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UNITED NATIONS (AP) - The U.N. envoy for Burundi urged the Security Council on Thursday to appeal to all protagonists to take part in a new dialogue aimed at...
          IOM DTM Burundi - Matrice de Suivi des déplacements - Juillet 2018 [FR/EN]      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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          Deliveries Supervisor Job One Acre Fund Aug 2018      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Aug 2018 Deliveries Supervisor Job in Kenya August 2018   Sr. Monday Deliveries Supervisor Job at One Acre Fund We are an international non-profit that works in Kenya, Rwanda, Burundi, Tanzania, Uganda, Malawi and Zambia. In these countries, our 5,000+ strong staff serves over 500,000 smallholder farmers and enables them...
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          Opportunities: Apply to Attend 2018 ASFL Regional Conferences      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
African Students For Liberty (ASFL) has announced its 2018 Regional Conferences. The conferences will take place in succession between July and November in Kenya, Nigeria, Burundi and Tanzania. The events will bring together students and young professionals championing the cause...
          Francia cannibale, si mangia l’Africa: il bilancio dell’orrore      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Francia cannibale, si mangia l'Africa: il colonialismo di Parigi sottrae ogni anno 500 miliardi di dollari a 14 paesi africani.
Sapevate che molti paesi africani continuano a pagare una tassa coloniale alla Francia dalla loro indipendenza fino ad oggi? Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese, e optò per l’indipendenza del paese, l’élite coloniale francese a Parigi andò su tutte le furie e, con uno storico gesto, l’amministrazione francese della Guinea distrusse qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse quelli che definivano i vantaggi della colonizzazione francese. Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate. L’obiettivo di questo gesto indegno era quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie: il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto. Lentamente la paura serpeggiò tra le élite africane e nessuno, dopo gli eventi della Guinea, trovò mai il coraggio di seguire l’esempio di Sékou Touré, il cui slogan fu “Preferiamo la libertà in povertà all’opulenza nella schiavitù”.
Sylvanus Olympio, il primo presidente della Repubblica del Togo, un piccolo paese in Africa occidentale, trovò una soluzione a metà strada con i francesi. Non voleva che il suo paese continuasse ad essere un dominio francese, perciò rifiutò di siglare il patto di continuazione della colonizzazione proposto da de Gaulle, tuttavia si accordò per pagare un debito annuale alla Francia per i cosiddetti benefici ottenuti dal Togo grazie alla colonizzazione francese. Era l’unica condizione affinché i francesi non distruggessero tutto prima di lasciare il paese. Tuttavia, l’ammontare chiesto dalla Francia era talmente elevato che il rimborso del cosiddetto “debito coloniale” si aggirava al 40% del debito del paese nel 1963. La situazione finanziaria del neo-indipendente Togo era veramente instabile; così, per risolvere la situazione, Olympio decise di uscire dalla moneta coloniale francese Fcfa (il Franco Cfa delle colonie africane francesi), e coniò la moneta del suo paese. Il 13 gennaio 1963, tre giorni dopo aver iniziato a stampare la moneta del suo paese, uno squadrone di soldati analfabeti appoggiati dalla Francia uccise il primo presidente eletto della neo- indipendente Africa.
Olympio fu ucciso da un ex sergente della Legione Straniera di nome Etienne Gnassingbe, che si suppone ricevette un compenso di 612 dollari dalla locale ambasciata francese per il lavoro di assassino. Il sogno di Olympio era quello di costruire un paese indipendente e autosufficiente. Tuttavia ai francesi non piaceva l’idea. Il 30 giugno 1962, Modiba Keita, il primo presidente della Repubblica del Mali, decise di uscire dalla moneta coloniale francese Fcfa imposta a 12 neo-indipendenti paesi africani. Per il presidente maliano, che era più incline ad un’economia socialista, era chiaro che il patto di continuazione della colonizzazione con la Francia era una trappola, un fardello per lo sviluppo del paese. Il 19 novembre 1968, proprio come Olympio, Keita fu vittima di un colpo di stato guidato da un altro ex soldato della Legione Straniera francese, il luogotenente Moussa Traoré. Infatti durante quel turbolento periodo in cui gli africani lottavano per liberarsi dalla colonizzazione europea, la Francia usò ripetutamente molti ex legionari stranieri per guidare colpi di stato contro i presidente eletti.
Il 1° gennaio 1966, Jean-Bédel Bokassa, un ex soldato francese della Legione Straniera, guidò un colpo di stato contro David Dacko, il primo presidente della Repubblica Centrafricana. Il 3 gennaio 1966, Maurice Yaméogo, il primo presidente della Repubblica dell’Alto Volta, oggi Burkina Faso, fu vittima di un colpo di stato condotto da Aboubacar Sangoulé Lamizana, un ex legionario francese che combatté con i francesi in Indonesia e Algeria contro le indipendenze di quei paesi. Il 26 ottobre 1972, Mathieu Kérékou (che era una guardia del corpo del presidente Hubert Maga, il primo presidente della Repubblica del Benin) guidò un colpo di Stato contro il presidente, dopo aver frequentato le scuole militari francesi dal 1968 al 1970. Negli ultimi 50 anni, un totale di 67 colpi di Stato si sono susseguiti in 26 paesi africani; 16 di quest’ultimi sono ex colonie francesi, il che significa che il 61% dei colpi di Stato si sono verificati nell’Africa francofona.
Cinque i golpe subiti dal Burkina Faso e dalle Comore, quattro i colpi di Stato attuati in Burundi, Repubblica Centrafricana, Niger e Mauritania. Sempre tra le ex colonie francesi, hanno vissuto almeno tre colpi di Stato il Congo e il Ciad – due, invece, l’Algeria e il Mali, la Guinea Konakry e la Repubblica Democratica del Congo. Almeno un violento “regime change” ha poi investito Togo, Tunisia, Costa d’Avorio, Magagascar e Rwanda. Altri paesi africani sottoposti a colpi di Stato sono Egitto, Libia e Guinea Equatoriale (un golpe ciascuno), Guinea Bissau e Liberia (due golpe), Nigeria ed Etiopia (tre colpi di Stato), Uganda (quattro) e Sudan (cinque). In totale 45 golpe nell’Africa ex francese, più 22 in altri paesi africani. Come dimostrano questi numeri, la Francia è abbastanza disperata ma attiva nel tenere sotto controllo le sue colonie, a qualsiasi prezzo, a qualsiasi condizione. Nel marzo del 2008, l’ex presidente francese Jacques Chirac disse: «Senza l’Africa, la Francia scivolerebbe a livello di una potenza del terzo mondo». Il predecessore di Chirac, François Mitterand, già nel 1957 profetizzava che «senza l’Africa, la Francia non avrà storia nel 21° secolo».
Proprio in questo momento, 14 paesi africani sono costretti dalla Francia, attraverso un patto coloniale, a depositare l’85% delle loro riserve di valute estere nella Banca Centrale Francese controllata dal ministero delle finanze di Parigi. Finora, il Togo e altri 13 paesi africani dovranno pagare un debito coloniale alla Francia. I leader africani che rifiutano vengono uccisi o restano vittime di colpi di Stato. Coloro che obbediscono sono sostenuti e ricompensati dalla Francia con stili di vita faraonici, mentre le loro popolazioni vivono in estrema povertà e disperazione. E’ un sistema malvagio, denunciato dall’Unione Europea; ma la Francia non è pronta a spostarsi da quel sistema coloniale che muove 500 miliardi di dollari dall’Africa al suo ministero del Tesoro ogni anno. Spesso accusiamo i leader africani di corruzione e di servire gli interessi delle nazioni occidentali, ma c’è una chiara spiegazione per questo comportamento. Si comportano così perché hanno paura di essere uccisi o di restare vittime di un colpo di Stato. Vogliono una nazione potente che li difenda in caso di aggressione o di tumulti. Ma, contrariamente alla protezione di una nazione amica, la protezione dell’Occidente spesso viene offerta in cambio della rinuncia, da parte di quei leader, di servire il loro stesso popolo e i suoi interessi.
I leader africani lavorerebbero nell’interesse dei loro popoli se non fossero continuamente inseguiti e provocati dai paesi colonialisti. Nel 1958, spaventato dalle conseguenze di scegliere l’indipendenza dalla Francia, Leopold Sédar Senghor dichiarò: «La scelta del popolo senegalese è l’indipendenza; vogliono che ciò accada in amicizia con la Francia, non in disaccordo». Da quel momento in poi la Francia accettò soltanto un’ “indipendenza sulla carta” per le sue colonie, siglando “Accordi di Cooperazione”, specificando la natura delle loro relazioni con la Francia, in particolare i legami con la moneta coloniale francese (il franco), il sistema educativo francese, le preferenze militari e commerciali. Qui sotto ci sono le 11 principali componenti del patto di continuazione della colonizzazione dagli anni ‘50.
#1. Debito coloniale a vantaggio della colonizzazione francese. I neo “indipendenti” paesi dovrebbero pagare per l’infrastruttura costruita dalla Francia nel paese durante la colonizzazione. #2. Confisca automatica delle riserve nazionali. I paesi africani devono depositare le loro riserve monetarie nazionali nella banca centrale francese. La Francia detiene le riserve nazionali di 14 paesi africani dal 1961: Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo-Brazzaville, Guinea Equatoriale e Gabon. La politica monetaria che governa un gruppo di paesi così diversi non è complicato perché, di fatto, è decisa dal ministero del Tesoro francese senza rendere conto a nessuna autorità fiscale di qualsiasi paese che sia della Cedeao (la Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale) o del Cemac (Comunità degli Stati dell’Africa Centrale). In base alle clausole dell’accordo che ha fondato queste banche e il Cfa, la banca centrale di ogni paese africano è obbligata a detenere almeno il 65% delle proprie riserve valutarie estere in un “operations account” registrato presso il ministero del Tesoro francese, più un altro 20% per coprire le passività finanziarie.
Le banche centrali del Cfa impongono anche un tappo sul credito esteso ad ogni paese membro equivalente al 20% delle entrate pubbliche dell’anno precedente. Anche se la Beac e la Bceao hanno un fido bancario col Tesoro francese, i prelievi da quel fido sono soggetti al consenso dello stesso ministero del Tesoro. L’ultima parola spetta al Tesoro francese, che ha investito le riserve estere degli Stati africani alla Borsa di Parigi a proprio nome. In breve, più dell’ 80% delle riserve valutarie straniere di questi paesi africani sono depositate in “operations accounts” controllati dal Tesoro francese. Le due banche Cfa sono africane di nome, ma non hanno una politica monetaria propria. Gli stessi paesi non sanno, né viene detto loro, quanto del bacino delle riserve valutarie estere detenute presso il ministero del Tesoro a Parigi appartiene a loro come gruppo o individualmente. Gli introiti degli investimenti di questi fondi presso il Tesoro francese dovrebbero essere aggiunti al conteggio, ma non c’è nessuna notizia che venga fornita al riguardo né alle banche né ai paesi circa i dettagli di questi scambi. Al ristretto gruppo di alti ufficiali del ministero del Tesoro francese che conoscono le cifre detenute negli “operations accounts”, sanno dove vengono investiti questi fondi e se esiste un profitto a partire da quegli investimenti, viene impedito di parlare per comunicare queste informazioni alle banche Cfa o alle banche centrali degli stati africani, scrive il dottor Gary K. Busch (economista, docente universitario a Londra).
Si stima che la Francia detenga all’incirca 500 miliardi di monete provenienti dagli Stati africani, e farebbe qualsiasi cosa per combattere chiunque voglia fare luce su questo lato oscuro del vecchio impero. Gli stati africani non hanno accesso a quel denaro. La Francia permette loro di accedere soltanto al 15% di quel denaro all’anno. Se avessero bisogno di più, dovrebbero chiedere in prestito una cifra extra dal loro stesso 65% da Tesoro francese a tariffe commerciali. Per rendere le cose ancora peggiori, la Francia impone un cappio sull’ammontare di denaro che i paesi possono chiedere in prestito da quella riserva. Il cappio è fissato al 20% delle entrate pubbliche dell’anno precedente. Se i paesi volessero prestare più del 20% dei loro stessi soldi, la Francia ha diritto di veto. L’ex presidente francese Jacques Chirac ha detto recentemente qualcosa circa i soldi delle nazioni africane detenuti nelle banche francesi. In un VIDEO parla dello schema di sfruttamento francese. Parla in francese, ma questo è un piccolo sunto: «Dobbiamo essere onesti e riconoscere che una gran parte dei soldi nelle nostre banche provengono dallo sfruttamento del continente africano».
#3. Diritto di primo rifiuto su qualsiasi materia prima o risorsa naturale scoperta nel paese. La Francia ha il primo diritto di comprare qualsiasi risorsa naturale trovate nella terra delle sue ex colonie. Solo dopo un “Non sono interessata” della Francia, i paesi africani hanno il permesso di cercare altri partners. #4. Priorità agli interessi francesi e alle società negli appalti pubblici. Nei contratti governativi, le società francesi devono essere prese in considerazione per prime e, solo dopo, questi paesi possono guardare altrove. Non importa se i paesi africani possono ottenere un miglior servizio ad un prezzo migliore altrove. Di conseguenza, in molte delle ex colonie francesi, tutti i maggiori asset economici dei paesi sono nelle mani degli espatriati francesi. In Costa d’Avorio, per esempio, le società francesi possiedono e controllano le più importanti utilities – acqua, elettricità, telefoni, trasporti, porti e le più importanti banche. Lo stesso nel commercio, nelle costruzioni e in agricoltura. Infine, come ho scritto in un precedente articolo, “gli africani ora vivono in un continente di proprietà degli europei”.
#5. Diritto esclusivo a fornire equipaggiamento militare e formazione ai quadri militari del paese. Attraverso un sofisticato schema di borse di studio e “Accordi di Difesa” allegati al Patto Coloniale, gli africani devono inviare i loro quadri militari per la formazione in Francia o in strutture gestite dai francesi. La situazione nel continente adesso è che la Francia ha formato centinaia, anche migliaia di traditori e li foraggia. Restano dormienti quando non c’è bisogno di loro, e vengono riattivati quando è necessario un colpo di Stato o per qualsiasi altro scopo! #6. Diritto della Francia di inviare le proprie truppe e intervenire militarmente nel paese per difendere i propri interessi. In base a qualcosa chiamato “Accordi di Difesa” allegati al Patto Coloniale, la Francia ha il diritto di intervenire militarmente negli Stati africani e anche di stazionare truppe permanentemente nelle basi e nei presidi militari in quei paesi, gestiti interamente dai francesi.
Poi ci sono le basi militari francesi in Africa. Quando il presidente Laurent Gbagbo della Costa d’Avorio cercò di porre fine allo sfruttamento francese del paese, la Francia organizzò un colpo di Stato. Durante il lungo processo per estromettere Gbagbo, i carri armati francesi, gli elicotteri d’attacco e le forze speciali intervennero direttamente nel conflitto sparando sui civili e uccidendone molti. Per aggiungere gli insulti alle ingiurie, la Francia stima che la “business community” francese abbia perso diversi milioni di dollari quando, nella fretta di abbandonare Abidjan nel 2006, l’esercito francese massacrò 65 civili disarmati, ferendone altri 1.200. Dopo il successo della Francia con il colpo di Stato, e il trasferimento di poteri ad Alassane Outtara, la Francia ha chiesto al governo Ouattara di pagare un compenso alla “business community” francese per le perdite durante la guerra civile. Il governo Ouattara, infatti, pagò il doppio delle perdite dichiarate mentre scappavano.
#7. Obbligo di dichiarare il francese lingua ufficiale del paese e lingua del sistema educativo. “Oui, Monsieur. Vous devez parlez français, la langue de Molière!” (sì, signore. Dovete parlare francese, la lingua di Molière!). Un’organizzazione per la diffusione della lingua e della cultura francese chiamata “Francophonie” è stata creata con diverse organizzazioni satellite e affiliati supervisionati dal ministero degli esteri francese. Come dimostrato in quest’articolo, se il francese è l’unica lingua che parli, hai accesso al solo 4% dell’umanità, del sapere e delle idee. Molto limitante.
#8. Obbligo di usare la moneta coloniale francese Fcfa. Questa è la vera mucca d’oro della Francia, tuttavia è un sistema talmente malefico che finanche l’Unione Europea lo ha denunciato. La Francia però non è pronta a lasciar perdere il sistema coloniale che inietta all’incirca 500 miliardi di dollari africani nelle sue casse. Durante l’introduzione dell’euro in Europa, altri paesi europei scoprirono il sistema di sfruttamento francese. Molti, soprattutto i paesi nordici, furono disgustati e suggerirono che la Francia abbandonasse quel sistema. Senza successo. #9. Obbligo di inviare in Francia il budget annuale e il report sulle riserve. Senza report, niente soldi. In ogni caso il ministero delle banche centrali delle ex colonie, e il ministero dell’incontro biennale dei ministri delle finanze delle ex colonie è controllato dalla banca centrale francese e dal ministero del Tesoro.
#10. Rinuncia a siglare alleanze militari con qualsiasi paese se non autorizzati dalla Francia. I paesi africani in genere sono quelli che hanno il minor numero di alleanze militari regionali. La maggior parte dei paesi ha solo alleanze militari con gli ex colonizzatori (divertente, ma si può fare di meglio!). Nel caso delle ex colonie francesi, la Francia proibisce loro di cercare altre alleanze militari eccetto quelle che vengono offerte loro. #11. Obbligo di allearsi con la Francia in caso di guerre o crisi globali. Più di un milione di soldati africani hanno combattuto per sconfiggere il nazismo e il fascismo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il loro contributo è spesso ignorato o minimizzato, ma se si pensa che alla Germania furono sufficienti solo 6 settimane per sconfiggere la Francia nel 1940, quest’ultima sa che gli africani potrebbero essere utili per combattere per la “Grandeur de la France” in futuro.
C’è qualcosa di psicopatico nel rapporto che la Francia ha con l’Africa. Primo, la Francia è molto dedita al saccheggio e allo sfruttamento dell’Africa sin dai tempi della schiavitù. Poi c’è questa mancanza di creatività e di immaginazione dell’élite francese a pensare oltre i confini del passato e della tradizione. Infine, la Francia ha due istituzioni che sono completamente congelate nel passato, abitate da “haut fonctionnaires” paranoici e psicopatici che diffondono la paura dell’apocalisse se la Francia cambiasse, e il cui riferimento ideologico deriva dal romanticismo del 19° secolo: sono il ministero delle finanze e del bilancio e il ministero degli affari esteri. Queste due istituzioni non solo sono una minaccia per l’Africa ma anche per gli stessi francesi. Tocca a noi africani liberarci, senza chiedere permesso, perché ancora non riesco a capire, per esempio, come possano 450 soldati francesi in Costa d’Avorio controllare una popolazione di 20 milioni di persone. La prima reazione della gente, subito dopo aver saputo della tassa coloniale francese, consiste in una domanda: “Fino a quando?”. Per paragone storico, la Francia ha costretto Haiti a pagare l’equivalente odierno di 21 miliardi di dollari dal 1804 al 1947 (quasi un secolo e mezzo) per le perdite subite dai commercianti di schiavi francesi dall’abolizione della schiavitù e la liberazione degli schiavi haitiani. I paesi africani stanno pagando la tassa coloniale solo negli ultimi 50 anni, perciò penso che manchi ancora un secolo di pagamenti!
(Mawuna Remarque Koutonin, “Quattordici paesi africani costretti a pagare la tassa coloniale francese”, da “Africa News” dell’8 febbraio 2014).

Sapevate che molti paesi africani continuano a pagare una tassa coloniale alla Francia dalla loro indipendenza fino ad oggi? Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese, e optò per l’indipendenza del paese, l’élite coloniale francese a Parigi andò su tutte le furie e, con uno storico gesto, l’amministrazione francese della Guinea distrusse qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse quelli che definivano i vantaggi della colonizzazione francese. Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate. L’obiettivo di questo gesto indegno era quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie: il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto. Lentamente la paura serpeggiò tra le élite africane e nessuno, dopo gli eventi della Guinea, trovò mai il coraggio di seguire l’esempio di Sékou Touré, il cui slogan fu “Preferiamo la libertà in povertà all’opulenza nella schiavitù”.


          Банкнота Бурунди 100 франков 2001      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

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          Désignation de Shadary comme candidat du FCC à la présidentielle: Washington, Paris, Bruxelles, UE et UA saluent la décision de Kabila      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
En République démocratique du Congo, la désignation d’Emmanuel Ramazani Shadary comme candidat du Front Commun pour le Congo (FCC) à la présidentielle de décembre 2018, a pris tout le monde de court, même la communauté internationale. Celle-ci n’avait jamais cru que Joseph Kabila prendrait une telle décision, allant à  contre-courant de la dynamique actuelle dans la région des Grands Lacs où le Rwanda, l’Ouganda, le Burundi et le Congo-Brazzaville n’ont pas hésité un seul instant à modifier leurs constitutions respectives pour se cramponner au pouvoir. Et ce, sans condamnation de la communauté internationale. Mais en Rd Congo, Joseph Kabila aura déjoué tous les plans diaboliques, mieux les plans de la balkanisation du pays concoctés par les ennemis du Congo dans les officines occidentales, qui n’attendaient qu’un supposé faux-pas pour mettre leurs plans en exécution et trainer ainsi le pays dans la poussière. Heureusement que l’Afrique pouvait encore compter sur un de ses dignes fils, au parfum de tous ces plans, pour mener une démarche contraire, au bénéfice de son peuple. Leurs plans à eux tous étant démasqués, ils se jettent dans les félicitations du bout des lèvres. Dans un communiqué parvenu à la rédaction du Journal L’Avenir, l’Ambassade des Etats-Unis en Rdc écrit ceci : « En République démocratique du Congo, l’annonce de la part de la coalition au pouvoir d’un candidat de consensus autre que le Président Kabila représente un pas en avant important pour la démocratie congolaise. Nous sommes encouragés par le signe selon lequel le Président Kabila entend respecter ses engagements conformément à la constitution congolaise et à l’Accord de la Saint-Sylvestre de décembre 2016 en ne briguant pas un troisième mandat », dit ce texte, qui ajoute que les responsables du gouvernement, de l’opposition, et de la société civile, ainsi que les chefs des forces de l’ordre partagent avec le président Kabila la responsabilité d’assurer le plein respect des normes démocratiques. Le peuple congolais doit pouvoir exprimer ouvertement ses opinions et choisir ses candidats sans craindre les violences, les menaces ou l’intimidation. Nous faisons appel à la Commission électorale nationale indépendante et aux autorités congolaises afin qu’elles prennent les mesures qui s’imposent pour garantir la tenue d’élections crédibles le 23 décembre 2018, en permettant notamment l’accès au public au nouveau fichier électoral et en ayant recours à une méthode de vote qui bénéficie de la confiance de l’électorat congolais. Ce communiqué souligne en passant que la RDC jouit d’une occasion historique d’assurer un transfert pacifique du pouvoir en décembre, et les Etats-Unis seront prêts à appuyer ce processus selon les normes du calendrier électoral établi.   La France prête à accompagner la Rdc De son côté, le Président de la République française salue la décision annoncée hier par le Président Joseph Kabila de ne pas se représenter aux prochaines élections présidentielles, conformément à son engagement de respecter les termes de la Constitution congolaise. « La France, qui s’est constamment tenue aux côtés de la République démocratique du Congo, rend hommage à l’action du Président Kabila pour l’unité et l’intégrité de la RDC », indique ce document, qui ajoute qu’aux côtés de ses partenaires et en particulier de l’Union Africaine, des organisations régionales et des pays voisins, la France se tient prête à accompagner les efforts des autorités congolaises en vue de la tenue, le 23 décembre prochain, d’un scrutin libre, transparent et inclusif. Concernant la Belgique, son ministre des Affaires étrangères, Didier Reynders, a indiqué “prendre acte” de la désignation par le président congolais Joseph Kabila d’un dauphin, Emmanuel Ramazani Shadary, qui sera le candidat du pouvoir en place à l’élection présidentielle du 23 décembre en République démocratique du Congo. Le scrutin doit se faire dans un climat “apaisé” pour que les résultats soient “crédibles”. Il a toutefois appelé les responsables congolais à s’engager en faveur de l’organisation des différents scrutins prévus à cette date (présidentiel, législatif et provinciaux) dans un climat “apaisé” et “inclusif” afin que les résultats soient “crédibles”. “On prend acte de la consultation menée au sein de la Majorité présidentielle“, a affirmé Didier Reynders à l’agence Belga. Ces consultations ont conduit M. Kabila à désigner mercredi, in extrémis, Emmanuel  Ramazani Shadary, un ancien ministre de l’Intérieur et actuel Secrétaire permanent du parti présidentiel, comme le candidat du Front commun pour le Congo (FCC), une vaste plate-forme électorale créée par Joseph Kabila. “Cela démontre que le président (Kabila) n’est pas candidat” à un troisième mandat – que lui interdit la Constitution qu’il a lui-même promulguée en 2006 -, a ajouté Didier Reynders. Il a rappelé que la communauté internationale, l’Union européenne et l’Union africaine (UA) ainsi que les pays de la région avaient exprimé leur opposition à une candidature du chef de l’Etat congolais à un troisième mandat.   L’EU et l’UA se joignent Dans une déclaration, la Représentante Spéciale du Secrétaire-général des Nations Unies en République démocratique du Congo et des Ambassadeurs ou Chefs de mission du Canada, des Etats-Unis, de la Suisse, de l’Union africaine ainsi que de l’Union européenne en accord avec les Chefs de mission de l’UE à Kinshasa, saluent la décision du Président Joseph Kabila Kabange d’avoir tenu son engagement de respecter la Constitution congolaise. La conclusion du dépôt des candidatures pour les élections présidentielles et législatives en RDC, conformément au calendrier électoral de la CENI, constitue une étape clé sur la voie devant mener à la première alternance politique pacifique en RDC, grâce à des élections crédibles le 23 décembre 2018. « Nous réitérons notre appel à toutes les parties à veiller à ce que le processus électoral et le transfert du pouvoir soient menés de manière transparente, pacifique et inclusive, conformément à la Constitution et à l’Accord de la Saint-Sylvestre de décembre 2016 », insiste ce communiqué, qui poursuit que l’engagement de tous les acteurs congolais en faveur d’élections crédibles, pacifiques et inclusives avant la fin de l’année renforcera la stabilité et la prospérité de la RDC et de toute la région. Pour sa part, le Président de la Commission de l’Union Africaine, Moussa Faki Mahamat, prend note avec satisfaction de la nouvelle étape franchie hier dans le processus électoral en République démocratique du Congo. Il se félicite du respect par le Président Joseph Kabila Kabange de son engagement à se conformer aux dispositions pertinentes de la Constitution congolaise et à celles de l’Accord politique de la Saint Sylvestre relatives à l’éligibilité à la présidence de la République. Ce faisant, le Président Kabila a posé un geste de haute valeur politique dans l’intérêt supérieur de son pays. Le Président de la Commission souligne que le succès de la suite du processus électoral appelle à un engagement sans faille de la part de l’ensemble de la classe politique congolaise et des institutions chargées de l’organisation des scrutins à venir. Il réitère, en conséquence, son appel à tous les acteurs concernés pour qu’ils œuvrent ensemble et de bonne foi, à la tenue d’élections paisibles, transparentes et véritablement inclusives, notamment en garantissant le droit de tous les citoyens qui le souhaitent et remplissent les conditions stipulées par les textes en vigueur à y concourir. Il souligne, encore une fois, la nécessité et l’urgence que revêt la création d’un environnement propice à une compétition électorale loyale et équitable, à travers la mise en œuvre de mesures de décrispation appropriées. Il est impératif que le peuple congolais puisse se prononcer librement et en toute souveraineté sur son destin. L’Union africaine réitère son engagement à soutenir le processus électoral dans le cadre de ses instruments pertinents, notamment la Charte africaine de la démocratie, des élections et de la gouvernance. À cet effet, elle continuera à travailler étroitement avec les organisations régionales compétentes, à savoir la Communauté économique des États de l’Afrique centrale, la Conférence internationale sur la région des Grands Lacs et la Communauté de développement de l’Afrique australe, ainsi qu’avec les Nations unies et les autres partenaires internationaux de l’Afrique. (JMNK)
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          Re: Rwanda / Burundi      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
slt t'es toujours au Rwanda?
          Re: Burundi gays grapple with HIV      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
“I know so many married men in this town who sleep with gay men on the side...”

Local perceptions of homosexuality mean the distribution of lubricants and condoms has to be cloak-and-dagger, with many secretly homosexual men making calls and asking for the items to be despatched in plain envelopes to offices or residences, by people not associated with ARDHO.

"We never ask people for their ethnicity or religion before we give them medication or other HIV support, so why should we ask people about their sexuality?" ANSS founder Jeanne Gapiya, a prominent national HIV activist, told IRIN/PlusNews.

"The problem is that this is a hidden community, and the society is in denial about their existence."

In their latest national strategic plan, the National AIDS Control Council, CNLS, has included MSM in the list of people vulnerable to HIV.

"We realise that they are a marginalised group; we have started to invite them for meetings through their NGO, but the difficulty is we don't know who most of them are or how to reach them," Jean Rirangira, the interim executive secretary of CNLS, told IRIN/PlusNews.

Kanuma commented: "It's not just a problem for gay men; it's a problem for the whole society. I know so many married ['straight'] men in this town [the Burundian capital, Bujumbura] who sleep with gay men on the side. People would be surprised," he said.

"Silence is also what is killing us," he added. "I had a friend who had an STI for about one year - he was self-medicating until he eventually went to ANSS and got a proper diagnosis, and then he got better much quicker."

Kanuma has been writing newspaper articles and making guest appearances on private radio stations to raise awareness about MSM and HIV. "During every radio show I allow people to call in with questions and give out ARDHO's email address," he said. "We have more than 150 emails and so many calls, which shows that more information is still needed."

ARDHO is creating brochures detailing all the means of transmitting HIV, including male-male sex, for distribution in mainstream health centres; ANSS plans to send a doctor outside of Burundi for special training in the health issues of MSM to provide them with better healthcare.

HIV prevalence in Burundi has been declining since the late 1990s, but many surveillance sites have recently indicated an upward trend; in May, officials announced that HIV infection had risen from 3.5 percent in 2002 to 4.2 percent in 2008.

Although progress is slow, ARDHO and its partners are unwilling to push the government too hard, preferring to negotiate from a public health platform before demanding for equality under the law. "We need to tread carefully so we don't make the situation worse for gays in Burundi," Kanuma said.

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          Firenze, “i milioni per l’Africa sui conti del cognato di Renzi e dei fratelli”. Ma per la riforma Orlando indagine rischia lo stop      Cache   Translate Page   Web Page Cache   


L'inchiesta, resa nota nel 2016 da La Nazione, è nata da movimenti bancari anomali segnalati dalla Banca d'Italia e dai dubbi di Monika Jephcott quando era direttrice di Play Therapy ltd Londra, la casa madre. La donna manifestò ai pm dubbi su come impiegasse i soldi Play Therapy Africa. La società aveva intanto ricevuto circa 10 milioni di dollari di donazioni: secondo la procura ne avrebbe distratti oltre 6. Ora però ai pm serve una querela delle parti offese per continuare a indagare.

Ricevevano generose donazioni da Unicef, Fondazione Pulitzer e altre onlus americane ed australiane per finanziare attività benefiche nei confronti dei bambini africani. Ma invece di spedire quei soldi in Eritrea, Burundi o Sierra Leone attraverso la Play Therapy Africa, sostiene la procura di Firenze, li giravano sui loro conti bancari. Lo avrebbero fatto con circa 6,6 dei 10 milioni di dollari ricevuti. Per questo il cognato di Renzi, Andrea Conticini, sposato con sua sorella Matilde, e i fratelli Alessandro e Luca sono indagati da due anni con l’accusa di riciclaggio e – solo Alessandro e Luca – anche di appropriazione indebita aggravata. I pm Luca Turco e Giuseppina Mione, in base alle rogatorie internazionali, hanno ricostruito l’entità e i giri delle somme dirottati prima sui conti personali e poi impiegate, sostengono, per investimenti immobiliari in Portogallo e in altri Paesi esteri.

A causa della riforma Orlando, però, buona parte dell’indagine rischia di diventare carta straccia. Perché la nuova legge prevede che il reato di appropriazione indebita sia procedibile solo per querela delle parti offese. Così, nelle scorse settimane, la procura ha dovuto fare una rogatoria verso Unicef, Fondazione Pulitzer e le altri parte offese spiegando la situazione e che, senza una loro denuncia, il procedimento non potrà andare avanti.

L’inchiesta, resa nota nel 2016 da La Nazione, è nata da movimenti bancari anomali in Emilia segnalati dalla Banca d’Italia e dai dubbi di Monika Jephcott quando era direttrice di Play Therapy ltd Londra, la casa madre. La donna manifestò ai pm dubbi su come impiegasse i soldi Play Therapy Africa, consociata fondata da Alessandro Conticini che aveva ottenuto il permesso di usare lo stesso nome e a cui successivamente, però, la direttrice revocò l’autorizzazione.

La società di Conticini aveva intanto ricevuto cospicue donazioni dagli Usa, in particolare da Unicef (3,8 milioni di dollari tra 2008 e 2013) e Fondazione Pulitzer (5,5 milioni di dollari tra 2009 e 2016 transitati dalla onlus Operations Usa). Altri 900mila dollari complessivi sarebbero arrivati dalle ong Australian High Commission, Avsi, Fxb, Mobility without barriers foundation, Oak, Undp, France Volontaires.

I pm ritengono che i 6,6 milioni di dollari finiti nei conti dell’agenzia della Cassa di Risparmio di Rimini a Castenaso sia una somma sproporzionata – anche rispetto a eventuali compensi e spese sostenuti da Alessandro Conticini per i suoi impegni con la Play Therapy Africa -, sul totale dei 10 milioni donati. E le rogatorie e altri accertamenti avrebbero ricostruito che parte dei soldi avrebbe preso vie diverse dall’Africa. Così, Andrea Conticini, cognato di Matteo Renzi, è indagato per aver prelevato soldi dai conti e averli destinati a tre società dell’inner circle renziano: la Eventi6 di Rignano (133.900 euro) riferibile proprio ai familiari dell’ex presidente del Consiglio; la Quality Press Italia (129.900 euro); oltre a 4mila euro per la Dot Media di Firenze, che organizzava la Leopolda.

Luca Conticini e Alessandro Conticini devono invece rispondere anche di appropriazione indebita perché avrebbero usato parte del denaro per un investimento immobiliare in Portogallo da 1,9 milioni di euro e per un prestito obbligazionario da 798mila euro emesso dalla società estera Red Friar Private Equity Limited Guernsey. Nei confronti di tutti e tre i fratelli, la procura ha notificato un invito a comparire per il 14 giugno scorso: nessuno di loro si è presentato negli uffici dei pm di Firenze.


“I tempi della difesa li decide la difesa”, ha risposto l’avvocato Federico Bagattini, difensore dei Conticini. “A dicembre scorso – ha aggiunto – avevamo chiesto noi di comparire davanti al pm, ma non ce lo ha concesso”. Il senatore di Rignano, invece, attraverso una nota del suo ufficio stampa annuncia di voler procedere “in sede civile e penale contro chiunque accosti il suo nome a una vicenda giudiziaria che da due anni ciclicamente viene rilanciata sulla stampa e che riguarderebbe un fratello del marito di una sorella di Renzi. I processi si fanno in aula, non sui media. Al termine del processo si fanno le sentenze. E le sentenze si rispettano. Anche quelle sui risarcimenti”.

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/09/firenze-i-milioni-per-lafrica-sui-conti-del-cognato-di-renzi-e-dei-fratelli-ma-per-la-riforma-orlando-indagine-rischia-lo-stop/4549002/
          Head teacher busted sitting student's exam      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
A head teacher in Burundi has been arrested for trying to disguise himself as a student and sit a national exam on another person's behalf. Police officers burst into the exam hall where Benjamin Manirambona took the test after a tip-off. Little...
          Head teacher busted sitting student's exam      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Burundian Benjamin Manirambona wore a blue uniform to try to blend in with the schoolchildren.
          Re: Rwanda / Burundi      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
slt t'es toujours au Rwanda?
          Re: Burundi gays grapple with HIV      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
“I know so many married men in this town who sleep with gay men on the side...”

Local perceptions of homosexuality mean the distribution of lubricants and condoms has to be cloak-and-dagger, with many secretly homosexual men making calls and asking for the items to be despatched in plain envelopes to offices or residences, by people not associated with ARDHO.

"We never ask people for their ethnicity or religion before we give them medication or other HIV support, so why should we ask people about their sexuality?" ANSS founder Jeanne Gapiya, a prominent national HIV activist, told IRIN/PlusNews.

"The problem is that this is a hidden community, and the society is in denial about their existence."

In their latest national strategic plan, the National AIDS Control Council, CNLS, has included MSM in the list of people vulnerable to HIV.

"We realise that they are a marginalised group; we have started to invite them for meetings through their NGO, but the difficulty is we don't know who most of them are or how to reach them," Jean Rirangira, the interim executive secretary of CNLS, told IRIN/PlusNews.

Kanuma commented: "It's not just a problem for gay men; it's a problem for the whole society. I know so many married ['straight'] men in this town [the Burundian capital, Bujumbura] who sleep with gay men on the side. People would be surprised," he said.

"Silence is also what is killing us," he added. "I had a friend who had an STI for about one year - he was self-medicating until he eventually went to ANSS and got a proper diagnosis, and then he got better much quicker."

Kanuma has been writing newspaper articles and making guest appearances on private radio stations to raise awareness about MSM and HIV. "During every radio show I allow people to call in with questions and give out ARDHO's email address," he said. "We have more than 150 emails and so many calls, which shows that more information is still needed."

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          UN Envoy urges Burundi leaders to ‘seize opportunities for national unity and peace’      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
The Secretary-General’s Special Envoy for Burundi, Michel Kafando, has called on the country’s leaders to “seize the opportunity” offered by the recent adoption of a new constitution, to create a new political environment that is “conducive to the consolidation of national unity and peace”.
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          Burundi Carte de Reference A0 - Province de Rumonge [GRAND TAILLE]      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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          Manifestation de la diaspora burundaise pour la protection des réfugiés en Tanzanie      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Quelques dizaines de personnes issues de la diaspora burundaise ont manifesté, vendredi à partir de 12H30, devant l'ambassade de la Tanzanie, située avenue Franklin Roosevelt à Ixelles, contre le rapatriement forcé de réfugiés burundais sur son sol. Des drapeaux du Burundi ont été dressés en face de l'ambassade.
          Afrika'da yeni bir Hutu-Tutsi krizine doğru      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
İSTANBUL - Muhammed Tandoğan Mayıs ayında, cumhurbaşkanının görev süresinin 5 yıldan 7 yıla çıkarılmasını öngören anayasa değişikliği taslağının halk tarafından kabul edilmesi sonrasında çıkan olaylarda 46 kişinin hayatını kaybettiği Burundi, Hutular ile Tutsiler arasında yeni bir etnik gerginliğin kıskacında.
          KESHO NDIYO KAZI YA SERENGETI BOYS KUTAFUTA HESHIMA KWA AJILI YA WATANZANIA      Cache   Translate Page   Web Page Cache   





Watanzania wangetamani kuona timu yao ya vijana inakwenda kucheza katika michuano mikubwa.

Safari itaanza kwa timu hiyo ya taifa ya vijana ya Tanzania ya U17, Sereneti Boys kucheza na Burundi katika michuano ya kuwania kufuzu kikanda Afrika Mashariki na Kati kwenye Uwanja wa Taifa jijini Dar es Salaam, kesho.

Michuano hiyo inasimamiwa na Baraza la Vyama vya Soka Afrika Mashariki (Cecafa) na Tanzania ipo kundi, A na timu za Rwanda, Burundi  na  Sudan, ikiwa ni baada ya Somalia kujitoa.

Akizungumza na Waandishi wa Habari kwenye Hotel ya Peacock jijini Dar es Salaam, Katibu Mkuu wa Cecafa, Nicholas Musonye, amesema; "Tulikua na jumla ya timu 10, lakini timu moja imejitoa ambayo ni Somalia kwa sababu zisizojulikana, hivyo kundi A litabakiwa na timu nne, na kundi B litabaki na timu tano vilevile, na viwanja vitakavyotumika ni viwili tu ambavyo ni Uwanja wa Taifa, pamoja na Azam Complex.

Aidha, katika hatua nyingine Ofisa Habari wa Shirikisho la Soka Tanzania (TFF), Cliford Ndimbo alisema kuwa “Michuano hii haitakuwa na kiingilio na lengo kubwa ni kutoa nafasi kwa wadau wa soka kujitokeza kwa wingi, inatoa fursa kwa 'Serengeti Boys' kujipanga na kujiandaa kama mwenyeji wa michuano ya AFCON mwakani."




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