiping of the tongues could not wash the blood of so many innocents off Poppy Bush.

    On Twitter, the especially stupid insisted Poppy Bush had never gone to war with Iraq (the Gulf War was never heard of by their 'beautiful' minds) and insisted that the family must be allowed to grieve in a criticism free environment.

    The Bush Crime Family?

    That's who we're talking about.  No sympathy for any of the victims, any of the innocents, but how dare you call a War Criminal a "War Criminal" when his teary eyed and greedy relatives hadn't yet divided up the spoils?  The Bush Crime Family excelled at the kind of cons Moms Mabley takes on in Stan Lathan's AMAZING GRACE.  And, as she notes in the movie, they've got the TV and the radio and the newspapers.  All we have is the truth.


    The Bush Crime Family.  Prescott Bush -- Poppy's father -- flirted with overthrowing FDR and, of course, heavy petted with the Nazis.  In 2004, Ben Aris and Duncan Campbell (GUARDIAN) reported:

    George Bush's grandfather, the late US senator Prescott Bush, was a director and shareholder of companies that profited from their involvement with the financial backers of Nazi Germany.
    The Guardian has obtained confirmation from newly discovered files in the US National Archives that a firm of which Prescott Bush was a director was involved with the financial architects of Nazism.
    His business dealings, which continued until his company's assets were seized in 1942 under the Trading with the Enemy Act, has led more than 60 years later to a civil action for damages being brought in Germany against the Bush family by two former slave labourers at Auschwitz and to a hum of pre-election controversy.

    The evidence has also prompted one former US Nazi war crimes prosecutor to argue that the late senator's action should have been grounds for prosecution for giving aid and comfort to the enemy. 


    And on FDR, Scott Horton (HARPER'S) explained in 2007:

    In November 1934, federal investigators uncovered an amazing plot involving some two dozen senior businessmen, a good many of them Wall Street financiers, to topple the government of the United States and install a fascist dictatorship. Roth’s novel is developed from several strands of this factual account; he assumed the plot is actually carried out, whereas in fact an alert FDR shut it down but stopped short of retaliatory measures against the plotters. A key element of the plot involved a retired prominent general who was to have raised a private army of 500,000 men from unemployed veterans and who blew the whistle when he learned more of what the plot entailed. The plot was heavily funded and well developed and had strong links with fascist forces abroad. A story in the New York Times and several other newspapers reported on it, and a special Congressional committee was created to conduct an investigation. The records of this committee were scrubbed and sealed away in the National Archives, where they have only recently been made available.
    The Congressional committee kept the names of many of the participants under wraps and no criminal action was ever brought against them. But a few names have leaked out. And one is Prescott Bush, the grandfather of the incumbent president. Prescott Bush was of course deep into the business of the Hamburg-America Lines, and had tight relations throughout this period with the new Government that had come to power in Germany a year earlier under Chancellor Aldoph Hitler. It appears that Bush was to have formed a key liaison for the group with the new German government.

    Prescott Bush, of course, went on to service as a U.S. Senator from Connecticut, and his son, George H.W. Bush emerged from World War II as a hero.


    The Bush Crime Family.

    Let's move over to Poppy Bush.  Let's start with the rumors.  This is a man so vile, no one blinked an eye when it was rumored he was behind the shooting of then-President Ronald Reagan.  Books have since been written of the allegation. Poppy Bush?  I don't know why others cal him Poppy Bush.  I call him that -- and have for decades -- because of the rumors that he was a pedophile who preyed on kids.  He is that disgusting.


    As Elaine noted over the weekend of Poppy's death:



    I'm not crying.

    In the media lies that will follow, will anyone note the front page headline that most remember from that time?


    george w bush a homosexual and pedophile 11


    Probably not.


    The prostitution inquiry was said to involve both men and underage boys.  There was also the Larry King scandal (not the talk show host).  But the whispers around Poppy Bush were loud and maybe it was living where I did (the Bay Area) where his mistress (not Jennifer, the other one) lived on a house boat made the rumors fly a little more?  Who knows?

    But the rumors also included that he was part of the conspiracy to murder President John F. Kennedy and that he was in Dallas at the time.  He insisted that must have been some other George Bush.

    But he is so vile that these rumors and much more never seemed implausible.

    In the 80s, in Reagan's second term, I was asked by a friend with THE POST why I loathed Bush so much when I disagreed with Reagan?  Reagan did a lot that I feel was wrong.  But that's normal when you are on opposite ends of the political spectrum.  When it came to Poppy Bush, my problem was that you got the feeling he would sell his own mother to the Saudi royals if he thought it would advance him in any way.

    Willie Horton.

    It is appalling that in the so-called #MeToo environment, we're embracing a racist.  That is what Poppy Bush was.  You don't use a scare tactic, a racial scare tactic, in an attempt to win the presidential race in 1988 and get to pretend you didn't.  It was his campaign.  He could have stopped it at any time.  He could have prevented it.  But he went with it and he embraced it.  And it's so very telling of how far we have not come that in 2018 a racist is being mourned.

    So much of his history -- all?  - requires that we rebuke him, not mourn him.  Let's note the late Robert Parry (CONSORTIUM NEWS):

    Though the circumstances are obviously quite different, Philby’s recognition that his patrician birth and his powerful connections gave him extraordinary protections could apply to George H.W. Bush and his forceful denials of any role in the Iran-Contra scandal – he falsely claimed to be “out of the loop” – and also the October Surprise issue, whether the Reagan-Bush dealings with Iran began in 1980 with the obstruction of President Jimmy Carter’s negotiations to free 52 U.S. Embassy hostages seized by Iranian radicals on Nov. 4, 1979.
    Carter’s failure to secure the hostages’ release before the U.S. election, which fell exactly one year later, doomed his reelection chances and cleared the way for Reagan and the Republicans to gain control of both the White House and the Senate. The hostages were only released after Reagan was sworn in as President on Jan. 20, 1981, and as Bush became Vice President.
    We now know that soon after the Reagan-Bush inauguration, clandestine U.S.-approved arms shipments were making their way to Iran through Israel. An Argentine plane carrying one of the shipments crashed in July 1981 but the incriminating circumstances were covered up by Reagan’s State Department, according to then-Assistant Secretary of State for the Middle East Nicholas Veliotes, who traced the origins of the arms deal back to the 1980 campaign.
    This hard-to-believe reality – that the tough-guy Reagan-Bush administration was secretly shipping weapons to Iran after Tehran’s mullahs had humiliated the United States with the hostage crisis – remained a topic for only occasional Washington rumors until November 1986 when a Beirut newspaper published the first article describing another clandestine shipment. That story soon expanded into the Iran-Contra Affair because some of the arm sales profits were diverted to the U.S.-backed Nicaraguan Contra rebels.
    For Bush, the emergence of this damaging scandal, which could have denied him his own shot at the White House, was time to test out his ability to “deny everything.” So, he denied knowing that the White House had been secretly running a Contra resupply operation in defiance of Congress, even though his office and top aides were in the middle of everything. Regarding the Iran arms deals, Bush insisted publicly he was “out of the loop.”
    Behind closed doors where he ran the risk of perjury charges, Bush was more forthcoming. For instance, in non-public testimony to the FBI and the Iran-Contra prosecutor, “Bush acknowledged that he was regularly informed of events connected with the Iran arms sales.” [See Special Prosecutor’s Final Iran-Contra Report, p. 473]

    But Bush’s public “out of the loop” storyline, more or less, held up going into the 1988 presidential election. The one time when he was directly challenged with detailed Iran-Contra questions was in a live, on-air confrontation with CBS News anchor Dan Rather on Jan. 25, 1988.

    Let's stay with Parry to note this from 2000, on how Poppy Bush covered up for terrorism:


    In early fall of 1976, after a Chilean government assassin had killed a Chilean dissident and an American woman with a car bomb in Washington, D.C., George H.W. Bush’s CIA leaked a false report clearing Chile’s military dictatorship and pointing the FBI in the wrong direction.
    The bogus CIA assessment, spread through Newsweek magazine and other U.S. media outlets, was planted despite CIA’s now admitted awareness at the time that Chile was participating in Operation Condor, a cross-border campaign targeting political dissidents, and the CIA’s own suspicions that the Chilean junta was behind the terrorist bombing in Washington.
    In a 21-page report to Congress on Sept. 18, 2000, the CIA officially acknowledged for the first time that the mastermind of the terrorist attack, Chilean intelligence chief Manuel Contreras, was a paid asset of the CIA.
    The CIA report was issued almost 24 years to the day after the murders of former Chilean diplomat Orlando Letelier and American co-worker Ronni Moffitt, who died on Sept. 21, 1976, when a remote-controlled bomb ripped apart Letelier’s car as they drove down Massachusetts Avenue, a stately section of Washington known as Embassy Row.
    In the report, the CIA also acknowledged publicly for the first time that it consulted Contreras in October 1976 about the Letelier assassination. The report added that the CIA was aware of the alleged Chilean government role in the murders and included that suspicion in an internal cable the same month.

    “CIA’s first intelligence report containing this allegation was dated 6 October 1976,” a little more than two weeks after the bombing, the CIA disclosed.
    Nevertheless, the CIA – then under CIA Director George H.W. Bush – leaked for public consumption an assessment clearing the Chilean government’s feared intelligence service, DINA, which was then run by Contreras.
    Relying on the word of Bush’s CIA, Newsweek reported that “the Chilean secret police were not involved” in the Letelier assassination. “The [Central Intelligence] agency reached its decision because the bomb was too crude to be the work of experts and because the murder, coming while Chile’s rulers were wooing U.S. support, could only damage the Santiago regime.” [Newsweek, Oct. 11, 1976]

    Bush, who later became the 41st president of the United States (and is the father of the 43rd president), has never explained his role in putting out the false cover story that diverted attention away from the real terrorists. Nor has Bush explained what he knew about the Chilean intelligence operation in the weeks before Letelier and Moffitt were killed.


    We could go on and on.  Poppy Bush was so vile that nothing could emerge at this point that would shock anyone.

    He started the Gulf War with lies.  There was no need for it.  Then-Senator Al Gore was against it.  So, even in the lead up, were a large number of Americans -- at least 48% felt that the US government was wrongly rushing off to war.  But Poppy wanted his war.  He knew lies were the way to get it, so he had a young woman pretend to be a hospital volunteer (she was from the royal family in Kuwait) lie to the world in front of a Congressional caucus that Iraqi soldiers were tossing babies out of incubators in Kuwait -- hundreds of babies.  It was a lie and it was used to sell the war and only after it was over did Americans learn that the testimony and the identity of the 'witness' had all been lies.


    Lies is what the media's offering now.  The Bush crime Family has always been so very good at spinning.  Here's Joan Didion from THE NEW YORK REVIEW OF BOOKS in 1988:

    In August of 1986 George Bush, traveling in his role as vice-president of the United States and accompanied by his staff, the Secret Service, the traveling press, and a personal camera crew wearing baseball caps reading “Shooters, Inc.,” and working on a $10,000 retainer paid by a Bush PAC called the Fund for America’s Future, spent several days in Israel and Jordan. The schedule in Israel included, according to reports in the Los Angeles Times and The New York Times, shoots at the Western Wall, at the Holocaust memorial, at David Ben-Gurion’s tomb, and at thirty-two other locations chosen to produce campaign footage illustrating that George Bush was, as Marlin Fitzwater, at that time the Bush press secretary, put it, “familiar with the issues.”
    The Shooters, Inc., crew did not go on to Jordan (there was, an official explained to the Los Angeles Times, “nothing to be gained from showing him schmoozing with Arabs”), but the Bush advance team had nonetheless directed, in Amman, considerable attention toward improved visuals for the traveling press. The advance team had requested, for example, that the Jordanian army marching band change its uniforms from white to red; that the Jordanians, who did not have enough helicopters to transport the press, borrow some from the Israeli air force; that, in order to provide the color of live military action behind the Vice-President, the Jordanians stage maneuvers at a sensitive location overlooking Israel and the Golan Heights; that the Jordanians raise the American flag over its base there; that Bush be photographed looking through binoculars studying “enemy territory,” a shot ultimately vetoed by the State Department since the “enemy territory” at hand was Israel; and, possibly the most arresting detail, that camels be present at every stop on the itinerary.
    Some months later I happened to be in Amman, and mentioned reading about this Bush trip to several American embassy officials. They could have, it was agreed, “cordially killed” the reporters in question, particularly Charles P. Wallace from the Los Angeles Times, but the reports themselves had been accurate. “You didn’t hear this, but they didn’t write half of it,” one said.


    Iraq suffered under Poppy Bush and under Bully Boy Bush and it continues to suffer today:


    Forward deployed to Iraq and providing the core of the Combined Joint Task Force — Operation Inherent Resolve headquarters, the of XVIII Airborne Corps are supporting our partners in the fight against ISIS. Stay up to date with the .






    That's right, US forces remain in Iraq.

    Barack Obama in 2008 (and Nancy Pelosi in 2006) campaigned on the promise to get all US troops out of Iraq.  Never happened, did it?

    When do US troops get to leave?

    When is the war over?

    When ISIS is defeated?  That still hasn't happened.


    ISIS never left Iraq and, despite then-prime minister Hayder al-Abadi's claim in December 2017, was never vanquished. Now, PBS reports, it "has risen again at the nexus of four provinces, Kirkuk, Salahuddin, Diyala and Sulaimania."  From THE NEWSHOUR report:





  • DLER GHAZI:
    ISIS will always exist in Iraq and in Syria, and that's because of the political instability in the region.
  • SIMONA FOLTYN:
    Dler Ghazi works for the Kurdish counter-terrorism service. He was in charge of security in Tuz Khurmatu for ten years until the Iraqi Government forced his unit to withdraw last October. I met him in the Kurdish city of Suleimania.
  • DLER GHAZI:
    The presence of ISIS in our area is because of the security vacuum between us, the government of Iraqi Kurdistan, and the government of Iraq. And in addition there's a political crisis between us that has allowed such groups to spring up between our borders.
  • SIMONA FOLTYN:
    Ghazi agrees to take us to the Kurdish areas that have been most affected by ISIS' resurgence.
  • DLER GHAZI:
    This is the last outpost, a little bit further it's ISIS. These guys are volunteers, they are from Tuz Khurmatu and the area. They are volunteering to defend this region from ISIS.




  • SIMONA FOLTYN:
    There's no doubt that ISIS has exploited the conflict between the Kurds and the Shia-led government in Baghdad. To find out just how much control the militants have managed to assert over civilians, I travel to rural areas near the Sunni town of Hawija. Hawija was an ISIS stronghold for three years, and was one of the last towns security forces freed in october 2017. Soon after, the government declared victory over ISIS in Iraq. Now, less than a year after Hawija was retaken by the Iraqi government, ISIS has regrouped and is terrorizing the population.




  • And ISIS continues to launch attacks such as the one noted by Baxtiyar Goran.




    ISIS launched two separate attacks on the Iraqi security forces near ’s Rashad sub-district tonight, 2 security personnel/civil killed and 4 others wounded.



    And there's also the attack in Falluja.





    : Increasing activity in the area of . Photos shows an squad storming a building of Iraqi army guards and killing all of them in north western Fallujah