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Capital Celluloid 2019 - Day 337: Tue Dec 3

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Soleil O (Honda, 1967): BFI Southbank, NFT2, 8.30pm


An assured feature debut by Med Hondo, displaying a bravura exploration of form and theme, this is part of the ‘Africa from the Seine’ season (full details here) and can also be seen on December 6th (full information here). Tonight’s screening is introduced by Kunle Olulode of VOICE4CHANGE.

New York Times review:
The Mauritanian director Med Hondo’s bitterly insightful, artistically freewheeling 1970 film begins with an antic sketch of the European colonization that subjugated and impoverished Africans. It depicts, with sardonic fury, the adventures of an unnamed young African man (Robert Liensol) who arrives in Paris and, with naïve optimism, seeks his fortune among his colonizers. He considers himself at home in France, but soon discovers the extent of his exclusion from French society. Facing blatant discrimination in employment and housing, he and other African workers organize a union, to little effect; seeking help from African officials in Paris, he finds them utterly corrupt and unsympathetic. Making friends among France’s white population, he finds their empathy condescending and oblivious, and his sense of isolation and persecution raises his identity crisis to a frenzied pitch. Hondo offers a stylistic collage to reflect the protagonist’s extremes of experience, from docudrama and musical numbers to slapstick absurdity, from dream sequences and bourgeois melodrama to political analyses. Hondo’s passionate, wide-ranging voice-over commentary, addressing the hero in the second person, blends confession and observation, aspiration and despair, societal and personal conflicts.
Richard Brody

Here (and above) is the trailer.
          

Mauritania Independence Day Message

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Washington, DC - On behalf of the United States, I congratulate the people and Government of Mauritania on the occasion of your 59th Independence Day.


          

Nella città dove partono i migranti

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Tambacounda, nella savana senegalese, è un hub per i giovani che puntano a partire per l’Europa. Alcune realtà legate ai salesiani li informano dei rischi e cercano di offrire loro un’alternativa

«Ah, ça c’est l’Afrique traditionnelle!», «Questa è l’Africa tradizionale!». Con queste parole gli stessi senegalesi si riferiscono alla città di Tambacounda, situata a 500 chilometri a est di Dakar. Una volta per arrivarci si usava il treno perché la ferrovia univa la capitale senegalese a quella del Mali, Bamako. Perfino il giornalista polacco Ryszard Kapuscinski vi fece tappa nel corso delle sue peregrinazioni in Africa. Ora il treno non c’è più e la fatiscente stazione è l’unica attrazione turistica di Tamba, come tutti qui chiamano la città in mezzo alla savana senegalese.

Ancora oggi però questo resta un importante crocevia, soprattutto per chiunque voglia lasciare il Senegal. E per i giovani locali la voglia di partire è molta, perché a Tamba e dintorni purtroppo le opportunità lavorative sono scarse. Per farsi un’idea della condizione di disagio che vivono le nuove generazioni, basti pensare che circa il 90% delle attività lavorative in Senegal sono informali. A ciò si aggiungono le pressioni della famiglia. La decisione di andarsene, infatti, non è quasi mai presa individualmente, al contrario: partire, per l’Europa o per uno Stato confinante, è ormai quasi un rito di passaggio obbligato. Il desiderio di realizzarsi, il bisogno di sfuggire alla precarietà, la ricerca di un lavoro migliore e l’ambizione di poter provvedere alla propria famiglia come già fanno altri migranti sono tutti fattori che alimentano la smania di affrontare il viaggio.h, ça c’est l’Afrique traditionnelle!», «Questa è l’Africa tradizionale!». Con queste parole gli stessi senegalesi si riferiscono alla città di Tambacounda, situata a 500 chilometri a est di Dakar. Una volta per arrivarci si usava il treno perché la ferrovia univa la capitale senegalese a quella del Mali, Bamako. Perfino il giornalista polacco Ryszard Kapuscinski vi fece tappa nel corso delle sue peregrinazioni in Africa. Ora il treno non c’è più e la fatiscente stazione è l’unica attrazione turistica di Tamba, come tutti qui chiamano la città in mezzo alla savana senegalese.

Al giorno d’oggi le principali rotte di percorrenza sono due: una che da Dakar porta in Mauritania e poi in Marocco e un’altra che da località come Tambacounda si inoltra nella regione del Sahel: Mali, Niger, Libia e – se si è sopravvissuti fin qui – forse Mediterraneo ed Europa.

Chi riesce ad arrivare a destinazione viene osannato da chi resta a casa, e comincia un circolo di “dipendenza da rimesse”. Secondo i dati del ministero del Lavoro italiano, nel corso del 2017 sono stati inviati in Senegal circa 309 milioni di euro, pari al 7,5% del totale delle rimesse: una quota che rende il Senegal il primo Paese africano di destinazione di denaro in uscita dall’Italia. Tuttavia la maggior parte di questi soldi non viene reinvestita in loco, ma viene utilizzata per ostentare il miglioramento della propria situazione economica ora che un membro della famiglia è all’estero. E così il senso di deprivazione alimenta senza sosta il desiderio di emigrare in chi rimane, generando un circolo vizioso che sembra solo destinato a peggiorare nei prossimi anni con l’aumento esponenziale della gioventù africana. È in questo contesto che l’ong Vis – Volontariato internazionale allo sviluppo – ha da poco più di un anno avviato il progetto “Vivre et réussir chez moi”, “Vivere e riuscire a casa mia”, finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo. Presente in Senegal dal 2015 e con prospettive di espansione anche in altri Paesi dell’Africa occidentale, il Vis nasce per dare supporto alle opere dei padri salesiani nel mondo. Gli uffici di Tambacounda si trovano infatti proprio a fianco della residenza dei padri di Don Bosco, i quali da 35 anni dirigono il centro di formazione professionale che offre corsi di meccanica auto, elettricità e gestione macchine agricole. In quest’ultimo ambito il centro offre dal 2012 un corso pilota in energia solare per restare al passo con i tempi e meglio rispondere alle esigenze del territorio. L’offerta formativa tiene infatti in considerazione la realtà della regione, che è ancora prevalentemente agricola. In più è proprio all’incrocio delle strade che dal Mali, dalla Guinea e dal Gambia portano a Dakar, quindi molti giovani che si ritrovano qui sono anch’essi migranti, ma provenienti dai Paesi confinanti.

“Il suffit que vous soyez jeunes pour que je vous aime”, “Basta che siate giovani affinché io vi ami”, sono le parole che si leggono uscendo da uno dei centri di formazione professionale. Le attività del progetto si strutturano lungo due direttrici principali. Da una parte ci sono le iniziative di sensibilizzazione all’interno della campagna “Stop tratta” (programma nato da una collaborazione tra Vis e Missioni Don Bosco) che mirano a spiegare il pericolo di finire nel meccanismo della tratta di esseri umani e i rischi di affrontare il viaggio per l’Europa in generale. I cooperanti di Vis ci tengono a precisare che lo scopo delle attività non è impedire forzatamente che i giovani emigrino, ma renderli consapevoli delle sfide che devono affrontare se decidono di intraprendere il viaggio. Allo stesso tempo si cerca di fornire informazioni dettagliate a chi cerca lavoro e dare una panoramica completa sulle opportunità esistenti in Senegal.

Dall’altra parte il Vis supporta le scuole dei salesiani e in questo campo le attività cercano di affrontare il problema della disoccupazione giovanile attraverso il  miglioramento dell’offerta formativa. A partire dalla rimessa a nuovo di un centro di formazione professionale abbandonato nella cittadina di Missirah (a meno di un’ora di macchina da Tamba), che prevede la collaborazione dell’Institut Polytechnique Panafricain di Dakar e la facoltà di architettura dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, in una forma di sinergia internazionale per lo sviluppo che potrà costituire un modello. Poi si passa ai seminari che cercano di mettere allo stesso tavolo i direttori dei centri di formazione professionale, le imprese della regione e gli attori istituzionali che si occupano di gioventù in Senegal per affrontare il  

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CAF CC: Pyramids earn tough away victory at Enugu

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Pyramids FC have gotten off on the right foot in the CAF Confederations Cup group-stages with an away victory at Enugu Rangers. The Egyptian club is placed in group A alongside compatriots Al Masry, Mauritania’s FC Nouadhibou, Enugu Rangers of Nigeria. Things didn’t start well for Pyramids at the Enugu Rangers Stadium as after 28 […]

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Jan 01, Mauritania: New Year's Day

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New Year's Day is a public holiday in all countries that observe the Gregorian calendar, with the exception of Israel. For more information on this holiday, visit the link.
          

El “yo voy al Sahara” de los cooperantes, el rotundo mensaje al Ejecutivo español. La alerta terrorista no frena el viaje de 500 españoles para apoyar a los refugiados saharauis

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SPS 29/11/2019 - 16:33
Chahid El Hafed (Campamentos de la Dignidad), 29  de noviembre de 2019 (SPS)-. Las supuestas amenazas de seguridad en la zona y las advertencias a los ciudadanos españoles   no han mermado la firme decisión de viajar a los Campamentos  de la Dignidad.
“Yo voy al Sahara”,  es el lema de  ONGs, cooperantes y mundo solidario internacional y a  la vez un mensaje al Gobierno de España y sus cómplices de que los Campamentos de Refugiados Saharauis  siguen siendo tan seguros, tan dignos y afables desde hace 40 Años.
Las alegaciones del Titular español en complicidad con su homólogo marroquí no han servido para impedir que decenas de cooperantes, simpatizantes, delegaciones y familias de acogida visiten a los campamentos.
Las falacias, el chantaje no  han podido doblegar la moral del mundo solidario que cada vez es más numeroso y nuestra causa gana más simpatizantes en todo el mundo por la simple razón, de que es justa y noble.
Por estas fechas, centenares de extranjeros entre delegaciones, cooperantes, ONGs y familias de acogida  visitan los  campamentos para pasar unos días con el pueblo saharaui para  conocer sus tradiciones, costumbres, disfrutar de su hospitalidad ,pasar unos días inolvidables con unos refugiados que lo poco que tienen ,te lo ofrecen como  muestra de cariño y  solidaridad.
Muchas familias de acogida, mayoritariamente españolas pasan la Navidad, la Noche Vieja y el Fin de Año en compañía de familias saharauis.
Mientras muchos prefieren pasar sus  vacaciones en Cancún, en el Caribe y en zonas lujosas, estas familias lo pasan con familias saharauis en condiciones bastante difíciles, lejos de las comodidades. Sus regalos de Navidad son el calor humano, la solidaridad y la hermandad. Vienen a los campamentos porque saben que son seguros.
Rompiendo con el paradigma de las alegaciones del Titular de Exteriores español, se espera que centenares de extranjeros visiten los Campamentos de Refugiados Saharauis, en particular esta noche llega un vuelo Chárter con vascos y andaluces.
Para que  Exteriores español tenga una idea de la magnitud del apoyo a los saharauis:400 extranjeros miembros de partidos, asociaciones, sindicatos y comités de solidaridad con el pueblo saharaui se dieron cita en la 44ª EUCOCO  que tuvo lugar en Vitoria-Gasteiz, 22 y 23 de noviembre de 2019 y que unánimemente ha reiterado su apoyo a la autodeterminación del pueblo saharaui, responsabiliza a España de todos los sufrimientos de los saharauis, condena las graves y continuas violaciones de los DD.HH en las Zonas Ocupadas, pide que se ponga fin al saqueo y pillaje de los recursos naturales  saharauis y por último reiteran su respaldo al POLISARIO como único  y legítimo representante del pueblo saharaui.
Muchos de los que tomaron parte en la conferencia EUCOCO han estado no una sola vez, sino varias y aconsejan visitar los campamentos saharauis por las ricas experiencias que aportan a los viajeros.
Así que las lamentables declaraciones del exministro de Asuntos Exteriores y próximo alto representante de la Unión Europea para Política Exterior y de Seguridad, Josep Borrell, no tienen fundamento y son sólo puras suposiciones. En ese sentido el  Gobierno Saharaui en un comunicado dado a conocer este jueves  desmiente tales planteamientos y exige a España que asuma su responsabilidad política, legal y moral para poner fin al proceso de  descolonización del Sáhara Occidental en lugar de sembrar la confusión  y continuar perjudicando a un pueblo indefenso.
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*Fuente: ElDiario.es Sonia Moreno  - Tánger (Marruecos). 29/11/2019
"Mojtar está como loco esperándome", dice a eldiario.es Eva María desde Extremadura. Este sábado vuela rumbo a los campamentos saharauis en Tinduf (Argelia) para visitar al niño que acoge cada verano, a pesar de la "alarma de riesgo inminente de atentado contra españoles" que difundió el Gobierno este jueves.
Eva María tiene 47 años, es técnico social y desde que murió su madre decidió acoger a un niño saharaui durante los veranos. Con el programa 'Vacaciones en Paz' viaja este sábado a Tinduf, por segundo año consecutivo, para pasar unos días con la familia de Mojtar en Smara.
La alerta terrorista no va a frenar a más de 500 personas, el 99% de nacionalidad españolas, que como Eva viajarán esta semana a los campamentos de Tinduf, en el sur de Argelia, para visitar a las familias de los niños saharauis que acogen todos los veranos en el programa 'Vacaciones en Paz'.
Los españoles planean desplazarse desde Navarra, el País Vasco, Castilla La Mancha y Murcia, entre otras comunidades autónomas, a pesar del aviso del gobierno español ante el peligro de un posible atentado en los campamentos saharauis. Solo un 2% de las visitas programadas para las fiestas de la Constitución y la Inmaculada se han dado de baja, de acuerdo con la información proporcionada por la Coordinadora Estatal de Asociaciones Solidarias con el Sáhara (CEAS-Sahara).
Eva María reconoce que la noticia de la alerta fue "un mazazo". "Estuvimos inquietos el jueves, pero en ningún momento dudamos entre ir o no", confiesa. A pesar de que lleva dos días atendiendo llamadas y contestando mensajes de familiares y amigos que le piden "cautela".
"Te das cuenta que gente, que está tirada en el peor sitio del mundo, se puede quedar sin la mínima ayuda que se les puede prestar", reflexiona la mujer.
Desde el Gobierno, nadie les informó, pero "los saharauis nos han dicho que no nos preocupemos, que ya sabemos cómo es la seguridad en los campamentos, y que quizás ahora se iba a reforzar más", explica.
"Las familias en los campamentos no sospechan siquiera de que haya una duda sobre nuestro viaje. Están esperándonos. Muchos de ellos se han enterado por nosotros", dice Eva. De su grupo de 80 personas, "cinco se han dado de baja, unos por enfermedad y otros por miedo", puntualiza.
La ayuda al pueblo saharaui va más allá del programa 'Vacaciones en paz': hay recogida de material escolar para los campamentos, comisiones de médicos que emprenden campañas sanitarias, y estudiantes de las universidades que realizan prácticas durante el verano. La alerta terrorista decretada pone en riesgo todos estas ayudas y amenaza esa colaboración solidaria de miles de españoles que de manera periódica y regular viven en los campamentos.
"Es un apoyo moral muy grande para la gente que está allí tanto tiempo; y también de ayuda material, les llevan aceite, ropa, y cosas que necesitan", aseguró a eldiario.es José Taboada, presidente de CEAS-Sahara. Un grupo de 70 alumnos de Elorrio (Vizcaya) sí han cancelado el viaje por petición de sus padres, según comunicó a EFE la delegación del Frente Polisario en el País Vasco.
Para Taboada, "es una amenaza que se ha utilizado por parte de Marruecos en otras ocasiones, pero nosotros damos plena seguridad a la gente de que los saharauis controlan la situación y no va a pasar nada". El activista destaca haber regresado hace escasas semanas del Festival Internacional de Cine FiSahara: "Allí está todo tranquilísimo, más que nunca; así que seguimos".
Los visitantes extranjeros cuentan con escolta militar
Además, detalla que "Malí y Níger están en el otro lado de los campamentos", y añade que "la seguridad está reforzada con un cinturón argelino, un cinturón saharaui y un cinturón de la gendarmería". Para Taboada, "han querido crear, otra vez, una desconfianza en la seguridad".
En todo caso, los visitantes extranjeros cuentan con escolta militar de las fuerzas de seguridad argelinas y saharauis. "Estamos vigilando y asumimos nuestras responsabilidades en cuanto a la seguridad de la zona",  afirma en declaraciones a este medio el enlace del gobierno de la República Árabe Saharaui Democrática (RASD) con la Misión de la ONU para el Sáhara Occidental (MINURSO), M'Hamed Jadad.
"Durante 28 años, observadores militares de más de 30 nacionalidades han vivido en los territorios liberados bajo nuestra protección, la inteligencia saharaui. Mientras ha habido atentados y rehenes por doquier en la zona, nosotros hemos preservado la seguridad en el área que controlamos, lo que Marruecos no ha podido hacer en la parte que ocupa", refiriéndose al Sáhara Occidental.
Los cooperantes seguirán
En la actualidad, en los campamentos trabajan alrededor de un centenar de italianos, franceses, americanos, y españoles (la mitad) de diversas ONG con proyectos de cooperación. "Desde aquí se ve desde otro punto de vista. Las personas que se encargan de nuestra seguridad, los servicios de inteligencia argelinos, el Polisario, y el departamento de Seguridad de Naciones Unidas nos dicen que no hay nada que temer en cuanto a la alerta que está difundiendo el Gobierno español", asegura a eldiario.es Miguel Ángel Martínez. Desde hace 14 meses, es el coordinador de la ONG Solidaridad Internacional Andalucía en los campamentos de refugiados de Tinduf, donde se encargan de abastecer el agua a la población.
Mantienen los protocolos de seguridad que requiere un contexto como este, pero insiste en que "la verdad es que no ha cambiado nada desde que nos han dado la alerta. Tenemos reuniones de seguridad constantes, pero nos aconsejan que seguimos con nuestra activistas siempre cumpliendo los protocolos de seguridad que tenemos establecidos por trabajar aquí".
Tras dos días de consultas bilaterales y multilaterales con las autoridades saharauis y argelinas, Médicos del Mundo ha decidido "mantener en el terreno al equipo de profesionales necesario para dar continuidad a las operaciones, de modo que las actividades no queden interrumpidas", según han informado en un comunicado.
Por su parte, tras la alerta terrorista, los cooperantes españoles de Cruz Roja se desplazaran de Tinduf a otra zona de Argelia, aunque seguirán trabajando en los campamentos con personal local, según ha explicado un colaborador saharaui de la organización. Desde Madrid no han querido confirmar esta información a este medio por razones de seguridad.
También continúan en la zona las organizaciones de Naciones Unidas, así como Mundobat, que ya permaneció en los campamentos tras otro aviso de seguridad declarado en la zona en 2012. "El personal expatriado continuará cumpliendo sus funciones", han comunicado, por lo que mantienen los viajes previstos para los próximos días.
"Esta alarma es una conspiración"
El Gobierno español no se puso en contacto con las autoridades de la RASD para informar de que sospechaban de una posible amenaza de un atentado del estado islámico contra españoles en la zona. "Llevamos 44 años en la zona, con una política social en el campo religioso y en la igualdad de las mujeres; nunca ha habido un atentado, así que me atrevería a decir que esta alarma es una conspiración", lamenta Jadad.
A las puertas del XV Congreso del Frente Polisario, previsto del 19 al 23 de diciembre en Tifariti, Jadad no pierde el sueño: "Al coincidir con las fiestas de Navidad, las invitaciones se centran en ciudadanos de Mauritania y Argelia". De todos modos, lamenta que "no haya sido suficiente el boicot político de Francia y España, y la disminución drástica de la ayuda humanitaria; ahora hay que buscar el desprestigio, y meter el terrorismo…".
Por su parte, las organizaciones solidarias con el pueblo saharaui seguirán adelante con el proyecto 'Amanece, un nuevo año en el Sáhara', en el que cincuenta españoles pasarán el fin de año con los saharauis del 28 de diciembre al 3 de enero, y con el 'Sahara Maratón' en el mes de febrero.
En referencia a los ciudadanos españoles que mantienen su decisión de viajar al país, el ministro de Interior en funciones, Fernando Grande-Marlaska ha explicado las razones que motivaron a activar la alerta terrorista. "Hay una zona de riesgo. por la desestabilización de Malí principalmente, y eso conlleva a que el Gobierno español, dentro de lo que le corresponde, prevenga de una forma cierta a nuestro ciudadanos que no es una zona que a día de hoy pueda considerarse segura, sino una zona de una determinada inseguridad y pedimos a nuestros ciudadanos la preocupación y la prevención necesarias antes de viajar a esa zona", ha indicado Grande-Marlaska a la salida de la reunión con su homólogo argelino el jueves por la mañana en Argel.
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Chahid El Hafed (Campamentos de la Dignidad), 30  de noviembre de 2019 (SPS)-. Contra todo lo pronosticado por las declaraciones del Ministerio de Exteriores Español y contra la advertencia a sus ciudadanos de una amenaza inminente que no existe, llegó esta madrugada  al Aeropuerto de Tinduf un vuelo con decenas de Solidarios y cooperantes  españoles para visitar los campamentos saharauis.
La llegada de este vuelo es una respuesta clara al  Ministerio de Relaciones Exteriores español que en complicidad con su homólogo de la ocupación han maquinado falacias y han pretendido chantajear y minar la imagen de unos campamentos que la propia España  sabe a ciencia cierta, que fueron, son y serán unos campamentos dignos y seguros .
El viaje incluye 60 activistas solidarios, quienes enfatizaron que las declaraciones del Ministerio de Relaciones Exteriores español eran infundadas y que los campamentos  de refugiados estaban seguros sin  amenaza alguna.
La delegación de simpatizantes con la causa saharaui cuestionó las declaraciones del jefe de la Diplomacia española y se preguntaron por qué fueron  advertidos para no viajar a los campamentos, y  no fueron advertidos contra el viaje a Marruecos, donde fueron asesinadas  dos europeas.
El Gobierno Saharaui y el Frente POLISARIO en un comunicado dado a conocer este jueves  desmienten  tales planteamientos y exigen a España que asuma su responsabilidad política, legal y moral para poner fin al proceso de  descolonización del Sáhara Occidental en lugar de sembrar la confusión  y continuar perjudicando a un pueblo indefenso.

          

El jefe de la diplomacia de la República Saharaui es recibido por el presidente de Mauritania, el Sr. Mohamed Uld Ghazuani

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Poemario Sahara Libre, 27/11/2019
Fuente: Agencia de prensa saharaui, SPS
El jefe de la diplomacia de la República Saharaui Mohamed Salem Uld Salek es recibido por el presidente de Mauritania, el Sr. Mohamed Uld Ghazuani.
Nouakchott (Mauritania), según una noticia difundida el sábado 22 por la agencia oficial de la República Saharaui  (SPS)-.  El Ministro de Relaciones Exteriores, Mohamed Salem Uld Salek fue recibido el 22 de noviembre como Enviado  del Presidente de la República Saharaui, el Sr.  Brahim Ghali, por el  presidente mauritano Mohamed Ould Ghazouani, en el Palacio Presidencial de Nouakchott.
La agencia dijo que el enviado del Presidente de la República Saharaui, en declaraciones a la prensa mauritana declaró: "estoy agradecido al excelentísimo Presidente Mohamed Ould Cheij Ghazouani por recibirme, donde le entregué un mensaje de su hermano, el Presidente de la Republica Saharaui el Sr. Brahim Ghali, misiva sobre las relaciones bilaterales y los últimos progresos en el conflicto del Sahara Occidental".
La República Saharaui a través de este alto emisario de la dirección política saharaui entiende que la República Islámica de Mauritania tiene un papel que desempeñar en la paz y la estabilidad en la región. La fuente dijo que los pueblos saharaui y mauritano comparten la lengua, tradiciones, religión  y son afines a los mismos intereses: la justicia y el respeto de las fronteras, y por la fraternidad y la cooperación entre los pueblos de la región. El dirigente saharaui y jefe de su diplomacia declaro a la prensa Mauritania, “Respetamos y apreciamos al pueblo mauritano y aspiramos a una cooperación efectiva para la paz y el desarrollo en la región”.

          

Gambara- EITB Radio. El recorrido del Sáhara Occidental con Jira Bulahi y Alí Salem Iselmu

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Repasaremos, a través de la trayectoria de Jira Bulahi y Ali Salem Iselmu, la historia, el recorrido del Sáhara Occidental.
Repasaremos, a través de la trayectoria de Jira Bulahi y Ali Salem Iselmu, la historia, el recorrido del Sáhara Occidental.
Escuchar el audio AQUÍ
Estos días se celebra en Vitoria-Gasteiz “Eucoco”, la Conferencia Europea de Apoyo y Solidaridad con el Pueblo Saharaui. El Sahara Occidental es un territorio, rico en fosfatos de calidad, no en vano allí se encuentra el yacimiento más importante del mundo de estos minerales, bañado por el océano Atlántico y por el desierto. Fue colonizado por España que en 1975 se marchó de allí en la famosa Marcha Verde, cortando de raíz un proceso regulado de descolonización que iba en contra de la legislación internacional.
Este corte supuso que parte del Sahara fuera ocupado por Marruecos y otra parte por Mauritania. El Frente Polisario trata desde entonces de terminar con la ocupación para que los saharauis puedan abandonar los campamentos y pueda reconocerse la República Árabe Saharaui Democrática como un Estado, una entidad que reconocieron 85 países, aunque algunos han cancelado ese reconocimiento a la espera de un referéndum que la misión de Naciones Unidas en el terreno esperaba que fuera celebrado en 1992 y que nunca tuvo lugar.
En Ganbara de Cerca de Radio Euskadi y Radio Vitoria charlamos con Jira Bulahi y Ali Salem Iselmu.
Jira Bulahi es Ministra de la República, titular de Formación Profesional, Función Pública y Empleo. Delegada del Frente Polisario en España, la primera mujer en ser nombrada para este cargo. Es ingeniera de profesión. Nació en El Aiun y siendo una niña formó parte de las familias que huyeron tras la Marcha Verde.
Ali Salem Iselmu es poeta, es periodista y escritor nacido en el Sáhara, pero también, como Jira, niño de exilio. Como Jira, también se formó en Cuba, como muchas personas que han acudido a la isla en virtud de las relaciones de apoyo tejidas entre ambos. Ali Salem vive en Vitoria desde hace años. Sigue publicando títulos, como un poemario como “La Música del Siroco” o “Un beduino en el Caribe” traducido al euskera.

          

The Best Way to End Modern Slavery? Enable Legal Migration

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For many people around the world, the fact that December 2 is celebrated as the International Day for the Abolition of Slavery may seem like an archaic throwback. After all, the days of the trans-Atlantic slave trade are long over, and in 1981 the African nation of Mauritania became the last country in the world…
          

Helicopter collision kills 13 French troops in Mali

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Thirteen French soldiers have been killed in a helicopter collision during an operation against jihadists in Mali, the French president's office says.

President Emmanuel Macron expressed "deep sadness" over the biggest single loss of life for the French military since the 1980s.

An investigation has begun into how the two helicopters hit each other.

Thousands of French troops have been deployed in Mali since 2013 after militants overran parts of the north.

Mali's army has since recaptured the territory but insecurity continues and the violence has spread to neighbouring countries.

France now has 4,500 troops deployed to support the forces of Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso and Chad against the jihadists.

French Defence Minister Florence Parly vowed that her country would not turn its back on the fight against terrorism after the deadly collision.

"We fight alongside our partners and brothers-in-arms from Mali, Niger and Burkina Faso to together give these countries the peace and stability to which their people aspire," she said.

What do we know about the collision?

It happened in darkness around 19:40 local time (also GMT) on Monday near the borders of Burkina Faso and Niger where the aircraft were reinforcing ground troops who were pursuing militants, the French military says.

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A French Cougar helicopter 

A Tiger attack helicopter hit a Cougar military transport mid-air as it manoeuvred to engage the militants, who were fleeing on motorbikes and in pick-up trucks.

The two aircraft crashed not far from each other, killing everyone on board including six commandos and an officer.

Lt Pierre Bockel was killed in the incident

Among the dead is the son of French Senator Jean-Marie Bockel, Pierre, who was a lieutenant.

How big a blow is this for France?

"These 13 heroes had only one goal: to protect us," President Macron wrote in a tweet. "I bow my head to their loved ones and comrades."

A minute's silence was observed at the National Assembly in Paris.

French MPs honoured the dead

Condolences were sent to President Macron from his Malian counterpart Ibrahim Boubacar Keita and Burkina Faso's President Roch Marc Christian Kabore.

"The loss is heavy but the peoples of the Sahel share your bereavement," President Keita said.

It is the heaviest toll in a single incident since 1986 when a French sea surveillance plane crashed into a mountain in northern Djibouti with the loss of 19 soldiers.

In total, 41 French soldiers have been killed in Mali since the country first intervened.

An officer, Brig Ronan Pointeau, was killed earlier this month after an explosive device detonated near his vehicle.

The brunt of the violence though is faced by local forces and civilians. An attack on a northern military post this month left 53 Malian troops dead.

Who are the militants?

Both the Islamic State (IS) group and a branch of al-Qaeda called Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) are active in the region.

Under the name of its so-called West Africa Province, IS operates in Mali, Nigeria, Niger and Burkina Faso.
It claimed major attacks on the Malian army this month as well as several small-scale attacks on French forces in Mali and Niger.

JNIM, which operates mainly in Mali but also Burkina Faso, has claimed attacks on UN, French and Malian forces but singles out France as its main enemy.

 


          

CAFCC: Big Spender And Debutants Pyramids FC Hope To Add To Rangers Woefulness In Enugu

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BY: OLATOYE OLAWALE

After a dream start to their maiden continental campaign with the highlight being a place at the lucrative group stage, Egyptian debutants Pyramids will kick off their group stage campaign away to Nigeria’s Rangers in Enugu.

Last year’s revamp saw Pyramids, founded in 2008 under the name “Al Assiouty Sports” metamorphosing from Egyptian Premier League minnows to big spenders, after Emirati businessman Salem Al Shamsi acquired ownership of the prominent Egyptian football club. 

Al Shamsi, who was previously the club’s vice president, takes over from Saudi General Entertainment Authority chairman Turki Al Sheikh.
Their first season under the new name “Pyramids FC” ended in a third place finish in the Egyptian top flight, that earned them a place in this season’s Total CAF Confederation Cup.
With the help of experienced players, led by former Al Ahly playmaker Abdullah Elsaid, Ghanaian hitman John Antwi and Burkinabe Eric Traore, Pyramids entered their first ever continental adventure by recruiting ex- Uganda coach Sebastien Desabre to guide them banking on his knowledge of the African game.
The Frenchman guided the debutants to overcome the hurdles at Congo’s Etoile du Congo, Algeria’s CR Belouizdad and Tanzanian giants Young Africans to reach the group stage, with an impressive record of five wins and a draw in six matches, including three away victories.
And they are inspired by their impressive away record as they visit the Nnamdi Azikiwe Stadium in Enugu this Sunday, as Group A of the CAF Confederation cup group stage kicks off, with fellow Egyptian outfit Al Masry and fellow debutants Nouadhibou of Mauritania completing the group.

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Rangers enjoyed a preliminary round bye, before defeating Gabon’s AS Pelican and Togo’s ASC Kara on their way to the group stage, where they are looking to do better than last season when they failed to qualify for the quarterfinals.
Having won their previous two home games, Rangers will hope this form carries on to start the group stage on a positive note after appointing former Nigeria coach Salisu Yusuf days ahead of the clash as directed by the football federation for technical support.
Yusuf, who guided Nigeria to a runner-up spot at the Total African Nations Championship in Morocco in 2018 replaces Benedict Ugwu, who was shown the exit door after a 2-0 loss to newly promoted Akwa Starlets in the Nigerian top flight at the weekend.
Full Fixtures
Group A
  • Nouakchott Nouadhibou (Mauritania) vs Al Masry (Egypt)
  • Enugu Rangers (Nigeria) vs Pyramids (Egypt)
Group B
  • Johannesburg Bidvest (South Africa) vs Horoya (Guinea)
  • Cairo El Nasr (Libya) vs Djoliba (Mali)
Group C
  • Berkane RS Berkane (Morocco) vs ESAE (Benin)
  • Kinshasa Motema Pembe (DR Congo) vs Zanaco (Zambia)
Group D
  • Abidjan San Pedro (Cote d’Ivoire) vs Paradou (Algeria)
  • Agadir HUSA (Morocco) vs Enyimba (Nigeria)

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VIDEOGOAL: Amallah trekt doelpuntrijke reeks door tegen Cercle Brugge (video)

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De man die tegen Mauritanië nog werd geposteerd in de basiself van #TeamMarokko treft ook nu weer doel in de Jupiler Pro League.
          

Political tension in Mauritania amid return of former leader

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Fears are mounting in the West African nation of Mauritania that hard-earned democratic gains might...
          

Open Access | Short report: Distribution, host preference and infection rates of malaria vectors in Mauritania

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Un(e) Consultant(e) National(e) pour la cartographie des canaux et réseaux de communication et leur impact sur la survie, l?éducation et la protection de l?enfant, SSa, Nouakchott, 3 mois - REPUBLICAT

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UNICEF: Un(e) Consultant(e) National(e) pour la cartographie des canaux et réseaux de communication et leur impact sur la survie, l?éducation et la protection de l?enfant, SSa, Nouakchott, 3 mois - REPUBLICAT in Mauritania. Closing date: 2019-12-02
          

Gender equality: Cameroon among medium countries in Africa with global score of 0.59 out of 1 (McKinsey)

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On November 26, 2019, on the sidelines of the Global Gender Summit 2019 (November 25-27) in Kigali, Rwanda, the McKinsey Global Institute, McKinsey's independent research institute, presented its 2019 report on gender equality in Africa entitled “The Power of Parity.”

According to the presentation, Cameroon, Democratic Republic of Congo (DRC), Ethiopia, Gabon, Ghana, Kenya, Madagascar, Mauritania, Mozambique, Tanzania, Togo, Uganda, and Zambia are the countries with medium inequality between genders. Their scores are improving towards parity at work and in society, compared to other African countries.

Cameroon’s scores according to the McKinsey Global Institute are 0.53 out of 1 on parity at work; 0.71 on opening up the formal and informal economy to women; 0.35 on legal protection of women's rights in politics; 0.78 on protecting the integrity of women; 0.62 on gender inequalities in society; 0.52 on access to professional and technical occupations, etc. Cameroon's final score for gender parity is 0.59 to 1.

The continent's leading countries are South Africa (0.76), Namibia (0.72), Rwanda (0.69), Zimbabwe (0.66) and Lesotho (0.64).

Sylvain Andzongo, reporting from Kigali


          

MAURITANIA : Endeavour caught showing an interest in gold opportunities?

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Mueren 14 personas en un nuevo ataque a una iglesia en Burkina Faso

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Uagadugú, 1 dic (EFE).- Al menos 14 personas murieron y varias más resultaron heridas hoy en un ataque contra una iglesia protestante en la región del Este de Burkina Faso, anunciaron las autoridades locales.

'Este ataque desgraciadamente ha ocasionado 14 muertos y numerosos heridos', declaró el gobernador de la región del Este, coronel Saïdou Sanou, en un comunicado.

El ataque tuvo lugar por la tarde en Hantoukoura, un pueblo situado en la provincia de Komandjari, cuando hombres armados no identificados irrumpieron y dispararon en una iglesia protestante mientras los fieles se encontraban reunidos durante la misa dominical.

Según una fuente de seguridad contactada por Efe, los asaltantes ejecutaron fríamente a los civiles, incluyendo al pastor de la iglesia.

'Los niños no se han salvado', añadió la misma fuente durante su declaración.

En su comunicado, el gobernador aseguró que 'las fuerzas de defensa y de seguridad han lanzado una operación para socorrer a las personas heridas y han emprendido un rastreo de la zona'.

No es la primera vez que una iglesia es atacada por terroristas en Burkina Faso.

El 23 de abril un pastor fue asesinado en región del Sahel (norte) y cinco días más tarde Burkina Faso sufrió el primer ataque a una iglesia, cuando seis personas fueron asesinadas por un grupo de hombres armados que atacaron una iglesia protestante también en la región del Sahel.

En mayo dos iglesias católicas fueron atacadas y cuatro católicos fueron asesinados cuando portaban una estatua de la Virgen María en una procesión en la Región Centro-Norte.

El terrorismo en Burkina Faso comenzó en abril de 2015, cuando miembros de un grupo afiliado a la red Al Qaeda secuestraron a un guardia de seguridad rumano en una mina de manganeso Tambao, en el norte del país, que aún sigue desaparecido.

Desde entonces ha ido en aumento el número de ataques atribuidos a grupos afiliados a Al Qaeda y al Estado Islámico (EI).

La región más afectada por esta creciente inseguridad es la del Sahel, situada en el norte y que comparte frontera con Malí y Níger, siendo un foco habitual de ataques armados y secuestros.

Burkina Faso es uno de los cinco países que componen la fuerza transfronteriza conjunta G5 Sahel -junto a Mali, Mauritania, Níger y Chad- con el objetivo de combatir el terrorismo yihadista en la región. EFE




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