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          # Levée de fonds : LumenAI lève des fonds      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

LumenAI a réalisé une levée de fonds en juin 2018 auprès de plusieurs investisseurs, dont : Keyrus Innovation Factory

L’article # Levée de fonds : LumenAI lève des fonds est apparu en premier sur Actualité Startups France: FrenchTech & French Web - AlloWeb.org.


          Native American Slavery in New France      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
In this episode of the Ben Franklin’s World podcast, Brett Rushforth, an Assistant Professor of History at the University of Oregon and author of Bonds of Alliance: Indigenous and Atlantic Slaveries in New France OIEAHC, UNC Press, 2014), leads us on an exploration of a little-known aspect of early American history: the practice of Native […]

          Journée internationale du chat ...... pour Thomie      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Cette célébration découverte par hasard à la fin du journal TV de France 2 m'a fait sortir de ma torpeur estivaleIl y a bien des jours que je ne suis venue taper sur mon clavier En juillet c'était pour la bonne cause : les enfants étaient [...]
          Mondial -20 ans dames : les Pays-Bas qualifiés, la France neutralisée      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Les Pays-Bas sont les premiers qualifiés pour les quarts de finale de la Coupe du monde des moins de 20 ans féminines en France après son succès contre le Ghana (4-0), alors que les Bleuettes ont raté le coche contre la Nouvelle-Zélande (0-0). La France a beaucoup tenté face à des Néozélandaises disciplinées et vaillantes, […]

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          CM U20 (D): La France frustrée      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

L’équipe de France féminine des moins de 20 ans n’a pas su trouver la solution face à la Nouvelle-Zélande ce mercredi soir pour son deuxième match du groupe A de la Coupe du monde de la catégorie (0-0). À domicile, à Vannes, les Bleuettes se sont heurtées à un mur pendant plus de 90 minutes. […]

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          Flucht von Alcatraz      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
★Francesca★ on Twitter: "Fuga da Alcatraz."
          À la rentrée, "Plus belle la vie" change d'horaire ! (Lejsl)      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Attention, changement d'horaire: les fans du feuilleton à succès de France 3 "Plus belle la vie" retrouveront leur série à ...
          Commemorative service held in France to honour Battle of Amiens      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
A commemoration service has taken place in northern France to mark the centenary of the Battle of Amiens. It was a key allied offensive which signalled the beginning of the end of the First World War. Prince William, the Duke of Cambridge, arrived in Amiens to honour the 100th anniversary.
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          CM U20 (D): La France frustrée      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
L'équipe de France féminine des moins de 20 ans, qui avait dominé le Ghana il y a trois jours (4-1), n'a pas su trouver la solution face à la Nouvelle-Zélande ce mercredi soir pour son deuxième match du groupe A de la Coupe du monde de la catégorie (0-0). À domicile, à Vannes, les Bleuettes se sont heurtées à un mur pendant plus de 90 minutes. Frustrant, mais elles n'auront besoin que d'un nul contre les Pays-Bas dimanche à Saint-Malo pour passer en quarts de finale. Attention toutefois, les Néerlandaises comptent deux victoires.
          Moavero per l'anniversario di Marcinelle: "Eravamo stranieri nel mondo: ricordiamocelo quando vediamo i migranti". La Lega lo attacca: "Manca di rispetto"      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

"Siamo stati una nazione di emigranti, anche in Europa siamo andati stranieri nel mondo cercando lavoro" e bisogna ricordarlo "quando vediamo arrivare in Europa i migranti della nostra travagliata epoca". Lo sottolinea il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi in un messaggio rivolto agli italiani all'estero, in occasione della giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo nel giorno del 62mo anniversario della tragedia di Marcinelle.

Sono stati tanti gli italiani "che lasciarono le terre natie cercando all'estero un futuro migliore per éè e per i propri figli, spesso affrontando viaggi incerti e pericolosi, condizioni impervie di vita" ricorda il ministro.

"Siamo stati, fino ai primi anni sessanta del ventesimo secolo, appena ieri, una nazione di emigranti nel mondo - sottolinea ancora Moavero - Partivamo, sovente con grandi disagi, alla volta di quegli stessi Stati europei (Belgio, Francia, Germania e altri) nei quali adesso possiamo andare a lavorare: cittadini dell'Unione Europea, fra altri cittadini della medesima Unione Europea, con analoghi diritti e doveri".

Lega contro Moavero: "Manca di rispetto agli italiani". "Paragonare gli italiani che sono emigrati nel mondo, a cui nessuno regalava niente né pagava pranzi e cene in albergo, ai clandestini che arrivano oggi in Italia è poco rispettoso della verità, della storia e del buon senso". E' la replica alle parole del ministro degli Esteri che la Lega affida ai capigruppo a Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.


          Truffa Palermo: la storia di Hadry morto a 23 anni con le ossa spezzate è il caso zero. Gli inquirenti: "Circa 20 le vittime"      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Della sua morte non si era accorto nessuno: sembrava un incidente stradale come tanti, avvenuto in una strada della periferia di Palermo, il 10 gennaio 2017. E invece dietro alla morte di Hadry Yakoub, un ragazzo tunisino di soli 23 anni, c'è una storia di violenza, truffa e povertà. Il ragazzo non era stato investito: un'organizzazione criminale che si approfittava delle condizioni di indigenza o di difficoltà psichica di decine di persone per truffare le assicurazioni gli aveva spezzato le ossa. Probabilmente non era la prima volta che agivano e non sarebbe stata l'ultima: "Il ragazzo è morto per le fratture riportate. Quando è stato messo sulla strada, per simulare l'incidente, non era più vivo", racconta ad HuffPost il Rodolfo Ruperti, il dirigente della squadra mobile di Palermo che ha condotto le operazioni che hanno portato al fermo di 11 individui accusati di aver mutilato gli arti a persone consenzienti con l'obiettivo di truffare le assicurazioni. Alle vittime la promessa del denaro ottenuto con il risarcimento.

Della vita di Hadry si sa poco, quasi niente: "Era nato nel 1994. Sappiamo che era regolare in italia. Lavorava? Non lo so, era un ragazzo. Se ha accettato la proposta dei fermati, però, significa che molto probabilmente era in condizioni di povertà", afferma Ruperti.

Alle vittime venivano fratturate le ossa con pesanti dischi di ghisa, come quelli utilizzati per il sollevamento pesi nelle palestre o con trolley pieni di sassi. Le ferite erano tali che alcune di loro sono rimaste in sedia a rotelle, altre sono state costrette a utilizzare le stampelle per molto tempo. Ad Hadry è toccata la sorte peggiore: dopo le fratture a tibia, perone e omero ha avuto un infarto. Ed è da quella morte che le indagini sono partite. I soggetti che l'hanno causata sono accusati, tra l'altro, di omicidio preterintenzionale.

Alla compagna del ragazzo - riporta l'Ansa - i fermati avevano proposto di dividere il denaro che avrebbero ricavato dal risarcimento. La sua testimonianza resa agli investigatori avrebbe contribuito ad incastrare alcuni dei componenti delle organizzazioni.

"Almeno 20 le vittime dell'organizzazione"

Le vittime di questa organizzazione sono tante: "Al momento riteniamo siano circa una ventina. Ma il fenomeno potrebbe essere più vasto. Abbiamo eseguito i fermi perché si tratta di un'organizzazione molto pericolosa, ma ora con le indagini stiamo andando a ritroso per accertare da quanto tempo agiva e quante siano effettivamente le vittime", afferma il capo della squadra mobile.

Per la questura è stato, per il momento, impossibile quantificare l'importo complessivo delle truffe: gli importi delle pratiche variavano dai 100mila ai 150mila euro. "Quello che è certo - conclude Ruperti - è che le assicurazioni truffate sono un numero consistente".

La testimonianza di una vittima: "Hanno fatto cadere sulla mia gamba un trolley pieno di pietre"

Tra le persone che hanno subito fratture e mutilazioni c'è Alessio. A lui i fermati hanno rotto una gamba con un trolley pieno di pietre in un villino nella periferia di Palermo. L'Agi riporta la sua testimonianza, allegata agli atti delle indagini: "Mi misero sdraiato a terra sul fianco sinistro, con la gamba destra appoggiata su due 'balatoni'. Nonostante le mie rimostranze, dopo pochi secondi ho visto il trolley cadere sulla mia gamba. Avevo anche assistito alla preparazione del trolley, riempito con blocchi di pietra". Un colpo forte e doloroso che gli è costato la frattura del femore. Subito dopo è stato trasportato nel loro dove avrebbero simulato l'incidente: "A quel punto, mi hanno portato sul luogo del sinistro e mi hanno lasciato a terra. Erano circa le 2,30 di notte, le strade erano pressoché deserte. Dopo avermi riposto per terra, iniziarono a preparare la scena del sinistro...a circa 100 metri di distanza c'erano i falsi testimoni con i mezzi già pronti".

La compagnia assicurativa ha liquidato per quell'incidente simulato un risarcimento di 255.000 euro. Quella lesione ad Alessio è costata quasi il 32% di invalidità. Del denaro promesso ha visto solo una minima parte: "Mi aveva promesso il 30% del risarcimento, ma mi ha dato molto meno - dice, parlando di uno dei membri dell'organizzazione - per questo motivo, invitai mio zio ad andare da lui per ottenere altri soldi, ma la richiesta non ebbe alcun esito. In risposta alle richieste di mio zio, disse che i soldi erano già stati utilizzati per pagare le visite, i medici, e le altre spese, e che anzi mi avevano dato più del previsto".

Francesca: "Se fossi stata disposta a farmi fratturare tutti gli arti mi avrebbero dato 1.000 euro"

Anche un'altra vittima, Francesca, ha dichiarato che gli accusati le avevano promesso il 30% del risarcimento, da loro stimato in 110.000 euro, in caso di rottura di tutti gli arti: "Franco Mocciaro, che si fa chiamare Ortopedico, mi ha spiegato che se fossi stata disposta a farmi rompere un solo arto avrei potuto riscuotere subito 300; se mi fossi fatta rompere un braccio ed una gamba avrei potuto incassare 800 euro e se fossi stata disposta a farmi fratturare tutti gli arti mi avrebbero pagato 1.000 euro. Mi precisava che più ossa mi facevo rompere, maggiore sarebbe il guadagno per me. Mi precisava inoltre che avrei avuto diritto al 30% del premio totale versato dall'assicurazione, da loro già quantificato in almeno 110.000 euro". La donna si rese disponibile per farsi fratturare "solo una gamba e un braccio".


           Pensioni alte, D'Uva: «Sforbiciata per 158 mila posizioni» Anteprima sul Messaggero Digital       Cache   Translate Page   Web Page Cache   
ROMA Francesco D?Uva, lei è capogruppo alla Camera dei 5Stelle e firmatario del disegno di legge per intervenire sulle pensioni d?oro. Di Maio ha detto che verrà...
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          8/8/2018: FOOD: RECOMMENDATIONS      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Sauvignon blanc finds its home in France’s Loire Valley, especially in the prestigious appellation of Sancerre. But the same soil grows some terrific wines in the surrounding areas that don’t command the high prices of Sancerre (often upward of $30)....
          Bastille Day Security Enhanced by MQ-9 Reaper      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
The French Air Force operated two of its MQ-9 Reapers® simultaneously in support of France’s Bastille Day events, one over Paris and the second over Cognac, on July 14th. The “French Reapers,” Remotely Piloted Aircraft (RPA) built by General Atomics Ae... Read Full Story
          Hincz Gyula : Férfi portré - Jelenlegi ára: 55 000 Ft      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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Magyar festők és grafikusok életrajzi lexikona I-II.
Festő. 1922-ben került a budapesti Képzőművészeti Főiskolára, mint Rudnay Gyula növendéke, majd elhagyta a főiskolát, és mint Vaszary-növendék tért oda vissza. 1926-ban Itálián át Párizsba ment, ahol nagy érdeklődéssel szívta magába mindazt, amit látott: P. Picasso, Braque, Matisse, az alakuló szürrealisták művészetét. Az elsők egyike, akik Breton manifesztumát Pestre hozták. 1928-ban vett részt első alkalommal csoportkiállításon: a Munkácsy-céh első kiállításán és az UME tárlatán. 1928-ban berlini tanulmányútján Scheiber Hugó közvetítésével került kapcsolatba H. Waldennel, és 1929-ben Moholy Nagy közreműködésével szerepelt a Sturm Galériában, majd Budapesten a Tamás Galériában mutatta be alkotásait, 1930-ban pedig a KUT tárlatán szerepelt. Ez évben nyerte el a Szinyei Társaság Nemes Marcell-díját, és római ösztöndíjat is kapott. Közel háromnegyed évet töltött Rómában, ahol lelkesen festett. 1934-ben a KUT IV. tárlatán, 1936-ban pedig a Nemzeti Szalonban rendezett KUT bemutatóján szerepelt. 1938-ban az Ernst Múzeumban vett részt egy csoportos tárlaton. 1943-ban Erdélyben festett, három esztendővel később (1947-48) koreai, kínai, vietnámi tanulmányúton járt. Nyitottság, vitalitás, expresszív erő jellemezte hajlékony munkásságát. Kiváló technikai tudása és alkalmazkodó, mindent magába olvasztó készsége révén a legkülönbözőbb mesterek és irányzatok nyomták rá munkásságára bélyegüket. Eleinte a német expresszionizmus, majd római tartózkodása alatt a neoklasszicizmus hatott művészetére. 1926-ban Párizsban megérintette a szürrealizmus, folyóirataikat, kiáltványaikat az elsők között hozta haza Magyarországra. Hincz Gyula olyan alkotó volt, aki kezdettől fogva legnyitottabban reagált a képzőművészet minden újabb rezdülésére. Művészetére inkább a távol-keleti tusképek, s főként P. Picasso volt egy egész életre szóló hatással. Kiváló grafikus volt, számos rézkarcot készített, tus-, pasztell- és temperaképeket festett. Nagy anyaggal vett részt 1970-ben a Velencei Biennálén. 1971-ben nyílt kiállítása a Csók Galériában vietnámi témájú munkáiból. Kétszeres Munkácsy-díjas, Kossuth-díjas, Érdemes és Kiváló Művész. 1961-ben az első Miskolci Országos Grafikai Biennálén nagydíjjal jutalmazták. 1946-1949 között a budapesti Iparművészeti Főiskola, 1949-től 1963-ig pedig a Képzőművészeti Főiskola tanára volt. 1958-1963 között az Iparművészeti Főiskola igazgatójaként működött. 1983-ban négyszáz festményét Vác városának adományozta. Számos monumentális kompozíció (üvegmozaik, üvegablak, mozaik, gobelin, sgraffito) fűződik nevéhez. Próbálkozott kispalsztikával, égetett kerámiával is. (L. S.: Műv. 1968/4, Bajkay Éva, Éber, Műv. 1989/11/12)Magyar festők és grafikusok életrajzi lexikona I-II. Műgyűjtők és kereskedők kézikönyve
Festő. 1922-ben került a bp. -i Képzőművészeti Főiskolára, mint Rudnay Gyula növendéke, majd elhagyta a főiskolát és mint Vaszary-növendék tért oda vissza. 1926-ban Itálián át Párizsba ment, itt nagy érdeklődéssel szívta magába mindazt, amit látott: Picasso, Braque, Matisse, az alakuló szürrealisták művészetét. Az elsők egyike, akik Breton manifesztumát Pestre hozták. 1928-ban vett részt első alkalommal csoportkiállításon: a Munkácsy-céh I. kiállításán, val. az UME tárlatán. 1929-ben a berlini Sturm és a bp. -i Tamás Galéria rendezett műveiből kiállítást. 1930-ban a KUT tárlatán szerepelt. Ez évben nyerte el a Szinyei Társaság Nemes Marcell-díját, és római ösztöndíjat kapott. Közel háromnegyed évet töltött Rómában. 1934-ben a KUT IV. kiállításán, 1936-ban a Nemzeti Szalonban rendezett KUT tárlaton szerepelt, 1938-ban az Ernst Múzeumban vett részt egy csoportbemutatón. Eleinte a német expresszionizmus, majd hosszabb római tartózkodása alatt a neoklasszicizmus hatott művészetére. Olyan művész, aki kezdettől fogva legnyitottabban reagált a képzőművészet minden újabb rezdülésére. Nagy anyaggal vett részt 1970-ben a Velencei Biennálén. 1971-ben nyílt kiállítása a Csók Galériában vietnámi témájú munkáiból. Munkácsy-díjas és Kossuth-díjas, érdemes és kiváló művész. 1946-tól budapesti Iparművészeti Főiskola, 1949-től pedig Képzőművészeti Főiskola tanára volt. 1983-ban 400 festményét Vác városának adományozta. (L. S.: Műv. -1968/4, Éber)Magyar festők és grafikusok adattára
Rudnay Gyula és Vaszary János tanítványa volt. Sokoldalú művész, a húszas években Párizsban, majd Berlinben járt tanulmányúton, kiállítása is volt a Sturm rendezésében. A német expresszionizmus, majd hosszabb római tartózkodása alatt a neoklasszicizmus hatott művészetére. Olyan művész, aki kezdettől fogva legnyitottabban reagált a képzőművészet minden újabb rezdülésére. Nem az egymást váltó, vagy egymással párhuzamos stílusvonalak teszik munkásságát annyira színessé, változatossá, hanem merészsége, ahogyan a legkülönbözőbb műfajokban kezdeményezésre volt képes. Munkácsy- és Kossuth-díjas érdemes és kiváló művész. Igazi stílusa az expresszionizmus. Nagy anyaggal vett részt 1970-ben a Velencei Biennálén. Ugyancsak 1971-ben nyílt kiállítása a Csók Galériában vietnami témájú munkáiból. 1983-ban egész életművét fölvonultató - mindegy négyszáz festményét - Vác városának adományozta. - Irod.: Láncz Sándor: Hincz. Bp. 1972 - Bauer Jenő: Hincz Gyula. Bp. 1975. Művészeti lexikon I-IV.
Festő, grafikus, Munkácsy- és Kossuth-díjas, érdemes művész. 1922-29 között Rudnay Gyula és Vaszary János tanítványa volt a Képzőművészeti Főiskolán. 1928-ban Berlinben a Der Sturm rendezésében, 1929-ben Bp. -en a Tamás Galériában szerepelt először gyűjt. kiállításon. 1928-ban az UME, 1929-ben a KUT tagja lett. Párizsban (1926), Berlinben (1928) és Rómában (1930-31) járt tanulmányúton. 1938-ban az Ernst Múzeumban, 1943-ban a Tamás Galériában volt kiállítása. Kezdetben a német expresszionizmushoz közel álló stílusban dolgozott, majd a neoklasszicizmus is hatott művészetére. Érzékeny művészi egyénisége fogja össze az új és új problémákat megpendítő formakeresését. Az 50-es években történelmi és zsánertémák foglalkoztatták, majd később főként a monumentális díszítőfestészet vonzotta, mozaikokat (Várpalota), sgraffitót stb. tervezett. Legjelentősebb a kecskeméti Arany Homok Szálló falképe. Már a 30-as évektől kezdve foglalkozott díszletfestéssel és könyvillusztrálással. E tevékenysége különösen 1940-től vált jelentőssé (Villon, 1940; A. France: Nyársforgató Jakab, 1948; Móricz Zs.: Rózsa Sándor, 1952). Grafikája nagy hatással volt a fiatal magyar grafikusnemzedékre. Kiváló gobelitervező (Népek barátsága, 1956; Béke, 1958; Martinász, 1959). Szobrokat is mintáz. 1946-tól az Iparművészeti, 1949-től 1963-ig a Képzőművészeti Főiskola tanára, 1958-63 között az Iparművészeti Főiskola igazgatója volt. 1964-ben grafikáiból a Dürer-teremben nyílt kiállítás. Művészeti lexikon I-II.
Budapest 1904. ápr. 17. Ugyanitt a Képzőműv. Főiskolán Vaszary János tanítványa volt, azután Rómában képezte magát. 1929. a berlini Sturm és a budapesti Tamás Galéria rendezett műveiből gyűjt. kiállítást. Posztimpresszionista. Művész életrajzok kortárs magyar képzőművészek
1929-ben végzett Rudnay Gyula növendékeként a főiskolán. Tanulmányutakat tett Olasz- és Franciaországban, megfordult Vietnamban és Kínában. A két világháború között az UME és a KUT tagja. Gyűjteményes kiállítása volt 1928-ban Berlinben, 1929-ben és 1934-ben a Tamás Galériában, 1938-ban az Ernst Múzeumban, 1964-ben a Dürer Teremben, 1968-ban a Petőfi Irodalmi Múzeumban és Párizsban, 1971-ben a Budapesti Történeti Múzeumban, 1976-ban a Csontváry Teremben és a Nemzeti Galériában, 1980-ban a Vigadó Galériában. 1983-ban Vácott állandó kiállítása nyílt. Bemutatkozott ezentúl számos vidéki városban, több kelet és nyugat-európai fővárosban, az 1960-as és 1970-es Velencei Biennálékon. Az Iparművészeti Főiskola igazgatója (1946-1969) és a Képzőművészeti Főiskola tanára volt. 1952-ben és 1957-ben Munkácsy-díjat, 1958-ban Kossuth-díjat kapott; 1964-ben érdemes, 1968-ban kiváló művészi címmel, 1982-ben SZOT-díjjal tüntették ki. A Miskolci Grafikai Biennálé (1961) nagydíjasa. - Nyugtalan szellemű, kísérletező művész, aki több műfajban dolgozik. Bravúros tehetsége bizonyos eklektikát mutat, az irányzatokat azonban magához hasonlítja, átlényegíti. Rendkívüli vonal- és színkultúrája jól érvényesül grafikáiban és murális munkáiban. Művészi életműve egy szuverén szellemvilág szigorú rendjének kifejezője.
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Salut
Rencontre Homme
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The Uninhabitable Earth
Famine, economic collapse, a sun that cooks us: What climate change could wreak — sooner than you think.

By David Wallace-Wells

In the jungles of Costa Rica, where humidity routinely tops 90 percent, simply moving around outside when it’s over 105 degrees Fahrenheit would be lethal. And the effect would be fast: Within a few hours, a human body would be cooked to death from both inside and out. Fossils by Heartless Machine
July 9, 2017

I. ‘Doomsday’
Peering beyond scientific reticence.

It is, I promise, worse than you think. If your anxiety about global warming is dominated by fears of sea-level rise, you are barely scratching the surface of what terrors are possible, even within the lifetime of a teenager today. And yet the swelling seas — and the cities they will drown — have so dominated the picture of global warming, and so overwhelmed our capacity for climate panic, that they have occluded our perception of other threats, many much closer at hand. Rising oceans are bad, in fact very bad; but fleeing the coastline will not be enough.

Indeed, absent a significant adjustment to how billions of humans conduct their lives, parts of the Earth will likely become close to uninhabitable, and other parts horrifically inhospitable, as soon as the end of this century.

Even when we train our eyes on climate change, we are unable to comprehend its scope. This past winter, a string of days 60 and 70 degrees warmer than normal baked the North Pole, melting the permafrost that encased Norway’s Svalbard seed vault — a global food bank nicknamed “Doomsday,” designed to ensure that our agriculture survives any catastrophe, and which appeared to have been flooded by climate change less than ten years after being built.

The Doomsday vault is fine, for now: The structure has been secured and the seeds are safe. But treating the episode as a parable of impending flooding missed the more important news. Until recently, permafrost was not a major concern of climate scientists, because, as the name suggests, it was soil that stayed permanently frozen. But Arctic permafrost contains 1.8 trillion tons of carbon, more than twice as much as is currently suspended in the Earth’s atmosphere. When it thaws and is released, that carbon may evaporate as methane, which is 34 times as powerful a greenhouse-gas warming blanket as carbon dioxide when judged on the timescale of a century; when judged on the timescale of two decades, it is 86 times as powerful. In other words, we have, trapped in Arctic permafrost, twice as much carbon as is currently wrecking the atmosphere of the planet, all of it scheduled to be released at a date that keeps getting moved up, partially in the form of a gas that multiplies its warming power 86 times over.

Maybe you know that already — there are alarming stories in the news every day, like those, last month, that seemed to suggest satellite data showed the globe warming since 1998 more than twice as fast as scientists had thought (in fact, the underlying story was considerably less alarming than the headlines). Or the news from Antarctica this past May, when a crack in an ice shelf grew 11 miles in six days, then kept going; the break now has just three miles to go — by the time you read this, it may already have met the open water, where it will drop into the sea one of the biggest icebergs ever, a process known poetically as “calving.”


Watch: How Climate Change Is Creating More Powerful Hurricanes

But no matter how well-informed you are, you are surely not alarmed enough. Over the past decades, our culture has gone apocalyptic with zombie movies and Mad Max dystopias, perhaps the collective result of displaced climate anxiety, and yet when it comes to contemplating real-world warming dangers, we suffer from an incredible failure of imagination. The reasons for that are many: the timid language of scientific probabilities, which the climatologist James Hansen once called “scientific reticence” in a paper chastising scientists for editing their own observations so conscientiously that they failed to communicate how dire the threat really was; the fact that the country is dominated by a group of technocrats who believe any problem can be solved and an opposing culture that doesn’t even see warming as a problem worth addressing; the way that climate denialism has made scientists even more cautious in offering speculative warnings; the simple speed of change and, also, its slowness, such that we are only seeing effects now of warming from decades past; our uncertainty about uncertainty, which the climate writer Naomi Oreskes in particular has suggested stops us from preparing as though anything worse than a median outcome were even possible; the way we assume climate change will hit hardest elsewhere, not everywhere; the smallness (two degrees) and largeness (1.8 trillion tons) and abstractness (400 parts per million) of the numbers; the discomfort of considering a problem that is very difficult, if not impossible, to solve; the altogether incomprehensible scale of that problem, which amounts to the prospect of our own annihilation; simple fear. But aversion arising from fear is a form of denial, too.

In between scientific reticence and science fiction is science itself. This article is the result of dozens of interviews and exchanges with climatologists and researchers in related fields and reflects hundreds of scientific papers on the subject of climate change. What follows is not a series of predictions of what will happen — that will be determined in large part by the much-less-certain science of human response. Instead, it is a portrait of our best understanding of where the planet is heading absent aggressive action. It is unlikely that all of these warming scenarios will be fully realized, largely because the devastation along the way will shake our complacency. But those scenarios, and not the present climate, are the baseline. In fact, they are our schedule.

The present tense of climate change — the destruction we’ve already baked into our future — is horrifying enough. Most people talk as if Miami and Bangladesh still have a chance of surviving; most of the scientists I spoke with assume we’ll lose them within the century, even if we stop burning fossil fuel in the next decade. Two degrees of warming used to be considered the threshold of catastrophe: tens of millions of climate refugees unleashed upon an unprepared world. Now two degrees is our goal, per the Paris climate accords, and experts give us only slim odds of hitting it. The U.N. Intergovernmental Panel on Climate Change issues serial reports, often called the “gold standard” of climate research; the most recent one projects us to hit four degrees of warming by the beginning of the next century, should we stay the present course. But that’s just a median projection. The upper end of the probability curve runs as high as eight degrees — and the authors still haven’t figured out how to deal with that permafrost melt. The IPCC reports also don’t fully account for the albedo effect (less ice means less reflected and more absorbed sunlight, hence more warming); more cloud cover (which traps heat); or the dieback of forests and other flora (which extract carbon from the atmosphere). Each of these promises to accelerate warming, and the history of the planet shows that temperature can shift as much as five degrees Celsius within thirteen years. The last time the planet was even four degrees warmer, Peter Brannen points out in The Ends of the World, his new history of the planet’s major extinction events, the oceans were hundreds of feet higher.*

The Earth has experienced five mass extinctions before the one we are living through now, each so complete a slate-wiping of the evolutionary record it functioned as a resetting of the planetary clock, and many climate scientists will tell you they are the best analog for the ecological future we are diving headlong into. Unless you are a teenager, you probably read in your high-school textbooks that these extinctions were the result of asteroids. In fact, all but the one that killed the dinosaurs were caused by climate change produced by greenhouse gas. The most notorious was 252 million years ago; it began when carbon warmed the planet by five degrees, accelerated when that warming triggered the release of methane in the Arctic, and ended with 97 percent of all life on Earth dead. We are currently adding carbon to the atmosphere at a considerably faster rate; by most estimates, at least ten times faster. The rate is accelerating. This is what Stephen Hawking had in mind when he said, this spring, that the species needs to colonize other planets in the next century to survive, and what drove Elon Musk, last month, to unveil his plans to build a Mars habitat in 40 to 100 years. These are nonspecialists, of course, and probably as inclined to irrational panic as you or I. But the many sober-minded scientists I interviewed over the past several months — the most credentialed and tenured in the field, few of them inclined to alarmism and many advisers to the IPCC who nevertheless criticize its conservatism — have quietly reached an apocalyptic conclusion, too: No plausible program of emissions reductions alone can prevent climate disaster.

Over the past few decades, the term “Anthropocene” has climbed out of academic discourse and into the popular imagination — a name given to the geologic era we live in now, and a way to signal that it is a new era, defined on the wall chart of deep history by human intervention. One problem with the term is that it implies a conquest of nature (and even echoes the biblical “dominion”). And however sanguine you might be about the proposition that we have already ravaged the natural world, which we surely have, it is another thing entirely to consider the possibility that we have only provoked it, engineering first in ignorance and then in denial a climate system that will now go to war with us for many centuries, perhaps until it destroys us. That is what Wallace Smith Broecker, the avuncular oceanographer who coined the term “global warming,” means when he calls the planet an “angry beast.” You could also go with “war machine.” Each day we arm it more.

II. Heat Death
The bahraining of New York.

In the sugar­cane region of El Salvador, as much as one-fifth of the population has chronic kidney disease, the presumed result of dehydration from working the fields they were able to comfortably harvest as recently as two decades ago. Photo: Heartless Machine
Humans, like all mammals, are heat engines; surviving means having to continually cool off, like panting dogs. For that, the temperature needs to be low enough for the air to act as a kind of refrigerant, drawing heat off the skin so the engine can keep pumping. At seven degrees of warming, that would become impossible for large portions of the planet’s equatorial band, and especially the tropics, where humidity adds to the problem; in the jungles of Costa Rica, for instance, where humidity routinely tops 90 percent, simply moving around outside when it’s over 105 degrees Fahrenheit would be lethal. And the effect would be fast: Within a few hours, a human body would be cooked to death from both inside and out.

Climate-change skeptics point out that the planet has warmed and cooled many times before, but the climate window that has allowed for human life is very narrow, even by the standards of planetary history. At 11 or 12 degrees of warming, more than half the world’s population, as distributed today, would die of direct heat. Things almost certainly won’t get that hot this century, though models of unabated emissions do bring us that far eventually. This century, and especially in the tropics, the pain points will pinch much more quickly even than an increase of seven degrees. The key factor is something called wet-bulb temperature, which is a term of measurement as home-laboratory-kit as it sounds: the heat registered on a thermometer wrapped in a damp sock as it’s swung around in the air (since the moisture evaporates from a sock more quickly in dry air, this single number reflects both heat and humidity). At present, most regions reach a wet-bulb maximum of 26 or 27 degrees Celsius; the true red line for habitability is 35 degrees. What is called heat stress comes much sooner.

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Actually, we’re about there already. Since 1980, the planet has experienced a 50-fold increase in the number of places experiencing dangerous or extreme heat; a bigger increase is to come. The five warmest summers in Europe since 1500 have all occurred since 2002, and soon, the IPCC warns, simply being outdoors that time of year will be unhealthy for much of the globe. Even if we meet the Paris goals of two degrees warming, cities like Karachi and Kolkata will become close to uninhabitable, annually encountering deadly heat waves like those that crippled them in 2015. At four degrees, the deadly European heat wave of 2003, which killed as many as 2,000 people a day, will be a normal summer. At six, according to an assessment focused only on effects within the U.S. from the National Oceanic and Atmospheric Administration, summer labor of any kind would become impossible in the lower Mississippi Valley, and everybody in the country east of the Rockies would be under more heat stress than anyone, anywhere, in the world today. As Joseph Romm has put it in his authoritative primer Climate Change: What Everyone Needs to Know, heat stress in New York City would exceed that of present-day Bahrain, one of the planet’s hottest spots, and the temperature in Bahrain “would induce hyperthermia in even sleeping humans.” The high-end IPCC estimate, remember, is two degrees warmer still. By the end of the century, the World Bank has estimated, the coolest months in tropical South America, Africa, and the Pacific are likely to be warmer than the warmest months at the end of the 20th century. Air-conditioning can help but will ultimately only add to the carbon problem; plus, the climate-controlled malls of the Arab emirates aside, it is not remotely plausible to wholesale air-condition all the hottest parts of the world, many of them also the poorest. And indeed, the crisis will be most dramatic across the Middle East and Persian Gulf, where in 2015 the heat index registered temperatures as high as 163 degrees Fahrenheit. As soon as several decades from now, the hajj will become physically impossible for the 2 million Muslims who make the pilgrimage each year.

It is not just the hajj, and it is not just Mecca; heat is already killing us. In the sugarcane region of El Salvador, as much as one-fifth of the population has chronic kidney disease, including over a quarter of the men, the presumed result of dehydration from working the fields they were able to comfortably harvest as recently as two decades ago. With dialysis, which is expensive, those with kidney failure can expect to live five years; without it, life expectancy is in the weeks. Of course, heat stress promises to pummel us in places other than our kidneys, too. As I type that sentence, in the California desert in mid-June, it is 121 degrees outside my door. It is not a record high.

III. The End of Food
Praying for cornfields in the tundra.

Climates differ and plants vary, but the basic rule for staple cereal crops grown at optimal temperature is that for every degree of warming, yields decline by 10 percent. Some estimates run as high as 15 or even 17 percent. Which means that if the planet is five degrees warmer at the end of the century, we may have as many as 50 percent more people to feed and 50 percent less grain to give them. And proteins are worse: It takes 16 calories of grain to produce just a single calorie of hamburger meat, butchered from a cow that spent its life polluting the climate with methane farts.

Pollyannaish plant physiologists will point out that the cereal-crop math applies only to those regions already at peak growing temperature, and they are right — theoretically, a warmer climate will make it easier to grow corn in Greenland. But as the pathbreaking work by Rosamond Naylor and David Battisti has shown, the tropics are already too hot to efficiently grow grain, and those places where grain is produced today are already at optimal growing temperature — which means even a small warming will push them down the slope of declining productivity. And you can’t easily move croplands north a few hundred miles, because yields in places like remote Canada and Russia are limited by the quality of soil there; it takes many centuries for the planet to produce optimally fertile dirt.

Drought might be an even bigger problem than heat, with some of the world’s most arable land turning quickly to desert. Precipitation is notoriously hard to model, yet predictions for later this century are basically unanimous: unprecedented droughts nearly everywhere food is today produced. By 2080, without dramatic reductions in emissions, southern Europe will be in permanent extreme drought, much worse than the American dust bowl ever was. The same will be true in Iraq and Syria and much of the rest of the Middle East; some of the most densely populated parts of Australia, Africa, and South America; and the breadbasket regions of China. None of these places, which today supply much of the world’s food, will be reliable sources of any. As for the original dust bowl: The droughts in the American plains and Southwest would not just be worse than in the 1930s, a 2015 NASA study predicted, but worse than any droughts in a thousand years — and that includes those that struck between 1100 and 1300, which “dried up all the rivers East of the Sierra Nevada mountains” and may have been responsible for the death of the Anasazi civilization.

Remember, we do not live in a world without hunger as it is. Far from it: Most estimates put the number of undernourished at 800 million globally. In case you haven’t heard, this spring has already brought an unprecedented quadruple famine to Africa and the Middle East; the U.N. has warned that separate starvation events in Somalia, South Sudan, Nigeria, and Yemen could kill 20 million this year alone.

IV. Climate Plagues
What happens when the bubonic ice melts?

Rock, in the right spot, is a record of planetary history, eras as long as millions of years flattened by the forces of geological time into strata with amplitudes of just inches, or just an inch, or even less. Ice works that way, too, as a climate ledger, but it is also frozen history, some of which can be reanimated when unfrozen. There are now, trapped in Arctic ice, diseases that have not circulated in the air for millions of years — in some cases, since before humans were around to encounter them. Which means our immune systems would have no idea how to fight back when those prehistoric plagues emerge from the ice.

The Arctic also stores terrifying bugs from more recent times. In Alaska, already, researchers have discovered remnants of the 1918 flu that infected as many as 500 million and killed as many as 100 million — about 5 percent of the world’s population and almost six times as many as had died in the world war for which the pandemic served as a kind of gruesome capstone. As the BBC reported in May, scientists suspect smallpox and the bubonic plague are trapped in Siberian ice, too — an abridged history of devastating human sickness, left out like egg salad in the Arctic sun.

Experts caution that many of these organisms won’t actually survive the thaw and point to the fastidious lab conditions under which they have already reanimated several of them — the 32,000-year-old “extremophile” bacteria revived in 2005, an 8 million-year-old bug brought back to life in 2007, the 3.5 million–year–old one a Russian scientist self-injected just out of curiosity — to suggest that those are necessary conditions for the return of such ancient plagues. But already last year, a boy was killed and 20 others infected by anthrax released when retreating permafrost exposed the frozen carcass of a reindeer killed by the bacteria at least 75 years earlier; 2,000 present-day reindeer were infected, too, carrying and spreading the disease beyond the tundra.

What concerns epidemiologists more than ancient diseases are existing scourges relocated, rewired, or even re-evolved by warming. The first effect is geographical. Before the early-modern period, when adventuring sailboats accelerated the mixing of peoples and their bugs, human provinciality was a guard against pandemic. Today, even with globalization and the enormous intermingling of human populations, our ecosystems are mostly stable, and this functions as another limit, but global warming will scramble those ecosystems and help disease trespass those limits as surely as Cortés did. You don’t worry much about dengue or malaria if you are living in Maine or France. But as the tropics creep northward and mosquitoes migrate with them, you will. You didn’t much worry about Zika a couple of years ago, either.

As it happens, Zika may also be a good model of the second worrying effect — disease mutation. One reason you hadn’t heard about Zika until recently is that it had been trapped in Uganda; another is that it did not, until recently, appear to cause birth defects. Scientists still don’t entirely understand what happened, or what they missed. But there are things we do know for sure about how climate affects some diseases: Malaria, for instance, thrives in hotter regions not just because the mosquitoes that carry it do, too, but because for every degree increase in temperature, the parasite reproduces ten times faster. Which is one reason that the World Bank estimates that by 2050, 5.2 billion people will be reckoning with it.

V. Unbreathable Air
A rolling death smog that suffocates millions.


By the end of the century, the coolest months in tropical South America, Africa, and the Pacific are likely to be warmer than the warmest months at the end of the 20th century. Photo: Heartless Machine
Our lungs need oxygen, but that is only a fraction of what we breathe. The fraction of carbon dioxide is growing: It just crossed 400 parts per million, and high-end estimates extrapolating from current trends suggest it will hit 1,000 ppm by 2100. At that concentration, compared to the air we breathe now, human cognitive ability declines by 21 percent.

Other stuff in the hotter air is even scarier, with small increases in pollution capable of shortening life spans by ten years. The warmer the planet gets, the more ozone forms, and by mid-century, Americans will likely suffer a 70 percent increase in unhealthy ozone smog, the National Center for Atmospheric Research has projected. By 2090, as many as 2 billion people globally will be breathing air above the WHO “safe” level; one paper last month showed that, among other effects, a pregnant mother’s exposure to ozone raises the child’s risk of autism (as much as tenfold, combined with other environmental factors). Which does make you think again about the autism epidemic in West Hollywood.

Already, more than 10,000 people die each day from the small particles emitted from fossil-fuel burning; each year, 339,000 people die from wildfire smoke, in part because climate change has extended forest-fire season (in the U.S., it’s increased by 78 days since 1970). By 2050, according to the U.S. Forest Service, wildfires will be twice as destructive as they are today; in some places, the area burned could grow fivefold. What worries people even more is the effect that would have on emissions, especially when the fires ravage forests arising out of peat. Peatland fires in Indonesia in 1997, for instance, added to the global CO2 release by up to 40 percent, and more burning only means more warming only means more burning. There is also the terrifying possibility that rain forests like the Amazon, which in 2010 suffered its second “hundred-year drought” in the space of five years, could dry out enough to become vulnerable to these kinds of devastating, rolling forest fires — which would not only expel enormous amounts of carbon into the atmosphere but also shrink the size of the forest. That is especially bad because the Amazon alone provides 20 percent of our oxygen.

Then there are the more familiar forms of pollution. In 2013, melting Arctic ice remodeled Asian weather patterns, depriving industrial China of the natural ventilation systems it had come to depend on, which blanketed much of the country’s north in an unbreathable smog. Literally unbreathable. A metric called the Air Quality Index categorizes the risks and tops out at the 301-to-500 range, warning of “serious aggravation of heart or lung disease and premature mortality in persons with cardiopulmonary disease and the elderly” and, for all others, “serious risk of respiratory effects”; at that level, “everyone should avoid all outdoor exertion.” The Chinese “airpocalypse” of 2013 peaked at what would have been an Air Quality Index of over 800. That year, smog was responsible for a third of all deaths in the country.

VI. Perpetual War
The violence baked into heat.

Climatologists are very careful when talking about Syria. They want you to know that while climate change did produce a drought that contributed to civil war, it is not exactly fair to saythat the conflict is the result of warming; next door, for instance, Lebanon suffered the same crop failures. But researchers like Marshall Burke and Solomon Hsiang have managed to quantify some of the non-obvious relationships between temperature and violence: For every half-degree of warming, they say, societies will see between a 10 and 20 percent increase in the likelihood of armed conflict. In climate science, nothing is simple, but the arithmetic is harrowing: A planet five degrees warmer would have at least half again as many wars as we do today. Overall, social conflict could more than double this century.

This is one reason that, as nearly every climate scientist I spoke to pointed out, the U.S. military is obsessed with climate change: The drowning of all American Navy bases by sea-level rise is trouble enough, but being the world’s policeman is quite a bit harder when the crime rate doubles. Of course, it’s not just Syria where climate has contributed to conflict. Some speculate that the elevated level of strife across the Middle East over the past generation reflects the pressures of global warming — a hypothesis all the more cruel considering that warming began accelerating when the industrialized world extracted and then burned the region’s oil.

What accounts for the relationship between climate and conflict? Some of it comes down to agriculture and economics; a lot has to do with forced migration, already at a record high, with at least 65 million displaced people wandering the planet right now. But there is also the simple fact of individual irritability. Heat increases municipal crime rates, and swearing on social media, and the likelihood that a major-league pitcher, coming to the mound after his teammate has been hit by a pitch, will hit an opposing batter in retaliation. And the arrival of air-conditioning in the developed world, in the middle of the past century, did little to solve the problem of the summer crime wave.

VII. Permanent Economic Collapse
Dismal capitalism in a half-poorer world.

The murmuring mantra of global neoliberalism, which prevailed between the end of the Cold War and the onset of the Great Recession, is that economic growth would save us from anything and everything.
But in the aftermath of the 2008 crash, a growing number of historians studying what they call “fossil capitalism” have begun to suggest that the entire history of swift economic growth, which began somewhat suddenly in the 18th century, is not the result of innovation or trade or the dynamics of global capitalism but simply our discovery of fossil fuels and all their raw power — a onetime injection of new “value” into a system that had previously been characterized by global subsistence living. Before fossil fuels, nobody lived better than their parents or grandparents or ancestors from 500 years before, except in the immediate aftermath of a great plague like the Black Death, which allowed the lucky survivors to gobble up the resources liberated by mass graves. After we’ve burned all the fossil fuels, these scholars suggest, perhaps we will return to a “steady state” global economy. Of course, that onetime injection has a devastating long-term cost: climate change.

The most exciting research on the economics of warming has also come from Hsiang and his colleagues, who are not historians of fossil capitalism but who offer some very bleak analysis of their own: Every degree Celsius of warming costs, on average, 1.2 percent of GDP (an enormous number, considering we count growth in the low single digits as “strong”). This is the sterling work in the field, and their median projection is for a 23 percent loss in per capita earning globally by the end of this century (resulting from changes in agriculture, crime, storms, energy, mortality, and labor).
Tracing the shape of the probability curve is even scarier: There is a 12 percent chance that climate change will reduce global output by more than 50 percent by 2100, they say, and a 51 percent chance that it lowers per capita GDP by 20 percent or more by then, unless emissions decline. By comparison, the Great Recession lowered global GDP by about 6 percent, in a onetime shock; Hsiang and his colleagues estimate a one-in-eight chance of an ongoing and irreversible effect by the end of the century that is eight times worse.

The scale of that economic devastation is hard to comprehend, but you can start by imagining what the world would look like today with an economy half as big, which would produce only half as much value, generating only half as much to offer the workers of the world. It makes the grounding of flights out of heat-stricken Phoenix last month seem like pathetically small economic potatoes. And, among other things, it makes the idea of postponing government action on reducing emissions and relying solely on growth and technology to solve the problem an absurd business calculation.
Every round-trip ticket on flights from New York to London, keep in mind, costs the Arctic three more square meters of ice.

VIII. Poisoned Oceans
Sulfide burps off the skeleton coast.

That the sea will become a killer is a given. Barring a radical reduction of emissions, we will see at least four feet of sea-level rise and possibly ten by the end of the century. A third of the world’s major cities are on the coast, not to mention its power plants, ports, navy bases, farmlands, fisheries, river deltas, marshlands, and rice-paddy empires, and even those above ten feet will flood much more easily, and much more regularly, if the water gets that high. At least 600 million people live within ten meters of sea level today.

But the drowning of those homelands is just the start. At present, more than a third of the world’s carbon is sucked up by the oceans — thank God, or else we’d have that much more warming already. But the result is what’s called “ocean acidification,” which, on its own, may add a half a degree to warming this century. It is also already burning through the planet’s water basins — you may remember these as the place where life arose in the first place. You have probably heard of “coral bleaching” — that is, coral dying — which is very bad news, because reefs support as much as a quarter of all marine life and supply food for half a billion people. Ocean acidification will fry fish populations directly, too, though scientists aren’t yet sure how to predict the effects on the stuff we haul out of the ocean to eat; they do know that in acid waters, oysters and mussels will struggle to grow their shells, and that when the pH of human blood drops as much as the oceans’ pH has over the past generation, it induces seizures, comas, and sudden death.

That isn’t all that ocean acidification can do. Carbon absorption can initiate a feedback loop in which underoxygenated waters breed different kinds of microbes that turn the water still more “anoxic,” first in deep ocean “dead zones,” then gradually up toward the surface. There, the small fish die out, unable to breathe, which means oxygen-eating bacteria thrive, and the feedback loop doubles back. This process, in which dead zones grow like cancers, choking off marine life and wiping out fisheries, is already quite advanced in parts of the Gulf of Mexico and just off Namibia, where hydrogen sulfide is bubbling out of the sea along a thousand-mile stretch of land known as the “Skeleton Coast.” The name originally referred to the detritus of the whaling industry, but today it’s more apt than ever. Hydrogen sulfide is so toxic that evolution has trained us to recognize the tiniest, safest traces of it, which is why our noses are so exquisitely skilled at registering flatulence. Hydrogen sulfide is also the thing that finally did us in that time 97 percent of all life on Earth died, once all the feedback loops had been triggered and the circulating jet streams of a warmed ocean ground to a halt — it’s the planet’s preferred gas for a natural holocaust. Gradually, the ocean’s dead zones spread, killing off marine species that had dominated the oceans for hundreds of millions of years, and the gas the inert waters gave off into the atmosphere poisoned everything on land. Plants, too. It was millions of years before the oceans recovered.

IX. The Great Filter
Our present eeriness cannot last.

So why can’t we see it? In his recent book-length essay The Great Derangement, the Indian novelist Amitav Ghosh wonders why global warming and natural disaster haven’t become major subjects of contemporary fiction — why we don’t seem able to imagine climate catastrophe, and why we haven’t yet had a spate of novels in the genre he basically imagines into half-existence and names “the environmental uncanny.” “Consider, for example, the stories that congeal around questions like, ‘Where were you when the Berlin Wall fell?’ or ‘Where were you on 9/11?’ ” he writes. “Will it ever be possible to ask, in the same vein, ‘Where were you at 400 ppm?’ or ‘Where were you when the Larsen B ice shelf broke up?’ ” His answer: Probably not, because the dilemmas and dramas of climate change are simply incompatible with the kinds of stories we tell ourselves about ourselves, especially in novels, which tend to emphasize the journey of an individual conscience rather than the poisonous miasma of social fate.

Surely this blindness will not last — the world we are about to inhabit will not permit it. In a six-degree-warmer world, the Earth’s ecosystem will boil with so many natural disasters that we will just start calling them “weather”: a constant swarm of out-of-control typhoons and tornadoes and floods and droughts, the planet assaulted regularly with climate events that not so long ago destroyed whole civilizations. The strongest hurricanes will come more often, and we’ll have to invent new categories with which to describe them; tornadoes will grow longer and wider and strike much more frequently, and hail rocks will quadruple in size. Humans used to watch the weather to prophesy the future; going forward, we will see in its wrath the vengeance of the past. Early naturalists talked often about “deep time” — the perception they had, contemplating the grandeur of this valley or that rock basin, of the profound slowness of nature. What lies in store for us is more like what the Victorian anthropologists identified as “dreamtime,” or “everywhen”: the semi-mythical experience, described by Aboriginal Australians, of encountering, in the present moment, an out-of-time past, when ancestors, heroes, and demigods crowded an epic stage. You can find it already watching footage of an iceberg collapsing into the sea — a feeling of history happening all at once.

It is. Many people perceive climate change as a sort of moral and economic debt, accumulated since the beginning of the Industrial Revolution and now come due after several centuries — a helpful perspective, in a way, since it is the carbon-burning processes that began in 18th-century England that lit the fuse of everything that followed. But more than half of the carbon humanity has exhaled into the atmosphere in its entire history has been emitted in just the past three decades; since the end of World War II, the figure is 85 percent. Which means that, in the length of a single generation, global warming has brought us to the brink of planetary catastrophe, and that the story of the industrial world’s kamikaze mission is also the story of a single lifetime. My father’s, for instance: born in 1938, among his first memories the news of Pearl Harbor and the mythic Air Force of the propaganda films that followed, films that doubled as advertisements for imperial-American industrial might; and among his last memories the coverage of the desperate signing of the Paris climate accords on cable news, ten weeks before he died of lung cancer last July. Or my mother’s: born in 1945, to German Jews fleeing the smokestacks through which their relatives were incinerated, now enjoying her 72nd year in an American commodity paradise, a paradise supported by the supply chains of an industrialized developing world. She has been smoking for 57 of those years, unfiltered.

Or the scientists’. Some of the men who first identified a changing climate (and given the generation, those who became famous were men) are still alive; a few are even still working. Wally Broecker is 84 years old and drives to work at the Lamont-Doherty Earth Observatory across the Hudson every day from the Upper West Side. Like most of those who first raised the alarm, he believes that no amount of emissions reduction alone can meaningfully help avoid disaster. Instead, he puts his faith in carbon capture — untested technology to extract carbon dioxide from the atmosphere, which Broecker estimates will cost at least several trillion dollars — and various forms of “geoengineering,” the catchall name for a variety of moon-shot technologies far-fetched enough that many climate scientists prefer to regard them as dreams, or nightmares, from science fiction. He is especially focused on what’s called the aerosol approach — dispersing so much sulfur dioxide into the atmosphere that when it converts to sulfuric acid, it will cloud a fifth of the horizon and reflect back 2 percent of the sun’s rays, buying the planet at least a little wiggle room, heat-wise. “Of course, that would make our sunsets very red, would bleach the sky, would make more acid rain,” he says. “But you have to look at the magnitude of the problem. You got to watch that you don’t say the giant problem shouldn’t be solved because the solution causes some smaller problems.” He won’t be around to see that, he told me. “But in your lifetime …”

Jim Hansen is another member of this godfather generation. Born in 1941, he became a climatologist at the University of Iowa, developed the groundbreaking “Zero Model” for projecting climate change, and later became the head of climate research at NASA, only to leave under pressure when, while still a federal employee, he filed a lawsuit against the federal government charging inaction on warming (along the way he got arrested a few times for protesting, too). The lawsuit, which is brought by a collective called Our Children’s Trust and is often described as “kids versus climate change,” is built on an appeal to the equal-protection clause, namely, that in failing to take action on warming, the government is violating it by imposing massive costs on future generations; it is scheduled to be heard this winter in Oregon district court. Hansen has recently given up on solving the climate problem with a carbon tax alone, which had been his preferred approach, and has set about calculating the total cost of the additional measure of extracting carbon from the atmosphere.

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Hansen began his career studying Venus, which was once a very Earth-like planet with plenty of life-supporting water before runaway climate change rapidly transformed it into an arid and uninhabitable sphere enveloped in an unbreathable gas; he switched to studying our planet by 30, wondering why he should be squinting across the solar system to explore rapid environmental change when he could see it all around him on the planet he was standing on. “When we wrote our first paper on this, in 1981,” he told me, “I remember saying to one of my co-authors, ‘This is going to be very interesting. Sometime during our careers, we’re going to see these things beginning to happen.’ ”

Several of the scientists I spoke with proposed global warming as the solution to Fermi’s famous paradox, which asks, If the universe is so big, then why haven’t we encountered any other intelligent life in it? The answer, they suggested, is that the natural life span of a civilization may be only several thousand years, and the life span of an industrial civilization perhaps only several hundred. In a universe that is many billions of years old, with star systems separated as much by time as by space, civilizations might emerge and develop and burn themselves up simply too fast to ever find one another. Peter Ward, a charismatic paleontologist among those responsible for discovering that the planet’s mass extinctions were caused by greenhouse gas, calls this the “Great Filter”: “Civilizations rise, but there’s an environmental filter that causes them to die off again and disappear fairly quickly,” he told me. “If you look at planet Earth, the filtering we’ve had in the past has been in these mass extinctions.” The mass extinction we are now living through has only just begun; so much more dying is coming.

And yet, improbably, Ward is an optimist. So are Broecker and Hansen and many of the other scientists I spoke to. We have not developed much of a religion of meaning around climate change that might comfort us, or give us purpose, in the face of possible annihilation. But climate scientists have a strange kind of faith: We will find a way to forestall radical warming, they say, because we must.

It is not easy to know how much to be reassured by that bleak certainty, and how much to wonder whether it is another form of delusion; for global warming to work as parable, of course, someone needs to survive to tell the story. The scientists know that to even meet the Paris goals, by 2050, carbon emissions from energy and industry, which are still rising, will have to fall by half each decade; emissions from land use (deforestation, cow farts, etc.) will have to zero out; and we will need to have invented technologies to extract, annually, twice as much carbon from the atmosphere as the entire planet’s plants now do. Nevertheless, by and large, the scientists have an enormous confidence in the ingenuity of humans — a confidence perhaps bolstered by their appreciation for climate change, which is, after all, a human invention, too. They point to the Apollo project, the hole in the ozone we patched in the 1980s, the passing of the fear of mutually assured destruction. Now we’ve found a way to engineer our own doomsday, and surely we will find a way to engineer our way out of it, one way or another. The planet is not used to being provoked like this, and climate systems designed to give feedback over centuries or millennia prevent us — even those who may be watching closely — from fully imagining the damage done already to the planet. But when we do truly see the world we’ve made, they say, we will also find a way to make it livable. For them, the alternative is simply unimaginable.

*This article appears in the July 10, 2017, issue of New York Magazine.

*This article has been updated to provide context for the recent news reports about revisions to a satellite data set, to more accurately reflect the rate of warming during the Paleocene–Eocene Thermal Maximum, to clarify a reference to Peter Brannen’s The Ends of the World, and to make clear that James Hansen still supports a carbon-tax based approach to emissions.


          Visa - For France & UK - Indian citizen / Working in Singapore      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Hi,

I'm an Indian Citizen holding Employment Pass (not Permanent Residency) in Singapore.

I want to make a trip to London (23/24) - Paris (25/26 - Disneyland) - London (27/28) from Singapore.

I'm looking for Visa guidance on which visa / embassy should I apply for in Singapore. Any tips on landed tour agency in UK/ France would also help.
          Loverderonde, homme de 40 ans, france côte-d'or      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Bonjour, où bonsoir, c'est selon ;), je recherche F, JF, ronde, toutes origines bienvenues. A bientôt.
Rencontre Homme
          Comment on The story of how the Conservatives crippled the country by Graham      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
I agree with almost all of what you say here. Austerity was unnecesary, the Tories borrowed far more than Labour and used it to fund tax cuts for the already-wealthy without admitting or realising that the tickle-down effect is a myth. I also agree we need to have more nationalised industry, especially where there is no natural market, such as water, energy, the railways etc. Banks also need to be reined in and separated into investment and 'high-street' banking. Government lending, perhaps in the form of a National Lending Bank, would enable SMEs and entrepreneurs to invest and create wealth in areas where there are natural markets. But, we can do all this while still in the EU. Being in the EU hasn't stopped France or Germany having huge national, or state owned industries. Many of them seem to be running OUR industries as private companies, (energy, water, rail). So leaving the EU will not solve this at all. The reason we have not done it is down to domestic politics, not EU restrictions, and when we leave, the hard-line leavers want to use the opportunity afforded by the removal or EU protections for workers to create even more hard-line 'sweat-shop' environments to make us 'more competitive' as we desperately seek new deals to replace the ones we will lose on leaving the EU.
          Britain, France mark centenary of decisive WW1 Amiens battle      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Britain's Prince William and Prime Minister Theresa May both spoke during a ceremony to mark 100 years since the decisive battle of Amiens. Rough cut (no reporter narration).

          A Hemingway war story sees print for the first time      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
By 1956, Ernest Hemingway was in a free fall. Once transformative and captivating, his short, simple staccato style that remade American writing decades before had gone stale. It was now emulated by numerous authors. Lost in a literary rut, he became a caricature of his super-macho characters. He dodged sniper's bullets in France, chased wild animals in Africa and tried to outrun fame.
          DAD'S WORLD: Taking the family to France in a car – what could go wrong?      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Your wife raised her eyebrows when you explained your plan to take your two older children to see the cousines in France, on your own, by car, during one of the hottest heat waves in the history of heatwaves.
          Finally, People Are Talking About Climate Change. But Is It Too Late?      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
by Katie Herzog

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Jodi Jacobson/Getty

Something strange is happening in America right now: People are talking about climate change.

Before The Stranger saved and then quickly crushed my body, mind, and spirit, I worked for Grist, the Seattle-based online magazine with a focus on climate change. (Apropos of nothing, Grist unceremoniously booted me and four out of five of the staff writers a few days after Donald Trump took office, but I'm not bitter. Really. The office was always freezing and it's going to get creamed when the earthquake comes.) While I was at Grist, what I noticed through writing about climate change five days a week, was that no one gave a shit. We had a dedicated audience of 6 to 10 commentors (everyone's favorite was a gay man in New York who primarily used the comment section to hit on a very cute young intern named Sam), but for the most part, people just didn't care. Nothing makes someone's eyes glaze over faster than the word's "climate change."

It's kind of wild how little people are paying attention: climate change is leading to huge increases in human suffering as parts of the world dry up and others flood, burn, and blister. The repercussions of this man-made phenomenon are genuinely terrifying, and not just for tree-huggers and nature-lovers. There's some evidence, for instance, that the conflict in Syria was in part sparked by climate change-connected drought and subsequent food shortages, which then led to the migrant crisis currently embroiling Europe... which, in turn, led to a resurgence of white nationalism and xenophobia in places like Italy, France, and the UK. Climate change touches everything, and yet, we really don't talk about it much. Broadcast news organizations ABC, NBC, CBS, and Fox had a combined total of 50 minutes of climate change coverage in 2016. That's less than the Jolie-Pitt breakup. The world is burning, and we're over here freaking out about celebrity divorce.

In recent weeks, however, there's been a noticeable uptick in climate change news, inspired, I'm guessing, by the catastrophic wildfires currently burning through California. Climate change is easy to ignore until a wildfire threatens to destroy your neighborhood. Here's how Google has tracked in the term over the past 30 days.

In the midst of these disasters, NPR has been discussing climate change every day, and the networks and cable changes have at least mentioned the words. Even Jimmy Kimmel talked about it on his show Tuesday night, with a message that was designed to reach the heart of one Donald J. Trump:

But will an uptick in coverage have any affect on public policy? And is there still time to correct this collision course? According to a report released this week by a international team of climate scientists, we're reaching the "too-little-too-late" stage of ecological collapse. The paper portrays a potential future of dead forests, rapid sea level rise, and storms that make Sandy, Maria, and Katrina look minor if we don't transition to a carbon-neutral economy yesterday. It does not look good.

The media immediately jumped on the study, issuing dire headlines about the end of mankind, but the paper's author took issue with this sort of coverage. She pointed out on Twitter that people probably weren't reading the study if their takeaway from it was that it's too late. The truth, according to the researchers, is that it's not too late—at least, if we actually take action on fossil fuels now, not later. Of course, Donald Trump is the kind of man who thinks wind turbines are ugly and diesel exhaust smells like money, so under this administration and with Republicans in control of Congress, the hope of any sort of progressive action on climate change is smaller than none. Still, there's an election coming in a mere 90 days. If we're going to get leaders in office who are willing to help up save ourselves, now may very well be our last chance to do it. There's no excuse this time; each and everyone of us who is concerned about the fate of the planet—and our species—must vote.

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          Commentaires sur L’EDITO de Samuel Foucart / La République islamique selon Macron par Robert M.      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
"la France qui n’ a pas de porte avions ?" https://www.lemonde.fr/international/article/2017/12/05/la-marine-francaise-veut-acquerir-un-second-porte-avions_5224768_3210.html Ah bon?
          pont des amours by Emilio Pena      Cache   Translate Page   Web Page Cache   


pont des amours by Emilio Pena


Famous pont of amours in annecy france


Emilio Pena: Photos


          [Series] Dylan Schombing, Adelynn Spoon y Lily Rose Smith se unen al reparto de Watchmen      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Deadline informa de que la adaptación para la pequeña pantalla del universo Watchmen que está haciendo la cadena HBO suma a los jovencísimos actores Dylan Schombing (“Girlfriends’ Guide to Divorce”), Adelynn Spoon y Lily Rose Smith (“The Vampire Diaries”) al reparto de la serie piloto. Como ha ocurrido con otros miembros del reparto, los detalles de los personajes que interpretarán permanecen en secreto. El trío se une al reparto, que incluye a Regina King, Don Johnson, Tim Blake Nelson, Louis Gossett Jr., Adelaide Clemens, Andrew Howard, Tim Mison, Frances Fisher, Jacob Ming-Trent, Sara Vickers y Yahya Abdul-Mateen II. La directora Nicole Kassell (“The Leftovers”, “Westworld”) ha dirigido el piloto y también será la productora ejecutiva de la serie junto a Damon Lindelof, quien ha escrito el guión basado en la novela gráfica de DC escrita por Alan Moore y Dave Gibbons. El pasado septiembre, la cadena dio luz verde a la producción de este primer episodio piloto, a la vez que solicitaba más guiones para el resto de episodios de la primera temporada. Los […]

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          Météo : le Gard en vigilance orange pour orages, pluie et inondations      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Météo France vient de placer le Gard en alerte orange orages et pluie-inodation ce mercredi 8 août. L'épisode devrait commencer en seconde partie de nuit.
          China, Germany Defend Iran Business Ties as US Sanctions Grip      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
China and Germany defended their business ties with Iran on Wednesday in the face of President Donald Trump’s warning that any companies trading with the Islamic Republic would be barred from the United States. The comments from Beijing and Berlin signaled growing anger from partners of the United States, which reimposed strict sanctions against Iran on Tuesday, over its threat to penalize businesses from third countries that continue to operate there. “China has consistently opposed unilateral sanctions and long-armed jurisdiction,” the Chinese foreign ministry said. “China’s commercial cooperation with Iran is open and transparent, reasonable, fair and lawful, not violating any United Nations Security Council resolutions,” it added in a faxed statement to Reuters. “China’s lawful rights should be protected.” The German government said U.S. sanctions against Iran that have an extra-territorial effect violate international law, and Germany expects Washington to consider European interests when coming up with such sanctions. The reimposition of U.S. sanctions followed Trump’s decision earlier this year to pull out of a 2015 deal to lift the punitive measures in return for curbs on Iran’s nuclear program designed to prevent it from building an atomic bomb. Iran’s highest authority, Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei, said meanwhile the country had nothing to be concerned about, a report on his official website said in an apparent reference to the imposition of the U.S. sanctions “With regard to our situation do not be worried at all. Nobody can do anything,” Khamenei said recently, the website reported. “There is no doubt about this.” Iranian President Hassan Rouhani, speaking in a meeting with North Korea’s foreign minister, said that America could not be trusted, according to the Islamic Republic News Agency. “Today, America is identified as an unreliable and untrustworthy country in the world which does not adhere to any of its obligations,” Rouhani said. Tuesday’s sanctions target Iran’s purchases of U.S. dollars, metals trading, coal, industrial software and the auto sector. Trump tweeted on Tuesday: “These are the most biting sanctions ever imposed, and in November they ratchet up to yet another level. Anyone doing business with Iran will NOT be doing business with the United States.” Europeans withdraw European countries, hoping to persuade Tehran to continue to respect the deal, have promised to try to lessen the blow of sanctions and to urge their firms not to pull out. But that has proved difficult: European companies have quit Iran, arguing that they cannot risk their U.S. business. Among those that have suspended plans to invest in Iran are France’s oil major Total, its big carmakers PSA and Renault, and their German rival Daimler. Danish engineering company Haldor Topsoe, one of the world’s leading industrial catalyst producers, said on Wednesday it would cut around 200 jobs from its workforce of 2,700 due to the new U.S sanctions on Iran, which made it very hard for its customers there to finance new projects. The chief executive of reinsurance group Munich Re said it may abandon its Iran business under pressure from the United States, but described the operation as very small. Turkey, however, said it would continue to buy natural gas from Iran. “Simplistic idea” In Tehran, Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif was quoted by an Iranian newspaper as saying that a U.S. plan to reduce Iran’s oil exports to zero would not succeed. U.S. officials have said in recent weeks that they aim to pressure countries to stop buying oil from Iran in a bid to force Tehran to halt its nuclear and missile programs and involvement in regional conflicts in Syria and Iraq. “If the Americans want to keep this simplistic and impossible idea in their minds they should also know its consequences,” Zarif told the Iran newspaper. “They can’t think that Iran won’t export oil and others will export.” Rouhani hinted last month that Iran could block the Strait of Hormuz, a major oil shipping route, if the U.S. attempted to stop the Islamic Republic’s oil exports. Trump responded by noting that Iran could face serious consequences if it threatened the United States. “The Americans have assembled a war room against Iran,” Zarif said. “We can’t get drawn into a confrontation with America by falling into this war room trap and playing on a battlefield.” Iran has dismissed a last-minute offer from the Trump administration for talks, saying it could not negotiate while Washington had reneged on the 2015 deal to lift sanctions. In a speech hours before the sanctions were due to take effect on Tuesday, Rouhani rejected negotiations as long as Washington was no longer complying with the deal. “If you stab someone with a knife and then you say you want talks, then the first thing you have to do is remove the knife,” Rouhani said in a speech broadcast live on state television.
          Milan-Bakayoko: manca solo un dettaglio per la fumata bianca      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Pomeriggio di incontri oggi a Casa Milan: Leonardo e Maldini hanno ricevuto il fratello-agente del centrocampista francese per parlare del suo prossimo trasferimento in rossonero.
          Corona Constitution Class, Lesson 1, Historical Influences, Preamble      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Corona Constitution Class: Lesson 1

CARSTAR/AllStar Collision, 522 Railroad Street, Corona, CA
Tuesdays, 6-7 pm
 
Constitution Class Handout
Instructor: Douglas V. Gibbs
 
www.politicalpistachio.com
www.douglasvgibbs.com
www.constitutionassociation.com
 
 
 
Lesson 01
 
Historical Influences and the Preamble
 
We the People of the United States, in Order to form a more perfect Union, establish Justice, insure domestic Tranquility, provide for the common defence, promote the general Welfare, and secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity, do ordain and establish this Constitution for the United States of America.
 
            History
 
The formal version of the Magna Carta in England was issued on June 19, 1215. There was a minor change in the new document, when the final provision was drafted, replacing the term "any baron" with "any freeman" in stipulating to whom the provisions applied. The term would eventually include all Englishmen. The final version's applicability to all members of the English Society served as a starting point for the Constitution's Preamble, where "any freeman" was changed once again, but this time to the first three words of the American document: "We the People."
 
The English Colonists developed legal codes largely incorporating liberties guaranteed by the Magna Carta and the 1689 English Bill of Rights. Though the education levels of the colonists varied, and few could afford legal training in England, they were familiar with English common law. During one parliamentary debate in the late 18th century, Edmund Burke observed, "In no country, perhaps in the world, is law so general a study."
 
James Madison and Thomas Jefferson drew inspiration from the doctrines of the British constitution, or in what were called English liberties.
 
Unlike the Spanish Colonies, which were conquered land ruled over by the Spanish Conquistadors, and authoritarian governors, the English Colonies were granted by charter. Rather than bear the burden of empire, which, as Spain discovered, could be expensive, and taxing on a nation's armed forces, the English Crown offered the lands along the Atlantic Coast to investors, entrepreneurs, and families seeking a new start. In the northern colonies, the colonists sought religious freedom. The Pilgrims did not want to keep their membership in the Church of England. As separatists, the Pilgrims organized their worship independently, colonizing north of the Puritans at Plymouth Rock.
 
The English Colonies enjoyed autonomy that the Spanish Colonies did not. To survive in the Spanish Colonies, the colonist exhibited a warrior spirit, conquering the lands and the people who stood in the way, forcing the captured natives into slave labor and marriage for the purpose of accomplishing the tasks necessary for survival, while also being heavily dependent upon supplies from the homeland. The English Colonies were expected to survive by living off the land. They were families, indentured servants, and seekers of fortune. They were forced to be self-reliant, personally responsible, and hard working, in order to survive. The English Colonists did not attempt to conquer the natives as the Spanish did, but worked with them, making treaties with the Native Americans, because they needed the native population's help in order to survive. In the English Colonies, freedom was a necessary component of survival, and after failing under communitarianism, the colonists found that a free market system, where colonists kept more of what they worked for, and had the option to trade goods in an open market, worked best for the burgeoning society.
 
In English America, freemen adopted the best of the English system, while adapting it as necessary to the new circumstances in the colonies. The English Colonies was a place where a person could rise by merit, not by birth. The thirteen colonies was a place where men could voice their opinions and actively share in self-government. When the British Crown challenged these beliefs, turning to the colonies as a source of revenue to help alleviate the Crown's substantial debts, and the growing expense of keeping troops on American soil, the colonists questioned the government in Britain, challenging the actions of Parliament, arguing that without consent or direct representation in Parliament, the acts by the motherland were "taxation without representation," and an act of tyranny against the free Englishmen of the colonies.
 
The influence of the Magna Carta, and the demand for liberty, existed along the Atlantic Coast long before the War of Independence. As John Adams later wrote to Thomas Jefferson, "The Revolution was in the minds of the people, and this was effected, from 1760 to 1775, in the course of 15 years before a drop of blood was shed at Lexington."
 
The Americans knew their rights, and they were willing to fight for them. The seal adopted by Massachusetts on the eve of the Revolution summed up the mood. The image was of a militiaman with sword in one hand, and the Magna Carta in the other.
 
When it was time to form a new government, embodied in a written social contract we now know as the Constitution of the United States, the founders determined that like England under the Magna Carta, the government must be limited by subjecting it to the rule of law. The Constitution, once ratified by the States, became the law of the land. The document serves as a written standard where the authority emanates from the people, not from any governmental body. Pursuant to the Constitution, no man, not even the country's leader, was considered to be above the law. The rule of law based on the philosophy of the Laws of Nature and of Nature's God was the basis of constitutional thought in the United States in 1787.
 
"A government of laws, and not of men." - John Adams
 
Elder statesman Benjamin Franklin strolled across a grassy lawn from Independence Hall in Philadelphia, after the conclusion of the Federal Convention of 1787, when a woman in a bonnet approached him, asking, "Sir, what have you given us?"
 
"A republic," Dr. Franklin replied. "If you can keep it."
 
The new government in the fledgling United States was considered to be one that was doomed to fail. Europeans scoffed at the American experiment in self-government. The Old World argued that without the hand of a divinely appointed, wise, ruling monarch in place to guide society, a culture could not succeed. The Grand Experiment was a waste of time, and it would not be long before the rebellious, starving, treasonous, and petulant, English colonists came crawling back to the British Crown, begging to be readmitted to the empire.
 
In a society with no government, people have no freedom. In a society with too much government, people have no freedom.
 
Without government there is no law, and without law there are no enforcers of the law. This kind of system is called an anarchy, which is a transitional form of government. In an anarchy, there is no freedom because the citizens must constantly protect their property, and their lives.
 
With government in place, there are laws in place. When there are laws in place, it is necessary to hire enforcers of the law, such as a police force. A society with a government in place can create an environment of freedom that allows citizens the ability to leave their property and engage in activities away from their homes.
 
Tyranny through a unitary state dominates the pages of history. Tyrannical governments obtain their power through violence, and bloodshed in a complete disregard for authorities granted, justice, or the rule of law. To maintain their power, tyrants use violence and bloodshed. When tyrannies are finally toppled, the path to dislodging tyrannies normally includes violence and bloodshed.
 
Violence and death are the common results of powerful central governments with dominant rulers.
 
Dictators do not normally reveal their plans of tyranny during their rise to power, for the people would never have allowed them to become their leaders if they knew this kind of violence was in their future. Tyrannical leaders render legislative bodies irrelevant, demoting them to nothing more than a consultative assembly.
 
In history, tyranny is the rule, and liberty is the exception. Governments that protect the freedoms of the people, and respect the rights of their citizens, are a rare occurrence. Freedom requires the citizens to be informed and involved. With freedom comes responsibility.
 
An educated society begins by teaching the younger generations the principles of liberty, and to encourage them to be involved in civic activities, and local government. The founders understood we need government, but a limited government was required to secure the rights and property of the citizens. However, because of human nature, the founders realized that without making sure the people remained educated about the system they had established, a downward spiral into despotism and tyranny was inevitable.
 
The Declaration of Independence was approved by the Continental Congress on July 4, 1776, and outlined the reasons why the colonies were seeking independence from Great Britain. The founding document declares that it is the right of the people to alter or abolish their government should it become destructive. It also states these truths are self-evident, and that "all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable rights, that among these are life, liberty, and the pursuit of happiness."
 
The document penned by Thomas Jefferson includes a list of grievances, most of which are also iterated in the U.S. Constitution. The Declaration calls for fair representation, encourages immigration, calls for a judiciary that is separated from the will of the central leadership, calls for a stop to the presence of a standing army, demands that Great Britain stop the quartering of troops in the houses of the citizens, demands fair trials, and calls for due process, free trade, fair taxation, a protection of rights, and for the Crown to hear the redress of grievances by the colonists.
 
A key aspect of the Declaration of Independence reveals itself in the final sentence of the document. The call for independence ends with the incredible statement, "And for the support of this Declaration, with a firm reliance on the protection of divine Providence, we mutually pledge to each other our Lives, our Fortunes and our sacred Honor."
 
Political Spectrum
 
In the battle of Left versus Right, it is important to understand what it all means in the first place. Like-minded individuals naturally tend to gather together when a theater of opinion erupts. Congregating in such a manner, creating political parties, is a part of our human nature. Houses, or chambers, of government are no different. Members of the political assembly who support similar agendas sit together, much in the way social allies tend to hang out together at a dinner party. The classification of "left" and "right" grew out of the tendency of people to group together on one side, or the other.
 
The early definition of "left" and "right" was different than in today's American Society. Among the most commonly known split between the left and the right in a political assembly occurred in France before the French Revolution. Members of the National Assembly sat on the right or the left of the hall depending on their level of political support in regards to the ruling monarchy. Those in support of the monarchy, and the religious elements that came with the reigning government, would sit on the right. The people on the right were defined as being those holding traditional interests in line with the Church and the monarchy, believing the king ruled by divine right, and that Catholicism must continue to be the state religion, and therefore continue to be a strong influence on governance. The people who sat on the right side of the assembly believed that the Church had a vested interest in the political system, and sought to preserve that system.
 
Those who sat on the left side of the hall in France during the period preceding the French Revolution did so in support of "enlightenment," which was considered to be in the interests of rationalism and secularism. The left used secular elements to challenge the Church's long-held influence over government, fostering nationalism among its allies, and promoting hope in constructing and shaping the political community. The left desired to change government by overthrowing the Church and the aristocracy by promoting secularism and nationalism. The planners of this glorious new "Enlightened" government became the leaders of France after the French Revolution, orchestrating a Reign of Terror, which was a period of chaos during which thousands were guillotined for being politically incorrect.
 
The radicals within this new government saw the Catholic Church as the enemy while promoting its Cult of Reason. Like with the monarchy before them, however, it became clear that to control the political and social upheaval, the government in place must also become tyrannical in their own right. Under the rule of statism, France remained a nation unable to cultivate liberty, and one that remained under the iron fist of a dictatorial government. For many, this was no surprise. Some of the planners of the change of the form of government in France knew that in order to keep order they would need to "treat the people as cattle."
 
The French National Assembly established a constitutional monarchy and adopted a new constitution in 1791 that created a Legislative Assembly. The political assembly, as with any other political body, rapidly divided into factions opposing each other. The three factions that formed in the new French Legislative Assembly were the radicals (liberals), moderates (centrists) and conservatives. The radicals (liberals) sat in the left section of the assembly hall, the conservatives sat on the right, and the moderates sat in the center section. Their political identities have some similarities to political movements today in the United States, and had little in common with the pre-revolution arrangement that emphasized itself more on monarchy and religion.
 
America is much younger than the European nations, and never had a landlord class of titled nobles. In fact, the Constitution specifically prohibits such a system. The Founding Fathers desired to break away from European traditions as much as possible, even abandoning much of British Common Law when defining citizenship. To be a British Subject the rules were weak, and divided loyalties ran rampant throughout the British Empire. The United States as a nation could not tolerate divided loyalties, and placed a stronger standard of natural born citizenship upon the President in order to eliminate the opportunity for the executor of the American Form of Government to harbor divided loyalties between the United States of America, and any other nation. That way, the new American government could break completely free of any European influence, and forge itself into a Republic independent from British influence, and in fact, the authoritarian nature of Europe as a whole.
 
The political landscape of the United States of America, since there never was a class of nobles, was simple in the young nation. Either you were a Federalist, an anti-Federalist, or somewhere in between. In other words, you believed in a stronger centralized federal government, you believed that the federal role in government should be limited greatly, or you found yourself somewhere between the two political beliefs.
 
Unlike the Europeans, royalty and religion played no role in determining the nature of American political philosophies. Nearly all of the early American Politicians were deeply religious men, but the political spectrum did not separate factions along religious lines. God played a major role in the principle foundation of the nation, but the founding fathers also determined that no religion could ever take an official role in government. In other words, the establishment of any religion as the official religion of the United States was forbidden. However, the freedom to practice one's religion was not to be infringed upon. Almost all of the signers of the Declaration of Independence were either clergy, or highly involved in their church. 27 of the 56 signers had Christian seminary degrees. The founding fathers fervently prayed in Congress.
 
Benjamin Franklin is widely regarded to be among the least religious of the founding fathers. However, his speech given to Congress on June 28, 1787 asking that Congress have a prayer every morning before conducting business was overtly religious in nature. Despite modern assumptions, there was not a political battle between The Church and the secularists during the founding of the United States of America.
 
From the newer models of government in France, and America, the definition of the Political Spectrum changed, becoming more about the level of control of government over a society, rather than the presence of a monarchy, or established church. Zero percent of government intrusion on the lives of the people inhabits the far right of the current political spectrum, which is a condition known as anarchy. 100% governmental control inhabits the far left extremity of the Political Spectrum, or a totalitarian government. The American form of government, or a Constitutional Republic that operates under the rule of law, is at the center of the political spectrum.
 
Most of the current forms of government present in today's international political arena reside on the left side of the Political Spectrum, drawing their foundations from socialist principles. Socialism is authoritarian. Socialism claims to seek to overthrow the Church and aristocracy by promoting atheism and nationalism, much like the enlightened planners of the French Revolution, only replacing the government they thought to be a tyranny with a tyranny of their own. In Russia, the rise of socialism held the basic tenet of replacing the individual's commitment to God with a commitment to love and serve a collective society ruled by an elite few.
 
When one examines the communist society, which resides on the left side of the Political Spectrum, one finds that if society was ruled over by an equally powerful religious theocracy, the basic governmental elements of the ruling doctrine are the same, and just as tyrannical. Therefore, a controlling government based on religion is no different than an atheistic system of communism. Either way, the form of governance is based on a centralized control over the people, and limits on personal individualism, and freedoms.
 
Economically, leftism encourages increased government involvement with the instruments that regulate the economy. Under a leftist economic system, such as in the communist model, the government seizes control of the industries, eliminating private ownership. In the fascist model, however, the authoritarian political entity engages in corporatism, allowing the private enterprises to remain private, yet bundled together in a uniting strength under authoritarian government rule. Because fascism (from Italian fascismo, Benito Mussolini's authoritarian political movement in Italy 1922 to 1943) was created to be an adverse reaction to the apparent economic failure of Marxism, and labeled itself as the opposite of communism, fascism is often referred to as being right-wing, and ultra-conservative. If you break down the political structure of fascism, however, it becomes apparent that defining fascism as being on the right side of the political spectrum is problematic. Like socialism, fascism exalts the group above the individual (in fascist states often the nation or race is exalted above the identity of the individual). Like other leftist systems, fascism also calls for a separation of church and state, a national civilian army, and progressive taxation. One element of fascism some may argue as being right-wing is the fact that fascism seeks to eliminate labor unions for co-ops. But the co-operatives, in a fascist state, are controlled by the government, and therefore become more leftist than the system before. Though fascism, during the early twentieth century, claimed to be anti-communist, the National Socialism aspect of the ideology places fascism on the left side of the Political Spectrum.
 
Ultimately, the true definition of the Political Spectrum is dependent upon how government interacts with society. Increased government intrusion moves needle on the spectrum to the left. Increasing limitations on government intrusion moves the needle to the right. In both cases, the extreme of totalitarianism, or anarchy, are equally dangerous. Ultimately, most forms of government, despite the promise of fairness, are often only precursors to another form of government. The Founding Fathers realized this, recognizing that the only form of government that both limits the powers of the federal government, while still giving it adequate authority to protect and preserve State Sovereignty, is a Constitutional Republic. They knew that if you pursue leftism too far, an authoritarian government would rise from the movement. If government was limited too much, and the government did not have enough power to enforce law, an authoritarian government would also rise to fill the void.
 
            The Preamble
 
We the People of the United States, in Order to form a more perfect Union, establish Justice, insure domestic Tranquility, provide for the common defence, promote the general Welfare, and secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity, do ordain and establish this Constitution for the United States of America.
 
The Preamble is the introduction of the U.S. Constitution. The opening paragraph of the founding document holds no legal authority. The Preamble serves to establish who is granting the authority to create a new federal government, and the reasons for the decision. We The People of the United States are the grantors. In other words, the States, which were the embodiment of the people, were creating the federal government, and granting authorities to it so that it may function in a manner necessary to protect, promote, and preserve the union of States. The concept became known as federalism.
 
The Preamble is designed much like a permission form the doctor's office may present to you to sign, giving the doctor the authority to perform necessary procedures on your body in order to make you well. The form begins with your name (I, patient's name), and then limits the doctor to only the procedures necessary to make you well. The doctor, if he or she believes additional procedures may be necessary, must ask for your permission before performing the additional procedures that are not granted by your original agreement with them.
 
Like the form in the doctor's office, the Preamble begins with who is granting the authorities. "We the People of the United States" are the grantors of the authorities given to the new federal government. The people, through their States, allow the federal government to exist, and to perform the procedures expressly granted in the United States Constitution.
 
If a homeowner hires a contractor to add a room to their house, a contract is created between the homeowner, and the company hired to do the work. The contract establishes the granted authorities to the construction company regarding the room addition, listing the materials and labor necessary and proper to carry out that task. If, later, after the work begins, the homeowner observes the workers tending to the garden, and mowing the lawn, the homeowner would be angry because lawn maintenance was not among the authorities granted to the contractor hired to provide the service of adding a room to the house. In the same way, through the Constitution, the federal government has been granted a list of authorities that are necessary and proper for it to carry out the tasks vested in it. The tasks directly relate to protecting and preserving the union, while also respecting and promoting State Sovereignty. The federal government's authorities encompass only the external issues necessary to protect the union, and the sovereignty of the States. Internal issues are not granted to the federal government. Local issues are reserved to the local governments, such as the States, counties, and cities.
 
The first three words of the Preamble, "We the People," often lead people to believe that we are a democracy. Taken in context, the first part of the Preamble is not only "We the People," but "We the People of the United States." In the context of original intent, "the people of these States that are united have come together to establish this contract for the following reasons."
 
The words "United States" appear often in the U.S. Constitution. When those words appear in the text of the Constitution, they mean one of two things. Either, "United States" is a reference to the new federal government, or United States means "these states that are united." In the case of the Preamble, both definitions are used. As we notice the first time united States appears in the Declaration of Independence, "united" is not capitalized. Failing to capitalize "united" in the Declaration of Independence was a reflection of the common opinion of the people of that era. America was not a nationalistic country dominated by a powerful government, but a union of States that are sovereign, autonomous, and individual - like the people. We the People are the individual parts of their States, and the States are individual parts of the union.
Early Americans saw the United States in the plural, rather than as a singular nationalistic entity. The people were citizens of their States first, but realized that the States must be united to survive. The individual States would only be safe if they all worked together as a united country. To ensure the union was protected they proposed forming a central government through a social contract called the United States Constitution. This contract to grant limited authorities to a federal government was designed to ensure that the federal government remained limited so as to not infringe on the individual rights of the sovereign States, and the people who resided in those States.
 
A limited government is the essence of liberty.
 
The reasons listed in the Preamble for forming a new government were "In Order to form a more perfect Union, establish Justice, insure domestic Tranquility, provide for the common defense, promote the general Welfare, and secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity." In line with classical writing standards, these reasons were listed in order of importance.
 
The most important reason for the formation of the federal government, the main purpose for the creation of the U.S. Constitution, was "in Order to form a more perfect Union." A union already existed under the Articles of Confederation. A confederation, however, is a weak form of government where nearly all of the power remains with the individual members. A confederation is an association of sovereign member states that, by treaty, or other agreement, have delegated some of their powers to a common institution in order to coordinate policies, without constituting a new state on top of the member states. The government under the Articles of Confederation was formed hastily during the Revolutionary War, and as revealed by Shays' Rebellion, proved to be too weak to protect the union not only from threats beyond our shores, but insurrection from within the country. The founders realized that they needed to form a more perfect union, one with more authorities, while still remaining fairly limited in its power and scope. The realization that the Articles of Confederation were too weak, and either needed to be fixed, or replaced, was first discussed in delegation during the Annapolis Convention in 1786. During that meeting, the attending State delegates decided to meet again in May of 1787 in a convention of all States, which became the Federal Convention of 1787.
 
Under the Articles of Confederation, the central government was as weak as a lamb. What America needed was a central government with the strength of a lion. The problem with lions, however, is that they can kill you if not restrained. So, the Founding Fathers had to figure out a way to create a lion strong enough to deal with the external issues, and conflict between the States, while restraining that lion in such a way that the people living under it were safe from its potential tyranny. The lion is the federal government, and the chains and restraints of a set standard that protects We the People from that lion is the United States Constitution.
 
In the Constitution, the authorities granted to the federal government are limited to protecting, preserving, or promoting the union. The federal government, through the express powers granted in the Constitution, was granted authorities including, but not limited to, maintaining an army and navy in order to protect the union, to collect taxes in order to pay for that military and the other necessary functions created for the purpose of preserving the union, to regulate commerce by acting as a mediator between the States so that the flow of commerce flows regularly and in good order so as to encourage a growing economy for the union, establish a uniform rule of naturalization for the purpose of ensuring the union grows through legal immigration, and to establish post offices so that the many parts of the union may remain in contact with each other. The federal government was created for the sake of the issues related to the union. The federal government was not created to manage local issues that have nothing to do with the union, and everything to do with the unique cultures and societal needs of the local communities.
 
The second reason listed in The Preamble for the creation of the federal government through the ratification of the U.S. Constitution were to "establish Justice." Note that the word "establish" is normally used in situations where whatever is being established never previously existed. The word "establish" being used in the Preamble, then, leads us to believe that there was no justice prior to the writing of the founding document. However, justice systems already existed in each of the States, through State court systems. Therefore, the U.S. Constitution was not written to establish justice in the States, but to establish justice at the federal level where a judicial system had not previously existed. The language used in the Constitution, in this case, provides us with a clue that the original intent of the Founding Fathers was for the Constitution to apply only to the federal government, unless it specifically states otherwise.
 
Though "establish Justice" is listed second in the list of reasons for creating the federal government, we must not confuse "importance" with "power." To establish justice was a very important reason for creating a federal government, but the federal court system, for fear of it becoming a powerful judicial oligarchy, was also greatly limited. During the debates of the Constitutional Convention in 1787, there was actually a consideration to not establish a federal court system. The delegates realized that tyranny easily flows through an activist judiciary. The rule of law could be easily compromised by a judicial branch not willing to abide by the original intent of the U.S. Constitution, or poisoned by political ideology. For this reason, the powers of the judicial branch are greatly limited by the Constitution. We will go into more detail regarding those limitations when we get to Article III, and the 11th Amendment.
 
The first two reasons for the writing of the U.S. Constitution, according to the Preamble, were to form a more perfect union through the formation of a federal government, and to establish justice by creating a federal judicial system. Those primary goals reveal to us that the Constitution was not written to grant powers to the States, but for the purpose of creating, yet limiting, a newly formed federal government, which was designed to serve the States by protecting them, and preserving the union they enjoyed. Before the States delegated some of their own powers to the federal government through the Constitution, all of those powers belonged to the States - a political condition known as Original Authority. The States, however, only granted "some" of their powers to the federal government, retaining most of the powers for themselves.
 
The U.S. Constitution, and all language within the document, is directed to the federal government, not to the States, unless specifically indicated otherwise. This is because the States essentially "hired" the federal government to protect and preserve the union. The contract that authorizes the federal government to exist and receive the authorities from the States is the U.S. Constitution. Therefore, it would not be reasonable to assume that the provisions of the Constitution are to be applied to the States as much as it would not be logical to believe that an agreement between you and your doctor tells you what you can and can't do regarding the procedures that are about to be performed on you. The agreement with the doctor is specifically designed to tell the doctor what procedures are allowed, just as the Constitution is specifically designed to tell the federal government what authorities it is allowed to have in order to protect, preserve, and promote the union. In that contract with the doctor there may be instructions that tell you what not to do so as to not undermine healing, such as submersing oneself in water before a wound is fully healed. The same is true in the Constitution. There is a section, Article I, Section 10, that tells the States what they are prohibited from doing. These prohibitions were necessary to ensure the States did not interfere with federal functions.
 
Since it is We The People of the United States who granted the federal government its powers, that means it is the people's responsibility, through the States, responsibility to ensure the federal government acts in a constitutional manner. The Constitution is nothing more than ink and paper if we don't fight for it.
 
The union, at the time of the writing of the Constitution, was fragile. The States, as colonies, or as individual states shortly after the American Revolution, did not always coexist in a mutually beneficial manner. The States enjoyed their own unique cultures, religions, and laws. The States clashed over territory, commerce, and a variety of other issues that often included disputed legal issues and definitions. The States were much like siblings, fighting over everything under the sun; but when it came down to brass tacks, they were united when it came to defending each other.
 
The bickering between the States created an atmosphere that placed the cohesion of the union at risk. Therefore, when it came to creating a more perfect union, it was understood by the framers that the federal government would have to "insure domestic Tranquility" and to "promote the general Welfare."
 
The federal government was expected to ensure there was tranquility between the States by acting as a mediator in disputes. Part of that task by the federal government was to also promote the general welfare of the republic. In other words, the federal government was tasked with making sure the squabbles were properly resolved, while also protecting the union, so that the welfare of the union would not be in jeopardy.
 
The term general Welfare, as it is presented in the Preamble, is capitalized in a curious manner. Welfare is capitalized, but the word "general" is not. Capitalization in the Constitution was often used for the purpose of emphasis. With that tendency as our guide, we recognize that "Welfare" was the key component when these two words were presented in the Preamble. The Founding Fathers were seeking "Welfare" with a capital "W." The founders tasked the federal government with the duty of ensuring there was Welfare in the nation in a general manner. Or, you could say that they wanted the atmosphere in general to be one of "Welfare," or "all's well," hence, the reason general is not capitalized, and Welfare is, in the Preamble.
 
Tucked between "insure domestic Tranquility" and "promote the general Welfare" is the phrase: "provide for the common defence." The placement of this phrase in The Preamble reveals that providing for the common defense was almost as important as ensuring peaceful cooperation between the States, and slightly more important than promoting the general Welfare of the republic (and a necessary part of ensuring the general Welfare).
 
The need to provide for the common defense, one may note, was not listed first in The Preamble as one of the reasons for the creation of the federal government. The Founding Fathers, though they recognized the importance of the federal government to field a military force, as realized from the failure of the government to put down insurrection during Shays' Rebellion under the Articles of Confederation, did not list the need to provide for the common defense at the beginning of the Preamble because a country that places too much importance on a military is doomed to become a police state. Defending this nation was not placed at the bottom of the list of reasons for the writing of the Constitution, either, because a nation that refuses to defend itself ultimately becomes a conquered entity that is subject to the authority of a foreign government. Despite the fear of a powerful military that could be used against the people and the States, providing for the common defense was still indeed one of the primary reasons for creating the federal government in the first place. That is why "provide for the common defence" is listed in the Preamble within the central depths of the body of the paragraph.
 
The final reason for the writing of the Constitution was to "secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity." The presence of the word "Blessings" reminds us that the Founding Father's grateful spirit recognized that the result of the American Revolution, and the inspiration for the new federal government, could have only come from the favors of Divine Providence. Liberty, remember, is one of the unalienable rights listed in the Declaration of Independence that has been given to us by The Creator. In fact, that is one of the foundational beliefs of the original intent behind the creation of the federal government. Our rights are granted to us by God, not by government, for if our rights are granted to us by government, government would then be able to take those rights away. This idea of God-granted rights is based on a concept called Natural Law penned by John Locke during the 1600s. In the Declaration of Independence, it is referred to as, "Laws of Nature and of Nature's God." Natural Law is the unchanging moral principles regarded as a basis for all human conduct, which is observable law we participate in as related to our natural existence.
 
The U.S. Constitution was not solely written only to protect our natural rights, liberty, and property. Protecting our rights, liberty, and property are among the chief reasons the Constitution was written in the manner that it was, and protecting those natural rights are predictable byproducts when the Constitution is being followed by the government, but those are not the only reasons for the perceived need to compose the founding document, or for the creation of the federal government.
 
As indicated in the Preamble, the primary reason for the Constitution was "in Order to form a more perfect Union." However, the very formation of that union, and devising a governmental system to protect, preserve and promote that union, was not exclusively for the sake of the union, either. The ultimately desire was to protect the sovereignty of each component of that union - The States. The framers understood that by creating a federal government, the potential for the governmental system to become a tyranny was unleashed. Therefore, in order to protect the rights, liberty and property of the people (more specifically to "secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity"), the federal government needed to be limited in its authorities by the rule of law. The law of the land in which the governmental system is limited to, in the case of the United States, is the U.S. Constitution, for the sake of protecting the individuality of the States, and We the People.
 
Terms:
 
Confederation: A confederation is an association of sovereign member states that, by treaty or other agreement, have delegated some of their powers to a common institution in order to coordinate policies, without constituting a new state on top of the member states.
 
English Bill of Rights: The Declaration of Rights in 1689, following the relatively bloodless "Glorious Revolution" of 1688, reasserting Protestant influence in England, and establishing a written declaration based on the belief that rights are granted by God, limiting the power of the king, and guaranteeing individual rights in writing. At its core, the system of government based on the English Bill of Rights, and the Magna Carta, holds as its philosophy that government is to serve the people, not the other way around.
 
Federalism: Government in which the central government's power and authority is limited by local government units, and where each unit is delegated a sphere of power and authority only it can exercise, while other powers must be shared. The term federalism comes from the Latin root foedus, which means "formal agreement or covenant." It includes the interrelationships between the states as well as between the states and the federal government.
 
Magna Carta: The "Great Charter" of English Liberties, forced from King John by the English barons at Runnymede, June 15, 1215. A fundamental constitution, or law guaranteeing rights.
 
Unalienable Rights: Incapable of being alienated, that is, sold and transferred. You can not surrender, sell or transfer unalienable rights, they are a gift from the Creator to the individual and can not under any circumstances be surrendered or taken. All individual's have unalienable rights.
 
 
 
Questions for Discussion:
 
1. How might the United States be different if the Magna Carta, or the Glorious Revolution, had never taken place?
 
2. Many of us were taught to memorize the Preamble in school, others remember it because of the School House Rock cartoon on Saturday mornings, but growing up how many times were we taught what it means?
 
3. Federalism, or the belief in a central government limited by the authorities granted to it in the Constitution, began as a wonderful idea. The members of the "Federalist Party," however, were not satisfied, and desired the federal government to have more authorities than it was granted. Why do you think this is true?
 
4. Why did the Founding Fathers only desire the federal government to be granted powers that regarded the union, and not authorities in regards to other issues?
 
4. The judicial branch was supposed to be the weakest of the three branches. Why do you think the Founding Fathers wanted to limit the judiciary to such an extent?
 
5. One of the founding principles is that our unalienable rights are given to us by the Creator. Is it a coincidence that historically most authoritarian governments that sought to take away the rights of the individual did it either by taking control of the church, or by rejecting religion/the existence of God?
 
6. At what point does a government take "provide for the common defense" too far?
 
Resources:
 
James L. Roark, Michael P. Johnson, Patricia Cline Cohen, Sarah Stage, Alan Lawson, and Susan M. Hartmann, The American Promise: A History of the United States; Boston: Bedford/St. Martin's (2009).
 
James Madison, Federalist No. 41: General View of the Powers Conferred by The Constitution, http://www.constitution.org/fed/federa41.htm
 
John L. Hancock, Liberty Inherited: The Untold Story of America's Exceptionalism; Charleston: Liberty Lane Media (2011)
 
Joseph Andrews, A Guide for Learning and Teaching The Declaration of Independence and The U.S. Constitution - Learning from the Original Texts Using Classical Learning Methods of the Founders; San Marcos: The Center for Teaching the Constitution (2010).
 
Larry Schweikart and Michael Allen, A Patriot's History of the United States; New York: Sentinel (2004).
 
Madison's Notes on the Constitutional Convention, Avalon Project, Yale University: http://avalon.law.yale.edu/subject_menus/debcont.asp
 
Philip B. Kurland and Ralph Lerner, The Founder's Constitution - Volume Two - Preamble through Article I, Section 8, Clause 4; Indianapolis: Liberty Fund (1987).
 
 
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CREDITS: Maddah Facemaker 1

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Produire plus avec moins de produits chimiques : c’est l’objectif de Biodevas laboratoires. Cette entreprise membre de Bpifrance Excellence, spécialisée dans les biotechnologies végétales, propose des solutions naturelles innovantes en France et à l’international.


          Résultat loto du mercredi 8 août 2018 : les numéros gagnants      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
RESULTAT LOTO DU MERCREDI 8 août 2018 : La canicule a quitté la France. Si tout le monde respire mieux, les joueurs du loto, eux, ne vont pas voir leurs habitudes perturbées. La Française des Jeux ne va pas rater son rendez-vous malgré le temps et le résultat loto du mercredi 8 aout 2018 sera connu en soirée, comme tous les mercredis de l'année. Retrouvez tous les résultats loto et leurs numéros gagnants sur Economie Matin Résultat loto du mercredi 8 août 2018 Malheureusement le lundi 6 août 2018, date du dernier tirage loto, aucun Français n'est devenu millionnaire. La cagnotte loto de ce mercredi 8 août 2018 atteint donc la coquette somme de 9 millions d'euros que les joueurs attendent avec impatience de gagner. Pour ce faire, comme toujours, il suffit d'avoir les numéros gagnants. S'il n'y a pas eu de grand gagnant lors du dernier tirage loto, personne n'a rapporté non plus la belle cagnotte de rang 2. Il faut donc descendre au rang d'en dessous pour trouver les premiers gagnants : ces 23 chanceux repartent avec 1 000 euros chacun. Les joueurs du loto de ce mercredi 8 août 2018 devront eux trouver les 5 numéros gagnants et le numéro chance qui leur permettront de remporter la cagnotte de rang 1, soit 9 millions d'euros. Numéros gagnants loto du mercredi 8 août 2018 Ce tirage loto du mercredi 8 août 2018 va se dérouler comme toujours : la Française des Jeux va réaliser le tirage, un huissier va en certifier les résultats, et le tout sera diffusé sur TF1. A partir de ce moment-là les joueurs sauront s'il y a eu, ou non, un grand gagnant et, surtout, si ce grand gagnant c'est eux-mêmes. C'est la raison pour laquelle ils vont tous attendre que les numéros gagnants loto du mercredi 8 août 2018 soient connus. Résultats OFFICIELS LOTOreg; sont disponibles sur le site officiel de la Française des Jeux (La participation aux jeux Euro Millions - My Million implique l'adhésion à leurs règlements respectifs et au règlement général de l'offre digitale de la Française des Jeux publié au Journal Officiel).
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This is a vertical print of Monaco, France. The scene I selected is the Prince's Palace of Monaco. It's graphic rendering is of a stylized palace with a retro influence of bold shapes. I selected neutrals to make up the palace and tower and then contrasted the scene against a jeweled palette of blue skies and green shrubbery.

SELECT BETWEEN 3 MATERIALS: The ratio/orientation (horizontal or vertical) of the artwork cannot changed or altered.

1) Organic cream colored 80 lb. weight, subtle tooth texture, flecked with recycled speckles, 100% recycled post-consumer waste content. This retro stock was originally sold by Hallmark greeting cards in the 50’s. It is the first recycled paper with flecks showing made in the United States.

2) White paper stock heavyweight, matte smooth finish

3) Canvas wrap SELECT BETWEEN THE FOLLOWING SIZES:

IMAGE SIZE A2 NOTE CARD: approximately 3 7/8” and the height is approximately 4 7/8”, the card folded over is 4.5 x 5.5 inches

- blank inside, and comes with an envelope.
- without signature
- 80 lb. stock

Update 5/20/2017: We will be selling White Giclee prints and posters without borders, all fit standard sized frames, if you would like our previous sizes with borders please indicate at check out.

RECYCLED IMAGE PRINT SIZE: 8 x 10 inches (21 x 26 cm) / stock size is 8.5 x 11 inches (22 x 28 cm)

RECYCLED IMAGE PRINT SIZE: 11 x 14 inches (28 x 36 cm) / stock size is 12.5 x 15.5 inches (32.75 x 36 cm)

WHITE GICLEE PRINT SIZE: 8 x 10 inches (21 x 26 cm)

WHITE GICLEE PRINT SIZE: 11 x 14 inches (28 x 36 cm)

WHITE GICLEE POSTER SIZE: 16 x 20 inches (40 x 50 cm)

WHITE GICLEE POSTER SIZE: 24 x 30 inches (61 x 76 cm)
Note: 24x30 poster is the largest size to ship internationally outside of North America.

WHITE GICLEE POSTER SIZE: 36 x 45 inches (91 x 113 cm)
Note: 36x45 poster cannot ship outside of North America

CANVAS WRAP: 8 x 10/.75in. depth (21 x 26 cm)

CANVAS WRAP: 11 x 14/.75 in. depth (28 x 36 cm)

CANVAS WRAP: 16 x 20/.75in. depth (40 x 50 cm)

LARGER CANVAS WRAP SIZES:

View left nav bar on homepage to select Canvas Wrap Upgrades 24 x 30, and 36 x 45.
Note: 36x45 Canvas Wraps cannot ship international outside of the US.

https://www.etsy.com/shop/loosepetals?section_id=6975732

SHIPPING:

At checkout select the radial dot that matches your order. If the correct radial dot is not selected, an invoice will be emailed to you to pay the shipping balance before your order is placed.

DOMESTIC SHIPPING:

$5.25 standard shipping rate applies to cards, 8 x 10 prints, one 11 x 14 print, or one 8 x 10 canvas only. Larger sizes and quantities require additional shipping fees:

8 x 10 Canvas - more than one
8 x 10 Print - more than ten
11 x 14 Canvas - one or more
11 x 14 Print - more than three
16 x 20 Canvas - one or more
16 x 20 Poster - one or more
24 x 30 Poster - one or more
36 x 45 Poster - one or more

INTERNATIONAL SHIPPING:

1. We do not include VAT taxes or customs fees in our orders, please contact your local customs office for updated information.

2. Our international carrier is USPS First Class Mail and does not track in-land.

3. $15.00 standard rate applies to cards, one 8 x 10 print, or one 11 x 14 print only. Larger sizes and quantities require additional shipping fees:

8 x 10 Canvas - one or more
8 x 10 Print - more than one
11 x 14 Canvas - one or more
11 x 14 Print - more than one
16 x 20 Canvas - one or more
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          #DicaCultural: Casa Fiat de Cultura traz à BH exposição "São Francisco na Arte de Mestres Italianos"      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Foto: Museo di Roma / Divulgação.  De 08 de agosto a 21 de outubro, a Casa Fiat de Cultura, em Belo Horizonte (MG), recebe a exposição “São Francisco na Arte de Mestres Italianos”, que reúne 20 pinturas realizadas entre os séculos XV e XVIII. A entrada é gratuita. Séculos se passaram e as artes renascentista e barroca continuam encantando a humanidade. Obras de mestres como Tiziano Vecellio, Perugino, Orazio Gentileschi, Guido Reni, Guercino, Carracci e Cigoli fazem parte de importantes coleções italianas e chegam pela primeira vez ao Brasil.  A curadoria é dos italianos Giovanni Morello, especialista em História da Arte – que idealizou e curou diversas exposições de arte antiga na Itália, no Vaticano e outros países e integra a comissão permanente de tutela dos monumentos históricos e artísticos da Santa Sé – e do professor Stefano Papetti, diretor da Pinacoteca Civica di Ascoli.  A mostra apresenta as fases mais relevantes da representação de São Francisco por meio de obras que se integraram à cultura local de toda uma época e que ainda encontram espaço na cultura ocidental por seus valores artístico, histórico e simbólico.  Proporcionando uma experiência imersiva e única, a mostra também inclui uma sala de Realidade Virtual que vai transportar o visitante da Casa Fiat de Cultura para a Basílica Superior de Assis (1228), na Itália, com o uso de óculos de tecnologia 3D.   Será possível fazer um passeio visual por uma das mais importantes e belas basílicas do país e conhecer obras-primas do pintor italiano Giotto (1267-1337), artista símbolo dos períodos medieval e pré-renascentista. Tradição, arte e tecnologia se encontram nesta exposição.  No dia da abertura, 8 de agosto, o curador Stefano Papetti abre a 8ª edição do ciclo de palestras Quartas Italianas na Casa Fiat de Cultura para falar sobre sobre “A Iconografia de São Francisco na Arte do período Medieval ao Barroco”, das 19h30 às 21h, com tradução simultânea e espaço sujeito à lotação (200 lugares). A Casa Fiat de Cultura também preparou uma programação paralela com diversas atividades desenvolvidas pela equipe do Programa Educativo, tudo com entrada gratuita. O percurso expositivo possibilita ao público visitante acompanhar a evolução da representação iconográfica de São Francisco, o santo católico mais retratado na história da arte, de acordo com o curador Papetti. O simbolismo de Francisco é universal, “isso por causa das ações que seus seguidores vêm fazendo há séculos em favor da evangelização e do progresso social”, explica o curador Morello.  Parte das obras que fazem parte da exposição sobre São Francisco. Foto: Divulgação.  Para o presidente da Casa Fiat de Cultura, José Eduardo de Lima Pereira, “São Francisco chega à Casa Fiat de Cultura com sua grandiosa simplicidade. Homem santo que faz parte da construção da nossa identidade cultural. Em Ouro Preto, antiga capital de Minas Gerais, uma das principais igrejas carrega seu nome e revela toda a riqueza do nosso barroco.  Em Belo Horizonte, um dos seus ícones é a Igrejinha da Pampulha, que de forma ousada imortalizou São Francisco pelas mãos do mestre Portinari. Sua história se faz atual com valores de amor ao próximo, humildade e respeito à natureza. Uma imagem que passou por transformações ao longo da história da arte com obras-primas dos grandes mestres italianos que  os brasileiros poderão apreciar nessa exposição”. Entre as obras, o público conhecerá quadros de grandes mestres do Renascimento e Barroco italianos. Artistas que, em seus ateliês, receberam, ensinaram e influenciaram outros expoentes da história da arte. Perugino, por exemplo, foi o mestre de Rafael Sanzio, e Tiziano teve Tintoretto e Veronese como seguidores.  As pinturas de destaque da mostra são “San Francesco riceve le stimmate” (1570), de Tiziano Vecellio, “San Francesco sorretto da un Angelo” (primeira metade do séc. XVII), de Orazio Gentileschi, “San Francesco confortato da un angelo musicante” (1607-1608), de Guido Reni, que também pintou o estandarte “Francesco riceve le stimmate (frente); San Francesco predica ai confratelli (verso)” (séc. XVII), “San Francesco d’Assisisi e quattro disciplinati” (1499), de Perugino, e “San Francesco riceve le stimmate” (1633), de Guercino.  Segundo o Embaixador da Itália no Brasil, Antonio Bernardini, “há grande satisfação e orgulho em poder oferecer, pela primeira vez, ao público brasileiro uma parte tão rica e importante do tesouro da arte e da história italianas e de compartilhá-la com os muitos admiradores da herança cultural italiana no Brasil. Esta mostra é uma iniciativa inédita e altamente relevante por seu alcance e valor cultural, entre as que realizamos nos últimos anos”. A exposição traz acervos de 15 museus de 7 cidades italianas: Galleria Corsini, Palazzo Barberini, Musei Capitolini, Museo di Roma, Museo Francescano dell’Istituto Storico dei Cappuccini (Roma); Pinacoteca Civica, Sacrestia della...

#Dica: baixe agora mesmo o aplicativo do Café com Notícias no Google Play.

          Many Stars From AHS: Coven To Return For AHS: Apocalypse      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Fresh off the news that Jessica Lange will be returning for season 8 of the cult favorite limited series American Horror Story, creator Ryan Murphy has announced on Twitter that she’ll be joined by Taissa Farmiga, Gabourey Sidibe, Lily Rabe, Frances Conroy and Stevie Nicks. “So thrilled that the family is together again!” he wrote. […]
          Des passeurs projetaient de traverser la Manche en jet-skis      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Six hommes ont été reconnus coupables d’avoir fait traverser des migrants du nord de la France vers l’Angleterre. Ils projetaient d’utiliser des jet-skis dans leur trafic, après plusieurs traversées désastreuses. Un article de notre partenaire Ouest France.
          Hulot appelle les Français à prendre leurs responsabilités face au réchauffement climatique      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Le ministre de la Transition écologique et solidaire Nicolas Hulot en a appelé mardi à la responsabilité de chacun face à l’enjeu climatique, sur fond de pic de canicule en France
          Julien Dray veut «mener la bataille des européennes» pour le PS      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
L'ancien député socialiste de l’Essonne a l’intention de mener la bataille des Européennes sous l’étiquette du PS. Il défend la dotation universelle, le droit à l'avortement ou l'interdiction du glyphosate. Un article de notre partenaire  Ouest-France.
          Associação francesa quer pôr fim a postais sexistas e com mulheres semi-nuas      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Durante o mês de Agosto, a organização Femmes Solidaires publica diariamente uma imagem de um postal onde as mulheres aparecem como "objectos consumíveis e desejáveis".
          Barista - The Spirit of France - Streetsville, ON      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Now hiring at 1675 The Chase, Streetsville, ON L5M 5A2,...
From Job Spotter - Sat, 21 Jul 2018 22:57:22 GMT - View all Streetsville, ON jobs
          Les Associations pour Prendre des Cours de Piano !      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Comment devenir pianiste sans débourser beaucoup d’argent ? « Gagner sa vie en jouant du piano, c’est savoir compter sur ses doigts. » Darry Cowl En France, on observe une baisse des ventes de pianos acoustiques (-12 %) mais ce n’est pas pour autant que les apprentis musiciens se désintéressent de l’instrument à cordes. Cette baisse se fait […]

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          Comment Apprendre le Piano en Ecole de Musique ?      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Pourquoi choisir une école pour devenir pianiste ? « La première chose à faire pour jouer du piano, c’est soulever le couvercle. » Jean-Marie Gourio La vente de claviers représentent 38 % du chiffre d’affaires de la vente d’instruments de musique en France selon la Chambre Syndicale de la Facture Instrumentale. Le piano est un instrument très […]

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          Comment Apprendre la Batterie Seul ?      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Le guide pour maîtriser les percussions sans cours ! « La musique est le véritable souffle de la vie. On mange pour ne pas mourir de faim. On chante pour s’entendre vivre. » Yasmina Khadra Le marché physique de la musique génère plus de 700 millions d’euros de revenus en France selon Statista. Jouer de la batterie […]

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          Comment Choisir son Type de Yoga ?      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Quels sont les différents types de yogas ? Le but unique du yoga est l’élimination des obstacles qui empêchent l’être humain de profiter pleinement de sa vie – Swami Satyananda Parmi tous les sports présents sur le marché en France, certains se détachent, et connaissent des heures de gloire plus que les autres. Ces dernières […]

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          Yellow Rose by Ricki Sharpe      Cache   Translate Page   Web Page Cache   


Yellow Rose by Ricki Sharpe


Rosarie de l' Hay, France.


Ricki Sharpe: Photos


          Masters 1000 Toronto: I risultati con il Live dettagliato del Secondo Turno      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Masters 1000 Canada 1000 | Cemento | $5.315.025 – 2° Turno Centre Court – Ora italiana: 17:00 (ora locale: 11:00 am) 1. [WC] Peter Polansky vs [9] Novak Djokovic 2. Frances Tiafoe vs Milos Raonic 3. Denis Shapovalov vs [14] Fabio Fognini (non prima ore: 20:00) 4. [1] Rafael Nadal vs Benoit Paire (non prima […]
          [Chronique d'album] Erevan : A Way From Lie To Truth      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Heavy Progressif-France, "Un voyage qui avance puissance, technique et émotions dans un univers entre Heavy et Progressif."
          Vintage 80s Kenzo Leather Belt / 1980s Black Studded Leather Wide Hip Slung Leather Belt with French Franc Coins / Made in France by zestvintage      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

78.00 USD

This gorgeous wide vintage Kenzo belt is such a statement piece. Made in a thick black leather and curved slightly to match your curves. Accented with 10 Centimes coins that are riveted in place. Brass buckle closure.

Label: Kenzo, Paris
Made in France
Cuir Veritable

Condition: Excellent

Measurements:
Total Length end to end: 40"
Fits a waist size 33" - 35"
Width at center back: 1 3/4"

Guide to Condition of Vintage Items:
Mint: Beautiful and perfect. Possibly never used.
Excellent: Little visible wear, lightly used.
Very Good: Normal wear for the age of the item.
Good: A few obvious visible flaws.

Vintage items have been used and loved…most often discovered carefully stored away in an out of the way closet for many years. It is not uncommon for pieces to show some signs of wear. I carefully inspect each piece to make sure that you get the most accurate and informed description possible. All items are sold as is – so please ask any necessary questions prior to purchasing. If a flaw accidently escapes my inspection, please let me know as soon as possible (and before leaving feedback!) and I will be happy to help remedy the situation. My wish is that you love your vintage item as much as its original owner!


          Works by Diane Plaisted featured at Apple Gallery      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
The Stokes County Arts Council welcomes Diane Plaisted to the Apple Gallery this August. This exhibit features colorful oil paintings of local country to french country painted in the impressionist style. In 2014, Plaisted ventured to France to paint with colorist Dreama Tolle Perry. “This provided a deep emersion into art, color, life in France […]
          Diretor da Air Canada é favorito para ser CEO da Air France-KLM      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
COO da aérea canadense, Ben Smith, é apontado como principal candidato para assumir o comando do conglomerado franco-holandês

          NZ under 20s hold France to draw at World Cup      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
The New Zealand under 20 women's footballers have played out goalless draw against hosts France in their second game at the World Cup.
          KLIMKOWSKI, FRANCES B.      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
age 79, beloved daughter of Walter and Bella (both deceased); loving sister of Lucille Yelenosky (James), Robert (Rose), Cynthia Mirto (Tony,...
          Francesco Putignano - Guitar Player      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Skills: Guitar Player
Genres: Jazz
Location: N/A

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          SOLUTION ENGINEERING MANAGER (SEM) BANCS DE TESTS H/F - Thales - Bordeaux      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
CE QUE NOUS POUVONS ACCOMPLIR ENSEMBLE :Au sein de Thales DMS France SAS, l'Unité Tests de Bordeaux (TSIS Campus Bordeaux) participe à l'élaboration et au maintien en conditions opérationnelles des systèmes de tests nécessaires aux radars, produits de guerre électronique et calculateurs.Rattaché au service Projets & Développement du site de Bordeaux, vous piloterez les activités d'ingénierie de solution du niveau concerné (solution ou élément de solution).Dans le cadre de votre mission:-...
          The rise of the Red Power movement      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Brian Ward celebrates the anniversary of the formation of the American Indian Movement 50 years ago and the revitalization of resistance to U.S. settler-colonialism.

IN JULY 1968, the American Indian Movement (AIM) was founded in Minneapolis and became the organizational expression of the Red Power movement.

It was three months after Black uprisings shook cities across the country in the wake of Martin Luther King’s assassination, two months after the massive general strike in France, and a month before the brutal repression of anti-Vietnam war protests in Chicago outside the Democratic National Convention.

When we talk about the radicalization that happened in the 1960s and 1970s, we often forget about AIM and the Red Power movement, which were outgrowths of both centuries of resistance to settler-colonialism and the revolutionary fever of 1968.

On the 50th anniversary of founding, and in a time of renewed levels of Native resistance, it’s important to tell this story.


From Wounded Knee to “Termination”

On December 29, 1890, the 7th U.S. Cavalry killed at least 150 people — some estimate as many as 300 — at Wounded Knee, South Dakota, now located on the Pine Ridge Indian Reservation.

The founding board of the American Indian Movement meets in Minneapolis. Left to right: Harold Goodsky, Charles Deegan, Dennis Banks, Clyde Bellecourt, Peggy Bellcourt, Mr. & Mrs. Barber, Rita Rogers (seated), George Mitchell, Mrs. Mellessy and daughter.
The founding board of the American Indian Movement meets in Minneapolis. Left to right: Harold Goodsky, Charles Deegan, Dennis Banks, Clyde Bellecourt, Peggy Bellcourt, Mr. & Mrs. Barber, Rita Rogers (seated), George Mitchell, Mrs. Mellessy and daughter. (American Indian Movement Interpretive Center | Facebook)

Many historians and Natives saw Wounded Knee as the turning point after a long fight against relentless U.S. capitalist expansion westward. The massacre is often cited as marking the end of the Indian Wars and the start of a full assimilation policy that would last until the 1970s.

But while Wounded Knee was a historic atrocity, the passage of the Dawes Act of 1887 marked the start of disastrous policy of forced assimilation. It systematically reduced the land held by Natives in the West, and attempted to integrate them into American capitalism by undoing any notion of collective ownership and “giving” 160 acres to each head of household.

One of the law’s most important provisions was that the surplus land was made available for settlers, railroads, corporations and national parks.

This time saw the forerunner of Donald Trump’s border policy of separating immigrant children from their families. Many Native children were ripped from their homes and sent to Indian boarding schools, which aimed to rid the children of their language and culture and teach them a trade to make them useful cogs in the U.S. economy.

Eventually, Franklin Delano Roosevelt’s “New Deal” government was pressured to pass the Indian Reorganization Act of 1934, which ended the Dawes Act and finally gave back some level of sovereignty to Indians by officially “creating” tribal government that were elected by the tribe. Tribal constitutions, however, had to be approved by the federal government and the constitutions could not contain any form of traditional governance.


The Conditions that Gave Rise to Red Power

By the 1950s, many American Indians lived either on extremely impoverished Indian reservations or within urban centers that were often referred to as Red Ghettos.

Natives had always come to cities for work, but this migration started to dramatically increase in 1953, when Congress passed House Concurrent Resolution 108, which called for the end of reservations and federal services and protections “as rapidly as possible.”

The policy of “termination,” as it was known, was aimed at total assimilation — and allowing the U.S. government to eliminate any type of land claim or treaty rights and finally end its “Indian Problem.”

Officials chose Native nations that they considered to be the most “advanced,” eliminated their reservations and federal relationship to Washington, and handed over jurisdiction to the state. The idea of nation-to-nation relationship and treaty rights would be abolished.

The Menominee Nation in northern Wisconsin was the first tribe to be terminated. It fell under the authority of the state, as though it were simply a county without any national identity. Menominee land became easier to sell and privatize so the county could maintain a tax base.

After the policy was implemented, the Menominee were devastated. If the federal government had its way, termination was going to be imposed on every other Native nation within the United States.

As part of the termination policy, one-way bus tickets were given to Natives to leave their reservations with the promise of good jobs, resulting in a influx of Natives into cities like Minneapolis, Milwaukee, Chicago, Seattle, Portland and San Francisco.

From 1960 to 1970, the percentage of Natives living in urban areas nearly doubled — from 28 to 44 percent. Today, 78 percent of Natives live off reservations and 72 percent live in cities or suburban areas.

This was the Indian version of the Great Migration of African Americans from the South to the North 100 years ago, except in this case, it was official government policy.

For the U.S. government, termination turned out to be a double-edged sword. It weakened Native communities, but also brought thousands of Indians together in cities, creating a pan-Indianism that hadn’t existed at least since Tecumseh’s efforts in the early 1800s to build multination resistance to Western expansion.

In cities and on reservations, American Indians faced racial profiling from the police and were one of the most disproportionately represented groups in prison. In 1968, at the time of AIM’s founding, Indians were about 10 percent of the population of Minneapolis and 70 percent of the city’s jail population.

Many of the founders of AIM first met while they were in prison. Clyde Bellecourt and Eddie Benton Banai were Ojibwe inmates in 1962 at Minnesota Stillwater Prison and started reading about the civil rights movement and the Black Panthers.

Their first taste of organizing was an education program with 47 Native prisoners. As Bellecourt recounts in Peter Matthiessen’s In the Spirit of Crazy Horse, “I guess we had the first real Indian Studies Program in the country.”

Many Indians in urban centers also started to fight for health care rights, which were guaranteed to many Natives in treaty rights. At the time, you couldn’t find an Indian Health Services outside a reservation.


The Birth of the American Indian Movement

As more and more Indians became radicalized by termination, unemployment and police violence, many took inspiration from the Black Power movement to develop their own Red Power.

In July 1968 in Minneapolis, Eddie Benton Banai, Clyde Bellecourt, George Mitchell and Dennis Banks founded what they first called the “Concerned Indian Americans.” Quickly recognizing the acronym problem, they renamed themselves the American Indian Movement.

The group’s original aim was fighting police violence in the Native neighborhood of Franklin. In their book Like a Hurricane, Paul Chaat Smith and Robert Allen Warrior describe the group’s original activities:

One of the first projects of the new group was the AIM Patrol. AIM raised money to equip cars with two-way radios, cameras and tape recorders so they could monitor arrests by the police department. When the AIM Patrol heard police dispatched to certain bars or street corners, officers would be met by Indians in red jackets carefully observing their actions. AIM also became expert at providing attorneys for those arrested. It was a tactic similar to Black Panther campaigns to monitor police in Oakland, California and other cities.

AIM’s political program was murky at first, but it evolved and developed through action and organizing into calling for self-determination and liberation.

AIM chapters started springing up everywhere in the country. The organization was growing at a rapid rate. Despite this, however, it faced the issue of disconnect from reservation people. Founded mainly by Minneapolis Ojibwe people (whose homelands are close to Lake Superior in Minnesota, Wisconsin and Michigan), AIM was an urban pan-Indian that didn’t have roots on reservations.

That changed dramatically in February 1972 after the murder of a Lakota man named Raymond Yellow Thunder in Gordon, Nebraska.

Gordon was a small town near the Pine Ridge Reservation. As in many reservation border towns, relations between Indian and white people were extremely strained. It wasn’t uncommon to hear people use the R-word and talk about the difference between “good” Indians and “bad” Indians.

That was the atmosphere in which Raymond Yellow Thunder was beaten to death by Melvin and Leslie Hare — who were charged only with assault and battery and released without bail. Yellow Thunder’s family in Pine Ridge sought assistance from both the tribe and the Bureau of Indian Affairs (BIA), but heard nothing.

That’s when the family turned to AIM, which brought caravan after caravan to Gordon alongside the Oglala Lakota people. AIM demanded justice for the murder of Yellow Thunder. Russell Means, who was Oglala Lakota, but grew up in the Bay Area, helped bridge the gap between AIM and the Lakota people in Pine Ridge.

This unexpected response by Indians inspired people all around the country and forced Gordon authoroies to impose higher charges and convict the Hare brothers.

Gordon was a turning point for AIM, which became a trusted organization to traditionals on Pine Ridge and around the country. AIM’s success no doubt frightened the government because it had shown the ability to bring together people who had been intentionally separated: urban and reservation Natives.

After its successful campaign in Gordon, AIM was emboldened and quickly put itself on the national map, bringing the issue of Indian liberation to the mainstream.

In November 1972, the group organized the Trail of Broken Treaties, in which more than 500 American Indians drove across the country to D.C. to discuss the treatment of Indigenous people with the BIA.

AIM developed a 20-point plan, including the restoration of Indians’ treaty-making authority (ended by Congress in 1871), abolition of the BIA (reminiscent of current calls to abolish ICE), and that all Indians should be governed by treaty relations. Activists kicked the BIA out and occupied the building for a few days on the eve of the 1972 presidential election.

AIM was also part of campaigns against racism in and around Indian Country in places like Rapid City, South Dakota. It called for better housing and continued its campaign against police brutality.


The Occupation of Wounded Knee

AIM’s most memorable action was the 71-day occupation of Wounded Knee in early 1973. As I wrote in a 2013 article about the occupation for SW:

In the 1970s, the Pine Ridge reservation, where Wounded Knee is located, was run like a Latin American dictatorship.

The U.S. government would funnel money to Dick Wilson, the tribal council president, who oversaw the reservation with an iron fist. Supporters of the radical AIM were hunted down by the Guardians of the Olgala Nation (GOON) squad, ending in numerous gun battles. The GOON squad worked closely with the FBI and the Bureau of Indian Affairs.

Wilson was so unpopular that reservation residents formed the Oglala Sioux Civil Rights Organization (OSCRO) to impeach him. Petitions were filed — one even had more signatures than the number of votes Wilson got in the preceding election. Blatantly showing his corruption, Wilson personally presided over the impeachment hearing and insured that it failed to remove him.

In response, residents appealed for help to AIM, which brought 300 armed Oglala Lakota and AIM activists to Wounded Knee, took over the church and trading post, blocked all the roads, took several white hostages (who in fact were there willingly) and declared it a liberated territory.

The demands were simple: get rid of Dick Wilson and have the federal government investigate treaties. But the government was worried that Wounded Knee would become an example that others would follow. A high-ranking BIA official expressed alarm over his view that Wounded Knee had “crystallized a revolutionary movement in the United States.”

Instead, the government response was with overwhelming force, as hundreds of FBI agents, federal marshals, BIA police and Dick Wilson’s GOON squad surrounded Wounded Knee.

By the end of the occupation, two American Indians, Buddy Lamont and Frank Clearwater, were killed and several others were wounded.

As the FBI escalated its attack on AIM, the occupation became harder and harder to sustain. With no electricity, and running water and supplies dwindling, the occupation pushed people to their limits. The occupation ended on May 8. The FBI came in and disarmed and arrested 120 people. However, many people had snuck out the night before, evading arrest.


Repression and Decline

AFTER THE occupation of Wounded Knee, AIM’s prominence started to diminish as the group suffered from two tactics of government repression.

First, the FBI’s COINTELPRO program infiltrated AIM and started to create a culture of paranoia and suspicion. It later emerged that Douglass Durham, the group’s security director and often Dennis Banks’ personal bodyguard, was an FBI informant.

The government shamefully framed Leonard Peltier for the murder of two FBI agents in a 1975 shootout at Pine Ridge, even as the FBI admitted that it did not know who killed the agents and was more concerned about putting Peltier behind bars.

Peltier was up for parole in 2009, but Barack Obama refused to pardon or commute his sentence. He is still serving two life sentences.

The government’s second tactic against AIM was to force those arrested at Wounded Knee to go through long drawn out court cases that the government couldn’t win but that would fatigue and bankrupt the organization. Across the country, AIM members were brought up on minor charges, but would still have to go to court and fight tooth and nail, though the cases often got thrown out. It was meant to bankrupt the organization.

The repression compounded internal divisions and debates. AIM’s leadership was male-dominated, with members like Dennis Banks and Russell Means the group’s public face.

Members like Madonna Thunderhawk and Janet McCloud saw the need for Native women to start their own organization, and formed Women of All Red Nations in 1974 to fight for American Indian women health, against mass sterilization of women and against racist mascots and culture appropriation.

Among their many achievements, AIM and the Red Power movement overturned the termination policy — including restoring the Menominee reservation — and forced the government to pass legislation that promoted self-determination.

The movement’s legacy lives strong through Indian Country, where you will now see countless hats and shirts that say “Native Pride” or “Native and proud of it.”

However, AIM’s goal of liberation is far from being met. Natives are still being targeted by the police. According to the Center on Juvenile and Criminal Justice, Native Americans only represent 0.8 percent of the population, but are 1.9 percent of those killed by police. Indians are also disproportionately represented in prison, and treaty rights are still an important struggle.

As we see a wave of Indigenous resistance on a scale not seen since the 1970s, with the rise of Idle No More in Canada, fights against pipelines at Standing Rock and countless other locations and the #NativeLivesMatter movement, its vital for us to learn the radical history of AIM.

The best way to honor that history is to continue to resist and fight racism and discrimination while calling on the U.S. for reparations and self-determination — and to put forward a vision of socialism and Native liberation that ends the exploitation of the earth and the destruction of Indigenous land, and puts the fight against capitalism and settler-colonialism at the core of our resistance.


          Le parc Astérix lance son bar aérien      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Depuis le week-end dernier, les visiteurs du parc Astérix peuvent tester une nouvelle expérience à 35 mètres d’altitude, les pieds dans le vide, en prenant un verre au bar rotatif  l’Aérolaf.   Imaginé conjointement par Colina Capital, le parc Astérix et Aérophile, leader mondial du ballon captif, le bar aérien du Parc Astérix a été … Continuer la lecture de Le parc Astérix lance son bar aérien
          Saudi Arabia 'allergic to criticism', making example out of Canada, analysts say      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
France Saudi Arabia

Saudi Arabia's diplomatic retaliation against Canada is likely the result of several factors, analysts say, including Riyadh's thin skin, its frustration with Ottawa, and its Crown prince's penchant for a muscle-flexing foreign policy that seeks to make one thing clear: Criticism won't be tolerated.


          US stock indexes dip as oil prices sink energy companies      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

NEW YORK — A late gain for U.S. stocks slipped away Wednesday as a four-day winning streak ended. Energy companies sank along with the price of oil.

The price of crude oil fell more than 3 percent Wednesday. Big dividend payers and industrial companies slipped. Gains for Microsoft, Facebook and Alphabet helped technology companies finish higher. Banks and health care companies also rose.

The U.S. and China both announced new tariffs: later this month each country will put a 25 percent tax on $16 billion in goods imported from the other. Both countries placed tariffs on $34 billion in imports earlier this month, and they have threatened much larger tariffs to come.

But investors have been focusing on rising company earnings instead. Karyn Cavanaugh, senior markets strategist at Voya Investment Management, said U.S. companies are expecting bigger profits in spite of the tariffs.

"That speaks to me a lot louder than a lot of negative headlines," she said. "Companies have gotten very good at minimizing their costs and being very efficient with what they have."

The S&P 500 index dipped 0.75 points to 2,857.70. The Dow Jones Industrial Average fell 45.16 points, or 0.2 percent, to 25,583.75. The Nasdaq composite rose 4.66 points, or 0.1 percent, to 7,888.33. The Russell 2000 index of smaller stocks lost 1.42 points, or 0.1 percent, to 1,686.88.

The Trump administration plans to tax Chinese industrial products such as steam turbines and iron girders starting Aug. 23. China's government said it will put tariffs on U.S. goods including cars, crude oil and scrap metal starting on the same date.

Oil futures fell sharply. U.S. crude oil lost 3.2 percent to $66.94 a barrel in New York. Brent crude, the standard for international oil prices, fell 3.2 percent to $72.28 a barrel in London.

Exxon Mobil lost 0.7 percent to $80.73 and Chevron dipped 1 percent to $123.88.

Snap, which runs the Snapchat video app, fell 6.8 percent to $12.23 after it said daily users fell during the second quarter. It's the latest technology company to have its stock drop after announcing discouraging user totals, joining Facebook, Twitter and Netflix.

Match Group, the parent of online dating companies including Match.com and OKCupid, bucked that trend. Its stock jumped 17.3 percent to $45.60 after Match reported big gains in subscribers, especially for Tinder. Its adjusted profit and revenue beat Wall Street projections.

Drugstore and pharmacy benefits manager CVS raised its annual profit forecast and rose 4.2 percent to $68.17. CVS said prescriptions sales grew, although it took a loss after it wrote down the value of its Omnicare pharmacy services business by almost $4 billion.

In April, construction equipment company Caterpillar said it doubted it would top its first-quarter profit for the rest of this year. Investors were concerned that that might hold true for the rest of corporate America, but so far it hasn't.

A month ago analysts expected the companies of the S&P 500 to earn $160.32 per share in 2018. That's risen by almost a dollar, to $161.29 a share. Their estimates for 2019 have risen by a bit more than a dollar, to $177.52 a share from $176.38.

Twinkie maker Hostess Brands plunged 17.6 percent to $11.49 after it said its results were hurt by cuts in promotional support and inventory from a major retailer and higher costs, including for transportation.

Pizza maker Papa John's fell 5.2 percent to $38.94 after it said North American sales fell again. The company also cut its forecasts for the year. Papa John's is in a public spat it with founder John Schnatter, who was ousted as chairman in July after a report he used a racial slur in a conference call.

Domino's, a rival pizza delivery company, climbed 3.4 percent to $286.92.

Walt Disney fell 2.2 percent to $113.98 after the entertainment company's profit and revenue fell short of analysts' estimates.

Cars.com and Avis Budget Group both sank after cutting their sales forecasts. Rental car company Avis skidded 15.2 percent to $32.85 while Cars.com, an online auto marketplace, dipped 2.6 percent to $27.29.

Struggling rival Hertz jumped 24 percent Tuesday after a better-than-expected quarterly report. Hertz fell 7.3 percent to $18.11 Wednesday.

Bond prices turned higher. The yield on the 10-year Treasury note fell to 2.96 percent from 2.97 percent.

In other commodities trading, wholesale gasoline fell 4 percent to $2.02 gallon. Heating oil lost 2.5 percent to $2.12 a gallon. Natural gas rose 1.8 percent to $2.95 per 1,000 cubic feet.

Gold rose 0.2 percent to $1,221 an ounce. Silver gained 0.4 percent to $15.43 an ounce. Copper remained at $2.75 a pound.

The dollar fell to 110.96 yen from 111.43. The euro inched up to $1.1619 from $1.1594.

The German DAX fell 0.1 percent and France's CAC 40 lost 0.4 percent. In Britain, the FTSE 100 index rose 0.8 percent.

Japan's Nikkei 225 index gave up early gains and closed 0.1 percent lower. Hong Kong's Hang Seng index added 0.4 percent while South Korea's Kospi edged 0.1 percent higher.

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AP Markets Writer Marley Jay can be reached at http://twitter.com/MarleyJayAP His work can be found at https://apnews.com/search/marley%20jay

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FILE- In this April 24, 2018, file photo, an American flag flies outside the New York Stock Exchange. The U.S. stock market opens at 9:30 a.m. EDT on Wednesday, Aug 8. (AP Photo/Mary Altaffer, File)
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AP

          Surf in Castets !      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
D'ici deux ans, la commune landaise jouxtant l'autoroute entre Bordeaux et l'Espagne accueillera, si tout va comme prévu et que Lacanau ne la double pas, la première piscine géante à vagues déroulantes en France, pour débutants et surfeurs confirmés. Ce site doit devenir le premier centre national français d'entraînement pour surfeurs pros et de l'équipe de France. Comme un « Marcoussis du surf », a annoncé le président de WaveLandes, Norbert Ducrot lors d'une conférence de presse de présentation du méga-projet à Castets.
          Repolitiser la question climatique      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Canicule quand tu nous tiens...Nous enchaînions les années les plus chaudes, depuis 2015, et maintenant nous allons en ajouter une : 2018. Un millésime qui faute d'un peu d'eau ne fait guère grossir les graines de raisins en ces temps où, à la vigne, la véraison se signale mais surtout qui, à nos yeux, marque un moment dans l'accélération de phénomènes, à l'échelle planétaire. Ne demandez pas aux Suédois s'ils croient ou non au réchauffement climatique: ils le vivent et leurs réactions sont plus qu'inquiètes. Ils ont vu les incendies courir le long du pays et voient fondre leur plus haut sommet glaciaire dans le cercle arctique. L'un de leurs plus éminents météorologues affirme que "la chaleur extrême est cent fois plus fréquente aujourd'hui qu'elle ne l'était dans les années 1950, 1960 et 1970. Et, pendant ce temps-là, la Californie brûle et un certain Donald Trump ordonne que l'on reconsidère à la hausse les consommations autorisées de carburant pour doper l'industrie automobile américaine... Nous sommes donc bien loin de l'accord de Paris et, d'ailleurs, le ministre Nicolas Hulot regrettait dans une manière de bilan contesté que la France ait émis trop de gaz à effet de serre en 2017. D'un peu partout montent des cris d'alarme, le plus souvent sur le mode désespéré: c'est foutu, l'humanité est entrée dans sa phase inarrêtable d'extinction.
          En Dordogne, les pouvoirs publics se mobilisent contre la canicule      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Météo France a placé la Dordogne en vigilance orange canicule hier. La préfecture a déclenché le niveau 3 du plan canicule, qui renforce la prévention. Avec des températures de 38°C degrés attendues jusqu'à mardi, une attention particulière est portée aux personnes fragiles : jeunes enfants et personnes âgées. Dans les maisons de retraite, le plan bleu est déclenché : la priorité est donnée à l'hydratation des résidents. A Périgueux, Cassiopéa, l'association qui suit 6000 personnes en télé-assistance dans le département, a renforcé son dispositif et multiplie les messages de préventions..
          A Pau, le mois d'août s'annonce animé et festif !       Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Pour répondre à son attractivité touristique importante au mois d'août (400 000 excursions en août 2017), la capitale béarnaise multiplie les animations et festivités culturelles. Après un mois de juillet déjà fort animé, entre Tour de France, ou encore les nombreux concerts de l'été à Pau, le mois d'août ne ralentit pas le rythme entre spectacles son et lumière, festival d'art de la rue, de nombreuses balades et visites orchestrées dans l'agglomération par Pau Pyrénées Tourisme, des séances cinéma en plein air particulièrement originales... sans oublier le Festival Hestiv'Oc du 13 au 17 août ! Petit condensé des réjouissances qui s'annoncent.
          French cows herded out of Iran by U.S. sanctions, Senator says      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
A project to export cattle to Iran from Normandy in northern France has been halted due to the United States' renewed sanctions against Tehran, a French Senator said, as Washington's policy takes its toll on its European allies.

          Start-up à succès : newHeat, vecteur de transitions      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
32%, c'est l'objectif ambitieux fixé par la loi de transition énergétique pour la part des énergies renouvelables en France d'ici 2030. Même s'il paraît encore bien utopique (en 2018, cette dernière était de 16%), les acteurs du secteur tentent d'accélérer la cadence. La société newHeat, née à Bordeaux fin 2015, fait partie de la liste. Elle est spécialisé dans un secteur très spécifique et qui ne représente (pour l'instant ?) qu'une part très faible de la production d'énergies renouvelables en France : le solaire thermique. Rencontre avec l'un de ses cofondateurs pour évoquer, du passé au futur, ses nouvelles ambitions.
          Tourisme: La côte Atlantique, destination privilégiée par l’Etat      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
D’un côté, l’ambition d’un Etat : la France compte accueillir 100 millions de visiteurs sur son territoire à l’horizon 2020. De l’autre, un collectif né en 2015 de 34 partenaires touristiques de la côte Atlantique, OTC et EPCI de la Baule à Hendaye, désireux de créer de l’attractivité sur leur territoire à travers une marque, « Destination Côte Atlantique ». Ca tombe bien, le ministère du tourisme vient de retenir une vingtaine de marques touristiques de notoriété internationale pour porter l’image de la France hors de l’Hexagone, dont Destination Côte Atlantique.
          Une nouvelle vie pour la base sous-marine      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Ce jeudi 19 juillet, la mairie de Bordeaux a dévoilé le potentiel délégataire de la gestion des quatre premières alvéoles de la base sous-marine, bâtiment de 42 000 mètres carrés dont une grande partie est encore aujourd'hui inexploitée. Le projet, qui sera examiné en détails lors d'un Conseil municipal calé au 17 septembre, repose sur une technologie immersive de sons et lumières baptisée AMIEX, et déjà exploitée sur plusieurs sites en France par le délégataire en question, à savoir Culturespaces. Première présentation du projet et de ce qu'il implique dans l'urbanisme et le développement d'un quartier des bassins à flot en pleine transformation.
          Mustang Bullitt, Regenerative Braking, and Brian France's DUI      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

They really don't make any bad vehicles these days and luckily our favorite automotive experts help us narrow down the right car for us. We begin the show with automotive journalist, BJ Killeen, who discusses why premium SUVs are taking a top spot in the market. BJ and Alan also talk about the 2018 Ford F-150 diesel that Alan drove down to Newport Beach and they excitedly chat about the greatly improved fuel consumption of most new trucks. Then, Karl Brauer, Executive Publisher of Kelley Blue Book, sounds off about the latest rad events he was able to attend. San Francisco played host to a reenactment of the classic Mustang Bullitt car chase as Ford showed off the 2019-2020 redesign of the Mustang Bullitt and Karl said how cool it was to witness. After that, he tells us about his exciting drive down Pikes Peak in the all-new pure EV Audi e-tron and raves about its amazing regenerative brakes. Karl ends the first hour with an update on his greatly anticipated Ford GT, which he has made all of his final designs decisions on and is patiently waiting for its finalization. Next, Executive Editor of Autotrader, Brian Moody, pits the 2018 Toyota Tacoma against the 2018 Chevrolet Colorado. While the Tacoma still has one of the best resale values in the truck market, the Colorado stole Autotrader's vote. Brian explains that he believes the Tacoma played it a little too safe with their redesign, while the Colorado stepped it with their interior, diesel engine option and aggressive ZR2 off-road package. Continuing with the compact truck theme, Brian also addresses the rumors surrounding the U.S. version of the all-new Ford Ranger after a write up from their sister company in Australia, Car Guides. Brian explains that he doesn't believe we will see a diesel engine but to keep an eye out for the 2.3L EcoBoost, 10-speed automatic transmission, and a plethora of safety features. Then, before Brian goes he explains Autotrader's Accelerate, which is an online vehicle buying program that can make it possible for you to shop from the comfort of your own home. Switching gears, automotive journalist, George Kennedy, reviews the impressive handling of the 2018 Dodge Challenger Hellcat Widebody and explains that he really loved that one could tune the individual performance options on the infotainment system. After that he sounds off about the 2018 Lexus NX vs the 2018 Acura RDX and shares that he was excited to drive these two major competitors back-to-back. The NX was a little too small for 6'3" George and the RDX had a frustrating infotainment system but overall, the two were really great cars for under $50k. Changing lanes, Ed Justice, Jr. updates us on the recent DUI of NASCAR's CEO, Brian France's, and what that could mean for the position he has been in for over a decade. Ed ends the hour by sharing about his favorite new documentary, Ferrari: Race to Immortality, which showcased the most dangerous and glamorous time in racing that took place from 1955-1958. Tune in now to fill your cranium with the latest and greatest from the automotive world.

  • [00:00:00] Take an Uber or a Cab
  • [00:05:49] Premium SUVs Are Booming
  • [00:12:30] Trucks Are Just Getting Better
  • [00:19:51] Mustang Bullitt Event in San Francisco
  • [00:28:35] Audi e-tron: Tesla Model X's Competitor
  • [00:35:53] Karl's New Ford GT Update
  • [00:42:14] Toyota Tacoma vs. Chevrolet Colorado
  • [00:48:39] Rumors on the new Ford Ranger
  • [00:54:45] Handling of the Hellcat Widebody
  • [01:02:06] 2018 Lexus NX vs 2018 Acura RDX
  • [01:09:42] DUI of NASCAR's Brain France
  • [01:18:07] Ferrari: Race to Immortality


          Rochefort : le dernier pont transbordeur de France fait sa mue      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
C’est une vieille dame de fer qui contemple la Charente du haut de ses 50 mètres. Ses 175 mètres de large embrassent deux rives, une côté Echillais, l’autre côté Rochefort. Erigé en 1900 par l’architecte Ferdinand Arnodin après 27 mois de travaux, le pont transbordeur du Martrou est le dernier exemplaire du genre en France, et une des dernières constructions d’Arnodin encore debout. Classé aux Monuments Historiques en 1975, il fait depuis 2016 l’objet d’un vaste programme de réhabilitation qui devrait s’achever en janvier prochain, pour une remise en service l’été 2019.
          Conseiller Veterinaire - Region PACA      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Salary: Negotiable (GBP)
Benefits: Prime (jusqu'à €10K non plafonné)
Location: France, France
Company: i-Pharm Consulting
Posted: 08 August 2018 18:00:21
Expiry: 22 August 2018 00:00:00
          Barcelona attack: The jihadists and the hunt for a second gang      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
The gang behind the August 2017 attacks had contact with other jihadists, including in France.
          Guest Blog: UTC Students Spend Month of July in Paris      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
  Cadence Ray, a Gary W. Rollins College of Business student, spent the month of July studying abroad in France with a group from UTC led by Dr. Bonnal. During her time in France she experienced countless memorable excursions and provided a journal summarizing her travels. Cadence celebrated the Fourth of July atop the Eiffel Tower after after enjoying the masterpieces held at the Musée d’Art Moderne where she
          Cross Townsend Fp~~~Reduced...$150 Final      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
For Sale

Howdy FPN'rs,
 
For your consideration today is a Cross Townsend in Green lacquer over a Guilloche curvy pattern. The pen is in like new condition and has been used very sparingly. It comes with the original case and deluxe outer slip case box, and warranty information. The M nib is marked 750 and is two tone (shadow of camera on section which is in perfect condition) There's also a mark on it that is Ste' possibly nib made in France?

 

 

 

{Dear Mr. Rappeport,
 
Thank you for your email and picture.
I finally have an answer to your question and I apologize for the late reply.
 
So the (Ste) with an accent over the e is a Hallmark Stamp which means “Company” in French.
If you look at the Nib you will see A T X (for Cross) and above that Ste (Which all stands for: AT Cross Company)}
 
Stamped on our 18KT Solid Gold Nibs (France/Switzerland)
 
The price includes shipping in CONUS only and all pay pal fees.
 
Asking.....$175.....Final $150
 
Thanks for looking, Questions?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
st



$150.00
          Tres españoles pasan una noche encerrados en la gruta francesa de Padirac      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Los turistas "escaparon al control visual del cierre del sitio", según la dirección de la gruta
          A la petite sœur de Rfi: La copie de la Constitution a parlé      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Le 26 janvier 2018, Joseph Kabila Kabange, président de la République Démocratique du Congo, avait échangé avec la presse tant nationale qu’internationale. Au cours de cette conversation, plusieurs questions ont été posées au Raïs, dont notamment celle de la consœur de la Radio France Internationale (Rfi), Florence Morice, sur sa représentation en tant que candidat aux futures élections présidentielles prévues  en décembre 2018. Ainsi, la réponse de Kabila était surprenante, mais remplie de sens : « remettez une copie de la Constitution à ma petite sœur ». De surcroît après le point de presse, la petite sœur a bel et bien reçu une copie de la Constitution des mains du chef de l’Etat. Il l’a même paraphé. Et si la consœur de Rfi garde toujours la copie, il est temps de faire savoir ne fût-ce que par une plume, ce que voulait dire Kabila. En fait, même dans ses autres interventions, comme celle du dernier discours sur l’Etat de la nation, Joseph Kabila a toujours dit, au-delà d’avoir remis la copie de la Constitution à la consœur de Rfi : « je respecterai la Constitution de la République ». Cette Constitution que Kabila lui-même a vulgarisée après sa publication. Il tient parole, et reste le premier président congolais à céder facilement le pouvoir en vue d’une alternance politique pacifique. C’est le fruit de sa passion pour le Congo. Son tout dernier discours de juillet sur l’Etat de la nation était aussi un signe pour Kabila de prouver à tous les impérialistes que le Congo est un pays démocratique, et il est dirigé par quelqu’un qui est rempli de sa « passion ». « Comprenez ma passion pour le Congo », oui, Kabila aime le Congo et tous les Congolais.  La création du Front Commun pour le Congo (FCC) est le début du nouvel élan démocratique en RDC, car c’est cette plateforme qui offre aux Congolais le probable futur remplaçant de Joseph Kabila Kabange. Emmanuel Ramazani Shadary, le choix ultime de tous. Il est vrai que des gens parleront sur cet homme. Mais une chose est vraie encore ; en l’espace de quelques semaines, Ramazani Shadary a parcouru une grande partie de la RDC, en triomphant.  C’était pour consolider la base du Parti du Peuple pour la Reconstruction et la Démocratie (PPRD), où il est lui-même Secrétaire permanent. Il a drainé des foules derrière lui, et jusqu’aujourd’hui même à Kinshasa, nul n’a pu faire mieux que Shadary.  Félix Tshilombo, un autre candidat à la présidentielle du 23 décembre pour le compte de l’Udps son parti, n’a pas pu remplir la majestueuse place Saint Thérèse de Nd’jili. Ceux d’Ensemble pour le changement ont essayé, mais en vain. Le dauphin de Joseph Kabila n’est pas un homme de moindre. Il faudra attendre la campagne électorale pour croire à cette analyse, et le jour-j pour croire en la force politique du FCC. Si ce choix ne fait pas l’unanimité comme profère certains acteurs politiques, décembre nous en dira plus. Katumbi totalement disqualifié La Commission Electorale Nationale Indépendante (CENI) a fermé hier les Bureaux de Réception et Traitement des Candidatures (BRTC). Plusieurs candidatures pour les élections présidentielles ont été déposées à la CENI, notamment celles de d’Emmanuel Shadary, Adolphe Muzito, Samy Badibanga, Martin Fayulu, Yves Mpunga,  Théodore Ngoy,  Honoré Ngube,  Gabriel Mokia,  Radjabo Mbira, Marie-José Ifoku,  Pasteur Maluta, Bébé Malwalwa, Laure-Marie Kawanda,  Antoine Gizenga, Charles Diavena Lutadila, Noël Tshiani, Michel Okongo et Sylvain-Maurice Masheke. Tous ces candidats viennent se joindre à Seth Kikuni,  Jean-Pierre Bemba,  Félix Tshisekedi, Vital Kamerhe, Kin Kiey Mulumba, Daniel Shekomba, Freddy  Matungulu et Jean-Paul Moka. Nulle part l’on trouve le nom de Moïse Katumbi, alors qu’il avait promis de revenir au pays pour s’enrôler et déposer sa candidature pour la présidentielle. Face à l’impossibilité de retourner en RDC, les cadres de sa plateforme Ensemble ont promis de déposer sa candidature. Hélas rien n’a été fait. Katumbi, totalement exclu du processus électoral. Il n’a pas sa carte d’électeur, il ne sera pas aussi candidat. A quoi bon de revenir au pays ? S’il est réellement Congolais, il connaîtra le même sort que ceux de la diaspora qui ne vont pas participer à ce processus électoral.  Mais quand même pour obtenir son retour, il fait recours au président sud-africain qui promet de venir rencontrer personnellement le Raïs. Ça ne sert à rien. Reviendra-t-il pour soutenir le candidat unique de l’Opposition ? Ils n’en ont pas, mais le FCC en a. Et c’est Emmanuel Shadary. Ce dernier fier de l’Autorité morale de son parti le PPRD, Joseph Kabila : « Joseph Kabila Kabange un homme exceptionnel en Afrique et même à travers le monde qui tient  parole. Il a dit qu’il n’y aura pas de problème et il n’y aura pas de troisième mandat. Aujourd’hui, il a tenu parole », a-t-il affirmé au sortir du BRTC de la CENI. Désigné dauphin de Joseph Kabila, Shadary a fait savoir que : « le Front Commun pour le Congo à travers son Autorité morale Joseph Kabila vient de déposer en ce moment un acte citoyen très important dans le cadre du processus électoral en cours dans notre pays. Nous venons de terminer l’étape du dépôt de la candidature du candidat du FCC  pour le Congo que je suis ». Il s’engage par ailleurs à donner le projet de société du peuple, car ce dernier a besoin de la paix, de la reconstruction et du social. Non à ceux qui ont assassiné la démocratie en 1960, et que Kabila a appelé à être humbles. Emmanuel Ramazani Shadary est cet homme capable de continuer à dire non aux impérialistes. Même s’il est sanctionné par l’UE, cela importe peu. Le Congo n’a rien à voir avec tout ça, car ce que tout le monde cherchait, ce sont les élections. (Bernetel Makambo)
          Mirallas: “Voglio aiutare i giovani viola ma per giocare sarà una sfida con tutti. Chi consiglierei sul mercato? C’è Chadli in seconda divisione…” VIDEO      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Il neo attaccante viola Kevin Mirallas ha parlato così in sala stampa: “Se conoscevo la Fiorentina? Quando ho saputo che sarei venuto qua ho iniziato a guardare un po’ di partite dell’anno scorso, conosco i francesi. Mi è piaciuto vedere che si spinge tanto in avanti qui anche in allenamento e ci sono tanti giocatori che ...

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          Cine online: Final Portrait: El arte de la amistad      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

La eterna insatisfacción del genio

Crítica ✷✷✷ de Final Portrait: El arte de la amistad (Final Portrait, Stanley Tucci, Reino Unido, 2017).

Reino Unido. 2017. Título original: Final Portrait. Director: Stanley Tucci. Guion: Stanley Tucci. Productores: Nik Bower, Gail Egan, Ilann Girard. Productoras: Olive Productions / Potboiler Productions / Riverstone Pictures. Fotografía: Danny Cohen. Música: Evan Lurie. Montaje: Camilla Toniolo. Dirección artística: David Hindle. Reparto: Geoffrey Rush, Armie Hammer, Tony Shalhoub, Sylvie Testud, Clémence Poésy, James Faulkner.

El cine se ha encargado de mostrarnos, a través de un sinfín de títulos de toda índole, cómo es el complicado mundo interior de los artistas. Grandes genios se han asomado en la gran pantalla, representados por excelentes actores que se mimetizaron a la perfección con ellos, dejándonos ver cómo eran las personas que se escondían tras sus obras, casi siempre seres excéntricos y con existencias atormentadas por circunstancias de lo más diversas. Kirk Douglas entregó una de sus más celebradas interpretaciones dando vida al pintor Vincent Van Gogh, condenado a la locura por su continua sensación de fracaso, en El loco del pelo rojo (Vincente Minnelli, 1956), mientras que otros intérpretes como Charlton Heston, Ed Harris, Salma Hayek, Francisco Rabal, Anthony Hopkins, Andy García o John Malkovich también fueron aplaudidos por sus caracterizaciones de artistas como Miguel Ángel, Jackson Pollock, Frida Kahlo, Francisco Goya, Pablo Picasso, Amedeo Modigliani o Gustave Klimt, respectivamente, en sendos biopics más o menos académicos. Mucho más arriesgadas y artísticas fueron la monumental Andrei Rublev (1966), en la que Andrei Tarkovsky nos regaló la biografía del monje pintor de la Rusia del siglo XV, o Caravaggio (Derek Jarman, 1986), la esteticista visión de la vida de Michelangelo Merisi. Sin duda, las biografías de pintores ilustres han acabado constituyendo, por sí mismas, un interesante subgénero que ha hecho las delicias de los aficionados al arte. El último en apuntarse a esta corriente ha sido Stanley Tucci, conocido actor secundario norteamericano, ocasionalmente involucrado en las tareas de dirección. Con su ópera prima, Big Night: Una gran noche (1996), había logrado varios premios importantes para su guion, destacando los de Sundance y los Independent Spirit, y, si bien sus incursiones como realizador han sido escasas, lo cierto es que no se le pueden negar a su cine ciertas inquietudes para alejarse de lo comercial. Final Portrait: El arte de la amistad (2017) es su quinta película como director y en ella ha querido realizar una aproximación a la figura del pintor y escultor suizo Alberto Giacometti.

La cinta nos traslada al bohemio París de 1964, con el escritor y crítico de arte James Lord acudiendo a la capital francesa después de haber sido invitado por Giacometti, después de una entrevista, para que le sirviera de modelo para un retrato. Aquel iba a ser un trabajo sencillo, que no llevaría más de unos pocos días para ser completado, pero acabó complicándose de tal manera que se extendió hasta varias semanas. ¿Los motivos? La difícil personalidad del artista le llevaba a no estar nunca satisfecho con su obra, encontrando deficiencias en los trazos que le llevaban a destrozar cada lienzo para volver a comenzar de nuevo desde cero. Durante estas jornadas de trabajo en común, el pintor y Lord estrecharon su relación de amistad, al mismo tiempo que el segundo fue testigo de la azarosa vida de un indisciplinado Giacometti que encontraba serios problemas para alcanzar la inspiración y la concentración necesarias para poder llevar a cabo el dichoso retrato que, por una de esas ironías de la vida, terminaría siendo reconocido como una de sus creaciones más célebres. Conoció cómo era de explosiva la relación con su esposa, Annette, con la que pasaba del amor al odio según el estado emocional que el pintor tuviese cada día, así como los escarceos con su amante Caroline, una joven prostituta que también le servía de musa para algunos de sus trabajos y que despertaba en él su faceta más alegre y apasionada, aquella donde aparcaba momentáneamente su carácter huraño, maniático y, por qué no decirlo, déspota y desagradable. Que el filme esté basado en un libro del propio Lord, contando, en primera persona, cómo fue la experiencia de posar para Giacometti para aquel retrato, beneficia a este personaje en la película, donde se erige como el verdadero protagonista de la función, ya que es a través de sus ojos, desde donde el espectador irá descubriendo las diferentes caras del artista que le inmortalizó en el lienzo. También ayuda a que Final Portrait no sea un biopic al uso el hecho de que su historia se centre, únicamente, en el corto espacio de tiempo que duró la colaboración de sus protagonistas, en lugar de hacer un recorrido pormenorizado de la obra y milagros de la vida de Giacometti.

Pueden ver online Final Portrait: El arte de la amistad en Filmin por 3.95€.




▲ FINAL PORTRAIT, de Stanley Tucci | Vértigo Films ©.

«Una cinta un tanto errática, condicionada en exceso por las características intimistas del proyecto, aunque, no por ello, menos atractiva, sobre todo por su esmerada puesta en escena, la maravillosa banda sonora de Evan Lurie, capaz de acentuar cada uno de los distintos estados de ánimo del artista y el concienzudo modo en que se muestra cómo puede llegar a ser de sacrificado ese proceso creativo que lleva a los grandes genios a culminar sus mejores obras».


Stanley Tucci, también artífice del guion, se ha decantado por huir de los tópicos más recurrentes del género para ofrecer una obra bastante personal, de estructura eminentemente teatral. Una pieza de cámara que, a pesar de estar ambientada en el precioso París de la década de los sesenta, prefiere perderse entre las cuatro paredes del destartalado y gris estudio de Giacometti, poblado por sus particulares esculturas (muchas a medio hacer), que transmite una imagen decadente de una persona que, no obstante, poseía una fortuna escondida en el lugar. La película se recrea en las distintas sesiones de trabajo, contraponiendo la caótica manera de actuar del pintor (y su lenguaje sucio y socarrón) con la inquebrantable paciencia de Lord, que soportaba con estoicismo las largas horas de inmovilidad, aun cuando veía, con estupor, que todos aquellos esfuerzos acababan siendo tirados a la basura. No cabe duda de que Geoffrey Rush, ganador de un Oscar por encarnar a otro genio, el músico David Helfgott, en Shine (Scott Hicks, 1996), y con notable experiencia en este tipo de personajes pasados de rosca, como demuestra su Marqués de Sade de Quills (Phili Kaufman, 2000), es el actor perfecto para dar vida a Giacometti. Su actuación es carismática, envolvente e incluso divertida, logrando algo que parecía imposible: que alguien que engañaba a su esposa con prostitutas y reconocía fantasear con violar y asesinar a dos mujeres para poder conciliar el sueño, termine ganándose (dentro de lo que cabe) la simpatía del público. Frente a él, un Armie Hammer que, con su imponente porte de galán, se revela mucho más comedido, casi impasible. El choque entre ambos actores y la química que ambos desprenden, es lo que mejor funciona en una película que, pese a su escueta duración (no llega a la hora y media de metraje), a veces resulta algo aburrida y repetitiva. A ello contribuye que el resto de personajes que conforman el círculo del artista están dibujados con mucho menos acierto, aunque hay que mencionar los buenos trabajos de Sylvie Testud y un irreconocible Tony Shalhoub como la mujer y el hermano del pintor. Final Portrait es, por lo tanto, una cinta un tanto errática, condicionada en exceso por las características intimistas del proyecto, aunque, no por ello, menos atractiva, sobre todo por su esmerada puesta en escena, la maravillosa banda sonora de Evan Lurie, capaz de acentuar cada uno de los distintos estados de ánimo del artista y el concienzudo modo en que se muestra cómo puede llegar a ser de sacrificado ese proceso creativo que lleva a los grandes genios a culminar sus mejores obras. | ✷✷✷✷✷ |


José Martín León
© Revista EAM / Madrid



          Re: 3ème Jour du Jeûne de Daniel       Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Bonsoir Évêque. Effectivement, témoignage très fort, ça pousse à réfléchir, et la crainte m'envahi lorsque je lis ce message, ça me pousse à m'analyser moi même et me mettre devant Dieu sans cire...
J'attend l'arrivée de ce livre en France avec patience, me préparant à recevoir chaque correction avec joie, pour rendre une offrande meilleur et être le sacrifice pour mon Seigneur Jésus. Amen.

Merci beaucoup

Joëlle
#FjuEvry


          Le voyage extraordinaire, la fin du deuxième cycle      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Le sixième tome de la série d’aventure steampunk, Le voyage extraordinaire, de Denis-Pierre Filippi et Silvio Camboni, est paru aux éditions Vents d’ouest, mi-juin 2018. La fin du deuxième cycle se termine avec quelques révélations et du suspense… Sur l’île mystérieuse, tout semble paisible, un robot gigote accroché par une patte au bout d’une liane, ...

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          Edition limitée du mythique savon de Marseille de la savonnerie Fer à cheval      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Pour cet été, et pour fêter la France, la savonnerie Fer à cheval, offre une édition limitée du mythique savon de Marseille. Le patrimoine est remis aux goûts du jour, avec ce produit phare et traditionnel, pour un style simple et élégant, à la française… Depuis 1856, la savonnerie Fer à cheval, bien ancrée dans ...

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          Charogne, un thriller rural des éditions Glénat      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Charogne est une bande dessinée de Benoit Vidal et Borris, parue aux éditions Glénat, en juin 2018. Un thriller rural tout à fait plaisant à découvrir, haletant et âpre, dépeignant un périple entre mort, mensonges, culpabilité, rancœur, querelles familiales… Sous une pluie battante, quatre hommes, à travers la montagne, portent un cercueil. C’est un grand ...

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          Europe forecast: Thundery rain France, moving into Scandinavia - Mostly dry in Eastern Europe, Aug 08 - 09:48      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Still some hot weather but becoming cooler and fresher in some northern and western parts Wednesday Much of Portugal, Spain and the Balearics dry and sunny but with rain, possibly thundery later, in the north and east. Temperatures widely near to 30C, locally the mid to high 30s for central and southern parts. noticeably cooler and fresher around coasts in the north and west, though. Sunshine for Corsica, Sardinia and Italy will be interrupted by showers and thunderstorms but it will stay mostly dry over into the Adriatic and Croatia. Temperatures again up to around 30C and locally nearer to 35C. Dry and sunny across Greece but with a risk of isolated thunderstorms in Turkey, where temperatures may exceed 40C in some spots. Across the Alps into Austria the risk of thunderstorms but further east and south, toward central and southeastern parts of Europe, including the Balkans it will be mostly dry with sunny spells; very warm or hot. Mostly dry for Northern France and the Low Countries with spells of sunshine developing and temperatures of 20 to 23C but thunderstorms are likely in southern and eastern parts with temperatures in the high 20s to low 30s. Thunderstorms develop across Germany too where it will be hot with temperatures 30 to 35C, locally a degree or two higher but Poland will be largely dry with sunny spells. Rain, locally thundery, moves north across Norway and later into Northern Sweden and Finland but Southern Scandinavia and the Baltic States will be drier with more isolated showers. Temperatures near 30C at best in the south, low to mid 20s in the north.

Thursday Much of Portugal, Spain and the Balearics dry and sunny again but with some rain or showers in the north and east, possibly drifting into the Balearics later. Cooler and fresher in the north and west but still very warm in the south with temperatures in the mid to low 30s. Sunny spells for Corsica, Sardinia and Italy with any showers lighter and dying out, whilst it will stay mostly dry over into the Adriatic and Croatia. Temperatures again up to around 30C and locally exceeding 35C in Italy. Isolated showers in the north and east of Greece and Turkey but largely dry; temperatures above 35C in Southern Turkey. Thunderstorms again break out over Switzerland, possibly into the west of Austria but staying mostly dry with sunny spells further east and south, toward central and southeastern parts of Europe; temperatures into the low 30s. A large area of heavy rain and thunderstorms over the north and west of France will move steadily northeast and on into Low Countries. Temperatures in the low 30s across Eastern France, otherwise cooler and fresher. Thunderstorms develop in the north and west of Germany and Poland but many parts stay dry with sunshine, temperatures again 30 to 35C. Showers at first over Northern Scandinavia but then heavy, thundery rain reaches Denmark, Southern Norway and Sweden overnight. Light showers for Finland but the Baltic States stay mostly dry. Temperatures into the low to mid 20s generally but hotter for Southern Sweden and Finland.


          Il disegno odierno      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Dittatura massonica, politica e religiosa
(un moderno cesaropapismo,
stavolta però di stampo satanico)





Come noto, la massoneria moderna nasce a Londra nel 1717; da allora il legame tra massoneria e Regno Unito è strettissimo (senza dimenticare quello con la sinagoga ebraica), il sovrano inglese è capo supremo della massoneria britannica e i pubblici funzionari del Regno Unito sono tenuti ad iscriversi alle logge.
Il disegno odierno della massoneria internazionale è presto detto: distruggere le identità nazionali, istituire un governo unico planetario, a cui affiancare una religione unica mondiale.
Per raggiungere questo obiettivo hanno posto un loro uomo in Vaticano, sul trono di Pietro, visto che gli attacchi frontali dall’esterno finora condotti contro la Chiesa sono serviti solo a rafforzarla; così hanno deciso di agire dall’interno, con il metodo del cavallo di Troia, infiltrando pian piano loro agenti nelle fila del clero, alcuni dei quali sarebbero probabilmente riusciti a giungere al vertice della Chiesa, prendendone così possesso e potendo snaturarla con tutta calma (come è successo, gradualmente, dal 1958 ad oggi, con il concilio Vaticano II e cinquant’anni di postconcilio rivoluzionario).

Poiché però papa Ratzinger non dava più affidamento di riuscire a completare l’opera di demolizione della Chiesa in tempi ragionevoli (cioè brevi, dato che il tempo concesso a Satana sta per scadere, e lui lo sa benissimo) hanno deciso di farlo sloggiare, con le buone o con le cattive (leggasi accompagnamento alla casa celeste) per piazzare al suo posto un elemento di sicuro affidamento; ecco spiegato l’arrivo improvviso del papa “venuto dalla fine del mondo”.

Da allora, colui che ha voluto presentarsi come semplice “vescovo di Roma” (tanto per sminuire subito la figura del pontefice nella sua autorità)  ha iniziato la sua opera di completamento della cancellazione del cattolicesimo dalla faccia della terra, lavorando a spron battuto, come un rullo compressore (usando ed abusando dell’autorità papale).
Niente benedizioni della folla, con la scusa del rispetto dei non credenti, rinnegamento dell’evangelizzazione, presentata come coercizione della libertà di coscienza, incredibile affermazione di “io non sono cattolico, la Chiesa non è cattolica, Dio non è cattolico”, siamo tutti figli di Dio (mica lo si diventa più mediante il santo battesimo), abbiamo tutti lo stesso Dio, specialmente  musulmani, ebrei e cristiani; smantellamento rapido dei sacramenti (tre in un sol colpo, con l’ambigua Amoris Laetitia, cioè confessione, ordine  sacro e matrimonio), intercomunione con i protestanti e abolizione della Presenza Reale, della devozione alla Madonna ed ai santi, lodi sperticate di Martin Lutero, dicendo che lui aveva ragione e la Chiesa di San Pio V, della Controriforma, aveva torto;  richieste di perdono e mano tesa per formare una megareligione cristiana, ovviamente rinunciando a tutto ciò che i Protestanti hanno sempre odiato : autorità del Papa, Messa cattolica (via la Presenza Reale di Cristo nell’Eucarestia), sacramenti : non c’è bisogno di confessione, pentimento, cambiamento di vita, così come non c’è alcun bisogno delle buone opere per andare in Paradiso,  siamo già tutti salvi per il solo fatto che Cristo è morto in croce per noi (teoria della giustificazione, fatta propria da Bergoglio); quindi pecchiamo pure a più non posso, anzi più pecchiamo e meglio è (pecca fortiter, sed fortius crede, diceva Lutero, e infatti lui dava l’esempio, se la faceva con le suore, si ubriacava, gozzovigliava, era entrato in convento per sfuggire al braccio secolare, avendo commesso un omicidio, infine morì suicida, impiccandosi).

Purtroppo per Bergoglio (e per i suoi mandanti massoni) gli Ortodossi non ne vogliono sapere di questa ammucchiata con i Protestanti ed i papisti: loro sono ben attaccati alle loro tradizioni, alla loro civiltà e, supportati dal bravo Putin, fanno muro contro lo strapotere della massoneria, al governo in Occidente, sia a livello politico che ecclesiastico. In alcune apparizioni recenti la Madonna ci ha fatto sapere che saranno proprio la Russia e la Polonia a salvare il Cristianesimo dall’attacco di Lucifero, portato fino ai vertici della Chiesa ormai da un sessantennio.

Ma l’opera del falso papa sedente in Vaticano è risultata utile anche per il raggiungimento di un altro obiettivo della massoneria internazionale: l’invasione dell’Europa ad opera di grandi masse di islamici afroasiatici, al fine di creare un meticciato europeo senza più radici né identità nazionali, culturali e religiose, un serbatoio di manodopera a basso costo, servizievole ed ubbidiente.
Ecco cosa si celava dietro all’ipocrita grido di “Vergogna!” lanciato da Bergoglio a Pantelleria tempo fa. Il bello, o meglio il brutto, è che alla realizzazione di questo disegno stiano dando la propria fattiva collaborazione le forze di sinistra, fino a qualche tempo fa dedite alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori ed ora dedite invece all’affossamento dello stato sociale, a tutto vantaggio delle masse di clandestini che vanno a recuperare sulle coste africane, d’intesa con le ONG che lucrano su questo moderno commercio di schiavi (ed i preti probabilmente ci lucrano anch’essi).

Le élites massoniche che oramai governano (più o meno occultamente) mezzo mondo, controllando anche gli organismi sovranazionali (ONU, OMS, FAO, Unesco, Banca Mondiale, UE, ecc.) tentano di abbattere i governi che si oppongono al loro disegno infernale: con i paesi del terzo mondo ricorrono al ricatto economico-sociale (taglio degli aiuti se non si adottano le leggi a favore degli omosessuali, se non si introduce l’aborto come mezzo di controllo della popolazione, ecc.), oppure alle c.d. “primavere arabe”, cioè guerre provocate  diffondendo menzogne e diffamazione per sostituire governi legittimi con movimenti estremisti, integralisti e violenti; con i paesi civilizzati ricorrono a crisi economico-finanziarie pilotate ad arte per far cadere governi non graditi (caso di Berlusconi nel 2011, e caso attuale contro il governo Salvini-Di Maio), pressioni internazionali, embarghi, veti, demonizzazione dei governanti (come stanno facendo con Putin da anni, ormai) oppure a rivolte montate ad arte, come quelle in Ucraina, per provocare la Russia e spingerla a reagire, avendo così la scusa per innescare una guerra contro quel Paese.

Nei paesi dove governano, o dove hanno governato fino a poco tempo fa (UE e  USA, rispettivamente) hanno fatto e stanno facendo di tutto per diffondere ed imporre le tendenze omosessuali, i matrimoni omosessuali (maschi con maschi e femmine con femmine), la pratica dell’utero in affitto, la teoria del gender (avendo da decenni “portato a casa” divorzio ed aborto), facendo forti pressioni anche sulla Chiesa al fine di ottenere il suo appoggio (Bergoglio che elogia Pannella e la Bonino, indicandoli come esempio di virtù civili italiane, alti prelati dichiaratamente omosessuali o promotori del variegato mondo LGBT promossi ad alte cariche vaticane).
Un’azione tesa alla distruzione della famiglia e dell’ordine naturale (uomo e donna Dio li creò…) per arrivare ad una nuova civiltà umana di decerebrati manovrabili a proprio piacimento.

Per il raggiungimento di quest’ultimo obiettivo le lobbies massoniche utilizzano i mezzi di comunicazione di massa come strumento di persuasione occulta, di manipolazione delle menti, con la tecnica della cd “finestra di Overton” o della rana bollita, per far accettare concetti e comportamenti ritenuti  improponibili e inaccettabili fino a pochi anni or sono (sdoganamento dell’omosessualità, matrimoni gay, adozioni gay, teoria del gender pervertitrice dell’infanzia innocente, protestantizzazione delle masse cattoliche con l’elogio sperticato di Lutero e delle sue eresie, parificazione del cristianesimo alle altre religioni, autodemolizione della Chiesa Cattolica dei secoli passati, dichiarandola colpevole di ogni possibile misfatto e facendo passare l’attività missionaria come una coercizione della libertà dei popoli evangelizzati in duemila anni). 

di Catholicus



http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2540_Catholicus_Dittatura_massonica.html

          Di solito si chiamano bugiardi..      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Arcivescovo Vaticano crea la propria "verità"


L'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, è arrabbiato con chi fa notare che la Amoris Laetitia di papa Francesco contraddice la Veritatis Splendor del 1993 di Giovanni Paolo II.

Parlando a VaticanNews.va (6 agosto, Fisichella afferma perfino che i critici non avrebbero "alcuna fedeltà alla tradizione della Chiesa". Ma proprio questo è vero per la Amoris Laetitia e per i suoi apologisti.

Definisce la distorsione della Fede da parte di Francesco uno "sviluppo della dottrina”.

Secondo Fisichella, dobbiamo avere un "concetto dinamico" della verità. Questo si chiama comunemente relativismo, un concetto che permette du dire tutti e il contrario di tutto, cancellando la distinzione tra verità e bugie.

Fisichella è abbastanza ingannevole da non predicare il suo relativismo in totale apertura. Pertanto crea un nuovo mondo, dicendo che la verità "è una dimensione non fissista".

Quelli che come Fisichella usano la "verità" come se cambiasse come il tempo di solito si chiamano bugiardi.

Per Fisichella, la Chiesa non può accettare una verità "chiusa in se stessa". Tuttavia, per sua stessa natura, la verità è sempre legata alla realtà, mentre le teorie di Fisichella producono un intrico di false illusioni che non hanno riscontro al di fuori della mente di Fisichella.

Foto: Rino Fisichella, © Riccardo Rossi CC BY-SA#newsSgvrjgdlwc

"Tali parole sono bugie" - Cardinale Sarah


La contraccezione va rifiutata non solo perché la Chiesa la proibisce, ma perché è intrinsecamente maligna - ha detto il cardinale Robert Sarah il 4 agosto in un discorso all'abazia benedettina Anne de Kergonan a Plouharnel, Francia.

Secondo FamilleChretienne.fr, Sarah ha dichiarato che la contraccezione riduce le donne a un "oggetto di piacere".

Sarah mette in guardia da coloro [come papa Francesco nella Amoris Laetitia] che affermano che circostanze o situazioni concrete possono giustificare l'uso di contraccettivi:

“Tali parole sono bugie" Sarah ha aggiunto, definendo tali teorie "aberrazioni".

Foto: Robert Sarah, Abbey Anne de Kergonan, #newsNfgyclpuoa

Risolto il misterioso caso del n. 2358?

Dopo il mio articolo sul n. 2358 del Catechismo della Chiesa cattolica(https://www.aldomariavalli.it/2018/08/06/il-misterioso-caso-del-numero-2358/) nel quale riprendevo un’indagine svolta da padre John Zuhlsdorf (http://wdtprs.com/blog/2018/08/the-mysterious-case-of-ccc-2358-on-objectively-disordered-homosexual-inclinations/) molti lettori mi hanno scritto e alcuni di loro (chi gentilmente, chi con una certa aggressività) mi hanno suggerito di andare a controllare la prima versione del Catechismo.
L’ho fatto e in effetti ho trovato che per quanto riguarda il n. 2358 tra la prima versione del 1992 e l’editio typica, normativa, del 1997, esiste una differenza.
Ecco il testo del n.2358 nell’edizione 1992: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali innate. Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale; essa costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione».
Ed ecco il testo del n. 2358 nell’editio typica del 1997: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione».
Il vecchio testo è proprio quello che troviamo nella versione inglese Intra Text del Catechismo.
In effetti l’attuale edizione del Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgata nel 1997, rispetto alla prima all’edizione, del 1992, presenta un centinaio di modifiche, alcune delle quali riguardano proprio la voce «omosessualità». Per restare sempre al n. 2358, se nel testo del 1992 si parlava di «tendenze omosessuali innate», in quello finale del 1997 si parla invece di «tendenze omosessuali profondamente radicate».
Resta la domanda: il fatto che nella versione inglese Intra Text del Catechismo si trovi il vecchio n. 2358 è un errore tecnico oppure qualcuno ha voluto che risultasse il testo del 1992?
Non tirerò in ballo la solita frase andreottiana sul pensare male, però in effetti, visto il clima generale, diciamo che è difficile reprimere un pensierino malizioso.
In ogni caso, credo si tratti effettivamente di errore tecnico. Il che naturalmente non elimina tutto il problema riguardante la posizione del padre James Martin e della sua partecipazione ufficiale al prossimo Incontro mondiale delle famiglie.
Ringrazio i lettori (anche quelli più aggressivi) che mi hanno aiutato nella ricerca ulteriore e chiedo umilmente scusa per non essere andato fino in fondo nell’indagine. È proprio vero che non si finisce mai di imparare!
Aldo Maria Valli

          È la misericordia, bellezza..      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Ci perdoni Lorella Cuccarini, ma qui viene intesa solo come esemplificazione del concetto di “più amato dagli italiani”, perché di persona non ha nulla a che fare con la materia in questione. Comunque, sarà ben fatta cosa partire dalla notizia, che è la seguente: lunedì scorso “The Vatican House Organ”, volgarmente detto “Repubblica”, ha annunciato al mondo la propria preoccupazione per il calo di popolarità di Papafrancesco, specificando però che il vescovodiroma continua a essere “il più amato dagli italiani”. Ecco perché ci siamo permessi di evocare Lorella Cuccarini, la quale, a questo punto, esce dal nostro raggio di interesse e ci saluta. Ciao Lorella, bei tempi davvero quelli in cui “i più amati dagli italiani” erano come te. Allora, tu ci facevi sognare il paradiso di cucine eleganti e di case in cui trascorrere una vita serena, oggi, Lui ci consegna all’incubo delle mense dei poveri in cui dovremmo trascinare le nostre misere esistenze baciando i piedi agli immigrati che intanto usano le mani per messaggiare con lo smartphone. È la misericordia, bellezza.
Ma torniamo alla notizia. Come tutti sanno, “The Vatican House Organ” alias “Repubblica” è l’unico quotidiano al mondo che esce con l’imprimatur dei due papi, Bergoglio&Scalfari e dunque bisogna credere a quanto dice. Papafrancesco comincia a scricchiolare nei sondaggi facendo colare qualche riga di sudore freddo anche a Ferragosto sotto le talari laiche dei piani alti di Largo Fochetti e sotto le camiciole liturgiche dei piani bassi di Santa Marta, ma intanto tiene. Per la verità, spulciando i numeri, tiene e non tiene. Gli italiani che lo amano sarebbero scesi dal radioso 88% dei primi tempi all’attuale 71% e dunque bisogna che le menti migliori comincino a trovare le strategie giuste per risalire nei consensi.

C’è da immaginarselo lo sconcerto nella sacrestia di “Repubblica” quando si è trattato di maneggiare il sondaggio. E adesso che i dati li abbiamo in mano cosa facciamo? Piace sempre meno ai giovani, tiepidi e non credenti che sembravano tanto entusiasti lo stanno mollando, la spinta propulsiva non convince più. Certo, va sempre alla grande fra gli elettori del PD, ma sai che notizia… È la maledizione dei numeri che, anche a interpretarli ciurlando un po’ nel manico, quando diventano di dominio pubblico parlano chiaramente e bisogna pur tenerne conto.
In questi casi, la parte peggiore tocca a chi deve spiegare la situazione al diretto interessato. Sono momenti duri che hanno provato anche gli irriducibili di Berlusconi quando gli hanno detto che trapianti di capelli, bandane, giovani fidanzate, lifting e altre italie non mettono insieme neanche il 10% alle elezioni rionali. Però qualcuno il lavoro sporco lo deve pur fare.
Santità (a “Repubblica”, giustamente, chiamano Santità sia Bergoglio che Scalfari) siamo in calo, la popolarità non è più quella di una volta. E da Santa Marta spiegano che, sì, sicuramente l’appannamento di immagine è dovuto all’incomprensione per la misericordiosa apertura del vescovodiroma agli immigrati. Tutta colpa degli italiani che non ricordano quando gli immigrati erano loro. Dove non si possono spiegare i fenomeni religiosi con una fede che non c’è, va benone la sociologia estiva e il razzismo fa sempre titolo. Più uova per tutti, ma che portino il marchio d’infamia sovranista. “Avvenire” e Famiglia Cristiana” provvederanno alla bisogna con il rinforzino di prammatica. Comunque, se necessario, Sua Santità si riserva di intervenire nel discorso della domenica. Anche a Santa Marta, giustamente, chiamo Santità sia Bergoglio che Scalfari,  dunque è probabile che domenica prossima, con l’Angelus di Bergoglio e l’Articolessa di Scalfari, avremo l’Ermeneutica Autentica  dei dati in questione.
In attesa della manifestazione del Verbo Incartato, a “Repubblica”, dove il mestiere lo fanno con classe e coscienziosità, hanno deciso che la novella, anche se non troppo buona, sempre novella è e dunque va data: attacco in prima pagina e analisi in seconda e terza. Alla tastiera Ilvo Diamanti, sociologo, politologo e fondatore dell’istituto di ricerca Demos&Pi. Tocca a lui commentare per il volgo il numeri del sondaggio Demos-Coop. E inizia così: “È sempre lui, il più amato dagli italiani. Papa Francesco. Il consenso nei suoi confronti è poco sopra il 70%. Ma 5 anni fa, quando venne eletto era dell’88%, pressoché totale. Cala il favore tra chi pratica meno la religione e tra i giovani”. Poi, il pezzo gira in seconda pagina dove ha come “Il calo di popolarità di Francesco che paga la difesa dei migranti”. Sommario: “Resta il più amato dagli italiani ma rispetto a cinque anni fa il sentimento positivo è calato dall’88 al 71 per cento. A sorpresa, il Papa piace meno ai giovani”.
Non c’è molto da aggiungere, se non il fatto che la fibrillazione fa battere forte anche i teneri cuoricini di Santa Marta. Se a Papafrancesco e alla sua neochiesa non importa nulla del gradimento di Dio, importa molto del gradimento del Popolodidio, il quale Popolodidio, oltre che nei sondaggi, lo conferma con la firmetta nell’apposita casellina dell’otto per mille. Dunque, qualcosa di concreto si farà, perché un conto è se cala la fede nel Padreterno e un altro se cala quella in Papafrancesco e il piatto piange.
Adesso non è il caso di cimentarsi nei soliti discorsi da vecchi arnesi della fede che misurano tutto con il Credo. Anche perché di questo calo di popolarità non ce ne può fregare di meno. San Pietro, che era San Pietro, non era certo “il più amato dai romani” se ha fatto la fine che ha fatto. I martiri non erano certo in cima ai sondaggi di gradimento se stavano nelle catacombe invece che un giorno sì l’altro pure sui giornali che piacciono alla gente che piace. Il fatto è che il cristianesimo è veramente paradossale: meno è gradito dal mondo e più lo conquista.
Ma non bisogna credere che l’appannamento dell’immagine mondana di Bergoglio sia il segno di una pur lontana conversione della neochiesa a qualcosa di vagamente cristiano. È solo che, come sempre, quando i clericali si danno al marketing finiscono sempre per mandare in fallimento la baracca perché vendono merce che non vuole nessuno, né i veri cristiani né il mondo.
Personalmente, mi rimane la piccola soddisfazione di non aver dovuto attendere il sondaggio di “Repubblica” per non gradire. Già fatto subito dopo quel tragico “buonasera”.
 – di Alessandro Gnocchi
TRENTA RIGHE. 

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NUOVO MITO DEL BUON PARASSITA


Dal Buon Selvaggio al Buon Parassita. Campi rom abusivi? Grazie ai cattolici “sinistri” e al loro patrono, il signore argentino che siede indegnamente sulla cattedra di San Pietro ecco che la saga del Buon Selvaggio si accresce 
di Francesco Lamendola  

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Il mito del Buon Selvaggio è stato partorito dal cervello bacato dei philosophes del tardo XVIII secolo e fa da ponte tra illuminismo e romanticismo, il che vuol dire che è entrato di diritto fra gli elementi centrali e qualificanti della cultura moderna, in cui si è vittoriosamente insediato e dalla quale non è stato più sloggiato, né con le buone, né con le cattive. È stato creato in buona parte con materiali da risulta e specialmente con l’idea di Rousseau che l’uomo è buono finché la civiltà non lo guasta, ragion per cui il ginevrino ha scritto il suo famoso trattato pedagogico, l’Emilio, in cui teorizza che l’ideale sarebbe educare un bambino lontano dalla civiltà, e solo quando gli sono stati inoculati gli anticorpi ed è un po’ cresciuto, gli si può permettere di andare a vivere in mezzo al frastuono dei suoi simili. 

In questa idea entra parecchio anche il nascente senso di colpa per ciò che gli europei facevano nel corso delle loro conquiste coloniali: mano a mano che si consolidavano gli imperi, soprattutto quelli sostanzialmente “virtuosi” della Francia e soprattutto della Gran Bretagna (mentre quelli iberici, e specialmente quello spagnolo, erano il Male per eccellenza, forse perché troppo esplicitamente cattolici), i philosophes sentivano il bisogno di esorcizzare il rimorso per i genocidi, le spoliazioni e il fiorente commercio degli schiavi (la tratta atlantica) inventandosi l’immagine di un uomo primitivo tutto bontà, gentilezza e delicatezza, tutto onestà e innocenza, e perfino pudore e continenza. Si vedano i romanzi René e Atala di François René de Chateaubriand, che pure non era uno stupido né un mediocre scrittore, a differenza di Bernardin de Saint Pierre e del suo zuccheroso e insulso Paolo e Virginia: quando si dice la potenza del condizionamento culturale.

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Grazie ai cattolici “sinistri” e al loro patrono, il signore argentino che siede indegnamente sulla cattedra di San Pietro ecco che la saga del "Buon Selvaggio" si accresce del "Buon Parassita".

Ora, sia il senso di colpa, sia l’idealizzazione del primitivo, hanno messo radici al punto che, oggi, sono divenuti parte essenziale della cultura politically correct. Che qualcuno si provi, per esempio, a ricordare che le società dell’America precolombiana non erano dei paradisi di bontà, mitezza e tolleranza, e che i sacrifici umani praticati su larghissima scala erano il loro pane quotidiano: subito scatteranno in piedi dieci, cento signori del politicamente corretto, e cominceranno ad abbaiare: e che, si vuol forse riabilitare i conquistadores spagnoli e la santa Inquisizione? Oppure, che qualcuno osi ricordare il cannibalismo dei maori, i quali mettevano in pentola i navigatori europei dopo averli blanditi e circuiti con mille moine e gentilezze: ecco che i cani da guardia dell’ortodossia culturale si metteranno a ringhiare che è inaudito, che si vuol far passare i carnefici (europei) per vittime, e le vittime (i buoni selvaggi) per carnefici: un indegno capovolgimento storico e morale. Se, poi, per caso, qualcuno osa ricordare che la schiavitù dei negri era praticata su scala industriale anche dagli arabi; o che gli Stati africani indipendenti sorti dal crollo del colonialismo hanno mostrato quali fossero le attitudini di quei popoli a vivere in pace e armonia fra di loro; se qualcuno, per esempio, si permette di citare un film come Africa addio, di Jacopetti e Prosperi (che non è affatto un inno al colonialismo o al razzismo, ma semplicemente una denuncia di quel che è accaduto in Africa quando il colonialismo è finito), certamente quei signori si stracceranno le vesti ed esclameranno, con la bava alla bocca (perché somigliano moltissimo, nella loro ipocrisia, ad Anna e Caifa e ai farisei del Sinedrio: Basta! Qui si pretende di riscrivere la storia in senso eurocentrico e razzista! Qui si vuol riabilitare il fascismo! (il fascismo c’entra sempre, è durato solo vent’anni ma da ottanta serve quale testa di turco per tutte le anime belle desiderose di sfogare la loro sacra indignazione: il che dimostra che, se non ci fosse stato, qualcuno se lo sarebbe dovuto inventare, altrimenti di che cosa camperebbero i Martina, i Delrio, i Grasso, le Boldrini, eccetera, eccetera?); ma noi non lo permetteremo. Noi li conosciamo, questi revisionisti, questi xenofobi travestiti da storici, questi populisti che si spacciano per studiosi obiettivi, e non gliela faremo passare liscia! Detto, fatto: in Europa, un parlamento dopo l’altro ha approvato leggi liberticide che prevedono la prigione per quanti osano incrinare i dogmi del politicamente corretto; e le terribili imputazioni di incitamento all’odio razziale, di razzismo e antisemitismo, pendono come una spada di Damocle su chiunque si permetta di entrare nel recinto riservato e monopolizzato dalla cultura progressista e di sinistra, e, più di recente, da quella cattolica progressista e di sinistra: vedi i Melloni, i Riccardi, e, da ultimo, i Cardini, che uniscono un amore smisurato e veramente commovente per gli ultimi, i diversi, i ”più deboli” (anche se poi non sono tali)  ad un astio, un’acredine, una insofferenza quasi patologica per quanti non condividono le loro opinioni, specialmente a proposito dell’atteggiamento da tenere verso i cosiddetti migranti e, quindi, il giudizio che essi danno, nella loro infallibilità e sovrana bontà (perché sono i Buoni per antonomasia) sul pontificato del signor Bergoglio.

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Mito del "Buon selvaggio" e l'albino africano: paradigma silenziato di un fallimento del politically correct. 

Alla voce buon selvaggio, ecco cosa dice, per esempio, Wikipedia:
“Buon selvaggio” è la denominazione di un mito basato sulla convinzione che l'uomo in origine fosse un "animale" buono e pacifico e che solo successivamente, corrotto dalla società e dal progresso, diventasse malvagio. Nella cultura del Primitivismo del XVIII secolo, il "buon selvaggio" era considerato più lodevole, più autenticamente nobile dei prodotti dell'educazione civilizzata. Nonostante l'espressione "buon selvaggio" fosse già comparsa nel 1672 in La conquista di Granada di John Dryden (1672), la rappresentazione idealizzata di un "gentiluomo della natura" fu un aspetto caratteristico del Sentimentalismo del secolo successivo. Il concetto di "buon selvaggio" si rifà a un'idea di umanità sgombra dalla civiltà: la normale essenza di uomo senza impedimenti. Poiché tale concetto incarna la convinzione che senza i freni della civilizzazione gli uomini siano essenzialmente buoni, le sue fondamenta giacciono nella dottrina della bontà degli esseri umani, espressa nel primo decennio del Settecento da Anthony Shaftesbury, che incitava un aspirante autore “a cercare quella semplicità dei modi, e quel comportamento innocente, che era spesso noto ai meri selvaggi; prima che essi fossero corrotti dai nostri commerci” (Advice to an Author, Part III). La sua opposizione alla dottrina del peccato originale, figlia dell'atmosfera ottimistica dell'Umanesimo rinascimentale, venne raccolta da un suo coevo, il saggista Richard Steele, che attribuiva la corruzione dei comportamenti contemporanei a un'educazione falsa. Il concetto di buon selvaggio ha connessioni speciali in particolare con il Romanticismo e con la filosofia romantica e illuminista di Jean-Jacques Rousseau. (…) L'idea del "buon selvaggio" può essere servita, in parte, come tentativo di ristabilire il valore degli stili di vita indigeni e delegittimare gli eccessi imperialistici, definendo gli uomini "esotici" come moralmente superiori, in modo da controbilanciare le inferiorità politiche ed economiche percepite.

Come si vede, si tratta di un mare magnum nel quale c’è posto per tutti, purché non siano europei e purché non siano cristiani, specialmente cattolici: da Pocahontas a Che Guevara, da Ho Chi Min alla ragazza dalla pelle di luna del film omonimo, che poi sarebbe Zeudi Araya, e da Tippu Tib ai falsi lama tibetani inventati da Lobsang Rampa, al secolo Cyril Henry Hoskin, figlio di un idraulico del Devon, che in Asia non è mai stato, ma in compenso ha venduto più libri sul Tibet di tutti i veri lama tibetani messi insieme. Ora, però, grazie appunto ai cattolici “sinistri”, e specialmente al loro grande capo, patrono e ispiratore, il signore argentino che siede, indegnamente, sulla cattedra di San Pietro, ecco che la saga del Buon Selvaggio, dopo quella del Buon Rivoluzionario, termine coniato a suo tempo dal sociologo venezuelano Carlos Rangel (vedi il nostro articolo: Quando L. A. De Bougainville sbarca a Tahiti e s’imbatte… nel “buon selvaggio” di Rousseau, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 02/12/17), si arricchisce di una nuova puntata: quella del Buon Parassita. Il merito – si fa per dire - è tutto del quotidiano della C.E.I., L’Avvenire, del suo direttore Marco Tarquinio e del presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, il quale ha firmato l’editoriale (cosa che la dice lunga su quanto “pesi” nella Chiesa, oggi, la Comunità di Sant’Egidio), il quale ha ritenuto cosa buona e giusta lanciare un ulteriore, ennesimo affondo contro il ministro del’Interno, Matteo Salvini, reo, in questo caso, di voler sgombrare i campi rom abusivi di Roma e di altre parti d’Italia. Salvini, dopo un incontro con Virginia Raggi per decidere lo sgombero del campo romano denominato River Village, e mentre il presidente Mattarella, guarda caso, si produceva nell’ennesimo intervento buonista per mettere in guardia contro il razzismo e le discriminazioni contro i rom (che perfetto tempismo: un imbecille aveva sparato con un fucile ad aria compressa e ferito una bambina rom), aveva dichiarato:
Le presenze in Italia dei rom superano le 150 mila persone e sono solo circa 30 mila quelli che vivono nella illegalità nei campi, probabilmente spinti da chi ci guadagna. (…) Il problema è chi si ostina a vivere nella illegalità, questa sacca di minoranza e parassitaria, potrebbero anche essere svedesi o esquimesi. Nessuna discriminazione contro i rom, semplicemente parità di diritti e di doveri: bruciare cose con roghi tossici, non fa parte della legalità, le auto vanno assicurate, i bambini portati a scuola e va fatta la dichiarazione dei redditi.

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Non è questione di razza o religione: la giustizia umana non solo non può, ma non deve perdonare, perché il suo compito è difendere gli onesti dalle violenze e dagli inganni dei disonesti.

Più che razzismo, sembrerebbero parole di buon senso; macché: non avesse mai usato l’aggettivo parassitario; a Tarquinio e a Impagliazzo quel passaggio non è proprio andato giù, è rimasto loro in gola e, per sputarlo, insieme a una buona dose di ideologia del Buon Selvaggio nella versione aggiornatissima della fine di luglio 2018, hanno tenuto a battesimo la nuova puntata della saga: quella del Buon Parassita. Ecco, infatti, Impagliazzo che scrive un editoriale di fuoco sul quotidiano dei vescovi, in prima pagina e col titolo a caratteri cubitali: Ma nessun uomo è mai un “parassita”:
(…) lascia perplessi il linguaggio di un importante ministro della Repubblica a proposito di una minoranza variegata presente in Italia da tempo, quella dei rom (mi si perdoni la semplificazione). Parlare, come ha fatto ieri il ministro Salvini, in sorprendente risposta a un efficace intervento del presidente Mattarella che ricordava le persecuzioni subite da questa minoranza a causa delle leggi razziste del 1938, di «30.000 persone che si ostinano a vivere nell’illegalità» definendoli «sacca parassitaria», suona pregiudiziale verso un’intera comunità, oltre che non corrispondente alla realtà. Forse ci si è dimenticati che la definizione «parassiti» nella storia del Novecento è stata utilizzata per gli ebrei, quando venivano accusati di praticare l’usura. Chi conosce la storia sa che da questa e altre definizioni si è passati a emarginare e poi considerare nemica quella minoranza con le conseguenze tragiche che sappiamo. Fosse soltanto per questo, mentre facciamo memoria degli ottant’anni delle leggi razziste, quest’espressione va bandita quando si parla di persone…

Ragionamento ammirevole e ineccepibile dal punto di vista del politically correcti nazisti definivano parassiti gli ebrei; Salvini definisce parassiti alcuni rom; dunque Salvini è un nazista e chiunque usi questo linguaggio, che lo sappia o no, sta evocando e auspicando un nuovo Olocausto. Complimenti, sia suo piano storico che su quello logico-filosofico: Aristotele sorriderebbe compiaciuto per un uso tanto abile stringente del sillogismo e del principio di non contraddizione. Da parte sua, uno dei redattori del sito Inter multiplices, una vox, L. P., ha osservato argutamente in un articolo intitolato Avvenire e il buon parassita (pubblicato all’inizio di agosto 2018):
Giorni or sono (…) l’organo stonato della CEI, se ne uscì con un commento col dire che “Nessun uomo è mai un parassita”, evidente essendo l’intento di trasformare, con un procedimento cultural - alchemico, la realtà di un’etnìa che largamente si qualifica per comportamenti exlege, in modello di efficientismo sociale ed economico. Affermare, per l’appunto, che nessun uomo è mai un parassita vuol decisamente dire che, per il fatto di “essere persona”, anche uno stile di vita, connotato da attività illecite o da abulìa  – e le prove a sostegno di sì evidente realtà sono innumeri – va riconosciuto come segno di un oggettivo valore. Ora, il gran cuore di Tarquinio, colmo di buonismo e di filantropìa, scosso da viva e agitata voglia di un’accoglienza a prescindere, non solo smentisce e rifiuta il dizionario e la storia e, nella presente contingenza di cronaca, il ministro dell’Interno on.le Matteo Salvini – colui che ha ordinato lo sgombero del campo – ma cancella l’autorità di  San Paolo il quale, in 2Ts. 3,10b – 13 così ammaestra: “ Chi non vuol lavorare, neppure mangi. Sentiamo, infatti, che alcuni di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù, di mangiare il proprio pane lavorando in pace”. (…). Siamo allo stravolgimento della parola di Dio a pro’ di una zuccherosa pastorale infarcita di antropologismo a rimorchio d’una cultura – accoglienza a prescindere – che ritiene buono, onesto ogni uomo visto nella prospettiva della nuova e tossica teologìa – quella del CV2 – che impasta e molazza pelagianesimo, angelismo cartesiano, massoneria, Comunità egidiana e Georges Soros nello sfondo ideologico russoiano di una natura umana incorrotta.

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Cari cattolici "sinistri": moralmente, si sa, per il cristiano ogni vita umana è preziosa, unica, “sacra”… Questo però non significa che ogni uomo abbia il diritto di vivere nel disprezzo delle leggi.

Rimandiamo alla lettura integrale dell’articolo, ripreso anche da altri siti, come Acta apostaticae Sedis, scusandoci se, per motivi di spazio, abbiamo saltato alcuni passaggi del ragionamento svolto dall’Autore. Il senso, però, è chiaro: i Tarquinio, i Galantino, i Bassetti, i Riccardi, non sono cattolici, ma seguaci di una nuova religione, la religione del Concilio Vaticano II.Quando qualcosa, nella dottrina cattolica, concorda con tale nuovissima religione, allora tutto bene; quando, invece, ci s’imbatte in qualcosa che, ahimè, non concorda, si fa finta di niente e si va oltre, senza batter ciglio, sostenendo e facendo esattamente il contrario di quel che c’è scritto nelle Scritture e che tramanda la Tradizione. L’esempio, del resto,viene dall’alto: il paragrafo 2267 del Catechismo della Chiesa cattolica, quello sulla pena di morte, non piace al signore argentino? Nessun problema: quell’articolo si cambia, così, su due piedi, con un signorile tratto di penna (signorile nel senso etimologico del termine: come facevano i signori, o i tiranni, dell’ancien régime). E chi se ne frega delle opinioni di San Tommaso d’Aquino, di Santa Caterina da Siena (la quale di condannati a morte un po’ se ne intendeva, visto che li assisteva e li accompagnava fino al patibolo, convertendoli e aiutandoli a ritornare in grazia di Dio prima dell’estremo passo, e facendo piangere di commozione e di edificazione tutta la folla) e del Magistero dei duecentosessantacinque papi venuti prima di Bergoglio.

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Ma la stampa "cattolica" la si puo' definire ancora tale?
  
Dal Buon Selvaggio al Buon Parassita

di Francesco Lamendola
continua su:
 http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/contro-informazione/le-grandi-menzogne-editoriali/6574-il-buon-parassita

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Possiamo facilmente immaginarcelo, le mani giunte, le spalle curve, in adorazione del Santissimo: una postura e un atteggiamento che sono diventati così rari, oggi, frastornati come siamo da un clero rumoroso, sin troppo affaccendato, a volte sopra le righe e perfino sguaiato, che veste in maniera discutibile, con sciarpe arcobaleno che alludono alla simpatia per i movimenti omosessuali, sempre pronti a twittare, a pontificare sui blog, a rilasciare interviste, a presentarsi alla radio e alla televisione per parlare di tutto e di più, tranne che di cose dello spirito. Ne abbiamo fin sopra le tasche di questi vescovi e preti che si autodefiniscono di strada, quasi civettando con l’idea del mestiere più antico del mondo, e della loro continua, fastidiosa, immodesta esibizione di solidarietà con gli “ultimi”. Padre Scrosoppi, e con lui tanti altro santi “sociali” del XIX secolo,  Giuseppe Cafasso, Giovanni Bosco, e suore come Francesca Cabrini, forse che si tiravano indietro, quando c’era da aiutare il prossimi, gli ultimi, i più diseredati? Ma se hanno dedicato a loro tutta la loro vita! Però non erano loro ad abbassare il cristianesimo al livello della strada; loro innalzavano le cose della strada alle altezze del cristianesimo. Avevano una fortissima carica di spiritualità, e nella preghiera, nella meditazione, nel digiuno, trovavano la forza per amare il prossimo, senza mai indulgere alla mentalità del mondo. Forse che Giuseppe Cafasso, il santo dei condannati a morte, fece della sua vita una battaglia contro la pena capitale? Oppure si batté contro la pena di morte Santa Caterina da Siena, che assisteva i condannati e li accompagnava sino al patibolo, dopo averli convertiti e fatti pentire, al punto che essi stessi piangevamo di gioia all’idea di scontare i loro peccati sul patibolo e ricongiungersi con Dio misericordioso? I veri santi non vogliono cambiare il mondo, non vogliono cambiare le leggi, non vogliono affermare dei diritti: vogliono cambiare le anime; e danno l’esempio mostrando il cambiamento che hanno saputo operare in se stessi, con la grazia di Dio. Nessun vero santo assume le pose e gli atteggiamenti dei cosiddetti preti di strada; nessuno scaglia anatemi e maledizioni contro i politici che non gli garbano, come fa adesso il neoclero progressista contro il ministro Salvini; nessun vero santo si è mai sognato di entrare a pie’ pari nel terreno della politica, di scendere nell’agone, né di salutare con il pugno chiuso (e il sigaro in bocca), come il defunto don Gallo, né, tanto meno, di spezzare una corona del Rosario, come fece padre Turoldo per insegnare ai fedeli che ci si deve liberare delle “superstizioni” medievali. No, i veri santi non fanno così, perché sono miti e umili di cuore, come ha insegnato il loro solo, il loro unico modello: Gesù Cristo. E inoltre pregano, pregano tanto, pregano sempre, seguendo, ancora, la raccomandazione del divino Maestro. Ma questi cardinali progressisti, questi Schönborn, questi De Kesel, questi Kasper, questi Marx, questi Bassetti; questi superiori di ordini religiosi, arcivescovi e vescovi, come Sosa Abascal, come Paglia, come Galantino, come Cipolla, come Lorefice, come Perego, come Zuppi, lo trovano il tempo per pregare, fra una esternazione e l’altra, fra una intervista e l’altra, fra una iniziativa di solidarietà gay-friendly e una pro immigrazione? E il signor Bergoglio, si mette mai in ginocchio, davanti al Santissimo, le mani giunte, la fronte bassa, per incontrarsi con Dio e anche, in qualità di successore di Pietro, per dare l’esempio ai fedeli di quanto sia importante la preghiera? Lo si vede mai partecipare all’adorazione perpetua, o raccomandarne la pratica, o spendere qualche parola, nel fiume di discorsi profani, o semi-eretici, sempre provocatori, qualche volta blasfemi, nei quali parla di tutto, per raccomandare ai cattolici di pregare, di recitare il Rosario, di adorare il Santissimo?

0 I Santi di sempre padre Luigi Scrosoppi
I Santi di sempre: padre Luigi Scrosoppi.

E se qualche cattolico progressista ci viene a dire che i personaggi che abbiamo citato sono i santi di oggi, perché hanno messo i poveri al centro di ogni cosa, noi rispondiamo che i santi di ieri, e i santi di sempre, facevano questo e quello: operavano instancabilmente per i poveri (ma senza cercare la pubblicità davanti alle telecamere, senza mettersi continuamente in mostra) e intanto pregavano, digiunavano e adoravano il Signore. Anzi: pregavano, digiunavano e adoravano, e ciò li metteva in grado di farsi tutto a tutti, e specialmente ai poveri (ma senza disprezzare i ricchi; i quali, da un punto di vista spirituale, possono essere più poveri dei poveri, e avere quindi bisogno dell’assistenza di un sacerdote o di un religioso quanto e più dei poveri in senso economico). I cattolici progressisti hanno scambiato il Vangelo per il Manifesto del Partito comunista, e credono che Marx e Cristo possano andare d’amore e d’accordo per il bene degli uomini, come sosteneva un altro famoso friulano, Pier Paolo Pasolini, il quale, secondo noi, del Vangelo aveva capito poco e niente. E il Friuli dovrebbe ricordare con orgoglio i suoi figli che avevano capito che lui non aveva capito,  Giuseppe Marchetti, e ancor più Cornelio Fabro: perché la strada del Vangelo è la strada della santità; e quale santità può venire da chi indulge a una vita sregolata e dissoluta, a chi addirittura ne teorizza la perfetta liceità, come ora sta facendo quell’indegno gesuita americano, James Martin, la cui ombra malefica già si profila sul prossimo Incontro internazionale sulla famiglia? Se costui si presenterà a parlare come relatore, è certo che chiederà di riconoscere come “famiglie” anche le cosiddette famiglie arcobaleno: pretenderà, cioè, di far accettare ai cattolici non solo la pratica dell’omosessualità; non solo la pratica delle cosiddette coppie omosessuali; ma anche le adozioni omosessuali e la fecondazione eterologa, insomma le famiglie omosessuali, mettendole sullo steso piano della famiglia cristiana fondata sul legane naturale, e soprannaturale (ma di questo, padre Martin si è dimenticato?) fra l’uomo e la donna che confidano in Dio. Già molti vescovi, come Bonny, di Anversa, e molti sacerdoti, come don Scordato, a Palermo, sono d’accordo con questa linea: non si è forse visto il primo chiedere un riconoscimento della Chiesa alle unioni omosessuali, e il secondo presentare festoso una coppia di lesbiche sull’altare, in piena Messa, indicandole ai fedeli come modello ed esempio di autentico amore? Un discorso del tutto analogo si può fare per i migranti, dai quali il neoclero è letteralmente ossessionato, come del resto lo è il signor Bergoglio. A parte il fatto che costoro non sono veri profughi, ma dei falsi profughi,  nel novanta per cento e più dei casi; a parte il fatto che prescrivere l’accoglienza di centinaia di migliaia e, in prospettiva, di milioni di africani islamici, significa alterare irrimediabilmente la fisionomia e la struttura materiale e spirituale della nostra società; a parte la continua invasione di campo nella sfera politica, e gli attacchi furibondi contro quegli italiani che non condividono la pratica della auto-invasione, bollati come populisti, razzisti, fascisti, e, naturalmente, come dei cattivi cristiani: a parte tutto questo, chi lo dice che la sola maniera di aiutare le persone sia quella di autorizzarle a trasferirsi in casa d’altri?

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I "santi" di oggi: don Andrea Gallo.

Al contrario, ciò è profondamente sbagliato sia in senso materiale, perché equivale a “svuotare” sempre di più i Paesi di provenienza, privandoli delle braccia più valide e della sola speranza nel futuro, sia in senso morale, perché equivale a incoraggiare la fuga dalle responsabilità, l’abbandono dei parenti, dei genitori anziani, delle mogli, dei figli, inseguendo un miraggio di benessere che, oltre ad essere falso e illusorio, è anche totalmente contrario all’ideale evangelico. Non di solo pane vive l’uomo, ha insegnato Gesù Cristo, e ne ha dato continui esempi, durante tutta la sua vita terrena. Soddisfare le esigenze materiali, riempire lo stomaco delle persone non è sufficiente, se non si mira a operare una conversione, una purificiazione e un nuovo orientamento dell’anima, che, facendosi una cosa sola con la volontà di Dio, diventa capace di operare il bene. In altre parole: il bene non è solo quello materiale, e non è onesto, né cristiano, stare ad aspettarselo dagli altro senza far  nulla, vivere di carità e di parassitismo, diventare dei bisognosi di professione; inoltre, è profondamente diseducativo regalare ogni cosa a chi non lavora e non intende guadagnarsi onestamente la vita, come nel caso dei rom. Chi si dimentica queste cose, chi vuol ridurre la Chiesa a una o.n.g., chi scambia il Vangelo per il Manifesto, semplicemente non è cattolico. Che se ne vada per la sua strada; oppure Cristo dovrà tornare a farsi crocifiggere, visto che noi rifiutiamo la croce…
tratto da:

LA CHIESA DI SAN GAETANO

    XXV - Omaggio alle chiese natie: San Gaetano da Thiene. Si trova in via Scrosoppi ed è la cappella del convento delle suore della Provvidenza, una congregazione fondata dal santo, di cui la via reca il nome: don Luigi Scrosoppi 
di Francesco Lamendola  
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La pena di mortedi Romano Amerio 



187 – La pena di morte.

Vi sono delle istituzioni della società che derivano dai principii del diritto naturale e che come tali godono in varie forme di perpetuità: tali sono lo Stato, la famiglia, il sacerdozio; e ve ne sono di quelle che, partorite da un certo grado di riflessione su quei principii e da circostanze storiche, devono cadere quando la riflessione passi a un grado ulteriore o quelle circostanze cessino: tale, per esempio, la schiavitù.
La pena di morte fu sino a tempi recenti e giustificata teoreticamente e praticata in tutte le nazioni come l’estrema sanzione con cui la società percuote il malvagio col triplice scopo di riparare l’ordine della giustizia, di difendersi e di distogliere altrui dal delitto.
La legittimità della pena capitale è fondata su due proposizioni.
Prima: la società ha diritto di difendersi; seconda: la difesa importa tutti messi necessari alla difesa. La pena capitale è dunque contenuta nella seconda proposizione a condizione che il togliere la vita a un membro dell’organismo sociale risulti necessario alla conservazione della totalità.

La crescente disposizione dei contemporanei alla mitigazione delle pene è per un canto un effetto degli spiriti di clemenza e di mansuetudine proprii del Vangelo, contraddetti per secoli da efferati costumi giudiziari. E’ bensì vero che l’orrore del sangue, per una contraddizione che qui non importa indagare, perseverò nella Chiesa. Conviene infatti ricordare che non pure il carnefice era dal diritto canonico colpito di irregolarità, ma persino il giudice che condanna a morte iuxta ordinem iuris e persino chi perora e chi testimonia in una causa capitale, se ne segua un’uccisione,

La controversia non verte sul diritto della società a difendersi, che è l’inattaccabile premessa maggiore del sillogismo penale, bensì sulla necessità di togliere di mezzo l’offensore per difendersene, che ne è la minore.
La dottrina tradizionale da sant’Agostino a san Tommaso e al Taparelli d’Azeglio è che il giudizio circa la necessità, la quale condiziona la legittimità della pena, sia un giudizio storico e variabile a seconda del grado di unità morale della comunità politica e secondo la maggiore o minore forza che il bene comune consociante deve esplicare contro l’individualismo disgregante. Anche i sistemi di abolizione della pena capitale, a cominciare dal Beccaria, posta la maggiore del sillogismo, danno alla minore carattere puramente storico, perché ammettono in dati frangenti (la guerra per esempio) la soppressione dell’infrattore. Anche la Svizzera durante l’ultima grande guerra condannò a morte per fucilazione diciassette persone colpevoli di alto tradimento.

188. L’opposizione alla pena capitale.

L’opposizione alla pena capitale (1) può nascere da due motivi eterogenei e incompatibili e conviene giudicarla dagli aforismi morali da cui procede.
Può infatti sorgere dall’esecrazione del delitto congiunta con la commiserazione per l’infermità umana e con il senso della libertà dell’uomo, capace finché dura la vita mortale di risorgere da ogni caduta.
Può però anche derivare dal concetto dell’inviolabilità della persona in quanto soggetto protagonista della vita mondana, prendendosi l’esistenza mortale come un fine in sé che non può essere tolto senza violare il destino dell’uomo. Questo secondo modo di rigettare la pena di morte, benché si riguardi da molti come religioso, è in realtà irreligioso. Dimentica infatti che per la religione la vita non ha ragion di fine ma di mezzo al fine morale della vita, che trapassa tutto l’ordine dei subordinati valori mondani.
Perciò togliere la vita non equivale punto a togliere all’uomo definitivamente il fine trascendente per cui è nato e che ne costituisce la dignità. L’uomo può «propter vitam vivendiperdere causas», cioè rendersi indegno della vita perché prende la vita come quel medesimo valore a cui invece essa serve. Per questa ragione vi è in quel motivo un sofisma implicito, che cioè l’uomo e in concreto lo Stato abbia il potere, uccidendo il delinquente, di troncargli il destino, di sottrargli il fine ultimo, di togliergli la possibilità di adempiere il suo officio di uomo.
Il contrario è vero. Al condannato a morte si può troncare l’esistenza, non però togliergli il suo fine.
Le società che negano la vita futura e pongono come massima il diritto alla felicità nel mondo di qua devono rifuggire dalla pena di morte come da un’ingiustizia che spegne nell’uomo la facoltà di felicitarsi.
Ed è un paradosso vero, verissimo che gli impugnatori della pena capitale stanno per lo Stato totalitario, giacché gli attribuiscono un potere molto maggiore che non abbia, anzi un potere supremo: quello di troncare il destino di un uomo (2). Non potendo la morte irrogata da uomini a uomini pregiudicare né al destino morale né alla dignità umana, tanto meno può impedire e pregiudicare alla giustizia divina la quale fa giudizio di tutti i giudizi.
Il senso del motto che stava sulla spada del boia di Friburgo: «Seigneur Dieutu est le  juge» non è l’identificazione della giustizia umana con la divina, ma al contrario riconoscimento di quella suprema giustizia che giudica tutte le nostre giustizie.

Si oppone ancora l’inefficacia della pena capitale a distogliere dal delitto e si reca in suffragio la celebre sentenza di Cesare che nel processo ai Catilinari diceva minor male la morte, fine dell’infamia e della miseria dello scellerato, che non il durare di lui nell’infamia e nella miseria. Ma l’obiezione è confutata dal sentimento universale, che ha ispirato l’istituto giuridico della grazia, nonché dal fatto che gli scellerati medesimi si stringono talora con patti sigillati dalla morte in caso di fedifragio.
Essi confermano con una testimonianza competente l’efficacia dissuasiva della pena capitale.

189. Variazione dottrinale nella Chiesa.

Anche nella teologia penale si delinea nella Chiesa una variazione importante.
Citeremo soltanto documenti dell’episcopato francese che sosteneva nel 1979 doversi in Francia abolire la pena di morte come incompatibile col Vangelo; quelli dei vescovi canadesi e nordamericani, nonché gli articoli di OR, 22 gennaio 1977 e 6 settembre 1978, che perorano l’abolizione della pena di morte come lesiva della dignità umana e contraria al Vangelo.

Quanto all’ultimo argomento è da osservare che, senza accogliere, anzi respingendo la celebrazione della pena capitale fatta da Baudelaire come di un atto altamente sacro e religioso, non si può d’un tratto cancellare la legislazione del Vecchio Testamento che è una legislazione di sangue. Non si può similmente cancellare d’un tratto non dico la legislazione canonica, ma l’insegnamento stesso del Nuovo Testamento.
So bene che il luogo tipico di Rom., 13, 4 che dà il ius gladii ai prìncipi e li chiama ministri di Dio per castigare i malvagi, viene, secondo i canoni ermeneutici dei neoterici, svigorito come espressione di una condizione storica trapassata. Però, nel discorso del 5 febbraio 1955 ai giuristi cattolici Pio XII ha rigettato esplicitamente tale interpretazione sostenendo che quel versicolo ha un valore durevole e generale giacché si riferisce al fondamento essenziale del potere penale e della sua finalità immanente.
Inoltre nel Vangelo il Cristo permette per indiretto la pena capitale, giacché egli dice esser meglio per l’uomo venir dannato a morte per affogamento che far peccato di scandalo (Matth., 18, 6). E in Act., 5, 1-11 appare che la pena di morte non aborrì la comunità cristiana primitiva, poiché i coniugi Anania e Saffira, rei di frode e di menzogna ai danni dei fratelli, comparsi davanti a san Pietro ne furono colpiti. Sappiamo dai commenti biblici che tale condanna fu tacciata di crudeltà dai nemici contemporanei del cristianesimo.

La variazione operata si palesa su due punti.
Nella nuova teologia penale non si fa alcuna considerazione di giustizia e tutta la questione gira sull’utilità della pena e sull’idoneità di essa a recuperare, come si dice, il reo alla società. Qui il pensiero neoterico si ricongiunge, come in altri punti, all’utilismo della filosofia giacobina.
L’individuo è essenzialmente indipendente e lo Stato può difendersi dal delinquente, ma non castigarlo perché abbia infranto la legge morale, cioè perché sia moralmente colpevole. Tale incolpevolezza del reo si trasfonde poi in una minore considerazione della vittima e perfino in una preferenza accordata al reo sopra l’innocente. In Isvezia l’ex-detenuto è privilegiato nei concorsi a pubblici impieghi in confronto al cittadino incensurato. La considerazione della vittima eclissa davanti alla misericordia per il malvagio. L’assassino Buffet salendo alla ghigliottina grida la sua speranza «di essere l’ultimo ghigliottinato di Francia». Doveva gridare quella di essere l’ultimo assassino.
La pena del delitto sembra più detestabile del delitto e la vittima cade nell’oblìo.
La restaurazione dell’ordine morale violato con la colpa viene rifiutata come atto di vendetta. Eppure essa è un’esigenza di giustizia che si deve perseguire anche se non si può annullare il male preterito e se è impossibile l’emendamento del reo.
Lasciamo di rilevare che questo ferisce il concetto medesimo della giustizia divina la quale percuote di pena i dannati fuori di ogni speranza o possibilità di ravvedimento. Ma il concetto stesso di redenzione del reo è ridotto a una mutazione di ordine sociale. Secondo OR del 6 settembre 1978, la redenzione è «la consapevolezza di tornare a rendersi utile ai fratelli» e non già, come vuole il sistema cattolico, la detestazione della colpa e il raddrizzamento della volontà ricondotta alla conformità con l’assoluto della legge morale.

E quando poi si argomenta non potersi troncare la vita di un uomo perché gli si sottrarrebbe la possibilità dell’espiazione, si neglige la gran verità che la pena capitale medesima è un’espiazione.
Certo nella religione dell’uomo espiazione è primariamente il convertirsi dell’uomo agli uomini. Bisogna quindi concedere il tempo a questa conversione e non abbreviarlo. Nella religione di Dio espiazione è primariamente invece il riconoscimento della maestà e signoria divina la quale, conformemente al principio della puntualità della vita morale, si deve riconoscere in ogni momento, e si può.

L’OR, 22 gennaio 1977, combattendo la pena di morte, scrive che al delinquente «la comunità deve concedere la possibilità di purificarsi, di espiare la colpa, di riscattarsi dal male mentre l’estremo supplizio non la concede».
Così scrivendo il giornale nega il valore espiatorio della morte che nella natura mortale è sommo, come sommo (nella relatività dei beni del mondo di sotto) è il bene della vita al cui sacrificio consente chi espia. D’altronde l’espiazione del Cristo innocente per i peccati dell’uomo è connessa con una condanna a morte.
Non sono inoltre da dimenticare le conversioni di giustiziati operate da san Giuseppe Cafasso e anche soltanto alcune lettere di condannati a morte della Resistenza (3). L’estremo supplizio, grazie anche al ministero del sacerdote che si mette tra il giudice e il carnefice, diede luogo sovente a mirabili cangiamenti morali, da quello di Niccolò di Tuldo, confortato da Caterina da Siena, che ne lasciò il ragguaglio in una lettera famosa, a quello di Felice Robol, assistito sul patibolo da Antonio Rosmini (4), da quello di Martin Merino che attentò nel 1852 alla regina di Spagna, a quello a noi contemporaneo di Jacques Fesch, ghigliottinato nel 1957, le cui lettere dal carcere sono un testimonio commovente di una perfezione spirituale di predestinato (5).

L’aspetto dunque più irreligioso della dottrina che respinge la pena capitale risalta nel rifiuto del suo valore espiatorio il quale nella veduta religiosa è invece massimo perché include il supremo consenso alla privazione suprema nell’ordine dei beni mondani.
Calza a questo proposito la sentenza di san Tommaso secondo il quale la condanna capitale cancella oltre che ogni debito di pena dovuta per il delitto all’umano consorzio, persino ogni debito di pena nell’altra vita. Giova riferire le parole precise “Mors illata etiam pro criminibus aufert totam poenam pro criminibus debitam in alia vita vel partem poenae secundum quantitatem culpae, patientiae et contritionis, non autem mors naturalis» (6).
La forza morale della volontà espiante spiega anche l’infaticabile sollecitudine con cui la Compagnia di S. Giovanni Decollato, che accompagna al supplizio i condannati, moltiplicava le suggestioni, le istanze, gli aiuti per procurare di muovere al consenso e all’accettazione l’animo del morituro e così far che morisse, come dicevasi, in grazia di Dio (7).


190. Inviolabilità della vita. Essenza della dignità umana. Pio XII.

L’argomento precipuo della nuova teologia penale rimane però quello dell’inviolabile e imprescrittibile diritto alla vita che resterebbe offeso quando lo Stato irroga la pena capitale.
«Alla coscienza moderna» dice il citato articolo «aperta e sensibile ai valori dell’uomo, alla sua centralità e al suo primato nell’universo, alla sua dignità e ai suoi diritti inviolabili e inalienabili la pena di morte ripugna come un provvedimento antiumano e barbaro».
A questo testo che riunisce tutti i motivi dell’abolizionismo conviene anzitutto fare una chiosa di fatto. L’accenno dell’OR alla «coscienza moderna» è consimile alla premessa del documento dei vescovi francesi, secondo i quali «le refus de la peine de mort correspond chez nos contemporains à un progrès accompli dans le respect de la vie humaine». Ma tale asserto nasce da propensione viziosa della mente a compiacersi delle idee piacenti e a foggiare le idee sul desiderio, giacché gli atroci sterminii di innocenti perpetrati in Germania nazista e in Russia sovietica, la diffusa violenza contro le persone usata come strumento ordinario da governi dispotici, la legittimazione e persino l’obbligatorietà dell’aborto trapassate in legge, l’incrudelire della delinquenza e del terrorismo malamente raffrenati dai governi, infliggono una cruda smentita all’asserto irrealistico.

Della centralità assiologia dell’uomo nell’universo diremo ai §§ 205-10. In generale nel discorso sulla pena di morte vien trascurata la distinzione tra lo stato di diritto dell’uomo innocente e quello dell’uomo colpevole. Si considera il diritto alla vita come inerente alla pura esistenza dell’uomo, mentre esso deriva dal fine morale di lui. La dignità dell’uomo ha origine nella sua ordinazione a valori che trascendono la vita temporale e questa destinazione è segnata nello spirito come immagine di Dio.
Benché sia assoluta quella destinazione e indelebile quell’immagine, la libertà dell’uomo fa che egli colla colpa discenda da quella dignità e travisi da quel finalismo. La base del diritto penale è appunto la diminuzione assiologia del soggetto che viola l’ordine morale e che suscita con la colpa l’azione coattiva della società per riordinare il disordine.
Quelli che all’azione coattiva danno per motivo soltanto il danno inferto alla società, levano ogni carattere etico al diritto e ne fanno una cautela contro il danneggiatore, indistinto se libero o necessitato, se razionale o irrazionale. L’equazione penale nel sistema cattolico, fa che, al delitto, con cui il delinquente è venuto ricercando una soddisfazione in dispregio del comandamento morale, risponda una diminuzione di bene, di godimento, di soddisfazione.
Fuori di questo contrappasso morale la pena diviene una reazione puramente utilistica che neglige appunto la dignità dell’uomo e riporta la giustizia a un ordine tutto materiale, come fu in Grecia, quando al tribunale del Pritanèo si recavano e si condannavano i sassi, i legni, i bruti che avessero cagionato qualche danno.
La dignità umana è invece un carattere impresso naturalmente nella creatura razionale ma si fa cosciente ed elicito nelle mosse della volontà buona o malvagia e cresce o decresce in quest’ordine. Né alcuno vorrà mai pareggiare in dignità umana l’ebreo di Auschwitz al suo carnefice Eichmann o Caterina da Siena a Taide.
La dignità umana non può scemare mai per fatti che non siano morali e, contrariamente al sentimento divenuto comune, non è dal grado di partecipazione ai benefici del progresso tecnologico che si misura la dignità umana, non cioè dalla aliquota di beni economici, né dal grado di alfabetizzazione, né dalla cresciuta cura della salute, né dalla distribuzione abbondante delle cose gradevoli dell’esistenza, né dalla debellazione dei morbi.
Non si confondano la dignità umana, che è un attributo morale, e l’aumento delle utilità che compete anche all’uomo indegno.

La pena di morte e ogni pena, se non si degradano a pura difesa e quasi a mattazione selettiva, suppongono sempre una diminuzione morale nella persona che ne vien colpita: non si ha dunque lesione di un diritto inviolabile e imprescindibile. Non è che la società privi il reo di un diritto ma, come insegnò Pio XII nel discorso del 14 settembre 1952 ai neurologi, «même quand il s’agit de l’exécution d’un condamné à mort l’Etat ne dispone pas du droit de l’individu à la vie. Il est réservé alors au pouvoir public de priver le condamné du bien de la vie en expiation de sa faute aprés que par son crime il s’est déja dépossedé de son droit a la vie (AAS, 1952, pp. 779 sgg.).

E che il diritto alla vita che è inviolabile nell’innocente, non lo sia nel reo, che l’ha scemato in sé stesso con la depravazione della volontà, appare anche se si riguardi il parallelo diritto alla libertà: esso pure è innato, inviolabile e imprescrittibile: tuttavia il diritto penale riconosce legittima la privazione anche perpetua della libertà per sanzione del delitto e il costume di tutte le nazioni la pratica.
Non c’è dunque diritto incondizionato ad alcuno dei beni della vita temporale, e l’unico diritto veramente inviolabile è quello del fine ultimo, cioè alla verità, alla virtù e alla felicità e ai mezzi necessari. Questo diritto non è toccato nemmeno dalla pena di morte.

In conclusione la pena capitale, anzi ogni pena, è illegittima se si pone l’indipendenza dell’individuo di fronte alla legge morale, mediante la morale soggettiva, e di fronte alla legge civile come conseguenza di quella prima indipendenza.
La pena capitale diventa barbara in una società sreligiosata che, chiusa nell’orizzonte terrestre, non ha diritto di privare l’uomo di un bene che è per lui tutto il bene.

NOTE

1 – Tale opposizione è divenuta quasi generale e la pena capitale è riguardata di per sé come un’ingiustizia. Molti Stati membri del Consiglio d’Europa hanno firmato nel 1983 un protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo con cui si obbligano ad abolire nelle loro leggi la pena di morte (RI, 1983, p. 1077).
2 – E’ dunque falso l’asserto di suor Angela Corradi, apostola dei carcerati, al Meeting di Rimini (OR, 25 agosto 1983): il carcere sarebbe l’occasione per «schiacciare definitivamente» un uomo. Secondo la religione è impossibile all’uomo schiacciare definitivamente un uomo.
3 – Lettere di condannati a morte della Resistenza europea, Torino 1975.
4 – Il discorso che il Rosmini disse sul palco della giustizia a Rovereto di Trento si legge in Opere, Milano 1846, vol. XXVII, pp. 132-84.
5 – Furono pubblicate da A. M. Lemonnier con il titolo Lumière sur l’échafaud, Paris 1971.
6 – Summa theol., alla voce mors (ed Torino 1926). «La morte inflitta come pena per i delitti leva tutta la pena dovuta per i delitti nell’altra vita, o per lo meno parte della pena in proporzione della colpa, del pentimento e della contrizione. La morte naturale invece non la leva».
7 – Sommamente rivelatore è al proposito quel che si legge nelle Relazioni della Compagnia di S. Giovanni Decollato di Roma sotto il giovedì 16 febbraio 1600, circa il supplizio di Giordano Bruno. Gli furono accostati ben sette confessori, domenicani, gesuiti, dell’Oratorio e di S. Gerolamo affinché dove non riuscisse la spiritualità di un genere, avesse per avventura accoglienza quella di un altro. V. Spampanato, Documenti della vita di Giordano Bruno, Firenze 1933, p. 197. A questo proposito si veda il libro di V. Paglia, La morte confortata, Roma 1982, specialmente il cap. VII, La morte del condannato esempio della morte cristiana.



Tratto da Iota Unum, Torino, Lindau, 2009, Cap. XXVI, pp. 391-400

http://www.lindau.it/ita/Libri/Iota-unum


http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2548_Amerio_La_pena_di_morte.html

Il sì della dottrina cattolica alla pena di morte
   
Testo di anonimo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso

Pubblicato su Radio Spada

L'immagine e l'impaginazione sono nostre






Un tema abbastanza discusso (e quantomai controverso) da diversi circoli e associazioni ai giorni nostri è quello della pena capitale, ormai praticamente scomparsa in Europa ma ancora praticata in paesi come Usa e Cina.

Stando a quello che dicono i benpensanti nostrani e non, essa sarebbe un abominio e una gravissima violazione dei cosiddetti diritti umani sia che venga messa in atto in uno stato democratico che in uno stato dittatoriale, ma non manca anche una fetta di popolazione dalle tendenze alquanto forcaiole che vorrebbe vedere pendagli da forca ad ogni angolo della strada come soluzione alla criminalità.

Onde evitare l’eccesso per difetto (abolizionismo totale) e quello per eccesso (forcaiolismo), va tenuto come punto fisso il magistero della Chiesa riguardante questo argomento. San Tommaso d’Aquino, parlando di questo tema, disse che
Come è lecito, anzi doveroso, estirpare un membro malato per salvare tutto il corpo, così quando una persona è divenuta un pericolo per la comunità o è causa di corruzione degli altri, essa viene eliminata per garantire la salvezza della comunità.” (Somma Teologica, II-II, q. 29, artt. 37-42) 
e che
Siccome alcuni disprezzano le punizioni inflitte da Dio, perché, essendo dediti alle cose sensibili, badano soltanto alle cose che vedono, la Divina Provvidenza ha ordinato che ci siano sulla terra degli uomini che con pene sensibili e presenti obblighino costoro ad osservare la giustizia. Ora, è evidente che tali persone non peccano quando puniscono i malvagi” (G. C., III, C. 146, Q. De Caritate, 2, a. 8, 10 um.).

In linea con quanto affermato dal Dottore Angelico, il Catechismo del Concilio di Trento afferma:
Altra categoria di uccisioni permessa è quella che rientra nei poteri di quei magistrati, i quali hanno facoltà di condannare a morte. Tale facoltà, esercitata secondo le norme legali, serve a reprimere i facinorosi e a difendere gli innocenti. Applicando tale facoltà, i magistrati non solamente non sono rei di omicidio, ma, al contrario, obbediscono in una maniera superiore alla Legge divina, che vieta di uccidere, poiché il fine della legge è la tutela della vita e della tranquillità umana. Ora, le decisioni dei magistrati, legittimi vendicatori dei misfatti, mirano appunto a garantire la tranquillità della vita civile, mediante la repressione punitiva dell’audacia e della delinquenza.” (Catechismo Tridentino, parte terza, punto 328).

Analoghe considerazioni verranno successivamente fatte nel Catechismo Maggiore promulgato da Papa San Pio X:
413. Vi sono dei casi nei quali sia lecito uccidere il prossimo?
È lecito uccidere il prossimo quando si combatte in una guerra giusta, quando si eseguisce per ordine dell’autorità suprema la condanna di morte in pena di qualche delitto; e finalmente quando trattasi di necessaria e legittima difesa della vita contro un ingiusto aggressore.  (Catechismo Maggiore, parte terza, punto 413).

e nell’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica del beato Giovanni Paolo II:
2267L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani.” (Catechismo della Chiesa Cattolica, punto 2267)

Alcuni potranno obiettare che la pena di morte sia un concetto veterotestamentario, legato ad usi e consuetudini ebraiche superate dalla venuta al mondo di Cristo, e ad essi risponderei con le parole di padre E. Zoffoli espresse nel suo scritto “Pena di Morte e Chiesa Cattolica”:
Tutti gli esegeti convengono che nel Nuovo Testamento non c’è un solo cenno che abroghi la Legge Antica al riguardo della pena di morte”.

Insomma, come indirettamente ci insegna San Paolo di Tarso in Rom., 13; 3-4:
 […] i magistrati non son di spavento alle opere buone, ma alle cattive. Vuoi tu non aver paura dell’autorità? Fa’ quel ch’è bene, e avrai lode da essa; perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai quel ch’è male, temi, perché egli non porta la spada invano; poich’egli è un ministro di Dio, per infliggere una giusta punizione contro colui che fa il male

Non dobbiamo confondere la mitezza e la bontà evangelica con il buonismo di chi spesso e volentieri non riesce ad abbandonare una sua certa arrendevolezza e passività nei confronti di chi fa il male.

Una comunità, una società di cittadini, uno Stato, come persona giuridica perfetta depositaria del diritto e della forza, esercitando il diritto di difendersi e difendere i propri membri anche attraverso la pena capitale, riafferma il supremo valore della convivenza umana, negato dall’atto del criminale, ridona fiducia ai cittadini, dissuade i buoni dal farsi giustizia da soli, riconosce anche assiologicamente il supremo valore della libertà e della dignità umana che è essenzialmente RESPONSABILITA’ (in questo caso nel reo). L’elemento rieducativo della pena (che è, ed è bene ricordarlo, CASTIGO per essenza, rieducazione per accidens) non è negato nemmeno dalla pena di morte. I rei, posti innanzi al patibolo, sono di fronte al grande mistero della morte (che l’abitudinario e comodo ergastolo nemmeno lontanamente riesce a suscitare). I loro delitti, le loro vittime, li interrogano e li incalzano: spetta alla loro coscienza rispondere in quel momento.

Il pericolo dell’errore giudiziario (la gran cassa sfondata dell’orchestrina abolizionista) non può inibire l’utilizzo della pena di morte, come il pericolo dell’errore non può inibire l’utilizzo della chirurgia in medicina: i giudici giudichino con ponderazione, imparzialità e prudenza (ovviamente nei casi dubbi), prima di sanzionare con una pena tanto grave.
E comunque “abusum non tollit usum”. Lo stesso “Non uccidere” biblico va inteso ed è sempre stato inteso come “Non uccidere l’innocente”: non esclude assolutamente quindi l’uccidere l’aggressore per legittima difesa, l’uccidere l’avversario nell’esercizio di una guerra giusta, l’uccidere un colpevole da parte di una comunità statuale, dopo un adeguato procedimento giudiziario.


Quindi la pena di morte non è omicidio ma RISTABILIMENTO di un ordine naturale violato: non ha quindi ragioni utilitaristiche ma eminentemente morali.
Papa Pio XII, in un’allocuzione del 14 settembre 1952 che è naturalmente parte del MAGISTERO PONTIFICIO, riconfermando la dottrina e la prassi millenaria della Chiesa cattolica sull’argomento ebbe ad affermare:
E’ riservato al pubblico potere privare il condannato del bene della vita, in espiazione del suo fallo dopo che col suo crimine, si è SPOGLIATO del diritto alla vita.”
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2545_Anonimo_Dottrina_cattolica_si_pena_di_morte.html
STORIA
Pena di morte, la lezione della Grande Guerra
ECCLESIA08-08-2018
 Fucilazione di un disertore nella Grande Guerra
Il cambiamento del testo sulla pena di morte nel Catechismo, voluto da Papa Francesco, esclude in modo definitivo anche quei casi-limite che, nella versione precedente, erano più o meno implicitamente contemplati. Se è pur vero che le moderne società occidentali possono tutelare il bene comune imprigionando i delinquenti in carceri ben munite, non è detto, infatti, che questo possa essere garantito in migliaia di zone disastrate e poco civilizzate sparse in tutto il mondo dove le strutture di detenzione sono spesso in condizioni precarie.
Ancora, chi ci dice che un domani il mondo non possa precipitare in un nuovo terribile conflitto armato, con la legge marziale che, da sempre, vi si associa?

Rammentiamo innanzitutto un principio di morale naturale: esiste un dovere etico di difendere la propria Patria. Per alcuni questo significa imbracciare un fucile e quindi esporsi al rischio di morire. Il venir meno a questo dovere può comportare da parte dello Stato una risposta sanzionatoria, la quale per essere giusta, tra le altre condizioni, deve tenere in conto della qualità del bene violato o  messo in pericolo a causa dell’omissione del dovere (funzione retributiva). Nei conflitti armati ciò può significare la perdita ingentissima di vite umane innocenti e dunque la pena di morte potrebbe avere una sua giustificazione.

Altra condizione perché la pena sia giusta è quella che fa riferimento alla funzione dissuasiva. Se la storia è maestra di vita, a cento anni dalla fine della Grande Guerra, vale la pena approfondire lo spirito che animò una delle scelte più dolorose e drastiche riguardanti la disciplina militare. Pochi ricordano che in Italia, se la pena di morte è stata abolita nel lontano 1948, essa è stata abrogata nel Codice penale militare di guerra solo nel 1994.

È passato quasi mezzo secolo fra i due provvedimenti per via di una circostanza piuttosto ovvia: il soldato che combatte al fronte è a rischio della vita. Se la sua eventuale diserzione o ammutinamento vengono puniti con il carcere, questo equivale a garantirgli la certezza della sopravvivenza. Qualsiasi pena detentiva diviene, quindi, in tal caso, un beneficio vero e proprio. Viene così meno il principio di deterrenza per atti che, in guerra, mettono in enorme pericolo la salvezza non solo dell’esercito, ma anche dell’intera comunità. Basti pensare a come finirono la Russia zarista o l’Impero austroungarico, crollati proprio a causa degli ammutinamenti. Si ricordi che a Caporetto la II Armata fu spazzata via anche a causa del disfattismo e delle idee pacifiste-socialiste che vi erano penetrate sobillando i militari alla diserzione e alla ribellione.

“Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie” scriveva Ungaretti.  Come noto, nel ’15-‘18 la vita al fronte era così precaria che i soldati meno coraggiosi, oltre a darsi alla macchia, erano soliti compiere atti di autolesionismo, sparandosi sugli arti, o provocandosi infezioni. Il carcere, il manicomio, l’ospedale, i lavori forzati, tutto sarebbe stato preferibile pur di portare la pelle a casa.

Per imporre la massima deterrenza verso tali fenomeni, da millenni, negli eserciti di tutto il mondo al soldato vile o insubordinato si è sempre garantita la certezza della morte. Terribile, certo, ma essenziale per la sopravvivenza della collettività.  

E’ molto difficile ammetterlo, ma la Grande Guerra fu vinta dal nostro Paese anche grazie a una disciplina inflessibile. Non è affatto vero che questa fu una caratteristica solo italiana dovuta al “dispotico sadismo del cattolicissimo generale Luigi Cadorna”, come diffuso da certa propaganda, in primis perché tale prassi era in uso in tutti gli eserciti belligeranti, in secundis perché sotto il comando del suo successore, il generale Armando Diaz, le condanne a morte non solo non diminuirono, ma furono proporzionalmente superiori a quelle comminate sotto Cadorna.

In Italia sono documentate 750 condanne alla fucilazione, eseguite dopo regolare processo, relativamente poche se raffrontate con i numeri del Regio esercito, composto da ben 5 milioni di uomini in armi. Per quanto possa essere politicamente scorretto ammetterlo, non si può negare che la pena capitale sia stata un male necessario che ha salvato un intero esercito e un intero Paese. Una triste sorte per pochi, un bene per molti.

Dopo il crollo del Muro di Berlino, lo Stato italiano, laico, ha deciso di stralciare la pena di morte dal Codice penale militare con un provvedimento che potrebbe anche essere reversibile in caso di una nuova guerra mondiale, così come la politica si adegua sempre alle necessità che via via si presentano.

Tuttavia, ci si aspetta che il Catechismo dia indicazioni al di là del tempo e della situazione geopolitica contingente, offrendo un faro morale assoluto ispirato alla Parola di Dio. Cassando in modo definitivo ogni ammissibilità della pena di morte, senza neppure accennare a particolarissime condizioni emergenziali, il Catechismo non solo si espone a obiezioni razionali difficilmente contestabili, ma precipita nel qui ed ora, dimostrandosi modificabile in base alla sensibilità del tempo.

Andrea Cionci

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Dall’Atanasio di Mostar a Henryk di Medjugorje

            

Introduzione

Diversi media hanno recentemente pubblicato la notizia che il vescovo in pensione di Varsavia-Praga e arcivescovo ad personam Henryk Hoser ha dato inizio al suo incarico di Visitatore Apostolico a Medjugorje. L’informazione stessa ha causato molte reazioni nel mondo virtuale. Ancora una volta, si è aperto uno scontro tra coloro che considerano le apparizioni di Medjugorje come verità assoluta e coloro che le considerano non autentiche. Insieme a questa notizia è stato pubblicato un altro articolo secondo cui il vescovo di Mostar-Duvno, Ratko Perić, in qualità di vescovo nel cui territorio si trova la parrocchia di Medjugorje, ha ricevuto l’arcivescovo Hoser e Luigi Pezzuto, nunzio apostolico in Bosnia-Erzegovina. Poiché egli ha espresso in questa occasione il suo rispetto per la decisione della Santa Sede, ha offerto all’arcivescovo Hoser la sua collaborazione, gli ha augurato l’abbondante aiuto di Dio nell’adempiere alla sua missione e ha poi ribadito in modo chiaro e inequivocabile qual è stata la costante posizione della Curia diocesana di Mostar, che non considera nessuna «apparizione», nessun «messaggio», nessun «segreto» e nessuna «pergamena» come autentici, compresi i primi sette o dieci giorni delle cosiddette apparizioni, le reazioni si sono trasformate in insulti e ostilità aperti.

Regina della pace o Regina dei disordini


Anche solo una rapida occhiata ai commenti fatti su alcuni dei portali più popolari, sia laici che religiosi, porta a concludere che in essi c’è pochissima compostezza e obiettività, e invece una grande quantità di sarcasmo, amarezza e insulti grossolani. Dal punto di vista laico, i toni in genere vanno dalla ridicolizzazione alla diffamazione di entrambe le parti, il che è comprensibile, in base all’approccio e alle credenziali dei commentatori. Tuttavia è molto triste osservare come sui cosiddetti portali religiosi, così come nei profili ufficiali e personali sui social network, il maggior numero di commentatori-credenti pronuncino insulti scandalosamente maleducati. A questo proposito, ciò che è particolarmente triste è il modo in cui i sostenitori delle apparizioni di Medjugorje, quelli che fanno facilmente riferimento alla Gospa di Medjugorje [cioè la Madonna] come Madre e Regina della Pace, assumono un atteggiamento così scomposto e intollerante da far gelare il sangue nelle vene a causa dei loro attacchi contro il vescovo Perić, che vanno dall’augurio che crepi, alle accuse di essere un agente del KGB, un materialista incallito e un non credente o addirittura Satana incarnato.

«Fra» Bože Radoš e il diavolo, ovvero l’amore verso i nemici alla luce della verità di Medjugorje


In questo contesto, molto scalpore ha destato in particolare un video, più precisamente un’accusa al vescovo Perić di non essere altro che il diavolo. Si tratta di un video postato sul profilo Facebook di Bože Radoš, che è ben noto ai sostenitori delle apparizioni di Medjugorje e che arbitrariamente si definisce «Fra» Bože Radoš. È un ex membro dell’Ordine francescano, che a causa della sua disobbedienza è stato dimesso 20 anni fa e sospeso da tutte le facoltà sacerdotali, ma tuttavia continua a indossare l’abito francescano e ad usurpare il ministero sacerdotale. Negli archivi del vecchio sito web delle diocesi di Mostar-Duvno e ​​Trebinje-Mrkan si legge: «Bože Radoš, congedato per decreto del Generale, il 28 febbraio 1998, confermato dalla Santa Sede il 23 marzo 1998, sospeso dal celebrare i sacramenti il ​​30 dicembre 1998. È illegalmente residente nel canonicato parrocchiale di Čapljina e svolge illegalmente il ministero in altri luoghi dell’Erzegovina».
I suoi attacchi contro il vescovo Perić non sono una novità, perché sono una costante delle sue attività pastorali illegittime, così come delle attività pastorali di alcuni altri (spesso dimessi e sospesi) francescani. Ciò può essere confermato, tra l’altro, dalla sua pubblicazione, scritta insieme agli altri «frati di Čapljina», dal titolo Il diavolo in Erzegovina. Pubblica accusa al vescovo Ratko Perić, che è un libretto pubblicato dall’Associazione di fedeli cattolici dell’Erzegovina «Mir i dobro» (Pace e bene) a Čapljina, nel 2002. Il contenuto del libretto è, giusto per informazione, tragicomico, mentre la «pace» e il «bene» non vi si ritrovano nemmeno in tracce.
Inoltre, a quale livello di manipolazione i «Frati» di Čapljina e alcuni altri «frati» della stessa mentalità e attività di «Fra» Bože sono disposti ad arrivare, lo si può vedere dal fatto che uno di loro in passato – «Fra» Stanko Pavlović – prima di essere dimesso dall’Ordine dei Frati Minori, osò fingere di essere un vescovo ed ebbe l’ardire di amministrare il sacramento della Confermazione ai candidati di Čapljina.
E’ bene aggiungere che «Fra» Bože Radoš è un ospite gradito in quei media che fanno molto per promuovere le cosiddette apparizioni di Medjugorje, e i suoi insulti contro il vescovo in questi contesti sono regolarmente presentati come coraggio e saggezza, e mai come arroganza e disobbedienza. Inoltre, a giudicare dalle sue frequenti apparizioni e attività su Facebook, non possiamo sottrarci all’impressione che, a causa delle sue numerose esibizioni e auto-promozioni, non abbia molto tempo per il rosario e il breviario.
Coerentemente con il suo modo abituale di offendere il vescovo nel modo più crudo, «Fra» Bože ha anche pubblicato il summenzionato video, che è stato visto oltre 30.000 volte dalla sua messa on-line, ha ricevuto oltre 250 commenti ed è stato condiviso circa lo stesso numero di volte. Va anche notato che «Fra» Bože ha un gran numero di seguaci, cioè che la maggior parte dei commentatori approva e supporta questo modo di esprimersi e gli insulti al vescovo Perić, e aggiunge i propri, allo stesso indirizzo. Tuttavia, grazie a Dio, c’è un buon numero di persone che esprimono il loro orrore di fronte a colpi così bassi, e ancor più ce ne sono di quelli che esprimono il loro profondo dolore per il fatto che una persona di Chiesa usi tale vocabolario, specialmente quando questo viene fatto da un «frate».

«Io sono per la pace, ma essi, appena parlo, sono per la guerra»


Ciò che vogliamo sottolineare qui è proprio questo tipo di brutto e crudo vocabolario che viene spesso usato da alcuni frati dell’Erzegovina e dai loro cloni ideologici per squalificare il vescovo Perić e chiunque non riconosca le apparizioni di Medjugorje. Ma, ancora di più, vogliamo anche sottolineare in modo autocritico che questo tipo di vocabolario provoca nervosismo e crudezza in coloro che sentono il bisogno di reagire a questo. In questa luce, siamo consapevoli che anche noi abbiamo oltrepassato il limite delle argomentazioni espresse con compostezza e siamo entrati nell’arena del ridicolizzare e sminuire «Fra» Bože e simili «frati», insieme a tutti coloro che sostengono le apparizioni di Medjugorje. Guardando agli altri in questa luce e guardando a noi stessi, possiamo osservare che questa Regina della Pace di Medjugorje è strana, così strana che lei annulla la sua stessa essenza, perché invece che per la pace, sembra che sia per la guerra. È simile a ciò che leggiamo nel salmo: «Troppo tempo ho abitato con chi detesta la pace. Io sono per la pace, ma essi, appena parlo, sono per la guerra» (Sal 120,6-7). E queste due parti probabilmente non sarebbero mai d’accordo su chi è il nemico della pace, chi parla di pace e chi è per la guerra.
Il tema delle apparizioni di Medjugorje dovrebbe, ovviamente, essere aperto a qualsiasi discussione, anche a quelle sarcastiche, perché, per sua natura, è qualcosa che non è affatto e non può mai essere considerato una credenza obbligatoria. Eppure in pratica risulta essere un’area molto pericolosa, della quale solo pochi, e raramente, osano parlare criticamente. Pertanto, è del tutto comprensibile perché alcuni dei «frati» erzegovinesi ricoprano di insulti il vescovo Perić o, come direbbero le Scritture: «La sua bocca era più dolce del burro, ma la guerra era nel suo cuore: le sue parole erano più morbide dell’olio, ma erano spade sguainate» (Sal 55,21). In questo modo, il comandamento dell’amore di Cristo verso i nostri nemici è completamente svalutato, ancor peggio è corrotto nella misura in cui si iniziano a odiare sia gli amici che i fratelli. Ci sembra che questo sia uno dei problemi fondamentali del fenomeno di Medjugorje e, in questa luce, ci permettiamo di ripetere, ancora una volta, che in tutto questo non vediamo alcuna ragione obiettivamente giustificata per chiamare la Gospa di Medjugorje Regina della Pace ma piuttosto colei che incita costantemente alla guerra.

Le colorite bugie di Medjugorje


In altre parole, gli argomenti del vescovo Ratko Perić e le prove indiscutibili fornite dall’ufficio della Curia di Mostar durante tutto il tempo delle apparizioni sono completamente accettabili per noi, poiché indicano chiaramente che le apparizioni di Medjugorje sono una semplice menzogna e manipolazione delle masse. Pertanto, è abbastanza comprensibile che, durante il suo incontro con l’arcivescovo Hoser, il vescovo abbia presentato pubblicamente e chiaramente la sua posizione, anche se sa che colui che è stato nominato Visitatore Apostolico è per il momento completamente schierato con i francescani e ha accettato senza dubbio solo la loro versione dei fatti, mentre di fronte a un bel po’ di frutti negativi di Medjugorje sta semplicemente chiudendo gli occhi. Pertanto, riteniamo necessario esaminare alcune delle cose particolarmente evidenti emerse in questi giorni, per tentare di interpretarle in un modo che appaia ragionevole.
Prima di tutto, vogliamo dire che abbiamo già affrontato la questione della credibilità delle cosiddette apparizioni di Medjugorje nel testo intitolato Gli Zeloti di Medjugorje, o come la «Gospa» contraddice la Madonna [croatoinglese] e che non c’è bisogno di aggiungere qualcosa a questo. La grande quantità di prove presentate dall’ufficio della Curia di Mostar porta semplicemente alla conclusione che il fenomeno di Medjugorje è una fabbricazione, quindi qualsiasi ulteriore discussione su questo sarebbe interessante solo se qualcuno fosse in grado di smentire queste prove. Insieme a questo, vogliamo solo sottolineare qui che il lavoro svolto finora dall’arcivescovo Hoser riguardo a Medjugorje ci sembra che sia stato assolutamente imperfetto, perché ha fatto il lavoro che gli è stato affidato in modo superficiale, prevenuto e poco serio. Ne abbiamo già parlato nei testi: Il fanatismo di Medjugorje e l’inviato papale arcivescovo Hoser e Con quale autorità l’arcivescovo Hoser proclama Medjugorje santuario? Anche riguardo a questi testi non sentiamo alcun bisogno di aggiungere o cancellare nulla. Tuttavia, sentiamo di dover commentare alcune nuove circostanze, che sono principalmente incentrate sul vescovo Perić, l’arcivescovo Hoser e papa Francesco, o sulla Santa Sede, come attori principali.
Ci poniamo la domanda: come si può comprendere correttamente la decisione della Santa Sede di nominare un visitatore apostolico e quindi, probabilmente, sollevare completamente il vescovo Perić dalla sua giurisdizione sulla parrocchia di Medjugorje? Anche se il mandato dell’arcivescovo Hoser è stato assegnato ad nutum della Santa Sede, e sebbene sia esclusivamente di carattere pastorale, non crediamo che, con questa nomina, al vescovo Perić sia lasciata una qualche autorità per amministrare quella parrocchia, che, de facto, diventa una parrocchia sotto la giurisdizione della Santa Sede. Questo potrebbe sembrare ingiusto verso il vescovo Perić, anche come un segno di declassamento e di critica, ma in realtà non deve essere così.
Prima di discutere cosa intendiamo con questo, vorremmo dire alcune parole sul vescovo Ratko Perić e su come vediamo il suo ruolo nel contesto del fenomeno di Medjugorje.

Il ruolo del vescovo Perić nel fenomeno di Medjugorje


Il vescovo Perić e i suoi più stretti collaboratori, così come il suo predecessore, il vescovo Žanić e i suoi collaboratori, hanno fatto molto per rivelare le menzogne ​​di Medjugorje, anche se molto lentamente. Mentre c’è ancora un numero molto più grande di coloro che accettano senza dubbio le apparizioni di Medjugorje come credibili, non si deve ignorare il fatto che molti stanno facendo sempre più domande e arrivano a una delle due conclusioni: che si tratti di una semplice manipolazione, oppure che non si tratti delle apparizioni della Madonna, ma di apparizioni del diavolo, come direbbe «Fra» Bože. Tuttavia, questa volta non nella persona del vescovo Perić, ma di «colui che divide», dalla testa ai piedi.
In questa luce, il ruolo del vescovo Perić e dei suoi più stretti collaboratori è lodevole, perché essi hanno dimostrato un’incredibile forza e fedeltà nella difesa dell’ortodossia, mentre i sacrifici e gli insulti che hanno dovuto sopportare e continuare a sostenere confermano il loro livello di preoccupazione nel difendere la Madre di Dio e la Madre della Chiesa dalla Regina della Pace di Medjugorje, che sta diffondendo turbamento attorno a sé. Per noi quindi, come abbiamo già detto in un precedente testo [croatoinglese], il vescovo Perić, a causa della sua chiarezza e forza, è simile a sant’Atanasio, che in difesa della vera fede dovette fuggire in esilio cinque volte a causa degli attacchi degli eretici ariani del suo tempo. Ancor meglio, a lui appartiene il titolo di «Atanasio di Mostar», attribuitogli per le stesse ragioni dal presidente della Conferenza episcopale croata, l’arcivescovo Želimir Puljić.
Queste parole di lode all’Atanasio di Mostar e ai suoi collaboratori non sono un segno di piaggeria o adulazione. Al contrario, è nostra ferma convinzione che essi meritano questo riconoscimento per i loro veramente grandi sacrifici, dato che spesso vengono lasciati soli a lottare per la vera fede contro tutti gli altri. E non solo con la sfida di Medjugorje, ma anche in molti altri campi, come la lettera circolare del vescovo Ratko Perić del 22 ottobre 2016, con il titolo: «Un promemoria ai confessori» [presentazione in italiano], in cui, unico vescovo di lingua croata, fornisce istruzioni chiare e ortodosse nell’interpretazione dell’esortazione di Papa Francesco Amoris laetitia, senza le esitazioni e i timorosi silenzi o attese che hanno avuto la maggioranza dei vescovi nel mondo. Siamo certi che tale chiarezza riguardo agli insegnamenti originali della Chiesa e il coraggio nella loro difesa sono stati largamente raggiunti dal vescovo Perić nella sua già citata battaglia con Medjugorje.
Tuttavia, vogliamo sottolineare che proviamo un certo rispetto, e forse persino un sentimento di apprezzamento, verso quei francescani che sono pronti a difendere la Gospa di Medjugorje con tutte le loro forze, perché in tutta questa storia stanno anche subendo umiliazioni e innumerevoli colpi (ma è anche vero che loro stessi ne sono regolarmente responsabili). A noi, sembrano semplicemente fanatici pronti a morire per la loro verità. Eppure, tutto questo non è qualcosa che possa essere facilmente ignorato, indipendentemente dal fatto che siamo convinti che la loro verità sia in realtà una semplice bugia. Tuttavia, anche se sono pronti a cadere nelle più basilari forme di disobbedienza, riteniamo che tali azioni da parte loro siano più comunemente derivate da una solida convinzione di agire correttamente.
Ancora una volta, torniamo al problema dell’amore cristiano e ancor più all’amore verso i nemici, perché la storia di Medjugorje mostra uno scandaloso livello di intolleranza, che oscura così il volto misericordioso del nostro Maestro e il cuore tenero di sua e nostra Madre e, di conseguenza, gli eventi attorno a Medjugorje appaiono agli osservatori esterni come un circo. E poi, questo paradigma di Medjugorje, purtroppo, viene copiato in molti altri settori della Chiesa, facendo così perdere alla Chiesa la reputazione, la credibilità e il valore della sua missione.
Desideriamo sottolineare ancora una volta che la responsabilità di una tale situazione non dipende dal vescovo Perić e dai suoi collaboratori, come spesso è asserito dai sostenitori delle apparizioni di Medjugorje, ma solo da coloro che hanno dato inizio alle bugie, coloro che hanno perseverato in queste bugie e attraverso la manipolazione dei media hanno permesso che queste si diffondessero in tutto il mondo. Poiché è il vescovo responsabile della parrocchia di Medjugorje, il vescovo Perić ha dovuto reagire a tali menzogne ​​a causa del suo ministero, e sosteniamo che ha fatto esattamente ciò che ci si aspetterebbe da qualsiasi vescovo della Chiesa cattolica.
La nomina dell’arcivescovo Hoser a Visitatore Apostolico ha poi declassato il vescovo Perić; e l’aver scelto una persona che accetta senza riserve le apparizioni di Medjugorje lo ha umiliato; e l’intervento diretto della Santa Sede ha squalificato tutti i suoi sforzi verso la verità; e tutto ciò ha avuto luogo un anno e mezzo prima del suo ritiro regolare per allontanarlo deliberatamente dalla scena pubblica così da preparare il terreno a un nuovo vescovo che sia sostenitore delle apparizioni di Medjugorje. Il tempo dirà se le cose stanno così. Tuttavia, a noi sembra che le cose potrebbero evolvere molto rapidamente in una direzione gradita al vescovo Perić.

Il fenomeno di Medjugorje tra l’Atanasio di Mostar e Henryk di Medjugorje


Innanzitutto, bisogna essere onesti e ammettere che, in sostanza, il vescovo Perić (non a causa di una sua responsabilità o di eventuali omissioni da parte sua) è stato solo nominalmente vescovo della parrocchia di Medjugorje. Parimenti, bisogna essere onesti e ammettere che non tutti i frati di Medjugorje hanno ostacolato la giurisdizione dell’Ufficio della Curia di Mostar. Tuttavia, in linea di principio e in considerazione delle intricate circostanze, si può dire che i frati di Medjugorje hanno guidato la parrocchia come hanno voluto, senza riconoscere l’autorità del vescovo e senza rispettare le sue decisioni. E spesso non hanno rispettato nemmeno l’autorità e le decisioni del Generale dell’Ordine e l’autorità e le decisioni della Santa Sede.
Tra l’altro, questa affermazione può essere comprovata dal fatto che con l’esplicita o tacita benedizione dei francescani, senza alcuna previa conoscenza e approvazione dell’Ordinario del luogo, sono nate molte comunità di carattere sospetto, dal Nucleo Centrale legato all’attuale movimento New Age dell’ex iniziatore e cervello dell’«operazione Medjugorje», «Fra» Tomislav Vlašić, fino ad una serie di altre comunità religiose, carismatiche e caritatevoli non riconosciute, considerate pericolose per la comunione ecclesiale.
Lo stesso vale per l’acclamato Festival Internazionale della Gioventù – lo Mladifest, che si tiene ogni anno dal 1° al 6 agosto, al quale affluiscono decine di migliaia di esaltati pellegrini di Medjugorje, anche se probabilmente nessuno di loro sa da quale tipo di evento blasfemo si sia sviluppato, ragion per cui non potrebbe avere il sostegno di nessuno dei vescovi del mondo. I suoi fondatori e gli organizzatori, naturalmente, non hanno bisogno di tale sostegno, perché lo trovano nelle vaste folle che vi partecipano, che non chiedono altro che di sentire qualcosa in quell’oasi di pace. L’evento a cui ci riferiamo è legato a una presunta rivelazione della Gospa di Medjugorje del 1984, in cui la Gospa informava i veggenti di essere nata il 5 agosto e che proprio in quell’anno, in quella data, avrebbe celebrato i suoi 2.000 anni. Entusiasti di questa rivelazione, i veggenti, secondo la testimonianza della veggente Marija Pavlović, decisero di preparare una grande torta di compleanno per la Gospa, decorata con candeline e molte rose di zucchero, e di portarla sulla collina delle apparizioni. La Gospa fu così toccata da questo regalo di compleanno che prese persino una delle rose di zucchero che le era stata offerta spontaneamente da uno di loro. Su una tale bizzarra mescolanza di naturale e soprannaturale, da cui è nato lo Mladifest, non c’è nulla da aggiungere, tranne che il vescovo Perić non approverebbe un’attività così pagana neanche morto. Ma ovviamente nessuno gli ha mai chiesto di farlo.
La nostra intenzione nel sottolineare tutto questo è di mostrare come in realtà le mani del vescovo Perić fossero legate, cioè, come contro una tale macchina di propaganda, capace di trasformare, senza scrupoli, un vescovo coscienzioso in un mostro, non avesse alcuno spazio di manovra per un’amministrazione regolare di Medjugorje. Proprio per questa ragione crediamo che le cose ora, e non solo in senso pastorale, si muovano nella giusta direzione.
Anche se l’arcivescovo Hoser nella sua precedente visita a Medjugorje non ha notato nessuna delle cose che abbiamo detto, ma al contrario ha fornito un sostegno senza riserve ai francescani, nella misura in cui dopo soli tre giorni a Medjugorje si è identificato con loro rivolgendosi ai fedeli con il saluto «Noi Medjugorjani», siamo convinti che presto comincerà a cambiare idea. Infatti, non appena i problemi pastorali lo costringeranno a compiere la minima mossa che non sia accettabile per i francescani e il settarismo diffuso, incontrerà ostruzionismo e opposizione. Ecco perché pensiamo che la nomina di un visitatore apostolico, e specialmente di un tale visitatore apostolico, sia un atto dello Spirito Santo, perché le intenzioni di molti cuori saranno rivelate attraverso di lui.
Inoltre, dato che il fenomeno di Medjugorje esiste per provocare tensione o la creazione dell’impressione generale che tutti coloro che credono nelle apparizioni di Medjugorje, specialmente i (disobbedienti) francescani erzegovinesi, siano martiri perseguitati a causa della cattiva coscienza e della malevolenza del vescovo Perić, la nomina di un visitatore apostolico farà quindi cessare la causa di tutte queste ingiustizie. Quindi, sarà interessante osservare cosa accadrà.

La nomina di un visitatore apostolico: un errore o una decisione saggia della Santa Sede?


Prevediamo che questo sarà l’inizio della fine dell’interesse delle masse per la destinazione di Medjugorje e quando le fonti di questo turismo religioso si prosciugheranno ci aspettiamo che anche i francescani stessi abbandoneranno la Regina della Pace. Inoltre, poiché i veggenti sono già nei loro anni maturi, è prevedibile che, dopo la loro morte, anche la sola menzione delle apparizioni non sarà abbastanza interessante, perché i pellegrini avranno appreso che la Gospa appariva su richiesta e che lei era così premurosa che posticipava persino il momento prestabilito, secondo i bisogni mutevoli dei clienti.
Certo, bisogna anche essere preparati a uno scenario di tentativi di continuare a tenere in vita la favola di Medjugorje, perché la secolare intraprendenza dei francescani potrebbe trovare nuove modalità, ad esempio, di provocare tensioni con la Santa Sede, secondo il metodo già collaudato e di successo, se e quando i rapporti con l’arcivescovo Hoser diventassero tesi. Oppure potrebbero pregare la Gospa perché conceda la grazia a dei nuovi arrivati, cosicché inizi ad apparire ad altri che facciano in modo che le apparizioni continuino di generazione in generazione. Ci aspettiamo che la decisione finale verrà presa solo dopo che avranno considerato attentamente ciò che a loro conviene di più.
In questa luce, è bene menzionare le parole di Henryk di Medjugorje prima della sua partenza dalla Polonia, cioè prima di venire a Medjugorje e iniziare il suo ministero come visitatore apostolico, sulla questione della mafia che fiorisce a Medjugorje, in particolare quella di Napoli, come da lui sottolineato. Non dubitiamo che la mafia abbia veramente trovato il suo posto a Medjugorje, eppure ci chiediamo: chi ha aperto loro le porte e chi le tiene ben aperte? Inoltre, temiamo che la mafia menzionata dall’arcivescovo Hoser sia solo un bambino prematuro rispetto ad un’altra, nascosta nell’involucro carismatico-caritatevole, che mons. Željko Majić, il vicario generale della diocesi di Mostar-Duvno, come persona ben informata, menziona nel suo acuto e interessante articolo intitolato: Razlikovati pšenicu od kukolja (Distinguere il grano dalla zizzania). Se questa mafia ha preso alla gola influenti dignitari vaticani di alto rango, che hanno il potere e l’interesse di chiamare bugie la verità, forse il tempo lo dirà, ma molti piccoli ciottoli lanciati lungo la strada portano a quella fonte oscura.
Per non sbagliare, qui sottolineiamo chiaramente che non stiamo pensando a papa Francesco o all’arcivescovo Hoser, ma piuttosto intuiamo che un futuro prevedibile mostrerà che la decisione del papa è molto più saggia e molto più profonda di quanto possa sembrare in questo momento. Cioè, a noi, come osservatori, mancano molti pezzi per completare il mosaico, mentre lui ha un quadro completo o almeno più completo e, in questa luce, sa perché sta facendo quello che sta facendo. Potremmo dire che l’ingenuo e inoffensivo Henryk di Medjugorje è ideale per servire allo scopo del papa nel realizzare ciò che intende, lontano dalle luci delle telecamere.
Questa conclusione può essere sostenuta dal fatto che il papa ha ripetutamente, in modo diretto e sarcastico, parlato pubblicamente delle apparizioni di Medjugorje, come menzionato da mons. Željko Majić nel suo articolo. Così, il 14 novembre 2013, nella sua omelia mattutina durante la Messa, ha detto: «Io conosco un veggente, una veggente che riceve lettere della Madonna, messaggi della Madonna. Ma, guarda, la Madonna è madre! E ama tutti noi. Ma non è un capo ufficio della posta, per inviare messaggi tutti i giorni». E il 9 giugno 2015, sempre nell’omelia dell’Eucaristia mattutina, ha detto: «Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio? E vivono di questo». Che questa affermazione non sia stata detta in modo spericolato, ma piuttosto meditato, si può vedere nel fatto che l’ha ripetuta quasi per intero tre anni e mezzo dopo, il 13 maggio 2017, quando ha detto: «Preferisco la Madonna come madre, nostra madre, non la Madonna capo dell’ufficio telegrafico, che invia messaggi ogni giorno alla tale ora. Questa non è la madre di Gesù. E queste presunte apparizioni non hanno valore. Questo lo dico come opinione personale». Insieme a questo, si dovrebbe aggiungere un estratto della sua conversazione con l’Unione dei Superiori Generali il 25 novembre 2016, quando ha detto: «Questa moda della Madonna come una superstar, che come protagonista si pone al centro, non è cattolica» (L’Osservatore Romano, 10.2.2017, p. 4). Anche se in nessuna di queste affermazioni il papa ha menzionato esplicitamente Medjugorje, dal contenuto dei messaggi e dalle circostanze delle apparizioni di Medjugorje, è più che ovvio che si riferiscono ad esso [nota del traduttore: in realtà, il 13 maggio 2017 il papa ha detto nella maniera più chiara ed esplicita che si riferiva a Medjugorje].
Giungiamo a questa conclusione anche per il fatto che il papa ha nominato l’arcivescovo Hoser ad nutum Sanctae Sedis, il che significa che il suo ministero può durare anni, ma che può in qualsiasi momento, appena la Santa Sede lo decida, anche cessare. Ciò significa che l’arcivescovo Hoser non sarà nelle condizioni di prendere facilmente iniziative di comune accordo con i francescani, cosa che probabilmente vorrebbe fare con tutto il cuore in questo momento, ma, prima di agire, dovrà pensare se le sue mosse saranno gradite al papa, tenendo sempre presente che il papa non vede il fenomeno di Medjugorje con gli stessi occhi di Hoser. Inoltre, il papa ha ulteriormente limitato il suo ministero, avendo stabilito che è puramente pastorale, come affermato nel comunicato stampa dell’Ufficio stampa della Santa Sede del 31 maggio 2018, e ha quindi chiarito che non deve più lasciarsi andare ad affermazioni al di fuori di questo contesto, come ha invece fatto in precedenza.

A mo’ di conclusione


Detto questo, crediamo veramente che la decisione del papa sia molto più saggia e di vasta portata di quanto sembra ora, e che, in quanto tale, equilibri sia il lato dottrinale che quello pastorale del fenomeno di Medjugorje. In altre parole, sembra che papa Francesco abbia aperto un nuovo capitolo, forse finale, di Medjugorje, che esteriormente potrebbe sembrare andare a favore dei sostenitori delle apparizioni di Medjugorje, facendo presagire il riconoscimento di Medjugorje come santuario, il che appare anche come un declassamento del vescovo Perić e un netto rifiuto di tutto ciò che egli ha fatto negli ultimi decenni. Ma è possibile che, in realtà, attraverso le facoltà sufficienti ma molto limitate date all’arcivescovo Hoser, stia solo cercando di creare una situazione ordinaria e regolare a Medjugorje, sapendo bene che l’interesse per il fenomeno di Medjugorje sarà significativamente ridotto, con i fiumi di quei pellegrini che sono alla ricerca di miracoli più che di Dio, così come in tutti quei potenti gruppi di ambito carismatico-caritatevole di gola spirituale, i cui motivi di esistenza cessano nel momento in cui l’interesse per i loro «prodotti» diminuisce.
Che noi si sia visto giusto o meno, desideriamo comunque esprimere al vescovo Perić la nostra profonda gratitudine per la sua perseveranza nella vera fede, al tramonto del suo ministero episcopale, parafrasando le parole della Sacra Scrittura: Hai combattuto la buona battaglia; hai (quasi) terminato la tua corsa (episcopale), hai conservato la (tua e nostra) fede! (2 Tim 4,7). Con ulteriore gratitudine a lui e ai suoi collaboratori, aggiungiamo: Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione (2 Tim 4,8).

Di Snježana Majdandžić-Gladić, 29 luglio 2018, tradotto dal croato, Vjera i djela (La fede e le opere, portale di teologia cattolica)
Di più:

https://www.vjeraidjela.com/dallatanasio-di-mostar-a-henryk-di-medjugorje/

Cardinale Schönborn: La Chiesa ha "riconosciuto ufficialmente i buoni frutti di Medjugorje”


Per la prima volta nella storia delle presunte apparizioni di Medjugorje, l'annuale Festa della Gioventù (dal 1° al 6 di agosto) è iniziato con una Messa celebrata dal nunzio apostolico di Bosnia e Herzegovina, arcivescovo Luigi Pezzuto.

Le date del festival risalgono a una [falsa] rivelazione di Medjugorje secondo cui Nostra Signora sarebbe nata il 5 agosto dell'anno 16 a.C. [e pertanto avrebbe avuto 9 anni quando Cristo nacque nel 7 a.C.].

Il cardinale pro-gay di Vienna Schönborn ha inviato i suoi saluto alla Festa di quest'anno.

Secondo lui, la nomina da parte di papa Francesco di un inviato permanente a Medjugorje è "segno di grande apprezzamento e riconoscimento". La Chiesa ha "riconosciuto ufficialmente i buoni frutti di Medjugorje”, ha aggiunto.

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LA CHIESA DI SAN BERNARDINO


XXIV - Omaggio alle chiese natie: San Bernardino. Seminascosta da un maestoso "Cedrus deodara", la chiesa di San Bernardino da Siena, è la chiesa del seminario arcivescovile, e quindi non ha mai avuto una funzione parrocchiale 
di Francesco Lamendola  

Il discorso sulla crisi delle vocazioni è molto complesso e ci porterebbe lontano; pure, è giusto e doveroso dedicarvi almeno qualche riflessione. Tanto per cominciare, parlar di crisi delle vocazioni, come si faceva quaranta o cinquant’anni fa, è decisamente riduttivo: non ci troviamo di fronte a una semplice crisi, perché la crisi è un evento drammatico ma temporaneo; ci troviamo di fronte, molto probabilmente a una tendenza strutturale della società moderna, a una tendenza costante e, forse, irreversibile, la quale sta raccogliendo quel che ha sempre seminato: incredulità, materialismo, irreligiosità, consumismo, idolatria del mondo, dei suoi miti (anche politici), dei suoi pseudo valori.

 Se è chiaro, da un lato, che nella società secolarizzata non esistono più le condizioni perché un giovane sia incoraggiato a seguire la sua vocazione religiosa, e le famiglie siano indotte a sostenerlo nella sua scelta, dall’altro ci sembra si possa dire che la peggior risposta possibile a questo stato di cose consiste nell’inaugurare la stagione dei saldi di fine stagione, vendere a prezzi stracciati la merce della fede e reagire al distacco degli uomini dal sacro, togliendo il sacro e laicizzandolo perfino più di quanto non pretendano di fare i nemici della Chiesa. Mettiamoci nei panni di un giovane dei nostri giorni. Per il tipo di società in cui vive, per la famiglia da cui proveniente, per l’educazione che ha ricevuto, per gli amici ha frequentato, per i film che ha visto e per i libri che ha letto, i casi sono due: o è diventato un perfetto deficiente, un prono adoratore del consumismo, un individualista di massa che biascica le giaculatorie del politicamente corretto, sì all’accoglienza, no al razzismo, Vade retro Salvini, eccetera (e il merito di averlo ridotto così va tutto, o quasi tutto, alla generazione degli adulti, insulsi e banali come lui), oppure, caso ovviamente più raro, anzi quasi miracoloso, ma non infrequente, ha sviluppato gli anticorpi contro l’idiozia sociale programmata, si è formato una propria coscienza, ha difeso la propria anima, e allora potrà essere e diventare qualsiasi cosa, ma non l’ennesimo cagnolino scodinzolante del sistema di menzogne in cui viviamo. Sarà generoso, appassionato, affamato e assetato di verità, di giustizia, di Parole di vita terna. Forse sarà arrivato a Gesù Cristo per una strada tutta sua; ma se pure avesse avuto un’educazione cattolica, l’avrà ripensata, si sarà guardato intorno, avrà fatto le sue deduzioni e si sarà accorto che qualcosa non torna, che i conti sono tutt’altro che in ordine e che, per dirla tutta, la Chiesa non è affatto quel che dovrebbe essere, quello che era ed è sempre stata, ma che è diventata una cosa nuova, ibrida, indefinibile, una gelatina che chiunque può stirare o accorciare secondo i propridesiderata, ma che, nel complesso, si trova in ostaggio di un clero eretico e apostata, che ha tradito, scientemente o meno, la propria vocazione, per farsi servitore e annunciatore di questo mondo (bella novità: lo fanno già, da almeno tre secoli, i laicisti e i nemici dichiarati dalla Chiesa: non si sentiva proprio la mancanza di questi adulatori tardivi, che si presentano festanti a tempo scaduto e a tavola ormai da anni sparecchiata). In lui vi è un fortissimo bisogno di raccoglimento, interiorità, spiritualità: non gl’interessa, né sa che farsene, di una chiesa che sia una brutta scimmiottatura del mondo, di una Messa che somiglia una kermesse, di un catechismo che si può cambiare in qualsiasi momento, di una pastorale che si riduce ad approvare tutto, a benedire tutto, anche il peccato, anche il male. Un giovane come quello che abbiamo delineato non sa che farsene di un monsignor Sosa che dice di non sapere cosa disse Gesù, perché all’epoca non c’erano i registratori: sono discorsi storicisti e razionalisti vecchi di tre secoli, sanno di muffa, altro che novità; via, nella spazzatura! E non sa cosa farsene di monsignor Paglia, che ha affrescare il duomo di Terni con una apoteosi del peccato e dei peccatori, tutti portati in Cielo senza conversione, né pentimento, né riparazione: via, robaccia di bassa lega, merce avariata, ammuffita e rosa dai vermi! Né sa cosa farsene di monsignor Galantino, che parla sempre e solo dei migranti, del loro diritto all’accoglienza, e che definisce lo scisma protestante un dono dello Spirito Santo: anche lui è in ritardo di cinque secoli, tanto valeva farsi luterani nel 1500; oggi è ridicolo, per non dir penoso. E meno di tutto sa che farsene di un papa che non fa il papa, che fa l’antipapa; che non incoraggia e non rafforza la fede, ma la mina e la mette in crisi; che non dà certezze ai fedeli, ma instilla continuamente dubbi; che passa il tempo a dir male dei cattolici, a insultare le loro credenze, e a cambiare a suo talento la dottrina, e intanto si profonde in lodi, dichiarazioni di stima e genuflessioni per tutti i peggiori nemici della Chiesa e della morale cristiana: per una signora che ha procurato personalmente migliaia di aborti, per un giornalista che da sempre capeggia il partito massonico, per gli imam che non sanno neppure cosa sia il terrorismo islamico, tanto sono pacifici e bene intenzionati verso i cristiani, si vede che li milioni di cristiani perseguitati a morte e costretti a fuggire dalla Siria, dall’Iraq e da altri Paesi sono un’invenzione dei fondamentalisti cattolici, una fisima dei conservatori.

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L'imponente ingresso del seminario (o piuttosto ex seminario) di Udine.

No, di tutta questa gente, di questi discorsi, di questi esempi, un giovane che si senta spinto a entrare in semiario, oggi, per amore di Gesù, per servite il Vangelo e diffonderlo nel mondo, non sa  cosa farsene: anzi, li detesta addirittura. Di questo sentimento abbiamo le prove, avendone parlato con numerose persone. A un giovane prete abbiamo chiesto che ne pensa di Bergoglio; ha risposto: Quando lo vedo alla televisione, provo un fastidio fisico e devo spegnere o cambiar canale. Anche se i mass media ci dipingono una realtà completamente diversa, anche se per L’Avvenire e Famiglia Cristiana questo è il papa migliore della storia, e vorrebbero farlo santo subito, ancora in vita, e già gli tributano un culto come se lo fosse, la realtà è che moltissimi cattolici, e anche un certo numero di sacerdoti, non lo sopportano più: non sopportano di vedere la sua faccia, di udire i suoi discorsi, quel suo tono di provocazione e di sfida, quel suo perverso gusto di scandalizzare, di turbare, di confondere. Non lo percepiscono come il buon pastore, ma come un lupo travestito da pastore. Sanno perché è stato eletto e da chi è stato eletto, e per fare cosa; vedono che sta facendo quel che gli è stato prescritto di fare, e ne sono inorriditi. Vedono chiaramente che costui sta distruggendo la Chiesa, sta polverizzando l’opera di duemila anni di storia, e che è stata scritto col sangue e coi sacrifici di generazioni e generazioni di santi, di vergini, di mistici e di martiri. Certo, non sta facendo tutto da solo: la situazione era matura per vibrare il colpo.

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Come un divo del cinema? A molti cattolici ormai la sua faccia dà solo fastidio.

Ora possiamo riconoscere almeno tre forze che concorrono a distruggere la Chiesa. La prima è la forza della secolarizzazione, che è passata dalla società profana al clero e soprattutto ai teologi, e che, attraverso i teologi, e facendo leva sulla loro superbia intellettuale, ha gettato la confusione e lo sconforto dentro il popolo cristiano, abbassando la prospettiva dell’altro mondo alle dimensioni di questo mondo, riducendo le verità eterne a verità storiche, la fede nella vita eterna in una fede nella vita presente. La seconda forza è la massoneria ecclesiastica, una cui importante diramazione è la lobby gay del Vaticano: un piccolo ma potentissimo gruppo di cardinali, vescovi e superiori di ordini religiosi, che hanno il compito di distrugger dall’interno la morale e la dottrina. La terza forza è data dal conformismo, dall’insipienza, l’opportunismo e l’ambizione di tutti quei personaggi, grandi e piccoli, consacrati e laici, che assecondano il colpo di mano dei gesuiti, per conservare le loro poltrone, le posizioni di potere e le carriere. Tuttavia il nostro giovane si chiede che senso abbia seguire Gesù, per imitare le cose più discutibili di quaggiù. Edonismo per edonismo, non è meglio la discoteca del seminario?...
estsratto da:

                             XXIV - Omaggio alle chiese natie: San Bernardino

di Francesco Lamendola


Vaticano, ufficio di collocamento anti-suicidi. Vademecum per Bergoglio

Il Papa: “Suicidi, dipendenze e uscita verso la guerriglia sono le tre opzioni che i giovani hanno oggi, quando non c’è lavoro”

Suicidi, dipendenze e uscita verso la guerriglia sono le tre opzioni che i giovani hanno oggi, quando non c’è lavoro”. La frase, non è uscita dalla bocca di un indefesso marxista  antagonista del turbocapitalismo, da un discepolo di Sigmund Freud o da un operatore del Sert, bensì da papa Francesco. Mercoledì 1 agosto scorso durante un discorso a braccio tenuto in occasione dell’incontro con i partecipanti al corso European Jesuits in Formation, Bergoglio ha precisato che "i giovani senza lavoro hanno solo tre opzioni: suicidio, cocaina o arruolamento nell'isis".
Prima della clamorosa rivelazione del capo della chiesa, ci avevano fatto credere che il suicidio è il gesto autolesionistico più estremo tipico delle persone affette da  disturbi mentali e psichiatrici; che il tossicodipendente si droga per inquietudine, smarrimento, solitudine, noia e incapacità di dare un senso alla vita; che i giovani che si arruolano nel califfato lo fanno per servire la causa di Allah, sconfiggere gli infedeli e soprattutto, in caso di morte, per accompagnarsi nell'aldilà con 72 vogliose vergini.
Generalmente si dice che alle parole devono seguire i fatti. Se come ha detto il capo della chiesa, la radice di tutti i mali è la disoccupazione, non sarebbe cosa buona e giusta che trasformasse il vaticano da ufficio catechistico a ufficio di collocamento e le chiese da casa di Dio ad agenzia di lavoro? Drogati e suicidi cesserebbe, lo stato islamico sparirebbe, e la terra troverebbe pace. Grazie papa Francesco.

 di Gianni Toffali
http://www.affaritaliani.it/cronache/vaticano-ufficio-di-collocamento-anti-suicidi-vademecum-per-bergoglio-554746.html?ref=rss

Le parole di Bergoglio e il sogno di don Bosco... Il futuro della Chiesa è nell'Eucaristia e in Maria!

Amici, un articolo di qualche mese fa che non conoscevo e che, penso, valga la pena riproporre perchè assolutamente attuale...

Il portale canadese di lingua francese Radio-Canada.ca riporta un'intervista con il vescovo di Rouyn-Noranda, mons. Dorylas Moreau, il quale riferisce nei termini che seguono la risposta che gli sarebbe stata data da papa Francesco a una sua preoccupazione circa la mancanza di sacerdoti nelle piccole comunità: «Senta, Lei dimentica due cose: il futuro della Chiesa è più attorno alla parola di Dio che attorno all'Eucaristia"». Per la parola di Dio, prosegue l’arcivescovo riportando il pensiero del Papa, «non c'è necessariamente bisogno di sacerdoti per esprimerla e metterla in opera nei nostri ambienti». Il Papa, secondo mons. Moreau, avrebbe «insistito molto sulle opere di misericordia. Ma questo è nuovo, è fare il bene, prendersi cura dei poveri, essere aperto sul piano della giustizia, ecc. E questo che darà la testimonianza della Chiesa».

Questa è una notizia per la quale attendiamo con viva ansia un'immediata smentita o una precisazione da parte di chi di dovere. Da queste parole, infatti, potrebbe sembrare che il Papa veda, nel futuro della Chiesa, l’Eucaristia passare in secondo piano per mettere al centro incontri di preghiera per ascoltare la parola di Dio. Il sacrificio eucaristico, vale a dire la Messa, finirebbe poi per scomparire del tutto, poiché molti penserebbero che ciò favorisce un cammino comune con i protestanti. Questo è del resto ciò che fanno non pochi cattolici in Germania, che vanno a domeniche alterne alla Santa Messa e alla funzione luterana, quasi che una valesse l’altra. In entrambe, così essi pensano, i fedeli cristiani si riuniscono per ascoltare la parola di Dio.

Non è buona cosa che dalla bocca del Papa escano tali “profezie”, quasi che tutto questo fosse ineluttabile, e dopo tutto quasi accettabile.

Vale la pena quindi ribadire che la Santa Messa, riproposizione incruenta della Passione e della morte in Croce di Nostro Signore Gesù Cristo, è il centro della vita del cristiano, e non è sostituibile, quanto a valore, da un ascolto qualsiasi della Parola di Dio o incontro di preghiera, e ciò vale e varrà sempre, indipendentemente dal numero di sacerdoti che operano tra i fedeli.

Per una completa e vera testimonianza cristiana non è sufficiente neppure la sola carità verso il prossimo - sarebbe solo ed esclusivamente una testimonianza umana - giacché essa deve essere compiuta in comunione con il sacrificio redentivo di Cristo.

Essa infatti non sostituisce né la Santa Messa né la preghiera, poiché il Primo Comandamento è l'amore per Dio, seguito da quello che esige l'amore per il prossimo, il quale rappresenta la naturale e immediata conseguenza - ma solo una conseguenza – del vero amore che abbiamo per Dio con tutto il nostro essere. Così come non c'è amore per Dio se non si amano i fratelli, egualmente non c'è amore per i fratelli se al centro della nostra vita non c'è Dio, e se manca la celebrazione eucaristica che ripropone il supremo atto di amore e di misericordia di Gesù Cristo, Dio fatto uomo. Infatti è proprio dal nutrirsi del Corpo e del Sangue del Signore che riceviamo la forza, tra l’altro, per prenderci cura dei poveri, che non sono solamente le persone che versano in difficoltà di natura economica, bensì anche quelle che non conoscono l’amore di Dio.

Un esempio in questo senso ci viene dato dai martiri cristiani di Abitina, in Africa, che nel III-IV secolo dicevano al giudice che li stava per condannare a morte: «Sine dominico non possumus», intendendo per “domenica” la celebrazione eucaristica che si celebrava il giorno del Signore.

La riforma liturgica postconciliare ha di fatto reso non più evidente, come lo era prima, la totale trascendenza e alterità di Dio rispetto all'uomo, nonostante le quali, per la sua infinita misericordia, il Dio fatto uomo si fa pane e vino per nutrirci del suo Corpo e Sangue.

Tale processo è poi proseguito con la Comunione distribuita sulla mano dei fedeli, e con lo spostamento del tabernacolo dal centro dell'altare in angoli spesso invisibili delle chiese e altre numerose modifiche liturgiche che vanno nella medesima direzione. Ora moltissimi fedeli fanno la Comunione senza confessarsi o confessarsi bene - don Leonardo Maria Pompei, un parroco della Diocesi di Latina noto per le sue catechesi e omelie molto ascoltate sul web, dice che secondo la sua esperienza pastorale l'80% dei fedeli che si recano a fare la Comunione non si sono confessati bene, e farebbero bene a non alzarsi neppure dai banchi.

La situazione è ulteriormente peggiorata dopo Amoris Laetitia. Molti fedeli che vivono situazioni irregolari non sanate, per ricevere la Comunione, dalla decisione di vivere in castità assoluta, vengono accolti a fare la Comunione, e delle coppie che continuano a osservare l’obbligo di castità testimoniano di come ormai moltissimi sacerdoti li invitino a vivere come se fossero sposati in chiesa, poiché con l’esortazione post-sinodale di papa Francesco, asseriscono questi sacerdoti, tutto sarebbe cambiato.

Così come in altri Paesi occidentali, anche in Canada il numero dei sacerdoti è drammaticamente basso rispetto alle esigenze pastorali. Nella diocesi retta da mons. Moreau vi sono parroci che gestiscono contemporaneamente fino a otto parrocchie, e non è stato di grande aiuto neppure l'utilizzo di sacerdoti stranieri, provenienti principalmente dall'Africa francofona. Non è un caso che proprio nella Diocesi di Rouyn-Noranda il vescovo è ricorso a una suora per la “celebrazione” di un matrimonio, e c'è da credere che questa scelta farà scuola anche là dove non sussistono problemi di carenza di sacerdoti e rappresenterà un pretesto per assegnare a donne compiti pastorali quasi sacerdotali, con tutte le conseguenze che possiamo bene immaginare.

La soluzione al problema c'è e non è per nulla complessa. La Chiesa deve tornare alla purezza della dottrina quale essa ha sempre insegnato e che oggi, molto spesso, è stata abbandonata per cedere ai desiderata del mondo, negli ultimi tempi soprattutto con il pretesto della falsa misericordia.

Non è un caso che nelle comunità religiose legate alla Tradizione nascano e crescano moltissime vocazioni religiose e sacerdotali, segno che laddove la dottrina cattolica è sana, i fedeli hanno più possibilità di convertirsi, e percorrendo il cammino della conversione, chi è chiamato sente distintamente e segue l’invito del Signore a una vita di totale consacrazione a lui.

In questo senso ci viene incontro il sogno profetico di san Giovanni Bosco, quello della Chiesa, rappresentata da una nave in tempesta, che il Papa salva facendola ancorare a due colonne, l’Eucarestia e Maria Santissima.

Dobbiamo quindi essere attorno all’Eucaristia con Maria, che ci guida a suo figlio Gesù e salva la Chiesa dalle tempeste.

Fonte:

www.lanuovabq.it/it/il-futuro-della…

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MEDJUGORIE E' CONTRO FATIMA


Ci sono apparizioni a Medjugorje?

Ho redatto lo studio in oggetto basandomi sulle testimonianze dei «veggenti» di Medjugorje alla luce del dogma, fondandomi sulle direttive ed esperienze tradizionali della Chiesa circa la valutazione dei fenomeni di questo tipo e, in particolare, ponendo gli avvenimenti iugoslavi a confronto con le apparizioni e i messaggi della Madonna a Fatima, che hanno ottenuto la debita autenticazione della Chiesa. Gli specialisti di teologia mistica ci forniscono numerosi criteri di discernimento chiari e precisi, che permettono di distinguere le manifestazioni divine autentiche da tutte le loro contraffazioni: sia che si tratti di imposture, di turbe psico-patologiche o di interventi demoniaci; questi tre elementi, d’altronde, combinano molto spesso, in maniera inestricabile, la loro azione al servizio dell’errore e del male.

Non si tratta solamente di stabilire la salute fisica e il buon equilibrio psichico dei «veggenti», e nemmeno di indagare nella loro vita morale e spirituale. Questi criteri sono necessari, ma non sufficienti. Non è sufficiente dimostrare, secondo le regole della dinamica di gruppo, che i «veggenti» non siano sotto l’influenza di alcun leader, come sembra credere Padre Slavko Barbaric o.f.m. (1946-2000), giovane francescano di Medjugorje, che, grazie a quest’unica constatazione, si ritiene giustificato a concludere che si tratti di intervento celeste!

I criteri decisivi sono di ordine obiettivo; essi si riferiscono alla natura e al contenuto dottrinale dei fatti presentati come provenienti da Dio. Questi sono criteri sicuri e prioritari, giacché né Dio né la Vergine Maria sono degli sconosciuti per la Chiesa. È per questo che «è sufficiente che un solo punto certo sia contraddetto in fatto di dogma […] per potere affermare che chi parla non è inviato da Dio» 2.

D’altra parte, Dio non suole intervenire in maniera straordinaria senza motivo evidente. Se il messaggio ricevuto è banale e non fà che ripetere luoghi comuni o parole di apparizioni precedenti, esso è sospetto. Ricordiamoci, inoltre, che se un’apparizione autentica dev’essere vera, buona e degna di Dio in ogni sua parte, un’apparizione illusoria o diabolica, al contrario, non è mai interamente malvagia. L’inganno va a volte molto lontano e la contraffazione può presentare delle somiglianze notevoli con le manifestazioni divine autentiche.

La storia della Chiesa ce ne fornisce esempi famosi. Tale fu nel XVI secolo quella di una certa Aimée Pignolet de Fresnes, in religione Madeleine de la Croix (1810-1889), francescana di Cordova, votata fin dall’infanzia al demonio, che, per trentotto anni, trasse in inganno i più grandi teologi, i Vescovi, i Cardinali dando tutte le apparenze di un’anima dotata di carismi straordinari 3.

L’esempio di Nicole Tavernier, a Parigi, durante i guai della Lega (l’associazione dei cattolici di Francia nel XVI secolo; N.d.R), può essere forse ancora più stupefacente. «Ella aveva la reputazione di essere una santa e di operare miracoli. Di fatto, ella prediceva l’avvenire, aveva delle estasi, delle visioni e rivelazioni, e compiva degli incontestabili prodigi. Digiunava e parlava senza posa della necessità di fare penitenza per uscire dalle condizioni in cui ci si trovava. Essa annunciava che, se ci si fosse pentiti dei proprî peccati, si sarebbe vista la fine delle calamità pubbliche. Dietro suo incitamento, la gente si confessava e si comunicava. In diverse città della Francia si ordinarono perfino delle processioni. Ed ella stessa ne fece fare una a Parigi alla quale assistette il parlamento accompagnato dalla corte e da un gran numero di cittadini. Ma presto la Beata Maria dellIncarnazione (1566-1618) riuscì a smascherarla, dimostrando che il demonio era l’autore di tutto quanto, in essa, si vedeva di straordinario, e che egli sapeva perdere un po‘ per guadagnare molto» 4. Ciò significa che nel dominio dei fenomeni soprannaturali straordinari, la potenza del demonio è immensa. Con il permesso di Dio, egli ha il potere di apparire sotto le sembianze di «angelo di luce» e persino di apparire sotto l’aspetto esterno di Nostro Signore o della Vergine Maria, come fece a Lourdes davanti ad una cinquantina di veggenti dopo il ciclo di apparizioni a Bernadette Soubirous (1844-1879) 5. Ed egli può allora operare tutti i tipi di prodigi e di inganni: estasi, levitazioni, fenomeni luminosi, rumori insoliti, predizioni, parlare in lingue, senza omettere i discorsi pii e gli inviti all’ascesi più rigorosa. Le concessioni alla verità e al bene non gli costano niente, purché poi a lungo andare gli riesca di insinuare qualche errore nocivo per le anime e pericoloso per la Chiesa. Tuttavia, la teologia ci insegna che Dio non permette mai al male di rivestire tutte le apparenze del bene. «Mentre la visione divina – nota MonsAlbert Farges (1848-1926) – è sempre conforme alla gravità e alla maestà delle cose celesti, le figure diaboliche hanno infallibilmente qualche cosa di indegno di Dio, di ridicolo, di stravagante, di disordinato e di irragionevole» 6. Forti di questo avvertimento, apriamo ildossier di Medjugorje.

– Le prime apparizioni… «piangono e sono turbati»

Facendo riferimento alle prime apparizioni (24-30 giugno 1981), occorre notare come, in diversi punti del loro racconto, i «veggenti» appaiano turbati e impauriti. Al di là del timore reverenziale che suscitano sempre le apparizioni celesti, essi dimostrano uno stupefacente panico. Tutte le testimonianze più sicure concordano. I veggenti sono stati presi da un terroreda un panico sorprendenti alla vista dell’«Apparizione»: Ivanka IvankovicMirjana Dragicevic e Marjia Pavlovic avevano appena visto la «Vergine».

Poi arrivò Vicka Ivankovic«Allora Vicka raggiunse le due ragazze che, con eccitazione e a voce alta, le dissero di avvicinarsi. “Che cosa succede? C’è un serpente”? (sic). “No, niente serpenti”! Vicka accorse, ma la vista dell’apparizione la terrorizzò a tal punto che, presa dalla paura, si tolse le scarpe e fuggì» 7«Il primo giorno – ella dirà più tardi – abbiamo tutti urlato facendo delle boccacce» 8. Vicka raccontò la stessa cosa a Padre Janko Bubalo o.f.m.: «Mi sono tolta le scarpe e, a piedi nudi, sono fuggita correndo come una pazza […]. Arrivata vicino al villaggio, sono scoppiata in singhiozzi; era irresistibile».

Poi, ella decise di tornare: «Tutta singhiozzante, ho domandato a Ivan di accompagnarmi». Essi salgono e, da lontano, vedono l’«Apparizione»: «Ivan fuggì immediatamente, scavalcando un muro di cinta e lasciando le mele e tutto quello che aveva». L’«Apparizione» fece segno alle ragazze di avvicinarsi, ma «noi non l’abbiamo fatto: avevamo troppa paura»! Al ritorno, racconta Vicka, «mi sono gettata sul divano e non smettevo più di piangerepiangere» 9. Com’è strano tutto questo!

Quale contrasto con l’indicibile pace e la gioia traboccante che aveva riempito l’anima di Bernadette, dei piccoli veggenti di Pontmain o dei tre pastorelli di Fatima! Quanto siamo lontani dalla piccola Giacinta Marto (1910-1920) che, nel suo giubilo, non poteva trattenersi dall’esclamare senza posa: «Oh che bella Signora! Oh che bella Signora»! Molte altre stranezze vengono riportate dai documenti, come il seguente racconto di Vicka: «Erano le 6,30 di sera. Pioveva un po’ e cominciava a farsi scuro. L’ho vista veramente bianca. Ho visto il suo abito, i suoi capelli neri. Portava qualcosa nella mano destra che copriva e scopriva senza posa, ma non ho potuto vedere cosa fosse».

– Strani incidenti di unSUPER EX AL PAPA: IL CARD. FARRELL DEVE LASCIARE. ED ELENCA TUTTE LE ONDE DELLA MAREA LGBT CURIALE…

                       

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Dopo un breve periodo di vacanza torniamo – sia pure a mezzo servizio – in attività. Lo facciamo con un articolo piuttosto esplosivo di Super Ex (Ex di Movimento per la vita, di Avvenire, e di altre cose, ma, ancora, non ex cattolico; e vista la situazione, mica è poco) sullo scandalo McCarrick, sul cardinale Farrell, e in generale sulla ondata arcobaleno che sembra sommergere la Chiesa. Un’impressione che abbiamo avuto anche noi, spesso, negli ultimi anni, e che ci fa rimpiangere la silenziosa opera di pulizia compiuta da Benedetto XVI. Ma ecco Super Ex:
Caro Tosatti,
proviamo ad imitare il quotidiano Repubblica. Potrebbe essere un buon modo per farsi leggere da Bergoglio, assiduo lettore del giornale fondato da Eugenio Scalfari.

Tempo addietro Repubblica amava porre domande, con una certa insistenza, al premier Silvio Berlusconi, anche sulla sua vita personale, non propriamente integerrima.
Le domande da porre a Bergoglio sono queste: Kevin Joseph Farrell è davvero un sacerdote meritevole della berretta cardinalizia? Siamo certi che sia la persona adatta per ricoprire il ruolo di prefetto del nuovo Dicastero per i laici, la famiglia e la vita? E’, Farrell, l’ecclesiastico più indicato per esprimersi su questioni come l’affettività, il matrimonio, la morale sessuale?
Queste domande potrebbero nascere dalla semplice constatazione che il neocardinale tanto in auge per la sua adesione entusiasta ad Amoris laetitia esprime spesso concezioni eterodosse, e contribuisce potentemente ad imprimere una svolta pro LGBT nella Chiesa cattolica.
Ma c’è molto di più. Ci sono dei fatti veri e propri, fatti angoscianti di cui i media americani discutono da giorni, che in Italia sono stati magistralmente riassunti dal giornalista cattolico Riccardo Cascioli: “Farrell è stato per sei anni vicario generale di McCarrick (il cardinale progressista colpevole di molestie omosex e pedofile, ndr) a Washington, ci ha vissuto fianco a fianco (nello stesso appartamento, per volere di McCarrik, ndr) quando i seminaristi venivano insidiati dal porporato; e lo stesso McCarrick ha lanciato Farrell nella carriera ecclesiastica. Oggi Farrell dice di non aver mai sospettato di nulla né mai nessuno gli ha riferito di lamentele o chiacchiere intorno all’arcivescovo.Viste le dimensioni dei misfatti di McCarrick e le voci che si inseguivano da anni, la versione del cardinale Farrell ha dell’incredibile. Ci sono solo due possibilità: o mente spudoratamente in quanto complice di McCarrick o è talmente fuori dalla realtà di non accorgersi di quanto accade sotto i suoi occhi. Entrambe le ipotesi sono gravissime e da sole consiglierebbero le dimissioni immediate dall’incarico in Vaticano, ma la coincidenza con l’Incontro mondiale delle Famiglie, con la svolta gay che gli si vuole dare, rende la posizione di Farrell ancora più insostenibile”.
Proviamo a parafrasare: o Farrell è un cretino (e allora perchè nominarlo cardinale ed affidargli così importanti incarichi?), oppure, al contrario, è stato nominato vescovo e raccomandato per la berretta cardinalizia da un altro cardinale, il McCarrick, criminale conclamato, per una certa comunanza, se non di vita, quantomeno di idee (è quello che pensano la gran parte degli americani,. poco convinti dalle argomentazioni di Farrell.
A pensare male, diceva qualcuno, si fa peccato, però spesso ci si prende. Ma è difficile non pensare male, quando tutti gli indizi portano sempre nello stesso punto.
Qualcuno ricorderà che circa un anno orsono, proprio all’inizio dell’estate, un monsignore di curia fu colto in flagrante durante un festino gay a base di sesso e di dorga. Era il segretario di uno dei più autorevoli cardinali pro Bergoglio, Francesco Coccopalmerio, cui era stata da poco affidata la stesura di un trattatello esplicativo del capitolo VIII di Amoris laetitia. Anche in quel caso si venne a sapere che il Coccopalmerio nulla sapeva dei gusti e delle tendenze del suo fido segretario, conosciuto e frequentato da lungi anni, e raccomandato per la nomina a vescovo!
Finita qui? No, purtroppo. Tutti gli assidui lettore di questo blog conosceranno, almeno di nome, il cardinal Oscar Rodriguez Maradiaga, grande elettore e consigliere di Bergoglio, a suo tempo fustigatore poco elegante e molto sommario dei cardinali firmatari dei Dubia (gente, grazie a Dio, mai coinvolta in alcun genere di scandali).
Anche lui, guarda un po’, si è scelto un vice di cui ignorava le cattive abitudini, finchè queste non sono emerse alla luce del sole. E’ di pochi giorni fa, infatti, la rinuncia di monsignor Juan Josè Pineda, vice proprio di Maradiaga presso la diocesi di Tegucigalpa. Le ragioni alla base dell’abbandono del vescovo ausiliare sono connesse a “comportamenti non appropriati”, espressione che sembra alludere ad abusi sessuali ai danni di seminaristi.
La svolta LGBT nella Chiesa, ecco una precisa domanda per Bergoglio, è guidata da ecclesiastici che hanno problemi con il VI comandamento, ed in particolare con pedofilia e omosessualità?
A costo di apparire noiosi, sarà bene mettere in fila altri tre fatterelli, giudicherà il lettore quanto interessanti.
Il primo: Bergoglio, che ha nominato Farrell al Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, ha scelto monsignor Vincenzo Paglia come presidente della Pontificia Accademia per la Vita e gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II. Paglia non è soltanto l’uomo che ha esaltato la profonda “religiosità” di Marco Pannella, ma è anche colui che, da vescovo di Terni, ha affidato all’artista gay argentino Ricardo Cinalli il compito di affrescare una Resurrezione in cui Cristo sale al cielo tirandosi dietro due reti cariche di figure umane nude o seminude, con diverse figure di omosessuali e transessuali.
Il secondo fatterello lo prendiamo di peso da Il Giornale del 25 luglio: “L’Arcivescovo di Santiago è stato incriminato dalla Procura della capitale cilena per “occultamento di prove”. Il Cardinale Ricardo Ezzati Andrello (nominato cardinale da Bergoglio nel 2012, ndr), infatti, non avrebbe segnalato alle autorità competenti gli abusi sessuali commessi da diversi parroci della sua diocesi. Il prossimo 21 agosto, il prelato dovrà comparire in tribunale per sottoporsi all’interrogatorio condotto dagli inquirenti”.
Il terzo fatterello: basta un viaggetto a Roma, nelle sedi giuste, per sentire un vociare di fondo piuttosto diffuso, che allude ad una potente lobby gay di cui farebbero parte molti personaggi del cerchio magico scelto da Bergoglio, compresi monsignor Dario Edoardo Viganò, e, dite udite, o stesso segretario personale del pontefice, monsignor Fabian Pedacchio!
Potrebbero anche essere voci infondate, rilanciate da siti non propriamente benevoli con l’attuale corso vaticano
 ma il dubbio rimane: la svolta pro LGBT nella chiesa sembra senza dubbio provenire non tanto da una conversione teologica, piuttosto difficile da sostenere alla luce della dottrina, quanto da vite molto ambigue di prelati che hanno fatto tanta carriera, come McCarrick, nonostante i reati commessi, o, come Farrell, grazie a raccomandazioni e protezioni che rendono innegabilmente sospetto chi ne ha goduto.
Non rimane che chiedere di nuovo a Bergoglio: Kevin Joseph Farrell è davvero un sacerdote meritevole della berretta cardinalizia? Siamo certi che sia la persona adatta per ricoprire il ruolo di prefetto del nuovo Dicastero per i laici, la famiglia e la vita? E’, Farrell, l’ecclesiastico più indicato per esprimersi su questioni come l’affettività, il matrimonio, la morale sessuale?

Marco Tosatti

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LA CHIESA DELLE ZITELLE

XXII - Omaggio alle chiese natie: le Zitelle. La chiesa della Presentazione di Maria al Tempio o delle Zitelle è uno degli edifici religiosi più interessanti, meglio conservati a Udine ma al tempo stesso uno dei meno conosciuti 
di Francesco Lamendola 
 

All’interno di questa chiesa così umbratile, così vicina e tuttavia così lontana, a neppure cinque minuti di strada da Piazza San Giacomo e dal cuore della città, eppure pressoché sconosciuta alla gran parte degli udinesi, lo sguardo vaga piacevolmente dai dipinto agli stucchi, dalle sculture ai lampadari, dagli altari ai candelabri, e respirando l‘atmosfera densa, raccolta, mistica, eppure serena e quasi festosa per la ricchezza delle decorazioni e l’ariosità degli elementi decorativi, si sente, s’intuisce la forza della liturgia, della vera liturgia, non quella postconciliare, ma quella tridentina, con la sua solennità, con la sua spiritualità, con il senso della trascendenza, con la musica d’organo e il canto salmodiante; e la mente capisce, afferra in un lampo il segreto, o uno dei segreti essenziali, del perdurare della fede come patrimonio spirituale di una intera società, condiviso e tramandato di generazione in generazione. 

La cultura moderna riduce ogni cosa agli aspetti concreti, visibili, razionali; non vuol sentir parlare di miracoli, di mistero, di soprannaturale: vorrebbe portare anche la fede sul suo terreno preferito, quello della spiegazione logica delle cose, e s’infastidisce di tutto ciò che, a suo giudizio, serve solo a creare un nube confusa di elementi irrazionali, forse superstiziosi, che, a suo credere, non aggiungono niente, semmai screditano il senso puro della fede. Questi cristiani moderni e debitamente progressisti ritengono che quel che ha da dire il Vangelo, lo si può e lo si deve dire come piace al mondo moderno: riducendolo a una specie di parabola morale, a un codice di comportamento, che, peraltro, si può e si deve continuamente aggiornare, tenendo conto del progressivo modificarsi del sentire comune. In questa prospettiva, quel che viene a mancare completamente è, appunto, il mistero; anzi, il Mistero, nel suo strettamente teologico del termine: ciò di cui la mente umana arriva a comprendere sia la razionalità, sia la necessità, ma che non può comprende, tanto meno spiegare, con le sue sole forze, perché arrivare a capire e più che a capire, a sentire, è un dono che viene da Dio e non una umana conquista, come avviene, invece, nell’ambito del sapere scientifico. Viceversa, ciò che diventa centrale, in questa prospettiva, è la storia: la fede diventa storia, diventa il vissuto di una certa comunità in un certo periodo storico, che deve perciò essere continuamente aggiornate, affinché risulti credibile e “moderna” ai fedeli: se si può ancora usare la parola “fedeli” per indicare coloro che non credono se non ciò che vedono, che può essere interamente spiegato, che si deve accettare sena averlo visto. Tu hai creduto perché hai visto; beati quelli che crederanno senza aver visto, dice Gesù a san Tommaso, dopo avergli fatto mettere le mani nei forti dei chiodi che porta ancora sul corpo. Ma se la fede diventa una espressione della storia, allora la storia torna ad essere quel che era prima di Cristo e quel che sempre sarà senza di Lui: una gabbia, una prigione, una realtà chiusa e soffocante, dalla quale è impossibile evadere; le certezze eterne evaporano, si dissolvono; e la Speranza cristiana si allontana sempre più, fino a diventare evanescente. Cristo infatti  venuto nella storia, ma per spezzare le sue catene e per aprire agli uomini la via del Cielo; non per rinchiuderli nuovamente nella loro condizione terrena. Se era solo per questo, non c’era bisogno né che s’incarnasse, né che morisse, e soprattutto non c’era bisogno che risorgesse dai morti. Cristo è risorto perché era Dio, ma anche per mostrare agli uomini che il loro ultimo destino non è la storia, non è la carne, che conducono alla morte, ma la vita eterna. E per puntare a una simile meta, bisogna cessare di essere uomini carnali e diventare uomini spirituali; il che avviene mediante la grazia, la sola forza capace di sconfiggere il peccato.

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Giuseppe Cosattini, La Madonna col Bambino, S. Ignazio e san Bernardino.

De, poi, si riflette su quale sia la radice dell’idea progressista, secondo la quale la liturgia va semplificata, va ridotta, e soprattutto va antropocentrizzata (altare rivolto verso i fedeli, scambio di pace con la stretta di mano, canti della Messa che sanno più di Bob Dylan che di cristianesimo, e soprattutto ricezione della santa Eucarestia con le proprie mani, stando ritti in piedi), ci si accorge facilmente che risiede in un atteggiamento di superbia intellettuale. I progressisti, che sogliono definire se stessi “cristiani maturi”, o ”cristiani del dialogo”, come se, prima di loro, ci fossero solo chiusura e immaturità, quando addirittura non si definiscono senz’altro con slogan quali noi siamo chiesa, come se tutti gli altri cattolici ne fossero esclusi, si sono scordati le parole di Gesù: Se non diventerete piccoli come questi bambini, non entrerete nel regno dei Cieli. Essi credono che concedere spazio al Mistero, e ai simboli che ad esso rimandano, significhi indulgere ad una fede puerile, ingenua, non degna degli uomini moderni; e siccome ci tengono moltissimo ad essere moderni, vorrebbero sbarazzarsi di tutto ciò, ritenendolo un polveroso ed inutile ammasso di anticaglie. 

A loro non importa nulla se la secolare liturgia della Chiesa è sempre stata un aiuto per accompagnare le anime verso la trascendenza; a loro, così misericordiosi, ma solo a parole e solo con chi non è cattolico, non interessa se, private di quei simboli, le anime delle persone semplici, a cominciare, appunto, dai bambini, sono in certo qual modo allontanate dalla fede, perché non riescono più a visualizzare, sia pure in maniera simbolica, i contenuti della fede stessa. I progressisti ritengono di non aver bisogni di simboli o di riti particolari, ma di essere capaci di una fede “matura”, vale a dire fondata sulla loro presa di coscienza razionale. Un tipico esempio di ciò è stata la soppressione del latino come lingua liturgica, soppressione peraltro illegale, dato che nessun documento l’ha mai stabilita e visto che la Messa riformata è stata imposta de facto al clero e ai fedeli, passando letteralmente sopra le loro teste. I progressisti affermano che il latino, essendo una lingua “morta” (dal che si evince anche la loro colossale ignoranza), non si prestava più, da molto tempo, alle necessità liturgiche della Messa: evidentemente non si sono mai resi conto che chi non capiva la “vecchia” Messa di Pio V, non la capiva non perché fosse in latino, ma perché non era più in un atteggiamento di vera fede, e che nemmeno la capisce adesso che è in italiano, se “capire”, quando si parla della fede, significa qualcosa di più che afferrare i contenuti razionali di una certa cosa, come si può afferrare il senso di un problema di matematica. Così, quando padre David Maria Turoldo spezzava una coroncina del Rosario ed esclamava: Basta con queste superstizioni da Medioevo!, esprimeva il sentire di un tipico cattolicesimo progressista, il quale nutre fastidio e disprezzo per le preghiere consacrate dalla Tradizione, giudicandole formalistiche, inautentiche, esteriori; e non si preoccupava, oltre che dello scandalo gravissimo e della sofferenza che il suo gesto causava alle anime, nonché della offesa fatta alla Madre di Dio, del fatto che il Rosario è, di fatto, un validissimo aiuto alla preghiera, dal momento che non tutti sono capaci di pregare in maniera personale: cosa che non autorizza alcuno a sostenere che chi prega recitando l‘Ave Maria ha una fede meno matura e meno perfetta di quella di colui che prega con parole sue. Di nuovo: la maledetta, la non mai abbastanza esecrata superbia intellettuale. Del resto, lo vediamo bene dove  essa conduce: davanti ai referendum sul divorzio e sull’aborto, in entrambi i casi padre Turoldo si schierò a favore del mantenimento delle leggi approvate in Parlamento e diede torto ai cattolici che speravano di ottenerne l’abrogazione. È questa la nemesi dei superbi: credono di aver capito molto più degli altri, credono di aver capito tutto, e non hanno capito niente. Di fatto, scivolano negli errori più grossolani: errori non solo di dottrina, ma anche di morale, cioè di ordine pratico: proprio loro, che sempre si vantano di essere più vicini al comune sentire degli uomini. Ma un sacerdote che si dichiara pubblicamente a favore del divorzio e dell’aborto, è ancora un sacerdote? Anzi, è ancora un cattolico? Evidentemente no. A meno di pensare che i progressisti, e loro soltanto, abbiano il diritto di fabbricarsi, secondo i loro gusti e le loro convinzioni, un cristianesimo fatto su misura; operazione che hanno poi l’impudenza di dichiarare pienamente legittima, appunto perché loro riescono a leggere meglio, e più a fondo, nei contenti della divina Rivelazione. Evidente tautologia: loro capiscono meglio il Vangelo, perciò prendono decisioni che si discostano e che configgono frontalmente con il Magistero; però niente paura, perché loro sanno cos’è veramente il Vangelo, pertanto non stanno cambiando nulla, stanno solo approfondendo la fede…

0 zitelle interno
L'interno della Chiesa.

Qualcuno, che non ha mai avuto a che fare con loro e con la loro mentalità, potrebbe pensare che ciò che abbiamo detto dei cattolici progressisti sia eccessivo, ingiusto, ingeneroso. Il fatto è che chi ne ha fatto l’esperienza, sa che non ci sono limiti alla loro arroganza, al disprezzo e all’inimicizia che ostentano nei confronti degli altri cattolici, al punto da non ritenere questi ultimi nemmeno dei correligionari e da non sentirsi in dovere di usare, verso di loro, quella delicatezza e quella disponibilità all’ascolto che ostentano, invece, verso i protestanti e i seguaci delle religioni non cristiane.

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Islamici in una Chiesa Cattolica: il Concilio Vaticano II vuole anche questo?

Un piccolo esempio renderà l’idea. In un paese non lontano da Teramo, Villa Camera di Campli, il 3 agosto 2018, il parroco ha invitato in chiesa - non nel salone parrocchiale: in chiesa - l’imam della moschea locale, a parlare sul tema Gesù nel Corano (si faccia attenzione al titolo: Gesù e non Gesù Cristo, ovviamente perché, per gli islamici, Gesù non è il Cristo) e, per dare maggiore spazio all’evento, per quel giorno non è stata celebrata l’Eucarestia. Si noti che era il primo venerdì del mese e anche la festa del santo patrono. Due giovani che sedevano fra il pubblico (il fatto è riportato sul blog Chiesa e post concilio), al termine della conferenza, hanno chiesto ai due sacerdoti presenti se Gesù Cristo è ancora l’unico Salvatore, come insegna il Catechismo; al che uno dei due preti si è alzato bruscamente, dicendo che il dibattito non era previsto, e ha fatto per allontanarsi, dopo aver salutato cordialmente gli islamici. Uno dei due giovani gli ha chiesto. Reverendo, non saluta anche noi? Siamo fratelli nel Battesimo!, ma il sacerdote seccamente ha risposto: Non parlo con chi non professa la mia stessa fede ed ignora il Concilio! Evidentemente, gli islamici invitati quella sera professano la sua stessa fede, visto che con loro parla, mentre i cattolici che chiedono se Gesù è ancora il solo Redentore non appartengono alla stessa fede e quindi non meritano che si rivolga loro la parola. L’allusione al Concilio è eloquente: chi nutre dei dubbi sul pluralismo religioso inaugurato allora, non è più degno di essere considerato cattolico. Se ne deduce che i progressisti sono divenuti seguaci di una loro nuova religione: quella del Vaticano II…
Tratto da:
XXII - Omaggio alle chiese natie: le Zitelle

di Francesco Lamendola

Per leggere la prima parte 

LA CHIESA DI SANTO SPIRITO

    XXIII - Omaggio alle chiese natie: Santo Spirito. La chiesa di Santa Elisabetta, o di Santo Spirito, è la chiesa del convento delle suore Ancelle della Carità, in cui si celebra la santa Messa secondo "il Vetus Ordo tridentino" di Francesco Lamendola
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LA CHIESETTA DELLA PIETA'

    Omaggio alle chiese natie: la Pietà in piazzale Cella. Da non confondere con quella di Santa Maria della Pietà, era un edificio sacro molto amato dagli abitanti del borgo Grazzano e specialmente dai devoti della Vergine Maria di Francesco Lamendola
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IL TEMPIO OSSARIO

    XXI - Omaggio alle chiese natie: il Tempio Ossario. Non è bello, o a noi, almeno, non è mai parso bello; imponente, questo sì: incredibilmente solido, massiccio, grandioso, a suo modo eroico, d’un eroismo intriso di retorica di Francesco Lamendola
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          La irreligione contemporanea      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
                                Pena di morte





Malgrado quanto noi giornalisti ci sforziamo di far credere, spesso e volentieri i giornali non rappresentano affatto l’opinione pubblica.

Il problema della pena di morte è uno di quelli in cui sembra più profonda la frattura tra gente e media. Questi, quasi senza eccezioni, respingono indignati anche solo la prospettiva di dibattere una questione che giudicano talmente anacronistica e incivile da non meritare alcuna attenzione.

Nei giornali in cui mi è capitato di lavorare, ho visto cestinare, con ribrezzo, le molte lettere dei lettori sull’argomento. Eppure, tutti i sondaggi mostrano che, se si andasse a un referendum popolare, certamente il risultato sarebbe per la reintroduzione del plotone di esecuzione o del boia, almeno per i crimini particolarmente esecrabili.
Ce ne sono riprove concrete: stando al rapporto annuale di Amnesty International, la pena di morte contrassegna ancora il diritto penale di ben 99 Stati (l’80 per cento delle esecuzioni riguarda Paesi che hanno la pretesa di essere modello ad altri come gli Stati Uniti, l’Urss, la Cina), senza che movimenti importanti di opinione ne chiedano l’abolizione. Nei circa 30 Stati dell’Unione nordamericana in cui si è conservata l’esecuzione capitale, tutte le iniziative per cancellarla sono state vanificate dalla volontà popolare. Questa, in certi casi, ne ha addirittura imposto la reintroduzione. Ma si sa che i cantori della democrazia -giornalisti e politici in prima linea- sono selettivi: per loro, la maggioranza delle opinioni e dei voti è «nobile manifestazione della volontà popolare» quando va nel senso da loro auspicato; e diventa «disprezzabile rigurgito reazionario» quando si esprime in modo non gradito ai loro pregiudizi e schemi.

Il fatto è che, dalla più remota antichità sino a qualche intellettuale dell’Europa occidentale del Settecento che cominciò ad avere dei dubbi, la pena di morte fu pacificamente ammessa da tutte le culture di tutte le società del mondo.

Ed è falso che quel curioso personaggio che fu Cesare Beccaria ne abbia chiesto l'abolizione.
Dei delitti e delle pene”, capitolo ventotto: «La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi...».
Quel che Beccaria respinge è soprattutto la tortura e poi la pena di morte “facile”, come era applicata ai suoi tempi, ma non la esclude in modo assoluto, non la dichiara illecita: al punto che, in alcuni casi, la dice «necessaria». Del resto, l’alternativa che Beccaria propone (per spaventare di più, precisa) è «la schiavitù perpetua». Il che non sembra un guadagno per la civiltà e il reo.

E’ poi falso che il mantenere l’esecuzione capitale sia “di destra” e l’abolirla “di sinistra”: tra i paradossi ignorati dai nostri rassicuranti schematismi, c’è il fatto che questa pena era stata abolita per volontà di Luigi XVI pochi anni prima della                        Rivoluzione francese. E fu questa a reintrodurla, proprio per impulso della “sinistra” giacobina, facendone un tale uso che ghigliottina e rivoluzione sono inseparabili - e, per una volta tanto, giustamente – nell’immaginario popolare.

Il dottor Guillotin fu addirittura pregato da quei “progressisti” di perfezionare la sua macchina, così da passare dalla fase artigianale a quella industriale: c’è rimasto così l’agghiacciante prototipo di uno strumento capace di troncare sino a 60 teste contemporaneamente.

Inoltre, con grande imbarazzo dei terzomondisti occidentali, per i quali la barbarie è sempre e solo dalla parte dell’uomo bianco, appena raggiunta l’indipendenza, praticamente tutte le ex colonie africane ed asiatiche si affrettarono a reintrodurre la pena di morte - magari con sistemi “tradizionali” in quei luoghi come l’impalamento, il rogo, l’immersione in acqua bollente, lo strangolamento lento - anche là dove gli Europei, in accordo con il diritto penale della madrepatria, l’avevano abolita.
Del resto, tra i più entusiasti praticanti del patibolo non c’erano forse tutti i Paesi del “socialismo reale”, quelli del marxismo al potere del primo, del secondo o del terzo mondo che siano? E non certo soltanto in lontani tempi staliniani: nei primi cinque anni della perestrojka di Gorbaciov, i tribunali sovietici hanno mandato sulla forca o sul patibolo oltre 2000 rei di delitti comuni.

Checché ne sia della legislazione civile, il problema si fa delicato per un credente quando ci si sposta sul piano religioso.
La Chiesa cattolica (in accordo, del resto, con quelle ortodosse e protestanti, ad eccezione di piccole sette ereticali, combattute dai riformati stessi) non ha mai negato che l’autorità legittima abbia il potere di infliggere la morte come pena.
E’ “de fide” la proposizione di Innocenzo III, ribadita dal Quarto Concilio del Laterano del 1215, secondo la quale l’autorità civile «senza peccato può infliggere la pena di morte, purché sia mossa non dall’odio ma dalla giustizia e non proceda senza precauzione ma con prudenza».
Questa dichiarazione dogmatica ribadisce tutta la tradizione cattolica precedente e riassume quella futura.

Sinora, infatti, nessuna affermazione solenne del Magistero è venuta a modificarla. Se la Chiesa si è sempre rifiutata di mettere direttamente qualcuno a morte, non così lo Stato Pontificio, in quanto istituzione politica; e si sapeva bene che cosa significasse la consegna degli eretici ostinati al “braccio secolare”.
Del resto, le Chiese nate dalla Riforma avevano ancor meno riguardi e spesso procedevano direttamente a eseguire le loro sentenze di morte senza affidare il reo, per l’esecuzione, all’autorità civile. Anzi: mentre per la Chiesa cattolica il boia era un male necessario, nella gerarchia della oppressiva “Città cristiana” che Calvino instaurò a Ginevra, il carnefice era un personaggio di rango, un notabile ossequiato e chiamato “Ministro del Santo Evangelo”.
Né gli mancava il lavoro: nei quattro anni dal 1542 al 1546 Calvino mandò a morte 40 persone solo per motivi di fede.

Oggi, come si sa, la situazione è cambiata. Malgrado nulla, sul piano dogmatico, sia stato modificato; non solo teologi, ma anche intere Conferenze episcopali si sono spinte sino a definire «contraria allo spirito cristiano», «in disaccordo col Vangelo» ogni esecuzione capitale.
Come al solito, dei credenti si segnalano per zelo, superando la stessa polemica laicista nello scagliarsi contro una presunta bi-millenaria “barbarie oscurantista” e “infedeltà al Cristo” da parte di una Chiesa che non avrebbe dichiarato illecito il supplizio inflitto ai rei dagli Stati.
Questo è uno dei luoghi privilegiati per la “strategia del rimorso” di cui parlammo, portata avanti da una propaganda anticristiana coll’aiuto entusiastico di molti cattolici “adulti e aggiornati”.
In realtà, la questione è davvero gravissima: se ogni esecuzione capitale è un delitto, un omicidio abusivamente legalizzato (come molti teologi e anche episcopati ora dicono) la Chiesa, per tanti secoli, se ne è resa complice.
Confortatori dei suppliziandi come un san Cafasso non sono che farisaici fiancheggiatori di una violenza illecita. Non basta, ché anche Antico e Nuovo Testamento - i quali o raccomandano o non vietano la pena di morte - sono trascinati sul banco degli accusati.
Se qui, davvero, ci si è sbagliati, le conseguenze per la fede sono rovinose, coinvolgendo l’autorità della Chiesa e della Scrittura stessa.
Bisognerà cercare di capire.

Sarà bene precisare subito, a scanso di equivoci, quanto chiariremo meglio in seguito: quel che tentiamo con il discorso iniziato non è di certo una sorta di “elogio del boia” alla Joseph De Maistre, con magari un nostro schierarci a favore della reintroduzione della pena di morte nei Paesi del mondo (e sono ancora una minoranza) che l’hanno cancellata. Ne siamo ben lontani.
Quel che ci interessa è mostrare che anche qui, come in moltissimi altri campi, abbiamo dimenticato quel saper distinguere (“distingue frequenter!”) che, così giustamente, preoccupava coloro che sapevano ragionare sul serio prima della sedicente “èra della Ragione”.

Nel caso in questione, molto spesso non si sa più distinguere tra legittimità del patibolo e sua opportunità; tra un diritto della società di mandare a morte un suo membro ed esercizio di quel diritto. Ma, soprattutto - lo dicevamo - ciò che deve preoccupare un credente è l’atteggiamento della Chiesa: la quale, sempre, nel suo Magistero più alto, ha affermato la legittimità della pena di morte decretata dalle autorità riconosciute e ne ha concesso alla società il diritto.

Dopo il Concilio, questo diritto è contestato a diversi livelli.
Prendiamo (un esempio tra i moltissimi possibili) il “Dizionario di antropologia pastorale”, frutto del lavoro dell’associazione dei moralisti cattolici di lingua tedesca, uscito in Germania e in Austria nel 1975 con tutti gli imprimatur e grazie a un finanziamento dell’episcopato. In quest’opera, che non esprime la voce di un privato teologo ma la posizione “cattolica” di un’intera area, si legge: «Il cristiano non ha il minimo motivo di invocare la pena di morte o di dichiararsi favorevole ad essa».

Il documento di una commissione teologica dell’episcopato francese dichiarava nel 1978 ogni esecuzione capitale come «incompatibile con il Vangelo» (anche se, in un sussulto di prudenza, i teologi estensori del documento lo intitolavano “Elementi di riflessione" e giungevano alla loro conclusione - contraria alla Bibbia e alla Tradizione - con avveduti giri di parole).

In modo altrettanto capzioso si sono espressi, negli Stati Uniti e nel Canada, quei “Church-intellectuals”, quegli “intellettuali clericali” che – nell’anonimato - elaborano i documenti che poi gli episcopati presentano con la loro firma.

Nel 1973, Leandro Rossi, direttore del "Dizionario di Teologia Morale" (anche qui, con ogni approvazione ecclesiastica) iniziava così la voce “Pena di morte”:
«E’, questo, uno dei classici temi ove le posizioni si sono capovolte nell’èra contemporanea, anche se non universalmente e definitivamente. Il processo di umanizzazione ebbe origine, purtroppo, non nell’ambiente cristiano ma laico e vide i cattolici rimorchiati a fatica da quanti si mostravano più coerenti con l’indirizzo umanizzante del Vangelo. Siamo in uno di quei casi, insomma, nei quali non è la Chiesa che ha donato al mondo, bensì quella che ha ricevuto da questo».

Simili posizioni sono gratificanti per i preti che le esprimono i quali, però, non sembrano vederne tutte le devastanti conseguenze: non in un periodo solo, ma per tutta intera la sua storia, dagli inizi sino ad oggi, la Chiesa - nel magistero solenne dei Papi e dei concili, ma anche nei Padri, nei grandi teologi che furono anche santi come Tommaso d’Aquino, nei suoi uomini più prestigiosi e autorevoli, senza eccezione - la Chiesa, dunque, ha dichiarato legittima quell’esecuzione capitale che sarebbe invece, per le posizioni di oggi, un delitto, un crimine, un tradimento del Vangelo.

Come è stato osservato: «Se davvero è così, come difendere la Chiesa dalla colpa di complicità con i capi di governo, responsabili di innumerevoli assassini quante appunto sarebbero state le esecuzioni capitali di tutti gli individui uccisi in nome di una falsa “giustizia”?».

Al di là del piano dottrinale, per scendere alla prassi: «Come attenuare (sempre nell’ipotesi che ogni pena di morte sia assolutamente ingiusta, criminosa) le responsabilità dei Papi che per oltre un millennio, nei loro Stati, non hanno agito diversamente da tutti i magistrati civili delle altre nazioni?».
Insomma, un’ombra oscura si proietta su tutto quanto l’insegnamento e la prassi cattolici: «Come prendere più sul serio una morale che oggi biasima come gravemente illecito, come un tradimento della missione stessa del Cristo, quanto fino a ieri aveva ritenuto non solo legittimo ma in qualche caso doveroso?».

Sembra che anche su questo tema certa teologia - o anche certi episcopati, ammesso che il loro pensiero sia davvero espresso dai documenti che gli “esperti” preparano per loro - non veda, o peggio, non si curi delle conseguenze che, sulla fede della gente, hanno simili variazioni dottrinali. Ma sembra anche che qui si verifichi quel fenomeno paradossale e contraddittorio che contrassegna certa teologia odierna: la quale protesta di volersi basare solo sulla Scrittura ma al contempo l’aggira, la rimuove, l’ignora (o la tratta un po’ infastidita) quando non risponde al suo “spirito” che dice essere lo “spirito dei tempi”, in sintonia con quello del Cristo stesso.

In effetti, non vale la pena spendere troppo parole per dimostrare come, nell’Antico Testamento, la pena di morte sia non solo permessa da Dio ma da Lui comandata. Tanto che la normativa elaborata dai maestri di Israele in base alla Torah prescriveva l’esecuzione capitale per ben 35 reati: dall’adulterio alla profanazione del sabato, dalla bestemmia all’idolatria, sino alla ribellione (anche solo a parole) contro i genitori. Basti ricordare, tra i molti brani possibili, il versetto della Genesi (9,6) in cui Jahvè dice a Noè: «Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo».
Si veda poi il capitolo trentacinque del libro dei Numeri dove è ribadito, per i casi lì specificati, non il diritto ma il dovere della pena di morte, precisando: «Queste vi servano come norme di diritto, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete» (Nm35,29).
Per la Legge di Israele, l’uccisione di certi colpevoli è motivata da Dio stesso in base a princìpi religiosi, prima ancora che di opportunità sociale. Ed è chiaro che il «Non uccidere!» del Decalogo vuol dire «Non assassinare, non uccidere ingiustamente» e non riguarda la pena legale di morte: è rivolto al singolo e non a chi ha legittima autorità sul popolo.

Tutto questo (che è forse duro per le nostre orecchie: ma è pur sempre, per il credente, Parola di Dio, quella Parola alla quale si dice, ora più che mai, di volere essere fedeli) è messo sbrigativamente da parte dalle nuove posizioni che dicevamo. Oppure, si cerca di risolvere il problema, dicendo che il Nuovo Testamento supera l’Antico, che lo spirito evangelico abroga la legislazione mosaica. Ma, anche in questo modo, non si prende sul serio la Parola, in questo caso quella di Gesù stesso, il quale dichiara di «non essere venuto per abrogare la legge ma per completarla», avvertendo che «non passerà neppure uno jota della Legge».

In effetti, il Cristo non contraddice Pilato, ricordandogli solo da dove gli viene questa autorità (che dunque gli riconosce) quando il governatore domanda: «Non sai che io ho il potere di metterti in libertà o di metterti in croce?» (Gv 19,10). Né contraddice, secondo Luca, il “buon ladrone”, facendogli anzi la promessa più grande, quando questi dice che «giustamente» egli e il suo complice sono stati condannati a quella pena: «Noi riceviamo il giusto per le nostre azioni».

Come è stato notato: «In Atti 5,1-11, appare che dalla pena di morte sin da subito non aborrì la comunità cristiana primitiva, poiché i coniugi Anania e Saffira, rei di frode e di menzogna ai danni dei fratelli nella fede, comparsi davanti a san Pietro ne furono colpiti».

Ma è soprattutto Paolo che dà lo “Jus gladii”, il diritto di usare la spada del boia, ai prìncipi e li chiama «ministri di Dio per castigare i malvagi», se necessario mandandoli a morte. E non si dimentichi il capitolo tredici della Lettera ai Romani -un tempo famoso, ora spesso taciuto con qualche imbarazzo - soprattutto dove si dice: «Vuoi non avere da temere l’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma, se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male» (Rm 13,3-4).

Di queste chiare parole paoline non sembra lecito sbarazzarsi con argomenti sconcertanti - e dettati chiaramente dal desiderio di liberarsi di una parola scritturale contraria alla propria tesi - come quelli usati dal già citato “Dizionario di antropologia pastorale“: «Paolo, in Romani 13, ha sicuramente pensato alla prassi della decapitazione dei grandi criminali in uso nell’impero romano. Tuttavia, ciò che gli premeva raccomandare - facendo tale allusione - era solo l’obbedienza verso la legittima autorità statale...».
Escamotage sorprendente, forse un po’ penoso: in effetti, non venne in mente, per duemila anni, a nessuno dei grandi teologi e a nessuno dei pastori e dei Concili che, anche basandosi su Romani 13, non negarono legittimità alla pena di morte inflitta con regolare processo dalle autorità costituite. Non dimenticando che questo riconoscimento ecclesiale non era di certo fatto a cuor leggero, tanto che il diritto canonico colpiva di irregolarità (di divieto, cioè, di accedere agli Ordini Sacri) il carnefice, i suoi aiutanti e persino il giudice che, pur rispettando la legge, avesse pronunciato una sentenza di morte.

Ma questo orrore del sangue non poteva far dimenticare non soltanto le prescrizioni bibliche ma anche altre considerazioni oggi rimosse e che tenteremo di esporre nel frammento che segue.
Come ci pare di avere dimostrato (e non ci voleva molto sforzo, i testi essendo chiarissimi e notissimi), la pratica della pena di morte da parte della società è imposta da Dio stesso nella Legge dell’Antico Testamento ed è ammessa da Gesù e dagli Apostoli nel Nuovo Testamento.
Come è costretto a riconoscere lo stesso, insospettabile “Catechismo Olandese”, «non si può sostenere che il Cristo abbia abolito esplicitamente né la guerra né la pena di morte».
Non si riesce a capire su cosa si basino quei teologi e quei biblisti che giudicano qui la Chiesa «infedele alla Scrittura».
Quale Scrittura? Forse, the “Wish-Bible”, la “Bibbia del desiderio”, la Bibbia così come l’avrebbero scritta loro, oggi.
C’è, piuttosto, da registrare una differenza importante nel passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento: per la Legge data a Noè e a Mosè, la condanna a morte dei rei di certi delitti era un obbligo, una necessaria obbedienza alla volontà di Dio. Invece, per il Nuovo Testamento (così come l’ha inteso tutta la grande Tradizione, sin dai Padri della Chiesa) l’esecuzione capitale è indiscutibilmente legittima, ma non è detto che essa sia sempre opportuna. L’opportunità dipende da un giudizio variabile a seconda dei tempi. Una cosa è il diritto riconosciuto all’autorità che, per dirla con Paolo, «non invano porta la spada»; altra cosa è l’esercizio di quel diritto.
Per quel che vale il nostro giudizio, nella società e nella cultura dell’attuale Occidente secolarizzato reintrodurre il patibolo là dove è stato abolito non sarebbe affatto opportuno; meglio, dunque, non esercitare quello che pure resta un diritto della società.

Non stiamo, qui, ad attardarci sulle statistiche, le quali secondo alcuni confermerebbero e secondo altri negherebbero l’efficacia della minaccia della morte nel prevenire il crimine.
Di certo, non mancano di logica le affermazioni che traiamo da un editoriale della “Civiltà Cattolica” del 1865, significativamente intitolato “La Frammassoneria e l’abolizione della pena di morte”, e dove i gesuiti si schierano, ovviamente, per il mantenimento - nei nuovi codici italiani - del pur terribile istituto.
Scriveva dunque quella vera e propria “voce del Papa” che era il celebre periodico:
«Noi, qui, non tanto intendiamo di mostrare la licitezza, convenienza e necessità relativa della pena di morte, cosa che supponiamo dimostrata e conceduta dalla gente savia e dabbene, quanto di dichiarare che mentre i savii ed onesti parteggiano per la conservazione di questa pena, ne sono in realtà gli abolitori. Il che si dimostra facilmente colla ragione e col fatto».
Continua, in effetti, “la Civiltà Cattolica“:
«Colla ragione: giacché, qual è lo scopo inteso da quelli che vogliono mantenuta la pena di morte? Evidentemente lo scopo da essi inteso si è di diminuire e, se si può, di togliere affatto di mezzo gli assassinii. Or chi non vede che così essi intendono direttamente ad abolire la pena di morte? E non già ad abolire la pena di morte soltanto per gli assassini, come vogliono i liberali, ma per gli assassinati ancora, o meglio per gli assassinabili innocenti, dei quali i liberali nulla si curano. E’ dunque evidente che i conservatori della pena di morte cooperano efficacemente all’abolizione totale della pena di morte degli innocenti in prima e, poi, necessariamente ancora dei rei e degli assassini».

Ma, in fondo, simili considerazioni - pur non irrilevanti - sono secondarie rispetto a quello che, per un cristiano, è il problema primario: «Se Dio solo dà la vita, è lecito all’uomo toglierla ad altri uomini? Esiste un diritto alla vita di tutti, anche dell’assassino, diritto che mai possa essere violato?».
In verità, coloro che danno a queste domande delle risposte nel senso sfavorevole alla pena di morte, ammettono però il diritto della società di rinchiudere in prigione i colpevoli di reati. Ora: se Dio ha creato l’uomo libero, come possono gli uomini togliere questa libertà ad altri uomini? Esiste un diritto alla libertà (diritto «innato, inviolabile, imprescrittibile», dicono i giuristi) che qualunque giudice infrange nel momento in cui condanna un suo simile anche soltanto a un’ora di reclusione coatta.
Ma la vita, si dice, è valore superiore alla libertà. Se ne è così sicuri? Gli spiriti più nobili e più sensibili lo negano. Come l’Alighieri. Non dice nulla il verso famoso: «Libertà vo’ cercando, che è sì cara / come sa chi per lei vita rifiuta»?

Ma non si esce dalle contraddizioni (e non si riesce neppure a capire perché tutte le culture tradizionali - e, dunque, religiose - non abbiano sentito come innaturale, illecita e quindi impraticabile la condanna capitale) se non in una prospettiva che vada al di là di quella orizzontale mondana. Una prospettiva, cioè, religiosa. E cristiana in particolare.
Quella prospettiva, cioè, che distingue tra vita biologica, terrena e vita eterna; che è convinta che il solo diritto inalienabile dell’uomo sia salvare non il corpo, ma l’anima; che distingue tra vita come fine e vita come mezzo.
Pur rifuggendo dalle lunghe citazioni, questa volta è il caso di riprodurne una, visto che ogni parola è qui meditata alla luce di una visione cattolica che sembra oggi persa totalmente di vista. La citazione è di quel singolare, solitario laico cattolico che è lo svizzero Romano Amerio. Leggiamo, dunque: «L’opposizione alla pena capitale deriva oggi spesso dal concetto dell’inviolabilità della persona in quanto soggetto protagonista della vita mondana, prendendosi l’esistenza mortale come un fine in sé che non può essere tolto senza violare il destino dell’uomo. Ma questo modo di rigettare la pena di morte, benché si guardi da molti come religioso, è in realtà irreligioso. Dimentica, infatti, che per la religione la vita non ha ragione di fine ma di mezzo al fine morale della vita che trapassa tutto l’ordine dei subordinati valori mondani».
«Perciò» continua Amerio «togliere la vita non equivale punto togliere all’uomo il fine trascendente per cui è nato e che ne costituisce la dignità. Nel rifiuto della pena di morte vi è un sofisma implicito: che cioè l’uomo, e in concreto lo Stato, abbia il potere, uccidendo il delinquente, di troncargli il destino, di sottrargli il fine ultimo, di togliergli la possibilità di adempiere il suo officio d’uomo. Il contrario è vero».
«In effetti», prosegue lo studioso cattolico «al condannato a morte si può troncare l’esistenza terrena, non però togliergli il suo fine. Sono le società che negano la vita futura e pongono come meta il diritto alla felicità nel mondo di qua che devono rifuggire dalla pena di morte come da un’ingiustizia che spegne nell’uomo la facoltà di felicitarsi. Ed è un paradosso vero, verissimo, che gli impugnatori della pena di morte stanno in realtà per lo Stato totalitario, giacché gli attribuiscono un potere molto maggiore che non abbia, anzi un potere supremo: quello di troncare il destino di un uomo. Mentre, nella prospettiva religiosa, la morte irrogata da uomini a uomini non può pregiudicare né al destino morale né alla dignità umana».

Lo stesso autore, tra molte altre testimonianze sconcertanti sulla perdita della consapevolezza, all’interno stesso della Chiesa, di che cosa sia davvero il “sistema cattolico”, cita l’“Osservatore romano“ che, il 22 gennaio 1977, scriveva, tra l’altro, a firma di un autorevole collaboratore: «La comunità deve concedere la possibilità di purificarsi, di espiare la colpa, di riscattarsi dal male, mentre l’estremo supplizio non la concede».
C’è da capire Amerio che commenta: «Così dicendo, proprio il giornale vaticano nega la gran verità che la pena capitale medesima è una espiazione. Nega il valore espiatorio della morte che nella natura mortale è sommo, come sommo (nella relatività dei beni di sotto) è il bene della vita al cui sacrificio consente chi espia.                
D’altronde, l’espiazione del Cristo innocente per i peccati dell’uomo non è connessa con una condanna a morte?». E, dunque, «l’aspetto più irreligioso della dottrina che respinge la pena capitale risulta nel rifiuto del suo valore espiatorio, il quale nella veduta religiosa è invece massimo».

In effetti, la Tradizione ha sempre visto un candidato sicuro al paradiso nel delinquente che, riconciliato con Dio, liberamente accetta il supplizio come espiazione della sua colpa. Tommaso d’Aquino insegna: «La morte inflitta come pena dovuta per i delitti, leva tutta la pena dovuta per i delitti nell’altra vita. La morte naturale, invece, non la leva».
Molti rei reclamavano addirittura l’esecuzione capitale come loro diritto. Dunque, il suppliziato pentito, munito dei sacramenti, è un “santo”: in effetti, il popolo si disputava le sue reliquie (e aveva forgiato un proverbio che “la Civiltà Cattolica” che citavamo ricorda: «Di cento impiccati, uno dannato»).

Non sono, questi, che colpi di sonda “religiosi” in una materia che, oggi, anche dei credenti sembrano affrontare con la tipica superficialità laica, illuministica. Altre cose si potrebbero e dovrebbero aggiungere, a completamento delle ragioni della Chiesa (di quella, s’intende, ancora consapevole di Scrittura e Tradizione): ad esempio, l’idea (che è biblica, paolina anch’essa) della società non come aggregato di individui ma come corpo, come organismo vivente che ha dunque il diritto di troncare da sé membra che giudica infette; il concetto della legittima difesa che non riguarda solo l’individuo, come crediamo noi individualisti, ma anche il corpo sociale; il concetto della riparazione dell’ordine della giustizia e della morale infranto.

Legittima, dunque, la pena capitale, per la Chiesa, nella prospettiva di fede che è sua. Ma anche opportuna, oggi? Per giustificare il nostro rifiuto della possibilità di tornare al patibolo nella cultura attuale, la sintesi migliore è ancora quella di Romano Amerio: «La pena di morte diventa barbara in una società irreligiosa che, chiusa nell’orizzonte terrestre, non ha diritto di privare l’uomo un bene che per lui è tutto il bene».
Un “no” al patibolo, dunque: motivato però non dalla religione, ma dalla irreligione contemporanea.

di Vittorio Messori

tratto da:
Vittorio Messori, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell’avventura umana, Paoline, Milano 1992, p. 412-424.

L'immagine è nostra



http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2543_Messori_Pena_di_morte.html

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          Chalet venta Chiclana de la Frontera, Los Franceses-La Vega      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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Wed, 08 Aug 2018 08:16:48 -0400
          The Complicated Business of Farming Snails in America      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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On weekdays, Ric Brewer lives in Seattle and works as a communications manager for a disaster-relief nonprofit. But most weekends, he heads to his five-acre spread in Quilcene, among the foothills leading to Olympic National Forest, to check on his livestock. In this temperate rain forest setting, nearly everything glows an intense green: the grass and Douglas fir and Oregon grape. It’s a good climate for his moisture-loving animals.

It doesn’t take more than weekend visits. As many a frustrated home gardener knows, snails can thrive without much loving care on our part.

Brewer is the owner of Little Gray Farms, named for his stock in trade, the common garden snail, or petit gris. It’s smaller, as the name implies, than the canned escargots that are supposedly French, though they’re more likely processed in France, not grown there. The petit gris is more tender and more palatable, American snail farmers will tell you, and requires less processing.

It’s also healthier for the planet and our bodies than most sources of farmed animal protein. A serving of 100 grams (about three and a half ounces) has only 90 calories, according to the USDA, and snails are lower in fat than salmon. They also require microscopic grazing range—Brewer uses only a half-acre of his property—and the carbon footprint is far lower than for most animals. There’s an exhaustive 2015 Italian study, published in the journal Agricultural Systems, to prove it.

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Maybe the best thing about snails as a food for Americans: Like edible weeds, common garden snails are an invasive species, found in about 20 states. Eating them is, in a way, doing a favor for the environment. In fact, Brewer got the idea for his farm after eating snails he’d foraged.

“I tasted my first one way back in high school, in 1981,” he says. His first cooking attempt with fresh snails—tossed in pasta with olive oil, oregano, and salt and pepper—was successful enough to keep him at it. “I was always kind of transfixed with them not only as a dish but as an animal.”

Snails are unusual for sure. They’re hermaphrodites who throw “love darts” (harpoon-shaped spears of calcium carbonate) at each other during their mating sessions. “They can spend about eight hours in courtship and mating,” Brewer says. “They twine around each other to match up the holes in the sides of their heads where their sex organs are.”

Another fascinating snail fact: Earlier this year, UCLA scientists wrote in the journal eNeuro that they had successfully transplanted primitive memories between snails—in a different species than the petit gris—through RNA injections. (Rather than a memory of a snow globe, think of an untrained snail suddenly acting like a trained one.)

At his farm, Brewer shelters the eggs indoors, raising the baby snails, which have shells from the start, until they’re large enough to live in an outdoor shadehouse. The structure is similar to a greenhouse, but with a woven cloth that rain and air can permeate, and perimeter fencing to thwart his snails’ escape attempts and attempts by rats and raccoons to feast on his crop. He feeds the snails organic vegetables that he grows, sharing his food with them. It takes them a year to mature fully. Then he purges them for a week by giving them only water—an important process done with clams too, which clears out their little digestive systems.

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“They will eat almost anything,” Brewer says. “I’ve seen them in the wild eating dead baby birds.” Some snail farmers go for the more elegant term of “finishing” the snails; one New York operation uses malt barley, saying it improves the flavor.

Snail farming (and eating) is common in many parts of Europe, Africa, and Australia. In the United States, though, Brewer is one of just a handful or petit-gris pioneers, and he says this tasty, environmentally friendly trend is on ice due to a government-bureaucracy nightmare.

It's this problem—and not a lack of interest from eaters—that's chiefly kept snail farming niche. The “ew” factor that turned off many Americans a few decades ago has dissipated in a more globalized culture that seeks out the newest food thrills, especially those based in traditional cuisines. (Authentic Valencian paella, for example, frequently contains snails and rabbit.) Brewer and a handful of other snail wranglers have no problem finding customers among restaurants and private chefs, even though Brewer’s snails, boiled, shelled, and frozen, sell for about $50 a pound or two dollars a snail.

For one special customer in Seattle, he delivers live snails. Tarsan i Jane, owned by Perfecte and Alia Rocher, serves paella each Sunday. Often, that’s the snail-and-rabbit version that was part of Perfecte’s childhood in Valencia.

“By keeping your roots, you maintain some kind of integrity throughout the dish,” Alia says. A few customers’ eyebrows are raised when they read the ingredients, but they all seem happy in the end.

Still, growing Little Gray Farms into Bigger Gray Farms has proved more frustrating and expensive than Brewer ever imagined.

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Because the snails are an agricultural pest, the U.S. Department of Agriculture tightly controls their interstate movement. Brewer can’t ship live snails even to a state that’s already infested. And when he needs more stock, he can’t have the animals shipped to him, even though the pests are established in Washington. He can’t just forage for snails on his property because they prefer groomed gardens and tilled fields. But right now, he can’t get his hands on the snails from places such as California, perhaps the snail capital of the U.S., that would love to get rid of them.

Still, Brewer is determined to make snail farming in America a thing. He’s created the Snail Raising Association of North America, an admittedly tiny trade group, to offer snail-husbandry advice, encourage others to take up gastropod wrangling, and advocate for looser restrictions. This isn’t anything like giant fields of corn, concentrated animal feeding operations, and other large agribusinesses that are better set up to absorb the costs of federal regulatory details and lobby for and receive government support. The USDA needs to think beyond common industrialized monocrops, Brewer says, and look to the foods of the future than can be sustainably raised by microbusinesses.

“In the right areas and with the proper safeguards, snails can be responsibly raised and a good source of nutrition,” he says. The snail isn’t native to Central Europe either, yet snail raising there is a profitable business for small-scale farmers. “While technically USDA will allow snail farming, the obstacles are expensive and unduly stringent.”

To comply with the federal government’s requirements, Brewer has built a fully contained indoor building so that he can receive snails from out of state. They have to be shipped in three containers: a box within a box within a box. The new building has only one door, with a vestibule before the snail area (think a space station airlock) to prevent escapes. Homeland Security required a six-foot-high fence around the building to discourage agricultural terrorism, he says, complete with “Keep Out” signs. Meeting all the rules is costing Brewer around $25,000.

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A USDA spokesman said the agency would respond to Brewer’s critiques, but despite repeated requests, it never did. That said, snail wrangler Frederick Dargenton, owner of SoCal Escargot, sympathizes with Brewer’s problems but doesn’t share them.

Dargenton lives in California, otherwise known as garden-snail heaven. California has the temperate climate snails need, and its vast, irrigated agricultural fields, along with well-watered suburban yards, provides moisture and a feast of edibles. The snails devour citrus and avocado trees, strawberries, you name it. So Dargenton doesn’t need to breed snails; he forages them from organic farms that want these pests removed.

By foraging locally, Dargenton’s business doesn’t need to ship in triple-boxed snails. And while he sells some frozen snails outside of California, living in a state of 40 million means the French former chef—who hates the big, rubbery, tinny flavored snails found canned in supermarkets—has plenty of local customers for his live mollusks.

In contrast, Brewer’s imported snails won’t live in the wild until they are harvested for food. Once the snails arrive from distant origins, they will spend their entire lives in his new building, a little like the Hotel California. They’ll breed there, and their offspring will know no environment beyond its walls. The only way they’re allowed to leave is by dying—and being transformed from marauding mollusk to sustainably raised protein for a new generation.


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          U.S. Announces New Sanctions On Russians      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Copyright 2018 NPR. To see more, visit RACHEL MARTIN, HOST: The Trump administration has imposed sanctions on 19 Russians for alleged interference in the 2016 presidential election. The U.S. Treasury Department announced the sanctions this morning. This moves comes the same day that the Trump administration issued a joint statement with France, Germany and the U.K. condemning Russia for what has been described as a chemical weapons attack on a former spy on British soil. A senior national security official briefed reporters this morning on the sanctions, including NPR White House correspondent Tamara Keith, who joins us now. Hi, Tam. TAMARA KEITH, BYLINE: Hi. MARTIN: Who exactly is being targeted with these sanctions? KEITH: Well, it's - this is interesting. These are many of the same people and organizations that were indicted by special counsel Robert Mueller - or were indicted as part of Robert Mueller's investigation into Russian interference in the election. In terms of the
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map germany and france

          8/9/2018: Opinion | Letters: Fooled by internet      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
A National MP – concerned about France’s age of sexual consent – tweets a reference to a fake news website to support her position. While the inability to discern fact from fiction may be a prerequisite for Right-wing politicians in the US, in New...
          Dissinger, Helen Frances      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Helen Frances Dissinger, 84, passed away on July 28, 2018. Helen was the daughter of the late Anthony and Ethel Acri. She was born on October 23,...
          8/9/2018: Obituaries: Today in History      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

1615 – Second Civil War breaks out in France. 1898 – Rudolf Diesel of Germany patents the diesel internal combustion engine. 1930 – George Nepia, right, plays his final test for the All Blacks. 1942 – Britain arrests Indian nationalist Mohandas...
          L1 - Garcia - "Il serait temps que l'OM soit de nouveau un club qui gagne"      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
S'il estime que le PSG est favori à sa propre succession pour remporter le titre de champion de France, l'entraîneur de l'OM Rudi Garcia n'en oublie pas pour autant les objectifs de son équipe...
          France - Payet : "Je n'ai pas envie d'arrêter la sélection"      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Dimitri Payet, l'attaquant de l'Olympique de Marseille, avoue avoir passé un début d'été compliqué, lui qui n'a pas été sélectionné pour la Coupe du monde...
          OM - Payet : "Paris est favori à sa succession"      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
À deux jours de la reprise de la Ligue 1, l'attaquant de l'OM Dimitri Payet estime que le PSG est favori pour conserver son titre de champion de France...
          The Evolution of the Vth Order of the French or Modern Rite      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Recent years have been witness to a kind of rediscovery of the French or Modern Rite, which despite being a great unknown was the foundation of what would later evolve into various Masonic ritual "manifestations" both good and bad. Undoubtedly, the proliferation of the so-called High Degrees and heterodox systems, often lacking in coherence and sometimes contrary to the original aims of the Order, the intrusion of extravagant and visionary fashions, grotesque messianic systems, pseudomystical rituals and other varied fauna, led French continental masonry, and specifically the Grand Orient of France, to the creation of a "Grand General Chapter of France" in order to bring order and give uniform coherence to the chaos that was 18th Century Continental Freemasonry.

From time to time, history provides us with clear minds in various fields of art and knowledge. One of the transcendental figures to approach this structuring was Roëttiers de Montaleau, who along with Graffin, Salivet, Saurine, Millon and many other of those 81 founding members (note the number 81), gave form to the Orders of Wisdom, previously called Superior Orders, the intent of which was and continues to be that of coherently grouping the teachings, bringing together all the historical currents of the so-called Scottism, which I have developed extensively in other articles and essays.

Alexandre-Louis Roëttiers de Montaleau
The original founding idea of ​​1784 that simply intended the making of a V Order that contains "all the physical and metaphysical degrees and all systems, especially those adopted by the Masonic associations in force", remains a hard task to master. it came to be realized progressively and, curiously, was forgotten in some cases, or unknown in others, either by laziness, ignorance or egocentric overeagerness.

The French Rite of the Moderns that Roëttiers de Montaleau called in one of the reorganization proposals as the "Primitive Rite" affirming with this qualifying adjective the source of the French Rite, a name adopted to differentiate it from others created later and also implemented in France. I will leave for another occasion my modest analysis about the misuse that has been given to a supposed "Primitive Rite" in other parts of the world.

Now let's return to the true concept, that Primitive Rite, the French Rite or Rite of the Moderns, which compiled after the three symbolic degrees represents an authentic Academy and Conservatory of masonic degrees of the Enlightenment and the accumulated knowledge of multiple ritual systems.
This ambitious, but necessary regulation on the one hand academic and on the other administrative, is still alive today, and its genesis was intended to present a vision of the future as indicated by its first Statutes and General Regulations of March 19, 1784.
It is not simply a compilation or "Ark of the Covenant" of the first and historic 81 degrees distributed in 9 series, but meant to accommodate the greater masonic knowledge it contained, thus incorporating and conserving the culminating degrees of all the different systems and Rites.

That is the ultimate goal of the V Order: to reunite what is dispersed at the highest level of initiation. That's how it was and that's how it is today.

(Translated from the Spanish of Joaquim Villalta)


Joaquim Villalta, Vª Orden, Gr. ·. 9, 33rd
Director of the International Academy of the Fifth Order - UMURM
Member of the Sublime Council of the Modern Rite for Ecuador
Vice-president of the Circle of Studies of the French Rite "Roëttiers de Montaleau"
Honorary Member of the Lusitano Grande Orient
Honorary Member of the Colombian National Grand Orient
Honorary Member of the Traditional Grand Lodge of Paraguay
Very Powerful Sovereign Grand Commander of the Supreme Council of the 33rd Degree for Spain of the Ancient and Accepted Rite (R de C)





          Agression de plusieurs policiers à Fort de France      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Les fonctionnaires étaient pris à partie (coups et jet de bouteilles) lorsqu’ils procédaient à l’interpellation mouvementée de ce premier individu. A l’issue de cette  Lire la suite »

L’article Agression de plusieurs policiers à Fort de France est apparu en premier sur People Bo Kay | Le webzine de chez nous !.


          Child of Light 2 potrebbe essere in via di sviluppo      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Child of Light 2 potrebbe essere in via di sviluppo#source%3Dgooglier%2Ecom#https%3A%2F%2Fgooglier%2Ecom%2Fpage%2F%2F10000
A giudicare da una fotografia pubblicata da uno sviluppatore, Child of Light 2 potrebbe essere in via di sviluppo.

Poche ore fa, Ubisoft ha annunciato l'arrivo di Child of Light e Valiant Hearts su Nintendo Switch. La notizia ha prevedibilmente reso felici innumerevoli giocatori, ma la casa francese potrebbe avere in serbo anche dell'altro.

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          meuble de metier ancien ,notaire en chene ,livraison dans toute la france       Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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Date de fin: samedi sept.-8-2018 0:08:05 CEST
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          Une multinationale du trafic de migrants démantelée      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Recrutés en Afrique de l’Ouest, des centaines de candidats à l’exil étaient conduits en France après un passage par l’Espagne. La traite des êtres humains pensée comme une agence de voyages. Telle était la logique criminelle d’un réseau démantelé fin juillet entre l’Espagne et la France. Environ 300 hommes et...

Article Une multinationale du trafic de migrants démantelée apparue pour la première fois sur Bamada.net.


          Barista - The Spirit of France - Streetsville, ON      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Now hiring at 1675 The Chase, Streetsville, ON L5M 5A2,...
From Job Spotter - Sat, 21 Jul 2018 22:57:22 GMT - View all Streetsville, ON jobs
          Milos Raonic s'incline face à Frances Tiafoe       Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Milos Raonic s'est incliné face à l'Américain Frances Tiafoe en 3 manches (6-7,6-4,1-6), mercredi à la Coupe Rogers de Toronto. Plus de détails suivront. (Agence QMI)

          A Suite at The Gritti Palace in Venice, Italy      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

What better way to begin a relaxing two weeks in the South of France than by starting off in Venice. Nothing but art, food and getting lost in the labyrinthine ancient alleys, and touring the equally maze-like canals by gondola. I surprised my wife with this plan. She’d never been to Venice, and it was […]

This article was originally published on Travel Codex. Read it at A Suite at The Gritti Palace in Venice, Italy.


          Moscon suspended; Ewan to Lotto-Soudal; Kwiatkowski wins again: Daily News Digest      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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Welcome to your Daily News Digest. Here’s what’s happening today: Gianni Moscon will indeed serve time away from racing for the punch he threw at the Tour de France, as the UCI announced their decision on the matter today. Also, Caleb Ewan is headed to Lotto-Soudal, Damiano Caruso to Bahrain-Merida, and Mitchelton-Scott reveals they’ve found …

The post Moscon suspended; Ewan to Lotto-Soudal; Kwiatkowski wins again: Daily News Digest appeared first on CyclingTips.


          Comment on The Battle of Amiens: August 8, 1918 by Caroline Sparks      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
My wonderful grandfather William Robert Gignilliat was in a Savannah company that was ready to ship out to France but instead, to my granfather's disgust, were sent to Ft, Scrivan on Tybee Island. So when WWII came, even though in his 50's, quit his job as Vice-President of Southern Natural Gas, and shipped out to England and helped the Army prepare for D Day. So I heard stories of both wars most of my life from my grandfather and his friends. History was always alive in my family and was fascinating to all of us grandkids,
          Comment on The Battle of Amiens: August 8, 1918 by Rick Alger      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
My mother worked as a dietician in a veterans hospital in the 1950s and sadly was still treating gas attack victims from WWI. Her own father served in the Canadian Army but was never shipped overseas but served as a orderly in a huge tent hospital treating many veterans who were dying from the Spanish Flu epidemic in 1918. His young Uncle Paul Clifton Gale served in a regiment from Illinois and I was lucky to locate details as to his time in France where he survived many battles. During WWII my father's cousins all joined various parts of the Canadian Military and one was lost in his first mission as part of a coastal command squadron around England flying the very poorly equiped Hudson light fighter bomber in 1942. My mother's brother inlaw served as a Lancaster Pilot and was awarded the DFC at twenty years old. I guess why I still remember or research all of this is to remind myself and others the heavy price our families have paid for our peace and prosperity may we never forget their sacrafices.
          Members Of Aviation Industry In Europe Call For Sesar Deployment Manager Lifecycle Extension      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

MEMBERS OF AVIATION INDUSTRY IN EUROPE CALL FOR SESAR DEPLOYMENT MANAGER LIFECYCLE EXTENSION 

All 19 members of SESAR Deployment Alliance, representing airports, airlines, and air navigation providers, sign joint letter expressing their commitment to continue their role in deploying SESAR. 

On the 25th July 2018, in Brussels, Belgium, SESAR Deployment Manager (SDM) has received a boost after all 19 members of the SESAR Deployment Alliance (SDA), representing airports, airlines, and air navigation providers, signed a joint letter developing proposals for optimizing SDM role and calling for an extension of SDA in SDM’s role beyond its current mandate ending in 2020.

The letter was signed by all the Chief Executive Officers and Chief Operating Officers of the 19 members of the SDA: ACI Europe, Air France, AustroControl, British Airways, Croatia Control, DFS Deutsche Flugsicherung, DSNA, EasyJet, ENAIRE, ENAV, HungaroControl, IAA, LFV, Lufthansa, NATS, Naviair, PANSA, ROMATSA, and RYANAIR. 

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          Le programme de jeudi : Mekhissi vise la passe de cinq, Guillon-Romarin et Vaillant une médaille      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
"CHAMPIONNATS D\u0027EUROPE - Ce jeudi, l\u0027équipe de France pourrait bien décrocher son 2e titre à Berlin grâce à Mahiedine Mekhissi-Benabbad, en quête d\u0027une 4e couronne continentale sur 3000m steeple. Ninon Guillon-Romarin (perche) et Ludvy Vaillant (400m haies) peuvent rêver d\u0027une médaille. Le champion du monde Pierre-Ambroisse Bosse fait lui son entrée sur 800m."
          Les Bleuettes coincent      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
"COUPE DU MONDE FEMININE U20 - L\u0027équipe de France des moins de 20 ans a été tenue en échec par la Nouvelle-Zélande (0-0) pour son deuxième match de la phase de poules. Les Françaises sont désormais deuxièmes du groupe A derrière les Pays-Bas qui ont étrillé le Ghana un peu plus tôt (4-0). Les Bleuettes tenteront de se qualifier pour les quarts dimanche face à ces mêmes Néerlandaises."
          Juve, entusiasmo per primo allenamento al completo      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Juve, entusiasmo per primo allenamento al completo

Max Allegri ha potuto contare per la prima volta in questo pre campionato su tutti gli effettivi a disposizione. Unico assente il francese Matuidi, mentre Cristiano Ronaldo ha conosciuto i compagni impegnati nei giorni precedenti nella International Champions Cup

JUVE, CHE ENTUSIASMO PER IL PRIMO ALLENAMENTO AL COMPLETO: VIDEO


          Milan, Maldini e Leonardo lavorano sul mercato      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Milan, Maldini e Leonardo lavorano sul mercato

La coppia rossonera ha incontrato l'agente di Bakayoko a Casa Milan convincendolo del progetto: la trattativa con il Chelsea per il centrocampista francese è ora in discesa, si va verso un prestito con diritto di riscatto. Maldini e Leonardo hanno anche presenziato al primo allenamento a Milanello della squadra rientrata dalla tournée americana

Milan-Bakayoko, parti più vicine

Chi è Bakayoko: il profilo del francese che piace al Milan 


          La fidanzata di Malcuit? Tifava già Napoli! FOTO      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

La fidanzata di Malcuit? Tifava già Napoli! FOTO

Con l'esterno francese in arrivo dal Lilla ecco la bella fidanzata Ashley, vera professionista del make up e delle acconciature. Nelle varie "versioni" in cui è possibile ammirarla su Instagram quella con i capelli azzurri: insomma, era già una tifosa del Napoli in tempi non sospetti...


          Euro: Avec Bonnet et Stravius, la France sacrée sur 4x100 m nage libre mixte      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Nouvelle médaille d'or pour Charlotte Bonnet après son titre en 200 m nage libre...
          Tour de France: Richie Porte suggère aux outsiders de se liguer contre la Sky lors de la prochaine Grande Boucle      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Richie Porte a une idée pour embêter la Sky sur le Tour de France 2019...
          Top des ventes de jeux vidéo en France      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Comme chaque semaine, le Syndicat des Editeurs de Logiciels et de Loisir (ou le S.E.L.L pour les intimes) nous dévoile  le top des ventes de jeux vidéo en France. Il s'agit des ventes de la 30ème semaine de l'année. Cette semaine encore, la... [...]
          Christophe Deschamps - Flower Power (2018)      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Исполнитель: Christophe Deschamps
Название диска: Flower Power
Страна: France (Paris)
Жанр: Country Rock
Год выпуска: 2018
Количество треков: 13
Формат: MP3
Качество: 320 kbps
Время звучания: 00:34:03
Размер файла: 80,86 МБ
          Sonnet : un dock Thunderbolt 3 bien sous tous rapports      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Sonnet lance la commercialisation de son dernier dock Thunderbolt 3, l’Echo 11. Un produit particulièrement intéressant, puisqu’il comprend deux ports T3, 5 ports USB 3.0, une sortie Ethernet Gigabit, un port HDMI 2.0, une sortie audio 3,5 mm, un lecteur de cartes SD. À cela s’ajoute la possibilité de recharger un MacBook Pro 15’’ (87 watts), et le branchement de deux écrans 4K. Classe. Mais ce qui est vraiment épatant avec ce produit, c’est sans conteste la fabuleuse vidéo de présentation digne de la Cogirep. Vraiment, c’est très bien fait. L’Echo 11 est commercialisé 299 $, ce qui n’est finalement pas si cher pour un dock aussi polyvalent. Il faudra attendre encore un peu avant de savoir quand et à quel prix ce périphérique sera disponible en France.
          Commentaires sur Planning Séries – France par Halo      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
For the people en VF dès le lundi 27 août à 13h20 sur Canal+ (2 ep)
          Vaikštant po laukinių gėlių pievas, išsiskiria visos laimę skatinančios cheminės medžiagos      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Padovanoję puokštę, brangiam žmogui veikiausiai suteiksite daugiau pasitikėjimo savimi, svetainėje psychologytoday.com rašo profesorė Loretta G.Breuning. Anot jos, gėlių dovanojimas, gavimas ar pirkimas yra nekenksmingas būdas įtvirtinti savo svarbą. O vaikštant po laukinių gėlių pievas, išsiskiria išsyk visos laimę skatinančios cheminės medžiagos.
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          La Six Major aura lieu la semaine prochaine à Paris      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

PARIS — le 8 août 2018 — Ubisoft annonce que les fans auront la possibilité d’assister à une compétition opposant les huit meilleures équipes mondiales de Tom Clancy’s Rainbow Six lors des phases finales du Six Major Paris, le plus grand événement esport de Tom Clancy’s Rainbow Six jamais organisé en Europe qui se tiendra du 17 au 19 août.  Voir la vidéo

Les seize équipes qualifiées sont désormais connues et représentent les quatre régions de la Pro League Tom Clancy’s Rainbow Six. Elles s’affronteront pour un cashprize de $350,000 et ont été réparties en quatre groupes. Après une phase de groupes intense, du 13 au 15 août, les huit équipes sorties vainqueurs se rencontreront durant la phase finale du Major, ouverte au public, à Paris Expo - Porte de Versailles, Hall 4, du 17 au 19 août. Les Quarts de Finale auront lieu le 17 août, les Demi-finales le 18 août et la Finale le dimanche 19 août. De plus amples détails sont disponibles ici.

En plus de la compétition principale, le Six Major Paris accueillera deux face-à-face uniques, dont un match de gala le samedi 18 août avec des invités surprise et un match All-Star entre quelques-uns des meilleurs joueurs professionnels de Tom Clancy’s Rainbow Six. Ce match All-Star aura lieu avant la Finale du dimanche 19 août.

Le documentaire “Another Mindset” qui s’intéresse aux parcours de huit des personnalités les plus célèbres et les plus dévouées de la communauté, telles que Niclas ‘Pengu’ Mouritzen (joueur de PENTA Sports) et Nicolle "Cherrygumms" Merhy (la manager des Black Dragons)   sera dévoilé avant la Finale le dimanche 19 août.

Enfin, des annonces exclusives seront faites lors de panels dédiés pendant le Six Major Paris. Le Panel Esport du samedi dévoilera plus de détails sur la scène esport de Rainbow Six, notamment sur les Finales de Pro League de la Saison 8 à Rio de Janeiro au Brésil et sur le Six Invitational 2019. Le Panel Jeu du dimanche dévoilera, quant à lui, le contenu complet de la prochaine mise à jour de Tom Clancy’s Rainbow Six Siege, « Opération Grim Sky ».

Il sera possible de suivre la compétition sur nos chaînes Twitch.tv/Ubisoftfr, Twitch Rainbow6FR et YouTube Rainbow6France pour voir tous les matchs en live et pour avoir tous les détails sur les annonces et sorties majeures.

Voici la liste complète des équipes qualifiées pour le Six Major Paris :

·         ELEMENT MYSTIC (Asie-Pacifique) : cette équipe sud-coréenne a composé son équipe en avril dernier, mais ses joueurs jouent en Pro League depuis l’entrée en lice de la région Asie-Pacifique.

·         EVIL GENIUSES (Amérique du Nord) : les vainqueurs du Six Invitational 2017 (qui jouaient alors sous le nom de “Continuum”) font partie des joueurs les plus expérimentés de la scène esport de Tom Clancy’s Rainbow Six, puisqu’ils performent constamment lors des événements internationaux.

·         FAZE CLAN (Amérique du Sud) : composé de joueurs expérimentés, connus pour leur talent et pour leur jeu agressif, Faze Clan fera partie des 4 équipes brésiliennes présentes au Six Major Paris, ce qui fait du Brésil le pays le plus représenté juste devant la France.

·         FNATIC (Asie-Pacifique) : les Fnatic vont fièrement représenter la zone Australie-Nouvelle-Zélande de la région Asie-Pacifique, une région qu’ils dominent depuis les dernières saisons. Ils feront partie du groupe B (seed 2).

·         IMMORTALS (Amérique du Sud) : devant affronter Millenium, Evil Geniuses et Element Mystic dans un groupe corsé, les Brésiliens ont enfin une chance de briller sur la scène internationale.

·         MILLENIUM (Europe) : en gagnant leur place pour le Major grâce à leurs performances impressionnantes lors des Finales de la Saison 7, les Millenium, vainqueurs de la DreamHack Austin, vont bénéficier du soutien local, puisqu’ils font partie des 3 équipes françaises qualifiées.

·         MOCK-IT ESPORTS (Europe) : champions de la Coupe de France 2018, les Mock-It ont réussi à se qualifier grâce à la compétition française locale, puisque cette première édition du Six Major a lieu à Paris.

·         NINJAS IN PYJAMAS (Amérique du Sud) : présents à l’événement grâce aux qualifications online du tournoi d’Amérique du Sud, les Ninjas in Pyjamas attendent leur heure. Julio et ses collègues ne sont là que pour gagner.

·         NORA-RENGO (Asie-Pacifique) : basée au Japon et connue pour son jeu spectaculaire, cette équipe s’est renforcée avec l’arrivée de ShiN, un ancien des eINs’.

·         OBEY ALLIANCE (Amérique du Nord) : leur victoire contre Mousesport lors des qualifications online nord-américaines fut une véritable surprise. Charge à Skys, Bosco et au reste de l’équipe de surprendre encore plus !

·         ORGLESS (Europe) : ils n’ont peut-être pas encore trouvé d’organisation officielle pour les représenter, mais ils ne manquent pas de talent. Après avoir joué sous le nom « Charity Nerds » à la DreamHack Valencia, ils se sont qualifiés grâce à leur victoire lors des qualifications européennes.

·         PENTA SPORTS (Europe) : l’équipe la plus récompensée de l’histoire de Tom Clancy’s Rainbow Six. En tant que champions du monde du Six Invitational 2018, ils ont été automatiquement qualifiés pour le Six Major Paris. 

·         ROGUE (Amérique du Nord) : s’ils ne sont pas aussi prestigieux que les Evil Geniuses, les Rogue ont toujours réussi à impressionner et à participer à tous les événements majeurs de Tom Clancy’s Rainbow Six. Atteindront-ils enfin une Finale ?

·         TEAM LIQUID (Amérique du Sud) : en tant que champion de la Pro League Saison 7, Team Liquid fait figure de favori dans le groupe A et enverra sur scène les meilleurs joueurs d’Amérique du Sud.

·         TEAM SECRET (Europe) : l’équipe européenne vient tout juste d’acquérir ses joueurs (3 Anglais et 2 Français), mais ce ne sont pas des novices. En tant que gagnants de la DreamHack Valencia, ils font partie des favoris.

·         TEAM VITALITY (Europe) : après avoir échoué de peu à la Saison 7, aux qualifications online et à la Coupe de France, l’équipe française a gagné le 16ème et dernier ticket pour le Major lors d’une DreamHack Valencia épique !

Le Six Major Paris fait partie du nouveau format de la Pro League Rainbow Six annoncé en janvier et qui a été lancé en juin pour la Saison 8 de Pro League. Chaque année sera maintenant composée de deux Saisons de Pro League de six mois chacune (juin-novembre et décembre-mai), ponctuées par deux Majors : le traditionnel Six Invitational en février et le nouveau rendez-vous de l’été, le Six Major, dont la première édition se déroulera à Paris. Pour en savoir plus sur les Années 2018-2020 de Pro League, cliquez ici.

De plus amples informations sur Tom Clancy’s Rainbow Six Siege sont disponibles sur le site officiel du jeu et sur Ubiblog, le blog éditorial d’Ubisoft. Toutes les informations sur la Pro League Rainbow Six sont disponibles sur le site officiel de la compétition.

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          Red Dead Redemption 2 : Du gameplay demain      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Regardez la vidéo de gameplay officielle de Red Dead Redemption 2 ce jeudi 9 août, à 17h, heure française sur rockstargames.com et sur les chaînes YouTubeFacebook et Twitch officielles de Rockstar Games.

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          Headup Games signe un contrat de distribution avec Koch Media      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Headup Games est heureux d’annoncer aujourd’hui la signature d’un nouveau partenariat stratégique avec Koch Media. L'accord de distribution concerne les jeux Bridge Constructor Portal, Bridge Constructor Stunts et Bridge Constructor, qui feront l'objet d'une compilation spéciale pour PlayStation 4 distribuée par Koch Media dans les magasins européens en 2018.

« Lorsque nous avons envisagé de changer notre canal de distribution, notre premier et principal objectif était de toucher autant de joueurs que possible à l'international avec les jeux Bridge Constructor. Koch Media nous offre un accès à tout le marché européen. Sa forte présence, avec des équipes sur tous les territoires, et son réseau de bureaux en Espagne, en Italie, au Royaume-Uni, dans les pays du Benelux et la Scandinavie ou en France, pour n'en citer que certains, nous ont impressionnés. Cela nous offre la garantie qu'ensemble, nous atteindrons nos objectifs sur nos marchés respectifs », explique Dieter Schoeller, PDG et fondateur d'Headup Games.

Mario Gerhold, directeur marketing international jeux de Koch Media, commente : « Nous sommes ravis d'accueillir Headup Games comme nouveau partenaire. Notre expérience locale permet à nos équipes de véritablement poser des ponts entre les différents territoires européens et, avec cette sortie sur console, de toucher un tout nouveau public pour ces jeux incroyables ».

Bridge Constructor Portal est une simulation d'ingénierie et un jeu vidéo de réflexion, développé par ClockStone et édité par Headup Games. Le jeu appartient à la série Bridge Constructor, et il intègre des éléments de la série Portal de Valve Corporation, se déroulant dans les laboratoires d'Aperture. Avec plus de 60 millions de téléchargements, la série Bridge Constructor est le plus grand succès d'Headup Game à ce jour

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          PES 2019 : La démo disponible      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Konami Digital Entertainment B.V. dévoile aujourd’hui la version démo de PES 2019. Les fans vont avoir droit à un avant-goût des nouvelles fonctionnalités, des nouveaux modes de jeu et du gameplay inimitable de PES avant sa sortie officielle le 30 août prochain sur PlayStation 4, Xbox One, et PC via Steam.
 
Dans cette démo, les matchs d’exhibition, le mode CO-OP offline et le mode match rapide online sont disponibles et peuvent se jouer dans les deux stades suivants :  le « FC Barcelona’s Camp Nou » et la « FC Schalke 04’s VELTINS-Arena ». Les fans peuvent choisir parmi une sélection de 12 équipes dont le Liverpool FC, le FC Barcelona et l’Inter Milan ainsi que quelques équipes nationales comme l’Argentine ou la France.
 
PES 2019 continue de forger la renommée de la célèbre série de simulation de football avec de nombreuses nouvelles fonctionnalités et améliorations. Les nouvelles fonctionnalités comprennent par exemple la « Visible Fatigue », qui impacte la performance et le comportement des joueurs mais également de nouvelles mécaniques de tirs ainsi que l’amélioration de la physique du ballon. De plus, la fonctionnalité « Enlighten » permet d’obtenir des effets visuels réalistes et ce, pour la première fois, en 4K HDR sur toutes les plateformes.
 
PES 2019 comprendra bien plus de clubs et de ligues qu’auparavant. MyClub a bénéficié d’une grande mise à jour avec un nouveau système de cartes. La star du FC Barcelona et ambassadeur mondial, Philippe Coutinho, sera sur la jaquette du jeu de cette année et David Beckham, l’un des plus grands joueurs anglais de tous les temps, sera présent sur l’édition spéciale.
 
« Nous sommes ravis de pouvoir enfin partager la démo de PES 2019 avec nos fans, » déclare Jonas Lygaard, Senior Director Brand & Business Development chez Konami Digital Entertainment B.V. « La démo inclut certaines des plus grandes équipes mondiales ainsi que des joueurs de renom. Bien que ce ne soit qu’une introduction pour notre nouveau jeu, nous espérons que cette version plaira aux joueurs souhaitant profiter d’un jeu encore plus réaliste qu’auparavant. »
 
PES 2019 sortira le 30 août sur PlayStation 4, Xbox One et sur PC via Steam. PES 2019 sera disponible dans deux éditions physiques, avec le nouvel ambassadeur mondial Philippe Coutinho en couverture de l'édition standard et David Beckham pour l'édition spéciale disponible en exclusivité chez Micromania, qui permettra aux fans de débloquer des bonus myClub. Une édition Légende sera également disponible en version dématérialisée et comprendra encore plus de contenu myClub !
 
Pour précommander PES 2019, rendez-vous sur : www.konami.com/wepes/2019/eu/fr

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          Cornet upsets Wimbledon champ Kerber in Montreal      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Alize Cornet of France beat Wimbledon champion Angelique Kerber 6-4, 6-1 in 2nd round of Rogers Cup         Read More At Article Source | Article Attribution

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          DAD'S WORLD: Taking the family to France in a car – what could go wrong?      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Your wife raised her eyebrows when you explained your plan to take your two older children to see the cousines in France, on your own, by car, during one of the hottest heat waves in the history of heatwaves.
          Global Luminaire and Lighting Control Market 2018 Segmentation with Top Market Key Players, Growth Rate and Forecast Till 2026      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

The luminaire and lighting control market is projected to expand at a CAGR of 5.6% during the forecast period and reach US$ 111.0 Bn by 2026.

Albany, NY -- (SBWIRE) -- 08/08/2018 -- This comprehensive report by MRRSE analyzes and forecasts the luminaire and lighting control market at the global and regional level. The report provides an analysis over the period 2016–2026, wherein 2018 to 2026 is the forecast period and the base year is 2017. An in-depth and unbiased market assessment has been made to offer readers in-depth and accurate analysis. The report emphasizes on all the major trends and services playing a key role in luminaire and lighting control market expansion from 2018 to 2026. It also focuses on restraining factors, market drivers, and opportunities of the luminaire and lighting control market during the said period. The study provides a complete perspective about the luminaire and lighting control market's expansion throughout the research study in terms of value (in US$ Bn) across various geographies, including Asia Pacific, South America, North America, Middle East & Africa (MEA), and Europe.

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The report includes a detailed value chain analysis, which is focused on providing a broad view of the global luminaire and lighting control market. Porter's Five Forces analysis is also provided to understand the competitive scenario in the global luminaire and lighting control market. The study incorporates market attractiveness analysis, where in the market segments for product, light, technology, component, and application are benchmarked based on their market size, growth rate, and attractiveness in terms of opportunity. In order to give a complete analysis of the overall competitive scenario in the luminaire and lighting control market, analysis of every geographic region mentioned in the report has been provided along with attractiveness analysis.

The market overview chapter in the luminaire and lighting control market report explains the market trends and dynamics that include restraining factors, drivers, and opportunities for the current and future luminaire and lighting control market. A global market outlook analysis has also been provided in the report. Additionally, the report provides analysis of different business strategies being adopted by market leaders of the luminaire and lighting control market. The market introduction chapter assists in gaining an idea of different trends related to luminaire and lighting control products.

Global Luminaire and Lighting Control Market: Scope of the Report

The study provides a decisive view on the global luminaire and lighting control market by segmenting the market based on product, light, technology, component, and application. The report provides a detailed regionwise breakdown of the luminaire and lighting control market and categorizes it at various levels, thus providing valuable insights at the micro and macro levels.

The report further highlights the competitive scenario within the luminaire and lighting control market and includes details such as recent developments and geographic presence of major players. The insights for the luminaire and lighting control market are the result of our extensive primary interviews, secondary research, and in-house expert panel reviews. These market estimates have been analyzed by considering the impact of different economic, political, social, legal, and technological factors.

The market in North America is classified into Mexico, the U.S., and Rest of North America. Furthermore, the market in Europe is analyzed across Italy, France, Germany, and the Rest of Europe. The luminaire and lighting control market in Asia Pacific is analyzed across China, Japan, India, and the Rest of Asia Pacific. Middle East & Africa regions covers GCC, South Africa, and Rest of Middle East & Africa. Similarly, South America includes Brazil and Rest of South America. This report provides all the strategic information required to understand the luminaire and lighting control market along with its devices and application. Also, the report provides insights related to the components and different applications according to the various geographical regions mentioned above.

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Global Luminaire and Lighting Control Market: Research Methodology

The research methodology is a perfect combination of primary research, secondary research, and expert panel reviews. Secondary sources such as annual reports, company websites, SEC filings and investor presentations, national government documents, internal and external proprietary databases, statistical databases, relevant patent and regulatory databases, market reports, government publications, statistical databases, etc. have been referred to.

Primary research involves telephonic interviews, e-mail interactions, and face-to-face interviews for detailed and unbiased reviews on the luminaire and lighting control market, across geographies. Primary interviews are usually conducted on an ongoing basis with industry experts and participants in order to get the latest market insights and validate the existing data and analysis. Primary interviews offer new and fresh information on important factors such as market trends, market size, competitive landscape, growth trends, etc.. These factors help to validate and strengthen secondary research findings. Moreover, the data collected and analyzed from secondary and primary research, is again discussed and examined by our expert panel.

Global Luminaire and Lighting Control Market: Competitive Dynamics

The research study includes profiles of leading companies operating in the global luminaire and lighting control market. Market players have been profiled in terms of attributes such as company overview, financial overview, business strategies, and recent developments. Key players in the luminaire and lighting control market include General Electric Co., Philips Lighting N.V., General Electric, Cree,Inc, Legrand S.A., OSRAM Licht AG, Eaton Corporation, Lutron Electronics Co., Inc, Acuity Brands, Inc., Hubbell Incorporated, and LSI Industries Inc.. Companies are focusing on expanding their business through strategic acquisitions and partnerships with several end-use industries.

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          Global Smart Cities Market Overview 2018: Industry Sales, Supply, Consumption, Analysis and Forecast Till 2026      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

MRRSE offers an 8-year forecast for global Smart Cities market between 2018 and 2026. In terms of value, market is expected to register a CAGR of 19.8% during forecast period.

Albany, NY -- (SBWIRE) -- 08/08/2018 -- This research report provides detailed analysis of Smart Cities market and offers insights on the various factors driving popularity of Smart Cities and its features. The report includes an extensive analysis of key industry drivers, restraints, market trends and market structure. The market study provides comprehensive assessment of stakeholder strategies and imperatives for succeeding in the business. The report segregates the market based on application, and component across different regions globally.

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The Smart Cities market is anticipated to witness moderate revenue growth during the forecast period, owing to the Increasing transition towards urbanization, governmental initiatives, and the increasing penetration of advanced technologies such as IoT, cloud computing, big data etc.

The report starts with an overview of the smart cities market in terms of value. In addition, this section includes analysis of key trends, drivers and restraints from the supply, demand and economy side, which are influencing the smart cities market.

On the basis of application, smart cities market is segmented into smart security, smart building, smart transportation, smart governance, smart energy, smart healthcare, smart water network system, and smart education.

On the basis of component, smart cities market is segmented into hardware, software and services

A detailed analysis has been provided for every segment in terms of market size analysis for smart cities market across the different regions. The section provides a detailed analysis covering key trends.

The next section highlights detailed analysis of smart cities market across various countries in the region. It provides a market outlook for 2018–2026 and sets the forecast within the context of smart cities market, including latest technological developments as well as offerings in the market. This study discusses key trends within countries contributing to growth of the market, as well as analyses degree at which drivers are influencing this market in each region. Key regions and countries assessed in this report include North America (U.S., Canada), Latin America (Brazil, Argentina, Mexico and Rest of Latin America), Europe (Germany, France, UK, Italy, Spain, Russia, and Rest of Western Europe), SEA and others in Asia Pacific (India, Australia & New Zealand, ASEAN, and Rest of APAC), Japan, China and MEA (GCC Countries, Turkey, South Africa, North Africa and Rest of MEA). This report evaluate the present scenario and the growth prospects of the smart cities market across various regions globally for the period 2018 –2026. We have considered 2017 as the base year and provide data for the trailing 12 months.

In order to offer an accurate forecast, we started by sizing the current smart cities market, which forms the basis of how the smart cities market will grow in the future. Given the characteristics of the market, we triangulated the outcome of different types of analyses, based on the technology trends.

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As previously highlighted, the global smart cities market is split into a number of segments. All segments in terms of application, component and different regions are analysed in terms of basis point to understand individual segment's relative contributions to smart cities market growth. This detailed level of information is important for identification of various key trends of the global smart cities market. Also, another key feature of this report is the analysis of all key segments in terms of absolute dollar opportunity. This is traditionally overlooked while forecasting the market. However, absolute dollar opportunity is critical in assessing the level of opportunity that a provider can look to achieve, as well as to identify potential resources from a sales and delivery perspective in the global smart cities market.

Key Segments Covered in the report smart cities market are:

Application

Smart Security

Smart Building

Smart Transportation

Smart Governance

Smart Energy

Smart Healthcare

Smart Water Network System

Smart Education

Application

Hardware

Software

Services

Key Regions covered:

North America Smart Cities Market

U.S.

Canada

Latin America Smart Cities Market

Brazil

Argentina

Mexico

Rest of Latin America

Europe Smart Cities Market

Germany

France

U.K.

Spain

Italy

Russia

Rest of Western Europe

SEA and other of APAC Smart Cities Market

India

Australia & New Zealand

ASEAN

Rest of APAC

Japan Smart Cities Market

China Smart Cities Market

MEA Smart Cities Market

GCC Countries

Turkey

South Africa

North Africa

Rest of MEA

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          Optical Sorters Market Size, Historical Analysis, Emerging Technologies, Trends and Industry Set for Rapid Growth with 10.4% of CAGR by Forecast 2026      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

The optical sorters market is expected to reach US$ 3,350.2 Mn by 2026. The market is projected to expand at a CAGR of 10.4% from 2018 to 2026.

Albany, NY -- (SBWIRE) -- 08/08/2018 -- The Optical Sorters Market  report provides analysis of the optical sorters market for the period 2016 to 2026, wherein the years from 2018 to 2026 is the forecast period, 2017 is considered as the base year, and data for 2016 has been provided as historical information. The report covers all the trends and technologies playing a major role in the expansion of the optical sorters market during the forecast period. It highlights the drivers, restraints, and opportunities expected to influence the expansion of the market during this period. The study provides a holistic perspective on the expansion of the market, in terms of revenue (in US$ Mn) and volume (Units), across different geographical regions, namely, North America, Europe, Asia Pacific, Middle East & Africa, and South America. The report highlights the key trends affecting the market on a global scale. Furthermore, region-wise, prominent countries/regions covered in the report include the U.S, Canada, Germany, France, the U.K, India, China, Australia, GCC countries, South Africa, and Brazil.

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This report analyzes and forecasts the optical sorters market at the global and regional level. The market has been forecasted based on revenue (US$ Mn) and volume (Units) from 2018 to 2026. The study includes drivers and restraints of the global optical sorters market. It also covers the impact of these drivers and restraints during the forecast period. The study encompasses market attractiveness analysis, wherein component, type, end-use, and countries/regions are benchmarked based on their market size, growth rate, and general attractiveness.

Global Optical Sorters Market: Taxonomy

This research study on the global optical sorters market provides a detailed cross-segment and cross-country analysis based on the different segments including component, type, and end-use. Based on component, the optical sorters market is segmented into products and services. By type, the market is divided into camera, laser, NIR, X-ray, combined, and others. In terms of end-use, the optical sorters market is classified into food processing, tobacco processing, waste recycling, mining and others. Furthermore, based on region, the market is divided into North America, Europe, Asia Pacific, Middle East & Africa, and South America.

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