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          Angola - requirements for vehicles to enter      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Hi, I have a group of 8 vehicles going to Angola at the end of June. We have arranged for police clearance certificates for South African registered vehicles to cross border into Angola in the past, but this time we are towing some trailers and off-road caravans. Do we need the police clearance certificate for the trailers and caravans too? Thank you!
          We Happy Few - mától játszható az ingyenes VR spin-off      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Egy VR-játékkal is hangolódhatunk a hamarosan érkező We Happy Few megjelenésére.
          Trump per Israele sta elaborando il "Piano del secolo"      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Donald Trump ne è convinto: il suo sarà il "piano del secolo". Quello che lascerà il segno nella Storia, ciò￲ che non sono riusciti a fare, nonostante le dichiarate ambizioni, coloro - Repubblicani e Democratici - che negli ultimi cinquant'anni lo hanno preceduto alla Casa Bianca. Il "piano del secolo", ovvero come riuscire a realizzare la pace in Terrasanta, tra Israeliani e Palestinesi. A darne conto è un documentato report di Amir Tibon e Amos Harel, firme di punta del quotidiano di Tel Aviv Haaretz. I due giornalisti israeliani, hanno ascoltato diverse fonti interne ed esterne all'amministrazione Usa (Harel è corrispondente di Haaretz da Washington), e il quadro che ne viene fuori è di grande interesse. Che questo piano sia in fase di "avanzata gestazione, siamo ormai ai dettagli", lo confermano ad HuffPost sia fonti israeliane a Gerusalemme che fonti palestinesi a Ramallah. "Alla lettura del piano, l'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina, ndr) sarà infelice su alcune parti e soddisfatta su altri, e così sarà anche per Israeliani, che saranno contenti per alcune pagine del documento mentre altre saranno scomode", spiega un alto funzionario dell'amministrazione Usa.

Il "piano del secolo" si discosta dai tanti che lo hanno preceduto perché, spiega ad Haaretz la fonte americana, non si limita a riproporre formule vecchie che avrebbero dovuto risolvere le "questioni fondamentali" del conflitto, come i confini, la sicurezza, Gerusalemme. Enunciazioni di principio che, nella visione dello staff mediorientale di The Donald, non hanno mai fatto veramente i conti con la realtà, e per questo sono sistematicamente falliti. Il team di pace di Trump vuole che il piano affronti tali questioni, ma anche di offrire una vasta gamma di idee pragmatiche che, secondo le parole del funzionario di alto livello, "miglioreranno la vita di entrambe le parti". Gran parte del piano si concentrerà sul rafforzamento dell'economia palestinese e dei suoi legami con Israele. Diverse fonti al di fuori dell'amministrazione che hanno parlato con Haaretz nelle ultime settimane hanno confermato che la Casa Bianca sta attualmente "limando" un documento alquanto ponderoso, "molto più lungo di alcuni piani precedenti di questo tipo", secondo una fonte diplomatica coinvolta nella stesura. discussioni. Il piano dell'amministrazione Trump comincia a prendere forma a metà del 2017, quando Jason Greeenblatt, l'inviato speciale di The Donald per il processo di pace , fa il suo primo viaggio nella regione. Le fonti che sono state in contatto con Greenblatt durante questo periodo hanno detto ad Haaretz che il principale obiettivo del suo primo viaggio era lo stretto allineamento degli interessi tra Israele e il mondo arabo, che a suo avviso rappresentava una rara opportunità per una svolta nei negoziati. E' questo un punto nodale del "piano Trump": coinvolgere i Paesi arabi che, nel quadro regionale, hanno interessi strategici convergenti con Israele.

Una fonte governativa israeliana li elenca ad HuffPost: Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania. Paesi del fronte sunnita che, con Israele, condividono la necessità di arginare la penetrazione iraniana in Medio Oriente, contrastando l'affermarsi della mezzaluna rossa sciita sulla direttrice Baghdad, Damasco, Beirut. E Gaza. A questo è particolarmente interessato l'erede al trono saudita, il giovane (33 anni) e 'ambizioso principe Mohammad bin Salman Al-Sa'ud, fautore dell'avvicinamento, in funzione anti-iraniana, di Riyad a Tel Aviv: per il futuro sovrano, e attuale Primo vice primo ministro e ministro della Difesa saudita, togliere ai suoi nemici regionali la "carta palestinese" sarebbe un risultato rilevante, da far pesare nella definizione dei nuovi equilibri regionali. "E' ovvio che la regione è cambiata rispetto a pochi anni fa", dice ad Haaretz un funzionario dell'amministrazione Usa . "Il mondo arabo e Israele hanno molti interessi e obiettivi comuni, così come minacce comuni nelle attività destabilizzanti dell'Iran nella regione". Greenblatt, insieme al consigliere e genero del presidente, Jared Kushner, e all'ambasciatore americano in Israele, David Friedman, si è concentrato sul tentativo di utilizzare questi interessi comuni per far progredire il piano. Fonti esterne all'amministrazione coinvolte nelle discussioni sul piano hanno affermato al quotidiano di Tel Aviv che il gruppo mediorientale di Trump ritiene che il piano in fase di completamento potrebbe essere il primo a ricevere una risposta positiva sia da Israele che dai principali Paesi arabi, indipendentemente dalla posizione palestinese.

Il cuore di questo piano, rivelano le fonti, sarà in Cisgiordania e a Gaza. L'amministrazione Usa sta cercando di promuovere progetti economici nel Sinai settentrionale che potrebbero migliorare la situazione, sempre più degradata, nella Striscia. Nell'immediato, l'obiettivo principale di Washington è vedere l'Autorità nazionale palestinese ripristinare il proprio controllo sull'enclave costiera, da undici anni in mano ad Hamas. L'obiettivo principale dell'amministrazione a Gaza è di vedere l'Autorità Palestinese ripristinare il controllo sull'enclave costiera. A questo fine, nella visione statunitense, saranno decisivi i finanziamenti delle petromonarchie del Golfo per la ricostruzione di Gaza. L'amministrazione Usa ha provato lo scorso anno a promuovere una serie di iniziative minori che potrebbero creare uno slancio positivo per il processo di pace e mostrare segni di progresso sul terreno. Alcune di queste iniziative sono riuscite - ad esempio, un accordo idrico congiunto israelo-palestinese firmato l'estate scorsa - ma altri sono falliti a causa di ostacoli politici a Gerusalemme e Ramallah. Ad esempio, il ministero della Difesa israeliano aveva proposto un piano l'anno scorso, fortemente sostenuto dai vertici militari, per ingrandire la città palestinese di Qalqilya, situata nella West Bank, a ridosso di Gerusalemme.

Il piano di Qalqilya avrebbe permesso alla municipalità palestinese di costruire nuove case per migliaia di residenti. Il piano è stato respinto dal governo israeliano a causa delle pressioni esercitate dal partito di destra Habayit Hayehudi e da alcuni membri della Knesset del Likud. Ma la Casa Bianca quel progetto non lo ha accantonato ma, al contrario, lo ha inserito nel "piano del secolo". E, come risulta ad HuffPost, Qalqilya potrebbe diventare la capitale di uno Stato palestinese. "Vorremmo che il piano parlasse da solo - confida una fonte dell'amministrazione Usa ad Haaretz - la gente capirà che dopo l'accordo staranno tutti meglio che senza: crediamo che le persone coinvolte siano interessate al loro futuro e al futuro dei loro figli. Questo piano darà molte più opportunità a tutti in futuro rispetto alla situazione che hanno ora".

Una situazione apocalittica. Gaza sta morendo. L'ultimo, documentato grido d'allarme, è stato lanciato da Oxfam. L'assedio sta privando una popolazione di 1,900milioni di abitanti, il 56% al di sotto dei 18 anni, del bene più vitale: l'acqua. A oltre due anni dal sanguinoso conflitto che nel 2014 distrusse buona parte del sistema idrico e fognario di Gaza, il sistema straordinario disegnato dalla comunità internazionale per la ricostruzione post-bellica (il cosiddetto Gaza Reconstruction Mechanism-Grm) non riesce ancora a rispondere ai bisogni dei quasi 2 milioni di abitanti della Striscia "intrappolati" in una delle zone pi densamente popolate del mondo. Una situazione drammatica, rimarca il report di Oxfam, aggravata degli effetti del decennale blocco di Israele sulla Striscia, di cui le prime vittime sono oltre 1,9 milioni di persone che devono sopravvivere con uno scarsissimo accesso all'acqua e una situazione igienico-sanitaria in continuo peggioramento. Basti pensare che il 95% della popolazione - anche solo per bere e cucinare - dipende dall'acqua marina desalinizzata fornita dalle autocisterne private, semplicemente perché l'acqua fornita dalla rete idrica municipale (che presenta oltre 40% di perdite) non è potabile o perché oltre 40mila abitanti non sono allacciati alla rete. A questo si aggiunge un sistema fognario del tutto inadeguato con oltre un terzo delle famiglie che non è connesso al sistema delle acque reflue. Una situazione di carenza idrica di cui fanno le spese soprattutto donne e bambini, che in molti casi sono costretti a lavarsi, bere e cucinare con acqua contaminata e si trovano esposti così al rischio di diarrea, vomito e disidratazione.

Le Nazioni Unite annunciano che entro il 2020 sar¢ praticamente impossibile vivere a Gaza per la mancanza di energia elettrica, il più alto tasso di disoccupazione al mondo e l'impossibilità per la popolazione di accedere anche a beni essenziali come cibo e, per l'appunto, acqua pulita. Hamas sa bene di non poter reggere questa situazione. Così pure l'Anp di Abu Mazen. E in questa chiave, di forte pressione sulla dirigenza palestinese, va letta la decisione americana di tagliare i finanziamenti all'Unrwa, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. A Ramallah gridano allo "strangolamento" della popolazione civile, all'"ennesima, vergognosa punizione collettiva", ma fuori dall'ufficialità, dall'entourage di Abu Mazen emerge l'interpretazione politica: Trump vuole "imporre" la sua pace. Il "piano del secolo" permetterebbe alla popolazione di Gaza di tornare a respirare. Il che significa anche agire su Israele per porre fine ad un embargo pluridecennale. Ed è questo uno dei punti del "piano Trump" che potrebbe essere indigesto per la destra oltranzista israeliana. D'altro canto, The Donald ad oggi ha molto dato all'amico Netanyahu, a cominciare dallo spostamento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, e poco riavuto indietro. Ora sembra giunto il momento dell'incasso. Per entrare nella Storia.


          L. Mende tranche : « Katumbi ne s’est jamais présenté du côté congolais de la frontière à Kasumbalesa »      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Le point de presse de Lambert Mende, ministre de la Communication et Médias, porte-parole du Gouvernement, était très attendu hier, surtout que c’est lui qui devait annoncer le nom du candidat qui représentera le Front Commun pour le Congo (FCC) à l’élection présidentielle du 23 décembre 2018. Il s’agit donc d’Emmanuel Ramazani Shadary, contre toute attente, qui a été choisi avant de déposer sa candidature à la CENI. Ainsi, il a articulé sa communication autour des spéculations et les folles rumeurs qui ont précédé et suivi le dernier message à la Nation du Chef de l’Etat ; les fake news sur les réseaux sociaux, notamment le communiqué attribué au ministre des Finances sur la prétendue incapacité du Gouvernement à prendre en charge les opérations électorales ; les récits fantasmagoriques sur l’objet de la visite d’Etat effectuée par le Président de la République chez son homologue de l’Angola ; le bluff et les feuilletons de certains acteurs  politiques en mal d’imagination et de visibilité avec leurs acolytes depuis un pays voisin et relayés par quelques médias ; la mise en cause gratuite et injustifiée des autorités congolaises dans les déboires d’un de vos confrères en territoire zambien et la démentielle course à la montre des « ouvriers critique-tout » de la dernière heure désormais candidats potentiels ou déclarés aux prochaines élections auxquelles ils n’ont pourtant jamais cru. « Eclipsé sans doute par ce retour de Jean-Pierre Bemba, un autre acteur politique s’est mis en tête de se lancer à corps perdu dans une fuite en avant pour transformer son engagement non tenu de se présenter à la Justice congolaise de laquelle il avait obtenu une autorisation d’aller se faire soigner à l’étranger en un pathétique show médiatique autour du dépôt d’une candidature hypothétique à l’élection présidentielle, une candidature pour laquelle des groupes d’influence étrangers mais aussi nationaux (CENCO et ses démembrements) se font des avocats zélés au mépris de la Constitution tout en s’appuyant sur l’Accord du 31 décembre 2016 qui fait du respect de la Constitution le socle de toute sa mise en œuvre », a fait observer le porte-parole du Gouvernement, en mettant un terme à cette polémique inutile. Et de renchérir que pour donner un semblant de consistance à ce jeu, lui et ses amis ont dans un premier temps inventé une fausse demande d’autorisation d’atterrissage jamais envoyée à l’Autorité de l’Aviation Civile avant de prétendre faussement avoir été empêché d’entrer en RDC en fabriquant des faux communiqués attribués sans précision ni source claire tantôt à « des autorités zambiennes », tantôt à « des autorités congolaises » non autrement identifiées pour des raisons évidentes. Une vraie farce. La vérité est simple, ce monsieur ne s’est jamais présenté du côté congolais de la frontière à Kasumbalesa ni vendredi, ni samedi derniers. Il s’est limité à se pavaner en territoire zambien sans traverser ou même approcher de la ligne de démarcation frontalière pour se présenter à une quelconque autorité congolaise. Par ailleurs, aussi bien la PNC, la DGM que la DGDA confirment que notre frontière avec la Zambie n’a jamais été fermée vendredi et samedi. Bien au contraire, vendredi elle était ouverte jusqu’à 19h00’, 30 minutes après l’heure normale de fermeture et samedi plus de trois heures au-delà des heures normales de fermeture. Tout le reste relève de simples ragots et de rumeurs. Dans ce même point de presse, Lambert Mende est revenu sur le message du chef de l’Etat à la Nation devant le Congrès, qui est un exercice constitutionnel rituel auquel est astreint le Président de la République pour dresser l’état des lieux à travers un tour d’horizon de la situation générale du pays et en dessiner des perspectives d’avenir et qui ne devrait pas émouvoir outre mesure. S’agissant du dernier séjour en Angola du Président, jeudi et vendredi, le gouvernement s’étonne que, malgré les termes on ne peut plus clairs du communiqué final et des déclarations des deux Chefs d’Etat devant la presse, certains se soient laissés aller à prétendre que cette invitation était en réalité une convocation du Président pour y recevoir admonestations et injonctions comminatoires sur la conduite des affaires de la RDC. Plus ridicule, d’autres ont carrément annoncé sur les réseaux sociaux la séquestration de la délégation en attendant « des ordres » de certaines puissances occidentales ! Pourtant, sans aucune ambiguïté et avant d’aborder les questions sécuritaires, de défense, de coopération économique bilatérale et de développement, le président angolais avait tenu à réaffirmer le principe de non interférence dans les affaires intérieures de la RDC se limitant à féliciter Son homologue congolais pour le brio avec lequel il conduisait le processus politique dans son pays et à souligner les grands progrès ainsi que les avancées spectaculaires dudit processus. Les sceptiques reviennent à la raison Le porte-parole du Gouvernement a rappelé que les semaines qui viennent de s’achever auront aussi été marquées par une accélération du processus électoral. Longtemps décriée, la CENI a vu débouler des milliers de candidats aux élections générales programmées pour le 23 décembre prochain, des élections auxquelles ses détracteurs n’ont jamais donné la moindre chance de se tenir mettant systématiquement en cause la bonne foi du Chef de l’Etat et du Gouvernement dans leur volonté de la soutenir dans cet exercice démocratique qui est pourtant devenu bel et bien inéluctable.  Apparemment le vent a tourné puisque les sceptiques d’hier sont devenus des convertis zélés prêts à affronter les urnes, constate-t-il. Tant mieux pour la démocratie congolaise que d’aucuns continuent néanmoins de regarder avec une  condescendance méprisante lorsqu’ils ne se lancent pas dans des tentatives désespérées d’en compromettre la bonne fin. C’est le cas de ce faux compte Twitter créé délibérément pour faire circuler un faux poster du ministre des Finances pour faire croire que le Trésor n’était pas en mesure de couvrir les charges de l’organisation des élections et qui a été sèchement démenti par le ministre Yav. Sur un autre registre, informe-t-il, on a assisté au retour à Kinshasa dans le calme du Sénateur Jean-Pierre Bemba récemment acquitté par la CPI où il était envoyé, faut-il le rappeler, suite à des plaintes de sujets non Congolais et  avec le concours des autorités d’un pays européen et non des autorités  de  la RDC que quelques exaltés essayent de rendre responsables des déboires vécues par ce compatriote il y a 11 ans. (JMNK)
          La irreligione contemporanea      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
                                Pena di morte





Malgrado quanto noi giornalisti ci sforziamo di far credere, spesso e volentieri i giornali non rappresentano affatto l’opinione pubblica.

Il problema della pena di morte è uno di quelli in cui sembra più profonda la frattura tra gente e media. Questi, quasi senza eccezioni, respingono indignati anche solo la prospettiva di dibattere una questione che giudicano talmente anacronistica e incivile da non meritare alcuna attenzione.

Nei giornali in cui mi è capitato di lavorare, ho visto cestinare, con ribrezzo, le molte lettere dei lettori sull’argomento. Eppure, tutti i sondaggi mostrano che, se si andasse a un referendum popolare, certamente il risultato sarebbe per la reintroduzione del plotone di esecuzione o del boia, almeno per i crimini particolarmente esecrabili.
Ce ne sono riprove concrete: stando al rapporto annuale di Amnesty International, la pena di morte contrassegna ancora il diritto penale di ben 99 Stati (l’80 per cento delle esecuzioni riguarda Paesi che hanno la pretesa di essere modello ad altri come gli Stati Uniti, l’Urss, la Cina), senza che movimenti importanti di opinione ne chiedano l’abolizione. Nei circa 30 Stati dell’Unione nordamericana in cui si è conservata l’esecuzione capitale, tutte le iniziative per cancellarla sono state vanificate dalla volontà popolare. Questa, in certi casi, ne ha addirittura imposto la reintroduzione. Ma si sa che i cantori della democrazia -giornalisti e politici in prima linea- sono selettivi: per loro, la maggioranza delle opinioni e dei voti è «nobile manifestazione della volontà popolare» quando va nel senso da loro auspicato; e diventa «disprezzabile rigurgito reazionario» quando si esprime in modo non gradito ai loro pregiudizi e schemi.

Il fatto è che, dalla più remota antichità sino a qualche intellettuale dell’Europa occidentale del Settecento che cominciò ad avere dei dubbi, la pena di morte fu pacificamente ammessa da tutte le culture di tutte le società del mondo.

Ed è falso che quel curioso personaggio che fu Cesare Beccaria ne abbia chiesto l'abolizione.
Dei delitti e delle pene”, capitolo ventotto: «La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi...».
Quel che Beccaria respinge è soprattutto la tortura e poi la pena di morte “facile”, come era applicata ai suoi tempi, ma non la esclude in modo assoluto, non la dichiara illecita: al punto che, in alcuni casi, la dice «necessaria». Del resto, l’alternativa che Beccaria propone (per spaventare di più, precisa) è «la schiavitù perpetua». Il che non sembra un guadagno per la civiltà e il reo.

E’ poi falso che il mantenere l’esecuzione capitale sia “di destra” e l’abolirla “di sinistra”: tra i paradossi ignorati dai nostri rassicuranti schematismi, c’è il fatto che questa pena era stata abolita per volontà di Luigi XVI pochi anni prima della                        Rivoluzione francese. E fu questa a reintrodurla, proprio per impulso della “sinistra” giacobina, facendone un tale uso che ghigliottina e rivoluzione sono inseparabili - e, per una volta tanto, giustamente – nell’immaginario popolare.

Il dottor Guillotin fu addirittura pregato da quei “progressisti” di perfezionare la sua macchina, così da passare dalla fase artigianale a quella industriale: c’è rimasto così l’agghiacciante prototipo di uno strumento capace di troncare sino a 60 teste contemporaneamente.

Inoltre, con grande imbarazzo dei terzomondisti occidentali, per i quali la barbarie è sempre e solo dalla parte dell’uomo bianco, appena raggiunta l’indipendenza, praticamente tutte le ex colonie africane ed asiatiche si affrettarono a reintrodurre la pena di morte - magari con sistemi “tradizionali” in quei luoghi come l’impalamento, il rogo, l’immersione in acqua bollente, lo strangolamento lento - anche là dove gli Europei, in accordo con il diritto penale della madrepatria, l’avevano abolita.
Del resto, tra i più entusiasti praticanti del patibolo non c’erano forse tutti i Paesi del “socialismo reale”, quelli del marxismo al potere del primo, del secondo o del terzo mondo che siano? E non certo soltanto in lontani tempi staliniani: nei primi cinque anni della perestrojka di Gorbaciov, i tribunali sovietici hanno mandato sulla forca o sul patibolo oltre 2000 rei di delitti comuni.

Checché ne sia della legislazione civile, il problema si fa delicato per un credente quando ci si sposta sul piano religioso.
La Chiesa cattolica (in accordo, del resto, con quelle ortodosse e protestanti, ad eccezione di piccole sette ereticali, combattute dai riformati stessi) non ha mai negato che l’autorità legittima abbia il potere di infliggere la morte come pena.
E’ “de fide” la proposizione di Innocenzo III, ribadita dal Quarto Concilio del Laterano del 1215, secondo la quale l’autorità civile «senza peccato può infliggere la pena di morte, purché sia mossa non dall’odio ma dalla giustizia e non proceda senza precauzione ma con prudenza».
Questa dichiarazione dogmatica ribadisce tutta la tradizione cattolica precedente e riassume quella futura.

Sinora, infatti, nessuna affermazione solenne del Magistero è venuta a modificarla. Se la Chiesa si è sempre rifiutata di mettere direttamente qualcuno a morte, non così lo Stato Pontificio, in quanto istituzione politica; e si sapeva bene che cosa significasse la consegna degli eretici ostinati al “braccio secolare”.
Del resto, le Chiese nate dalla Riforma avevano ancor meno riguardi e spesso procedevano direttamente a eseguire le loro sentenze di morte senza affidare il reo, per l’esecuzione, all’autorità civile. Anzi: mentre per la Chiesa cattolica il boia era un male necessario, nella gerarchia della oppressiva “Città cristiana” che Calvino instaurò a Ginevra, il carnefice era un personaggio di rango, un notabile ossequiato e chiamato “Ministro del Santo Evangelo”.
Né gli mancava il lavoro: nei quattro anni dal 1542 al 1546 Calvino mandò a morte 40 persone solo per motivi di fede.

Oggi, come si sa, la situazione è cambiata. Malgrado nulla, sul piano dogmatico, sia stato modificato; non solo teologi, ma anche intere Conferenze episcopali si sono spinte sino a definire «contraria allo spirito cristiano», «in disaccordo col Vangelo» ogni esecuzione capitale.
Come al solito, dei credenti si segnalano per zelo, superando la stessa polemica laicista nello scagliarsi contro una presunta bi-millenaria “barbarie oscurantista” e “infedeltà al Cristo” da parte di una Chiesa che non avrebbe dichiarato illecito il supplizio inflitto ai rei dagli Stati.
Questo è uno dei luoghi privilegiati per la “strategia del rimorso” di cui parlammo, portata avanti da una propaganda anticristiana coll’aiuto entusiastico di molti cattolici “adulti e aggiornati”.
In realtà, la questione è davvero gravissima: se ogni esecuzione capitale è un delitto, un omicidio abusivamente legalizzato (come molti teologi e anche episcopati ora dicono) la Chiesa, per tanti secoli, se ne è resa complice.
Confortatori dei suppliziandi come un san Cafasso non sono che farisaici fiancheggiatori di una violenza illecita. Non basta, ché anche Antico e Nuovo Testamento - i quali o raccomandano o non vietano la pena di morte - sono trascinati sul banco degli accusati.
Se qui, davvero, ci si è sbagliati, le conseguenze per la fede sono rovinose, coinvolgendo l’autorità della Chiesa e della Scrittura stessa.
Bisognerà cercare di capire.

Sarà bene precisare subito, a scanso di equivoci, quanto chiariremo meglio in seguito: quel che tentiamo con il discorso iniziato non è di certo una sorta di “elogio del boia” alla Joseph De Maistre, con magari un nostro schierarci a favore della reintroduzione della pena di morte nei Paesi del mondo (e sono ancora una minoranza) che l’hanno cancellata. Ne siamo ben lontani.
Quel che ci interessa è mostrare che anche qui, come in moltissimi altri campi, abbiamo dimenticato quel saper distinguere (“distingue frequenter!”) che, così giustamente, preoccupava coloro che sapevano ragionare sul serio prima della sedicente “èra della Ragione”.

Nel caso in questione, molto spesso non si sa più distinguere tra legittimità del patibolo e sua opportunità; tra un diritto della società di mandare a morte un suo membro ed esercizio di quel diritto. Ma, soprattutto - lo dicevamo - ciò che deve preoccupare un credente è l’atteggiamento della Chiesa: la quale, sempre, nel suo Magistero più alto, ha affermato la legittimità della pena di morte decretata dalle autorità riconosciute e ne ha concesso alla società il diritto.

Dopo il Concilio, questo diritto è contestato a diversi livelli.
Prendiamo (un esempio tra i moltissimi possibili) il “Dizionario di antropologia pastorale”, frutto del lavoro dell’associazione dei moralisti cattolici di lingua tedesca, uscito in Germania e in Austria nel 1975 con tutti gli imprimatur e grazie a un finanziamento dell’episcopato. In quest’opera, che non esprime la voce di un privato teologo ma la posizione “cattolica” di un’intera area, si legge: «Il cristiano non ha il minimo motivo di invocare la pena di morte o di dichiararsi favorevole ad essa».

Il documento di una commissione teologica dell’episcopato francese dichiarava nel 1978 ogni esecuzione capitale come «incompatibile con il Vangelo» (anche se, in un sussulto di prudenza, i teologi estensori del documento lo intitolavano “Elementi di riflessione" e giungevano alla loro conclusione - contraria alla Bibbia e alla Tradizione - con avveduti giri di parole).

In modo altrettanto capzioso si sono espressi, negli Stati Uniti e nel Canada, quei “Church-intellectuals”, quegli “intellettuali clericali” che – nell’anonimato - elaborano i documenti che poi gli episcopati presentano con la loro firma.

Nel 1973, Leandro Rossi, direttore del "Dizionario di Teologia Morale" (anche qui, con ogni approvazione ecclesiastica) iniziava così la voce “Pena di morte”:
«E’, questo, uno dei classici temi ove le posizioni si sono capovolte nell’èra contemporanea, anche se non universalmente e definitivamente. Il processo di umanizzazione ebbe origine, purtroppo, non nell’ambiente cristiano ma laico e vide i cattolici rimorchiati a fatica da quanti si mostravano più coerenti con l’indirizzo umanizzante del Vangelo. Siamo in uno di quei casi, insomma, nei quali non è la Chiesa che ha donato al mondo, bensì quella che ha ricevuto da questo».

Simili posizioni sono gratificanti per i preti che le esprimono i quali, però, non sembrano vederne tutte le devastanti conseguenze: non in un periodo solo, ma per tutta intera la sua storia, dagli inizi sino ad oggi, la Chiesa - nel magistero solenne dei Papi e dei concili, ma anche nei Padri, nei grandi teologi che furono anche santi come Tommaso d’Aquino, nei suoi uomini più prestigiosi e autorevoli, senza eccezione - la Chiesa, dunque, ha dichiarato legittima quell’esecuzione capitale che sarebbe invece, per le posizioni di oggi, un delitto, un crimine, un tradimento del Vangelo.

Come è stato osservato: «Se davvero è così, come difendere la Chiesa dalla colpa di complicità con i capi di governo, responsabili di innumerevoli assassini quante appunto sarebbero state le esecuzioni capitali di tutti gli individui uccisi in nome di una falsa “giustizia”?».

Al di là del piano dottrinale, per scendere alla prassi: «Come attenuare (sempre nell’ipotesi che ogni pena di morte sia assolutamente ingiusta, criminosa) le responsabilità dei Papi che per oltre un millennio, nei loro Stati, non hanno agito diversamente da tutti i magistrati civili delle altre nazioni?».
Insomma, un’ombra oscura si proietta su tutto quanto l’insegnamento e la prassi cattolici: «Come prendere più sul serio una morale che oggi biasima come gravemente illecito, come un tradimento della missione stessa del Cristo, quanto fino a ieri aveva ritenuto non solo legittimo ma in qualche caso doveroso?».

Sembra che anche su questo tema certa teologia - o anche certi episcopati, ammesso che il loro pensiero sia davvero espresso dai documenti che gli “esperti” preparano per loro - non veda, o peggio, non si curi delle conseguenze che, sulla fede della gente, hanno simili variazioni dottrinali. Ma sembra anche che qui si verifichi quel fenomeno paradossale e contraddittorio che contrassegna certa teologia odierna: la quale protesta di volersi basare solo sulla Scrittura ma al contempo l’aggira, la rimuove, l’ignora (o la tratta un po’ infastidita) quando non risponde al suo “spirito” che dice essere lo “spirito dei tempi”, in sintonia con quello del Cristo stesso.

In effetti, non vale la pena spendere troppo parole per dimostrare come, nell’Antico Testamento, la pena di morte sia non solo permessa da Dio ma da Lui comandata. Tanto che la normativa elaborata dai maestri di Israele in base alla Torah prescriveva l’esecuzione capitale per ben 35 reati: dall’adulterio alla profanazione del sabato, dalla bestemmia all’idolatria, sino alla ribellione (anche solo a parole) contro i genitori. Basti ricordare, tra i molti brani possibili, il versetto della Genesi (9,6) in cui Jahvè dice a Noè: «Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo».
Si veda poi il capitolo trentacinque del libro dei Numeri dove è ribadito, per i casi lì specificati, non il diritto ma il dovere della pena di morte, precisando: «Queste vi servano come norme di diritto, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete» (Nm35,29).
Per la Legge di Israele, l’uccisione di certi colpevoli è motivata da Dio stesso in base a princìpi religiosi, prima ancora che di opportunità sociale. Ed è chiaro che il «Non uccidere!» del Decalogo vuol dire «Non assassinare, non uccidere ingiustamente» e non riguarda la pena legale di morte: è rivolto al singolo e non a chi ha legittima autorità sul popolo.

Tutto questo (che è forse duro per le nostre orecchie: ma è pur sempre, per il credente, Parola di Dio, quella Parola alla quale si dice, ora più che mai, di volere essere fedeli) è messo sbrigativamente da parte dalle nuove posizioni che dicevamo. Oppure, si cerca di risolvere il problema, dicendo che il Nuovo Testamento supera l’Antico, che lo spirito evangelico abroga la legislazione mosaica. Ma, anche in questo modo, non si prende sul serio la Parola, in questo caso quella di Gesù stesso, il quale dichiara di «non essere venuto per abrogare la legge ma per completarla», avvertendo che «non passerà neppure uno jota della Legge».

In effetti, il Cristo non contraddice Pilato, ricordandogli solo da dove gli viene questa autorità (che dunque gli riconosce) quando il governatore domanda: «Non sai che io ho il potere di metterti in libertà o di metterti in croce?» (Gv 19,10). Né contraddice, secondo Luca, il “buon ladrone”, facendogli anzi la promessa più grande, quando questi dice che «giustamente» egli e il suo complice sono stati condannati a quella pena: «Noi riceviamo il giusto per le nostre azioni».

Come è stato notato: «In Atti 5,1-11, appare che dalla pena di morte sin da subito non aborrì la comunità cristiana primitiva, poiché i coniugi Anania e Saffira, rei di frode e di menzogna ai danni dei fratelli nella fede, comparsi davanti a san Pietro ne furono colpiti».

Ma è soprattutto Paolo che dà lo “Jus gladii”, il diritto di usare la spada del boia, ai prìncipi e li chiama «ministri di Dio per castigare i malvagi», se necessario mandandoli a morte. E non si dimentichi il capitolo tredici della Lettera ai Romani -un tempo famoso, ora spesso taciuto con qualche imbarazzo - soprattutto dove si dice: «Vuoi non avere da temere l’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma, se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male» (Rm 13,3-4).

Di queste chiare parole paoline non sembra lecito sbarazzarsi con argomenti sconcertanti - e dettati chiaramente dal desiderio di liberarsi di una parola scritturale contraria alla propria tesi - come quelli usati dal già citato “Dizionario di antropologia pastorale“: «Paolo, in Romani 13, ha sicuramente pensato alla prassi della decapitazione dei grandi criminali in uso nell’impero romano. Tuttavia, ciò che gli premeva raccomandare - facendo tale allusione - era solo l’obbedienza verso la legittima autorità statale...».
Escamotage sorprendente, forse un po’ penoso: in effetti, non venne in mente, per duemila anni, a nessuno dei grandi teologi e a nessuno dei pastori e dei Concili che, anche basandosi su Romani 13, non negarono legittimità alla pena di morte inflitta con regolare processo dalle autorità costituite. Non dimenticando che questo riconoscimento ecclesiale non era di certo fatto a cuor leggero, tanto che il diritto canonico colpiva di irregolarità (di divieto, cioè, di accedere agli Ordini Sacri) il carnefice, i suoi aiutanti e persino il giudice che, pur rispettando la legge, avesse pronunciato una sentenza di morte.

Ma questo orrore del sangue non poteva far dimenticare non soltanto le prescrizioni bibliche ma anche altre considerazioni oggi rimosse e che tenteremo di esporre nel frammento che segue.
Come ci pare di avere dimostrato (e non ci voleva molto sforzo, i testi essendo chiarissimi e notissimi), la pratica della pena di morte da parte della società è imposta da Dio stesso nella Legge dell’Antico Testamento ed è ammessa da Gesù e dagli Apostoli nel Nuovo Testamento.
Come è costretto a riconoscere lo stesso, insospettabile “Catechismo Olandese”, «non si può sostenere che il Cristo abbia abolito esplicitamente né la guerra né la pena di morte».
Non si riesce a capire su cosa si basino quei teologi e quei biblisti che giudicano qui la Chiesa «infedele alla Scrittura».
Quale Scrittura? Forse, the “Wish-Bible”, la “Bibbia del desiderio”, la Bibbia così come l’avrebbero scritta loro, oggi.
C’è, piuttosto, da registrare una differenza importante nel passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento: per la Legge data a Noè e a Mosè, la condanna a morte dei rei di certi delitti era un obbligo, una necessaria obbedienza alla volontà di Dio. Invece, per il Nuovo Testamento (così come l’ha inteso tutta la grande Tradizione, sin dai Padri della Chiesa) l’esecuzione capitale è indiscutibilmente legittima, ma non è detto che essa sia sempre opportuna. L’opportunità dipende da un giudizio variabile a seconda dei tempi. Una cosa è il diritto riconosciuto all’autorità che, per dirla con Paolo, «non invano porta la spada»; altra cosa è l’esercizio di quel diritto.
Per quel che vale il nostro giudizio, nella società e nella cultura dell’attuale Occidente secolarizzato reintrodurre il patibolo là dove è stato abolito non sarebbe affatto opportuno; meglio, dunque, non esercitare quello che pure resta un diritto della società.

Non stiamo, qui, ad attardarci sulle statistiche, le quali secondo alcuni confermerebbero e secondo altri negherebbero l’efficacia della minaccia della morte nel prevenire il crimine.
Di certo, non mancano di logica le affermazioni che traiamo da un editoriale della “Civiltà Cattolica” del 1865, significativamente intitolato “La Frammassoneria e l’abolizione della pena di morte”, e dove i gesuiti si schierano, ovviamente, per il mantenimento - nei nuovi codici italiani - del pur terribile istituto.
Scriveva dunque quella vera e propria “voce del Papa” che era il celebre periodico:
«Noi, qui, non tanto intendiamo di mostrare la licitezza, convenienza e necessità relativa della pena di morte, cosa che supponiamo dimostrata e conceduta dalla gente savia e dabbene, quanto di dichiarare che mentre i savii ed onesti parteggiano per la conservazione di questa pena, ne sono in realtà gli abolitori. Il che si dimostra facilmente colla ragione e col fatto».
Continua, in effetti, “la Civiltà Cattolica“:
«Colla ragione: giacché, qual è lo scopo inteso da quelli che vogliono mantenuta la pena di morte? Evidentemente lo scopo da essi inteso si è di diminuire e, se si può, di togliere affatto di mezzo gli assassinii. Or chi non vede che così essi intendono direttamente ad abolire la pena di morte? E non già ad abolire la pena di morte soltanto per gli assassini, come vogliono i liberali, ma per gli assassinati ancora, o meglio per gli assassinabili innocenti, dei quali i liberali nulla si curano. E’ dunque evidente che i conservatori della pena di morte cooperano efficacemente all’abolizione totale della pena di morte degli innocenti in prima e, poi, necessariamente ancora dei rei e degli assassini».

Ma, in fondo, simili considerazioni - pur non irrilevanti - sono secondarie rispetto a quello che, per un cristiano, è il problema primario: «Se Dio solo dà la vita, è lecito all’uomo toglierla ad altri uomini? Esiste un diritto alla vita di tutti, anche dell’assassino, diritto che mai possa essere violato?».
In verità, coloro che danno a queste domande delle risposte nel senso sfavorevole alla pena di morte, ammettono però il diritto della società di rinchiudere in prigione i colpevoli di reati. Ora: se Dio ha creato l’uomo libero, come possono gli uomini togliere questa libertà ad altri uomini? Esiste un diritto alla libertà (diritto «innato, inviolabile, imprescrittibile», dicono i giuristi) che qualunque giudice infrange nel momento in cui condanna un suo simile anche soltanto a un’ora di reclusione coatta.
Ma la vita, si dice, è valore superiore alla libertà. Se ne è così sicuri? Gli spiriti più nobili e più sensibili lo negano. Come l’Alighieri. Non dice nulla il verso famoso: «Libertà vo’ cercando, che è sì cara / come sa chi per lei vita rifiuta»?

Ma non si esce dalle contraddizioni (e non si riesce neppure a capire perché tutte le culture tradizionali - e, dunque, religiose - non abbiano sentito come innaturale, illecita e quindi impraticabile la condanna capitale) se non in una prospettiva che vada al di là di quella orizzontale mondana. Una prospettiva, cioè, religiosa. E cristiana in particolare.
Quella prospettiva, cioè, che distingue tra vita biologica, terrena e vita eterna; che è convinta che il solo diritto inalienabile dell’uomo sia salvare non il corpo, ma l’anima; che distingue tra vita come fine e vita come mezzo.
Pur rifuggendo dalle lunghe citazioni, questa volta è il caso di riprodurne una, visto che ogni parola è qui meditata alla luce di una visione cattolica che sembra oggi persa totalmente di vista. La citazione è di quel singolare, solitario laico cattolico che è lo svizzero Romano Amerio. Leggiamo, dunque: «L’opposizione alla pena capitale deriva oggi spesso dal concetto dell’inviolabilità della persona in quanto soggetto protagonista della vita mondana, prendendosi l’esistenza mortale come un fine in sé che non può essere tolto senza violare il destino dell’uomo. Ma questo modo di rigettare la pena di morte, benché si guardi da molti come religioso, è in realtà irreligioso. Dimentica, infatti, che per la religione la vita non ha ragione di fine ma di mezzo al fine morale della vita che trapassa tutto l’ordine dei subordinati valori mondani».
«Perciò» continua Amerio «togliere la vita non equivale punto togliere all’uomo il fine trascendente per cui è nato e che ne costituisce la dignità. Nel rifiuto della pena di morte vi è un sofisma implicito: che cioè l’uomo, e in concreto lo Stato, abbia il potere, uccidendo il delinquente, di troncargli il destino, di sottrargli il fine ultimo, di togliergli la possibilità di adempiere il suo officio d’uomo. Il contrario è vero».
«In effetti», prosegue lo studioso cattolico «al condannato a morte si può troncare l’esistenza terrena, non però togliergli il suo fine. Sono le società che negano la vita futura e pongono come meta il diritto alla felicità nel mondo di qua che devono rifuggire dalla pena di morte come da un’ingiustizia che spegne nell’uomo la facoltà di felicitarsi. Ed è un paradosso vero, verissimo, che gli impugnatori della pena di morte stanno in realtà per lo Stato totalitario, giacché gli attribuiscono un potere molto maggiore che non abbia, anzi un potere supremo: quello di troncare il destino di un uomo. Mentre, nella prospettiva religiosa, la morte irrogata da uomini a uomini non può pregiudicare né al destino morale né alla dignità umana».

Lo stesso autore, tra molte altre testimonianze sconcertanti sulla perdita della consapevolezza, all’interno stesso della Chiesa, di che cosa sia davvero il “sistema cattolico”, cita l’“Osservatore romano“ che, il 22 gennaio 1977, scriveva, tra l’altro, a firma di un autorevole collaboratore: «La comunità deve concedere la possibilità di purificarsi, di espiare la colpa, di riscattarsi dal male, mentre l’estremo supplizio non la concede».
C’è da capire Amerio che commenta: «Così dicendo, proprio il giornale vaticano nega la gran verità che la pena capitale medesima è una espiazione. Nega il valore espiatorio della morte che nella natura mortale è sommo, come sommo (nella relatività dei beni di sotto) è il bene della vita al cui sacrificio consente chi espia.                
D’altronde, l’espiazione del Cristo innocente per i peccati dell’uomo non è connessa con una condanna a morte?». E, dunque, «l’aspetto più irreligioso della dottrina che respinge la pena capitale risulta nel rifiuto del suo valore espiatorio, il quale nella veduta religiosa è invece massimo».

In effetti, la Tradizione ha sempre visto un candidato sicuro al paradiso nel delinquente che, riconciliato con Dio, liberamente accetta il supplizio come espiazione della sua colpa. Tommaso d’Aquino insegna: «La morte inflitta come pena dovuta per i delitti, leva tutta la pena dovuta per i delitti nell’altra vita. La morte naturale, invece, non la leva».
Molti rei reclamavano addirittura l’esecuzione capitale come loro diritto. Dunque, il suppliziato pentito, munito dei sacramenti, è un “santo”: in effetti, il popolo si disputava le sue reliquie (e aveva forgiato un proverbio che “la Civiltà Cattolica” che citavamo ricorda: «Di cento impiccati, uno dannato»).

Non sono, questi, che colpi di sonda “religiosi” in una materia che, oggi, anche dei credenti sembrano affrontare con la tipica superficialità laica, illuministica. Altre cose si potrebbero e dovrebbero aggiungere, a completamento delle ragioni della Chiesa (di quella, s’intende, ancora consapevole di Scrittura e Tradizione): ad esempio, l’idea (che è biblica, paolina anch’essa) della società non come aggregato di individui ma come corpo, come organismo vivente che ha dunque il diritto di troncare da sé membra che giudica infette; il concetto della legittima difesa che non riguarda solo l’individuo, come crediamo noi individualisti, ma anche il corpo sociale; il concetto della riparazione dell’ordine della giustizia e della morale infranto.

Legittima, dunque, la pena capitale, per la Chiesa, nella prospettiva di fede che è sua. Ma anche opportuna, oggi? Per giustificare il nostro rifiuto della possibilità di tornare al patibolo nella cultura attuale, la sintesi migliore è ancora quella di Romano Amerio: «La pena di morte diventa barbara in una società irreligiosa che, chiusa nell’orizzonte terrestre, non ha diritto di privare l’uomo un bene che per lui è tutto il bene».
Un “no” al patibolo, dunque: motivato però non dalla religione, ma dalla irreligione contemporanea.

di Vittorio Messori

tratto da:
Vittorio Messori, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell’avventura umana, Paoline, Milano 1992, p. 412-424.

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Ich zitiere mal aus der GAR 2787: "2787 (XXVI). Importance of the universal realization of the right of peoples to self-determination and of the speedy granting of independence to colonial countries and peoples for the effective guarantee and observance of human rights" ("Bedeutung der universellen Verwirklichung des Rechts der Völker auf Selbstbestimmung und der raschen Gewährung von Unabhängigkeit an Kolonialstaaten und Völker für die wirksame Gewährleistung und Einhaltung der Menschenrechte") <blockquote> <blockquote> Unter Bekräftigung der unveräußerlichen Rechte aller Völker, insbesondere Simbabwes, Namibias, Angolas, Mosambiks und Guinea-Bissaus und des palästinensischen Volkes, auf Freiheit, Gleichheit und Selbstbestimmung sowie der Legitimität ihrer Kämpfe zur Wiederherstellung dieser Rechte,, </blockquote> </blockquote> [...] <blockquote> <blockquote> Bekräftigt die Rechtmäßigkeit des Kampfes der Völker um Selbstbestimmung und Befreiung von kolonialer und fremder Herrschaft und Unterwerfung, insbesondere im südlichen Afrika und insbesondere der Völker Simbabwes, Namibias, Angolas, Mosambiks und Guineas (Bissau) sowie des palästinensischen Volkes, mit allen verfügbaren Mitteln im Einklang mit der Charta der Vereinten Nationen; </blockquote> </blockquote> Quelle: https://documents-dds-ny.un.org/doc/RESOLUTION/GEN/NR0/328/03/IMG/NR032803.pdf?OpenElement Ein Okkupant hat nach dem Völkerrecht die Verpflichtung, in Friedensverhandlungen nach gutem Glauben einzutreten. Er hat das Recht, die herrschenden Gesetze des besetzten Landes mit polizeilichen Methoden umzusetzen. Er hat kein Recht, eine Gewaltherrschaft mit militärischen Mitteln zu verteidigen. Kurzum: Die Palästinenser dürfen tun, was sie tun, wenn sie sich an das Kriegsrecht halten. Die Israelis haben das Recht abzuziehen.
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Quiliano & Valleggia, Celle Ligure, Scairborasca e Veloce si affornteranno in un quadrangolare
          Los refuerzos que San Lorenzo busca en Francia, Colombia, México y ¡Angola!      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
De repente, Claudio Biaggio puede ilusionarse con tener un plantel más nutrido. Llega un 5: Gerónimo Poblete. Pueden venir tres más.
          A new earless pygmy toad discovered on one of Angola's most underexplored mountains      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Due to many years of conflict, the biodiversity of Angola remains one of the least known in Africa. Recently, scientists from Angola, Portugal, and the United States conducted a series of field expeditions to document this country's amphibian and reptile species. One newly discovered species is a pygmy toad from the isolated Serra da Neve, the second highest peak in Angola. It differs from all close relatives in lacking an external and middle ear.
          STORE MANAGER in Angola NY - Dollar General - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Order to ensure the meeting or exceeding of in-stock targets; Dollar General (NYSE:....
From Dollar General - Thu, 05 Jul 2018 16:26:47 GMT - View all Angola, NY jobs
          Shift Manager - Derico of East Amherst Corp. - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Shift Managers may also be responsible for meeting targets during their shifts and for helping their assigned Departments meet their goals....
From Derico of East Amherst Corp. - Sun, 22 Jul 2018 08:31:47 GMT - View all Angola, NY jobs
          Crew - Derico of East Amherst Corp. - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Partnering with other Crew and Managers to meet target goals during your shift. Crew Person - You don’t want to work just anyplace, and you don’t want to work...
From Derico of East Amherst Corp. - Sat, 07 Jul 2018 08:26:36 GMT - View all Angola, NY jobs
          JOSEPH KABILA YAHISEMO UZAHAGARARIRA "FCC" EMMANUEL RAMAZANI SHADARY ARITEGUYE !      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
1. Emmanuel Ramazani Shadary niwe Pres Kabila yatanzeho umukandida wa FCC uzabahagarira mu matora 2018. a.Ramazani yatangiye gushyirwa mu majwi kuva mu kwezi kwa 2 ko ariwe kabila azashyira imbere. b.Emmanuel Ramazani Shadary niwe ushyigikiwe n'ibihugu nka Angola, Russia na Zimbabwe. 2.Kabila yavanye Emmanuel Ramazini Shadary ku mwanya wa minisitiri  w’ubutegetsi bw’igihugu amugira umunyamabanga wa PPRD. a.Taliki ya 26/02/2018 nibwo Kabila yagize Emmanuel Ramazani umunyamabanga ya PPRD amukuye ku mwanya wa Minisitiri w'ubutegetsi bw'igihugu. b.Ese Kabila yaba yakoze System Putin? 3.Umuryango wa HRW urasaba ibihugu bya EU gukomeza gushyira igitutu ku butegetsi bwa Kabila. a.Emmanuel Ramazani Shadary ari k’urutonde rw’abantu bashyizwe mu majwi kandi ajya  ku bihano bya EU. 4.Min Lambert Mende ati :″ Moise Katumbi afite ubwenegihugu bwo muri Italie″ a.Lambet Mende ati :″ Moise yatinye ubutabera ″ b.Mende :″ ati Moise yabeshye abanyekongo ko ari umunyagihugu kandi ari umunyamahanga.″ 5.Hon Jean Bosco Sebishyimbo yatubwiye ko afite ikizere cya Emmanuel Ramazani Shadary. a.Sebishyimbo ati :″Twarakoranye neza ni umuntu ufite gahunda nziza kandi azayishyira mu bikorwa.″ b.Alliance des Acteurs pour la Bonne Gouvernance du Congo "AABC" ati :″ twatanze amazinea 4 kandi Emmanuel Ramazani yarimo .″ 6.Abaturage bo muri bannyahare bakomeje kwereka Leta y'agatsiko ko bihagazeho a.Iki kibazo kimaze igihe kirekire ariko cyabuze igisubizo. b.Umushumba Denis Karera niwe uteganya kubaka inyubako hariya muri banyahe. c.Denis Karera yaba afungiye mu rugo rutaramenyekana kubera impamvu z'uburwayi. d.Karera yari agiye kwicwa no kutabona imiti ya Diabète.
          Is This Europe’s Newest Oil & Gas Producer?      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Few countries have a hydrocarbon history as difficult and convoluted as Portugal. It has lost its colonies just as Angola’s oil production was on the brink of multiplying – later even Mozambique turned out to be a superb gas-producing region with giant fields like Rovuma. Currently, Portugal has no oil production whatsoever, perhaps a noteworthy reminder that the progenitor of the leading Portuguese oil company, Galp Energia, was established specifically for the purposes of exploration and production in Africa, not in Europe. Recently,…
          Come scegliere il copridivano perfetto      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Come scegliere il copridivano? Un posto, due posti, tre posti, quattro posti, divani angolari e divano letto. Modelli di design. Copridivano elasticizzato, in tessuto antimacchie. Copridivani classici e moderni. La scelta dei colori in base al proprio arredo. 

La vita di un divano in casa può essere di breve duratura a seconda del trattamento che riceve dal padrone di casa: sedersi in malo modo, pranzare o cenare davanti


... continua a leggere Copridivano: quale scegliere?


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1971-től gyártották ezt a tévét. Vlagyimir Iljics Lenin születésének 100-ik évfordulója alkalmából készítették. Innen a név, VL-100.
Szélesség: 15 cmHosszúság: 26 cmMagasság: 18 cmSúly: 3. 56 kgVL100 kistévé
(nehogy már ez kimaradjon)
Elektronika VL100 kistévé, mely Lenin születésének századik évfordulójára készült. Kortünet volt a maga idejében. Telkeseknek kötelező darab. Apám is szerzett egyet valahonnan. Három zsebtelepről meg lehetett nézni az esti műsort. Persze a végére már nem volt meg a 100%-os képméret.
Ezek a cirill betűs feliratok... Sikerült úgy keresztülvergődnöm az oktatási rendszeren, hogy egy szót sem sikerült belém plántálniuk a tanároknak az orosz nyelvből. Később felnőtt fejjel az angollal is ugyan ilyen "sikerélményben" volt részem. Lehet, hogy nem is az oktatási rendszerben van a hiba?
Ha keveselltük volna a két gombot, akkor a doboz másik oldalán van még másik három. Persze ezeket a feliratokat sem értem. No de nem is kell, elég csak odanyúlni és beállítani.
Ha nem ismertük volna fel a feliratokból, hogy orosz a szerkezet, akkor ez a felirat nem hagy semmi kétséget a származás eredete iránt.
A csatornaváltó kapcsológombja. A szerkezet a 12 VHF csatorna vételére alkalmas. A külső gomb a finomhangoló. Volt ennek a tévének modernebb változata is, persze már nem VL100 néven, abban már volt UHF fokozat is. Nem is oly rég járt itt egy barátom egy piros színű buborék forma orosz kistévével. Egészen normális szerkezet volt, sikerült is kétnormásítanom.
A masina háta. Le lehet róla csavarozni a tápegységet. A tévé üzemel az autó 12 voltos akkujáról, a tápegységgel pedig lehet tölteni a kocsi akkuját. A kör be vagyon zárulva. Az elektromos csatlakozók persze semmihez sem hasonlító szabványtalan típusok.
Antenna és fejhallgató csatlakozó. Miért kell Jack aljzatot használni antennához? Sosem fogom megérteni, ahogy azt sem, miért volt jó az oroszoknak a szabványtalan méretű Jack. Talán az lehetet a cél, hogy az ellenség ne tudja felhasználni saját bűnös céljaira az orosz technikát.
A tápegység lecsavarozva. Minek cipeljük magunkkal, ha egyszer kirándulásra, sátorba ha nem kell. A képen félig látható a készülék hordfüléből kinyitható antenna. Újnyi vastag, és egy méter hosszú. A tévét összelehetett kombinálni a kettes adapterrel, és akkor válogathattunk kedvünkre a két csatorna közül.
Gondoltam befogok vele egy adót, legalább egy próbakép erejéig. Na ez az ami nem jött össze. A képernyőn csak ez a vékony fényes csík látható. A függőleges eltérítés nem igazán működik. Amúgy a tévé simán túlélte, hogy fordítva adtam neki a 12 voltot a tápegységemből.
A gombokat egy méretes csavarhúzóval le kell feszegetni. Ilyenkor néha kijön a gombbal együtt a potméter tengelye is. Ez ellen nem sokat tehetünk, sajnos nagyon gyenge minőségűek ezek a pici orosz potméterek.
A készülék alját és hátát le kell csavarozni. Ezen a masinán még rajta volt az eredeti orosz plomba. Zöldre színezett méhviasz, ami összefog mindent. Hülye egy ötlet...
A képcső nyaka. Errefelé ne erőltessünk semmit, mert könnyen törnek a dolgok. A képcső 1, 5 voltos fűtő feszültségről üzemel. Ezt csak azért emelem ki, mert egyszer javítás közben adtam neki 12 voltot fűtésnek. Persze csak egy villanás erejéig...
A képen a tévében felgyülemlett por látható.
Ezeket a kis füleket kell kipattintani ahhoz, hogy le lehessen venni a burkoló lemezt. Tulajdonképpen egészen normálisan van összeszerelve.
Az antenna csavarját is ki kell tekerni. A hordfül nem esik le, de a botantenna kizuhan belőle.
Megnyúzva. A papírlap alatt a nagyfeszültségű részek vannak. Jól van ez a tévé megépítve, de ha nem szoktunk hozzá az áramütésekhez, akkor bekapcsolt állapotban ne tapogassuk túl bátran a felső panelt. A nagyfesz panel mögött a fém kocka a dobváltós VHF hangolóegység.
Így néz ki a masina kihajtott panelekkel. A paneleket darabonként egy egy egészen apró csavar tartja a helyén, a másik végükön pedig zsanérosak. Nem mértem meg, de a csavarok átmérője két milliméter alatt van. Szinte művészet vissza pirinckázni őket a helyükre! Ebben az állapotában teljesen jól szerelhető a tévé, ráadásul közben üzemképes is. Azért volna mit tanulnia a mai konstruktőrgárdának az elődöktől.
Két Sokol rádió hangszóró van a tévében. Rossz nyelvek szerint azért kettő, hogy szimmetrikusan torzítsák a képet a mágneses terükkel.
A nagyfeszültségű panel alkatrészei. Ebben a változatban már egészen modern a nagyfeszültségű sokszorozó. A miénkben egy zöld dobozka volt, méhviasszal kiöntve. Egyszer javítanom kellett. Szétszedtem, összeraktam, vettem hozzá alkatrésznek egy mécsest a Petőfi csarnokban. Kérdezte az eladó, hogy milyen színű legyen. Nem érdekes... Tévébe kell alkatrésznek.
A függőleges eltérítő fokozat és a szinkronleválasztó. Ebben a panelban van a hiba. A függőleges eltérítés egy egyszerű, szinte audió végfokozat, ami vissza van csatolva, miközben a vett jelhez van szinkronizálva. De nem akar gerjedni.
A KF fokozatok és a hangrész. Rengeteg tekercs. Egyszer régen terveztem, hogy modernizálok egy ilyen tévét. Néhány IC-vel ki lehetne váltani az alkatrészek zömét. Persze ebből a projectből sem lett semmi...
Az a baj az oroszokkal, hogy ugyan adnak a szerkezeteikhez rajzot, de annak köze sincs a doboz tartalmához. Ripsz ropsz módosítanak a kapcsolási rajzon. No nem ám alkatrész értékeket, hanem felépítést! A könyvemben két VL100-as rajz is van. Levettem a polcról az RT-t, abban is van egy rajz. Természetesen egyik sem stimmel a tévéhez. Hasonlít ugyan, de csak annyira, hogy az őrületbe kergessen.
Mindenütt csak ilyen vízszintes vonalat mérek a szkóppal. Egyszerűen nem bírom rávenni a függőleges eltérítő fokozatot az oszcillációra. Kiszedtem az összes érintett tranzisztort, mérve mind jónak látszik. Persze ez egy orosz tranzisztornál még nem jelent semmit...
Lehet, hogy egy szakadt kondi, vagy egy megnyúlt ellenállás produkálja a hibát. Rajz hiányában szinte felderíthetetlen. A képen az látható, amint kívülről vezérlem a jelgenerátorommal a fokozatot. A végfok jó.
Azok a kis fekete pöttyök a fényes kalapok helyén a kínomban cserélt tranzisztorok. A panelből hiányzó alkatrészeket nem én szedtem ki, be sem voltak építve.
Csinálhatok amit akarok, marad a vízszintes csík. Nyomogattam a panelt, újraforrasztottam, megnéztem minden tranyóról vezérelhető-e, de semmi eredmény. Persze a dologhoz az is hozzá tartozik, hogy kifejezetten utálok tévét javítani. Talán azért lehet, mert nem értek hozzá. E. Aisberg tévés könyvét ötször olvastam el, mire felfogtam belőle valamit, de aztán pár percen belül már el is felejtettem az egészet.
A piszkálás eredménye képen valamicskét jobban ki lehet vezérelni az eltérítő rendszert. Végül feladtam. Persze lényegtelen, hiszen ezt a tévét kifejezetten a szétszedtem rovatba vettem. Azt az ötszáz forintot pedig megérte. Jól elvoltam vele egy egész délutánon át. Mit is kezdtem volna vele, ha sikerül megjavítanom? Még azon filóztam, mi lenne ha tovább bontanám? Például a képcsövet még nem is mutattam belülről...
Forrás: http: //oldradio. tesla. hu/szetszedtem/059vl100/vl100. htm
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Angola to Host Peace and Security Summit on August 14
08.08.2018
APA News

Seven heads of state from Central and Southern Africa, including Congolese Denis Sassou N’Guesso, will take part in a summit meeting on peace and security in these two sub-regions of the continent on August 14 in Luanda (Angola), the Congolese presidency announced on Wednesday.

The information was given by Angola’s Minister of Foreign Relations, Manuel Domingos Augusto, who, during an audience with the Congolese president, sent him a verbal invitation from his Angolan counterpart, Joäo Lourenço, the Presidency noted.

“During this meeting, the heads of state will discuss the persistence of violence in CAR, the electoral process in DR Congo and many other issues,” the presidency added quoting the Angolan minister.

In addition to Denis Sassou N’Guesso and his Angolan counterpart, Joao Lourenço, the meeting will be attended by the Presidents of the Democratic Republic of Congo, South Africa, Rwanda, Gabon and Uganda.

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DR Congo's Kabila in Talks on Successor Ahead of Election Deadline
07 August 2018 - 17:03
AFP

DR Congo's president Joseph Kabila addresses a news conference at the State House in Kinshasa on January 26, 2018.

DR Congo president Joseph Kabila scheduled talks on Tuesday with allies to discuss hand-picking a candidate to run in upcoming elections on the eve of a key campaign deadline, sources said.

Members of a pro-Kabila alliance known as the Common Front for Congo (FCC) "have been called to an important meeting this evening at Kingakati," said a minister, referring to the presidential residence on the outskirts of Kinshasa.

Another source, close to Kabila, said: "It's not a secret anymore - it's about naming a candidate for our presidential platform."

Candidates have until late Wednesday to file their bid for the December 23 poll - a ballot seen as crucial for the future of the notoriously unstable country.

Kabila, in power since 2001, should have stepped down at the end of 2016 when his constitutional two-term limit expired. He has invoked a constitutional clause enabling him to stay on as caretaker.

But he has left everyone guessing whether he will seek to run again, perhaps by arguing that this is permissible because of a revision of the constitution in 2006.

The uncertainty has ratcheted up political tensions, leading to anti-Kabila protests that have been bloodily repressed.

The Democratic Republic of Congo (DRC) has never known a peaceful transition of power since it gained independence in 1960.

Kabila, 47, has been at the helm since 2001, taking over from his father, Laurent-Désiré Kabila, who was assassinated by a bodyguard.

His tenure over the vast mineral-rich country has been marked by a reputation for corruption, inequality and unrest.

Many provinces are in the grip of armed conflict and millions have had to flee their homes, many flocking to Uganda, Tanzania, Angola and Zambia.

After Wednesday's deadline for applications, the definitive list of candidates is to be announced on September 19.

          Obras chinesas em Angola são sinónimo de má qualidade A qualidade das obras executadas por empresas chinesas em Angola deixa muito a desejar. Estradas, hospitais e casas apresentam muitos problemas em pouco tempo de duração. Falta fiscalização e a corrupção continua.      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
As linhas rodoviárias e ferroviárias construídas pelas empresas chinesas em Angola , apesar de permitirem a circulação de pessoas em bens, são de péssima qualidade, comenta o politólogo João Locombo. "Só demonstra que o processo de fiscalização das obras públicas levado a cabo até então foi um processo falhado.
          Millennials, Socialism, and Equality By Eileen F. Toplansky      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
https://www.americanthinker.com/articles/2018/08/millennials_socialism_and_equality.html Zach Carter of the Huffington Post is telling Baby-Boomers that they are getting their knickers all in a twist and really should tone down their worries since, after all, "socialism is good now." Carter, senior political economy reporter at the HuffPo, evinces dazzling ignorance and misdirection as he leads Millennials down a path that will prove disastrous to them. Carter asserts that we are re-entering the "Golden Age of American Paranoia" and any genuine concerns about the spread of communism are delusional. Has Carter ever perused The Black Book of Communism (1999), edited by Mark Kramer? He would learn "the actual, practical accomplishments of Communism around the world: terror, torture, famine, mass deportations, and massacres." Astonishing in the sheer detail it amasses, the book is the first comprehensive attempt to catalogue and analyze the crimes of communism over seventy years. 'Revolutions, like trees, must be judged by their fruit,' Ignazio Silone wrote, and this is the standard the authors apply to the Communist experience – in the China of 'the Great Helmsman,' Kim Il Sung's Korea, Vietnam under 'Uncle Ho' and Cuba under Castro, Ethiopia under Mengistu, Angola under Neto, and Afghanistan under Najibullah. The authors, all distinguished scholars based in Europe, document Communist crimes against humanity, but also crimes against national and universal culture, from Stalin's destruction of hundreds of churches in Moscow to Ceausescu's leveling of the historic heart of Bucharest to the wide scale devastation visited on Chinese culture by Mao's Red Guards. As the death toll mounts – as many as 25 million in the former Soviet Union, 65 million in China, 1.7 million in Cambodia ... the authors systematically show how and why, wherever the ... ideology of Communism was established, it quickly led to crime, terror, and repression. But, you retort, Carter never mentions the word "communism" in his article. It is exquisitely important to remember that according to Vladimir Lenin, "the goal of socialism is communism." In fact, Adrian Krieg writes that "the worst despotic governments of this century were: Nazis in Germany, Fascists in Italy, Communists in the USSR, [Romania, East Germany, Bulgaria, Hungary, Yugoslavia, Czechoslovakia, Poland, Cuba, North Korea, Cambodia, (and) Vietnam[.]" Each was supposed to be a "paragon of socialist endeavor." The end result was that the leaders of "these countries murdered more of their own civilian citizens than they lost in military conflict." It is why socialism always results in tyrannical rule.
          Re:ANGOLA - ÁFRICA      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
ME PARECE ESTUPENDO QUE TE HAYA GUSTADO ESTE TRABAJO SOBRE ANGOLA AMIGA ANA, Y TE AGRADEZCO TU COMENTARIO.
UN FUERTE ABRAZO HASTA TELDE DESDE LA RIOJA.
--JOSE LUIS--.

          Angola busca superación de dificultades en producción agrícola      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
El ministro de Estado para el Desarrollo Económico y Social, Manuel Nunes Junior, afirmó hoy que el gobierno angoleño busca la superación de las dificultades en materia de producción agrícola. Queremos eliminar restricciones tanto en la agricultura familiar como en la empresarial, expuso Junior citado por la agencia Angola Press al intervenir durante la apertura […]
          Angola U-18 (Æ) - Slovakia U-18 (Æ)      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Handball. Women. U-18 WC
          Embaixadora dos EUA na ONU pede que Maduro seja tratado como um ditador      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
A embaixadora dos EUA nas Nações Unidas, Nikki Haley, disse hoje, na Colômbia, que “o mundo deve dar-se conta de que há um ditador na Venezuela” e anunciou mais ajuda económica para as regiões de fronteira. Haley, adiantou a agência Efe, visitou hoje a ponte internacional Simón Bolívar, na cidade colombiana de Cúcuta e a […]
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          Angola:Le Chef de l'Etat préside la réunion de la commission économique à Uíge      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Luanda -Le Président angolais, João Lourenço, est attendu, jeudi, dans la province de Uíge (nord) où il va diriger les travaux de la VIIIème réunion ordinaire de la Commission Economique du Conseil des Ministres.
          Angola for taxon Tholaster carvalhoi Greyling & Cooper, 1995 †      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Distribution "Angola" for taxon Tholaster carvalhoi Greyling & Cooper, 1995 † has been added by Andreas Kroh via the MS Access interface on 2017-09-11T08:37:40+00:00
          [EEUU] #PrisonStrike: Huelga de presos del 21 de agosto al 9 de septiembre      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

En abril de 2018 un grupo de presos de Carolina del Sur hizo público un llamamiento para una huelga de presos a escala de todo Estados Unidos, del 21 de agosto al 9 de septiembre: http://prisonstrike.com/. Desde entonces, presos en Delaware, Florida, Louisiana, Missouri y recientemente Carolina del Norte han expresado su apoyo a la iniciativa.  Algunas fuentes cifran en diecisiete los estados de la Unión en que hay presos dispuestos a unirse a esa huelga.

El colectivo La Llama Dentro - The Fire Inside ha difundido un fanzine en el que explica la convocatoria y en qué se diferencia de otras anteriores que también se convocaron bajo el lema #PrisonStrike.

Para este mes de agosto confiamos en que se desencadene un vendaval de resistencia y rebelión que cruzará las prisiones de Estados Unidos. La Voz de los Defensores Presos - Jailhouse Lawyers Speak (JLS), el Comité Para La Organización de los Trabajadores Encarcelados - Incarcerated Workers Organizing Committee (IWOC) y otros grupos de dentro y de fuera de las cárceles en todo el país nos hemos unido en otra llamada para la protesta a nivel nacional, que tendrá lugar del 21 de agosto al 9 de septiembre de 2018. Este es el tercer llamamiento en muchos años para una acción contra las cárceles a nivel de todo el país, y pensamos que resultará el más masivo e impactante.

Busque la abolición o la reforma, la excarcelación o el cambio de políticas, la lucha contra el encarcelamiento masivo made in Usa ha avanzado cuando ha consistido en acción directa dentro de las cárceles. En los últimos años la coordinación a nivel nacional ha niquelado el movimiento de resistencia de los presos. Un gran número de personas que en la actualidad se hallan en prisión se han movilizado en respuesta a distintos llamamientos, a pesar de las obstáculos para las comunicaciones y el gran riesgo de represalias. Este año el llamamiento ha tenido una gran difusión y ha encontrado receptividad en las redes externas de apoyo. Ignorarlo o no tomarlo en serio significaría dejar la orientación del movimiento contra la encarcelación masiva en manos diferentes de las de quienes lo sufren inmediata y directamente.

 

La Llama Dentro fue inspirado por la huelga nacional del 9 de septiembre de 2016. Somos un proyecto para el desarrollo de estrategias, para aglutinar y hacer circular reflexiones, análisis y propuestas de mejora en las acciones de los presos en rebeldía y sus apoyos.  Damos un apoyo sin reservas al actual llamamiento, y esto no debería sorprender, aunque no lo hagamos por rutina o habito. Todas y todos han de entender que creemos que en agosto de 2018 prenderemos la mecha de un cambio de mundo masivo y transformador.

Esta vez el llamamiento ha provenido de La Voz de los Defensores Presos (JLS), un colectivo de presos que proporcionan asistencia legal y apoyo a otros presos. Mientras escribimos ya son diecisiete los estados de la Unión en los que presos en rebeldía se han comprometido a participar.

JLS se había planteado en un primer momento aplazar el llamamiento hasta el próximo verano, pero los letales levantamientos del penal de Lee en Carolina del Sur, que costaron la vida de siete presos, les hicieron notar la urgencia de una acción colectiva que ponga el foco de la lucha en la degradación, opresión y tortura inherente al sistema penal, en vez de en el enfrentamiento entre presos amplificado con sensacionalismo por los medios de comunicación y las instituciones penitenciarias.

Las fechas elegidas por JLS tienen un significado histórico, pero también se eligen dentro de una evolución estratégica. El 21 de agosto de 1971 George Jackson fue asesinado por los guardianes de la cárcel de San Quintín, suscitando una respuesta de los presos de todo el país que culminó en la toma de control de Attica, de triste memoria, el 9 de septiembre. Este año, los presos en rebeldía usarán las mismas fechas como referencia de una protesta sostenida y transformadora.

Diecinueve días de rechazo a incorporarse a puestos de trabajo para el penal o el Estado, de sentadas, de encierros, son días que le pueden salir caros al sistema carcelario, tanto en dinero como en legitimidad.  Cubrir durante diecinueve días el trabajo que normalmente hacen los presos puede costar millones, sin mencionar el coste de reparar los daños y combatir las acciones. Esta acción puede ser la bancarrota no ya del sistema penal, sino del presupuesto estatal. Exponerse a represalias y llamar la atención sobre las horrendas condiciones rutinarias de las cárceles también puede corroer la legitimación pública del sistema penal. Al terminar el periodo de protestas, cualquier gobierno que las padezca probablemente hará concesiones sustantivas respecto a las reclamaciones de los presos y tendrá una actitud abierta hacia reformas que reduzcan los daños, hacia alternativas y cambios de política. Esta es la manera en que la acción directa desde el interior hace avanzar rápidamente  cualquiera de los muchos frentes de la lucha contra el encarcelamiento masivo y por su abolición definitiva.

Alimentar el fuego, avivar las llamas.

Un mes después de que los hechos de Lee llevasen a JLS a lanzar su llamamiento, cuatro facciones de una cárcel de Missouri firmaron una  tregua y pasaron la acción contra la cárcel. Llevaron a cabo una sentada que pronto evolucionó hacia hacerse con una elevadora y penetrar con ella en una factoría de la cárcel con la extensión de dos campos de fútbol. Allí destrozaron todas las máquinas con las que normalmente se les fuerza a trabajar. La conexión con el llamamiento de JLS se hizó explícita mediante grafittis en las paredes de la cárcel con la leyenda "21 de agosto" y con un comunicado que decía "animamos a todos en toda la nación a unirse a nosotros el 21 de agosto, a hacer más sentadas para lograr, con esto, la paz...". En Angola, un antiguo barracón de esclavos convertido en cárcel en Louisiana, los presos también se comprometieron en una huelga masiva.

El 19 de junio presos de Texas hicieron un llamamiento al apoyo desde el exterior, requiriendo "actividades de amplio espectro dirigidas a presionar al sistema penal y a construir un apoyo comunitario que ponga fin a la encarcelación masiva". Este llamamiento recuerda al del Free Alabama Movement para realizar concentraciones frente a McDonald's en marzo del 2015 o a la Marcha de Millones de agosto de 2017. La puesta en marcha y la visibilidad de movilizaciones en el exterior resulta esencial para las decisiones tácticas y las opciones de participación de los presos en rebeldía.

Estos eventos en Missouri, Angola, Texas y otras localidades van en paralelo con los que precedieron a la huelga de presos del 9 de septiembre de 2016.  A principios de marzo de aquel año hubo levantamientos en el penal Holman de Alabama, y en abril una huelga en las cárceles de Texas. Estos hechos resaltaron el llamamiento nacional a la acción que tuvo como consecuencia la mayor huelga de presos de la historia de EEUU y la primera organizada a escala nacional, con intensa participación a ambos lados de los muros desde Florida a Michigan y Oregon.

Lecciones del 2016 y del 2017.

Entre septiembre de 2016 y la actualidad se han producido numerosos intentos de repetir y extender acciones de protesta a nivel nacional, que han tenido un éxito limitado por diversas razones. La más destacable, la represión continuada del Estado contra los presos en rebeldía y los líderes encarcelados, pero también el ascenso de Trump y la lucha contra la extrema derecha, que han tenido un efecto de eclipse sobre otras luchas y reducido nuestra base de apoyo externo. A pesar de estos factores, la convocatoria de la Marcha de Millones en agosto del 2017 llevó a los responsables de las cárceles de Florida y Carolina del Sur a un bloqueo preventivo que impactó sobre 121.000 presos, lo que dobla las cifras de la huelga de 2016. El suceso no obtuvo mucha atención a nivel nacional  ya que afectó sólo a dos estados; no está claro que habría ocurrido si no se hubiera dado el bloqueo, y además coincidió con los mortiferos hechos de Charlottesville.  Los llamamientos de Black Lives Matter en solidaridad con lo que ocurría en Charlottesville y la masiva acción antifascista en Boston obtuvieron de los medios la atención para que Millones por Prisioneros había sido diseñada.

Hay otros importantes aspectos de este llamamiento para 2018 que lo hacen diferente de la convocatoria de 2016. Aquel año fue frustrante para los presos tanto el no saber hasta cuándo deberían mantener la huelga como el tener que luchar por concretar sus propuestas locales. Para corregir esto,  los organizadores de la huelga han planteado demandas de nivel nacional, así como una temporalización. La mayoría de las peticiones no son algo que se pueda implementar desde la dirección de las cárceles, sino más bien demandas de profundos cambios legales y culturales. No debemos pensar en ellas como metas de negociación con los responsables penitenciarios a sacar adelante estado por estado, sino más bien en demandas dirigidas por los presos en rebeldía hacia el sistema de plantaciones de la Amérikkka racista.

Como llamada a la acción, esta de 2018 tiene más claridad y orientación que la ambigua de septiembre de 2016. La meta no es aguantar hasta ganar una negociación con las instituciones penitenciarias, sino mantener durante 16 días la cuestión en la atención y la agenda políticas del país. JLS también da importancia a que los presos dejen de luchar unos con otros, como en el mortífero motín de Lee,  centrando sus energías en luchar contra lo establecido.
 

El llamamiento de La Voz de los Defensores Presos se ha replicado en numerosas páginas de Internet, incluida la de IWOC, comité de International Workers of the World para unir a los presos en lucha contra la esclavitud a las que se les somete en las cárceles de EEUU al amparo de la decimotercera enmienda de la Constitución.

Mujeres y hombres bajo privación de libertad en cárceles de toda la nación declaran una huelga de presos a escala de todo Estados Unidos en respuesta a los disturbios en la prisión de máxima seguridad Lee Correctional Institution, de Carolina del Sur. Siete camaradas perdieron allí sus vidas durante un amotinamiento sin sentido que podría haberse evitado si las prisiones no estuvieran masificadas por  la avaricia productora de encarcelación masiva y si en la ideología punitiva de nuestro país no estuviese totalmente ausente el respeto por la vida humana. Estas personas solicitan condiciones dignas de vida, acceso a la rehabilitación, una reforma del sistema judicial y el fin de la esclavitud que subsiste en la actualidad.

Éstas son las demandas nacionales de presos y presas en las cárceles federales y estatales y en los centros para emigrantes.

  1. Mejoras inmediatas en las condiciones de las cárceles y políticias penitenciarias que reconozcan la humanidad de presos  y presas.
  2. Fin de la esclavitud en las cárceles. Todas las personas presas en cualquier lugar de detención bajo la jurisdicción de los  EEUU deben de recibir los salarios normales en su Estado o territorio por su jornada laboral.
  3. Rescisión de The Prison Litigation Reform Act, poniendo a disposición de las personas presas un canal adecuado para señalar abusos y violaciones contra sus derechos.
  4. La Truth in Sentencing Act y la Sentencing Reform Act deben ser retiradas para que las personas presas tengan una posibilidad de rehabilitación y libertad bajo palabra. Nadie debe ser sentenciado a encarcelamiento hasta la muerte o cumplir una sentencia sin posibilidad de libertad bajo palabra.
  5. Poner punto final a la imputación desproporcionada de negros e hispanos, a la desproporción en sentencias contra negros e hispanos, a la denegación de libertad condicional para negros e hispanos. No debe negarse la libertad provisional a las personas negras cuando la víctima es de raza blanca, un problema frecuente en los estados sureños.
  6. Poner punto final a las leyes racistas que penalizan la pertenencia a una banda, dirigidas contra las personas negras e hispanas.
  7. Ninguna persona presa ha de ser rechazada en los programas de rehabilitación por estar clasificada como delincuente violento.
  8. Las prisiones estatales deben recibir fondos destinados específicamente a ofrecer más servicios de rehabilitación.
  9. Los programas de becas deben retornar a todos los estados y territorios de Estados Unidos.
  10. El derecho a voto de todos los reclusos que cumplen sentencias, están en prisión provisional y de los así llamados ex-delincuentes deben ser tenidos en cuenta. Se pide representación. Todas las voces cuentan.
     

     

¡Nos comprometemos a extender esta huelga a todas las cárceles de Améri$$$a! Desde el 21 de agosto y hasta el 9 de septiembre de 2018, presas y presos de toda la nación pueden hacer huelga de las siguientes maneras:

- Huelga laboral. - Los presos no acudirán a los puestos de trabajo que tengan asignados. En cada penitenciaria se determinará hasta dónde se llegará con esta huelga. Algunas de estas huelgas pueden realizarse en base a demandas para mejorar las condiciones y reducir los daños de la prisión.

- Sentadas. - En algunas cárceles, presas y presos pueden comprometerse en sentadas pacíficas de protesta.

- Boicots. - Todos los ingresos deben interrumpirse. Instamos a que los que están fuera no cubran la factura de los de dentro. Presas y presos te informarán de si ellos participan de este boicot.

- Huelga de hambre. - Presas y presos pueden renunciar a comer.

Apoyamos el llamamiento del Free Alabama Movement hacia una campaña de "Redistribuir el dolor 2018" -para poner en bancarrota al sistema-, tal como la ha asumido  Bennu Hannibal Ra - Sun, antes conocido como Melvin Ray. Los principios de la campaña se describen aquí: https://redistributethepain.wordpress.com/

Son varios los presos que se han hecho portavoces de la iniciativa, incluyendo demandas específicas vinculadas a la situación local. Así, Joseph "Shine White" Stewart realizó el siguiente llamamiento desde una cárcel de Carolina del Norte el pasado 16 de julio.

Este es un llamamiento a tomar una posición de resistencia contra el ciclo de opresión y represión a partir del 21 de agosto. Hemos de rechazar cualquier tarea de mantenimiento, barbería, lavandería o cocina hasta que nuestras exigencias sean tomadas en cuenta. Es un llamamiento para los que quieran cambiar estas condiciones de vida tan ingratas mediante demandas como las siguientes:

  1. Todos los presos con problemas de salud mental que hayan estado en confinamiento solitario más de treinta días han de ser liberados inmediatamente.
  2. Todas las formas de confinamiento solitario a largo plazo han de ser anuladas para toda la comunidad de presos de Carolina del Norte.
  3. Hay que abolir la 85% Act para toda la comunidad de presos de Carolina de Norte. Ningún ser humano puede ser condenado a cárcel hasta morir o cumplir una sentencia sin posibilidad de libertad condicional.
  4. Reestablecer la oportunidad de libertad condicional para toda la comunidad de presos de Carolina del Norte.
  5. Rectificar la estructura de la política de Grupos de Riesgo para la Seguridad (SRG) y los requisitos para ser clasificado en un SRG. Las restricciones que implican son en algunos casos inhumanas. Alguien bajo un perfil SRG sólo puede recibir visitas de su familia directa. ¡Algo que excluye a la madre o el padre de sus hijos! Muchos de los clasificados en SRG no podemos recibir la visita de nuestros hijos. La clasificación también supone restricción en el acceso a empleos o estudios en los que podríamos aprovechar nuestro tiempo.
  6. Anular la fianza de diez dólares por infracciones. Por cada parte que recibimos, se nos deducen diez dólares de nuestras cuentas que pasan al patrimonio del Estado. Anualmente esto supone ingresos de un millón de dólares para el Estado,
  7. Restaurar los programas educacionales y de rehabilitación, así como ayudas para obtener un empleo cuando estemos libres, para que no volvamos a caer en el ciclo del sistema.
  8. Hacer que las cárceles de Carolina del Norte tengan contratos tanto como J. Pay como con Union Suply, ofreciendo así opciones como las de correo electrónico, visita virtual, MP3 y descarga de música.

Camaradas, es un hecho contundente que a lo largo de la historia las movilizaciones unitarias han dado lugar a logros. Las huelgas de hambre masivas de 2010 en California, el levantamiento del año pasado en las instalaciones Vaughn de Delaware... Incluso los cinco de Lucasville han dado lugar a mejoras para todos los presos de Ohio con sus actos de solidaridad. ¡Cinco personas solas!  Actuamos a veces como si en Carolina del Norte no hubiera nacido ningún revolucionario firme: ¡Nunca olvidemos al camarada Robert F. Williams, al que el KKK tuvo que tomar en cuenta!

Como media, a un cocinero le pagan 9.50 dólares a la hora, por el mismo trabajo por el que un preso recibe 45 céntimos al día.  Ni siquiera el 2% del salario mínimo. ¿¡Qué mierda es ésta!? Los equipos de mantenimiento o los fontaneros cobran entre 14 y 20 dólares por hora, mientras que nosotros podemos pasar todo un día en aguas fecales por un dólar. ¡Camaradas, nos esclavizan a cambio de una sopa y un bollo! Te esclavizan a tiempo completo para que financies tu encarcelamiento y el de los demás.

Me doy cuenta de que muchos de vosotros dependéis de esas pagas míseras porque no tenéis apoyo familiar.  En esos casos es cuando la solidaridad de la comuna de presos resulta efectiva. Los que tenemos ingresos podemos aportar a un fondo común para aquellos que no tienen apoyo del exterior. Mantenerlo no debe recaer sobre uno o dos de nosotros, sino que será responsabilidad de todos el que se consolide.

El deber de los camaradas conscientes y de los cabecillas de las bandas es abrir el camino y que los camaradas lleguen a conocer sus derechos. Si uno no es consciente de sus derechos de los que está siendo privado el deseo de resistencia llega al mínimo. El síndrome de Willie Lynch está profundamente instalado en la mayoría de los presos de Carolina del Norte. La cura de este síndrome de envidia, desconfianza y miedo continuo  está en la solidaridad y en la conciencia revolucionaria.

En cada una de estas plantaciones rodeadas de alambre de espino en Carolina del Norte ha de haber masas deseosas de dejar claras las cosas y de resistir, comenzando el 21 de agosto y hasta que las demandas se tengan en cuenta - no con promesas, sino con actos. Quienes tengan posición de liderazgo han de plantarse ante la ley y exigir a sus subordinados que se adhieran a este llamamiento a la resistencia. Si alguno no tiene un puesto de trabajo al que rechazar incorporarse, ha de buscar otra forma de resistencia que pueda afectar al ciclo diario del confinamiento y afecte a los costes de la cárcel. Huelgas de hambre, no salir al recuento... El gobernador Roy Cooper ha de sentir que esos superavit presupuestarios de los que se jacta se pueden secar en un mes, debido a que tendrá que contratar los servicios que hacemos gratis.

La mayoría de los cabecillas me conocéis, y yo os conozco a vosotros. Todos sabemos, todos somos conscientes de lo que hay que hacer, así que hagámoslo. Somos la causa de nuestro propio estancamiento. Una vez  el conjunto de la prisión sea testigo del compromiso de la jerarquía, entonces no habrá límite que no podamos superar. Estamos limitados a lo que nos hemos limitado. Imposible es nada, nada es imposible.

¡Atrévete a luchar, atrévete a ganar!

¡Hasta que cada celda esté vacía!

Mientras los organizadores de todo el país dan los pasos necesarios para preparar la huelga de presos del 21 de agosto, los empleados  y administradores del sistema penal también se preparan para responder. En las últimas semanas se ha podido ver lo que parece una campaña coordinada de represión contra figuras prominentes asociadas a la huelga de 2016: Imam Siddique Abdullah Hasan, Kevin Rashid Johnson, Keith Malik Washington,  Jason Renard Walker, son algunos de los nombres sometidos a medidas arbitrarias de aislamiento y dispersión. Todos ellos están vinculados a IWOC o al Nuevo Partido Pantera Negra, otro de los grupos que está siendo central en la organización de la nueva huelga y que es tratado como “banda criminal” por muchos funcionarios de prisiones.

La vinculación de la huelga con la lucha por la dignidad negra  y su memoria está presente en esta reactivación de los Pantera Negra, en las fechas escogidas o en el rótulo “Redistribute the Pain”, una alusión al último discurso de Martin Luther King, pronunciado un día antes de su asesinato por el Estado. El éxito de la huelga equivaldría, en cierto sentido, al fracaso de la impunidad de quienes exterminaron el movimiento negro de liberación entre los sesenta y los setenta.

Aunque todo esto ya ha estado presente en las huelgas convocadas a partir de 2016, hay también elementos nuevos. Algunos atañen a la seguridad: una intensa preparación de la cobertura legal -que se puede observar en el fanzine de Fire Inside- o un esfuerzo por afinar técnicas de respuesta desde el exterior, como las alertas telefónicas -Phone Zap- que ya han revelado su utilidad ante casos anteriores de represalias contra presos en rebeldía, pero que ahora se quieren sistematizar y generalizar.

Otro elemento que se ha podido ver en varios escritos es la insistencia en ligar la huelga a la superación de las divisiones de los presos plasmadas en los diversos clanes y bandas en el interior de la cárcel. Y un elemento más es cierta contextualización de la lucha contra la esclavitud en prisión que fue central en las huelgas anteriores. Sigue la denuncia del trabajo esclavo consentido y fomentado desde la constitución de EEUU -algo por otro lado denunciado incluso desde series de TV-. Pero ya no se da tanta importancia al efecto que la huelga pueda tener en los beneficios de las empresas privadas que se valen de esa esclavitud, un objetivo que recibió algunas críticas en ocasiones anteriores. Cobra más peso la denuncia de los beneficios sociales que se seguirían de dar otros fines al gasto en represión -de ahí la referencia a programas educativos en general-. Aunque las condiciones de vida en las cárceles sean infames, la cifra invertida por cada preso -y en conjunto por la enorme proporción de presos respecto al total de la población USA- es considerable; la huelga pretende ser entonces una llamada de atención sobre los dividendos de un cambio de prioridades sociales.

Todo ello puede verse reflejado en el siguiente artículo escrito desde IWOC Twin Cities, en Minnesota.

Este 18 de julio se produjo el primer asesinato de un empleado de prisiones en toda la historia de Minnesota.  El clamor unánime de todo el departamento estatal de instituciones penitenciarias es la necesidad de incrementar su presupuesto, que actualmente es de mil doscientos millones de dólares. Pero lo que nosotros necesitamos es un enfoque nuevo que cambie las cárceles de Minnesota. Hay que dejar de inyectar dinero en una institución violenta que no corrige a nadie. Hay que liberar a nuestra gente, y destinar recursos a la reincorporación y a rehabilitación.

La violencia que recorre las cárceles de Minnesota no es una sorpresa para quienes tenemos contacto con ellas: es algo inevitable teniendo en cuenta cómo se comporta el sistema mismo.

- La situación de las cárceles empeora progresivamente. Los servicios de rehabilitación no tienen presencia en el día a día, mientras que la creciente criminalización de nuestras comunidades determina una crisis masiva. Nuestra gente muere. Entre el año 2000 y el 2014, 230 presos en minesota fueron asesinados, un 75% por negligencias médicas. Todo ello, a pesar de que el gasto represivo por persona y año es de 41.366 dólares.

- Los empleados de prisiones en Minnesota son racistas y abusadores. El día antes del asesinato del guardian de Stillwater, un preso informó de que esta persona decía a todo el mundo que “los guardianes podemos hacerte lo que queremos, mientras que tú no puedes hacer nada contra nosotros”.

- Está bien documentado, incluso por el propio departamento de Instituciones Penitenciarias, que los lazos comunitarios reducen la reincidencia. A pesar de ello, el propio departamento restringe las comunicaciones, gestiona miserablemente las visitas y reprime los intentos de tender puentes entre los presos y la comunidad. Los resultados son los esperables: un 48% de las personas en libertad condicional terminan volviendo a la cárcel, y un impactante 88 % de estos lo hace por violaciones técnicas de las condiciones de libertad, no por nuevos crímenes.

Hay una solución fácil para toda esta violencia: liberar a nuestra gente. En lugar de poner más dinero en la cárcel, hay que liberar a todos los presos por violaciones de la burocracia o por crímenes sin violencia, al menos el 40 % de los reclusos. Los recursos estarán mejor dedicados a reinserción y rehabilitación, es decir, a dar oportunidades de mejoras en la vida de todos.

Ninguna mejora será posible mientras los presos no tengan un poder real y conexiones comunitarias. Debe permitírseles tener sus sindicatos y que se representen a sí mismos. Las visitas de grupos comunitarios y de familiares deben ser bienvenidas. Los horarios de visita deben aumentar, y la intervención de la correspondencia no debe repetirse nunca  más.

La huelga de presos convocada para el 21 de agosto se dirige contra unas condiciones inhumanas confirmadas por el status de los presos como esclavos, amparado por la decimotercera enmienda de la Constitución. ¿Las cárceles de prisiones buscarán nuevos sistemas para regular la violencia mortífera entre los esclavos y sus carceleros? ¿O trataremos a los humanos como humanos, detendremos la encarcelación sin sentido, y destinaremos recursos a la rehabilitación y la comunidad? La esclavitud debe llegar a su fin, nuestra gente debe ser libre.

De cara a la coordinación de esfuerzos, IWOC ha lanzado diversas directrices dirigidas a sus miembros.

Activistas, colectivos y redes en el interior de las cárceles de Estados Unidos han acordado hacer un llamamiento a una Huelga Nacional de Presos desde el 21 de agosto al 9 de septiembre de 2018.  Plantean una serie de reivindicaciones y de orientaciones para quienes quieran apoyarles desde el exterior.

Nosotros, el Comité para la Organización de Trabajadores Encarcelados (IWOC) de los Trabajadores Industriales del Mundo (IWW) hemos recibido su petición de apoyo, y la consideramos que coincide por completo con nuestro trabajo efectivo y con todos los puntos de nuestra declaración de intenciones.

Estamos dispuestos a respaldar la huelga, prestándole nuestro apoyo y, sobre todo, asumiendo tareas de solidaridad.

Nosotros, como órgano de escala nacional de la red IWOC, animamos enérgicamente a todas sus secciones y miembros en general a desplegar todas sus capacidades en el apoyo de la huelga según su mejor criterio.

La evolución de la huelga conllevará una evolución de las tareas, y por tanto necesitaremos ratificar posteriormente líneas de trabajo, con lo que esta moción sólo ha de ser vista como un marco y un punto de partida. Vendrán después nuevas mociones adaptadas a lo que la práctica demande y enseñe. En el momento actual nos encontramos ante la siguiente lista de tareas:

La evolución de la huelga conllevará una evolución de las tareas, y por tanto necesitaremos ratificar posteriormente líneas de trabajo, con lo que esta moción sólo ha de ser vista como un marco y un punto de partida. Vendrán después nuevas mociones adaptadas a lo que la práctica demande y enseñe. En el momento actual nos encontramos ante la siguiente lista de tareas:

1. Inscripción inmediata en la lista de organizaciones que respaldan la huelga, así como promoción del respaldo por parte de otras organizaciones.

2. Difundir la existencia de la huelga y sus peticiones en el exterior lo mejor y más responsablemente que se pueda, de manera que nuestros miembros en el interior y contactos puedan tomar decisiones informadas sobre su posición y posibles acciones.

3. Medios de comunicación.

a. Comité nacional de medios: Con la asistencia y la coordinación de los encargados de medios del grupo de asistencia legal entre presos Jailhouse Lawyers Speak y de Millions for Prisioners, elaborar protocolos para llevar a cabo de manera exhaustiva comunicados de prensa, estrategias mediáticas, diseminación de contenidos en las redes sociales y elaboración de contenidos originales para todos los medios disponibles.

b. A nivel local: Crear, compartir y publicar materiales de concienciación y agitación en todos los medios disponibles.

c. Tener claro si hay en los medios personas de confianza a las que se pueda convocar regional o nacionalmente para tratar de la huelga en reuniones o ruedas de presa -de acuerdo con el protocolo de los presos para peticiones a los medios-.

4. Anti-represión.

a. Desde ahora construir redes de apoyo en el exterior comprometidas con llamadas telefónicas en cascada, manifiestaciones y cualquier tipo de campaña de presión para combatir la represión y las represalias contra los presos. La represión es completamente previsible y los grupos de presos ya están haciendo peticiones de apoyo.

b. Dar a conocer a todos los grupos y miembros de IWOC, a todos los grupos solidarios y al público en general las tácticas y la profundidad de las represalias que se adoptan contra los presos.
 

Importantes convocatorias contra la extrema derecha han hecho suyo el llamamiento por la abolición del encarcelamiento masivo y la solidaridad internacional con este nuevo #PrisonStrike también se está empezando a manifestar. El calendario de convocatorias de apoyo a este lado de los muros empieza a tomar forma:

8 de agosto

New York: Un torrente de cartas del Movimiento Revolucionario Abolicionista

9 de agosto

Minneapolis: Noche de información y taller de pancartas

11 de agosto

New York: Velada de informaciones y escritura de cartas

16 de agosto

Minneapolis: Velada de cartas a los presos

21 de agosto

Los Angeles: Cacerolada

New York: Cacerolada

23 de agosto

Lansing: Marcha

25 de agosto

Bay Area: Movilización en San Quintín

Michigan: Protesta en la cárcel estatal de Indiana

Para presentar este calendario, la redacción del periódico  ‘It’s Going Down’ escribe:  “La huelga de presos a lo largo de todo EEUU llegará el 21 de agosto pisando los talones de las inspiradoras acciones contra los centros de internamiento de emigrantes y las manifestaciones antifascistas previstas para las primeras semanas de agosto. Estas luchas están conectadas entre sí, pero por encima de esto, nuestro éxito en cualquiera de ellas dependerá de unir fuerzas entre unas y otras y más allá”.

Especial: 
Huelga de presos/as en EEUU
Enlaces relacionados / Fuente: 
http://prisonstrike.com/

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Barangolások Kőszegen - Stefánka László
Illusztrátorok: Molnár Róbert
Borító tervezők: Grabner József
Kiadó: Escort 96. BT.
Kiadás éve: 2003
ISBN: 9630499436
Kötés típusa:: tűzött
Terjedelem: 64
Nyelv: magyar
Méret: __edition. size. text
Állapot: Jó
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          STORE MANAGER in Angola NY - Dollar General - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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From Dollar General - Thu, 05 Jul 2018 16:26:47 GMT - View all Angola, NY jobs
          Shift Manager - Derico of East Amherst Corp. - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Shift Managers may also be responsible for meeting targets during their shifts and for helping their assigned Departments meet their goals....
From Derico of East Amherst Corp. - Sun, 22 Jul 2018 08:31:47 GMT - View all Angola, NY jobs
          Crew - Derico of East Amherst Corp. - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Partnering with other Crew and Managers to meet target goals during your shift. Crew Person - You don’t want to work just anyplace, and you don’t want to work...
From Derico of East Amherst Corp. - Sat, 07 Jul 2018 08:26:36 GMT - View all Angola, NY jobs
          Angola:Le pays a besoin de cinq millions de tonnes de céréales      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Luena -Le pays a besoin de cinq millions de tonnes de céréales pour répondre aux besoins alimentaires, la production de l'alimentation animale et des semences pour le développement agricole, a déclaré mercredi à Luena le ministre de l'Agriculture et des Forêts, Marcos Alexandre Nhunga.
          History of the CIA - Part two      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
1968
Operation CHAOS — The CIA has been illegally spying on American citizens since 1959, but with Operation CHAOS, President Johnson dramatically boosts the effort. CIA agents go undercover as student radicals to spy on and disrupt campus organizations protesting the Vietnam War. They are searching for Russian instigators, which they never find. CHAOS will eventually spy on 7,000 individuals and 1,000 organizations.

Bolivia — A CIA-organized military operation captures legendary guerilla Che Guevara. The CIA wants to keep him alive for interrogation, but the Bolivian government executes him to prevent worldwide calls for clemency.

1969
Uruguay — The notorious CIA torturer Dan Mitrione arrives in Uruguay, a country torn with political strife. Whereas right-wing forces previously used torture only as a last resort, Mitrione convinces them to use it as a routine, widespread practice. "The precise pain, in the precise place, in the precise amount, for the desired effect," is his motto. The torture techniques he teaches to the death squads rival the Nazis’. He eventually becomes so feared that revolutionaries will kidnap and murder him a year later.

1970
Cambodia — The CIA overthrows Prince Sahounek, who is highly popular among Cambodians for keeping them out of the Vietnam War. He is replaced by CIA puppet Lon Nol, who immediately throws Cambodian troops into battle. This unpopular move strengthens once minor opposition parties like the Khmer Rouge, which achieves power in 1975 and massacres millions of its own people.

1971
Bolivia — After half a decade of CIA-inspired political turmoil, a CIA-backed military coup overthrows the leftist President Juan Torres. In the next two years, dictator Hugo Banzer will have over 2,000 political opponents arrested without trial, then tortured, raped and executed.

Haiti — "Papa Doc" Duvalier dies, leaving his 19-year old son "Baby Doc" Duvalier the dictator of Haiti. His son continues his bloody reign with full knowledge of the CIA.

1972
The Case-Zablocki Act — Congress passes an act requiring congressional review of executive agreements. In theory, this should make CIA operations more accountable. In fact, it is only marginally effective.

Cambodia — Congress votes to cut off CIA funds for its secret war in Cambodia.
Wagergate Break-in — President Nixon sends in a team of burglars to wiretap Democratic offices at Watergate. The team members have extensive CIA histories, including James McCord, E. Howard Hunt and five of the Cuban burglars. They work for the Committee to Reelect the President (CREEP), which does dirty work like disrupting Democratic campaigns and laundering Nixon’s illegal campaign contributions. CREEP’s activities are funded and organized by another CIA front, the Mullen Company.

1973
Chile — The CIA overthrows and assassinates Salvador Allende, Latin America’s first democratically elected socialist leader. The problems begin when Allende nationalizes American-owned firms in Chile. ITT offers the CIA $1 million for a coup (reportedly refused). The CIA replaces Allende with General Augusto Pinochet, who will torture and murder thousands of his own countrymen in a crackdown on labor leaders and the political left.

CIA begins internal investigations — William Colby, the Deputy Director for Operations, orders all CIA personnel to report any and all illegal activities they know about. This information is later reported to Congress.

Watergate Scandal — The CIA’s main collaborating newspaper in America, The Washington Post, reports Nixon’s crimes long before any other newspaper takes up the subject. The two reporters, Woodward and Bernstein, make almost no mention of the CIA’s many fingerprints all over the scandal. It is later revealed that Woodward was a Naval intelligence briefer to the White House, and knows many important intelligence figures, including General Alexander Haig. His main source, "Deep Throat," is probably one of those.

CIA Director Helms Fired — President Nixon fires CIA Director Richard Helms for failing to help cover up the Watergate scandal. Helms and Nixon have always disliked each other. The new CIA director is William Colby, who is relatively more open to CIA reform.

1974
CHAOS exposed — Pulitzer prize winning journalist Seymour Hersh publishes a story about Operation CHAOS, the domestic surveillance and infiltration of anti-war and civil rights groups in the U.S. The story sparks national outrage.

Angleton fired — Congress holds hearings on the illegal domestic spying efforts of James Jesus Angleton, the CIA’s chief of counterintelligence. His efforts included mail-opening campaigns and secret surveillance of war protesters. The hearings result in his dismissal from the CIA.

House clears CIA in Watergate — The House of Representatives clears the CIA of any complicity in Nixon’s Watergate break-in.

The Hughes Ryan Act — Congress passes an amendment requiring the president to report nonintelligence CIA operations to the relevant congressional committees in a timely fashion.

1975
Australia — The CIA helps topple the democratically elected, left-leaning government of Prime Minister Edward Whitlam. The CIA does this by giving an ultimatum to its Governor-General, John Kerr. Kerr, a longtime CIA collaborator, exercises his constitutional right to dissolve the Whitlam government. The Governor-General is a largely ceremonial position appointed by the Queen; the Prime Minister is democratically elected. The use of this archaic and never-used law stuns the nation.
Angola — Eager to demonstrate American military resolve after its defeat in Vietnam, Henry Kissinger launches a CIA-backed war in Angola. Contrary to Kissinger’s assertions, Angola is a country of little strategic importance and not seriously threatened by communism. The CIA backs the brutal leader of UNITAS, Jonas Savimbi. This polarizes Angolan politics and drives his opponents into the arms of Cuba and the Soviet Union for survival. Congress will cut off funds in 1976, but the CIA is able to run the war off the books until 1984, when funding is legalized again. This entirely pointless war kills over 300,000 Angolans.

"The CIA and the Cult of Intelligence" — Victor Marchetti and John Marks publish this whistle-blowing history of CIA crimes and abuses. Marchetti has spent 14 years in the CIA, eventually becoming an executive assistant to the Deputy Director of Intelligence. Marks has spent five years as an intelligence official in the State Department.

"Inside the Company" — Philip Agee publishes a diary of his life inside the CIA. Agee has worked in covert operations in Latin America during the 60s, and details the crimes in which he took part.
Congress investigates CIA wrong-doing — Public outrage compels Congress to hold hearings on CIA crimes. Senator Frank Church heads the Senate investigation ("The Church Committee"), and Representative Otis Pike heads the House investigation. (Despite a 98 percent incumbency reelection rate, both Church and Pike are defeated in the next elections.) The investigations lead to a number of reforms intended to increase the CIA’s accountability to Congress, including the creation of a standing Senate committee on intelligence. However, the reforms prove ineffective, as the Iran/Contra scandal will show. It turns out the CIA can control, deal with or sidestep Congress with ease.

The Rockefeller Commission — In an attempt to reduce the damage done by the Church Committee, President Ford creates the "Rockefeller Commission" to whitewash CIA history and propose toothless reforms. The commission’s namesake, Vice President Nelson Rockefeller, is himself a major CIA figure. Five of the commission’s eight members are also members of the Council on Foreign Relations, a CIA-dominated organization.

1979
Iran — The CIA fails to predict the fall of the Shah of Iran, a longtime CIA puppet, and the rise of Muslim fundamentalists who are furious at the CIA’s backing of SAVAK, the Shah’s bloodthirsty secret police. In revenge, the Muslims take 52 Americans hostage in the U.S. embassy in Tehran.
Afghanistan — The Soviets invade Afghanistan. The CIA immediately begins supplying arms to any faction willing to fight the occupying Soviets. Such indiscriminate arming means that when the Soviets leave Afghanistan, civil war will erupt. Also, fanatical Muslim extremists now possess state-of-the-art weaponry. One of these is Sheik Abdel Rahman, who will become involved in the World Trade Center bombing in New York.

El Salvador — An idealistic group of young military officers, repulsed by the massacre of the poor, overthrows the right-wing government. However, the U.S. compels the inexperienced officers to include many of the old guard in key positions in their new government. Soon, things are back to "normal" — the military government is repressing and killing poor civilian protesters. Many of the young military and civilian reformers, finding themselves powerless, resign in disgust.

Nicaragua — Anastasios Samoza II, the CIA-backed dictator, falls. The Marxist Sandinistas take over government, and they are initially popular because of their commitment to land and anti-poverty reform. Samoza had a murderous and hated personal army called the National Guard. Remnants of the Guard will become the Contras, who fight a CIA-backed guerilla war against the Sandinista government throughout the 1980s.

1980
El Salvador — The Archbishop of San Salvador, Oscar Romero, pleads with President Carter "Christian to Christian" to stop aiding the military government slaughtering his people. Carter refuses. Shortly afterwards, right-wing leader Roberto D’Aubuisson has Romero shot through the heart while saying Mass. The country soon dissolves into civil war, with the peasants in the hills fighting against the military government. The CIA and U.S. Armed Forces supply the government with overwhelming military and intelligence superiority. CIA-trained death squads roam the countryside, committing atrocities like that of El Mazote in 1982, where they massacre between 700 and 1000 men, women and children. By 1992, some 63,000 Salvadorans will be killed.

1981
Iran/Contra Begins — The CIA begins selling arms to Iran at high prices, using the profits to arm the Contras fighting the Sandinista government in Nicaragua. President Reagan vows that the Sandinistas will be "pressured" until "they say ‘uncle.’" The CIA’s Freedom Fighter’s Manual disbursed to the Contras includes instruction on economic sabotage, propaganda, extortion, bribery, blackmail, interrogation, torture, murder and political assassination.

1983
Honduras — The CIA gives Honduran military officers the Human Resource Exploitation Training Manual – 1983, which teaches how to torture people. Honduras’ notorious "Battalion 316" then uses these techniques, with the CIA’s full knowledge, on thousands of leftist dissidents. At least 184 are murdered.

1984
The Boland Amendment — The last of a series of Boland Amendments is passed. These amendments have reduced CIA aid to the Contras; the last one cuts it off completely. However, CIA Director William Casey is already prepared to "hand off" the operation to Colonel Oliver North, who illegally continues supplying the Contras through the CIA’s informal, secret, and self-financing network. This includes "humanitarian aid" donated by Adolph Coors and William Simon, and military aid funded by Iranian arms sales.

1986
Eugene Hasenfus — Nicaragua shoots down a C-123 transport plane carrying military supplies to the Contras. The lone survivor, Eugene Hasenfus, turns out to be a CIA employee, as are the two dead pilots. The airplane belongs to Southern Air Transport, a CIA front. The incident makes a mockery of President Reagan’s claims that the CIA is not illegally arming the Contras.

Iran/Contra Scandal — Although the details have long been known, the Iran/Contra scandal finally captures the media’s attention in 1986. Congress holds hearings, and several key figures (like Oliver North) lie under oath to protect the intelligence community. CIA Director William Casey dies of brain cancer before Congress can question him. All reforms enacted by Congress after the scandal are purely cosmetic.

Haiti — Rising popular revolt in Haiti means that "Baby Doc" Duvalier will remain "President for Life" only if he has a short one. The U.S., which hates instability in a puppet country, flies the despotic Duvalier to the South of France for a comfortable retirement. The CIA then rigs the upcoming elections in favor of another right-wing military strongman. However, violence keeps the country in political turmoil for another four years. The CIA tries to strengthen the military by creating the National Intelligence Service (SIN), which suppresses popular revolt through torture and assassination.

1989
Panama — The U.S. invades Panama to overthrow a dictator of its own making, General Manuel Noriega. Noriega has been on the CIA’s payroll since 1966, and has been transporting drugs with the CIA’s knowledge since 1972. By the late 80s, Noriega’s growing independence and intransigence have angered Washington… so out he goes.

1990
Haiti — Competing against 10 comparatively wealthy candidates, leftist priest Jean-Bertrand Aristide captures 68 percent of the vote. After only eight months in power, however, the CIA-backed military deposes him. More military dictators brutalize the country, as thousands of Haitian refugees escape the turmoil in barely seaworthy boats. As popular opinion calls for Aristide’s return, the CIA begins a disinformation campaign painting the courageous priest as mentally unstable.

1991
The Gulf War — The U.S. liberates Kuwait from Iraq. But Iraq’s dictator, Saddam Hussein, is another creature of the CIA. With U.S. encouragement, Hussein invaded Iran in 1980. During this costly eight-year war, the CIA built up Hussein’s forces with sophisticated arms, intelligence, training and financial backing. This cemented Hussein’s power at home, allowing him to crush the many internal rebellions that erupted from time to time, sometimes with poison gas. It also gave him all the military might he needed to conduct further adventurism — in Kuwait, for example.

The Fall of the Soviet Union — The CIA fails to predict this most important event of the Cold War. This suggests that it has been so busy undermining governments that it hasn’t been doing its primary job: gathering and analyzing information. The fall of the Soviet Union also robs the CIA of its reason for existence: fighting communism. This leads some to accuse the CIA of intentionally failing to predict the downfall of the Soviet Union. Curiously, the intelligence community’s budget is not significantly reduced after the demise of communism.

1992
Economic Espionage — In the years following the end of the Cold War, the CIA is increasingly used for economic espionage. This involves stealing the technological secrets of competing foreign companies and giving them to American ones. Given the CIA’s clear preference for dirty tricks over mere information gathering, the possibility of serious criminal behavior is very great indeed.

1993
Haiti — The chaos in Haiti grows so bad that President Clinton has no choice but to remove the Haitian military dictator, Raoul Cedras, on threat of U.S. invasion. The U.S. occupiers do not arrest Haiti’s military leaders for crimes against humanity, but instead ensure their safety and rich retirements. Aristide is returned to power only after being forced to accept an agenda favorable to the country’s ruling class.

EPILOGUE

In a speech before the CIA celebrating its 50th anniversary, President Clinton said: "By necessity, the American people will never know the full story of your courage."

Clinton’s is a common defense of the CIA: namely, the American people should stop criticizing the CIA because they don’t know what it really does. This, of course, is the heart of the problem in the first place. An agency that is above criticism is also above moral behavior and reform. Its secrecy and lack of accountability allows its corruption to grow unchecked.

Furthermore, Clinton’s statement is simply untrue. The history of the agency is growing painfully clear, especially with the declassification of historical CIA documents. We may not know the details of specific operations, but we do know, quite well, the general behavior of the CIA. These facts began emerging nearly two decades ago at an ever-quickening pace. Today we have a remarkably accurate and consistent picture, repeated in country after country, and verified from countless different directions.

The CIA’s response to this growing knowledge and criticism follows a typical historical pattern. (Indeed, there are remarkable parallels to the Medieval Church’s fight against the Scientific Revolution.) The first journalists and writers to reveal the CIA’s criminal behavior were harassed and censored if they were American writers, and tortured and murdered if they were foreigners. (See Philip Agee’s On the Run for an example of early harassment.) However, over the last two decades the tide of evidence has become overwhelming, and the CIA has found that it does not have enough fingers to plug every hole in the dike. This is especially true in the age of the Internet, where information flows freely among millions of people. Since censorship is impossible, the Agency must now defend itself with apologetics. Clinton’s "Americans will never know" defense is a prime example.

Another common apologetic is that "the world is filled with unsavory characters, and we must deal with them if we are to protect American interests at all." There are two things wrong with this. First, it ignores the fact that the CIA has regularly spurned alliances with defenders of democracy, free speech and human rights, preferring the company of military dictators and tyrants. The CIA had moral options available to them, but did not take them.

Second, this argument begs several questions. The first is: "Which American interests?" The CIA has courted right-wing dictators because they allow wealthy Americans to exploit the country’s cheap labor and resources. But poor and middle-class Americans pay the price whenever they fight the wars that stem from CIA actions, from Vietnam to the Gulf War to Panama. The second begged question is: "Why should American interests come at the expense of other peoples’ human rights?"

The CIA should be abolished, its leadership dismissed and its relevant members tried for crimes against humanity. Our intelligence community should be rebuilt from the ground up, with the goal of collecting and analyzing information. As for covert action, there are two moral options. The first one is to eliminate covert action completely. But this gives jitters to people worried about the Adolf Hitlers of the world. So a second option is that we can place covert action under extensive and true democratic oversight. For example, a bipartisan Congressional Committee of 40 members could review and veto all aspects of CIA operations upon a majority or super-majority vote. Which of these two options is best may be the subject of debate, but one thing is clear: like dictatorship, like monarchy, unaccountable covert operations should die like the dinosaurs they are.


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          De forma surpreendente, Lípsia candidata-se ao “Miss Mundo Angola” e é aprovada      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

A cantora angolana Lípsia, que encontra-se a  viver um bom momento da sua carreira, surpreendeu a todos ao participar do casting do concurso de beleza “Miss Mundo Angola”, que foi realizado nos dias 4 e 5 do mês em curso, numa das salas do Hotel Epic Sana. Na ocasião, a autora da canção”Tic Tac” foi aprovada....

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          Soraya da Piedade revela quem são seus criadores angolanos de eleição      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

A criadora de moda angolana, Suraya da Piedade, dedicou um pouco do seu tempo para interagir com algumas pessoas que de forma assídua acompanham o seu trabalho, respondendo algumas das questões colocadas pelas mesmas. Oportunamente, revelou quem são os estilistas angolanos que mais admira. Profissional destacada e com um trajecto de orgulhar os angolanos, Suraya...

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          Venezuelan, Caraboboko Eusko Etxeak webgunea estreinatu du, "elkargune eta biltoki berri izan dadin"      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Caraboboko Eusko Etxe venezuelarraren webgune berrituaren azala

Caraboboko Eusko Etxeak webgune berria egin eta estreinatu du. Hauxe adierazi dute azalpen eta helburu gisa: "Venezuela oso une latza ari da pasatzen, eta horrek gutariko asko herrialdean ez egotea eragin du. Bestalde, hemen segitzen dugunoi, segurtasun gabeziak eta inflazio maila altuak irteerak murrizten dizkigu. Ondorioz Eusko Etxean antolatzen ditugun ekitaldiek oso partaidetza eskasa lortzen dute. Eta elkarbanatzea hain gustuko dugunez, mundu erreala hain konplikatua denez, erabaki dugu Eusko Etxearen orrialde birtuala izatea ez bakarrik gure erakundearen webgune ofiziala, gure biltokia ere baizik mundu birtualean".

Illargi Uzcanga da une honetan Caraboboko Eusko Etxeko lehendakaria eta zuzendaritza taldekide ditu Orquídea Amescua (lehendakariorde), Odon Ulibarrena (idazkari), Juan Carlos Angola (diruzain) eta Iñaki Jayo, José Luis Ramos eta Miren Guruzne Bilbao (batzordekide).

Eurak, elkartearen izenean, deia egiten diete bazkideei eta Caraboboko Eusko Etxearekin lotura izan duten guztiei, nonnahi daudela, webguneko lankide izan daitezen, argazkiak, testuak, oroitzapenak eta bestelako ekarpen eta lankidetzak bidaliz. Bidaltzeko helbidea: valenciakoeuskoetxea@gmail.com.

Aurrera Caraboboko lagunei eta zorterik onena euren ekimen berrian!

-Webgunea: www.centrovascocarabobo.com
-Facebook: https://www.facebook.com/groups/46853268985

-Twitter: https://twitter.com/CentroVasco

(Bide batez, gogora dezagun Caraboboko Eusko Etxeak abuztuaren 18an ospatuko duela Begoñako Andra Mariaren Jaia; Begoñako Ama, Naguanagua herriko zaindaria da)


          Angola:La société de transport public SGO refuse de payer les salaires des travailleurs      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Luanda -Au moins 618 travailleurs de la société de transport routier SGO sont restés sans salaire pendant plus de 12 mois, ont dénoncé mardi, les fonctionnaires à l'Angop.
          Angola:L'INEFOP forme 16 mille jeunes dans diverses spécialités à Moxico      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Luena -Seize mille jeunes issus de différents milieux sociaux ont été formés dans diverses spécialités, par l'Institut national de l'emploi et de la formation professionnelle (INEFOP) à Moxico, depuis sa création en 2012 à ce jour, a déclaré à l'Angomercredi, à Luena, la cheffe des services provinciaux de cette institution, Ester Vumbi Celestino.
          Angola:Les marchandises en route taxées à base du tarif des douanes 2017      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Luanda -Toutes les marchandises en route pour l'Angola seront taxées à base du nouveau tarif des douanes, version 2017, en vigueur à partir du jeudi 09 août 2018 sur tout le territoire national.
          Angola:Le gouvernement cherche à surmonter les embarras que vit le secteur agricole      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Luena (Angola) -Le gouvernement cherche actuellement à surmonter les embarras que vivent la culture vivrière et l'agriculture entrepreneuriale, en ce qui concerne les connaissances techniques, l'organisation, les infrastructures d'appui et l'accès aux facteurs de production, a déclaré jeudi, dans la ville de Luena, le ministre d'Etat au Développement Economique et Social, Manuel Nuno Júnior.
          Angola:Le secrétaire d'Etat plaide pour des contenus publicitaires en langues locales      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Luena (Angola) -Le secrétaire d'Etat à la Communication Sociale, Celso Malavoloneke, a plaidé mercredi, dans la ville de Luena, pour la production des contenus publicitaires en langues locales, afin de promouvoir l'activité agricole en Angola.
          ANGOLA - Medicamentos portugueses vendidos ao triplo do preço      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

As farmácias angolanas vendem de forma corrente remédios portugueses a preços muito elevados - revela o jornal angolano O País. Os consumidores preferem a garantia de qualidade e os farmacêuticos lucram. Há suspeitas de contrabando.

Há medicamentos portugueses à venda, em Luanda, ao triplo do preço do que em Portugal - revelou hoje uma reportagem do jornal angolano O País, com quem o DN tem uma parceria através da Plataforma. Segundo o jornal angolano, muitos dos medicamentos são vendidos nas farmácias normais, e mantêm a etiqueta original, em euros e com a referência até à inclusão do IVA. Mas acabam por ser vendidos em kuanzas e a um valor muito mais elevado.

​​​Um exemplo: uma caixa de 20 comprimidos que em Portugal custa 5,10 euros, em Luanda atinge 5500 kuanzas, ou seja, mais de 18 euros. Ninguém consegue entender muito bem o que se passa, mas ajuda o facto de a população preferir os medicamentos que chegam a Angola vindos de Portugal, que dão mais garantias de qualidade do que os que chegam de outras proveniências - como a indiana. S.L., farmacêutico há 20 anos em Luanda, conta ao jornal que um dos critérios básicos para uma "boa venda" na farmácia é o medicamento ser de origem portuguesa. "Em regra, os pacientes vêm com a recomendação médica para não adquirem medicamentos de origem indiana. Apenas e só os provenientes de Portugal e no pior dos cenários, os de laboratórios europeus".

Os medicamentos de origem indiana são mais acessíveis - a diferença de preços chega a 10 vezes mais. Quando os medicamentos são caros, os farmacêuticos vendem-nos à lâmina. A mesma caixa que se vende por 5.500 kuanzas vende-se à lâmina por 1750 Kuanzas - quase seis euros. Apesar da diferença com o que vem escrito em euros, os farmacêuticos mantêm-nos porque "é uma boa forma de provar aos clientes de que o produto é português".

Ou seja, só isto bastaria para fazer soar o alarme, porque há aqui um aparente esquema de contrabando, segundo o jornal angolano. Um exemplo: em Portugal, segundo os dados do Infarmed, é na área da cardiologia que se regista a maior falta de medicamentos, enquanto em Angola é exactamente nesta área em que os medicamentos são mais caros. E, ainda por cima, é uma área em que os pacientes estão aconselhados a tomá-los para o resto de suas vidas. Um médico cardiologista, que apelou ao anonimato, diz que esta área "começa a transformar-se num grande negócio para aqueles que veem o sector da saúde como uma oportunidade para ganhar dinheiro".

No ano de 2017, faltaram nas farmácias portuguesas 48,3 milhões de embalagens de medicamentos - e todos os meses dois mil estabelecimentos farmacêuticos queixaram-se de falhas de abastecimento. Segundo o Observatório do Medicamento, cerca de 4 milhões de embalagens por mês em média, na sua maioria receitadas pelos médicos, não puderam ser entregues aos solicitantes no momento da procura.

Falta regulação do mercado e pessoal qualificado

O presidente da Ordem dos farmacêuticos de Angola, Boaventura Moura, culpa a liberalização dos preços pelo pandemónio em que se transformou o sector farmacêutico angolano. A legislação que estabelece de 14 a 25% de margem de lucro levou as farmácias a aperfeiçoarem "esquemas" para contornar estes limites servindo-se do dispositivo legal de "fonte de aquisição livre de medicamento".

A regra para estabelecer o custo dos medicamentos usar uma média comparada em vigor na região - mas em Angola, dada a "desregularização" do mercado farmacêutico, não se estabelece o preço partindo deste critério o que levam que cada um estabeleça os preços a seu bel-prazer. A carência de divisas que assola o país é mais um problema. A aquisição de medicamentos é feita por uns a partir do mercado oficial, e outros, que são a maioria, adquirem-nos no mercado informal. "Há falta honestidade por parte dos operadores envolvidos", diz o responsável pelas farmácias angolanas. Agravada pela fraca fiscalização das autoridades.

Os últimos dados apontam que os preços dos medicamentos em Angola são os mais altos na região da África Austral, por isso é um mercado apetecível. "Os produtos que entram em Angola deviam ser verificados através de um laboratório de controlo de qualidade o que não existe no país", afirma o bastonário. Nem existe sistema de registo e homologação dos medicamentos que entram no mercado nacional, apesar de a Ordem dos Farmacêuticos se bater por isso.

O bastonário dos farmacêuticos não tem dúvidas de que existe contrabando de medicamentos de Portugal para Angola, mas, garante, prefere isso, com medicamentos "autênticos", do que a introdução de produtos contrafeitos no sistema, algo que receia, tendo em conta a fragilidade do mercado. "Presumo que há gente a ter duplo lucro licenciando medicamento a preços competitivos supostamente para vender no mercado português, mas que são desviados para o apetecível mercado Angola numa autêntica exploração", refere. E explica: "pessoas estão a licenciar os medicamentos para o mercado português, mas aliciados pelo lucro fácil em Angola reexportam-nos para cá. Precisamos descobrir o circuito e colocar um travão nisso. Porque não temos garantia de que o circuito não esteja a servir também para a introdução de medicamentos e produtos hospitalares contrafeito."..

Ministério da Saúde angolano não responde.

O Ministério da Saúde angolano, questionado pelo jornal O País em Abril, não respondeu. A área de comunicação institucional e imprensa explicou que "a carta foi remetida à senhora Ministra e aguardamos resposta".

Já o Serviço de Investigação Criminal revelou que a instituição não tem uma base sólida para encetar uma investigação. "É um assunto muito técnico", revelou uma fonte a O País. "Se não chegam as nossas mãos provas fortes do indício da existência de uma fraude é difícil começar uma investigação." A Administração Geral Tributaria (AGT) também respondeu que "não vemos razões objectivas para averiguar este assunto".

Fonte e foto: DN

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          NNUU en silencio tras reunión de consejo de seguridad sobre Sáhara Occidental      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

PUSL.- Hoy se celebró la reunión del Consejo de Seguridad de la ONU con Horst Köhler enviado personal del Secretario General Antonio Guterres al Sáhara Occidental. Esta fue la imagen transmitida por la televisión de las Naciones Unidas durante la conferencia de prensa que debía de realizarse tras la reunión. Ninguna explicación o información estaba ... Leer más ...

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          Combustíveis levam importações a subir 18,1% em Junho      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Comércio de Portugal com países fora da União Europeia aumentou 45,7% em Junho. Défice da balança comercial de bens somou mais 641 milhões de euros face a Junho de 2017. Angola recuou 15,5% no semestre
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          ‘Heritage’, un proyecto de Adam Koizol para documentar las últimas tribus indígenas del planeta      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Mursi From Ethiopia 5

Encontrar a los últimos miembros de las tribus de Asia, África y América del Sur, cuya cultura está desapareciendo, y documentar los distintos fenotipos, tatuajes, escarificaciones, ropa, joyas, armas, adornos y demás que identifican a cada una de ellas es el propósito principal del proyecto ‘Heritage’ impulsado por el fotógrafo polaco Adam Koizol.

Hamer From Ethiopia 6 Tribu Hamer de Etiopía

La historia de cómo este joven artista (27 años) comenzó con este trabajo es curiosa: A los doce años empezó a hacer fotos para retratar insectos tropicales y a los 16, cuando ya tenía una gran colección de insectos, se marchó a Borneo con un amigo. Ese fue el comienzo de una serie de expediciones entomológicas a Asia, África y América en busca de nuevas especies de insectos desde 2008 a 2014.

Atayal From Tawian Tribu Atayal de Taiwan

Un año antes, en 2013, conoció la historia de la prácticamente extinta tribu Iban de Borneo, peculiar por sus tatuajes tribales en los hombros y por traerse como trofeo la cabeza de los enemigos tras luchar contra las tribus contrarias (por lo cual se les apodaba los headhunters, “cazadores de cabezas”). Al comprar unas máscaras tribales, oyó hablar de que aún existían algunos miembros muy mayores de la tribu con sus tatuajes originales y se decidió a buscarlos.

Iban From Malaysia 2 Tatuajes de la tribu Iban de Malasia

Cuando al fin encontró a tres de ellos (entre los 70 y los 90 años) y pudo fotografiarles y ver sus tatuajes, quedó fascinado. Y ya de vuelta a casa le dio por pensar que la mayoría de las tribus del mundo viviría una situación similar, con personas ya muy mayores que son los últimos que aún conservan los tatuajes y escarificaciones que identifican una tribu determinada cultura, cuya cultura se convertirá en historia después de su muerte.

Chin From Burma Tribu Chin de Myanmar

De este modo, Adam decidió dejar los insectos y comenzó a documentar los miembros de las últimas tribus y su cultura, centrándose especialmente en reflejar todos los rasgos diferenciadores que identifican a cada una de las tribus. Actualmente, el fotógrafo ha visitado 18 tribus de Asia y África aunque tiene una larga lista de 50 a las que espera poder conocer en los próximos años y con cuyo material espera realizar una película. Sin duda un gran trabajo que sólo podemos aplaudir y agradecer desde aquí.

Hamer From Ethiopia Tribu Hamer de Etiopía
Chin From Burma 4 Tribu Chin de Myanmar
Mursi From Ethiopia 7 Tribu Mursi de Etiopía
Apatani From India Tribu Apatani de India
San From Namibia Tribu San de Namibia
Himba From Namibia 5 Tribu Himba de Etiopía
Kalinga Fro Philippines 2 Tribu Kalinga de Filipinas
Karo From Ethiopia Tribu Karo de Etiopía
Konyak From India 7 Tribu Konyak de India
Menatwai From Indonesia 5 Tribu Menatwai de Indonesia
Mucawana From Angola Tribu Mucawana de Angola
Iban From Malaysia Tribu Iban de Malasia

Adam Koziol | Página web | Instagram

En Xataka Foto | 'Mujeres en el laberinto', el drama de las mujeres en el Congo por Concha Casajus y Paco Negre

Fotografías de Adam Koziol reproducidas con permiso del autor para este artículo

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La noticia ‘Heritage’, un proyecto de Adam Koizol para documentar las últimas tribus indígenas del planeta fue publicada originalmente en Xataka Foto por Óscar Condés .


          LAMBERT MENDE : " KATUMBI NE S’EST JAMAIS PRÉSENTÉ DU CÔTÉ CONGOLAIS DE LA FRONTIÈRE À KASUMBALESA " (VIDÉO)      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
" La vérité est simple, Moïse Katumbi ne s’est jamais présenté du côté congolais de la frontière à Kasumbalesa ni vendredi, ni samedi derniers ". La mise au point faite hier par le porte-parole du Gouvernement vient contredire ce qui a été dit autour de la saga de Moïse Katumbi le week-end dernier à Kasumbalesa.

Annonçant pour la même circonstance la désignation d’Emmanuel Shadary comme dauphin de Joseph Kabila à la Présidentielle du 23 décembre, Lambert Mende a expliqué que " Moise Katumbi s’est limité à se pavaner en territoire zambien sans traverser ou même approcher de la ligne de démarcation frontalière pour se présenter à une quelconque autorité congolaise ".
Se basant sur les différents rapports des services congolais, le Gouvernement congolais confirme qu’ " aussi bien la PNC, la DGM que la DGDA confirment que notre frontière avec la Zambie n’a jamais été fermée vendredi et samedi derniers ". Bien au contraire, poursuit Lambert Mende, " vendredi la frontière était ouverte jusqu’à 19h00’, 30 minutes après l’heure normale de fermeture et samedi plus de trois heures au-delà des heures normales de fermeture". "Tout le reste relève de simples ragots et de rumeurs", explique Mende.
Lambert Mende considère que " Moise Katumbi s’est mis en tête de se lancer à corps perdu dans une fuite en avant pour transformer son engagement non tenu de se présenter à la Justice congolaise de laquelle il avait obtenu une autorisation d’aller se faire soigner à l’étranger en un pathétique show médiatique autour du dépôt d’une candidature hypothétique à l’élection présidentielle ". " Une candidature pour laquelle des groupes d’influence étrangers mais aussi nationaux (CENCO et ses démembrements) se font des avocats zélés au mépris de la Constitution tout en s’appuyant sur l’Accord du 31 décembre 2016 qui fait du respect de la Constitution le socle de toute sa mise en œuvre ", fait savoir le porte-parole du Gouvernement.

UNE FAUSSE DEMANDE D’ATTERRISSAGE
Lambert Mende est d’avis que Katumbi et ses collègues " ont donné un semblant de consistance à ce jeu ". " Lui et ses amis ont dans un premier temps inventé une fausse demande d’autorisation d’atterrissage jamais envoyée à l’Autorité de l’Aviation Civile avant de prétendre faussement avoir été empêché d’entrer en RDC en fabriquant de faux communiqués attribués sans précision ni source claire tantôt à des autorités zambiennes, tantôt à des autorités congolaises non autrement identifiées pour des raisons évidentes ", commente Mende pour qui ce feuilleton est "une vraie farce".
Rachidi MABANDU

POINT DE PRESSE DU MINISTRE DE LA COMMUNICATION ET MEDIAS PORTE-PAROLE DU GOUVERNEMENT
Mesdames et Messieurs de la presse,
Je devine l’embarras qui aura été le vôtre dans le décryptage de l’actualité politique de ces dernières semaines, tellement elle aura été riche en événements.
En effet, entre :
" les spéculations et les folles rumeurs qui ont précédé et suivi le dernier message à la Nation du Chef de l’Etat ;
" les fake news sur les réseaux sociaux, notamment le communiqué attribué au Ministre des Finances sur la prétendue incapacité du Gouvernement à prendre en charge les opérations électorales ;
" les récits fantasmagoriques sur l’objet de la visite d’Etat effectuée par Monsieur le Président de la République chez Son Homologue de l’Angola ;
" le bluff et les feuilletons de certains acteurs politiques en mal d’imagination et de visibilité avec leurs acolytes depuis un pays voisin et relayés par quelques médias ;
" la mise en cause gratuite et injustifiée des autorités congolaises dans les déboires d’un de vos confrères en territoire zambien ;
" la démentielle course à la montre des " ouvriers critique-tout " de la dernière heure désormais candidats potentiels ou déclarés aux prochaines élections auxquelles ils n’ont pourtant jamais cru.
Bref, il n’y avait plus, pour ainsi dire, qu’à se baisser pour ramasser de quoi se mettre sous la dent dans ce foisonnement d’événements dont l’analyse froide et objective a souvent fait défaut.
Je voudrais, au nom du Gouvernement, fixer définitivement l’opinion de manière rationnelle sur ces points.
Mais avant tout, puisque votre profession a été durement éprouvée par la disparition récente de quelques-unes de ses figures marquantes notamment Mesdames Olga Ngyana de Congo Web et Brigitte Mopane de la RTNC, je vous invite à vous lever pour garder quelques moments de recueillement en leur mémoire.


(Je vous remercie).
Mesdames et Messieurs de la presse,
Le message à la Nation devant le Congrès est un exercice constitutionnel rituel auquel est astreint le Président de la République pour dresser l’état des lieux à travers un tour d’horizon de la situation générale du pays et en dessiner des perspectives d’avenir.
Il vous souviendra qu’une fois ce message annoncé, d’aucuns, en interne comme à l’extérieur du pays, se sont lancés dans des spéculations divinatoires et des rumeurs insistantes allant pratiquement jusqu’à nous écrire à l’avance le " discours-testament " du Président qui devait s’articuler, à les lire ou à les entendre, autour de Son avenir et Son devenir personnels. La suite vous est connue. Joseph Kabila a gardé le cap du prescrit constitutionnel en se limitant à un inventaire de la situation du Congo depuis sa prise de fonctions jusqu’à ce jour.
Peu avant ce discours, le Chef de l’Etat avait procédé à la restructuration de nos forces armées et de notre appareil judiciaire dans le strict respect de la légalité. Là aussi : que des commentaires entendus ci et là notamment dans certains médias globaux, qui semblent avoir fini par croire qu’ils partagent les compétences régaliennes des institutions congolaises au point de vilipender les choix annoncés en la circonstance ou de spéculer sur le bien-fondé des nominations intervenues dans ces deux secteurs vitaux de la Nation.
S’agissant du dernier séjour en Angola du Président, jeudi et vendredi, je m’étonne de ce que, malgré les termes on ne peut plus clairs du communiqué final et des déclarations des deux Chefs d’Etat devant la presse, certains se soient laissés aller à prétendre que cette invitation était en réalité une convocation du Président devant je ne sais quel tribunal supra national pour y recevoir admonestations et injonctions comminatoires sur la conduite des affaires de la RDC. Plus ridicule, d’autres ont carrément annoncé sur les réseaux sociaux la séquestration de notre délégation en attendant " des ordres " de certaines puissances occidentales !
Pourtant, sans aucune ambiguïté et avant d’aborder les questions sécuritaires, de défense, de coopération économique bilatérale et de développement, le président angolais avait tenu à réaffirmer le principe de non interférence dans les affaires intérieures de la RDC se limitant à féliciter Son homologue congolais pour le brio avec lequel il conduisait le processus politique dans son pays et à souligner les grands progrès ainsi que les avancées spectaculaires dudit processus.
Mesdames, Messieurs,
Un hasard du calendrier a fait qu’au moment où nous nous trouvions avec le Président à Luanda, le Congrès américain adoptait un projet de loi durcissant les sanctions à infliger à quiconque serait impliqué dans des interférences extérieures dans le processus électoral des USA, en réaction à des allégations d’interférences de la Russie dans les dernières élections américaines. Cette information mérite d’être méditée par les Congolais. La question est de savoir si la souveraineté en matière des élections que nous revendiquons ne serait bon que pour certains et pas un principe universel à tous les États. Le Gouvernement et toutes les forces qui le composent restent convaincus que nous, Africains et Congolais, devrions écrire notre histoire nous-mêmes, chez nous et ne plus accepter les interférences des autres qui se prennent pour les maîtres du monde tout en refusant les ingérences extérieures dans leurs affaires intérieures et particulièrement dans leurs processus électoraux.
Un quotidien paraissant à Kinshasa a écrit il y a quelques jours que la nomination récente d’un nouvel ambassadeur américain en RDC serait, (je cite) " un avertissement pour le pouvoir de Kinshasa qui doit lire les signes de temps ". Nous nous interrogeons sérieusement sur ce que cela veut dire et nous nous insurgeons contre cette tendance à en rajouter à la psychose inutile, dévalorisante et contre-productive dans laquelle vivent les Congolais depuis 1960. La RDC dispose d’excellents professionnels de médias. J’en vois quelques uns ici. Peut-être devraient-ils penser un jour à éditer un manuel à l’usage de leurs pairs ou à procéder au recyclage de ceux qui paraissent ignorer même les procédures élémentaires de nomination d’un Ambassadeur pour représenter son pays auprès d’un Etat tiers.


Mesdames et Messieurs,
Les semaines qui viennent de s’achever auront aussi été marquées par une accélération du processus électoral. Longtemps décriée, la CENI a vu débouler des milliers de candidats aux élections générales programmées pour le 23 décembre prochain, des élections auxquelles ses détracteurs n’ont jamais donné la moindre chance de se tenir mettant systématiquement en cause la bonne foi du Chef de l’Etat et du Gouvernement dans leur volonté de la soutenir dans cet exercice démocratique qui est pourtant devenu bel et bien inéluctable. Apparemment le vent a tourné puisque les sceptiques d’hier sont devenus des convertis zélés prêts à affronter les urnes. Tant mieux pour notre démocratie que d’aucuns continuent néanmoins de regarder avec une condescendance méprisante lorsqu’ils ne se lancent pas dans des tentatives désespérées d’en compromettre la bonne fin. C’est le cas de ce faux compte Twitter créé délibérément pour faire circuler un faux poster du Ministre des Finances pour faire croire que le Trésor n’était pas en mesure de couvrir les charges de l’organisation des élections et qui a été sèchement démenti par le Ministre Yav.
Sur un autre registre, on a assisté au retour à Kinshasa dans le calme du Sénateur Jean-Pierre Bemba récemment acquitté par la CPI où il était envoyé, faut-il le rappeler, suite à des plaintes de sujets non Congolais et avec le concours des autorités d’un pays européen et non des autorités de la RDC que quelques exaltés essayent de rendre responsables des déboires vécues par ce compatriote il y a 11 ans.
Eclipsé sans doute par ce retour de M. Bemba, un autre acteur politique s’est mis en tête de se lancer à corps perdu dans une fuite en avant pour transformer son engagement non tenu de se présenter à la Justice congolaise de laquelle il avait obtenu une autorisation d’aller se faire soigner à l’étranger en un pathétique show médiatique autour du dépôt d’une candidature hypothétique à l’élection présidentielle, une candidature pour laquelle des groupes d’influence étrangers mais aussi nationaux (CENCO et ses démembrements) se font des avocats zélés au mépris de la Constitution tout en s’appuyant sur l’Accord du 31 décembre 2016 qui fait du respect de la Constitution le socle de toute sa mise en œuvre. Pour donner un semblant de consistance à ce jeu, lui et ses amis ont dans un premier temps inventé une fausse demande d’autorisation d’atterrissage jamais envoyée à l’Autorité de l’Aviation Civile avant de prétendre faussement avoir été empêché d’entrer en RDC en fabriquant des faux communiqués attribués sans précision ni source claire tantôt à " des autorités zambiennes ", tantôt à " des autorités congolaises " non autrement identifiées pour des raisons évidentes. Une vraie farce. La vérité est simple, ce monsieur ne s’est jamais présenté du côté congolais de la frontière à Kasumbalesa ni vendredi, ni samedi derniers. Il s’est limité à se pavaner en territoire zambien sans traverser ou même approcher de la ligne de démarcation frontalière pour se présenter à une quelconque autorité congolaise. Par ailleurs, aussi bien la PNC, la DGM que la DGDA confirment que notre frontière avec la Zambie n’a jamais été fermée vendredi et samedi. Bien au contraire, vendredi elle était ouverte jusqu’à 19h00’, 30 minutes après l’heure normale de fermeture et samedi plus de trois heures au-delà des heures normales de fermeture. Tout le reste relève de simples ragots et de rumeurs.
C’est dans cet imbroglio qu’un de vos confrères, sans doute abusé par ces contre-vérités et soucieux d’en avoir le cœur net, était allé à sa rencontre en compagnie de quelques autres compatriotes sans s’être conformé au préalable à la législation sur l’entrée et le séjour des étrangers dans un autre pays. Naturellement, ils ont été interpellés par les autorités zambiennes et remis dans le cadre des relations de bon voisinage et de coopération aux autorités congolaises qui, estimant que l’incident était de peu de gravité, les ont relaxés après audition sur PV à Lubumbashi. Curieusement, leur interpellation en Zambie et leur identification par nos services de Police dont c’est un devoir élémentaire à Lubumbashi ont valu une volée de bois verts au Gouvernement congolais par des activistes politiques qui se sont époumonés à mettre les conséquences de l’imprudence de ce groupe en Zambie sur le compte des services relevant du Gouvernement congolais accusés à tort de les avoir prétendument " enlevés ". Une attitude et des propos qui n’honorent et ne profitent ni à la consolidation de l’exercice de la démocratie ni à la crédibilité des lanceurs d’alertes dont tout Etat de droit a un réel besoin.
Je vous remercie.

Lambert MENDE OMALANGA
Ministre de la Communication et Médias
Porte-parole du Gouvernement
          LA FRANCE SALUE "LA BONNE DÉCISION" DU PRÉSIDENT KABILA      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Le retrait du président congolais Joseph Kabila " est une décision historique en Afrique centrale, même si elle ne règle pas tout ", ont commenté des sources diplomatiques françaises citées par l’agence de presse officielle AFP.

" C’est la bonne décision, l’inverse aurait constitué une fuite en avant, aurait satisfait les plus durs dans l’entourage de Joseph Kabila mais précipité l’isolement du pays ", estime la même source, en rappelant que jamais jusqu’ici la République Démocratique du Congo n’a connu de transition du pouvoir pacifique.

JOSEPH KABILA A RESPECTE LA PAROLE DONNEE
" Cette décision n’est pas une surprise, car Joseph Kabila restait très constant sur ce point, mais dans son entourage les opinions n’étaient pas homogènes. Et dans cette région, ce n’est pas la pratique habituelle que de passer la main, c’est plutôt l’inverse qui est la norme. C’est une posture courageuse de Joseph Kabila que d’aller jusqu’au bout de la démarche qu’il avait engagée ".
Alors que la constitution ne lui permettait pas de briguer un nouveau mandat, l’opinion sans doute guidée par les leaders de l’opposition et la presse internationale, ne semblait pas comprendre son obstination à se contenter de dire qu’il la respectera.
La Belgique a aussi pris acte du choix du dauphin et appelle à des élections libres et crédibles.

ENTRETIEN MACRON-RAMAPHOSA
Le président français Emmanuel Macron (photo) a abordé la situation en RDC dans un entretien téléphonique avec son homologue sud-africain Cyril Ramaphosa, qui doit se rendre assez vite à Kinshasa, précise Paris.
" Le président de la République a réitéré son plein soutien aux efforts de dialogue entrepris par les pays de la région, l’Union africaine et les organisations sous-régionales", a indiqué l’Élysée mercredi.
Le président Macron continuera à " travailler avec les acteurs clés de la région " pour " le respect des jalons qui doivent mener à ce que les élections se passent le mieux possible ".
La République française évoque notamment la validation des candidatures et le respect du calendrier, pour lesquels demeurent "beaucoup d’incertitudes ".

QUE LE MEILLEUR GAGNE
Quant au choix d’Emmanuel Ramazani Shadary comme candidat-dauphin du président Kabila, malgré le fait qu’il ait été sanctionné par l’Union Européenne, pour la France, "il n’y a pas de bon ou mauvais candidat" car " ce n’est pas une question de casting ".
La France ne voit pas non plus ce choix comme une manière indirecte pour Joseph Kabila de garder le pouvoir.
"Nous avons vu des contre-exemple, comme en Angola. Il faut être très modeste sur de telles analyses". Top Congo



          Infortunio Buzarnescu – Il triste avvertimento del papà di Mihaela: “le avevo detto che stava giocando troppo, ma lei…”      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Mihaela Buzarnescu

Infortunio Buzarnescu, il padre della tennista l’aveva avvertita: stava giocando troppo e poteva incorrere in un problema fisico Davvero un brutto episodio quello accaduto nel corso del match del WTA di Montreal fra Svitolina e Buzarnescu. La tennista romena si è infortunata gravemente alla caviglia, mentre cercava di recuperare in corsa una volèe angolata dell’avversaria. Buzarnescu si è accasciata a terra in lacrime, con il giudice di sedia e l’avversaria Svitolina a prestarle i primi soccorsi. Il successivo intervento dei sanitari ha permesso alla romena di abbandonare il campo sulla sedia a rotelle. Nel post match ha parlato il padre della tennista che ha commentato le sue attuali condizioni, svelando anche un particolare consiglio che aveva cercato (invano) di darle: “dobbiamo aspettare la risonanza magnetica per determinare la gravità della distorsione, io credo che sia di terzo grado (la più grave, ndr). Onestamente non so perché non siano stati fatti subito gli esami. Stamattina ho parlato con lei e mi ha detto che non è molto gonfia ma il dolore c’è. Speriamo sia meno grave del previsto. Nel tempo ha avuto problemi al polso, al gomito, alla spalla e al ginocchio, mai però alla caviglia. Magari salterà Cincinnati e New Haven [...]

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           Dans les yeux du photographe franco-angolais Marcelo Nlele       Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Marcelo Nlele voulait travailler dans l'aviation. Il est devenu photographe. Politique, sport, mode ou encore cinéma, il déploie son appareil sur tous les terrains. Depuis 2002, date à laquelle il a commencé à couvrir le Festival de Cannes, il plane au milieu des stars et est devenu dans son...
          STORE MANAGER in Angola NY - Dollar General - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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From Dollar General - Thu, 05 Jul 2018 16:26:47 GMT - View all Angola, NY jobs
          Shift Manager - Derico of East Amherst Corp. - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Shift Managers may also be responsible for meeting targets during their shifts and for helping their assigned Departments meet their goals....
From Derico of East Amherst Corp. - Sun, 22 Jul 2018 08:31:47 GMT - View all Angola, NY jobs
          Crew - Derico of East Amherst Corp. - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Partnering with other Crew and Managers to meet target goals during your shift. Crew Person - You don’t want to work just anyplace, and you don’t want to work...
From Derico of East Amherst Corp. - Sat, 07 Jul 2018 08:26:36 GMT - View all Angola, NY jobs
          Exposição reúne anúncios de compra, venda e fuga de escravos no Rio      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

RIO — Quem passa pela região do Cais do Valongo, na Zona Portuária do Rio, deve ter notado diversas placas fincadas no Jardim Suspenso do Valongo mostrando anúncios de compra, venda e fuga de escravos. As peças fazem parte da exposição Anúncios da Escravidão no Valongo, uma iniciativa do jornalista Rogério Pacheco Jordão e da artista Beá Meira. São 33 placas com anúncios retirados de jornais do início do século XIX, como o Jornal do Commercio e o Diário do Rio de Janeiro.

Anúncios da Escravidão no Valongo

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O material foi coletado por Jordão nas coleções de jornais antigos da Biblioteca Nacional, durante sua pesquisa de doutorado, defendida no departamento de Letras da PUC-Rio em 2015. "Quem quiser comprar uma preta com muito bom leite, para criar qualquer menino de estimação, pois he ainda rapariga, muito sadia e bom corpo; quem a quiser comprar pode dirigir-se á rua do Valongo em uma loja de fasendas e Quinquilharias n 46, que ahi achará seus donos para tratar", diz um anúncio publicado no Diário do Rio de Janeiro no dia 3 de novembro de 1822, pouco tempo depois da Declaração de Independência do Brasil.

O Valongo foi o maior mercado de escravos do Brasil. Estima-se que entre 1790 e 1830, quando o comércio transatlântico passou à ilegalidade, mais de 700 mil africanos, oriundos principalmente dos territórios atuais de Angola e Moçambique, aportaram no Rio, sendo, boa parte desses, comercializada no Valongo.

ESCAVAÇÕES REVELAM LOJA DE ESCRAVOS

O anúncio "Vende-se um lote de lindos moleques de 10 a 20 annos, pretas moças e officiaes de ofícios, vindos do norte no último vapor, juntos ou separados, são todos sadios e sem defeito: na rua dos Ourives, 221", publicado em 10 de janeiro de 1863, no Jornal do Commercio, é de uma casa de venda de escravos que funcionou no século XIX no Centro do Rio. E que pode ter sido descoberta agora durante as escavações que preparam terreno para as obras de implantação do último trecho do Veículo Leve Sobre Trilhos (VLT).

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Grupo faz mutirão para revitalizar Chafariz do Lagarto, no Centro do Rio

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Arqueólogos contratados pelo Consórcio VLT para realizar sondagens na região da Avenida Marechal Floriano acreditam ter encontrado na atual Rua Miguel Couto não só os alicerces desta antiga loja, mas também um conjunto de poços e uma bola de ferro, semelhante àquelas colocadas nas pernas de escravos para evitar fugas. Uma outra descoberta no trecho da Rua Marechal Floriano por onde passará o VLT indicou a possível existência de um cemitério de pretos novos junto ao Largo de Santa Rita. Por conta disso, as obras do “bonde moderno” na região ficaram paradas cinco meses, aguardando liberação dos órgãos de proteção ao patrimônio.


          Combustíveis levam importações a subir 18,1% em Junho      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Comércio de Portugal com países fora da União Europeia aumentou 45,7% em Junho. Défice da balança comercial de bens somou mais 641 milhões de euros face a Junho de 2017. Angola recuou 15,5% no semestre
          Reconocen labor de biblioteca católica que envía libros a países pobres      Cache   Translate Page   Web Page Cache   


MADRID, 08 Ago. 18 (ACI Prensa).- El Pontificio Consejo de la Cultura ha reconocido la trayectoria de la Biblioteca Solidaria Misionera de Valencia (España) por la distribución de libros a países necesitados de América Latina y África que realizan bajo el lema “Cultura contra la pobreza”.

El Presidente del Pontificio Consejo para la Cultura, Cardenal Gianfranco Ravasi, envió una carta al P. Antonio Benlloch, director de la Biblioteca Solidaria Misionera, en la que reconoció la gran labor que realizan al recoger y distribuir libros y material escolar para  las escuelas de los países más pobres”.

De esta manera, el Cardenal Ravasi le concedió el patrocinio del Pontificio Consejo “en consideración al valor didáctico y humanitario de la iniciativa”.

Según señala la agencia AVAN, la Biblioteca Solidaria Misionera nació en el año 2001 con el objetivo de ayudar a quienes más lo necesitan llevándoles la cultura por medio de libros y material escolar para todos los niveles de enseñanza.

De esta manera la Biblioteca recibe desde de particulares o instituciones libros, enciclopedias, diccionarios hasta material audiovisual como vídeos, dvd´s, cd´s, y también material escolar para después clasificarlo y enviarlo a los países que lo necesitan.

Según informan, durante los primeros meses del 2018 se han enviado 356 kilos de material a Paraguay y más de 6.500 kilos a Perú.

En el último año se han distribuido 27.610 kilos de libros y material en Guinea Ecuatorial, Angola, Perú, Honduras, Bolivia, Paraguay, República Dominicana, Cuba, El Salvador, Argentina, Ecuador, Isla Margarita, y Venezuela.

Desde su primer envío en 2001, la Biblioteca ha mandado cerca de 240.000 libros.

Esta Biblioteca nació con el lema “Cultura contra la pobreza” y gracias a la iniciativa del sacerdote valenciano Juan Eduardo Schenk Sanchís y por el instituto secular Lumen Christi, fundado por él. Cuenta con el apoyo de voluntarios que en sus sedes recogen clasifican y organizan el material escolar.

Según declaró a AVAN el coordinador de la Biblioteca, Francisco Tébar, son necesario s más voluntarios para poder atender todos los pedidos que recibe y también pidió más ayuda económica ya que no reciben subvenciones oficiales, aunque subrayó la “estrecha colaboración” con Cáritas Diocesana y con la Delegación de Misiones del Arzobispado.

Para más información sobre cómo colaborar o apadrinar el envío de material escolar y libros AQUÍ. www.fundacion.padrejuan.org o enviar un correo electrónico fundacionpadrejuan@gmail.com








          Video: Overview of the Portuguese Language (Português)      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Portuguese language overview video

The lowdown on Portuguese

In this video, Paul gives a great overview of Portuguese including:

  • its history
  • where it is spoken (global distribution)
  • background on the writing system
  • what other languages have influenced it
  • what regional Portuguese varieties exist
  • very much more

Paul includes example samples of the Portuguese language to illustrate the main points of how the language works - super helpful for folks just getting started and interesting in general for language geeks like me.

Words from the videographer

This is a documentary style language profile about the Portuguese language which is spoken in Portugal, Brazil, and beyond.

Portuguese speakers

Portuguese is spoken by around 225 million people.

10 million speakers live in Portugal and 205 million in Brazil. There are 5 million native speakers in Angola and another 15 million that use it as a second language.

Portuguese is also spoken as a second language in Cape Verde by 500,000 people whose first language is a Portuguese creole. In Guinea-Bissau there are 200,000 native speakers and another 750,000 who also speak a variety of Portuguese-based creole.

Mozambique has 1.9 million native speakers and a whopping 10+ million creole speakers who also speak the language as their second.

São Tomé and Príncipe has a population of 120,000 native speakers.

About LangFocus

I've been a big fan of the LangFocus YouTube channel for quite some time now.

I visit it regularly to deepen my knowledge about languages in general - the videos are both academic and entertaining, a great combo.

The LangFocus creator, Paul, hails from Canada and is a language lover and polyglot who creates a wide variety of videos about languages and language learning. His work is supported by his listeners via Patreon.

Paul @langfocus you rock

Keep up the goods :) I want to interview you for an upcoming podcast.


          Koroda Miklós: Bolondok tornya - Jelenlegi ára: 300 Ft      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

"Kedves egykomám, Koroda Miklós, köszönöm az olvasnivaló jó olvasmányt, a nagytermészetű emberek – nembolondok – tornyáról szólót, szókimondót, ahol nem phallum-szimbólum a torony, hanem minden az: ami.
És ízes és kézzelfogható és kézzel markolható, amit fogni jó…
Várom a további köteteket… Kívánom, hogy még a 2000. évről is retrospektíve írhassál, és ép ésszel, ép gyomorral, néha köppentve, máskor kortyintva.
Szeretettel ölel: Lengyel József"
Lehet-e ilyen kedves unszolásnak ellenállni? Lehetetlen. Kivált, ha magát az író sem hagyja nyugodni előző regényének, a Bolondok tornyá-nak még megíratlan folytatása. Várja az Úri utcai gótikus lakótorony további története, a középkori Buda kavargó, színes forgataga, polgárok, papok, deákok, vagánsok, szép asszonyok és lányok kalndjai, a reneszánsz király, Mátyás udvara és a humanista püspök-költő, Janus Pannonius életének sok talánya.
A regény elkészült. Múltbeli vidám-szomorú barangolásra hívja Koroda Miklós olvasóját.
Könyv: Koroda Miklós: Gyönyörök kertje
Kiadó: Szépirodalmi
Kiadás helye: Budapest
Kiadás éve: 1978
Oldalszám: 334
ISBN: 9631510204
A papír védőborító kissé szakadozott, az előzéklapon névbejegyzés látható.

Koroda Miklós: Bolondok tornya
Jelenlegi ára: 300 Ft
Az aukció vége: 2018-08-09 20:42
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From Dollar General - Thu, 05 Jul 2018 16:26:47 GMT - View all Angola, NY jobs
          #melbourne - streamlinehealthcare      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Welcome to the beaches of India! Email: support@streamlinehealthandtourism.com Whatsapp/Viber: +91-9902188002 / 9620201977 #america #texas #florida #newyork #spain #europe #england #scotland #switzerland #germany #ireland #denmark #sweden #London #bristol #cambridge #harvard #dubai #oman #kuwait #qatar #ghana #angola #southafrica #australia #sydney #melbourne #newzealand
          Angola:La Commission économique évalue les programmes d'investissement public      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Uíge -Plusieurs Programmes d'investissement public (PIP de) inscrits dans le Budget générale de l'Etat (BGE) 2018, pour les provinces de Uige, Malanje, Cuanza Norte et Zaire, sont en cours d'analyse jeudi par la Commission économique du Conseil des ministres, dans une session dirigée par le Président de la République, João Lourenço.
          Angola:La Banque d'Epargne et Crédit ferme 14 de ses agences      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Lubango -14 agences de la Banque d'Epargne et Crédit (BPC-Sigle en portugais) ont été fermées dans certaines provinces du pays, dans le cadre du processus de restructuration qui se déroule dans cette institution, a affirmé ce jeudi à Lubango, le président du Conseil d?administration de la Banque, Alcides Safeca.
          Angola:La ministre réaffirme son engagement en faveur de la réhabilitation des infrastructures culturelles      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Luanda -La réhabilitation des infrastructures culturelles (musées, centres culturels, les lieux de mémoire historique, etc.) continuera à mériter une attention particulière du ministère de la Culture, parce qu'ils sont des moyens de valorisation, préservation et de diffusion de la culture angolaise, a réaffirmé jeudi à Caxito (Bengo), la ministre Carolina Cerqueira.
          Angola:La croissance économique dépend de la classe entrepreneuriales      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Lubango -La croissance économique et sociale de la région Sud dépend de l'engagement de la classe entrepreneuriale qui devrait développer des affaires dans divers secteurs pour diversifier l'économie, a défendu mercredi, à Lubango, le gouverneur de Huila, João Marcelino Typinge.
          Angola:Trois nouvelles mines de diamants entrent en service      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
[ANGOP] Saurimo -Trois nouvelles mines de diamants entrent en service au cours des cinq prochaines années dans le pays, a annoncé jeudi, à Saurimo, l'administrateur chargé de la planification stratégique et des opérations minérales de l'Endiama EP, Laureano Receado.
          ESPOSENDE É CIDADE HÁ 25 ANOS      Cache   Translate Page   Web Page Cache   

Esposende distingue cidadãos e instituições na comemoração dos 25 anos de elevação a cidade

No Dia do Município, 19 de agosto, que este ano assinala os 25 anos da elevação a cidade, a Câmara Municipal de Esposende vai homenagear quatro cidadãos com a atribuição de medalhas municipais, de acordo com deliberação hoje aprovada em reunião do executivo. Na mesma cerimónia, serão também distinguidos com votos de louvor um Agrupamento e duas escolas, um clube desportivo e um cidadão, bem como quatro colaboradores do Município por 25 anos de serviço.

CME

A Medalha de Mérito Municipal será atribuída ao arquiteto Bernardo José Ferrão (a título póstumo), a João Furtado, Diretor da Escola Secundária com 3.º Ciclo Henrique Medina, e ao Padre Emílio Gaio, e a Medalha de Mérito Cultural ao investigador Esposendense Albino Penteado Neiva.

A distinção a Bernardo José Ferrão é sustentada pelo facto de o arquiteto portuense ter sido “um dos principais obreiros da conversão da vila de Esposende em cidade” e “o principal agente do crescimento regrado de Esposende”. No âmbito da sua ação, ao nível da recuperação e restauro de equipamentos, destacam-se a readaptação e a ampliação da Casa do Arco a Biblioteca Municipal (1987-89), bem como a readaptação do Teatro-Club a Museu Municipal (1992-93).

João Furtado, natural de Ansião e residente em Fão, será distinguido pela dedicação, profissionalismo e disponibilidade total para a assunção de cargos de Gestão e Administração Escolar e por toda a sua ação estratégica na conquista do sucesso escolar para os alunos que têm frequentado a Escola Secundária com 3.º Ciclo Henrique Medina, de Esposende.

Emílio Gaio, natural de Castelo do Neiva – Viana do Castelo, mas residente em Marinhas – Esposende, sacerdote missionário da Ordem Beneditina é reconhecido pelo trabalho extraordinário que realizou pela Missão. Como Capelão serviu as Forças Armadas em Angola e a Armada Portuguesa em Portugal. Teve a seu cargo as paróquias da Roliça, no concelho do Bombarral, e de Vila Chã, Esposende. Colabora com os párocos do concelho de Esposende prestando um serviço mais assíduo na cidade e, agora, na Unidade Pastoral Esposende Centro/Sul.

Já distinguido com a Medalha de Honra do Município, em 2003, com base no trabalho desenvolvido até essa data, Albino Penteado Neiva é reconhecido como “uma personalidade multifacetada e de uma produtividade assinalável no campo da Cultura, tanto a nível de investigação e produção literária, como na mobilização de todo o seu saber numa constante partilha com as instituições e comunidade em geral”, sendo disso exemplo o constante apoio aos autores locais, quer apresentando, quer prefaciando as diversas obras que vão sendo publicadas. A Medalha de Mérito Municipal justifica-se por todo este trabalho de investigação que tem vindo a realizar projetando o nome de Esposende além-fronteiras, colocando o Município num lugar de destaque no panorama cultural local, regional e nacional.

No que se refere a votos de louvor, a Câmara Municipal vai distinguir Hernâni Zão Oliveira, natural de Esposende, estudante de doutoramento da Faculdade de Engenharia da Universidade do Porto, e responsável pelo vídeo jogo que integra o projeto “Hope”, que conquistou o primeiro lugar no Astellas Oncology C3 Prize, um concurso internacional promovido pela multinacional Astellas Pharma, em parceria com o investigador Robert Herjavec, no qual participaram mais de 160 projetos oriundos de 21 países e que decorreu durante a conferência anual da União Internacional para o controlo do cancro – World Cancer Leaders’ Summit, no México.

A Escola Básica do Facho – Apúlia vai receber três votos de louvor, nomeadamente por ter vencido a 2.ª edição do projeto de cariz nacional “Ensinar a segurança, preservar a vida”, promovido pela Associação Nacional de Centros de Inspeção Automóvel, pela conquista do 1.º lugar, na categoria do 1.º Ciclo do Ensino Básico, do concurso nacional do Projeto de Educação Financeira “No poupar está o ganho”, da Fundação António Cupertino de Miranda, e, ainda, pela distinção com o selo “Escola Amiga da Criança”, instituído pela Confederação Nacional das Associações de Pais (CONFAP) e Grupo Leya. Por esta mesma distinção, a Escola Básica de Forjães vai receber também um voto de louvor. Já o Agrupamento de Escolas António Rodrigues Sampaio receberá um voto de louvor por ter conquistado o Prémio de cariz nacional “Cooperação e Solidariedade António Sérgio 2017”, da CASES (Cooperativa António Sérgio para a Economia Social).

Já o Grupo Desportivo de Apúlia receberá um voto de louvor pelo inegável contributo na prossecução da prática desportiva ao longo dos últimos 50 anos.

Como tem sido prática nos últimos anos, na sessão solene do Dia do Município são também distinguidos os colaboradores do Município que completam 25 anos de serviço efetivo, sendo eles Maria Amélia Gomes Jaques, José Paulo Portela Pinheiro, Paulo Sérgio Marques Miquelino e Maria Luísa Leite Silva.


          Napfény aura kvarc, ezotériához, ékszerhez - Jelenlegi ára: 2 500 Ft      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Napfény aura,
marokkőnek, ezotériához, ékszerbe foglaláshoz.
Súlya: 2, 13 gramm.  
Méreteik: a nyolcadik kép szerint (hosszúság és a lapok távolsága mm):
bal: 26 mm hossz, nagyjából négyszög keresztmetszet, 5/4 mm laptávolság,
jobb: 26, 7 mm hossz, nagyjából hatlap keresztmetszet, laptávjai: 4/5/5, 8 mm.
Az ár az egy párra vonatkozik! Súlyuk 2, 3 gramm.
Az aura kvarc mesterségesen készül, hegyikristályból. Nyomás alatti kamrában a hegyikristályt (felmelegítve) platina fémek valamelyike (vagy titán), arany, kobalt fém-füstöt nyomnak be, amely tartós (kopásálló) felületet képez a kristályokon. Gyönyörű fényt, színt, színjátszást biztosítva így a hegyikristálynak.
Szivárványos csillogása szép!
A fáma szerint hatásai:
Jellegzetességei:  annak ellenére, hogy mesterségesen készült, az akva aurának erős az energiája; annak az alkímiai folyamatnak köszönhetően, amely az aranyat a hegyikristályra rögzíti. Az akva aura megszabadít a korlátozásoktól, és helyet teremt valami új számára. Ez a kristály gyógyítja, tisztítja és nyugtatja az aurát, eloszlatja belőle a stresszt, és begyógyítja rajta a "lyukakat". Élénkíti a csakrákat, különösen a toroknál lévőt, ahol erősíti a szívből jövő kommunikációt. Eltávolítja a negatívvitást a finomtestekből, valamint a spirituális test és az univerzális energiák között létrejött kapcsolatokból. Amikor már lehetővé tette, hogy a lélek energiája kifejezésre jusson, engedi érvényesülni a legmagasabb rendű képességeinket.
Az akva aura elősegíti az üzenetközvetítést és az önkifejezést, elmélyíti a spirituális ráhangolódást és kommunikációt. Védelmet nyújtó kő, amely oltalmaz az asztrális vagy a lelki támadással szemben. Mélyről jövő békességet biztosít a meditáció alatt. Más kristályokkal együtt használva erősíti gyógyító tulajdonságait.
Gyógyhatása:  az akva aura erősíti a csecsemőmirigyet és az immunrendszert.
Különleges aurakvarcok:
Napfény aura:  ez a feltűnően sárga kristály aranyból és platinából készült. Az energiája erőteljes és rendkívül aktív. Élénkíti és tisztítja a napfonatcsakrát, feloldja a régi érzelmi traumákat és sebeket. Spirituális szinten a napfény aura mindenre kiterjedő és védelmező. Minden szinten felszabadítja az elzáródásokat, és eltávolítja a méreganyagokat.
Napfény aura kvarc, ezotériához, ékszerhez
Jelenlegi ára: 2 500 Ft
Az aukció vége: 2018-08-09 20:41
          Usare Surface Pro sulla scrivania con la docking station      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
docking station Kensington SD7000 Dual 4K

Da Kensington, specialista negli accessori desktop e mobile, arriva la nuova docking station SD7000 Dual 4K per Surface Pro. Una docking station che offre al convertibile 2-in-1 tutta la connettività che serve a una tipica postazione desktop. E che integra in un’esperienza di lavoro da postazione fissa il dispositivo portatile di Microsoft, in maniera trasparente.

Oltre alla connettività che può servire agli utenti, il dock offre un design che ben si adatta a una scrivania moderna. Con, in più, la possibilità di utilizzare un modulo “Lock” opzionale come soluzione preventiva antifurto.

A tutta connettività, con la docking station

Il nome della docking station, SD7000 Dual 4K, punta immediatamente i riflettori su una delle peculiarità di questo accessorio. Esso consente infatti agli utenti del Surface Pro di Microsoft di gestire due monitor 4K esterni.

docking station Kensington SD7000 Dual 4KNon si fermano naturalmente qui, le opzioni di connettività. La docking station consente di connettersi a una rete cablata tramite la presa LAN. E, inoltre, permette di collegare e sincronizzare i propri accessori USB preferiti.

docking station Kensington SD7000 Dual 4KLa nuova docking station di Kensington si basa sulla tecnologia proprietaria Surface Connect di Microsoft. In tal modo il dock garantisce sia la sincronizzazione che la ricarica.

L’SD7000 consente di regolare la posizione del Surface Pro in modo che risulti più comodo per l’operatore. Il dispositivo può essere posizionato in alto, a mo’ di display, o con un’angolazione da tavolo da disegno.

docking station Kensington SD7000 Dual 4KÈ inoltre fornito di una connessione magnetica per mantenere posizionata e pronta all’uso la Surface Pen. E, allo stesso tempo, mantenere in tal modo sgombra e ordinata la scrivania. Il dock è infatti progettato anche per ridurre gli ingombri sulla postazione di lavoro.

L'articolo Usare Surface Pro sulla scrivania con la docking station è un contenuto originale di 01net.


          Angelit marokkőnek, ezotériához, ékszerbe - Jelenlegi ára: 2 500 Ft      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Angelit
marokkőnek, ezotériához, dísznek, ékszerbe is beépíthető.  
Súlya: 20, 42 gramm
Méretei: 28x23x19 mm.
Az utolsó 4 kép mesterséges fényben készült, itt színe kissé torzult!
Az ANGELIT hatásai a fáma szerint:
Csakra:  torokcsakra.
Csillagjegy:  Vízöntő.
Színe:  kék és fehér, olykor vörössel pöttyözött.
Jellegzetességei:  a New Age szerint az engelit a tudat egyik köve. A békét és a testvériséget jelképezi. A neve is azt sugallja, hogy lehetővé teszi a kapcsolatfelvételt az angyalokkal. Elősegíti a telepatikus kommunikációt, és képessé teszi testen kívüli utazásokra. Rendkívül hatékony kő a gyógyítás számára, mert elmélyíti a ráhangolódást, erősíti érzékelést. Védelmet biztosít a környezet és a test számára is, különösen elixírként használva.
Az angelit az évmilliókon át hatalmas nyomás alatt volt szelesztitből képződött, amellyel nagyon sok közös tulajdonsága van.
Pszichológiailag: az angelit támogatást nyújt ahhoz, hogy megmondjuk a véleményünket, bármi is legyen az. Ugyancsak segít abban, hogy részvéttelibbek és átfogóbbak legyünk, főleg azzal szemben, amin úgysem tudunk változtatni. Csillapítja a pszichológiai fájdalmat és semlegesíti a kegyetlenkedést.
Mentálisan: ez a kristály megkönnyíti az asztrológiai és a matematikai összefüggések megértését. Lehetővé teszi az agy telepatikus kapcsolattartást.
Spirituálisan: az angelit csupa könyörület: a fájdalmat és a rendellenességet gyógyítja, megnyitja az utat spirituális késztetés előtt. A békesség és a nyugodtság érzését biztosítja. Segít kapcsolatot kerülni az egyetemes tudással és növeli a tudatot. Megkönnyíti az újjászületés folyamatát, meggyorsítja a gyógyulást, felerősíti a médiumi képességeket.
Gyógyhatása:  a lábfejen alkalmazva az angelit oldja a meridiánok és az energiaáramlás blokkjait. Együtt rezeg a torokkal, csillapítja a gyulladást, egyensúlyba hozza a pajzsmirigyet és a mellékpajzsmirigyeket. Ez a nyugtató kő helyreállítja a szövetek és a véredények állapotát, egyensúlyt teremt a test folyadékáramlásában, vízhajtónak is beválik. Segít az optimális testsúly kialakításában, vízhajtónak is különösen a tüdővel és karral áll összeköttetésben. Enyhíti a napégéssel együtt járó fájdalmakat. Nagyon finom szinten az angelit egyensúlyba hozza a fizikai teste az égi világokkal.

Angelit marokkőnek, ezotériához, ékszerbe
Jelenlegi ára: 2 500 Ft
Az aukció vége: 2018-08-09 20:42
          Rift Valley fever virus imported into China from Angola.      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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Lancet Infect Dis. 2016 11;16(11):1226

Authors: Liu W, Sun FJ, Tong YG, Zhang SQ, Cao WC

PMID: 27788984 [PubMed - indexed for MEDLINE]


           Proyectos Angola | QGM       Cache   Translate Page   Web Page Cache   

          STORE MANAGER in Angola NY - Dollar General - Angola, NY      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
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From Dollar General - Thu, 05 Jul 2018 16:26:47 GMT - View all Angola, NY jobs
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          Budapest atlasz, térkép 1:20000 - Cartographia (magyar, angol, német, francia, orosz nyelvű) - Jelenlegi ára: 400 Ft      Cache   Translate Page   Web Page Cache   
Szerző
Brezsnyánszky Károlyné
Csák Péterné
Szerkesztő
Dr. Papp-Váry Árpád
Kiadó:
Cartographia Kft.
Kiadás helye:
Budapest
Kiadás éve:
2001
Kötés típusa:
Spirál
Oldalszám:
161 oldal
Jó állapotú, de enyhén piszkolódottak a lapélek és a hátsó előzéklap.
Nyelv:
Magyar  Angol  Német  Francia Orosz
Méret:
26 cm x 20 cm
ISBN:
963-352-213-7
Megjegyzés:
Színes térképekkel gazdagon illusztrálva.

Budapest atlasz, térkép 1:20000 - Cartographia (magyar, angol, német, francia, orosz nyelvű)
Jelenlegi ára: 400 Ft
Az aukció vége: 2018-08-30 22:11
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