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Veterans thanked at 202 Italian Bistro

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The Selimi brothers, who entered this country 20 years ago, as refugees, from Kosovo, spent their Thanksgiving thanking US military veterans at their Lincoln Park restaurant. 11/28/19
       

          

Brothers from Kosovo honor US military on Thanksgiving

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The Selimi brothers, who entered this country, as refugees from Kosovo, thanked the US military on Thanksgiving by serving them and their families 200 free meals. 11/28/19
       

          

Integrating Seismic Risk Considerations into Energy Efficiency Investments

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The World Bank is collaborating with the four countries Bosnia and Herzegovina, North Macedonia, Montenegro, and Kosovo to increase energy efficiency in public buildings. However, given the seismic risk in these countries, it is important to develop a fra

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The World Bank is collaborating with the four countries Bosnia and Herzegovina, North Macedonia, Montenegro, and Kosovo to increase energy efficiency in public buildings. However, given the seismic risk in these countries, it is important to develop a fra

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The World Bank is collaborating with the four countries Bosnia and Herzegovina, North Macedonia, Montenegro, and Kosovo to increase energy efficiency in public buildings. However, given the seismic risk in these countries, it is important to develop a fra

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Andersen Global Premieres in North Macedonia

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Andersen Global signed a Collaboration Agreement with legal firm, Law Office Pepeljugoski, marking the debut of Andersen Global in North Macedonia as the organization continues to strengthen its growing presence in the region. Owner and Managing Partner Valentin Pepeljugoski founded the firm in 1999 and expanded it to include Partner Aleksander Trajkovski and more than 15 legal professionals. With a presence in both North Macedonia and the Republic of Kosovo, Law Office Pepeljugoski is a mult...
          

30th Anniversary of a Decisive NO to the Rally of Truth in Ljubljana

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This year marks the 30th anniversary of the stopping of the "rally of truth" in Ljubljana. The rally was planned to take place on December 1, 1989 and was organized by the Committee of the Association for the Return of Serbs and Montenegrins to Kosovo - Božur. It was officially announced on November 6 and on November 20 it was prohibited based on the decision made by the City Secretariat of the Interior. Since despite the prohibition the rally organizers insisted on coming to Slovenia - according to some estimations approximately fifty to sixty thousand people were to participate - Slovenia was forced to take special measures.
          

England score 11 goals in the last two Euro qualifiers

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When Minnows tangle with Lions the outcome is usually predictable. Hence both Montenegro and Kosovo came off second best in the last two Euro 2020 qualifiers of their group. Montengro got beaten 7-0 during which Harry Kane scored a hat trick. And Kosovo got beaten 4-0 during which Harry Kane scored again thus maintaining a […]
          

Europei 2020, l'Italia nel girone con Galles, Svizzera e Turchia. Mancini: "Non ci sentiamo favoriti"

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Il sorteggio dei gironi delle fasi finali degli Europei 2020 sorride all’Italia di Roberto Mancini. Gli Azzurri scenderanno in campo all’Olimpico di Roma contro la Turchia per poi sfidare anche la Svizzera e il Galles. “Le squadre sono tutte competitive. siamo comunque alla fase finale. Certo poteva capitare anche la Francia, ma il nostro è un gruppo equilibrato. Noi stiamo facendo le cose per bene ma c’è da lavorare tanto e migliorare molto da qui all’inizio del torneo, ha detto il ct. Quanto alle previsioni non si sbilancia: “Siamo favoriti? Le partite sono da giocare, e le squadre che affrontiamo sono tutte competitive. Ci aiuta il fatto di giocare in Italia”.

 Le 12 città che ospiteranno la manifestazione sono: Copenaghen, Bucarest, Amsterdam, Dublino, Bilbao, Budapest, Glasgow, Baku, Roma, Monaco di Baviera, San Pietroburgo e Londra. La competizione si concluderà allo stadio Wembley di Londra con le 2 semifinali (in programma 7-8 luglio) e la finalissima il 12 luglio.

Ecco l’elenco completo dei gironi:

- Gruppo A (città ospitanti, Roma e Baku): Italia, Svizzera, Turchia, Galles;


- Gruppo B (San Pietroburgo e Copenaghen), Belgio, Russia, Danimarca, Finlandia;


- Gruppo C (Amsterdam e Bucarest): Ucraina, Olanda, Austria e la vincente degli spareggi del percorso ‘A’ (solo se Romania) o ‘D’ (Georgia, Macedonia del Nord, Kosovo, Bielorussia);

- Gruppo D (Londra e Glasgow): Inghilterra, Croazia, Repubblica Ceca e una proveniente dagli spareggi di marzo (Scozia, Norvegia, Serbia, Israele);


- Gruppo E (Bilbao e Dublino): Spagna, Polonia, Svezia, e una proveniente dagli spareggi di marzo (Bosnia, Slovacchia, Irlanda, Irlanda del Nord);


- Gruppo F (Monaco e Budapest): Germania, Francia, Portogallo e la vincente degli spareggi del percorso ‘A’ (Islanda, Bulgaria, Ungheria) o ‘D’ (Georgia, Macedonia del Nord, Kosovo, Bielorussia).


          

La “Jihad dei coltelli” che allarma l’Europa

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Prima Londra, poi l’Aja. È la “Jihad dei coltelli” che allarma l’Europa. Una “Jihad” condotta da “lupi solitari” senza supporto operativo, almeno così sembra, da parte delle centinaia di “cellule dormienti” messe in piedi dall’Isis e da al-Qaeda nel Vecchio Continente. Non hanno l’addestramento dei foreign fighters, formatisi nei campi di battaglia di Siria e Iraq, non hanno i mezzi o le capacità per costruire un ordigno da uomo-bomba,.  ma non per questo sono meno pericolosi. Perché i lupi della “Jihad dei coltelli” sono più imprevedibili, meno tracciabili da parte dei servizi d’intelligence, anche se qualcuno di loro era già stato individuato e arrestato in passato. È il caso di Usman Khan, l’attentatore ventottenne, che ieri sul London Bridge ha accoltellato i passanti, uccidendone due e ferendone altri tre, prima di essere a sua volta ucciso dalla polizia. Khan era stato rilasciato in libertà vigilata l’anno scorso, dopo aver scontato sei anni per reati di terrorismo. Khan era stato condannato nel 2012 e rilasciato a dicembre 2018 “su licenza”, il che significa che avrebbe dovuto soddisfare determinate condizioni o sarebbe tornato in carcere. Diversi media britannici hanno riferito che indossava un braccialetto elettronico alla caviglia.

Prima dell’attacco Khan stava partecipando a un evento a Londra ospitato da Learning Together, un’organizzazione con sede a Cambridge che lavora nell’istruzione dei carcerati. L’antiterrorismo britannica afferma che la polizia non sta attivamente cercando altri sospetti. Trascorrono poche ore, è il terrore ghermisce l’Aja, dove tre minorenni sono stati feriti a coltellate in una via dello shopping della città olandese. La polizia ha reso noto che un sospetto è in fuga. L’uomo, di carnagione scura e di circa 45-50 anni, indossa una maglia nera, sciarpa e pantaloni da jogging grigi.  Un attacco che ha fatto ripiombare l’Aja nella paura, riportando alla mente l’attentato del maggio del 2018, quando al grido di “Allah Akbar” un uomo ha accoltellato tre passanti. In quell’occasione si parlò di uno squilibrato.

 

I lupi della “Jihad dei coltelli” sono solo una parte dell’allarme rosso scattato in Europa subito dopo l’uccisione del “califfo” dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi. I suoi seguaci hanno voglia di vendicarne la morte. Gli ideologi del Califfato li hanno esortati a usare metodi inusuali per ammazzare. Persino una pietra, un coltello da cucina, un’ascia, la vettura sono sufficienti, hanno ribadito con gli appelli sul web. La creatività del terrorista fai-da-te. Ma la preoccupazione più forte riguarda i foreign fighters di ritorno. In Europa, il Paese che ha più foreign fighters in rapporto alla popolazione è il Belgio, con 440 combattenti su 11.4 milioni di abitanti. Segue la Francia, con 1.200 combattenti espatriati. La Gran Bretagna si attesta ufficialmente a quota 600, anche se MI6, l’intelligence esterno britannico sostiene che il numero potrebbe essere molto più elevato e arrivare fino alle 2.000 unità. Dall’Irlanda sono partiti in 30. La Germani ne annovera  tra i 500 e i 600 e di questi molti ricoprono il ruolo di comandanti all’interno della gerarchia jihadista. In Svezia fonti d’intelligence ne indicano tra i 250 e i 300. In Olanda se ne calcolano tra i 200 e i 250, in Danimarca 100-150, in Norvegia 60 e in Finlandia tra i 50 e i 70. E ancora. Da un recente rapporto Onu, sempre per restare all’Europa, si indica tra i 50 e 100 jihadisti provenienti dalla Spagna, dall’Italia 80. I foreign fighters provengono anche dall’Austria (150 e si ritiene che circa 60 abbiano già fatto ritorno nel Paese), dalla Svizzera (40) e dall’Albania (90, dalla Serbia (70)). A questi vanno aggiunti circa 340 combattenti provenienti dalla Bosnia Erzegovina e 150 dal Kosovo. I macedoni sono 12.  Non si tratta solo di “lupi solitari” reclutati attraverso i social, indottrinati e preparati all’azione sulle “moschee” e campi di addestramento “mediatici” (sono oltre 1700 i siti che fanno riferimento alla galassia dell’Islam radicale). L’Isis ha cellule terroristiche clandestine in Gran Bretagna e Germania, analoghe ai gruppi che hanno condotto gli attentati di Parigi e Bruxelles. A lanciare l’allarme, è stato il direttore della National Intelligence americana, James R. Clapper. Alla domanda se l’Isis sia impegnato in attività clandestine in quei Paesi, Clapper ha risposto affermativamente, sottolineando come questo sia oggetto di preoccupazione “per noi e per i nostri alleati europei”. Stando ad un rapporto di Europol, intitolato ‘Cambiamenti nel Modus Operandi dell’Isis rivisitato’, “squadre assemblate in Siria” sarebbero state inviate in Europa via Ucraina e Paesi Baltici, dove avrebbero già acquistato armi sul mercato nero. Ma anche la Libia è considerata uno dei trampolini di lancio, forse per compiere azioni parallele in Nord Africa. Squadre composte da “diverse decine di persone e dirette dall’Isis” potrebbero già essere presenti in Europa per commettere attacchi terroristici”. Dodicimila foreign fighters che tornano in libertà, non più “custoditi” dalle milizie curde impegnate nel respingere l’invasione turca, per scatenare una nuova, sanguinosa Jihad globale.

Dodicimila combattenti di Daesh (Isis) a cui si aggiungono i 70mila loro famigliari prigionieri dei curdi nel nord della Siria, tra i quali vi sono molti adolescenti indottrinati alla causa del Califfato e della Jihad e potenzialmente addestrati a compiere attacchi e attentati suicidi. Una potente arma di ricatto all’Europa in mano al i presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Il “Sultano di Ankara”, ha mandato avanti il suo ministro degli Interni, il falco Suleiman Soylu, a minacciare di nuovo l’Europa: “Rimanderemo i membri dell’Isis nei loro Paesi, anche se gli è stata revocata la cittadinanza”. Si parlerebbe, secondo Ankara di circa 1.200 foreign fighters dello Stato Islamico detenuti nelle prigioni turche, di cui 287 (45 turchi e 242 di 19 diverse nazionalità) catturati durante l’operazione “Fonte di pace” con cui la Turchia ha invaso il nord est della Siria il 9 ottobre scorso. Dopo la sconfitta militare imposta all’Isis in Siria e Iraq, l’allerta è soprattutto in relazione al concreto rischio del cosiddetto “effetto blowback”, vale a dire alla possibilità che, una volta rientrati nei Paesi d’origine, i foreign fighters decidano di passare all’azione.

 

Nel rapporto dell’Europol di fine giugno si evidenziava proprio come i foreign fighters stiano tornando in massa in Europa. Il Regno Unito è in testa ai Paesi europei con la più alta percentuale di combattenti di ritorno con il 45% di sospetti jihadisti rientrati da Siria e Iraq. A seguire c’è la Germania, mentre l’Italia ha visto finora un ritorno di jihadisti “approssimativamente tra il 20 ed il 30%”, si legge nel rapporto. Secondo l’Europol, i foreign fighter di ritorno continuano ad utilizzare sia le rotte balcaniche che quelle mediterranee per tornare in Europa. Lupi solitari più foreign fighter di ritorno. Una miscela esplosiva per l’Isis 2.0. I comandi militari del Daesh hanno rivisto i propri piani, cambiando strategia e puntando ad una Jihad globale che abbia l’Occidente, e in esso in particolare l’Europa come teatro di battaglia. Ecco allora l’attivazione di cellule “dormienti”, l’indicazione ai “mujahiddin” con passaporto europeo di rientrare a casa per seminare morte e terrore nel Vecchio continente. Martin Chulov, giornalista del Guardian, esperto di terrorismo jihadista, aveva rivelato che prima degli attentati di Parigi i leader dello Stato islamico si erano riuniti vicino a Raqqa, a quei tempi la “capitale” del Califfato in Siria, e in quell’occasione avevano deciso di mettere in piedi una nuova strategia che prevede grandi attentati nelle capitali europee. Guy van Vlierden è un reporter belga specializzato nel seguire i foreign fighters partiti da Francia e Belgio per la Siria e poi tornati. “E’ perfettamente possibile – annota - che esista un grande network e che ci siano decine di attentatori, perché sappiamo che hanno gestito un viavai di volontari a Leros e nei centri per rifugiati in tutta Europa – in Germania, in Austria e forse anche in Ungheria”. I servizi segreti tedeschi valutano che in Germania vi siano circa 600 veterani della guerra in Siria, cioè addestrati ad azioni di guerra e terrorismo, e ben 43 mila estremisti salafiti ideologizzati ma non addestrati militarmente. Numeri che potrebbero moltiplicarsi se i 12mila foreign fighters torneranno liberi. Liberi di colpire. Anche da noi.


          

Paesaggi balcanici: Prizren, la «città d'arte» del Kosovo, un ponte che guarda al futuro

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«Una città romana a 76 km a sud-ovest di Prishtina, sul fiume Bistrica, nella regione del Kosovo. Si trovava sulla rotta da Lissos in Macedonia a Naissus nella Moesia Superiore. La città continuò ad esistere tra il IV e il VI secolo, ma ebbe risonanza di gran lunga maggiore nel periodo medievale e fu anche capitale della Serbia, per un breve periodo, nel XIV secolo». di Gianmarco Pisa Questa è l'origine della bellissima Prizren, in Kosovo, secondo l'Enciclopedia Princeton dei luoghi della (...) - Mondo / , , ,
          

Aus der beliebten Reihe "faschistische Gesetze werden ...

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Aus der beliebten Reihe "faschistische Gesetze werden eines Tages von Faschisten benutzt, um faschistische Dinge zu tun", heute: Der "Unschuldige für immer wegsperren"-Paragraph des Patriot Act ist jetzt erstmalig angewendet worden. Von Trumps Junta gegen einen Palästinenser.
Adham Amin Hassoun, now in his late 50s, has spent nearly the entire war on terrorism in cages. First picked up on an immigration violation in June 2002, he ended up standing trial alongside once-suspected “dirty bomber” Jose Padilla. But Hassoun was never accused of any act or plot of violence. His crime was cutting checks to extremist-tied Muslim charities operating in places like Kosovo and Chechnya that Congress outlawed after the 9/11 attacks. Hassoun wrote all but one of those checks before 9/11.
Unschuldig? Keine Beweise? Kein Problem in den heutigen Zeiten, wo man jemanden einfach als "Gefährder" bezeichnet und wegsperrt! Glaubt mal gar nicht, dass nicht auch die entsprechenden Paragraphen in Deutschland Anwendung finden werden, wenn da nur eine moralfreie Regierung hart genug mit dem Rücken zur Wand steht.
          

Albania: Balcani uniti per soccorrere le vittime del sisma

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Nelle zone colpite dal sisma sono giunte squadre di soccorso da tutti i Balcani, anche dal Kosovo e dalla Serbia. Il bilancio delle vittime sale a 47 morti e 750 feriti. Questa notte una nuova scossa di magnitudo 4.8 che si è avvertita distintamente anche nella capitale Tirana
          

Češi se utkají s Anglií i Chorvatskem

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Česká reprezentace zná soupeře pro základní skupinu evropského šampionátu v roce 2020. Ve skupině D se utkají s Anglií, Chorvatskem a poslední soupeř bude vítěz play-off Ligy národů C.

Svěřenci trenéra Jaroslava Šilhavého odehrají dva zápasy v Glasgow a jeden v Londýně. Český tým se utkal s Anglií v rámci kvalifikační skupiny, když nejprve ve Wembley podlehl 0:5, následně v domácím utkání v Edenu vyhrál 2:1 po trefách Jakuba Brabce a Zdeňka Ondráška.

"Los se mi líbí. Hrát na ostrovech je vždy úžasné, hrát tam Euro je fantastické. Považuju za úžasné, že jsme v této skupině. Pokud budeme chtít uspět, je jedno, v jaké jsme skupině. Budeme tam muset odevzdat maximum a uspět proti favoritům," řekl v České televizi asistent trenéra Jiří Chytrý.

S Chorvatskem se česká reprezentace utká ve skupině evropského šampionátu podruhé v řadě. Před čtyřmi roky skončil zápas základní skupiny nerozhodně 2:2. Chorvati vedli 2:0 po gólech Perišiće s Rakitićem, ale v závěru srovnali Milan Škoda s Tomášem Necidem.

"Skupina je krásná. Anglie je nám asi souzená, máme na ni štěstí. Těším se na to, navíc budeme hrát na ostrovních stadionech. Bude to speciální pro mě i z toho důvodu, že mám nyní chorvatského trenéra," uvedl bezprostředně po losu obránce Ondřej Čelůstka.

Čtvrtý tým vzejde z play-off Ligy národů C, ve které se utkají Skotsko - Izrael a Norsko - Srbsko. Baráž se hraje na jeden zápas. Semifinále jsou na programu 26. března, finále 31. března.

"Zasmáli jsme se s trenérem Anglie, že se opět potkáme. Popřáli jsme si hodně štěstí. Už jsme se s nimi setkali, tak uvidíme, jak to dopadne tentokrát. Myslím, že i pro naše fanoušky je mnohem stravitelnější jet do Londýna a Glasgow, než třeba do Baku, kam jsme nikdo moc nechtěli. Naším cílem je určitě postup ze skupiny, i když si uvědomujeme, kdo proti nám stojí," uvedl trenér Jaroslav Šilhavý.

Los základních skupin mistrovství Evropy 2020:
Skupina A (Řím, Baku): Turecko, Itálie, Wales, Švýcarsko.
Skupina B (Petrohrad, Kodaň): Dánsko, Finsko, Belgie, Rusko.
Skupina C (Amsterodam, Bukurešť): Nizozemsko, Ukrajina, Rakousko, vítěz play off Ligy národů D (Gruzie, Severní Makedonie, Kosovo, Bělorusko), nebo A (Island, Bulharsko, Maďarsko, Rumunsko).
Skupina D (Londýn, Glasgow): Anglie, Chorvatsko, vítěz play off Ligy národů C (Skotsko, Norsko, Srbsko, Izrael), ČR.
Skupina E (Bilbao, Dublin): Španělsko, Švédsko, Polsko, vítěz play off Ligy národů B (Bosna a Hercegovina, Slovensko, Irsko, Severní Irsko).
Skupina F (Mnichov, Budapešť): vítěz play off Ligy národů A, nebo D, Portugalsko, Francie, Německo.

Los, na kterém se podílel i bývalý český reprezentant Karel Poborský, rozdělil 24 týmů do šesti čtyřčlenných skupin. Do vyřazovací části šampionátu postoupí první dva celky z každé skupiny a nejlepší čtyři mužstva z třetích míst. Mistrovství Evropy začne 12. června v Římě a vyvrcholí o měsíc později finálovým duelem v Londýně.

Turnaj se bude hrát poprvé ve 12 zemích na počest 60. výročí evropských šampionátů, každou skupinu budou hostit dvě města.

Program skupiny D
14. června: Anglie - Chorvatsko (15:00, Londýn)
15. června: vítěz play off Ligy národů C - ČR (15:00, Glasgow)
19. června: Anglie - vítěz play off Ligy národů C (21:00, Londýn), Chorvatsko - ČR (18:00, Glasgow)
23. června: ČR - Anglie (21:00, Londýn), Chorvatsko - vítěz play off Ligy národů C (21:00, Glasgow)


          

Više stotina građana Albanije pogođenih zemljotresom smješteno u Prizrenu

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Odlukom Vlade Kosova njemačko-kosovski Park za inovacije i obuku u petak je otvoren za smještaj ljudi koji su došli iz područja pogođenih zemljotresom i odmah je popunjen kapacitet za više od 500 ljudi. Preostale porodice smještene se u sportskoj sali gimnazije Gjon Buzuku. Te porodice su na Kosovo stigle u srijedu i boravile su najprije u regionu Prištine i utf8
          

Zápisník zahraničních zpravodajů - Nejmladší stát v Evropě je na svou historii pyšný. Kosovské národní muzeum vystavuje starověké vykopávky i zbraně partyzánů

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Kosovo vyhlásilo nezávislost na Srbsku teprve před 11 lety, ale o své historické dědictví velmi dbá. V Muzeu Kosova v Prištině ale jako by velký kus dějin chyběl. Expozice začíná prehistorickými vykopávkami, pokračuje římskou érou a raným středověkem. Následuje ale už jen 20. století a boj kosovských Albánců se srbskými ozbrojenými silami o nezávislost Kosova. Do kosovského národního muzea se zašel podívat Pavel Novák.
          

Help in Albanien: Noch immer stürzen Häuser ein / Schlechte Bauweise verursacht weitere Schäden

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Bonn (ots) - Help - Hilfe zur Selbsthilfe hat sein Team Kosovo und Geschäftsführerin Karin Settele in der Erdbebenregion Durres und den ländlichen Gebieten Bubq und Ishem im Einsatz. Nach offiziellen Angaben Albaniens können derzeit 4.000 Menschen ...
          

Reverenciado em evento de Eduardo Bolsonaro como “o maior inimigo de Evo Morales”, boliviano-croata ganhou status de refugiado pós-Temer e aparece 67 vezes no Panamá Papers

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Reverenciado em evento de Eduardo Bolsonaro como “o maior inimigo de Evo Morales”, boliviano-croata ganhou status de refugiado pós-Temer e aparece 67 vezes no Panamá Papers


          

Albania’s search for quake victims ends; death toll up to 51

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TIRANA, Albania – The search and rescue operation for earthquake survivors in Albania has ended, the prime minister said Saturday, with the death toll at 51 and no more bodies believed to be in the ruins.

Prime Minister Edi Rama said preliminary figures showed more than 1,465 buildings in the capital, Tirana, and about 900 in nearby Durres were seriously damaged in Tuesday’s 6.4-magnitude pre-dawn quake.

About 2,000 people were injured.

A woman in Tirana who had been in a coma died, the health ministry said Saturday. Local media reported the 20-year old was injured by a falling brick while leaving her apartment.

In Durres, hundreds of residents as well as Rama and President Ilir Meta attended the funeral of nine members of a single extended family who were killed when a four-story villa collapsed. One young man survived and has been sent to Italy for medical treatment.

Preliminary figures estimate at least 4,000 people are homeless. About 2,500 people from damaged homes have been sheltered in hotels. Others have been taken to neighboring Kosovo or have moved to eastern areas of Albania.

The prime minister has pledged all homeless will be in “stronger homes” in 2020.

The first seriously damaged building has been demolished, and a dozen others are expected to follow. Assessment experts from Greece, France, Italy, Hungary, Bulgaria, Lithuania and Latvia are involved.

A new draft law will sentence all investors, architects and supervisors to seven to 15 years in prison for violating construction norms. That and corruption in Albania’s burgeoning building industry have been blamed for much of the quake’s effects.

The government has set up financial compensations for families of the dead, including 1 million Lek ($9,000) per family, special pensions for elders and scholarships for children.

Government and private calls for donations have collected about 15 million euros ($16 million) in three days.

Global pop stars of Albanian origin Dua Lipa, Rita Ora and Bebe Rexha also have made appeals via their social media sites.

Ora said she would help build a home for a homeless family and “myself directly help these families as much as I can!”


          

Justiitsminister esitab riigi peaprokuröri kandidaadiks Andres Parmase

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29.11.2019. „Andres Parmasel on töökogemus eritasandite kohtutest. Tema kandidatuuri toetavad kindlasti nii kõnekas akadeemiline taust kui ka aktiivne panustamine kriminaalõiguse arendamisse rahvusvaheliselt,“ selgitas justiitsminister Raivo Aeg.

2014. aastast on Andres Parmas töötanud Tallinna ringkonnakohtu kriminaalkolleegiumi kohtunikuna ning lisaks alates 2017. aastast Kosovo kohtu erikolleegiumide kohtunikuna. 2013.–2014. aastal osales ta EULEXi Kosovo missioonil apellatsioonikohtu nõunikuna. Aastatel 2002–2013 oli Andres Parmas riigikohtu kriminaalkolleegiumi nõunik ning 2009–2017 andis Tartu ülikoolis kriminaal- ja karistusõiguse loenguid.

Andres Parmas on 2005. aastal lõpetanud Tartu ülikooli õigusteaduskonna magistrantuuri ning jätkab õpinguid doktorantuuris.

Riigi peaprokuröri nimetab justiitsministri ettepanekul ametisse valitsus, kuulates enne ära riigikogu õiguskomisjoni arvamuse.


          

UNMIK goes Orange for Women and Girls around the world

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Focusing on stories of Kosovo women who have survived domestic violence, UNMIK staff came together to mark the global 16 Days of Activism campaign that puts a spotlight on preventing violence against women and girls each year.

Head of UNMIK and Special Representative of the Secretary-General Zahir Tanin spoke to the mission before a screening of the UNMIK-produced documentary Not Your Property, which focuses on the link between domestic violence and property inheritance customs. He reiterated UNMIK’s commitment to helping empower Kosovo women and girls and noted the importance of women in sustained peace and security – as recognised by the global United Nations resolution on Women, Peace and Security.

“Our contribution to this year’s 16 Days campaign is about sharing the stories of women from different communities who have not only survived violence, but also their journey to become changemakers,” SRSG Tanin said.

UNMIK’s activities for this year’s 16 Days of Activism includes taking Not Your Property on a road trip around Kosovo’s communities for the second year in a row, followed by panels featuring officials from police, judiciary and municipalities as well as campaigners from NGOs and civil society.

This year there are 15 screenings supported by UNMIK, while the film has been made available for other NGOs to arrange screenings in their own capacity.

Screening of 'Not Your Property' in Istog/Istok
 

Screening of 'Not Your Property' in Istog/Istok
 

Screening of 'Not Your Property' in Lipjan/Lipljan
 

Screening of 'Not Your Property' in Lipjan/Lipljan
 

Screening of 'Not Your Property' in Lipjan/Lipljan
 

Screening of 'Not Your Property' in Mitrovica
 

Screening of 'Not Your Property' in Mitrovica
 

Screening of 'Not Your Proeprty' in Obiliq/Obilić
 

Screening of 'Not Your Proeprty' in Obiliq/Obilić

 


          

SRSG TANIN WELCOMES NEW COMMANDER OF KFOR, MG MICHELE RISI

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On 27 November 2019, Zahir Tanin, Special Representative of the Secretary-General and Head of UNMIK, met Major General Michele Risi, the new Commander of KFOR, at UNMIK Headquarters.

SRSG Tanin reiterated the importance of continued close working relations and cooperation between UNMIK and KFOR to support the implementation of both organisations’ shared goals of peace, stability and security in Kosovo. 

Major General Risi and SRSG Tanin exchanged views on recent political developments and the security situation in Kosovo, and agreed to continue to work together, maintain regular communication and ensure close coordination of efforts.


          

Call for applications: Women in Politics – confidence, influence and effective leadership

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Background:

As key global players and partners in the full implementation of the Women Peace and Security (WPS) agenda, the United Nations and European Union consistently promote gender equality, women's empowerment and women's rights in line with UN Security Council resolution 1325 and the nine other resolutions on WPS. The EU Council conclusions on Women, Peace and Security adopted on 10 December 2018, state that implementation of the WPS agenda can only be achieved by “integrating a gender perspective and women's participation in all contexts, from conflict analysis to subsequent actions, including dialogue facilitation, mediation, peace negotiations and other conflict prevention and resolution tools.” 

Almost twenty years after the adoption of UNSCR 1325, women in Kosovo remain underrepresented in decision-making bodies at central and local levels despite the presence of well-established women’s networks, highly-effective women leaders and an advanced legislative framework that obliges legislative, executive and judicial bodies to adopt and implement special measures to ensure equal representation of women and men. While the 30 per cent quotas under the electoral laws are met in Kosovo Parliament and Municipal Assemblies, the requirement of equal participation of men and women under the Law on Gender Equality has not been met. Very few women occupy decision making positions in political parties. Women's representation at government remains below the legal requirement of 50 per cent. At the local level, although there was a percentage point increase in the representation of women in Municipal Assemblies, there are no women holding mayoral positions. This was also noted in the 2019 EU progress Report along with the lack of implementation of the respective legal framework. In addition, women’s limited participation in current political negotiations in the broader region, including Kosovo, has been highlighted as a concern by the EU and in recent reports of the United Nations Secretary-General on Kosovo. 

Project Description:

The project consists of three different components with a focus on enabling women to reflect about their experiences, to examine their patterns of behaviour that might be standing in their way towards more full participation in the public life in Kosovo and to distinguish these from the structural limitations to exercising their leadership more fully.

 

First, a five-day leadership training for 15 women leaders and influencers will be held in Pristina between 9-13 December 2019. It will blend elements of personal self-discovery, practical skills and leadership strategies to master challenges in the workplace and public life (including political parties and offices). During the training a personalized learning and roadmap will be developed for each participant followed by coaching sessions. The coaching sessions will be provided to all the women individually. Second, the selected 15 women will participate at a networking event that will be organized in Brussels (in February 2019). This two-day study visit will be an opportunity for the women leaders to meet with other prominent women from the EU institutions (Commission, Parliament) and the European Women's Lobby. The networking will enable the women to establish contacts and future cooperation in the field of empowerment of women and gender equality. Third, a workshop on “Good Governance and accountability” with special focus on gender responsive and inclusive political processes will be held in Pristina in February 2019. In this workshop participants will discuss how to ensure that the principles of inclusive, accountable governance go beyond rhetoric, be that in government institutions, within the political parties, in civil society organizations, media and other spheres of public life. 

 

1.    

 

Project title:

 

 “Women in Politics – Confidence, influence and effective leadership” – Phase 2

 

“Ensuring Gender Responsive and Inclusive Political Dialogue Processes”

2.

Call for applications issued on:

 

Deadline for applications:

 15 November 2019

     

28 November 2019, 5:00 p.m.

3.

Organizer:

European Union Special Representative in Kosovo and United Nations

4.

Number of candidates to be selected:

 

15

5.

Qualifications and skills:

Politically affiliated women or women with strong political interest that come from academia, civil society or media. Extensive professional experience in one of the fields of relevance in public/political life; Strong willingness and motivation to take on senior posts or to play a key influencing role in the future;6. 6.

General Professional Experience:

University degree as a minimum, advanced qualification is an asset; Computer literate; Advanced interpersonal and communication skills;

7.

How to Apply:

 

Applicants are required to send their applications in English (CV and motivation letter) by e-mail to: Albana GJINOLLI Albana.GJINOLLI@eusrinkosovo.eu (link sends e-mail) and copying Annette M. Fath-Lihic Annette.fath-lihic@ext.eeas.europa.eu (link sends e-mail)

 


          

Miss Universe 2019 Top 20 - Admin Edition

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Morning guys.....
This my top 20 for Miss Universe 2019 november edition.
Here they are...

From Africa and Asia Pacific region

1. Indonesia Indonesia - Frederika Alexis Cull
2. Philippines Philippines - Gazini Ganados
3. Malaysia Malaysia - Shweta Sekhon
4. Thailand Thailand - Paweensuda Drouin
5. Namibia Namibia - Nadja Breytenbach





From Europe Region

1. Albania Albania - Cindy Marina
2. Germany Germany - Miriam Rautert
3. Kosovo Kosovo - Fatbardha Hoxha
4. Spain Spain - Natalie Ortega
5. Ukraine Ukraine - Anastasia Subbota





From Americas Region

1. United States United States - Cheslie Kryst 
2. Venezuela Venezuela - Thalía Olvino 
3. Mexico Mexico - Sofía Aragón 
4. Canada Canada - Alyssa Boston
5. Brazil Brazil - Julia Horta





WildCard

1. Vietnam Vietnam - Hoang Thuy
2. Sweden Sweden - Lina Ljungberg
3. New Zealand New Zealand - Diamond Langi
4. Colombia Colombia - Gabriela Tafur
5.. Argentina Argentina - Mariana Varela



Final Night: 8 December 2019
 

          

Jan 01, Kosovo: New Year's Day

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New Year's Day is a public holiday in all countries that observe the Gregorian calendar, with the exception of Israel. For more information on this holiday, visit the link.
          

Jan 02, Kosovo: Day after New Year's Day

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Some countries observes a second public holiday for New Year's celebration. For more information on this holiday, visit the link.
          

Po Balkáně úspěšně běhá kosovsko­-česká Žirafa. Obdoba Seznamu sbírá zkušenosti i investice v Česku

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Snem obyvatel mladého státu Kosovo je získat schengenské vízum a odjet pracovat z chudé země pryč. Protože jsou ale členské státy EU v udělování víz Kosovanům velmi skoupé a tvrdé, pomáhá jim tento sen plnit internetový vyhledávač a prodejce...
          

Kosovo: 6 Serbs charged in moderate Serb leader's killing

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Kosovo prosecutors have brought murder charges against a group of six ethnic Serbs for the killing of a moderate Serb leader.
          

Kosovo: 6 Serbs charged in moderate Serb leader’s killing

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PRISTINA, Kosovo (AP) — Kosovo prosecutors have brought murder charges against a group of six ethnic Serbs for the killing of a moderate Serb leader. A prosecutors’ statement Monday considered the six Serbs an organized criminal group that committed or helped in the killing of Oliver Ivanovic, who was gunned down in the Serb-dominated northern […]
          

OGNI GIORNO / THINKING OF YOU

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OGNI GIORNO (Italia/2018) di Martina Galiè (16')
THINKING OF YOU (Kosovo/2015) di Fitim Shala (43')

Incontro con Anna Di Lellio, Lendita Haxhitasim e Maria Chiara Risoldi


          

Iraq: Project Manager - Iraq

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Organization: Un Ponte per
Country: Iraq
Closing date: 22 Dec 2019

Vacancy Project Manager – Iraq

Position: Project Manager

Duration: 12 months

Starting date: January 2020

Average Gross Salary Range: 1.650-2.600 euros according to seniority

Period: 12 months

Deadline: 22/12/2019

General Context

Un Ponte Per (UPP) is a voluntary association founded in 1991, immediately after the bombing of Iraq, which promotes solidarity initiatives for Iraqis who suffered during the war. Originally called Un Ponte Per Baghdad (a bridge to Baghdad), the association later became simply Un Ponte Per, after expanding its work into Serbia and Kosovo, as well as other countries in the Middle East and Mediterranean. The aim of UPP is the prevention of new conflicts, particularly in the Middle East. This is achieved through advocacy campaigns, programs which educate and encourage cultural exchange, collaborative projects and peaceful civil interventions. UPP, which strongly rejects war as a solution to international conflicts, exerts relentless efforts to attain peace and solidarity among people via encouraging encounters between different cultures, languages, religions and traditions with the ultimate objective of developing a more equal and peaceful coexistence. UPP works in Iraq, Syria, Jordan, Lebanon, Palestine, Serbia and Kosovo alongside civil society organisations. In Italy, it promotes peace and disarmament, defends the common goods, and welcomes refugees and migrants.

The current UPP fields of work/programme in Iraq are the following: Mental Health and Psycho-social support for Syrian refugees and Iraqi IDPs residing in camps and in the hosting communities - Protection and Valorisation of tangible and intangible cultural Heritage - Formal and non-formal educational programmes - Peace building and Social Cohesion among the communities affected by military struggle with Daesh (ISIS) - Advocacy initiative working to build concrete links of solidarity between international civil society organizations and the growing Iraqi civil society.

Project

The intervention aims at strengthening the provision of MHPSS services in Erbil Governorate refugee camps and urban areas.

Terms of references

Un Ponte Per is looking for one Project Manager that will be responsible for the following major tasks:

· Setting up, planning, and supervising the implementation of project activities in close co-operation with the key project staff;

· Monitoring the activities and the results achieved against the project indicators;

· Ensuring that all project reporting (internal and external) is completed in a timely and accurate manner;

· Planning the project expenditure and ensuring the compliance of expenditure of budgets with donor requirements;

· Ensuring the overall management, control and oversight of financial and administrative procedures, in compliance with UPP organizational systems and instructions;

· Liaising with local partners, the other INGO and with all relevant stakeholders;

· Participating to all the relevant humanitarian coordination working groups and meetings;

· Identifing new project opportunities in coordination with the Line Management.

Competencies and assets required

· Relevant university degree (Political or social science, international development, community development)

· 3 years professional experience in project management in international NGOs

· Good command of programme and project management life cycle including strategic planning, development, management, monitoring and evaluation

· Good working knowledge of UN procedures

· Proven ability to cooperate and negotiate with local and institutional partners as well as government representatives

· Experience in administrative, financial and logistics management

· Excellent communication skills ability to adapt to a diverse multicultural environment

· Excellent command of English (oral and written)

· Excellent computer literacy skills

Competencies and assets desired

· Experience in the management of integrated multisector projects

· Background in Protection

· Experience in MHPSS related interventions

· Previous work experience in Iraq/Middle East

· Knowledge of Arabic and Italian.


How to apply:

HOW TO APPLY: Interested candidates are invited to submit a detailed CV, a brief cover letter to address the requirements above and contact information for two professional references to: vacancy@unponteper.it . Please reference; “Project Manager - Iraq” in the subject line of your email application. Only shortlisted candidates will be contacted.


          

Sportmeldungen für UKW- und Webradios: Hamilton triumphiert im letzten Saisonrennen

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Abu Dhabi - mikeXmedia
Lewis Hamilton legte im letzten Rennen der Formel-1-Saison einen krönenden Abschluss hin. Im WM-Finale von Abu Dhabi feierte der Brite vor Max Verstappen im Red Bull seinen elften Saisonsieg. Dritter wurde Ferrari-Pilot Charles Leclerc, der lange um seinen dritten Platz bangen musste, denn wegen eines nicht regelkonformen Benzinsystems am Leclerc-Auto drohte zwischenzeitlich eine Disqualifikation, doch die Regelhüter beließen es bei einer 50.000-Euro-Strafe gegen Ferrari. Sebastian Vettel erlebte erneut ein Desaster und landete nur auf Rang 5 und hofft in seinem vorerst letzten Ferrari-Vertragsjahr auf Besserung. Nico Hülkenberg wurde in seinem letzten Rennen nur Zwölfter.

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Bukarest - mikeXmedia
Für die Deutsche Fußball-Nationalmannschaft hätte die Auslosung der Vorrunden-Gruppen zur EM 2020 nicht schwieriger ausgehen können. Der DFB-Elf wurden mit Weltmeister Frankreich und Europameister Portugal zwei ganz dicke Brocken zugelost. Der dritte Gegner ergibt sich erst aus den Playoff-Spielen Ende März aus den Mannschaften von Ungarn, Island, Bulgarien, Georgien, Weißrussland, Nordmazedonien oder dem Kosovo. Die Mannschaft von Bundestrainer Joachim Löw muss, nachdem sie sich bei der WM 2018 gegen Südkorea, Mexiko und Schweden schon nach der Vorrunde aus dem Turnier verabschieden musste, sofort auf Betriebstemperatur sein. Deutschland hat dabei dreimal einen Heimvorteil und da sollte es möglich sein, die Vorrunden-Hürde zu nehmen.

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Lake Louise - mikeXmedia
Genau auf den Tag ein Jahr nachdem sich Thomas Dreßen in Beaver Creek das vordere Kreuzband im rechten Knie gerissen hat, gewinnt der 26-Jährige bei seinem Comeback das Abfahrtsrennen in Lake Louise/Kanada. Mit dem Sieg stellte der Garmisch Partenkirchener auch einen deutschen Rekord auf, denn er ist der erste Deutsche, der drei Siege in der Königsdisziplin der alpinen Skifahrer feiern kann. Der Streif-Held von 2018 gewinnt in 1:46,81 Minuten und verweist Super-G-Weltmeister Dominik Paris aus Frankreich mit 0,02 Sekunden Vorsprung auf Platz zwei.


          

"Velika je greška što nismo uspeli da sprečimo imploziju Jugoslavije i jugoslovenske ratove"

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"Razumem da ljudi zaključuju da ako Španija ne priznaje Kosovo, Kosovari me neće voleti. Zamislite, s druge strane, da dolazim iz zemlje koja priznaje Kosovo?"
          

Paroles de Pilger

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29 novembre 2019 – Commencez par aller lire la fiche Wikipédia de John Pilger (80 ans) et vous saurez à peu près tout ce qu’il faut savoir sur l’extraordinaire et terriblement impudent simulacre, – “Simulacre pour les Nuls”, si vous voulez, – monté contre ce journaliste par le Système, avec une considérable rubrique de Critiques de son travail (509 mots) et une très modeste Biographie (49 mots) et non moins modeste Carrière (151 mots).

(“151 mots” dans Carrière dont 66 consacrés à cet étonnant résumé de la version évidemment faussaire que l’infâme Pilger donne de l’infâme déformation de la vertueuse révolution de Maidan : « En outre, John Pilger possède son propre site web où il communique ses idées et ses craintes. Selon Conspiracy Watch, il est considéré comme controversé, n'hésitant pas à accuser l'administration américaine de financer un coup d'État en Ukraine lors de la crise ukrainienne débutée en 2013 : selon lui, “l'administration Obama a dépensé 5 milliards de dollars pour un coup d'État contre le gouvernement élu” »... Une description à couper le souffle de cette affaire allant de  Nuland à  Friedman pour les détails, – ici, dans ce Wiki-turbo balancé sur Pilger, dénoncés comme autant d’infamies...)

Tout ce qui vient du Système ou approchant à propos de Pilger relève de ce “monde nouveau” qui m’est totalement étranger et représente la fabrication brutale des intoxications de l’esprit à l’aide des outils de la subversion et de l’inversion, dans les fanfares-bouffe de la contre-civilisation. Il me paraît inutile de perdre son temps à répondre point par point à toutes les infamies qui sont dévidées à son propos : leurs propres excès, leur extravagance même font l’affaire, la surpuissance du simulacre assurant très vite son autodestruction.  

Tout cela n’étant que pour vous mettre en bouche à propos de ce qui va suivre, qui est un hommage de chroniqueur à chroniqueur, – je préfère ce mot à celui puant du “journaliste” d’aujourd’hui, – hommage de ma part venu du temps où le mot “journaliste” avait encore un sens honorable. Je m’attache à ce point parce que que je suis particulièrement sensible à ce que Pilger dit de l’évolution du journalisme, puisqu’après tout l’ayant moi-même vécue, – disons entre la période acceptable et convenablme de la Guerre froide (pour moi à partir de 1967) jusqu’à la chute du Mur et de l’URSS (1989-1991) ; puis suivant avec l’intermède de la formidable et monstrueuse transmutation de ce métier et sa chute dans le Mordor des années 1990 jusqu’à l’abominable guerre du Kosovo (1999) où il sombra corps et bien ; enfin 9/11 et la naissance du “nouveau journalisme” dans le “monde nouveau”. J’ai personnellement la même sensation que celle qu’exprime Pilger dans ses réponses sur ce sujet, lorsqu’il parle de cette époque où le journaliste faisait encore un métier honorable, comparée aux sombres jours d’aujourd’hui, où il est devenu l’infamie même, où le vrai journaliste a dû entrer en dissidence comme il y eut les samizdat avant lui, du temps de l’URSS qui n’était qu’avant-goût de ce qui nous attendait.

... Enfin, venons-en au principal. Il s’agit de l’interview de John Pilger, disons, à quelques semaines près, pour son 80èmeanniversaire, lui qui naquit le 9 octobre 1939 à Sidney en Australie. L’interview est présenté par Finian Cunningham le 27 novembre 2019, sur Strategic-Culture.org, sous le titre « L’exceptionnalisme américain conduit le monde à la guerre ».

_________________________

 

Interview de John Pilger

Question : Dans votre documentaire  The Coming War on China(2016), vous estimez que les États-Unis sont sur la voie d'une collision stratégique avec la Chine pour contrôler l'Asie-Pacifique. Voyez-vous encore la menace d'une guerre entre ces deux puissances ?

John Pilger : La menace de guerre n'est peut-être pas immédiate, mais nous savons ou devrions savoir que les événements peuvent changer rapidement : une chaîne d'incidents et de faux pas peut déclencher une guerre qui peut se propager de façon imprévisible. Les calculs ne sont pas contestés : un “ennemi” a à peine 12 minutes pour décider s'il ordonne une riposte nucléaire et où.

Question : Récemment, le secrétaire d'État américain Mike Pompeo a accusé la Chine d'être “vraiment hostile aux intérêts américains”. Qu'est-ce qui, à votre avis, motive les inquiétudes des États-Unis au sujet de la Chine ?

John Pilger : Le Département d'État a déclaré : ”Chercher un pouvoir moins que prépondérant serait opter pour la défaite.” À la racine d'une grande partie de l'insécurité de l'humanité se trouve, de façon remarquable, la croyance en soi et l'illusion de soi d'une nation : les États-Unis. La notion que l'Amérique se fait d'elle-même est souvent difficile à comprendre pour le reste d'entre nous. Depuis l'époque du président Teddy Roosevelt, la "mission sacrée" a été de dominer l'humanité et ses ressources vitales, si ce n'est par l'intimidation et la corruption, alors par la violence. Dans les années 1940, des " intellectuels de guerre " américains, comme le diplomate et historien George F Kennan, ont décrit la nécessité d'une domination américaine de la " Grande Région ", qui est la plus grande partie du monde, notamment l'Eurasie et surtout la Chine. Les non-Américains devaient être recomposés à “notre image”, écrit Kennan ; l'Amérique était l'exemple, le modèle. Hollywood a diffusé cette conception avec une fidélité frappante.

En 1945, cette vision, ou manie si l’on préfère, a subi un changement moral avec la défaite de l'Allemagne nazie. Aujourd'hui, beaucoup d'Américains croient que leur pays a gagné la Seconde Guerre mondiale et qu'ils sont les êtres humains “exceptionnels”. Cette mythologie (qui rappelle la propagande nazie) a longtemps eu une emprise évangélique aux États-Unis ; elle est le pilier central de la nécessité de dominer, ce qui exige ennemis et peur. La longue histoire du racisme américain à l'égard de l'Asie et l'humiliation historique du peuple chinois font de la Chine l’ennemi parfait pour tenir le rôle actuellement.

J'ajouterai que l’“exceptionnalisme” n'est pas seulement embrassé par la droite américaine. Bien qu'ils ne l'admettent pas, beaucoup de libéraux y croient, de même que ceux qui se décrivent comme “de gauche”. C’est le fruit de l'idéologie la plus rapace de la terre : L'américanisme. Le fait que ce mot soit rarement prononcé fait partie de son pouvoir.

Question : Pensez-vous que c'est une étrange anomalie que l'administration Trump ait adopté une politique agressive à l'égard de la Chine, alors que ce président américain semble chercher des relations plus amicales avec la Russie ?

John Pilger : Diviser la Chine et la Russie dans le but d'affaiblir les deux est un jeu américain vénérable. Henry Kissinger l'a joué. Quant à Trump, il est impossible de savoir ce qu'il en pense. Indépendamment de ses ouvertures à Poutine, les États-Unis ont agressivement subverti l'Ukraine et militarisé la frontière occidentale de la Russie, constituant une menace plus immédiate pour la Russie qu’elle ne l’est pour la Chine.

Question : Pensez-vous que le processus de destitution en cours contre Trump équivaut à un coup d’État du fait de l’“État profond” pour se débarrasser de lui à cause de sa position relativement bienveillante envers la Russie ?

John Pilger : C'est une théorie ; je n'en suis pas si sûr. L'élection de Trump en 2016 a perturbé un système mafieux d’arrangements tribaux que les démocrates dominent pour l’instant. Hillary Clinton était l'élue ; comment a-t-on pu oser se saisir son trône ?! Beaucoup de libéraux américains refusent de voir leur héroïne corrompue comme un porte-drapeau de Wall Street, une belliciste et l'emblème d’une “politique LGTBQ” qu’elle a annexée. Clinton est l'incarnation d'un système vénal, Trump en est la caricature.

Question : Vous avez travaillé pendant plus de cinq décennies comme reporteur de guerre et réalisateur de documentaires au Vietnam, ailleurs en Asie, en Afrique et en Amérique latine. Comment voyez-vous les tensions internationales actuelles entre les États-Unis, la Chine et la Russie ? Pensez-vous que le danger de guerre est plus grand aujourd'hui qu'autrefois ?

John Pilger : En 1962, nous avons peut-être tous été sauvés par le refus d'un officier de la marine soviétique, Vasili Arkhipov, de lancer une torpille nucléaire sur des navires américains pendant la crise des missiles de Cuba. Sommes-nous en plus grand danger aujourd'hui ? Pendant la guerre froide, il y avait des lignes que l'autre camp n'osait pas franchir. Il y a peu ou pas de lignes à l'heure actuelle ; les États-Unis entourent la Chine de 400 bases militaires, ils font naviguer leurs navires à faible tirant d'eau dans les eaux chinoises et font voler leurs drones dans l'espace aérien chinois. Les forces de l'OTAN dirigées par les Américains se massent sur la même frontière russe que celle que les nazis ont franchie pour l’opération Barbarossa ; le président russe est insulté de façon routinière. Il n'y a aucune retenue et aucune des diplomaties qui ont gardé à la bonne température l'ancienne guerre froide. En Occident, nous avons acquiescé en tant que spectateurs dans nos propres pays, préférant détourner le regard (ou regarder nos téléphones intelligents) plutôt que de nous libérer du post-modernisme qui nous piège avec ses distractions spécieuses d'"identité".

Question : Vous avez beaucoup voyagé aux États-Unis pendant la guerre froide. Vous avez été témoin de l'assassinat du candidat présidentiel Robert Kennedy en 1968. Il semble que l'obsession américaine de la guerre froide pour le “communisme en tant que mal” ait été remplacée par une russophobie tout aussi intense envers la Russie moderne. Voyez-vous une continuation de la phobie des années de la guerre froide jusqu'à aujourd'hui ? Qu'est-ce qui explique cet état d'esprit ?

John Pilger : Les Russes refusent de s'incliner devant l'Amérique, et c'est intolérable. Ils jouent un rôle indépendant, majoritairement positif au Moyen-Orient, l'antithèse des subversions violentes de l'Amérique, et c'est insupportable. Comme les Chinois, ils ont forgé des alliances pacifiques et fructueuses avec des gens du monde entier, ce qui est inacceptable pour le parrain américain. La diffamation constante de tout ce qui est russe est un symptôme de déclin et de panique, comme si les États-Unis avaient quitté le XXIe siècle pour le XIXe siècle, obsédés par une vision propriétaire du monde. Dans les circonstances, la phobie que vous décrivez n'est guère surprenante.

Question : Comment le journalisme d'information, en particulier dans les États occidentaux, a-t-il changé au cours de votre carrière ? Vous avez gagné de nombreux prix pour votre écriture et votre cinéma, mais aujourd'hui, on lit rarement vos articles publiés dans les médias grand public, même si vous travaillez toujours activement en tant que journaliste selon votre propre  site web ?

John Pilger : Le journalisme n’était pas un journalisme acquis au Corporate power quand j'ai commencé. La plupart des journaux britanniques reflétaient fidèlement les intérêts de ce que l'on appelait l'establishment, mais ils pouvaient aussi être idiosyncrasiques. Quand je suis arrivé à Fleet Street à Londres au début des années 1960, alors connue comme “la Mecque des journaux”, les temps étaient optimistes et même les journaux les plus à droite toléraient, voire encourageaient les francs-tireurs, qui sont souvent les meilleurs journalistes. Le Daily Mirror, qui était alors le quotidien au plus fort tirage dans le monde à part le People's Daily, avait été le journal des soldats pendant la Seconde Guerre mondiale et était devenu, pour des millions de Britanniques, leur journal. Pour ceux d'entre nous qui étaient au Mirror, c’était presque l’idéal d'être les agents et les défenseurs du peuple, et non du pouvoir.

Aujourd'hui, les vrais francs-tireurs sont redondants dans les médias grand public. Les relations publiques du Corporate Power sont la force dominante du journalisme moderne. Regardez la façon dont les nouvelles sont écrites : presque rien ne répond à la juste réalité. J'ai écrit pendant de nombreuses années pour le Guardian ; mon dernier article date d'il y a cinq ans, après quoi j'ai reçu un appel téléphonique. J'ai été liquidé, ainsi que d'autres écrivains indépendants. Le Guardian promeut maintenant la fiction sur la Russie d’une façon obsessionnelle, les intérêts des services de renseignements britanniques, d’Israël, du Parti démocrate américain, les narrative de la théorie des genres si chère aux bourgeois et une vision très satisfaite de lui-même. La chasse aux sorcières du journal contre Julian Assange, – dans le cadre d'une campagne que le Rapporteur de l'ONU sur la torture qualifie de “gangstérisme”, – comprend la fabrication d'un type de presse jusqu’alors pratiqué par le groupe Murdoch, de la droite ; certes, la cruauté du Guardian envers Assange est certainement une insulte aux valeurs libérales qu'il prétend défendre.

Question : Vous avez été un fervent partisan de Julian Assange, le rédacteur en chef fondateur de WikiLeaks, qui est actuellement emprisonné en Grande-Bretagne dans l'attente d'un procès pour extradition vers les États-Unis l'année prochaine pour espionnage. Qu'est-ce qui se cache derrière l'incarcération d'Assange ?

John Pilger : Julian Assange est ce que les journalistes devraient être et sont rarement : c'est un infatigable et intrépide révélateur de la vérité. Il a exposé, à grande échelle, la vie secrète et criminelle de la puissance régnante : de “nos” gouvernements, leur mensonge et la violence en notre nom. Il y a dix ans, WikiLeaks a divulgué un document du ministère britannique de la Défense qui décrivait le journalisme d'investigation comme la plus grande menace contre pouvoir secret du système. Les journalistes d'investigation sont classés plus haut sur l'échelle des menaces que les “espions russes” et les “terroristes”. Assange et WikiLeaks peuvent revendiquer ces lauriers. Si les Américains viennent le prendre et le jettent dans un trou infernal, ils viendront pour les autres, y compris les journalistes qui font simplement leur travail. Et ils viendront aussi pour leurs rédacteurs et leurs éditeurs.

Question : Vous faites remarquer qu'Assange fait honte aux grands médias occidentaux parce que Wikileaks a publié des informations accablantes exposant les crimes de guerre énormes commis par les États-Unis et leurs alliés de l'OTAN en Irak, en Afghanistan et ailleurs, alors que les grands médias ignoraient ces crimes ou leur donnaient une couverture relativement faible. Cela explique-t-il le silence de ces médias sur le sort d'Assange ?

John Pilger : Il y a enfin une prise de conscience croissante que l'injustice flagrante contre Assange est susceptible d'arriver à d'autres. La récente  communication de la National Union of Journalists de Grande-Bretagne est un signe de changement. Le silence doit être rompu si l'on veut que les journalistes retrouvent leur honneur.

Question : Vous avez récemment visité Assange, dans la prison de haute sécurité de Belmarsh, en Grande-Bretagne, où il est détenu en isolement complet. Comment décririez-vous son état physique et mental ? Vous dites qu'il fait l’objet d'un procès qui est une parodie de type stalinien. Ses mauvais traitements sont-ils comparables à ce que les médias occidentaux condamneraient comme de la persécution sous la dictature ?

John Pilger : La dernière comparution de Julian au tribunal le 21 octobre a été effectivement contrôlée par quatre Américains de l'ambassade des États-Unis qui se sont assis derrière le procureur et lui ont transmis leurs instructions écrites à la main. La juge a regardé cet outrage et a permis qu'il se poursuive. En même temps, elle traitait les avocats de Julian avec mépris. Quand Julian, qui est malade, a eu du mal à prononcer son nom, elle s’est mise à ricaner. La différence par rapport aux procès staliniens de la Guerre froide, c'est qu’il n’a pas été retransmis par la télévision d’Etat ; la BBC n’a rien passé.

Question : Avec l'arrestation de Julian Assange et d'autres journalistes indépendants comme Max Blumenthal aux États-Unis qui ont dénoncé les crimes de changement de régime de Washington au Venezuela, et compte tenu du silence des médias occidentaux, pensez-vous qu'il soit vraiment possible que les États-Unis évoluent vers le fascisme d'Etat policier ?

John Pilger : Certains diraient que cela est d’ores et déjà le cas.


          

Violence and peace

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By Lyndsey Medford

The wars

Last spring, my husband, Nate, and I traveled to Croatia for vacation. One afternoon during our trip we ventured to a family farm and spent the day tasting the fruits of the family’s labors. As our host, who was in his late twenties, drove us back into the city, Nate asked him about the country’s history. He replied that his earliest memories included watching the news of the war ravaging the country and “wondering where my father was.” He continued, “At the end of the war, he came back from the fighting; I was afraid of him because he had a beard and I didn’t recognize him. He returned to work on the farm and got his life back. Some of the other soldiers never have.”

It’s been 24 years since the official end of the Yugoslav wars that eventually led to the formation of the countries of Bosnia-Herzegovina, Croatia, Serbia, Slovenia, Kosovo, Montenegro and North Macedonia. The wars were sparked by several rival ethnic groups who clashed over various nationalist independence movements after living as neighbors for centuries. These struggles were spurred on by more recent political resentments, religious differences and quests for vengeance over generations-old wrongs.

These ethnic differences had been suppressed under the Yugoslavian Communist regime, whose power and cohesion slowly began to erode after the death of Josip Broz Tito, the man who ruled as a dictator for more than 35 years until his death in 1980. Following his death, opportunistic politicians began to exaggerate nationalist sentiments as a strategy to grab power. With these rifts emerging, economic crises led to declarations of independence by both Croatia and Slovenia, who were then followed by other ethnic nationalist groups.

Soldiers from each ethnic group formed armies, but the Croats, Serbs and Bosnians were the largest and most powerful groups. In contrast, ethnic Albanians and Muslim Bosniaks were relatively small minorities and therefore constituted the bulk of the 2.3 million international refugees created by the wars that followed.

These wars were marked by immense civilian casualties, genocidal massacres, mass rape and other war crimes. Over 130,000 people died as a result of these conflicts. In fact, the term “ethnic cleansing” was invented by Serbs who attempted to kill, rape or deport all Croats and Muslim Bosniaks living in Bosnia. Unsurprisingly, these acts of violence further inflamed hatreds on all sides. In several of the conflicts, the United States, the United Nations, or NATO intervened with either diplomatic strategies or military might in order to force cease-fires and peace agreements.

As a result of the conflicts, millions of people were displaced from their homes, and the entire region suffered severe economic losses from the costs of the fighting, destruction of property, years of destabilization and ongoing trauma.

Exclusion & Embrace

In 2000, Christianity Today named Exclusion & Embrace by theologian Miroslav Volf one of the most influential books of the 20th century. Volf, a Croatian living in the United States, wrote the book only a few years after the end of the wars in the former Yugoslavia. Volf had presented a paper comparing God’s love to an “embrace,” but found himself caught when he asked the question, “But could you embrace a Chetnik (a Serbian fighter)?” His search for an answer in light of Christ’s life and death led him to write Exclusion & Embrace.

After witnessing massacres of his own people, Volf’s advocacy of nonviolence is profound. Yet at the same time, he reminds us:

Jesus’s mission certainly did not consist merely in passively receiving violence. . . . The pure negativity of nonviolence is barren. . . . At best, oppressors can safely disregard it; at worst, they can see themselves indirectly justified by it. To be significant, nonviolence must be part of a larger strategy of combating the system of terror.

(from Exclusion & Embrace, Revised and Updated, page 288)
 

In other words, the opposite of war is not nonviolence; the opposite of war is peacemaking. This includes pursuing both justice and restoration for the oppressed and repentance by oppressors. Beyond this, peacemaking means crafting a new way forward for everyone with the desire to live together in love. In the United States, our schools, our media, and even our politicians often present us with idealized philosophies of nonviolence, but without effective strategies for fighting injustice and the willingness to make immense sacrifices, nonviolence isn’t really a tool for change, only an endorsement of the status quo.

Those who lived through the suffering and hatred might still struggle to endorse a theology of nonviolence as completely as Volf does. International trials for the war crimes committed during the Yugoslav wars ended only two years ago. Young men who fought in the wars are now middle-aged. Both the Serbians and Croatians who fought against each other considered themselves Christians and believed God was on their side. Volf admits that following Jesus’ way is costly. For those who have endured atrocities, only the promise of God’s judgment can offer hope that true justice will be done and that true love of the enemy is possible. During Advent, we may be tempted to domesticate the idea of peace. Those of us who live fairly comfortable lives can forget that peace is often hard won by those who oppose injustice, those who stand in the gap in conflict, and those who forgive for the sake of the future. We can also forget that many people — even some in our own country — long for peace but do not currently experience it. For us, a commitment to peacemaking is a commitment to the hard work of justice and healing. 


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70 Años de la OTAN: historia de la cooperación transatlántica

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Rosa Jiménez

Bruselas, 2 dic (EFE).- El Tratado del Atlántico Norte, firmado en Washington hace 70 años, impulsó la OTAN, la organización política con brazo militar que ha servido de plataforma para la cooperación entre países de Europa y Norteamérica con la defensa colectiva frente a la Unión Soviética como piedra angular.

Para conmemorar el 70 aniversario de su fundación se celebrará este martes y miércoles una cumbre de sus líderes en Londres.

PRIMEROS AÑOS: REACCIÓN OCCIDENTAL AL COMUNISMO

1949: Estados Unidos, Canadá, el Reino Unido, Francia, Italia, Dinamarca, Islandia, Bélgica, Luxemburgo, Holanda, Portugal y Noruega firman el 6 de abril el Tratado de Washington y se convierten en los doce miembros fundacionales de la OTAN.

Ese mismo año se proclaman la República Popular de China y la República Democrática Alemana y, un año después, la guerra en Corea incrementa el temor internacional a la expansión comunista.

1951: Abre el cuartel general de la Alianza cerca de París.

1952: Grecia y Turquía se unen a la OTAN.

1955: La República Federal de Alemania entra en la OTAN.

Ese año la Unión Soviética, Albania, Bulgaria, Checoslovaquia, Hungría, Polonia, Rumanía y la República Democrática Alemana firman el Pacto de Varsovia, como se conoció al Tratado de Amistad, Colaboración y Asistencia Mutua del bloque del Este para contrarrestar a la OTAN.

DE LOS PRIMEROS DESENCUENTROS ENTRE ALIADOS A LA MÁXIMA TENSIÓN NUCLEAR

1956: La crisis a raíz de la nacionalización del canal de Suez enfrenta a dos aliados, Francia y el Reino Unido, que envían tropas a la zona contra la opinión de EEUU, lo que aboca a la OTAN a desarrollar más su papel como plataforma política.

1957-1958: Los aliados observan cómo la Unión Soviética pone en órbita el Sputnik, el primer satélite artificial, lo que a sus ojos demuestra su capacidad de desarrollar misiles balísticos intercontinentales.

También se firma el Tratado de Roma por el que se creó la Comunidad Económica Europea.

1961-1964: El mundo experimenta años convulsos con el levantamiento del muro de Berlín, la crisis de los misiles soviéticos en Cuba marca el punto de mayor tensión nuclear de la Guerra Fría, el presidente estadounidense John F. Kennedy es asesinado y EEUU inicia su intervención militar en Vietnam.

1966: La OTAN sufre un revés al decidir el presidente francés, Charles de Gaulle, retirar a su país del mando militar integrado de la organización para ganar autonomía, lo que conlleva el desmantelamiento de las bases estadounidenses en su territorio pero manteniendo el compromiso con la defensa colectiva.

1967: Como consecuencia de la salida de Francia del órgano de toma de decisiones de la OTAN, su cuartel general se traslada de París a Bruselas y, el cuartel general militar (SHAPE), se instala también en Bélgica, en Casteau (sur).

Además, la Alianza adopta una estrategia de 'respuesta flexible' que integra las armas atómicas en su estructura de fuerzas.

DESHIELO Y AVANCES EN TRATADOS DE DESARME

1970-1972: Los síntomas de la distensión entre Este y Oeste van cristalizando con la firma del Tratado de No Proliferación Nuclear, Estados Unidos inicia una política de deshielo con la URSS y China y se firman también los acuerdos entre EEUU y el bloque soviético sobre limitaciones de armas estratégicas (SALT I) y sistemas antimisiles balísticos.

1973: La OTAN y el Pacto de Varsovia negocian la reducción de fuerzas convencionales.

1974: La crisis del petróleo provoca una recesión mundial y la OTAN, por primera vez, incluye factores económicos en su concepto de seguridad.

Grecia abandona el brazo militar de la OTAN en protesta por la invasión turca de Chipre, para volver en 1980.

1979: Se firma el tratado SALT II pero no se ratifica por el despliegue de misiles balísticos Saber SS-20 y la invasión de Afganistán por parte de la URSS, mientras que la OTAN despliega misiles Pershing con capacidad nuclear y de crucero en Europa occidental al tiempo que continúa negociando con los soviéticos.

1981: EEUU y la URSS empiezan a negociar el tratado de reducción de misiles nucleares de corto y medio alcance (INF).

1982: España entra en la OTAN.

En los siguientes años EEUU y la URSS comienzan a negociar el tratado para la reducción de armas estratégicas (START) pero los soviéticos acaban abandonando todas las conversaciones sobre control armamentístico.

1985-1988: El presidente de la URSS, Mijaíl Gorbachov, inicia el proceso de reforma de la Unión Soviética. A continuación se firma el tratado INF, los países del Pacto de Varsovia anuncian grandes reducciones de fuerzas convencionales y las tropas soviéticas empiezan a retirarse de Afganistán.

1989: Cae el muro de Berlín.

1990: La OTAN adopta un plan para desarrollar la cooperación entre el Este y el Oeste, mientras Alemania es reunificada y la parte oriental del país entra en la Alianza.

1991: Se disuelve la Unión Soviética y también el Pacto de Varsovia, en tanto que la OTAN adapta su doctrina militar (concepto estratégico) y estructura de mando.

LA OTAN PASA A LA ACCIÓN EN LOS BALCANES

1992: La OTAN ofrece apoyo a la ONU en el conflicto de la antigua Yugoslavia mientras que la Unión Europea aprueba el Tratado de Maastricht, que contempla por primera vez una Política Común de Exteriores y Seguridad.

1994-1995: La OTAN bombardea a las fuerzas serbo-bosnias bajo mandato de la ONU y despliega fuerzas de mantenimiento de la paz en Bosnia-Herzegovina, donde los Acuerdos de Dayton ponen fin a la guerra tras cuatro años.

1996-1998: Países socios, entre ellos Rusia, empiezan a contribuir a las fuerzas de paz que lidera la OTAN en Bosnia-Herzegovina.

La Alianza firma un acuerdo especial con Rusia y firma la carta OTAN-Ucrania. Los talibanes inician su régimen en Afganistán.

1999: La República Checa, Hungría y Polonia entran en la OTAN, que lleva a cabo bombardeos para poner fin a la limpieza étnica en Kosovo, donde despliega y lidera una fuerza de mantenimiento de la paz (KFOR).

2000: Rusia ratifica el Tratado Integral de Prohibición de Pruebas y el SALT II.

EL 11S MOTIVA LA PRIMERA LLAMADA A LA DEFENSA COLECTIVA

2001: Estados Unidos invoca por primera vez en la historia de la OTAN el artículo 5 del Tratado de Washington, que indica que si un aliado es atacado todos los demás responderán en su defensa, tras los atentados yihadistas del 11 de septiembre, con unos 3.000 muertos.

Ello motiva el despliegue de aviones de vigilancia AWACS de la alianza en territorio estadounidense inmediatamente después del 11S y el inicio de la Operación Active Endeavour en el Mediterráneo.

La Alianza inicia operaciones antiterroristas en Afganistán y despliega fuerzas en la Antigua República Yugoslava de Macedonia (ARYM).

2002: La creación del Consejo OTAN-Rusia inaugura una nueva era de colaboración entre las dos partes. La Alianza también acuerda que operará cuando y donde sea necesario contra el terrorismo.

2003: La Alianza lidera la Fuerza Internacional de Asistencia a la Seguridad (ISAF) en Afganistán a instancias de la ONU contra los talibanes, mientras EEUU inicia una campaña militar contra el régimen de Sadam Husein en Irak.

La UE toma el relevo de la misión de la OTAN en ARYM.

2004: Madrid sufre los peores ataques terroristas en suelo europeo, mientras la OTAN se compromete a adiestrar a las fuerzas de seguridad iraquíes y a colaborar más con los países de Oriente Medio por medio de la Iniciativa de Cooperación de Estambul.

Bulgaria, Estonia, Letonia, Lituania, Eslovaquia, Eslovenia y Rumanía entran en la OTAN, que completa su misión en Bosnia-Herzegovina.

2005-2008: Londres también es escenario de atentados terroristas y Rusia ocupa Georgia.

2009: Francia regresa al mando integrado de la OTAN, en la que ingresan Albania y Croacia.

La Alianza comienza su operación Ocean Shield contra la piratería en el Cuerno de África y el golfo de Adén.

EL TERRORISMO MOTIVA EL REFUERZO DEL FLANCO SUR Y, LA ANEXIÓN RUSA DE CRIMEA, EL DEL ESTE

2011: Comienza la Primavera Árabe y la OTAN inicia y completa la operación Unified Protector bajo mandato de la ONU para imponer una zona de exención aérea en Libia, contra el régimen de Muamar el Gadafi.

La Alianza despliega baterías de misiles antiaéreos Patriot en Turquía ante la amenaza del conflicto en Siria.

2012: Concluye la misión de adiestramiento de la OTAN en Irak.

2014: Ante la anexión ilegal de la península ucraniana de Crimea por parte de Rusia, la OTAN decide suspender su cooperación práctica con Moscú.

Mientras, los terroristas del Estado Islámico aterrorizan a la población en Irak y Siria, donde empeora la crisis.

Este panorama impulsa nuevas medidas de seguridad de la Alianza para sus miembros y se firma en la cumbre de Gales un plan de acción de Preparación Aliada para actuar contra nuevas amenazas, además del compromiso de todos los aliados de invertir el 2 % de su PIB en Defensa para 2024.

2014-2015: La misión de combate ISAF da el relevo a la misión aliada Apoyo Decidido en Afganistán, centrada en la formación, asesoramiento y apoyo de las fuerzas de seguridad de ese país.

París, Copenhague, Bruselas y Ankara se ven sacudidas por brutales atentados terroristas perpetrados por el Estado Islámico, mientras que la crisis migratoria en Europa lleva a la OTAN a cooperar con la UE en el Mediterráneo.

2016: En la cumbre de Varsovia, la OTAN completa su 'mayor refuerzo desde la Guerra Fría' con la aprobación del envío de unos 4.000 efectivos en cuatro batallones en Polonia, Estonia, Letonia y Lituania, además de una brigada internacional en Rumanía. También acuerda medidas para estabilizar el flanco sur ante el auge de movimientos terroristas.

La Alianza también impulsa sus primeras medidas concretas de cooperación con la Unión Europea.

2017: Montenegro entra en la OTAN.

El presidente de EEUU, Donald Trump, escenifica su respaldo a la OTAN tras las críticas a la organización durante su campaña electoral en una cumbre en Bruselas, en la que hace ratificar a los aliados su compromiso con incrementar el gasto militar.

2019: Los aliados apoyan la decisión de EEUU de dejar el tratado INF tras constatar que Rusia llevaba un tiempo incumpliéndolo por el emplazamiento de nuevos misiles con capacidad nuclear en Europa.

Los aliados acuerdan que Macedonia del Norte se convierta en el trigésimo país de la OTAN.

EFE


          

Embolo anota 2 en triunfo de Gladbach, que regresa a la cima

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MÖNCHENGLADBACH, Alemania (AP) — Borussia Mönchengladbach recuperó el domingo la cima de la Bundesliga luego que Breel Embolo anotó dos goles y dio el pase para otro en una victoria de 4-2 sobre Freiburg.

La victoria coloca a Gladbach de nuevo en primero, con un punto sobre Leipzig y es una buena recuperación para el equipo tras caer la semana pasada ante el ascendido Union Berlin.

Con la pizarra 1-1, Embolo necesitó menos de un minuto en la segunda mitad para poner a Gladbach al frente con su primer gol en la Bundesliga en caso dos meses.

El delantero de Suiza estrelló un penal contra el poste poco después, pero se redimió dando el pase a Patrick Herrmann para el tercero de Gladbach a los 51 minutos.

Freiburg anotó por medio de Lucas Höler, pero Embolo restauró la ventaja de dos goles de los de casa a los 71.

Marcus Thuram le había dado la punta a Gladbach apenas a los tres minutos, pero esa ventaja fue efímera, luego que tres minutos más tarde Jonathan Schmid emparejó con un tiro libre.

Cerrando la jornada, Werder Bremen venció 3-2 a Wolfsburg gracias a dos goles de Milot Rashica a los 83 minutos.

El mediocampista de Kosovo había inaugurado la cuenta por Bremen. Wolfburg remontó un par de desventajas de un gol _ primero con un gol de Wout Weghorst y más adelante cuando William puso la cuenta 2-2 luego que Leonardo Bittencourt había anotado por Bremen.

Weghorst casi emparejó de nuevo en el alargue, pero el arquero de Bremen Jiri Pavlenka empujó su cabezazo con las puntas de los dedos en una acrobática zambullida.

Bremen asciende al 12do tras poner fin a una racha de ocho partidos sin victorias en la Bundesliga. Wolfburg es quinto.


          

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Ogrnuta zastavom Srbije pošla u južni deo Kosovske Mitrovice

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Kosovska policija privela je ženu koja je noseći zastavu Srbije pokušala da pređe preko mosta na Ibru iz severnog u južni, albanski deo Kosovske Mitrovice. Kako javlja portal Kosovo onlajn, ženu je oko 14 časova zaustavila patrola policije na sredini mosta koji deli Kosovsku Mitrovicu na [...]


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