Next Page: 10000

          

Kelleher warns trade deal will lead to Amazon deforestation

 Cache   

Fianna Fáil MEP Billy Kelleher says rainforests in South America shouldn’t be chopped down to produce more beef for Europe.

Earlier this year, the EU agreed a trade deal with the Mercosur countries of Argentina, Brazil, Paraguay and Uruguay.

However, opposition to the agreement is growing following rainforest destruction in the Amazon.

Billy Kelleher says a different approach is needed  

 

Out words: to go

Dur: 00:33

 


          

Mondiali Beach Soccer, ai quarti è sfida tra Gori e Stankovic. Mister Santini: "Sono i 2 pivot più forti del mondo"

 Cache   

di Claudio Tanteri
48075691773 1395737f06 bCi siamo, è iniziato il conto alla rovescia verso l'atteso quarto di finale mondiale tra l’Italbeach e la Svizzera. Domani (28 novembre), alle 23,25, le due nazionali si giocheranno l’accesso alla semifinale a Los Pynandi World Cup Stadium di Asuncion in una partita che promette spettacolo. Dopo la netta vittoria con il Messico nell’ultima partita dei gironi (leggi qui), il mondiale dell’Italia adesso entra nel vivo con la fase ad eliminazione diretta. Ad Asuncion andrà in scena una sfida all’interno della sfida, quella tra due bomber: Gabriele Gori e Dejan Stankovic, rispettivamente capocannoniere e vicecapocannoniere del mondiale. Un quarto di finale dal sapore viareggino: i due fuoriclasse, infatti, quest’anno hanno condiviso la maglia bianconera del Viareggio bs. Insieme hanno condiviso numerose battaglie sotto la guida di mister Stefano Santini, che adesso osserva da lontano la sfida tra i due fenomeni.

Santini non ha dubbi: “Gabriele Gori e Dejan Stankovic sono i due pivot puri più forti del mondo. Sentono la porta come pochi, giocano sempre in avanti pronti ad insaccare la palle in rete. In pochi hanno queste caratteristiche: il brasiliano Rodrigo è fortissimo ma non gioca fisso in area. Insieme a Gori e Stankovic metto anche Emmanuele Zurlo, anche lui ormai è tra i top del mondo”.
77150163 2595873920502982 8362036660837285888 oGori contro Stankovic. Il quarto di finale tra Italia e Svizzera verrà decisa anche dalla sfida tra i due bomber. Da una parte Gabriele Gori, 32 anni, protagonista di un 2019 da favola da top al mondo con 8 titoli di capocannoniere conquistati. Quello del viareggino è il miglior inizio di sempre in un mondiale: con la bellezza di 13 gol in sole 3 partite, il numero 10 migliora il suo score dello scorso mondiale alle Bahamas (concluso con 17 gol e il titolo di capocannoniere) in cui segnò 11 reti nella fase a gironi. Un marziano ad Asuncion, per lui parlano i numeri: sono 38 i gol in un mondiale per Gori, 172 sigilli nel solo 2019, 289 in nazionale (80 nel 2019) e 721 all-time. Dall’altra parte un altro fenomeno noto a livello planetario, Dejan Stankovic. Il 34enne necessita di poche presentazioni: oltre 300 presenze con la nazionale elvetica e una serie infinita di realizzazioni di cui lo stesso giocatore ha perso il conto. Stankovic ha trascinato la Svizzera ai quarti segnando 7 reti (vicecapocannoniere), eguagliando già i gol segnati nello scorso mondiale alle Bahamas. Una sfida a suon di gol: nell’ultimo precedente tra Italia e Svizzera risalente a maggio, Gori segnò una tripletta e Stankovic una doppietta. Mister Stefano Santini svela i segreti dei due bomber: “Gori continua a migliorare anno dopo anno. I suoi punti forti sono il gioco aereo, il calcio e la velocità di esecuzione della rovesciata che è davvero unica. Ha aumentato la velocità di esecuzione di questo fondamentale, per questo sorprende sempre i portieri. Nella rovesciata è il più forte del mondo. Stankovic è un giocatore più fisico rispetto a Gori: protegge palla e fa perno sul giocatore avversario. Sul calcio Gori e Stankovic sono allo stesso livello, sulla rovesciata Gabriele ha qualcosa in più”.
47923474518 2fdeae96f2 hQuesta Italia se la può giocare con tutti: “Quella con la Svizzera sarà un balla sfida, ma l’Italia parte da favorita – l’analisi di Stefano Santini -. La rosa degli azzurri è più competitiva, gli svizzeri hanno solamente 4 giocatori di alto livello”. Santini è sicuro: l’Italia può giocarsela anche con il Brasile. “Questa nazionale può davvero giocarsela con tutti – commenta Santini -. Il Brasile è senza dubbi la favorita, è la nazionale da battere. Ma questa Italia ha dei punti in favore rispetto alla nazionale verde-oro : in attacco siamo più forti, il Brasile non ha Gori e Zurlo. Due giocatori che il Brasile soffre. Non solo gli attaccanti, anche i nostri portieri (Del Mestre e Carpita) sono migliori. Quando è attenta, inoltre, la fase difensiva dell’Italia è quasi insuperabile. Senza dimenticare lo staff del tecnico Del Duca, che è di primissimo livello. Al top del mondo direi, proprio insieme al brasiliano Gilberto Costa e allo svizzero Angelo Schirinzi. Il Brasile ha una rosa di fenomeni ed è letale in ripartenza, ma anche nella partita contro il Portogallo ha dimostrato di essere vulnerabile in difesa. In una partita secca tutto è possibile”.
48506970922 c220247302 hCarpita, Marinai, Ramacciotti e Gori: quattro viareggini alla conquista del mondo, un orgoglio di un’intera città e della società del Viareggio Beach Soccer. “Siamo partiti 10 anni fa, tra lo scettiscismo di tutti, compreso quello dei genitori dei ragazzi – racconta Stefano Santini –. La società ha fatto tanto per Carpita, Marinai, Ramacciotti e Gori, adesso loro stanno restituendo tutto. Questi 4 hanno dato la vita e l’anima per il beach soccer. Hanno fatto la fortuna del nostro club: se il Viareggio ha vinto tutto è merito loro, questa cosa la voglio sottolineare. Stanno portando il nome della società in tutto il mondo: sentire nominare Viareggio in una diretta di Sky è una grande soddisfazione. Sono il nostro orgoglio”.
48498471906 bebaf81095 hI precedenti tra Italia e Svizzera. Quella di Asuncion è la sesta partecipazione della Svizzera al mondiale, miglior risultato la finale persa con il Brasile nel 2009. Gli elvetici arrivano all’appuntamento con il secondo posto del Gruppo A, dopo aver perso lo scontro diretto per la vetta nell’ultima partita contro il Giappone di Ozu (5-3). La Svizzera ha chiuso il gruppo con 5 punti, dopo le vittorie con Usa (8-6) e Paraguay (7-6 dopo l’extra time). La squadra di Schirinzi ha segnato 18 gol (quarto miglior attacco, l’Italia ne ha segnati 21) e subiti 17 (L’Italia solo 10). Quella tra Italia e Svizzera è una sfida infinita ed equilibrata: le due nazionali si sono affrontate trentuno volte, gli azzurri sono in leggero vantaggio LWE38674con 16 successi sui 15 dei rossocrociati. 156 i gol segnati dall’Italia, 150 dagli svizzeri. Ai mondiali solo due volte i loro percorsi si sono incontrati, in entrambe le occasioni ha avuto la meglio l’Italia. L’ultimo precedente in un mondiale risale al 2015: in Portogallo gli azzurri si aggiudicarono l’ultima partita del girone per 6-4 grazie anche alla doppietta di Palmacci. Il giocatore del Catania è ancora a secco in questo mondiale, chissà se deciderà di sbloccarsi proprio con la nazionale elvetica. Il precedente più prestigioso tra le due nazionali risale alla semifinale degli europei del 2005, in cui l’Italia superò la Svizzera per 5-3 e poi conquistò il titolo. Altra sfida importante è stata la semifinale dei Giochi Europei di Baku del 2015, anche in quel caso vinse l’Italia per 7-4. L’ultima sfida tra Italia e Svizzera risale allo scorso maggio, a Salou (Spagna), dove si giocarono le qualificazioni ai World Beach Games. L’Italia si aggiudicò la finale per il terzo e quarto posto per 6-4: a segno Stankovic (2), Ott e Borer per la Svizzera; Gori (3), Zurlo (2) e Marinai per gli azzurri. Ecco la rosa di Schirinzi che domani sfiderà l'Italia ad Asuncion: Eliott, Picchieri, Wuest, Borer, Ostegen, Steinemann, Spacca, Mo, Stankovic, Ott, Hodel, Valentin.
78830492 2594533287303712 1834828943887171584 oGli altri quarti di finale. L’Italia è stata inserita nella parte di tabellone più complicata. In un'eventuale semifinale, infatti, gli azzurri si troveranno di fronte la vincente tra la corazzata Brasile e la Russia. I campioni in carica partono nettamente favoriti contro una Russia che sta giocando un pessimo mondiale, ma ha dimostrato di essere una squadra che non muore mai. Vietato sottovalutare i russi. Nell’altra parte di tabellone si affronteranno il Giappone del fenomeno Ozu e l’Uruguay di capitan Laduche. La vincente se la vedrà con Senegal o Portogallo, una sfida molto interessante. La squadra africana ha ben impressionato nella fase a gironi: una squadra fisica capitana da Ndiaye, il miglior portiere della competizione fino a questo momento. Dall’altra parte c’è il Portogallo del pallone d’oro Jordan, che ha dimostrato di poter ambire ad alzare la coppa al cielo.
Come seguire gli azzurri. La sfida andrà in scena domani (28 novembre) alle 23,25 (ora italiana) e sarà trasmessa in diretta su Sky Sport 1, Sky Sport Collection, sul sito web di RaiSport e in differita alle 0,15 su RaiSport Hd. L’Italia non vuole smettere di sognare, tutti uniti verso un obiettivo: conquistare uno storico mondiale.
Il programma dei quarti: Brasile-Russia (20,15), Senegal-Portogallo (21,50); Italia-Svizzera (23,25); Giappone-Uruguay (all’1 di notte). Tutte le partite verranno trasmesse in diretta su Sky Sport Collection.

Foto viareggiobeachsoccer.it e beachsoccer.com


          

Mondiali Beach Soccer, show di Gori: l'Italia stende il Messico 6-2 e vola ai quarti di finale contro la Svizzera

 Cache   

di Claudio Tanteri
78185726 720379205151959 4456520158671798272 oMessico – Italia 2-6 (0-2; 0-4, 2-0)
MESSICO: Villasenor, Rodriguez, Hernandez, Portilla, Mosco, Martinez, Maldonado, Samano, Pineda, Villa, Vizcarra, Macias. All. Raya
ITALIA: Del Mestre, Gentilin, Percia Montani, Chiavaro, Frainetti, Marinai, Ramacciotti, Corosiniti, Zurlo, Gori, Palmacci, Carpita. All. Del Duca
ARBITRO: Hachim (Angeles e Romo)
RETI: 3’ pt Gori, 9’ pt Gori, 1’ st Gor; 2’ st Gori, 10’ st Gori, 11’ st Zurlo; 2’ tt Samano, 5’ tt Maldonado
NOTE: al 9’ tt ammonito Gentilin

75627458 2591832510907123 7495517104674701312 oMissione compiuta. Una grande Italia spazza via la paura e conquista il pass per i quarti di finali dei mondiali grazie alla vittoria per 6-2 sul Messico. A Los Pynandi World Cup Stadium di Asuncion gli azzurri vengono letteralmente trascinati dal fenomeno con la maglia numero 10: Gabriele Gori. Tin Tin spazza via il Messico con un’altra cinquina sotto i 36 gradi del Paraguay. Gori is on fire: quello del viareggino è il miglior inizio di sempre in un mondiale. Con la bellezza di 13 gol in sole 3 partite (attuale capocannoniere), il numero 10 migliora il suo score dello scorso mondiale alle Bahamas (concluso con 17 gol e il titolo di capocannoniere) in cui segnò 11 reti nella fase a gironi. Un marziano ad Asuncion: 38esimo gol in un mondiale per Gori, 172 gol nel solo 2019, 289 in nazionale (80 nel 2019) e 721 all-time. Il Messico porta bene all'Italbeach: anche nel 2017 gli azzurri chiusero il girone vincendo 8-1 contro i messicani, eliminati anche alle Bahamas con 0 punti. Terza vittoria del 2019 per l'Italia sul Messico. Le due nazionali, infatti, si erano già affrontate due volte in questa stagione, con gli azzurri che sono usciti vincitori da entrambe le gare: la prima 5-3 nel girone dei World Beach Games, la seconda 3-2 nell’Intercontinental Beach Soccer Cup per il settimo posto (9 novembre). Adesso la vittoria più importante per strappare il pass e continuare il sogno mondiale. Con un Gori così sognare in grande è d’obbligo: adesso testa ai quarti di finale contro la Svizzera.
78242023 721995754990304 6344262060263604224 oLa cronaca della partita. L’Italia (in maglia bianca come contro l’Uruguay) parte con il solito quintetto formato da Del Mestre, Chiavaro, Gentilin, Ramacciotti e Gori. Il Messico di Raya risponde con Macias, Hernandez, Portilla, Maldonado e Villa. Pronti-via e subito primo brivido per gli azzurri: dopo 1’ di gioco Del Mestre compie una gran parata sulla girata di testa di Villa. Gli azzurri rispondono con la rovesciata di Gabriele Gori: la conclusione del numero 10 termina a lato. Dopo una fase di confusione, Gabriele Gori tutto solo non sbaglia in rovesciata per il gol del vantaggio dell’Italia. Gol importante per gli azzurri, che si tolgono di dosso la pressione di inizio match. Al 4’ gran giocata di Zurlo che si libera in area e va al tiro: sul più bello il portiere messicano Macias compie un miracolo ed evita il 2-0. Al 7’ Del Mestre sfiora il raddoppio con una gran botta da lontano che esce di un soffio. Il 2-0 arriva 3 minuti dopo: Ramacciotti ruba palla e serve bomber Gori in contropiede che di sinistro non perdona la difesa messicana. La prima frazione di gioco termina con il risultato di 2-0 per l’Italbeach. Buoni i primi 12 minuti della squadra di Del Duca, avanti grazie alla doppietta di un inarrestabile Gabriele Gori. Il secondo periodo si apre con un gol fantascientifico di Gabriele Gori: il numero 10 insacca in rete su assist di Del Mestre con una rovesciata defilata che finisce all’incrocio.
Il gran gol del 3-0 di Gori (video Sky Sport)

Passa appena 1 minuto e Gori firma il 4-0 in rovesciata: poker per il bomber viareggino, troppo forte per la distratta difesa messicana. Al 4’ Del Mestre compie un’altra gran parata sulla conclusione di Vizcarra. 77136929 722022734987606 3728515415224090624 oL’Italia preme: prima Corosiniti e poi Chiavaro vanno vicini al 5-0 azzurro. One-man show: al 10’ Gori, lasciato completamente solo, raccoglie l’assist su rimessa laterale di Ramacciotti e sigla di testa il 5-0. All’11’ c’è gioia anche per Zurlo che da calcio da fermo la piazza per il gol del 6-0. C’è solo l’Italia in campo, malissimo il Messico. La seconda frazione di gioco termina con la squadra di Del Duca in pieno controllo e avanti di 6 reti. Nel terzo periodo il Messico dà segni di vita: Samano, con un gran tiro al volo, perfora Carpita per il gol del 6-1. Al 3’ Chiavaro si divora il gol dopo una bella azione personale in contropiede calciando fuori. L’Italia, con Gori in panchina, abbassa troppo la guardia e al 5’ Maldonado la punisce con il gol del 6-2. Dopo i miracoli di Ramacciotti per salvare la porta azzurra, l’arbitro fischia la fine: l’Italia vince 6-2 e vola ai quarti di finale (Clicca qui per vedere tutti i gol della partita). Primo obiettivo centrato, comprensibilmente soddisfatto il ct Emiliano Del Duca: “Siamo tra le otto migliori nazionali al mondo, è già un bel risultato, ringrazio i ragazzi per quello che hanno dato. Niente è scontato ad un mondiale, se guardiamo gli altri gironi qualche big ha avuto seri problemi a testimonianza dell’alto coefficiente di difficoltà di questa competizione dove non ci sono avversari facili”. Grande determinazione da parte del veterano Simone Del Mestre: ”E’ il mio quinto mondiale ma lo vivo come fosse il primo. Siamo qui per migliorare il quarto posto della scorsa edizione. Sappiamo che non è facile ma abbiamo tutte le carte in regola per puntare in alto. Con il Messico siamo entrati in campo per vincere e non abbiamo lasciato scampo all’avversario”. Gabriele Gori ancora una volta è stato il man of the match: ”Abbiamo dimostrato che la gara con l’Uruguay è stata solo una partita sfortunata. Come con Tahiti anche con il Messico siamo stati concentrati dall’inizio alla fine dominando in lungo e largo”.
Il tabellone della seconda fase: il sogno della finale parte dalla Svizzera. Dopo il primo posto del Girone B, l’Italia va nella seconda parte del tabellone dove sfiderà giovedì (28 novembre) alle 23,25 la Svizzera di Ott e dell’attaccante del Viareggio Stankovic (vicecapocannoniere del mondiale). In un'eventuale semifinale, gli azzurri affronterebbero la vincente tra la prima del Girone D (con ogni probabilità il Brasile) e la seconda del Girone C (Russia, Senegal, Emirati Arabi o Bielorussia). A passare seconda nel gruppo degli azzurri è l'Uruguay: ai vicecampioni del mondo di Tahiti non basta la vittoria per 6-4 con la Celeste, i Tiki Toa sono clamorosamente fuori per differenza reti. L'Uruguay se la vedrà con il Giappone del fenomeno Ozu. Domani (27 novembre) le ultime gare dei gironi, poi il mondiale entrerà nella fase calda.
Classifica finale Girone A: Giappone 9, Svizzera 5, Paraguay 3, Usa 0
Classifica finale Girone B
: Italia 6 (+11), Uruguay 6 (0), Tahiti 6 (-1), Messico 0
Classifica marcatori: Gori 13, Stankovic 7, Diagne 6*
*1 partita in meno
Quarti di finale: Giappone-Uruguay, Italia-Svizzera

Foto Fútbol Playa APF


          

Senador paraguaio é cassado após pedir morte de brasileiros

 Cache   
‘Tem que matar aqui pelo menos 100 mil brasileiros bandidos’, disse Paraguayo Cubas após entrar em confronto com policiais durante apreensão de madeira
          

Messina, il videomessaggio per Dylan dagli azzurri del beach soccer e allo stadio spunta uno striscione

 Cache   
Messina, il videomessaggio per Dylan dagli azzurri del beach soccer e allo stadio spunta uno striscioneUn bel messaggio per il piccolo Dylan Maceli arriva direttamente dal Paraguay e dagli azzurri del beach soccer, che dopo aver vinto ai tempi supplementari la semifinale dei mondiali contro la Russia, questa...
          

Portugal win second #Beach #Soccer world title after complete final performance

 Cache   

Portugal are the world champions of beach soccer for the second time following their 6-4 victory over Italy in the final of the FIFA Beach Soccer World Cup Paraguay 2019. Emmanuele Zurlo opened the ...
          

Propuestas para mejorar el hábitat en asentamientos informales en Paraguay

 Cache   
CAF –banco de desarrollo de América Latina-, en el marco de su Iniciativa Ciudades con Futuro, y el Ministerio de Urbanismo, Vivienda y Hábitat (MUVH) de Paraguay presentan la publicación: “Propuestas para mejorar el hábitat en asentamientos informales. Caso Bañado Norte de Asunción”.
          

Instituto Paraguayo de Artesanía

 Cache   
Recurso: Illustrator…
          

El Lobo expone su invicto ante el paraguayo Carlos Portillo en Trujillo Alto

 Cache   
Defenderá por tercera ocasión su cinturón Latino.
          

1841 ORIGINAl Map of Brazil & Paraguay

 Cache   
$39.99 (0 Bids)
End Date: Saturday Dec-7-2019 10:56:31 PST
Bid now | Add to watch list

          

¿Payo 2023?: podrá desbaratar el sistema si rompe sus barreras, según experto

 Cache   
El analista político Marcelo Lacchi señaló que Paraguayo Cubas era consciente de que iba a ser echado del Congreso porque esto forma parte de su línea discursiva, pero la jugada le salió con mucha anticipación. Alegó que para llegar a la Presidencia, el excongresista deberá fortalecer sus bases y ganar espacios en las próximas elecciones municipales. Si logra esto, podrá hasta desbaratar el sistema actual. En conversación con la radio Universo, Marcelo Lacchi manifestó que Paraguayo Cubas impulsó una carrera política con su movimiento Cruzada Nacional bajo la premisa de desafiar fuertemente el estatus quo. Esa línea de política es
          

Rescatan a 28 niños indígenas de las inmediaciones de la Terminal

 Cache   
Cerca de 60 indígenas de la etnia Mbya Guarani fueron rescatados de la zona de la Terminal de Ómnibus de Asunción. El operativo fue llevado a cabo por la unidad especializada contra trata de personas de la Fiscalía, funcionarios del Ministerio de la Niñez y Adolescencia (Minna) y la Defensoría. Las instituciones reclaman la presencia del Instituto Paraguayo del Indígena (INDI) para poder hacer frente a la problemática. Según los datos que brindó la fiscal Natalia Acevedo, del total de personas rescatadas al menos 28 son niños y adolescentes. Todos ellos serán trasladados a la sede del Ministerio de la
          

Deportivo Paraguayo v Atlas

 Cache   
Fixture
          

LINIERS, GRAN CANDIDATO

 Cache   
APERTURA PRIMERA D: Fecha 11: Sábado 23 de Noviembre: Muñiz 0-2 Yupanqui. Atlas 1-2 Puerto Nuevo. Argentino (R) 1-2 Dep. Paraguayo. Lugano 1-0 Juventud Unida. Domingo 24 de Noviembre: Liniers 2-1 Cambaceres. Lunes 25 de Noviembre: Central Ballester 1-2 Centro Español. Sp. Barracas 3-1 Claypole.
          

EL PUEBLO DE PLEBEYOS SIN DIGNIDAD NI CORAJE Una sociedad inútil y dirimida sometida a carcamanes

 Cache   

CIUDAD DEL ESTE (realidad fatídica, por Carlos Roa) El Paraguay no puede andar en un paso contínuo al progreso y mucho menos a la dignidad porque la sociedad perimida de este país está totalmente arrugada y sometida a políticos a cambio de un pedazo de pan, siendo que el voto de cada uno de nosotros …

La entrada <h1><span style='color:#000000;font-size:12px;'>EL PUEBLO DE PLEBEYOS SIN DIGNIDAD NI CORAJE</span></h1> <h1><span style='color:#000000;font-size:35px;'>Una sociedad inútil y dirimida sometida a carcamanes</h1> aparece primero en Noticias cde.


          

REFORMA CONSTITUCIONAL URGENTE En Paraguay debemos deshacernos de los Colorratas y guacamayos chovy

 Cache   

CIUDAD DEL ESTE (realidad fatídica por Carlos Roa) realmente falta lo que a los chilenos argentinos, brasileños, bolivianos y algunos venezolanos de testículos a los paraguayos. Hablamos de Fortin Nanawa, la guerra de la triple alianza y decimos que somos tan valientes, pero somos rova tavy, miedosos y gallinas. Si vamos a pedir cambios que …

La entrada <h1><span style='color:#000000;font-size:12px;'>REFORMA CONSTITUCIONAL URGENTE</span></h1> <h1><span style='color:#000000;font-size:35px;'>En Paraguay debemos deshacernos de los Colorratas y guacamayos chovy</h1> aparece primero en Noticias cde.


          

[POP-UP TOYOKO] 『おばあちゃん學枝』世界徘徊展★第四弾:南米 #03 "Yo LOVE Santa Elena!" Paraguay / LOVE♥︎サンタ・エレナ!

 Cache   
我らが奇才おばあちゃん「とよ子」の『おばあちゃん學枝』世界巡回展ならぬ、世界徘徊展の第四弾・南米編! 3回目となる今回も、パラグアイからのリポート。 場所は、首都・アスンシオンから爆音のラテン音楽が流れる愉快なバスに揺られて数時間の町サンタ・エレナ! 今回の旅で大好きになった、この平穏で心地いい町での、舞妓とよ子とラテンな色彩のコラボレーションをどうぞっ。 町を歩けば、そこかしこ...
          

[POP-UP TOYOKO] 『おばあちゃん學枝』世界徘徊展★第四弾:南米 #02 "Llego primavera!" Asuncion, Paraguay / 春が来た!首都アスンシオンさんぽ!

 Cache   
じわじわリリース。 我らが奇才おばあちゃん「とよ子」の『おばあちゃん學枝』世界巡回展ならぬ、世界徘徊展の第四弾・南米編! 今回は、春の到来に歓喜するパラグアイの首都・アスンシオンのお散歩リポート。 春がスタートした翌日の街は、鮮やかなお祭りのムウド。 みんなウキウキ! 舞妓とよ子も、おめでたさ満点で意気揚々。 サンサン太陽の下にマチナカ☆デビュー!を果たし、ご満悦。 地球の裏側...
          

AVJG House / stb_arq

 Cache   

The house is located on a plot measuring 25 meters by 50 meters in, a residential neighborhood in San Juan del Paraná, Paraguay. It is situated on the banks of the Paraná River and opposite a natural reserve of native plant life.


          

Formalisation through taxation: Paraguay's approach and its implications / Jonas Richter

 Cache   
Online Resource
          

Sudamericano Sub 15 | Argentina venció a Uruguay

 Cache   

depor Uruguay Sub 15Una nueva derrota de la Selección Sub 15 por el grupo B del Sudamericano de esta categoría que se viene desarrollando en Luque (Paraguay), donde Argentina venció a Uruguay por 2 a 0. Luka Romero abrió la cuenta para los albicelestes en el primer tiempo, que sellaron el triunfo en la adición del complemento por intermedio de Axel Encinas.


          

2019 FIFA Beach Soccer World Cup: adidas Golden Ball shortlist!

 Cache   

The Technical Study Group (TSG) of the 2019 FIFA Beach Soccer World Cup in Paraguay has determined the shortlist of candidates for the adidas Golden Ball. The following 10 players can win the coveted trophy and become the Most Valuable Player (MVP) of the competition: Ozu Moreira (Japan) Gabriele Gori (Italy) Jordan Santos (Portugal) Artur …

The post 2019 FIFA Beach Soccer World Cup: adidas Golden Ball shortlist! appeared first on Arunava about Football.


          

Paraguay gains USD 4 M annually in online sports betting tax revenue

 Cache   
Paraguay Gambling Commission officials explained the proceeds are allocated among different entities. Fifty percent goes to the National Sports Secretary and the remaining is distributed among departments, districts, the national welfare system, and the treasury.
          

Paraguayan choir gives Pope Francis copy of their album, “Alégrate Conmigo”

 Cache   

          

Lanzan Revista Paraguaya de Educación con la temática de Políticas Educativas y Evaluación.

 Cache   
Revista Paraguaya de Educación con la temática de Políticas Educativas y Evaluación.
          

Seminario Internacional sobre Evaluación y Calidad Educativa

 Cache   
Organizado por la Organización de Estados Iberoamericanos (OEI) en Paraguay, con apoyo de la Unión Europea, se llavó a cabo
          

El presidente electo de Uruguay aboga por una región fuerte y la unión del Mercosur

 Cache   

El presidente electo de Uruguay, el centroderechista Luis Lacalle Pou, aseguró este sábado, durante el acto de celebración por el triunfo electoral, que su país necesita una región fuerte y que mantendrá "la mejor de las relaciones" con sus pares del Mercosur.

El presidente electo de Uruguay aboga por una región fuerte y la unión del Mercosur

El futuro mandatario uruguayo fue recibido este sábado al mediodía por miles de militantes que se reunieron en la rambla de Montevideo para festejar la victoria del pasado domingo en la segunda vuelta de las elecciones nacionales.

En aquella instancia, Lacalle Pou, del Partido Nacional (PN, centroderecha) había superado al candidato del Frente Amplio (FA, izquierda) por un margen que fue considerado "empate técnico" debido a que la diferencia era menor que la de los votos pendientes por escrutar.

Estos votos -denominados observados- son aquellos emitidos por personas que sufragaron en un circuito (mesa) diferente al suyo por algún motivo justificado.

El pasado jueves las cifras arrojadas por el segundo escrutinio terminaron de confirmar el triunfo de Lacalle Pou en la segunda vuelta.

Respecto a estos días de incertidumbre, en los que había una tendencia clara en favor del líder nacionalista pero que no podían confirmarlo como presidente, Lacalle Pou destacó la señal que Uruguay le dio al mundo por la paz y la estabilidad mostrada.

"Podíamos estar cuatro días en esta democracia sólida en paz esperando los resultados. No saben el orgullo que me hacen sentir, me inflaron el pecho en el mundo, eso es lo que tenemos que cuidar porque nuestra construcción democrática (...) no está hecha de grandes gestas solamente, de grandes acuerdos, está en la vida cotidiana", subrayó.

Sobre la región, que atraviesa crisis sociales, políticas y económicas a lo largo y ancho de todo el continente, sostuvo que para Uruguay es importante la recuperación suramericana.

"Nosotros no podemos vivir del mal ajeno, nosotros necesitamos una región fuerte con buenos gobiernos y que se lleven bien entre ellos, no importa el partido, no importa la ideología porque si nos guiamos por la ideología en las relaciones exteriores en realidad no estamos representando a todo el país", subrayó.

En su discurso con fuerte énfasis en los asuntos exteriores, el líder nacionalista enfatizó que no va a hacer que los uruguayos sientan vergüenza de la postura de su país y que a los dictadores los va a llamar dictadores sin darle vueltas.

"Tenemos que fortalecer a la región, el mundo nos mira. Estamos en un lugar donde se van a producir la mayor cantidad de alimentos. Por eso en el Mercousr vamos a tener la mejor de las relaciones con el presidente argentino, con el presidente brasileño, con el presidente paraguayo, para levantar a la región", añadió.

En el acto también estuvieron presentes los líderes de la "Coalición Multicolor" que integran el PN, el Partido Independiente (PI, centroizquierda), el Partido Colorado (PC, centroderecha), Cabildo Abierto (CA, derecha) y el Partido de la Gente (PG, derecha) y que firmaron un acuerdo "Compromiso País" luego de la primera vuelta para ir juntos en el balotaje.

Tras varios días en los que los festejos de Lacalle Pou se vieron pospuestos por diferentes razones -el domingo por la incertidumbre del resultado y el viernes por el mal clima- esta vez el sol y un calor veraniego fueron el escenario ideal para la celebración del futuro presidente que asumirá el próximo 1 de marzo de 2020.

La música, los cantos, las emociones e incluso algún desmayo en el público a causa del calor formaron la fiesta nacionalista que, luego de 30 años, vuelve al Gobierno de la mano de Lacalle Pou. EFE

IR

Categoria: 

          

Brasil abandona el área de educación del Mercosur en vísperas de la cumbre

 Cache   

Brasil anunció este viernes que abandona los grupos de cooperación en educación que existen en el Mercosur, casi en vísperas de la Cumbre semestral del bloque, que se celebrará la semana próxima en la ciudad brasileña de Bento Gonçalves.

Brasil abandona el área de educación del Mercosur en vísperas de la cumbre

"A partir de ahora, el país deja de participar en las reuniones del bloque y pasa a tener relaciones y acuerdos bilaterales en esa área", indicó en un comunicado el Ministerio de Educación, según el cual la decisión obedece a "la falta de eficiencia y de resultados prácticos" del "Sector Educacional del Mercosur".

El comunicado aclara que todas las iniciativas en ese sector "serán mantenidas sin perjuicios a las partes" y cita entre ellas "el reconocimiento de la equivalencia de estudios en el ámbito de la educación básica", la cooperación en cursos de graduación y posgrado y el sistema de becas que funciona en el Mercosur.

Según la nota, "los demás países que hoy componen el Mercosur fueron comunicados oficialmente de la decisión" este mismo viernes por el ministro de Educación de Brasil, Abraham Weintraub, durante una reunión de autoridades del área educativa del bloque.

Agrega además que, en esa reunión, "solamente comparecieron el ministro brasileño y el de Paraguay, Eduardo Petta San Martín", en tanto que Argentina "envió un representante y Uruguay no estuvo presente".

En el comunicado, el Gobierno brasileño "resalta que no está rompiendo relaciones con los países vecinos", que "el diálogo permanece" y que "los futuros acuerdos, que traigan resultados efectivos, podrán ser firmados bilateralmente, como por ejemplo la implementación del bilinguismo (español-portugués) en las escuelas".

Según Brasil, a lo largo de los 28 años de cooperación dentro del Mercosur en el área de educación, no ha habido "resultados prácticos que impactasen positivamente en la mejoría de los índices generales de educación, aún con la inversión de recursos y la presencia política del país".

La decisión fue anunciada en momentos en que el Gobierno del ultraderechista Jair Bolsonaro se prepara para acoger la Cumbre semestral del bloque que su país integra con Argentina, Paraguay y Uruguay.

La cumbre se celebrará la semana próxima en la ciudad de Bento Gonçalves, donde este mismo viernes la cancillería confirmó que estarán presentes, junto a Bolsonaro, los presidentes de Paraguay, Mario Abdo Benítez, y Argentina, Mauricio Macri.

El mandatario argentino se despedirá en Bento Gonçalves de estas cumbres, ya que el próximo 10 de diciembre le entregará el poder al peronista Alberto Fernández, quien mantiene unas fuertes diferencias de carácter ideológico con Bolsonaro, que no le ha felicitado por su victoria en las urnas y anunció que no asistirá a su investidura.

El presidente uruguayo, Tabaré Vázquez, quien también asistiría a su última Cumbre del Mercosur, pues en marzo le traspasará el cargo al conservador Luis Lacalle Pou, no asistirá debido al cáncer que le ha sido detectado y será representado por la vicepresidenta, Lucía Topolansky, según la cancillería brasileña.

EFE / MV

Categoria: 

          

Acuerdo comercial entre la UE y Mercosur beneficiará a empresas españolas

 Cache   

El acuerdo comercial alcanzado el pasado mes de junio entre la Unión Europea y los países de Mercosur (Argentina, Brasil, Uruguay y Paraguay) beneficiará a 10.000 empresas españolas que actualmente exportan a este mercado.

Acuerdo comercial entre la UE y Mercosur beneficiará a empresas españolas

Lo ha dicho este viernes la comisaria europea de Comercio, Cecilia Malmström, en un desayuno organizado por el Barcelona Centre for International Affairs (Cidob) en el que ha repasado la política comercial de la Unión Europea en los últimos cinco años.

Malmström ha reivindicado que la firma de este acuerdo, cuya negociación ha durado 20 años y que la UE temía que no prosperara por el ascenso de Bolsonaro a la presidencia de Brasil, permitirá a Europa "ser la primera en no pagar aranceles en esta zona".

En concreto, este tratado de libre comercio acabará una vez entre en vigor con tasas como la del 35 % que se aplica al sector de la automoción, del 20 % en la maquinaria y del 18 % en el sector químico, y abrirá a Europa un mercado de 260 millones de personas.

Durante su discurso, Malmström ha destacado que en los últimos cinco años han entrado en vigor en Europa 16 tratados comerciales, "más acuerdos que nunca", y ha destacado los alcanzados hace dos años con Canadá (CETA) y con Japón el pasado mes de febrero.

Este "frenesí negociador", ha añadido la comisaria europea de Comercio, ha sido consecuencia de sucesos como la guerra comercial entre China y Estados Unidos, "una mala noticia", ya que, según Malmström, la apuesta de la UE es hacia el "multilateralismo".

"Europa no tiene materias primas, necesitamos el mercado abierto para importar y exportar", ha subrayado Malmström, quien ha detallado que 36 millones de puestos de trabajo en Europa dependen solo de las exportaciones, cinco millones más que hace cinco años.

Malmström

Malmström se ha reflejado en Cataluña y Barcelona para explicar la política comercial europea, ya que, para ella, son "ejemplos de mercados abiertos al mundo" y Cataluña "ha sido pionera en la creación de reglas para el comercio internacional" desde su Consulado del Mar.

Respecto al escenario global, "lo más importante ahora es salvaguardar el comercio basado en normas y proteger la Organización Mundial del Comercio", algo que se ve amenazado por guerras de aranceles como la que están protagonizando Estados Unidos y China: "No es la solución", ha lamentado la representante europea.

Por un lado, Malmström ha cargado contra Estados Unidos, cuya deriva proteccionista en los últimos años ha congelado la firma de acuerdos como el TTIP y ha puesto en riesgo las exportaciones europeas al país: "Trump ha tratado a Europa como un enemigo y su forma de actuar recuerda a la guerra fría", ha afirmado.

Ha criticado también a China, miembro de la OMC desde 2001, por "no cumplir sus promesas" y mantener su control sobre los mercados financieros e impedir que los cambios fluctúen de forma libre: "El sistema multilateral fue diseñado para economías abiertas y liberales, pero no para afrontar los retos de China".

Frente a este panorama, Cecilia Malmström ha reivindicado de nuevo la política comercial europea, "la más transparente del mundo", que en los últimos cinco años se ha esforzado en incorporar en sus acuerdos los valores de los derechos humanos y laborales. EFE

EB

Categoria: 

          

Strandfoci-vb: az olaszok 12 gólt vágtak a döntősnek a rajton

 Cache   
Az olasz válogatott fölényes sikerével kezdődött meg a paraguayi strandlabdarúgó-világbajnokság: a 2008-as döntős 12–4-re kiütötte a legutóbbi két kiírás ezüstérmesét, Tahitit. Győzelemmel kezdett Svájc, Uruguay és Japán is – utóbbi a házigazdák kárára.
          

Világfutball: Asprilla állítja, ha ő nincs, lelövik Chilavertet

 Cache   
Megakadályozott egy bérgyilkost abban, hogy megölje José Luis Chilavert paraguayi kapust 1997-ben – állítja Faustino Asprilla, a kolumbiaiak korábbi válogatott labdarúgója.
          

Le Portugal remporte sont troisième titre mondial de Beach Soccer

 Cache   

Le Portugal est de nouveau le roi des sables ! Les hommes de Mario Narcisio ont remporté ce dimanche soir à Asuncion (Paraguay) leur troisième titre de champion du monde de Beach Soccer (après 2015 et 2001) en s’imposant 6-4 face à l’Italie. Jordan, avec un triplé, Léo Martins (un doublé) et André ont marqué les buts de l’équipe das Quinas.


          

[Mondial de Beach Soccer: Le Portugal est qualifié pour les demi-finales

 Cache   

Le Portugal est qualifié s’est qualifié ce jeudi soir pour les demi-finales de la Coupe du Monde de Beach Soccer en s’imposant 4-2 face au Sénégal sur le sable d’Asunción (Paraguay). Comme face au Nigeria (autre équipe africaine de la compétition), le Portugal a d’abord été mené au score (but de Mamadou Sylla) avant de remonter pour finalement s’imposer.


          

Miss Grand International 2019 - Final Result

 Cache   
Yari na isab aku nag tagid - gid sin result sin Miss Grand International 2019 amun piya aun sin pitca 25 october 2019 bang time ha latin. Bang time ha asia laung ta pitca 26 na bah bang kirahun. Ini in result niya.


Flag of Venezuela.svg Venezuela – Valentina Figuera
Winner

Flag of Mexico.svg Mexico – Maria Malo
1st Runner Up
 
Bandera de Tailandia Thailand – Arayha Suparurk
2nd Runner Up

Flag of Panama.svg Panama – Carmen Drayton
3rd Runner Up

Flag of Brazil.svg Brazil – Marjorie Marcelle
4th Runner Up





TOP 10
Flag of Australia.svg Australia – Taylor Marlene

Flag of Ecuador.svg Ecuador – Mara Topic

Flag of Peru.svg Peru – Camila Escribens

Bandera de Puerto Rico Puerto Rico – Hazel Ortíz

Bandera de Vietnam Vietnam – Nguyễn Hà Kiều Loan





TOP 21
Flag of Chile.png Chile – Francisca Lavandero

Flag of Colombia.svg Colombia – Génesis Quintero

Flag of Costa Rica.svg Costa Rica – Brenda Castro

Flag of Spain.svg Spain – Ainara de Santamaría

Flag of Guatemala.svg Guatemala – Dannia Guevara

Bandera de Irlanda Ireland – Sudawan Khumdee

Bandera de Japón Japan – Adeline Minatoya

Flag of Paraguay.svg Paraguay – Milena Rodríguez

Flag of the Czech Republic.svg Czech Republic – Mary Boichenko

Flag of the Dominican Republic.svg Dominican Republic – Stephanie Bustamante

Flag of South Africa.svg South Africa – Belindé Schreuder



          

Jan 01, Paraguay: New Year's Day

 Cache   
New Year's Day is a public holiday in all countries that observe the Gregorian calendar, with the exception of Israel. For more information on this holiday, visit the link.
          

Le Portugal champion du monde de beach soccer

 Cache   

Les deux derniers matchs de la Coupe du Monde de beach soccer se sont déroulés ce dimanche au Paraguay. Pas de Tiki Toa cette année. La Russie a battu le Japon 5 buts à 4 et termine 3e de la Coupe du Monde de beachsoccer. La grande finale opposait l’Italie au Portugal. L’Italie a ouvert […]

L’article Le Portugal champion du monde de beach soccer est apparu en premier sur TNTV Tahiti Nui Télévision.


          

Editora de beleza de Marie Claire conta como começou a usar batom vermelho

 Cache   

Olá, tudo bem? Meu nome é Juliana Tozzi, tenho 34 anos e esta coluna é minha estreia como editora de beleza de Marie Claire. Sou taurina, regida por Vênus – o planeta do amor e da beleza – e tenho fome. Muita fome! De comida, de vida e de coisas bonitas (logo, estou no trabalho certo).

Minha relação com a beleza começou cedo, ao observar minha mãe, que não abria mão de usar batom vermelho para ir trabalhar, ao mercado e até à praia. Fazia parte da integridade visual dela, assim como o cabelo volumoso e calças de cintura alta arrematadas por um cintão – ela não era mulher de vestidos ou saias.

Juliana Tozzi (Foto: Acervo pessoal)

 

Minhas outras referências vieram inicialmente da TV: a “divididinha” Tancinha, personagem de Claudia Raia na novela Sassaricando, Betty Faria com a arretada Tieta, Lidia Brondi e sua estilosa Solange Duprat de Vale Tudo, Rita Lee arrepiando no programa da Hebe e Isadora Ribeiro na abertura do Fantástico. Só depois vieram Marilyn Monroe, Madonna e toda uma gama de atrizes de cinema, cantoras e apresentadoras. O que elas tinham em comum, além de serem exuberantes? Todas usavam batom vermelho.

Veja o grau da minha fixação: aos 5 anos, escalei o armário da minha mãe em busca do que era para mim a pedra filosofal dos batons: um exemplar made in Paraguay, de embalagem azul-marinho com detalhes dourados e tampa em forma de coração. Hipnotizada, não apenas pelo visual, a criança taurina precisava sentir o gosto e a textura. E, num impulso animalesco, acabei abocanhando o batom. O gosto, no entanto, não era nada apetitoso. Diante da frustração, tomei um gole do perfume mais próximo para reverter o sabor.

Ao comê-lo, cometi um ato antropofágico, como praticado por antigas tribos (“comer o inimigo para adquirir os poderes dele”). O batom vermelho ficou registrado no meu inconsciente como o instrumento visual que poderia me conferir poderes. Engoli simbolicamente a potência da minha mãe, da Tieta, da Tancinha, da Rita e de todas as figuras femininas que eu admirava já naquela pouca idade. Usar esse tom nos lábios é vigoroso, é abundante, é sexy e poderoso. A cor do sangue que corre quente nas veias. A cereja vibrante lá no topo do bolo da autoconfiança. Vermelho para mim é a cor da vida.

Veja abaixo uma seleção de produtos para arrasar no bocão vermelho:

Batom Velvet Unam cor Vermelho Rubi, R$ 47, Natura (Foto: Divulgação)

 

 

Rouge Dior Ultra Care Liquid (R$ 159), Dior (Foto: Divulgação)

 

 L’Absolu Mademoiselle Shine (R$ 149), Lancôme (Foto: Divulgação)

 

 

Rouge Allure Liquid Powder (R$ 180), Chanel (Foto: Divulgação)

 

 

Phyto-Lip Twist (R$ 280), Sisley (Foto: Divulgação)

 

Rouge G (R$ 237), Guerlain (Foto: Divulgação)

 

Russian Red, (R$ 89), M.A.C Cosmetics (Foto: Divulgação)

 

 

 

Lápis Precision  Lip Liner (R$ 126), Nars (Foto: Divulgação)

 

 

 

 


          

Weekly IntSum 4APR2017

 Cache   
US State Department officials have ordered official personnel to observe a dusk-to-dawn curfew in the Asuncion area of Paraguay due to unscheduled protest activity. These events seem to be occurring after dark. It is the strongest advice of Centurion ASG's Intelligence Division that all personnel within a 10 mile radius of Asuncion city limits observe the same curfew if at all possible. Due to the very nature of protests, "bad actors" ranging from petty criminals, to criminal anarchists, to terr [...]
          

Dibujo de niña villarriqueña ganó concurso EXPOCHESS NIÑOS DEL MUNDO

 Cache   
Se llevó a cabo la elección de ganadores del IV Concurso Internacional de Dibujo EXPOCHESS, con más de mil dibujos en competencia, diez países, tres continentes, más de 260 obras de Uruguay, más de 250 de Argentina, más de 100 de España, cientos de Paraguay. La niña Valeria Boggino resultó ganadora con su dibujo, representando a su colegio El Internacional y al Club de Ajedrez El Porvenir Guaireño, en la categoría 10/14 años. También se realizaron menciones especiales dada la calidad del dibujo, en donde resultó victoriosa la niña Luana Vera, del Colegio Don Bosco en la categoría 10/14 años.
          

Brunito: El niño que canta y cautiva al mundo a fuerza de oración

 Cache   
Brunito Martínez es un niño paraguayo de 6 años y padece de una insuficiencia renal crónica, por lo que requiere de un trasplante. El pequeño supo ganar el cariño de millones de personas por su forma de rezar, entre ellos hasta el propio Ricardo Montaner El video de un niño rezando con mucha devoción el Leer más…
          

FIFA Beach Soccer: Brazil beat Supersand Eagles 12-2

 Cache   
Super Sand Eagles yesterday lost woefully 12-2 to defending champion Brazil in the ongoing FIFA Beach Soccer World Cup in Paraguay. Eagles crashed out of the competition losing all their three matches to Portugal 10-1, Omar 6-5 and Brazil 12-2 as they finished the bottom of the group with zero point. Meanwhile, Brazil and Portugal []The post FIFA Beach Soccer: Brazil beat Supersand Eagles 12-2 appeared first on Nigerian Pilot News.
          

Supersand Eagles: Coach blames ouster on preparations, poor motivation

 Cache   
Super Sand Eagles Coach, Audu Adamu nick named Ejo has blamed the teams inability to go beyond the group stage at ongoing FIFA Beach Soccer World Cup in Paraguay on late preparations and poor motivation from the Nigeria Football Federation, NFF. Speaking in the wake of Tuesday's 12-2 mauling by title favourites Brazil, which followed []The post Supersand Eagles: Coach blames ouster on preparations, poor motivation appeared first on Nigerian Pilot News.
          

En qué país de Sudamérica hay más lugares Patrimonios de la Humanidad

 Cache   
Sudamérica está repleta de diversidad cultural y natural; pero ¿sabes en qué país hay más lugares declarados Patrimonio de la Humanidad por la Unesco? ¿Será Argentina o Uruguay? ¿Tal vez Bolivia, Brasil o Chile? ¿Se tratará de Venezuela o de Perú? ¿Quizás Paraguay, Ecuador o Colombia?¿Guyana o Surinam? La Organización de las Naciones Unidas para la Educación, la Ciencia y la Cultura (Unesco) ha identificado, en América del Sur, numerosos paraísos naturales, lugares y monumentos de incomparable belleza e importancia internacional y los ha reconocido como Patrimonio de la Humanidad. Haz clic en esta galería y descubre dónde se encuentran.
          

Zurlo relève la tête malgré la défaite

 Cache   

Emmanuele Zurlo revient sur la belle campagne de l’Italie . Le Buteur en Argent adidas a signé un moment inoubliable de Paraguay 2019. "Le Portugal mérite ce titre, mais nous reviendrons prendre notre revanche", annonce-t-il.


          

Année rêvée et titre mérité pour Jordan

 Cache   

Le Portugais Jordan est Ballon d'Argent de Paraguay 2019 . Il a inscrit 7 buts et donné 4 passes décisives. "Je pense que nous avons mérité notre titre", estime-t-il.


          

Deuxième titre mondial pour le Portugal (4-6)

 Cache   

En s’imposant facilement face à l’Italie en finale de la Coupe du Monde de Beach Soccer de la FIFA, Paraguay 2019, le Portugal a coiffé sa deuxième couronne mondiale de la discipline, après son sacre inaugural sur ses terres en 2015.


          

La Russie réussit sa sortie (5-4)

 Cache   

La Russie a pris la troisième place de la Coupe du Monde de Beach Soccer de la FIFA, Paraguay 2019 en s'imposant devant le Japon dans la "petite finale", grâce notamment à trois buts de Fedor Zemskov.


          

KX 43 de Konami llega por primera vez a Sudamérica

 Cache   
A mediados de año, el video slot de Konami Gaming desembarcó en Argentina de la mano del distribuidor exclusivo de la compañía en Argentina, Paraguay y Uruguay, Atlantic Venture. El gran debut se llevó a cabo en el Casino Club Santa Rosa, La Pampa y se registraron resultados positivos dese el primer momento. Además, hace unos días KX 43 llegó a la patagonia argentina con nuevas instalaciones en Casino Club Comodoro Rivadavia y Kennedy.
          

Bolivia in the crosshairs of US counter-revolution

 Cache   

A shattered picture frame holding a photograph of deposed Bolivian president Evo Morales. Image courtesy of MintPress News.

Bolivia’s president Evo Morales Ayma has just resigned. Hours earlier, surrounded by leaders of the grassroots mass organizations that serve as a sort of “people’s cabinet,” he had called for new elections and a renovated Supreme Electoral Tribunal to oversee the process. These are political decisions since according to the Constitution he won the elections of October 20.

In essence, Morales resigned to halt a campaign of terror. Paramilitary violence is being practiced by the right-wing and it has escalated. For weeks, those who look Indigenous have been attacked, with several deaths. More recently, a spate of attacks against MAS politicians and journalists has sought to drive fear into the majority of poor and rural Bolivians who deeply identify with the changes brought by 13 years of progressive rule under the guidance of Morales.

The governing party, Movement Toward Socialism (MAS), also made a political decision to ask the Organization of American States (OAS) to conduct a recount before the results were known, and the OAS has just made public preliminary results saying that there were serious problems, however, Evo Morales may well have won the elections. Nevertheless, they advised that new elections be held.

Yesterday, Bolivian social movements in La Paz, the center of government, answered the calls of the right-wing for president Morales to resign with their own ultimatum: That the leaders of the right depart the city of La Paz within 48 hours and leave its inhabitants in peace. They announced that in the face of police mutinies, the social movements would form a civil police force to protect the constitution and its elected representatives. In a tradition of struggle that is hundreds of years old, they announced they would encircle La Paz, however, they would do so peacefully.

The president’s logic is clear: “Bolivia is living moments of conflict with the risk of grave confrontations among Bolivians. As president, my principal mission is to protect life, preserve the peace, social justice, economic stability, and the unity of the Bolivian family.”

The situation is dire and as always, the devil’s in the details that the right-wing press does not divulge. An anatomy of recent events reveals critical factors silenced by the mass media. These factors will unfold in the coming weeks and months in correlation with the international response.

How the coup plan has unfolded

On the evening of election day in Bolivia as votes were being counted, the rightwing candidate Carlos Diego Mesa Gisbert realized that Morales was quite possibly winning in the first round. Mesa took that moment as the opening volley in the planned coup to topple MAS. Mesa abrogated the role of the Supreme Electoral Tribunal and declared himself in a run-off election with Morales, the Indigenous president who has led most Bolivians from conditions of nineteenth-century servitude to an era of dignity and national sovereignty.

Mesa’s arrogance is breathtaking. It also mirrors his faith in his funders and handlers, the old elites and the Trump administration. The usual players in the Republican right wish to boycott an Evo Morales administration in Bolivia, and U.S. operatives, in addition to those in the embassy, have been wandering around the countryside to create rightwing foci of resistance.

While the United Nations twice urged all political leaders in Bolivia to avoid violent acts and “follow the legal norms,” the United States is claiming to do the same but in fact promoting a campaign to escalate tensions and delegitimize the elections. It is a pattern that reaches back to the origins of the Movement toward Socialism. Washington gives refuge to the bloodiest of the exiles from the 2003 “Gas War,” among them Carlos Sanchez Berzain, the Defense Minister of ex-president Gonzalo Sanchez de Lozada (or Goni for short) who killed 67 during the 2003 peaceful protests. They fled the country protected by the US embassy and are reportedly deeply involved in coup plans at present. Sanchez Berzain is leading anti-Evo protests on the turf of right-wing Senator Marco Rubio, of ultra-right fame, in Miami.

The defeated candidate Mesa was coached by the United States on creating a large urban base that is fed astonishing lies, delivered via Facebook and WhatsApp. Mesa was Goni’s vice president in the early 2000s and became president when Goni fled the wrath of the people he massacred. Moreover, Mesa has said all along that he would not recognize any outcome except his own victory, the same stance as his political ally Jair Bolsonaro in Brazil, another president close to Washington.

Almost one million votes out of about 7.3 million in total had not been counted when Mesa told the world that massive fraud had occurred, an allegation he has been unable to prove. The uncounted votes on the night the polls closed were overwhelmingly from the countryside and also the exterior, including immigrant workers. Among them were almost 100,000 Bolivians in Argentina of whom 82% voted for MAS.

Mesa knows he has never been a favorite of campesinos nor of immigrant workers living abroad. He also realized that he would keep losing votes to a far-right evangelical candidate. Hence, Mesa and his sponsors wanted the tabulation of votes brought to a dead halt while he still stood less than 10 percentage points distant from Evo’s lead. A 10% point lead is the cut-off point for winning in the first round if the candidate has gained at least 40% of the vote.

Reflect for a moment on Mesa’s strategy: its absurdity, its illegality, and its novelty in the arsenal of U.S. coup strategies that have ranged in this century from kidnappings (in Haiti and Honduras) to parliamentary coups built on a scaffolding of lies (in Paraguay and Brazil). The resounding victory of MAS in the vote of October 20 includes the presidency, almost 85% of all Bolivian municipalities, and a majority in both the Senate and the chamber of deputies.

Right-wing militants unleashed violence that night, long before the rural Acts representing one-seventh of the electorate had arrived at the Supreme Electoral Tribunal. As in the past, these votes have won the contest in Evo’s favor.

Some 100 youth were paid by Mesa and his associates to wreak havoc, according to government intelligence and confessions of youth transporting explosives who were arrested at the airport, and also the deathbed confession to the family of a young man recruited to create street chaos. He was preparing an explosive projectile that misfired and destroyed his head. His family knew he was earning good money but had not known how. Bolivia’s Indigenous cardinal Toribio Ticona, a man who shined shoes and worked in the mines before he became a priest, charged Mesa with responsibility for the mayhem he has directed.

Local electoral tribunals were trashed and set on fire, forcing a person to leap out of the second-story of a burning building, while others fled the blows of the rightwing coalition. At the same time, representatives of all the parties, including Mesa’s, had people inside the tribunals verifying the vote count. It was an odd way to stop electoral fraud. In several zones of the city of La Paz, right-wing attacks against election officials achieved the theft of their packages of votes being delivered from the countryside, and one of the packages was burned. In the more well-heeled sections of La Paz, thousands of right-wing demonstrators took the streets, humiliating women in Indigenous dress and police who were protecting government buildings.

The not-so-new paramilitaries

Those who attack with violence run the gamut of opposition movements over recent years, among them a group of dissident coca growers tied to narcotrafficking; a sector of miners abandoned to their own devices in the 1980s when mass layoffs imposed by the government shook the country, and these particular miners made common cause with the mining oligarchy; a sector of La Paz teachers that has always resisted MAS from a position at the far left of the political spectrum; and a sector of doctors and medical students that has been on strike who are opposed to the progressive expansion of free health care to cover all citizens. Various right-wing civic committees such as that of the city of Potosi announced far in advance that they would boycott elections. The youth of the city of Santa Cruz organized in “shock brigades” have been trying to kill people they call Indigenous since the start of the MAS era. Often, their violence takes place in the context of secession efforts by lowland elites.

Lowland Santa Cruz is a proudly mestizo and white heartland of agro-industry whose elite attempted to break the Movement toward Socialism with the guidance of the U.S. ambassador in 2008, adopting the symbols of the crusades. The hyper-racist president of the Santa Cruz civic committee has emerged as a power comparable to Mesa. His name is Luis Fernando Camacho and in the tradition of those elites he represents, Camacho positions himself as the voice of white superiority inspired by “my Christ the Redeemer.” He looks like he has just arrived from the golf course, he is alleged to have taken part in the Panama Papers tax-dodge scandal, and his methods are fascist. Supported by the arch-conservative politicians of Santa Cruz, he is coordinating paramilitary attacks.

In 2008, the Union of Santa Cruz Youth (UJC by its initials in Spanish) gained international attention as fascists by reason of their symbols, their language and their actions, as the fighting arm of elites who tried to secede from the Plurinational State of Bolivia led by Morales. “Brother Evo,” as he is known to his peers, belongs to a people known for their courage, the Aymara of the high Andean plain. Like many, his family migrated in the neoliberal crisis of the last century, and from harvesting potatoes and herding llamas, they turned to growing coca in the subtropical stretches bordering the Amazon that gave rise to one of Latin America’s most battle-tested labor movements. The middle-class UJC youth abhor everything Morales represents, and in those early years, the president was not able to travel to Santa Cruz due to their death threats.

UJC is part of a hemispheric network of right-wing paramilitary forces and has received ample support from its international allies. Appearing to be well-fed youth if we are to judge by their physique, they fight with bare torsos and have a fondness for liquor, even according to their leader Fernando Camacho who harangued them, “We cannot disrespect our Christ by continually drinking and listening to music.” When they don shirts, they are black shirts.

Alongside that tight-knit group built on a kind of white-settler pride, the political right has been recruiting young criminals nationwide with the lure of drugs and money. For those who are university youth, often their presence is less costly: Their professors make their grades contingent on their participation. The La Paz public university is the operational center for warehousing of arms and explosives and lodging youth trained in paramilitary techniques, recalling events in Nicaragua in 2018. They enjoy the protection of the Rector, Waldo Albarracin, who controls the autonomous space of that institution.

After winning, Evo’s observations about the opposition became much more direct: “Where did they come from? The come from the dictatorships …(and) they passed the government back and forth between them from 1985 to 2003.” He asked, “Where did (Samuel) Doria Medina come from: From (implementing) the privatizations. Tuto (Jorge) Quiroga? (From being vice president to the dictator) Banzer.”

Fernando Camacho for his part oversaw the burnings of homes and vehicles, beatings and provocations, and warned at a rally that his method of punishing traitors was the same as that of the infamous Colombian narcotrafficker Pablo Escobar, charged with 5,500 killings. Camacho added that the discovery of traitors would be followed by jail sentences rather than murder. Curiously, at just about that juncture, Mesa changed his stance from that of favoring an OAS recount of the votes, now taking place, to being categorically against that recount (Mesa’s actions are detailed below).

In his latest tactic, Camacho gave an ultimatum to resign to leftist and Indigenous president Evo Morales Ayma, who just won the elections by 47.08 percent as opposed to 36.51 percent garnered by the right. Camacho reportedly plans to guide the lowland region of Santa Cruz into secession from Bolivia, and then win the civil war that he hopes to incite.

The targets of right-wing wrath

As is true anywhere, the majority of the people in the sprawling city of Santa Cruz are poor, mainly migrants from the Indigenous nations of the Amazon and Chaco or the Aymara and Quechua nations of the high Andes. One-third of Santa Cruz has always voted for the political project of MAS –the same proportion as that of the left in many other countries– and in Santa Cruz the number of MAS votes is rising. When the poor were brutalized and sent to the hospital, a crowd gathered outside the hospital shouting, “Camacho, assassin!” and “We don’t want any strike, we want to work.”

Working-class residents of La Paz expressed their fear of the impending violence when Mesa challenged the vote count on October 20. Said one woman, “They hate us” – she is Indigenous – “and everything we have won, they want to destroy. Mesa killed us with Goni, and they want to return to that time.”

Since the right is trying to shut down the country, they attack vendors and storekeepers who resist the call for a general strike and they have brought to a halt the city of Santa Cruz. There, youths enter working-class neighbourhoods known to be bastions of MAS, armed with bats, sticks and explosives. Now they are using homemade bazookas and sticks with nails embedded. Their racist epithets are constant. They destroy local MAS campaign headquarters and the offices of campesino groups. One hundred UJC youth tried to lynch journalists.

Rightwing students in Sucre, who shut down the constitutional assembly in that city years ago and badly bloodied Indigenous campesinos, this October set the electoral tribunal on fire. Others attacked the president’s home in Cochabamba. In the lowland, tropical department of Pando, at 2:00 am long after the tribunal declared a victory for MAS, 150 motorcyclists from the right-wing forces attacked the home of the governor who was forced to flee to safety with his small children and his wife.

Cabinet ministers are receiving threatening phone messages and social media calls are being made to target their homes, with vandalism committed against the property of growing a number of them. Said the Minister of Government Carlos Romero whose children are receiving threats from the opposition: “I am right here if you need to threaten someone, but don’t threaten my children.”

After days of right-wing attacks, in the city of Montero in Santa Cruz, people of the age of the parents of the youths started clearing the debris and removing the blockades. UJC leaders got word, and transported armed youths to the scene. Their leader said, “If it’s bullets they want, I’ll give them bullets.” In cold blood, two of the MAS supporters were then killed, Marcelo Terrazas and Mario Salvatierra. One of the accused killers was dressed in full camouflage gear with all but his eyes covered by a black bandana, in other words, he was dressed like a paramilitary. The alleged killers and a number of their accomplices have been arrested.

The lies of the losing candidate

Mesa is notorious for his lies, one of the most infamous being his promise of justice, made when Goni fled, for those killed and injured in 2003. Unconscionably, the turmoil he unleashed in recent weeks had the public support of none other than the Organization of American States (OAS). They seemed to be joined at the hip with Mesa. The OAS was at that point demanding a second round of elections, in violation of Bolivia’s constitution. They called for a special meeting on Bolivia at their headquarters in Washington, with an ominous representation of less than admirable politicians: The governments of Brazil, Colombia and, lastly, Venezuela, by which they mean the U.S.-installed puppet Juan Guaido, who has been in the news these past few days for the revelation of his pact with Colombian paramilitaries, in which he contracted their violent services in exchange for allowing them control of the Colombo-Venezuelan border.

The actions of the OAS are unconscionable because they declared the vote count in Bolivia had stopped, however that assertion was one of Mesa’s lies. The country of Mexico took the lead in rejecting the favoritism of the OAS mission toward the right.

The official vote tabulation never halted. What stopped was the rapid count, called the Transmission of Preliminary Electoral Results or TREP in the Spanish acronym. The prior agreement was that TREP would only tabulate 80% of the total vote. On Sunday evening, October 20, having reached 83.85% of the total vote, TREP measured a lead of 4% by Evo Morales Ayma over Mesa. Mesa said the TREP count proved there was going to be a run-off election between the two of them and demanded a TREP count of 100%. He claimed that a count of 100% had been promised. Mesa was lying, according to the highest levels of MAS leadership.

Though it was not part of the original plan, the TREP count was reinitiated and the following night, Monday, at 23:59 hours, TREP made public new results representing 95.63% of the entire vote, showing that Evo Morales had won in the first round by the necessary 10% difference over Mesa.

At that point, Mesa executed an about-face and insisted that TREP had joined a massive fraud against him. For the record, when Mesa won with Goni against MAS, the difference was just 42,242 votes, while today, MAS has won by over 640,000 votes. Clearly, Mesa would be satisfied with nothing less than overturning the elections.

At the time the polls were closed, 12 copies of the Act that sums up the votes at each polling place, signed by the representatives of each political party, were distributed among them. A photograph of the Act was also sent via the internet to the Supreme Electoral authorities. These photos are available to the public on-line and easily investigated.

But those who allege foul play are not investigating anything, they are fanning what Bolivians of diverse political persuasions are calling “a psychosis.” Mesa’s few claims of fraud in the Acts that record the votes of each polling station, presented to the authorities, have been shown to be errors that were corrected, according to evidence on the same sheet of paper that was hidden from public view when Mesa’s forces made the argument for fraud.

Middle-class militants are fervent believers in the idea of stolen elections, absent real evidence. Meanwhile, the right-wing is encouraging panic buying of foodstuffs and for those who have cars, filling their tanks. It is a recipe for inflation. The MAS government has managed to guarantee food provision in most of the country with the exception of Santa Cruz.

The OAS agreed to the request made by the winning party MAS to recount the vote. Their condition is that the two leading candidates would accept the results as binding. That recount started on October 31 and is due to conclude on November 13. Mesa is now refusing to submit alleged proofs of fraud to the OAS, claiming the OAS is a pawn of MAS.

Mesa’s lies spare no one. Most recently, he claimed that the recount of the vote requested by the winning party was arranged unilaterally with the Organization of American States. The OAS had to publicly challenge Mesa, who at that point conceded that the OAS had telephoned him repeatedly to win Mesa’s consent to abide by the recount.

The Bolivian people versus the thuggery of the right

Workers and campesinos have declared a state of emergency against the return of the “privatizing oligarchs.” They organized enormous marches in the department of La Paz, the heartland of Aymara resistance which ignited the massive protests of 2003 that brought down president Goni. Bystanders applauded them as the social movements arrived from the edge of the vast canyon in El Alto to its depths in La Paz.

The intransigence of Mesa and Luis Fernando Camacho is clear, as their militants descend into an abyss of chaos. On November 6 they attacked thousands of Indigenous women in Cochabamba who marched with their children in support of Evo Morales. The racist rage of the right-wing is there for all to see. Women in Indigenous dress were kidnapped, and MAS mayor Patricia Arce (formerly a campesino union leader), was beaten, dragged through the dirt and doused with red paint in ritual fashion. She was made to kneel and beg for forgiveness. It is a “punishment” that the right uses repeatedly. Women in the grassroots of MAS point out that it is their sons who are being paid to join the shock brigades and attack their own mothers.

Massive rejection of the right-wing violence now includes many of those who voted for Mesa, some high churchmen close to the oligarchy, and tens of thousands of women who have marched in the last weeks, first to demand respect for the rural and Indigenous vote and then to decry the cruelties unleashed against those marching women. Bolivia has one of the highest representations of women politicians on earth and putting aside political affiliations, they have urged their compatriots to abjure violence. The rationality of MAS, the United Nations, the vast Indigenous and campesino populations and their urban relatives, and millions of mobilized women is such that the escalating savagery of the right can only be explained by a single factor: U.S. patronage.

Cindy Forster is the Chair of Latin American Studies and a Professor of History at Scripps College.


          

Evo Morales cree que la Interpol lo busca por delitos inexistentes

 Cache   
Según el exmandatario boliviano, la ficha de la Interpol busca información suya en México, Uruguay, Colombia, Paraguay, Argentina y Venezuela, entre otros países
          

La Guerra del Chaco (1928-1935)

 Cache   

La Guerra del Chaco fue el último enfrentamiento bélico ocurrido entre naciones sudamericanas hasta la fecha. Enfrentó a Bolivia y Paraguay durante varios años y tuvo también implicado a dos multinacionales petrolíferas, la norteamericana Standard Oil y la británica Royal Dutch Shell. En esta entrada vamos a realizar una síntesis de los motivos que provocaron este enfrentamiento militar y las principales batallas que ocurrieron. Pero antes de entrar en materia vamos a ofrecer unas breves pinceladas sobre la región en disputa: el Chaco es la región central de Sudamérica y se divide a su vez en tres zonas: el Chaco Boreal, al norte del río Pilcomayo; el Chaco Central, entre el río Pilcomayo y el río Bermejo; y el Chaco […]

La entrada La Guerra del Chaco (1928-1935) se publicó primero en Iberoamérica Social.


          

La Copa Libertadores, el mayor evento del fútbol sudamericano llegará a FIFA 20

 Cache   

EA Sports, la división deportiva de Electronic Arts, ha confirmado que los jugadores de ‘FIFA 20’ muy pronto podrán probar una nueva licencia exclusiva, puesto que han obtenido los derechos para explotar la CONMEBOL Copa Libertadores, el equivalente sudamericano de la Champions League en Europa. La mayor competición internacional para clubes en territorio sudamericano estará disponible de forma gratuita para los jugadores de PC, PlayStation 4 y Xbox One a través de una actualización programada para marzo de 2020.

El parche nos permitirá participar en los principales eventos de fútbol de América del Sur, incluidas competiciones como la Copa Libertadores, Copa Sudamericana y Recopa. Dependiendo del nuevo contenido, será posible enfrentarse a todos los desafíos de la Copa Libertadores durante el modo Carrera y acceder a los eventos individuales de la CONMEBOL. De esta manera, los muchos seguidores del fútbol americano podrán competir con clubes históricos de países como Paraguay, Ecuador, Perú y Uruguay, tanto en FIFA Ultimate Team, como en el Modo Carrera, Partida Rápida, y el nuevo torneo Libertadores. A continuación, te dejamos con el video que presenta esta importante actualización gratuita programada para el próximo año.

FIFA 20 - CONMEBOL LIBERTADORES

  • fifa 20
  • PS4
  • Xbox One
  • PC

              

    Villarreals Talentemarkt [SKs]

     Cache   
    villarreal_cf_logo_web.png 1361_20160705118.png Blas Riveros [21] 61 Paraguay.gif 3.0.png 6 1149_20160427750.png Léo Santos [20] 42 Brasilien.gif 4.0.png 20 1460_20161206677.png Bruno Jordão [20] 34 Portugal.gif 2.5.png 12 967_2013923153745925.png Léo

              

    Ancistrus Rio Paraguay - V textu

     Cache   
    Prodám chovnou skupinu Ancistrus Rio Paraguay celkem 10ks,více info po telefonu.Cena za vše 3000kč.Osobni odběr Jindřichův Hradec. ...
              

    América vence a Tigres y avanza a las semifinales

     Cache   

    CIUDAD DE MÉXICO (AP) — Con tres goles en la primera parte, América remontó una desventaja del partido de ida y se enfiló a una victoria de 4-2 sobre el campeón reinante, Tigres, el domingo por la noche para clasificarse a las semifinales del torneo Apertura mexicano.

    El uruguayo Federico Viñas adelantó a las Águilas a los 21, el argentino Guido Rodríguez agregó un tanto a los 30 y Giovani Dos Santos aprovechó un gran centro de Henry Martín para marcar a los 45 para los azulcremas, que el jueves perdieron en casa por 2-1 y estaban obligados a ganar en el estadio Universitario para seguir con vida.

    El zaguero argentino Emanuel Aguilera cobró un penal a los 80 para el otro tanto de las Águilas, que avanzaron a las semifinales por tercer torneo consecutivo con una pizarra combinada de 5-4.

    América avanzó a la liguilla como sexto de la tabla y en la siguiente fase se medirá ante Morelia, que fue séptimo.

    “Fue un buen partido, necesitábamos ganar y hacer tres goles porque sabíamos que ellos iban a reaccionar y el equipo hizo un cuarto gol para estar más tranquilos, fue el mejor primer tiempo de todo el torneo”, dijo Miguel Herrera. “Por ahí muchos nos daban por muertos, pero el equipo sacó la casta, ahora vamos a disfrutar hoy y al rato de regreso en el avión veremos a Morelia y comenzamos a preparar el partido”.

    En la otra llave, Necaxa chocará ante Monterrey.

    Los horarios y fechas de los partidos se darán a conocer el lunes en la Federación Mexicana de Fútbol.

    América intenta ser el primer equipo en clasificarse en sexto lugar que termina como campeón desde 1996, cuando se instauraron los torneos cortos en el país.

    Las Águilas también mantienen vivo su deseo por alcanzar la 14ta corona de liga en su historia y la segunda en los últimos tres torneos para mantenerse como el máximo ganador en el fútbol mexicano.

    América parece haber superado al escollo más duro, que era Tigres, un equipo al que han enfrentado en cuatro finales en los últimos cinco años. Las Águilas se coronaron en el Apertura 2014, en la final de la Liga de Campeones de la CONCACAF en 2015-16 y en el Campeón de Campeones de este año, mientras que Tigres se impuso en la final del Apertura 2016.

    “Teníamos enfrente a Tigres, un equipo sólido, fuerte que siempre está peleando finales, sabíamos que podían responder, pero nosotros no dejamos de luchar e hicimos un partido redondo”, agregó Herrera. “Tigres es un gran equipo, dejamos fuera a un equipo importante y viene otro con ideas distintas para conseguir sus objetivos”.

    Javier Aquino anotó a los 56 y el francés André-Pierre Gignac agregó un tanto a los 70 para Tigres, que vio esfumarse su deseo de ser el tercer equipo en ser bicampeón en torneos cortos. Antes lo hizo Pumas y después León.

    América llegó al partido obligado a ganar por una diferencia de dos goles y en el inicio se llevó un susto en los primeros minutos con un tiro del ecuatoriano Enner Valencia, que pasó muy cerca del arco defendido por Guillermo Ochoa.

    Las Águilas se pusieron arriba en una jugada a pelota detenida cobrada por el paraguayo Richard Sánchez hacia el área, donde Viñas conectó un remate de cabeza que le pasó por encima al arquero argentino Nahuel Guzmán.

    América agregó un tanto en una jugada de tiro de esquina en la que Paul Aguilar desvió la pelota y se la dejó a modo a Rodríguez, quien en el área chica anotó con un tiro de pierna derecha para poner el 2-0.

    Sobre el final de la primera parte, Martín fue a pelear una pelota en la banda y se la robó a Carlos Salcedo para enfilar hacia el área por costado derecho antes de mandar una pelota retrasada para Dos Santos, quien deslizándose empujó la pelota al fondo de las redes.

    Tigres estuvo cerca del descuento a los 50, cuando Gignac sacó un disparo dentro del área que superó a Ochoa, pero el zaguero Aguilar desvió la pelota sobre la línea de gol para evitar la anotación.

    Los universitarios anotaron su primer gol luego de un pase Gignac con el talón hacia Aquino, quien a cinco metros del arco conectó un potente tiro que dejó sin oportunidad a Ochoa.

    Los locales le pusieron drama al encuentro con un tanto del delantero francés aprovechando la mala marcación de la zaga visitante para el 3-2.

    América se sobrepuso a la presión y su entrenador mandó al campo al colombiano Roger Martínez, un movimiento que le funcionó porque minutos después fue derribado dentro del área para un penal que Aguilera convirtió con un tiro al costado izquierdo de Guzmán, quien se venció al otro lado.

    RAYADOS CONCRETA LA OBRA

    El delantero holandés Vincent Janssen anotó un gol en la segunda parte y Monterrey empató 1-1 con Santos para avanzar a las semifinales.

    El volante uruguayo Brian Lozano puso al frente a los locales Guerreros a los 19 minutos, pero Janssen anotó en una jugada de contragolpe a los 60 tras un pase de Jesús Gallardo para decretar la igualdad.

    Los Rayados, que avanzaron octavos y hasta la última fecha, se clasificaron con una pizarra global de 6-3.

    Santos, que fue líder y era máximo favorito, se une a una larga lista de equipos que no pueden coronarse después de ser los mejores en la fase regular. Desde 1996, cuando se instauraron los torneos cortos en el país, sólo cuatro equipos en siete ocasiones han logrado alzarse con el título luego de ser líderes.

    Abajo en la pizarra 3-0 tras el juego de ida, Santos salió volcado al ataque buscando recortar la diferencia y encontró el gol cuando Lozano tomó una pelota en las afueras del área y sacó un potente disparo de pierna derecha que entró pegado al poste izquierdo del portero argentino Marcelo Barovero, quien se quedó parado.

    Santos tuvo otro par de llegadas peligrosas antes del descanso, incluyendo un remate de cabeza del brasileño Mateus Doria que fue rechazado con problemas por Barovero.

    En el segundo tiempo Monterrey enderezó el partido y encontró el empate en una jugada de contragolpe en la que Gallardo enfiló al área por costado izquierdo y le mandó un buen pase a Janssen, quien se deslizó para empujar la pelota al fondo de las redes.


              

    América vence a Tigres y avanza a las semifinales

     Cache   

    CIUDAD DE MÉXICO (AP) — Con tres goles en la primera parte, América remontó una desventaja del partido de ida y se enfiló a una victoria de 4-2 sobre el campeón reinante, Tigres, el domingo por la noche para clasificarse a las semifinales del torneo Apertura mexicano.

    El uruguayo Federico Viñas adelantó a las Águilas a los 21, el argentino Guido Rodríguez agregó un tanto a los 30 y Giovani Dos Santos aprovechó un gran centro de Henry Martín para marcar a los 45 para los azulcremas, que el jueves perdieron en casa por 2-1 y estaban obligados a ganar en el estadio Universitario para seguir con vida.

    El zaguero argentino Emanuel Aguilera cobró un penal a los 80 para el otro tanto de las Águilas, que avanzaron a las semifinales por tercer torneo consecutivo con una pizarra combinada de 5-4.

    América avanzó a la liguilla como sexto de la tabla y en la siguiente fase se medirá ante Morelia, que fue séptimo.

    En la otra llave, Necaxa chocará ante Monterrey.

    Los horarios y fechas de los partidos se darán a conocer el lunes en la Federación Mexicana de Fútbol.

    América intenta ser el primer equipo en clasificarse en sexto lugar que termina como campeón desde 1996, cuando se instauraron los torneos cortos en el país.

    Las Águilas también mantienen vivo su deseo por alcanzar la 14ta corona de liga en su historia y la segunda en los últimos tres torneos para mantenerse como el máximo ganador en el fútbol mexicano.

    América parece haber superado al escollo más duro, que era Tigres, un equipo al que han enfrentado en cuatro finales en los últimos cinco años. Las Águilas se coronaron en el Apertura 2014, en la final de la Liga de Campeones de la CONCACAF en 2015-16 y en el Campeón de Campeones de este año, mientras que Tigres se impuso en la final del Apertura 2016.

    Javier Aquino anotó a los 56 y el francés André-Pierre Gignac agregó un tanto a los 70 para Tigres, que vio esfumarse su deseo de ser el tercer equipo en ser bicampeón en torneos cortos. Antes lo hizo Pumas y después León.

    América llegó al partido obligado a ganar por una diferencia de dos goles y en el inicio se llevó un susto en los primeros minutos con un tiro del ecuatoriano Enner Valencia, que pasó muy cerca del arco defendido por Guillermo Ochoa.

    Las Águilas se pusieron arriba en una jugada a pelota detenida cobrada por el paraguayo Richard Sánchez hacia el área, donde Viñas conectó un remate de cabeza que le pasó por encima al arquero argentino Nahuel Guzmán.

    América agregó un tanto en una jugada de tiro de esquina en la que Paul Aguilar desvió la pelota y se la dejó a modo a Rodríguez, quien en el área chica anotó con un tiro de pierna derecha para poner el 2-0.

    Sobre el final de la primera parte, Martín fue a pelear una pelota en la banda y se la robó a Carlos Salcedo para enfilar hacia el área por costado derecho antes de mandar una pelota retrasada para Dos Santos, quien deslizándose empujó la pelota al fondo de las redes.

    Tigres estuvo cerca del descuento a los 50, cuando Gignac sacó un disparo dentro del área que superó a Ochoa, pero el zaguero Aguilar desvió la pelota sobre la línea de gol para evitar la anotación.

    Los universitarios anotaron su primer gol luego de un pase Gignac con el talón hacia Aquino, quien a cinco metros del arco conectó un potente tiro que dejó sin oportunidad a Ochoa.

    Los locales le pusieron drama al encuentro con un tanto del delantero francés aprovechando la mala marcación de la zaga visitante para el 3-2.

    América se sobrepuso a la presión y su entrenador mandó al campo al colombiano Roger Martínez, un movimiento que le funcionó porque minutos después fue derribado dentro del área para un penal que Aguilera convirtió con un tiro al costado izquierdo de Guzmán, quien se venció al otro lado.

    RAYADOS CONCRETA LA OBRA

    El delantero holandés Vincent Janssen anotó un gol en la segunda parte y Monterrey empató 1-1 con Santos para avanzar a las semifinales.

    El volante uruguayo Brian Lozano puso al frente a los locales Guerreros a los 19 minutos, pero Janssen anotó en una jugada de contragolpe a los 60 tras un pase de Jesús Gallardo para decretar la igualdad.

    Los Rayados, que avanzaron octavos y hasta la última fecha, se clasificaron con una pizarra global de 6-3.

    Santos, que fue líder y era máximo favorito, se une a una larga lista de equipos que no pueden coronarse después de ser los mejores en la fase regular. Desde 1996, cuando se instauraron los torneos cortos en el país, sólo cuatro equipos en siete ocasiones han logrado alzarse con el título luego de ser líderes.

    Abajo en la pizarra 3-0 tras el juego de ida, Santos salió volcado al ataque buscando recortar la diferencia y encontró el gol cuando Lozano tomó una pelota en las afueras del área y sacó un potente disparo de pierna derecha que entró pegado al poste izquierdo del portero argentino Marcelo Barovero, quien se quedó parado.

    Santos tuvo otro par de llegadas peligrosas antes del descanso, incluyendo un remate de cabeza del brasileño Mateus Doria que fue rechazado con problemas por Barovero.

    En el segundo tiempo Monterrey enderezó el partido y encontró el empate en una jugada de contragolpe en la que Gallardo enfiló al área por costado izquierdo y le mandó un buen pase a Janssen, quien se deslizó para empujar la pelota al fondo de las redes.


              

    Argentina: San Lorenzo gana a Patronato con doblete de Gaich

     Cache   

    ROSARIO, Argentina (AP) — En su estadio, San Lorenzo superó por 2-0 a Patronato con un doblete del juvenil Adolfo Gaich el domingo por la 15ta fecha de la Superliga Argentina de Fútbol.

    El delantero abrió el marcador con un toque de derecha a los tres minutos tras la asistencia de Marcelo Herrera. Gaich aumentó la ventaja a los 20 en una jugada muy similar, al definir de zurda tras otro pase de Herrera.

    Los azulgranas suman 23 puntos y quedan en la 11ma posición de la tabla.

    El arquero azulgrana Sebastián Torrico, titular en el equipo campeón de la Libertadores 2014, fue la figura del choque al despejar las situaciones de peligro del equipo rojinegro. Los visitantes siguen en puestos de descenso y llevan 10 partidos sin victorias. Mario Sciacqua se alejó de la dirección técnica de Patronato antes de este cotejo y su lugar fue ocupado interinamente por Martín De León. El sábado fue confirmado Gustavo Álvarez como su reemplazante definitivo.

    Vélez Sarsfield batió por 3-1 a Colón con las dianas de Thiago Almada, Leandro Fernández y Nicolás Domínguez. Cristian Bernardi marcó el gol colonista. En los velezanos ingresó Fabián Cubero a los 87 minutos. El histórico mediocampista se convirtió así en el jugador más viejo en vestir la casaca de la V azulada con 40 años, 11 meses y 10 días. Se retirará en el próximo partido frente a Patronato en la última fecha de 2019.

    Antes del partido los velezanos recordaron la Copa Intercontinental ganada hace exactamente 25 años con la presencia del técnico de aquel plantel, Carlos Bianchi, y algunos de sus jugadores _como el paraguayo José Luis Chilavert.

    Talleres venció a Godoy Cruz en el estadio Malvinas Argentinas por un contundente 5-0. Nahuel Bustos (28), Jonathan Menéndez (30), Franco Fragapane (51 y 66) y Juan Méndez (86) marcaron para la T, que escaló hasta el noveno puesto. Bustos quedó como uno de los tres máximos goleadores de la Superliga con ocho tantos junto a Rafael Borré (River) y Silvio Romero (Independiente).

    Aldosivi e Independiente igualaron 0-0 en un partido pobre. En el equipo de amarillo y verde fue expulsado Gastón Gil Romero a los 59.

    Central Córdoba (Santiago del Estero) y Rosario Central, dos equipos que pelean por la permanencia, empataron 1-1. El portero local Diego Rodríguez no pudo contener un remate débil de Ciro Rius y convirtió en propia puerta (60). Igualó para los blanquinegros Hugo Vera con un derechazo violento desde afuera (81).

    El sábado, Boca Juniors y Argentinos Juniors igualaron 1-1 para seguir ambos como líderes del certamen. River Plate superó por 3-2 a Newell’s Old Boys en el Marcelo Bielsa.

    Otros resultados: Banfield 1, Gimnasia La Plata 1; Racing 1, Defensa y Justicia 1 (viernes); Estudiantes 1, Atlético Tucumán 1 (sábado).

    Completarán el lunes Arsenal de Sarandí frente a Lanús y Unión ante Huracán de Buenos Aires.

    Posiciones: Boca, Argentinos 29; River 27; Racing 26; Vélez, Lanús 25; Atl. Tucumán 24; Rosario Central, Talleres, Estudiantes, San Lorenzo 23; Newell’s, Independiente 21; Arsenal 20; Defensa, Central Córdoba 18; Banfield 17; Colón, Unión 16; Huracán 15; Patronato 13; Gimnasia 11; Aldosivi, Godoy Cruz 9.

    Próxima fecha (16ta): Colón-Aldosivi, Independiente-Banfield, Huracán-Arsenal, Talleres-Unión, Atl. Tucumán-Newell’s, Lanús-Racing, Gimnasia-Central Córdoba, Defensa-Godoy Cruz, Rosario Central-Boca, River-San Lorenzo, Patronato-Vélez, Argentinos-Estudiantes.


              

    Unión, trabajo, esfuerzo y valor: secretos de Portugal para ganar el Mundial

     Cache   

    Noelia F. Aceituno

    Asunción, 1 dic (EFE).- La selección portuguesa partía como una de las favoritas para colgarse el oro en el Mundial del Fútbol Playa 2019 de Paraguay y este domingo demostró que las quinielas no se equivocaban, aunque la conquista del título no fue solo suerte, sino el resultado del trabajo y el valor de sus jugadores.

    Los portugueses pisaron la arena del Estadio Los Pynandi (pie descalzo en guaraní) 'muy concentrados' y conscientes de que 'el partido iba a ser difícil', como reconoció a Efe tras el encuentro el balón de plata del Mundial, el delantero Jordan.

    Italia, su rival, había mostrado en todo el torneo un juego rápido y ágil, y no dudaba en exhibir a sus ases: Gabriele Gori, balón de oro del torneo con 16 goles, y Emmeanuele Zurlo, con 10.

    Las estadísticas de los italianos no impresionaron a los lusos, que en su plantilla también presumían de buenos jugadores.

    La tranquilidad de los portugueses la manifestó el entrenador, Mario Narciso, que llegó este domingo al Estadio con 'mucha esperanza de ganar', aunque al mismo tiempo sabía que el encuentro podía decidirse para Italia (4-6), porque a partir de cuartos solo juegan 'los mejores equipos del mundo'.

    Narciso compartió con Efe que la clave del equipo al que entrena es unir entrenamiento y cualidades de los jugadores.

    El entrenador portugués descartó el trabajo como la única clave del éxito, puesto que 'todos los equipos trabajan', y apostó por el equilibrio entre el esfuerzo y el perfil de los jugadores.

    'Aquí lo que hace ganar el juego es el valor de los jugadores. Si no hay valor, con buen trabajo no se consigue ganar. Si tienes jugadores con cualidades, pero no se trabaja, tampoco ganamos. Cuando se unen trabajo y valor de los jugadores, consigues eso', aseguró Narciso, orgulloso de este segundo Mundial para Portugal.

    Gracias a su técnica y al desempeño de sus jugadores, Portugal volverá a casa con el título mundialista y tres futbolistas premiados.

    El portero Andrade se llevó el Guante de Oro y Jordan y Leo Martins, el Balón de Plata y Bronce, respectivamente.

    El seleccionador bromeó con Efe sobre el palmarés y aseguró que no se emociona con el resultado porque es habitual en su equipo.

    'Ya no siento nada porque ya es normal. Los jugadores son habituales en ganar premios y hoy, merecidamente, ganaron esos trofeos', apuntó.

    El capitán de Portugal, Madjer, no recibió ningún galardón personal, pero se alegró por el logro conquistado como equipo y por los reconocimientos particulares a algunos de sus compañeros.

    Con la bandera de Portugal en la espalda y la presea de oro al cuello, el capitán luso declaró a Efe que para él es 'un placer enorme' pertenecer a la selección portuguesa y dijo estar 'orgulloso de ser parte de esa familia'.

    Para Majder, es esa unidad casi familiar la que ha ido impulsando a Portugal desde la fase de grupos hasta la final, y de ahí a la victoria.

    'Unión, sin duda, y somos una familia dentro y fuera del campo', expresó, al ser preguntado por el secreto de la selección portuguesa para ganar el Mundial de Fútbol Playa de Paraguay.

    Al igual que Madjer, Jordan también enfatizó que los portugueses son 'una familia', con integrantes experimentados como Madjer o Andrade, por encima de los 40 años, hasta Ruben Brilhante, que recibió el triunfo del Mundial como un regalo de cumpleaños en este 1 de diciembre en el que soplaba 20 velas.

    Jordan calificó este triunfo ante Italia (4-6) como un sentimiento 'muy especial' con el que los portugueses ponían el broche de oro a 'varias conquistas' deportivas en las que salieron victoriosos.

    El delantero de la selección lusa cree que la clave de su equipo es 'la seriedad' y la unidad para ir 'juego a juego, paso a paso' para cumplir con sus responsabilidad sobre la arena. EFE


              

    El Wilstermann golea por 7-1 al Destroyers con un póker de Gilbert Álvarez

     Cache   

    La Paz, 1 dic (EFE).- El boliviano Gilbert Álvarez contribuyó con un póker a la paliza por 7-1 propinada por el Wilstermann de Cochabamba al Destroyers de Santa Cruz en la decimoctava jornada del torneo Clausura de Bolivia que se disputa este fin de semana.

    Álvarez anotó en los minutos 30, 58, 78 y 79 del partido, disputado este domingo en el estadio Félix Capriles de Cochabamba.

    También aportaron a la goleada aviadora los bolivianos Moisés Villarroel con anotaciones en los minutos 70 y 91, y Ricardo Pedriel, con una conquista en el 83.

    El gol del honor de la 'máquina vieja' cruceña fue marcado por el argentino-boliviano Matías Aguirre en el minuto 40.

    La victoria permitió a los aviadores, comandados por el argentino Cristian Díaz, sumar 40 unidades y conservar el liderato del Clausura, que se reanudó a media semana tras un parón de más de un mes por los conflictos postelectorales en el país.

    Álvarez acumuló 13 goles en lo que va del torneo y quedó a uno de Carlos Saucedo, del San José de Oruro, que es el máximo artillero con 14 y este lunes se enfrentará al Royal Pari de Santa Cruz.

    El Wilstermann tiene un punto más que el campeón Bolívar, que venció por 3-0 al Always Ready de El Alto, con goles del paraguayo Teodoro Paredes, el boliviano Vladimir Castellón y el español Juan Miguel Callejón.

    El The Strongest de La Paz quedó tercero con 35 unidades tras golear por 0-4 en su visita al Nacional Potosí, con un doblete de Gabriel Sotomayor y anotaciones de Walter Veizaga y Daniel Calero.

    Otra goleada se registró en Warnes, donde el Sport Boys se impuso por 4-0 al Aurora de Cochabamba.

    El boliviano Yasmani Duk anotó dos veces para el Toro de Warnes y también aportaron con un gol cada uno Anderson Góngora y el argentino Ezequiel Michelli.

    El sábado, un gol del argentino Juan Vogliotti dio el triunfo al Real Potosí ante el Guabirá de Montero.

    La fecha 18 del torneo se completará con el clásico cruceño entre el Oriente Petrolero y el Blooming que se disputa esta noche y el lance Royal Pari-San José mañana. EFE


              

    Un Flamengo imparable vence a Palmeiras con tantos de 'Gabigol' y Arrascaeta

     Cache   

    (Actualiza con resultado del resto de partidos del domingo)

    Sao Paulo, 1 dic (EFE).- Flamengo, vencedor de la Copa Libertadores y el Campeonato Brasileño, derrotó este domingo por 1-3 a Palmeiras con dos tantos de 'Gabigol' y uno del uruguayo Giorgian De Arrascaeta, con lo que se afianzó en lo más alto de la tabla del torneo local y llegó a los 87 puntos.

    Mientras Flamengo ha firmado la mejor temporada de su historia, Palmeiras pese al revés se mantuvo en el tercer puesto con 68 unidades, tres menos que el Santos (71), segundo colocado.

    Con el campeonato ya decidido y a dos jornadas del fin de la temporada, Palmeiras se jugaba la honra en casa ante el equipo con el que peleó por el título brasileño en los últimos meses.

    Arrascaeta abrió el marcador en los primeros minutos del partido tras un pase del ariete Gabriel Barbosa 'Gabigol', quien reforzó su protagonismo con dos anotaciones y amplió su condición de máximo artillero del Campeonato Brasileño, con 24 tantos.

    Tras los tres goles del Flamengo, Matheus Fernandes descontó para Palmeiras diez minutos antes del final del partido celebrado en el estadio Arena Palmeiras de Sao Paulo.

    El encuentro tan solo contó con los aficionados de Palmeiras, ya que la policía recomendó a la Confederación Brasileña de Fútbol (CGB) la presencia única de la hinchada de los dueños de casa por temor a enfrentamientos entre las barras bravas de ambos equipos en medio de una fuerte rivalidad esta temporada.

    El Santos, por su parte, venció al recién descendido Chapecoense (2-0) con goles de Evandro y Lucas Veríssimo y se asiló en el segundo puesto de la tabla, después de varias jornadas empatado a puntos con el Palmeiras.

    El Sao Pualo (57) sufrió una derrota (0-3) frente al Gremio, que garantizó su cupo para la fase de grupo de la Libertadores con dos tantos de Luciano y uno en contra de Vitor Bueno.

    El Atlético Mineiro selló su permanencia en la Serie A tras imponerse por 2-1 al Corinthians, con gol incluido del ecuatoriano Juan Cazares, mientras que el CSA perdió por 1-2 frente al Bahía y está a un paso de la segunda división.

    También este domingo, Avaí, colista con 20 puntos y que ya ha firmado su sentencia para la Serie B, empató 1-1 frente a Fluminense.

    Goiás, por su parte, cayó por 1-2 ante el Fortaleza, que con 49 puntos conquistó una plaza inédita para el Campeonato Sudamericano del próximo año.

    El sábado, Internacional se impuso al Botafogo por 0-1 con gol del delantero peruano Paolo Guerrero tras un fallo del portero paraguayo Roberto Junior Fernández, 'Gatito', quien no consiguió frenar un chute sin fuerza lanzado por el atacante inca.

    Tras la victoria, Inter, séptimo con 54 puntos, sigue en la disputa por una plaza para la fase de grupos de la Copa Libertadores del próximo año, cupo que consiguen los primeros seis clasificados de la competición.

    En otro de los encuentros de la jornada, Ceará y Athlético Paranaense empataron 1-1 con goles de Mateus Gonçalves y Madson, respectivamente.

    El lunes lo harán Vasco da Gama y Cruzeiro, que se encuentra al borde del descenso a la segunda división. EFE


              

    Fútbol playa sigue hablando portugués pese a pérdida de hegemonía de Brasil

     Cache   

    Asunción, 1 dic (EFE).-El fútbol playa sigue hablando portugués con la victoria este domingo de Portugal frente a Italia (4-6), en un Mundial en el que se rompió la hegemonía de Brasil, pentacampeona y que partía como gran favorita de la cita FIFA de Paraguay, la primera celebrada en un país sin salida al mar.

    La paradoja es que 'Os lusitanos' cayeron en la fase de grupos frente a Brasil, a la que Portugal ya había eliminado en 2015, cuando consiguió su primer título del mundo, en la final contra Tahití.

    En este Mundial, Brasil no ha pasado de cuartos, al perder ante la poderosa y dos veces campeona Rusia, luego eliminada por Italia.

    Precisamente ha sido contra Italia cuando se ha visto la mejor versión de Portugal, con una superioridad clara sobre los azzurri, despuntando el veterano Jordan, con tres dianas, o Leo Martins, con dos.

    Consagración también para el arqueo Andrade, Guante de Oro de este Mundial FIFA 2019 jugado en tierras guaraníes.

    Fue el colofón de un torneo en el que Portugal hizo uso de un fútbol recio e inapelable para deshacerse de rivales de menor enjundia como Nigeria (12-1), Omán (3-1) y Senegal (4-2).

    En el ínterin quedó esa derrota ante Brasil (9-7), un resultado que no anticipaba la posterior trayectoria de las dos selecciones, una con la corona, su segunda, y la otra destronada.

    Sin embargo, no le fue fácil a Portugal doblegar este sábado a Japón, que llegó invicto a semifinales y forzó la fase de penaltis tras terminar la prórroga con un empate a tres goles.

    Pero ahí brillaron bazas portentosas de los lusos como los hermanos Be y Leo Martins, con dos y un gol, respectivamente, contra los Samuráis.

    Dentro de un equipo que tuvo su mayor virtud en su eficiencia como bloque, como apuntó Be Martins tras ese encuentro contra los nipones.

    'Esa no es una victoria de los hermanos Martins, sino de Portugal. Sin la confianza del equipo, ninguno podría lograr nada. Esa es nuestra virtud: todos compartimos responsabilidades y cumplimos', dijo el defensa.

    Una filosofía que se cumplió con creces este domingo en el estadio Los Pynandi, o píe descalzo en guaraní, el ancestral idioma hablado en Paraguay, y ante un Italia que venía de tumbar al verdugo de Brasil, Rusia, que se hizo con el bronce en este Mundial.

    Pero los italianos acusaron el esfuerzo de ese partido y en especial su goleador, Gabrielle Gori, que no marcó ninguna diana, pese a lo cual se erigió en el máximo artillero del torneo, con 16 tantos.

    Los lusitanos, por su parte, se agigantaron con la puntería de Jordan, el motor de los portugueses en la final, y un Andrade que fue un valladar y paró un penalti a Gori.

    Portugal se aposenta así sobre un trono que había dejado vacante Brasil cuando cayó ante Rusia en cuartos.

    Todo un jarro de agua fría para la Canarinha, la potencia mundial, que se ha llevado cinco de las diez ediciones del Mundial de Fútbol Playa organizado por la FIFA, la última en 2017 en Bahamas, que ganó ante Tahití, la eterna secundaria.

    Con esos antecedentes nadie dudaba de que Brasil estaba en Paraguay para llevarse un sexto Mundial.

    Y es que los brasileños se pasearon ante Omán (8-2) y Nigeria (12-2), y en medio se impusieron a Portugal, en el único choque en el torneo entre dos campeones del mundo.

    Los cuartos, a vida o muerte, no perdonaron a la Canarinha, con una Rusia implacable (4-3) que apeó a la hasta entonces vigente campeona de un Mundial por el que ha pasado con más pena que gloria.

    La próxima edición del Mundial de Fútbol Playa FIFA será en Moscú, en 2021, ya que desde 2011 se celebra cada dos años. EFE


              

    El argentino Hernán Barcos no continuará en Atlético Nacional en 2020

     Cache   

    Bogotá, 1 dic (EFE).- El veterano delantero argentino Hernán Barcos anunció este domingo que no continuará en el Atlético Nacional, club colombiano en el que jugó en el 2019 y anotó 15 goles en 51 partidos jugados.

    'Hoy vengo a despedirme de nuestra nación verdolaga. Agradecerles a cada uno de los que hacen parte de @nacionaloficial ya que me brindaron todo, desde el primer día, hasta el último. Club de primer nivel y el más grande de Colombia', afirmó el 'Pirata', como es conocido en las redes sociales el artillero de 35 años.

    En su paso por el conjunto colombiano, Barcos disputó partidos de las copas Libertadores, Sudamericana y Colombia, así como de la liga y fue habitual en los onces titulares de los dos técnicos que lo dirigieron: el brasileño Paulo Autuori y Juan Carlos Osorio, exseleccionador de México y Paraguay.

    'Gratitud de vestir esta camiseta. Me voy tranquilo y feliz de poder hacer parte de esta institución y triste por no poder haber ganado títulos este año. Merecíamos más, pero así es el fútbol', añadió el delantero, que jugó dos partidos de las eliminatorias al Mundial de Brasil 2014 con la Albiceleste.

    Barcos llegó este año a Atlético Nacional proveniente del Cruzeiro brasileño, con el que en el 2018 disputó 24 partidos y anotó 3 goles.

    El 'Pirata' inició su carrera en 2004 en Racing Club de su país y la continuó en Guaraní, Olmedo, Estrella Roja, Huracán, Shanghái Shenhua, Shenzhen Ruby, Liga de Quito, Palmeiras, Tianjin Teda, Sporting de Lisboa y Vélez Sarsfield.

    Atlético Nacional, que disputará en 2020 la Copa Sudamericana, terminó el año sin ganar ningún título por primera vez en los últimos 9 años tras haber sido eliminado en los cuadrangulares semifinales por el Junior de Barranquilla, que ganó el Grupo A y disputará este domingo el partido de ida de la final del torneo Clausura ante América de Cali. EFE


              

    4-6. Portugal se hace con su segundo Mundial y arrebata el sueño a Italia

     Cache   

    Asunción, 1 dic (EFE).- Portugal conquistó en Paraguay su segundo Mundial de Fútbol Playa, tras imponerse este domingo por 4-6 a Italia, en un partido dominado por la selección lusa.

    Las dos selecciones mostraron en los primeros minutos del partido un juego más lento y cauteloso de lo que habían mostrado a lo largo del torneo, fuertes ambos en el ataque y ágiles en los movimientos.

    Tras los primeros cinco minutos con el marcador a cero, el italiano Zurlo dio la primera alegría a su selección, que aspiraba en este Mundial a hacerse con su primer oro en este torneo.

    Portugal, consciente de la facilidad de los italianos para los goles, con dos de los máximos goleadores del Mundial en su equipo, contraatacó y dos minutos después Leo Martins igualó el resultado con un gol en el minuto 7.

    Tras el empate, el juego sobre la arena se volvió cada vez más rápido.

    Al final del primer tiempo, Gori intentó darle el segundo gol a Italia con una chilena que supo parar Andrade, el portero portugués.

    En el segundo tiempo Jordan se encargó de romper el tedio y marcó el segundo gol para Portugal en el minuto 17.

    Jordan por poco repite, pero Del Mestre atajó la pelota ya en el suelo, desde donde vio cómo Lourenco tomó el balón y disparó para el tercer tanto de la selección portuguesa.

    Sin embargo, Jordan, el actual balón de oro del fútbol playa, se quitó la espinita en el tercer tiempo, con un tiro libre directo en el minuto 25 con el que marcó el cuarto gol para Portugal.

    La seguridad de Portugal comenzó a poner nerviosos a los italianos y con el 1-4 ni siquiera Gori fue capaz de marcar en la portería rival y falló un penal a favor de Italia en el minuto 26.

    La ansiedad de los italianos se tradujo en varias faltas que favorecieron a los portugueses, como el tiro libre de Leo Martins en el minuto 27 que significó el quinto gol luso.

    Esa anotación de Martins se vio ensombrecida por la discusión iniciada en la arena entre el portugués Jordan y el italiano Chiavaro, por la que ambos recibieron sendas tarjetas amarillas.

    A cinco minutos del final del partido, los 'azzurri' iniciaron la remontada, en un intento de conquistar su primer título mundialista.

    Ramacciotti anotó el segundo gol para Italia y Gentilin anotó el tercero.

    Portugal no estaba dispuesta a permitirle a Italia ese acercamiento y Jordan dio a los lusos el sexto gol que les garantizaría el primer puesto.

    Italia quiso salvar su orgullo a 11 segundos del fin del partido con un gol de Ramacciotti, con el que el partido quedó 4-6.

    - Ficha del partido:

    4. Italia: Simone del Mestre; Josep Junior Gentilin, Alfio Chiavaro, Dario Ramacciotti y Gabriele Gori (cinco inicial), Marcelo Percia Montani, Alessio Frainetti, Simone Marinai, Francesco Corosiniti, Emmanuele Zurlo, Paolo Palmacci y Andrea Carpita.

    Seleccionador: Emiliano del Duca.

    6. Portugal: Andrade, Coimbra, Jordan, Be Martins y Leo Martins (cinco inicial), Andre Lourenco, Torres, Von y Belchior.

    Seleccionador: Mario Narciso.

    Goles: 1-0, m. 5: Zurlo; 1-1, m. 7: Leo Martins; 1-2, m. 17: Jordan; 1-3, m. 17: Andre Lourenco; 1-4, m. 25: Jordan; 1-5, m. 27: Leo Martins; 2-5, m. 30: Ramacciotti; 3-5, m.30: Gentilin; 3-6, m. 34: Jordan; 4-6, m.35: Ramaccioti.

    Árbitro: El dominicano Ivo Moraes amonestó a Jordan, Chiavaro, Del Mestre, Belchior y Ramacciotti.

    Incidencias: partido final del Mundial de fútbol Playa que se disputa en Asunción. EFE


              

    2-1. Delfín disfruta de sufrido triunfo ante Macará en semifinales en Ecuador

     Cache   

    Manta (Ecuador), 1 dic (EFE).- Delfín obtuvo este domingo una sufrida victoria por 2-1 sobre el Macará, en el partido de ida por las semifinales que se cerrarán el próximo sábado con el choque entre los mismos equipos en la ciudad andina de Ambato.

    El goleador del Delfín, Carlos Garcés, marcó el primero de penalti a los 9 minutos, y el centrocampista uruguayo Bruno Piñatares, el gol del triunfo, a los 63, mientras el defensa Moisés Corozo descontó en el minuto 60.

    Si bien Delfín terminó con ventaja el primer tiempo, tras el tanto de penalti de Garcés, a los 9 minutos, Macará sostuvo el orden y buen trato de pelota que incomodó al cetáceo.

    Delfín varió su propuesta de juego, tras la salida por lesión de Garcés, a los 21 minutos, lo reemplazó Alejandro Villalba, que tuvo poca incidencia en el accionar de su equipo.

    Cada salida en ataque de Delfín se estrelló en el sistema defensivo contrario, a pesar de las ausencias de los defensas Galo Corozo y del central argentino Alejandro Manchot, por suspensiones.

    Macará continuó fiel a su característica de juego: esperó en defensa y proyectó el balón a su goleador Estrada, con el buen complemento de los delanteros Janner Corozo y Ronald Champang.

    Champang se zafó de los defensas y del portero Pedro Ortiz, que se repuso y logró arrebatarle el balón.

    Estrada se escapó del centrocampista David Noboa, de discreto accionar, pero su remate salió por un costado, al minuto 29.

    Janner Corozo disfrutó de más espacios que Estrada, y en dos ocasiones pudo marcar. Un remate salió al costado, al minuto 38, y el otro llegó débilmente a manos del portero, al minuto 40.

    Delfín logró aproximarse al arco de Javier Burrai, con un tiro de esquina, pero el defensa paraguayo Williams Riveros, no logró rematar, al minuto 56.

    El defensa Corozo marcó el empate con un tiro libre desde unos 30 metros, el balón se desvió en un defensa y desubicó al portero, al minuto 60.

    De tiro libre llegó el segundo gol del Delfín: desde unos 35 metros viajó la pelota al corazón del área, Burrai rechazó de puños, y el centrocampista uruguayo Piñatares recibió y disparó frontal al fondo del arco, al minuto 63.

    El ganador de la serie se enfrentará al ganador entre el campeón Liga de Quito, que ganó en la ida por 3-1 a Aucas, por el título de este año.

    - Ficha técnica:

    2. Delfín: Pedro Ortiz; Pedro Pablo Perlaza, Williams Riveros, Luis Cangá, Giovanny Nazareno; David Noboa, Bruno Piñatares, Robert Burbano, Juan Rojas (m.59, Francisco Mera); Carlos Garcés (m.21, Alejandro Villalba) (m.80, Sergio López) y Roberto Ordóñez.

    Entrenador: Fabián Bustos.

    1. Macará: Javier Burrai; Armando Gómez, Moisés Corozo, César Mercado, Leonel Quiñónez (m.59; Carlos Feraud), Kener Arce, Mario Rizotto (m.73, Dario Mina), Ronald Champang (m.59, Jonathan De la Cruz), Carlos Arboleda; Janner Corozo y Michael Estrada.

    Entrenador: Paul Vélez.

    Goles: 1-0, m.9: Carlos Garcés. 1-1, m.60: Moisés Corozo. 2-1, m.63: Bruno Piñatares.

    Árbitro: Marlon Vera, de Ecuador, amonestó a Mercado, Rojas, Ordóñez, Burrai, Arce, Cangá, Perlaza

    Incidencias: Partido de ida por semifinales del campeonato ecuatoriano de fútbol disputado en el estadio Jocay. EFE


              

    Un Flamengo imparable vence a Palmeiras con tantos de 'Gabigol' y Arrascaeta

     Cache   

    Sao Paulo, 1 dic (EFE).- Flamengo, vencedor de la Copa Libertadores y el Campeonato Brasileño, derrotó este domingo por 1-3 a Palmeiras con dos tantos de 'Gabigol' y uno del uruguayo Giorgian De Arrascaeta, con lo que se afianzó en lo más alto de la tabla del torneo local y llegó a los 87 puntos.

    Mientras Flamengo ha firmado la mejor temporada de su historia, Palmeiras pese al revés se mantuvo en el tercer puesto con 68 unidades, las mismas que Santos, que este domingo se mide al recién descendido Chapecoense.

    Con el campeonato ya decidido y a dos jornadas del fin de la temporada, Palmeiras se jugaba la honra en casa ante el equipo con el que peleó por el título brasileño en los últimos meses.

    Arrascaeta abrió el marcador en los primeros minutos del partido tras un pase del ariete Gabriel Barbosa 'Gabigol', quien reforzó su protagonismo con dos anotaciones y amplió su condición de máximo artillero del Campeonato Brasileño, con 24 tantos.

    Tras los tres goles del Flamengo, Matheus Fernandes descontó para Palmeiras diez minutos antes del final del partido celebrado en el estadio Arena Palmeiras de Sao Paulo.

    El encuentro tan solo contó con los aficionados de Palmeiras, ya que la policía recomendó a la Confederación Brasileña de Fútbol (CGB) la presencia única de la hinchada de los dueños de casa por temor a enfrentamientos entre las barras bravas de ambos equipos en medio de una fuerte rivalidad esta temporada.

    También este domingo, Avaí, colista con 20 puntos y que ya ha firmado su sentencia para la Serie B, empató 1-1 frente a Fluminense.

    Goiás, por su parte, cayó por 1-2 ante el Fortaleza, que con 49 puntos conquistó una plaza inédita para el Campeonato Sudamericano del próximo año.

    El sábado, Internacional se impuso al Botafogo por 0-1 con gol del delantero peruano Paolo Guerrero tras un fallo del portero paraguayo Roberto Junior Fernández, 'Gatito', quien no consiguió frenar un chute sin fuerza lanzado por el atacante inca.

    Tras la victoria, Inter, séptimo con 57 puntos, sigue en la disputa por una plaza para la fase de grupos de la Copa Libertadores del próximo año, cupo que consiguen los primeros seis clasificados de la competición.

    En otro de los encuentros de la jornada, Ceará y Athlético Paranaense empataron 1-1 con goles de Mateus Gonçalves y Madson, respectivamente.

    Este domingo también se miden Atlético Mineiro-Corinthians, CSA-Bahía, Gremio-Sao Paulo y Santos-Chapecoense.

    El lunes lo harán Vasco da Gama y Cruzeiro, que se encuentra al borde del descenso a la segunda división. EFE


              

    5-4. Rusia queda tercero tras vencer a Japón en un reñido encuentro

     Cache   

    Asunción, 1 dic (EFE).- Rusia se quedó con en el tercer puesto del Mundial de Fútbol Playa 2019 de Paraguay tras imponerse este domingo a Japón por 5-4 en un partido reñido de principio a fin.

    Japón pisó la arena del Estadio Los Pynandi (pie descalzo, en guaraní) decidido a conquistar por primera vez el tercer puesto en un Mundial, lo que le llevó a buscar la portería rival desde el comienzo del encuentro.

    Así fue como en el minuto tres Akaguma marcó el primer gol, asistido por Ozu.

    La selección rusa reaccionó y controló los embates japoneses, pero en su ataque no era contundente, por lo que debió esperar hasta pasada la mitad del primer tiempo para convertir.

    El empate llegó con gol de Zemskov en el minuto 7 y apenas segundos después Novikov dio el segundo gol a Rusia.

    Los japoneses no tardaron en buscar la remontada y de nuevo Akaguma se hizo presente en el marcador para el 2-2 parcial.

    Japón apuró hasta el último momento del primer episodio y con un gol de Ozu, de tiro libre, se fue al primer descanso con el marcador a favor.

    La parte intermedia se mantuvo durante buena parte con el marcador 2-3 a favor de los orientales, que ampliaron la ventaja con gol de Oba en el minuto 22.

    Sin embargo, los rusos no les dejaron disfrutar de ese margen y Zemskov decretó el 3-4.

    Los rusos igualaron con diana de Makarov en el minuto 25 y enseguida se lanzaron al ataque para buscar el gol que les situara por delante de los 'samurai blue'.

    El objetivo se hizo real en el minuto 28 con gol de Zemskov, para que los rusos se quedaran al final con el tercer puesto del torneo.

    - Ficha técnica:

    5. Rusia: Maksim Chuzhkov; Andrei Novikov, Alexey Makarov, Anton Shkarin y Fedor Zemskov (cinco inicial), Kirill Romanov, Yury Krasheninnikov, Ostap Fedorov, Boris Nikonorov, Pavel Bazhenov.

    Seleccionador: Ilya Leonov.

    4. Japón: Shingo Terukina; Takuya Akaguma, Teruki Tabata, Takaaki Oba y Ozu Moreira (cinco inicial), Kosuke Matsuda, Naoya Matsuo, Masayuki Komaki, Shusei Yamauchi, Masanori Okuyama.

    Seleccionador: Ruy Ramos.

    Goles: 0-1, m. 3: Akaguma. 1-1, m. 7: Zemskov. 2-1, m. 7: Novikov. 2-2, m. 8: Akaguma. 2-3, m.11: Ozu. 2-4, m.22: Oba. 3-4, m. 22: Zemskov. 4-4, m. 25: Makarov. 5-4, m. 28: Zemskov.

    Árbitro: el dominicano Juan Ángeles. Amonestó a Makarov, Krasheninnikov y Okuyama.

    Incidencias: partido por el tercer puesto del Mundial de fútbol playa que se disputa en Asunción. EFE


              

    Propuestas para mejorar el hábitat en asentamientos informales en Paraguay

     Cache   
    CAF –banco de desarrollo de América Latina-, en el marco de su Iniciativa Ciudades con Futuro, y el Ministerio de Urbanismo, Vivienda y Hábitat (MUVH) de Paraguay presentan la publicación: “Propuestas para mejorar el hábitat en asentamientos informales. Caso Bañado Norte de Asunción”.
              

    Sandra sensual 604386024

     Cache   
    No como coños, a mí que me la chupen. Me gustan las sumisas. Me van las putas tatuadas. Sandra es paraguaya, o eso dice a veces, otras dice...
              

    Pamela paraguaya en Infanta Mercedes 602670742

     Cache   
    Pues bicheando por ahí, me encontré con este anuncio: ...
              

    El cacique Polvareda regresa a su terruño: Una semilla plantada en el corazón del quebrachal

     Cache   
    Por Pablo Pereyra (Museólogo-Escritor)

    Tras 153 años de silencio y ausencia, la memoria del cacique Polvareda vuelve a ser semilla de esperanza en el chaco santafesino.

    Foto: Alejandro Jasinski
    El 25 de octubre de 2019 es una fecha que quedará grabada en la memoria de los pueblos originarios de nuestro norte santafesino como un día de lucha y reivindicación. Es el día en el que el cráneo del cacique Polvareda fue sepultado definitivamente en su suelo para convertirse en semilla de esperanza en el corazón del quebrachal. 

    La ceremonia tuvo lugar en la localidad de Villa Guillermina, Santa Fe, poniendo fin a 153 años de silencio, ausencia e injusticia.

    PH: Fundación Napalpí

    Polvareda fue asesinado por el Estado argentino en la llamada “Conquista del desierto verde” en el año 1866. Esta conquista tuvo lugar en el entonces Territorio Nacional del Chaco, bastión de la resistencia indígena, en un proceso de organización territorial que buscaba incorporar las tierras productivas del norte al proyecto nacional. 

    El registro de su asesinato quedó documentado en un parte militar firmado por Matías Olmedo, comandante de la Frontera Norte de Santa Fe, y rescatado de los archivos del ejército por el antropólogo Francisco Mora:

    "Enero 24 de 1866. Al Sr. Gobernador Constitucional de la Provincia, Nicasio Oroño. ¡Viva la Patria! Excelentísimo Señor Gobernador, no hemos hecho todo pero hemos triunfado completamente dejando en el Chaco en diferentes combates, 74 indios muertos de pelea (…) entre éstos, 5 caciques – Ponciano Morcona, Antonio Ahaquihancalé, Juan de la Cruz Cacitoquí, Cruz Polvadera y Nicolás Samaquín”.

    El cráneo fue tomado como objeto de colección por el agrimensor Carlos Chaperouge, que acompañó al Coronel Manuel Obligado en la demarcación de las tierras arrebatadas a los pueblos del Gran Chaco, para posteriormente pasar a integrar el acervo del Museo de Ciencias Naturales de La Plata, fundado en 1884. 

    Esta acción de convertir a los muertos en piezas coleccionables - y dentro de un museo de ciencias naturales- responde a una lógica de cosificación del indígena que buscaba, explícita o implícitamente, despojarlo de la dignidad que le confiere el ser persona, para avanzar sobre sus derechos, negándoselos y negando, también, al aborigen como sujeto histórico. Lisa y llanamente, se los estudiaba y exponía, no sólo como parte del pasado, sino como parte de la Historia natural, despojándolos de su identidad, con la imposibilidad de ser considerados sujetos de derecho.


    “Desde el museo no sólo se apropiaron de los cuerpos de los hombres y las mujeres de las comunidades que eran sistemáticamente asesinados por el ejército, la policía e inclusive por miembros del Museo de La Plata, sino también se apropiaron de manera ‘oficial’ de la historia de estos pueblos, decretando su extinción, en función de justificar la apropiación de sus territorios ancestrales.” (Los fueguinos, Colectivo GUIAS, 2011). 

    Y es que no existe la neutralidad en los museos. Son instituciones que cumplen una función social y que, en el caso de los museos nacionales, sirvieron de soporte, simbólica y prácticamente, a un discurso que posibilitó el genocidio y la apropiación de los territorios que habitaban los Pueblos Originarios por parte del Estado. 

    Por suerte, lo que sí existe siempre es un rescoldo sobre el cual puede sujetarse la memoria y, para los pueblos indígenas significó una bandera de lucha. Una lucha que fue lenta y que, de a poco, se volvió progresiva hasta hallar hoy en día ecos en cada rincón del país. 

    En 1989 el Centro Indígena Mapuche Tehuelche reclamó, por primera vez, al Museo de Ciencias Naturales de La Plata la restitución de los restos del cacique tehuelche Inakayal, verdadero prisionero de la ciencia. Pero existía un obstáculo legal, dado que, al pertenecer al Museo, los restos eran propiedad del Estado (art 2339 inc. 9 del Código Civil). 

    En mayo de 1991, el Congreso de la Nación convirtió en ley Nacional N°23.940 el proyecto que el Senador Nacional Hipólito Solari Yrigoyen presentó en 1990, donde se dispone que “el Poder Ejecutivo Nacional (PEN) deberá trasladar los restos de Inakayal a la localidad de Tecka, provincia de Chubut, donde será en-terrado luego de recibir honores militares”. 

    El 19 de abril de 1994 ya habían entregados los restos óseos de Inacayal a las comunidades indígenas de Chubut, para un enterratorio ceremonial. Se trató de la primera restitución de restos humanos ordenada por ley, aunque se hizo incompleta, quedando en posesión del museo su cuero cabelludo, orejas y cerebro. 

    Recién el 21 de noviembre de 2001 fue sancionada la Ley Nacional N°25.517, y promulgada el 14 de diciembre del mismo año, dando marco legal a la restitución de restos humanos. 

    Dicha ley: 

    Establécese que, deberán ser puestos a disposición de los pueblos indígenas y/o comunidades de pertenencia que lo reclamen, los restos mortales de aborígenes, que formen parte de museos y/o colecciones públicas o privadas.

    ARTICULO 1º Los restos mortales de aborígenes, cualquiera fuera su característica étnica, que formen parte de museos y/o colecciones públicas o privadas, deberán ser puestos a disposición de los pueblos indígenas y/o comunidades de pertenencia que lo reclamen. 

    ARTICULO 2º Los restos mencionados en el artículo anterior y que no fueren reclamados por sus comunidades podrán seguir a disposición de las instituciones que los albergan, debiendo ser tratados con el respeto y la consideración que se brinda a todos los cadáveres humanos. 

    ARTICULO 3º Para realizarse todo emprendimiento científico que tenga por objeto a las comunidades aborígenes, incluyendo su patrimonio histórico y cultural, deberá contar con el expreso consentimiento de las comunidades interesadas. 

    ARTICULO 4º Se invita a las provincias y al Gobierno de la Ciudad Autónoma de Buenos Aires a adherirse a la presente ley.

    Otro caso emblemático fue el de “Damiana”, cuyos restos fueron hallados en enero del 2007 en el Museo de La Plata, causando gran conmoción por su historia. La restitución de Damiana al pueblo Aché, junto con el cráneo de un hombre perteneciente a la misma etnia, se realizó parcialmente en junio del 2010, regresando sus restos a la comunidad Aché de Ypetimi, ubicada en el departamento de Caazapá, Paraguay. 

    El cráneo de Damiana, sin embargo, fue hallado en el Hospital La Charité de Berlín, Alemania. Había sido enviado en 1907 desde el Museo de Ciencias Naturales de La Plata. Las gestiones realizadas desde el grupo GUIAS (Grupo Universitario de Investigación en Antropología Social) y la Dirección de Derechos Humanos de la Cancillería Argentina, entre otras instituciones, hicieron posible que el 4 de mayo de 2012 se restituyera el cráneo de Damiana que hoy yace junto a su cuerpo en los bosques ancestrales de su etnia. 

    Ambos casos, el de Inacayal y el de Damiana, fueron publicados bajo el título “Antropología del Genocidio. Identificación y restitución: “colecciones” de restos humanos en el Museo de La Plata”, por el colectivo GUIA.

    En este contexto de extensa lucha se enmarca la restitución del cráneo del cacique Polvareda, la N° 12 que efectúa el Museo de La Plata en este proceso de reparación histórica con los pueblos indígenas.

    PH Diario El Litoral - Santa Fe

    Fuente: Diario Ahora Reconquista (Santa Fe) -  30 de Octubre de 2.019





              

    Mbya Guaraní: Una lengua activa y vital pero que necesita ser preservada

     Cache   
    Los docentes tienen el desafío de cumplir con lo que pide el sistema educativo sin desoír a sus alumnos. | Foto: Natalia Guerrero

    Las ava ñe’ẽ (palabras del hombre) mbya guaraní -dice el prólogo del Primer Diccionario Español-Mbya Guaraní, de José Javier Rodas y Kuaray Poty Carlos Benítez, fueron transmitidas dentro de una cultura eminentemente oral (…) estas ñe’ẽ porã (bellas palabras) -sigue- muestran un universo particular desde la mirada mbya y con este histórico documento se buscó la visibilización a través de la grafía, donde participaron integrantes de comunidades de toda la provincia y estudiosos de las ciencias sociales. Pero la realidad de las lenguas indígenas es compleja en la región y en todo el país. En el país hoy se hablan al menos catorce lenguas indígenas, de las 35 que se hablaban antes de la llegada de los españoles, documentó el Conicet

    “En nuestro país, tenemos 39 pueblos indígenas -mbya-guaraní, mocoví, pilagá, toba-qom, wichí, huarpe, entre otros-, algunos son numerosos y otros más pequeños. Según las estimaciones del último censo poblacional (Indec, 2010), de los 40 millones de habitantes, el 2,4% se declara indígena, es decir, más de 950.000 personas”, explicaron en un documento de divulgación las antropólogas e investigadoras del Conicet Ana Carolina Hecht, Noelia Enriz y Mariana García Palacios.

    En la actualidad, el abanico de situaciones es muy diverso: lenguas que ya no se hablan, situaciones de bilingüismo, comunidades indígenas en las que predomina el español, comunidades en donde la lengua indígena se mantiene vital en el medio familiar y comunitario.

    La población mbya es un caso muy particular. Tiene su propia lengua y habita en Misiones, parte de Paraguay y Brasil. La lengua oral les permite a sus hablantes comunicarse en los tres países como lengua franca. Sin embargo, se escribe de manera distinta en los tres territorios.

    “En uno tiene influencia del portugués; en Paraguay, del guaraní estándar, y aquí del castellano”, cuenta Enriz, “por ejemplo, lo que para nosotros suena ‘ch’, en Brasil se escribe con ‘x’. Esto muestra la complejidad de la lengua indígena”.

    Todo este complejo escenario representa un gran desafío para la educación intercultural bilingüe (EIB), modalidad del sistema educativo que garantiza el derecho de los pueblos indígenas a través de la Ley de Educación Nacional 26.206, la EIB “promueve un diálogo mutuamente enriquecedor de conocimientos y valores entre los pueblos indígenas y poblaciones lingüística y culturalmente diferentes, y propicia el reconocimiento y el respeto hacia tales diferencias”, agrega el documento.

    El Territorio dialogó con Noelia Enriz, doctora en Ciencias Antropológicas por la Universidad de Buenos Aires, con publicaciones en revistas especializadas nacionales y extranjeras vinculadas al juego, la niñez y la etnicidad. La científica social se dedica a la cuestión indígena desde su formación de grado, con poblaciones mbya guaraní de Misiones.

    “En América Latina hay una fuerte corriente de investigaciones antropológicas sobre infancias y, en el caso argentino, muchas de esas investigaciones tienen como actores privilegiados a las niñas y los niños indígenas, buscando conocer centralmente el punto de vista que tienen respecto de fenómenos sociales diversos y complejos. Mi interés se centró en las experiencias de las niñas y niños mbya guaraní y sus experiencias formativas, es decir la selección de conocimientos y saberes que los circulan, atraviesan y constituyen”.

    Muchos de esos saberes y conocimientos son jerarquizados y valorados por las comunidades y por ello producen infancias con fuerte identidad étnica. Desde esas infancias me acerqué a los juegos, la religiosidad, las experiencias domésticas, la lengua y la escuela.

    -Realiza trabajos en campo con las comunidades. ¿Cómo son esas aproximaciones a las aldeas?

    Durante mi formación doctoral ese trabajo de campo fue multisituado, en locaciones diferentes con mayor, menor o nula relación con el Estado, el mercado de trabajo, el sistema de salud, educación, etcétera.

    El acceso a esa heterogeneidad de miradas y formas de ser mbya en Misiones me permitió dar cuenta de un modelo complejo en que las familias se organizan. Desde 2013, por motivos personales, realizo trabajo de campo en la zona de Iguazú.

    -¿Cuál es la realidad y futuro de la lengua mbya guaraní en una provincia como Misiones, con una fuerte oleada migratoria europea y mucha influencia del Brasil?

    La lengua mbya guaraní es una lengua muy vital, de uso cotidiano en las comunidades: es la lengua de crianza y la lengua en la que los niños y niñas juegan. La inmensa mayoría de los niños y niñas ingresan a la escuela siendo sólo hablantes de esa lengua. Las encuestas disponibles hablan de tasas de 97% de hablantes.

    Por eso el diseño de políticas públicas de sostenimiento de su uso, así como el fortalecimiento de sus hablantes favorecería sin dudas su desarrollo, pero insisto en que se trata de una lengua muy vital.

    -¿Hay políticas lingüísticas destinadas a preservar a los pueblos originarios y a sus lenguas madres como parte integrante de la nación Argentina?

    En Argentina existe actualmente una demanda por incluir una pregunta sobre lenguas indígenas en el próximo Censo Nacional de Población (que se hará en 2020). Con esa información se podría pensar en el diseño de políticas. Actualmente no las hay a nivel nacional. A nivel provincial hay distintos modos de reconocimiento, así como de inclusión. Pero en el caso de la provincia de Misiones, no hay políticas lingüísticas desarrolladas para favorecer al mbya ni a sus hablantes.

    -¿Qué el rol tiene la escuela, un espacio que suele chocar con la diversidad o no entender la complejidad de los sujetos que traen otro universo lingüístico?

    En primer lugar es importante decir que en la mayoría de los casos las escuelas se establecen como demandas de las comunidades, lo que no significa que sea una relación perfecta, ni mucho menos. Pero desde las comunidades hay interés, es decir, tienen objetivos específicos en relación con la presencia de la escuela. Muchas veces el canal de comunicación de esos objetivos está obturado. Desde el diseño de las políticas no siempre existe la pregunta ‘qué quieren’, ni existe el tiempo para pensar estrategias, porque se responde a un modelo homogeneizador de los contenidos áulicos.

    -¿Cuál es la importancia y el aporte de las escuelas interculturales bilingües? ¿Qué desafío tienen estas escuelas y los docentes?

    Hay docentes dedicados a la Educación Intercultural Bilingüe (EIB) que son personas increíbles, que reflexionaron y lo siguen haciendo sobre cada paso que dan. El gran desafío para los docentes es poder responder a las expectativas del sistema, sin por ello desoír a los niños y las niñas que están en sus aulas. Es muy complejo y muy artesanal. Desde 2005 Misiones cuenta con una política de EIB que permite la incorporación de un miembro de la comunidad en las aulas como agente intercultural. Esa presencia facilita y favorece la presencia de los niños y las niñas en las aulas, así como también de contenidos seleccionados por las comunidades. Creo que ese camino puede profundizarse muchísimo más.

    -¿Cuánto afecta a los pueblos originarios la desigualdad, la pobreza, la falta de oportunidades a la hora de preservar, transmitir su cultura?

    Desde el equipo que dirige Ana Carolina Hecht, Interculturalidad y Educación en Comunidades Toba/Qom y Mbya-Guaraní de Argentina: Una aproximación Histórico-Etnográfica a la Diversidad Étnica y Lingüística en las Escuelas, del Programa de Antropología y Educación de la Universidad de Buenos Aires, hacemos mucho énfasis en aclarar que hablamos de diversidad cultural en entornos de desigualdad. Porque no se trata de niños que llegan monolingues a la escuela (…) se trata de poblaciones que fueron discriminadas, sometidas y menospreciadas como parte de la configuración del Estado Nación.

    El Estado se construyó como lo opuesto a las poblaciones originarias, a su lengua, a sus valores, a su religiosidad, a sus modos de producción y su vinculo con los recursos naturales.

    Fuente: Diario El Territorio (Posadas-Misiones) - Domingo 17 de Noviembre de 2.019
    https://www.elterritorio.com.ar/una-lengua-activa-y-vital-pero-que-necesita-ser-preservada-50414-et


              

    30 de Noviembre - Día Nacional del Mate en Argentina

     Cache   

    El Día Nacional del Mate se celebra el 30 de noviembre en la Argentina y se realizó por primera vez en el año 2015 para rendir homenaje al mate nacional y así reconocer su importancia para el país.
    Este día fue establecido por el Senado y Cámara de Diputados de la Nación Argentina, mediante la Ley 27.117,​ sancionada el 17 de diciembre de 2014, promulgada de hecho el 20 de enero de 2015, y publicada en el Boletín Oficial de la República Argentina,​ el 28 de enero de 2015.
    Dicha ley consta de 4 artículos, el primero de los cuales dice textualmente:
    ARTÍCULO 1º — Institúyase el día 30 de noviembre de cada año como Día Nacional del Mate, en conmemoración del nacimiento de Andrés Guacurarí y Artigas, a fin de promover el reconocimiento permanente de nuestras costumbres.
    En el texto de la ley, se escribió el nombre como «Andrés Guacurarí y Artigas», porque así firmaba él, aunque se pronuncia «Guazurarí». Véase Ley 27.117, y el artículo Andresito Guazurarí.

    Homenaje

    El 30 de noviembre,​ fue instituido como el Día Nacional del Mate, en conmemoración del nacimiento del comandante guaraní Andresito Guasurarí (1778-1821).​ Fue gobernador de la provincia grande de Misiones de 1815 a 1819, Fomentó la producción y dio gran impulso a la comercialización de la yerba mate. Hijo adoptivo de José Gervasio Artigas, Andresito escribía su nombre « Andrés Guaçurarí y Artigas », y de esta forma firmaba los documentos oficiales de su gestión como gobernador. El apellido « Guacurarí » se pronuncia « Guazurarí ». Lo llamaban simplemente Andresito.

    Andrés Guasurarí y Artigas, soldado y caudillo argentino, indígena de origen guaraní, fue uno de los primeros líderes federales de las Provincias Unidas del Río de la Plata, y único gobernador indio de la historia argentina, gobernó entre 1815 y 1819 la Provincia Grande de las Misiones, designado “Comandante General de Misiones” por José Gervasio Artigas.

    Como soldado sirvió en el Ejército de Manuel Belgrano y en el Ejército de José Artigas, participando en las luchas por la Independencia argentina.

    En 1811, integró la Milicia Guaraní-Misionera incorporada al ejército de Manuel Belgrano cuando regresaba de su campaña al Paraguay, y por órdenes del gobierno de Bs. As. avanzaba sobre Uruguay. Allí participó en el Sitio de Montevideo bajo las órdenes de José Rondeau.

    Siendo Comandante General de Misiones, su primera misión militar fue recuperar los pueblos misioneros ocupados por los paraguayos a orillas del río Paraná, lo hizo al mando de su «ejército indio» con 500 de sus mejores combatientes de infantería y caballería, no muy bien armados, en poco tiempo recuperó Candelaria, en septiembre de 1815, posteriormente Santa Ana, San Ignacio, Loreto y Corpus.

    En el año 1816 enfrentó a la invasión luso-brasileña (portuguesa), logrando vencer a los portugueses en julio de 1817 en la Batalla de Apóstoles, siendo posteriormente derrotado, en marzo de 1818, en la Batalla de San Carlos. La lucha contra los portugueses se transformó en una larga y complicada campaña que se extendió hasta 1819.

    Su lucha se orientó hacia dos objetivos:
    la lucha contra las fuerzas extranjeras que invadieron el territorio.
    la defensa de los principios federalistas sustentados por Artigas.

    Honores

    La Honorable Cámara de Representantes de la Provincia de Misiones, lo declaró Prócer Misionero el 5 de julio de 2012.

    El 1º de abril de 2014 por medio del Decreto Nacional n° 463/2014, fue ascendido a la jerarquía de General del Ejército Argentino.

    Fue declarado Héroe Nacional por el Congreso de la Nación mediante la Ley 27.116, sancionada el 17 de diciembre de 2014, promulgada el 20 de enero de 2015.

    El Congreso de la Nación mediante la Ley 27.116 Incorpóra el día 2 de julio como Día de la Conmemoración y Recuerdo de don Andrés Guacurarí, en el calendario de actos y conmemoraciones oficiales de la Nación.

    El Consejo Federal de Educación por el voto unánime de su Asamblea, incorporó al calendario escolar el 2 de julio, como Día de la Conmemoración y Recuerdo de don Andrés Guacurarí.

    Evocan su nombre

    Aclaración: En esta lista la “forma de escribir” el apellido “Guacurari “, ha sido transcrita textual desde su origen oficial -previo chequeo- en cada caso. No se debe confundir con la “forma de pronunciarlo” que es “Guazurarí”.
    La ciudad Comandante Andresito, en el Dto. Gral. M. Belgrano, provincia de Misiones.
    El Puente Internacional Comandante Andresito, cruza el río San Antonio uniendo Misiones con Brasil.
    El estadio Andrés Guacurarí del Club Crucero del Norte de la ciudad de Garupá, Dto. capital, provincia de Misiones.
    Una escultura de 15 m de altura sobre una isla de 53 m de diámetro, en la costanera de la ciudad de Posadas.
    Una calle Andrés Guacurarí en la ciudad de San Cosme, provincia de Corrientes.
    Monumento a Andrés Guacurarí en la ciudad de Santo Tomé, provincia de Corrientes.
    Monumento a Andrés Guacurarí, en el sitio histórico donde se desarrolló la batalla, en la ciudad de Apóstoles.
    Una plazoleta Comandante Andrés Guacurarí y Artigas, en la ciudad de Buenos Aires.
    En Uruguay, la Ruta 4 lleva el nombre de Andrés Artigas.
    El pueblo Andresito en el Dto. de Flores, en Uruguay.
    La calle Andresito Guacararí (sic) en la ciudad de Montevideo, Uruguay.
    La escuela rural n º 54 de Rancheríos de Ponce, Coronel Andrés Guacararí (sic), en el Dto. de Canelones, Uruguay.

    Son algunos homenajes hacia su persona, entre muchos otros.

    Fuente: Wikipedia - La Enciclopedia Libre



              

    El buen vivir se aprende - Bartomeu Meilá

     Cache   

    Aty (Reunión) en Tekoa Fortín Mbororé - Fotografía: Javier Rodas - Año 2007

    TERRITORIO GUARANÍ 
    Por Bartomeu Meliá - Jesuita y Linguista 

    Exposición realizada en la Ciudad de Posadas (Misiones-Argentina) 
    3 al 5 de Junio de 2015

    El territorio guaraní, que en realidad es un espacio cultural, se puede representar en cinco palabras, que concatenadas significan el buen vivir: apyka, ava pire, teko, tekoha, teko porã. El camino hacia ese espacioque lo predice y lo expresa, es el ñe'ẽ –la palabra– y el ñembo'e –hacerse palabra.

    Esta formulación parece tanto más extraña cuanto es, creo, más auténticamente guaraní. Y nosotros por cultura y lengua no somos Guaraníes. El territorio guaraní no es una porción de la superficie terrestre; territorio es cultura y cultura es territorio. El territorio guaraní no es un algo anterior a los Guaraníes; es su creación. De ahí que el territorio guaraní no es ocupado ni conquistado, sino pensado, dicho y vivido. Usando un barbarismo, se tendría que decir que es un cultura-torio.

    APYKA: EL BANQUITO CEREMONIAL Y EL SENO DE LA MADRE
    El apyka es el primer territorio o cultura-torio, y éste es el seno de la madre, el lugar donde se sienta y se asienta la primera y única palabra de la persona, que se hace carne y habita entre nosotros. Es la primera palabra del ava, que en guaraní significa persona; la palabra nos visita y toma asiento, como baja sobre el sabio la palabra inspirada, estando él sentado en el banquito ceremonial, la recibe y él mismo se hace palabra. Sin este asiento, no hay posibilidad de ser persona. Ñande Ru Papa Tenond, "Nuestro padre último-último primero", surge de las tinieblas primigenias sentado en un apyka, desde donde se abre como flor. En ese espacio mínimo y total, pequeño y global la palabra de Dios se abrió en flor, palabra divina y fundamental, de la cual nacerán todas y cada una de las palabras humanas.


    La explicación que los sabios y líderes religiosos le dieron a León Cadogan, el primer no-indio que registró esos textos míticos de los Mbyá-Guaraní del Guayrá, al preguntarles sobre el sentido de este apyka apu'a i, fue la siguiente:
    Apyka apu'a i es pequeño asiento redondo en que aparece Ñande Ru en medio de las tinieblas. Al referirse al hecho de ser engendrado, concebido, un ser humano, dicen los Mbyá: oñemboapyka: se le da asiento, se le provee de asiento; locución que da a entender que el ser humano, al ser engendrado, asume la forma que asumió Ñande Ru (Cadogan, Ayvu Rapyta; textos míticos de los Mbyá-Guaraní del Guairá, Asunción, 1997, p. 30).
    En el Diccionario Mbyá-Guaraní Castellano del mismo Cadogan (2011) se da una traducción más sintética y compleja del mismo término:
    Apyka asiento, es el emblema de la encarnación: apyka apu'a i asiento individual, en forma de animal...; ñe'ẽ porã ijapyka vae palabra alma que se encarna, también los genios, buenos o malignos, se trasladan por el espacio en un apyka; apykáre oĩ vae "los sentados", los ancianos; el apyka se hace de cedro. <<moapyka; ñemboapyka: ñe'ẽ porã oñemboapykala la palabra buena se ha encarnado, ha tomado asiento; tembiapoapyka: aquel a quien se provee de asiento, a quien se hace encarnar; Tupã Ru Ete remimboapyka aquellas personas cuyas almas provienen del paraíso de Tupã.
    Este mismo año 2015, dos alumnos Mbyá de la Licenciatura Intercultural Indígena do Sul da Mata Atlântica con énfasis en el área de lenguaje en la Universidad Federal de Santa Catarina, en Florianópolis, hijos de los renombrados líderes espirituales de Yynn Morotĩ Verá, en Biguasú, costa Atlántica de Santa Catarina (Brasil), el señor Alcindo Verá Moreira, de ciento cinco años, y la señora Rosa Mariano Cavalheiro, de noventa y ocho, me acotaron el significado de este mismo apyka como "el lugar donde todo se encuentra, donde los ancestros se reunían", y por metáfora y antonomasia también "...el bastón, casa de oración, todo lo que guarda las informaciones del Cosmos, el receptáculo tangible de la Sabiduría".

    La persona que va a nacer es una palabra soñada que se asienta en el seno de la madre, que es el apyka poético y profético, un territorio propio, que anuncia en síntesis el espacio de su vida, de su historia pasada como pueblo y su futuro como proyecto que será dicho con palabras y con hechos durante toda su vida.
    En ese territorio contenido en el seno de su madre, el Guaraní respira ya los sonidos y las influencias de su medio ambiente social y cultural; danza con su madre danzando y oye los ritmos de los cantos que ella misma canta, escucha la música y, en una perspectiva chomskiana, construye los contrastes pertinentes de la fonología y gramática de su lengua materna.

    Esta filosofía, por otra parte, no es del todo extraña a la sociedad occidental, sólo que la llevamos de manera vergonzosa escondida y sólo la consideramos con seriedad cuando se manifiesta tristemente en nacimientos de criaturas deformes y monstruosas, como resultado de las agresiones externas de una atmósfera poluída, de un agua envenenada por los agrotóxicos, o de un estrés incontrolado de la madre que trabaja en ambientes insalubres y denigrantes o en correrías sin descanso. El seno de la madre no ha estado en condiciones para recibir en su apyka, en su asiento, la sabiduría.

    AVA PIRE: LA PIEL QUE EL HOMBRE HABITA
    El segundo territorio guaraní es la piel, un guante ajustado y agradable en el que venimos contenidos, que nos manifiesta y mediante el cual nos decimos. La piel es nuestro genio y figura; sólo a través de la piel nos damos a conocer, para bien o para mal; es la tela de juicio que dirá lo que somos y lo que aparentamos ser. Nuestra lengua es piel; es la piel que habitamos. Por vanidad, cubrimos con cosméticos esa piel para que no se nos descubra nuestro ser auténtico; hacemos de esa piel de la palabra un escondrijo y un trompe-l'oeuil, un truco visual.

    Como la piel que habitamos, la lengua limita nuestro ser y nos da a conocer también como diferentes en nuestra identidad; las identidades se manifiestan clara e inmediatamente en esa piel, tan tenue, tan frágil, pero que contiene toda la vida de la persona, su salud y su enfermedad, su alegría y su angustia; la piel del pulgar –ésa que nos exige la policía– es la identidad irrepetible de la persona. En esa piel se muestran las quemaduras y el cáncer de piel crónicas de muerte anunciada.

    Hay muchas más pieles que lenguas, pero también hay analogías de color, de rugosidad, brillantez, suavidad, diafanidad entre pieles, de modo que a veces se ha hecho de esa lengua-piel un índice de raza. La tipología de las lenguas es también una categoría sintética y análoga. La percepción sensible del decir, sobre todo en el canto, es una vía posible de acercamiento a una lengua, que no se fundamenta en jerarquías, sino más bien despierta emociones.

    El cuidado de la piel no es, pues, solo vanidad aparente. La gramática, la precisión en el vocabulario, la frase bien hecha, el buen gusto en el decir, son propiedades de la buena oratura: el placer de escuchar a quien habla bien, y la satisfacción de hablar bien.

    La piel permite también contactos, que no se registran necesariamente en marcas dejadas en la piel, si no es en circunstancias que dejan cicatrices y tatuajes más o menos indelebles. Los aché del Paraguay, mediante las sajaduras en relieve que corren paralelas por su espalda, nos relatan la historia de sus hechos heroicos. Entre los Guaraníes tenemos también al Ava kuatia, el hombre pintado, y ese diseño y pintura significativa pasó a designar el papel.

    Antonio Ruiz de Montoya, en el Tesoro de la lengua guaraní, primer diccionario de esa lengua, elaborado a partir de los primeros contactos y publicado en Madrid en 1639, da cuenta en el lema kuatia, del ava ikuatia que significa "hombre pintado con varios colores". Ahora bien, la palabra kuatia ya se presenta con varios y diversos significados, en los cuales se entreveran el primitivo y primordial de cosa pintada y el ya "reducido" según la semántica colonial, como papel en el que se escribe: kuatia (-r-), escritura; papel; carta; libro, sin dejar de ser pintura y dibujo corporal. Que era su primera acepción. El soporte de esa pintura era sobre todo el cuerpo humano, pero había aparecido ahora con esos 'otros', asimilados a sus hechiceros, algo nuevo, otro modo de comunicación de mensajes, a través de otro soporte que no es la piel, sino el papel, en el que la palabra y su voz, un sonido, son pintados mediante rasgos, líneas y rayas. El papel soporta la huella de la voz. Pues bien, a través de una serie de mutaciones semánticas, como ñe'ẽ ikuatiáva, "la palabra pintada", el adjetivo se hace sustantivo para significar el papel y el libro, que serán llamados: kuatia.

    Es el gusto por la propia lengua. Y a veces el desprecio instintivo hacia otras lenguas, que por no entenderlas consideramos no lengua y las asimilamos a barbarie, a un "bababa" que los griegos endosaban a los que no eran de su lengua. Discriminamos al hacer que el otro se sienta bárbaro. 

    La lengua guaraní le parecía a Félix de Azara "ladrido de perros". Y por ladrido de perros se traduce hoy en el guaraní paraguayo el guahu, uno de los cantos sagrados de los Guaraníes. La semántica es huella y retrato de historia.

    Los contactos entre hablantes de diversas lenguas son posibles, porque se toma conciencia de que hay estructuras comunes de comunicación, aunque son diversas sus formas y su realización física. La comunicación es siempre física, sea a través de la voz u otros signos sensibles. Hay contactos de lenguas que se dan en contextos de guerra: el grito, el sapukái, el silbido de desaprobación, la pitada contra el Himno Nacional de España en la reciente Copa del Rey jugada en el Camp Nou de Barcelona.

    ¿Se puede cambiar de piel? Todos cambiamos de piel como cambiamos de voz con los años. Hay un hablar de niño y otro hablar de adulto; un hablar de mujer y otro de hombre. Hay hablas mujeriles, como en el guaraní. La voz nos delata. En el teléfono nos reconocemos por la voz.

    ¿Es posible vestir dos pieles alternadamente? Hablar dos lenguas es posible y lo que llamamos bilingüismo es deseable, pero no hay que confundir piel con ropa, que es segundo pellejo. Hay que desconfiar de los fáciles y engañosos bilingüismos. El auténtico bilingüismo es muy raro, aunque se da en casos especiales. Como madre hay una sola, así también hay una sola piel. Me hace dudar la persona que me dice que es enteramente bilingüe. Y son muy engañosos los programas de educación bilingüe –tal vez apenas lo que son intrasistemáticos, y aun así requieren un examen crítico–. Porque la piel permanece y nos traiciona; conocí a un jesuita, el director del archivo romano de la Compañía de Jesús en Roma, que hablaba diez lenguas, todas en francés. Por otra parte, aun cuando la lengua sea tenida por jerigonza y algarabía, como calificaban los jesuitas de la Misiones Guaraníes –el aragonés José Cardiel o el austriaco Martín Dobrizhoffer, por ejemplo– a la lengua de los paraguayos, era esa su lengua y había que respetarla.

    La lengua como frontera y como puente es otra manera de encarar la lengua como límite revelador y espléndido y como contacto de diálogo, pero también de agresión y de cambio. La lengua es en sí una revelación; "desnudas las cosas en sí las da vestidas de su naturaleza", como decía Montoya en su Tesoro de la lengua guaraní, de 1639. La lengua es separación y es contacto posible; es frontera y puente.

    ¿Qué tiene que ver todo esto con el territorio guaraní? Simplemente que la lengua es la piel del guaraní; es su identificación y es simplemente monstruoso lo que ha hecho el proyecto colonial desde los inicios y sigue haciéndolo hasta ahora, de obligar, mediante alicientes, subterfugios y amenazas a que los Guaraníes cambien de lengua, se despellejen; que el tigre se vuelva cordero. A Mickel Jackson le costó caro cambiar el color de su piel. Los sistemas de educación nacionales han gastado y gastan millones en ese intento. Es cierto que, si lo consiguen, acaban con el territorio guaraní, si es que lo pretenden.

    La colonia no llega nunca a la victoria plena mientras no haya conquistado la lengua del vencido hasta hacerla desparecer. 

    TEKO: MODO DE SER Y SISTEMA
    El niño y la niña al nacer caen en una tierra, en un hueco que lo acoge como nuevo seno, de cual poco a poco se levantará, como plantita que brota y crece, para no confundirse con la mera tierra. Al caer como semilla en la tierra, en realidad cae en un campo cultural, en un teko. Si yo tuviera que elegir una palabra en la cual esté sintetizada la lengua guaraní sería ésta, palabra de varias acepciones, tonos y relaciones. La traducción que da el jesuita Antonio Ruiz de Montoya, en su Tesoro de la lengua guaraní, de 1639, es la siguiente: "ser, estado de vida, condición, estar, costumbre, ley, hábito"; prácticamente, los indicadores que da la antropología moderna del concepto de cultura, tal como la definió dos siglos y medio después Edward B. Taylor en Primitive Culture (Londres 1871): "Cultura, tomada en su amplio sentido etnográfico, es un todo complejo que incluye conocimientos, creencias, arte, moral, leyes, costumbres, o cualquier otra capacidad o hábitos adquiridos por el hombre como miembro de una sociedad".

    Los sintagmas, calificaciones y frases a que da lugar el uso del término teko se extiende sobre unas veinte columnas del Tesoro, indicando la importancia y centralidad de este término y su uso en la vida. El teko es la noción que más acerca al esquivo concepto de identidad de las naciones.

    Este teko es una tríade en la que se comunican y relacionan el teko katu, el modo de ser auténtico, ley y norma tradicional, el teko porã, el buen vivir y el vivir bien, y el teko marangatu, el modo de ser religioso de creencias, canto y danza, con líderes espirituales y sabios. 

    TEKOHA
    Una superficie terrestre se vuelve espacio geográfico y territorio en la medida en que los lugares físicos ocupados se vuelven lugar de relaciones humanas, de cultura e imaginarios propios. Una tierra –yvy– se torna entonces espacio –tekoha– por obra cultural humana –teko–, que es el modo de ser particular vivido históricamente por un pueblo o nación; es el lugar donde somos lo que somos y queremos seguir siendo; es una cultura diferente de otra, con su propio dinamismo, respondiendo a los nuevos tiempos desde su propia matriz. Cada uno de los tekoha es diferente y, sin embargo, responde a un modo de ser identitario. Se forma, así, un ñande rekoha –nuestro espacio 'inclusivo'–, pues incluye a un grupo humano definido por lengua, cultura y economía, al mismo tiempo que excluye otros espacios donde hay gentes y culturas diferentes, frente a las cuales se hablará deore rekoha –nuestro espacio 'exclusivo' donde no están los "otros"–. El tekoha no es un espacio indefinido, aunque no esté marcado con mojones ni fronteras.

    En realidad, los Guaraníes del Paraguay habían vivido siempre en su tekoha, sin mayores interferencias. Para muchos tekoha esta situación se prolongó hasta bien entrado el siglo XX. Los ava de más de cincuenta años recuerdan siempre que había monte, y ahora no hay más. Que había animales del monte, que ahora no hay más.

    ¿Qué dicen los Guaraníes sobre su tierra y territorio? 

    LA TIERRA, LUGAR DE CULTURA
    Muchas palabras tienen significados especiales según la cultura en que aparecen. Una palabra tan simple como tierra no tiene el mismo significado en una cultura indígena o en una cultura colonial o capitalista. Yvy, dentro de modo de ser y vida guaraní, tiene un significado propio, aunque con matices de acuerdo con las historias y los modos de vida da cada pueblo, sea Mbyá, Pãi-Tavyterã, Avá-Guaraní o Aché.

    Cuando un Pãi-Tavyterã, por ejemplo, habla que la tierra es como el cuerpo, esa metáfora no es un recurso literario, sino un símbolo de vida práctica. Y así como usted no despedazaría el cuerpo de su madre, ni la vendería en pedazos, usted no va a carnear y vender el cuerpo de su madre tierra, de su hijo, de su hermano.

    Hay otras palabras como tekoha que ofrecen una construcción ideológica bastante diferente de la tierra. Si bien la tierra es el lugar que pisamos con nuestros pies, el sentido del tekoha –compuesto de teko– es "lugar donde estamos y somos lo que somos", es cultural; teko es "modo de ser, sistema, hábito, costumbre", conforme el significado que presenta el primeiro dicionário guarani de Antonio Ruiz de Montoya, Tesoro de la lengva Gvarani (Madrid, 1639).

    El tekoha es el lugar de nuestro sistema. Por eso, en general, el Guaraní no suele hablar del tekoha en la forma absoluta, sino siempre en la forma de genitivo, esto es, de posesión, de referencia. Ñande rekoha es nuestro lugar, es el lugar donde nosotros somos.

    ¿Tierra es lo mismo que yvy? ¿Es lo mismo que tekoha? Un Guaraní dará una traducción de esos conceptos como él los entiende. "Tierra es tekoha", responderá probablemente. Puede decir que es lo mismo porque él también, con toda razón, considera que nuestro pensamiento es su pensamiento y se estructura de la misma forma. En realidad, no es la misma cosa. Nuestro concepto de tierra no tiene la profundidad del pensamiento de ellos. Tratar de las tierras de los indios desde nuestro punto de vista, que sigue siendo colonial, es una aberración contra derecho. No es cuestión de dar o devolver tierras a los indígenas, sino de reconocer territorios indígenas.

    Volvamos a la palabra pueblo. No hay pueblo sin tierra, por lo menos en su origen. Y esto nos lleva a preguntar qué es la tierra para cada pueblo. En el caso guaraní, hay que reconocer que en la práctica el tekoha no puede darse sin algún tipo de territorialidad. Existen pueblos que se desenvuelven sin territorialidad. Es verdad; es el caso de los romaníes, llamados también gitanos, o del pueblo de Israel, que durante muchos años vivió sin territorialidad –aunque en estos casos crean en general territorialidades mínimas.

    TEKOHA, HISTORIA E IDENTIDAD
    Ese tekoha, lugar del ser, es también espacio de modo de ser histórico. No hay tekoha sin historia. ¿Qué historia?

    Una de las cosas que llama más la atención es la poca memoria que nosotros, los "civilizados", tenemos, o sea, nuestra incapacidad de recordar. Casi no recordamos nada de lo que oímos, y es que no lo hemos vivido con otros; recordar es haber vivido y escuchado. Sin embargo, cuando uno mira la propia vida personal, ve que las experiencias de las cuales hemos hecho memoria son mucho más creadoras de personalidad que los libros que uno leyó o las lecciones escolares. Es ahí donde nace la memoria histórica. El pueblo indígena continúa siendo un pueblo de memoria tradicional, porque no lee, y gracias también a que no lee la pseudomemoria de los "otros".

    Esos caminos de la memoria son muy importantes, pues son los que forman la tradición. En el Paraguay hay territorios con tradición; los hay también –en general, las tierras compradas o usurpadas recientemente, en los últimos treinta años– sin tradición. Un territorio tradicional puede continuar siéndolo aunque se interrumpa en él durante unos años la presencia de los guardianes de la tradición, pero al que volvemos en busca de nosotros mismos.

    Este es un concepto importante porque los nuevos y recientes propietarios suelen justificar la ocupación de territorios indígenas diciendo que los indios son nómades, ya que pasan de unas tierras a otras sin fijarse de modo definitivo en ninguna. Ahora bien, lo normal es que el pueblo indígena siga ocupando sus tierras tradicionales aunque sus pobladores se renueven y recambien. Los lugares tradicionales indígenas en el Paraguay tienen una ocupación continua de siglos y hasta milenios en algunos casos. Sociológica e históricamente, los nómades son los neoparaguayos que vienen de otros lugares y que expulsan a los habitantes tradicionales empujándolos a rincones de su propio territorio, y empleando incluso amenaza y engaño. La casi totalidad de las tierras del Paraguay están hoy en manos de recién llegados, que en algunos casos ni siquiera han llegado al país, pero tienen los papeles de las tierras usurpadas como bienes de capital anónimo.

    El sistema jurídico de propiedad privada tiene memoria corta; le falta sobre todo imaginación para ir a buscar los argumentos en favor de los territorios indígenas donde en realidad están; los derechos indígenas han sido sepultados en el olvido.

    Si el Estado no entiende esto, nunca podrá tener una política de territorio indígena, pero ni siquiera de territorio nacional. 

    TEKO PORÃ: FORMAS DEL BUEN VIVIR GUARANÍ, MEMORIA Y FUTURO
    Me permito hacer memoria de mis primeras experiencias de convivencia entre los Mbyá y Avá-Guaraní de Caaguazú y Alto Paraná. Era el año de 1969, cuando me torné aprendiz de antropólogo, guiado por don León Cadogan, el mejor conocedor no indio de la cultura guaraní en el Paraguay.

    Solía bajar del ómnibus o de algún camión que entraba al monte en busca de madera de ley o palmito y me iba a pie hasta encontrar el grupo de casas de una comunidad guaraní. Siempre fui bien recibido, menos cuando una vez un acompañante casual, sin que yo me diera cuenta supiera y sin el permiso de los Guaraníes, comenzó a sacar fotos.

    Desde el primer momento que entré el mundo guaraní quedé fascinado; escuchaba, observaba y participaba en cuanto podía de la vida guaraní, sobre todo de los rituales de su religión que me llenaban el espíritu de consolación y fuerza, que de hecho no encontraba tan intensamente en mi vida religiosa católica. Sin grandes lucubraciones, pasé a vivir esa especie de "bilingüismo" religioso en el que no había ni primera ni segunda lengua, primera ni segunda religión. Escuchar como niño que aprende los rudimentos de una nueva vida era mi única ocupación. Los Guaraníes, con mucha paciencia, desde entonces hasta ahora me educaron con métodos más humanos y efectivos que los ejercitados en la Universidad de Estrasburgo de la que acababa de salir en aquel año de 1969. Era doctor ¿En qué? ¿En ciencias religiosas, en filosofía? Mi único campo de investigación había sido la biblioteca, esa selva de libros con hojas de papel, a veces más ingrata, con sus secretos escondidos, y sin nadie a quien poder preguntar, casi todos eran autores muertos.

    La selva que conocí en ese año de 1969 estaba casi intacta, era todavía aquel ka'a marane'ỹ del que hablaba ya Montoya en su Tesoro de la lengua guaraní de 1639, casi cuatro siglos atrás: "monte de donde no se han sacado palos ni se ha traqueado [removido]", así como yvy marane'ỹ es "suelo intacto (que no se ha edificado)". De hecho este mismo adjetivo marane'y se traduce por "bueno, entero, incorrupto"; incluso por virgen: Tupãsy marane'ỹ, la Virgen Madre de Dios.

    Lo mismo puedo decir de las selvas de Amambay que empecé a recorrer y conocer por dentro desde 1972. En esas felices selvas se desarrollaba ese teko porã, que me cautivaba y asombraba, no sólo intelectualmente, sino también, y sobre todo como experiencia de vida. Estas notas biográficas se justifican, creo, porque el teko porã es vivencia y convivencia.

    El teko porã es un concepto que atraviesa la experiencia de vida de todos los Guaraníes que conozco y aun otros pueblos de la familia tupí-guaraní esparcidos durante más de dos tercios de la superficie de América del Sur. No es, pues, una filosofía de límites estrechos. Ya conocemos el significado de teko, como el registrado también por Montoya corresponde a: "ser, estado de vida, condición, estar, costumbre, ley, hábito". Entre las numerosas calificaciones que recibe el teko está el teko porã. Es un buen modo de ser, un buen estado de vida, es un "vivir bien" y un "buen vivir", más sentido que filosofado. Es un estado venturoso, alegre, contento y satisfecho, feliz y placentero, apacible y tranquilo. Hay buen vivir, cuando hay armonía con la naturaleza y con los miembros de la comunidad, cuando hay alimentación suficiente, salud, paz de espíritu. Es también identidad cultural plenamente poseída y libre de amenazas.

    De los primeros Guaraníes que fueron conocidos en 1504 en la costa del Brasil, dice el capitán francés Binot de Gonneville, que "esos indios son gente simple, que no piden más que llevar una vida simple, sin gran trabajo, viviendo de la caza y pesca y de algunas raíces que plantan". Este buen vivir lo describirá Ulrico Schmidl, que viene con la primera expedición que llega en 1537 al Ambaré, la Asunción de hoy:
    Ahí nos dio Dios el Todopoderoso su gracia divina que entre los susodichos Carios o Guaranís hallamos trigo turco [maíz] y mandiotín, batatas, mandioca poropí, mandioca pepirá, maní, bocaya y otros alimentos más, también pescado y carne, venados, puercos del monte, avestruces, ovejas indias, conejos, gallinas y gansos y otras salvajinas las que no puedo describir todas en esta vez. También hay en divina abundancia la miel de la cual se hace el vino; tienen también muchísimo algodón en la tierra.
    Sí, hubo tiempos de la divina abundancia que por cierto acabaron con la llegada de esos conquistadores parásitos y colonos egoístas y codiciosos, que sólo producen aquello que pueden acumular, enviándolo al exterior, sin preocuparse lo más mínimo del bienestar del prójimo, su conciudadano, si es que el dinero se rige por criterios de ciudadanía y de sana política.

    Desde muchos siglos antes existía una agricultura guaraní planificada y fecunda —se puede hablar incluso de una verdadera y auténtica ciencia agronómica—. Los Guaraníes no eran —ni son— nómades, sino agricultores y mejores productores de alimentos que los colonos que les sucedieron después, sin necesidad de privatizar tierras que producen para empobrecer; no se habían puesto en marcha todavía las fábricas de pobreza, que hoy conocemos, en las que hay que trabajar por salarios mínimos, o quedarse sin trabajo.

    El tekoha es hasta hoy para todos los guaraníes —sean ellos Mbyá, Avá-Guaraní o Paĩ/Kaiowá, en Argentina, Bolivia, Brasil o Paraguay— el lugar de teko, es decir, el lugar del ser, del hábito y de la costumbre, del sistema propio, de la familia y de la política, de la economía y la religión. Es lugar "donde somos lo que somos". Ese espacio físico y mental es la condición de posibilidad del teko porã del buen vivir; eso lo que la colonia se ha empeñado en destruir sistemáticamente mediante la usurpación de los territorios indígenas, destrucción ambiental, acumulación privada de bienes, desintegración del sistema social y secularización de los elementos de la vida religiosa.

    El conquistador europeo, cuando, empobrecido, se convirtió de mal grado en campesino, acabó por pedir prestados al guaraní esos conocimientos, y los reconoció como los más adecuados para cultivar esa tierra. Sólo los jesuitas reconocieron esta habilidad y sobre ella hicieron descansar el desarrollo de sus pueblos.
    De una u otra forma, a ese teko porã se refieren los pueblos guaraníes que lo vivían hasta hace apenas unos cuarenta años, y más concretamente desde que el Tratado de Itaipú y la agricultura mecanizada, en especial para el cultivo de la soja, trastocaron de manera definitiva y rápida las reglas del buen vivir y sus condiciones.

    En este punto se impone un inciso y alusión al sistema económico guaraní, que es parte esencial del teko porã

    JOPÓI: MANOS ABIERTAS UNO PARA OTRO
    El buen vivir que supone un territorio —y lo necesita— se manifiesta en un tipo de economía que los guaraníes han definido como jopói, y que no es sino la versión de la economía de reciprocidad tan extendida por todo el mundo y desde los primeros tiempos de la humanidad. Âge de pierre, âge de l'abondancel'économie des sociétés primitiveses el acertado título en francés de la obra de Marshal Sahlins, Stone Age Economics (1974), la economía más democrática que ha habido en el planeta.

    Al llegar y vivir aunque no sea más que unos pocos días en una aldea indígena de las selvas tropicales de nuestra América, una de las cosas que más llama la atención es el modo como administran lo que tienen y lo que producen, es decir, su economía.

    He tenido la suerte de poder convivir, no de modo continuo, es verdad, pero sí durante largas temporadas con Guaraníes de Argentina, Bolivia, Brasil y Paraguay. También con varios pueblos de la Amazonía legal, como los Rikbaktsa, los Iranxe, los Mynkỹ, las Kayabí, y algo menos con Nambikuára y Paressí, y sobre todo con los Enawené Nawé del río Juruena en el Brasil, contactados por primera vez en 1974, con quienes permanecí hasta 1981. En todos ellos domina en lo profundo de su modo de ser la economía de reciprocidad, por ella se definen, para ella trabajan y en ella viven.

    Los Guaraníes han condensado ese tipo de economía en una palabra extraordinaria: jopói. Su etimología se compone de tres elementos: jo, partícula de reciprocidad; po,mano; i, abrir: manos abiertas uno para otro, mutuamente. Hay mucha vida y mucha historia en ese jopói, que define un modo de estar en el mundo y una cultura, en la que la distribución e intercambio de bienes se hace no sólo de una manera justa, sino también digna, libre y alegre. Se es más feliz dando que recibiendo. Convidar y dar de comer y de beber al convidado es el centro de la fiesta guaraní.

    De ordinario, concebimos la economía como un proceso cuyo primer paso es la producción, el intercambio después y al fin la distribución, que en principio podría ser equitativa. Ahora bien, en las economías de reciprocidad que conozco la economía no comienza por la producción, sino por la fiesta, la distribución festiva de lo que se tiene, como don gratuito. La fiesta es la primera inversión, de la cual el crédito es el trabajo en común, en que se ponen todas las manos. Se produce para dar, y porque se ha dado se produce de nuevo para que el círculo de reciprocidad no se quiebre. El don llama al don, aunque no se está obligado a él. En realidad, el verdadero pobre no es el que no tiene nada para sí, sino el que no tiene nada para dar.

    La reciprocidad es una comunicación no sólo de cosas, sino de palabras, de cantos, de relaciones personales. El jo de la reciprocidad entra en los verbos más característicos de la comunidad: conversamos unos con otros, nos convidamos, nos amamos mutuamente. Por el contrario, la tacañería es el miedo a recibir, porque no se quiere dar.

    El proceso de trabajo y de producción está, en el Guaraní, no sólo condicionado, sino esencialmente determinado a reproducir el don; es decir, tiene en la reciprocidad, en eljopói, su razón práctica económica. De este modo, el convite y la fiesta, el "convite festivo", son el primero y el último "producto" de esta economía de trabajo. Sin reciprocidad no se entiende el trabajo guaraní, ni siquiera el individual. Potirõ, pepy, jopói son tres palabras sustanciales de la economía guaraní: manos juntas en el trabajo, convite y don, son apenas momentos de un mismo movimiento en el que el modo de ser guaraní se hace ideal y formalmente, pero no de un modo abstracto, sino en lo concreto de la producción de las condiciones materiales de su existencia, que nunca son de mera subsistencia y miran la excedencia y disponibilidad para continuar la producción.

    Contrariamente a lo que se piensa, aún hoy el potirõ, la minga, puxirão mutirão, como se dice en el Brasil, y el pepy, convite, se dan en sociedades guaraníes contemporáneas e incluso en sociedades rurales paraguayas y brasileñas, lo que confirma que las formas de trabajo guaraní no han muerto.

    Algunos hechos registrados en las crónicas jesuíticas aluden de manera directa a la relación entre trabajo en común y convite: "En viniendo de alguna caza o pesca y al tiempo de labrar sus chacras todos se juntaban a beber y emborracharse y en acabando el vino de una casa pasan a otra con muchos plumajes, muy pintados y adornados". El trabajo, en último término, es una forma de reproducir el don y el don es historia social, memoria y futuro.

    En términos más teóricos, decíamos con Dominique Temple, en el libro El don la venganza y otras formas de economía guaraní (Asunción, 2004): "La reciprocidad simétrica instituye la naturaleza del trabajo en otra dimensión, ya que la definición del hombre no es reductible aquí a lo biológico. Esta dimensión es la del hombre total, comprendido lo que lo específica, es decir, su naturaleza espiritual".

    En palabras de los mismos Guaraníes, esta forma de trabajo es, a fin de cuentas, tan humana, porque es "divina": tupã reko, un modo de ser, una costumbre, un hábito, un sistema divino, propio de Dios.

    El teko porã ha guiado el ideal de vida de los pueblos guaraníes del continente; es lo que ellos mismos dicen y recuerdan, en contraste con su situación actual, en la cual la desgracia, la destrucción del ambiente y el paisaje, las enfermedades, la dependencia de otras formas de vida moderna, en realidad más absurdas, injustas y denigrantes, se les imponen.

    La historia del Paraguay desde los tiempos coloniales hasta ahora sigue una tendencia tenebrosa que es precisamente la sustitución del tekoha, esos espacios de armonía ecológica, por la compra-venta de tierras en el mercado, que se ha afirmado sobre todo en los últimos años. Ahora bien, la extensión de latifundios, base económica de nuestros tiempos, no ha producido sino pobres; los "productores" no se sabe qué es lo que producen, pues ni siquiera pagan impuestos sobre las tierras que han privatizado para uso propio exclusivo ni tributan al Estado, por los graves daños que vuelcan sobre el país; en realidad, son productores de exilios, de masas de campesinos que se vuelven extranjeros en su propia tierra; productores de problemas que envían a las ciudades, productores de incultura y desintegración social —el paraguayo medio tiene mucho menos cultura que los indígenas, pues éstos tienen una estructura, un teko más firme y consistente—; por desgracia, la educación de las sociedades rurales y operarias va a la deriva, perdido el norte de un teko porã, que va despareciendo de su horizonte.

    La eliminación sistemática de los tekoha indígenas es el paso estratégico fatal para impedir que haya un teko porã, no sólo para los indígenas, sino para toda la población del país.

    Por todo eso, el teko porã guaraní no es solo memoria de un pasado nostálgico e idílico, sino proyecto de futuro, mediante el cual pensamos y decimos lo que queremos ser, y ya lo comenzamos a ser: es memoria de futuro. Y lo es para todos, pues es un buen vivir universal. Ese teko porã es posible y el buen vivir es todavía utopía que tuvo y puede tener lugar. El teko porã es el modo bueno y posible para vivir hoy y en el futuro.

    ÑE'Ẽ HA ÑEMBO'E: PALABRA Y HACERSE PALABRA
    El complejo de apyka, avapire, teko, tekoha teko porã no es una relación natural ni tampoco una idea abstracta aplicable a todos los lugares y culturas por igual. La naciones que salieron de las independencias del siglo XIX en su intento de homogeneizar poblaciones y estados han querido imponer una educación para todos, que resulta en la mayoría de los casos absurda y ridícula, al perseguir resultados discriminatorios en el uso del lenguaje y el poder.